Il SERESMI, Servizio Regionale per l’epidemiologia, sorveglianza e controllo delle malattie infettive, ha aggiornato la mappa romana dei contagi Covid-19 al 14 maggio 2020.
A circa un mese di distanza dalla prima rilevazione segnalata da Cara Garbatella (17 aprile), i dati parlano di +29 casi (69 il 17 aprile, 98 alla data di ieri) nell’VIII Municipio con un tasso di incidenza di circa 7 malati e mezzo ogni 10mila abitanti.
Tenendo a mente il dato di positivi totali nella capitale, ieri 2.670, un mese fa ca (17 aprile, ricordiamo) 1.732, notiamo che continuano a rimanere invariati sia il primato del Municipio VII della capitale, con il numero maggiore di casi (299) sia quello del II Municipio con l’incidenza maggiore (11,76 casi ogni 10mila abitanti).
A Garbatella sono presenti 42 (+9) casi, 25 (+9) a Tormarancia, del tutto invariato a Navigatori, che rimane a 5 casi, mentre a Valco San Paolo si arriva a 7 casi (+3), con un’incidenza massima nel Municipio che è quella della zona Navigatori.
New entry per Cara Garbatella i dati di Grotta Perfetta, che alla data del 14 maggio, si attesta a 13 casi con un tasso di incidenza di 8.39.
L’Associazione sportiva Roma e la sua fondazione Roma Cares hanno lanciato ad aprile il progetto ASSIEME, volto ad esprimere vicinanza e sostegno nei confronti dei tifosi in questo periodo di emergenza. Così questa mattina, rappresentanti del progetto erano nel cuore giallorosso di Garbatella, in piazza Damiano Sauli a pochi passi dal Roma club, per distribuire ai presenti guanti, mascherine e gel per le mani da utilizzare durante la fase 2.
Nei prossimi giorni l’AS Roma comunicherà sui propri canali le altre iniziative, che rientrano nell’ambito della campagna ASSIEME per continuare a sostenere i suoi tifosi durante l’epidemia da Covid-19.
Il SERESMI,Servizio Regionale per l’epidemiologia, sorveglianza e controllo delle malattie infettive, ha aggiornato la mappa romana dei contagi Covid-19 al 27 aprile 2020.
A dieci giorni di distanza dalla prima rilevazione segnalata da Cara Garbatella (17 aprile), i dati parlano di 79 casi (+10) nell’VIII Municipio con un tasso di incidenza di cica sei malati ogni 10mila abitanti (un tasso di 6.03, in percentuale lo 0,06%). Tenendo a mente il dato di positivi totali nella capitale, oggi 2.202, dieci giorni fa 1.511, notiamo che il Municipio con il numero maggiore di casi (228) nella città è il VII, mentre l’incidenza maggiore si rileva nel secondo.
A Garbatella sono presenti 38 (+5) casi, 20 (+4) a Tormarancia, mentre sono rimasti invariati o semi invariati i dati di Navigatori, che rimane a 5, e di San Paolo, 5 (+1), con un’incidenza massima nel Municipio, proprio quella della zona Navigatori (9.68, ossia circa 9 casi su 10mila abitanti).
Si è finalmente conclusa la rimozione dei detriti dell’ex mercato di viale Odescalchi, che a seguito del trasferimento del mercato nel nuovo plateatico di via Rosa Guarnieri Carducci avvenuto ad inizio anno, ricoprivano la parte centrale della strada.
La sospensione della raccolta, dovuta alle conseguenze dell’epidemia da Covid-19, ha costretto così il quartiere a convivere per circa quattro mesi con una distesa di macerie e materiali di risulta.
In foto b/n: viale Carlo Tommaso Odescalchi alla fine degli anni ’50, prima della costruzione del Mercato.
Attualmente la carreggiata centrale, sgombera dai box del mercato, è divenuta un’area di parcheggio improvvisata per le autovetture. Entro l’anno dovrebbero partire i lavori per la riqualificazione di tutta la strada, come riferito nel nostro articolo del 21 aprile u.s. Gli interventi interesseranno la sistemazione del manto stradale, della segnaletica, dei parcheggi e dell’alberature. Proprio rispetto agli alberi presenti nel viale, nell’ultimo anno abbiamo assistito a cadute dovute probabilmente alla scarsa manutenzione degli stessi e, quest’ultimo martedì, un albero si è schiantato sopra un automobile parcheggiata proprio nei pressi dell’area dell’ex mercato.
Oltre a interventi di manutenzione e risistemazione sarabbe auspicabile, data la presenza in viale Odescalchi dell’Istituto Sant’Alessio per chiechi ed ipovedenti, un intervento di ristrutturazione anche dei loges, le linee di orientamento a terra per i non vedenti, che attualmente versano in uno stato disastroso e non funzionale.
Era un ebreo polacco di 43 anni rimasto per anni tra gli otto martiri non identificati
Venerdì 24 marzo 1944, una data che resta nella memoria e nel cuore di tutti gli italiani ed in particolare dei romani. Quel giorno 335 esseri umani vennero barbaramente trucidati alle Fosse Ardeatine dalle SS naziste che occupavano Roma.
Stavolta non ci soffermiamo sulla storia di quell’eccidio che dovrebbe essere risaputa e conosciuta da tutti. I poveri resti di quelle persone oggi sono custoditi, come tutti sappiamo, nel Mausoleo di via Ardeatina.
327 di loro nel tempo sono stati identificati grazie a registri, testimonianze, reperti. Per otto invece non si è riusciti a abbinare i resti mortali ad un nome.
Quindi da un lato i nomi degli otto ultimi martiri non erano sconosciuti ma dall’altro non si sapeva a quale nome corrispondessero quelle ossa piuttosto che quelle altre.
Nei giorni scorsi grazie al lavoro del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti avviato nel 2010, con il supporto del RIS dell’Arma dei Carabinieri e del Laboratorio di Antropologia dell’Università di Firenze e con la collaborazione dell’Anfim (associazione familiari delle vittime) e della Comunità Ebraica si è avuta la certezza dell’appartenenza di resti umani non ancora identificati a Marian Reicher anche lui vittima dell’eccidio.
Marian Reicher era un ebreo polacco di 43 anni che venne arrestato a Roma e cadde vittima della rappresaglia tedesca.
Grazie alla comparazione del DNA di David Reicher, figlio di Marian, con i DNA dei resti senza nome si è finalmente riusciti ad abbinare resti e nome per un’altra persona e ora Marian Reicher riposa nel sacello 272.
Il Ministero della Difesa informa che passata l’emergenza della pandemia del coronavirus sarà organizzata una cerimonia al Mausoleo per onorare ufficialmente la ritrovata identità di Marian Reicher alla presenza del figlio David.
La pittrice ha il suo atelier davanti la fontana di Carlotta
L’identità passa anche attraverso i suoi luoghi: essi definiscono gli spazi del vivere civile, connotano le relazioni, la storia e le storie. I luoghi antropologici rendono peculiari, inoltre, la cultura e l’arte: “Garbatella ha una dimensione umana, storica e paesaggistica che è un piacere da vivere e da riportare su tela. Il suo essere un paese nella città, la sua tranquillità di vita e la sua serenità sociale, che tanto mi ricordano la Svizzera, sono diventati i soggetti della mia pittura” ci racconta Sandra Gianesini che da tre anni ha un atelier a piazza Ricoldo da Montecroce, di fronte alla fontana Carlotta.
Sandra Gianesini nasce in Svizzera nel 1978, dove riceve sin da bambina una solida educazione all’arte attraverso gli insegnamenti di suo padre, anche lui pittore. Nel 2000 si trasferisce a Roma, dove perfeziona le tecniche di pittura ad olio, acquerello e pastello, a studio e, soprattutto, “en plein air”. Collabora, inoltre, con diversi artisti italiani e stranieri. Le sue opere sono esposte in Svizzera, presso la “Galerie Avenue du Général Guisan 19”, a Sierre, dove è ospitata una mostra permanente e alla MAG (Montreux Art Gallery), e in gallerie d’arte in Italia.
