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L’università Roma Tre esce a testa alta dalle indagini AlmaLaurea

L’ateneo di Roma Tre esce a testa alta dall’ultima indagine di AlmaLaurea sul rapporto tra studenti e università in Italia presentato lo scorso 13 giugno presso l’università di Trieste. Lo studio si ripete annualmente dal 1999, con lo scopo di presentare un quadro obiettivo su qualità e difetti degli atenei italiani, e sulle opportunità lavorative offerte ai laureati. L’indagine è stata condotta in tutto il paese, analizzando un campione di circa 300 mila studenti da 78 diversi atenei. In questo panorama, la Terza Università romana è tra i capofila degli atenei laziali, staccandosi di netto dalla media regionale e nazionale su più di un tema. Andiamo a vedere quali.

Soddisfazione per il corso e buon rapporto con i docenti

Il primo dato riguarda la soddisfazione per il corso di studio svolto: il 92,8 per centro degli studenti di Roma Tre si considera complessivamente contento dell’esperienza universitaria e, in particolare, il 90,3 per cento vanta un buon rapporto con i docenti. Un risultato che si stacca di tre punti percentuali dalla media regionale. Ma lo scarto più netto si avverte sull’adeguatezza delle aule: il 92,1 per cento degli studenti della Terza Università romana ritiene che le strutture siano adatte, con una differenza di ben dieci punti percentuali rispetto alla media laziale, mentre il 95 per cento ha usufruito del sistema bibliotecario. L’età dell’immatricolazione è pressoché regolare: il 63,8 per cento degli studenti di Roma Tre si è iscritto dopo il diploma o al massimo con un anno di ritardo. Meno incoraggianti i dati sui fuoricorso: solo il 57,4 per cento degli studenti è in regola con gli esami. Male anche la conoscenza della seconda lingua: solo il 66,8 per cento legge l’inglese, e la percentuale cala drasticamente per quanto riguarda le altre maggiori lingue europee (francese, spagnolo, tedesco).

Rettorato Roma Tre
Il rettorato di Roma Tre (foto di Alessia Samaritani)

Panorama occupazionale

Ma quali sono le prospettive lavorative degli studenti di Roma Tre? A parlarne è l’indagine occupazionale di AlmaLaurea, dove i dati sono suddivisi in base al titolo di studio conseguito (triennale o magistrale) e in base agli anni trascorsi dall’ottenimento della laurea. Scartabellando tra dati e tabelle, a un anno dalla laurea magistrale biennale il 74,9 per cento degli studenti di Roma Tre risulta occupato. Se si osserva la colonna accanto – laurea magistrale a ciclo unico – la percentuale di occupazione cala al 68,9 per cento, restando comunque nella media nazionale, che vede i tre quarti degli studenti occupati a un anno dal conseguimento della laurea di secondo livello. Alla percentuale restante – i laureati che non lavorano – bisogna sottrarre coloro che stanno svolgendo praticantato (circa il 30 per cento) e quelli che il lavoro non lo cercano proprio. Solo così possiamo ottenere la percentuale dei disoccupati: si tratta dell’11,1 per cento degli studenti tra triennale e magistrale, a un anno dell’ottenimento della laurea. Questa percentuale, però, cala notevolmente a una distanza di cinque anni dal conseguimento del titolo, sfiorando il 5 per cento.

Ambiti lavorativi

La maggior parte dei laureati di Roma Tre, inoltre, lavora nel settore privato. Lo scarto tra pubblico e privato è particolarmente evidente nei laureati della triennale – dove il 76,9 lavora nel privato, contro un 14,0 per cento che è impiegato nel pubblico – e si appiana per i laureati in magistrale a ciclo unico – il 44,8 per cento lavora nel pubblico e solo il 52,6 nel privato. Il settore che offre maggiori possibilità lavorative è il terziario, dove la percentuale di impiego tocca il picco del 97,7, soprattutto nell’ambito dell’insegnamento, della ricerca e delle consulenze, con una particolare concentrazione nel Centro Italia.

Oltre alla soddisfazione degli studenti, dunque, l’indagine AlmaLaurea evidenzia alte percentuali di occupazione e buoni sbocchi lavorativi. Un risultato di cui la Terza Università romana può andare fiera.

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Secondo appuntamento del festival della danza a Garbatella

Per gli appassionati della danza, ma anche per i semplici curiosi, venerdì 14 giugno il parco Caduti del Mare si riempirà di iniziative. Si tratta del secondo appuntamento a Garbatella di “Corpo Libero”, il festival della danza nato l’anno scorso e già diffuso in quindici municipi di Roma. È da lunedì 10 giugno che coreografie, musiche, laboratori e molte altre attività si diramano per i quattro angoli della capitale, in un progetto promosso dall’Assessorato alla Cultura di Roma. Iniziative a cui si può partecipare gratuitamente, a patto di premunirsi del giusto entusiasmo e della voglia di mettersi in gioco.

Il programma

Già lunedì scorso gli abitanti della Borgata Giardino, forse attratti dalla musica o dagli applausi, entrando nel parco Caduti del Mare hanno potuto sperimentare di cosa si tratti: una carrellata di coreografie e attività organizzate da scuole di danza o associazioni territoriali, di cui si ripeterà l’esperienza venerdì 14, ma con ospiti diversi. Il prossimo appuntamento, ancora una volta al parco Caduti del Mare, è venerdì alle cinque meno un quarto, con una coreografia a cura dell’Accademia nazionale di danza. Si proseguirà con laboratori dedicati a tutte le età, uno spettacolo di danza afro contemporanea, progetti di danza e sport e tanto altro. “Quest’anno abbiamo visto per la prima volta la partecipazione di una scuola di danza del territorio, la Unity Dance School di via Giulio Rocco, e dell’associazione Hagape 2000 con sede proprio a Garbatella” ha commentato l’Assessora alla Cultura del Municipio VIII Maya Vetri. “Anche la location del parco Caduti del Mare è particolarmente favorevole” ha proseguito, “perché permette la partecipazione delle famiglie con bambini.”

Esibizione al parco Caduti del Mare lo scorso 10 giugno (foto di Alessia Samaritani)

Il festival proseguirà nel corso del fine settimana, spostandosi nei Municipi I, III, V, X e XII. Tutta la città, insomma, verrà attraversata da musica e danze, a partire dagli scintillanti quartieri del centro fino alle meno appariscenti zone di periferia. Ma il festival non è solo l’occasione di accogliere artisti esordienti o ben noti, scuole prestigiose e associazioni, attirare i giovani o scuotere di brio gli indifferenti: ieri, martedì 11, si è svolta anche una cerimonia ufficiale, alla presenza del direttore artistico del festival, Fabrizio Arcuri. Nella cornice di Palazzo Braschi è stata infatti invitata la coreografa Michela Lucenti, che in quell’occasione è stata insignita del premio Ada D’Adamo, in ricordo della danzatrice e scrittrice vincitrice, tra l’altro, del Premio Strega 2023. D’Adamo è scomparsa l’anno scorso a seguito di una lunga malattia e al termine di una vita interamente dedicata all’impegno artistico e all’aiuto degli altri. Il premio in sua memoria è stato istituito quest’anno, con l’obiettivo di omaggiare i professionisti che si sono distinti nel campo della danza sì, ma con un occhio di riguardo all’inclusività. Tra attività artistica e missione sociale c’è infatti un legame fatto di coinvolgimento, accessibilità dei linguaggi, interazione con le fasce più deboli della cittadinanza. Anche per questo il festival torna in piazza, quest’anno, con un programma ben più capillare rispetto alla precedente edizione: per condividere con tutti l’allegria della danza e diffondere il valore della partecipazione.

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A Tor Marancia ritorna Er Fest, il Festival di Editoria Radicale

Un festival dell’editoria radicale indirizzato ai più giovani illuminerà il Parco della Torre a Tor Marancia, venerdì 14 e sabato 15 giugno.
Un evento ricco di ospiti provenienti dal panorama dell’arte e della cultura popolare nazionale, oltre dieci case editrici, laboratori e un torneo di calcetto per i bambini e le bambine a cura della Scuola Popolare Sciangai.
Organizzato da Momo edizioni, con la collaborazione dell’Associazione Parco della Torre, l’Associazione Conflitti, il Monk Roma e con il patrocinio del Municipio Roma VIII, Er Fest ha come obiettivo quello di promuovere la cultura radicale e portare le persone all’interno di quartieri che raramente vengono raggiunti da questo tipo di manifestazioni.

Il programma

Ritorneranno per l’occasione il fumettista Zerocalcare, che presenterà il suo nuovo libro Quando muori resta a me, Erica Silvestri con i laboratori per i bambini di riciclo e di lettura ispirati al suo libro Karukinka e infine Davide Grillo, con un reading dal titolo Tre racconti belli e uno mio con lui si alterneranno alle letture: Caterina Guzzanti, Flavia Fazi, Arianna Gaudio, Giacomo Ciarrapico e Daniele Miglio.

Tre le novità la presenza del fumettista Maicol & Mirco, autore per altro della locandina dell’evento. L’artista presenterà insieme a Chiara Cruciati, giornalista de Il Manifesto, il suo ultimo successo Favole per psicoterapeuti, un libro che vede protagonisti i suoi celebri “scarabocchi” su sfondo rosso, che con irriverenza e sarcasmo raccontano la realtà.

C’è grande attesa per Franchino er Criminale, atipico food blogger che sui social registra milioni di visualizzazioni per le sue recensioni, fin troppo sincere, riguardo a locali che propongono cibo da strada. Franchino presenterà il suo libro Me sò magnato Roma e dialogherà con Zerocalcare e Giulia Crossbow, in un dibattito grottesco dal titolo La carbona come metro de valutazione di un popolo.

La territorialità sarà ben rappresentata dalla presentazione del libro fresco di stampa, edito da Red Star Press, Tor Marancia – Storia di un quartiere popolare di Roma, di Giuliano Marotta e Luca Canali; insieme ai due autori il rapper tormarancino Chino, che canterà dal vivo alcune delle sue ultime canzoni. L’incontro sarà moderato da Giulia Zitelli Conti, vicepresidente dell’Aiso, l’Associazione Italiana di Storia Orale.

Da segnalare anche lo spettacolo Notte prima degli esami, a cura della Scienza Coatta e Marzio Persiani, ed infine la presentazione del libro Tu che sei la mia Roma, con Umberto Liviadotti, Andrea Catarci e Sandro Gobetti.

Altre informazioni

Il  dettaglio del programma è disponibile sulle pagine social degli organizzatori. L’ingresso al Parco della Torre è su viale di Tor Marancia 29 e la partecipazione all’evento è completamente gratuita. Sarà inoltre presente un punto ristoro con merende per grandi e piccini, con una selezione di birre, vini e bevande analcoliche.

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Uccisa alle Cave Ardeatine mentre faceva cicoria

La storia di Rosa Fedele, la 336esima vittima dell’eccidio nazifascista alle Fosse Ardeatine

A distanza di 80 anni rimangono ancora delle ombre sulle vittime dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Delle 335 persone trucidate dalla folle ritorsione dei nazifascisti, dopo l’azione partigiana di via Rasella per mano dei Gap, otto corpi rimangono ancora da identificare e anche sulla 336 esima vittima “Fedele Rasa”, probabilmente ferita a morte all’esterno delle cave da parte di un soldato tedesco di guardia nei dintorni, permangono dubbi ed incertezze.

“C’è qualcosa che è ancora ignorato, nel grande eccidio delle Cave Ardeatine – precisa lo scrittore e cronista giudiziario Cesare de Simone nel libro Roma città prigioniera (Ed. Mursia 1994). In realtà, gli uccisi dai tedeschi furono 336, e quel trecentotrentaseiesimo è una donna di 74 anni, si chiamava Fedele Rasa.

