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Tenuta di Tor Marancia Al CdQ di Grotta Perfetta il punto informativo

Sdraiati sull’erba a prendere il sole, a fare due chiacchiere in compagnia, a tirare due calci al pallone, in uno dei tanti parchi romani che, specialmente nei weekend, sono presi d’assalto da molte persone. Un’occasione per trascorrere piacevoli giornate  all’aperto, ma anche per scoprire la  storia  di questi parchi, come la Tenuta di Tor Marancia: duecento ettari di campagna romana che dal 2002 sono sotto tutela ambientale e facenti parte del Parco Regionale dell’Appia Antica. 

Un’area incontaminata che costeggia diversi quartieri del Municipio Roma VIII, divisa in ambiti funzionali di attuazione (più noti con la sigla AFA),  con diversi ingressi accessibili e punti informativi, come quello di viale Londra, che è stato inaugurato nel giugno del 2018 nell’area denominata AFA 2. Ed è qui che fino al 27 giugno, dalle ore 10,00 alle ore 13,00, il punto informativo sarà gestito dai volontari del comitato di quartiere di Grotta Perfetta. Sarà  possibile ricevere informazioni e dépliant sulle tante attività organizzate dall’Ente Parco Regionale Appia Antica, sia all’interno della Tenuta che nel più vasto territorio del Parco. Sarà possibile conoscere il comitato, firmare le petizioni e informarsi sulle iniziative organizzate dal CdQ, come quella in programma domenica 16 maggio: una passeggiata guidata tra natura, archeologia e storia, dal Forte Ardeatino al Forte Appia. Il tutto indossando sempre la mascherina, con la speranza che non resti il segno bianco dell’abbronzatura sul viso.

Di Giuliano Marotta

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Viale Odescalchi : uno spazio verde nell’area dell’ex mercato rionale

Dopo i numerosi lavori di riqualificazione stradale cui abbiamo assistito nell’ultimo anno, dai marciapiedi alle caditoie, alla rimozione delle vecchie ceppaie e piantumazione di nuove alberature, finalmente una delle principali vie di Tor Marancia ritroverà la quiete.

Sono in conclusione, infatti, i lavori sul quadrante centrale di viale Carlo Tommaso Odescalchi dove sorgeva, in area impropria, il vecchio mercato rionale, trasferitosi al nuovo plateatico di via Rosa Guarnieri Carducci e inaugurato il 1° dicembre 2019.

“Questa è un’opera dovuta e attesa dal quartiere e si va a inserire in una serie di lavori che stanno coinvolgendo Tor Marancia – ci spiega Paola Angelucci l’assessora municipale ai lavori pubblici – quell’area era diventata fatiscente, uno spartitraffico privo di senso in una strada importante, con diversi punti d’interesse. I lavori prevedono la bonifica dell’area e la creazione di uno spazio verde sano e ordinato. Inoltre verrà sistemata la viabilità, eseguendo un taglio nello spartitraffico tra via Annio Felice e viale Odescalchi, che consentirà di svoltare in entrambe le direzioni, decongestionando il traffico, nelle ore di punta, all’incrocio con via Rufina, dove sono presenti diversi plessi scolastici. Con la presenza dell’istituto dei ciechi Sant’Alessio e il centro anziani del San Michele – conclude l’assessora – abbiamo ritenuto opportuno dare priorità anche alla sistemazione dei marciapiedi, all’abbattimento delle barriere architettoniche e di sistemare i percorsi tattili a terra per i non vedenti, opere quest’ultime, eseguite con i fondi derivati dagli oneri di concessione di piazza dei Navigatori e l’albergo bianco di via Giustiniano Imperatore”.

L’appalto per i lavori è stato vinto dalla ditta G. Intech Innovations & Technologies S.R.L. al costo di circa 68 mila euro e termineranno nelle prossime settimane.

Una miglioria che senz’altro restituisce dignità al quartiere e ad una strada che ha visto in poco tempo andar via il mercato rionale e lo storico bar di Gigi, pur contando già nel solo quadrante Odescalchi/Santa Petronilla, ventinove serrande abbassate di locali pubblici; luoghi che potrebbero essere sfruttati per creare lavoro, punti di aggregazione e servizi utili, soprattutto per la fascia di popolazione colpita maggiormente dalla sindemia.

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Nuove colonnine di ricarica per le auto elettriche a Garbatella e Ostiense

In città sono oltre un centinaio gli impianti di ricarica per  le auto elettriche  e ultimamente nell’VIII Municipio ne sono comparsi altri. Alle “vecchie” colonnine presenti nel nostro territorio, infatti, se ne stanno aggiungendo delle nuove alla Garbatella in via Giacinto Pullino, Via Girolamo Benzoni e in via Macinghi Strozzi. 
La Società Enel X, che si occupa delle installazioni, recentemente ne ha collocate altre 190 nella Capitale; quando andranno a pieno regime è ancora un mistero; quasi tutte hanno la copertura di protezione sulla quale si annuncia la prossima entrata in funzione.
I nuovi impianti hanno destato la curiosità di molti cittadini, non del tutto consapevoli di quanto la nuova idea di trasporto ecosostenibile stia prendendo piede in Italia. Tra le persone che si fermavano ad osservare gli scavi in Via Pullino il concetto che andava per la maggiore era che si trattava dei soliti sprechi all’italiana, perché tra l’altro, dicevano, la macchina elettrica è cara e non ce l’ha nessuno. 
Effettivamente, per fare un esempio, una Opel Corsa interamente elettrica costa poco più di 30 mila euro, ce ne vogliono circa 34 mila per la Volkswagen ID.3 e almeno 40 mila per l’utilitaria della BMW. Si tratta di cifre non proprio alla portata di tutti. 
Il Municipio – fanno sapere da via Benedetto Croce – non è competente su questa materia, si tratta di accordi tra il Comune di Roma e i gestori. D’altro canto Virginia Raggi durante la presentazione del nuovo Enel X Store di Corso Francia aveva detto chiaramente di voler rafforzare la presenza in città di punti di ricarica elettrica incentivando l’utilizzo di veicoli a emissione zero. “Si tratta – aveva affermato la Sindaca – di un ulteriore tassello che rientra pienamente nel percorso che Roma Capitale ha avviato in tema di mobilità sostenibile, risparmio energetico e innovazione. L’elettrico sta diventando rapidamente una realtà e la sua promozione è al centro di politiche e programmi messi in campo in un quadro generale di transizione ecologica”.

In ogni caso l’assessora Paola Angelucci fa una proposta, che il gestore delle colonnine si occupi anche della manutenzione dei marciapiedi, in caso di ammaloramento.

Il testo del Governo approvato in Parlamento del Recovery Plan menziona anche auto elettriche e colonnine contemplando un investimento di 750 milioni di euro per la realizzazione di oltre 20 mila punti di ricarica. Un passaggio quasi obbligatorio poiché va garantita entro il 2030 la mobilità dei circa 6 milioni di veicoli elettrici previsti dagli ambiziosi obiettivi europei nella lotta contro l’inquinamento. Per questi veicoli si stima che saranno necessari oltre trentamila punti di ricarica.

Nel frattempo il gruppo ACEA è entrato ufficialmente nel business dei servizi di ricarica, annunciando l’installazione di oltre 150 punti sull’hinterland capitolino.

Di Stefano Baiocchi

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Liquami nel campo degli All Reds rugby all’ex cinodromo della Vasca Navale

Lo sversamento deriverebbe da una inadeguata condotta fognaria di un canile attiguo

Tarquinio Prisco, quinto re di Roma, sarebbe orgoglioso di sapere che dopo 2500 anni la rete fognaria, costruita durante il suo regno, è ancora in funzione nel centro storico della Città Eterna. Un gioiello d’ingegneria, denominato Cloaca Massima, costruito per le esigenze di una città in espansione e con un crescente aumento demografico. Non sarebbe invece fiero di come negli ultimi decenni il sistema di drenaggio urbano è diventato inadeguato ed inadatto a soddisfare le esigenze di una metropoli e di come le amministrazioni pubbliche che si sono succedute hanno trascurato il problema probabilmente perché, come affermò l’ex sindaco Gianni Alemanno, questi tipi di lavori non danno visibilità politica essendo svolti per la maggior parte sottoterra. 

La mancanza di manutenzione genera danni e i problemi vengono a galla, proprio come succede da diverse settimane nel campo degli All Reds rugby all’interno dell’Acrobax, l’ex cinodromo, in via della Vasca Navale.  Una condotta, infatti, ha iniziato a perdere e di conseguenza a sversare ettolitri di acque reflue nocive nel quadrilatero di gioco, dove numerosi bambini e adulti si ritrovano quotidianamente a praticare sport. Le denunce che gli attivisti di Acrobax hanno riportato al Comune sono rimaste inascoltate, tant’è che lunedì mattina si sono ritrovati a protestare davanti al dipartimento ambiente sito in circonvallazione Ostiense. 

A oggi il Comune di Roma non ci ha degnato di risposte, progetti né tantomeno tempistiche. La responsabilità come al solito si è fermata negli uffici comunali tra la parte tecnica che non ne vuole sapere e quella politica che non è in grado” ci racconta Cristiana dell’Acrobax “I liquami provengono dal vicino canile che non possiede un sistema fognario adeguato e sta inquinando il circondario. Questo si traduce in un abbandono, che coinvolge anche il canile di Marconi, un posto dove il benessere degli animali ospitati non è garantito, con strutture inadeguate e fatiscenti e personale sottostimato” conclude “in questo periodo pandemico, l’Acrobax ha contribuito con la Rete Roma Sud a sopperire ad alcune mancanze delle Istituzioni, costituendo l’Emporio Solidale una rete di aiuto alle persone in difficoltà a cui hanno aderito centinaia di famiglie; ora vogliamo che almeno sul fronte del benessere ambientale e animale le Istituzioni facciano la loro parte”.

Il dipartimento ambiente, nella persona dell’ingegner Rossi, ha accolto la protesta e allertato la segreteria apicale del dipartimento. Nel frattempo alcuni tecnici hanno eseguito un sopralluogo all’interno dell’ex cinodromo per procedere a una prima valutazione del danno e quantificare il lavoro da svolgere; confermando che lo sversamento di liquami non conformi al suolo proviene dall’adiacente canile comunale. Gli occupanti di Acrobax dichiarano “Sappiamo che si tratta di un percorso ancora lungo che continueremo a presidiare fino alla definitiva risoluzione, per il benessere sanitario e ambientale dello spazio, che ospita tra le tante attività, anche quelle della squadra di rugby degli All Reds con tutte le categorie dalle giovanili alla seniores, sia per il benessere animale dei cani presenti all’interno del canile. Il Comune di Roma è chiamato quindi a fare la propria parte“.

