Sarà
affidato al Teatro dell’Operail centro culturale ex Mafai
di Giuliano Marotta
Sarà il Teatro dell’Opera
a gestire il futuro centro culturale di Tor Marancia, lo ha deciso il Comune di
Roma. I finanziamenti per la costruzione dell’edificio ammontano a circa 5,5
milioni di euro e provengono da una parte degli oneri di costruzione del palazzo
di vetro di Piazza dei Navigatori e dell’albergo bianco il cosidetto “bidet” di
San Paolo. Inizialmente i soldi erano stanziati per la riqualificazione
dell’edificio a via di Grotta Perfetta 309, poiché il progetto ha ricevuto più
voti rispetto a quello di Tor Marancia nel concorso online #RomaDecide. Ma non
si è potuto procedere poiché parte dello stabile è ancora abitato da
famiglie in attesa della realizzazione
di un progetto di auto-recupero. Con la memoria di giunta del 17 settembre 2019
l’amministrazione comunale ha quindi deciso di spostare i fondi su Tor
Marancia.
La struttura che si andrà
a comporre sarà circa di 2.800 metri quadrati incluso il giardino: di questi
1.735 per le scuole di danza e il coro del Teatro dell’Opera, 500 per il centro culturale a disposizione della
cittadinanza e infine 640 metri quadrati
di spazi condivisi tra cui il teatro.
Questa suddivisione delle
aree, in favore dell’ente gestionale, ha creato vivaci contestazioni durante il
percorso partecipato, recentemente concluso, in cui gli abitanti del Municipio
Roma VIII, hanno potuto dare la propria opinione e fare proposte su quello che
sarà il futuro centro culturale. Alcuni cittadini e il comitato promotore del
progetto, lamentano oltre all’iniqua divisione degli spazi, il fatto che il
teatro dell’opera non sia l’ente più idoneo per la gestione di un centro
culturale locale. E’ un ente esclusivo inserito in un contesto popolare, i
corsi di danza e coro sono molto costosi e a numero chiuso, difficilmente
saranno accessibili al quartiere. La
scelta del gestore doveva essere condivisa e non imposta, così sembra più un
regalo al Teatro dell’Opera che la ricompensazione alla cittadinanza.
La giunta municipale dal
canto suo esprime soddisfazione, in quanto
il Teatro dell’Opera è un ente di garanzia nazionale e internazionale,
già protagonista l’estate scorsa nelle piazze del municipio VIII con l’Opera
Camion, ed è l’unico che si è offerto per garantire la gestione di tutta la
struttura. Tor Marancia ritornerà ben presto a poter usufruire di spazi per
attività culturali e ricreative. Tra le proposte inserite nel Centro ex Mafai,
durante il percorso partecipato, ci sono: sale prove di musica, una palestra
popolare gestita dagli abitanti del quartiere, sale espositive e luoghi dove
riunirsi, oltre ad un’area esterna.
Al civico 103 in viale di
Tor Marancia si sono succedute dal 1963 la scuola elementare Raimondi e il
liceo artistico Mafai, fino al 2012 quando la scuola è stata chiusa e due anni
dopo ridotta in uno scheletro. Oggi quel luogo, così centrale nel quartiere, è
una delle tante manifestazioni dell’abbandono di beni pubblici. Entro la
prossima primavera saranno spesi i primi 700 mila euro, già in bilancio, per la
demolizione e la bonifica dell’area, una priorità che non si può più rimandare.
Nonostante tutto gli
abitanti di Tor Marancia e Navigatori ne escono penalizzati, l’esperimento del
concorso online #RomaDecide, voluto dal Comune di Roma, è risultato
fallimentare, oltre alla scarsa partecipazione (meno del 2% della popolazione
del municipio), il quadrante interessato dalla cementificazione, non ha
ottenuto nessuna ricompensa in termini di servizi. La concessione a poter
costruire gli edifici, che oggi vediamo, era stata permessa a fronte di opere
pubbliche che non saranno mai realizzate, tra cui un sottopassaggio per
autovetture sulla Cristoforo Colombo, un asilo, un parco e dei parcheggi
pubblici. Inoltre ben presto s’innalzerà a piazza dei Navigatori un altro
mostro di cemento, simile a quello già presente.
Pasquale Roberto Rutigliano e Franca Fiacconi si aggiudicano la corsa tra i lotti Iacp
di Daniele Ranieri
Sotto una pioggia battente si è svolta la 28 edizione della
Maratona che si snoda tra le vie della Garbatella. Un’edizione da record. Le
iscrizioni per la gara competitiva sui 10 Km sono state
chiuse con abbondante anticipo, perché era già stato raggiunto il numero
massimo dei mille partecipanti.
La mattina si era aperta con la Prima edizione di “Corri
forte Cresci bene”, a cui hanno partecipato poco più di 150 ragazzi delle elementari
delle scuole del quartiere. Una gara
tiratissima sulla distanza dei 650 metri vinta per i ragazzi da Alessio
Ciriello, 10 anni, della V° E della scuola Alonzi e per le ragazze da Olga
Melisurgo 6 anni, della I° A della scuola Principe di Piemonte. L’Alonzi,
inoltre, ha avuto l’onore di vincere anche la competizione a squadre. Oltre
alla gara sportiva i giovani partecipanti si sono espressi anche con elaborati
scritti: una frase, una poesia, un racconto per esprimere cosa li spingesse a
partecipare alla “Corsa della Garbatella”.
La valutazione degli scritti è stata affidata ad una apposita
Commissione che verrà istituita entro il 15 Dicembre e la premiazione avverrà nell’ambito
delle numerose iniziative programmate per i festeggiamenti del centenario del
quartiere.
Alle 9,30, poi, dopo il saluto del Presidente del Municipio
Amedeo Ciaccheri, sono partiti, sotto una pioggia battente e fastidiosa, gli
atleti delle altre due gare. Quella competitiva sui 10 Km e quella non
competitiva sui 5 Km. Alla partenza nella prima fila c’erano due personaggi d’eccezione:
la piccola Sara Vergetto, una bambina di 10 anni, affetta da artrite idiopatica
giovanile, da cui non si è fatta piegare e Franca Fiacconi la prima donna, e a tutt’oggi
l’unica italiana, a vincere la leggendaria maratona di New York nel Novembre
del 1998 con il fantastico tempo di 2 ore e 25’ e 17”, record italiano
dell’epoca.
Al colpo di pistola un fiume di persone si è lanciato per le
strade del quartiere lungo un percorso impegnativo. Sulle strade interessate
dal serpentone dei runners, sotto decine di ombrelli, gli abitanti hanno
assistito alla corsa con una partecipazione e un tifo pari solo a quella delle
gare olimpiche.
Al traguardo è arrivato al primo posto assoluto l’atleta Pasquale Roberto Rutigliano
dell’Olimpiaeur Camp, che ha coperto i 10 Km del percorso in 32’ e 40” non
molto lontano, data anche le cattive condizioni atmosferiche, dai tempi
nazionali su strada per gli uomini ( 32’
e 07”). Per le donne invece la prima classificata è stata la Campionessa Franca
Fiacconi con un tranquillo 42’ e 23”.
Nel 2020, al traguardo del secolo per il quartiere della
Garbatella, si preannuncia una nuova pioggia, ma speriamo solo di record.
Tutti al campetto di Piero domenica 15 dicembre in via Granai di Nerva angolo via di Grottaperfetta. Dalle 9,30 del mattino fino alle 13,30 i volontari del Comitato di quartiere Grottaperfetta illustreranno il progetto, diventato finalmente esecutivo, presentato lo scorso anno per la riqualificazione dell’area.sportiva. Abbandonato al degrado per oltre dieci anni il campetto di Piero era stato ripulito dal Cdq insieme ai cittadini e riportato all’attenzione delle istituzioni sollecitandone il recupero.
In passato era stato occupato dagli abitanti e gestito per alcuni anni da Piero, proprietario del bar di Roma 70 da cui prese il nome, ed è stato per anni un punto di aggregazione per i ragazzi del quartiere, che lì si incontravano, giocavano a calcetto e trascorrevano insieme i loro anni più belli. Un risultato importante, dunque, per tutti i cittadini e una grande soddisfazione per il Comitato di quartiere che ha portato avanti con tenacia questa battaglia.
Durante la manifestazione di domenica 15, patrocinata dal Municipio VIII, sarà organizzata anche una raccolta fondi, che sarà devoluta interamente all’Associazione “Casamica Onlus”, attraverso oggetti messi a disposizione dai volontari del Cdq.
La Garbatella si avvia a compiere i suoi primi 100 anni e lo farà, come ormai tutti sanno, il 18 febbraio del 2020. E’ passato un secolo, da quel giorno in cui il Re Vittorio Emanuele III, insieme a Paolo Orlando e al presidente dell’Istituto case popolari di Roma dell’epoca, fondarono la Borgata Giardino Concordia, il primo nucleo intorno a piazza Benedetto Brin, dal quale ebbe inizio l’edificazione del quartiere. E noi di Cara Garbatella come potevamo festeggiare questo importante traguardo? Lo facciamo con la modalità che ci è più consona.
Nei primi giorni di Ottobre abbiamo organizzato l’ennesima edizione del Garbatella Jazz Festival nel giardino della Villetta, un tradizionale appuntamento annuale, che diventa sempre più partecipato dagli amanti del jazz, ma non solo. A dicembre, e precisamente lunedì 16 alle ore 18 al Palladium di piazza Bartolomeo Romano, presenteremo alla cittadinanza e alla stampa “Garbatella 100.Il racconto di un secolo”. Si tratta di un vero e proprio album di famiglia, un diario che ci farà rivivere la storia e i personaggi che hanno reso la Garbatella uno dei quartieri più affascinanti e conosciuti della Capitale. Ma entriamo più nel dettaglio del volume, frutto di una coedizione tra Cara Garbatella e la Iacobelli editori, che sarà disponibile da metà dicembre in poi in tutte le librerie di Roma e nelle edicole del territorio dell’VIII Municipio.
