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“Insieme ce la faremo”

LE DIFFICOLTÀ DELLA RIPRESA PER RISTORANTI, NEGOZI E CENTRI SPORTIVI

di Ilaria Proietti Mercuri

Le emergenze di sommano alle emergenze. È come se fossimo chiusi in una tenaglia: da una parte la necessità di debellare questo virus, dall’altra la voglia di ripartire. Ma a quali condizioni? Be’ ormai lo sappiamo tutti, bastano tre parole no? Mascherine, distanziamento ed igienizzazione. Fin qui la teoria. In pratica poi, i problemi sono tanti, soprattutto per coloro che gestiscono negozi, ristoranti, centri sportivi, insomma qualsiasi attività che in periodo di lockdown è stata costretta a chiudere i battenti.
Ed oggi, con tutte le precauzioni che ci sono da seguire, molte attività commerciali, fanno fatica a rialzarsi. Basta farsi una passeggiata tra uno dei nostri quartieri per vedere che addirittura alcune serrande sono ancora abbassate. Per fortuna però c’è chi, armato non solo di amuchina ma anche di tanta pazienza, piano piano prova a ripartire. Siamo così andati a trovare alcuni proprietari di varie attività sul nostro territorio, proprio per capire come affrontano le difficoltà ai tempi del coronavirus.


Iniziamo dal mondo della ristorazione. Si sa, noi italiani amiamo i nostri sapori più di qualunque altra cosa al mondo. Ma siamo disposti ad affrontare una cena al ristorante circondati da plexiglass e camerieri imbacuccati dalla testa ai piedi? Si, forse, qualcuno. Infatti ci spiega Elisabetta, proprietaria del Ristoro degli Angeli alla Garbatella: “Noi abbiamo riaperto, ma lavoriamo solo il 30% rispetto a prima”. Non è stato facile riavviare il locale. Prima di tutto abbiamo dovuto costruire delle piccole pareti di ferro battuto e plexiglass così da isolare i tavoli gli uni dagli altri. Poi si è passati all’igienizzazione e infine all’organizzazione del lavoro. Elisabetta è riuscita ad assumere nuovamente tutto il personale, ma con orari ridotti. Alcuni devono ancora ricevere la cassa integrazione, per questo ha voluto evitare di lasciare a casa i suoi collaboratori. E le difficoltà non sono solo di chi lavora, ma anche di chi vuole passare una serata a mangiare fuori. “Noi ci siamo. Abbiamo deciso di riaprire ma mi accorgo che i clienti fanno fatica a venire, e li capisco, perché quando li accogli con la mascherina non c’è più quel rapporto diretto che c’era prima, non ti vedono sorridere ed io non vedo sorridere loro. Ma d’altra parte dobbiamo garantire la sicurezza.” Per quanto riguarda il menù invece ci si è solo dovuti adeguare un po’ ai cibi da asporto, che per fortuna sono ancora richiesti, ed hanno permesso in questi mesi di non sospendere del tutto l’economia nel mondo della ristorazione. “A Maggio abbiamo fatto tante consegne ma devo dire che ancora sono molto richieste. Per i cibi da asporto prediligiamo le lasagne, i cannelloni, gli involtini di carne, tutta roba che poi è buona da mangiare anche il giorno dopo”. Insomma come meglio si può, ci si ingegna.


E dopo aver fatto un grosso in bocca al lupo ad Elisabetta, facciamo un salto al centro sportivo Sporting Club Ostiense per capire come se la cavano nel mondo dello sport durante l’era del Covid. Ad accoglierci stavolta è Stefano, il gestore, che subito mette in chiaro la situazione. “Le cose sono estremamente complicate: dalla piscina ai campi da calcio per non pardi

lare dei centri estivi”. Proprio così, perchè portare avanti un centro così grande con i clienti che scarseggiano è un’impresa. “Solamente il lavoro di igienizzazione ci è costato molto. Perché svuotare e riempire di nuovo la vasca, riscaldarla, fare l’analisi dell’acqua ed aumentare il cloro ha i suoi costi.” E qui veniamo al primo dei tanti cambiamenti causati dalla pandemia, l’aumento del cloro in piscina. Una piccola spesa è vero, ma che fatta ogni giorno, si accumula al resto. Altro problema, ci spiega Stefano, è quello di far comprendere ai clienti ogni regola da mantenere; come utilizzare una panchina a testa negli spogliatoi, o sciacquarsi con il sapone prima di entrare in acqua. Lasciar disinfettare al bagnino tavolette, tubi, o qualsiasi attrezzo utilizzato prima di rimetterlo a posto. Le lezioni di acquagym poi hanno un numero ridotto di persone, bisogna quindi prenotarsi. Per quanto riguarda il nuoto libero in corsia, non è più poi così libero, bisogna sempre mantenere la distanza tra un nuotatore e l’altro ed evitare di fermarsi insieme dallo stesso lato della vasca. Ma aspettate, ora arriva il bello. Avete mai sentito parlare della pallanuoto senza palla? Proprio così, almeno fino al prossimo decreto cari pallanuotisti, mettetevi l’anima in pace, si nuota e basta. Perché secondo gli esperti, passarsi la palla da una mano all’altra può essere pericoloso per la trasmissione del virus.

Come già accennato infine, anche i centri estivi sono un gran problema. “Abbiamo diviso i nostri ambienti in più settori per avere gruppi completamente separati, in modo che non si incroceranno mai. L’unico momento sarà a pranzo, dove avremo una sala comune ma con ognuno i propri spazi e i tavoli ad almeno due metri di distanza l’uno dall’altro.” Le iscrizioni sono già iniziate, ma purtroppo, ci spiega Stefano, i costi si sono dovuti raddoppiare. “Devo avere un istruttore ogni cinque bimbi, mentre l’anno scorso era uno ogni otto. Tutte le spese che avevo prima si sono raddoppiate. E con la piscina che può accogliere un numero limitato di persone, si fa fatica. Ma noi non ci facciamo da parte e ce la mettiamo tutta.”

Fatta una panoramica del mondo dei ristoranti e quello dello sport, concludiamo con i negozi. Alcuni dei quali, a differenza dei ristoranti che se la sono cavata con l’asporto, hanno dovuto attraversare una chiusura totale. Ad esempio, le gioiellerie? “Il mio è un articolo molto sensibile non potevo di certo lavorare con l’asporto.” Ci spiega Marco, proprietario della storica gioielleria Donati alla Garbatella. “E ti dirò di più. Ora che ho aperto sono stato costretto a ristrutturare il negozio, ad esempio ho spostato il banco vendita nella parte più ampia del negozio, perché essendo un locale molto piccolo sarebbe stata rischiosa la vicinanza con gli acquirenti.”

Per accogliere i clienti inoltre ha deciso di mettere addirittura una catena, poiché in molti non rispettano le distanze o entrano addirittura con la mascherina abbassata. Ma tra un cliente e l’altro, con voce un po’ emozionata, ci confida anche una cosa: “Qualche giorno fa è passata una ragazza che mi ha chiesto di stringerle degli orologi del padre che purtroppo era venuto a mancare proprio a causa del Covid.


Così con le dovute precauzioni ho deciso di regalarle la modifica. Non me la sono sentita di tirarmi indietro”.Insomma, possiamo dire che la solidarietà e la voglia di ripartire non manca di certo ai nostri quartieri.
E forse, quel famoso “Ce la faremo” piano piano si avvicina sempre di più.

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Ancora incerto il ritorno in classe a settembre

SCONGIURATO IL PLEXIGLASS TRA I BANCHI. L’IMPEGNO DEL MUNICIPIO E DELLE ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO. AL VIA I CENTRI ESTIVI.

di Anna BREDICE

Non si sa ancora esattamente come si tornerà sui banchi a settembre per gli oltre tredicimila scolari dell’VIII Municipio, ma una cosa sembra essere scongiurata: non dovrebbero esserci banchi divisi dal plexiglass. Lo ha confermato la ministra dell’Istruzione Azzolina e così gli insegnanti e i genitori tirano un sospiro di sollievo. Nessuno avrebbe voluto i bambini divisi per compartimenti, seduti e intimoriti da una specie di gabbia. Per il resto, quando andremo in stampa, ancora non sapremo esattamente come sarà la scuola alla ripresa, ma qualcosa a Garbatella è già chiara: i ragazzi devono tornare a studiare nella maggiore sicurezza possibile e utilizzando anche gli spazi che il Comune e le associazioni del terzo settore metteranno a loro disposizione.