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Ci vorranno ancora mesi per ripristinare Il ponte ciclo-pedonale Laurentina-Tre Fontane

È passato molto tempo e finalmente si inizia a intravedere una luce in fondo al tunnel, anche se sarebbe meglio dire, un ponte da ripristinare. Ci riferiamo nello specifico all’incrocio tra la Laurentina e via delle Tre Fontane che – per i pedoni, chi andava a spasso con il proprio cane, per i runner o per i ciclisti – poteva essere oltrepassato esclusivamente dal ponte ciclopedonale che è stato abbattuto l’8 ottobre da un camion-gru troppo alto per passarci sotto. Quell’area abbandonata dalle lentezze imposte dalla burocrazia e dall’incuria è tuttora pericolosissima per ciclisti e pedoni, i quali provenendo dalla Laurentina non possono raggiungere via delle Tre Fontane, il Luneur o il Parco degli Eucalipti. L’alternativa, poco visibile e contestualmente poco nota, è un percorso non segnalato che parte in prossimità del distributore di benzina e che prosegue alla volta di via del Tintoretto, dopo un tragitto arzigogolato. Da via del Tintoretto un ponte protetto da un new jersey in cemento conduce verso l’area dei concessionari e quindi a ridosso del Parco degli Eucalipti.  L’associazione Salvaiciclisti che da quel giorno di ottobre si batte affinché la situazione possa tornare alla normalità il prima possibile, dopo pochi mesi dall’incidente, a febbraio, aveva chiesto formalmente in primo luogo una segnaletica orizzontale e verticale che consentisse ai ciclisti di individuare il percorso alternativo, ma a quanto pare non se ne era fatto nulla. 

Un’altra strada che dall’VIII Municipio conduce verso l’EUR è la Cristoforo Colombo, che tuttavia dall’incrocio con Viale Marconi non ha un marciapiedi, né tantomeno una pista ciclabile. 

Non vi sono quindi alternative, se non l’auto, perché anche ad un certo punto l’unica possibilità è quella di proseguire a piedi sul piano viabile della Colombo, sfidando auto, moto e camion che solitamente in quel tratto di strada vanno tutt’altro che adagio. Una chimera quindi, oltre ad un rischio per la propria vita.
La buona notizia è che è arrivato finalmente il nulla osta da parte del Genio Civile. Quella meno buona è che non sono stati rispettati i tempi previsti, tanto che nel novembre scorso l’Assessora Linda Meleo, durante la seduta congiunta delle commissioni capitoline Lavori Pubblici e Mobilità, aveva assicurato che entro metà aprile sarebbero dovuti partire i lavori. Il 5 febbraio tramite Facebook l’assessora aveva invece assicurato che gli interventi per l’istallazione del ponte sarebbero iniziati entro maggio. 
Il via libera del Genio consente comunque al Comune di Roma di varare un bando per la gara sul MEPA (Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione) della durata di 15-20 giorni. Dopodiché si procederà con le verifiche, l’aggiudicazione, il contratto e l’inizio dei lavori. I costi si aggirerebbero intorno ai 75.000 euro, 10.000 per il progetto e 65.000 per la struttura che sarà realizzata in legno lamellare. 

Il giorno del crollo, l’assessora ai Lavori Pubblici dell’VIII Municipio Paola Angelucci si era precipitata sul posto per un sopralluogo, perché “era ben chiara da subito la situazione di disagio che l’interruzione di quel collegamento così vitale avrebbe comportato al nostro territorio”. 
Intanto la carcassa del vecchio ponte è ancora lì in terra, circondata da erbacce, detriti e rifiuti vari.

Stefano Baiocchi

Il ponte ciclo-pedonale Laurentina-Tre Fontane

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Ritorna “Garbatella Images” con il tema “Visioni”

Scende la notte tra i lotti della Garbatella, un ululato squarcia il silenzio delle tenebre, la luce della Luna proietta sulle facciate dei palazzi un’ombra terrificante, la paura sovrasta ogni pensiero. La salvezza è una corsa sulla scalinata di Carlotta per mettersi al riparo, con le persiane che si chiudono frettolosamente, i chiavistelli alle porte, i respiri affannati. È notte di plenilunio e il licantropo è tornato tra i vicoli per dissetarsi e affilare gli artigli. 

Si racconta che un personaggio, mezzo uomo e mezzo lupo, alla fine deli anni ’30 del secolo scorso, si aggirava per la Garbatella a spaventare le persone; un uomo la cui identità è rimasta un mistero e che Simone D’Angelo, con il suo lavoro Lykanthropia, ha voluto ricordare, rivisitando la vicenda in chiave noir nelle sue fotografie, esposte alla galleria 1OB Photography insieme a quelle di altri cinque artisti e artiste che attraverso i loro lavori hanno narrato la Garbatella. 

Linda Pezzano, con Femina Mobililior Ventis ha sviluppato una ricerca visiva dell’universo femminile che abita la Garbatella; Federica Leone con Lotto21 si è autoisolata per poter dimostrare che il confine geografico non è il confine mentale e che quest’ultimo ti permette di evadere andando a esplorare e fotografare dettagli di un mondo sottovalutato che ci circonda quotidianamente. Lugi Cecconi con Concordia attraverso dei collage rievoca atmosfere marinare, ritornando alle origini della Garbatella, nata per ospitare i lavoratori del porto fluviale. Luca Brunetti con Wayfarer, attraverso un sofisticato linguaggio fotografico, ci cala in un’atmosfera onirica, astratta, rimodulando la realtà per poterla comprendere intimamente. Mary Baldo con Boom lavora sulla memoria rifotografando dei vecchi scatti di album di famiglie degli abitanti del quartiere del periodo del boom economico italiano. 

Una mostra che coinvolge oltre alla Galleria 1OB anche i lotti 24, 29, 30 e 55 della Garbatella. Passeggiando tra i cortili di questi lotti è infatti possibile imbattersi in alcuni teli, stesi come lenzuola sui fili, con impresse delle fotografie con i ricordi di alcune famiglie del luogo o delle stampe con opere concettuali degli artisti.

 “Garbatella Images è un progetto che nasce tanti anni fa da un incontro occasionale che ho avuto nei pressi di un cassonetto, dove erano state gettate a terra delle fotografie in bianco e nero e un album di famiglia” ci racconta Francesco Zizola, direttore artistico della Galleria. “In quel momento ho provato dolore nel vedere questa memoria buttata, ma è nata in me anche l’idea che non si dovessero sprecare le occasioni di raccontare la storia del quartiere attraverso le immagini fotografiche; perché viaggia in parallelo con la storia dello sviluppo popolare della fotografia. Per cui –continua Zizola– ho inventato questo progetto  che, recuperando le foto di famiglia, mettesse in comunicazione il quartiere con la città e viceversa”. “Questo è un quartiere che declina la forma dell’urbe al futuro, perché, pur avendo compiuto 101 anni,  sempre di più mostra una contemporaneità nelle idee di come si può e si dovrebbe vivere una città; è l’anti quartiere funzionale, è l’anti quartiere alienato, è un luogo che permette ancora una relazione tra uomo e natura, l’uomo è al centro come la natura della progettazione tra gli spazi sociali, tra gli spazi condivisi in una sorta di equilibrio unico”. Conclude Zizola “Garbatella Images è proprio questo, una relazione continua tra tessuto sociale del quartiere e la sua memoria, la sua identità, un’interazione portata avanti nelle varie edizioni che si sono susseguite”.

Questa edizione è legata al bando del Comune di Roma Contemporaneamente; doveva iniziare nel 2020, ma a causa della pandemia è slittata nell’anno in corso. Il progetto si svilupperà su base triennale ed il tema di quest’anno è Visioni, mentre i prossimi capitoli saranno: nel 2022 Corpo e nel 2023 Spazio

Il progetto, curato da Francesco Zizola, Sara Alberani, Francesco Rombaldi e Mattia Ammirati, sarà visitabile fino al 20 aprile alla Galleria in via S. Lorenzo da Brindisi 10b; inoltre sabato 17 aprile, previa prenotazione, sarà possibile partecipare alla visita guida nei lotti Iacp, con il giornalista Claudio D’Aguanno e la professoressa Francesca Romana Stabile.

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La Cooperativa agricola Giuseppe Garibaldi aderisce a Municipio solidale Verdure fresche donate alle famiglie bisognose

Anche la Cooperativa sociale agricola Giuseppe Garibaldi entra in campo con Municipio solidale, il progetto di sostegno alimentare delle famiglie bisognose del territorio. Questa mattina, infatti, la cooperativa nata nel 2010 per favorire il diritto all’inclusione delle persone autistiche con disabilità intellettiva, ha messo a disposizione dei volontari cinque abbondanti cassette di insalate, verdure di stagione e altri generi alimentari da distribuire. Già da sabato potranno essere gustati gli ortaggi freschi, genuini e a km 0, coltivati, raccolti e donati dai ragazzi autistici della Cooperativa con sede nei terreni dell’Istituto Agrario. 

La Redazione

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Finalmente passeranno al Comune di Roma molte strade ed aree verdi del quartiere Roma 70

Le strade e le aree verdi del quartiere Roma70, fino ad oggi proprietà privata, torneranno nelle mani del Comune e dunque restituite alla loro dimensione pubblica. L’Assemblea Capitolina ha infatti approvato con 37 voti a favore la delibera presentata dai consiglieri del Partito Democratico Valeria Baglio e Giovanni Zannola, nella quale si sottolineava che la situazione andava avanti da diversi anni. L’Ente cooperativo Roma 70 che costruì gran parte del quartiere, infatti, si è sciolto da oltre 30 anni e ne deteneva ancora la proprietà. La vicenda risale al 2008, quando fu avanzata la richiesta dei cittadini del quartiere affinché avvenisse l’acquisizione da parte di Roma Capitale e si garantisse per queste infrastrutture la stessa manutenzione pubblica. Anche il Consiglio del Municipio Roma VIII aveva già approvato, nel corso degli anni, proposte di risoluzione e mozione che andavano in questo senso.

Si tratta di strade utilizzate ogni giorno da migliaia di persone, attraversate anche da diverse linee di mezzi pubblici, ma anche da autovetture di cittadini residenti e non, che transitano o si recano alle molteplici attività commerciali della zona, compreso il centro commerciale “I Granai”: Via Coppi, via del Calcio, Via Consolini, Via Guerra, Via dell’Automobilismo, Via Varsavia, parte di via Nuvolari, parte di via Ascari, parte di via Granai di Nerva, via Combi, Via Pozzo, Via Carnera, Largo Bacigalupo e Largo Don Gino Ceschelli.

Nonostante ciò, tutto era ancora in mano ai privati, perché all’epoca non furono fatti i collaudi da parte dei tecnici del Comune, operazione essenziale perché si possano prendere in carico. Ora questa distorsione verrà sanata, la consigliera Baglio scrive sulle sue pagine social che si tratta di un risultato ottenuto “grazie al lavoro di squadra, portato avanti con Francesco Ardu, consigliere portavoce M5S presidente della Commissione Patrimonio; Carlo Maria Chiossi, M5S presidente della Commissione Urbanistica, e Alessandra Agnello, presidente Commissione Lavori Pubblici. “Un bel risultato – conclude Baglio – la politica ha dato indirizzi chiari agli uffici lavorando come una squadra nell’interesse esclusivo della città. Ci auguriamo che questo atto possa essere apripista per altre situazioni simili. Grazie anche ad Umberto Sposato che ha portato avanti con noi questa delibera e ai consiglieri del PD Roma Municipio 8”. 