Si tratta di un’opera unica, che tutti vorrebbero avere nella propria biblioteca personale: 360 pagine, corredate da tantissime fotografie d’epoca, alcune delle quali inedite. Il racconto di un secolo, oltre alla prefazione del Presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri e a un contributo dell’eurodeputato Massimiliano Smeriglio, si apre con una ricerca di Giorgio Guidoni, collaboratore del nostro giornale, che finalmente svela il segreto sulla vera origine del nome del quartiere. Vi assicuro che quello che è stato raccontato finora sulla presenza in zona di una ostessa “garbata e bella” è del tutto infondato. Ma per saperne di più dovrete comprare il libro. Non sarò certo io a svelare prematuramente l’arcano. Seguono altri due scritti di Flavio Conia e di Francesca Romana Stabile, il primo sulla situazione delle proprietà fondiarie prima della nascita della Garbatella e l’altro sul progetto di Paolo Orlando per lo sviluppo dell’area industriale dell’Ostiense, di cui la borgata giardino Concordia ( Garbatella) faceva parte. Il corpo centrale del libro è costituito, invece, dal racconto dei cento anni divisi in decenni, a partire dalla fondazione fino ad oggi, ad opera di Gianni Rivolta, Claudio D’Aguanno, Francesca Sperati, Andrea Catarci, Giuliano Marotta, Floriana Mariani e Claudio Marotta. Infine nella parte finale Giancarlo Proietti, Cosmo Barbato, Sandra Girolami, Paolo Moccia e Simonetta Greco ci racconteranno la storia dei sacerdoti che hanno lasciato un segno nel quartiere, ma anche la testimonianza delle “suore cappellone”, della comunità di Sant’Egidio, della presenza ebraica e dei protestanti di via Pullino. A completrae il volume ci sarà un preziosissimo indice dei nomi, che ne faciliterà la lettura. Non perdete,dunque, questo interessante appuntamento con la storia. Vi aspettiamo il 16 dicembre alle ore 18 al teatro Palladium. L’ingresso è libero fino ad esaurimento posti.
Gli operatori commerciali e i presidi delle scuole non abbassano la guardia
di Stefano Baiocchi
È ancora emergenza rifiuti. Gran parte delle strade dell’VIII Municipio sono nuovamente invase dalla mondezza, i cassonetti strabordano mentre topi e gabbiani – semmai avessero smesso di farlo – pascolano in scioltezza. Ad alzare il livello di guardia è l’Ordine dei Medici Romani che chiede (come molti cittadini del resto) di trovare una soluzione al più presto per il problema dei rifiuti di Roma, altrimenti “si rischia l’emergenza sanitaria; va assolutamente evitato che si creino cumuli d’immondizia in ogni strada, nei pressi di scuole, ospedali, luoghi pubblici”.
Non ci piace fare della demagogia, né dell’inutile allarmismo. Ma chi paga le bollette della TA.RI. (indiscutibilmente salate, giacché la Tassa sui Rifiuti ha l’aliquota più alta d’Italia!), non vedendo migliorie, anzi appurando che la situazione peggiora ogni giorno, è sull’orlo di una crisi di nervi.
L’ultima novità arriva dai vertici di AMA, poiché è saltato l’ennesimo Consiglio di Amministrazione. Si tratta del sesto cambio della guardia da quando Virginia Raggi si è insediata sullo scranno più alto del Campidoglio.
L’avvicendamento ha portato alla nomina del milanese Stefano Antonio Zaghis, militante della prima ora M5s, già nello staff di Marcello De Vito, quest’ultimo rimasto coinvolto in una vicenda ancora da chiarire legata a presunte tangenti sullo Stadio dell’A.S. Roma.
I Sindacati sono preoccupatissimi, e parlano di AMA come di un’azienda sull’orlo del baratro. Le opposizioni, PD in testa, fanno sapere che “le dimissioni del C.d.A. di Ama rischiano di trascinare la società in un punto di non ritorno con la conseguenza sciagurata di generare altro caos nella raccolta e nello smaltimento dei rifiuti della capitale”.
“La misura è colma (e lo sono soprattutto i cassonetti, N.d.R.) e c’è il sospetto grave che nell’amministrazione capitolina qualcuno voglia procurare un fallimento per favorire gli appetiti di privati; è tempo di nominare un commissario per AMA che tolga i poteri a Roma Capitale ed eviti il disastro”.
Sul piede di guerra anche molti Presidi di Istituti e Scuole superiori romane: “Come segnalato sia in zone centrali della città sia nelle periferie, la situazione dei rifiuti abbandonati presso gli edifici scolastici o all’interno dei cortili sta aggravandosi di giorno in giorno”, così in una nota l’Associazione nazionale presidi di Roma.
“Qualora non sia preso in attenta considerazione organizzativa l’appello dei medici e delle scuole chiediamo che ogni ASL di zona si attivi per verificare lo stato igienico-ambientale ed eventualmente proceda alla richiesta di chiusura degli istituti”. Come se non bastasse, le ultime disposizioni da parte della Sindaca in materia di raccolta, disposizioni risalenti ad agosto, sono state quelle di proibire l’utilizzo dell’amato sacco nero, perché anche ciò che non è recuperabile deve essere sempre riconoscibile.
Come se fosse normale uscire da casa con un bustone trasparente contenente pannolini e/o assorbenti usati, escrementi e lettiere di animali (e via discorrendo, l’elenco sarebbe piuttosto lungo!) e dirigersi con nonchalance, o con ostentata indifferenza, all’apposito cassonetto dell’indifferenziata (che sarà sempre pulito e accogliente, sia chiaro!).
Messa così, possiamo anche immaginare che presso il suddetto cassonetto ci sia un verificatore riconoscibile, o in abiti borghesi ma con tanto di tesserino, pagato proprio per controllare l’effettiva idoneità della raccolta.
I cittadini dal canto loro sono sempre più sconcertati: assorbita in parte l’emergenza d’inizio estate, ma non gli effluvi che hanno caratterizzato l’aria per il resto della calda stagione, sono in rassegnata attesa.
Marco Albani, titolare del bar di Via Fincati, si chiede come mai il Municipio non abbia ancora fatto un esposto direttamente alla Procura della Repubblica. Da Via Benedetto Croce il Presidente Amedeo Ciaccheri assicura che proprio l’emergenza rifiuti è costantemente nell’agenda di tutti i Consiglieri e della Giunta e che di concerto con ASL e Polizia Locale di Roma Capitale si sta monitorando la situazione ogni giorno.
“Noi dobbiamo esigere che AMA rispetti il contratto di servizio, in caso d’inadempienze proseguiremo nuovamente con diffide o con denunce alle autorità competenti”.
“Il sistema rifiuti non può continuare a reggersi sul fragile equilibrio basato soprattutto sulla buona volontà delle Regioni vicine che continuano raccogliere l’immondizia seppur con prezzi esosi; cosa succederà quando entro fine anno chiuderà anche la discarica e l’impianto di Colleferro?”.
Nel frattempo La Procura di Roma indaga sulla mancata raccolta del pattume delle attività commerciali da parte della società appaltatrice Multiservizi.
Della vicenda se ne era occupata la trasmissione televisiva ”Le Iene” che ha evidenziato come la raccolta avvenga nelle ore notturne quando gli esercizi commerciali e i negozi sono chiusi. Naturalmente ciò rende impossibile raccogliere la differenziata. Sembra che alcuni dipendenti striscino con il palmare aziendale un codice a barre presente all’esterno dell’utenza in modo da far risultare che la mondezza sia stata raccolta regolarmente.
Il procuratore aggiunto Paolo Ielo che si sta occupando della vicenda dovrà valutare se questo comportamento è ricorrente e metodico al punto da poter ipotizzare una truffa ai danni delle casse comunali, mentre il Comune ha dato mandato anche alla municipalizzata Ama affinché avvii un’indagine interna per verificare eventuali responsabilità.
Passi in avanti per il rilancio del Traumatologico della Garbatella
di Sandra Girolami
Ampliamento,
messa a norma del reparto e raddoppio
degli attuali posti letto: a questo
serviranno i 635 mila euro stanziati della Giunta regionale per la Asl Roma 2 e
destinati all’Unità Spinale dell’Ospedale Traumatologico. “ Una vera
rivoluzione – ha dichiarato l’Assessore Alessio D’Amato- per rilanciare la vocazione ortopedica e
riabilitativa della struttura. Si tratta di un potenziamento molto importante, che permetterà al CTO di fare un deciso passo
in avanti sia da un punto di vista di erogazione dei servizi di assistenza sia
per la qualità e gli standard offerti all’utenza”.
L’Unità Spinale
dell’Ospedale di via San Nemesio è un reparto di alta specialità, che opera dal
1995 per curare e riabilitare i pazienti colpiti da lesioni al midollo spinale, intervenendo
tempestivamente e accompagnandoli fino al raggiungimento della massima
autonomia possibile. I ricoveri in questa struttura sono di lunga durata: in
media si prevedono 180 giorni per i tetraplegici e 120 per i paraplegici, un
tempo incredibilmente lungo, ma necessario per rendere il più possibile autosufficienti i malati. Ad oggi l’Unità spinale dispone
soltanto di 16 posti letto attivi, che diventeranno 32 come previsto dall’Atto Aziendale e dal Piano
Sanitario regionale. Con questo nuovo
finanziamento e l’aumento della capacità ricettiva del reparto diminuiranno anche i tempi di attesa, soprattutto per i malati
più gravi.
“Il CTO, che ho visitato
di recente, – conclude l’Assessore D’Amato –
sta subendo una vera e propria rivoluzione. E’ entrata in funzione una
risonanza magnetica di ultimissima generazione e sono in fase di completamento
i lavori per le nuove sale operatorie. Una struttura sempre più moderna che
stiamo rilanciando nella sua vocazione ortopedica e riabilitativa”
Era stato piantumato molto prima dell’edificazione della Garbatella
Poteva essere una tragedia, ma per fortuna così non è stato. Giovedì 17 ottobre di pomeriggio, verso le 16, improvvisamente un grosso ramo del pino secolare della Villetta si è staccato dal tronco e si è schiantato a terra, occupando tutta la carreggiata di via Passino. Il crollo ha danneggiato il muretto di cinta, i cassonetti dell’Ama, ma nessun passante o automobile in sosta.
Si tratta dell’ennesimo crollo di alberature che interessa da qualche anno la Garbatella, ma questa volta non è stato determinato da straordinari eventi atmosferici. Quel pomeriggio dell’ottobrata romana, che pervade la città da qualche settimana, non c’era un alito di vento e la pioggia solo un lontano ricordo.
il pino secolare caduto alla Villetta
Che tipo di pino era quello della Villetta, la storica casa del popolo della Sinistra garbatellana? Si tratta di un “pinus pinea” più che secolare, sicuramente piantumato accanto a quella casetta di campagna prima dell’edificazione del quartiere, avvenuta tra gli anni Venti e Trenta. E a questo proposito ci sono alcuni scatti fotografici aerei che lo testimoniano.
A dirla tutta i pini erano due, il secondo, se lo ricordano i frequentatori più anziani della Villetta, era situato sull’ex campo di pallavolo dal lato di via Montuori. Purtroppo, una quindicina di anni fa, fu interessato da un incendio alla base e così venne abbattuto perchè pericolante. Con l’intervento dei Vigili del fuoco e di una ditta specializzata anche quest’albero è stato completamente abbattuto e rimosso.
