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La storia taciuta delle lavoratrici dell’Ostiense

La storia siamo noi, cantava De Gregori. Ma poi va a finire che spesso la storia trascuri intere categorie umane, come le lavoratrici dell’Ostiense, oggetto di una recente ricerca del circolo di lettura della biblioteca Arcipelago. I risultati di questo studio, che si muove tra documenti notarili, vecchie carte geografiche e fotografie, verranno esposti al pubblico mercoledì 13 marzo alle 17:00 presso le Industrie Fluviali di via del Porto Fluviale 35. “Quello che ci ha subito colpito nel corso di questi mesi” racconta Lucia Di Cicco, membro del circolo di lettura, “è che le fonti sull’argomento scarseggiano. Le lavoratrici dell’Ostiense hanno svolto un ruolo fondamentale per lo sviluppo economico della città, ma la loro storia è ancora tutta da raccontare.”

La ricerca del circolo di lettura tra documenti e testimonianze orali

Studiando la storia della Garbatella ci si imbatte, prima o poi, nelle fabbriche dell’Ostiense. Questi stabilimenti industriali avevano l’ambizioso obiettivo di promuovere Roma a importante centro produttivo, oltre che capitale della politica. Costruire un porto fluviale all’altezza della basilica di San Paolo e un canale navigabile che arrivasse fino a Ostia sarebbero stati passi importanti. E per questo si batté l’ingegnere Paolo Orlando presidente dell’Ente per lo Sviluppo Marittimo e Industriale che aveva espropriato le aree tra Porta San Paolo e la Basilica, dove avrebbero viaggiato i treni della Roma-Lido. Poi però la storia prese un’altra direzione, Ostiense rimase un quartiere industriale ma il porto fluviale non venne mai costruito. I terreni di competenza dello Smir vennero comprati dall’Istituto case popolari (Icp) nel 1920, qualche mese prima della posa della prima pietra di Garbatella a piazza Benedetto Brin.

Vittorio Emanuele III con l’ingegner Paolo Orlando

“In questo contesto vivevano centinaia di donne impiegate nelle fabbriche” prosegue Lucia Di Cicco, “spesso tenute sotto ricatto, molestate sul posto di lavoro e costrette al silenzio. Col passare del tempo, la situazione è lentamente cambiata. Le operaie hanno preso coscienza dei propri diritti e, insieme, si sono ribellate. Questa è la storia che vogliamo riportare alla luce.”

Per farlo, i documenti scritti non bastano. Sono inadeguati e insufficienti, la poca considerazione che gli uomini mostravano per queste donne si riflette nella scarsità delle fonti documentarie destinate a passare ai posteri e a ostacolare le ricerche di chi si accosta all’argomento. Ma il circolo di lettura non si è fermato qui. È ricorso alle testimoniante dirette, intervistando donne della zona che potessero ripercorrere la vita delle proprie madri. “Siamo passati alle interviste per necessità” continua la Di Cicco. “Le operaie dell’Ostiense lavorarono, dando un importante contributo alla città, quasi senza lasciare traccia.”

L’incontro del 13 marzo: Ostiense tra passato e presente

Le testimonianze orali avranno dunque un ruolo centrale nell’incontro del 13 marzo. E prenderanno la parola anche i membri del Comitato del Quartiere Ostiense, che racconteranno come si è trasformata la zona negli ultimi anni fino ad assumere l’aspetto attuale: strade tappezzate di ristoranti e pub, frequentate di sera da centinaia di ragazzi che non immaginano neanche cosa potesse accadere in quelle vie nella prima metà del Novecento. “La vita di quartiere, una volta, non era così frenetica e anonima, la gente passava per strada, si salutava, si fermava a parlare davanti ai negozi” conclude Lucia Di Cicco. “Ostiense era un quartiere operaio, adesso invece è in mano agli studenti, che lo conoscono soprattutto per l’università e i locali.”

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Libera dalle mafie: don Ciotti con le scuole del territorio

Nella mattinata di lunedì 4 marzo oltre duecento studentesse e studenti delle scuole superiori del territorio hanno avuto l’opportunità di incontrare don Luigi Ciotti, fondatore di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. L’evento, che è stato ospitato nelle strutture dell’Università di Roma Tre, ha visto la luce grazie alla collaborazione diretta del Municipio VIII e dell’associazione Libera a Roma. L’incontro è stato propedeutico alla partecipazione delle scuole alla manifestazione Roma città libera che si terrà nella Capitale il 21 marzo.

Da sinistra. Francesca Vetrugno, Don Ciotti, Massimiliano Fiorucci e Amedeo Ciaccheri.

Impegno civile e antimafia sociale

I lavori della mattinata hanno visto la partecipazione del Magnifico Rettore dell’Università di Roma Tre Massimiliano Fiorucci, del Presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri e dell’Assessora alla Scuola del Municipio VIII Francesca Vetrugno.  L’incontro è stato dedicato ai temi dell’impegno civile e dell’antimafia sociale. L’ospite principale, ovviamente, è stato don Luigi Ciotti: un punto di riferimento, a livello nazionale, nella lotta alla mafia e alle organizzazioni criminali, nella lotta per la legalità, per i diritti umani e la giustizia sociale. Lotte portate avanti grazie allo strumento di rivendicazione centrale dell’azione di Libera, ovvero il recupero delle terre e dei beni confiscati alle mafie, trasformabili in risorse utili per le comunità.

Roma città libera: il 21 marzo la manifestazione nazionale

Il 21 marzo è la Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. È una giornata riconosciuta ufficialmente dallo Stato, attraverso la legge n. 20 dell’8 marzo 2017. Per Libera, rappresenta un momento di riflessione fondamentale, ma anche di approfondimento e di incontro, di testimonianze attorno ai familiari delle vittime innocenti delle mafie. Quest’anno, la ricorrenza verrà celebrata a Roma e si riuniranno qui in città i gruppi territoriali di tutta Italia, oltre che scuole e associazioni. All’appello stanno già aderendo diversi istituti del territorio.

 

 

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La favola di Garbagatto incontra Moby Dick

La conoscete la storia di Garbagatto? Ebbene se ne volete sapere di più siete tutti invitati domani alle 18 all’hub culturale Moby Dick, in via Edgardo Ferrati agli ex Bagni pubblici. L’evento, per grandi e piccini, “ Cera una volta Garbatella. Storie del quartiere narrate con gli occhi dei gatti” è organizzato dall’associazione Il Tempo Ritrovato.

Sullo schermo saranno proiettate le foto dei felini che girano per il quartiere. E Mirella Arcidiacono, alias Fatagarbatella, continuerà a  narrare la storia iniziata il 19 febbraio presso la scuola materna La Coccinella in occasione di Buon compleanno Garbatella. La storia parla del Garbagatto 104, che ha uno bisnonno venuto dall’Egitto, luogo dove i gatti erano sacri. Il Garbagatto viaggia su un sommergibile chiamato Giacinto Pullino ( ingegnere navale e progettista del primo sommergibile italiano). “L’iniziativa – ha spiegato Mirella Arcidiacono- fa parte del progetto le favole toponomastiche per educare fin dalla prima infanzia a conoscere le strade che solitamente si percorrono nel quartiere, da casa a scuola, per andare all’oratorio ecc…Tra l’altro i 75 bambini de  La Coccinella hanno avuto in dono la bacchetta magica con il  volto del  Garbagatto 104 e stanno disegnando sommergibili, che faranno parte della mostra di maggio per i diritti dell’infanzia come da Convenzione ONU firmata dall’Italia il 27 maggio 1991.”

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Una riffa per gli anziani soli targata Progetto Rossano

Una raccolta fondi per gli anziani soli. Ad organizzarla è alla Garbatella l’associazione Progetto Rossano OdV in occasione del suo 14 esimo anno dalla morte.
Il ricavato di questa riffa popolare sarà interamente utilizzato per organizzare un pranzo con gli anziani soli del quartiere.
L’estrazione avverrà il 9 marzo alle ore 17, in via delle Sette Chiese 101, dove verranno estratti i premi offerti dagli sponsor dell’evento.
I biglietti possono essere acquistati presso il Bar dei Garbati, via Pigafetta 50 e presso la Macelleria Squarcia, in via delle Sette Chiese.
Progetto Rossano è una organizzazione di volontariato che racchiude diverse professionalità al servizio di famiglie e di singoli in situazioni di fragilità sociale ed economica, al fine di fornire sostegno psicologico, emotivo, sociale, educativo e legale.
I professionisti volontari sono a disposizione offrendo colloqui di prima visita gratuiti e percorsi clinici a tariffe sociali.
Sedi operative:
Via delle Sette Chiese 101,
Via dei Lincei 93
info@progettorossano.it
Cell.  per appuntamenti 347.0514813
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Un modo diverso per celebrare la giornata delle donne a Garbatella

A Garbatella il 10 marzo si continua a celebrare la giornata internazionale della donna.

La via delle donne

Il centro culturale Approdo, infatti, in collaborazione con Donne di Carta e con il patrocinio del Municipio VIII, ha scelto la domenica mattina per proporre un modo diverso per stare insieme: una passeggiata all’interno del reticolo di strade dedicate alle donne del quartiere Garbatella.

Di cosa si tratta

“Sarà un gioco fatto di rebus, quiz, enigmi per scoprire le diverse tappe di questo percorso al femminile – spiega Sandra Giuliani dell’Associazione Donne di Carta – E per sapere di più sulle donne che abitano con le loro storie il quartiere, dove ha sede il centro culturale Approdo”.

Un’indagine, quindi, un itinerario a sorpresa, che culmina in una piccola mostra dedicata alle leggi che hanno cambiato la vita delle donne e a quelle lotte che hanno contribuito a ottenerle e a immaginare per noi tutt* un futuro diverso.

Istruzioni per la giornata

I bambini e le bambine avranno il loro spazio. Per loro è infatti prevista la lettura – discussione sul libro “Nina e i diritti delle donne” di Cecilia D’Elia.

Al termine della mattinata ci sarà un brunch etnico a cura di Hummus Town, per ricordarci che siamo… nel mondo.

“E’ gradita la prenotazione – sottolinea Sandra Giuliani – E poi ecco tre raccomandazioni: 1. portatevi appresso gli uomini; 2. indossate scarpe comode (il tragitto comunque è breve); 3. controllate che i cellulari siano carichi (servono per giocare e non perdersi)”

Per prenotare

Per prenotare inviare una email a: progettoapprodo@gmail.com

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Herencias, la cultura ispanica torna per il terzo anno al Palladium

Raccontare la memoria e l’identità attraverso le voci di autori ispanici. Questo è l’obiettivo della rassegna Herencias, che per il terzo anno consecutivo torna al Palladium con rinnovata energia e l’auspicio di allargare il proprio pubblico anche tra i cittadini del quartiere. Dal 5 al 27 marzo, una serie di discussioni e rappresentazioni teatrali su temi del passato ma anche di scottante attualità come la memoria, l’identità dei popoli, le persecuzioni.

