La sfida al Coronavirus in questo Natale così particolare rischia di rendere ancora più fragili le condizioni di chi vive in solitudine e in povertà, tra questi sicuramente molti anziani. A loro si rivolge la Comunità di Sant’Egidio: il 25 dicembre i ragazzi della scuola della pace porteranno regali agli ospiti delle Rsa del territorio con una frase, un pensiero scritto da ogni bambino. Tra i più graditi ci sono sciarpe, cappelli di lana, carte da gioco. “Questi doni – spiega Francesca Relandini – contribuiranno a trasformare questo Natale diverso in qualcosa che potranno ricordare conpiacere”. Salterà purtroppo per motivi di sicurezza il tradizionale pranzo del 25 per i senza fissa dimora al San Michele.Tuttavia la Comunità di Sant’Egidio si sta attrezzando per portare i pasti a domicilio oltre alle cento famiglie, che vengono aiutate abitualmente.
Ripartirà in maniera più capillare anche l’attività di Municipio Solidale con consegna di pacchi di prima necessità ai bisognosi del territorio. “Questa iniziativa, inaugurata in fase di lockdown — spiega Alessandra Aluigi, assessora alle Politiche Sociali del Municipio Roma VIII – ci ha permesso di raggiungere finora 700 nuclei, dei quali solo una piccolissima parte era già seguita dai servizi sociali. Molte di esse sono in difficoltà a causa della precarietà di vita dovuta alla perdita di lavoro”.
A questa iniziativa, se ne affiancheranno altre due, in collaborazione rispettivamente con gli assessorati alle Attività produttive e alle Politiche Educative e Culturali: la distribuzione di buoni sconto messi a disposizione dalla Coop e di pacchi realizzati dai bambini delle scuole. Il numero per accedere ai servizi di Municipio Solidale è 06-40060606.
Natale COVID-19 a Garbatella
Anche la parrocchia di Santa Galla sulla Circonvallazione Ostiense si sta organizzando per una raccolta di viveri e vestiario. L’iniziativa avrà luogo il 20 dicembre quando i ragazzi porteranno i doni direttamente in parrocchia. “Ma in questi mesi, fa sapere don Paolo, tante persone per fortuna si sono mobilitate anche da sole e hanno portato qui generi alimentari o li lasciano direttamente al supermercato di via Traversi, in un lato appositamente dedicato a chi ne ha necessità”.
A San Filippo Neri, in piazza Sant’Eurosia, sono stati raccolti giocattoli per i bimbi delle case famiglia della zona dalla onlus Progetto Rossano. “Siamo rimasti molto soddisfatti — dice Silvia De Napoli, vicepresidente dell’associazione — perché Garbatella ha risposto in maniera molto generosa. Inoltre manterremo attivo per tutto il periodo delle festività un servizio di supporto psicologico telefonico. Il numero a cui rivolgersi in caso di bisogno è il 349 2628760”.
La parrocchia Nostra Signora di Lourdes, infine, a Tor Marancia, organizza il 20 dicembre una vendita di panettoni il cui ricavato andrà alla Fondazione Emanuela Panetti, una realtà di volontariato che opera all’interno dell’Ospedale Bambin Gesù. Nello stesso giorno sarà presente “Medicina solidale”, il gruppo parrocchiale che accoglierà famiglie con bambini ai quali distribuiranno pacchi alimentari.
All’interno della Parrocchia ricordiamo la presenza della Caritas, vero punto di riferimento del quartiere. Continua, infine, l’opera di sostegno della comunità evangelica battista di via Pullino alle famiglie in difficoltà.
“Un piccolo miracolo di vivibilità ” così l’ ha definita Stefano Boeri, l’ architetto milanese progettista del famoso Bosco verticale nel capoluogo lombardo, in una recente intervista a Formigli nella trasmissione tv Piazza Pulita. Un tributo non di poco conto considerata l’autorevolezza del personaggio.
Non è la prima volta che l’architetto Boeri apprezza la Garbatella, lo fece qualche tempo fa in occasione di un reportage su Rai news 24. Lo incontrai proprio in quell’occasione in Villetta, la storica casa della Sinistra nel quartiere iacp, Sembrava incantato dai rossi e dagli ocra delle casette, meravigliato dalla sua socialità, dai cortili e dalle sue voci, stupito dell’energia sprigionata dai luoghi di incontro giovanili : l’hub culturale Moby Dick, la Villetta, i centri sociali di Casetta rossa e la Strada. Quella di Boeri non è che l’ultimo attestato di stima di intellettuali, artisti, registi e attori nei confronti del nostro quartiere. Diversi lo hanno scelto come luogo di residenza e altri, come lo scrittore Erri De Luca, si sentono a casa e ci vengono sempre volentieri.
E’ d’obbligo quindi, proprio nell’anno del Centenario della sua fondazione, chiederci perché la Garbatella sia così amata non solo dai suoi abitanti, ma anche dagli “stranieri”. Abbiamo più volte affermato che il suo appeal e la sua fama abbiano valicato i confini di Roma e dell’Italia. Infatti, non è raro incontrare tra le stradine e le piazzette del quartiere frotte di turisti con guida o studiosi provenienti dai più lontani paesi europei. Io credo che la magia sprigionata da questo luogo dipenda dalla sua Storia, dalla sua originale conformazione urbanistica e dalla sua socialità. La voglio ricapitolare per titoli: nasce come città giardino per gli operai della zona industriale dell’Ostiense, si sviluppa come borgata degli sbaraccati e sfrattati del centro storico a causa degli sventramenti operati dal piccone di Mussolini, diventa un quartiere popolare nel dopoguerra, che grazie ai grandi partiti di massa partecipa con dignità e autorevolezza alla vita sociale e democratica della città, conservandone la proprietà pubblica attraverso l’Istituto case popolari di Roma. Già questo non è poco, ma non basta a spiegarlo.
Foto di Francesco Proietti Mercuri
Quando si frantuma la polarità tra produzione e residenza con lo spostamento dell’asse industriale dall’Ostiense verso la zona est della città, la Garbatella potrebbe essere travolta da processi di omologazione, di anonimato urbano. Come altri quartieri popolari semi-centrali potrebbe subire fenomeni di gentrificazione, come Trastevere e Testaccio, o subire quelli di emarginazione subendo forti flussi di immigrazione. Questo non succede perché la proprietà pubblica e poi l’alienazione delle case agli ex assegnatari Iacp permette un graduale ricambio generazionale tutto interno alle stesse classi sociali, con pochi inserimenti esterni , arginando o assorbendo la pressione sui confini del nucleo storico. Buone agenzie educative, come i licei Socrate e Borromini, fanno la loro parte consentendo la crescita di una nuova generazione di cittadini consapevoli e lo sviluppo di una rete diffusa di associazioni culturali e sportive.
Con la crisi dei partiti di massa è proprio questa nuova generazione ad entrare in campo e a dare nuova linfa alla vita democratica del territorio. Ne contamina le istituzioni di prossimità, il Municipio, e impedisce processi degenerativi e speculativi all’interno del territorio storico. Promuove la cura dei beni comuni e della sua comunità difendendone la composizione sociale. Uno dei passaggi cruciali è certamente l’entrata in campo, agli inizi degli anni Novanta, della Terza Università che occupa numerosi edifici ex industriali e destina il Palladium ad aula speciale dell’ateneo. Il cerchio si chiude con l’apertura negli ex bagni pubblici del centro culturale Moby Dick, grazie all’intervento positivo della Regione Lazio e dello Iacp. Piazza Bartolomeo Romano diventa un vero e proprio campus universitario, dove nei gioielli fine anni Venti dell’architetto visionario Innocenzo Sabbatini si muove una moltitudine di giovani neo architetti, artisti, musicisti. Insomma diventa il “campo dei miracoli”, dove si respira l’orgoglio e un forte spirito di appartenenza e di identità, senza cadere nel mero e deteriore provincialismo.
Paolo Berdini in corsa per il Campidoglio? “Se tutto va bene, sì”
di Ilaria Proietti Mercuri
Il giorno che l’ho contattato per l’intervista mi ha risposto che non poteva parlare. <<Sono ad un seminario via web, la richiamo io appena posso>>. A quel punto ho pensato, non lo farà mai. Finirò, come spesso accade, ore dietro ad un telefono senza ricevere risposta. Mi sbagliavo. Quella stessa sera il telefono ha squillato. Era lui, Paolo Berdini: urbanista, saggista, collaboratore di Italo Insolera nell’ultima stesura di “Roma moderna”, membro di Italia Nostra e del consiglio nazionale del WWF dal 2009 al 2012. Consulente dell’assessore all’Urbanistica della Regione Lazio dal 1995 al 2000. Nel giugno 2016 poi, era stato nominato da Virginia Raggi assessore all’urbanistica della città di Roma. Ma lui è uno che, se qualcosa non gli sta bene, non se la fa di certo scivolare addosso. Così nel febbraio 2017 si è dimesso dalla carica.