In occasione del centenario del quartiere, ha lavorato ad una serie di dipinti e disegni che ritraggono diversi scorci della Garbatella. Un’anteprima è stata mostrata al pubblico in un’esposizione ad ottobre durante la Rome Art Week e a gennaio in una mostra personale in concomitanza dell’apertura dei festeggiamenti.
“Nonostante i suoi 100 anni, Garbatella è un quartiere dinamico e giovane – continua l’artista – per questo mi piace dare un tocco di colore ai lavori che la ritraggono, ma nello stesso tempo parlare di Garbatella evoca un’atmosfera sognante e ‘magica’per tale motivo uso anche la tecnica della luminescenza, attraverso la quale mescolo la polvere di marmo con dei pigmenti luminescenti che assorbono la luce del giorno, sia naturale sia artificiale, e la restituiscono di sera quando si spengono le lampade. L’effetto finale è quello di trovarsi una sera d’estate per i vicoli e i lotti del quartiere, sotto le stelle”.
A fine estate 2020 è prevista presso l’atelier della pittrice una mostra con tutti i lavori realizzati per il centenario.
É stata resa nota dal Seresmi, Servizio Regionale per l’epidemiologia, sorveglianza e controllo delle malattie infettive, la mappa romana dei contagi Covid-19.
I dati, aggiornati al 17 aprile 2020, parlano di 69 casi nell’ottavo municipio con un tasso di incidenza del 5,27%, inteso come il rapporto tra malati e un campione di 10mila abitanti. Tenendo a mente il dato di positivi totali nella capitale, oggi 1732, una settimana fa 1511, notiamo che la distribuzione territoriale risulta simile alla precedente e la crescita piuttosto equa tra i vari quartieri. Si va da zero nuovi casi a sette, la punta massima.
A Garbatella sono presenti 33 casi, 16 a Tormarancia, 5 a Navigatori e 4 a Valco San Paolo, con un’incidenza massima nel Municipio di 9,68%, proprio quella della zona Navigatori.
Il triste primato della città spetta però al quartiere di Torre Angela, periferia est della capitale, che resta il quartiere della città dove si registra il numero più alto di malati di coronavirus, 52 in totale, mentre i tassi più alti sono quelli dei Municipi I, II e XV.
Nonostante il caos sulle varie riaperture, c’è una luce per quanto riguarda l’agricoltura. In settimana infatti è stata firmata dalla Regione Lazio l’ordinanza che permette spostamenti a chi ha un proprio orto o allevamento di animali da cortile. C’è però una distinzione tra orti familiari e urbani o collettivi. Dunque, attenzione alle regole. Quali sono? Andiamo a vederle.
Gli orti familiari
Tutti ad aspettare che in quest’emergenza qualcosa si muova. Librerie? Prima si poi no. Negozi per bambini? Si ma a tanti negozianti non conviene. Ora è la volta degli agricoltori hobbisti. Questa volta però, la nuova ordinanza sembra essere stata apprezzata da tutti. Sia dalla Regione che dagli appassionati della coltivazione. È dunque possibile recarsi al proprio orto? Si, se si seguono le regole.
Le regole da seguire
Lo spostamento è previsto limitatamente agli interventi necessari alla tutela delle produzioni vegetali e degli animali da cortile allevati.
Lo spostamento verso il proprio terreno è previsto non più di una volta al giorno.
Un solo componente della famiglia può recarsi all’orto.
Gli orti urbani o collettivi
Per quanto riguarda gli orti urbani o collettivi il Comune ha emanato una disposizione con alcune regole, un pò più restrittive, da dover seguire. Vediamole insieme.
Le regole da seguire
Lo spostamento verso il proprio terreno è previsto per non più di tre volte a settimana.
Un solo componente della famiglia può recarsi all’orto.
Mantenere una distanza di 50 mq dalle altre persone.
È vietato l’accesso alle aree di socializzazione dell’Orto.
È vietato l’accesso ai coltivatori non autorizzati e al pubblico.
Come raggiungere l’orto
Altro quesito è come posso recarmi al terreno? Ogni orto urbano o collettivo è affidato ad un’associazione. Dunque il Presidente del circolo in questione dovrà inviare all’Ufficio Orti Urbani e alla Direzione Tecnica del Municipio di competenza territoriale la lista del coltivatori da Lui autorizzati. I controlli da parte della Polizia potrebbero essere effettuati anche all’ingresso dei vari terreni. Dunque, gli orticoltori dovranno portare con sé, oltre alla dichiarazione sostitutiva, anche la tessera associativa.
Fino a pochi mesi fa, uno dei luoghi più gettonati delle visite guidate nel quartiere, ora simbolo di degrado e di incuria. É la Fontana Carlotta che riversa in un preoccupante stato di abbandono a causa di elettrodomestici, mobili, sanitari, carrelli della spesa, spazzatura gettati lì da circa dieci giorni.
Abitanti del posto ci hanno rivelato che la responsabile di tale situazione potrebbe essere un’abitante del lotto 27, che gradualmente ha lasciato nella piazza antistante la fontana gli oggetti dei quali non si serviva più, incurante degli effetti del proprio gesto.
Purtroppo, non è la prima volta che Carlotta viene deturpata. In passato l’effige è stata danneggiata da vandali e ridotta ad uno stato di degrado e poi restaurata in più di un’occasione. Allo stesso modo, ciclicamente, l’area che la circonda è stata lasciata allo stato brado e poi recuperata.
Sembra che la bella Carlotta non debba avere pace neanche in tempi di Covid-19.
È di circa tre mesi fa la rimozione dei chioschi del vecchio mercato di viale Carlo Tommaso Odescalchi, trasferito nel nuovo plateatico di via Rosa Guarnieri Carducci, che insieme all’ex mercato di Garbatella è stato inaugurato il 1° dicembre 2019. Tor Marancia ha così salutato il suo storico mercato rionale, che serviva gli abitanti fin dagli anni Sessanta.
L’appalto per i lavori e la bonifica dell’area in cui sorgeva il mercato se lo è aggiudicato la ditta G. INTECH INNOVATIONS & TECHNOLOGIES S.R.L., per un importo di circa 68 mila euro; ancora oggi, però, parte dei detriti della demolizione non sono stati rimossi e si è resa necessaria la perimetrazione della distesa di macerie e l’area è diventata ben presto una discarica di rifiuti privati e di materiali di risulta.
Interpellato sulla questione l’assessore municipale Leslie Capone afferma: “La sospensione della raccolta e smaltimento dei materiali dell’ex mercato di viale Odescalchi è dovuta alle conseguenze dell’epidemia sia per il centro adibito alla raccolta, sia per l’impresa incaricata dagli operatori. Stiamo valutando se possibile l’intervento di AMA”. “Dopo lo sgombero dei materiali”, prosegue Capone “è già stata espletata la gara per i lavori di riqualificazione della strada”.
Lo storico mercato di Tor Marancia, non è nuovo a tentativi di riqualificazione e manutenzione, anche in seguito a richieste degli operatori, che avevano visto negli ultimi vent’anni una diminuzione della clientela.
Nel 2007 l’amministrazione comunale, programmò ed appaltò la realizzazione, con il metodo del project finance, di un nuovo mercato coperto che riunisse i mercati rionali di Odescalchi e Navigatori, nell’area tra via di Santa Petronilla e via Marco e Marcelliano. L’operazione però è naufragata poiché la ditta appaltatrice adduceva esosi costi di realizzazione. Del nuovo mercato non se ne fece più nulla, nonostante le sollecitazioni del Municipio, che nel 2011 ne richiedeva nuovamente la realizzazione.
