Ferragosto in città – Nella settimana di Ferragosto la città cambia volto, riprende fiato, si svuota e tace. Per molti anziani che restano a casa, però questo silenzio può diventare fonte di solitudine e il senso di abbandono può comportare anche rischi per la salute mentale da non sottovalutare.
Per contrastare l’isolamento e affrontare il caldo il Comune di Roma, tramite l’Assessorato alle Politiche Sociali e alla Salute, insieme ai Municipi, ha organizzato il pranzo di Ferragosto, una occasione per passare una giornata in compagnia in luoghi freschi.
Il 15 agosto, infatti, in decine di spazi della città, nella maggior parte dei casi presso le sedi delle Case sociali degli anziani, verranno serviti 3.000 pasti gratuiti e organizzati momenti di convivialità.
La dichiarazione dell’Assessora Comunale
“Dopo il successo degli anni passati siamo riusciti, con la preziosa collaborazione dei Municipi e dei Csaq, a raddoppiare il numero dei pasti disponibili per il pranzo di Ferragosto – spiega l’assessora alle Politiche Sociali e alla Salute Barbara Funari – una tavolata che potrà accogliere 3000 persone nei diversi luoghi della città per trascorrere una giornata di festa in compagnia“.
Il pranzo nel Municipio Roma VIII
Nell’Ottavo Municipio, il pranzo si terrà al Centro Anziani all’interno dell’Istituto Romano di San Michele, l’ingresso è da piazzale Antonio Tosti 4, zona Tor Marancia.
L’appuntamento è alle ore 12:30, dopo il pranzo è prevista una cocomerata, musica e balli fino a sera.
Per prenotazioni e ulteriori informazioni contattare il numero: 331 6022407
Segnalata dai sindacati, la situazione economica della Fondazione Santa Lucia è diventato un caso nazionale. Del resto, la crisi di un istituto storico, eccellenza nel campo della ricerca e della neuro riabilitazione, non poteva passare inosservata. Si parla di pesante indebitamento, di oltre ottocento posti di lavoro a rischio. Addirittura si paventa la chiusura dell’ospedale, fondato nel 1960 e riconosciuto negli anni Novanta come Irccs (istituto di ricovero e cura a carattere scientifico).
A martedì 6 agosto è fissato l’incontro tra i rappresentanti di Cgil Cisl e Uil Lazio e Adolfo Urso il ministro delle Imprese e del Made in Italy. Si discuterà della crisi che si protrae ormai da quasi vent’anni e sui possibili provvedimenti. A lunedì 29 risale invece l’incontro dei rappresentanti sindacali col Presidente della Regione, Francesco Rocca, il quale ha espresso la speranza che non vengano messi a rischio i servizi finora offerti dalla Fondazione.
In Municipio VIII maggioranza e opposizione a sostegno del Santa Lucia
“Si tratta di un punto di riferimento, un vanto per i cittadini del nostro Municipio” ha dichiarato Flavio Conia, capogruppo PD in via Benedetto Croce. “Con la Fondazione abbiamo sempre avuto un’ottima interlocuzione”. Le forze di maggioranza – Lista Civica Ecologista, PD, Lista Gualtieri – il primo agosto hanno proposto in consiglio municipale un atto di sostegno e vicinanza ai lavoratori dell’Istituto. Al momento della votazione anche Forza Italia e Fratelli D’Italia hanno sottoscritto il testo, dando atto che “serve unità di intenti per sostenere questa importante istituzione sanitaria”, come si legge in una nota del Partito Democratico.
“Non possiamo esprimerci sui possibili sviluppi della situazione. È assolutamente al di fuori delle nostre competenze” ha proseguito il consigliere Conia, che però ha tenuto a specificare: “per noi del Partito Democratico le priorità sono tre. Tutela dei lavoratori, continuità assistenziale per i pazienti e rinnovo dei contratti di ricerca, per cui la Fondazione Santa Lucia è un’eccellenza”.
Per questo motivo i sindacati auspicano che la struttura diventi pubblica. Un augurio non condiviso da tutti indistintamente. “Il Santa Lucia è una struttura privata convenzionata” fa notare Conia, “ma funziona bene. Noi del PD saremo sempre per la sanità pubblica, ma in questo caso qualunque soluzione verrà accolta da noi con favore, purché i servizi restino accessibili e di qualità”. Si sono espresse sulla questione anche le consigliere capitoline Valeria Baglio e Antonella Melito (Pd), che scrivono in una nota: “Destano preoccupazione le notizie sulla crisi della Fondazione Santa Lucia. Chiediamo alla Regione Lazio, al Presidente Rocca e al Governo Meloni di intervenite per dare continuità a questo servizio fondamentale”. Ma per ora, nonostante la preoccupazione condivisa e in attesa che gli auspici si trasformino in fatti, il destino del Santa Lucia resta appeso a un filo.
“Una collaborazione preziosa”. Così l’ha definita l’assessora Maya Vetri, dalla piazza sopraelevata del parco don Giacomo Alberione nel quartiere San Paolo. Difatti quella che avrà luogo nell’area verde non è una delle tante rassegne estive che riempiono gli spazi pubblici di Roma, forse per consolare chi è costretto ad arrostire in pieno agosto al sole spietato della Capitale. Si tratta invece della risposta delle associazioni territoriali a un bando triennale del Municipio VIII.
L’obiettivo è proprio quello di portare varie attività nelle zone meno toccate dai grandi eventi dell’Estate Romana. Da oggi sarà il parco don Alberione, tra via Alessandro Severo e via Giustiniano Imperatore, il palcoscenico su cui saliranno registi e scrittori per presentare le proprie opere ed entrare in contatto con i residenti. Un’iniziativa partita dal basso, come hanno sottolineato anche i rappresentanti dell’associazione Viva il quartiere, che ha organizzato la programmazione.
La programmazione
Il programma inizia stasera giovedì primo agosto e proseguirà fino al 26 ottobre. Un’estate un po’ allungata che permetterà al defilato parco don Alberione di diventare punto di riferimento o quantomeno di passaggio per la zona.
Stasera alle 18:30 è in programma la presentazione del libro “Storia e storie del quartiere San Paolo”. Durante l’incontro, i partecipanti ascolteranno le biografie raccolte dall’associazione Viva il quartiere e avranno modo di narrare la propria. Venerdì prossimo verrà proiettato il cortometraggio “Anne Marie”, sul tema della violenza di genere, alla presenza degli autori.
Sabato ci sarà ancora il cinema sotto le stelle, con la proiezione di “Monarch” di Stefano Scaramuzzino, un film “pilota” – cioè non ancora uscito nelle sale – che si muove tra thriller, horror e fantascienza. Lunedì 5, invece, si tornerà a parlare di libri e in particolar modo de “Il Conte di Ponte Sisto”, romanzo di Maurizio Milazzo sulle storie spesso rocambolesche ma poco conosciute dei senzatetto romani.
Il programma al momento tocca solo queste quattro giornate, ma verrà aggiornato da Viva il quartiere fino alla fine di ottobre.
Le associazioni coinvolte
“Il nostro obiettivo è diffondere l’amore per la lettura” hanno spiegato i rappresentanti di Viva il quartiere, “ma anche proporre cinema e teatro.” Per questo sono scese in campo le associazioni attive sul territorio, sia in ambito culturale – come Tra le righe, Gruppo Accademia, Bereshit – sia nel volontariato, come nel caso de La voce di Rita, che da vent’anni offre assistenza alle persone vittime di violenza.
Se è vero che tutte le strade portano a Roma, non è scontato che questi antichi tracciati possano fregiarsi del titolo di patrimoni dell’umanità. È ciò che è accaduto all’Appia Antica, l’antica via che collegava Roma a Brindisi. Il verdetto positivo del Comitato del Patrimonio Mondiale, riunito a Nuova Delhi, è arrivato il 29 luglio dopo un lungo iter di sopralluoghi e valutazioni. Tutto inizia nel maggio 2022, su iniziativa dell’allora Ministro della Cultura Dario Franceschini, che propone la candidatura del sito.
Ma da allora è stata fatta molta strada. Molta strada per le istituzioni, che nel 2023 depositano un dossier con i requisiti del sito, in parte stilato dalla Soprintendenza Capitolina e dagli uffici tecnici dei Municipi VII e VIII di Roma. Molta strada anche per Sanjin Mihelic, delegato del Icomos (International Council of Monuments and Sites), che lo scorso settembre ha percorso i tratti di maggior interesse dell’antica via. Una missione di valutazione, la sua, che ha concluso l’iter di candidatura.
(Foto di Alessia Samaritani)
Via Appia, una storia millenaria
L’Appia Antica non è solo un viaggio nello spazio – 540 chilometri di tracciato, quattro regioni attraversate – ma soprattutto nel tempo. Costruita alla fine del IV secolo a. C. per volere del censore Appio Claudio Cieco, la via che collegava Roma e l’antica Capua venne progressivamente allungata man mano che la conquista romana procedeva nel sud Italia, fino a Brindisi. In questo modo la Regina Viarum, nata come collegamento militare, divenne un importante canale di comunicazione che da Brindisi legava Roma alle rotte orientali. E da adesso tornerà ad essere percorsa in lungo e in largo, come attrazione archeologica e naturalistica riconosciuta a livello mondiale. L’ennesima bellezza italiana, sì, che però in questo caso affonda le sue radici a Roma, e in particolar modo nel Municipio VIII, dove si estende oltre il 70 per cento dell’omonimo parco regionale.