Naturalmente col pino se ne va un pezzo di storia della Villetta e del quartiere. Era ammiratissimo per la sua mole gigantesca durante le visite guidate e pare che negli anni ruggenti della Villetta sotto la sua chioma si riunissero “quelli del Pino”, i dissidenti dalla linea ortodossa del Pci locale .(g.r.)
Cinque giorni di iniziative sul Centenario del quartiere
di Anna
Bredice
Ce n’è per tutte le classi e per tutte le età, da zero a quattordici anni. La prima parte di iniziative in vista del centenario della nascita di Garbatella è rivolta agli studenti, dall’asilo nido alle medie: l’impegno per un futuro migliore dei ragazzi del nostro municipio intrecciato alle radici e alla storia di Garbatella.
Ci sono stati cinque giorni intensi di iniziative in tutte le scuole, dalla Montagnola a San Paolo, che hanno coinvolto molti ragazzi in un progetto che mette insieme la promozione della lettura, attraverso il Biblioporter, un pulmino per lo scambio di libri che ha fatto tappa davanti a molte scuole, fino all’educazione stradale, per arrivare anche alla distribuzione di borracce plastic free nelle scuole medie. Un bel modo per cominciare i festeggiamenti dei cento anni: “Garbatella 100 – ci racconta l’assessora alla scuola Francesca Vetrugno – vuole essere un progetto collettivo che coinvolge l’intero municipio, con le realtà locali e le associazioni; la scuola in questo progetto è al centro.
Oltre a questa prima settimana, aggiunge l’assessora, ci saranno altre iniziative previste per l’anno prossimo che coinvolgeranno ancora le scuole, legando due centenari importanti, quello di Garbatella e quello dei cento anni dalla nascita di Gianni Rodari”. Ma ripercorriamo ciò che si è fatto nei giorni scorsi, che rimarrà nel quartiere e non va perduto. Innanzitutto, la campagna per la promozione del gioco “Vado a scuola giocando”.
Si tratta dei giochi di una volta, campana, mondo, ve li ricordate vero? Giochi che si disegnavano con i gessi per strada, questa volta vengono accompagnati dal simbolo di un bruco e sono stati realizzati davanti alle scuole materne ed elementari, per far divertire i bambini andando a scuola. Per i più grandi, per la loro autonomia in tutta sicurezza, si inizia in questi giorni a collocare negli attraversamenti davanti agli istituti scolastici degli stencil con messaggi di attenzione come “guarda a destra e a sinistra prima di attraversare”, un’iniziativa ch,e ci dice l’assessora Vetrugno, “è la prima volta che viene realizzata a Roma, riprendendo un esperimento spagnolo, siamo convinti, aggiunge, che una buona amministrazione debba guardare anche alle pratiche europee positive”.
E poi c’è stato il pulmino Biblioporter, in collaborazione con le Biblioteche di Roma, realizzato dal progetto Biblioteche a cielo aperto. Si tratta di una biblioteca viaggiante che ha fatto tappa davanti alle elementari e alle medie del Municipio. Il 18 ottobre, infine, è stata la giornata della Plastic Free, agli studenti delle scuole medie è stata donata una borraccia per contrastare l’uso della plastica. Nelle intenzioni del Municipio VIII questo è solo l’inizio, dal 18 febbraio, giorno del centenario, proseguiranno le iniziative che coinvolgeranno le scuole.
Ma il giorno dei festeggiamenti, che si terranno a Piazza Brin, dove è stata posata la prima pietra nel 1920, le scuole saranno invitate non solo come pubblico passivo, “l’idea, ci rivela l’assessora Vetrugno, è quella di farli partecipare con lavori da fare in classe, per progettare insieme e pensare in modo diverso il nostro quartiere”.
Facciamo un gioco, un viaggio nel tempo. Chiudete gli occhi. Immaginate di essere nel 1926, anno della prima foto, e fingete di trovarvi al centro della piazza.
Ora cercate percepire le sensazioni che vi ritornano dallo stare al centro della piazza. Aria pulita, profumo di terra battuta, il sole caldo vi accarezza, ci sono alcune persone che stazionano e curiosano intorno a dei banchetti, la Garbatella è nata da poco ed è un paesotto poco fuori Roma, da lontano si possono ascoltare i treni che transitano per la Stazione Ostiense, il resto sono rumori naturali, il vento, le parole che ascoltate vi danno la sensazione di quanto sono distanti le persone che le pronunciano, la campana della chiesa, li passeracci so’ usignoli.
foto 1 – piazza pantero pantera, 1926
E ora passiamo ai giorni nostri. Febbraio 2019. Dovete fare attenzione a dove collocarvi, nella piazza non c’è molto spazio libero.
I palazzi originali sono ancora lì, alcuni hanno le stesse finestre aperte (lasciamo l’attento lettore indovinare quali sono), ma ci ritorna una sensazione di chiuso, di profanazione, di spazi occupati abusivamente dalle troppe vetture che inquinano non solo l’aria ma anche l’armonia di uno spiazzo pensato e nato per altri scopi.
foto 2 – la stessa piazza nel 2019
Piazza Pantero Pantera è oggi un luogo da cui fuggire. Un luogo dove, oltre alle vetture, ci sono sulla sinistra (anche se non visibili nella foto) una sfilza di cassettoni per l’immondizia, collocati a bella posta, a rovinare definitivamente il luogo sia con la loro forma sia con il loro olezzo. Che non è olezzo de li fiori, che ti confonde, e lo sguardo non si perde tra le fronne. Tra “Roma Capoccia” e “Nina si voi dormite” ci siamo noi che vediamo questa Roma e questa Garbatella come è e la immaginiamo come vorremo che fosse.
Fate anche voi le vostre considerazioni, scrivete in redazione quali sensazioni vi danno le due fotografie, quali ricordi affiorano, come vorreste che fosse oggi Piazza Pantero Pantera.
Oreste Ricci ricorda quei giorni drammatici visti da un ragazzo
di Oreste Ricci
Era una
mattina di marzo del 1943. Il tempo non prevedeva niente di buono, infatti
qualcosa stava per accadere. Noi ragazzi della Garbatella andavamo a scuola o
alla Michele Bianchi, oggi Cesare Battisti, oppure alla Niccolò Tommaseo; io
andavo alla Tommaseo.Quella triste mattina anziché mandarci in classe, il
direttore ci fece radunare in cortile. Con le lacrime agli occhi ci annunciò
che la scuola a causa dei prossimi bombardamenti chiudeva e quella
probabilmente sarebbe stata l’ultima volta che ci saremmo visti. Dio solo sa
quanto di vero c’era in quelle parole. Il cielo si fece ancora più buio,
nessuno di noi riuscì a dire una parola; solo le lacrime cominciarono a
scorrere sulle nostre guance. Il futuro ci atterriva: “i bombardamenti” cosa
poteva far più paura a noi ragazzi. Pian piano cominciammo a uscire dalla
scuola tristi e smarriti; cominciò così la nostra nuova vita. Non molto tempo
dopo i bombardamenti cominciarono; inizialmente lontano da Roma e per noi
ragazzi fu facile farlo diventare un gioco, perché cominciarono a suonare le sirene
che ne annunciavano il pericolo. Ricordo che con mia sorella più grande di otto
anni, facevamo a gara tra una sirena e l’altra, per arrivare alle catacombe che
erano in fondo alla strada, le Catacombe di Domitilla, questo era il nostro
rifugio antiaereo. Il Comune le aveva aperte e ne consentiva l’uso proprio per
questo motivo. Anche questo noi ragazzi lo facemmo diventare un divertimento, i
nostri commenti e pensieri in mezzo a tutti quei loculi completi di scheletri
con teschi e ossa; erano svariati e ognuno ci metteva del suo.
7 marzo 1944 le bombe sganciate dai marauder sugli obiettivi dello scalo ferroviario dell’Ostiense.
Cominciò il
passa parola fra noi, perché c’erano posti più divertenti dove radunarci e fare
i nostri giochi. Nel boschetto dei frati di Largo delle Sette Chiese si era
insediato un bel gruppo di ragazzi, dove si giocava a carte, a dama ed a tanti
altri giochi. Sempre accompagnato da mia sorella ci andavo, ma non mi trovai
bene perché erano tutti più grandi di me ed in parte li conoscevo. C’era
Luciano “Pa-pa-ra-pa” (detto così perché suonava la tromba), il ciò-ciò (per il
suo modo di camminare), Pirozzi detto il “Palletta” perché era un fenomeno con
le palle da tennis, con le quali riusciva non so quante volte a palleggiare tra
testa e muro, il “Tigre”, Alberto detto “Beby”, Giancarlo “Succhiadito” (…ovvio
l’appellativo).Alla fine decisi di trasferirmi sulle scale della Basilica di
San Paolo dove imparai tutti i giochi di carte possibili. Questo periodo non
durò molto perché l’Italia piegata nonostante il coraggio su tutti i campi di
battaglia e colpita al cuore in casa, si arrese agli alleati con un armistizio;
era l’8 settembre del 1943.I tedeschi non la presero bene, ci considerarono dei
traditori e voltarono immediatamente le loro armi contro di noi. Già la sera si
sentiva la battaglia che si stava combattendo tra la Cecchignola e la
Montagnola e durò tutta la notte. Per noi ragazzi, che la guerra la conoscevamo
solo per quello che ci facevano vedere sui film, fu spaventoso. La mattina
sembrò tutto calmarsi, poi capimmo perché. Quello che rimaneva dei Granatieri di
Sardegna cominciò a ripiegare nella Garbatella; erano uomini feriti che si
sorreggevano l’un l’altro, erano uomini insanguinati ma non piegati nell’orgoglio. I
tedeschi ci misero due o tre giorni prima di pianificare, occupando con le loro
armate i punti chiave della città. Questo diede tempo e modo alla gente della
Garbatella (non so se dietro un disegno predisposto da qualche comitato), di
organizzarsi per assaltare i più grandi centri alimentari. Ne fecero le spese
la Locatelli, chiamata da tutti la “Caciara”, i Mercati Generali e altri grandi
magazzini di generi vari. La Garbatella si trasformò in un enorme saccheggio e
si videro scene inimmaginabili; persone che camminavano con una forma di
formaggio sulle spalle ed un’altra che facevano rotolare scalciandola,
facendosi aiutare dai ragazzi della famiglia. Qualcuno pagò con la vita questo
saccheggio perché le celle dove stavano i formaggi erano inondati di ammoniaca
per conservarli. Ai Mercati Generali io e mia sorella fummo “protagonisti
insoddisfatti”; quando decidemmo di partecipare all’evento, ci mettemmo nella
lunga fila di gente che andava ai Mercati mentre incrociavamo l’altra fila che
tornava. Come le formiche c’era quella che andava a prendere e quella che
tornava con quello che aveva potuto raccattare. Quando entrammo nei mercati ci
rendemmo conto che eravamo arrivati tardi; una cosa però attirò la nostra
curiosità, un vagone aperto ma sorvegliato da un giovane soldato tedesco. Mia
sorella non si scoraggiò, ci avviammo verso il carro che era circondato da
gente incuriosita e arrivati nei pressi vidi mia sorella avvicinarsi decisa al
soldato e in un tedesco scolastico gli
ordinò di colpire una cassa con il calcio del fucile per romperla; io per primo
ero allibito da tanto coraggio ed anche la gente intorno era attonita. Incredibilmente
il soldato ubbidì! Quando la cassa fu aperta anche la gente che era intorno si
buttò sulla cassa travolgendomi e mandandomici sopra. Ben presto si ritirarono
delusi e quando potei vedere capii perché; la cassa era piena di chiodoni per
scarpe da montagna. I tedeschi imposero il coprifuoco, perciò era pericoloso
girare anche di giorno in alcuni orari. Ci pensarono gli americani a rendere la
situazione ancora più difficile, intensificando i bombardamenti alla Stazione
Ostiense; capitò così di vedere cose sconvolgenti come quello che successe a
mia sorella Velia, la più grande. Mentre correva in via Girolamo Benzoni per
sfuggire alle schegge e spezzoni delle bombe, si vide quasi superare da una
persona che poco dopo crollò a terra in un lago di sangue; era stato decapitato
da uno spezzone mentre correva. Questa era la realtà che si viveva in
quell’epoca.