Stefano Baiocchi

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Al via la riqualificazione del Parco del Forte Ardeatino

Sebbene non ci siano ancora progetti che si occupano direttamente del Forte Ardeatino, nei prossimi giorni dovrebbero iniziare i lavori di riqualificazione del Parco annesso all’ex struttura militare, con un investimento di circa 250mila euro. L’area verde del Forte Ardeatino è di circa 5,5 ettari e la ristrutturazione prevede la creazione di due aree ludiche, il rifacimento dei viali, la sistemazione di tutte le recinzioni ed interventi sulla potatura e messa in sicurezza delle alberature. Altre richieste di migliorie giungono dal Comitato di Quartiere di Grotta Perfetta, che richiede al Dipartimento Ambiente del Comune di integrare alcune modifiche al progetto, come ad esempio la messa in sicurezza, tramite adeguata illuminazione, del percorso tra il centro commerciale “I Granai” e la scuola “Europa”. 

 Il progetto si è reso possibile in quanto risultato tra i vincitori del concorso #RomaDecide del 2018. Un concorso pilota, tramite il quale gli abitanti del Municipio hanno scelto come utilizzare gli oneri di concessione della costruzione, da parte di società private, dei palazzi a Piazza dei Navigatori e dell’Albergo bianco in viale Giustiano Imperatore, più noto come “bidet”. Un’annosa questione, che si protrae dagli anni ’90, che prevedeva inizialmente la sola realizzazione di opere pubbliche nei quadranti interessati dalla cementificazione, ma che in realtà non furono mai costruite, a differenza dei palazzi dei privati. La giunta Raggi, nella primavera del 2018, piuttosto che revocare la concessione e requisire i palazzi, decise di accordarsi con i costruttori inadempienti, chiedendo appunto che venissero erogati questi oneri di 17 milioni. Fu data loro, inoltre, la possibilità di costruire un ulteriore edificio a Piazza dei Navigatori, addirittura più grande di quello già esistente. 

Tra i progetti vincitori del concorso #RomaDecide, in zona Grotta Perfetta si trova anche Il Campetto di Piero, che ha come obiettivo la ristrutturazione di un campo già esistente, con la creazione di un’area polivalente per lo sport. I lavori, in questo caso, sono quasi giunti al termine e ben presto l’opera sarà fruibile al pubblico. Questo è un primo passo verso la rinascita di quest’area, l’augurio è quello che venga programmato anche un intervento di recupero sul Forte, un luogo dal valore culturale e sociale straordinario, che andrebbe restituito alla città.

Breve storia del Forte Ardeatino

All’indomani della breccia di Porta Pia (1870) e della proclamazione di Roma capitale del Regno d’Italia (1871), fu promulgata la legge delle Guarentige, un provvedimento nato per regolare i rapporti tra Stato e Chiesa, ma che non soddisfaceva le esigenze del Papato, il quale non considerava il potere spirituale disgiunto da quello temporale. 

I rapporti tra Stato e Chiesa peggiorarono quando nel 1874 papa Pio IX ribadì esplicitamente, con la formula del non expedit, che i cittadini non dovevano partecipare alla vita politica in quanto il Papato non riconosceva lo Stato. 

Le nuove cariche governative dovettero correre ai ripari e prevenire un possibile attacco esterno in aiuto alla Santa Sede. Il 12 agosto 1877, Vittorio Emanuele II di Savoia firmò il Regio decreto numero 4077 in cui “si dichiara di utilità pubblica la costruzione di opere in difesa di Roma”. Nell’arco di pochi anni fuori le mura aureliane fu disposto ad anello un campo trincerato composto da 15 forti e 4 batterie tutte equidistanti tra loro e in piena campagna romana. 

Nel Municipio Roma VIII sono presenti tre di queste opere: Batteria Appia Pignatelli, Forte Appia Antica e Forte Ardeatino o Ardeatina. Quest’ultimo è l’unico che non sorge sulla via consolare da dove prende il nome poiché, per motivi di equidistanza dai forti limitrofi, fu collocato in via di Grotta Perfetta. La costruzione del Forte Ardeatino terminò nel 1882. All’epoca via di Grotta Perfetta era un piccolo tracciato, all’interno della Tenuta di Sant’Alessio; tutt’intorno disegnavano il paesaggio campi coltivati, vigneti, fungaie, una pineta e qualche casale agrario, tra cui Casale Baffoni

I forti furono costruiti prendendo a modello uno stile marziale detto “prussiano,” ideato dall’ingegnere austriaco Andreas Tunkler von Treuimfeld. Il progetto prevedeva la costruzione di una pianta a forma trapezoidale con terrapieno addossato alle mura a sovrastare l’intero complesso, un ponte levatoio con un fossato asciutto e un fronte esterno “a saliente”, ossia con gli angoli della cortina sporgenti. Con l’evoluzione delle armi, delle strategie di guerra e dell’espansione dell’Urbe, questi forti si rilevarono presto inutili, tant’è che col tempo vennero usati come caserme e magazzini. 

 Il Forte Ardeatino negli anni ‘20 del XX secolo ebbe appunto queste funzioni, ospitava una caserma e il magazzino militare della direzione commissariato e sanità. 

La storia di quegli anni è ben descritta nel libro autobiografico di Franco Moscogiuri “Il bambino del Forte”: il protagonista, figlio del magazziniere, crebbe tra i militari in quel fortino fino a quando i tedeschi durante l’occupazione di Roma fecero sfollare tutta la sua famiglia.

E poi quando ormai gli Alleati erano alle porte di Roma decisero di farlo saltare.

Una forte esplosione riecheggiò per anni nella pineta di via di Grotta Perfetta, era la fine della primavera del 1944, i nazifascisti scappavano da Roma facendo razzie durante la loro fuga. Sistemarono la dinamite sul portale d’ingresso e lungo il muro esterno del Forte Ardeatino, poi la deflagrazione e una coltre di polvere inghiottì il Forte, causandone l’impraticabilità ed il conseguente abbondono. Negli anni successivi qualche locale rimasto accessibile divenne dimora di senza tetto e luogo di traffici illegali; resta celebre la retata dell’ottobre del 1959, quando alcuni poliziotti, travestiti da cacciatori, irruppero nel Forte per porre fine ad una bisca clandestina.

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Dai concerti in Chiesoletta ai tour con Craig David e Phil Collins

Intervista al  batterista “Lele Anastasi”, nato e cresciuto alla Garbatella

Ogni canzone ha la sua morale come ogni artista ha la sua storia. E questa che stiamo per raccontarvi, nasce proprio alla Garbatella, per poi continuare con circa mezzo secolo di successi in giro per il mondo.  Di chi stiamo parlando? Classe 1963. Gabriele Anastasi; batterista, autore di famosi testi musicali e libri, nasce e cresce alla Garbatella. Lui era uno di quei ragazzini che fin da piccoli, guardandoli, si capiva bene cosa avrebbe fatto da grande. 

<<A 5 anni mi regalarono la prima batteria.>> Ci racconta <<Fu mia nonna che portandomi al Circo Orfei, sulla Colombo, notò che io non guardavo i clown, i funamboli, i cavalli, i leoni, ma stavo sempre girato a fissare il batterista dell’orchestra. Quella batteria però durò poco. I cugini e mio fratello, forse mandati dai “grandi” la gettarono dal secondo piano di una casa in costruzione, distruggendola. Mi rimasero solo le bacchette con cui suonavo dappertutto: letto, divano, sgabelli, dentro la macchina>>.

E dal divano, sgabelli e macchina, come sei finito la prima volta su un palco?

<<Ero seduto con i miei amici davanti la Chiesoletta del San Filippo Neri. Proprio in quel momento stavo raccontando a Bruna, una ragazzetta che mi piaceva da impazzire, che avevo portato la mia batteria a “cromare”. Ti dico la verità, cromare non sapevo e non so tuttora cosa significhi, mai fatto in vita mia. Ironia della sorte, in quell’istante uscì un ragazzo, Franco, che venne da noi e chiese: “Ragazzi, conoscete un batterista? Il nostro è stato assunto alle Poste e ci ha abbandonati a 4 giorni dall’evento!” Io mi feci piccolo e stavo per scappare quando uno dei miei amici disse indicandomi: “Eccolo, lui è batterista!” E così il teatrino dell’Oratorio fu il mio primo palco scenico. Quattro giorni dopo, all’età di 11 anni feci il mio primo concertino. Avevo 11 anni e suonavo da 4 giorni. Così cominciai la mia carriera>>.

Quindi hai sempre voluto fare il batterista?

<<In realtà no. Volevo studiare, lavorare e sposarmi con la mia ex fidanzata Carla, che invece un bel giorno, mi lasciò. Caddi in depressione e l’unico modo per uscirne, oltre a confessarmi con il mio migliore amico detto er Grog, fu studiare la batteria. Mi chiudevo 5 o 6 ore al giorno nella cantina dell’oratorio a suonare. Ma non miglioravo, quindi cominciai a prendere lezioni e nel giro di 2 anni, divenni un batterista>>.

Lì iniziarono i tuoi successi?

<<Ci provai. Ma da un giorno all’altro mi chiamarono a fare il militare. Un anno regalato alla naia. Quando tornai era sparito tutto. Dovetti ricominciare da capo. Solo una persona mi aiutò veramente, Adriano Lo Giudice, bassista che avevo conosciuto ai tempi di Minnie Minoprio.  Con lui conoscemmo e registrammo con Ivan Graziani. Sempre lui mi fece conoscere un gruppetto di amici con cui entrai a far parte della band. Era il 1985. Registravamo continuamente, girando studi, suonando nei clubs anche 25 serate al mese. Facemmo un disco e grazie a quello arrivammo ad Antonello Venditti. Prima collaborai con Antonello alla colonna sonora di “Ultràs”, film di Ricky Tognazzi con Claudio Amendola protagonista, poi per l’album “In questo mondo di ladri” e poi “Benvenuti in Paradiso” dove scrissi, appunto,la musica del brano. Durante quest’ultimo album conoscemmo Michele Zarrillo. Legai subito con Michele, ragazzo semplice, simpaticissimo. Con lui realizzammo un album dal titolo “Adesso”, prodotto da Venditti. Poi sempre insieme a Michele andammo a Sanremo con “Strade di Roma”. Fu un successo. Per 2 anni lavorai anche con Rodolfo Laganà, senza abbandonare Venditti e Zarrillo. Con Michele più avanti facemmo uscire “L’elefante e la farfalla”, “L’amore vuole amore”, “Il vincitore non c’è”, “Liberosentire”.Nel 1994 ero nella band di Paul Young che aprì molti concerti del tor di Zucchero Fornaciari. Per non parlare del tour con Gianni Morandi, fu un’esperienza unica che mi permise di imparare mille cose. Era il 2001. Nel frattempo avevo preso contatti con un’agenzia di Londra che mi contattò per il tour promozionale italiano prima di Craig David e poi di Phil Collins. Anche quelle due esperienze indimenticabili. Più avanti conobbi l’arrangiatore inglese Geoff Westley con cui realizzai il disco di Mango “L’albero delle fate”.