Perché intervistarlo? Si vocifera che voglia candidarsi Sindaco di Roma. Sarà vero? <<Se tutto va bene, sì>> ha risposto. E allora via con le altre domande.
– Roma sembra una città ingovernabile. Perchè? E quali caratteristiche dovrebbe avere un sindaco?
La classe economica dirigente di Roma ha fondato lo sviluppo della città nella direzione più facile, quella della speculazione immobiliare. Invece di pensare a costruire occasioni di lavoro qualificato, l’attività prevalente è stata l’espansione urbana. Oggi raccogliamo i frutti amari di quel modello di sviluppo: il debito comunale supera i 13 miliardi. L’Atac e l’Ama non riescono a funzionare perché la città è troppo grande da raggiungere e accumulano debito.
Questo fardello toglie inevitabilmente risorse agli investimenti produttivi o alla costruzione di infrastrutture di trasporto come tutte le città del mondo. Nasce da qui l’ingovernabilità della città. Ed è da qui che ogni sindaco dovrebbe partire: dalla consapevolezza che occorre chiudere la fase di un modello di sviluppo sbagliato e investire ogni risorsa per diminuire le distanze tra centro e periferie. La principale caratteristica del nuovo sindaco sarà dunque quella di avere un’idea chiara di città.
– Una proposta per Roma che attuerebbe da domani?
Avviare la realizzazione di almeno tre nuove linee tramviarie, che sollevino la periferia dalle difficoltà della vita quotidiana. La priorità andrebbe data alla linea della Palmiro Togliatti da troppi anni attesa da tanti quartieri molto popolosi, ma si può pensare ad Ostia o alla tramvia sul viale Marconi, che farebbe respirare un quartiere perennemente bloccato dal traffico.
– Roma è centro, ma anche tanti quartieri di periferia. Come farebbe a bilanciare gli interventi senza lasciare nessuno indietro?
L’idea di città di cui parlavamo in precedenza deve farsi carico in primo luogo dei diritti delle periferie. La Caritas ha denunciato che il reddito delle famiglie che abitano nel centro è di trentotto mila euro. Quello delle periferie lontane scende a diciassette mila. “Mappa Roma”, ci dice inoltre che i laureati del centro sono il 40% del totale mentre in periferia superano a stento il 10%.
E’ uno squilibrio intollerabile. Delinea una città che ha due volti, quello qualificato e quello dell’abbandono. Questo squilibrio grave è stato misurato negli anni passati ed oggi è certamente aumentato a causa della pandemia. Ogni intervento comunale deve dunque tentare di attenuare le distanze e tendere all’inclusione sociale. Questa può essere raggiunta con le nuove linee tramviarie e costruendo qualità e occasioni di lavoro. Si dovrebbe ad esempio concludere il percorso della linea metropolitana “C” (oggi previsto a Prati) a Corviale, e cioè in una delle periferie più difficili. Le città vivono anche di eventi simbolici e sarebbe importante dare un segnale di attenzione alle periferie.
Sulle qualità è ora di ripensare l’offerta scolastica periferica, spesso ricavata in edifici impropri e la realizzazione di parchi che creino delle pause urbane tra una parte e l’altra dell’immensa periferia romana.
E poi c’è il lavoro da incrementare con l’attivazione di incubatori d’impresa, che favoriscano l’imprenditoria giovanile.
– Lei era stato nominato da Virginia Raggi assessore all’urbanistica, ma poi nel febbraio 2017 si è dimesso. Come mai?
La questione dello stadio della Roma a Tor di Valle è stata decisiva per chiudere un rapporto che già iniziava a incrinarsi a causa di profonde differenze culturali. I 5stelle avevano vinto le elezioni comunali dichiarandosi contrari alla grande speculazione immobiliare. Nel gennaio 2017, Ferdinando Imposimato, uno dei più importanti magistrati italiani che collaborava (gratuitamente!) con il mio assessorato fu improvvisamente messo da parte per far posto all’avvocato Luca Lanzalone, che nel 2018 fu arrestato nel grande scandalo dello stadio della Roma. Evidentemente non c’era più posto per la competenza e l’onestà. Meglio prendere il largo.
Paolo Berdini in corsa per il Campidoglio? “Se tutto va bene, sì”
– Ha un politico “modello” di riferimento?
Due grandi esempi di politici e amministratori, che mi hanno sempre interessato, sono i sindaci Ernesto Nathan e Luigi Petroselli.
Il primo, all’inizio del novecento, nei quattro brevi anni di vita della sua amministrazione ha saputo costruire i servizi di una città moderna, ha pubblicizzato il servizio di trasporto pubblico prima lasciato nelle mani dei privati, ha creato una rete di scuole nelle periferie urbane e nell’agro anche grazie all’azione di Sibilla Aleramo. Quattro anni che hanno cambiato profondamente lo stato della città.
Luigi Petroselli primo sindaco comunista, 70 anni più tardi, ha dato ampio spazio alla questione delle periferie, ha chiuso la vicenda delle baracche dei senza tetto costruendo l’ultimo quartiere pubblico, Tor Bella Monaca. Ha infine dato il via al progetto di pedonalizzazione dei Fori Imperiali e dell’Appia Antica, ideato da Antonio Cederna e Italo Insolera.
Due amministratori che giganteggiano nel panorama della vita della città.
– Ultima domanda. C’è qualche considerazione che vuole fare?
Tornerei all’idea di città che può a mio giudizio deve caratterizzare gli anni futuri. E’ quello dell’ecologia integrale, concetto come noto ideato da Papa Francesco. Si tratta di avviare la riconversione ecologica della città accompagnandola con il rispetto delle persone e con l’inclusione sociale. Costruendo case per le famiglie che vivono nelle cento occupazioni romane e riattivando i servizi alle persone tagliati nei decenni del neoliberismo. E’ un’idea affascinate e lungimirante, la sola che può dare una speranza ad una città smarrita.
Sin dall’anno 2004 è attivo, infatti, il progetto “Casa nostra” rivolto a 32 persone con disabilità in età adulta, tra i 25 e i 55 anni, suddivise in otto gruppi, che frequentano la struttura per sei settimane l’anno.
Nel tempo, si è rilevata l’esigenza comune di realizzare piccole residenze con una capienza massima di sei posti, al fine di poter proseguire il percorso di autonomia e di integrazione sociale dei partecipanti pur nelle vicinanze dei propri familiari, destinando a tale scopo risorse immobiliari di proprietà; già nell’anno 2009, è stata aperta nel territorio municipale la “Casa di Franco” per sei persone disabili, che precedentemente avevano frequentato “Casa Nostra” nel loro percorso di preparazione.
Sulla base di queste esperienze, altamente positive, altri due nuclei hanno messo a disposizione appartamenti di proprietà da destinare alla realizzazione di case famiglia, e già nel 2014 era stata avanzata al Campidoglio la richiesta per la realizzazione dei due progetti, che tuttavia, nonostante gli apprezzamenti, in questi anni non ha avuto riscontri. Finalmente, con il lavoro svolto dai Servizi Sociali di concerto con l’Assessora Alessandra Aluigi per superare i numerosi scogli della burocrazia, il 6 novembre scorso si è potuta inaugurare la “Casa di Vale” in Piazza dei Navigatori e destinarla a sei persone con handicap di livello medio.
Nello stesso mese, con l’aiuto dell’Associazione Asilo Savoia ed i fondi stanziati dalla Regione Lazio, hanno preso il via i progetti di residenzialità di “Via Leonori” e della “Cooperativa Garibaldi”, che saranno operativi già a partire dal mese di dicembre 2020. Nel prossimo futuro, infine, è prevista l’attivazione della “Casa di Lanfranco”, destinata a quattro persone disabili, che presentano una buona autonomia personale e sociale, e che sono già inserite in percorsi di inclusione lavorativa.