4 giugno 1944 ingresso degli americani a Roma
Molti morti
si ebbero agli Alberghi Bianco e Rosso ed anche alla Maternità, dove sono nato
e che fu visitata da Gandhi durante la sua visita a Roma nel 1931. Ci furono
fino a 9 morti per famiglia, lo si poteva notare contando le stellette che si
mettevano su una fascia nera da lutto.
Ci pensavamo
noi ragazzi a rendere le giornate più divertenti. Due dei più grandi, Fulvio
Carnevali e Primo Roncarà andando in cerca di distrazioni, avevano adocchiato
un paio di stivali che un tedesco teneva legati sul sellino posteriore della
motocicletta. Il tedesco si assentò per comprarsi una pagnottella nello storico
negozio di alimentari di Tempra in Via Ottaviano Scoto; ai nostri due intrepidi
bastò uno sguardo d’intesa e gli stivali presero il volo. Al tedesco uscito con
la sua brava pagnottella, il boccone gli andò di traverso notando che gli
stivali non c’erano più e bestemmiando si mise a sparare solo in aria per
fortuna. I nostri eroi una volta che il tedesco fu ripartito, iniziarono a
prendere in considerazione la situazione; gli stivali erano due, ma erano due
anche loro e nessuno aveva intenzione di
cedere la sua parte (…erano i più tosti del gruppo). Fu una discussione lunga,
ma alla fine raggiunsero il più dissennato accordo possibile… fecero uno
stivale per uno! Tante storie, tante leggende di una Garbatella cresciuta con
la guerra. Una, la più amara, avvenne il giorno che doveva essere il più bello
e il più felice per tutti, il 4 giugno 1944.
Mentre tutta
la popolazione si riversava nelle strade per festeggiare l’arrivo degli
americani, mia madre veniva colpita da un proiettile vagante, ma non da un
proiettile qualsiasi; era di carro armato che non esplodendo limitò i danni
alla sola mia madre. Quella tragica domenica erano presenti con noi anche gli zii.
Eravamo nove persone in tutto sul terrazzo della nostra casa per festeggiare
l’evento. Mia madre fu portata all’ospedale ma dopo qualche giorno morì.
Pian piano
la vita riprese a scorrere nel giusto verso ed io terminai le elementari dalle
suore dove la “mitica” Suor Carla, insegnò nella mia classe; era il suo primo
mandato. Per le medie fui iscritto nelle classi gestite dai Filippini di S.
Eurosia, guidati in tutto e per tutto da una leggenda, PADRE MELANI inserito
poi nella “Lista dei Giusti” da Israele per i molti ebrei salvati nascondendoli
ai tedeschi.
E
ricominciarono le avventure a volte pericolose con gli amici del “Lotto 9”.
Insieme agli
altri più coraggiosi iniziammo a visitare le grandi grotte di cui una enorme
sotto la collina dei frati, vicino a Largo Giovannipoli. Entravamo in 6 o 7 e
con le lampadine provavamo ad andare dentro il più possibile; si diceva che
quella grotta arrivasse a Frascati! Accadde naturalmente qualche piccolo dramma
(la strada di ritorno non si ritrovava…), ma tutto andò sempre bene!
Una volta,
usciti di scuola proposi ai compagni di andarci a prenderei finocchi piantati
nell’orto dei frati; mentre cercavamo di prendere i più grandi arrivarono i
guardiani del campo che riuscirono ad afferrare il mio amico William, chiamato
da tutti “Lillo”. Sgomento di ciò e non sapendo cosa fare, raccolsi la cartella
di Lillo ed andai a casa; nascosi la cartella in giardino per evitare domande
indiscrete e rimasi in attesa degli eventi. Passava il tempo ma di Lillo non si
sapeva nulla, l’angoscia aumentava sempre più. Ad un tratto sentii il fischio
di Lillo, era il fischio che usavamo tra di noi; mi precipitai in strada e mi
trovai Lillo tutto sorridente e carico di finocchi. Correndogli incontro gli
chiesi: “Ma che è successo”?!? Come risposta ricevetti una grande risata, ma io
non capivo. Finalmente si spiegò dicendomi che quando fu preso e portato al
casale, Lillo iniziò la recita. Si mise in ginocchio e piangendo disse che a
casa non avevano niente da mangiare e: “ho cercato di portare a casa qualche
finocchio…”. Le persone che erano intorno a lui si guardarono e si dettero un
cenno di intesa. Lillo era tornato carico di bei finocchi e con due grandi
pagnotte di pane casareccio… non aggiungo altro, che dire di un talento
naturale per la recita!?! Lillo poi partì insieme alla famiglia per la
Colombia. Tornò molto tempo dopo a Roma per fare visita ai parenti e dimostrò
quanto aveva migliorato le sue “doti”… non vi dico le avventure impossibili che
raccontò, pareva il racconto di alcuni film di Tom Cruise (si sarebbe detto
oggigiorno).
Arrivò
l’estate e con l’estate si aprirono nuovi scenari per noi ragazzi riguardo ai
divertimenti. Cominciarono le ricerche dei posti dove fare il bagno; ce n’erano
diversi e il più conosciuto era la Ruota Rossa, il punto dove il fiume Almone
uscendo dal Parco della Caffarella passava sotto il “Quo Vadis”. Il medesimo
posto dove Alberto Sordi girò la scena della lotta con il coccodrillo nel film
“Un americano a Roma”. Un altro posto che chiamammo “Ostia da 40”, perché
servivano 20 lire all’andata e 20 lire al ritorno, per raggiungerlo bisognava
prendere l’autobus fino al fosso dove si faceva il bagno (passando attraverso
il Villaggio Giuliano). Era chiamato “Ponte Buttero” quel fosso, che grazie ad
una chiusa oltre a formare un trampolino formava un laghetto. Li vidi una scena
inimmaginabile, un ragazzo che si tuffava con gli altri… ma una volta riemerso
mostrò come era costretto a nuotare… gli mancavano entrambi gli avambracci. Mi
dissero che gli erano saltati per lo scoppio di un proiettile che aveva provato
ad aprire per recuperare la polvere da sparo (Ne accaddero diversi di questi
fatti). Questi sono i vari volti della guerra , lo stupore per il coraggio e la
tenacia e una profonda pena per lui. Poi c’era il punto più comodo da
raggiungere, era un fosso che venendo dalle terre di Ciribelli, passava sotto
alla Cristoforo Colombo grazie ad un collettore ed all’uscita formava un
laghetto. Essendo il più vicino alla Garbatella era anche il più frequentato e
li si esibivano i novelli “Tarzan”.
Questa era
la vita che negli anni 44-50 ci servì da scuola durante la quale ho corso non
so quanti pericoli, ma sono qui a raccontarli; ero un timido e pian piano mi
trasformai in un trascinatore. Una volta partecipai alla più grande sassaiola
che si possa immaginare (andava molto di moda sfidarsi a sassate in quel
periodo…), una cinquantina di ragazzi per parte, di Tormarancia e della
Garbatella si scontravano per contendersi il campo che era ed è ancora dinanzi
alla vecchia Fiera di Roma. Non so come finì, perché me la diedi a gambe prima
della fine e quindi ne ignoro il risultato. Uno dei giochi più pericolosi che
capitò di fare con i miei compagni lo facemmo nel cantiere dove stava nascendo
l’Ospedale CTO. Il gioco, se così vogliamo chiamarlo, consisteva nel togliere
il freno al carrello che serviva a scaricare la terra nella sottostante vallata
per poi metterlo più lontano. Naturalmente il carrello una volta presa velocità
saltava il freno e andò a precipitare giù nello scarico. Al rumore dello
schianto del carrello uscirono i guardiani che ci rincorsero per tutta la
Garbatella; ci andò bene, eravamo troppo veloci per loro!
E arrivò il
momento in cui la Garbatella ci sembrò troppo piccola; ci sentimmo tutti
insieme per progettare qualcosa di nuovo. Io feci la mia proposta, scartammo
l’EUR… troppo pericoloso, c’era
addirittura un soldato tedesco, un povero giovane di 18 anni ucciso sul posto e
sotterrato sotto una croce con i suoi dati anagrafici. Mi venne un’idea… avevo
una zia che andavo a trovare molto spesso, abitava a Via Adda, la strada che
confinava con la villa diventata famosa perché all’angolo con la Via Salaria è
stato ucciso 20 anni fa circa Massimo D’Antona il consulente del Ministero del
Lavoro. Presa Via Adda come base, fu uno scherzo correre a Villa Borghese; alle
spalle delle scuderie reali, passate poi alla P.S., vi era un grande prato che
veniva usato dai soldati americani come campo di baseball. Vi era però un
inconveniente, il campo era circondato da alberi altissimi e le palle colpite
con le mazze sparivano spesso tra le
fronde. Gli americani pensarono bene di reclutarci e ci promisero 50 lire per
ogni palla recuperata; fu molto faticoso e pericoloso, ci siamo divertiti ma
non lo ripetemmo più. Altro gioco che per un breve periodo fu praticato dai
ragazzi della Garbatella furono i combattimenti con la cerbottana; ci sfidavamo
tra Lotti. Bisognava colpire con il cartoccetto l’avversario, che veniva così
eliminato. Ancora ricordo una ragazza
che combatteva meglio di un maschio; tuffi e salti per evitare di essere
colpita dal cartoccetto, uno spettacolo!