“Questa iniziativa nasce da un progetto di ricerca universitario che indaga le diverse forme di scrittura sui temi della memoria e dell’identità” ci ha spiegato il professore di Roma Tre Simone Trecca, coordinatore della rassegna. “L’obiettivo è di diffondere la cultura della Spagna e dell’America Latina con tematiche che caratterizzano la storia di queste nazioni – basta pensare alla dittatura di Franco o alle persecuzioni in Cile e Argentina – ma che in fondo sono temi universali.” Proprio per questo motivo Garbatella sembra un quartiere particolarmente adatto alla loro ricezione. “La memoria storica è particolarmente viva alla Garbatella” ha proseguito il professor Trecca, “il passato di dittatura e resistenza qui ha avuto un forte peso. Stiamo cercando, infatti, di sviluppare una serie di attività ramificate nel quartiere.”

herencias 5 marzo 2024

Il primo appuntamento si terrà il 5 marzo. Alle 18:30 si discuterà di migrazioni con l’autrice spagnola Nieves Rodriguez Rodriguez, l’inviato di Avvenire Nello Scavo e Vito Fiorino, soccorritore a Lampedusa. A seguire la pièce teatrale “Sei bambina e sei corvo e hai cent’anni”, nata da una ricerca sull’esilio in Nord Africa dei militanti repubblicani nel 1939, al termine della guerra civile spagnola vinta dalle forze restauratrici di Franco.

Lo stesso pattern si ripeterà il 6 marzo alle 18:30: prima si svolgerà una discussione, stavolta sulle persecuzioni razziali, con particolari riferimenti a Johann Trollmann, il pugile tedesco di origine sinti scomparso nel 1944 nel campo di concentramento di Wittenberge. Ne parleranno lo scrittore Mauro Garofalo, Giovanni Grenga e Carlos Contreras Elvira, autore della rappresentazione teatrale Rukeli che andrà in scena alle ore 20:30 e la cui edizione italiana è stata curata dal professor Trecca.

herencias 6 marzo 2024

Il 7 marzo – stesso orario, stesso luogo – si parlerà di identità col collettivo teatrale Teatro X la Idendidad, nato nel 2000 con l’obiettivo di sostenere la causa delle Abuelas de Plaza de Mayo, l’organizzazione di donne argentine che si batte per l’identificazione dei bambini rapiti e desaparecidos (scomparsi) nel corso della dittatura militare.

herencias 2024

L’8 marzo la scena si sposterà all’Academia de Espana, in piazza San Pietro in Montorio, dove verranno presentati i libri di Nieves Rodriguez Rodriguez e Carlos Contreras Elvira. E per finire, il 27 marzo, gli studenti dell’Ateneo Roma Tre metteranno in scena lo spettacolo “Recluse”, sulla condizione di un gruppo di prigioniere spagnole negli anni ’50 che si trovano di fronte l’inaspettata possibilità che una di loro riceva la grazia.

herencias 2024

“È un’iniziativa del teatro di ateneo, particolarmente importante perché vede gli studenti protagonisti” ha spiegato il professor Trecca. “Anche agli altri appuntamenti della rassegna gli studenti hanno dato il loro contributo, alcuni laureandi o dottorandi si sono occupati della traduzione dei testi. Ma il 27 saranno proprio loro a salire sul palco.” Alla domanda su cosa rappresenti per un’università disporre di un teatro immerso nel quartiere e frequentato quotidianamente da cittadini e associazioni, la risposta del professore è netta: “Una ricchezza. Ci offre la possibilità di far entrare in relazione il territorio e la comunità universitaria.”

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Per non dimenticare

Di Iacopo Smeriglio

Il corteo del 26 marzo a ottant’anni dall’eccidio delle Fosse Ardeatine attraverserà la Garbatella

Tra le cave di tufo che costeggiano la via Ardeatina, a pochi passi dal cuore del nostro quartiere, dal 24 marzo 1944 è custodito l’animo antifascista e democratico della Repubblica italiana. Una ferita non rimarginabile che ricorda, anno dopo anno, il valore del sacrificio orrendo pagato per la libertà di ognuna e ognuno di noi.

Nell’80° anniversario dell’Eccidio delle Fosse Ardeatine abbiamo come italiani e soprattutto come abitanti del municipio VIII, la responsabilità della memoria. Si vanno affievolendo il racconto e le voci di chi conobbe l’occupazione tedesca e la Resistenza di Roma: dalle bombe che cadevano sulla stazione Ostiense alla battaglia di Porta San Paolo, l’antifascismo dei Mercati Generali e della Romana Gas, i sabotaggi lungo le strade consolari, gli ebrei romani nascosti e quelli deportati da fascisti e nazisti, le torture delle carceri e la violenza delle camicie nere.

Alla Garbatella le Fosse Ardeatine sono una ferita ancora aperta, qualcuno rammenta addirittura i boati delle mine che i nazisti esplosero per nascondere i corpi e chiudere le cave. Alcune famiglie del quartiere hanno pagato con il sacrificio dei propri cari, come i fratelli Giuseppe e Francesco Cinelli, arrestati al lotto 32 e giustiziati nell’eccidio. A Giuseppe, comunista e facchino ai Mercati Generali, venne intitolata dopo la Liberazione la sezione del P.C.I. del quartiere, la Villetta. Enrico Mancini, artigiano e commerciante antifascista, abitava, invece, al Lotto 43, agli alberghi. Entrato nel Partito d’Azione aderì alla Resistenza. Torturato e incarcerato, fu fucilato insieme agli altri alle Fosse Ardeatine. Alla sua memoria e a quella di tutti i 335 martiri, un grande murales ne ritrae il volto in Piazza Bartolomeo Romano, davanti al Palladium.

Mio zio, Riccardo Mancini, figlio di Enrico, è stato uno strenuo testimone praticante dell’antifascismo della memoria: la sua voce empatica e i suoi occhi capaci di emozionarsi hanno educato alla libertà e alla giustizia migliaia di giovani studenti nel corso degli anni. Oggi, il tempo ha consegnato questo testimone a noi, alle generazioni che hanno potuto ascoltare i racconti.

La memoria non è qualcosa che si può delegare alle pagine dei libri storia o alla liturgia delle istituzioni – sempre necessaria, ma mai sufficiente.

Piccoli germogli crescono dalle scuole e negli spazi sociali del nostro Municipio: memoria viva, capace di rinnovare le promesse e di riconnettere le storie antiche con le generazioni presenti. Il patto con l’antifascismo viene rinnovato ogni anno in un corteo colorato che apre la primavera, con i fiori nelle mani e i pugni chiusi nelle strade della Garbatella e di Tor Marancia, con le scuole e le associazioni del territorio, camminando insieme fino al Sacrario.

Quest’anno il corteo sarà la mattina del 26 marzo, mentre il 22 sarà il giorno delle commemorazioni istituzionali.

Tantissimi i laboratori in programma dalla metà di marzo e fino al 24, nelle scuole e nelle associazioni di tutto il territorio: alla Scuola popolare Sciangai, a Casetta Rossa, a Myo Spazio, al Centro Linkiostro, a Villetta Social Lab, al Csoa La Strada e all’Approdo di Via Magnaghi.

Molti gli eventi culturali e storici di approfondimento, soprattutto negli spazi della nuova Biblioteca Joyce Lussu a San Paolo, che ospiterà vari dibattiti a partire da sabato 23 marzo con l’incontro “La Resistenza a Roma e le Fosse Ardeatine” a cura di Paolo Carusi, docente Public History Università degli Studi di Roma Tre e Lidia Piccioni, docente di Storia contemporanea della Sapienza. Un altro incontro, la settimana successiva, tornerà sugli stessi temi, ma dal punto di vista di Giustizia e Libertà e del Partito d’Azione con l’intervento, tra gli altri, di Francesco Albertelli Presidente dell’ANFIM.

Il ciclo di eventi dedicato alla Resistenza si concluderà il 27 aprile con l’intitolazione dell’Aula studio della Biblioteca ai partigiani Lucia Ottobrini e Mario Fiorentini, con la partecipazione di  Marina Pierlorenzi, Presidente dell’ANPI Provinciale di Roma.

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Massimiliano Smeriglio è il candidato di Alleanza Verdi Sinistra alle prossime Europee

dalla Redazione

L’intervista di Cara Garbatella

 

Sabato 8 e domenica 9 giugno siamo chiamati a votare i nostri rappresentanti (76) al Parlamento europeo e lei si ricandida nel collegio dell’Italia Centrale (Toscana, Umbria, Marche e Lazio) non più come indipendente nel Partito democratico, ma con l’Alleanza Verdi Sinistra. In breve può spiegarci questa scelta?

 

È stata una decisione ponderata. Mi ero candidato come indipendente nelle liste del PD durante il periodo di Piazza Grande, di cui sono stato coordinatore nazionale. Questo momento avrebbe dovuto segnare una svolta nella linea politica del partito, aprendolo a diverse sensibilità politiche. Tuttavia, ciò non è avvenuto. Dopo le dimissioni di Zingaretti, seguite da polemiche e conflitti interni, è regnato solo il silenzio.

Ancora oggi, persiste una mancanza di dinamicità determinata da logiche territoriali autoreferenziali, sempre le stesse. A un certo punto ho dovuto constatare con disappunto l’indifferenza verso il lavoro svolto e l’imbarazzo per le battaglie ambientaliste e pacifiste condotte in Europa in questi anni.

Ho preso quindi la difficile decisione, in coerenza con il mio percorso e le mie posizioni parlamentari, di abbandonare la delegazione del Partito Democratico per dedicarmi al consolidamento di un’alleanza a favore della giustizia climatica e sociale, e per promuovere un’Europa promotrice della pace. Nel tempo, la distanza su questioni fondamentali, come la transizione ecologica e la guerra, si è accentuata.

Neanche nel mio ruolo di Coordinatore S&D della Commissione Cultura c’è stata un’interlocuzione con la leadership del partito.

Il tema centrale ora è come ricostruire la credibilità. Nel panorama del Campo democratico, manca una discussione approfondita sul profilo politico-culturale e programmatico. Non c’è stata una riflessione critica sui dieci anni di governi tecnici e di unità nazionale, che hanno profondamente modificato il Paese, favorendo l’ascesa della destra estrema.

Ho votato contro il ritorno al vecchio Patto di Stabilità pre-pandemia, che soffoca persone e enti locali, insieme al Partito Verde Europeo e alla Sinistra. In diverse occasioni ho preso posizioni diverse da quelle del Pd, ad esempio riguardo al massacro di Gaza, la guerra in Ucraina, la corsa al riarmo di 27 Stati, la centralità delle questioni ecologiche e il garantismo, oltre alla pericolosa equiparazione tra fascismo e comunismo.