Con la delibera del 5 marzo 2015 il Municipio rinunciava all’unificazione dei due mercati e decise il trasferimento del mercato di via Odescalchi nel nuovo mercato di via Rosa Guarnieri Carducci e la ristrutturazione del mercato di Navigatori nella sua attuale collocazione.
In seguito nell’ottobre 2018 il Consiglio Municipale chiese con decisione unanime di inserire la ristrutturazione del mercato di Navigatori all’interno del Piano di riassetto di Piazza dei Navigatori, legato alla costruzione dei palazzi sull’omonima piazza, finanziando le opere necessarie con i fondi proventi dagli oneri di urbanizzazione.
Oggi gli abitanti di Tor Marancia non hanno più un mercato rionale, il più vicino resta quello di Piazza dei Navigatori, che proprio in questi giorni ha ricominciato a servire dopo la messa a norma prevista dalle ordinanze sul contenimento del Covid-19.
A seguito dello spostamento del mercato, viale Odescalchi ha visto andare via anche lo storico Bar di Gigi, trasferitosi a via dei Lincei. Attualmente, quindi, una delle vie centrali del quartiere che un tempo era animata da attività e circolazione di persone, appare ai nostri occhi desolata e vuota, pur ospitando molte serrande abbassate dei locali Ater che potrebbero restituire agli abitanti alcuni servizi utili e ridare vita alla strada. Su questo ultimo aspetto l’assessore Capone dichiara: “Abbiamo sollecitato l’Azienda a risolvere eventuali problemi amministrativi e a procedere a un bando per la loro assegnazione”.
Nella vecchia Sciangai per una situazione che volge verso una risoluzione sono tante quelle attendono il loro destino: la costruzione del terzo palazzo di Piazza dei Navigatori, il futuro dell’ex Fiera di Roma e dell’ex scuola Mafai in viale di Tor Marancia 103. Rispetto a quest’ultima questione il Comune sta lentamente pianificando la demolizione e bonifica dell’area dove verrà poi costruito il Centro Culturale, unico risarcimento che il quartiere è riuscito a strappare a fronte delle speculazioni edilizie di Piazza dei Navigatori. È invece evidente che la speranza di un mercato coperto per gli abitanti di Tor Marancia non ci sarà.
L’iniziativa di due classi della scuola media Moscati della Garbatella
C’è un regalo in più per le famiglie in difficoltà economiche e per gli anziani soli che in queste settimane stanno ricevendo a casa la spesa, perché non possono uscire : a Pasqua per loro c’è anche una poesia, un disegno o un pensiero realizzato da alcuni studenti della scuola media Moscati. Si tratta di due classi che per un giorno intero hanno fatto le loro video lezioni questa volta però dedicate al volontariato nel quartiere. Insieme all’assessora Francesca Vetrugno e alla vicepreside Margherita Venetucci c’erano anche in collegamento dei volontari, che insieme ad operatori del Comune stanno portando avanti l’attività del Municipio solidale: cibo, libri, farmaci a domicilio per chi non può uscire oppure non può acquistarli. Hanno spiegato ai ragazzi il valore e il significato di questa scelta in un momento così difficile come questo, l’aiuto che hanno deciso di dare per alleviare la solidarietà di molti abitanti del quartiere e dai ragazzi hanno ricevuto domande, curiosità e ringraziamenti. E alla fine anche le loro poesie e frasi che in questi giorni stanno arrivando in molte case.
Il ricordo di Cara Garbatella all’edicolante di piazza Oderico da Pordenone
Ci ha lasciato per sempre dopo una lunga malattia Enzo Argenti, l’edicolante di piazza Oderico da Pordenone, davanti al palazzo della Regione Lazio. Enzo era un comunista, iscritto e militante del Pci romano. Oltre ad essere una figura impegnata nella vita sociale e politica del nostro quartiere era un amico di Cara Garbatella, con cui abbiamo condiviso tante discussioni e tanti bei momenti in Villetta.
La sua famiglia aprì il primo chioschetto di giornali nel 1938, proprio a fianco dell’ex Liceo Borromini dove, fin da piccolo, già aiutava i genitori nella gestione dell’edicola. Poi dai primi anni Settanta, condusse instancabilmente l’attività in proprio coadiuvato dalla sorella Valeria. Ma l’ edicola di Enzo non era un mero punto di vendita di giornali e riviste. Nei momenti salienti della vita politica nazionale e locale era un punto di riferimento, si andava da lui a discutere. Era il ritrovo dei giovani studenti del Borromini e poi, quando più tardi si spostò davanti alla Regione Lazio, di tanti cittadini e intellettuali.
Segretario della sezione Pci di Acilia fu un militante attivo anche all’interno della Villetta, dove è stato candidato più volte alle elezioni Municipali: nel 2008 con Sinistra Arcobaleno a sostegno di Andrea Catarci, poi ancora nel 2016 e infine nel 2018 con Liberi e Uguali a sostegno di Amedeo Ciaccheri.
Ci ricordiamo Enzo e tutta la sua famiglia, a lavorare instancabilmente come volontari alle feste dell’Unità, ai festival del Jazz e a tante iniziative della Villetta. Grazie ancora Enzo per tutto quello che hai fatto. Un forte abbraccio da tutta Cara Garbatella alla moglie Imola, alla figlia Irene al genero Daniele e al suo amatissimo nipotino Claudio.
Il prossimo Martedì, come programmato dal Municipio VIII, l’AMA procederà alla sanificazione e al lavaggio delle strade. Otto autobotti riverseranno in totale 80mila litri di acqua e detergente nei punti nevralgici del territorio municipale. In particolare, la pulizia si concentrerà dove insistono le attività essenziali individuate dai recenti Decreti del Presidente del Consiglio in merito all’emergenza Covid 19.
In dettaglio:
• Strade consolari
• Strade direttrici
• Strade con presenza di Stazioni FS, Stazioni Metro e Fermate
Autobus
• Strade con presenza di mercati, supermercati e ipermercati
• Strade con presenza di farmacie
• Strade con presenza di ospedali
Al seguente link l’aggiornamento dei luoghi dove verranno realizzati gli interventi:
La modalità sarà quella della irrorazione “a pioggia”, e non con getto, perché garantisce la minor sollevazione di polveri e micro depositi.
Il servizio sarà aggiuntivo rispetto allo sforzo già in atto per il lavaggio meccanizzato e lo spazzamento stradale, che si sta portando avanti con notevoli difficoltà per via degli scarsi mezzi a disposizione e del personale ridotto. Negli ultimi giorni sono state pulite: via Ostiense, via Barbana, via Pellegrino Matteucci, via Costantino, piazza Zoagli Mameli, via dei Georgofili, via Mantegna, via Belloni, via dei Conciatori. La pulizia delle strade è affiancata anche dalla sanificazione dei cassonetti, internamente ed esternamente, su tutto il territorio municipale.
Il flash mob è partito dal centro sociale La Strada di Garbatella
è stato raccolto dall’Anpi di Roma
Ieri alle 18 sono state centinaia le candele accese, i cartelloni scritti a mano, le “Belle ciao” cantate a squarciagola dai balconi di Roma per ricordare quest’anno il 76° anniversario delle Fosse Ardeatine i 335 martiri trucidati dai nazisti il 24 marzo del 1944.L’invito al nuovo flash mob “Ci hanno seppellito, ma eravamo semi”, è partito dal Centro sociale La strada di Garbatella ed è stato raccolto con entusiasmo e partecipazione da decine di associazioni romane e circoli dell’Anpi di Roma e provincia. “Abbiamo avuto più di 250 contributi fotografici dai cittadini dei quartieri che ieri alle 18 hanno aderito all’iniziativa dai balconi– ha ribadito Jacopo Smeriglio, tra gli organizzatori insieme ad altri ragazzi della Garbatella- ed ora stiamo montando un video che faremo girare”. L’appuntamento era rimbalzato anche sul piccolo schermo durante la trasmissione serale “Linea diretta Rai Tre”, in occasione dell’intervista della giornalista del Manifesto Daniela Preziosi.