Se escludi uno, escludi tutti. Così recita lo slogan della campagna per il tesseramento 2020 di Emergency, l’organizzazione fondata da Gino Strada nel 1994 per curare le vittime della guerra e della povertà, che da quest’estate ha attivato anche su Roma una rete di volontari per consegnare pacchi contententi beni di prima necessità alle famiglie impoverite dalla crisi economica causata dalla pandemia di COVID-19. Il progetto, chiamato “Nessuno Escluso”, si avvale della collaborazione delle istituzioni e di associazioni partner e a Novembre ha raggiunto la quota di duemila pacchi mensili, di cui trecentosessanta solo nell’Ottavo Municipio.
Ogni settimana i volontari di Emergency preparano le scatole e le riempiono di generi alimentari, prodotti di igiene personale e per la casa, per poi donarli ai nuclei familiari individuati dai servizi sociali. Nel nostro municipio, la consegna viene effettuata da un gruppo di associazioni di cui fanno parte Casetta Rossa, CSOA La Strada, Nessun Dorma, La Villetta, Scuola Libera Tutti e la Brigata Garbatella della Protezione Civile, tutto nel massimo rispetto delle norme di sicurezza per evitare il contagio. I volontari vengono formati da Emergency seguendo i protocolli sviluppati dal Field Operations Department dell’organizzazione, lo stesso che ha curato la gestione dell’ospedale da campo di Bergamo durante il primo lockdown, grazie all’esperienza maturata in Sierra Leone durante l’epidemia di Ebola del 2015.
Il progetto è stato prolungato ufficialmente fino al 31 Gennaio 2021.
Sarà dedicata a Donatella Colasanti l’area verde di via Villa di Lucina a San Paolo
di Ilaria Proietti Mercuri
La memoria è quello strumento che, almeno in teoria, dovrebbe aiutare a non commettere più gli stessi errori. E proprio con questo spirito, il Municipio VIII dedicherà l’area verde della Villa di Lucina in zona San Paolo a Donatella Colasanti, la giovane donna scampata alla strage dei Circeo.
La sua storia, come il suo volto scosso e pieno di sangue, finirono su tutti i giornali quando la sera del 30 Settembre 1975, venne ritrovata ancora viva nel bagagliaio di un’auto, accanto al corpo della sua amica Rosaria Lopez morta invece qualche ora prima. A soli 17 anni infatti Rosaria, venne stuprata e quasi uccisa di botte, dopo essere stata adescata con la scusa di una festa in una villa al Circeo da tre rampolli di alcune agiate famiglie romane. Come si salvò? Perchè ebbe la lucidità di fingersi morta, raccontò poi nei mesi successivi.
Così, dopo il parco alla Montagnola intitolato a Maria Rosaria Lopez, si intitolerà un parco anche alla ragazza che scampò al massacro, ma che venne segnata per tutta la vita.
Ricordare però, non è mai abbastanza. Così anche il quartiere Montagnola non si è tirato indietro. A Via Mario Muschio infatti, una panchina è stata dipinta di rosso e abbellita con un ritratto di Alda Merini e delle due ragazze della strage del Circeo, in memoria di tutte le donne vittime di violenza.
Un progetto, quello della panchina, che era stato avviato anni fa anche alla Garbatella, accanto alla fontana di Carlotta, storico simbolo che porta il nome di una donna. Ma con gli anni la panchina scomparve. Per questo, alcune associazioni del quartiere, tra cui Il Tempo Ritrovato di Mirella Arcidiacono, chiedono alla Regione Lazio e al municipio VIII di posizionarne una in Piazza Ricoldo Da Montecroce.
Nei primi mesi del 1922 lo spaccio aprì su piazza Benedetto Brin ai civici 4,5 e 7.Nel consiglio di amministrazione Cleobulo Rossi, Biagio Gay, Giovanni Garrasi, Emilio Storti e Gregorio Pietruccini
di Gianni Rivolta
Era il dicembre del 1921.Fuori porta San Paolo, tra via della Garbatella e piazza Brin si davano gli ultimi ritocchi di calce e vernice alle linde villette della Borgata Giardino Concordia, così l’aveva voluta chiamare Re “Pippetto” per dare un segnale di pace sociale quel 18 febbraio del 1920. La regina madre Margherita, accompagnata dall’impettito ingegner Paolo Orlando, era già venuta in visita al traforo della rupe per il tracciato della ferrovia Roma-Ostia e al borgo di casette in costruzione: quarantaquattro villette decorose per gli operai della zona industriale e del porto fluviale. I pionieri di quella nuova frontiera, circa duecento famiglie, avevano preso possesso degli appartamenti e sognavano un futuro migliore per i loro figli. Tra loro molti artigiani e qualche tecnico dipendente o collaboratore dell’Icp (1). Anche Paolo Orlando presidente dell’Ente per lo Sviluppo marittimo e industriale di Roma ( che aveva venduto il terreno all’Icp) aveva chiesto di riservare ai suoi impiegati un certo numero di abitazioni (2). Per loro casa e lavoro, dopo anni di crisi economica e disoccupazione, scioperi e cortei di tranvieri, elettrici,metallurgici, gassisti e tipografi, erano finalmente una realtà. Quello che fu chiamato il “biennio rosso” , tra il 1919 e il ’20, era ai titoli di coda. Ammainate le bandiere rosse dai cancelli delle fabbriche il segretario della Cgil Bruno Buozzi aveva spento quella massiccia spallata rivoluzionaria e riportata la lotta dei metallurgici nel tranquillo alveo salariale. Il 10 novembre 1921 ci furono le ultime scintille di resistenza ai fascisti. A San Lorenzo, a Testaccio, Trastevere e al Trionfale gli arditi del popolo di Argo Secondari e Cencio Baldazzi si erano presi a rivoltellate con i neri di Farinacci e Balbo, giunti a Roma baldanzosi per il loro primo congresso nazionale. Questo era il clima in città. Il fuoco covava sotto la cenere in attesa del divampare dell’incendio.
Nella nuova Borgata Garbatella, disegnata come le città giardino inglesi, i capifamiglia al tramonto dopo il lavoro,si incontravano in piazza Brin per discutere del più e del meno e delle condizioni di lavoro in officina. Nonostante l’aria salubre e qualche bicchiere di buon vino la vita non era facile; nei primi cinque lotti dell’Istituto case popolari si viveva isolati tra orti, vigne e casolari sparsi fuori le Mura. Al di là dello stradone dell’Ostiense la viabilità era limitata alla stretta via delle Sette Chiese, unico collegamento a sud con le tenute agricole dell’agro, a viottoli di campagna come quello della Moletta, via della Garbatella, via delle Statue. Il centro città si raggiungeva solo col tram dal piazzale della Basilica di San Paolo, mancavano rivendite di generi alimentari e verdure e negozi in genere. Così un gruppo di abitanti, in maggioranza artigiani e tecnici, decise di darsi da fare e costituire la “Cooperativa approvvigionamenti e consumi Quartiere Garbatella” aderente alla Lega Nazionale delle cooperative (3)con lo scopo di acquistare, conservare e vendere generi di prima necessità “senza scopi di lucro, cooperando all’economia domestica, al risparmio e alla previdenza”. Un’idea mutualistica in linea con tutto il progetto della città giardino, ispirate dai socialisti utopisti. In barba alle volontà del Re e di Paolo Orlando la Cooperativa non prende il nome “Concordia” come la borgata, ma il più popolare “Garbatella” (come era chiamata la località sui Colli di San Paolo e l’omonima via).La prima sede legale fu quella di via Guglielmotti 31 ( l’abitazione di un socio) per poi trasferirsi a piazza Benedetto Brin 4-5-7, dove fisicamente insisteva lo spaccio e i magazzini. Nel consiglio di amministrazione e nel collegio sindacale compaiono cognomi di note famiglie della prima borgata : Biagio Gay,Giovanni Garrasi, Gregorio Pietruccini,Costantino Mariotti, Emilio Storti, Natale Del Grande, Angelo Melchiorre, Luigi D’Ascenzo, Enrico De Nicola,Andrea Gasparri e per ultimo Cleobulo Rossi, sicuramente la personalità più significativa tra i soci fondatori. Socialista della tendenza rivoluzionaria nel dicembre del 1904 il Rossi era stato eletto segretario nazionale della federazione dei gassisti e degli addetti alla illuminazione pubblica e nel 1907 successe a Ernesto Verzi alla guida della Fiom, la federazione degli operai metallurgici, aderente alla Cgil. Insomma una personalità di livello nazionale, anche se nella fase discendente della sua carriera politica e sindacale.