Possiamo dire che non ti sei annoiato. E ora che fai?

<< Ora la mia idea è quella di aiutare a realizzare i sogni di giovani talenti. Così nel 2006 mi sono ritirato dai live ed ho aperto uno studio di registrazione a Terni. Ma la crisi della musica, l’assalto e l’incompetenza delle radio e delle tv che creano le cose che passano e che la gente ascolta, annienta ogni possibilità di riuscire. Ma ci si prova lo stesso. Adesso insegno batteria; nonché ad affrontare sessioni in studio sia di batteria che di canto; e collaboro con Mogol presso il CET facendo lezioni di batteria e di Produzione artistica; realizzo produzioni per ragazzi emergenti; e, in tempo di covid, studio, studio, studio. E poi nel 2018 ho scritto un romanzo “Il sogno” pubblicato dalle edizioni Eretica.>>

Un’ultima domanda ci viene spontanea: lo studio perché a Terni e non alla Garbatella? <<Qualche anno fa andai a vivere con mia moglie in Umbria. Lei era di quelle parti e non amava la città. Lì conobbi musicisti molto validi con cui aprii lo studio. Insomma tranquilli, semplice scelta strategica>>

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“Cosplay Girl” il primo romanzo

In libreria per Mondadori il lavoro editoriale del nostro collaboratore

di Valentino Notari

Cosplayer di fama mondiale Valentino Notari è nato e vive alla Garbatella. Partecipa alle più importanti competizioni italiane e internazionali, ha rappresentato l’Italia all’Eurocosplay di Londra e, nel 2016, al World Cosplay Summit in Giappone. Kylo Ren di Star Wars e Junkrat di Overwatch sono solo alcuni dei personaggi da lui interpretati, di cui ricostruisce materialmente i costumi e gli accessori accompagnando ogni performance  con sofisticati effetti speciali.

Diplomato al liceo scientifico Peano, laureato in mediazione linguistica e culturale alla Statale di Milano, ha conseguito il master di primo livello  all’Università di York in Inghilterra e quello di secondo livello alla Luiss di Roma, entrambi in relazioni internazionali. Lavora ad Emergency dove, tra l’altro, si occupa in questo periodo anche della distribuzione dei pacchi viveri alle famiglie in difficoltà del nostro Municipio all’interno del progetto “Nessuno Escluso”.

Socievole, creativo, curioso e versatile Valentino ha sempre coltivato fin da ragazzo un’altra grande passione: la scrittura. Uscirà, infatti, in libreria alla fine di marzo il suo primo romanzo “COSPLAY GIRL” edito da Mondadori e già preordinabile su Amazon. Lo abbiamo intervistato per saperne di più: Valentino è un vero  fiume in piena mentre racconta questa sua esperienza, i suoi sogni e i progetti futuri.

Ci spieghi in poche parole che cosa è il Cosplay e come si inserisce  nella cultura pop?

La parola cosplay deriva dalla fusione dei termini inglesi “costume” e “play” e consiste nell’indossare i panni di personaggi tratti da fumetti, videogiochi, serie televisive, insomma da qualsiasi prodotto della cultura pop si possa immaginare. Si tratta di un fenomeno ormai diffuso praticamente in tutto il mondo, che conta centinaia di migliaia di appassionati tra cosplayer, fotografi e persone che semplicemente seguono l’ambiente, pur non cimentandosi direttamente.

La protagonista del tuo libro è una studentessa abruzzese, che studia a Roma e vive alla Garbatella. Non poteva mancare il riferimento al quartiere in cui sei cresciuto?

Decisamente no, non poteva mancare. Perché Garbatella non è solo il luogo in cui sono cresciuto, è un posto magico in cui ambientare una storia. Alice, che si trasferisce a Roma per l’università, si innamora delle atmosfere del quartiere, della sua dimensione più umana rispetto al caos di una grande città.

Nel romanzo è molto vivo il riferimento all’Abruzzo e alla vita dopo il terremoto.  Perché questo coinvolgimento?

Ho conosciuto l’Abruzzo durante il mio lavoro con Emergency, trascorrendovi svariate settimane nell’estate del 2019. Ho lasciato il cuore tra quelle montagne, ho imparato ad amare la forza straordinaria dei suoi abitanti di fronte alle terribili difficoltà che devono affrontare a causa del terremoto. Quando ho iniziato a lavorare al romanzo, ho capito subito di voler raccontare le vicende di una ragazza cresciuta in quei luoghi, la cui bellezza e le cui tradizioni si riflettono anche nel suo modo di fare cosplay, soprattutto attraverso la figura del nonno, uno dei personaggi a cui sono più affezionato.

Sulla copertina del libro c’è una frase di presentazione di Licia Troisi, la più famosa scrittrice di fantasy italiana: “Un’appassionante storia d’amore, cosplay, accettazione, contro ogni pregiudizio”. A quali tematiche si riferisce?

Quello del cosplay è un ambiente aperto e inclusivo, che spesso diventa uno spazio sicuro per giovani che subiscono bullismo a causa dei loro interessi “da nerd”, del loro aspetto, del loro orientamento sessuale. Molti di noi trovano nel cosplay un modo di esprimere se stessi, di uscire dal guscio senza paura di essere giudicati. Per Alice, indossare un costume è sempre stato un modo per evadere, per proteggersi dalle umiliazioni che subiva a scuola e che l’hanno fatta precipitare nell’autolesionismo. Al centro del romanzo, c’è la relazione tra lei e Federica, un’altra cosplayer che entra nella sua vita in un momento di grande difficoltà, restituendole la voglia di combattere e insegnandole ad amare se stessa.

Il tuo primo libro è edito da Mondadori. Com’è stato il  percorso dalla passione per la scrittura fino ad essere pubblicato da una grande casa editrice?

È stato un viaggio lungo, complesso ma entusiasmante, e non sarei mai riuscito ad arrivare fin qui senza il supporto e la professionalità del mio agente Francesco Gungui, che amo definire il mio personale Obi-Wan Kenobi. Tuttavia, questa è solo la prima tappa di un percorso molto più lungo: il mio sogno è poter vivere di scrittura e ho ancora tante storie che mi frullano nella testa, in attesa solo di essere raccontate.

 Quali altri progetti hai nel cassetto?

Sto già lavorando a un sequel di Cosplay Girl. Allo stesso tempo, però, mi dedico alla creazione di ambientazioni fantasy e fantascientifiche, due generi che non vedo l’ora di esplorare.

La scheda del libro

“Mi chiamo Alice e trascorro buona parte del mio tempo libero a cucire costumi, costruire armature, acconciare parrucche, tutto per quelle poche e speciali giornate in cui posso trasformarmi nei personaggi dei fumetti, cartoni animati, film e videogiochi che amo. Perché? Il motivo è semplice: il cosiddetto mondo reale mi è sempre andato stretto”.

Per una ragazza come Alice, che fin da bambina era considerata quella strana, che non si era mai sentita al posto giusto e che divorava di nascosto decine di romanzi e fumetti ambientati in mondi fantastici, sognando di volare via su un’astronave verso una galassia lontanissima o di ricevere una letterina per una scuola di magia e stregoneria, incontrare il mondo del cosplay è stato come rinascere. Per la prima volta ha sentito di appartenere a qualcosa di esclusivo, di figo. Qualcosa di cui parlare con orgoglio. Per la prima volta ha provato la gioia di condividere la sua passione con tante altre persone, senza essere giudicata o presa in giro.

 Ma un giorno, dopo una sfortunata esibizione al Romics, tutto sembra andare in pezzi: in un colpo solo Alice perde il fidanzato e vede andare in fumo la possibilità di partecipare al World Cosplay Summit in Giappone, la competizione cui ogni cosplayer sogna di partecipare. Seguono settimane difficili che nemmeno la presenza di Diego, il suo migliore amico, riescono a risollevare. Finchè una sera, durante il Lucca Comics and Games, sotto una pioggia scrosciante si imbatte in Federica, nota a tutti come SweetPea, una cos player che fino a quel momento Alice aveva considerato con sufficienza, disprezzato perfino. E che per lei –la vita ha un grande senso dell’ironia – da quell’istante diventerà una specie di angelo custode che, senza fare domande, senza chiedere nulla in cambio, le starà accanto e l’aiuterà a capire che forse non tutto è perduto e che le strade per realizzare i propri sogni sono molte più di quelle che aveva immaginato…

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Quello che rimane del tempo di guerra

Una ricerca sui simboli del periodo bellico. Le indicazioni dei rifugi antiaerei alla Garbatella.

di Giorgio Guidoni

Per quanto possano sembrare lontani gli orrori dell’ultima guerra mondiale, siamo circondati ancora da tante impronte che ce li ricordano bisbigliando in maniera assordante. Molte ne sono rimaste sui muri delle città a ricordare quel momento storico così tragico che vide Roma pagare un prezzo altissimo in termini di vite umane civili. La Garbatella non fu immune da sofferenze e distruzioni, sono tristemente noti i bombardamenti avvenuti tra il 3 e il 7 marzo 1944, i cui obiettivi principali erano la Stazione Ostiense, la Centrale Elettrica e il Gazometro; malauguratamente alcuni ordigni caddero proprio sul Lotto 41, meglio noto come l’Albergo Bianco, distruggendolo e causando oltre 50 vittime. Durante l’ultimo conflitto esisteva un’organizzazione, paragonabile alla Protezione Civile odierna, che si occupava della protezione della popolazione durante le incursioni aeree: l’UNPA, Unione Nazionale Protezione Antiaerea. Uno dei compiti dell’UNPA era l’organizzazione dei rifugi nelle città, basata principalmente sull’utilizzo delle cantine e sottoscala delle abitazioni. Per facilitarne l’uso e per l’eventuale soccorso delle persone che si trovavano nei rifugi, si dipingevano sui muri (con una speciale vernice particolarmente resistente agli agenti atmosferici, la membranite) indicazioni tramite scritte, lettere, numeri e simboli: tali indicazioni individuavano la posizione di ingressi e uscite di sicurezza dei rifugi, idranti, pozzi, cisterne, serbatoi.