“Se pure i bambini sono entrati nella Resistenza, allora il fascismo è proprio finito”. Lo disse il Commissario di polizia davanti a una sedicenne appena arrestata. Erano passati pochi giorni dall’eccidio delle Fosse Ardeatine il 24 Marzo del’44 e Angelina, una giovane militante dei gap aveva organizzato una messa a Santa Maria Maggiore per uno dei tanti giovani uccisi. All’uscita della chiesa, insieme ad altri, aveva improvvisato un corteo. L’Ovra, la polizia politica segreta dell’Italia fascista, su indicazione di Kappler,comandante della Gestapo a Roma, intervenne bloccando il tentativo e arrestando i partecipanti.
La sedicenne era Angelina de Lipsis, staffetta partigiana addetta al trasporto di armi nella città. Raccontò che negli spostamenti utilizzava sempre la bicicletta da uomo, finché il Comando tedesco ne vietò l’uso in tutta la città avendone capito il ruolo importante per la lotta antifascista romana.
Nella foto Angelina De Lipsis con i partigiani Angelo Nazio e Sergio Lepri nel giorno della consegna delle Medaglie della Liberazione al Campidoglio
Angelina racconterà poi la sua storia di partigiana nel documentario del 2014 “Storie d’Aprile – Donne al Quadraro” di S. Miceli e K. Majenza del Centro Sperimentale di Cinematografia.
Finita la guerra sposò Dario Spallone, fratello di Mario medico di Togliatti, anche lui impegnato nella Resistenza romana, dividendo con la famiglia Spallone l’impegno politico e quella per la salute dei cittadini. In particolare Angelina si dedicherà all’affermazione per la parità delle donne, a favore della sanità pubblica e per i diritti del malato, dei deboli e delle fasce svantaggiate.
Angelina ci ha lasciato ieri nella sua casa di Tormarancia. Verrà seppellita nel Cimitero Acattolico.
La memoria è un ingranaggio collettivo e voglio condividere con voi
questo video che si unisce a diverse iniziative che si stanno
moltiplicando sul territorio in queste ore. Torneremo insieme presto ad
attraversare i luoghi che ci hanno reso quello che siamo, convinti
ancora una volta che qua sta scritta la traccia del nostro futuro e la
forza della nostra comunità.
In queste immagini Alessandro Portelli, Gianni Rivolta, Ernesto Nassi ci raccontano quel terribile giorno di 76 anni fa dove per mano dei nazifascisti furono trucidate 335 persone.
Rimaniamo uniti, anche se distanti, nella memoria per combattere ora e sempre ogni rigurgito di odio.
Ringrazio l’assessora Michela Cicculli, Anna Coccoli e tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione di questo video.
Tra i 335 martiri del furore nazista, tre cittadini della Garbatella: i fratelli Giuseppe e Francesco Cinelli ed Enrico Mancini
Il 24 marzo di settantasei anni fa, a poche centinaia di metri dai confini del nostro quartiere, si consumava una delle pagine più tragiche della Resistenza romana: una strage nazista ordinata come rappresaglia all’attentato partigiano di Via Rasella, in cui il giorno prima avevano perso la vita 33 soldati tedeschi.
335 persone di vari ceti sociali, di tutte le età e anche un sacerdote venivano trucidate e gettate in una fossa comune, che altro non era che una vecchia cava di pozzolana vicino all’antica Via Ardeatina. Poi il crollo delle volte della cava, causato dall’esplosione di più cariche di dinamite, davano una ignobile sepoltura a quei corpi ammassati in quella fossa.
Nel libro “La terrazza sulla Garbatella” Adelio Canali, allora poco più che un ragazzo, ci racconta in maniera minuziosa il ricordo di quella sciagurata giornata: “Verso le 16 di quel pomeriggio un improvviso boato ci fece sobbalzare. Ormai eravamo abituati ai bombardamenti aerei, ma guardando in alto non si vedevano velivoli, tanto meno se ne udiva il consueto, sinistro rombo. Neanche il tempo di riprenderci che un secondo e terzo boato, molto più forte ci fecero voltare di scatto. Nei giorni successivi cominciarono a trapelare le prime notizie dell’eccidio e sui tentativi dei tedeschi di chiudere l’ingresso delle cave, prima col lavoro di giovani rastrellati, poi col brillamento di tre cariche di tritolo”. Tra le vittime, c’erano tre abitanti della Garbatella, colpevoli di aver avuto come valore della loro esistenza l’antifascismo e l’amore per la libertà: i fratelli Francesco e Giuseppe Cinelli ed Enrico Mancini.
Francesco e Giuseppe Cinelli, a destra Enrico Mancini
Quest’ultimo, dopo aver frequentato le elementari, aveva prematuramente lasciato lo studio per lavorare. Da apprendista falegname aveva mostrato grandi capacità fino a diventare un ricercato ebanista. Alla fine degli anni Venti il rifiuto di indossare la camicia nera gli costò l’incendio del suo laboratorio. Gli venne assegnata una casa di due stanze in Via Percoto, al Lotto 43 il terzo albergo davanti alla questura. Nel 1942 aderì al Partito d’azione e dall’8 settembre del 1943 prestò un’intensa attività in vari campi d’azione del fronte clandestino, in particolare in quello dei collegamenti tra Roma e l’esterno, all’interno del gruppo “Giustizia e Libertà”. Fu arrestato il 7 marzo del 1944, il giorno dei bombardamenti della Garbatella, nel suo ufficio al centro di Roma, dove svolgeva una nuova attività di commerciante di prodotti agricoli. Fu portato alla Pensione Oltremare vicino alla stazione Termini dove fu torturato dalla banda Koch e successivamente trasferito alla Pensione Iaccarino: due tristi luoghi di sofferenza gestiti da fascisti italiani.
Il 18 marzo fu rinchiuso nel terzo braccio di Regina Coeli in attesa di processo, dove riuscì a far pervenire alla famiglia un biglietto. Fu prelevato dal carcere il pomeriggio del 24 marzo e trasportato alle Fosse Ardeatine insieme ad altri detenuti, verso quell’ultimo e tremendo viaggio. Morì trucidato all’età di 47 anni, lasciando la moglie e sei figli. A lui, durante i festeggiamenti del Centenario, è stato dedicato un gigantesco murales sulla parete del lotto 9 che affaccia su piazza Bartolomeo Romano.
I Fratelli Cinelli abitavano originariamente al quartiere Salario, ma presto dovettero vendere casa a causa delle continue molestie e pressioni da parte dei fascisti. Agli inizi degli anni Trenta fu assegnata alla madre Ludovina una casa popolare alla Garbatella, in Via Antonio Rubino, presso piazza Sant’Eurosia.
Francesco era dipendente della Romana Gas. In quella realtà lavorativa molti operai erano coinvolti nella lotta per la liberazione di Roma.