Un patrimonio mondiale che cambia il volto di un Municipio
Come cambierà adesso il volto del Municipio VIII? “La nomina dell’Appia Antica come patrimonio mondiale è un’ottima notizia per due motivi – ha commentato Monica Rossi, presidente della Commissione Cultura – Da una parte indica un notevole lavoro di squadra tra organi nazionali, regionali e locali sul campo della cultura, e poi si tratta di un ottimo punto di partenza per rilanciare il turismo in questo quadrante di Roma”.
(Foto di Alessia Samaritani)
In vista dell’aumento del turismo, la delibera del Ministero della Cultura “Caput Mundi” riserva parte dei fondi Pnrr alla riqualificazione di siti interni al parco, tra cui la basilica di San Sebastiano, il Parco degli Acquedotti e la villa Capo di Bove. Anche il progetto “Urbs dalla città alla campagna romana” mira a restaurare i luoghi di interesse dell’antica via, come ricorda il direttore del parco Simone Quilici in un’intervista a La Repubblica. “Il Comune di Roma ha avviato il cantiere per il Grab, il Grande Raccordo Anulare delle Bici” spiega Quilici in quell’occasione. Si tratta di un percorso ciclabile di oltre 50 chilometri che collegherà i siti centrali e quelli periferici di Roma: in altre parole, sarà possibile pedalare dal Colosseo al Mausoleo di Cecilia Metella. È partito inoltre un progetto di regolamentazione della mobilità sull’Appia Antica, tramite l’introduzione di una zona a traffico limitato.
Due mostre per celebrare l’Appia
Ma al di là dei turisti, l’Appia Antica affascina anche fotografi e artisti. Fino al 1° dicembre la villa Capo di Bove ospita una mostra fotografica che reca la firma del leccese Andrea Franzetta, inviato del National Geographic. Spostandosi al Casale di Santa Maria Nova, fino al 13 ottobre è allestita l’esposizione L’Appia è moderna, a cura di Claudia Conforti, Roberto Dulio, Simone Quilici e Ilaria Sgarbozza. In questo caso non solo fotografie, ma anche disegni, dipinti, e perfino illustrazioni e manifesti pubblicitari restituiscono una visione atipica della via, ponendo in particolare rilievo le trasformazioni del secolo scorso.
La Garbatella torna a riempirsi di musica e teatro con la terza edizione di “M’illumino di Teatro a Garbatella”, che si svolgerà in piazza Damiano Sauli dal 1 al 7 agosto con spettacoli teatrali e concerti, tutti gratuiti, dalle ore 19:30.
Il Programma
Nel programma ci sono storie divertenti come “Pasticceri io e mio fratello” il racconto di due fratelli molto diversi ma molto uniti nel loro lavoro di pasticceria, di e con Leonardo Capuano e Roberto Abbiati, in scena giovedì 1 agosto.
O anche storie che coinvolgono il pubblico, come “La battaglia dei cuscini” di Gimmi Basilotta e Marina Berro con veri e propri cuscini a disposizione dei presenti che vorranno partecipare alla battaglia il 2 agosto.
E concerti, come quello di Clavdio, con la sua coinvolgente musica Capoverdiana, il 3 agosto, o lo spettacolo misto di teatro e musica della Marlon Banda il 5 agosto, “Trash and Cleaner“.
Per completare segnaliamo anche “Esercizi per combattere se stessi” il 4 agosto di e con Gioia Salvatori e la musica dal vivo di Simone Alessandrini; “Shekspeareology, un’intervista impossibile a William Shakespeare” con Woody Neri, un catalogo di materiali shakespeariani, il 6 agosto.
L’ultimo giorno, 7 agosto, s conclude con “Carmen che non vede l’ora” con Tamara Bartolini e Michele Baronio, la storia di una donna in cerca della sua libertà.
Inoltre, nei giorni 4 e 5 agosto, verrà realizzato il podcast “Pesca Lemon” in collaborazione don Smile Bar di Garbatella; gli ospiti saranno Gioia Salvatori e la Marlon Banda
Come partecipare
Gli organizzatori consigliano di portarsi un cuscino, una sedia, una stuoia da casa per accomodarsi in piazza, come se fosse un pic-nic teatrale, per trascorrere le calde serate estive insieme agli artisti che si esibiranno in piazza Damiano Sauli.
Tutte le attività sono a titolo gratuito ma per un numero limitato di spettatori.
La prenotazione è obbligatoria a: prenota369@gmail.com o via Whatsapp al 371 61610065
Nessuno o forse pochissimi sanno che nella Tenuta di Tor Marancia c’è una villa romana dei Numisi del II secolo d.c., scoperta nei primi anni del 1800 e poi ricoperta come accade a tanti scavi archeologici nella nostra città.
L’archeologia e la storia
I due autori hanno deciso di scrivere questo libro dividendosi i compiti: Luca Canali si è occupato della parte relativa all’archeologia del territorio, mentre Giuliano Marotta si è dedicato alla ricostruzione della storia del quartiere dal XX secolo fino ad oggi.
“Qualche tempo fa già presentavo proprio qui uno dei quaderni di Moby Dick, quello dedicato a Tor Marancia – ha esordito Marotta – Oggi invece proponiamo un testo più corposo, frutto di studi e analisi durati parecchi anni.”
I primi due capitoli sono dedicati all’archeologia, come spiega Canali, si parla della storia antica della zona, delle torri medievali e del significato del toponimo. Si, perché il nome di questo quartiere non è mai stato chiaro a tutti. C’è chi lo chiama ancora Tormarancio e chi lo stravolge con ironia e sfottò in Tor-marrangio.
Da dove viene il nome?
L’ipotesi più plausibile per l’origine del nome è quella legata al liberto (schiavo liberato) Amarantus che riscattò questa terra dal suo padrone. Questo nome nel corso del tempo si sarebbe trasformato in Marancia.
Per quanto riguarda gli scavi , questi furono ordinati da una Contessa Savoiarda che si era trasferita a Roma dal Piemonte. Grazie a questi scavi nel 1817 venne alla luce una villa, da cui furono estratti molti reperti importanti, tra cui statue, epitaffi e mosaici che oggi si trovano nella galleria dei Candelabri ai Musei Vaticani.
In merito alle torri medievali, Canali racconta che a Roma ce ne erano molte disseminate su tutto il territorio. Per esempio, oltre a quella di Tor Marancia, ce ne era una proprio dove ora sorge l’edificio della Regione Lazio denominata Torre di Santa Maria, e di questa torre è stata mostrata, durante la presentazione, una foto degli anni Quaranta; mentre la torre che oggi da nome al quartiere in realtà si chiamava Torre di San Tommaso nel XIII secolo, e nei dintorni ce ne erano diverse altre, costruite probabilmente come ““elementi di fortificazione per proteggere piccoli nuclei abitativi o per il controllo territoriale”.
E perché il soprannome “Shanghai”?
Marotta invece attira l’attenzione del pubblico raccontando da dove deriva probabilmente il soprannome di Tor Marancia, “Shanghai”.
Nel 1931 infatti, a seguito di un lungo periodo di siccità, ci fu un alluvione in Cina, che vide lo straripamento del Fiume Giallo e del Fiume Azzurro e portò all’allagamento di diverse città tra cui Shanghai. Una catastrofe naturale che causò la morte di milioni di persone, riportata anche dalla nostra stampa dell’epoca.
Poiché il quartiere sorse a distanza di non molti anni da quell’evento, è possibile che è per questo che il nome Shangai fu attribuito a quel gruppo di casupole costruite senza gettate di cemento ma direttamente sul terreno, senza pavimentazione né fognature, in una conca, da cui anche l’altro soprannome dispregiativo di “La Buca”.
Un’anziana del posto ha raccontato a Marotta che “crescevano i carciofi sotto al letto” e un altro che “se poteva pescare direttamente dalla finestra”.
Mentre i due autori raccontano, sullo schermo alle loro spalle scorrono immagini esplicative di grande interesse storiografico. Fino a giungere alla narrazione sulla costruzione finalmente delle case popolari e l’abbattimento delle casupole.
Tor Marancia nel cinema
Sono stati anche ricordati i film girati a Tor Marancia, tra cui “Roma ore 11” di Giuseppe De Santis, in cui l’attrice Lea Padovani interpreta una prostituta che vive a Tor Marancia, in una lunga inquadratura del film viene mostrata la borgata Sciangai nei primi anni Cinquanta.
Una menzione speciale è stata conferita a Quinto Gambi, controfigura di Tomas Milian, orgoglioso abitante di Tor Marancia; è a lui e alla sua tuta blù che Tomas Milian si è ispirato per il suo personaggio de “Er monnezza”.
Quinto Gambi. Foto di Rita Restifo
Le conclusioni
In conclusione Marotta, da poco diventato direttore del magazine online Cara Garbatella, ha sottolineato il grande risveglio sociale del quartiere, la voglia di dare dignità alla sua storia e di creare un ambiente che favorisca lo scambio culturale.