Esiste anche un interessante riferimento letterario di Italo Calvino, un racconto breve dal titolo Le notti dell’UNPA, ambientato nel 1940 all’inizio del conflitto mondiale, raccontato in prima persona da un ragazzo che conosce ancora poco se stesso e nulla della guerra che sta giungendo brutale di lì a poco. Anche se non ci sono riferimenti diretti ed espliciti, nel racconto si tratteggiano atmosfere e visioni che fanno pensare alla scuola elementare Cesare Battisti e al mondo rurale che a quei tempi circondava il quartiere Icp. Anche sui muri della Garbatella sono presenti alcune di queste scritte, benché sbiadite e ormai dimenticate. Al Lotto 32, in via Giustino de Jacobis, si trova ben visibile una scritta con una freccia che indica un Rifugio Antiaereo adiacente a uno scantinato, recentemente restaurata (foto rifugio antiaereo).

Una Galleria Antiaereo Pubblica più strutturata era presente alle pendici della collinetta della Villa del 9 Maggio, che doveva servire principalmente da ricovero per gli abitanti degli Alberghi. Nella foto 2, scattata nel 1944, si riconosce la porta di ingresso del locale; nella figura 3 riportiamo la planimetria della struttura sotterranea.

Foto 2
Figura 3

A 50 metri di distanza da questo Rifugio ce n’era un secondo privato, di pertinenza della famiglia del Senatore Roberto De Vito, sottosegretario al Ministero delle Poste durante il ventennio. Il De Vito, proprietario del terreno della zona, donò una parte della sua tenuta allo Stato affinché ci costruisse un convitto dove educare e istruire le figlie orfane dei dipendenti del Ministero. Alla fine degli anni settanta questo edificio divenne scuola pubblica affittata dall’Istituto Postelegrafonici al Comune di Roma, quella che è oggi il complesso scolastico Alonzi.

Una scritta Rifugio Antiaereo estremamente sbiadita si trova in via Roberto De Nobili che necessiterebbe di un degno restauro.

Anche nella vicina Piazza Eugenio Biffi 1 si trova la stessa scritta, questa volta leggermente più visibile (foto 4 a sinistra), anch’essa meriterebbe un’opera di restauro.

Un discorso a parte merita il simbolo impresso in piazza Damiano Sauli, immortalato anche nel film Caro Diario del 1995, nella famosa scena di Nanni Moretti in sella alla sua vespa per le vie della Garbatella. Anche il quotidiano La Repubblica si è occupato a più riprese di questa scritta, ipotizzando che la scritta fosse una P o forse un 2 (vedi figura 5), senza poter dare una risposta.

figura 5 da Caro diario

In realtà c’è una foto che risale presumibilmente agli anni Cinquanta (pubblicata a pag.183 del libro Garbatella tra storia e leggenda di Gianni Rivolta) in cui si vede abbastanza chiaramente che il simbolo dipinto era una S (vedi figura 6). Anche questo simbolo è andato deteriorandosi nel tempo, sia per gli agenti atmosferici, sia perché ancora oggi il muro è usato per pubblicistica varia, vi si attaccano e staccano manifesti di vario genere, che hanno via via abraso la parte verniciata.

Mentre ci sono indicazioni univoche per il significato di vari simboli presenti con più frequenza nelle città (I per Idrante, P per Pozzo, R per Rifugio o Ricovero, F per Fontana), per la lettera S ancora oggi ci sono più ipotesi: poteva indicare la presenza nei paraggi di un Serbatoio, o poteva significare anche presenza di Sabbia, materiale richiesto in ogni vano sottotetto e in ciascun appartamento insieme ad attrezzi per spanderla da specifiche norme UNPA. Questo perché sino ad ora non è stata trovata una documentazione di riferimento univoca, e probabilmente molti segnali furono realizzati su iniziativa locale.

È difficile reperire testimonianze dirette dell’epoca, le uniche voci disponibili sono quelle dei figli e dei nipoti che ricordano i racconti dei loro genitori e nonni. Nel tempo della guerra gli abitanti della Garbatella non si preoccupavano molto di questi simboli, conoscevano a memoria i luoghi in cui si trovavano i rifugi antiaerei e anche in assenza di indicazioni sui muri, appena udivano i sei suoni di sirena di 15 secondi intervallati da altrettante pause della stessa durata che indicavano l’allarme aereo, si recavano velocemente nei locali fontane e lavatoi situati nei sottoscala, in attesa che il suono prolungato per due minuti della sirena annunciasse il cessato allarme. E i ricordi parlano di notti trascorse in totale oscurità, di lampadine a luce blu, del buio di quel tempo che sembrava senza fine, e del desiderio di pace affidato a una stella intravista dal sottoscala.

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Il racconto del figlio Oreste

4 giugno 1944: alla Garbatella arrivano gli Alleati. Tragedia al lotto 2.

Stavo sostituendo una foto di mia madre in un quadro con un’altra nella quale appariva più giovane e bella. In quel preciso momento squilla il telefonino … era Gianni Rivolta che mi informava che era accaduto un fatto eccezionale. Erano state fatte delle ricerche e sentiti dei testimoni di “quel giorno” (4 giugno 1944) e si era potuto ricostruire tutto l’accaduto; quindi mi chiedeva se volevo scrivere un articolo sulla storia della morte di mia madre… sono rimasto senza parole! Ripresomi da questa inaspettata richiesta proprio mentre stavo facendo quella operazione, ho fatto presente a Gianni di quella parti-colare coincidenza. Ho accettato immediatamente, emozionato quanto sorpreso e commosso. Bisogna tornare indietro di 77 anni, praticamente in tutta un’altra dimensione, per parlare di quanto accaduto a mia madre.

Si parla del 4 giugno 1944, il giorno dell’entrata in Roma degli americani. Era di domenica ed erano nostri ospiti: la zia, sorella di mio padre con lo zio ed il loro figlio, mio cu-gino. Terminato il pranzo, mentre si parlava di quanto stava accadendo, sentimmo dei clamori venire dalla strada, in particolare dalla piazza antistante il “Cinema Teatro Garbatella” ora “Palladium”. Io e le mie tre sorelle uscimmo fuori di casa incuriositi da tutto ciò…

“Sono arrivati gli americani!! Sono arri-vati gli americani!! ”, gridavano tutti.

Naturalmente anche noi fummo travolti da tanto entusiasmo; io e mia sorella Iole, che nonostante fosse la più piccola delle tre sorelle aveva 9 anni più di me, scendemmo giù in strada. Facemmo in tempo a vedere qualche carro armato che sfilava in via delle Sette Chiese in direzione San Paolo ed in quel momento un gran frastuono si verificò su verso la casa. Mi rivoltai terrorizzato con l’impressione di vedermi cadere addosso il palazzo e sentii le grida terrorizzate dei miei parenti che stavano proprio là. Volevo correre su, ma qualcuno mi fermò e subito dopo vidi scendere dalle scale che portavano dalla casa al piano stradale, delle persone che portavano a braccia un corpo sanguinante… era mia madre!! Mia madre aveva un braccio tranciato di netto dal proiettile ma lo stesso fortunatamente non era esploso, altrimenti avrebbe ucciso tutti. Mia madre fu portata all’ospedale militare del Celio, dato che era stata vittima di un ordigno bellico, ma i medici non poterono fare nulla perché mancava l’energia elettrica. La poveretta era stata schiacciata dalla colonnina che stava davanti la porta di casa, l’impatto del proiettile le aveva scaraventato addosso la colonnina per poi proseguire la sua corsa andando a tranciare il braccio destro. Morì il 6 giugno 1944 e durante l’ultima notte, non rendendosi conto dove si trovasse perché ancora in stato di shock sentì piangere un bambino poco distante, probabilmente pensando distare in casa riuscì a dire: “Sentite? Oreste sta piangendo, andate a vedere perché!”. Poco dopo si spense facendo così come ultima cosa quello che le dettava il suo istinto di madre, un atto d’amore verso di me! D-Day in Normandia coincise con il giorno della sua morte, il 6 giugno 1944; così come due eventi uno positivo e l’altro negativo, accomunati da gioia e dolore. Rinnovo ancora una volta un affettuoso ringraziamento a tutti coloro che mi sono stati e lo sono ancora, come dimostra questa mia, molto vicini e mi hanno sostenuto in quegli anni postumi. Un ricordo particolare a mia sorella Velia (la più grande delle tre), che prese il posto con il cuore e con l’impegno di una madre.

Per voi,

Oreste Ricci

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Punti di accesso Internet al Parco Orti Urbani Garbatella: la proposta di Super8

Tra le fortune che si hanno nel vivere in una città come Roma c’è senz’altro quella di essere circondati da giardini, parchi, riserve naturali ed orti urbani, infatti Roma è tra le prime capitali d’Europa per estensione di aree verdi. In questo periodo pandemico stiamo imparando quanto queste aree siano vitali nella quotidianità, per trovare ristoro nella natura, far giocare i bambini o passeggiare con gli amici a quattro zampe, e stiamo imparando a frequentarli molto più di prima. Con questa premessa i consiglieri municipali di Super8 hanno recentemente presentato la proposta di installare un hotspot gratuito a servizio dell’area del Parco e degli orti urbani di Garbatella ed in aree verdi all’interno del Municipio.

È una proposta che nasce con l’osservazione sul campo e ascoltando le esigenze degli abitanti del territorio che vivono quotidianamente il parco” ci racconta Luigi Di Paola consigliere municipale di Super8 “Immaginiamo quanti studenti sono in didattica a distanza o impiegati in telelavoro, che si ritrovano giornate intere in ambienti domestici angusti, affollati o con una precaria rete di connessione internet domestica o del proprio smartphone e che quindi abbiano la necessità di uscire”.

Sul territorio capitolino sono già presenti diversi servizi gratuiti a disposizione del pubblico; un progetto pilota fu WiFimetropolitano, nato come una rete gratuita a cui connettersi per poter navigare all’interno di edifici pubblici come biblioteche, istituzioni, centri sportivi e ricreativi. Dal 2010 WiFimetropolitano ha installato circa 700 hotspot in 90 comuni italiani. Di più recente attuazione è invece Digit RomaWiFi, un portale dedicato a chi vive la città in movimento e quindi disponibile in taxi, parcheggi, ztl, nei pressi delle fermate autobus e fruibile anche in luoghi come uffici pubblici, farmacie, sedi istituzionali e scuole, dove il servizio gratuito è utilizzabile per quattro ore al giorno. All’interno del Municipio Roma VIII è disponibile in diversi punti, tra cui molti comprensori scolastici. Infine c’è il progetto Free LazioWiFi, parte integrante di Free ItaliaWiFi, rete federata nazionale che permette di navigare per un’ora al giorno e per un massimo di 300 MB, per cui si prevedono possibili estensioni future anche a reti dedicate ai servizi di pubblica utilità.

Da qui l’idea dei consiglieri, riportata ancora da Di Paola: “Internet rappresenta un’infrastruttura fondamentale per lo studio e il lavoro; il Parco degli Orti Urbani è un baricentro per tanti abitanti del quartiere e dei dipendenti del palazzo della Regione Lazio che è proprio lì a due passi”. Conclude: “Abbiamo chiesto al Comune di Roma di estendere sia la rete Digit RomaWiFi sia di intervenire presso la Regione Lazio per estendere anche il progetto Free LazioWiFi, al Parco degli Orti urbani ma anche in altri giardini pubblici del Municipio che presentano condizioni analoghe e che ne faranno richiesta”.