A questo obiettivo sta lavorando il municipio. “Da questo punto di vista, ci dice l’assessora all’Istruzione Francesca Vetrugno, tutte le attività svolte nel periodo più difficile della pandemia ci hanno aiutato a creare una mappa di luoghi, strutture e volontari a disposizione per quando riaprirà la scuola, così da conoscere tutti gli spazi disponibili per accogliere gli studenti”. Nel frattempo però una prova importante sarà quella degli imminenti centri estivi, chiamati quest’anno “centri educativi integrati”. Per arrivare alla loro apertura con una capienza che può accontentare fino a 700 piccoli utenti, sono stati coinvolti, oltre al Municipio, anche le scuole, l’Asl e le associazioni del territorio. Per ogni quartiere sono stati trovati spazi all’aperto con operatori, che avranno un piccolo gruppo di bambini ciascuno, mantenendo i distanziamenti e le regole previste. Le quote d’iscrizione saranno più basse del solito, 60 euro a settimana, gratis per le famiglie con difficoltà economiche e sociali, e potranno essere utilizzati per pagare i centri estivi i voucher del governo per le baby sitter.

Sarà una prima prova per ritornare a vedersi, giocare e poi arrivare nelle aule a settembre, con lezioni in presenza, senza alternanza tra didattica a distanza e in classe. Questa è la speranza, e infatti Francesca Vetrugno ci rivela che in queste settimane si sta facendo un monitoraggio delle sedi scolastiche per verificare se ci sono spazi ulteriori per distribuire i ragazzi anche di altri plessi. Una maestra della Cesare Battisti, Antonella Macrelli, ci racconta che nella imponente struttura di Piazza Damiano Sauli c’è un’ala, a destra dell’edificio, parzialmente occupata e potrebbe essere utilizzata per suddividere ulteriormente i bambini.

Ciò che si spera è che si possa tornare presto a guardarsi negli occhi, perché la didattica a distanza potrebbe aver lasciato a se stessi tanti ragazzi, già in difficoltà. All’inizio di settembre si potrebbero organizzare dei corsi di recupero, attività che i volontari delle scuole popolari e gli scout hanno svolto a distanza in questi mesi di emergenza sanitaria. La presenza di tante associazioni e di un terzo settore molto radicato nel territorio permetterà l’utilizzo di altri spazi, come ad esempio i teatri o la biblioteca Moby Dick, o anche gli oratori, per fare lezioni agli studenti e permettere il distanziamento necessario. Su questo aspetto l’assessora Vetrugno è ottimista “abbiamo una ricchezza nel territorio e riusciremo a differenziarla nei vari settori, a seconda della necessità”. In questi giorni tanti ragazzi stanno affrontando la maturità nei licei, per molti altri la scuola è finita e l’ultimo giorno quasi per tutti ci sono stati i saluti sulle piattaforme digitali. Ma nel pomeriggio, in dieci luoghi, tra parchi e piazze, sono state organizzate delle feste di fine anno.
Negli orti urbani ad esempio i bambini hanno portato una pianta, in piazza Sauli sono state lette delle poesie. E sempre alla Battisti una classe ha prodotto un libro “Io resto a scuola”, con i pensieri degli insegnanti e degli scolari: uno slogan che ci ha accompagnato per mesi, e che ora i bambini vorrebbero dimenticare.

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Focolaio di Covid-19 a piazza Pecile

ISOLATO IL PALAZZO EX ASL OCCUPATO DAL 2013 DA UN CENTINAIO DI PERSONE

di Francesca Vitalini

Preoccupazione e nervosismo tra gli abitanti della Garbatella.La notizia del contagio nel palazzo occupato di piazza Pecile è rimbalzata su tutti i quotidiani nazionali e sulle Tv. Ma dalla Regione Lazio giungono parole rassicuranti: “Il cluster di Piazza Pecile è chiuso. All’interno del palazzo occupato -dichiara domenica 14 giugno l’assessore alla Sanità della Regione Lazio Alessio D’Amato- sono rimaste 49 persone tutte negative sotto sorveglianza della Asl Roma 2 mentre 52 inquilini, tra positivi e negativi, sono stati trasferiti. I tamponi eseguiti sono in totale 108 e degli ultimi, fatti ieri (sabato n.d.r.) 4 sono risultati positivi”.

Si accende il contagio in un palazzo di Garbatella. Già venerdì 12 giugno la struttura abitativa è stata isolata dalle forze dell’ordine e immediatamente la Asl Roma 2 ha effettuato tamponi a tappeto per i 108 abitanti dello stabile occupato di piazza Attilio Pecile. Sembrerebbero nove in totale i casi risultati positivi secondo l’agenzia Adn Kronos, ma per altri organi di stampa come La Repubblica sarebbero 17. Per ora tutti i contagiati sono stati trasferiti in strutture sanitarie e l’edificio resta ovviamente sotto controllo per la quarantena.
Il Municipio VIII è intervenuto immediatamente: “Stiamo lavorando con la Asl e le Forze dell’Ordine per monitorare gli interventi e assicurare la serenità di tutti. Il Municipio garantirà viveri e beni di prima necessità ai residenti del palazzo”, ha spiegato l’assessora alle Politiche Sociali Alessandra Aluigi. I consiglieri municipali dell’opposizione, Simone Foglio e Andrea Baccarelli (Lega), come rivela l’agenzia Nova hanno richiesto: “L’intervento immediato del sindaco Raggi e del Prefetto di Roma affinché garantiscano la sicurezza nello stabile e nel quartiere. Roma non può avere zone franche come queste, dove albergano illegalità e insicurezza, sociale e sanitaria”.
“A parole strumentali abbiamo preferito agire con tempestività e possiamo dire che il cluster presso lo stabile in piazza Attilio Pecile, una realtà multiculturale e integrata nel territorio, è chiuso. Non ci sono più casi positivi nella struttura, sono stati ricostruiti i contatti stretti ed eseguiti i tamponi a tutti. Ora verrà mantenuta una sorveglianza sullo stabile”, ha commentato l’Aluigi, confortata dalle dichiarazioni dell’Unità di crisi Covid-19 della Regione Lazio.
Il Servizio Regionale per l’epidemiologia, sorveglianza e controllo delle malattie infettive, ha aggiornato la mappa romana dei contagi Covid-19 all’8 giugno 2020, prima che scoppiasse il focolaio di piazza Pecile.
I dati parlano di 2.973 casi nella capitale con un tasso di incidenza di più di 10 casi ogni 10mila abitanti. Di questi, 108 casi sono nell’VIII Municipio. A Garbatella sono presenti 47 casi, 28 a Tormarancia, a Navigatori 5 casi, 7 a Valco San Paolo e 15 a Grotta Perfetta.

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Dopo il lockdown ancora rifiuti per le strade

ANCHE GUANTI MONOUSO E MASCHERINE ABBANDONATE

di Stefano BAIOCCHI

Finito il lockdown e terminata la fase acuta dell’emergenza sanitaria, si torna alle vecchie e brutte abitudini. Se nel periodo di chiusura la città è apparsa bella come non mai, silenziosa e a tratti bucolica, verrebbe da dire che non siamo affatto migliorati, come qualcuno un po’ troppo ottimisticamente aveva preventivato, visto che sulla Circonvallazione, in via Caffaro, in viale Giustiniano Imperatore e in numerose altre strade del Municipio è un fiorire di rifiuti ingombranti accatastati, cassonetti stracolmi e circondati da pattume sparso tutto intorno. Va sottolineato che si tratta spesso di azioni messe in atto dai cittadini incivili che si accompagnano a una difficoltà dell’Ama nella raccolta.


Di recente abbiamo visto cassonetti vuoti rovesciati in via Pellegrino Matteucci, segno evidente di un’azione maldestra da parte dell’operatore sui camion che raccoglie i rifiuti.


A tutto ciò purtroppo si è aggiunta una nuova moda, quella di gettare le mascherine chirurgiche (e i guanti monouso) dove capita. Basta guardarsi intorno, sui marciapiedi quanto nelle aiuole o nei giardinetti. Un comportamento non soltanto incivile, ma senza dubbio irresponsabile considerato che ogni mascherina, anche quella appartenuta ad una persona non infettata dal Covid 19, è latrice di ogni batterio esistente sul pianeta. Non sembra abbia sortito alcun effetto anche l’ordinanza firmata il 25 maggio scorso dalla Sindaca Virginia Raggi in cui annunciava sanzioni sino a 500 euro per chi abbandona i cosiddetti dispositivi di protezione individuale monouso.