Spulciando i registri del pronto soccorso dell’ospedale del Littorio (oggi San Camillo) nel registro degli Ingressi donne dell’anno 1944, al numero 2976 si conferma: «24 marzo, ore 17, Fedele Rasa, 74, fu Andrea, nata a Gaeta (Littoria), abitante al Campo sfollati Villaggio Breda, scompenso cardiaco provocato da ferita d’arma da fuoco deceduta il 25 marzo ore 2, giorni di degenza 1. La donna è rimasta colpita da un colpo di fucile sparato da soldato tedesco mentre faceva erba sul prato di via delle Sette Chiese prospiciente la via Ardeatina» (1)

Il vero nome della donna e la testimonianza

E qui cominciano gli interrogativi. Fedele è un nome inusuale per una donna, Rasa un cognome molto poco diffuso: si chiamava veramente così la malcapitata? Tramite l’anagrafe  abbiamo scoperto che il vero nome della donna è Rosa Fedele, nata a Gaeta l’11 febbraio 1862 (2). Oltre al nome e al cognome, anche l’età riportata risulta sbagliata, al momento del decesso non aveva 74 ma 82 anni.

A sostegno della versione di De Simone c’è anche un testimone diretto. Infatti Adelio Canali, abitante della Garbatella e per decenni segretario della locale sezione della Democrazia Cristiana, in un suo libro di memorie (3) e in una recente intervista ci lascia una credibile dichiarazione:

Il pomeriggio del 24 marzo 1944, mentre mi trovavo con la mia famiglia in zona via delle Sette Chiese, mi ero allontanato per giocare avvicinandomi alle cave ardeatine. Sulla sommità della collinetta vidi una signora anziana, io ero nascosto dietro le fratte, scorsi poco lontano un milite tedesco armato. Impaurito da quella vista mi diedi a gambe levate per tornare dai miei. Mentre correvo udii distintamente un colpo di arma da fuoco. Qualche giorno dopo seppi che quella signora era poi deceduta all’ospedale.

Molto probabilmente la donna vista da Adelio era proprio la nostra Rosa Fedele che si trovava per sua sfortuna in quei paraggi in quel giorno sventurato. È legittimo sollevare un ulteriore interrogativo. Perché una donna di 82 anni che dimorava al Campo Breda (4) sulla Casilina quel giorno si trovava nei pressi delle Fosse Ardeatine, a circa 20 km di distanza dalla sua residenza? Per questa domanda non abbiamo risposte certe. Possiamo solo supporre che Rosa Fedele, viste le disumane condizioni cui erano sottoposti gli sfollati al Campo Breda, fosse fuggita e avesse trovato rifugio nella zona, per esempio presso i frati salesiani che davano ricovero a sfollati e sbandati all’interno delle Catacombe dai San Callisto: questa è però solo una nostra congettura non suffragata da prove concrete.

(Ha collaborato Giuliano Marotta)

Certificato di nascita e atto di morte di Fedele Rosa

Note

  1. Purtroppo non sono più disponibili i registri di ingresso donne al pronto soccorso citati da De Simone, né al San Camillo (ex Littorio) né al San Giovanni (altro ospedale citato da De Simone nel suo racconto), di conseguenza non abbiamo potuto confermare le indicazioni da lui fornite. Visti però i riscontri documentali, la testimonianza diretta, la dovizia di particolari forniti possiamo ritenere il suo racconto veritiero.
  2. Rosa Fedele di Andrea e Antonia Loreta Di Biase. Sposata il 13 agosto1887 con Vincenzo Albano, rimasta vedova il 10 febbraio 1930, abitava in via Indipendenza 461 a Gaeta. Il certificato di morte recuperato all’anagrafe di Roma (foto 1) riporta che Rosa Fedele di razza ariana (sic!) morì nella notte del 25 marzo 1944 alle ore 2 presso l’Ospedale Littorio (attuale San Camillo).
  3. La Terrazza sulla Garbatella di Adelio Canali 2008, edizioni EDUP
  4. La Breda di Torre Gaia, situata al km 14 della via Casilina, era uno stabilimento destinato alla fabbricazione di armi automatiche di medio e grosso calibro, fortemente voluto da Mussolini dopo la vittoriosa campagna militare per la conquista dell’Africa Orientale. Nel 1943 erano stati allestiti nell’area sia un Campo per Sfollati sia un vero e proprio Campo d’Internamento, quest’ultimo creato all’interno della fabbrica d’armi. Qui venivano instradati uomini abili al lavoro e giovani rastrellati a Roma e dintorni. La vigilanza era affidata agli agenti della P.A.I. (Polizia dell’Africa Italiana) e ad alcuni contingenti della Wehrmacht con la supervisione delle terribili SS. Le condizioni di vita dei profughi e degli internati erano terribili. Nel periodo fine 1943 inizi 1944 molti abitanti di Gaeta e delle zone, che si trovavano sulla linea del fronte Gustav, furono sfollati a Roma nel Villaggio Breda.
Cicoriare presso la Basilica di San Paolo (foto di Tripoli Benedetti)

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Giugno 2024/numero 64, pag. 5]

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È in libreria: “Tor Marancia. Storia di un quartiere popolare di Roma”

Edito dalla Red Star Press il testo di Giuliano Marotta e Luca Canali

Da molti romani Tor Marancia è considerata solo come un lembo di terra che si trova al lato opposto della Cristoforo Colombo rispetto alla Garbatella. Un quartiere raccontato spesso attraverso stereotipi e luoghi comuni, che lo vogliono poco interessante, decentrato, privo di luoghi di interesse e senza alcuna attrattiva. Questo può sembrare Tor Marancia a uno sguardo disinteressato e superficiale, e solo chi vive le sue strade quotidianamente può riuscire a cogliere la sua bellezza, la ricchezza che risiede nelle molteplici storie e soggettività che il libro Tor Marancia – Storia di un quartiere popolare di Roma cerca di raccontare attraverso le sue pagine.

Edito dalla Red Star Press, la casa editrice che ha sede proprio lungo viale di Tor Marancia, il volume è stato scritto a quattro mani, dall’archeologo Luca Canali e dal giornalista Giuliano Marotta.

Intervista a uno degli autori

Proprio quest’ultimo ci ha raccontato in una breve intervista come è nata l’idea di questo libro: «Sono uno dei fondatori dell’Associazione di promozione sociale Parco della Torre di Tormarancia, che svolge attività culturali nel quartiere dalla fine del 2017.  La nostra storia nasce proprio ai piedi della Torre medievale che da sempre si ergeva all’interno di uno dei parchi che eravamo soliti frequentare. Un giorno guardando quella torre, ci rendemmo conto che nessuno di noi conosceva la sua storia, così come non c’era una versione univoca rispetto al motivo che aveva portato a chiamare Tor Marancia quella borgata soprannominata Sciangai».

«Così – prosegue Marotta – mossi dalla curiosità abbiamo iniziato le prime ricerche partendo dalla torre e dal toponimo ricercando nelle biblioteche, negli archivi pubblici e privati, andando a parlare con chiunque fosse disposto a condividere i propri ricordi, fino ad avere un patrimonio consistente di libri, giornali, foto e testimonianze. Dopo qualche anno – conclude Marotta – ho deciso che era giunto il momento di divulgare questi miei approfondimenti, e di omaggiare un quartiere che, seppur ricco di storia, non aveva mai goduto della fama e dell’interesse dei quartieri ad esso vicini».

Viale di Tor Marancia, inizio anni Cinquanta

Oltre mille anni di storia

Il libro, diviso in quattro capitoli, ripercorre la storia di Tor Marancia con una scansione cronologica. Ogni capitolo è arricchito da una vasta galleria fotografica, con volti di persone, luoghi perduti e immagini inedite sia colori che in bianco e nero. I primi due capitoli, scritti dall’archeologo Luca Canali, raccontano le origini del quartiere dall’età Repubblicana, fino alla scoperta delle antiche ville romane con gli scavi che i Savoia perpetrarono nel territorio.

Gli altri due capitoli, elaborati da Giuliano Marotta, pubblicista e redattore di Cara Garbatella, narrano la storia dell’ultimo secolo di Tor Marancia, approfondendo argomenti poco conosciuti come la nascita della Borgata Sciangai, la Resistenza e le bande armate, la lotta per un’abitazione dignitosa e quindi la costruzione delle case popolari, l’edificazione della chiesa, della scuola e degli edifici istituzionali come il Sant’Alessio e il San Michele.

Una parte è dedicata anche all’arte, alla letteratura e al cinema, con un elenco impressionate di circa cento film girati a Tor Marancia, oltre alla vita di alcuni attori più o meno famosi. A chiudere il libro si trova il racconto dell’attualità e dei grandi lavori urbanistici in atto, che cambieranno inevitabilmente il volto e l’animo del quartiere.

Il libro vanta una copertina illustrata dall’artista Federico Russo, che elaborando una foto di Marcello Sallustri,  ritrae un gelataio circondato da alcuni bambini tra le baracche di Sciangai nel 1953. Alle loro spalle si elevano in modo armonioso due balene, come a protezione di una storia che non va dimenticata, mandato che finalmente grazie a questo libro può essere onorato.

Dove trovarlo?

Il libro è disponibile sul sito della casa Editrice o presso la sede della Red Star Press in viale di Tor Marancia 76. Inoltre si può trovare presso:

  • Sede Associazione Io Sono via dei Lincei 7.
  • Edicola v.le di Tor Marancia.
  • Edicola v.le del Caravaggio 81.
  • Edicola via Macinghi Strozzi incrocio Largo Sette Chiese.

La prossima presentazione è prevista martedì 23 luglio 2024 alle ore 18:30, presso Moby Dick.

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Giugno 2024/numero 64, pag. 6]

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Ago e quel filo giallorosso lungo trent’anni

di Claudio D’Aguanno

A rovistare tra le carte smarrite nel più fondo dei cassetti, spesso un sollievo per la memoria e altrettanto spesso un tormento per l’anima, ci sono fogli che più di altri hanno la capacità di scuotere lo sguardo e di marcare meglio le rughe sul volto. Giornali e foto di fine secolo, appunti buttati via di un libro mai chiuso, note messe da parte.

Quel 30 maggio del ’94 era un lunedì senza calcio in vista ormai dei Mondiali USA e quella che mi ritrovo tra le mani è una copia d’un ingiallito Paese Sera. Il quotidiano romano aveva conosciuto tempi migliori e allora tentava l’ennesimo rilancio. Aveva ridotto il formato ma non lo stile e nella sua qualità comunicativa metteva insieme tante cose. Eppure tra notizie e clamori è solo lo sconcerto per quel maledetto colpo di 38 quello che mi rincorre forte tra le righe stampate. “Sciagurato come un autogol, inaspettato come un cartellino rosso immeritato, fulminante come uno di quei calci piazzati, così poco rispettosi delle barriere, che soltanto lui sapeva realizzare.” Così l’attacco del pezzo a tutta pagina sulla partita finita male di Agostino.

Su tanta stampa più o meno specializzata, anche di ottima letteratura, le metafore si sposavano con l’emozione e il rumore dell’ultima sconfitta rendeva mesto anche il ricordo più bello. A me invece era venuto naturale andare a cercare tra le strade di Garbatella e Tor Marancia il ragazzo incontrato al Liceo,  l’avversario di tante sfide vissute “al gran sole carico d’amore” dell’oratorio, il centrale del Borromini nel torneo del 72, quello di noi che s’allenava con De Sisti al Tre Fontane, il formidabile capitano dello scudetto, l’atleta protagonista di tanti momenti felici e meno felici.

E l’incredulità di allora ci mette meno di un attimo a tornare a galla. Rileggo la commozione di Danilo o di Gigi cresciuti con lui alla De Nicola. Rivedo lo stupore di Padre Guido e l’affetto, pieno di rabbia tenera e commossa, dei suoi compagni di scuola. “Agostino triste? Forse il mondo del pallone, con cui ha avuto a che fare, era triste – sbotta Carmine Tortorella detto Ciro – lui era di una serietà unica e di un’umiltà sconvolgente.” Per Corrado MezzanotteUna scelta terribile la sua ma più di lui colpevole l’affollata solitudine in cui l’avevano confinato. Infelice – insiste – l’ambiente che non ha saputo tenerselo. Io ricordo il suo piacere nel far correre la palla, il suo estro, la sua semplicità piena e generosa.