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4 giugno 1944: alla Garbatella arrivano gli Alleati. Tragedia al lotto 2

QUEL BLINDATO SPARÒ PER COLPIRE UN MILITE DELLA PAI, MA FINÌ SULLA CASA DELLA FAMIGLIA RICCI, CAUSANDO LA MORTE DI ANGELA NOVELLI

di Gianni RIVOLTA

Erano le prime ore di sabato 3 giugno 1944 quando le colonne corazzate tedesche, decimate e avvilite, percorrevano l’Appia e la Casilina per dirigersi verso la Flaminia, la Salaria e la Cassia in direzione nord. Per tutta la notte ponte Milvio fu attraversato da queste forze in rotta. Anche il generale Maeltzer, comandante delle forze di occupazione della città, era fuggito in aereo.
Questa litania di tedeschi motorizzati e a piedi continuò per tutta la mattina di domenica. Alcuni cercavano abiti borghesi. Per un vestito c’era chi offriva addirittura una motocicletta. L’atmosfera in città volgeva rapidamente alla festa, la gente riempiva i caffè, sedeva sui gradini delle chiese . “ Gli alleati stanno a San Giovanni” dicevano, ma nello stesso tempo ci fu ancora un rastrellamento. Del resto tra un esercito in ritirata e le avanguardie di un’altra armata che avanza non si può mai tagliare una netta linea di demarcazione. Qua e là ci furono scaramucce, altri episodi di resistenza. Certi tedeschi furono fatti prigionieri, altri cercarono di rifugiarsi in qualche casa. Quella domenica c’era una grande attesa anche alla Garbatella.

“L’americani, l’americani, eccoli so’ loro, stanno a venì giù dalla Colombo”. Era proprio una colonna di blindati quella che stava attraversando il quartiere Icp in quel pomeriggio primaverile. La gente uscita dai lotti, dapprima incuriosita, cominciava a festeggiare. Grida di gioia e applausi accoglievano la colonna dei militari che, percorsa l’Appia e attraversato il tracciato della Cristoforo Colombo, stava imboccando la stretta via delle Sette Chiese in direzione della basilica di San Paolo. In realtà si trattava di una colonna di veicoli corazzati inglesi, degli Humber MK con cannoncino da 37 millimetri. Probabilmente il loro obiettivo era l’occupazione di alcuni centri sensibili, come le Officine del gas, la centrale elettrica e la stazione ferroviaria dell’Ostiense. Gli inglesi avevano fretta di arrivare.

Già avevano perso la gara con gli americani che per primi avevano raggiunto piazza Venezia, il Campidoglio, il Colosseo e la Basilica di San Pietro: i luoghi simbolo della città di Roma, dove avevano impiantato le loro bandiere. La popolazione scendeva dalle case e si affacciava alle finestre. Tra un gruppo di persone che stazionava sullo slargo delle Sette Chiese (dove oggi c’è il monumento di metallo alla Resistenza) faceva capolino anche un milite della Pai, la Polizia dell’Africa italiana, con tanto di mantello e copricapo coloniale. Non poteva passare inosservato, una vera e propria provocazione.

Improvvisamente un blindato si ferma, scende un membro dell’equipaggio con la pistola in mano per arrestarlo.
Un gruppo di donne non lo permettono, si mettono in mezzo e lo fanno scappare. Quello della Pai di buon passo fugge sul marciapiede sinistro di via Enrico Cravero verso piazza Bartolomeo Romano e via Luigi Orlando, dove c’era la caserma (oggi c’è la stazione dei carabinieri). Il blindato non ha esitazione alcuna. Lo segue e quando supera il negozio da barbiere dei Zamiol, punta il cannoncino verso il fuggitivo che stava scappando verso la caserma. La struttura edilizia del quartiere non era quella di oggi (vedi planimetria). Il lotto 9 non era stato ancora costruito.

Al suo posto c’erano erbacce e polvere di un prato incolto sul quale gli inquilini avevano ricavato un rudimentale campo per il gioco delle bocce. Parte un colpo, un boato. La folla sulla piazza sgomenta assiste allo spettacolo del blindato impazzito. Il gran vociare della gente nei lotti e per le strade incuriosì anche la famiglia Ricci che abitava al lotto 2, in via della Garbatella 10.

Era festa e insieme al papà Carlo, alla moglie Angela Novelli e ai tre figli c’era anche la famiglia degli zii. Il pranzo si era protratto a lungo, poi le chiacchiere tra parenti. Si erano fatte quasi le quattro. La mamma Angela, una volta rigovernata la cucina, si era affacciata incuriosita sul terrazzino. Non l’avesse mai fatto. Quel terribile proiettile, dopo una lunga parabola, la colpì ad un braccio e fece crollare la colonnina di cemento addosso alla malcapitata. Angela sanguinante fu portata immediatamente dal marito e dai parenti alla vicina farmacia del lotto 8 e poi fu trasportata all’ospedale del Celio. Morì due giorni dopo, il 6 giugno per un’emorragia interna, probabilmente causata dallo schiacciamento degli organi. Il certificato di morte parla di: Shock traumatico, contusione addominale, frattura esposta dell’avambraccio destro — 2°e 3° metacarpo sn., colpita da una bomba d’aereo (?). Un errore o il tentativo di coprire un incidente imbarazzante causato dai liberatori di Roma? Non lo sapremo mai, ma certamente sappiamo che a sparare fu un blindato.
Il proiettile inesploso, infatti, rimase per settimane sul posto dell’incidente mortale. Angela Novelli era del 1896, aveva 48 anni: lasciava il marito, tre figlie Velia, Lucia, Iole e un maschietto, Oreste. Le foto del 4 giugno 1944 sono state concesse da Carla Monaldi su Garbatella 100 il racconto di un secolo.

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Aspettando la libertà

In occasione del 76° anniversario della Festa della Liberazione pubblichiamo un contributo dalla poetessa e scrittrice Maria Jatosti

Maria Jatosti, classe 1929, nel periodo della seconda guerra mondiale abitava con la sua famiglia nel primo lotto delle palazzine Incis a piazza Oderico da Pordenone 1, il limite estremo della Garbatella, quando ancora non c’era la via Cristoforo Colombo, ma solo campi, sterpaglie e la borgata Tor Marancia. Giovane militante della Villetta a Garbatella fin dal 1948 è autrice di “Per amore e per odio” (Manni editore 2011), “Tutto d’un fiato” (Stampa Alternativa 2012) e del “Confinato” (Stampa Alternativa 2013) nel quale ci narra la storia del padre comunista, fondatore della cellula di Avezzano, arrestato e confinato durante il ventennio fascista a Cutro, un paesino della Calabria ionica, con tutta la famiglia. (G.R.)

E’un tempo fermo. Le finestre sono chiuse, la primavera stenta ad attraversare l’opacità dello sguardo; non sventolio di bandiere né lenzuoli stesi, voci e canti di promesse. Il silenzio è scandito dal sibilo delle sirene. Un rombo continuo piove dal cielo nemico sui vivi e sui morti del Verano, sulle forme aeree del gasometro, sull’intrico ferrigno dello scalo, sugli asili innocenti sugli Alberghi degli sfrattati, sulle pietre nude delle case e si mescola alla musica dei cannoni sospinta dal maestrale tirrenico, sessanta chilometri di attesa, un’ora in linea d’aria. La speranza si serve col contagocce come la medicina per lo stomaco vacuo, ha il sapore agro della fame, della paura, delle notti scempiate, aggranchiti al gelo di un inverno infinito. Il pianto di un bambino senza latte, i racconti bisbigliati, le lamentele… lo spezzone di morte, il sangue di ragazzini strappati al gioco nella sterpaglia oltre i caseggiati, dove
spigola mia madre tra rifiuti e malepiante un simulacro di verde da mettere in pentola sul fuoco stento di legna.
Hanno ridotto la razione del pane. Oggi le motociclette hanno ringhiato rabbiosamente attorno al primo lotto. Usci e finestre sbarrati. Urli. Calpestio di stivali. Fiato sospeso. Cercano gli ebrei della prima scala. – La bella testa dell’artista giovinetto china sullo strumento di Paganini, il volo dell’archetto, le dita leggere sulle corde, il pippiare della polenta di sorgo nel paiolo, il brontolio delle viscere vacanti, il complottare di mio padre di là nello studio, le insonnie turbate su un libro a lume di candela.

L’inverno non finisce mai. Il rombo incombe dal cielo e dal mare. Usci e finestre sprangati. Il cortile tace. Nessuno canta. E come potevamo noi cantare con il piede straniero sopra il cuore. Il soprano della palazzina “C”ha smesso di gorgheggiare Un
bel dì vedremo un fil di fumo. E’ un tempo di albe ventose e il vento, il vento porta musiche bizzarre, umori e rumori d’angoscia, bagliori sinistri, boati, grida, lamenti, scrosciare di fucili, e il pianto delle madri e dei figli. La guerra è per le strade, da via Rasella dei ricchi alle periferie popolari, dal Quarticciolo di Bandiera rossa al Tiburtino, al Quadraro della mia infanzia. Lì sono nata, lì mio padre mi portava all’asilo sulla canna della sua bicicletta. C’erano tanti prati e tanto vento sulla fronte. Al Testaccio di nonno socialista andavo a scuola più tardi. Era tempo di conciliazioni, di leggi razziali e di sbirri in borghese al portone di casa, via Galvani, di fronte allo stadio di Masetti Guido. Alla Garbatella, invece, ci sono arrivata dodicenne, dopo lo sfollamento in Abruzzo, il carcere e il confino fascisti in un paese remoto e selvatico della Calabria dove, sorvegliato a vista, mio padre seminò germi di comunismo e di libertà e dove ora lussureggia la gramigna. E a questa Garbatella ci sono nata tre volte: alla giovinezza, alla passione politica, alla vita di donna.

Oggi consumo un’incerta vecchiaia all’Appio Tuscolano, non lontano dal Quadraro dei deportati del 17 aprile… Chiusa in casa ad aspettare che passi l’odioso flagello, sospesa in questi giorni lunari, la memoria prende sostanza di sogni e mescola e impasta
ricordi e vissuti, orgogli e passioni, vittorie e ferite, e il buio s’attraversa e si popola di lampi e figure. Immagini scolpite, nomi, date, giorni, eventi s’affollano … E mi sfilano davanti agli occhi i volti di tanti di coloro che, da uomini liberi, si adunarono per dignità e non per odio, decisi a riscattare la vergogna e il terrore del mondo. Uomini e donne e giovinetti come Ugo il ragazzo del ponte Salario, come Vasco Pratolini che tiene nascosti nelle stanze Piero Calamandrei e le armi nella culla della figlioletta Dada, come Alfonso Gatto che scampa alla cattura saltando da un tetto all’altro di via Frattina, e Carlo Salinari, Mario Socrate, Carlo
Lizzani, Carla Capponi, e mamma Caterina del Tiburtino e Teresa incinta che corre come Anna Magnani, e le donne del forno e le ragazze dei chiodi a tre punte e della stampa clandestina nella sporta, e Giuseppe, il papà di Clara, compagna di scuola,
trucidato alle Ardeatine, pochi passi da casa mia, sulle Sette chiese da dove, lanciando lo sguardo lungo dal terrazzo, una calda domenica di primo giugno, li vidi arrivare, lentissimamente, loro, i salvatori portatori di libertà scatolette boogie-woogie e gazzarre notturne.