Questi rifiuti, così come previsto dalle norme nazionali e regionali, devono essere conferiti nei contenitori della raccolta indifferenziata. “In questi mesi di emergenza sanitaria legata al coronavirus i nostri operatori ecologici hanno segnalato più volte di dover raccogliere guanti e mascherine usati, buttati in terra. Un comportamento vergognoso che, grazie a questo provvedimento, sarà duramente sanzionato” ha dichiarato la Sindaca. A proposito di guanti, un’altra brutta abitudine riscontrata è quella, una volta terminata la spesa, di lasciarli nei cestini dei carrelli nei supermercati, come se ci fosse una persona addetta alla loro costante pulizia, mentre invece rimangono un ingombrante orpello per i successivi clienti.

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Una riflessione sul patrimonio arboreo

di Enrico RECCHI

Dopo un lungo periodo di inattività è ripresa anche nelle zone del nostro quadrante la potatura degli alberi di alto fusto. Recentemente abbiamo visto dare una riordinata al cospicuo patrimonio arboricolo della Circonvallazione Ostiense, di Via G. Massaia ed altre strade. Le squadre dei manutentori hanno operato ripulendo il verde in eccesso di siepi, giardini e potando i grandi alberi. Ma sono ancora molte le strade che aspettano il maquillage dei giardinieri e che soffrono ancora i danni causati dalle cadute di rami e di interi tronchi avvenute in inverno. Purtroppo non ci scordiamo i danni provocati dai crolli sotto i colpi sferzanti del vento o più semplicemente causati dall’incuria in via G. Massaia, Piazza O. da Pordenone, via Pigafetta, ecc. Muri abbattuti, intonaci danneggiati, auto schiacciate. Questo è accaduto anche in altri quartieri di Roma.


Nonostante gli ultimi interventi la situazione è sempre in emergenza. In certi casi i rami ancora oggi entrano nelle finestre e nei balconi riducendone la luce e causando un grave disagio per gli inquilini anche dei piani alti. Addirittura in alcune circostanze non possono aprire le finestre o ancor peggio in caso di caduta, come è avvenuto in via G. Massaia e in piazza O. da Pordenone, si sono visti sfondare le tapparelle da rami di notevole dimensione. Ci si chiede perché non vengono potati i rami più alti? Perché non vengono “abbassati” gli alberi quando i rami arrivano a coprire le facciate dei palazzi?


Iniziamo con il dire che il taglio indiscriminato del fusto o di grandi rami di un albero prende il nome di capitozzatura. A detta dei botanici questa è la tecnica più dannosa di potatura e sembrerebbe che oggi è stata definitivamente abbandonata, in quanto non adeguata ad assicurare la riduzione dell’altezza dell’albero e tantomeno a ridurre il pericolo di ribaltamento o cedimento dello stesso. Anzi nel lungo periodo si ottiene l’effetto esattamente opposto, ovvero il tronco si indebolisce e la sua stabilità è ancor più precaria.
Rimuovendo i rami e di conseguenza le foglie più alte, l’albero resta senza la forza per alimentare tutte le sue parti. Perdendo tanto fogliame, che rappresenta il suo nutrimento, attiva un meccanismo di sopravvivenza ed andrà a produrre diramazioni di lunghezza maggiore, ma più esili per cercare di recuperare il fogliame perso. Quindi produrrà uno sforzo enorme, e se l’albero non ha una riserva di energia per sostenere questo affaticamento, il rischio che muoia è consistente. Inoltre diventa altresì più soggetto all’attacco di insetti e malattie.


Il problema è a monte naturalmente: nella scelta sbagliata degli alberi che vengono messi a dimora, senza tenere conto di quali specie sono adatte per un certo luogo, per le dimensioni che quei fusti raggiungeranno nel tempo e per le caratteristiche della loro vegetazione, il mancato rispetto della distanza …Solo da cinquant’anni circa si è arrivati a capire che piantare i pini lungo le strade ad intenso scorrimento di traffico (la Cristoforo Colombo un esempio) ha significato condannare a morte diverse persone che hanno perso la vita in incidenti causati dalle radici.


Quale è la soluzione? Scelta oculata degli alberi da piantumare in una città dove tra l’altro asfalto (basi degli alberi soffocati dal catrame dei marciapiedi) e inquinamento producono i loro effetti dannosi sulle piante, interventi di manutenzione costante, abbattimenti di vecchi alberi e piantumazione di nuovi, piuttosto che rischiare la loro caduta e i danni conseguenti.

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Ellekappa: “la mia Garbatella”

INTERVISTA ALLA FAMOSA DISEGNATRICE SATIRICA, COLLABORATRICE DE LA REPUBBLICA

di Francesca Vitalini

La vignetta in prima pagina non può che essere la sua. Con quei personaggi pasciuti, qui beneauguranti, che abitualmente smascherano con irriverenza e colta ironia le peggiori abitudini della società italiana, i controsensi della realtà di tutti i giorni, i facili slogan politici.


Sì, stiamo parlando proprio di lei, di Ellekappa, pseudonimo di Laura Pellegrini.


La disegnatrice, che attualmente lavora a La Repubblica, non ha bisogno di molte presentazioni: noto è il suo talento come autrice di satira politica e di costume, che le ha permesso di lavorare nel corso del tempo per le riviste simbolo del fumetto satirico italiano, per quotidiani nazionali e per trasmissioni televisive.


Meno noto è che sia romanista, ancora meno che sia nata ed abbia vissuto i primi venti anni della sua vita in via Rosa Raimondi Garibaldi. Le abbiamo chiesto di guidarci per la Garbatella attraverso i luoghi e le persone che ama, di ieri e di oggi.
Quando pensi alla tua infanzia, che luoghi vivevi?


Se penso ai luoghi della mia infanzia, ecco, la prima immagine è proprio Via Rosa Raimondi Garibaldi e il civico 119, che era il mio. La strada, come tutto il quartiere, del resto, era l’estensione di casa mia: punto di incontro per i bambini di quei palazzi con il marciapiede marcato dal gesso della “campana”, dove si saltava con la corda, si giocava a nascondino, a un due tre stella. I più audaci avevano il “carretto”, una sorta di microcar del Paleolitico composto da una tavoletta di legno con sotto quattro cuscinetti a sfera. Ci si metteva in ginocchio sulla tavoletta e grazie alla pendenza della strada si poteva arrivare in velocità e tra il panico dei passanti fino alla fine, all’altezza di Via Costantino. Poi, c’erano i giochi avventurosi al “prato”, o meglio, alla “marana” …arrivare illesi a fine giornata era una scommessa, ma allora non lo sapevamo.

Ellekappa per Cara Garbatella


Stiamo parlando di quali anni?
Dei primi anni ‘60, quando i bambini esistevano ancora, la merenda era pane olio e sale, non c’era l’euro e neanche la lira, perché all’epoca l’unità di misura della valuta era la “piotta”. In quegli anni ho frequentato la Cesare Battisti. La scuola più bella di sempre, ma il mondo ne è venuto a conoscenza solo con “Caro Diario” di Nanni Moretti. Ci si entrava, con ingresso differenziato per maschi e femmine, con un po’ di soggezione, vista l’imponenza. Ho avuto la fortuna di avere una maestra fantastica, la maestra Marini, materna ed amorevole. In ogni aula, attaccato al muro in alto dietro la cattedra, l’altoparlante dal quale ogni tanto si verificava l’evento da fine di mondo: il Direttore diramava annunci solenni a tutte le classi, ma a dir la verità non ne ricordo neanche uno…
Un’infanzia, che se non era a casa, era passata tra la strada e la scuola, quindi?


E nella parrocchia di San Filippo Neri, un luogo speciale di aggregazione per i ragazzi del tempo, con l’oratorio, dove credo siano passati tutti i bambini e gli adolescenti del quartiere, e il cinema Columbus, che aveva una programmazione irresistibile: film western, dove gli indiani, ahimè, facevano sempre la parte dei cattivi, e dei “supereroi” Maciste ed Ercole. Quando entravi in sala ti davano pure i biscotti per la merenda.