Ecco, trent’anni dopo, il segno di quell’esistenza unica e particolare trovare ancora le sue parole più vere. “Il calcio è talento ma è gioco collettivo e va fatto con divertimento. Il calcio è lealtà verso l’avversario. E’ rispetto delle regole. Il calcio è semplicità!” Proprio così appuntava Agostino in un suo manuale pubblicato dopo la sua morte. E quanta ricchezza in quella rivendicazione di “semplicità”!

Ora sono le frasi di un figlio ormai adulto a venirmi incontro: “No, non facciamo di lui un santino – scrive Luca Di Bartolomei –  Ago va ricordato non celebrato. E va ricordato tutto. Affinché sia monito di amore, di cura e di perseveranza. Perché la vita è ciclica e sta a tutti noi impegnarci per riconoscere i momenti di difficoltà e la fragilità di chi ci è vicino. Essere empatici, mostrare gentilezza, essere aperti è un investimento e ripaga sempre. È così che in questi trent’anni, insieme, siamo riusciti a far tornare mio padre fra le strade della sua città. Con gioia e senza più malinconia.

Nota

Nei prossimi giorni vedrà la luce una piccola associazione che ne porterà il nome. Ci saranno azioni concrete in suo nome: un murale restaurato al liceo Caravaggio, iniziative varie, borse di studio sportive per ragazzi del quartiere.

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Giugno 2024/numero 64, pag. 8]

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Festa per la Cultura al parco della Legambiente

La tradizionale manifestazione culturale è giunta alla XXXI edizione

Parlare di pace attraverso la voce degli artisti: ecco la sfida che affronterà quest’anno l’associazione culturale Controchiave, con la trentunesima edizione della Festa per la Cultura in programma dal 21 al 23 giugno al parco di Legambiente a Garbatella. Dedicata al tema della guerra e del cessate il fuoco, la Festa non è solo il manifesto dell’attività artistica di Controchiave nel corso dell’ultimo anno. “Abbiamo un ulteriore obiettivo” ci ha spiegato Luciano Bevilacqua del comitato direttivo, “cioè proporre alla città un evento culturale di qualità. Ogni anno, poi, poniamo al centro dell’iniziativa un tema ancorato all’attualità”.

Ma non solo il riferimento alla situazione internazionale pone la Festa per la cultura su un piano ben diverso dalla semplice realtà di quartiere. A dimostrare che l’iniziativa ha ormai risonanza cittadina è anche la presenza di gruppi di varia provenienza. Solo due esempi. Il rapper Raro, giovane promessa del Quadraro, e l’Ensable Invisibile, che proporrà una selezione di danze popolari francesi. Entrambi gli spettacoli sono in programma per venerdì 21, ma molti altri artisti faranno sentire la propria voce nel corso dei due giorni successivi.

Scorrendo rapidamente il programma la prima caratteristica che salta all’occhio è la contaminazione. Non solo generi musicali mescolati, ma anche contaminazione di danze e canti tipici di diversi paesi. Come nel caso di Opa Cupa (il nome è ispirato al grido di esortazione alla danza degli zingari del sud-est Europa), che proporrà una musica balcanica attraversata da sonorità jazz e da elementi della tradizione musicale meridionale, o come i Tarabeddas, che con la voce della cantante Filiò Sotiraki alterneranno musiche cretesi, turche e azere. Ma se ci spingiamo oltre arriviamo addirittura in Brasile, con le note del gruppo Conjunto Bossagora.

Fondamentale è l’appuntamento di sabato sera” ci ha ricordato Luciano Bevilacqua. Sì, perché alle ore 20:00 sarà ospite Moni Ovadia, musicista e attore molto vicino alla questione palestinese. Fortemente critico nei confronti dell’ultranazionalismo israeliano, interverrà sulla necessità di cessare il fuoco a Gaza. Ma non solo l’attualità, anche la tradizione avrà un suo spazio. Per esempio venerdì 21, quando si esibirà il coro della Scuola di Musica di Testaccio con l’obiettivo di tramandare i canti di lotta e di lavoro delle varie tradizioni regionali italiane.

Un’altra scuola di Musica arriverà a Garbatella, questa volta originaria del Gianicolense: è la scuola Donna Olimpia, che da dieci anni conduce un progetto di sostegno alle persone con disabilità. Pasolini sarà argomento del docufilm “Fatti Corsari” di sabato sera. Mentre domenica ci sarà un’altra proiezione, senza nomi altisonanti questa volta: verranno proiettati i cortometraggi dei ragazzi che hanno partecipato al concorso “24 frame al secondo”, in memoria dello studente del Socrate Francesco Valdiserri.

È un’iniziativa partita dal basso” ha concluso Luciano Bevilacqua, “e negli ultimi due anni completamente autofinanziata. Il nostro sforzo è coinvolgere i giovani, dare spazio agli artisti e soprattutto offrire al pubblico una rassegna culturale interessante. Per molti anni ci siamo spostati per le vie di Garbatella, dal 2014 abbiamo organizzato la Festa presso la Principe di Piemonte. Adesso l’appuntamento è al parco di via Rosa Raimondi Garibaldi.”

E Legambiente, che quest’anno gioca in casa, non si farà sfuggire l’occasione per organizzare attività a sfondo ambientale. Per il programma completo: www.controchiave.it

Una comunità amica

La Redazione

non tutti conoscono la malattia di Alzheimer, né tanto meno saprebbero agire qualora si trovassero davanti una persona confusa e disorientata. Nell’ambito della FEsta della Cultura, venerdì 21 alle ore 18:00 è previsto un incontro con la Prof.ssa Bartorelli che esporrà il progetto “Garbatella – Comunità amica delle persone con demenza”.

Sulla pedana dedicata ai dibattiti, nel Parco Garbatella, assieme alla nota geriatra, interverranno esponenti della Associazione Alzheimer Uniti Roma, il presidente Paolo Marin e la vice presidente Paola Borghesi.

Nell’incontro verranno illustrati i punti cardine del Progetto e i “buoni comportamenti” di una comunità che sa riconoscere i sintomi della malattia e rendere più semplice la vita dei malati e dei loro familiari, aiutandoli a spezzare lo stigma e il conseguente isolamento in cui spesso le famiglie si trovano a vivere.

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Giugno 2024/numero 64, pag. 3]

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Il tenore della Garbatella con le star della lirica

Franco Zaniol ha cantato nei più prestigiosi teatri del mondo

Se vedete passeggiare per le strade del nostro quartiere un uomo alto, dai capelli brizzolati, dal portamento autorevole, abbigliato in maniera semplice ed elegante, dai gesti sobri e con la voce chiara e sicura, avete di fronte un tenore d’eccellenza che ha calcato i palcoscenici più prestigiosi del mondo: Franco Zaniol.

La famiglia Zaniol, che in precedenza abitava a Borgo Pio in vicolo delle Palline, approdò nella Città Giardino nei primi anni Venti del secolo scorso e si stabilì al Lotto 3. Il papà di Franco, Alessandro (Sandro per gli amici), classe 1900, nel 1926 aprì il primo negozio di barbiere del quartiere in via Enrico Cravero a pochi passi dal Cinema teatro di piazza B. Romano.

Grande appassionato di canto lirico, nella sua bottega, tra un taglio e una barba, Sandro intonava le arie più famose per la gioia dei presenti. Quando poi il negozio abbassava le serrande, si ritrovava con gli amici, tra cui Gino Luci e Marcello il macellaio, tutti tenori autodidatti del quartiere, a cantare brani lirici, musica napoletana e arie della tradizione romana.

Franco, quarto di cinque figli, nacque nel 1942 e crebbe in un ambiente modesto ma pieno di stimoli artistici, grazie anche alle inclinazioni musicali del padre. Fin da bambino, la grande passione per la musica si accompagnò ad un talento naturale per il canto.

Gli studi e la grande svolta

Iniziò studiando violino con il maestro Enrico Padella (nipote del maestro Massimo Pradella scomparso nel 2021), poi nel 1973 la grande svolta: vinse una borsa di studio al Conservatorio di musica di Santa Cecilia di Roma, grazie al direttore artistico Jacopo Napoli del Teatro dell’Opera di Roma il quale, ascoltandolo durante le prove del coro, era rimasto colpito dalla potenza e dalla brillantezza del suo registro vocale.

Nel 1974 Franco vinse il concorso Rai “Nati per la lirica” e nel 1975 conseguì il diploma di Conservatorio. Come maestro privato ebbe nientemeno che il famosissimo Mario Del Monaco, l’incontro con il quale ricorda con particolare affetto. “Mi trovavo in una profumeria in viale America all’EUR.

Fu lì che riconobbi Mario del Monaco, con cui iniziai a conversare parlando della sua recente rappresentazione della Tosca a Caracalla, alla quale avevo assistito. Andammo a gustare un caffè e diventammo amici. Ci trovavamo spesso a pranzo al ristorante Al Fungo, di cui Mario era azionista, andavamo al cinema, facevamo passeggiate insieme al mare perché lui era amante del silenzio.

Un giorno gli proposi di andare a conoscere mio padre alla Garbatella. Arrivammo sulla sua Bentley marrone in via Cravero, suscitando lo stupore di tutti. Ricordo c’erano tante persone che si avvicinarono incuriosite, il proprietario del negozio di calzature Ugo Latessa, Rascelli che aveva l’osteria di fronte. Mio padre uscì incredulo dalla bottega e fraternizzò subito con Mario. Del Monaco confessò che io avevo una voce molto importante, che mi avrebbe aiutato e consigliato per raggiungere l’eccellenza, impegno che successivamente mantenne.”

Nel 1976 Franco dovette rinunciare ad un concerto al Metropolitan di New York perché fu coinvolto in un grave incidente stradale che gli fece perdere l’uso della parola per oltre un anno ma, confortato dall’amore dei suoi cari, riprese a cantare e continuò la sua straordinaria carriera. Grande appassionato di aerei, ricorda con piacere un altro episodio tra i mille che ha vissuto.

Nel 1996, dopo essersi esibito nella Tosca a Parigi, si imbarcò per Montréal dove aveva in programma altri concerti. Dopo il decollo a bordo del Jumbo Jet chiese di poter accedere alla cabina di comando. Il comandante lo riconobbe, gli consentì di pilotare per qualche minuto, e di realizzare un sogno che coltivava da anni. Lo invitò quindi a intonare un’aria della Tosca, cosa che Franco fece con entusiasmo. Appena conclusa l’esibizione estemporanea partì l’applauso scrosciante dei 480 passeggeri: il comandante aveva aperto il collegamento fonico all’interno della cabina di volo diffondendo la voce del nostro tenore sia all’interno del velivolo sia di altri aerei in quel momento in volo. Poter cantare nel cielo a 10 mila metri di altezza ed essere ascoltato da più di mille persone fu una esperienza incredibile e inattesa.

Partecipò spesso a serate di beneficenza, per finanziare la ricerca sulla leucemia e sulle malattie rare, o per costruire scuole e asili. Franco ha collaborato con i più grandi musicisti del secolo quali Josè Carreras, Angeles Gulìn, Vladimir Spivakov, Elena Mauti Annunziata, Riccardo Muti, Galliano Masini, Flaviano Labò, Giuseppe Di Stefano, Katia Ricciarelli, Luciano Pavarotti. Ha calcato le scene dei teatri italiani più importanti a Roma, Parma, Piacenza, Cremona, Milano, Napoli, Reggio Emilia, Verona e si è esibito nelle grandi città del mondo quali Montreal, Toronto, New York, San Francisco, Londra, Parigi, Buenos Aires, Rio de Janeiro, Sydney, Melbourne, Hong Kong, Tokyo, Singapore.