Nelle officine della Romana Gas si costruivano quelli che venivano chiamati i “chiodi a tre punte”, destinati a squarciare i pneumatici degli automezzi delle truppe d’occupazione. Si fabbricavano ordigni rudimentali, tra l’altro anche quello usato nell’attentato di Via Rasella. Giuseppe Cinelli all’inizio seguì le orme del padre, che era un artigiano calzolaio. Dopo il trasferimento alla Garbatella cessò quest’attività, perché non gli venne concessa la licenza, in quanto era già conosciuto come un noto sovversivo. Riuscì ad entrare come facchino ai Mercati Generali: anche questa struttura lavorativa era piena di compagni antifascisti. Da prima socialista poi comunista Giuseppe ebbe un ruolo importante nella resistenza, presso il comando della Settima Brigata Garibaldi: era Ispettore organizzativo del II battaglione. Giuseppe, ormai latitante, tornò a dormire per una sera nella sua casa di Via Rubino insieme al fratello. Purtroppo questa scelta gli fu fatale. Catturati la sera del 22 marzo vengono torturati nella prigione delle S.S. in via Tasso e portati il 24 marzo nel devastante inferno delle Fosse Ardeatine.
A Giuseppe Cinelli, dopo il 4 giugno del 1944 all’indomani della liberazione di Roma, fu intitolata la sezione dei comunisti della Garbatella, la Villetta. A distanza di settantasei anni e gli inevitabili cambiamenti di nome delle strutture politiche all’interno della Villetta è rimasta l’intitolazione a Giuseppe Cinelli, fortemente voluta dai frequentatori della Villetta. Tutto questo per non dimenticare
Roma è un riassunto di storia dell’arte. Da dove cominciare a visitarla è impossibile da capire. Se però volete qualche consiglio su cosa vedere vicino Garbatella, ecco qualche consiglio.
Cosa vedere vicino Garbatella – I murales di Tor Marancia
Benvenuti nel quartiere popolare della Street Art. Siamo a Tor Marancia, quartiere a pochi passi dalla Garbatella. Vi basterà attraversare la Cristoforo Colombo per imbattervi in straordinari murales realizzati da 22 artisti internazionali.
Se pensate che sia stato facile per la Streeet Art sbarcare qui vi sbagliate di grosso. Immaginate le anziane signore di Viale Tor Marancia quando hanno iniziato a vedersi imbrattare i loro muri. <<A regazzì che stai a fa?>>. Non ci è voluto molto poi però per rendersi conto che da lì a poco sarebbe diventato il quartiere più colorato di Roma.
Cosa vedere vicino Garbatella – La Basilica di San Paolo
Passeggiate nel grande parco Schuster, in Via Ostiense. Fermatevi in un chioschetto, buttatevi sul grande prato o sedetevi su qualche panchina. Insomma fate un po’ voi tanto, da qualunque prospettiva sarete, potrete ammirare la Basilica di San Paolo fuori le Mura. 130 metri, larga 65 e alta 29 rappresenta la seconda delle quattro basiliche papali di Roma per grandezza. Però, considerando che vederla solo da fuori non rende l’idea, vi consigliamo di prenotare una visita all’interno della grande chiesa.
Cosa vedere vicino Garbatella – La Piramide Cestia
Dall’alto di questa piramide più di 20 secoli di storia ci guardano. Un monumento che, direte voi, cosa ci sta a fare vicino a Garbatella? La storia di questa piramide alta ben 36 metri è semplice. Tra il 18 e il 21 a.C. l’imperatore Gaio Cestio dichiarò di volere la sua tomba proprio come quella degli antichi Egizi. Si poteva dire di no ad un imperatore? Dubito. Così nacque la famosa Piramide Cestia. Molto semplice da raggiungere in quanto si trova proprio davanti la fermata Piramide della metro B. Vale veramente la pena vederla. Anche perché l’alternativa sarebbe un volo fino al Cairo, bello ma poco conveniente.
Cosa vedere vicino Garbatella – Il Gazometro
Difficile trovare una struttura curiosa come il Gazometro. Tubi d’acciaio incastrati l’uni agli altri che vanno a creare un enorme cilindro alto più di novanta metri. Per arrivarci bisogna recarsi nel quartiere Ostiense, in Via del Commercio. Oggi rappresenta uno dei simboli di Roma nonostante non sia più in funzione. Il Gazometro infatti serviva per immagazzinare il gas da utilizzare poi in usi domestici e illuminazione.
Cosa vedere vicino Garbatella – Terme di Caracalla
Vi siete mai chiesti come vivevano gli antichi romani? Be’ qui è il modo migliore per scoprirlo. Duemila anni di storia da ammirare. Le Terme di Caracalla, situate sulla via Appia, sono uno dei più grandi esempi della Roma imperiale. E’ ancora possibile vedere quelli che una volta erano gli spogliatoi, le sale da bagno, le palestre, le piscine. Insomma un vero e proprio tuffo nella storia.
Qualche spunto su cosa vedere vicino Garbatella ve lo abbiamo dato. Ora, serve altro per convincervi ad andare? Ovviamente, prima, fate un salto anche alla Garbatella. (Vedi Cosa vedere alla Garbatella)
Dopo il decreto governativo sul Coronavirus il Municipio VIII ha voluto mettere a disposizione dei cittadini una serie di servizi per tutti i cittadini. Quali? Andiamo a vederli insieme.
Per risolvere un’emergenza sanitaria improvvisa come questa, ognuno deve fare la propria parte. E il Municipio VIII non si tira indietro. “In un momento difficile per tutte e tutti noi, possiamo sentirci vicini anche a distanza”, sostiene il minisindaco Amedeo Ciaccheri. A tal fine è nata una piattaforma online di informazioni, servizi, messaggi di condivisione e lezioni per i ragazzi.
Si tratta dunque di un sostegno a tutti i cittadini, rivolto sia a chi ne voglia usufruire sia a quei commercianti i quali vogliano aderire. (Basta mandare una mail a info@municipio-solidale.it.)
Amedeo Ciaccheri presenta la campagna Il Municipio Solidale
Rimanere connessi. Questo è uno degli obiettivi del portale. Nel sito quindi è stato creato un numero a cui potersi rivolgere per supporto psicologico, lo 06 40060606. Attivo dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18 dal lunedì al venerdì. Un servizio per lo più rivolto a quegli anziani che si trovano soli ad affrontare le lunghe giornate.
Municipio solidale è anche farmaci a domicilio. Qui infatti potrete trovare alcuni indirizzi di farmacie disposte a consegnarvi farmaci a casa. Da Garbatella a Montagnola fino a Roma70. Per ora sono undici le farmacie che dispongono di tale servizio.
In fondo si sa, nonostante l’emergenza che ci troviamo ad affrontare, rimaniamo pur sempre il paese della pasta e della pizza. E così si sono uniti tanti di coloro che lavorano nella ristorazione e nei supermercati per aiutare la loro clientela.
E per i più piccoli? Il municipio ha pensato anche a loro. In questo momento delicato in cui non si può frequentare la scuola è stata lanciata anche l’iniziativa “Scuola di Territorio”. Lezioni alternative, intrattenimento e piccole attività come fare un quadro senza pennelli o cucinare biscotti.
Auspicabile una regolamentazione sugli edifici di pregio architettonico
di Giorgio Guidoni
“Pronto?”
“Pronto, alla TV non se vedono più i canali” “Da quando?” “Da ieri pomeriggio.
Prima se vedeva Primo, Secondo, Terzo, Rete Quattro, Canale Cinque, Italia Uno,
La Sette, Otto, Nove…” “Va beh, basta così, non dirne più, ho capito” “Quando
vieni ad aggiustarla?” “Ma’, vengo più tardi, nel pomeriggio.” “Bene, grazie
tanto, bellodemamma”. Mi fa sempre sorridere quando mi chiama così. Nel
pomeriggio arrivo a casa di mia madre, abita al terzo piano di uno dei lotti
più belli della Garbatella, prendo le chiavi della terrazza, che si trova al
piano subito sopra, salgo su. Due rampe di scale, cento ricordi. La terrazza
condominiale è sempre stata uno spazio particolare. Era simbolo e luogo di
sole, di aria, di luce, di libertà. Spesso nelle riunioni domenicali tutta la
famiglia andava su in terrazza per la foto ricordo, poi si restava a parlare, a
respirare un’aria diversa, mentre i bambini scorrazzavano felici in lungo e in
largo. Click, clack, apro la porta, l’impatto è immediato e traumatico: una
sfilza di antenne e parabole satellitari occupano tutti i pali portanti dei
fili per stendere, la vista del panorama è compromessa, bisogna intrufolarsi
tra gli spazi liberi per dare un’occhiata ai palazzi adiacenti e anche di
fronte lo spettacolo non muta.