Quelli erano gli anni di Padre Guido e Padre Melani, come li ricordi?
Erano i due miti che tenevano saldamente in mano la situazione. Padre Melani, sempre gentile e sorridente, e Padre Guido, che era gentile a modo suo…incuteva un po’ di timore. Me lo ricordo alto, asciutto, nella sua tonaca nera, con uno sguardo un po’ severo, ed era il tipo che se non andavi in chiesa ti veniva a cercare a casa. E non erano bei momenti per noi bambini, anche se tutti gli volevano un gran bene. Qualche anno fa ho letto su “Garbatella mia” che dopo la promulgazione delle leggi razziali, grazie a Padre Melani, una famiglia di ebrei trovò rifugio proprio nell’oratorio del San Filippo Neri. Storia finita male dopo una spiata di italiani brava gente. Questo mi rende il suo ricordo ancora più prezioso.


La tua adolescenza nel quartiere, invece, come è stata?
Tra i quindici e i sedici anni, con la strage di Piazza Fontana, c’è stata per me, e per tutta la mia generazione, la scoperta della politica. Nel cuore di Garbatella erano attive le sezioni di tutti i partiti di sinistra: respiravi politica nell’aria e nelle strade. Sui muri c’erano le scritte “la strage è di Stato”, “Pinelli assassinato”, “Valpreda libero”. I social di allora erano i volantini, i ciclostilati di controinformazione, una comunicazione che ti arrivava letteralmente tra le mani. E inevitabilmente, proprio attraverso la stampa alternativa e al particolare momento storico in cui il Paese era sospeso tra bombe e golpismo strisciante e in cui gli anarchici si trovavano ad essere il capro espiatorio delle trame nere, mi sono ritrovata a frequentare il circolo anarchico Carlo Cafiero, in via Vettor Fausto.


Come vedi il circolo con gli occhi di ora?
Un luogo assolutamente da manuale: uno scantinato piccolo con un arredamento povero, essenziale, pieno di libri e giornali; sul muro, all’entrata, la scritta “Anarchico è il pensiero e verso l’anarchia va la storia”.
Lì, nelle discussioni che si facevano, la rivoluzione era proprio a portata di mano, solo una questione di ore. “A, la rivista anarchica”, che andavamo a vendere davanti alla Standa di via Caffaro, veniva stampata nella tipografia de l’Unità, in via dei Taurini, e noi andavamo lì a ritirarla. Ancora non sapevo che via dei Taurini, dopo pochi anni, sarebbe diventata un altro luogo del mio cuore.
Al Cafiero sono stata per un anno, credo, poi ho conosciuto il mio attuale marito, che era invece marxista e passare da “Addio Lugano bella” all’ “Internazionale” è stato un attimo.


Questa esperienza quanto ha influito nella formazione del tuo sguardo satirico sulla realtà, che è carico di un’ironia sarcastica tutta romana, che emerge con forza nel tuo lavoro?
La mia passione per la satira politica è nata proprio in quell’epoca di controinformazione militante, le strisce e le vignette che circolavano allora erano più efficaci di fiumi di parole e io ne ero totalmente conquistata. L’ironia sarcastica tutta romana, come la definisci tu, viene forse proprio dalla consapevolezza delle mie radici: Garbatella ha (o aveva) un tessuto sociale omogeneo, eravamo tutti nelle stesse condizioni economiche decisamente non brillanti, e forse ho ereditato l’umore di un intero quartiere che affrontava le difficoltà del vivere quotidiano con dignità e disincanto. Un po’ lo stesso stato d’animo di Trilussa, se vogliamo.
Infanzia, adolescenza, arriviamo all’oggi. Frequenti il quartiere abitualmente, che differenze trovi tra passato e presente?
Dopo la scomparsa dei miei, più che tornare a Garbatella diciamo che ogni tanto mi ci trovo a passare. La redazione di Repubblica è a Largo Fochetti, dunque, un giro (ma anche più di uno) per tutto il quartiere è inevitabile visto che l’incubo è trovare un parcheggio. Oppure la sera per andare in qualche ristorante o pizzeria. L’incubo è sempre lo stesso. Però indubbiamente ora Garbatella è culturalmente e socialmente più viva, non per niente è uno dei quartieri più trendy di Roma.
Spero solo che non faccia la fine di Trastevere, ormai diventato il parco giochi di stranieri, nuovi ricchi e pseudo intellettuali.


A causa della pandemia da Covid-19, il compleanno di Garbatella è rimasto sospeso, ma il 2020 è pur sempre l’anno del suo centenario. Cosa augurarle?
Beh, l’augurio per i cento anni di Garbatella non può che essere quello di continuare a cambiare senza tradire se stessa. Vai che sei bella!!!

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“Quel falegname anarchico del lotto 12”

ALBERTO SABATINI RICORDA IL NONNO CARLO ZANNI

di Gianni Rivolta

Quando alla fine del marzo 1930 Carlo Zanni a 48 anni fu fermato e schedato dalla polizia politica come un pericoloso anarchico, si presentava nella foto segnaletica con un bel farfallino nero, il segno inconfondibile di quella sua incrollabile fede libertaria. Ma chi era Carlo, il falegname di via Cravero alla Garbatella?


Ci ricorda di lui il nipote Alberto Sabatini, figlio di Medardo, titolare con Terenziano Grossi della famosa osteria “Frascati” di via Ansaldo 7, frequentata tra gli altri da Peppe Lombardi, partigiano comunista della Villetta : “ Mio nonno era originario di San Mauro di Romagna in provincia di Forlì, il paese di nascita del poeta Giovanni Pascoli. Suo padre si chiamava Salvatore e la madre Clarice Marconi, nacque il 14 dicembre del 1882 e di mestiere faceva il falegname. Si trasferì a Roma per lavorare più o meno a vent’anni e si stabilì alla Garbatella. Abitava in via Cuniberti al lotto 14, quello che si trova davanti alla Villetta”.

Carlo Zanni che nel settembre del 1919, insieme al fratello Primo, aveva partecipato all’impresa di Fiume condotta da Gabriele D’Annunzio, venne ammonito nel 1925 dalla polizia perché in casa, durante una perquisizione, gli trovarono degli opuscoli e dei giornali anarchici, ciò gli valse l’iscrizione nel registro dei sovversivi pericolosi. L’unico fatto che si evince dalle carte del casellario politico centrale è il collegamento con Casimiro Chiocchini. Carlo infatti era un falegname suo dipendente. Di Chiocchini abbiamo avuto già occasione di parlare nel Quaderno di Moby Dick sui Colli di San Paolo.

foto a SX: Carlo Zanni con a partire da sinistra la figlia Lidia, al centro
la sorella Lucia e la nipotina Clarice. Foto a DX: Gruppo di famiglia sul terrazzo di Ruggero Zanni, figlio di Carlo,
in via Roberto de Nobili sopra l’attuale bar dei Cesaroni.

Questo imprenditore anarchico, titolare dell’Industria lavorazione del legno di via dei Conciatori all’Ostiense ( spostata negli anni Trenta a via Querceto 23 vicino a via Capo d’Africa) aveva comperato attraverso una società apposita un appezzamento di terreno sulla collina Volpi ( da Augusto Volpi proprietario originario dei terreni e della famosa trattoria omonima, oggi Casale Garibaldi) per edificare un piccolo villaggio operaio. Aveva progettato e realizzato nel 1920 alcune villette in legno, che dovevano costituire, insieme ad altre piccole casette, la Borgata giardino di Grottaperfetta, coeva della più famosa Borgata giardino Concordia (Garbatella).
Amico di Errico Malatesta (lo ospitò a casa sua in occasione del suo ritorno a Roma dall’esilio di Londra) Chiocchini era considerato, insieme ad Augusto Volpi, uno dei suoi maggiori finanziatori per i progetti editoriali e preferiva, nella sua grande falegnameria, circondarsi di operai che la pensassero come lui.

Carlo era uno di loro. Segnalato come frequentatore della Casa del popolo di via Capo d’Africa in occasione degli appuntamenti tradizionali e degli scioperi del movimento operaio romano, si astenne dal lavoro il 1° maggio del 1918 e 1919 e probabilmente insieme ai fratelli Volpi e ai Di Pascali avrebbe frequentato le osterie e la libreria libertaria di Temistocle Monticelli in via Bodoni a Testaccio. Per tutti gli anni Trenta Carlo Zanni fu sorvegliato dalla Polizia e più volte scrisse al ministero degli Interni perché si allentasse il controllo politico sulla sua persona.