Pur avendo viaggiato tantissimo è sempre rimasto legato al suo quartiere. “Nessun albergo mi fa risvegliare sereno come quando sono a casa a Garbatella e ascolto il silenzio tra il canto degli uccellini al mattino.” Per il prossimo autunno Franco sta pianificando una prossima tournée in Canada e Australia, ma ha anche un paio di sogni che vorrebbe realizzare: “Mi piacerebbe far nascere nel mio amato quartiere una fondazione musicale, una scuola di canto che possa far innamorare della musica i tanti giovani che incontro per le strade. E vorrei esibirmi nuovamente in un concerto di beneficenza al Palladium: cantare a Garbatella sarebbe per me una soddisfazione immensa.

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Giugno 2024/numero 64, pag. 4]

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Serie C: San Paolo Ostiense Basket vola in finale!

Strepitosa prestazione della squadra di coach Carlo Colella che domina la formazione di Vigna Pia e vola in finale dove si giocherà un posto per la Serie B contro Basket Cassino.

Dopo avere espugnato il campo del Vigna Pia per 72-84, la squadra del San Paolo Ostiense si ripete anche in casa, battendo nuovamente gli avversari nella gara 2 della semifinale per 74-61, mandando in delirio i propri sostenitori accorsi numerosi al Pala Spano.

Dopo un inizio favorevole del San Paolo con Federico Conte a suonare la carica e a portare il vantaggio già in doppia cifra, la squadra di casa ha un calo nel secondo quarto, in cui gli ospiti riagganciano il risultato. Ci vorrà la grinta di Ballin e di Riccardo Conte a ristabilire il meritato punteggio a metà partita sul 44-31. Nel terzo quarto si accende Repaci che trascina il San Paolo a oltre 20 lunghezze sugli ospiti, è il parziale decisivo che Vigna Pia non riesce più a recuperare.

Coach Colella non può che essere soddisfatto per la prestazione: “Intanto ci tengo a fare i complimenti al Vigna Pia e al coach Polidori per la stagione straordinaria – dichiara Colella in un’intervista – in questa serie hanno avuto l’infortunio di Scianaro che sicuramente ha condizionato e cambiato le carte. Noi siamo stati bravi a difendere prima e poi ad attaccare, anche con delle soluzioni individuali estemporanee, che ci hanno permesso però di mantenere il margine”.

Il San Paolo Ostiense ora dovrà vedersela in finale (al meglio di 3) contro Cassino, una squadra rocciosa che ha sconfitto La Salle in gara 3 per 78-90, una delle formazioni favorite alla promozione.

Gara uno contro i cassinati è prevista sabato 8 giugno alle ore 18:00 al Pala Spano in viale San Paolo 12. La gara due invece si giocherà mercoledì 12 giugno alle 20:30 allo Sportingclub di Cassino. L’eventuale gara 3 è in programma sabato 15 giugno alle ore 18:00 tra le mura paoline.

La squadra del San Paolo Ostiense Basket ha tutte le qualità per centrare la promozione in Serie B Interregionale, ora non ci resta che vivere queste ultime sfide, anche questa volta, col cuore in gola.

 San Paolo Ostiense Basket – APD Vigna Pia Basket 74-61

Tabellino San Paolo: Loi 5 +7ass, Amanti 10 +12rimb, Conte F 10 +7ass, Miscione 10, Repaci 12, Attia 4, Ballin 8, Conte R 11, Ferrara ne, Vettor 2, Moldovan 2, Mugnaioli. All. Colella, Ass. Carraro e Zongoli, Prep. Montanucci.

Parziali: 25-13, 44-31, 66-45, 74-61.

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Giugno 2024/numero 64, pag. 8]

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Quei treni della felicità

I bambini bisognosi della Garbatella, nel dopoguerra furono ospitati dalle famiglie del Nord Italia

La fine delle ostilità del secondo conflitto mondiale lasciò  l’Italia sprofondata su un cumulo di macerie e povertà, ma non di disperazione. Un aiuto concreto ai figli delle tantissime famiglie povere del Centro-Sud lo idearono l’Unione Donne Italiane, insieme al Partito Comunista, con un progetto formidabile e visionario noto come “I treni della felicità“.

Grazie alla disponibilità di famiglie generose del Nord, che avrebbero dato accoglienza temporanea a bambini indigenti o in difficoltà economiche.

Il piano, ancora oggi, poco conosciuto, iniziò a gennaio 1946 con l’allestimento di treni speciali che portavano i bambini bisognosi nelle case di quelle famiglie che si erano offerte per dare loro alloggio e sussistenza.

In un batter d’occhio la vita per queste creature cambiò in meglio, per loro scomparvero i problemi di scarsità di cibo, cure, istruzione e beni di prima necessità.

Anche a Garbatella ci furono genitori che scelsero per i propri figli a soluzione dei Treni per la felicità. Su questo numero, dopo la storia di Giulio, Laura e Giovanni Foschi, pubblichiamo, grazie All’Archivio di Stato di Carpi  e la collaborazione di Cinzia Crenca, la foto di un bambino Bonifassi Giuseppe, abitante alla Garbatella via Borgata Tormarancio.

Bonifassi Giuseppe

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Giugno 2024/numero 64, pag. 3]

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Affondi di classe per la Capitolina Scherma

Traguardi prestigiosi per la Capitolina Scherma. Sono in categoria A2 le squadre di fioretto femminile e maschile. Terzo gradino del podio nella Coppa Italia Master.

di Fabrizio Fagiani

Grandi prestazioni per le squadre di fioretto della Capitolina Scherma nei Campionati italiani assoluti di Piacenza e per gli individuali di Coppa Italia Master. L’Associazione sportiva dilettantesca, che dal 2008 sta diffondendo la pratica della scherma nel Municipio VIII, sta conseguendo sempre nuovi e importanti risultati.

«E sì, sono state grandi emozioni» ci ha raccontato Beatrice Salvati, presidente dell’associazione «perché siamo una realtà sportiva che è riuscita a crescere in questi anni grazie soprattutto ad una immensa passione per la scherma e alla determinazione e allo spirito di sacrificio che ci hanno animato fin dall’inizio della nostra avventura».

La Capitolina Scherma ha in affidamento il Centro sportivo municipale nell’Istituto comprensivo Salvatore Pincherle e nella Scuola elementare Principe di Piemonte.

«La nostra missione» ci ha specificato la presidente Salvati «è quella di diffondere la passione per lo sport nei bambini più piccoli, già in età pre-scolare, insieme all’impegno di rendere accessibile la pratica sportiva alle persone diversamente abili e agli anziani, anche attraverso l’utilizzo degli specifici voucher che Roma Capitale assegna alle famiglie disagiate».

E poi, naturalmente, c’è l’attività agonistica di tante e tanti giovani e meno giovani atlete e atleti che raggiungono sempre più importanti risultati sportivi, come quelli ottenuti partecipando agli ultimi Campionati italiani assoluti e nella Coppa Italia Master 2023-24.

Piacenza, 21-24 Marzo 2024 – Campionati Italiani a squadre serie A2-B1-B2, serie C di FM, serie C1 di Spm-Spf – Foto: Trifiletti Andrea / Bizzi Team

«A Piacenza, con una prova appassionante, le nostre ragazze della squadra del fioretto hanno ottenuto la conferma nella seconda massima serie nazionale» ci ha raccontato ancora Beatrice Salvati «e a seguire, il giorno dopo, grande protagonista della gara è stata la squadra dei ragazzi che con un vero exploit conquistano il podio ottenendo così di diritto la conquista della serie A2. Eccezionale è stato poi il nostro maestro Gabriele Anfora che ha seguito le nostre squadre a fondo pedana»

Il prossimo appuntamento agonistico è per i Campionati Italiani Master individuali e a squadre che si svolgeranno a Verona all’inizio di giugno, alla fine dei quali ci sarà la premiazione delle vincitrici della Coppa Italia Master 2023-24, dove ha conquistato il podio per il fioretto l’atleta Claudia Altamura.

Per la promozione della pratica sportiva sono invece numerose le manifestazioni pubbliche svolte nelle piazze e nei parchi del nostro municipio durante le quali la Capitolina Scherma ha montato le sue pedane per dimostrare che tirare di scherma è veramente uno sport per tutti e ha un grande valore formativo.

«E noi crediamo che la pratica sportiva diffusa nel territorio del Municipio svolga una funzione sociale fondamentale» ha ribadito la presidente Salvati «sia per la sua valenza educativa sia per la capacità di alimentare un solido senso di comunità locale».

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Giugno 2024/numero 64, pag. 7]

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Big Dave e il “Figlio della Luna”

Un mix di culture e stili diversi a ritmo di soul e R&B. Big Dave, cantante di origine italo-congolese classe ’90, si definisce un figlio della luna, come dice il nome del suo nuovo album in uscita a settembre. Big Dave è anche un figlio della Garbatella, il quartiere dove è nato e cresciuto e col quale si è ricongiunto da qualche anno, dopo aver viaggiato a lungo in Inghilterra e in Germania.

Dove sei nato e che rapporto hai con il luogo in cui sei cresciuto?

Sono nato alla Garbatella, come mia madre e gran parte della sua famiglia. Mio padre invece è originario della Repubblica Democratica del Congo e ha vissuto per diversi anni negli Stati Uniti, oltre che a Roma. Le mie influenze culturali sono molteplici ma ho un legame particolare con questo quartiere. La Garbatella mi ha sempre regalato diversi spunti per i miei brani, è un luogo di poesia che stimola la creatività. Qui l’arte nasce, cresce e spesso viene esportata altrove, ma sempre rimanendo fedele alle proprie radici. Infatti, dopo un’infanzia tra la Garbatella e San Paolo, in primo superiore ho avuto la possibilità trasferirmi in Inghilterra e di completare lì gli studi. Poi, dopo un breve periodo a Berlino, sono tornato a Roma in pianta stabile per dedicarmi a pieno al mio progetto musicale.

In che modo e quando hai iniziato a fare musica?

È una passione che ho ereditato dai miei genitori, entrambi hanno a che fare con l’arte. La mia prima esperienza professionale risale al 2015, quando ho avuto l’opportunità di collaborare come corista per “The halleluja gospel singer”, il coro guidato dalla celebre cantante americana Cheryl Porter. Due anni dopo ho iniziato a pubblicare i primi brani e nel 2022 ho conosciuto Giordano Dan, il mio attuale produttore, con cui stiamo lavorando al prossimo album “Figlio della Luna” per l’etichetta Antartis records.

Come descriveresti il tuo stile e quali sono le tue influenze musicali?

Vengo dal genere R&B e da tutto ciò che è la derivazione del soul afroamericano. Negli ultimi anni con Giordano Dan abbiamo sviluppato un genere nostro riuscendo a reinterpretare tutte le influenze che derivano dal mio background, a partire dagli stili più moderni nati in Africa come l’Afrobeat e l’amapiano, fino ad arrivare alla world music attraverso l’uso di strumenti etnici particolari come l’handpan e l’arpa.

Parliamo del tuo prossimo progetto “Figlio della Luna”.

Uscirà a settembre e sarà composto da otto o nove brani. Siamo partiti dal singolo “Figlio della Luna”, che è già disponibile al pubblico, per poi iniziare a costruire un disco con un concept più esteso. Figlio della Luna rappresenta chi come me non ha radici ben definite e non si sente vincolato da un unico luogo di appartenenza. Da qualche mese abbiamo anche iniziato un percorso live e tutti i nostri musicisti sono ragazzi di seconda generazione. Veniamo tutti da diverse parti del mondo e proviamo a contraddistinguerci proprio per questo. Per quanto riguarda il sound non ci vogliamo fossilizzare su di un genere specifico ma sicuramente la black music e in particolare l’R&B faranno da filo conduttore per tutto il progetto.