Tra le tante iniziative ha citato l’Associazione Parco della Torre e la Scuola Popolare Sciangai, quest’ultima svolge, all’interno del plesso Raimondi in viale Odescalchi, attività gratuite per giovani dai 6 ai 18 anni, quali aiuto compiti, laboratori creativi, passeggiate alla scoperta del territorio, sport e animazione ed in cerca di volontari per la riapertura a settembre.
Luca Canali, invece, ricorda che si possono seguire i suoi studi e approfondimenti storico archeologici sulla sua pagina IG culturainpochiminuti
Dove trovare il libro
Sono previste altre presentazioni del libro a settembre, nel frattempo il volume è disponibile presso:
Da Monteverde a Garbatella, circa dieci tra ragazze e ragazzi del Centro Diurno Monteverde per una sera gestiranno il bar all’interno degli spazi di Casetta Rossa in via Magnaghi 14. Cocktail Therapy: questo è il nome dell’evento che si svolgerà martedì 23 luglio, dalle ore 17:30 alle ore 20:00.
Il bar per una serata senza alcol
Al bancone i ragazzi saranno protagonisti nella preparazione di cocktail analcolici e bevande da bar. Il filo conduttore dei cinque cocktail che saranno offerti è non solo l’assenza di alcol, ma anche la presenza di ingredienti come kefir, zenzero, erbe aromatiche e altri, tutti elementi benefici per la salute: da qui il nome di Cocktail Therapy.
Per gli utenti questa è la fase finale di un progetto esperienziale, denominato “Progetto L.e.o.“, iniziato nel mese di gennaio e aperto ai giovani tra 18 e 35 anni con l’obiettivo di fornire orientamento, consigli e supporto rispetto ad alcune aree professionali. Tra queste, l’area della ristorazione, del lavoro del bartender e di quella del social media manager. Le attività del Centro Diurno Monteverde sono cofinanziate dall’Assessorato Politiche Sociali e Salute di Roma Capitale.
Cocktail Therapy
I Centri Diurni della ASL Roma 3
I Centri Diurni nascono per accogliere persone con disagio mentale. Nell’ambito di un processo di inclusione e risocializzazione, le attività che i giovani svolgono rivestono un ruolo fondamentale durante tutto il percorso di cura. “L’orientamento che il nostro personale medico e sanitario, in collaborazione con la Cooperativa sociale Il Grande Carro, è in grado di offrire si fonda sulla formazione specifica, ma anche sulla costruzione di esperienze concrete che creino connessioni con il nostro territorio.
In quest’ottica, l’esperienza che abbiamo proposto ai ragazzi rappresenta il modo migliore per tutti loro di mettere a frutto le conoscenze acquisite nel corso dell’attività laboratoriale, aprendo la porta anche a futuri tirocini”, spiega Serena De Simone, psicologa della Asl Roma 3.
“I risultati sono tangibili”, commenta Francesca Milito, Direttrice Generale della Asl Roma 3. “Si trasformano in iniziative di grande impatto per gli utenti, come quella che si svolgerà a Casetta Rossa, che ringraziamo per la disponibilità attuale e l’attenzione che in futuro vorrà riservarci”.
È stato raccontata alla stampa proprio sotto le audaci coperture a volta costruite nel 1928, la prossima destinazione dell’ex deposito Atac in via Alessandro Severo nel quartiere San Paolo.
L’occasione è stata quella dell’evento dal titolo “Roma si muove: Infrastrutture, Sostenibilità, Innovazione”. Organizzato ed allestito nei vasti padiglioni dello storico deposito dei tram. Il sindaco Roberto Gualtieri, insieme all’assessore alla mobilità Eugenio Patanè hanno quindi fatto il punto sulle politiche della mobilità che l’amministrazione ha messo in attuazione per lo sviluppo della città.
«Abbiamo posto le basi per quelli che oggi sono dei cantieri» ha detto il sindaco Gualtieri «ma presto ci sarà finalmente un trasporto pubblico migliore. Oltre ad ripristinare e sostituire i binari dei treni e delle metropolitane, abbiamo comprato più di 1.000 autobus, 121 tram e 53 treni della metropolitana».
Insomma è un impegno continuo, quello necessario a raggiungere l’obiettivo di trasformare Roma, partendo proprio dalla rivoluzione dei trasporti.
Patané: un Patto per la Mobilità
«La città deve avere una visione della mobilità e deve confermarla e sostenerla nel lungo periodo» ha spiegato l’assessore Patané «perché le trasformazioni in questo settore hanno bisogno di tempi lunghi e per farlo c’è la necessità che questa visione sia condivisa. Ecco perché vogliamo cambiare passo e stipulare un Patto per la Mobilità che coinvolga tutti i principali attori che hanno interesse alla nostra città: tutte le istituzioni, tutte le forze politiche, tutte le organizzazioni sindacali, tutte le associazioni di categoria».
E un segno di questa impostazione è proprio la memoria approvata dalla Giunta Capitolina che definisce la riconversione dell’ex deposito Atac di San Paolo: lo storico edificio, esteso per 16.000 metri quadrati nel quartiere San Paolo, non verrà privatizzato come si temeva, ma trasformato in un centro civico dedicato alla mobilità e diventerà una struttura al servizio della comunità.
«L’obiettivo» ha detto l’assessore Patanè «è quello di creare un luogo identitario per la città: “La Casa della Mobilità“ sarà un punto di connessione tra passato, presente e futuro, un luogo che racconterà la storia dei trasporti romani e che guarda al futuro con la formazione dei nuovi professionisti del settore”.
Soddisfazione nelle parole del Presidente Ciaccheri
E soddisfazione ha espresso il presidente del Municipio VIII, Amedeo Ciaccheri, che ha partecipato all’evento. «Una buona notizia quella del passaggio in Giunta dell`indirizzo di Roma Capitale per l`importante progetto pubblico sull’ex deposito Atac di San Paolo» ha infatti dichiarato il presidente Ciaccheri, sottolineando come negli anni diverse mobilitazioni dal basso hanno reclamato la difesa di questo spazio pubblico. «Anche a loro va oggi il mio ringraziamento» ha ribadito «perché senza l`attivazione dal basso e il lavoro fatto per portare dentro funzioni di comunità come il Farmer’s market San Paolo, forse la storia sarebbe andata diversamente».
Il progetto di riconversione prevede quindi una strutturazione molto articolata degli ampi spazi a disposizione.
All’interno del nuovo polo troveranno una nuova sede l’assessorato alla mobilità, il dipartimento e la III Commissione consiliare della mobilità sostenibile e dei trasporti.
Uno spazio significativo sarà destinato all’archivio di Atac, ricco di preziosi documenti e fotografie.
Poi, un elemento qualificante e innovativo, sarà la costituzione dal Centro di formazione dedicato alla preparazione dei futuri operatori del trasporto pubblico.
Un altro aspetto significativo del polo civico sarà il museo dedicato alla mobilità, dove mezzi pubblici restaurati saranno esposti come delle vere e proprie opere d’arte.
Ma, come dicevamo, il nuovo polo civico di San Paolo offrirà anche spazi dedicati a eventi pubblici. Una sala polifunzionale ospiterà convegni e iniziative culturali, diventando un punto di riferimento per la comunità.
In aggiunta, il progetto prevede la realizzazione di un’arena all’aperto, che sarà a disposizione della comunità per eventi e momenti di aggregazione. Uno spazio teatrale ideale per concerti, performance artistiche e attività ricreative.
Insomma, l’intenzione della Giunta capitolina e della maggioranza di centro sinistra è quella di fare dell’ex deposito Atac un vero e proprio punto di riferimento per il quartiere, per il municipio e per tutta la città.
È partita la raccolta firme nel Municipio VIII per il Referendum contro l’Autonomia Differenziata. Il primo appuntamento è previsto per domenica 21 luglio a piazza Benedetto Brin, dalle ore 19:00. Presente anche l’Anpimercoledì 24 luglio dalle ore 17:00 con un banchetto a Metro Garbatella, seguiranno tanti altri incontri per raggiungere l’obiettivo delle 500 mila firme necessarie.
Banchetti ANPI (in aggiornamento) sulle pagine social
La campagna referendaria nazionale
Prende il via nel weekend del 20 e 21 luglio 2024, in tutta Italia, la campagna di raccolta firme per il referendum integralmente abrogativo della legge sulla autonomia differenziata, promossa dal Comitato Referendario costituito da un vasto schieramento di forze sociali, politiche, associative e della società civile. In testa ovviamente la CGIL e l’ANPI, ma anche partiti, associazioni e rappresentanti delle istituzioni locali.
“Sì all’Italia unita, libera e giusta. Una firma contro l’Autonomia differenziata”, questo lo slogan della mobilitazione che punterà a coinvolgere mezzo milione di cittadini necessari per ottenere il Referendum. L’obiettivo è quello di riuscire ad abrogare la legge Calderoli.
La Legge Calderoli
La Legge Calderoli è l’attuazione concreta del modello leghista dell’autonomia differenziata. Consisterà sostanzialmente nel riconoscimento alle Regioni, da parte dello Stato, di autonomia legislativa sulle alcune materie di competenza concorrente e in tre casi di materie di competenza esclusiva dello Stato.