Foto segnaletica Carlo ZANNI

Già nel 1933 è segnalato da un verbale della Questura con la moglie Dina e i tre figli Rinaldo, Ruggero e Lidia al lotto 12 Scala N int. 9 sopra il cinema teatro Garbatella, solo più tardi nel 1939 cambierà l’alloggio nel lotto per domiciliarsi in via Cravero 15, davanti al vini e oli di Angelino, dove aveva anche un laboratorio di falegnameria. Anche il primogenito Rinaldo, nato nel 1908, ribelle come il padre, per non aderire alla Repubblica di Salò scappò in Francia, dove si stabilì come esule a Marsiglia, raggiunto dalla moglie e due figlie nel 1946.

“Nonno Carlo – prosegue Alberto Sabatini- non parlava molto del suo impegno politico, ma mi ricordo che quando avevo 6 o 7 anni mi portò a Testaccio in un circolo anarchico, dove in occasione delle feste della Befana mi regalarono dei giocattoli. Morì nella sua casa il 29 dicembre del 1964”. Probabilmente dopo la Liberazione Carlo Zanni, insieme ai fratelli Italo e Antonio Di Pascali, Andrea Mancini e Perugia fu fin dalla fondazione, nel 1946, uno dei frequentatori del circolo anarchico Carlo Cafiero di via Vettor Fausto, a pochi passi dalla sua prima casa di via Cuniberti.
Una breve nota di Carlo Zanni è riportata a pag. 332 dell’interessante lavoro di Pasquale Grella “Appunti per la storia del movimento anarchico dalle origini al 1946”.


(Stampato da De Vittoria srl —Roma 2012).

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Cinem Up, torna il cinema sui tetti

Il cinema non può risolvere i nostri problemi. Ma per una buona ora e mezza è capace di farceli dimenticare. E mai come nel periodo che tutti abbiamo trascorso reclusi in casa ci siamo accorti della potenza di quest’arte. Chi di noi non si è finalmente goduto quella saga che da anni voleva vedere ma non ha mai trovato il tempo? Chi non si è ritrovato a piangere per qualche scena di un film di cui nemmeno sapeva l’esistenza? Ammettiamolo: lo schermo è stato un pò la luce del nostro cupo lockdown. Ma ora che la quarantena è finita, ci dimenticheremo dei film?

Cinem Up – Cos’è

La risposta ha un nome ben preciso: Cinem Up. Stiamo parlando del progetto lanciato da Maya Vetri e l’Ass. Ex Allievi del Centro Sperimentale di Cinematografia, con l’idea di proiettare film, cortometraggi, mostre fotografiche all’interno dei condomìni. 

Cinem Up dal 25 al 27 Settembre offre, a chiunque volesse partecipare, tre serate in un condomìnio di Roma all’insegna di questo nuovo modo di vivere il cinema. Senza dimenticarsi dei più piccoli, saranno anche offerti laboratori creativi e cortometraggi di animazione. Insomma, un mix di cultura e socialità ispirato al mondo del cinema.

Cinem Up – Come nasce l’idea

Già nel 2016 avevo organizzato un evento simile in un cortile” racconta Maya, l’ideatrice di Cinem Up. “Una rassegna di tre giorni dedicata ad Ettore Scola. Mi è sempre piaciuta l’idea del cinema sui tetti, perchè sono dei luoghi dove le persone non vanno mai. Con queste iniziative invece si scopre assieme uno spazio poco vissuto e si ha la possibilità di conoscere meglio anche quelle persone che siamo abituati ad incrociare tra un pianerottolo e l’altro.” Aggiunge poi, che l’idea di valorizzare gli spazi comuni è cresciuta ancora di più in questi ultimi mesi, durante il periodo di isolamento, dove inaspettatamente ci siamo ritrovati a condividere cori con il vicinato, sorrisi da una finestra all’altra, ma anche urla e momenti difficili. E perchè non continuare a condividere le emozioni? 
Per sostenere economicamente il progetto, basta cliccare qui.

Cinem Up – Come partecipare

Quindi, come fare per partecipare assieme al vostro condominio? L’amministratore dovrà inviare entro il 20 Luglio una mail a cinemup2020@gmail.com con la descrizione degli spazi della palazzina. È importante comunicare l’ampiezza, gli elementi di sicurezza, se c’è possibilità di mantenere il distanziamento fisico, la disponibilità della rete elettrica. Dopo di che, gli organizzatori si incontreranno con i condòmini per scegliere i film all’interno della lista dell’archivio del CSC. 
E a noi, non resta che dire a tutti coloro che parteciperanno, buona visione. 

Di Ilaria Proietti Mercuri

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Casi Covid-19 in VIII Municipio al 22 giugno

l SERESMI, Servizio Regionale per l’epidemiologia, sorveglianza e controllo delle malattie infettive, ha aggiornato la mappa romana dei contagi Covid-19 al 22 giugno 2020. Attraverso le mappe si vuole descrivere l’incidenza cumulativa dell’epidemia a Roma e nel Lazio.

I dati parlano di 3110 casi nella capitale con un tasso di incidenza di quasi 11 ogni 10mila abitanti. Di questi, 136 casi sono nell’VIII Municipio. A Garbatella sono presenti 72 casi ad oggi (con un tasso di incidenza di circa 16 casi casi ogni 10mila abitanti), 29 a Tormarancia, 16 a Grotta Perfetta, a Navigatori (5) e a Valco San Paolo (7).

Nel resto della capitale, i Municipi che stanno registrando il maggiore numero di casi sono il settimo (331 e un tasso del 10.76), il quinto (299 con un tasso del 12.07) e il sesto (271 e un tasso del 10.47).

Di Francesca Vitalini

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Casi Covid-19 in VIII Municipio

Il SERESMI, Servizio Regionale per l’epidemiologia, sorveglianza e controllo delle malattie infettive, ha aggiornato la mappa romana dei contagi Covid-19 al 15 giugno 2020.

I dati parlano di 3063 casi nella capitale con un tasso di incidenza di più di 10 casi e mezzo ogni 10mila abitanti. Di questi, 130 casi sono nell’VIII Municipio. A Garbatella sono presenti 67 casi (con un tasso di incidenza di circa 15 casi ogni 10mila abitanti), 29 a Tormarancia, 16 a Grotta Perfetta, del tutto invariata rimane la situazione a Navigatori (5) e a Valco San Paolo(7).

Nel resto della capitale, i Municipi con maggiore casi sono il settimo (329 e un tasso del 10.69), il quinto (298 con un tasso del 12.03) e il sesto (270 e un tasso del 10.43). 

Francesca Vitalini

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Garbatella ricorda i 100 anni dell’Albertone

Una manifestazione itinerante organizzata da Mirella Arcidiacono

Oggi l’Albertone nazionale avrebbe compiuto 100 anni e la Garbatella, dove l’attore ha vissuto gli anni della sua adolescenza, l’ha voluto ricordare con una manifestazione itinerante, che ha toccato i luoghi emblematici della sua permanenza nel quartiere popolare. Il tour organizzato da Mirella Arcidiacono “Fata Garbatella”, ha visto la partecipazione  del Presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri e di diversi artisti  tra i quali Corrado Amici cantante e chitarrista, figlio del grande Alvaro, Paolo Pagano, Max Cirone, Giorgio Sessa, che hanno intrattenuto i partecipanti con le loro esibizioni. Appuntamento in Piazza Sant’ Eurosia  per ricordare Alberto Sordi, che proprio lì e  nella adiacente Via delle Sette Chiese nel lontano 1951 fu l’attore principale del film “Mamma mia che impressione”.  La Garbatella che conobbe Sordi, quando da bambino abitava in via Vettor Fausto, era ben diversa da quella odierna. Su via delle Sette Chiese ancora non c’era l’edificio di S. Filippo Neri, ma solo la Chiesoletta e l’Oratorio con il muro che lo circondava, dove un insolito Sordi biondo girò una scena con Carlo Delle Piane. Insomma anche il nostro quartiere, dopo la manifestazione di questa mattina al Campidoglio, ha degnamente ricordato il grande attore simbolo di Roma e della romanità.

Di Enrico Recchi

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Garbatella: la Lazio Nuoto vince il ricorso al Tar per la piscina di Via Giustiniano Impertore

In questo bando non esiste meritocrazia, e noi ci batteremo fino alla fine.” Così ci disse in un’intervista qualche mese fa il presidente della S.S. Lazio Nuoto Massimo Moroli. Come è finita? Dopo due anni dall’esito del bando che aveva visto vincitori la Juventus Nuoto, la Lazio vince il ricorso al Tar.