E poi scoppiò l’incendio. La cooperativa di consumo Garbatella di piazza Brin subì, come tante altre strutture mutualistiche, la violenza delle squadracce fasciste: “L’esperienza della cooperativa (……) venne a finire nel 1921,intervennero i camion pieni di squadristi che bastonarono i gestori e li portarono a Via Magnana poli – sostiene Luciano Rossi, nipote di Cleobulo ( in una intervista a Monica Sinatra, autrice del libro La Garbatella a Roma 1920-1940 ndr)- ….E gli diedero anche l’olio di ricino…diedero fuoco a tutti i materiali della cooperativa, distrussero le cart…”.Probabilmente l’intervistato a distanza di decenni, non collocava precisamente l’accaduto, in quanto la cooperativa fu fondata proprio in quei giorni, il 13 dicembre del 1921. Il fatto certamente doveva essere avvenuto in un tempo successivo, presumibilmente dopo la Marcia su Roma ( 28 ottobre 1922), quando venne devastato dai fascisti anche il circolo socialista di via del Gazometro all’Ostiense. Quelle gloriose saracinesche chiusero definitivamente negli anni Trenta per lasciare il passo su piazza Benedetto Brin , alla pizzicheria dei Magnani, all’osteria Scafetti e a un piccolo negozietto di vini e olii, la bottiglieria di D’Antoni. Ma questa è tutta un’altra storia.
Ne abbiamo notizia, infatti, nel 1927 in occasione della pubblicazione del bilancio d’esercizio sul Foglio degli annunci legali della Provincia di Roma e sul Bollettino dell’Opera Nazionale per la protezione della Maternità e l’Infanzia dello stesso anno, dove la Cooperativa Garbatella aderisce con una sottoscrizione di 1.000 lire.In questi ultimi atti il Consiglio di amministrazione è ridotto ai minimi termini.Ne fanno parte Biagio Gay, socio fondatore, Amerigo Bianchini abitante a piazza Brin e come Sindaci revisori Cesare Marotta e G. Caradei. Di questo piccolo, ma significativo esperimento mutualistico non rimane che qualche flebile ricordo.Enrico Casadei, uno dei pionieri della borgata nata sui Colli di San Paolo, insieme ai Del Grande, ai Siccardi, ai Baronci, Sabatini, Giorgi e altri ancora negli anni Ottanta conservava come una reliquia una piccola medaglietta dorata con la scritta: Cooperativa approvvigionamenti e consumo Garbatella.
Foto di piazza Brin d’epoca, ( Centenario pag 44 in alto),foto del ponticello che collegava via di S.Emerita con via S.Adautto, foto della cena sociale ( Garbatella tra storia e leggenda seconda edizione pag 60).
Note
(1) I fratelli Del Grande, infatti, erano falegnami e avevano a via Guglielmotti 4 il laboratorio dove facevano la manutenzione per l’Icp di porte e finestre,Costantino Mariotti era vetraio e Biagio Gay un geometra che lavorava per l’istituto case popolari.Tra i primi abitanti Enrico Casadei che possedeva la medaglietta dorata della Cooperativa,Giorgi, Baronci, Pietro Siccardi, impiegato al Consorzio del porto fluviale ( di origine ligure abitava al lotto 2 all’angolo con piazza Pantero Pantera)
(2) In una lettera del 23 giugno 1921 è proprio Paolo Orlando ad avanzare la richiesta al presidente delle case popolari: “Parecchi appartamenti del Borgo Concordia sono ultimati ed io mi permetto ricorrere nuovamente a Lei affinchè si compiaccia destinare ai noti funzionari dell’Ente ( Smir n.d.r.) gli appartamenti già da loro scelti in conformità del suggerimento da lei dato.Mi permetto pure ricordarLe che, omesso nel contratto di vendita del terreno la condizione di un diritto di prelazione di nostri funzionari sulle costruende costruzioni di Borgo Concordia, mi affrettai subito dopo la stipula di detto contratto ad ottenere da Lei il verbale impegno per il giustamente richiesto favore ai funzionari dell’Ente”.
(3) Nel 1921 la Lega contava 3.600 cooperative di consumo e 2.700 cooperative di produzione e lavoro.
Nel 1904 fu eletto segretario nazionale dei gassisti e nel 1907 successe a Ernesto Verzi alla guida della Fiom
di Gianni Rivolta
Cleobulo Rossi nacque a Roma il 27 giugno del 1871, il padre Giuseppe e la madre Annunziata D’Armini lo vollero chiamare come uno dei sette Sapienti dell’antica Grecia. Dopo aver frequentato le scuole elementari divenne elettrotecnico e si coniugò con Maria Buti, dalla quale ebbe quattro figli. Nelle note della Questura è schedato come socialista rivoluzionario. Iscritto fin dagli ultimi anni dell’Ottocento al Partito socialista italiano, nel 1904 è eletto segretario della federazione nazionale dei gassisti e degli addetti alla illuminazione pubblica e membro della Commissione esecutiva della Camera del lavoro di Roma (con 2814 voti), dove fu riconfermato nel luglio del 1907 ( con 1442 voti). In quegli anni il suo nome era legato a Enrico Leone principale teorico, assieme a Arturo Labriola, del sindacalismo rivoluzionario italiano, quando ancora rappresentava l’ala intransigente interna al Psi. Nella componente capitolina dell’azione diretta Cleobulo Rossi militava con figure del calibro di Paolo Orano, Alceste De Ambris, Michele Bianchi, Romolo Sabbatini, Paolo Mantica.
Cena dei soci della cooperativa, piazza Brin 1925
Pranzo di Natale nel locale sociale di piazza Brin, 1925
Ma la sua notorietà si deve soprattutto agli anni in cui con Ernesto Verzi tenne la segreteria della Fiom (1901-1907),che nel 1908 lasciò a Bruno Buozzi.Quando la sede della Fiom fu spostata a Milano,Cleobulo Rossi si trasferì per motivi sindacali nel capoluogo lombardo. Collaborò all’Avanti!,al Metallurgico e al Sindacato operaio; nel 1906, dopo aver diretto lo sciopero dei tranvieri romani, fu eletto membro del Comitato Nazionale della neonata Confederazione Generale del Lavoro, dove fu riconfermato nel 1910. Diede le dimissioni dalla segreteria della Fiom nel luglio del 1909 a causa dell’opposizione organizzata di alcune sezioni, che dissentivano dagli orientamenti del Comitato centrale sia nell’impostazione delle lotte che nella gestione amministrativa e finanziaria della federazione. E da qui cominciò la sua parabola discendente. Nel 1910, lasciate le cariche sindacali è costretto ad impiegarsi come tecnico elettricista presso alcune officine al nord. Ritorna dopo alcuni mesi a Roma, la Polizia politica nel 1914 lo dà a Durazzo, in Albania, dove, abbandonata moglie e figli, sarebbe fuggito con un’ amante per aprire un negozio di liquoreria o forse uno stabilimento di saponi e acque gasate (!).Nel 1915 è di nuovo a Roma dove prende alloggio prima in via Bodoni e poi in via Giovanni Branca a Testaccio. Nel dicembre del 1921 è tra i fondatori della Cooperativa approvvigionamenti e consumo Garbatella con sede in piazza Benedetto Brin, di cui divenne Presidente con nomina del consiglio di amministrazione. Nel marzo del 1926 si iscrive al Partito nazionale fascista e tre anni dopo è cancellato dall’elenco dei sovversivi. Muore a Roma il 9 gennaio 1932 all’età di 61 anni.
L’OMONIMO VICOLO FIN DAI PRIMI ANNI DELL’800 COLLEGAVA L’OSTIENSE CON VIA DELLE SETTE CHIESE ATTRAVERSANDO I COLLI DI SAN PAOLO
di Giorgio GUIDONI
Alla Garbatella c’è una piccola via, in posizione decentrata rispetto ai tradizionali lotti popolari, che ha una rilevanza storica di grande interesse: via della Moletta. Abbiamo ragione di pensare che la zona, quella che diventerà l’odierna Garbatella,in passato era molto probabilmente individuata proprio con questo toponimo: vediamo perché. Attualmente è una traversa che congiunge via Gerolamo Benzoni con piazza Giovanni da Verrazzano, situata nella parte nord del quartiere, a qualche centinaia di metri dal complesso di Eataly. Ma nei primi decenni dell’Ottocento, la strada registrata nella toponomastica dell’epoca come vicolo della Moletta (figura 1) deviava da via Ostiense e si congiungeva con via delle Sette Chiese, l’importante collegamento tra la Basilica di San Paolo e quella di San Sebastiano sull’Appia Antica.