Parliamo di scuola, di rapporti con l’Unione Europea, della tutela e della sicurezza sul lavoro, delle reti di trasporto, della tutela ambientale ed altro ancora. Insieme alle competenze, le Regioni potranno anche trattenere il gettito fiscale. Insomma, con questa legge il Governo Meloni rafforza il potere delle Regioni e, soprattutto, la loro autonomia economica rispetto allo Stato.
Le ragioni del No
Da subito questa legge è stata duramente contestata dalle opposizioni in Parlamento. Concedere alle Regioni autonomia legislativa e la possibilità di trattenere il gettito fiscale su molte materie, fino ad oggi competenza dello Stato, vuol dire differenziare di molto i servizi pubblici essenziali nel territorio nazionale.
Lo spirito della raccolta per il No si concentra proprio su questo: la Legge Calderoli rischia di spaccare l’Italia ed aumentare il divario tra il Sud e il Nord. Per molti, questa legge rappresenterebbe un attacco diretto al principio di solidarietà sociale definito dalla nostra stessa Costituzione.
Per questo la battaglia politica e sociale si annuncia lunga e sicuramente dura, perché chiamerà a confrontarsi due anime opposte del nostro Paese.
Dalla morte del bracciante Satnam Singh si è levato il vento dell’attenzione mediatica sul tema del caporalato che non lascia indifferenti neanche i politici. Il Consiglio del Municipio VIII ha deliberato una proposta di risoluzione della Commissione Commercio con l’obiettivo di promuovere una filiera alimentare etica e sensibilizzare sulle condizioni lavorative di molti braccianti laziali.
Tra filiera etica e bollini di certificazione
“Il caporalato rappresenta una grave forma di sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori agricoli, caratterizzata da condizioni disumane e salari irrisori”: è da questa premessa che si snoda la proposta di risoluzione. L’obiettivo della Commissione Commercio, non è solo organizzare campagne informative nei mercati e nelle scuole, ma anche di introdurre una forma di certificazione che segnali i prodotti provenienti da una filiera alimentare etica. Ma in cosa consiste?
“Bisogna informare i cittadini sulla provenienza dei prodotti che stanno acquistando – ha spiegato Michele Marini consigliere municipale di Alleanza Verdi e Sinistra – con quest’atto ci impegniamo politicamente per cambiare la cultura dei mercati rionali. I consumatori comprano nei mercati pensando che il chilometro zero sia sinonimo di qualità, ma spesso è impossibile capire da dove viene la merce, da quali aziende, e in che modo è stata prodotta“.
Mercato rionale via Guarnieri Carducci
Da qui l’idea di inserire quella che Marini definisce “una certificazione di acquisto consapevole”. In parole povere: una sorta di bollino che attesti la provenienza certificata dei prodotti. “L’idea nasce dalla tragica morte del bracciante di Satnam Singh nella provincia di Latina; ci siamo domandati cosa possiamo fare nel nostro piccolo, e la risposta è che bisogna quanto meno rendere consapevoli i consumatori sull’origine dei prodotti acquistati”.
Lo scopo del bollino è segnalare i prodotti provenienti da una filiera etica, ma le procedure da adottare per il momento non sono facili. Come possono i banchisti appurare che un’azienda agricola non faccia uso di caporalato? Com’è possibile proporre ai commercianti di segnalare i prodotti derivanti da una pratica illegale che prevede fino a otto anni di detenzione?
“Per ora si tratta di un’idea allo stato embrionale – ci ha spiegato Marini – bisogna lavorare con gli uffici tecnici amministrativi per valutare le varie modalità di applicazione”.
In attesa che si intraprendano azioni concrete, l’attenzione sul tema del caporalato resta alta, ora più che mai.
Il bracciante indiano ha un nome Singh Satnam ha un cuore, un amore, ha un respiro, è stato un bambino, è andato a scuola, ha braccia, abbracci, avrà ancora tante prime volte, ha conosciuto i baci, ha amici, una mamma, ha visto le stelle, ha polmoni, sudore, tenerezze, terrore, non ha padroni, ha fatica, è esausto ha un corpo, certe notti Dorme senza sognare. Ma se sogna non finisce il mare. Ha la sua vita; ha il suo amore. Singh Satnam aveva un nome.
Questa mattina Garbatella si è svegliata con due poster dedicati a Daniele De Rossi, l’attuale allenatore della AS Roma, nonché bandiera storica della squadra giallorossa e campione del mondo con la Nazionale Italiana nel 2006.
L’autrice dell’opera è Alessandra Francesca Coppola, che ha rielaborato una celebre foto di De Rossi bambino, biondo e sorridente, in posa con la maglia della Roma, quella con lo sponsor Barilla e il lupetto sul petto.
In basso l’autrice ha inserito la scritta “Sogna ragazzo sogna” ripresa dalla canzone di Roberto Vecchioni del 1999. “È per Daniele – ha dichiarato Coppola ad alcune testate giornalistiche – ma anche per tutti i ragazzi che come lui sognano di poter vestire un giorno quella maglia”.
De Rossi, originario di Ostia, è molto affezionato a quello scatto, tant’è che lo ha citato nella sua lettera di addio al calcio giocato:
“Che te ridi regazzi’?
So’ felice!
Perché sei felice?
C’ho la maglietta della Roma
Ma non è che è falsa?
Ma no, il numero l’ha cucito mia zia…
E se te dico che la indosserai più di seicento volte?
A me ne basterebbe una di partita. Riguardando questa foto, che ormai conoscete tutti, mi rendo conto di quanto io sia stato fortunato, una fortuna mai data per scontata e per la quale non sarò mai abbastanza grato. È stato un viaggio lungo, intenso, sempre accompagnato dall’amore per questa squadra. Questa gratitudine non voglio lasciarla sospesa per aria, perché, mentre scrivo la parola grazie, non mi passano per la testa dei concetti astratti, ma dei ricordi e delle sensazioni, delle facce e delle voci”.
Servizio video a cura di Stefano BAIOCCHI & Giuliano MAROTTA, riprese drone @amgc84
La costruzione più alta che Roma abbia mai conosciuto era situata lungo la via Ostiense a pochi metri dalla Basilica San Paolo. Era la celebre Stazione Radiotelegrafica della Regia Marina, da cui spiccava un’antenna alta 208 metri.
L’impianto fu inaugurato nel 1917 con lo scopo di ottimizzare sia le comunicazioni marittime, sia quelle dirette verso le colonie italiane in Africa.
Installati sotto la supervisione di Giancarlo Vallauri, gli impianti erano costituiti da una antenna triangolare sorretta da tre tralicci di ferro, disposti lungo il Valco di San Paolo, all’epoca una zona disabitata.
Dal 1926 entrarono in funzione due nuovi apparecchi cosicché la Regia Marina mise in atto un’intensa attività di propagazione di onde corte, che consentiva di comunicare senza interferenze con tutta l’Europa e con il bacino del Mediterraneo.
Servizio video
La storia del Dirigibile Italia
Radio Marina resta nella memoria collettiva anche per la sfortunata impresa del 1928 di Umberto Nobile al Polo Nord quando il Dirigibile militare Italia, sulla via del ritorno, dopo una missione, si schiantò sui ghiacci provocando la morte di otto membri dell’equipaggio.
Tra i sopravvissuti c’era anche il radiotelegrafista Giuseppe Biagi, che riparò con grande ingegno l’apparecchiatura di bordo riuscendo a trasmettere l’sos. Il segnale d’aiuto fu captato prima da un radioamatore sovietico e poi rimbalzato all’antenna di San Paolo che riuscì così a inviare i soccorsi.
Il radiotelegrafista Giuseppe Biagi, dopo essere stato osannato in patria fu pian piano dimenticato. Per una serie di circostanze finì per fare il benzinaio sulla via Ostiense, proprio a pochi passi dalla stazione Radio Marina che gli salvò la vita.
Con la sconfitta dell’Italia in guerra e con l’urbanizzazione della zona, nei primi anni Cinquanta le strutture furono demolite, rimasero in piedi solo tre manufatti, ancora oggi presenti.
Due di essi, che fungevano da ricovero per i militari, sono diventati delle abitazioni civili, l’altro edificio, inizialmente adibito a scuola, ospita invece dal 1983 la sede del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli.
La Basilica di San Paolo con alle spalle l’antenna di Radio Marina
L’obiettivo: modificare la convenzione urbanistica
L’obiettivo di questa iniziativa era evidentemente duplice. Da un lato segna una vicinanza fisica e morale delle istituzioni alla questione urgente sollevata dalla cittadinanza, ma dall’altro pone un risultato concreto da raggiungere. Il Consiglio Municipale ha, infatti, discusso un atto che chiede la modifica della convenzione urbanistica di Piazza dei Navigatori, a cui è legata la realizzazione del parcheggio come opera compensativa, e la salvaguardia del verde e delle alberature presenti nell’area antistante l’Infobox stesso.
Transizione verde per la città nell’interesse dei cittadini
Poi, nel merito del progetto, continua. “Questo intervento verrà modificato, ne siamo convinti e lavoreremo per questo. Dobbiamo massimizzare i risultati possibili sulla sostenibilità ambientale, sul contrasto alle isole di calore e sulla modifica di un aspetto della città che deve guardare necessariamente alla transizione verde”.