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Giugno 2024/numero 64, pag. 4]

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I cantieri aperti in VIII Municipio

Al via i lavori sul ponte dell’Industria e su quello di via Giulio Rocco

Proseguono secondo tabella i lavori di rifacimento del Ponte dell’Industria. Entro fine anno, la città usufruirà di un’opera ingegneristica innovativa attuata da ANAS e finanziata con circa 18 milioni di euro.

Si tratta di una delle opere principali del Giubileo, che tornerà ad unire de facto i Municipi VIII e XI. Al momento l’unica strada di collegamento diretto è quella di Ponte Marconi.
L’incendio del ponte nella notte tra sabato 2 e domenica 3 ottobre del 2021, dopo averne causato l’interruzione al traffico veicolare, aveva reso necessario deviare il traffico proprio su Ponte Marconi o su Ponte Testaccio con inevitabile allungamento dei tempi di percorrenza.

Il cantiere, iniziato a fine luglio 2023, ha visto in una prima fase lo spostamento dei sottoservizi e l’allestimento della nuova passerella dedicata alle forniture, mentre in questi giorni è in corso il consolidamento delle pile al termine del quale l’impalcato sarà smontato per lasciare spazio al nuovo cavalcavia. Il nuovo ponte dell’Industria vedrà un allargamento della sede stradale che passerà ad 11 metri, rispetto agli attuali 7. Conseguentemente sarà aumentato il carico fino a 26 tonnellate, cioè fino a quello ammissibile per il transito degli autobus, non è escluso quindi che Atac possa istituire una linea bus che colleghi i due municipi.

Ponte di Ferro. Illustrazione di Giulia Ananìa

Procedono i lavori del ponte di via Giulio Rocco

Procedono, intanto, anche i lavori di demolizione e ricostruzione del ponte di via Giulio Rocco, opera importante e tanto attesa dai cittadini della Garbatella e dell’Ostiense. Il cavalcaferrovia che attraversa i binari della Linea B della Metropolitana e della Metromare, costeggiando l’edificio che ospita l’Università Roma Tre, rappresenta un’infrastruttura viaria molto importante nel nostro municipio, costituendo una valida alternativa all’attraversamento del più moderno collegamento stradale Settimia Spizzichino per chi deve dirigersi verso Garbatella o San Paolo.

Il viadotto venne costruito nel lontano 1921 all’epoca della fondazione della Borgata Giardino Concordia. Aveva resistito per circa un secolo fino a quando il sisma, che il 30 ottobre 2016 sconvolse l’Italia centrale, procurò gravi danni alla sua struttura determinandone l’interdizione al transito veicolare.
Il tanto atteso ripristino del Ponte Rocco dopo otto anni di chiusura, con un cofinanziamento Campidoglio-Regione totale di 4,8 milioni di euro, prevede la realizzazione di una struttura completamente nuova, più ampia e fruibile.
Terminate le opere di cantierizzazione, è cominciato in questi giorni lo smontaggio degli arredi. Conclusa questa fase inizierà il delicato passaggio riguardante lo spostamento dei sottoservizi (gas e  telecomunicazioni). Per tutta la durata dei lavori le forniture non saranno mai interrotte. La sede stradale sarà allargata dagli attuali 6,40 metri a 12, incluso l’ampliamento dei marciapiedi, aumentando sensibilmente il livello di sicurezza per automobilisti e pedoni. Il termine dei lavori è atteso entro la fine del 2024.

Lavori a via Giulio Rocco. Foto di Alessia Samaritani

È tornato fruibile il passaggio pedonale alla Metro Piramide

Mercoledì 29 maggio, dopo 4 anni, è tornato fruibile il passaggio pedonale tra la stazione Metro Piramide, la linea Metromare e la Stazione Ostiense.
Una notizia attesa da anni, non soltanto dai cittadini dell’Ostiense, ma anche dai molti pendolari che quotidianamente si trovano a passare dalle linee ferroviarie metropolitane (FL1, FL3 e FL5) alla metro B o viceversa.
La prima interruzione del passaggio si ebbe in piena pandemia Covid, per evitare gli affollamenti. Poi si verificò la necessità di intervenire con dei lavori di ristrutturazione, considerando che l’apertura di quel tunnel avvenne in concomitanza con i mondiali di Italia 90.
Riapriamo uno dei più importanti sottopassi pedonali della città” – ha spiegato il Sindaco Roberto Gualtieri, all’Adnkronos – “era chiuso da anni, provocando disagi quotidiani a migliaia di cittadini e turisti. Adesso fa parte dei tanti interventi con cui stiamo recuperando anni di ritardo su tutta la rete di ascensori e scale mobili legate al trasporto pubblico locale, passando in due anni dal 22% al 10% di impianti da riparare, con l’obiettivo di arrivare ad un fisiologico 5% entro il Giubileo. Grazie ad Atac e all’assessorato per il grande sforzo che stanno compiendo”.

In questi quattro anni di chiusura, sono stati tanti gli appelli e le richieste di riapertura da parte dei cittadini e dei pendolari a cui oggi finalmente diamo una risposta positiva” ha commentato l’assessore alla Mobilità, Eugenio Patanè.
Nel corso del taglio del nastro, al quale hanno partecipato tra gli altri il Presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri e la capogruppo PD al Campidoglio Valeria Baglio, è stato annunciato anche l’inizio dei lavori del parcheggio interrato di piazzale dei Partigiani, che funzionerà probabilmente sul modello del parcheggio di scambio della stazione Sant’Agnese-Annibaliano al quartiere Trieste, dove sono previste tariffe contenute o agevolate e gratuità per gli abbonati Metrebus.

Rifacimento dei marciapiedi di via Giovannipoli

Sono partiti nel frattempo i lavori di riqualificazione dei marciapiedi di via Giovannipoli, strada di collegamento tra la Garbatella e San Paolo, saranno rifatti quelli tra largo delle Sette Chiese e viale Leonardo da Vinci sul lato del parco di Commodilla. Proprio dinnanzi al giardino sarà posto un attraversamento pedonale di nuova generazione, con illuminazione a led e ben visibile anche di giorno; all’Ottavo Colle un’analoga opera è stata già varata in via Paolo di Dono davanti alla parrocchia di San Vigilio. Nelle vicinanze, in via del Serafico, davanti al parco Mattia Presti è stato invece apposto un attraversamento semaforico pedonale.

A breve prenderanno il via anche i lavori a Tor Marancia con il rifacimento dei marciapiedi agli ingressi scolastici in viale Carlo Tommaso Odescalchi. Lo ha annunciato l’assessore ai lavori pubblici dell’VIII Municipio Luca Gasperini.

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Giugno 2024/numero 64, pag. 2]

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È tempo di Jazz Festival

In Villetta il tradizionale appuntamento musicale dell’estate

Musica, compagnia, divertimento e la Villetta di via Passino che torna a riempirsi di entusiasmo. Tutto questo è il Garbatella Jazz Festival, giunto ormai alla diciottesima edizione.

Si inizierà venerdì 21 giugno alle ore 20:00 con il Midnight Eclipse Quartet e il Silvia Manco Quartet. Sabato sera l’appuntamento sarà ancora alla stessa ora in compagnia del Diletta Longhi Trio; a seguire, il Susanna Stivali New Quartet.

La serata di domenica è dedicata a Duke Ellington, in occasione dei cinquant’anni dalla scomparsa. Il compositore statunitense verrà omaggiato dalle note di violino e contrabbasso dell’Ellington Duo, in seconda serata entreranno in scena i ventidue musicisti della Nuove Risposte Jazz Orchestra. Nel corso della manifestazione musicale, il punto ristoro della Villetta resterà aperto, e nel cortile della storica casa del popolo si prevede ancora una volta grande allegria.

Come pochi quartieri di Roma, Garbatella ha un compleanno da festeggiare e le sue ricorrenze da onorare. Il Jazz Festival è ormai una di queste, da quando nel lontano 2005 i membri delle associazioni culturali Altrevie e Cara Garbatella organizzarono per la prima volta una rassegna musicale destinata ad ottenere fin da subito un buon successo di pubblico e di critica. Successo che è la ricompensa migliore che esista, soprattutto quando altra ricompensa non c’è. Sì, perché il Jazz Festival è organizzato interamente da volontari, mossi dal sogno di offrire una rassegna di qualità ma completamente gratuita. Ci sono riusciti per diciott’anni.

XVIII Edizione del Garbatella Jazz Festival

Solo la pandemia riuscì a bloccare la manifestazione. Ma ad ottobre 2022 alla Villetta già si accordavano gli strumenti e si rispolveravano gli spartiti: tutto era pronto per tonare in campo. In quasi vent’anni di storia, il Jazz Festival è riuscito a spaziare tra esibizioni musicali e intermezzi teatrali, proiezioni di film e lezioni pubbliche sul tema; ha coinvolto altre associazioni locali, come Villetta Social Lab, la Scuola Popolare di Musica di Testaccio e la San Lorenzo Jazz Orchestra; ha ospitato giovani esordienti o artisti consolidati, come Pasquale Innarella, sassofonista di spicco nel panorama romano e attuale direttore artistico dell’evento. O come il grande contrabbassista Pino Sallusti, vera e propria anima del festival fino alla sua improvvisa scomparsa nel 2017.

Appassionato di musica fin da bambino, Sallusti si formò da autodidatta e arrivò a registrare album con Mike Mainieri, George Garzone, Eddie Henderson, Gary Bartz e Massimo Urbani. Era inevitabile che il Garbatella Jazz Festival, sotto la sua direzione artistica, vivesse una svolta qualitativa notevole. Alla memoria dell’amico, oltre che del musicista, gli organizzatori hanno dedicato una targa da consegnare a un giovane jazzista nel corso di ogni edizione. Quest’anno sarà la volta di Francesco Tursini, ospite d’onore della prima serata.

Il jazz era una musica di carattere popolare; anzi, di più: la sua peculiarità è stata sempre quella di rendere in musica i suoni della vita verascriveva Pasquale Navarra su Cara Garbatella nel 2005, riportando le parole dell’allora direttore artistico Marcello Minuti. Forse è questa la ragione del successo del Jazz Festival. O forse la ragione va cercata nel bisogno che abbiamo di incontrarci ogni tanto per scambiare quattro chiacchiere e un momento di spensieratezza, sulle note del genere più coinvolgente che esista. A questa domanda ognuno troverà una risposta. E forse proprio alla Villetta, chissà.

La storia del Jazz Festival raccontata dalle locandine

Due donne rapite dal fascino delle note e una tromba tinta di rosa energico: sto parlando della locandina di quest’anno, icona di un Jazz Festival dedicato alla gioia della musica e alla forza delle donne. “Ho voluto trasmettere la vitalità dello swing al femminile” ci ha raccontato Carmela di Giambattista, autrice delle diciotto locandine che dal 2005 hanno rappresentato l’iniziativa ben oltre i confini di Roma. Solo per fare un esempio, nel 2022 i manifesti sono volati fino all’Accademia Nazionale del Jazz di Siena. Anche nella provincia toscana i rappresentanti del Garbatella Jazz Festival sono stati ospiti graditi, giacché i responsabili della prestigiosa scuola già conoscevano l’iniziativa proprio tramite la locandina, che quell’anno raffigurava un sassofonista tra luci soffuse e un pubblico entusiasta.

Accanto, la scritta “make musica not war”, significativo riferimento ai tragici avvenimenti della guerra in Ucraina. “Con la locandina di quest’anno” ha proseguito l’autrice tornando ai giorni nostri, “ho voluto sottolineare anche il valore dell’inclusione, che è la vera cifra del Jazz Festival 2024”. Ma per capire fino in fondo questa affermazione sibillina, ci si vede dal 21 al 23 giugno alla Villetta.

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Giugno 2024/numero 64, pag. 1]

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Inaugurata la nuova sede dello Spi Cgil

Servizi per pensionati e cittadini a via Ignazio Persico

“Spi può fare” è il motto col quale la Cgil dei pensionati, il 30 maggio scorso, ha inaugurato la nuova sede a  Garbatella. Da quella storica di via Percoto, il Sindacato si era trasferito circa cinque anni fa in via Padre Reginaldo Giuliani e ora definitivamente in via Ignazio Persico 8-12.