A quei tempi la zona era aperta campagna, con dolci colline e diffuse coltivazioni di vigneti e orti per tutta l’area. E dove oggi si trova l’incrocio tra la via Ostiense e la Circonvallazione omonima ( ponte Settimia Spizzichino), dal lato ex Mercati Generali, si collocava allora l’antica Moletta. Questa, così denominata anche sul registro catastale, era di proprietà del Principe Camillo Borghese(1), ed era l’ultima di una decina di mole e di valche, alimentate dalle acque del fiume Almone, anche detto marrana dell’Acquataccia. (figura 2, figura 3). Le mole erano usate per la macinatura del grano, mentre le valche erano usate per il lavaggio dei tessuti e della lana. Ma da quanto tempo esisteva questo piccolo impianto di molitura? La testimonianza più antica che siamo riusciti a rintracciare risale al 1469, nella mappa di Pietro del Massaio (figura 4), in cui è chiaramente visibile la costruzione sopra il fiume sacro ai romani con alla destra un ponticello; sullo sfondo c’è la Basilica di San Paolo, sulla sinistra si nota la rupe su cui si trova oggi la scuola Principe di Piemonte.
La Moletta continua ad esser l’unica costruzione di rilievo tra la Porta Ostiense, la Piramide e la Basilica, anche sulla cartina realizzata da Giovanni Antonio Dosio nel 1561 (figura 5). Nella legenda della pianta il fiume Almone è segnalato come Acqua Daccia (poi Acquataccia). Alla destra della Moletta si scorge sempre il ponticello allora esistente sopra l’ Ostiense. La strada che porta il suo nome, vicolo della Moletta, risulta ancora sul Catasto Gregoriano del 1818. In seguito, grazie alle informazioni riportate sullo Stato delle Anime (una sorta di censimento) della Basilica di San Paolo, sappiamo che dal 1835, il vicolo della Moletta cede il nome a vicolo della Garbatella (figura 6), e tutta la zona assumerà questo toponimo sino ai giorni nostri. È legittimo pensare che se per più di tre secoli nella zona l’unica costruzione di rilievo tra la Porta Ostiense e la Basilica era questa piccola mola, tanto da dare il nome al vicolo che portava da via Ostiense a via delle Sette Chiese, molto probabilmente la zona a quei tempi era appellata “della Moletta”.
Figura 1-Mappa del Catasto Gregoriano del 1818
Figura 2-Mappa catastale e dislocazione della Moletta
Figura 5-Cartina realizzata da Giovanni Antonio Dosio nel 1561
Figura 4-Mappa di Pietro del Massaio 1469
Figura 3-Registro Catastale
Figura 6-1835, il vicolo della Moletta cede il nome a vicolo della Garbatella
Oggi di questo antico impianto idraulico non ci sono più tracce. Sino ai primi anni Duemila c’erano testimonianze dei resti di una piccola mola di pietra dislocati a fianco della trattoria collocata sotto il ponte Spizzichino, ma oggi non è rimasto nulla di visibile. Tutto ciò che resta è una piccola via che tiene accesa la memoria e la curiosità, con un nome che evoca un passato secolare, quando la zona dell’Agro Ostiense altro non era che aperta campagna, fuori dalle mura dell’Urbe. (1) Don Camillo Filippo Ludovico Borghese, duca di Guastalla, VI principe di Sulmona e VII di Rossano (Roma, 19 luglio 1775 — Firenze, 9 maggio 1832), grazie al suo matrimonio con Paolina Bonaparte, divenne cognato dell’Imperatore Napoleone Bonaparte.
L’isola ecologica in via Malfante non s’ha da fare. Lo hanno detto a chiare lettere i residenti della zona, a ridosso di Piazza dei Navigatori, che si sono ritrovati sabato 28 novembre, proprio sulla piazza dove il Comune di Roma vorrebbe costruire un’isola ecologica, ma è una proposta che trova la contrarietà di tutti, cittadini, gruppi di maggioranza in municipio e anche quelli dell’opposizione.
Tutti contrari quindi, ma nonostante questo il Comune ha portato pochi giorni fa all’esame della giunta la delibera per la costruzione di più di venti isole ecologiche in città, e tra queste riappare proprio quella di via Malfante.
Basterebbe fare due passi nelle vicinanze per capire che quello non è proprio il luogo adatto: l’area si trova a nemmeno venti metri dall’ingresso di una sede dell’Asl Roma 2, molto frequentata, proprio perché la zona è densamente popolata. Ci sono moltissimi palazzi, dall’altro lato della piazza c’è anche una chiesa, con i giochi per i bambini e a cento metri uno degli ingressi del parco Scott, una grande area verde che appartiene al Parco dell’Appia. E ancora, un canneto presente da anni con l’obiettivo di sradicare la presenza delle zanzare tigre, e dal lato opposto della piazza un supermercato.
Eppure pochi giorni fa le due commissioni del Comune, ambiente e urbanistica, hanno dato il via libera al documento nel quale per il Municipio VIII viene indicato via Malfante.
Ora la delibera è arrivata in via Benedetto Croce e la giunta di Amedeo Ciaccheri ha intenzione di ribadire il suo no, indicando altri luoghi per la sua ubicazione, visto che comunque un centro di raccolta di rifiuti ingombranti e di difficile smaltimento va costruito in Municipio, perché ne è sprovvisto.
Ma non in questo luogo, Amedeo Ciaccheri, intervenuto all’assemblea in piazza sabato 28 novembre, ha ribadito che le opzioni ci sono: “Nel nostro municipio, ha detto il presidente, sono già presenti due aree in carico ad Ama che potrebbero rispondere ad una funzione strategica da adibire ad isole ecologiche. La prima – spiega – è l’area del Campo Boario che ha già funzionato per anni e in questo momento interdetta alla popolazione, e la seconda è il deposito Ama di Montagnola già nella disponibilità di Ama e sotto utilizzato”.
All’assemblea cittadina, organizzata dal comitato di quartiere, c’erano circa duecento persone, tra questi il vicepresidente del comitato Orazio De Lellis, che è anche un medico della zona: “Un’isola ecologica va costruita, ma non in questo luogo, c’è un ambulatorio sanitario, palazzi, una chiesa, abbiamo chiesto la creazione di un centro sportivo, di un’area verde in zona, ma non un’isola ecologica, tra l’altro la strada per far passare i camion sarebbe troppo stretta. Penso – prosegue De Lellis – che con questa partecipazione e la raccolta di firme che vogliamo proporre e portare il comune la giunta Raggi ci ripenserà.” In piazza era presente anche la consigliera del Pd Eleonora Talli, che abita proprio da quelle parti e ha ribadito che il municipio è contrario e dirà di no, anche se il parere della giunta Ciaccheri non è vincolante. “Abbiamo fatto nel tempo delle battaglie per costruire un asilo nido, un mercato rionale in questa zona densamente abitata, il Municipio ottavo non ha avuto mai un atteggiamento ambiguo sulla collocazione dell’isola ecologica in via Malfante, abbiamo detto no e nello stesso tempo abbiamo indicato altri luoghi e lo ripeteremo. Inoltre – osserva la consigliera del Pd – qui si trovano due parcheggi interrati e forse non è stato considerato che conseguenze potrebbe avere il passaggio continuo dei camion sulla stabilità del terreno.”
In un momento difficile e incerto come questo, in cui molti negozianti sono costretti ad abbassare la serranda o arrancano per arrivare alla fine del mese, sono i piccoli gesti a fare la differenza, come le iniziative solidali messe in campo da due realtà del Municipio VIII: il CdQ Grotta Perfetta e l’Associazione Parco della Torre di Tormarancia. Entrambe si prefiggono l’obiettivo di arginare il pericolo d’inaridimento nel tessuto commerciale e lavorativo di prossimità.
La prima iniziativa di “Adotta un negozio” coinvolge i quartieri di: Grotta Perfetta, Roma 70, Rinnovamento, l’Annunziatella e il Sogno ed è patrocinata dal Municipio VIII; si tratta di sostenere l’acquisto di prodotti e servizi, oppure di buoni solidali da 20, 50 o 100 euro (da utilizzare entro il 31 gennaio 2021), nelle attività del quartiere che hanno aderito, riconoscibili dalla locandina affissa.