In evidenza l’area oggetto della vertenza in via Tito, immagine tratta da Google Maps
Il commento del Presidente del Consiglio del Municipio VIII Marcucci
“Credo che il fatto di riunirci sul posto, di per sé straordinario, sia importante perché dimostra l’attenzione e la vicinanza della politica municipale alle giuste istanze dei cittadini” afferma il consigliere Samuele Marcucci a margine della giornata, appena fuori dall’area recintata. “Oggi – prosegue – si è fatto un passo avanti importante in questa battaglia ed è stato significativo vedere la presenza di tutte le forze politiche, delle Consigliere capitoline Valeria Baglio e Antonella Melito e di tutta la Giunta Municipale. Per questo non posso che esprimere la massima soddisfazione a nome di tutto il Consiglio Municipale”.
Il Municipio Roma VIII, con l’intento di promuovere la conoscenza delle disposizioni sul testamento biologico, ha attivato uno sportello per offrire un’informazione consapevole sulle norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento.
In base alla legge n. 219 del 22 dicembre 2017, entrata in vigore il 31 dicembre 2018, ogni persona maggiorenne può lasciare indicazioni circa la volontà o meno di accettare, in caso di malattia che rende impossibile l’autodeterminazione, accertamenti diagnostici, interventi terapeutici, poiché nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata.
Il box informativo è situato al primo piano all’interno dell’edificio del Municipio, in via Benedetto Croce 50. Ci si potrà presentare senza appuntamento già questo mercoledì 10 luglio dalle ore 15:30 alle 17:00.
Le parole dell’Assessora alle politiche sociali Aluigi
“Il nostro Municipio è stato sempre attento ai temi legati ai diritti delle persone, per cui tramite una direttiva di Giunta abbiamo colto l’opportunità per predisporre l’avviamento di questo nuovo servizio – ci racconta Alessandra Aluigi, l’Assessora municipale alle Politiche Sociali – Il biotestamento è un argomento medico, sanitario e legale, non poteva essere rilegato solamente all’associazionismo, ai volontari o ai burocrati; bisogna infondere consapevolezza e sicurezza nelle scelte, l’Istituzione per questo deve essere presente e avvalersi anche di professionisti, infatti, il servizio è svolto in collaborazione con il Distretto 8 e la Casa della Salute della Asl Roma 2 – conclude Aluigi – Le persone allo sportello oltre a chiedere informazioni, troveranno materiale esplicativo e modulistica. Oggi è un primo appuntamento, da settembre stabiliremo un giorno fisso al mese”.
Fulvio Carnevali, classe 1932 aveva 92 anni, detto “Er Garbatella”, come amava farsi chiamare nell’ambiente cinematografico romano, ci ha lasciato portando con sé un pezzo di memoria storica del quartiere. I funerali si terranno, mercoledì 10 luglio2024, alle ore 11:00 alla chiesa Madonna del Carmine e San Giuseppe in via del Casaletto 691.
Un doppiatore al Lotto 12
La vita privata di Fulvio Carnevali si è incrociata più volte con la storia collettiva del quartiere della Garbatella. Alcune bellissime pagine ne ricostruiscono le vicende nel Quaderno n°1 di Moby Dick, grazie alle interviste preziose di Giovanna Mirella Arcidiacono ed al suo lavoro instancabile di documentazione e racconto.
Era cresciuto al Lotto 12, quello dietro al Palladium, che negli anni dell’infanzia di Carnevali ancora si chiamava Cinema Teatro Garbatella. Fu operatore cinematografico di stabilimento e doppiatore, amico di Maurizio Arena, conobbe anche Pier Paolo Pasolini, con cui lavorò nel film Accattone, e il cui ricordo si può riascoltare ancora oggi in una video-intervista dell’Associazione Il Tempo Ritrovato a L’Ardito, lo storico ristorante di piazza dei Navigatori.
Un ricordo di Giovanna Mirella Arcidiacono
“Grazie a tutti i suoi racconti abbiamo conosciuto quella Garbatella dei ragazzi degli anni Trenta e Quaranta” ci spiega Giovanna, conosciuta come Fatagarbatella. Nei suoi racconti sono vivide le immagini e le emozioni di una giovinezza passata tra i lotti, come i ricordi delle docce con i fratelli e la mamma ai Bagni pubblici lasciati nelle sue interviste. Come tanti giovani in quegli anni, era passato anche per i Mercati Generali, dove aveva conosciuto Er Capece e la cooperativa dei facchini, un luogo di straordinaria resistenza umana di cui aveva parlato spesso raccontando il quartiere. “Amico di Maurizo Arena – prosegue Fatagarbatella – amava mostrarci una foto di quando era anche lui un fusto, come il suo amico di scorribande. Con la scomparsa di Er Garbatella se ne va una parte di quel quartiere dove un tempo si nasceva in casa“.
Si riscaldano i muscoli alla Garbatella, in vista della trentesima edizione della storica maratona di quartiere. La settimana scorsa la Casetta Rossa ha accolto l’incontro dei rappresentati di Rione Garbatella, l’associazione promotrice dell’evento, e il minisindaco Amedeo Ciaccheri. “Corriallagarbatella è tra le più attese e partecipate gare podistiche di Roma – ha commentato il Presidente del Municipio VIII – rimane l’evento sportivo più importante dell’anno sul territorio.”
L’organizzazione della gara podistica
In programma come al solito per l’ultima domenica di novembre, la Corriallagarbatella potrebbe però stupire con alcune novità. Il Comitato Organizzatore fa sapere che il punto di partenza e di arrivo rischia di cambiare, e in tal caso Enrico Cajusi, Fabio Valletta e Piero Restante dell’associazione avranno cura di individuare una nuova sede e di fornire le relative informazioni sul sito di Rione Garbatella.
Edizione 2023
Si prevede ancora una volta un’edizione ricca di partecipanti, come l’anno scorso, grande ritorno dopo ben quattro anni di pausa a causa dell’emergenza Covid. In quell’occasione aveva preso parte alla corsa un fiume di persone, sia bambini sia adulti, questi ultimi divisi tra gara competitiva di 9,8 chilometri e una maratona amatoriale più breve.
L’assessora municipale alle Politiche Scolastiche ed Educative Francesca Vetrugno aveva dato ai bambini la possibilità di partecipare al concorso “Corri forte cresci bene” presentando un disegno corredato da una frase, sul tema della corsa. Ma sicuramente non avrebbe immaginato che sarebbero approdati sulla scrivania della commissione oltre 160 elaborati.
Per la prossima edizione della gara, notizie in aggiornamento sul sito di Rione Garbatella.
Passaggio di consegne questa mattina al Tribunale per la Stampa. Dopo cinque anni il giornalista e
scrittore Gianni Rivolta lascia la direzione del magazine online Cara Garbatella nelle mani di
Giuliano Marotta.
“Cara Redazione, dopo quasi cinque anni lascio la direzione di Cara Garbatella online a Giuliano Marotta – scrive in un messaggio Rivolta – Auguro buon lavoro a lui e a tutti voi. Naturalmente non scomparirò del tutto, intanto perché rimango responsabile del giornale cartaceo, ma rimarrò a disposizione per consigli e chiarimenti”. Giuliano Marotta, 39 anni, giornalista pubblicista, collabora con Cara Garbatella dal 2020, nelle sue
parole traspare trepidazione per questo nuovo incarico: “Spero di essere all’altezza del compito, non sarà facile sostituire Gianni. Per me questo è un grande incentivo a migliorarmi come individuo, emozione che spero di trasmettere anche alle persone che mi circonderanno in questo percorso”.
Cara Garbatella negli ultimi anni è diventata un punto di riferimento dell’informazione per gli
abitanti dell’Ottavo Municipio e una fonte attendibile sulla storia del territorio, meriti premiati
grazie al costante lavoro della Redazione, coordinata da Gianni Rivolta e dal direttore editoriale Giancarlo Proietti.
Al nuovo direttore Giuliano Marotta, ora il compito di affrontare le prossime sfide e raggiungere
traguardi ambiziosi nell’informazione locale, a lui i migliori auguri da parte di tutta Cara Garbatella.
Ormai sembra un’idea da scartare: sull’area verde tra via Cristoforo Colombo e via Tito non verrà più costruito il parcheggio previsto nella convenzione confermata sei anni fa dalla giunta Raggi. A dichiararlo è il presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri, che manifestando la contrarietà della giunta municipale aveva esposto a inizio luglio due possibilità. O modificare gli interventi, per ridurre l’area destinata ai posti auto, preservare i quindici pini presenti e garantire la permeabilità del suolo, evitando colate di cemento. Oppure rivedere radicalmente il progetto ed eliminare tout court la possibilità di costruire il parcheggio. “Al momento l’iter dei lavori è sospeso” ha dichiarato il presidente, “e ci stiamo muovendo sulla nostra posizione primaria, cioè quella di lasciare l’area verde com’è.”