Il motivo del trasferimento – racconta la responsabile Caterina Serraè sia quello di avere un locale più spazioso e soprattutto quello di collocarsi nel cuore del quartiere e dei lotti popolari, per essere più visibili e vicini agli utenti. I servizi che mettiamo a disposizione sono usufruiti, non solo da persone anziane, anche da giovani e da utenti provenienti da altre zone. Della città. Le necessità sociali alle quali la Cgil cerca di rispondere, provengono un po’ da tutte le fasce di età e per motivi economici”.

Al taglio del nastro si sono susseguiti gli interventi di Donatella Onofri, Alessandra Romano, Natale Di Cola, segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio e Amedeo Ciaccheri presidente dell’VIII Municipio. Erano presenti anche Antonio Mastromattei, direttore del Distretto 8 della ASL Roma 2 ed il consigliere comunale Nando Bonessio.  “Avevo i pantaloni corti quando incontrai la prima volta Giuseppe Di Vittorio – ha raccontato Dante un iscritto di 97 anni, autore del famoso presepe animato della Chiesa di Santa Galla – mi misi a piangere perché parlava delle vere condizioni di vita dei contadini”.

Ad operare, in collaborazione con la Camera del lavoro, ci sono volontari che vengono specializzati per fornire i servizi fiscali e previdenziali ora arricchiti da  uno sportello sociale, collegato ai PUA del territorio. In sede i cittadini potranno usufruire dei facilitatori sociali per aiutare nell’ottenere bonus, integrazioni alle pensioni minime (si ottengono dall’Inps) solo su richiesta, lo Spid e successiva assistenza per il suo utilizzo. Possono accedere agli sportelli sia gli iscritti a tariffe scontate che i non iscritti, senza agevolazione tariffaria.

Per informazioni chiamare il 065110845 o il 0673100700

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Giugno 2024/numero 64, pag. 2]

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Fantasmi e altri animali, tra angoscia individuale e tragedie collettive

Presso Héco Trastevere, un locale incastonato tra il corso lento del Tevere e la trafficata via Portuense, è stato presentato a maggio “Fantasmi e altri animali”, secondo libro dell’autore di Garbatella Dario Ronzani. L’opera è divisa in due parti, come suggerisce anche il titolo.

Nella prima, i protagonisti sono gli spettri che Cortazar definiva “crepe della realtà”, cioè ricordi, aspirazioni, inganni. Non si tratta dei fantasmi della letteratura gotica, ma delle angosce che affollano la vita quotidiana.

Nel primo racconto emerge la figura di un uomo “che è sempre stato un fantasma”, vittima delle persecuzioni del regime di Videla e padre di una ragazza argentina, tormentata e malinconica, ma anche capace di una stoica impassibilità, che dopo anni di attesa riesce a fare i conti col passato.

L’intero racconto è percorso da metafore, che rientrano in quello che Ronzani ha definito “stile argentino, barocco”, cioè realismo magico. Dopotutto cos’è una metafora? Una metamorfosi allo stato embrionale, uno slittamento di significato che permette di avvicinarsi di più alla realtà. Alla metamorfosi in senso stretto è dedicata invece la seconda sezione, con la storia di sei donne che si trasformano in altrettanti animali.

Qui è ancora più evidente il legame con la letteratura argentina” ha ammesso Ronzani, “autori come Borges, Cortazar, Casares sono stati fondamentali. Leggere Marquez, poi, ha cambiato profondamente il mio modo di scrivere. Anche quando vedo un albero, adesso, lo vedo in modo diverso.” Non sappiamo cosa veda Ronzani in un albero, sicuramente ci vede qualcosa. Ed è proprio questo lo spirito di “Fantasmi e altri animali”: la realtà è trasfigurata, l’autore descrive un mondo continuamente attraversato dal fantastico per avvicinarsi ai dolori della vita vera.

Vita non solo individuale, ma anche di interi popoli. Gli attacchi terroristici a Parigi, la guerra libanese, i problemi sociali in Romania sono solo alcuni dei “fantasmi collettivi” affrontati dallo scrittore di Garbatella.

Di fronte a una pletora di ingiustizie senza rimedio, solo la natura – e l’amore – sembrano rappresentare una via di fuga, un’alternativa vitale alle sofferenze imposte dai meccanismi della Storia. “Veneravano il giaguaro e l’aquila, pregavano il perdono quando disboscavano per coltivare un terreno” dice la protagonista del primo racconto riferendosi alle civiltà precolombiane, poi si domanda: “Perché tutto questo è considerato stupido rispetto a Platone e Giulio Cesare?

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Giugno 2024/numero 64, pag. 6]

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Eraldo, rimarrai sempre con noi

A un anno dalla scomparsa del nostro Presidente

Un anno fa Eraldo Saccinto, il presidente di Cara Garbatella, dopo due settimane di terapia intensiva all’ospedale San Camillo, se ne andava per sempre e ci lasciava soli. Avevamo tutti sperato in una guarigione definitiva dopo un importante intervento chirurgico al cuore e una lunga riabilitazione. Non è stato così, ma è come sia rimasto sempre tra noi.

Come definire Eraldo? Era un signore nel vero senso della parola, una persona educata, sobria, affidabile che non amava mettersi in mostra. Anche nel lavoro in Municipio ha sempre ricoperto ruoli di fiducia nelle segreterie degli assessorati perché era un uomo su cui si poteva contare, competente, che lavorava sodo dietro le quinte.

Ecco come lo ricordava un anno fa il presidente Amedeo Ciaccheri: “Purtroppo dobbiamo dare una terribile notizia per tutta la comunità municipale: è scomparso Eraldo Saccinto, storico dipendente e colonna del Municipio Roma VIII. Da anni un caposaldo dell’Amministrazione comunale, si è occupato di politiche sociali nel corso degli ultimi vent’anni. Stroncato da una malattia che repentinamente lo ha strappato alla famiglia, il Municipio VIII non dimenticherà mai un esempio di professionalità e sensibilità per tutta la comunità territoriale, soprattutto per le fasce più deboli. Saremo al fianco della famiglia, in particolare della moglie e del figlio, in questo momento così doloroso e per il futuro.

Eraldo aveva 62 anni, da undici era Presidente dell’associazione Cara Garbatella e con noi aveva condiviso i progetti del giornale on line e del rilancio del cartaceo, su cui ha scritto per anni informando i cittadini sulle realizzazioni del Municipio VIII.

Oggi ci lascia soli alla vigilia del Garbatella Jazz Festival, una sua creatura. Come faremo a non vederlo più alla cassa del bar, servizio che da anni amava fare e a cui non voleva mai rinunciare? Caro Eraldo ci mancherai e ci stringiamo con affetto intorno alla tua famiglia, a tua moglie Antonella, a tuo figlio Antonio e a tuo fratello Gabriele.

Gli amici e le amiche di Cara Garbatella

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Giugno 2024/numero 64, pag. 5]

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Ago e un filo giallorosso lungo trent’anni

di Claudio D’Aguanno

A rovistare tra le carte smarrite nel più fondo dei cassetti, spesso un sollievo per la memoria e altrettanto spesso un tormento per l’anima, ci sono fogli che più di altri hanno la capacità di scuotere lo sguardo e di marcare meglio le rughe sul volto. Giornali e foto di fine secolo, appunti buttati via di un libro mai chiuso, note scritte e messe da parte. Quel 30 maggio del ’94 era un lunedì senza calcio o meglio di quelli a campionato ormai spento e archiviato.

L’Inter s’era salvata dalla retrocessione per un punto, l’Atalanta scendeva in B, il Milan di Capello dopo il titolo t’aveva pure travolto il Barcellona in Coppa campioni mentre la Roma di Mazzone proprio per un ics patteggiato coi nerazzurri a San Siro era finita settima: “mia adorata –scriveva allora Victor Cavallo– sono stanco e ho bisogno dei tuoi capelli e di una campagna acquisti che mi ridia speranze di coppa Uefa”. La tensione pallonara ormai era però tutta rivolta altrove e in attesa dei Mondiali.

Quel pezzo su Paese Sera

È  proprio una copia d’un ingiallito Paese Sera quella che recupero e che mi si accartoccia tra le mani. Quotidiano romano che aveva conosciuto tempi migliori il giornale allora tentava l’ennesimo rilancio. Aveva ridotto il formato ma non lo stile e nella sua qualità comunicativa la cronaca cittadina si alternava a quella globale, un massacro in Ruanda stava nella pagina accanto alle udienze per la banda della Magliana, notizie made in Usa si confondevano con veloci incursioni nei quartieri di periferia. Berlusconi aveva appena formato il suo governo e lo smarrimento della sinistra istituzionale era compensato dal vigore dei movimenti di opposizione.

Eppure di tante cose è solo lo sconcerto per quel maledetto colpo di 38 quello che mi rincorre forte tra le righe stampate.  “Sciagurato come un autogol, inaspettato come un cartellino rosso immeritato, fulminante come uno di quei calci piazzati, così poco rispettosi delle barriere, che soltanto lui sapeva realizzare.” Così l’attacco del pezzo a tutta pagina sulla partita finita male di Agostino.

Il ragazzo del Borromini

Su tanta stampa più o meno specializzata, anche di ottima letteratura sportiva, le metafore si sposavano con l’emozione e il rumore dell’ultima sconfitta rendeva mesto anche il ricordo più bello. A me invece era venuto naturale andare a cercare tra le strade di Garbatella e Tor Marancia il ragazzo incontrato al Liceo,  l’avversario di tante sfide vissute “al gran sole carico d’amore” dell’oratorio o tra la polvere sudata del “campo del palo”, il centrale del Borromini nel torneo del 72, quello di noi che s’allenava con De Sisti al Tre Fontane, il formidabile capitano dello scudetto, l’atleta protagonista di tanti momenti felici e meno felici.

E l’incredulità di allora ci mette meno di un attimo a tornare a galla. Rileggo la commozione di Danilo o di Gigi cresciuti con lui alla De Nicola. Rivedo lo stupore di Padre Guido che ancora non sapeva spiegarsi “quella multa di 30 lire” che gli aveva appioppato in una partita “categoria microbi”.

E l’affetto, pieno di rabbia tenera e commossa, dei suoi compagni di scuola. “Agostino triste? Forse il mondo del pallone, con cui ha avuto a che fare, era triste. Lui era di una serietà unica e di un’umiltà sconvolgente –sbotta Carmine Tortorella detto Cino- pensa che per il Roma Junior Club lasciò a me la fascia di capitano, proprio a me che rispetto a lui ero una sega totale e fisicamente valevo meno della metà.” Per Corrado Mezzanotte “Una scelta sconvolgente la sua ma più di lui colpevole l’affollata solitudine in cui l’avevano confinato. Ma quale campione dal destino segnato! Infelice è l’ambiente che non ha saputo tenerselo. Io ricordo il suo piacere nel far correre la palla, il suo estro, la sua semplicità piena e generosa.”

Ecco, trent’anni dopo, il segno di un’esistenza unica e particolare trovare ancora le sue note più vere. “Il calcio è talento ma è gioco collettivo. E’ sport e agonismo ma va fatto con divertimento. Il calcio è lealtà verso l’avversario. E’ rispetto delle regole. E’ rispetto verso l’arbitro e guardialinee. Il calcio è semplicità!” Proprio così appuntava Agostino in un suo manuale pubblicato dopo la sua morte. E quanta ricchezza anche in quella sola rivendicazione di “semplicità”!

Le dichiarazioni del figlio Luca

Ora sono le frasi di un figlio ormai adulto a venirmi incontro: “No, non facciamo di lui un santino – scrive Luca Di Bartolomei-  Ago va ricordato non celebrato. E va ricordato tutto. Affinchè sia monito di amore, di cura e di perseveranza.