Nel frattempo AVS è diventata un punto di riferimento per numerose reti, vertenze, conflitti territoriali ed esperienze di governo, come quella di Roma con Gualtieri. La mia scelta è principalmente politica. Voglio ripartire dai concetti fondamentali: giustizia ambientale e sociale, alleanza per il clima, lavoro e reddito al tempo dell’intelligenza artificiale e della predominanza delle piattaforme, difesa del pianeta, gestione limitata delle risorse e loro redistribuzione sociale. E infine, il reddito universale, considerando la contrazione del lavoro e la crescente diffusione del lavoro precario.

Le elezioni europee si caratterizzano per il sistema di voto proporzionale. La frammentazione delle liste preoccupa sempre il popolo della Sinistra. Pensa che l’Avs possa superare la quota di sbarramento del 4% a livello nazionale, che consentirebbe di eleggere dei rappresentanti senza disperdere voti?

Nelle elezioni europee il sistema elettorale è proporzionale. Non esiste il tema delle coalizioni o del cosiddetto voto utile. Le persone saranno libere di esprimere il loro orientamento. I sondaggi al momento sono positivi, e i risultati delle elezioni in Sardegna incoraggianti. AVS può proporsi come un polo attrattivo della sinistra pacifista, antifascista ed ecologista. Con il contributo che potremo dare io, Mimmo Lucano e altre candidature autorevoli nei vari collegi penso che potremo farcela.

Su quali tematiche principali baserà la sua campagna elettorale?

In tutta Europa assistiamo ad una avanzata delle destre sia sul piano comunitario con 12 leader nazionali fra destra estrema e moderata con una forza nelle istituzioni comunitarie sempre più a vantaggio del Consiglio, delle singole nazioni rispetto al Parlamento. Abbiamo avuto avvisaglie importantissime in questo senso nell’ultimo anno: il voto sui pesticidi, quello sul nucleare, quello sugli imballaggi e quelli sul cessate il fuoco a Gaza.

E’ dunque la destra che unifica un campo mettendo insieme il negazionismo climatico ad un’agenda che non è certo un’agenda di pace. I valori della destra vanno dunque dall’avversare l’agenda green ad un’idea di Stato di diritto neocoloniale. Una destra razzista, suprematista, guerrafondaia, omofobica, nazionalista, fossile, patriarcale, autoritaria.

Noi dobbiamo avere il coraggio di costruire un’agenda non temperata ma totalmente opposta, capace di muovere una reazione anche emotiva dei cittadini che il 9 giugno devono scegliere in quale Europa vivere. Io penso che noi dobbiamo lavorare per un’Europa comunitaria, parlamentare, una comunità che possa svolgere il ruolo di agente diplomatico di pace. Un’Europa che rilanci l’agenda green, che sia femminista, ecosolidale. Un’Europa antifascista, solidale accogliente. Un’Europa di Pace.

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A dieci anni dalla scomparsa Padre Guido vive ancora tra la sua gente

Di Anna Di Cesare

L’8 marzo di dieci anni fa Padre Guido Chiaravalli compiva 87 anni. Una vita durata quasi un secolo dedicata ai ragazzi, soprattutto nel cinquantennio trascorso alla Garbatella. Al momento della scomparsa, Padre Guido era un uomo debilitato da una lunga malattia che lo costringeva a percorrere in sedia a rotelle lo spiazzo polveroso e assolato dell’oratorio, gli ambienti angusti e freddi della Chiesoletta. Ma lo sguardo restava tenace, gli occhi di chi si è sempre rimboccato le maniche senza sfuggire alla realtà. “Era un uomo straordinario” ricorda Paolo Moccia, veterano dell’oratorio, suo vecchio amico e collaboratore, “a volte mi diceva: pensaci tu all’oratorio, io vado in sacrestia. Ecco, per me Padre Guido non è morto, è ancora lì: in sacrestia.”

Ma cosa rende il ricordo di un uomo così duraturo? Molte iniziative da lui promosse sono morte nel tempo (i concerti rock nello scantinato della Baronio, le misurazioni meteorologiche nel cortile della scuola, le gite estive a Torvajanica), i suoi ragazzi sono cresciuti, i bambini che adesso varcano la porta verde del San Filippo Neri per fare una partita a calcio o a biliardino non l’hanno conosciuto. Eppure “Garbatella ti ricorda sempre” recita uno striscione appeso sul muro esterno dell’edificio.

Giunto a Roma nel 1957, Guido Chiaravalli apprezzava dei romani la cordialità, la capacità di accontentarsi e il buonsenso pratico. Si definì “garbatellese tra i garbatellesi”, laddove “i romani de Roma” lo chiamavano semplicemente “er prete”, appellativo bonario e confidenziale, vagamente caustico come caustico è l’affetto dei romani. I fedeli lo apprezzavano per la semplicità e la concretezza, i ragazzi per la generosità e l’entusiasmo. Capace di raccogliersi in preghiera così come di correre dietro a un pallone, Padre Guido sapeva andare incontro alle esigenze dei luoghi, dei tempi, delle persone. Non obbligava i ragazzi a partecipare alla messa, pur cercando di coinvolgerli; considerava l’oratorio un’opera di carità gratuita rivolta soprattutto alle famiglie in difficoltà che – nella Garbatella anni ’50 – sicuramente non mancavano. Continuatore di Padre Melani, introdusse importanti novità: aprì l’oratorio e la scuola media alle ragazze, incoraggiò i giovani a viaggiare, a vedere il mondo, autorizzò concertini di rock e blues nei locali ipogei della Baronio.

Ma Padre Guido amava anche il silenzio e la natura. “Insegnava ai bambini a osservare le piante. Era cent’anni avanti” ci ha raccontato Paolo, mostrando le cisterne per la raccolta dell’acqua piovana che Padre Guido fece istallare ai due capi del campetto da calcio. “E questo è niente. Si era fatto arrivare da fuori una compostiera, che aveva piazzato nel cortile della scuola media. Era un uomo pratico, concreto, geniale.” Non tutti sanno che a Padre Guido risale anche il caminetto nella sala da pingpong. “Un giorno ci ha visto cuocere delle castagne in fondo al campetto” ha proseguito Paolo. “Ma che belle queste castagne, ci ha detto, e ci ha costruito il caminetto.”

Un uomo generoso e presente, di profonda cultura ma anche grande semplicità, rigoroso ma senza pretese, serio in chiesa e alla mano tra la gente. “A Padre Guido piaceva molto fare scherzi” raccontano all’oratorio. La sua vittima preferita, a quanto pare, era Gabriele, il sacrestano detto Er faciolo a cui, scherzi a parte, Padre Guido voleva molto bene: nel 2007 per i cinquant’anni di sacerdozio, fu proprio Gabriele a servire la messa.

Proveniente da un ambiente distante anni luce dalla Borgata Giardino (città del nord, famiglia facoltosa), riusciva a parlare con tutti e comprendere tutto. “A giugno partivamo con tre pulmini in gita per Torvajanica” ha proseguito Paolo. “Eravamo tre ragazzini per sedile, e una volta arrivati a chi mancava una cosa, a chi un’altra. Ma Padre Guido lo sapeva, pagava tutto di tasca sua.” Per l’iscrizione alla colonia estiva sostituì la retta obbligatoria con un’offerta volontaria a busta chiusa. All’inizio furono in molti a mostrare perplessità, gli stessi ragazzi consideravano la bella iniziativa destinata a morire. Ma poi le gite si ripeterono per anni e il tempo diede ragione a Padre Guido.

Di queste sfide e di queste vittorie sono costellati i 57 anni che il prete meneghino trascorse alla Garbatella. Cinquantasette anni che rivivono nei quaderni che ha continuamente riempito di annotazioni. Certo, come ogni cosa, anche questo ricordo è destinato a sbiadire. Arriverà un giorno in cui la sua ombra smetterà di aleggiare sul quartiere come una specie di angelo custode. Eppure, per ora è ancora tra noi. “Padre Guido non si può raccontare” ha continuato Paolo Moccia. E chissà cosa dirà il vescovo Apicella, che il 20 aprile alle 18:30 celebrerà una messa in suffragio. Se la chiesa sarà piena, com’è stato il giorno del funerale, Padre Guido vivrà ancora a lungo, vivrà in chi lo ricorda.

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La scuola Benedetta Cambiagio compie 90 anni

Di Anna Di Cesare

Considerano l’insegnamento non una professione ma una vocazione. Si accostano ogni giorno ai bambini in nome dell’accoglienza e della comprensione reciproca, come voleva Benedetta Cambiagio, la fondatrice delle suore benedettine della Provvidenza. Questa è la vita delle insegnanti e delle suore dell’istituto omonimo, in via della Moletta 10, che quest’anno festeggia il novantesimo anniversario dalla fondazione. Incastonato tra i palazzi della Garbatella nuova, l’edificio è poco appariscente. Una volta entrati, però, si rimane colpiti dalla vivacità degli ambienti interni, dai lavoretti dei bambini appesi ai muri, dalle pareti colorate, dalle porte con sopra disegnati pesciolini e panda (i due nomi che, al posto delle lettere, stanno ad indicare le due sezioni della scuola dell’infanzia.)

La congregazione delle Suore della Provvidenza, fondata nel 1838, si dimostra ogni giorno fedele alla sua missione: essere vicina ai bambini e ben ancorata alla realtà. Benedetta Cambiagio, del resto, è stata una suora un po’ sopra le righe. Sposata nel 1816 con un uomo fortemente cattolico, che la sostenne sempre, comprese di essere destinata ad aiutare i meno fortunati. Così i due decisero congiuntamente di separare le proprie strade e prendere i voti. Nel 1827 Benedetta Cambiagio fondò a Pavia la prima scuola popolare della città, con l’obiettivo di accogliere ragazze abbandonate e restituire loro dignità. E nel 1934, proprio cent’anni fa, lo spirito di questa missione sbarcava alla Garbatella, un quartiere povero e popolare, dove spesso i bambini venivano lasciati a se stessi.

“La nostra scuola si caratterizza per apertura e accoglienza, vogliamo che i bambini siano felici di venire qui” spiega suor Paolina, la direttrice dell’istituto, percorrendo il corridoio che collega le aule. Nelle stanze i banchi non solo disposti in file orizzontali, ma accostati uno accanto all’altro, lungo le pareti laterali o a spina di pesce. “Questa organizzazione dello spazio serve a coinvolgere di più i bambini e permette di farli lavorare in gruppo” spiega un’insegnante. Nella scuola le maestre laiche lavorano gomito a gomito con le religiose. “Sono sempre stata una cattolica anomala” dice la maestra Mariangela Topa, “ho sempre diffidato dei religiosi, ma negli anni di lavoro in questa scuola ho scoperto un carisma diverso: le religiose dell’ordine” prosegue, “non vivono avulse dalla realtà, come spesso accade quando si sceglie il convento, ma calate nella vita del quartiere, dei bambini, delle famiglie con le quali e per le quali affrontano le avversità di cui ogni storia è colma in ogni tempo.”