Pian piano
le nostre attrattive cambiarono radicalmente; la guerra, quasi un ricordo
lontano… Alla “Chiesoletta” iniziarono i tornei di calcio a 7 organizzati da
Padre Melani, dove si affermarono diversi campioni, uno su tutti AGOSTINO Di
Bartolomei!
Ho accettato
tutto dalla vita: gioie, dolori, delusioni ma le rivivrei 100 volte, perché
quella vita avventurosa se vogliamo spensierata è la scuola della vita. Storie
e leggende di una Garbatella nata e cresciuta nel periodo peggiore della
guerra, tra bombe e pericoli di ogni genere; ma se si voleva vivere bisognava
crescere in fretta. Bambini e ragazzi, forse nessuno lo notò, si unirono ed
aiutarono tra di loro per sopravvivere; io che ero tra i più piccoli (9 anni)
non sfuggii, perché fui molto aiutato dai più grandi e di loro ancor oggi ne
serbo un caro ricordo.
Esce in libreria la Guida sui comignoli di Piero Patacci
di Gianni Rivolta
“Ode al raffreddore”, “Malfidati”, “Non spingete”, “Wanda” sono solo alcuni dei nomi che Piero Patacci, l’autore della Guida ai comignoli della Garbatella, ha affibbiato ai piccoli fumaioli sui tetti delle case popolari.
Nomi di fantasia naturalmente, ma se avete l’occasione di camminare per la Città giardino con questo libricino in mano e sollevate lo sguardo verso il cielo, vi accorgerete che non sono per niente campati per aria. Anzi, della somiglianza c’è. Potete farlo seguendo due percorsi, il rosso e il verde e seguire una mappa dettagliata dei lotti Iacp.
A corredare l’opera, edita dalla casa editrice Luoghi Interiori ( 12,00 euro),c’è anche un utile allegato con una breve scheda sui maggiori architetti, che hanno lasciato un segno a Garbatella e una tabella molto ben strutturata sugli edifici popolari. Sulla Garbatella in questi ultimi quindici anni è stato scritto di tutto, sia dal punto di vista architettonico che da quello sociale e politico.
Ma qualcuno che pensasse di nobilitare questo quartiere, che si avvia a festeggiare il centenario della sua nascita (18 febbraio 1920), a partire dai fumaioli ancora non si era presentato. La tesi dell’autore è molto ambiziosa: il comignolo è la firma apposta dall’architetto a conclusione della progettazione dell’edificio, siano essi villini con orto annesso o case rapide, semintensivi o case padiglione.
Già è stato più volte scritto che la Garbatella, nella sua costruzione, che si può quasi del tutto attribuire al decennio 1920-1930, è un laboratorio di stili e tipologie edilizie che hanno risposto alle diverse emergenze abitative. Si è passati dai villini economici della Borgata giardino Concordia a piazza Brin costruiti per ospitare gli operai della zona industriale alle case rapide per gli sfrattati, fino agli alberghi suburbani, sorti intorno a piazza Michele da Carbonara per dare un alloggio provvisorio (una sola stanza per famiglia), ai baraccati o ai nuclei espulsi dal centro città a seguito degli sventramenti operati dal fascismo.
Insomma Piero Patacci distingue il comigolo di Innocenzo Sabbatini da quello di Plinio Marconi, quello di Camillo Palmerini da quello di Giovanni Battista Trotta e ci invita a farlo almeno una volta, camminando per le strade di questo meraviglioso quartiere con gli occhi all’insù, lasciando a terra tutti i pensieri e le preoccupazioni quotidiane.
L’iniziativa si ripete ogni venerdì sera a Casetta rossa
di Stefano Baiocchi
Mangiare e leggere. E’ questa l’alchimia delle cene del venerdì a Casetta rossa.Nel noto spazio sociale autogestito di via Magnaghi, infatti, da agosto ad ogni tavolo, insieme alla gricia e alla carbonara, vengono serviti dei libri in omaggio. Luciano Ummarino, uno degli attivisti dello Spazio Sociale di via Magnaghi, ci racconta che l’idea del libro come regalo è nata durante un’iniziativa con Paco Ignacio Taibo. Il suo racconto delle Brigate Culturali ha ispirato l’iniziativa di “fomento alla lettura”. Non si tratta di un incentivo, o di un cadeau per attirare la clientela. Non ne hanno bisogno, giacché il ristorante è sempre pieno. Da quando la trattoria è in funzione, la filosofia è quella dello slow-food, ovverosia consumare e vivere il pasto soprattutto come un piacere, rifiutando la frenesia e naturalmente il cosiddetto cibo spazzatura. A Casetta Rossa non c’è fretta quando ci si siede, perché ci si può alzare anche dopo diverse ore, senza che nessuno ti porti forzatamente il conto e ti costringa a lasciare il tavolo ad altri commensali.
“I libri che regaliamo sono salvati
dal macero e diventano un semplice ma prezioso dono che vi facciamo a fine
cena; per ora abbiamo un accordo con la Casa Editrice Feltrinelli, ma sono
moltissimi i cittadini che portano qui dei libri nuovi da regalare”.
“Promuovere la lettura significa sostenere cittadinanza attiva; chi legge tanto
spalanca il cuore, apre i porti, non li chiude”.
Tra le innumerevoli attività
che Casetta Rossa svolge nel quartiere, vale la pena ricordare quella del
cosiddetto “Pasto Sospeso”. Insieme a Chef Rubio ed Erri De Luca, nel febbraio del 2017 è stata lanciata una
campagna che riprende l’antica usanza napoletana del “Caffè Sospeso” e trasforma questa
pratica di solidarietà e mutualismo nel dono di un vero e proprio pasto con
l’obiettivo di contribuire a migliorare le condizioni di vita di
tante persone in difficoltà. Il “Pasto Sospeso” consiste nella
possibilità di offrire uno o più pasti, ognuno per il valore di 5 euro, con
donazione diretta presso Casetta Rossa.
Persone del quartiere, uomini e donne senza una casa e migranti hanno
potuto mangiare grazie alla generosità di tanti cittadini.
Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra- che già viviamo- e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi.
L’iniziativa dell’Associazione Itaca. Ecco i punti di raccolta
di Ilaria Proietti Mercuri
L’Italia è una terra d’olio a tutto tondo. Diciannove regioni legittimate all’ulivo autarchia. Basterebbe un filo d’olio e anche la più sciapa delle insalate può trasformarsi in un pranzo perfetto. Senza dubbio, è apprezzato in tutto il mondo, ma una volta utilizzato sapete quanto può inquinare? Un solo litro, può formare una pellicola inquinante grossa quanto un campo da calcio. Ora pensate a quante volte dopo averlo utilizzato, lo avete gettato nel lavandino. Non sappiamo esattamente quanti danni ambientali ed economici al giorno riusciamo a provocare a causa dell’olio.
Il progetto è promosso dall’associazione I.T.AC.A. e gemmabile gratuitamente a tutti i comitati di quartiere o associazioni che desiderano aderirvi, è sufficiente inviare una mail a: itaca.associazione@gmail.com
Nel nostro Municipio, grazie al Comitato di quartiere La Garbatella, possiamo smaltirlo gratuitamente in alcuni spazi adibiti. L’olio va prima conservato in bottiglie di plastica per poi essere conferito nei contenitori posizionate nelle stazioni raccolta o nei condomini che ne faranno richiesta.
Nel nostro Municipio i punti chiave sono l’Oratorio S. Filippo Neri, in via delle Sette Chiese n. 101, dalle ore 16.00 alle 19.30; il ristorante A Casa della Chef, via R. R. Garibaldi n. 2; il gommista Paparusso, circonvallazione Ostiense n. 198/a, dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00, mentre, il sabato dalle 9.00 alle 12.00 e, ancora, presso la Scuola Paritaria Vincenza Altamura, via David Salinieri n. 5, in orario scolastico.
Dunque non si scappa, i nostri quartieri hanno messo il loro, ora tocca a voi. A meno che non vogliate contribuire a formare immense pellicole inquinanti per tutti gli oceani.
Una biblioteca viaggiante all’uscita delle scuole dell’VIII Municipio
di Anna
Bredice
Biblioteca a cielo aperto è un progetto molto ampio che ha trovato radici nel Municipio VIII e che intende promuovere la lettura, attivando laddove è possibile, nei negozi, nei giardini, negli spazi pubblici, lo scambio di libri, in un passaggio che può essere continuo, creando una vera e propria rete.
Dal progetto nasce anche Biblioporter che ha visto per una settimana una biblioteca viaggiante davanti alle scuole elementari e medie. Si tratta di un pulmino che si è fermato dal 14 al 18 ottobre all’uscita delle scuole, dove si sono avvicinati gli studenti che hanno portato dei libri da casa e ne hanno presi altri.
“Sono rimasta estasiata dalla partecipazione – racconta Sandra Giuliani di Biblioteca a cielo aperto, alcuni genitori già sapevano e hanno fatto portare ai bambini parecchi libri. In alcuni casi, soprattutto alle scuole elementari, i bambini hanno donato un gioco oppure un disegno fatto da loro e l’hanno scambiato con un libro”.
Il progetto nasce da tre associazioni Fare arte, 11radio e Donne di carta, con il supporto di Biblioteche di Roma.
Per avere maggiori informazioni e sapere dove trovare i bibliocorner, e offrirsi magari per diventare un punto di scambio libri, c’è un sito da consultare https://bibliotecaacieloaperto.wordpress.com
A via Alessandro Severo gestisce due campi di calcio con Milan academy
Una storia di oltre cinquant’anni nello sport dilettantistico
di Daniele Ranieri
E’ il 12 Febbraio del 1967 quando sulla pista dello Stadio delle Tre Fontane un
atleta s’accascia a terra e muore. E’
Giovanni Castello giovane recordman della staffetta 4x400metri, una speranza
dell’atletica italiana. Da questo drammatico avvenimento nasce, a dicembre dello
stesso anno, l’”Atletica G. Castello” una
associazione che ha fatto la storia dello sport dilettantistico romano.
Oggi conta 500 iscritti e numerose
attività di calcio, pallavolo, atletica, judo, tennis da tavolo e orientamento. Oltre l’impianto sportivo
sulla Cristoforo Colombo gestisce quattro palestre, due delle quali nell’VIII
Municipio, dove promuove corsi di tiro con l’arco, scherma storica, Pilates,
Tai chi, Yoga.
Il quartier generale è a Via Alessandro Severo, dove la “Polisportiva G. Castello” ha in gestione due
campi di calcio utilizzati dai ragazzi dai sei anni in su, col partenariato
della società A.C. Milan, nell’ambito del programma Milan Academy e altri campi
più piccoli. L’attività calcistica si svolge applicando una metodologia innovativa
creata da una delle maggiori società calcistiche italiane e internazionali. Le
squadre giocano nei diversi livelli
della Lega dilettanti regionale: Eccellenza, Promozione e I° categoria e delle
giovanili.