Arrivo
all’antenna di mia madre e scopro che il suo cavo è stato staccato ed è stato
occupato da un altro cavo proveniente dall’appartamento al secondo piano,
proprio quello sotto di lei. Per fortuna abbiamo un doppio miscelatore
inutilizzato, ricollego il cavo dell’antenna di mia madre e lascio collegato
anche il cavo intruso dell’usurpatore. Torno giù da mia madre che, tutta felice,
sta nuovamente guardando i suoi programmi preferiti, a ottantacinque anni
suonati la televisione è una grande compagnia. Missione compiuta, la saluto, ma
prima passerò al secondo piano per le dovute spiegazioni: perché collegare
l’antenna del proprio televisore ad un’altra senza nemmeno informarsi e
chiedere il permesso? Perché comportarsi in un modo inurbano in questa società
così pregna di amore e rispetto per il prossimo? Eccomi di fronte alla porta
del condomino del secondo piano, inspiro bene, non conosco chi ci abita, hanno
traslocato recentemente. Driiin. Driiin. Non si percepiscono rumori all’interno
della casa. Nessuno viene ad aprire. Forse è meglio così, non mi piace
discutere, riproverò la prossima volta. Decido di fare una passeggiata per il
quartiere e guardare in alto incuriosito dalle antenne. Camminando con il naso
all’insù, purtroppo vedo che moltissime palazzine sono deturpate da antenne,
parabole satellitari e cavi che scendono direttamente dalla facciata.
Mi
torna in mente il tipo del secondo piano, l’usurpatore di antenne altrui. In
fondo il suo è stato un tentativo di razionalizzare le antenne sul terrazzo,
una sorta di antenna centralizzata in due. Un piccolo passo spontaneo per
arrivare a diminuire il numero delle antenne. Ci vorrebbero delle azioni
concrete e regolamentate per la centralizzazione delle antenne e la liberazione
dei tetti dalle brutture arrugginite e forse anche inutilizzate. Nel 2015 c’era
stata a Roma un’ordinanza che elargiva incentivi per quei condomini che investivano
nelle antenne centralizzate praticamente finanziando i costi per i nuovi
impianti. Purtroppo questa delibera è scaduta a fine 2017 e non è stata più
rinnovata. Tra l’atro il problema non è circoscritto alla Garbatella ma è
presente in tutta Roma. Provate a spostarvi dal Pincetto al Pincio, dalla
scalinata di Carlotta alla scalinata di Trinità dei Monti, da via Caffaro a via
Cavour e vedrete che la sostanza non cambia: antenne, parabole, fili che
scendono in casa direttamente dalle facciate, split di condizionatori a bella
vista. La mia passeggiata volge al termine, sono arrivato a piazza Brin a
gustarmi la bella vista e il tramonto. Mi fermo a osservare la prima pietra
posata dal Re il 18 febbraio 1920, tra poco compie cento anni. La scritta è in ottimo
stato. Entro nel passaggio che porta a via della Garbatella e noto all’interno
dell’arco accanto un piccolo graffito sotto lo stucco. Lo libero un po’ dalla
polvere, sembra una scritta molto antica. Gratto via i residui e finalmente
riesco a leggere, a malapena: “Quant’è bello barocchetto, deturpato tuttavia,
chi vuol esser lieto sia, niente antenne sopra il tetto.”
Pochi giorni fa, dal Campidoglio al nostro Municipio, arrivavano queste parole: “Il 7 gennaio prende il via il nuovo servizio di ristorazione scolastica di Roma Capitale. L’Amministrazione ha garantito e tutelato la qualità del servizio”. Come è andata a finire nelle mense? Male. Infatti proprio ieri, con la riapertura delle scuole, il servizio della scolastica è andato in tilt in metà delle scuole del Municipio VIII.
Molti i genitori preoccupati. “Ho preso mio figlio a scuola alle 15 ed erano appena arrivati i panini. Neanche la mattina avevano mangiato nulla, sono stati tutta la giornata senza cibo”, racconta uno dei genitori.
Nel frattempo il Presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri non ha perso tempo nel farsi sentire: “Parte malissimo la tanto sbandierata svolta voluta dal Campidoglio per le mense delle nostre scuole. Un altro ennesimo esempio di incapacità.” E conclude: “A pagare sono sempre gli stessi: Roma e i Romani. I nostri cittadini e la nostra città meritano rispetto e non di essere ogni giorno trattati così.
La risposta del Campidoglio
Il Campidoglio subito si difende, sostenendo che complessivamente il servizio mense è risultato regolare in tutto il resto del territorio, ad eccezione appunto, di alcuni casi segnalati nel Municipio VIII. Ma comunque gli uffici competenti hanno già avviato le indagini relative al servizio di ristorazione per i dovuti approfondimenti e far si che non accada più tale disagio.
Una domenica pre natalizia in tempesta, tra vento e strage di alberi. Le raffiche sono andate dai 70 ai 100 km/h. E anche nel nostro Municipio l’allerta meteo non è mancata.
In particolare ad essere colpita la zona di Tormarancia, dove è diventato virale un video di due ragazzi che passando con la macchina filmano i disastri causati dagli alberi caduti. Proprio a Via Sartorio, un solo pino ha distrutto ben 5 auto. Altri crolli anche nelle zone di Montagnola e Garbatella.
Critica anche la situazione sulla Cristoforo Colombo, dove è intervenuta la polizia locale. Tra Roma e provincia sono stati più di cento gli interventi dei vigili del fuoco e oltre 200 quelli dellla polizia locale. Insomma, una vera e propria strage di alberi ha aperto questo Natele.
Un
Natale di solidarietà, canti gospel e corsi cucina
di Ilaria Proietti Mercuri
Click. Arriva iI Natale e si accendono le luci. Proprio così, e
mica si fa per dire. Sapevate che quest’anno a illuminare le feste ci hanno
pensato i negozianti della Garbatella? Di comune accordo infatti hanno deciso
di far brillare le vie del quartiere con quasi 200 luminarie. Dalla
Circonvallazione Ostiense a Piazza Damiano Sauli, da Via Caffaro a Via Ignazio Persico.
Insomma, se un marziano passasse da queste parti, penserebbe di essersi ritrovato sul sole.
Ma sebbene a ravvivare questo Natale ci abbiano già pensato i
nostri commercianti, la domanda che sorge ora è un’altra. Che si fa per queste
feste? Tranquilli. Visto che di mestiere faccio domande e poi (anche se non
sempre) trovo risposte. Questa volta posso darvi una mano: ecco una serie di
eventi che vi attendono per i prossimi giorni.
Partiamo aprendo il sipario a due spettacoli in programma per
queste feste. “Oh Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo?” Questa citazione vi
ricorderà una vicenda che già conoscerete tutti, soprattutto il finale. Ma
siete sicuri che Romeo e Giulietta sia una storia così tanto straziante? Sì,
allora vi sbagliate, perché al Nuovo Teatro San Paolo si esibirà la compagnia
“Stiamo bene insieme” con una rivisitazione comicissima della più famosa storia
d’amore di tutti i tempi. Troverete i biglietti, se vi sbrigate, sia per il 21
dicembre alle ore 21:00, che il 22 dicembre alle 15:30 e di nuovo alle 19:00. I
fondi raccolti verranno devolti all’Agop, l’Associazione di Oncologia
Pediatrica.