Perché la vita è ciclica e sta a tutti noi impegnarci per riconoscere i momenti di difficoltà e la fragilità di chi è intorno a noi. Essere empatici, mostrare gentilezza, essere aperti è un investimento e ripaga sempre. E’ così che in questi trent’anni insieme siamo riusciti a far tornare mio padre fra le strade della sua città. Con gioia e senza più malinconia.”

Nei prossimi giorni vedrà la luce una piccola associazione che ne porterà il nome. Ci saranno azioni concrete in suo nome e borse di studio sportive per ragazzi del quartiere. Così Agostino oggi è ancora tra noi e, chiude Luca, “il coraggio non ruggisce sempre, piuttosto a volte è un fiato sottile che dice riproverò domani”

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Il Basket 3×3: nuova energia per i nostri quartieri

Tre contro tre, la palla e i canestri. Le community di basket e streetball di Roma si sono organizzate. Sta arrivando il circuito di Roma 3×3: il primo circuito estivo per il basket di strada, che segna un passo avanti importante per questo sport sempre più diffuso. Domani a Garbatella iniziano i più giovani, della categoria Under 17, poi sarà la volta delle categorie Femminile e Senior.

Logo del torneo Roma3x3.

Il torneo

Cinque tappe e una finale, su tutto il territorio cittadino. Cinque playground che nei quartieri sono diventati simbolo di comunità e aggregazione intorno allo sport e che finalmente vengono messi in rete dai giovani che hanno organizzato il torneo. La finale in una location segreta che promette di stupire chi parteciperà.

Le tappe in VIII Municipio

GarbaPlayground

 

Ben tre delle cinque tappe cittadine saranno sugli asfalti dei playground del nostro Municipio: dal Garba Playground al Playground Roma 70, passando per quello del Cinodromo. Vari quartieri e un forte protagonismo dei ragazzi che stanno dando vita a questi luoghi di sport cresciuti e implementati grazie al lavoro delle comunità e Municipio negli ultimi anni.

La voce degli organizzatori

Francesco, Riccardo e Samuele sono tre dei ragazzi che gestiscono i Playground del Municipio VIII, ognuno con la sua community. L’entusiasmo è tanto. “Per noi il Playground è un luogo d’incontro”, dicono a Cara Garbatella, “dove ragazze e ragazzi possono incontrarsi e passare del tempo insieme, il Basket 3×3 è ciò che ci unisce e ciò che ha ci permesso di creare le nostre fantastiche community”.

E poi rispetto al torneo in arrivo aggiungono: “Il circuito Roma3x3 è un regalo che facciamo a tutte le nostre comunità ma in generale a Roma, perché per noi Roma rappresenta il nostro Playground”.

Il torneo andrà avanti per tutto il mese di giugno. Sta arrivando il circuito di Roma 3×3: per rimanere aggiornati basterà seguire le pagine social di Basket3x3 e che vinca il migliore!

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Afa1 Tor Marancia, una petizione di protesta supera le mille e duecento firme

Torna a farsi sentire il Comitato Tormarancia Naturale, il gruppo di residenti che dallo scorso febbraio contesta i lavori di riqualificazione nella zona Afa1 dell’omonima Tenuta. Non solo manifestazioni e volantini, incontri e scontri coi rappresentanti del Municipio VIII: adesso è in ballo anche una petizione lanciata su change.org. L’appello, diffuso il 24 maggio, in meno di una settimana ha superato i mille e duecento firmatari. L’obiettivo? Fermare “i lavori scellerati che stanno trasformando un angolo meraviglioso di campagna romana in un giardino antropomorfizzato” scrivono i rappresentanti del Comitato. “Ci vuole molta ignoranza, dal punto di vista ambientale, dei luoghi e della loro storia, o tanta malafede” proseguono, “per distruggere il miracolo che Tor Marancia rappresentava.”

Le contestazioni del Comitato

I lavori in questione sono iniziati a settembre con l’obiettivo di riqualificare, pulire e mettere in sicurezza l’area Afa1, tra via Belloni e via dei Numisi, e consentire pieno accesso al parco. Ma da questi propositi all’avvio di ruspe e motoseghe è stato un attimo, tant’è vero che già lo scorso dicembre la folta macchia di ailanti presente lungo via Belloni era sparita, suscitando l’indignazione di alcuni cittadini. “Sono stati distrutti habitat preziosissimi” ci aveva spiegato in quell’occasione Mario Colantoni, un biologo membro del Comitato, “e sono state abbattute piante autoctone come ginestre, olmi, pruni, allori e rovi, questi ultimi una vera e propria miniera di biodiversità, fondamentale per la composizione della macchia mediterranea.” Pronta è stata la risposta del Municipio. “L’autorizzazione a rimuovere degli alberi malati è stata concessa dai carabinieri forestali dell’Ente Parco dell’Appia Antica” ha ribattuto il minisindaco Amedeo Ciaccheri anche lo scorso sabato, nel corso di un confronto a piazza Lante coi rappresentanti del Comitato. Ma la rassicurazione non è bastata a placare gli animi dei residenti, che continuano nel testo della petizione: “I tassi e gli istrici sono costretti a cercare cibo nei cassonetti e tutti i rapaci diurni e notturni, mancando gli alberi per i loro posatoi, sono ovviamente spariti.” Oltre a denunciare la deforestazione dell’area perimetrale della zona Afa1, il Comitato chiede una radicale revisione dei lavori, in modo tale da ridurre il consumo di suolo ed evitare materiali artificiali. “Erba al posto del cemento”: in tono così lapidario termina il testo della petizione, “e che la tenuta di Tor Marancia non sia messa in gabbia.” Gabbia non solo in senso metaforico: da qualche mese l’Afa1 è infatti delimitata da una recinzione metallica che ne impedisce l’accesso. Il Comitato auspica che la barriera venga rimossa e che in futuro l’ingresso al Parco non venga vincolato da orari di apertura e di chiusura.

Proteste a lavori quasi conclusi

Le contestazioni dei residenti proliferano, a un passo dalla chiusura dei cantieri però. L’assessore all’ambiente del Municipio Claudio Mannarino ha infatti assicurato che la ditta ultimerà gli interventi entro fine giugno. A quel punto, passando per piazza Lante, vedremo una scalinata che conduce nella zona soprelevata del parco, giochi per bambini e aree picnic. Ci saranno anche viali interni e una piazzola che, a seguito dei confronti tra amministrazione municipale e residenti, non verrà realizzata in cemento ma in terra stabilizzata.

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Elezioni Europee: Fabio Alberti si candida con la lista “Pace Terra Dignità”

In previsione delle Elezioni Europee dell’8 e del 9 giugno, si va delineando sempre di più il quadro dei pretendenti per un seggio a Bruxelles.

Tra i cittadini dell’Ottavo Municipio spicca il nome di Fabio Alberti, candidato nella circoscrizione Centro, con la lista Pace Terra Dignità, movimento promosso a luglio 2023 in particolare dai giornalisti Michele Santoro e Raniero La Valle.

Conosciamo meglio il candidato

Fabio Alberti, 67 anni, studioso di politica internazionale, è un volto noto nella militanza politica della sinistra radicale e nel volontariato dell’Ottavo Municipio, soprattutto nei quartieri di Tor Marancia e Montagnola.

Fin da giovane si è schierato in prima linea nelle lotte per il diritto alla casa, per l’equo canone e contro le case sfitte. Tra gli anni Settanta e Ottanta è divenuto consigliere comunale di Bologna, poi segretario romano di Rifondazione Comunista.

È stato tra le voci più significative in Italia per l’abrogazione del referendum contro il Nucleare e poco dopo si è mobilitato contro i bombardamenti nella guerra del Golfo. Negli ultimi anni è membro della Rete Italiana Pace e Disarmo e di Un Ponte Per, da sempre ha dedicato la sua vita all’attivismo per la pace, per i diritti e contro le disuguaglianze.

Il mio impegno per la pace

«Sono molto preoccupato per il presente, per il clima di scontro tra le grandi potenze militari, la situazione sta sfuggendo di mano, così rischiamo di ritrovarci nella terza guerra mondiale» – ci racconta Fabio Alberti – «L’Unione Europea spende miliardi di euro in armamenti, tutte le nazioni stanno riempiendo i propri arsenali; in alcuni stati europei hanno reintrodotto la leva obbligatoria e la cosa preoccupante che anche il Governo italiano sta vagliando la possibilità».

«Mi candido per la pace, per rimettere al centro dei discorsi europei temi che parlino di uguaglianza, di sanità, di riscaldamento globale e del diritto all’abitare. Sento l’urgenza di impegnarmi e di mettere in gioco tutta la mia esperienza maturata negli anni. Con le associazioni di cui faccio parte, abbiamo perseguito dei processi di pace e proposto negoziati sia in Ucraina sia in Medio Oriente. Sono stato nelle zone di guerra, ho visto e ho parlato con le persone che hanno subito i bombardamenti, che stanno vivendo in stati continui di paura e angoscia.

Nel mondo ci sono circa cinquanta guerre in corso, e l’Europa ha delle responsabilità gravi in molte di esse. La sinistra atlantista, che si spaccia per democratica, ha appoggiato governi guerrafondai, dimostrando di non essere sovrana in Europea ma soltanto una colonia degli Stati Uniti, tutto questo non è più tollerabile, bisogna costruire un fronte comune per la pace».

«Siamo certi di superare la soglia del 4% – conclude Alberti – I sondaggi spesso hanno commesso errori di valutazione, contiamo di attirare i voti delle persone deluse e preoccupate per la situazione bellica e dei molti astenuti alle precedenti elezioni».

Per chi volesse conoscere Fabio Alberti e la lista Pace Terra Dignità, può farlo lunedì 3 giugno alle 18:30, alla presentazione della lista, presso il Bar di Gigi a Tor Marancia (via dei Lincei 9), con lui dialogherà Elena Mazzoni, anche lei candidata alle prossime elezioni europee.

Come si vota?

Con le elezioni europee, i cittadini dell’Unione Europea eleggono i propri rappresentanti come Membri del Parlamento Europeo, un incarico della durata di cinque anni. Gli elettori italiani avranno l’opportunità di eleggere 76 membri del Parlamento europeo.

Le elezioni si terranno sabato 8 giugno dalle 15:00 alle 23:00 e domenica 9 giugno dalle 7:00 alle 23:00.

Si vota con il sistema delle preferenze: occorre tracciare un segno sul simbolo della lista che si intende votare, e si possono esprimere fino a tre preferenze ma non dello stesso sesso.

Non è possibile il voto disgiunto, ossia  non si potrà barrare il simbolo di una lista ed esprimere preferenze su candidati di altre liste.

In caso di tessera esaurita, deteriorata, smarrita o di mancato recapito, si ricorda di richiedere quanto prima un duplicato alla la Direzione Centrale dei Servizi Elettorali, in via Petroselli 50, oppure rivolgersi al Municipio di competenza territoriale.

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Francesco Contasti del liceo Socrate vince le nazionali di neuroscienze

Da qualche giorno il nome di uno studente del liceo Socrate circola per tutt’Italia. È quello del diciottenne Francesco Contasti, che si è aggiudicato la vittoria nazionale alle Olimpiadi delle Neuroscienze. La gara, giunta ormai alla quattordicesima edizione, viene organizzata ogni anno dall’università Roma Tre e della Società Italiana di Neuroscienze, con l’obiettivo di premiare gli studenti meritevoli, nonché suscitare passione per una delle frontiere più avanzate della scienza: la struttura e il funzionamento del cervello umano. E sembra proprio una grande passione quella che muove il giovane Contasti. “L’interesse per la medicina, e più in generale per la scienza, nasce molti anni fa” ci ha raccontato lo studente. “Su questi argomenti ho iniziato a leggere da piccolo dei libri che mi regalavano i miei genitori. Così è nato l’interesse. Poi, crescendo, ho approfondito sempre di più.”