La storia del progetto
Risale al marzo 2018 l’approvazione in giunta capitolina della convenzione per la riqualificazione di piazza dei Navigatori e di altre zone del Municipio VIII, tra cui viale Giustiniano Imperatore, con un investimento di 30 milioni di euro. La concessione di queste aree per la realizzazione di opere pubbliche, in realtà, è nata nel 1996 e successivamente formalizzata nel 2004. I lavori previsti però non furono portati a termine entro le scadenze stabilite, e le società non adempienti dovettero rimborsare il Comune di 16 milioni di euro, oltre che impegnarsi a concludere gli interventi non ultimati. Contestualmente la giunta Raggi avviò un procedimento di bilancio partecipativo, per consentire ai cittadini di intervenire sui processi decisionali riguardo i lavori che si sarebbero realizzati nel territorio. Ironia della sorte, questo clima di partecipazione era destinato a ripetersi a pochi anni di distanza, in questo momento, ma in senso opposto. Ora sono proprio i cittadini che si oppongono agli interventi in programma, sottoscrivendo petizioni di critica tanto sui lavori di piazza dei Navigatori quanto sul parcheggio in via Tito. A inizio luglio, come riportato dal giornale online Roma Today, si è inoltre espresso l’assessore capitolino all’Urbanistica Maurizio Veloccia. “E’ un’idea dannosa” ha detto l’assessore riferendosi al parcheggio, “un’idea figlia di altri tempi e di norme rigide e superate, soprattutto perché a poca distanza ce n’è un altro, spesso libero.”
L’opinione di Municipio e cittadini
La richiesta della cancellazione del progetto viene dalla giunta municipale, su spinta di alcune associazioni, tra cui Legambiente Garbatella, e dei molti cittadini che hanno fatto circolare una petizione. “Abbiamo appreso con preoccupazione che l’area in questione (tra via Colombo e via Tito, ndr) è prevista essere trasformata in un parcheggio” si legge nel testo della raccolta firme. “Tale decisione” proseguono gli oltre settecento firmatari “contraddice non solo le indicazioni del Piano di Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima del Comune di Roma, ma anche gli obiettivi nell’ambito del Green Deal Europeo.” I residenti chiedono l’annullamento del progetto – un risultato che sembra raggiunto – ma soprattutto la consultazione dei cittadini prima di qualsiasi trasformazione dell’area.
Allo stesso tempo si levano voci contrastanti. Altri cittadini ci fanno notare che l’area in questione è in stato di evidente abbandono ormai da molti anni. Sterpaglie e sporcizia sembrano essere gli unici veri frequentatori del giardino. Dopo aver scongiurato la colata di cemento, Municipio e Comune dovranno dunque affrontare una sfida più grande: riqualificare un’area che definire “verde”, almeno finora, è stato un eufemismo.
Viale di Tor Marancia, Valco San Paolo, via Carlo Tommaso Odescalchi e adesso anche la metro Garbatella: negli ultimi anni il Municipio VIII ha vissuto una vera e propria pioggia di colori. Sono ormai numerose le opere di arte urbana che arricchiscono pareti e piazzali dei quartieri, a cui da poco si è aggiunto un murale di Michela Picchi, realizzato sulla pavimentazione esterna della fermata Garbatella. L’inaugurazione è avvenuta lunedì 25 giugno alla presenza dei rappresentanti del Municipio e di Roma Capitale, oltre che dell’associazione Yourban 2030, che ha patrocinato la realizzazione dell’opera. “As above so below” è il titolo che racchiude quel mare fluttuante di colori, con un sole al tramonto e forme sinuose che corrono sui muri perimetrali. Grazie all’impiego vernici fotocatalitiche, il murale assorbe inoltre lo smog della zona circostanze con un impatto pari a quello di 12 alberi. Per capirci, come il famoso pellicano di via del Porto Fluviale.
“È un’opera importante, esteticamente e anche sul piano della sostenibilità” ha commentato l’assessora alla Cultura Maya Vetri, che ha poi ricordato: “Sul territorio del Municipio VIII l’associazione Yourban 2030 ha realizzato anche i murales a largo delle Sette Chiese, via del Porto Fluviale e in via Tessalonica.”
L’artista Michela Picchi
Michela Picchi, autrice romana conosciuta in tutto il mondo, ha posto una firma non a margine ma all’interno dell’opera: colori accesi e forme ondeggianti sono infatti tipici delle sue creazioni. Basti pensare al murale della fermata metro Cavour dal titolo “Secret Garden”, con una tigre che fa capolino in un tappeto di fiori e foglie. Queste opere rivelano anche un’altra caratteristica dell’autrice: l’impegno a trasformare gli spazi pubblici in opere d’arte, rendere originali quelli che altrimenti sarebbero luoghi di passaggio, grigi e amorfi come molti angoli cittadini.
(Foto di Alessia Samaritani)
“Il murale che presentiamo oggi è il frutto di una virtuosa collaborazione pubblico-privato” ha dichiarato l’assessore alla Cultura capitolino Miguel Gotor il giorno dell’inaugurazione, facendo riferimento alla collaborazione dell’associazione Yourban 2030 con un noto marchio commerciale. “Il nuovo eco murale” ha proseguito l’assessore, “non solo contribuirà a rendere il quartiere più bello e piacevole, ma sarà anche un preciso segno dell’impegno di tutta la nostra comunità a favore della tutela dell’ambiente e della sostenibilità.”
Eppure non finisce qui: tra il ponte Spizzichino e il Centro Pullino la musica completa la street art. Sul muro a destra entrando nel piazzale è stato affisso un codice QR, che basterà inquadrare col cellulare per ascoltare una traccia di accompagnamento appositamente registrata dal producer Andrea Marra.
La compagnia La Scintilla presenta, un classico intramontabile del Teatro tratto da “Il malato immaginario” di Molière.
Nella rivisitazione della commedia, frutto del genio ironico e pungente dell’autore francese, questo gruppo teatrale vuole accentuare il carattere paradossale dei personaggi, soprattutto del protagonista, vittima delle sue stesse paure e della sua ingenuità.
In un alternarsi di equivoci e intrighi, figure grottesche e situazioni esilaranti, prende vita una trama scoppiettante e briosa in cui si ride, ma si riflette anche sulla fragilità umana, che spesso finisce per renderci ciechi, sciocchi e facili prede di chi ci imbroglia.
L’incasso, sarà devoluto in beneficenza alla Parrocchia di S. Galla. Spettacolo adatto a tutti, sano divertimento facendo anche del bene.
Edoardo Camurri arriva alla Garbatella con il suo nuovo libro, “Introduzione alla realtà”. Il conduttore televisivo, giornalista e scrittore, sarà ospite oggi, 26 giugno 2024 alle ore 18:00, dell’Hub culturale Moby Dick, in Via Edgardo Ferrati 3. L’autore dialogherà con Emanuele Dattilo, dopo i saluti e una breve introduzione alla discussione, che sarà realizzata dal consigliere municipale Lorenzo Giardinetti.
Foto di facebook. Edoardo Camurri 2020
Il libro
“Introduzione alla realtà” è un’epistola, un piccolo pamphlet filosofico di un centinaio di pagine in cui l’autore si rivolge ad un tu immaginario, che possiamo assumere come tutti noi. Il libro, edito da Timeo nel 2024, raccoglie un flusso di riflessioni appassionanti, capaci, come dice l’autore stesso, di farci incontrare la realtà nella sua durezza. Nelle sue pagine raccoglie, quindi, questioni che spaziano dalla paura alla morte, dalla psichedelia all’amore. Quella contenuta nel libro è una storia che parte dall’inizio, dalla nascita che ci introduce al mondo e alla realtà. I ragionamenti dell’autore ci possono aiutare a ridefinire la realtà possibile.
L’autore
Giornalista e scrittore classe ’74, Edoardo Camurri ha concentrato il suo lavoro nella divulgazione filosofica e culturale. Fino al gennaio di quest’anno ha condotto, su Rai 3, il programma culturale “Alla scoperta del ramo d’oro”, che ha raccolto un vasto pubblico di studenti e di persone di ogni età, entrando anche nelle scuole. Tante le conduzioni radiofoniche e i contributi cartacei. Tra gli altri, ha introdotto nell’edizione di Mondadori, gli scritti psichedelici di Huxley. Durante la pandemia, ha condotto “Maestri”, il programma di Rai Cultura che promuoveva la didattica a casa durante la chiusura delle scuole, in collaborazione con il MIUR.
“Rossa e tenace come un corallo”. Con questa metafora Giorgia Natalini, giovane socialista della Garbatella, ha ricordato Iolanda Pallocca, femminista tra le più attive negli anni Settanta. È un ritratto politico e umano quello che è emerso sotto il tetto a volta del circolo socialista di via Edgardo Ferrati 12, attraverso le voci di parenti e compagni di lotta. Iolanda Pallocca, scomparsa il 14 aprile 2020, al termine di un periodo di malattia che l’aveva costretta a una quasi totale reclusione in casa, è stata una socialista e attivista convinta, in prima linea nelle battaglie sociali per il divorzio, l’aborto, la legge 194 e i decreti delegati per la partecipazione agli organismi collegiali delle scuole. Una donna incisiva e tenace, ma anche estremamente empatica, così la ricordano i familiari; una madre che si trasferì alla Garbatella nel ’72, e davanti alla scuola dei figli entrò subito in contatto con altre donne (molte coinvolte nella vita politica, alcune ex partigiane) con le quali stabilì un rapporto di forte solidarietà e confronto continuo. Dopo la partecipazione al suo primo corteo dell’8 marzo, la Pallocca sentì il richiamo dell’impegno sociale, affrontando battaglie scottanti e progetti pionieristici. A quegli anni risale la fondazione del primo consultorio familiare di Garbatella in via Montuori, dove Iolanda partecipava all’assemblea di gestione delle donne insieme alla comunista Elisabetta Di Rienzo, a cui è dedicato l’attuale consultorio di largo delle Sette Chiese. La “pasionaria” – come la chiamava affettuosamente il socialista Sandro Natalini – ha rappresentato un tassello fondamentale per la storia e l’identità del quartiere ma non solo. Per capirlo bastava vedere la platea gremita e commossa che giovedì scorso ha riempito il locale ipogeo dell’edificio di via Ferrati 12.