Non so come dal seguito tre giovani ragazze vestite di una goffa tuta grigioverde col fazzoletto fiammeggiante al collo il fucile imbracciato e la fronte intrepida si staccarono e entrarono nel cortile di piazza Oderico da Pordenone primo lotto Incis, lo percorsero fino in fondo, si fermarono ai piedi della scaletta della mia palazzina dove avvenne l’incontro con mio padre e noi che corremmo ad abbracciarle con le lacrime agli occhi. L’inquilina fascista al piano di sopra biascicò un insulto toscano, i “marocchini” dell’ultimo piano schioccarono le imposte. La mia amica Marcella — nipote di un partigiano di Giustizia e Libertà e figlia di una scrittrice di romanzi antifascisti — mise un tricolore alla finestra e scese a scapicollo.
Io ho un solo rimpianto: non essere stata tra quei partigiani che sfilarono per le strade di Milano liberata e ho sempre invidiato Lù Leone, la ragazza bella col fucile e l’impermeabile e l’aria fiera della famosa fotografia che Fabrizio Onofri mi mostrò, dieci
anni dopo i fatti, a Milano.

Roma, 13 aprile 2021 Maria Jatosti

Nota: I corsivi si riferiscono a noti versi di altrettanto noti poeti italiani

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Cara Garbatella on line sempre più letto Grazie ai naviganti!

di Vincenzo LIOI

E’ un trend decisamente in crescita quello del nostro giornale Web, che si configura ormai da mesi come una vera e propria agenzia d’informazione territoriale.
Cara Garbatella on line, infatti, è sempre più letto e apprezzato dai lettori e dai cittadini del Municipio VIII.
Il nostro sito visualizza una media di 7.800 pagine al mese, il che vuol dire che vengono sfogliate all’interno del nostro dominio 260 articoli al giorno.
Rispetto al mese precedente abbiamo avuto un aumento del 10%. Dovete sapere che all’interno del nostro database (gli articoli vengono archiviati all’interno di un grosso foglio elettronico) ci sono ad oggi 1.873 articoli che parlano di storia, di curiosità, della nostra infanzia e soprattutto di cosa accade all’interno del municipio. Questo mese per esempio abbiamo avuto circa il 79% di nuove visite (ovvero di persone che sono entrate per la prima volta) mentre il restante 21% siete voi che ci seguite costantemente. Il trend degli ultimi trenta giorni è stato abbastanza soddisfacente in quanto abbiamo avuto rispetto al mese precedente un aumento del 72% di pubblico, che ha preferito utilizzare il cellulare per leggere i nostri articoli, mentre il restante si è attestato con una media del 26% e ha utilizzato un personal computer.

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Un francobollo per Settimia Spizzichino

IN OCCASIONE DEL CENTENARIO DELL’UNICA DONNA SOPRAVVISSUTA ALLA DEPORTAZIONE DEL GHETTO

“Sono tornata per raccontare”: così recita il nuovo francobollo emesso dalle Poste Italiane il 15 Aprile 2021 in ricordo di Settimia Spizzichino

di Ilaria PROIETTI MERCURI

Settimia nacque il 15 Aprile del 1921. L’unica donna su 1024 ebrei rastrellati ad essere sopravvissuta alla deportazione del Ghetto di Roma avvenuta il 16 Ottobre del 1943. E proprio il giorno che avrebbe compiuto ben 100 anni, in suo onore e ricordo, le Poste Italiane decidono di emettere una serie di 300 mila francobolli dal tema “Il senso civico”.

Emesso il 15 Aprile, l’adesivo acrilico ad acqua è formato da cinque colori su carta autoadesiva. Per un valore di tariffa B, è stato disegnato dalla bozzettista Silvia Isola.

Sulla composizione in primo piano si vede il viso di Settimia, con i suoi occhiali da vista e un leggero sorriso. Sullo sfondo un filo spinato e le rotaie che portano fino all’ingresso del campo di concentramento di Auschwitz. Quello stesso campo dove Settimia arrivò il 23 ottobre. Lei, fu fortunata, perché passò la selezione degli abili al lavoro insieme a sua sorella Giuditta, e le venne affidato il compito di spostare le pietre. Mentre la madre e le altre due sorelle, di cui la più piccola di 18 mesi, furono destinate alle camere a gas.

Con il numero tatuato 66210 Settimia lavorò in quell’inferno fino a che sfinita non finì in “ospedale”. Così, non più utile ai lavori, fu utilizzata dal medico tedesco Eduard Wirthsn come cavia umana per esperimenti sul tifo e la scabbia.
Come resistette fino al 15 aprile del 1945, quando ci fu la liberazione da parte degli inglesi, nessuno lo sa. Ma forse, lottò anche un po’ per tutti noi. “Io della mia vita voglio ricordare tutto, anche quella terribile esperienza che si chiama Auschwitz…
Per questo, credo, sono tornata: per raccontare.”

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Si allarga la rete di Municipio Solidale

PIÙ DI 450 LE FAMIGLIE DEL TERRITORIO CHE RICEVONO PACCHI DI GENERI ALIMENTARI DISTRIBUITI DAI VOLONTARI

di Anna BREDICE

Il 2020 doveva essere un anno di festa per il centenario della Garbatella. Si è fatto solo in tempo a fare una bella cerimonia in Piazza Brin con tanti cittadini e gli studenti delle scuole del Municipio, ma solo qualche settimana dopo sono stati proprio loro a lasciare i banchi vuoti e a fare lezioni a distanza, a casa, spaventati e inquieti per un virus sconosciuto. Era il marzo scorso, la
vita ci è cambiata in un istante. Ci siamo chiusi in casa, impossibilitati ad abbracciarci con i nostri cari e con gli amici. E’ passato un
anno e l’emergenza sanitaria purtroppo è ancora preoccupante per le varianti del coronavirus molto più contagiose. Certo qualche arma in più ce l’abbiamo. La campagna vaccinale aiuta a sperare in tempi migliori, a creare le condizioni per una futura immunità di gregge tanto agognata. In questi giorni il Presidente del Consiglio Draghi ha definito le prossime aperture “un rischio ragionato”. Il
Governo, nonostante i dati delle terapie intensive e dei deceduti siano ancora alti, ha deciso di riaprire dal 26 aprile scuole, bar e ristoranti, ma solo all’aperto, e anche cinema e teatri. Una grande svolta, nella speranza di superare definitivamente la pandemia e dare fiato ad alcuni settori economici che sono allo stremo. Gli ultimi dati del contagio da Covid danno più o meno stabilmente una quota di 500 casi al giorno in tutta Roma, numeri che tendono a scendere da qualche settimana.

Nell’Asl di appartenenza del Municipio VIII, Roma 2, ci sono stati 287 casi nell’ultimo giorno prima di andare in tipografia, ma è un’area della città molto ampia, complessivamente a Garbatella ci sono stati 1.878 casi. La campagna vaccinale a livello nazionale procede con una certa difficoltà, spesso per mancanza di dosi, promesse dalle ditte farmaceutiche e non arrivate, ma nel Lazio si sono raggiunte un milione e mezzo di persone vaccinate e questo è un ottimo risultato. Al momento hanno potuto prenotarsi coloro che hanno 60-61 anni, si doveva andare avanti in ordine anagrafico, scendendo nell’età, arrivando al 20 aprile per coloro che hanno dai 55 ai 60 anni, ma la sospensione dei vaccini monodose Johnson&Johnson ha per ora rallentato il ritmo della programmazione. A distanza di un anno non siamo ancora usciti dalla pandemia, i danni economici e sociali del lockdown hanno colpito i settori commerciali già fragili nel quartiere. Molte saracinesche hanno chiuso i battenti e chissà se le riapriranno. Anche tante famiglie sono finite in difficoltà.

Chi aveva un lavoro saltuario l’ha perso. Municipio solidale sta cercando di alleviare queste situazioni grazie a un coordinamento di aiuti e interventi di sostegno realizzati in maniera strutturale, a cui hanno dato il loro contributo tante associazioni e realtà locali, tra queste anche il nostro giornale, con la raccolta di prodotti alimentari alla Villetta. Sono circa 450 le famiglie che ricevono sostegni una volta alla settimana o ogni quindici giorni. Ci sono più di 300 volontari ad alternarsi nella confezione dei pacchi, e 25 associazioni collegate, una rete che comprende tante realtà, laiche e parrocchiali.
Forse, quello del Municipio VIII, è uno dei pochi casi a Roma dove è stato messo in campo un intervento così tempestivo, avvenuto in varie forme: dal carrello della spesa sospesa, ai pacchi alimentari, fino ai servizi donati dai negozi. Ad esempio il barbiere che offre il taglio a chi non lo può pagare o le lettere scritte dai ragazzi della scuola della pace della Comunità di Sant’Egidio agli anziani delle Case di riposo di Garbatella e Tormarancia, un modo per sconfiggere la solitudine. Anche la Casetta Rossa di via Magnaghi ha ricevuto un riconoscimento europeo, unica realtà premiata in Italia, per la spesa sospesa, ma soprattutto per aver creato Radio Anticorpi, una stazione radio che ha diffuso consigli pratici, interviste, storie, nutrendo il senso di comunità.

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Casetta Verde si prende cura di piazza Giovanni da Verrazzano

L’ambiente vissuto come bene comune da proteggere e gestire. E’ l’idea alla base della nascita di Casetta Verde, esperimento permanente che ha preso vita da un invito di Casetta Rossa spa, spazio gestito da attivisti e attiviste impegnati a diffondere una cultura dell’autogoverno.
Dieci anni fa infatti, Casetta Rossa ha invitato il quartiere della Garbatella e la cittadinanza a riqualificare l’adiacente area verde, denominata “Parco Cavallo Pazzo”, e l’invito è stato accolto da un nutrito gruppo di persone, che frequenta da tempo sia il parco sia Casetta Rossa.
Tutti in qualche modo hanno sentito di voler contribuire a migliorare un luogo che appartiene in primo luogo alla cittadinanza, nel cuore del loro quartiere, dove anche i bambini trascorrono tempo libero. Da quel bel momento di partecipazione sono stati organizzati una serie di incontri, per cercare di capire insieme quali fossero i problemi e le risorse del parco, toccando diversi aspetti: dai conflitti sociali, alla qualità dei luoghi, al benessere e malessere quotidiano.
Ed ora l’ultimo progetto lanciato da Casetta Verde ha riguardato la piazza-giardino Giovanni da Verrazzano: sabato 6 marzo i cittadini sono stati invitati a partecipare alla prima #FOREST_AZIONE, questo l’hashtag lanciato sui social, del 2021. Una mattinata di condivisione, giardinaggio e convivialità. I partecipanti hanno anzitutto ripulito l’area dai rifiuti che si sono accumulati nel corso degli ultimi difficili mesi, caratterizzati dalla pandemia e, in conseguenza, dall’incuria. Hanno falciato l’erba ricresciuta dalla fine dell’inverno e, in sostanza, si sono presi cura delle piantine della piazza-giardino, impiantando nuovi alberi. Dopo la mattinata di lavoro, grazie ai cittadini che vi hanno preso parte, l’aspetto di piazza Giovanni da Verrazzano era totalmente cambiato.