La scuola non rimane confinata entro le quattro mura di via Moletta – che comunque si sono allargate nel tempo, intorno agli anni ’50, sviluppando una seconda ala a fronte della richiesta crescente – ma si muove nel quartiere e nella città. Ha come punto di riferimento la parrocchia di Santa Galla, sulla Circonvallazione Ostiense, per la messa, il catechismo e le recite scolastiche, che si svolgono nel teatrino “In portico” della parrocchia. Sempre nell’ottica di restare ancorato alla realtà, le suore della Provvidenza organizzano per i bambini gite all’estero, una o due uscite didattiche al mese in giro per Roma, corsi pomeridiani di inglese e di musica. “Siamo anche entrati in contatto col teatro Orione in via Tortona” conclude suor Paolina. “Una classe è stata coinvolta nel progetto di imparare le arie della Tosca, insegnate ai bambini da un cantante del teatro che viene qui nell’istituto. Il nostro obiettivo è anche trasmettere qualcosa di importante che però altrove si sta perdendo: quanti bambini conoscono l’opera?”

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Lavori pubblici: tanti i cantieri aperti nell’Ottavo municipio

di Stefano BAIOCCHI

Dovrebbero partire a breve, alla Garbatella, i lavori di rifacimento del ponte di via Giulio Rocco.
Si tratta di una strada importante che sovrappassando le due linee ferroviarie, la Metro B e la Metro Mare, collega via Alessandro Cialdi con la via Ostiense.

L’appalto è cofinanziato al 50% da Roma Capitale e Regione Lazio per un importo totale di 4,8 milioni di euro. In virtù di un accordo con la Regione gli interventi saranno eseguiti da Astral Spa.
I lavori prevedono la completa ristrutturazione dell’infrastruttura con la demolizione delle due attuali campate in cemento armato e della pila centrale presente tra i due fasci di binari. In un secondo momento sarà realizzato un nuovo impalcato in acciaio costituito da una unica campata.

Per una migliore fruibilità stradale e pedonale è previsto l’allargamento delle attuali sedi passando da 6,40 metri a 8 per la piattaforma stradale, e da 1 metro a 2 per ciascuno dei marciapiedi presenti sul ponte. Per ciò che riguarda i tempi di realizzazione dell’opera, si considerano preliminarmente circa 2 mesi per lo spostamento di tutti i sottoservizi presenti sul ponte e successivamente 7 mesi per la demolizione del vecchio impalcato e per la ricostruzione del nuovo.

“Dopo un iter travagliato che ha lasciato sospesa un’opera strategica per la qualità della vita dei cittadini di Ostiense, San Paolo e Garbatella – dichiara il presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri – il via libera da Astral per la partenza del cantiere del nuovo ponte di via Giulio Rocco è una notizia importante. Voglio ringraziare l’assessora Segnalini che dal primo giorno ha preso in carico l’esigenza del territorio nel vedere avviata questa indispensabile opera. Adesso attendiamo con emozione l’avvio del cantiere che ristabilirà una connessione viaria fondamentale”. Il ponte di via Giulio Rocco era rimasto danneggiato dopo gli eventi sismici del 2016, tanto che la forte scossa di terremoto della mattina del 30 ottobre ne aveva determinato l’interdizione al transito dei veicoli.
A proposito di ponti, procedono senza sosta gli interventi al Ponte dell’Industria chiuso dopo l’incendio dell’ottobre del 2021.
Il cantiere legato alle opere per il Giubileo, salvo imprevisti, sarà chiuso nel settembre di quest’anno. Tutto il traffico resta deviato su ponte Testaccio o su Ponte Marconi, mentre i pedoni possono naturalmente continuare ad usufruire del Ponte della Scienza.
Nel frattempo, per una serie di lavori di scavo legati all’alta tensione, resta chiusa nei due sensi la corsia preferenziale della via Ostiense tra la Basilica di San Paolo e la Piramide. Gli autobus sono quindi deviati sulle corsie solitamente riservate alle auto. Secondo quanto riferitoci da negozianti e cittadini che abitano nella zona, ciò sta rallentando il traffico soprattutto nelle ore di punta aumentando l’inquinamento atmosferico e i tempi di percorrenza per il trasporto pubblico.
Intanto i lavori di riqualificazione e ammodernamento in viale Guglielmo Massaia stanno procedendo più o meno secondo la tabella stabilita, ricevendo il plauso degli abitanti per la sistemazione dei marciapiedi e delle alberature. Tuttavia, alcuni cittadini del lotto 28 si sono mobilitati perché preoccupati dalla scomparsa dei posti auto. La creazione di due rotatorie, una all’intersezione con via Roberto de Nobili, l’altra in corrispondenza di via San Lorenzo da Brindisi, e quindi un allargamento dei marciapiedi, secondo quanto riportato, avrebbe ridotto la possibilità di parcheggiare.
Alcuni di loro hanno scritto anche al nostro giornale lamentando, inoltre, lo scarso coinvolgimento degli abitanti della zona.
Mercoledì 13 marzo l’assessore ai lavori pubblici Luca Gasperini si è incontrato con una rappresentanza degli abitanti della zona per affrontare i nodi più difficili della questione.
In questo incontro è emerso che le normative, alle quali le città italiane devono adeguarsi al più presto, prevedono che nell’approssimarsi all’intersezione stradale non debbano essere presenti veicoli parcheggiati. Non è affatto da escludere che in un futuro prossimo gran parte delle intersezioni e degli incroci stradali della città andranno incontro a questo tipo di interventi strutturali.  Tornando al nostro caso specifico, se da un lato di risolve e si riqualifica un’area di pregio del nostro municipio, dall’altro emerge quindi il problema della restrizione dei posti auto.
I cittadini hanno quindi proposto di rendere alcune strade percorribili a senso unico di marcia in modo ridisegnare i posti auto a spina di pesce, aumentando la capienza dei parcheggi.
Ciò naturalmente dovrà essere valutato dall’assessorato e dovrà avvenire di concerto con gli uffici tecnici del Comune e con la Polizia Locale.

All’Ardeatino proseguono i lavori di riqualificazione totale di via Attilio Ambrosini, si tratta di un’importante arteria del municipio che collega piazza del Caravaggio con Viale Pico della Mirandola. Gli interventi, che stanno ricevendo l’approvazione della cittadinanza locale, riguardano il completo rifacimento della sede stradale su entrambe le carreggiate, la ricostruzione e riedificazione delle cosiddette tazze alberate e dello square centrale.
Alcuni abitanti della zona avevano lamentato più volte il dissesto della sede stradale che è causa, oltre che di pericolosi allagamenti in caso di piogge, anche della vibrazione dei palazzi durante il passaggio di autobus o veicoli pesanti. Questi interventi andranno avanti ancora per circa un mese.
Al Tintoretto dovrebbero mancare una ventina di giorni per il termine dei lavori in via Andrea del Castagno, dove è in corso il rifacimento completo dei marciapiedi, la pulizia accurata e approfondita delle caditoie, nonché il rifacimento totale della segnaletica orizzontale e verticale e – cosa molto importante – l’abbattimento delle barriere architettoniche. Successivamente sarà la volta di via Benozzo Gozzoli con le medesime opere.

 

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Un ricordo di Andrea Alesini a cui è intitolato il CTO

di Paola Borghesi

Per gli abitanti del quartiere è noto come l’ospedale della Garbatella, per tutti gli altri è il C.T.O., pochi sanno che il nosocomio di via San Nemesio è intitolato al medico Andrea Alesini.

Classe 1949, il giovane dottor Alesini, romano, dopo gli studi alla Sapienza, non ha iniziato a Roma la sua carriera, ma in Umbria, dove ha lavorato per molti anni nell’ambiente

scolastico, dell’organizzazione sanitaria e della medicina preventiva. La sua fama però si allarga presto oltre i confini regionali. Si inizia a parlare di metodo Alesini grazie alla sua forte convinzione di volere una sanità a misura e al servizio dei cittadini. Il suo obiettivo sfidante è appunto l’umanizzazione delle strutture e delle pratiche sanitarie. Finché nel 1994 viene nominato Direttore generale dell’allora azienda Usl Roma C, la più grande e impegnativa della Capitale.  Tante sono le opere realizzate da Alesini: la prima unità spinale unipolare del Centro Sud (che oggi porta il suo nome), un centro dialisi assistito fuori dall’ambito ospedaliero, l’erogazione dell’assistenza sanitaria di base per immigrati e nomadi avvenuta molto prima della loro regolamentazione, l’apertura di una casa famiglia per pazienti psichiatrici. E tanto altro ancora, perché questo ragazzo dagli occhi azzurrissimi non si fermava davanti agli ostacoli, né cedeva alle lusinghe di chi voleva convertirlo agli interessi della santà privata.

Chi lo ha conosciuto racconta che le riunioni indette da lui non si sapeva mai a che ora finissero, perché il suo entusiasmo lo portava ad approfondire, sviscerare, convincere, con un fervore che si portava appresso dagli anni universitari, gli anni Settanta, che lo hanno visto protagonista delle lotte politiche e sociali. Fervore che, anche in ambienti inamidati come quello del Collegio Permanente per la Formazione in Sanità Pubblica, lo portava ad iniziare un suo intervento con un “compagni …”.

Alesini muore prematuramente nel 1996 all’età di 47 anni. Ma il  ricordo della sua infaticabile passione civile è ancora molto vivo in tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerlo. E, grazie al premio che il Movimento federativo democratico, del cui direttivo Alesini era componente, ha voluto intitolare a suo nome, la sua opera arriva anche alle nuove generazioni. Oggi il Movimento si chiama Cittadinanzattiva e ogni anno dal 1997 conferisce il premio Andrea Alesini a chi si contraddistingue per progetti di “buone pratiche” in ambito sanitario.

Anche la città di Foligno, dove ha lavorato per tanti anni, ha voluto mantenere perenne il ricordo di questo medico dalla grande umanità e professionalità, dedicando a suo nome la sala conferenze dell’ospedale folignate San Giovanni Battista.

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Basket Serie C: Città Futura e San Paolo Ostiense qualificate ai play-in

Si è conclusa la Regular Season della Serie C Unica laziale di pallacanestro, San Paolo Ostiense e Città Futura si sono entrambe qualificate ai play-in, proponendo prestazioni di buon livello e attirando così l’entusiasmo del pubblico che dagli spalti risponde con un tifo appassionato.
Ora arrivano gli incontri cruciali e le cose si fanno più impegnative: le squadre posizionate nelle prime sei posizioni dei due gironi, si giocheranno la fase play-in, per determinare l’accesso ai play-off.
Le dodici squadre qualificate andranno a formare un unico girone e si sfideranno, in incontri di sola andata, contro le formazioni del girone opposto. La nuova classifica sarà determinata dalla somma dei punti acquisiti durante la fase play-in più i punti acquisiti nella Regular Season contro le altre squadre qualificate del proprio girone.