Giovanni castello sulla pista di atletica in una gara di 200 metri alle terme di caracalla
La nascita del Centro che fiancheggia la Cristoforo Colombo
ha una sua storia nella storia. I campi sono stati occupati, anzi hanno subito
“una pacifica invasione” come ci dice il Presidente Enzo D’Arcangelo, nel Gennaio
del 1983. Erano spazi abbandonati da anni, ridotti in uno stato miserevole,
ricolmi di rifiuti e con le recinzioni perimetrali divelte e a terra. L’anno
precedente la società aveva già iniziato a svolgere un’opera di pulizia e di rilancio
organizzando con il patrocinio del Comune di Roma, proprietario dell’impianto
abbandonato, un torneo di calcio a 5 a cui parteciparono otto squadre che divisero il loro tempo tra
la pulizia e il gioco. Il Torneo ebbe tale successo che spinse la Polisportiva
a chiedere la gestione dell’impianto. Cosa che per motivi burocratici
continuava ad essere rimandata. Finché si decise per l’”invasione”. Nel 1986 arrivò l’assegnazione definitiva. Da
allora si contano numerose e importanti iniziative come il Torneo Bernardini,
che coinvolse 30 istituti di Roma e Provincia e molte altre manifestazioni
sportive e culturali. Oggi la struttura si presenta come un centro polivalente,
moderno e in perfette condizioni di manutenzione. Entrando si viene accolti da
una piccola costruzione circondata dai fiori che ospita gli uffici di
segreteria. Oltre ai campi, curati dallo stato del terreno fino alle panchine,
vi sono otto spogliatoi più uno per i tecnici e gli arbitri e una infermeria.
D’Arcangelo ci dice che nell’impianto non vi sono bar,
ristoranti o bracerie, ma solo grande professionalità, attenzione ai metodi di
allenamento e ai risultati. Si cura con la stessa meticolosità la preparazione alle gare o alle
partite come alla crescita umana e a tutti gli aspetti educativi che ad essa
sono legati. Il rispetto delle regole in campo e fuori, il rispetto degli altri
in campo e fuori, il rispetto delle strutture sportive e delle cose in
generale, la cooperazione e la solidarietà e l’attaccamento al club, l’amore
per lo sport queste sono gli aspetti importanti trasmessi dalla Polisportiva.
Gli stessi valori per cui gareggiava Giovanni Castello.
Lo sport fa bene alla salute! Quante volte abbiamo sentito
questa frase. Sì, d’accordo, ma quale sport scegliere. Basta guardarsi intorno
e ce n’è per tutti i gusti e le età. Ma guardando ancora meglio si vanno a
scoprire alcune attività sportive delle quali non eravamo davvero a conoscenza.
Quanti di voi hanno sentito parlare dell’Hockey Subacqueo?
Non Hockey su Ghiaccio e nemmeno Hockey su Prato e tantomeno Hockey a
rotelle…ma subacqueo. Incredibile, eppure esiste davvero.
E’ uno sport riconosciuto dall’establishment nazionale ed
internazionale e associato alla FIPSAS (Federazione Italiana Pesca Sportiva ed
Attività Subacquee) e quindi al CONI.
E c’è una squadra romana, l’Altitudo Roma, che ha vinto sia
il Campionato Italiano che e la Coppa Italia negli anni 2017-2018-2019.
Tra i suoi giocatori un figlio della Garbatella: Giacomo
Recchi.
Giacomo, che ha sempre praticato sport, è arrivato all’Hockey
Sub nel 2015 dopo tanti anni di nuoto in piscina e di basket.
Sentiamo Giacomo:
Giacomo ma come hai
scoperto questo sport?Per caso. Una sera a cena con
amici accanto a noi c’era una tavolata di ragazzi e ragazze con la maglia
dell’Altitudo e da lì è iniziato tutto…
Quali sono le regole
basilari di questo sport?
Si pratica nelle
piscine con una profondità tra 1,80 e 3 metri. Il giocatore si muove in apnea,
con maschera e boccaglio ed indossa le pinne e una calottina colorata per
riconoscere i compagni. In una mano si tiene una mazzetta di circa 30 cm. con
la quale si trasporta un disco sul fondo della piscina con l’obiettivo di
segnare nella porta avversaria. In acqua ci sono sei giocatori per squadra e
quattro sono le riserve che possono entrare in qualsiasi momento. Si giocano
due tempi di 15 minuti ciascuno per un totale di 30 minuti.
E’ uno sport duro? Quante
volte a settimana vi allenate?
E’ molto faticoso, sono
tutte apnee veloci e dinamiche e i contatti sott’acqua, anche duri, ci sono
eccome! Ci alleniamo in piscina due volte a settimana. Naturalmente l’allenamento
è la sera a fine giornata, perché tutti noi lavoriamo o studiamo.
E’ vero che le squadre
sono miste, ovvero maschi e femmine giocano assieme?
E’ uno sport
relativamente nuovo più diffuso nel mondo anglosassone, dove è nato, ma ancora
poco nel resto del mondo. Di conseguenza i praticanti non sono molti e per
formare una squadra competitiva maschi e femmine giocano assieme. Questo è un
altro dei punti di forza di questo sport: integrazione e parità ad ogni
livello.
E a settembre 2018
avete partecipato alla manifestazione di premiazione nazionale nel Palazzo del
Coni?
Sì è stata una bella
sorpresa. Avendo vinto il Campionato Italiano, ogni membro della squadra ha
ricevuto la Medaglia di Bronzo al Valore Sportivo assieme a tanti altri
campioni di sport più conosciuti. Adesso aspettiamo la premiazione di
quest’anno.
Programmi per il futuro?
Innanzitutto continuare ad allenarsi e
divertirsi insieme ai compagni. E poi mirare ad altri traguardi. L’anno scorso
abbiamo partecipato alla Coppa dei Campioni in Spagna, sarebbe bellissimo
vincerla un giorno.
Intervista a Massimo Moroli presidente biancazzurro sull’esito della gara
di Ilaria Proietti Mercuri
Saranno stati i tanti
anni nel mondo dello sport ad averlo reso così testardo, e Massimo Moroli,
presidente della Lazio Nuoto, dopo aver perso il bando per la piscina di Via
Giustiniano Imperatore non ci sta. Dopo 33 anni di gestione biancazzurra i
giochi passano nelle mani della Juventus Nuoto. Ma la voglia di ribaltare la
situazione non manca: “In questo bando non esiste meritocrazia, e noi ci
batteremo fino alla fine.” Pochi giorni dopo l’esito della gara, siamo andati a
trovarlo.
Come è diventato presidente della Lazio? E da dove è nata questa grande passione?
“Mio zio materno
era stato Presidente della Lazio nel 1939. E quindi nella nostra famiglia c’è
sempre stato un particolare affiatamento con i colori biancazzurri. Sono quelle
passioni che ti vengono da bambino e poi pensi che mai possano cambiare. Per me
questa società è come una religione, se nasci cattolico quando mai diventi
mussulmano? Ci nasci, ci credi, ti ci affezioni, diventa un’abitudine di vita.
Quando poi ho iniziato a nuotare sapevo che la Lazio già all’epoca era una
squadra forte, e quindi ne sono entrato a far parte. E da lì prima come nuotatore,
poi pallanuotista, ho anche giocato in Nazionale. Ma a 21 anni, mentre ci
preparavamo per le Olimpiadi del 1954 ho avuto un incidente alla spalla, ed è
finita la mia carriera. Però mi è rimasta dentro tanta passione, che non ero
riuscito ad esprimere a pieno come atleta. Così ho iniziato ad insegnare nuoto,
poi formai una squadra di pallanuoto che successivamente si fuse con la Lazio,
entrai nel consiglio direttivo, poi diventai vicepresidente. Quando purtroppo
ci lasciò Renzo Nostini nel 2005 subentrai io.”
Perché dopo 33 anni di gestione, la Lazio Nuoto è stata messa a bando?
“Ecco questa è
una cosa strana. Quando la nostra concessione stava per scadere parlai con il
Presidente della commissione Sport del Comune di Roma per presentare un project
financing. Improvvisamente come se niente fosse a due mesi dalla fine della
concessione è stato sparato dagli uffici questo bando. Premetto che in giro ci
sono un centinaio di impianti dove la concessione è scaduta da anni, sono
abbandonati, senza controlli e nessuno fa niente. Quello che c’è stato verso di
noi io lo ritengo un vero e proprio accanimento.”
Lei già qualche mese fa aveva dichiarato: “così come è impostata la gara, non vincerà il migliore”, perché?
“Perché in questo
bando non esiste meritocrazia. Basta vedere i risultati, dove una società come
la Lazio che ha 120 anni di storia gloriosa, 220 titoli italiani assoluti di
nuoto, la migliore società di pallanuoto su Roma, campioni olimpici e
paraolimpici. La nostra scuola nuoto è un modello per tutti. Infatti sul piano
tecnico abbiamo avuto un punteggio maggiore rispetto a loro. Ma la vittoria è
stata determinata dall’offerta economica. Ed io avrei potuto offrire anche più
di loro, ma con tutti i costi che ci sono da coprire, soprattutto nell’attività
agonistica, avremmo dovuto smettere di fare quello che facciamo, non saremmo
più stati la Lazio Nuoto. E il Comune accettando la loro offerta, è vero
guadagna di più, ma ammazza questi imprenditori di impianti sportivi che
destinano tutti i soldi al valore sociale.”
Il quartiere come ha preso questa situazione?
“Quando hanno
saputo del rischio che andasse via la Lazio Nuoto c’è stata un’insurrezione, una petizione alla Sindaca Raggi con 1600
firme. Poi una protesta in Campidoglio dove hanno partecipato centinaia di
persone. Ti dirò di più, quando è uscito il bando le migliori società italiane
mi hanno chiamato chiedendomi se noi avevamo intenzione di partecipare. Alla
nostra risposta affermativa allora mi hanno garantito che loro non avrebbero
partecipato. Questo per dirti che c’è anche un certo rispetto tra società. E
quindi alla fine ci siamo ritrovati a concorrere noi, la Juventus nuoto gestita
da Maximo arl, ed una terza concorrente. Ma la Maximo è una società fantasma,
che vincendo su una società storica come la nostra, ha dimostrato la stranezza
di questo bando.”
A proposito della nuova Società, che rapporti avete con il Presidente della Maximo Luca Lanzetti?
“Ci siamo
incontrati e riconosco che dopo la sua vittoria si è comportato bene nei nostri
confronti. E’ stato disponibile a farci concludere la stagione sportiva e
soprattutto ci ha rassicurati che il personale rimarrà lo stesso. Però ammetto,
ci sono rimasto male che la sua società sia venuta a colpire proprio noi.”