Con le stesse motivazioni è nata anche il progetto “Regala Tor Marancia”, promosso dall’Associazione Parco della Torre. Daniele dell’associazione ci racconta: “Abbiamo creato dei buoni spesa da usare durante le feste natalizie nelle attività che sono vitali per un quartiere. Il buono è rappresentato da una cartolina postale, con immagini del passato e del presente di Tor Marancia”. Abbiamo distribuito le cartoline nei negozi che hanno aderito all’iniziativa, chiunque può recarsi in uno di questi e scegliere l’importo che preferisce. Io ad esempio – conclude Daniele – ho pensato di regalare ad una mia amica una cartolina da 10 euro da spendere al bar all’angolo della strada e a mia madre una da 20 euro dal parrucchiere sotto casa. Sono dei regali utili e solidali con il quartiere, in più resta la cartolina come ricordo”.
Per scoprire quali sono le attività commerciali che hanno aderito all’iniziativa, visitate la pagina Facebook: “Parco della Torre di Tormarancia” o cercate la locandina affissa all’entrata dei negozi.
“Ai futuribili valori della Resistenza”, questo il nome dell’opera di Giulio Tamburrini che si erge al centro di Largo Bompiani all’Ardeatino, oggi ridotta in uno stato di profondo degrado. La scultura è stata inaugurata nel 1977 e il giorno del 75° anniversario delle Fosse Ardeatine, alla base è stata apposta una targa, in memoria dei martiri ignoti dell’eccidio e di tutti coloro che perdono la vita e restano senza nome.
L’opera negli anni ha subito atti vandalici e furti; ultimo quello del primo marzo scorso, quando un uomo nella notte ne sradicò una lastra di rame, nel tentativo di rubarla. Allertata la polizia da un passante, il ladro fu arrestato e messo a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Ma in questi giorni pare siamo ad una svolta per il monumento alla Resistenza. Infatti in una nota la sovrintendenza capitolina assicura che nei prossimi giorni sarà avviato un intervento di manutenzione, affidato ad una società di restauro. I lavori saranno diretti da funzionari della sovrintendenza stessa.
Il Tamburrini, autore dell’opera, è uno degli inventori della corrente artistica dell’Inismo, arte senza limiti per una creatività assoluta. L’opera è composta da lastre di rame di vario spessore che rappresentano esseri umani stilizzati, con la testa simile ad un aculeo, che tende verso il cielo e il corpo allungato nel tentativo di liberarsi dalle tensioni che l’opprimono. Speriamo che oltre a liberarsi dall’oppressione degli accadimenti, questa scultura possa presto liberarsi anche dalle transenne che impediscono a chi ci passa accanto di ammirarla e provare a coglierne il significato.
Un vero garbatellano non si smentisce mai e, quando c’è da tirare fuori il talento, lui risponde. Di chi stiamo parlando? Di Alessandro Proietti, cantante e attore, cresciuto nel quartiere dei Lotti Iacp e sbarcato nel set di Suburra. La serie Netflix che racconta la storia di Roma tra criminalità, politica, centri di potere secolari e religiosi. Alessandro, con il nome di Alex dietro al grande schermo, recita la parte di uno dei membri della famiglia Anacleti. Una famiglia esplicitamente ispirata al clan di sinti italiani, i Casamonica. Ma torniamo ad Alessandro che, tra una serie tv e una canzone, siamo riusciti a pizzicare per un’intervista.
Che scuole hai frequentato? Come sei arrivato a fare l’attore?
Ho fatto elementari medie e liceo in tre scuole confinanti, Alonzi, Moscati e Socrate. Se consideriamo anche l’asilo fatto alla ‘Casetta Rossa’ ho fatto poker a Garbatella. Ho sempre avuto una grande passione per la recitazione e la creatività in generale. Da bambino studiavo al Teatro Ambra con Fioretta Mari e dopo aver interrotto per diversi anni ho ricominciato a recitare subito dopo aver finito il liceo.
Sei nato a Roma e cresciuto alla Garbatella. Nella serie però fai parte della famiglia di etnia sinti e parli la loro lingua, il romanì. Ti è piaciuto recitare in questo dialetto?
Sì. Perché Alex in Suburra é un sinti nato a Roma che per motivi familiari ha vissuto diversi anni in Abruzzo. E questo mi ha dato la possibilità sia di usare il dialetto romano sia di relazionarmi con una lingua straniera. Non mi sono fatto mancare nulla.
È stato difficile imparare il romanì?
È una lingua ricercata che non dà molti punti di riferimento. Fortunatamente ho una buona memoria e questo mi ha aiutato a concentrarmi sull’interpretazione senza troppe complicanze. Mi sono divertito, credo sia stato un valore aggiunto per il personaggio e per me come attore.
Cosa ti ha lasciato quest’esperienza?
Mi ha lasciato orgoglio e consapevolezza. Suburra è un progetto bellissimo, sono fiero di averne fatto parte, in più porto con me la conferma di quanto amo questo lavoro. È stato il mio primo set vissuto veramente, un esperienza bellissima che oltre a migliorarmi artisticamente ha portato nuove amicizie.
Oltre che attore sappiamo che sei anche cantante, giusto?
Si, poco tempo fa è uscito ‘Sulla mia finestra’, il singolo estratto dal mio primo album che uscirà nel 2021 per l’etichetta romana La grande onda. Il brano racconta, attraverso un susseguirsi di immagini , diverse sfaccettature della vita di quartiere. Sono molto legato a questa parte di Roma perché è quella che mi ha cresciuto. Gran parte del video musicale lo abbiamo girato proprio qui nella nostra ‘cara Garbatella‘.
A distanza di un anno dalla chiusura del Farmer’s market di via Passino, il mercato dei produttori alla Garbatella, alcuni abitanti hanno posizionato degli striscioni di protesta davanti all’ex struttura commerciale. Arriverà Natale, ma il vecchio mercato coperto della Garbatella ancora non trova una sua definitiva destinazione. Intanto la popolazione anziana del quartiere sopporta molti disagi per raggiungere il mercato rionale. Infatti le alternative sono i banchi della Circonvallazione Ostiense, dove diversi anni si sono trasferiti gli operatori di via Passino o il sabato e la domenica i produttori laziali all’ex deposito Atac della Collina Volpi.
È nata Licata8, una nuova ed originalissima collezione di occhiali targata Optoricci. La linea, totalmente made in Italy, porta il nome della via dove da sessantacinque anni ha sede il negozio di ottica.
Il progetto, nato durante il Centenario, è di Vania Ricci, ottico ortottista: “La collezione oggi si compone di una ventina di montature, realizzate con materiali di prima qualità, ma ne aggiungeremo sempre di nuove. Abbiamo scelto dei nomi legati al quartiere per loro, come Palladium, Cravero, Carlotta ed abbiamo notato che c’è una predominanza maschile delle vie e dei luoghi, nonostante Garbatella sia donna! Ci è venuto così in mente di lanciare un contest al quartiere: invitiamo tutti ad indicarci dei nomi femminili per i prossimi occhiali, corredandoli con una foto che ritrae il luogo dal quale verrà ripreso il nome. Regaleremo un buono di venti euro su un occhiale da vista o da sole a chi vincerà!”.
Il negozio nasce da Stelvio Ricci e Nadia Evangelisti nel 1955 con molti sacrifici: “Mio marito lavorava molto – ci racconta Nadia, novant’anni suonati – e si stava aperti anche la domenica, poi nacquero i nostri due figli, Claudio e Dario. Per aumentare la clientela, negli anni ‘60 si prese un ottico finché non lo diventò Claudio nel 1979, quando cominciò la sua carriera nel negozio che tuttora porta avanti insieme a Dario”. Optoricci con gli anni si ingrandisce ed arriva alla terza generazione: “Vania, figlia di Claudio – continua Nadia – ha voluto espandere le sue conoscenze laureandosi in Ortottica e, dopo tante esperienze nel campo medico, sta portando qualità ed energia nel nostro negozio. Sono molto contenta del progetto che sta realizzando, lo trovo bellissimo perché parla di Garbatella, di quello che noi siamo, e perché vuole anche aiutare il quartiere”.
Parte del ricavato, infatti, verrà devoluto ad un’associazione benefica del territorio. Quest’anno è stato scelto “Municipio Solidale”, ma di anno in anno si cambierà. A tal proposito, le associazioni del quartiere potranno presentare la propria candidatura all’email: optoricci@gmail.com entro il 31 marzo 2021.