Altro spettacolo, del tutto diverso perchè improntato sul ballo,
è quello dello Schiaccianoci. E stavolta ci spostiamo al Teatro Garbatella, in
Piazza Giovanni da Triora. Il 23 Dicembre 2019 la Compagnia Nazionale di
Raffaele Paganini e la Compagnia Almatanz di Luigi Martelletta sono pronti a
raccontarvi questa favola a ritmo di danza.
A Natale, si sa, la solidarietà è uno dei regali più belli che
si possano fare. In tempi in cui ancora si alzano muri per tenere lontano chi è
diverso da noi, la Comunità di Sant’Egidio decide ogni 25 dicembre di lasciare
una porta aperta. Al San Michele in Piazza Tosti 4 ci sarà infatti il
tradizionale pranzo di Natale, una lunga tavolata formato da chi non parla la
stessa lingua, chi crede in un’altra religione, immigrati o famiglie in
difficoltà che non possono permettersi il lusso di passare le feste a casa.
Ovviamente, se voleste contribuire a preparare un Natale per tutti: giochi,
borse, vestiti, ecc. sono ben accetti a Sant’Egidio.
Sì, bello il teatro, la solidarietà non manca, ma un pò di
musica? Bene, sappiate che nella chiesa di San Filippo Neri, in Via delle Sette
Chiese 101, vi aspetta il concerto dei Charle’s Gospel Angels. Il 13 dicembre
alle 21:00 l’energia del maestro Charlie Cannon sarà accompagnata da un coro
composto da voci di ogni età, il tutto in stile Gospel. Un genere musicale da
sempre prerogativa dei gruppi afroamericani, ma che questi coristi italiani
interpreteranno con il vero spirito tipico del Gospel.
Per finire, ammettiamolo: Natale porta con sè anche qualche
preoccupazione. Piacerà il pranzo ai bambini? E alla cena della Vigilia cosa
dirà mia suocera? Se temete la parte dei fornelli, una bella iniziativa per voi
sono i corsi di cucina da Eataly. Già vi siete tranquillizzati o ancora state
pensando a quale antipasto preparare? In entrambi i casi, fate un salto nel
regno del food alla Garbatella, in piazzale 12 Ottobre 1492, dove troverete
corsi di tutti i tipi: dal come fare il pane fatto in casa, alla pasta fresca,
risi e risotti, il pesce o varie pillole di alta cucina. Se poi volete provare qualcosa
che non avete mai avuto in cucina, dovete buttarvi su qualcosa che non avete
mai fatto, imparare a cucinare il ramen vi piace come idea?
Insomma, ora non vi resta che cosa scegliere.
Tanto ammettiamolo, qualunque sia la nostra età la magia del Natale cattura
tutti.
Sono
pochi quelli della mia generazione che l’hanno visto correre “in diretta” e men
che meno quelli che aspettavano le sue fughe sul bordo d’una strada. Ancora
rare, sul finire degli anni ’50, le tivvù con le loro casalinghe Domeniche Sportive
in chiaroscuro. E sin troppo avaro, di quei tempi, il bilancio di casa per
permettersi trasferte da tifosi. Eppure se c’è un nome che rimanda indietro nel
tempo gli “under 70” come me è quello di Fausto Coppi. Non è il solo. Altri
eroi accompagnavano allora la fine dell’infanzia quando, tra i banchi di scuola
e i campetti arsi di periferia, le imprese delle nostre sfide quotidiane si
maritavano con il racconto delle gesta di qualche campione tramandate a voce alta
da adulti fomentati. E così, crescendo, toccavamo il pallone nelle infinite partite
di strada o d’oratorio, citando Ghiggia o Schiaffino o Selmosson mentre
lanciavamo cannonate a rete nel nome di Piedone Manfredini oppure tiravamo di
boxe parlando già di Cassius Clay che, all’epoca, il Muhammad Alì ancora non
c’era. Ma nelle corse in bicicletta, a dispetto dei tappi a corona, le lattine con
la faccia di Pambianco o Gimondi o Massignan, che mandavamo avanti a schicchere
nervose nei nostri giri d’Italia disegnati sull’asfalto, era tutto un inseguire
la gloria di quel Fausto Coppi quando ci capitava di spingere le leve della
bici in gare furiose all’ultima pedalata.
Dentro
casa del resto, dove in più famiglie si coabitava, la foto del mito era al di
sopra d’ogni discussione. Ce l’aveva messa il fratello di mia madre, lo zio
Pietro laziale e sempre un po’ fascista, ma stava bene anche a mio padre, ex
contadino e a modo suo comunista. Mio padre Armando, nato nella parte ciociara
di quella Terra di Lavoro che estendeva i propri mandamenti sul corso del Liri,
ci teneva a rivendicare l’amore per la sua Bianchi con cui aveva scorrazzato da
giovane per vie di campagna e che, diceva, l’aveva fedelmente aspettato al rientro
dalla prigionia d’Africa. Anche l’offesa bellica era un punto che lo legava al corridore
di Castellania e dunque, nonostante la politica, non c’era alcun derby biciclettaro
tra le mura domestiche e del resto solo una fede democristiana e pure un sacco
perbenista avrebbe mai fatto dire a qualcuno di casa o delle vicinanze che il
Bartali Gino era più forte e che pure Magni gli aveva già fatto mangiar la
polvere.
Tutto
questo lungo ricordo personale insomma è il primo effettaccio che mi fa l’avere
tra le mani un libro come Alfabeto Fausto Coppi edito per i tipi Ediciclo e da
poco rintracciabile sugli scaffali. L’hanno scritto correndo in coppia, come
s’usava al Trofeo Baracchi del secolo passato, Gino Cervi e Giovanni
Battistuzzi due ottime penne coadiuvate dalla matita picassiana del disegnatore
Riccardo Guasco e con la ragguardevole presenza, sulla ammiraglia della
squadra, d’una introduzione firmata Adriano Sofri capace di dare il proprio benefico
contributo di vitamine letterarie alla lunga corsa che fila per oltre trecento
pagine. Una nota in swing la mette anche un artista “casciavitt” di nome
Claudio Sanfilippo che con il suo Volo riprende in versi un articolo della Anna
Maria Ortese rapita dall’Airone celeste in una tappa di montagna. Non ci sono foto,
né in bianco e nero né a colori Agfa, che lo rincorrono sui tornanti delle Alpi
coi flash sparati in faccia alla fatica d’una tappa appena conclusa. Eppure gli
scatti di Breviglieri o Petrelli, la neve dello Stelvio con quel W FAUSTO a
caratteri cubitali o il duello con Robic sull’Alpe d’Huez oppure i 192
chilometri in solitaria alla Cuneo Pinerolo del ‘49 o la maglia iridata sul
podio di Lugano con la Giulia Occhini in Locatelli affianco, ci sono in questo
straordinario libro con un sacco di altre immagini. Ci sono infatti nelle
parole e nelle pagine, spesso “liberamente ispirate” a interviste e memorie
d’epoca, che i due autori rielaborano con grande capacità narrativa.
Questo
Alfabeto va dalla A di Airone alla Z di Zingaro passando per la F di Furto e la
Q di Quello là che è poi il modo con cui il piemontese schivo chiamava
l’esuberante rivale toscano quando non lo sopportava. Ed è un libro tutto da
leggere e godere. Un testo che percorre una felice epoca sportiva ma, assieme, racconto
di storia patria e di costume sociale, in grado di far capire e meglio d’altri
il clima non tutto epico di quell’Italia del dopoguerra, paese dai molti
contrasti e dalla doppia morale, dove ci stava che se eri adultero svelato e impenitente
rovina famiglie t’attendeva la scomunica pubblica e magari, ma solo per la
donna fedifraga, perfino la galera. In quell’Italia là appunto, ancora alla
vigilia del boom, lo scontro tra madonnari “ultrà della diccì” da un lato e
comunisti sfegatati per l’Urss dall’altro s’alimentava di match quotidiani passando
pure per lo sport delle due ruote dove era inevitabile che al cattolicissimo
Bartali portato in processione dalle parrocchie gli operai di Sesto o i
proletari delle zone rosse opponessero l’inquieto, fragile ma più forte, “Fostò”.