Più di trent’anni di anni di gestione biancazzurra e tanta voglia di ribaltare la situazione. Non appena perso il Bando indetto dal Comune infatti, la Lazio Nuoto aveva subito deciso di fare ricorso al TAR. “Dobbiamo capire perché succedono queste cose. Sul piano logico non può esistere quello che è accaduto, e sul piano giuridico ci sono degli elementi che ci portano a pensare che possiamo rivoltare la questione”. Per questi motivi Moroli non si era voluto fare da parte. E alla fine, il Tribunale Amministrativo Regionale ha dato ragione alla Lazio Nuoto. Le motivazioni devono essere ancora depositate ma il segnale a Roma Capitale arriva forte e chiaro e riapre la partita sul modello di promozione sportiva che merita la nostra città. 

Il bando 

E dunque, per quanto riguarda il bando ora ci sono due strade possibili.  La prima, l’assegnazione alla Lazio in quanto seconda nella graduatoria di aggiudicazione. Oppure, l’annullamento della procedura e un nuovo bando. Staremo a vedere come andrà a finire. Per ora, siamo felici per la Lazio Nuoto, che da anni è un orgoglio del nostro territorio. Insomma, 120 anni di storia, 220 titoli italiani assoluti di nuoto, la migliore società di pallanuoto su Roma, non è da poco. 

Di Ilaria Proietti Mercuri

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Il ricordo di Libero De Angelis, patriota socialista fucilato alla Storta dai tedeschi in fuga all’alba della Liberazione

Commemorazione dei cittadini e del Municipio ai piedi della sua casa al lotto 28 di via Giovanni da Capistrano

Con la deposizione di un mazzo di fiori un piccolo gruppo di cittadini ieri ha ricordato la figura del patriota socialista Libero De Angelis.Era l’alba della Liberazione di Roma, il 4 giugno del 1944, gli Alleati entravano nella Capitale dalla via Appia, provenienti dai Castelli romani e i tedeschi in fuga con ogni mezzo risalivano le consolari a nord della città. Quella mattina i tedeschi caricarono gli ultimi prigionieri politici di via Tasso  sui camion, destinazione Germania o forse i campi di prigionia del nord Italia.Ma uno di questi autocarri non giunse a destinazione. Al 14 chilometro della via Cassia, in località La Storta, il mezzo fu fermato e i prigionieri furono fatti scendere e trasportati in un boschetto nelle vicinanze, dove furono fucilati. Erano 14 persone. Tra loro c’erano Libero De Angelis, 22 anni, meccanico della Garbatella e il più famoso Bruno Buozzi, socialista, uno dei rifondatori della Cgil.

La Storta: il cippo che ricorda l’eccidio compiuto dai nazifascisti
in fuga da Roma il 4 giugno del ’44

Anche Libero De Angelis , militava nell’organizzazione clandestina socialista, quelle che divennero le formazioni  Matteotti e  si sa che entrò a far parte dell’OSS ( Office of Strategic Service), il servizio segreto che agiva per conto degli americani. Nel 1945 alla famiglia De Angelis, infatti, fu fatto pervenire un certificato di apprezzamento dell’OSS per i servizi resi all’esercito degli Stati Uniti d’America nella lotta per la liberazione d’Italia.

Alla cerimonia, organizzata da Mirella Arcidiacono, erano presenti Ernesto Nassi consulente alla Memoria dell’VIII municipio, Giulio Natalini con un gruppo di socialisti del quartiere e Adelio Canali, che ha rilasciato una viva testimonianza di quel 4 giugno 1944 alla Garbatella. In rappresentanza dell’VIII Municipio l’Assessora alla Memoria Michela Cicculli.

Di Gianni Rivolta

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Chiude il Parco Garbatella: troppi assembramenti

In tempi di coronavirus, ci siamo visti chiudere ogni tipo di parco, da quelli dei bambini alle aree pic nic fino a quelli dei cani. Ma per quanto ancora andrà avanti questa storia? 

Non lo sappiamo. Proprio Domenica infatti, il Parco Garbatella in Via Rosa Raimondi Garibaldi è stato chiuso di nuovo. Funziona così: troppi assembramenti? Il Comune decide di chiudere. Già qualche settimana fa c’erano state delle lamentele da parte di alcuni volontari, i quali avevano deciso di smontare i canestri del campo da basket del parco per evitare assembramenti (vedi articolo). Ma niente, tra bambini sugli scivoli e partite di calcio, alla fine il Comune ha pensato di mettere i lucchetti ai cancelli. 

Le reazioni dei residenti

Come l’avranno presa i genitori e i ragazzi che frequentano il Parco Garbatella? “Lo avevamo detto che non bisognava esagerare”, commentano gli stessi volontari che avevano smontato i canestri da basket. E poi, c’è invece chi sostiene che sia un peccato, che non è giusto chiudere un intero parco, in quanto a rimetterci sono anche coloro che mantengono le distanze, rispettano le regole e non potranno comunque usufruirne. Già, ma tutto questo, perchè accade? Forse perchè ci stiamo abituando al fatto che invece di educare i cittadini alle regole, è più facile continuare solo a proibire?

Di Ilaria Proietti Mercuri

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Covid, l’incidenza più alta a Garbatella con 10 casi e mezzo ogni 10mila abitanti

Il SERESMI, Servizio Regionale per l’epidemiologia, sorveglianza e controllo delle malattie infettive, ha aggiornato la mappa romana dei contagi Covid-19 al 28 maggio 2020.

A due settimane di distanza dall’ultima rilevazione segnalata da Cara Garbatella (14 maggio), i dati parlano di +8 casi (98 il 14 maggio, 106 oggi) nell’VIII Municipio con un tasso di incidenza di circa 8 malati, dato che aumenta, ogni 10mila abitanti. 

Tenendo a mente il dato di positivi totali nella capitale, 2885 (+215), notiamo che continuano a rimanere invariati sia il primato del Municipio VII della capitale, con il numero maggiore di casi (313) sia quello del II Municipio con l’incidenza maggiore (12,5 casi ogni 10mila abitanti).

Garbatella sono presenti 46 (+4) casi, 27 (+2) a Tormarancia, del tutto invariata rimane la situazione a Navigatori, che rimane a 5 casi, e a Valco San Paolo con 7, con un’incidenza massima nel Municipio che diventa oggi quella di Garbatella, con 10 casi e mezzo ogni 10mila abitanti.

Per quanto riguarda Grotta Perfetta, alla data del 28 maggio si attesta a 15 casi (+2) con un tasso di incidenza che passa da 8.39 a 9.68.

Di Francesca Vitalini

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Addio Carlo Conti, sax al Garbatella jazz festival

Ci ha lasciato a soli 41 anni Carlo Conti, musicista sassofonista romano. Ha iniziato a suonare all’età di 11 anni. Dal 1999 inizia la sua carriera suonando nei locali più importanti con molteplici passaggi radiofonici, e comparendo in moltissime manifestazioni musicali. Noi di Cara Garbatella lo vogliamo ricordare per le sue pregevoli performance in alcune edizioni del Garbatella Jazz Festival, nel 2013 con un suo trio, nel 2014 con il gruppo di Pino Sallusti, e nel 2017 nella serata di chiusura per ricordare Pino, direttore Artistico del festival, scomparso nell’aprile di quell’anno. 

Carlo Conti al Garbatella Jazz festival nel 2013. Foto di Gianluca Di Stefano

Ciao Carlo, ti ricorderemo sempre in compagnia del tuo sax.La redazione di Cara Garbatella

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NEL MUNICIPIO VIII LA SCIENZA È ECCELLENZA

La scienza è un elemento sempre più presente nel dibattito pubblico. Lo si vede in questi giorni, così dominati dal tema del Coronavirus, e lo si vede con la discussione sui media e sui social network di argomenti fondamentali per il futuro dell’umanità come la questione dell’energia e dei cambiamenti climatici, la sicurezza alimentare, le nanotecnologie, la biomedicina.

Creare conoscenza e comprensione attraverso la scienza permette di trovare soluzioni diffuse e condivise alle difficili sfide economiche, sociali, sanitarie e ambientali odierne in chiave ecosostenibile ed innovativa. 

La ricerca sull’Antropocene

In quest’ambito si muove la ricerca del Dipartimento di Scienze dell’Università degli Studi di Roma Tre, ubicato del Municipio Roma VIII. Diretto dal prof. Marco Alberto Bologna, il Dipartimento è stato insignito dal MIUR del riconoscimento di Dipartimento di Eccellenza per un progetto sull’Antropocene, ossia sullo studio dell’impatto dell’azione umana sull’ambiente e la salute, che prevede un finanziamento di 8,7 milioni di euro per il quinquennio 2018-2022.