All’inaugurazione era presente la Sindaca di Roma Virginia Raggi
Lunedì 30 novembre, la sindaca Virginia Raggi ha inaugurato all’interno del mercato Montagnola una macchinetta mangiaplastica per la raccolta e il riciclo delle bottiglie PET. In tutto saranno 17 gli ecocompattatori posizionati in città nell’ambito dell’iniziativa “Riciclami al mercato…e sarai premiato” in collaborazione con il Coripet (Consorzio Riciclo PET).
Questi piccoli impianti ecologici vanno ad aggiungersi a quelli già posizionati nelle stazioni metro, che danno diritto a bonus sull’acquisto di biglietti bus e metro (nella nostra zona è presente alla fermata San Paolo).
Ci si potrà iscrivere al programma scaricando una App o richiedendo la tessera al personale di Coripet, che per il periodo iniziale sarà presente per assistere e dare informazioni agli utenti. Verrà riconosciuto 1 punto per ogni bottiglia di plastica compattata.
Ogni 100 punti sarà riconosciuto un premio di 1euro da scontare presso i banchi del mercato aderenti all’iniziativa a fronte di una spesa minima di 5.
A questo proposito alcuni esercenti lamentano di non essere stati ancora contattati, ma si dichiarano comunque disponibili ad aderire all’iniziativa nella speranza che, oltre a contribuire fattivamente al recupero delle bottiglie di plastica, l’installazione della macchinetta serva anche a riportare sempre più consumatori nel mercato Montagnola.
Anche la Montagnola finalmente ha la sua panchina rossa. Mercoledi 25 novembre, nell’ambito delle celebrazioni per la Giornata mondiale contro la violenza alle donne, in via Mario Musco è stato inaugurato il simbolo della lotta ad ogni discriminazione di genere; Massimiliano Bernardi, pittore molto conosciuto anche nel nostro Municipio ha dipinto di rosso la panchina, disegnato sopra il ritratto della poetessa Alda Merini e applicato le foto di Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, le ragazze barbaramente abusate e uccise a San Felice Circeo nel 1975.
All’inaugurazione hanno partecipato rappresentanti del Municipio e del Comitato di Quartiere e alcuni alunni della scuola elementare “Maurizio Poggiali” che hanno partecipato alle decorazioni della panchina; sono stati letti inoltre dei brani dalle responsabili del Caffè Letterario che si tiene periodicamente presso il Centro Anziani Casale Ceribelli.
Nel suo breve intervento Massimiliano Bernardi si è rivolto particolarmente ai bambini, sottolineando l’importanza dell’arte e della cultura come valido aiuto per combattere la violenza e le discriminazioni.
Da oggi sarà più facile cercare dal tuo smartphone in tempo reale un negozio, un professionista o un artigiano della Montagnola. Sarà infatti on line una nuova app da scaricare che consentirà di ricevere offerte commerciali, conoscere orari e servizi di uffici e agenzie. Con un solo clic si possono ottenere tutte le informazioni che servono. Cerchi un negozio, un professionista, un artigiano?Scarica Montagnolapp.
Un murales a viale Guglielmo Massaia è l’omaggio del quartiere all’attore e al poeta Victor Cavallo. L’opera “Sinfonia a Victor Cavallo, tra le strade di Garbatella” è realizzata dall’artista romano Leonardo Crudi sul muro di un palazzo dell’Ater, dove abitava Vittorio Vitolo. Nei prossimi giorni e in particolare il 29 novembre, attraverso i social network e nei cortili dei lotti popolari sono in programma diverse iniziative dell’associazione FluO Events e Garbatella Localz Only, promotrici del progetto. Victor Cavallo, il Bukowski della Garbatella, morto nel gennaio del 2000, è stato tra gli anni ’60 e ’70 un attore di teatro underground, e caratterista in tante pellicole per il cinema.”Ecchime” è la raccolta di poesie che lo ha reso famoso al grande pubblico e nella quale reinventa il dialetto romanesco delle periferie.
L’artista è un ricettacolo di emozioni che possono finire ovunque: su una tela, una scultura, un muro. Ma tutte hanno in comune qualcosa, riescono ad emozionare. L’opera “Outside In”, il Murales dell’artista JDL Judith De Leeuw, è una di queste. Dove potrete ammirarlo? In Via Tessalonica nel quartiere San Paolo.
Un’opera che commuove perchè dedicata ad una figura storica, venuta a mancare nel Settembre 2018 e che si è sempre battuta per i diritti civili nel nostro Paese e nel mondo, Andrea Berardicurti. Conosciuta come La Karl Du Pigné, una delle drag queen più amate della capitale e d’Italia, che chiameremo al femminile perchè è così che avrebbe voluto.
Chi era La Karl du Pignè
Determinata nella vita, affettuosa con i ragazzi, sfrontata con chi la criticava. Quando qualcuno le urlava “A bella!” Si girava rispondendo “A ciecato!”. Una vita passata tra lo spettacolo i travestimenti il trucco, ma soprattutto tra le lotte per il cambiamento.
Andrea Berardicurti. La Karl du Pignè: perchè veniva dal Pigneto, ma detto in francese era più chic. Segretaria e responsabile dell’ufficio stampa del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, attivista per i diritti civili, drag queen, selezionatrice all’ingresso della serata cult Muccassassina. Su tutti i carri d’apertura dei Gay Pride c’era lei. Impersonificava il coraggio e la determinazione. Insegnava ai ragazzi a mostrarsi senza timore. Perchè a volte, mettersi un pò di cipria, due tacchi e una parrucca, può fare paura. Ma se si lotta contro l’ipocrisia queste paura possono essere schiacciate via, come ha insegnato “zia Karl”, così la chiamavano i suoi amici.
“La Karl è stata un punto di riferimento che ha valicato i confini del nostro Municipio, ma qua in questo luogo si sono per anni condensate le esperienze di attivismo e di lotta che hanno fatto del Mario Mieli uno dei cuori pulsanti di un’altra città possibile.” Continua Ciaccheri.
“Riuscire a realizzare quest’opera mettendo in sinergia l’esperienza del Mieli, il ruolo fondamentale all’interno della nostra comunità dei luoghi della formazione e della cultura, come l’Istituto Armellini, e infine la professionalità e soprattutto la capacità di praticare innovazione unita al rispetto dell’ambiente di Yourban 2030, è una connessione che abbiamo curato come Municipio con attenzione e con assoluta ostinazione e siamo felici di essere arrivati ad un risultato straordinario come quello che da oggi tutta la città potrà ammirare in via Tessalonica.”
Il 14 novembre ricorre il terzo anniversario dalla morte di Quinto Gambi, personaggio popolare e famoso a Tor Marancia, ma anche sul piccolo e grande schermo.
Mi ricordo quando lo vidi per la prima volta, un’estate torrida di oltre vent’anni fa all’ingresso del bar di Checchina in via Rufina. Alto, in testa un cappello nero da cui usciva un codino brizzolato, una giacca jeans rattoppata e un paio d’occhiali da sole appoggiati sul naso, un portamento che spiccava tra tutti i presenti. Trafelato gli passai accanto e mi disse “Ma ndo vai corendo?” risposi: “Sto andà a prende du gelati” e lui: “Guarda che se squaglieno dopo che l’hai presi mica ora, quindi non core!”. Mi feci una risata e me ne andai. Poco dopo scoprii chi era e ogni volta che lo incrociavo un saluto o un cenno di capo ce lo scambiavamo sempre.
Quinto Gambi era nato tra le baracche di Shangai nel 1939, soprannominato “er Patata”, nomignolo ereditato dal nonno che vendeva le patate su un carretto. La famiglia era di fede comunista, la sorella Palmira (in onore di Togliatti) mi raccontò del padre Italo, che fu riconosciuto partigiano per il suo impegno nella Resistenza romana tra le file del P.C.I. e di quando lei ancora bambina, nel ventennio fascista, distribuiva giornali clandestini tra gli abitanti della borgata e di come la madre non riusciva a mettere insieme il pranzo con la cena.