Le parole di Giorgia e Sandro Natalini
Tra vita partitica e attivismo femminista, Iolanda Pallocca si collocò in una via di mezzo, “uno spazio ibrido”, come l’ha definito Giorgia Natalini, “che permetteva di toccare più problematiche. Iolanda non apparteneva a un gruppo autonomo di donne” ha proseguito, “ed è questo elemento che la distingueva dal femminismo in senso stretto. Lei faceva vita partitica, cioè si collocava in un ambiente prevalentemente maschile dove portava anche le istanze delle donne.”
“Le donne con le donne possono” era il motto di Iolanda Pallocca, ad indicare che le donne hanno bisogno di incontrarsi e confrontarsi, per sviluppare consapevolezza e poi passare all’azione. Come recitava uno slogan di quegli anni: “Tra di noi non c’è distinzione, all’uomo serve la divisione.”
Giorgia e Sandro Natalini al circolo socialista
Ha poi preso la parola Sandro Natalini. “Mi sento in obbligo di dire la mia davanti a una figura così straordinaria” ha esordito con voce vibrante. “Ho avuto l’onore di essergli amico e di stabilire con lei un rapporto di simpatia ma soprattutto di socialismo. Avevamo gli stessi valori: libertà e giustizia sociale era ciò che alimentava il partito di una volta. Erano altri tempi” ha proseguito con una certa amarezza, “allora si intendeva la politica come servizio e si viveva l’idealità, cioè i pensieri forti. Iolanda era il mio termometro politico” ha concluso. “Quando sono stato presidente di municipio, era lei che mi dava contezza delle tensioni e delle questioni sociali da affrontare. Una persona di straordinaria empatia, sorridente e capace di ascoltare. Dava fiducia e speranza a chi le stava intorno.”
“Ci sentiamo stanchi e abbandonati” : è il grido di allarme dei cittadini
Immondizia, preservativi usati, resti di roghi. Questo è lo spettacolo che i residenti di viale Marconi e delle vie traverse si trovano davanti ogni mattina, ormai da qualche decennio. Quella dello sfruttamento sessuale è una situazione calda, e non solo in senso letterale. Ai roghi che punteggiano i bordi delle carreggiate si aggiungono rumori, risse e la paura di alcuni residenti che di sera non mettono piede fuori casa. A parlarne giovedì scorso 19 giugno, durante un incontro pubblico a largo Enea Bortolotti, sono stati la consigliera municipale Simonetta Novi (Lista Calenda), il capogruppo Pd Flavio Conia e il rappresentante pentastellato Marco Merafina, con la partecipazione di una quarantina di cittadini.
La voce degli abitanti
Risale a un anno fa una petizione lanciata da due residenti, che ha subito raccolto oltre duecento firme, per chiedere maggiori controlli da parte della Polizia. “All’altezza dell’istituto Sant’Anna” ci ha raccontato una delle firmatarie, “si vedono sempre gli stessi volti, uomini che camminano avanti e indietro. Abbiamo la chiara sensazione che si tratti di sorveglianti, e non è difficile capire che la prostituzione in zona Marconi è un caso evidente di sfruttamento sessuale.”
Ma non solo all’altezza del Sant’Anna (tra viale Marconi e via Cristoforo Colombo), anche largo Veratti, largo Bortolotti e via Vito Volterra sembrano essere luogo di incontri notturni, con conseguenti schiamazzi, eventuali risse e regolare accensione di fuochi. “Siamo stanchi e ci sentiamo abbandonati, di sera ci passa la voglia di uscire di casa” ha raccontato Valentina, una residente. “Gli incontri avvengono dietro paraventi di plastica, in mezzo alla strada, proprio a qualche metro dalle finestre delle case” ha proseguito, “e poi c’è il problema dei roghi. Fino a un anno fa la dinamica era questa: nel pomeriggio qualcuno veniva a portare pile di cassette di plastica, quelle che si usano nei mercati per la frutta, agli incroci delle strade e all’altezza delle fermate degli autobus. Di notte, soprattutto d’inverno, le donne bruciavano le cassette, mentre adesso usano direttamente la plastica dei cassonetti perché, da quello che ci risulta, il fornitore delle cassette è stato intercettato.” Simile è la ricostruzione della consigliera Novi, che commenta: “E’ un fenomeno che crea disagio e insicurezza, è anche una questione di igiene pubblica a causa della presenza di roghi tossici.”
Resti di roghi e immondizia in via Marconi
Due tavoli sulla sicurezza
Ma a seguito della petizione qualcosa si è mosso, anche se forse solo in superficie. Sono stati organizzati due tavoli sull’ordine pubblico e la sicurezza. Al primo, del 6 ottobre 2023, hanno partecipato il viceprefetto, i rappresentanti del dipartimento Cyber Security e Sicurezza Urbana, la polizia municipale, i carabinieri, la guardia di finanza, il minisindaco Amedeo Ciaccheri e alcuni residenti. “Avrebbero dovuto fare un mese di prova, con l’intensificazione dei controlli, e poi riconvocarci per una sorta di verifica” ha proseguito Valentina, “però la seconda convocazione non è mai avvenuta. Per circa un mese una volante della polizia è rimasta stazionata davanti alla fermata della metro. Magari se ci fossero andati in borghese” ha aggiunto con una punta di ironia, “avrebbero potuto cogliere il fenomeno nella sua interezza.” Ma non è andata così. Dopo un mese di controlli intensificati, la volante è sparita e la situazione è di nuovo precipitata. In seguito è stato convocato un secondo tavolo sulla sicurezza, ma questa volta né residenti né consiglieri municipali hanno partecipato. “Quello che posso dire è che ad oggi la situazione è peggiorata” conclude Valentina. Benché punire la prostituzione non sia possibile, in quanto non rappresenta reato, sanzionare roghi, schiamazzi e risse, oltre che indagare sull’organizzazione che sta dietro queste donne, agli occhi dei residenti appare doveroso.
Il problema del decoro pubblico
Un’altra residente ci ha fatto presente due temi correlati al problema dello sfruttamento sessuale. Il primo è evidente: la necessaria pulizia delle strade da parte di Ama. “Le altre traverse di viale Marconi non vengono pulite da un paio di mesi” ha aggiunto. Il secondo problema, la sostituzione delle alberature di via Volterra. “Nell’aprile 2023” ci ha raccontato la stessa residente, “sono stati sostituiti tutti gli alberi della strada, eccetto quelli tra il civico 36 e il 39. I rami bassi delle piante” ha proseguito, “vengono usati per appendere paraventi. L’odore è nauseabondo e si passa facendo lo slalom tra fazzoletti e preservativi. Sostituire gli alberi e pulire la strada sono azioni semplici, chiediamo solo questo.”
Tratto di via Vito Volterra
La voce dell’amministrazione municipale
Sull’argomento abbiamo sentito anche Flavio Conia, capogruppo municipale del Pd. “Su questa questione non bisogna avere un atteggiamento vessatorio” ha commentato prendendola un po’ alla lontana, “non bisogna avere a cuore solo l’ordine pubblico ma soprattutto la problematica sociale. È reato lo sfruttamento della prostituzione, non la prostituzione in sé. Nel novanta per cento dei casi, però, queste donne sono sfruttate, ridotte a uno stato di schiavitù da cui bisogna tirarle fuori, per esempio tramite il potenziamento, da parte del Comune, del progetto Roxanne” ha proseguito, facendo riferimento al progetto di aiuto e reinserimento delle persone vittime di tratte di esseri umani. Intanto la consigliera Novi sta studiando una proposta di risoluzione che potrebbe saldare il blocco progressista dell’assemblea municipale, raccogliendo le firme di Lista Calenda, Movimento Cinque Stelle, Lista Gualtieri, Partito Democratico e Lista Civica Ecologista. L’obiettivo: presentare al sindaco Gualtieri la situazione in cui versa quel quadrante e chiedere i provvedimenti del caso. Un modello da imitare potrebbe essere il primo cittadino di Firenze Dario Nardella, come ha ribadito Conia. Nardella nel 2017 aveva emanato un’ordinanza per colpire alla base il sistema dello sfruttamento sessuale, introducendo sanzioni per i clienti. “L’ordinanza non va intesa come una misura punitiva” aveva detto il Sindaco in quell’occasione al giornale la Repubblica, “ma come un concreto deterrente per scoraggiare la domanda e di conseguenza colpire o prevenire lo sfruttamento.”
L’Istituto Romano di San Michele, la più grande Azienda Pubblica di Servizi alla Persona di Roma, per rilevanza patrimoniale e attività di assistenza svolta, ha portato in porto due rilevanti risultati.
Il primo riguarda l’avvio della collaborazione con la Fondazione Santa Lucia, l’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, situato sulla via Ardeatina a poche centinaia di metri rispetto al San Michele.