Una vittoria attesa e sudata

Dai libri per bambini a quelli scolastici, passando per approfondimenti personali che hanno accompagnato il giovane studente fin dagli anni della scuola dell’obbligo. “L’idea di partecipare alle Olimpiadi di Neuroscienze mi è venuta in terza media, al momento di iscrivermi al liceo” ha spiegato il ragazzo. “Avevo un dépliant del Socrate in cui era scritto che gli studenti della scuola potevano partecipare al concorso, ma solo a partire dal terzo anno. Visto che ero già molto appassionato alla materia, ho aspettato e poi mi sono iscritto. Per prepararmi ho studiato sul materiale che ci ha fornito la scuola e con approfondimenti personali.”

Il liceo classico e scientifico Socrate alla Garbatella

Un duro lavoro ricompensato, quando lo scorso 17 maggio, dopo aver superato la fase locale e quella regionale, Contasti approda a Roma Tre per cimentarsi nel girone nazionale. Sabato scorso arrivano i risultati: lo studente del Socrate si è aggiudicato il primo gradino del podio.

“È stato un giorno davvero carico di emozioni, quando sono tornato a casa ho festeggiato con i miei genitori” ha proseguito lo studente, che adesso punta alla prossima fase della gara, la competizione internazionale che si terrà tra settembre e ottobre in data ancora da destinarsi. E dopo il diploma? “Vorrei andare all’università e iscrivermi a medicina” ha concluso, “penso che continuerò su questa strada.” Una strada che si preannuncia promettente.

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A Parco Shuster “Ognuno a modo suo: sport senza barriere”

Avete mai immaginato che su una sedia a rotelle si potessero fare acrobazie su delle rampe da skate o che un bambino disabile ami il rischio e l’adrenalina, e che non voglia sentirsi sempre protetto? Avreste mai pensato di divertirvi e mettervi in gioco su una sedia a rotelle?

Potete venire a rispondere a queste domande, in maniera affermativa, sabato 25 e domenica 26 maggio al Parco Schuster, cornice della Basilica di San Paolo, già sede delle due precedenti edizioni di Ognuno a modo suo.

In cosa consiste?

Un modo per sensibilizzare le persone su un tema, come la disabilità, è quello di farle immedesimare nelle varie condizioni umane, per cui nei due giorni al  Parco Schuster chiunque potrà provare delle discipline sportive adattate, come tirare di scherma bendati, provare a far canestro, infilarsi in una mischia di rugby o lanciarsi da una rampa di skate su una sedia a rotelle, sempre affiancato da atleti e allenatori esperti.

Un evento quindi dedicato non solo alle persone con disabilità, che avranno la possibilità di provare sport e prendere contatti con squadre e allenatori, ma per tutti. Le discipline adattate in prova libera permettono di scoprire il proprio corpo su una sedia a rotelle o bendato, di abbattere stereotipi e divertirsi tantissimo.

Il parco trasformato in un luogo di inclusività

La due giorni si svolgerà sfruttando le diverse caratteristiche di Parco Schuster.
Sul viale di travertino ci saranno gli sport di squadra in carrozzina come il rugby, il basket e il tavolo da biliardo; verrà installato lo skatepark accessibile per le discipline urbane come pattinaggio e wcmx (skate su carrozzina), e ci sarà la zona dedicata al paraciclismo con bici, tricicli, joëlette e moto-terapia.
Nell’area verde saranno collocate diverse aree sportive, la zona sensoriale e quella di laboratori e giochi: libri e giochi tattili, canzoni e laboratori, tra cui quello in lingua dei segni che avvicinerà le persone di ogni età alla comunicazione integrata con attività divertenti.
Sarà presente anche un palcoscenico, accessibile in sedia a rotelle per permettere a musicisti e attori con e senza disabilità di esibirsi, che vedrà un susseguirsi di approfondimenti, momenti di dibattito e spettacolo.

Programma

L’evento organizzato dalla fondazione Tetrabondi, insieme a tante associazioni, professionisti e collettivi di persone che si occupano di disabilità e sport, prevede un programma ricchissimo, consultabile sul sito della fondazione.

Si inizia alle ore 15:00 di sabato 25 maggio con il benvenuto e l’inaugurazione delle aree sportive e ludiche e dell’area dedicata ai laboratori del palcoscenico accessibile.

Sia sabato sia domenica si svolgeranno dal pomeriggio interventi e dibattiti dal palco, laboratori tra cui quello della Lingua dei segni, di scrittura autobiografica teatralizzata e di danza accessibile.

Nella sera di sabato invece, è  prevista musica dal vivo con Rapacio Band, Metro A e Nice Jazz Quintet. Chiuderà la due giorni, domenica sera Gianmarco Orlando con lo spettacolo comico “Alla carica miei 104”.

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Coppa Ago 2024: il Socrate fa cinquina

di Claudio D’Aguanno

Ormai è un appuntamento classico di metà primavera per le scuole di Roma VIII. Da scrivere in agenda. La Coppa Ago riscoperta e riportata in vita da Massimo Pelliccia è la sfida che, nel nome di capitan Di Bartolomei, ogni anno torna a far correre il pallone sul campo verde di via Costantino.

E’ la competizione, semplice e forte nel suo statuto, dove in palio non c’è la proprietà di un trofeo ma la sua presa in custodia e, forse anche per questo, quella più adatta al gioco della memoria e all’incontro tra le diverse generazioni.

Il Liceo Socrate vincitore della Coppa Ago 2024

Edizione numero sei questa del 2024. Tre, al solito, le squadre in campo: i campioni uscenti del Liceo Socrate, gli eterni sfidanti del Liceo Caravaggio, la new entry del Liceo Majorana di Spinaceto sceso dalle nostre parti a contrastare l’egemonia dei liceali della Garbatella.Ma le intenzioni non sempre vanno d’accordo con i risultati e il responso delle gare ancora una volta ha premiato i ragazzi del Socrate guidati in panchina dalla terna Pes Magistro D’Alessandro.

Netto il punteggio delle partite che li ha visti dominare sui rivali. Tripletta di Catanoso più Peri e D’Antoni nel match d’apertura con i blu del Majorana che trovano con il capitano Scarpetti il gol della bandiera.Punteggio tennistico invece, 6 a 0, nella chiusura di giornata ai danni del Caravaggio con doppiette di uno scatenato Catanoso e Pasquini più Pavinato e Ventura.

Nella partita di mezzo, tra Majorana e Caravaggio, il pari e patta al termine dei minuti regolamentari ha portato le due squadre a giocarsela ai rigori.Gli errori dal dischetto degli amaranto di Tor Marancia hanno fatto la differenza dando così ai blu di Iorio e Cirillo quella vittoria tenacemente negata nei minuti regolamentari dai ragazzi allenati da Antelmi e Silvestri.

il bomber Catanoso in azione

Al termine della competizione l’esplosione, con invasione di campo, della torcida del Socrate ha salutato il quinto successo, quarto consecutivo, dei liceali garbatellardi accompagnando pure con olè la consegna dei premi.

Diverse le presenze degne di nota e piacevolmente confuse sugli spalti tra le tifoserie più accese: Luca Di Bartolomei e Gabriele D’Urbano, il “fedelissimo” del torneo Carlo Firmani Preside del Socrate, l’immancabile Prof.ssa Fiorella De Benedictis del Caravaggio, qualche compagno sparso delle sfide “al campo del palo” come Enrico Tubili per anni stimato prof di matematica al Socrate, Enzo Del Poggetto del Roma Club Eur Torrino “Federica Del Poggetto”, Agnese ed Emma Petrucci con la loro mamma Beatrice ovvero la famiglia dell’indimenticato ex docente del Caravaggio Fabio Petrucci “uno del nucleo storico” della Coppa Ago al quale, da questa edizione, è intitolato il Premio fair play.

Foto di gruppo della Coppa Ago 2024

Nelle parole di Massimo Pelliccia il commento finale della giornata: “Questo torneo è nato per caso, per un ritrovamento fortuito, ma non è dovuto al caso il fatto che continui ad esistere. Senza sponsor e col solo sostegno organizzativo del Municipio, la coppa Ago è un piccolo miracolo di volontariato sportivo attorno a cui sta crescendo l’attaccamento delle scuole di zona. Abbiamo richieste di nuove partecipazioni e vedremo dal prossimo anno come rispondere.”

Per Amedeo Ciaccheri presidente di Roma VIII il torneo è un “bene comune” da proteggere e rilanciare sempre più:  “Quest’anno –ha poi sottolineato l’ex alunno del Socrate- sono trent’anni dalla scomparsa di Agostino e ci sono tante idee che girano tra di noi.

Flavio Grotti e Riccardo Rossetti (entrambi Socrate) premiati ex aequo

Fortemente voluto dal figlio Luca c’è il progetto di un’associazione in suo nome e di borse di studio per consentire a ragazzi meritevoli di studiare e fare sport insieme. Agostino Di Bartolomei non è un solo ricordo del passato ma una spinta sempre nuova ad andare avanti e crescere assieme nei valori che erano i suoi: quelli della correttezza, dell’impegno, della solidarietà.”

Formazioni, tabellini, marcatori e nomi della Coppa Ago 2024

 Liceo Scientifico e Linguistico  Statale  Ettore Majorana: Alluvion (F) – Araco – Busana – Cicchinelli – De Rocco – Lombardo – Mascia – Petri– Pietropaolo – Pimpinelli – Piro – Scalzotto – Scarpetti (C) – Tavani – Vigorita. Allenatori: Iorio, Cirillo.

 Liceo Artistico  Statale Caravaggio: Alleva – Amodio – Angeli – Arena – Bianchi – Biginelli – Capodanno – Cavalieri -Congiu – Del Castello – Di Blasi – Di Prospero – Gentile – Lucarelli – Maccarrone – Mancini -Mori – Pini (F) (C) – Rosati – Ruvolo – Serafini – Stoppaccioli – Trapani L. – Trapani F.  Allenatori: Antelmi-Silvestri.

 Liceo Classico e Scientifico Statale Socrate: Battista – Bosman (F) – Carfagna – Catanoso – Colizza (C) – Cucci – D’Antoni – D’Aversa – Di Fraia – Fontana – Giorgi – Grotti – Pasquini – Pavinato – Peri – Petrucci –Pica – Pomarici – Ronzoni – Rossetti – Santini – Tedone – Trainito – Ventura. Allenatori: Pes-Magistro-D’Alessandro.

1a partita: Socrate 5 – Majorana 1

Catanoso (S) -Catanoso (S) – Catanoso (S) – Peri (S) – D’Antoni (S) – Scarpetti (M)

Arbitro: Fabrizio Silvestroni – Assistenti: Alessandro Crolla – Alessio Alessandro

2a partita: Caravaggio 3 – Majorana 5

Di Blasi (C) – Scarpetti (M)

(dopo i calci di rigore: 1-1 nei tempi regolamentari)

La sequenza dei calci di rigore:

Di Blasi (C) gol – Tavani (M) gol

Lucarelli (C) gol – Scalzotto (M) gol

Bianchi (C) parato – Araco (M) (gol)

Di Prospero (C) parato – Vigorita (M) (gol)

Arbitro: Alessandro Crolla – Assistenti: Fabrizio Silvestroni – Alessio Alessandro

3a partita: Socrate 6 – Caravaggio 0

Catanoso (S) – Catanoso (S) – Ventura (S) – Pasquini (S) – Pavinato (S) – Pasquini (S)

Arbitro: Fabrizio Silvestroni – Assistenti: Alessandro Crolla – Alessio Alessandro

 

Vincitore Coppa Ago 2024 Liceo Classico e Scientifico Statale Socrate

Premio miglior calciatore ex aequo Flavio Grotti e Riccardo Rossetti (Socrate)

Premio Fair Play “Fabio Petrucci” Daniel Angeli (Caravaggio)

Menzione speciale a Gaia Fintini e Ludovica Alunni del Liceo Caravaggio per aver realizzato, rispettivamente, il servizio fotografico e la locandina della manifestazione.

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I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
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