Quinto Gambi in posa davanti al murale della De Merode Crew in via Valeria Rufina, foto di Rita Restifo, 2013
Dopo la guerra la famiglia Gambi riuscì ad aprirsi un banco di pesce al mercato di Trionfale e Quinto da “er Patata” passò ad essere soprannominato “er Pesciarolo”. La fortuna di Quinto fu l’incontro con Tomas Milian nella famosa discoteca Piper di via Tagliamento, a metà degli anni ’60. Un incontro che cambiò la vita di entrambi. Tomas Milian stava sbocciando nell’ambiente del cinema, aveva già interpretato una decina di ruoli, mentre Quinto d’indole spericolata iniziava a farsi strada come stuntman. Alla fine degli anni ‘60 i due girarono gli ultimi ritagli di film western italiani, con i registi: Sollima, Questi, Petroni, Fago, addirittura andarono in Sud America per girare il film “The Last Movie” di Dennis Hopper con Peter Fonda. Negli anni ’70 prima con il regista Umberto Lenzi e soprattutto con Bruno Corbucci nascono i personaggi der Monnezza e del commissario Giraldi. Il poliziesco all’italiana fu giudicato sempre un genere mediocre dalla critica, ma non al botteghino. Tomas s’ispirava e imparava l’arte del trucido da Quinto, mentre Quinto ne divenne la controfigura ufficiale oltre a ritagliarsi qualche ruolo minore nei film.
Divennero talmente uguali, sia nell’aspetto sia nei gesti che a volte si divertivano a confondere le persone. La sorella Palmira mi raccontò : “Una volta Quinto aveva addirittura dato le chiavi di casa nostra a Tomas e lui non riuscendo ad entrare, fece talmente rumore che gli andò ad aprire nostra madre, che quando lo vide esclamò: ah Quinto ma che te sei scordato come se entra?! Perfino nostra madre non notò la differenza!”. L’amicizia tra Quinto e Tomas si andò lentamente ad affievolire in parallelo al fenomeno del commissario Giraldi, ma l’affetto li unì fino all’ultimo giorno. Coincidenza volle che morirono entrambi nel 2017 a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro.
Dal 2013 a via Valeria Rufina, davanti all’ex bar di Checchina, un murale realizzato dalla De Merode Crew, lo ricorda vestito da cowboy insieme alla sua inseparabile cagna Kira e sembra dire: “Io so Quinto, ma non so secondo a nessuno!”
Foto tratta dal libro “Uomini, terra e mare” (Punctum editore) con le immagini di Marco Delogu.
Di seguito un elenco di alcuni film in cui ha recitato Quinto Gambi:
La Resa dei conti (Sergio Sollima 1966);
Se sei vivo spara (Giulio Questi 1967);
Corri uomo corri (Sergio Sollima 1968);
Tepepa (Giulio Petroni 1969);
O’ Cangaceiro (Giovanni Fago 1969);
Veruschka poesia di una donna (Franco Rubartelli 1971, doppiato da Oreste Lionello);
The last Movie (Dennis Hopper 1971);
Milano Calibro 9 (Fernando Di Leo 1972);
Ancora una volta prima di lasciarci (Giuliano Biagetti 1973, doppiato in inglese);
Ci risiamo, vero Provvidenza? (Alberto De Martino 1973);
Remo e Romolo – storia di due figli di una lupa (Mario Castellacci, Pier Francesco Pingitore 1976);
Squadra antitruffa (Bruno Corbucci 1977)
La Gabbia – due puntate per la tv (Carlo Tuzii 1977);
La banda del Gobbo (Umberto Lenzi 1977);
Delitto a Porta Romana (Bruno Corbucci 1980);
Il diavolo e l’acqua santa (Bruno Corbucci 1983);
Troppo forte (Carlo Verdone 1986) Oscar Gentilone;
Bastardi (Federico Del Zoppo, Andres Alce Meldonado 2008).
Roma nuda (Giuseppe Ferrara 2011, film mai pubblicato).
di Giuliano Marotta
Sulla sinistra Quinto Gambi e Tomas Milian sul set del film “Squadra antifurto” 1976. A destra sul set di “Troppo Forte” di Carlo Verdone, in basso a sx Quinto Gambi nel ruolo del coatto Gentilone 1986.
Ci si prepara a giorni ancora più restrittivi per il Lazio. Il 13 Novembre infatti Zingaretti ha firmato la nuova ordinanza che rimarrà in vigore fino al 30 Novembre.
Il grande cambiamento è nei giorni festivi e prefestivi. Già da questo weekend infatti saranno chiuse le grandi strutture di vendita, mercati e centri commerciali. Inoltre rimarranno chiusi anche i mercatini degli hobbisti e i mercatini per la vendita o esposizione di proprie opere d’arte ed opere dell’ingegno a carattere creativo e similari.
Potranno rimanereaperte solo le attività dirette alla vendita di generi alimentari, assieme alle farmacie, parafarmacie, tabaccherie ed edicole.
Le regole per chi rimane aperto
Le attività commerciali escluse dalle chiusure previste sono comunque tenute a garantire alcune regole:
Sorveglianza per verificare il rispetto delle distanze interpersonali e il divieto di assembramento.
Modalità di contingentamento/scaglionamento degli ingressi, allo scopo di assicurare i limiti numerici di presenza di clienti e addetti.
Le misure di sicurezza e prevenzione individuate nell’allegato 9 del citato DPCM del 3 novembre 2020 “Linee guida per la riapertura delle attività economiche, produttive e ricreative della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome dell’8 ottobre 2020”.
Presidente del centro anziani del parco Schuster a San Paolo
Oggi, all’età di 81 anni è venuto a mancare il professor Rosario Mocciaro, presidente del centro anziani del parco Shuster a San Paolo.Tutti i cittadini, i democratici del territorio hanno potuto apprezzare per tanti anni l’instancabile impegno civile di Rosario Mocciaro a fianco dei più bisognosi e degli anziani dell’VIII Municipio.
Membro della comunità cristiana di base di San Paolo, Rosario fu a fianco dell’ex abate Giovanni Franzoni, fin dalla fine degli anni Sessanta e per tutti gli anni Settanta nella battaglia per i diritti civili. Docente universitario dell’età evolutiva all’università La Sapienza di Roma è eletto nel 1985 come indipendente di sinistra nel consiglio circoscrizionale dell’Undicesima Circoscrizione, riconfermato consigliere nel 1989 e nel 1993 nella lista dei Verdi, ricopre la carica di Presidente della commissione servizi sociali, sanitari e educativi. Nel 1997 diventa presidente del Municipio XI con una maggioranza di sinistra e nel 2015 sotto la presidenza di Andrea Catarci viene eletto coordinatore dei centri anziani del Municipio.
Far convergere le strutture di polizia con i municipi è possibile? Questo è l’obiettivo che si è prefissato il Capo della Polizia Gabrielli. E per ora, le cose non stanno andando male. Proprio oggi infatti il Commissariato Tor Carbone, nell’VIII Municipio, è divenuto sede del Terzo gruppo volanti di Roma.
“Una notizia importante per il nostro territorio” scrive il Presidente del Municipio AmedeoCiaccheri, soprattutto “in un momento storico di drammatica crisi economica e sociale, va ricercata e pianificata una sinergia tra le istituzioni cittadine, per dare sostegno e vicinanza a chi si trova in una situazione di fragilità sociale.” Un piano che era già stato annunciato lo scorso Dicembre, quando nel quartiere Tor Cervara era stata inaugurata la seconda sezione della Squadra Volanti.
Perché riorganizzare i Distretti?
In caso di bisogno, l’immediata presenza delle forse dell’ordine è fondamentale. Proprio per questo è nata l’idea di allargare la presenza delle pattuglie sul territorio. Far uscire tutte le volanti da uno stesso territorio, ha spiegato Gabrielli, comporta a volte anche un’ora di viaggio. Con questa logica si è scelto di avvicinarsi a più obiettivi possibili.
Dalle Mura aureliane all’autostrada Roma-Napoli, passando per Grottaferrata, Via Appia, il comune di Ciampino e la Caffarella, di cosa stiamo parlando? Dei confini del VII Municipio che presto, forse, si allargheranno verso il Municipio VIII.
La proposta del nuovo confine
“Il 22 ottobre la Commissione Statuto di Roma Capitale ha approvato lo spostamento dei confini fra il VII e l’VIII Municipio in Caffarella.” Scrivono sul sito del Parco della Caffarella. Proposta che presto quindi andrà in Consiglio Comunale per la ratifica.
Perché spostare il confine?
Il confine attuale tra il VII e l’VIII Municipio è rappresentato da una fogna. Dunque, obiettivo di spostare il confine? È proprio quello di avere il fiume Almone, invece di una fogna, a dividere a metà i due Municipi.
Di Ilaria Proietti Mercuri
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I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
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