L’altro, invece, concerne l’investimento di circa 12 milioni di euro per ridisegnare l’insieme dei servizi che verranno erogati dal San Michele nei prossimi anni.
Collaborazione con Santa Lucia
Il Presidente dell’Asp San Michele Giovanni Libanori, eletto a novembre 2023, e il Direttore Fabio Liberati si sono recati presso la Fondazione Santa Lucia Irccs per formalizzare l’avvio della collaborazione tra i due enti nell’ambito dell’erogazione di servizi alla persona e degli individui con disabilità.
Assieme a Maria Adriana Amadio, la Presidente della Fondazione e ad Antonino Salvia il Direttore Sanitario, i presenti hanno convenuto sull’importanza di questa reciproca collaborazione volta ad incrementare, nel campo della diagnostica e specialistica, i servizi per gli ospiti del San Michele.
“L’obiettivo – dichiara in un comunicato il Presidente Libanori – è quello di agevolare l’accesso alle prestazioni sanitarie dei nostri ospiti della RSA e della Casa di Riposo. Dalla diagnostica di laboratorio a quella per immagini, passando per le prestazioni specialistiche di andrologia, angiologia, geriatria, fisiatria e così via, mettiamo a disposizione dei nostri utenti la possibilità di accedere a un centro di eccellenza dotato di tecnologie all’avanguardia, ottimizzandone altresì le tempistiche di ingresso”.
Un investimento per l’ottimizzazione dei servizi
Un tesoro complessivo di 12 milioni di euro, acquisito tra accantonamenti e riserve di bilanci, è l’investimento con cui l’Asp San Michele andrà ridisegnare tutto l’insieme dei servizi che verranno erogati dall’ente nei prossimi anni e di conseguenza alla ristrutturazione di alcune palazzine facenti parte del patrimonio dell’Azienda.
“Nel corso dell’ultimo Cda abbiamo approvato un importante atto di indirizzo sulla nuova destinazione degli immobili Toti e Giuliani di proprietà dell’Ente da utilizzare a fini socio-sanitari- assistenziali – dichiara il presidente Libanori – Infatti, vista l’esigenza di avviare il Servizio Permanente di interesse regionale inerente alla reintegrazione familiare e sociale del paziente post- comatoso e il Servizio di Cure Palliative, si è reso necessario stabilire una nuova destinazione degli immobili, secondo una ripartizione dei servizi di natura socio-sanitaria per la Palazzina Toti (Rsa, Servizio Post Comatosi e Servizio Cure Palliative) e di natura socio-assistenziale per la Palazzina Giuliani (Casa di riposo e Servizio di co-housing)”.
Si tratta di un investimento importante necessario alla riqualificazione delle due Palazzine e alla realizzazione delle opere di ristrutturazione per l’adeguamento degli immobili alle diverse tipologie di servizi. Ringrazio – conclude Libanori – il Cda per aver condiviso all’unanimità questo atto di indirizzo, fondamentale per migliorare sempre di più l’erogazione di prestazioni a sostegno delle fasce più deboli della nostra comunità”.
Il cantiere aperto in via Cerbara
L’area del San Michele, nel frattempo, è interessata anche dai lavori del cosiddetto ‘scheletro in cemento armato’ in via Giuseppe Cerbara a Tor Marancia. Lo spazio, abbandonato da circa 30 anni, è stato individuato dalla Asl Rm 2 per la realizzazione di una Casa di Comunità di 750 metri quadrati e un Ospedale di Comunità di altrettanti 1.800 mq.
Si tratta di un investimento da sette milioni di euro, finanziato con i fondi del Pnrr. Il cantiere dovrebbe chiudersi entro il 31 dicembre 2025, per essere inaugurato agli abitanti nel 2026.
Un “viaggio sentimentale” per raccontare la Palestina
L’avevamo lasciato alle prese con una telefonata che gli avrebbe cambiato la vita, affaccendato a organizzare bagagli e biglietti aerei in fretta e furia, affascinato dall’ignoto e in preda all’adrenalina. Marco, il protagonista del racconto “Un cerchio che si chiude”, torna ad essere protagonista di “Ci vediamo a Gaza”, il nuovo romanzo di Fabio Giardinetti. “Con questo romanzo” ha spiegato l’autore nel corso della presentazione del 13 giugno alla Casetta Rossa, “intendo dare seguito al racconto precedente, che si chiudeva con la partenza di Marco. Nel romanzo, Marco arriva a Gaza come reporter per sostituire un collega infortunato. L’idea non è legata ai recenti avvenimenti” ha poi specificato, “anche se dopo il 7 ottobre l’intera vicenda assume tutto un altro significato.”
Marco alla ricerca dei suoi ricordi
In una mattinata nebbiosa e umida inizia il viaggio del fotografo Marco, inviato a Gaza per testimoniare le dure condizioni di vita della popolazione. La scelta di intraprendere il viaggio, un dovere lavorativo che ben presto si trasforma in opportunità, nasce dal bisogno di affrontare un’esperienza intensa, una storia qualunque vissuta fino in fondo per smorzare la monotonia della propria esistenza. Una motivazione prettamente egoistica, dunque, che subito si trasforma in una coinvolgente avventura per la Palestina, a partire dalle sfavillanti città di Israele fino alle lande desolate della Striscia di Gaza. “La storia di Marco” ha puntualizzato l’autore durante la presentazione, “non ha una connotazione politica evidente, è più che altro un viaggio sentimentale.”
Un viaggio che attraversa vent’anni, da quando il giovane Marco, studente universitario militante, decide di partire come volontario per la liberazione di Gaza. Due decenni dopo si trova a ripercorrere gli stessi spazi per motivi professionali, trovando una situazione completamente diversa a causa del conflitto in corso e della connotazione religiosa, estremista, che ha assunto a Gaza la lotta per la liberazione. “Le persone della mia generazione” ha proseguito Fabio Giardinetti, “hanno vissuto una trasformazione radicale. Prima la battaglia era quella per una Gaza rossa, gli stessi militanti erano laici e comunisti. Adesso la guerra ha preso la connotazione religiosa imposta da Hamas.”
Il che implica un confine più labile tra bene e male, ragione e torto. E questo Marco lo sa. Il fotografo si aggira tra accampamenti e presidi ospedalieri, palazzi distrutti e città in continuo pericolo, ma non dà giudizi politici né tanto meno morali, si limita a osservare e registrare i volti, le storie, le scene. Sono moltissimi i monologhi che attraversano il libro. A partire da quelli dei giornalisti dei primi capitoli, mossi dal desiderio di denuncia, fino ai resoconti sconsolati di medici, volontari e abitanti della Striscia. Marco osserva, ascolta, registra. Un po’ come il famoso specchio di Stendhal che, posto in mezzo a una via, riflette tanto il cielo azzurro quanto il fango della strada. Donne ferite, bambini abbandonati a se stessi, perfino lattanti a cui sono precluse le necessarie cure mediche, a causa del blocco dei confini con Israele. Sullo sfondo, due mondi che si scontrano. Il lusso e il comfort dei locali di Tel Aviv, dell’aeroporto Ben Gurion o di Neve Tzedek, il quartiere degli artisti e della movida; un benessere ostentato, secondo il modello occidentale, a cui però fa da contrappunto la miseria al di là del confine. Sarà un riferimento al nostro stile di vita? Un tacito rimprovero a chi pensa che la prosperità sia sinonimo di felicità e, chiudendo gli occhi, ignora la disperazione di chi gli vive proprio accanto? Sicuramente c’è anche questo. “Dobbiamo capire anche noi quali sono le priorità” ha commentato enigmaticamente Giardinetti nel corso della presentazione.
Lo scrittore Fabio Giardinetti con la poetessa Ilaria Giovinazzo alla Casetta Rossa
Ad assumere particolare risalto, poi, è la condizione dei bambini. Non a caso sono i protagonisti della poesia presente nel testo e della scena finale della narrazione. Bambini che, secondo l’autore, sono gli unici a mantenere un cuore puro in mezzo alla devastazione. Li troviamo a cercare libri e lavoretti scolastici tra le macerie, o a giocare con spensieratezza sotto il volo incessante e persecutorio dei droni. “Ma come saranno da adulti questi bambini?” ha riflettuto la poetessa Ilaria Giovinazzo nel corso del pomeriggio, “riusciranno davvero a rifiutare, da adulti, gli orrori della guerra? O ne saranno assuefatti?”
Sono domande che tutti si pongono leggendo i giornali. Ma le risposte non possono venire dai notiziari, dai numeri o dalle fotografie. “Tramite gli articoli di cronaca veniamo a conoscenza di certe storie che sono solo una minima parte delle migliaia di storie individuali che si nascondono dietro un singolo episodio” ha ragionato l’autore il 13 giugno. Un romanzo, dunque, anche per dare spazio a diversi volti della stessa drammatica vicenda, alternando personaggi disparati ma uniti da un’esperienza, almeno esteriormente, comune. Ma si tratta di finzione letteraria, si potrebbe obiettare. Come può un romanzo raccontare gli orrori della vita vera? “Quando in un dramma c’è uno che muore per finzione” scriveva De Filippo in un’opera del 1964, “da qualche parte del mondo c’è uno che muore per davvero.” E nel caso di “Ci vediamo a Gaza”, i morti veri sappiamo tutti dove si trovano.
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