Un risultato ottenuto grazie all’integrazione delle diverse discipline scientifiche sulle quali, nel 2013, il Dipartimento è stato costituito (Biologia, Chimica, Fisica della Materia e Scienze della Terra) e il cui obiettivo è di affrontare con dieci linee di ricerca temi quali: i cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità, il depauperamento delle risorse naturali ed ecosistemiche, i rischi per la sicurezza ambientale ed alimentare e la salute dei cittadini con l’immissione di inquinanti fisici e chimici. Aspetti che richiedono interventi mirati e immediati, così come indicato dai 17 obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, definita dall’ONU.

Alla scoperta del Dipartimento di Scienze con lo youtuber Giacomo Sisca

Giacomo Sisca, ventenne, youtuber, personalità web e soprattutto uno dei maggiori talenti del videomaking italiano ha raccontato il Dipartimento di Scienze attraverso due video. Nel primo si va alla scoperta dei corsi di laurea in Scienze Biologiche e in Scienze Geologiche, nel secondo dei corsi di laurea in Scienze e Culture Enogastronomiche e in Ottica ed Optometria. Il punto di vista adottato è quello di chi ha fatto la maturità, vuole iscriversi all’università ma è pieno di dubbi. 

Corsi di laurea in Scienze Biologiche e in Scienze Geologiche-video1

Corsi di laurea in Scienze e Culture Enogastronomiche e in Ottica ed Optometria-video2

“Orientarsi a Roma Tre. online”

Il 9 giugno, dalle 11.00 alle 12.00, il Dipartimento presenterà la sua offerta formativa per l’anno accademico 2020/2021 durante l’iniziativa “Orientarsi a Roma Tre. Online”, che si svolgerà in diretta streaming dal 9 all’11 giugno.  Qui il link di iscrizione all’evento: http://www.uniroma3.it/iscrizione-open-day/.

Di Francesca Vitalini

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Un taglio al Covid: i ragazzi del Mc Store in prima linea contro la crisi

Tutti noi, durante questi ultimi tre mesi in quarantena, siamo stati costretti a trovarci faccia a faccia con lei: la nostra folta chioma incolta. E così, attrezzati di forbici, rasoi, pettini e spazzole abbiamo tentato di rimediare con tagli che lasciano un pò a desiderare. Da lunedì però, cari capelloni, l’incubo delle acconciature finirà e potremo tornare tutti dal parrucchiere. Ma, siamo sicuri proprio tutti?

Un taglio al Covid: il progetto

Il Virus, oltre a dei capelli orribili, ha portato anche un’ondata di tante altre situazioni a dir poco disastranti. Tra cui, senza dubbio, la crisi economica. Per molte famiglie infatti, quello che prima era un semplice taglio di capelli, oggi può essere uno sforzo troppo grande a cui dover rinunciare.

Eppure, c’è chi ci ha pensato a tutto questo. Sono i ragazzi del MC Store Barber shop in Via Attilio Ambrosini 92/94, che hanno deciso di dedicare il loro giorno di riposo settimanale a tutti quei cittadini del nostro Municipio con un reddito basso, regalando un taglio di capelli o una bella sistemata alla barba. Loro sono Matteo, Edoardo, Simone, Daniele, Andrea e Mirko. 

“Ci siamo lanciati in questo progetto per aiutare tutte quelle persone che hanno perso il lavoro a causa del Covid o erano in difficoltà già da prima ed hanno una situazione difficile a casa. Vogliamo sostenere tutti coloro che nel nostro Municipio hanno bisogno in questo momento”.

Un taglio al Covid: come richiederlo?

Il servizio verrà attivato entro pochi giorni all’interno del Municipio Solidale. La piattaforma online di informazioni e servizi che durante questo periodo di emergenza si è allargata sempre di più.

I cittadini che potranno usufruire del servizio Un Taglio al Covid dovranno avere un reddito annuo entro i 15.000 euro. Il Comune poi valuterà anche la soglia del disagio sociale prima di accettare la richiesta. 

Un taglio al Covid: tutte le precauzioni anti-coronavirus

Ma attenzione, scatta la solidarietà a patto che si rispettino tutte le regole anti-coronavirus. Ma i ragazzi sono già pronti anche a questo. “Ci siamo muniti di tutto quello di cui c’è bisogno per ripartire. La sterilizzazione degli strumenti, l’attrezzatura monouso che avevamo già da prima, disinfettanti, e ovviamente la sanificazione del negozio”. 

Infine ci tengono a spiegare: “Noi possiamo aiutare con il servizio estetico che è il nostro campo. Ma potremmo fare tutti qualcosa per il collettivo. Basterebbe che ognuno di noi, magari nel giorno libero, riuscisse a dare quel poco che basta per fare del bene a chi ne ha più bisogno. Con questa nostra iniziativa ci piacerebbe essere un faro per tutti quanti. Non solo per il quartiere, ci azzardiamo a dire per la città? Per il mondo? Forse chiediamo troppo, ma vogliamo essere un esempio”.

Di Ilaria Proietti Mercuri

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Grazie a Antonella: Un mix di mascherine e fantasia

Mascherine si, mascherine no, ma quindi sono obbligatorie? E dove ne troviamo così tante? Nei giorni in cui il paese sta piano piano ripartendo, tra i tanti dubbi una sola cosa è certa: la mascherina serve. Si ma dove trovarla?

Mascherine per tutti

Innanzitutto, visto che dobbiamo proprio metterla, perché non farlo come si deve? Colorata, con i fiori, i super eroi, i cartoni animati, le note musicali, ce ne sono per tutti i gusti. E a crearle è una vera e propria esperta del mestiere. Antonella De Tomassi infatti, Presidente e insegnante dell’associazione Io Creo, si è ritrovata a cucire mascherine senza sosta. Tutte diverse e che finiscono per colorare i visi di bambini, genitori e ragazzi. 

In questo momento di infinita tristezza, per quello che stiamo vivendo, la creatività mi aiuta a vedere ancora di più il mondo a colori. Creare qualcosa che possa essere motivo di un sorriso è estremamente importante” ci racconta Antonella. “E visto che dare spazio alla fantasia è fondamentale, ci sono milioni di fantasie nelle nostre mascherine. Partendo da quelle floreali per arrivare alle magnifiche Batik. Cartoni e super eroi per i bambini e monocromatiche per i papà in giacca e cravatta”. 

Come ordinare le mascherine

Le mascherine sono fatte su misura, ci spiega Antonella. Per acquistarle basta contattarla tramite msg whatsapp al 3355337889. Poi scegliete la stoffa che più vi piace ed al resto ci pensa lei. Ci tiene poi a precisare: “Le mie mascherine non sono un presidio medico-chirurgico, ma sono in tripla stoffa di cotone 100% ed hanno una tasca per inserire il filtro che ho disponibile”.

L’associazione “Io Creo” 

Oggi la vediamo indaffarata sommersa dalle mascherine. Ma Antonella ha iniziato a giocare con l’uncinetto già all’età di 6 anni e non si è più separata da lui. Ha lavorato in varie aziende, partecipato a stage, fiere, pubblicato diversi articoli e riviste sulle sue creazioni. Fino a quando nel 2017 decide di aprire l’associazione Io Creo, che si trova in Via Gaspare Gozzi nel quartiere San Paolo.

Antonella ha deciso di aprire questa attività non solo per dare sfogo a tanta creatività ma soprattutto per trasmettere la sua passione agli altri. Grazie all’Associazione infatti, Antonella e le altre insegnanti portano avanti i loro corsi ognuna attraverso il proprio talento. Cucito creativo, sartoriale, tessitura di perline, pittura, fiori in porcellana. Si possono trovare corsi di ogni tipo e per tutte le età. Persino i più piccoli infatti possono esplorare la creatività con dei mini capolavori. 

Di Ilaria Proietti Mercuri

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98 casi di covid 19 nell’VIII municipio

Il SERESMI, Servizio Regionale per l’epidemiologia, sorveglianza e controllo delle malattie infettive, ha aggiornato la mappa romana dei contagi Covid-19 al 14 maggio 2020.