San Paolo Ostiense e Città Futura rispettivamente prima del girone A e terza del B, si sono qualificate e pertanto si sfideranno in un derby che regalerà sicuramente emozioni a tutti gli amanti della palla a spicchi.


San Paolo Ostiense Basket di casa al Palazzetto Claudio Spano, in viale di San Paolo n. 12, chiude al primo posto con 32 punti, frutto di 16 vittorie e 6 sconfitte. Di questi unicamente 12 punti torneranno utili per la classifica play-in conquistati contro: Alfa Omega (93-64/61-74), Lasalle Roma (66-49), Pass Roma (86-66), Basket Cassino (80-69) e Vigna Pia Roma (72-67).

Il coach Carlo Colella, nonostante la sconfitta nell’ultima partita della prima fase, contro Pallacanestro Sora (82-89), si ritiene soddisfatto: “Innanzitutto complimenti a Sora perché ha fatto veramente un’ottima partita; alla fine fortunatamente, non per nostro merito, il risultato non influisce sulla classifica – ci racconta Colella – Ora ci poniamo l’obiettivo di finire nella posizione più alta possibile per accedere ai play-off, noi partiamo a 6 vittorie, ma c’è chi sta meglio. Siamo una buona squadra, esperta, ci giocheremo le nostre carte fino alla fine. Abbiamo una formazione con 6 seniores e alcuni under 19 e 17, l’interazione tra le categorie ha funzionato. I seniores sono stati eccezionali sia per impegno sia per esempio per i giocatori più giovani. Quest’ultimi hanno fatto campionati di Eccellenza molto impegnativi, con trasferte lunghe, però sono sempre stati disponibili e hanno dato una grossa mano nei risultati”. Tra i giocatori in evidenza in questa prima fase, c’è il capitano Riccardo Conte e Gian Marco Miscione che si stanno rivelando tra i migliori realizzatori della Serie.

Città Futura Basket

Dall’altro lato della via Cristoforo Colombo, al Pala Avenali in via dell’Arcadia 108, a gioire per il passaggio alla seconda fase, c’è Città Futura Basket, la squadra neopromossa si è rivelata un’ottima concorrente, conquistando il terzo posto in classifica, alle spalle di Frassati Ciampino a 36 punti e Tiber Basket Roma a 32. Città Futura ha totalizzato 28 punti a fronte di 14 vittorie e 8 sconfitte. Di questi soltanto 6  torneranno utili per la classifica play-in, ossia quelli ottenuti contro: Rim Sport Cerveteri (84-86), Fonte Roma (67-50), Club Basket Frascati (73-74).

Il nostro obiettivo è stato raggiunto brillantemente, quello di qualificarci alla fase play-in e mantenere la categoria – ci racconta il coach Massimo Baralla I ragazzi sono stati bravi, non abbiamo mai sbagliato le partite fondamentali, quelle che dovevamo vincere per metterci in sicurezza. Adesso in queste 6 partite che giocheremo, 3 in casa e 3 in trasferta, cercheremo di recuperare punti fin da subito. Ora viene il bello, non abbiamo più pressione sulle spalle e sono certo che tutti si impegneranno per non sfigurare. Affronteremo anche San Paolo Ostiense, purtroppo in trasferta, in un campo difficile, con una squadra che ha sempre lottato per i vertici della categoria, sarà dura ma daremo il meglio. Ci rammarichiamo un po’ per la formula di questa seconda fase, poiché siamo arrivati terzi con 28 punti e ora ce ne ritroviamo solo 6, al cospetto di altre squadre come Cerveteri ad esempio, che si è piazzata quarta, ma che ora gli sono riconosciuti il doppio dei punti rispetto a noi”.
Tra i giocatori di Città Futura, nota di merito per il capitano Daniele Bonessio, sempre pronto a incoraggiare i compagni e a Federico Pierantoni tra i migliori realizzatori della Serie.

La fase play-in inizia il 23/24 marzo e terminerà il 4/5 maggio, le prime otto squadre classificate saranno ammesse ai play-off per poi giocarsi un posto in Serie B Interregionale.

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La Regina Viarum patrimonio dell’umanità

A luglio arriverà la decisione della commissione Unesco

Con oltre 600 km di lunghezza e quattro regioni attraversate, l’Appia Antica merita davvero il nome che le diedero i romani: Regina Viarum. Il prossimo luglio arriverà il verdetto della commissione UNESCO che sta valutando di nominare il sito patrimonio dell’umanità. Un patrimonio universale che però ha radici nell’VIII Municipio di Roma, dove all’interno del Parco dell’Appia Antica corre un tratto particolarmente notevole di questo tracciato.

“Bisogna ricordare che il Parco dell’Appia Antica rappresenta la porzione maggiore del Municipio VIII” ha detto il capogruppo municipale del PD Flavio Conia.

Ebbene sì: il 70 per cento del Parco appartiene a questo municipio, mentre solo il restante 30 per cento cade nel VII. “Se l’amministrazione locale avesse l’autonomia decisionale di una media città italiana” ha proseguito Conia, “potremmo fare molto per valorizzare questa immensa ricchezza. Al momento mancano persone e risorse.”

Ma manca anche altro. Non esiste un ingresso ampio che permetta ai cittadini di accedere comodamente all’area, come quello di largo Tacchi Venturi nel Municipio VII, il giusto riconoscimento del valore dei resti archeologici: la villa di Massenzio, per esempio, non partecipa alla notte dei musei, perché priva di illuminazione e vincolata all’orario di apertura e chiusura dei parchi pubblici. “A fronte di queste problematiche, il Municipio non deve lasciar carta bianca agli enti” ha ribadito Flavio Conia. “Dobbiamo giocare una partita alta com’è alta la posta in gioco.”

E la posta in gioco è davvero ambiziosa. Se il verdetto della commissione UNESCO sarà positivo, l’Appia Antica diventerà un patrimonio mondiale, meta di turismo anche internazionale. Tutto inizia il 5 maggio 2022, quando l’allora ministro Dario Franceschini avvia l’iter per la candidatura. Nel febbraio 2023, un ulteriore passo: viene depositato a Parigi un dossier con i requisiti del sito, in parte redatti dalla Sovrintendenza capitolina e dagli uffici tecnici dei Municipi I, VII e VIII. Dal 10 al 30 settembre scorso il dottor Sanjin Mihelic, delegato dell’ICOMOS (International Council on Monuments and Sites), ha effettuato sopralluoghi lungo i 22 tratti più rappresentativi dell’antica via, tra Puglia, Basilicata, Campania e Lazio, per terminare nel Parco dell’Appia Antica, che i residenti del Municipio VIII hanno proprio dietro casa.

A luglio si attende il verdetto, ma c’è ancora molta strada da fare

“Nella delibera Caput Mundi del Ministero della Cultura sono previsti interventi coi fondi Pnrr sul parco dell’Appia Antica” ha ricordato Monica Rossi, presidentessa della commissione cultura, “tra cui la valorizzazione del parco degli acquedotti, della villa di Capo di Bove, della dimora grande e piccola sulla basilica di San Sebastiano.”

È stata anche promossa una piattaforma digitale (MuviAppia) con una mappa interattiva dei siti di maggiore interesse. L’intenzione è dare nuova vita alle catacombe, agli scavi archeologici, alle ville, ai mausolei e anche alle Fosse Ardeatine, che si trovano lungo il perimetro del parco.

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Con Alessandro Barbero al Teatro Palladium

 

Il professor Alessandro Barbero e centinaia tra studentesse, studenti e docenti, hanno affollato le mura del Teatro Palladium alla Garbatella nella mattinata di mercoledì 27 febbraio. Un’occasione più unica che rara, quella che si è presentata alle ragazze e ai ragazzi del triennio del Liceo Peano di Via Morandini, in zona Laurentina.

Il professor Barbero

Specializzato in storia del Medioevo, è uno dei professori più autorevoli, ma soprattutto più conosciuti e popolari nell’Italia degli ultimi anni. Ordinario all’Università del Piemonte Orientale, può vantare, oltre che un’altissima carriera accademica e produzione saggistica, di essere una vera e propria star di internet e dei social network. Grazie alla divulgazione delle sue lezioni e video-conferenze sulle piattaforme digitali, la voce di Barbero ha raccontato, e racconta tuttora, i passaggi fondamentali della Storia europea – e non solo – a giovani e meno giovani.

Un’opportunità da non perdere

L’iniziativa nasce proprio in virtù della grande popolarità di Barbero. Alcune studentesse e studenti, infatti, sono riusciti ad entrare in contatto con il Professore strappando la sua disponibilità ad un incontro dal vivo: grazie alla collaborazione con il Municipio VIII e alla Fondazione Teatro Palladium, la scuola ha ottenuto la possibilità di svolgere l’evento all’interno del Teatro, permettendo, così, a molte classi del triennio di partecipare. Una grande opportunità, che l’intera comunità scolastica non si è fatta sfuggire.

 

Foto tratta dal profilo Facebook del Presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri.

Domande e risposte al Teatro Palladium 

A meno di un mese da un’importante commemorazione per il territorio come quella delle Fosse ardeatine, con il Professor Barbero, gli studenti hanno potuto dialogare apertamente intorno ai temi della guerra e delle guerre, e del rapporto che queste hanno con l’informazione. “Guerre attuali e virtuali. Lo storico Alessandro Barbero dialoga con gli studenti del Liceo Peano“, questo il titolo della giornata. Una mattinata che difficilmente dimenticheranno, a discutere insieme intorno ad una lettura storica degli eventi del presente, necessaria per capire le radici profonde dei conflitti attualmente in corso, ma anche le differenze e le similitudini nella percezione e nel racconto dei conflitti di oggi e di ieri.

 

 

 

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“La memoria delle Emozioni” Tappa romana al Teatro Palladium

Quanti hanno sentito parlare del Paese Ritrovato ? “La memoria delle emozioni” è un docufilm che racconta di questo posto speciale.  E sabato 9 marzo p.v. il Teatro Palladium accoglierà la proiezione di questa opera cinematografica presentata al Festival di Venezia ed ora candidata ai David di Donatello.

L’evento è stato organizzato in collaborazione con l’associazione Alzheimer Uniti Roma Aps ed è patrocinato dal Municipio VIII del Comune di Roma.