Casetta Verde è parte integrante di Rete Mobilità Sostenibile che vede il coinvolgimento di 48 associazioni e comitati della società civile sul fronte della mobilità sostenibile (pedonale e ciclabile), del trasporto pubblico, della sicurezza stradale, dell’ambiente e degli spazi urbani.

Il progetto Casetta Verde è quindi un classico esempio di cittadinanza attiva, che coinvolge numerose persone del territorio. 

Lina ed Arianna, due animatrici del progetto, ci tengono a sottolineare quanto la loro azione sia stata apprezzata da cittadini della piazza: ”Con nostro stupore la mattina ci hanno rifocillati con cappuccino e cornetti, la cosa naturalmente ci ha gratificati segno che il nostro sforzo sarà in futuro salvaguardato dalle persone della zona”.
Non è escluso che in futuro Casetta Verde possa adottare altre aree verdi del quartiere abbandonate all’incuria.

Il prossimo appuntamento in Piazza Giovanni da Verrazzano è per il 10 di aprile.

Stefano Baiocchi

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Garbatelling, Cento anni di Storie

L’associazione culturale La Torre dell’Emozione ci propone per i festeggiamenti del centenario della Garbatella uno spettacolo in streaming causa covid.

Continuano i festeggiamenti per il Centenario della Garbatella. L’Associazione Culturale La Torre dell’Emozione propone un video evento dal titolo “Garbatelling – Cento Anni di Storie”. Concepito inizialmente come spettacolo itinerante per le stradine della Garbatella, si è trasformato in un evento da fruire su piattaforma online streaming a causa delle restrizioni dovute all’emergenza Covid-19. Il programma si sviluppa intorno ad immagini che collegano presente e passato, riportandoci a un tempo che ci parla di dolore, ingiustizia e distruzione, i momenti della Seconda Guerra Mondiale che videro la Garbatella colpita duramente dalle bombe del 7 marzo 1944. Volti, anime e racconti dei personaggi ideati si presenteranno a testa alta e diranno con voce cristallina che il segno del ricordo deve vivere nel presente. Per tutti coloro che hanno combattuto e per chi, ancora oggi, lotta per una vita libera.

Il progetto, promosso da Roma Culture, è vincitore dell’Avviso Pubblico Centenario Garbatella

curato dal Dipartimento Attività Culturali.

Gli eventi aperti al pubblico saranno disponibili il 10 aprile alle 20.30 e l’11 aprile alle 17.00 sul

canale YouTube dell’associazione, mentre gli incontri destinati alle scuole saranno realizzati tramite programmi di conference call.

Ulteriori informazioni sono disponibili scrivendo all’indirizzo garbatelling@gmail.com .

Link al canale YouTube dell’Associazione Culturale La Torre dell’Emozione:

https://www.youtube.com/channel/UC3Np9kznbSpKUaoMMqsW7tw

Di Giorgio Guidoni 

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77 anni dalle Fosse Ardeatine in ricordo di Enrico Mancini

Diverse sono state le iniziative per ricordare il 77° anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine e tra queste la commemorazione che si è svolta a piazza Bartolomeo Romano, con l’inaugurazione della targa dedicata ad Enrico Mancini affissa sotto il murale che lo raffigura. Enrico Mancini, abitante della Garbatella, falegname ebanista, negli anni venti si rifiutò di aderire al partito fascista, scelta che gli costò l’incendio del laboratorio e del negozio di mobili ma che, sebbene lui dovesse provvedere a moglie e sei figli, non riuscì a piegare la sua volontá.

Nel 1942 Mancini aderì al Partito d’Azione, coordinandone l’attività clandestina tra Testaccio, Ostiense e Garbatella e con l’8 settembre entrò fattivamente nella Resistenza. La sua preziosa attività di collegamento con i servizi di informazione alleati terminò con l’arresto e la tortura finché, richiuso a Regina Coeli, venne prelevato il 24 marzo 1944 per essere portato e ucciso alle Fosse Ardeatine. In questo anniversario la famiglia del partigiano, insieme a  molti cittadini del quartiere, ha voluto rendergli omaggio.

Altre commemorazioni si sono svolte anche a Largo Bompiani, dove l’europarlamentare Massimiliano Smeriglio ha partecipato a quella organizzata da Liberare Roma e ha ricordato la recente scomparsa di suo zio Riccardo, ultimo figlio di Enrico Mancini, di cui abbiamo parlato in questo articolo (link). 

Nel primo pomeriggio anche la Rete Roma Sud, insieme ad alcuni studenti medi, hanno voluto ricordare le terribili vicende di quel 24 marzo 1944; tra gli interventi degli studenti è emersa una critica ai programmi scolastici, che in troppi casi trascurano o dimenticano l’insegnamento della storia contemporanea e della Resistenza.

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Cassonetti in fiamme in pieno giorno nel cuore della Garbatella

Ci risiamo. Dopo episodi simili già accaduti a novembre 2020 in diverse zone di Roma, ieri, in pieno giorno, ignoti hanno incendiato diversi cassonetti della raccolta rifiuti nel cuore della Garbatella. I vandali piromani hanno colpito ancora nei pressi del Lotto 16, in via Vettor Fausto, e non lontano dal Lotto 51 nei paraggi della trafficata via Caffaro. I Vigili del Fuoco, prontamente allertati, sono intervenuti per domare le fiamme. Alcuni passanti hanno visto transitare, fermarsi e poi ripartire un Smart bianca che ha destato più di un sospetto. Le forze dell’ordine stanno investigando per risalire agli autori del gesto. Come accaduto già in passato, si spera che alcune telecamere della zona possano aver registrato informazioni rilevanti per risalire agli autori dell’insano gesto.

Giorgio Guidoni

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Cantieri San Paolo: la street art contamina il territorio

Un campo da basket trasformato nella tela di un pittore. Forme geometriche astratte e dai colori sgargianti si alternano donando equilibrio e senso di vitalità dove prima c’era il cemento. Le pareti di una scuola divenute pagine di un libro nato per narrare alcune importanti storie del cinema italiano. Un’invasione di arte e creatività ha, infatti, pervaso l’area urbana lungo via della Vasca Navale. Tutto ciò si è potuto concretizzare grazie al progetto “Cantieri San Paolo”, realizzato dal Municipio Roma VIII con i fondi stanziati dalla Regione Lazio, attraverso il bando Lazio Street Art e concretizzato con il supporto dell’associazione Dominio Pubblico, con la collaborazione degli All Reds Basket, gli attivisti dell’Acrobax, gli studenti dell’istituto Cine-tv Rossellini e tanti volontari e artisti.

“Cantieri San Paolo” si compone di due progetti principali: One Take Project, guidato da Paolo Colasanti, in arte Gojo, che vede la realizzazione di tre opere murali sulle facciate dell’Istituto statale Cine-tv Roberto Rossellini ad opera degli artisti Leonardo Crudi ed Elia ‘900, opera che avviene proprio a ottanta anni dall’uscita de “La nave bianca”, primo lungometraggio del regista al quale la scuola è dedicata. 

Il secondo progetto, Tiber Courtyards, ha visto il restauro di due campi da basket: quello all’interno della parrocchia San Leonardo Murialdo e quello all’esterno del centro sociale Acrobax. Entrambe le pavimentazioni sono opera dell’artistaGreg Jager e a cura di Michele Trimarchi e si ispirano all’identità storica e naturalistica del Tevere. Opere che non sono state fatte solo per essere ammirate, ma per essere piacevolmente vittime di palleggi, terzi tempi, corse e scatti da parte degli avventori dei campi ristrutturati con questa iniziativa. 

Oltre al restauro a livello estetico i campi sono stati rimessi a nuovo con l‘utilizzo di materiali specifici per esterno, migliorando così la fruibilità, anche i tabelloni con i canestri sono stati cambiati” -ci racconta Luca degli All Reds Basket-. “Il campo all’aperto dell’Acrobax è un luogo di ritrovo per molti giovani di Roma sud e funge anche da punto di riferimento per chi vuole avvicinarsi a questo a sport; oltre a sistemare il campo abbiamo ripulito anche l’area e sistemato le panchine e le ringhiere circostanti, non vediamo l’ora che termini la zona rossa per poter inaugurare il nuovo campo”- conclude Luca: “Portiamo avanti anche un processo di sensibilizzazione sul bene comune, questo spazio è accessibile a tutti e quindi è importante che ogni persona se ne prenda cura affinché tutti ne possano godere al meglio, questo è possibile coinvolgendo le persone, soprattutto giovani, nei progetti rendendole partecipi e consapevoli del lavoro e della fatica che occorre per realizzarli”.

L’iniziativa ha visto la partecipazione di numerose comunità del Municipio VIII e va a valorizzare un quadrante, vicino le sponde del Tevere, carente di attività e proposte culturali. Opere straordinarie che, per la loro forte capacità comunicativa, possono diventare stimolo per nuove energie artistiche, ma anche e soprattutto per una cittadinanza attiva e importanti luoghi di aggregazione e socialità.

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77 Anni dalle Fosse Ardeatine

24 Marzo 2021: 77 Anni dall’eccidio delle Fosse Ardeatine

Era il 23 Marzo 1944 quando un gruppo di partigiani uccisero 33 soldati dell’esercito tedesco nell’attentato di Via Rasella.

Il giorno dopo, 24 Marzo 1944, per vendetta, le truppe naziste fucilarono 335 civili tra cui militari italiani, prigionieri politici, ebrei.

Un gesto che per la sua atrocità e l’alto numero delle vittime, passò alla storia come l’evento simbolo della durezza dell’occupazione Tedesca.

Un evento che non va dimenticato e così, per il 77mo anniversario delle Fosse Ardeatine, proprio al Mausoleo di Via Ardeatina, il Presidente dell’8 Municipio Amedeo Ciaccheri e la Sindaca di Marzabotto Valentina Cuppi si sono incontrati per avviare un gemellaggio tra le due istituzioni ma soprattutto ricordare le stragi nazifasciste mantenenendo sempre viva la memoria.

Di Ilaria Proietti Mercuri

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