E ora? Avete intenzione di fare ricorso o lasciare tutto in mano alla nuova società?
“Noi facciamo
ricorso, certamente! Dobbiamo capire perché succedono queste cose. Sul piano
logico non può esistere quello che è accaduto, e sul piano giuridico ci sono
degli elementi che ci portano a pensare che possiamo rivoltare la questione. In
più le conclusioni di questo bando sono completamente contrarie all’interesse
pubblico. Quindi noi ci batteremo fino alla fine.”
ADEGUAMENTO DEGLI EDIFICI MENSE E ASSISTENZA AI DISABILI I PROBLEMI ANCORA IRRISOLTI
Di Stefano BAIOCCHI
Tutti pronti al suono della prima campanella. Come ogni anno, a metà settembre, apriranno i battenti delle scuole di ogni ordine e grado, ma l’apertura delle mense, l’assistenza ai disabili e l’adeguamento degli edifici rimangono ancora i problemi più urgenti sul tappeto. E così anche nel nostro Municipio, migliaia di studenti il 16 ricominceranno daccapo; lo stesso faranno gli insegnanti, il personale non docente e gli autisti di autobus, che saranno frastornati dall’incontenibile vociare o da autentici schiamazzi, soprattutto quando i mezzi pubblici saranno presi d’assalto all’uscita dalla scuola. Intanto lunedì 2 settembre i Nidi hanno già iniziato le attività didattiche, ma proprio nel pomeriggio di quel giorno, durante un violento nubifragio sulla Capitale, un fulmine ha colpito il “Bruco Verde” di via Cerbara, a Tormarancia, provocandone la chiusura in attesa dei lavori di messa in sicurezza.
Mentre da tre anni il Nido “La Filastrocca” di Via Tarso a San Paolo continua a restare chiuso per problemi strutturali. Si tratta di una situazione molto grave poiché parliamo del più grande asilo nido del Municipio, capace di ospitare fino a 89 bambini. Molte scuole dell’Ottavo continuano a presentare diverse mancanze strutturali e sono oggetto di lavori o di adeguamento alle normative antincendio. Problemi irrisolti anche sul fronte delle mense scolastiche e dell’assistenza ai bambini disabili, il che potrebbe comportare, in questi giorni, ulteriori disagi per il loro inserimento. I Sindacati sono sul piede di guerra tanto che hanno indetto, tra i lavoratori delle mense, due giornate di sciopero per il 16 e il 17 di settembre, che fanno seguito alla mobilitazione del 30 maggio scorso, quando i bambini dei nidi e delle scuole dell’infanzia rimasero senza pasto.
Ciò che operatori e genitori contestano è il bando del Comune di Roma per la refezione scolastica, che metterebbe a rischio le garanzie occupazionali e la qualità del servizio destinato ai bambini. Infatti il prezzo medio a pasto proposto dalle aziende si aggira tra i 4,30 e i 4,40 euro. CGIL CISL e UIL spiegano che nella cifra è compreso il costo degli ammortamenti delle attrezzature, dei lavoratori e del cibo, tanto che secondo le stime dei sindacati “i bambini mangeranno con 1,80 euro circa a pasto“. Naturalmente a preoccuparsi sono soprattutto i genitori che s’interrogano sulla qualità e sulla genuinità di un vitto dal costo così basso. A proposito di genitori, l’anno appena trascorso ha visto alcuni di essi impegnarsi in diverse forme di protesta e in una raccolta di firme per la riparazione di una copiosa perdita d’acqua all’ingresso della Cesare Battisti.
Nel medesimo plesso, che ospita la Scuola dell’Infanzia Coccinella, genitori volontari si sono armati di vernice e pennelli per ridipingere le porte e le mostre e dare una rinfrescata generale ai muri delle aule. Gli stessi genitori si sono ingegnati per sistemare anche i giochi da giardino. Un annoso problema restano ancora i laboratori della Scuola Primaria, utilizzati soltanto sporadicamente per mancanza di organico, poiché il personale docente è prevalentemente impegnato nella didattica frontale ed è letteralmente impossibilitato a organizzare altre attività.
Sempre tra i genitori serpeggia il timore della mancata consegna della cosiddetta cedola libraria, che consente il ritiro gratuito dei libri di scuola presso i negozi convenzionati. In alcune scuole, lo scorso anno, le cedole sono state distribuite addirittura alla fine di ottobre, per cui diversi insegnanti sono stati costretti a ovviare con le fotocopie. Per quanto riguarda i “Buoni Libro” destinati agli alunni delle scuole secondarie di I e II grado, residenti nel territorio del Comune di Roma, fino al 30 novembre 2019 è possibile richiedere online i buoni per ottenere la gratuità totale o parziale dei libri di testo. La domanda, destinata a nuclei familiari con indicatore ISEE non superiore a 10.632,94 euro, va inoltrata online sul portale di Roma Capitale.
Tutte le informazioni sul sito del Comune di Roma. Proprio in previsione dell’inizio dell’Anno scolastico 2019-20 la Commissione Lavori Pubblici dell’Ottavo Municipio si è adoperata per la riqualificazione di numerose aree prossime o adiacenti agli edifici scolastici. Si è, infatti, intervenuti per sistemare marciapiedi, attraversamenti pedonali e ripristinare la segnaletica stradale. La prima pausa per studenti e lavoratori della scuola ci sarà nel periodo natalizio, dal 23 dicembre al 6 gennaio, cui seguirà quella legata alle festività pasquali dal 9 al 14 aprile.
Nel frattempo la Garbatella si prepara ad accogliere la V edizione del “Meet Film Festival”, rassegna internazionale di cinema sulla scuola e sui giovani. Sarà un’occasione importante per visionare e contemplare i cortometraggi provenienti da varie aree del mondo e che saranno proiettati in diverse strade e piazze del quartiere. I temi spazieranno dal Cinema come settima arte per intrecciarsi con la scuola, la didattica e la formazione dei giovani e con il loro approccio alla società. La scuola è senz’altro impegno, dedizione e sacrificio, ma spesso è anche divertimento. Per fortuna.
CHIUSURA SERALE ANTICIPATA ALLE 21 E PER ALCUNI WEEK END
Di Stefano BAIOCCHI
Tre mesi di difficoltà per chi si sposta a Roma con la linea B della metropolitana. Atac ha infatti annunciato che dal 9 settembre si comincerà a fare sul serio per la realizzazione dell’interscambio con la linea C e per la costruzione della nuova stazione Fori Imperiali.
Ciò comporterà che fino al 7 di dicembre — data prevista per l’ultimazione dei lavori – la chiusura del servizio sarà anticipata alle 21.00. Naturalmente sono previsti degli autobus sostitutivi, che copriranno la tratta chiusa e che saranno in strada dalle 21.00 alle 23.30, prolungando però l’orario fino all’1.30 il venerdì e il sabato. In alcuni fine settimana, invece, l’intera tratta Castro Pretorio – Laurentina sarà completamente chiusa: i cittadini troveranno sbarrate 13 fermate, alcune decisamente cruciali per la mobilità cittadina perché, oltre a quelle centrali quali Colosseo, Cavour, Circo Massimo, utilizzate soprattutto dai turisti, raggiungere la Stazione Termini o gli interscambi con la Roma-Lido e con la stazione Ostiense (Piramide), potrà comportare qualche problema. Per il momento sono stati calendarizzati per la chiusura totale i fine-settimana di settembre del 21-22, 28-29 e quindi i week end di ottobre del 5-6, 12-13 e 26-27.
La navetta sostitutiva, in questi casi, sarà in servizio il sabato dalle 5.30 all’1.30 e la domenica dalle 5.30 alle ore 23.30. Ma saranno soprattutto i cittadini del Municipio a dover fare i conti con l’interruzione del servizio, poiché dopo il Centro Storico proprio l’Ottavo è la zona maggiormente servita dalla metro B. Considerando, come detto, l’importanza della Stazione di Piramide, il nostro territorio vanta le fermate di Garbatella, San Paolo, Marconi lambendo quelle di EUR Magliana e di Laurentina. Un bel grattacapo per studenti e pendolari che rientrano la sera.
DAL NOVEMBRE 1969 SVETTAVA SUL CENTRO DEL MOBILE DELLA CRISTOFORO COLOMBO
di Giorgio GUIDONI
“Panoramico, Luminoso, appartamento 100 mq, Colombo, altezza Habitat, Vendesi.” “Regalo Cucina, buono stato, trasporto e smontaggio a carico acquirente, situata in Circonvallazione Ostiense, altezza Habitat.” Quante volte ci siamo imbattuti in inserzioni di questo tipo?
Quanti appartamenti abbiamo comprato o affittato “altezza Habitat”? Quante volte, dopo aver chiesto indicazioni stradali, ci sentivamo rispondere “Prendi la Colombo, poi all’altezza del palazzo Habitat gira a destra?”. Qualsiasi sia la vostra risposta, dal 6 settembre 2019 la pagina si è voltata. La scritta Habitat è stata rimossa.
Quella scritta che campeggiava, si stagliava, troneggiava sin dal lontano novembre 1969, oggi non c’è più. Mezzo secolo fa i favolosi anni sessanta volgevano al termine regalandoci comunque importanti eventi: Woodstock, i Beatles di Abbey Road, i Pink Floyd di Ummagumma, l’uomo sulla luna per ben due volte, Giacinto Pannella detto Marco che iniziava uno sciopero della fame, la famiglia Grilli che apriva il Centro Mondiale del Mobile con un palazzo di otto piani caratterizzato dalla enorme scritta Habitat.
Questa scritta che ha caratterizzato l’immaginario dei romani e che li ha molto aiutati a definire con precisione un luogo che altrimenti non sapevi come spiegare, non esiste più. La famiglia Grilli, nel mercato del commercio mobili sin dal 1903, vuoi per un mercato fiacco, vuoi per una concorrenza feroce, vuoi per una lentezza a rispondere a nuovi modelli commerciali è stata costretta a mettere in liquidazione il palazzone di otto piani e a rimuovere la storica scritta.
E come faremo da oggi? Dare informazioni tipo “vicino al Ministero dell’Ambiente”, oppure “hai presente dove viene interrato il fiume Almone?”, ovvero “vicino alla Necropoli di Padre Semeria” sembrano poco pratiche, poco percorribili, poco utilizzabili dai pigri romani. Scenari imprevedibili si aprono.
Un nuovo imprenditore di mobili potrebbe rilevare il palazzo e chiamarlo “Garbamobili”? Oppure un albergatore intraprendente potrebbe rilevare la struttura e rinominarla “Garbalbergo”? Nessuno può dirlo. Certo è che continueremo a ricordare Habitat, come ricordiamo la Lampada Osram, la spina del Borgo, la Meta Sudans, Piazza Montanara, il Septizonio. Con un pizzico di nostalgia e malinconia.