Il tema del docufilm

“Ne La memoria delle emozioni sono approfondite, grazie a filmati, interviste e storie inedite, le vicende di alcuni residenti del Paese Ritrovato, un villaggio vicino Monza dove vivono persone con Alzheimer – spiega il regista Marco Falorni – Queste persone, con  grande umanità, ci fanno conoscere la loro vita che attraversa momenti di fragilità ed altri più sereni e divertenti.”

Oltre al racconto in prima persona dei residenti, ci sono testimonianze di familiari e di persone che si occupano di chi vive al Paese Ritrovato.

Viene anche coinvolta una voce autorevole come quella del professore Marco Trabucchi e intervengono, con le proprie esperienze familiari, personalità dello spettacolo come  Giulio Scarpati e Diego Dalla Palma.

Tra i protagonisti del documentario c’è anche Enrico Ruggeri con la sua musica. Ruggeri, infatti, ha voluto ambientare proprio al Paese Ritrovato il videoclip del suo ultimo brano “Dimentico”, realizzato da Libero Produzioni e ispirato ad una persona con Alzheimer.

La produzione è di Rai Documentari insieme a Libero Produzioni.

Il tour

La Memoria delle Emozioni sta compiendo un tour in tutta Italia. E’ già stato presentato in diverse città come Milano, Venezia, Monza, Bergamo, Varese.

Inoltre la produzione ha attivato un sito sul quale si possono vedere date e luoghi futuri e  proporre nuove location dove proiettarlo.

E’ un modo per sensibilizzare le persone al tema della malattia e a superare lo stigma che porta i malati e le loro famiglie all’isolamento dalla società.

Il Paese Ritrovato

Il Paese Ritrovato è un progetto che rivoluziona la cultura della cura – spiega Marco Fumagalli della Cooperativa La Meridiana – E’ un villaggio alle porte di Monza che accoglie 64 persone con Alzheimer, una vera e propria cittadina con strade, giardini, cinema, teatro e negozi, come il parrucchiere e il bar, e c’è anche un orto”.

Il villaggio è stato inaugurato nel 2018 grazie al lavoro della Cooperativa La Meridiana che da oltre 45 anni si occupa di assistere e curare le persone anziane, ma anche grazie all’aiuto di cittadini, imprese, enti, associazioni, istituzioni.

La tavola rotonda

Subito dopo la proiezione è prevista una tavola rotonda con il regista , rappresentanti della Cooperativa La Meridiana, di Libero Produzioni, Rai Documentari e altri ospiti.

Parteciperanno, tra gli altri, il Dr Paolo Marin, Presidente dell’Associazione Alzheimer Uniti Roma Aps, e la Prof Luisa Bartorelli, che esporrà il progetto “Garbatella, Comunità amica delle persone con demenza”, sostenuto dal Presidente del Municipio VIII, Amedeo Ciaccheri, per una comunità attenta ai bisogni dei più deboli.

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Festa delle Donne al centro anziani di via Pullino

Non solo balli e partite a carte, al centro anziani di Garbatella in via Pullino. In occasione dell’8 marzo, ci sarà un pomeriggio dedicato al valore e alla forza delle donne, in compagnia dei volontari e degli anziani del centro. Dalle ore 16 alle 19 circa, nell’edificio rosso di via Pullino 95, a due passi dalla fermata della metro, non risuonerà la solita musica da liscio, ma letture sul tema e anche le voci degli interpreti di una breve rappresentazione teatrale.

Donne in cammino – sentieri di pace nella Terra

“Le letture si concentreranno sulla figura della donna nel mondo moderno” ci ha spiegato la volontaria Anca Nitoc, che ha ideato l’iniziativa. “La donna è vista come custode della tradizione, ma anche come motore propulsore per la creazione di una società più giusta ed equa.” Insomma, si guarda al passato per cambiare il futuro e, se possibile, migliorarlo. “È importante continuare a credere in un futuro di uguaglianza e parità, perché non abbiamo ancora raggiunto completamente questo obiettivo” ha ricordato. Propositiva e ottimista, Anca Nitoc ha prestato particolare attenzione anche alla Carta della Terra, documento promosso dall’Onu per ribadire l’importanza della collaborazione internazionale per costruire una società più sostenibile. “Parleremo anche di ambiente” ha concluso la volontaria. “Tra poco, il 22 aprile, ricorrerà la Giornata della Terra.”

Una festa per tutti

Il centro anziani Pullino è lieto di aprirsi alla cittadinanza, alle donne ma non solo, a tutti coloro che vorranno entrare per partecipare alla festa. Tra letture e visite dei rappresentati del Municipio VIII, che sono stati invitati, il centro anziani offrirà un rinfresco a tutti gli ospiti. “La domanda è: perché abbiamo organizzato questa festa?” ci ha raccontato il direttore del centro, Giorgio Tribuzio. “Per far sapere al mondo che la donna vale!” La frase risuona come una sentenza. “In realtà non è il primo anno che ci diamo da fare per l’8 marzo” ha proseguito il presidente, più pacato. “In passato abbiamo organizzato balli o brevi spettacoli teatrali, ma l’iniziativa di quest’anno è decisamente più articolata. Abbiamo avuto la fortuna di incontrare una volontaria, Anca Nitoc, che ce l’ha proposta e organizzata.” Per tutti coloro che considerano il Pullino non solo un centro anziani ma un riferimento per l’intero quartiere, le porte dell’antico casale l’8 marzo sono aperte.

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Nello ‘scheletro di cemento’ di via Cerbara un Ospedale e una Casa di Comunità

Si apre il cantiere nell’area abbandonata del cosiddetto ‘scheletro in cemento armato’ in via Giuseppe Cerbara a Tor Marancia, di proprietà dell’Istituto Romano di San Michele. Lo spazio è stato individuato dalla Asl Rm 2 per la realizzazione di una Casa di Comunità di 750 metri quadrati e un Ospedale di Comunità di altrettanti 1.800.
Si tratta di un investimento da sette milioni di euro, finanziato con i fondi del Pnrr. Il cantiere dovrebbe chiudersi entro il 31 dicembre 2025, per essere inaugurato agli abitanti nel 2026.

Cosa sono la Casa e l’Ospedale di Comunità?

Per Casa e Ospedale di Comunità si intendono delle strutture sanitarie di ricovero della rete di assistenza territoriale che svolgono una funzione intermedia tra il domicilio e il ricovero ospedaliero.
Sono rivolte a pazienti che, a seguito di un episodio di acuzie minore o per la riacutizzazione di patologie croniche, necessitano di interventi sanitari a bassa intensità clinica potenzialmente erogabili a domicilio, ma che necessitano di assistenza e sorveglianza sanitaria infermieristica continuativa, anche notturna, non erogabile a domicilio o in mancanza di idoneità del domicilio stesso (strutturale o familiare).
Prevedono un modello di intervento multidisciplinare e al suo interno si troveranno équipe multiprofessionali composte da medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali, infermieri e psicologi.

Le dichiarazioni di Libanori il Presidente dell’Asp San Michele

Un passo avanti per il potenziamento dell’assistenza territoriale. Contribuiamo in modo significativo al rilancio e allo sviluppo delle attività socio-sanitarie-assistenziali del territorio – Lo dichiara Giovanni Libanori il Presidente dell’Asp San Michele – Il progetto in questione è finanziato con le risorse del Pnrr, consiste nella realizzazione di un’importante struttura socio-sanitaria all’interno del Comprensorio Istituzionale dell’Asp, da ultimare entro il 31 dicembre 2025.
Le recenti interlocuzioni tra l’Asp e la Asl Rm 2, finalizzate al raggiungimento di un accordo sul completamento delle opere e alla contestuale riconversione della destinazione d’uso originaria dell’opera, hanno condotto prima alla stipula di un protocollo d’intesa e successivamente alla sottoscrizione di un contratto di comodato d’uso gratuito di durata trentennale dell’area ove realizzare la nuova struttura sanitaria.
L’intervento per il recupero della struttura in cemento armato va sempre più nella direzione di una reale integrazione e risulta funzionale e strategico anche rispetto alla mission dell’Asp, ovvero quella di assicurare una migliore qualità della vita alla nostra comunità. Grazie a questo accordo, – conclude il Presidente Libanori – dunque, oltre alle prestazioni che vengono già erogate direttamente dal San Michele, che gestisce una Rsa e una Casa di Riposo per complessivi 120 posti, fino al 2053 i cittadini potranno avvalersi anche di ulteriori servizi all’interno del Comprensorio. Un passo avanti per il potenziamento dell’assistenza territoriale”.

La  storia incompiuta dello scheletro

Nel novembre del 1977 l’amministrazione dell’immenso patrimonio delle Ipab (Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza) passa dallo Stato alle Regioni. Di questi beni fa parte anche l’istituto Romano di San Michele oggi Azienda pubblica di Servizi alla Persona, un complesso edilizio che si estende su un’area di 120 mila metri quadri, con dodici palazzine, un teatro, una chiesa e un centro sportivo.
Nell’area di via Cerbara nel 1988 si avvia un progetto per costruire una residenza sanitaria assistenziale per anziani disabili con trentadue posti letto; nel 1993, grazie ad un finanziamento regionale di circa due miliardi di lire, partono i lavori ma, nel 1998, a causa di un contenzioso con la ditta edile, i lavori vengono interrotti.
Nel frattempo cambiano le disposizioni per la costruzione e i finanziamenti sono improvvisamente insufficienti alla realizzazione della Rsa.
È così che il quartiere si è ritrovato con un’ulteriore struttura incompiuta, che ancora oggi è visibile in via Giuseppe Cerbara, dove uno scheletro di cemento armato abbandonato da quasi trent’anni ci ricorda che danni può fare una improvvida gestione delle risorse pubbliche.

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Incontro al circolo Pd di Tor Marancia tra amministratori e cittadini su piazza dei Navigatori

Tra buoni propositi dell’amministrazione municipale e malcontento dei residenti continuano i lavori nell’area di Piazza dei Navigatori. Giovedì 15 febbraio se n’è parlato al circolo del Partito Democratico Nilde Iotti di viale di Tor Marancia 121 in un incontro al quale hanno partecipato l’assessore capitolino all’Urbanistica della giunta Gualtieri Maurizio Veloccia, gli assessori del Municipio VIII Claudio Mannarino e Luca Gasperini, il presidente Amedeo Ciaccheri e una trentina di cittadini.

riunione pd lavori piazza dei navigatori

Recuperare i progetti delle giunte precedenti e portarli a termine. Questa sembra la linea adottata dagli amministratori municipali. “Non sempre ti trovi davanti progetti ben fatti” ha sostenuto l’assessore ai Lavori Pubblici Luca Gasperini, “non è sempre facile ereditare e dare seguito all’operato di chi ti ha preceduto.”

I lavori di piazza dei Navigatori hanno infatti una lunga storia, fatta di rallentamenti e convenzioni scadute. “La prima convenzione è stata sottoscritta nel 2002” ha ricordato Maurizio Veloccia, assessore all’Urbanistica di Roma Capitale, “ma purtroppo Roma pullula di progetti firmati e lasciati lì, una pratica dannosa che genera disinteresse da parte dei grandi investitori.”