A circa un mese di distanza dalla prima rilevazione segnalata da Cara Garbatella (17 aprile), i dati parlano di +29 casi (69 il 17 aprile, 98 alla data di ieri) nell’VIII Municipio con un tasso di incidenza di circa 7 malati e mezzo ogni 10mila abitanti. 

Tenendo a mente il dato di positivi totali nella capitale, ieri 2.670, un mese fa ca (17 aprile, ricordiamo) 1.732, notiamo che continuano a rimanere invariati sia il primato del Municipio VII della capitale, con il numero maggiore di casi (299) sia quello del II Municipio con l’incidenza maggiore (11,76 casi ogni 10mila abitanti).

Garbatella sono presenti 42 (+9) casi, 25 (+9) a Tormarancia, del tutto invariato a Navigatori, che rimane a 5 casi, mentre a Valco San Paolo si arriva a 7 casi (+3), con un’incidenza massima nel Municipio che è quella della zona Navigatori. 

New entry per Cara Garbatella i dati di Grotta Perfetta, che alla data del 14 maggio, si attesta a 13 casi con un tasso di incidenza di 8.39.

Di Francesca Vitalini

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Grotta Perfetta: perché il parco di Viale Londra ancora non apre?

Altra settimana, ma nessuna riapertura. Questa, ad oggi, è ancora la situazione del parco di Viale Londra, in zona Grotta Perfetta. Come tutte le aree verdi avrebbe dovuto riaprire il 4 Maggio, con l’inizio della fase due. Eppure i cittadini, almeno per ora, dovranno aspettare. Ma aspettare cosa?

La risposta del Comitato di Quartiere

Passando su Viale Londra, oltre al lucchetto, sul cancello del Parco c’è un cartello lasciato dal Comitato di Quartiere Grotta Perfetta. “Il parco non riapre per cause non ascrivibili al volontari del CDQ di Grottaperfetta”. Abbiamo così contattato Mario Semeraro, Presidente del CdQ, per sapere quindi da chi dipenda l’apertura, ma soprattutto in che tempi avverrà.

 “Purtroppo non abbiamo notizie ufficiali. Per ora stiamo spingendo l’ufficio Giardini, che ha le chiavi del parco, a riaprire il prima possibile. Ma a quanto pare, solo dopo aver riqualificato il giardino, leveranno i lucchetti.” Insomma, prima avverranno i lavori di riqualificazione del parco e prima avverrà la riapertura. “Spero possano fare presto. Ma con i mezzi limitati del servizio giardini” aggiunge Semeraro, “non so quando riusciranno.” 

Lo stato di abbandono dei parchi

Non è però l’unico parco, quello di Viale Londra, ad avere problemi di degrado e bisogno di manutenzione. Più volte infatti, il CdQ ha sollecitato l’Ufficio Giardini, il Dipartimento Ambiente del Comune e il Presidente dell’VIII Municipio. Tra i parchi in stato di abbandono ci sono infatti anche quello del Forte Ardeatino su Via di Grotta Perfetta, l’Oasi Verde tra via Nuvolari e via Ascari, il Parco di via Bianchini e quello di Tor Carbone-Fotografia.

In tutti questi parchi c’è l’erba alta più di un metro, c’è sporcizia, ed è pericoloso addirittura per i cani”. Conclude poi il Presidente Semeraro, “Siamo però fiduciosi che le istituzioni interessate capiscano la necessità e vengano effettuati il prima possibile gli interventi richiesti”.

Di Ilaria Proietti Mercuri

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Parco Garbatella: smontato campo da basket per evitare assembramenti

Avete presente gli insetti quando vedono la luce? Ecco: è bastato l’inizio della fase due per precipitarsi tutti verso parchi, piste ciclabili, strade o marciapiedi. C’era da aspettarselo? Forse si. Ed è anche giusto riprendere un pò di fiato dopo due mesi segregati. Ma quella iniziata il 4 Maggio non è una condizione poi così diversa da quella precedente. Purtroppo, dobbiamo continuare a convivere con il virus. 

E dunque, per quanto qualcosa si stia smuovendo, attenzione a non esagerare. Proprio ieri infatti, alcuni volontari si sono visti costretti a smontare i cesti dal campo da basket del Parco Garbatella, l’area verde tra Via Rosa Raimondi Garibaldi e la Cristoforo Colombo, dopo che un intero gruppo di ragazzi si era imbattuto in una partita. Un comportamento pericoloso per gli stessi giovani e per le loro famiglie. Ma non solo, il rischio è infatti anche quello che, per evitare altri assembramenti, il parco venga richiuso a discapito di tutti. 

Insomma, lo stesso Presidente Conte aveva annunciato: “Sappiamo che la fase due comporterà il rischio di una ripresa della curva dei contagi”. Noi, speriamo si sbagli. Certo che, se l’andazzo è questo. 

Di Ilaria Proietti Mercuri

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L’A.S. Roma vicino ai tifosi giallorossi della Garbatella

L’Associazione sportiva Roma e la sua fondazione Roma Cares hanno lanciato ad aprile il progetto ASSIEME, volto ad esprimere vicinanza e sostegno nei confronti dei tifosi in questo periodo di emergenza. Così questa mattina, rappresentanti del progetto erano nel cuore giallorosso di Garbatella, in piazza Damiano Sauli a pochi passi dal Roma club, per distribuire ai presenti guanti, mascherine e gel per le mani da utilizzare durante la fase 2.

Nei prossimi giorni l’AS Roma comunicherà sui propri canali le altre iniziative, che rientrano nell’ambito della campagna ASSIEME per continuare a sostenere i suoi tifosi durante l’epidemia da Covid-19.

Di Francesca Vitalini

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79 casi di covid19 nell’VIII municipio

Il SERESMI, Servizio Regionale per l’epidemiologia, sorveglianza e controllo delle malattie infettive, ha aggiornato la mappa romana dei contagi Covid-19 al 27 aprile 2020.

A dieci giorni di distanza dalla prima rilevazione segnalata da Cara Garbatella (17 aprile), i dati parlano di 79 casi (+10) nell’VIII Municipio con un tasso di incidenza di cica sei malati ogni 10mila abitanti (un tasso di 6.03, in percentuale lo 0,06%). Tenendo a mente il dato di positivi totali nella capitale, oggi 2.202, dieci giorni fa 1.511, notiamo che il Municipio con il numero maggiore di casi (228) nella città è il VII, mentre l’incidenza maggiore si rileva nel secondo.

A Garbatella sono presenti 38 (+5) casi, 20 (+4) a Tormarancia, mentre sono rimasti invariati o semi invariati i dati di Navigatori, che rimane a 5, e di San Paolo, 5 (+1), con un’incidenza massima nel Municipio, proprio quella della zona Navigatori (9.68, ossia circa 9 casi su 10mila abitanti).

Di Francesca Vitalini

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Tor Marancia: bonificata l’area dell’Ex mercato Odescalchi

Si è finalmente conclusa la rimozione dei detriti dell’ex mercato di viale Odescalchi, che a seguito del trasferimento del mercato nel nuovo plateatico di via Rosa Guarnieri Carducci avvenuto ad inizio anno, ricoprivano la parte centrale della strada.

La sospensione della raccolta, dovuta alle conseguenze dell’epidemia da Covid-19, ha costretto così il quartiere a convivere per circa quattro mesi con una distesa di macerie e materiali di risulta.

In foto b/n: viale Carlo Tommaso Odescalchi alla fine degli anni ’50, prima della costruzione del Mercato.

Attualmente la carreggiata centrale, sgombera dai box del mercato, è divenuta un’area di parcheggio improvvisata per le autovetture. Entro l’anno dovrebbero partire i lavori per la riqualificazione di tutta la strada, come riferito nel nostro articolo del 21 aprile u.s. Gli interventi interesseranno la sistemazione del manto stradale, della segnaletica, dei parcheggi e dell’alberature. Proprio rispetto agli alberi presenti nel viale,  nell’ultimo anno abbiamo assistito a cadute dovute probabilmente alla scarsa manutenzione degli stessi e, quest’ultimo martedì, un albero si è schiantato sopra un automobile parcheggiata proprio nei pressi dell’area dell’ex mercato.

Oltre a interventi di manutenzione e risistemazione sarabbe auspicabile, data la presenza in viale Odescalchi dell’Istituto Sant’Alessio per chiechi ed ipovedenti, un intervento di ristrutturazione anche dei loges, le linee di orientamento a terra per i non vedenti, che attualmente versano in uno stato disastroso e non funzionale. 

Giuliano Marotta 

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I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
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