DAL 25 AL 27 SETTEMBRE LA QUINTA EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DI CINEMA PER LA SCUOLA E I GIOVANI
di Ilaria PROIETTI MERCURI
I film nascono nella testa, finiscono su una carta, poi prendono vita grazie ad una pellicola e infine vengono proiettati alla Garbatella. Proprio così, alla Garbatella e non solo.
Tra cortometraggi, work-shop e dibattiti, studenti e registi si incontreranno dal 23 al 27 Settembre per la quinta edizione del Meet Film Festival. Un incontro internazionale di cinema per la scuola e i giovani. E diciamo la verità: quale arte meglio del cinema può colpire la coscienza e scuotere le emozioni?
Per questo la scuola media “G. Tuccimei” di Acilia, la scuola media “via Mar dei Caraibi” di Ostia e l’IIS “De Amicis-Cattaneo”, hanno deciso di lanciare i propri ragazzi in una sfida a colpi di Ciak, si gira! Di cosa tratta questa competizione? Dunque, il cinema è quella cosa dove tu stai seduto a guardare, mentre il regista ha già fatto tutto il suo lavoro. Questa volta, invece, i ruoli saranno invertiti: sarà il regista a sedere sulla poltrona pronto ad esaminare il tuo cortometraggio. È proprio quello che accadrà agli studenti che hanno aderito a questo progetto.
Nei primi due giorni di manifestazione, infatti, ci si tufferà nei lavori dei finalisti dei tre istituti, con accanto vari registi pronti a dare qualche dritta ai ragazzi. Vedremo chi vincerà questa gara, in cui la macchina da presa non ha solo il compito di registrare, ma soprattutto quello di far crescere i giovani.
Già, “perché – come ci tiene a sottolineare il Presidente del Festival Claudio Federico- la conoscenza del linguaggio audiovisivo è fondamentale per tutti. I ragazzi spesso sono immersi in questo mondo, ma non sempre lo dominano. A volte i messaggi gli sono catapultati addosso, ma non sono loro stessi i protagonisti.” E conclude: “L’idea di mettere in contatto il mondo del cinema con quello della scuola ha proprio questo obiettivo, sviluppare contenuti e materiali audiovisivi nel settore dell’educazione.”
E per far si che questo accada, tutto partirà da lunedì 23 Settembre dalle ore 9 alle ore 12 al Teatro Ostia Lido, con le proiezioni dei finalisti della scuola del litorale. Il 24 invece, sempre stesso orario, toccherà agli allievi delle scuole “Calderini-Tuccimei” di Acilia e “De Amici-Cattaneo” di Testaccio nelle rispettive sedi. Noi, tutto ciò che possiamo consigliarvi è di mettervi seduti e farvi illuminare dagli schermi colmi di fantasia di questi giovani studenti. Non importa cosa guarderete. Una cosa che hanno in comune tutti i film è la capacità di trasportarvi altrove. Fermi tutti però! Non fatevi trascinare troppo lontano, che il festival non finisce qui. Dal 25 settembre infatti, ci sposteremo alla Garbatella.
Eh… la Garbatella. Ma quante pellicole negli anni hanno visto questo quartiere come protagonista? Da “C’eravamo tanto amati” di Ettore Scola, a Nanni Moretti con “Caro Diario”, fino a quando ci ritrovavamo pullman pieni di turisti pronti ad assalire il bar dei Cesaroni. Insomma, il quartiere dei lotti e dei giardini fiabeschi non si fa sfuggire l’evento e, dal 25 al 27 Settembre, inizieranno un susseguirsi di appuntamenti: il 25 dalle ore 9 alle 16 in IC Piazza Sauli tra proiezioni, dibattiti e Workshop di Cine Animazione.
Dalle 18 alle 22 ci si sposterà in Via Caffaro n.10 nel circolo cinematografico Zero in Condotta con la proiezione dei film finalisti. Infine dalle 21 alle 23 in Via F. Passino n.26 alla Villetta, dove si affronterà in particolar modo il tema dei bambini in guerra e l’immigrazione, fenomeni tanto globali quanto attuali. Il 26 si ripartirà nuovamente da IC Piazza Sauli dalle 9 alle 16, nel pomeriggio il Teatro Garbatella inaugurerà altre proiezioni dalle 17 alle 18:30 e la giornata si concluderà nuovamente nel circolo Zero in Condotta dalle 18 alle 22.
Il Festival, invece, terminerà il 27 Settembre con una giornata super impegnativa: dopo il terzo incontro in IC Piazza Sauli dalle 9 alle 13, l’associazione Millepiani Coworking in Via Nicolò Odero n.13 vi aspetta dalle 15 alle 17 per l’incontro tra studenti insegnanti e registi. La giornata finirà con la proiezione dei film in concorso dalle 15 alle 19:30 al Teatro Garbatella e con l’annuncio del vincitori in Villetta dalle 21 alle 23.
Insomma, c’è molto da vedere. E noi ci aspettiamo moltissimo da questi ragazzi, che attraverso il loro linguaggio, possono insegnarci una nuova visione della vita.
Sembra rimandato a data da destinarsi lo sgombero degli ex uffici di viale del Caravaggio 105. Fino a qualche settimana fa l’occupazione era in cima alla classifica della “circolare Salvini”, rilasciata ad inizio estate dalla Prefettura di Roma, che prevedeva lo sgombero di 22 realtà romane tra spazi sociali e occupazioni abitative, senza offrire valide alternative per chi resta per strada. La tenacia degli occupanti di Caravaggio, che resistono nella proprietà Armellini da aprile 2013, grazie anche alla solidarietà del quartiere e forse al nuovo clima politico nazionale, hanno ottenuto al momento una sospensione dello sgombero.
Ora l’aria che si respira è quella dell’incertezza, una condizione che non rende facile la vita già sventurata dei 380 occupanti (di cui 80 minori), molti dei quali disoccupati o con un passato difficile alle spalle. Con la precarietà del lavoro oggi chi può permettersi l’acquisto di una casa? O di pagare un affitto?
Basta scorrere i siti internet degli annunci immobiliari, per rendersi conto delle cifre che vengono richieste a Tor Marancia e dintorni. Difficile per una famiglia comprare un bilocale a meno di 230 mila euro e ancora più difficile trovare l’anticipo e le garanzie per la banca. Un affitto di un modesto appartamento non si trova a meno di 700 euro al mese, mentre il prezzo di un posto letto in una stanza condivisa si aggira intorno ai 300 euro mensili. A ciò bisogna aggiungere le bollette, la caparra e gli anticipi dovuti. Come ai tempi della borgata Shangai, la baraccopoli costruita dal fascismo a TorMarancia, la città esclude i precari e i più poveri, costretti ad emigrare o a spostarsi in periferia, lontano dai servizi, da legami costruiti nel tempo e, nel caso di minori, anche dalla scuola frequentata fino all’anno precedente. Solo che il centro avanza e mangia le periferie che fino a ieri disprezzava.
A Roma si contano almeno 200 mila persone senza casa, dato purtroppo destinato a crescere, e si calcolano un ugual numero di appartamenti sfitti, oltre migliaia di strutture abbandonate e per le quali i costruttori non sono tenuti a pagare nessuna imposta. È tempo di avviare un processo di rigenerazione urbana, di una pianificazione per la costruzione di case popolari e di stemperare il clima di conflitto sociale venutosi a creare. Senza ulteriori tentennamenti, è compito della politica porre rimedio a questa annosa questione. Questi e altri saranno i temi in discussione il 14 settembre all’assemblea nazionale pubblica dei movimenti per la casa, che si svolgerà proprio nell’occupazione di Caravaggio.
SODDISFATTI I CITTADINI DI SAN PAOLO E IL MUNICIPIO VIII
di Fabrizio FAGIANI
Sono terminati i lavori per riportare il senso unico su ogni carreggiata nel tratto di viale Leonardo da Vinci compreso tra il largo omonimo e via Giovannipoli. Era un intervento sulla viabilità chiesto con decisione dai cittadini del quartiere dopo che l’area, dove sarebbe dovuto essere costruito un contestato parcheggio sotterraneo, era stata riconsegnata al Comune.
«E’ da quando ci siamo insediati» ha detto Michele Centorrino, assessore alla mobilità del Municipio VIII «che abbiamo preso l’impegno di dare una risposta alle richieste dei cittadini che da tempo reclamavano il ripristino del senso unico su entrambi i lati, la messa in sicurezza delle scuole e l’aumento dei parcheggi».
E allora, dopo un po’ più di un anno dalla rimozione del cantiere del parcheggio revocato, è stato realizzato il progetto di risistemazione messo a punto dagli uffici tecnici del Municipio VIII che, vista l’inadempienza del Comune, erano stati attivati dall’assessorato municipale. L’intervento ha portato notevoli modifiche all’assetto di quel tratto di viale Leonardo da Vinci.
Prima di tutto è stato ripristinato il senso unico per ognuna delle due carreggiate, che sono state ristrette rispetto a quelle originarie con l’istituzione dei parcheggi a spina di pesce. Con questa nuova sistemazione si ottiene anche il risultato di impedire la sosta delle auto tra gli alberi dello square centrale del viale, che sarà ristrutturato con un intervento successivo. Gli attraversamenti pedonali sono adesso protetti da cordoli parapedonali e in prossimità degli ingressi delle scuole è imposto il limite di velocità di 30 chilometri orari.
Con la sistemazione a spina di pesce è poi aumentato il numero dei posti auto che sono arrivati ad un totale di 130. Il risultato dell’intervento è stato apprezzato dai cittadini, che hanno visto accolte gran parte delle loro richieste.«Oggi è un grande giorno per noi che ci abbiamo creduto, che abbiamo sempre insistito, che siamo sempre rimasti indignati per i troppi no e le promesse mai mantenute» ha detto Roberta Rovelli del Comitato “No PUP indignati”, che per più di 10 anni ha contrastato la realizzazione del parcheggio sotterraneo e che con il Comitato di quartiere Insieme per San Paolo ha sollecitato una adeguata risistemazione dell’area.
«Siamo soddisfatti del lavoro realizzato e della riconsegna del viale ad una vivibilità, che ci è stata negata per troppi anni» ha continuato Roberta Rovelli «due uniche considerazioni per migliorare il progetto e chiudere con un lieto fine: ripristinare la svolta a sinistra su via Giovannipoli da viale Leonardo da Vinci per chi viene da via delle Sette Chiese. Questo eviterebbe un ulteriore flusso di auto costrette a percorrere il viale davanti alla scuola, arrivare al largo e ritornare indietro sul viale per poter entrare a Garbatella. E poi riportare l’illuminazione nel tratto di viale dove affaccia la bocciofila che è completamente al buio».
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