La convenzione, rinnovata nel 2018, ha una durata di dieci anni, ma la maggior parte degli interventi verranno portati a termine entro il 2025, assicura la giunta municipale. Amedeo Ciaccheri ha ricordato che la città, sotto l’amministrazione Gualtieri, ha vissuto un periodo di forte ripresa nelle opere pubbliche. “La città si è riempita di cantieri, basta pensare agli interventi a piazza Venezia” ha confermato Veloccia.

Il nuovo assetto di piazza dei Navigatori

I lavori non modificheranno solo l’assetto di piazza dei Navigatori, ma dell’intero quadrante a ridosso della Cristoforo Colombo compreso tra viale di Tor Marancia e via delle Sette Chiese. La prima novità, di cui i residenti non potranno non accorgersi, è l’edificazione della cosiddetta “Foresta romana”, progetto di architettura green firmato da Mario Cucinella, che al Municipio VIII ormai è di casa: tre anni fa ha infatti progettato il palazzo di vetro del nuovo rettorato di Roma Tre sull’Ostiense.

La Foresta Romana – il cui nome ufficiale è Fo.Ro, sì, come quello di Augusto – comprende palazzi di oltre dieci piani, che ospiteranno abitazioni di lusso e attività commerciali, oltre a mille metri quadrati di social housing. “Il progetto è ispirato al bosco verticale di Milano, per Roma è una grande opportunità” ha affermato Maurizio Veloccia. “È un obbrobrio destinato a residenze di lusso” ha ribattuto un cittadino nel corso del confronto. Tra le preoccupazioni dei residenti, l’aumento smisurato degli abitanti, con conseguenti problemi di traffico, rumore e mancanza di posti auto.

Come sarà la Foresta Romana (Fo.Ro.)

Ma nell’ambito di questi cantieri, come compensazione e per valorizzare il territorio, verranno riservati anche 16.000 metri quadrati alle aree verdi e 12.000 ai parcheggi pubblici. Il progetto prevede tra l’altro la riedificazione della bocciofila su via delle Sette chiese, l’introduzione di un parco per bambini su via Marco e Marcelliano e la riqualificazione del mercato rionale vicino a largo Bompiani.

Si sta inoltre lavorando al miglioramento della viabilità all’incrocio tra via Cristoforo Colombo e viale di Tor Marancia. Il progetto prevede che gli autisti, arrivando da San Giovanni, non potranno più svoltare a sinistra. Per raggiungere Tor Marancia dovranno immettersi nella laterale a destra, passare per via Giovanni Genocchi, quindi attraversare la Colombo. “Questa trasformazione semplifica la viabilità. Bisogna evitare che si formi un tappo sulla Colombo e smaltire il traffico” ha commentato Veloccia.

Per aumentare lo spazio verde e restituire piazza dei Navigatori ai cittadini, inoltre, si introdurrà un giardino e un’area pedonale davanti alla storica pizzeria “L’ardito”. Via delle Sette Chiese passerà alle spalle del locale. Si prosegue intanto con gli interventi davanti ai palazzi storici, con l’aumento dell’illuminazione e la piantumazione dell’area. Ma questo è diventato un terreno delicato, da quando lo scorso dicembre circa 400 residenti hanno firmato una petizione contro gli interventi per chiedere “una vera riqualificazione.”

lavori piazza dei navigatori
Il nuovo viale di fronte i palazzi storici

Anche giovedì scorso è emerso il malcontento dei cittadini. “Ci innervosisce sentire che avete aumentato il verde, quando il parco adesso è attraversato da una strada larga quattro metri e mezzo” ha ricordato un cittadino. “Ci avete tolto l’aria” ha lamentato un’altra residente, “prima avevano un piccolo giardino sotto casa, indispensabile per proteggere i palazzi dal caldo e dai rumori della Colombo, mentre adesso ci affacciamo su una strada e un parcheggio.” L’assessore all’ambiente Claudio Mannarino ha ribadito che l’area verde non ha subito riduzioni, e Luca Gasperini si è mostrato disponibile per un ulteriore confronto.

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Passeggiate e mostre in occasione dei 104 anni di Garbatella

Cento anni fa Garbatella non aveva neanche un nome. Doveva chiamarsi Concordia o Remuria in ossequio alla propaganda fascista. Adesso non solo ha una storia, come i monumentali quartieri del centro, ma anche un’identità riconoscibile che altrove spesso manca. In occasione del 104esimo anniversario della fondazione, sono molte le iniziative partite dal basso, ideate e gestite dai cittadini che ogni giorno attraverseranno piazza Bartolomeo Romano e i lotti popolari Ater. Per conoscere un quartiere si possono leggere libri o fare visite guidate, come sta andando di moda negli ultimi anni, ma cosa può sostituire i racconti dei suoi stessi abitanti?

Piazza Brin

Persone e luoghi significativi

Quest’anno per la prima volta verrà assegnato un premio a persone significative per il quartiere. “De Garbatella li mejo fiori” è in cerca di candidature: il 17 febbraio sarà possibile proporle presso gli esercizi commerciali della zona. Le votazioni avverranno tramite bussolotti e il vincitore verrà nominato il 16 marzo. Ma i volti delle persone accompagnano gli sviluppi di un quartiere tanto quanto i volti delle abitazioni e degli edifici pubblici. “Quanto sarebbe bello un film fatto solo di case” recita Nanni Moretti in Caro Diario, passando in vespa sulla Circonvallazione Ostiense. E in effetti gli edifici dicono molto, non c’è “garbatellano” che non conosca l’orologio dell’albergo rosso, la facciata armoniosa del Palladium o l’ingresso un po’ impropriamente solenne degli ex bagni pubblici. Sabato prossimo alle 10:30 partirà proprio dal teatro di piazza B. Romano una passeggiata che toccherà i luoghi più iconici della borgata giardino.

Cinema Garbatella poi Palladium
Il cinema teatro, attuale “Palladium”

Si andrà a piazza Benedetto Brin, quella del famoso “pincetto” e della prima pietra, una lastra di marmo che, con molta retorica, fa riferimento a un “luogo aprico” dedicato “agli artefici del rinascimento economico della capitale”, ovvero agli operai dell’Ostiense, la sottostante prima zona industriale di Roma. Si arriverà poi a piazza Damiano Sauli, passando per via Francesco Passino, piazza Edoardo Masdea e via delle Sette Chiese, che esiste da quando tutto intorno era campagna e vide il leggendario incontro tra San Filippo Neri e San Carlo Borromeo. La passeggiata comprende dieci tappe ed è organizzata dall’Università Roma Tre, attiva sul territorio. Ma “Garbatella non è un’isola”. Non è un insieme di luoghi e personaggi arroccati nella loro storia di cui sono fieri ma a tratti gelosi. No, è prima di tutto un quartiere aperto alla realtà cittadina e alle contaminazioni. Lo ricorda la conferenza alla Casa della Città di venerdì 16, e lo conferma una caccia al tesoro in programma per domenica 18 organizzata non da una delle numerose associazioni del quartiere, ma da “Cosa vedere a Roma?”, un’agenzia turistica attiva su tutto il territorio della Capitale.

programma iniziative anniversario 2024
Il programma completo (disponibile anche sul sito https://www.comune.roma.it/web/it/notizia.page?contentId=NWS1151416)

Mostre fotografiche

“Io sono una macchina fotografica con l’obiettivo aperto” scrive lo scrittore Isherwood nell’incipit del romanzo Addio a Berlino. Certo le fotografie sono un’ottima testimonianza dei cambiamenti politici e sociali di una città o di un quartiere. Scatti antichi o moderni, firmati da dilettanti o professionisti, come quelli di Zhanna Stankovych sulla Garbatella esposti al Museo delle Mura aureliane fino al 18 febbraio. Le istantanee permettono di cogliere quello su cui l’occhio non sempre si sofferma e che la mente non trattiene. Anziani affacciati alla finestra, bambini che giocano nell’oratorio di Padre Guido, le terrazze assolate dei lotti.

Per questo motivo l’Archivio Flamigni inaugurerà il 16 febbraio la mostra “Garbatella – una storia infinita 1920-1923”, visitabile nel fine settimana e realizzata dall’associazione I.T.A.C.A. e dalla fotografa Francesca Della Rocca. Per tutti gli appassionati dell’ottava arte un altro appuntamento da non saltare è quello di sabato alle 17, presso la fontana di Carlotta, dove verranno raccolte fotografie sul tema “Le bambine dell’altro ieri, di ieri e di oggi”. A piazza Brin, invece, verrà dato spazio ai pittori con un’esposizione di acquerelli. E ancora a piazza Brin, per concludere in pompa magna, lunedì 19 Garbatella spegnerà le candeline sulle note della Banda musicale del Corpo di Polizia. Alla cerimonia saranno presenti anche i bambini delle scuole della zona, che a seguire parteciperanno a una visita guidata per il quartiere.

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La biblioteca Lussu incontra il territorio

Come promuovere la lettura sul territorio? Come avvicinare bambini e ragazzi ai libri senza risultare pesanti o addirittura noiosi? Queste sono le domande su cui ieri 14 febbraio i rappresentanti del Municipio VIII e alcune associazioni del quartiere si sono interrogati presso la biblioteca Joyce Lussu, inaugurata in via Costantino lo scorso ottobre.

L’incontro e le proposte

L’incontro si è tenuto in una sala distaccata del polo bibliotecario con la partecipazione di Maya Vetri e Monica Rossi del Municipio VIII. “Roma Capitale ha sottoscritto un Patto per la lettura” ha ricordato l’assessore alla cultura in apertura. “È la lettura che deve incontrare le persone, noi siamo qui per vedere cosa possiamo fare a livello municipale.” Sono quindi intervenuti i rappresentanti delle associazioni culturali con le loro proposte, delineando un 2024 ricco di iniziative.

incontro associazioni biblioteca Lussu 14 02 2024

Il “Centro Olistico Essenzia”, con sede in via Francesco Giangiacomo 20, proporrà la lettura di poesie. “La voce di Rita”, invece, organizzerà quattro dibattiti proprio all’interno della biblioteca – il primo marzo, il 5 aprile, il 3 maggio e il 5 giugno. “Di’gayproject” è particolarmente sensibile alle tematiche LGBT, e proporrà degli incontri sul tema. Molte sono le associazioni che si rivolgono ai bambini, come “Sahajayoga” o “Il tempo ritrovato”.