Ecco,
di tanti risvolti tratta questo dizionario illustrato chiamando perfino in
scena un inesauribile parterre di protagonisti:
Togliatti e De Gasperi con Pio XII, un giovanissimo Rivera e un Silvio Piola a
fine carriera, il fratello Serse e la mamma Angiolina, la Dama Bianca e la moglie
Bruna, Isa Barzizza e Rita Hayworth, il Biagio Cavanna col mago Pinella, banditi
come Sante Pollastri o il Bruno della “lìgera” e via scorrendo. E’ lungo più
d’un kolossal hollywoodiano l’elenco ma tra tanti un posto nei titoli di coda
lo prende anche un figlio della Garbatella di nome Marcello Spadolini. Il
racconto che lo cita si chiama Chiosco e nel titolo si riferisce al “baretto
della Sora Rosa” che sulla strada di Grottaferrata, di domenica 27 maggio 1945,
vede passare i pedalatori iscritti alla Coppa Salvioni. La corsa è aperta a
tutti e al via, “MotoVelodromo Appio ore 7 e 06” precisa svizzero il cronista
dell’epoca, si ritrovano in ventitrè tra professionisti accasati e irriducibili
indipendenti assieme ai puri dilettanti. C’è Bartali che corre su una Legnano
con la maglia della Ss Tempora Bettolle e c’è Coppi tesserato per la Sc Lazio
in sella alla Nulli, c’è la speranza di Torpignattara il dilettante Spartaco
Rosati prossimo protagonista al Gran Premio della Liberazione e c’è Elio Bertocchi
un prof in maglia giallorossa. Marcello Spadolini è il capofila degli
indipendenti, campione di tante corse minori, che con la maglia rossoverde della
MATER bici Pangrazi s’era già con onore sobbarcato in solitaria il Giro del ’40;
proprio quello vinto dal debuttante Coppi alla vigilia della disgraziatissima
entrata in guerra annunciata dal Benito mascellone al balcone di Piazza Venezia.
Oggi, con le macerie della sconfitta tutte sparse in giro, Marcello è sul
percorso che fila verso i Castelli e col campionissimo condivide i colori
laziali ma per lui l’asfalto bruciato spingendo sul 49×16 non è mica lo stesso.
E’ comunque lui, come da copione, a cercare di dare la scossa e a filare via sulla
salita di Grottaferrata in compagnia di Bertocchi. Ed è sempre lui a cercare di
spronare il giallorosso a giocarsela come un derby del cupolone. Nel racconto
di Cervi e Battistuzzi gli sforzi del nostro appaiono ormai inutili e già
risucchiati dall’azione di Coppi che sfrecciando davanti al Chiosco della Sora
Rosa, con tutti i Scaroccia padre e figli schierati a tifare, avrebbe poi battuto
tutti sul traguardo di Castelgandolfo. E “per una macchina” soprattutto Quello
là.
Spadolini
in quell’occasione finì quinto, pure dietro al Bertocchi, ma primo degli
indipendenti. La Coppa Salvioni di quel maggio del ’45 fu importante ed ebbe il
merito di sancire il rientro del campionissimo capace di smaltire con un
successo rinfrancante la ruggine d’una inattività prolungata. Nel libro il
campione del lotto 12, “l’uomo che fugge” come lo chiamavano all’epoca, corre
al fianco dell’Airone, “l’uomo solo al comando” non ancora “dio stordito dalla
sua forza”. E questo è pure un motivo in più per leggere e godere d’un Alfabeto
Fausto Coppi testo prezioso e forte dalla prima all’ultima pagina, dal primo
all’ultimo tornante.
[Il libro ALFABETO
FAUSTO COPPI scritto da Gino Cervi e Giovanni Battistuzzi sarà presentato alla
Fiera della piccola editoria “Più libri più liberi” e, in anteprima romana a
Casetta Rossa, ne parleranno assieme agli autori il giornalista Rai Stefano
Rizzato e Claudio D’Aguanno. Appuntamento venerdì 6 dicembre ore 18 a Casetta
Rossa in Via G. B. Magnaghi 14]
Questa mattina se ne è andato per sempre Cosmo Barbato.
Aveva 89 nove anni e con lui se ne è andato l’ultimo grande vecchio della
Villetta. Non ci sono parole per definire Cosmo, per lui parla la sua vita.
Nella primavera del 1944 venne a Roma, sfollato da Cassino bombardata e si stabilì con suo padre l’avvocato Guido Barbato, sua madre e una sorellina in due stanze in una casa in coabitazione nelle vicinanze di piazza Mazzini. Nel 1949 la famiglia ottenne una casa Iacp e si trasferì alla Garbatella, dove Cosmo trascorse tutta la sua vita di militante comunista e giornalista. Prima come segretario di redazione di “Vie Nuove”, il settimanale fondato da Luigi Longo e più tardi alla fine degli anni Sessanta a Paese Sera.
E’ stato un grande maestro per tutti i giovani che
frequentavano la Villetta, la storica sezione del Pci della Garbatella, un uomo
d’altri tempi, ma sempre attivo nella vita sociale e politica. Si iscrisse al
partito da giovanissimo studente del liceo Mamiani nel 1946 e nel 1950 era tra
i compagni che difesero la Villetta dall’assalto missino. Dopo il congresso di
Rimini non aderì alla proposta di Achille Occhetto di cambiare nome e simbolo
al Partito, tanto che si iscrisse a Rifondazione comunista.
A casa del suo
carissimo amico Umberto Pradella, maestro di violino e compositore in piazza
Oderico da Pordenone, conobbe Gabriella Tosi, un’insegnante di Matematica e
Fisica, e fu amore a prima vista. Gabriella fu la compagna della sua vita e,
quando qualche anno fa morì per un male incurabile, Cosmo e suo figlio Guido
ebbero una perdita incolmabile.
Cosmo aveva tanti interessi oltre alla scrittura, uno su tutti l’archeologia. Fino a che le sue ginocchia lo ressero, insieme a Gabriella, fu un grande viaggiatore, un visitatore entusiasta dei siti archeologici in Medio Oriente. Ma fu anche uno studioso di cose locali. Erano noti a tutti i servizi che Cosmo scriveva prima sulla Gazzetta dell’Undicesima e poi sul periodico Cara Garbatella, che per tanti anni sostenne con tutte le sue forze. Attraverso i suoi racconti e i suoi articoli abbiamo conosciuto i personaggi della Resistenza, uomini e donne della Garbatella, come i fratelli Cinelli, Enrico Mancini, Giuseppe Felici o Libero De Angelis.Il Quaderno della Resistenza Garbatella – Ostiense di Cosmo Barbato rimane un testo fondamentale, che ricostruisce le figure e la storia della guerra e dell’occupazione tedesca della città di Roma.
La sua è stata una esistenza piena e intensa, ricca di curiosità e amore per la vita, un esempio per tutti i giovani. Pochi giorni prima di morire, alla notizia del crollo del pino secolare della Villetta, ha voluto tornare nella sua casa politica, non solo una sezione ma un luogo di affetti e passioni. Gli abbiamo voluto bene per tanti anni. Il suo ricordo rimarrà per sempre nei nostri cuori.
Di Gianni Rivolta
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I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
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