È intervenuta anche Anna Maria Baiocchi di Legambiente, che da quattro anni all’interno dell’area verde degli orti urbani propone, oltre ad incontri di approfondimento sulla questione ambientale, presentazione di libri pubblicati da piccoli editori, grazie alla collaborazione della scrittrice Serena D’Arbela. “Abbiamo notato che lo spazio all’aperto attira molte persone, soprattutto dopo la pandemia” ha detto la Baiocchi. “Potrebbe essere un modo per avvicinare i bambini ai nostri progetti culturali.” Da qui è iniziato il confronto tra le associazioni. Tra le altre proposte, quella di avvicinare i giovani alla lettura tramite l’arte, la musica e i fumetti.

In ricordo del consultorio com’era

In chiusura l’assessore Vetri ha ricordato la situazione del consultorio in largo delle Sette Chiese, depotenziato dall’Asl a causa di carenza di personale. “È importante conservare memoria di quello che il consultorio ha rappresentato fino a poco tempo fa, per trasmetterlo alle giovani generazioni che spesso non sanno neanche cosa sia un consultorio familiare” ha detto l’assessore. Per chiunque abbia del materiale a disposizione sulla storia di questo luogo, il Municipio si è mostrato disponibile a raccoglierlo in vista di un’eventuale esposizione. “La memoria è alla base dell’azione politica” ha continuato Vetri. “Noi continueremo a batterci per il consultorio, ma è importante anche ricordare la storia che ci precede.”

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Il 104 esimo compleanno della Garbatella con l’associazione AreaM arte e architettura

Garbatella si prepara a spegnere la 104esima candelina in compagnia delle associazioni del quartiere e dei rappresentanti del Municipio VIII. Il programma è ampio e articolato.

Garbatella (non) è un’isola

Si inizierà venerdì 16 con una conferenza organizzata dall’associazione AreaM arte e architettura in collaborazione col Municipio VIII e l’Università Sapienza di Roma. L’incontro, che si terrà alle ore 15:00 nella Casa della città in piazza Giovanni da Verrazzano 7, ha un titolo che è tutto un programma: “Garbatella (non) è un’isola”. Quanti discorsi, libri, fotografie presentano Garbatella come un mondo chiuso in sé, un microcosmo miracolosamente distante dalla frenesia della città?

“Il nostro obiettivo è dimostrare il contrario” ci ha spiegato Luisa Mutti, architetto membro dell’associazione. “Garbatella sicuramente è un’isola per l’architettura peculiare dei lotti Ater, per l’assenza di grandi strade, e anche per certi aspetti della vita delle persone, ma bisogna anche ricordare quanto si sia aperta alla città negli ultimi anni, tramite continue contaminazioni. Abbiamo scelto di ospitare alcuni professori della Sapienza e di invitare la rettrice Antonella Polimeni perché è da questo ateneo che viene un forte interesse, a partire dagli anni ’90, per l’architettura del nostro quartiere.”

È proprio allo stato attuale della Borgata Giardino che è dedicato l’intervento della professoressa Alessandra De Rose, che parlerà dei recenti cambiamenti demografici. Si proseguirà con la storia della fondazione Aamod, attiva dagli anni ’70 con l’impegno di conservare il patrimonio audiovisivo del movimento operaio e democratico, raccontata dal responsabile Claudio Olivieri. A seguire, il rapporto tra cultura di quartiere e cultura metropolitana, oggetto dell’intervento della professoressa Silvia Lucciarini.

Pietra della fondazione della Garbatella, a piazza Brin

Garbatella, dunque, non è un’isola. Le persone, le tendenze, i contesti sociali sono profondamente cambiati nel corso del tempo. “E perfino a livello architettonico c’è stata una grande trasformazione”, ha ricordato Luisa Mutti, “basta pensare alla Garbatella moderna vicino alla fermata della metro.” Degli spazi comuni e degli spazi pubblici parlerà Maria Teresa Cutri, del Centro studi sul moderno. Maria Paola Pagliari e Piero Fumo, invece, interverranno sul rapporto tra le case della Borgata Giardino e l’architettura della città. E infine il ruolo del quartiere nei media, esposto da Valentina Piscitelli e dal giornalista Gianni Rivolta, direttore di Cara Garbatella.

La mostra La Garbatella ha 104 anni

Non è mai troppo tardi. “Quando Garbatella ha compiuto cento anni, noi non eravamo ancora un’associazione e non abbiamo avuto modo di organizzare nulla” ha proseguito Luisa Mutti. Ma AreaM vuole rimettersi in pari, si rimbocca le maniche e in occasione del 104° compleanno del quartiere organizza una mostra di quadri dedicata alla Borgata Giardino, visitabile il 17 e il 18 febbraio dalle ore 17:00 alle 19:00 in via Giuseppe Candeo 18 e via Nicolò da Pistoia 18.

mostra 104esimo compleanno garbatella

La mostra, a cui hanno contribuito ventisei artisti, ha visto la partecipazione di CosArte Spazio Creativo e dei 100 pittori di via Margutta, associazione di cui faceva parte anche Carlo Acciari. “E’ proprio alla memoria di questo grande artista che abbiamo voluto dedicare l’iniziativa” ha spiegato Luisa Mutti. Scomparso nel 2009, Acciari ha raffigurato Garbatella in numerose opere e in piazza Ricoldo da Montecroce è presente una targa a lui dedicata.

Per concludere la rassegna, domenica 18 febbraio Valeria Annecchino, presidente de “Il Salotto di Diotima”, e i maestri d’arte Simona Gloriani e Walter Necchi nomineranno un vincitore tra gli artisti che hanno partecipato all’esposizione.

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In ricordo del partigiano della Garbatella Libero Natalini

Dopo l’installazione delle due pietre d’inciampo in via Massaia per i patrioti Libero De Angelis e Giuseppe Felici, nella storica sede del Circolo dei Socialisti in via Edgardo Ferrati 12, si è tenuta una giornata commemorativa in ricordo di “Gregorio”. Così veniva chiamato sul campo di battaglia Libero Natalini, figura di spicco della Resistenza romana e figlio della Garbatella, alla cui memoria il Municipio ha già dedicato una targa a piazza Benedetto Brin, nelle vicinanze della sua dimora.

L’evento, organizzato da Cara Garbatella con l’associazione culturale Forum Terzo Millennio e il patrocinio del Municipio, ha visto la partecipazione dei due figli Giulio e Sandro, che con commozione hanno ricordato la figura di Libero, venuto a mancare nell’ottobre del 2003. “Nostro padre ci ha trasmesso l’amore per la democrazia, la libertà e la giustizia sociale. Per noi è un atto dovuto onorare la sua memoria”.

La relazione di Gianni Rivolta

Durante la conferenza, accompagnato da immagini d’archivio selezionate da Giancarlo Proietti direttore editoriale di Cara Garbatella, il giornalista Gianni Rivolta ha ripercorso la biografia del partigiano, soffermandosi anche su due episodi inediti, ricavati da una raccolta di interviste a Libero Natalini del 1986 rilasciate ad Aldo Santini, militante del Pci della Villetta prematuramente scomparso. Il primo risale al 13 marzo del ’44, quando al mattino, dopo una riunione del gruppo operativo della Garbatella, Libero viene avvertito da Raffaella Chiatti, la sora Lella, della presenza di un gruppo di tedeschi nei pressi della sua casa in via di Sant’Emerita al lotto 4. Fortunatamente “Gregorio” riuscirà a scappare e a rifugiarsi a casa dello zio in vicolo del Cinque a Trastevere. Il secondo risale al 3 aprile, quando avviene l’arresto da parte di Veronesi, maresciallo delle SS italiane, di Pietro Asdrubalini gerente dei bagni pubblici della Garbatella e appartenente al Partito Socialista clandestino. Quest’ultimo, nonostante conoscesse il repubblichino che lavorava per l’Icp, venne comunque portato nella prigione-lagher di via Tasso e, dopo essere passato per le torture dei tedeschi, confessò i nomi dei partigiani più in vista della Settima zona con cui teneva i contatti clandestini e rivelò i luoghi dei depositi delle loro armi. Tuttavia, la moglie dell’Asdrubalini sora Bice cercò di organizzare un incontro con Libero per avvisarlo di essere ricercato dai tedeschi. Dopo questi fatti la Settima zona dei Gap subì una forte battuta d’arresto nelle azioni di sabotaggio contro gli occupanti tedeschi e nelle attività di propaganda.

Gli intervenuti

All’incontro sono intervenuti Giovanna Mirella Arcidiacono, presidente dell’associazione culturale “Il Tempo Ritrovato”, che ha ricordato l’impegno e il supporto di Vera Rocchi, moglie di Libero Natalini, nell’attività partigiana e nella vita politica anche dopo la liberazione, l’ex dirigente Anpi Aladino Lombardi e il Presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri. “Insieme ai cittadini stiamo facendo un lavoro che esce dalle maglie della formalità istituzionale” ha affermato il mini sindaco. “Nell’VIII Municipio – prosegue – il tema della memoria è fortemente radicato nel territorio e nella coscienza di tutte quelle donne e quegli uomini che negli anni hanno contribuito a mantenere solidi e a trasmettere alle nuove generazioni i valori su cui si fonda la storia resistenziale, antifascista e democratica di questa zona. Le biografie dei partigiani – conclude Ciaccheri – sono un patrimonio di cui abbiamo la necessità e il dovere di prenderci cura per continuare a coltivare un senso di appartenenza, coscienza e consapevolezza dei luoghi in cui viviamo”.

La biografia

Libero Natalini nasce a Genazzano il 9 febbraio 1916. Si traferisce da giovanissimo con la famiglia alla Garbatella, nel primo nucleo di case Icp intorno a Piazza Benedetto Brin. Abita in quei lotti fino ai primi anni ’60, quando gli edifici verranno demoliti e Libero si traferirà in via Antonio Rubino. Nel 1934, durante il servizio militare a Civitavecchia, si avvicina alle idee comuniste e inizia la vita cospirativa rendendosi subito attivo nei quartieri operai e nelle università. Dall’8 settembre ’43, giorno dell’armistizio, combatte contro i tedeschi sulla via Ostiense, a porta San Paolo e organizza i Gap di zona Garbatella, Ostiense, San Paolo, Tormarancia, Testaccio e San Saba. In seguito, con il nome di battaglia di “Gregorio”, collaborerà anche ai Gap centrali. E per il suo impegno antifascista e l’attività partigiana gli sarà conferita la Croce al Merito di guerra. Il 4 giugno del ’44, quando gli americani stanno per entrare in città, Libero fa parte del gruppo di persone che occupa l’ex casa del fascio in via Passino, l’odierna Villetta. La struttura, un vecchio casale di campagna, da allora sarà la sezione storica dei comunisti del quartiere, di cui egli più avanti sarà anche segretario. Nel 1957, dopo l’entrata dei carri armati sovietici a Budapest in Ungheria, decide di
lasciare il Pci e aderire al Partito Socialista, mantenendo per anni il suo impegno politico e sindacale nella Cgil.

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