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“Fantasmi e altri animali” il libro di Dario Ronzani

Un autore che si definisce “cantastorie” e un libro che parla di assenze, ambiguità e metamorfosi: questi saranno i protagonisti della presentazione di “Fantasmi e altri animali”, raccolta di racconti di Dario Ronzani. L’evento si terrà il 24 maggio alle 18:30 in via Portuense 47 e prevede, oltre agli interventi dell’autore e della giornalista Veronica di Benedetto Montaccini, la lettura di passi scelti con accompagnamento musicale. “Ho organizzato in questo modo la serata perché anche la lettura ha una sua musicalità” ci ha raccontato Ronzani, che nasce come musicista e quindi con note e spartiti ha una certa familiarità. “Credo addirittura che scrivere sia un modo diverso di suonare. La scrittura, come la musica, ha un suo ritmo che non può essere spezzato. Per questo mi definisco cantastorie.”

Tra realismo magico, cronaca e vita vissuta

Sulla scia del realismo magico, “Fantasmi e altri animali” descrive una realtà continuamente attraversata dal mistero e dall’ambiguità. “Non sono gli spettri di Poe o Lovecraft” ha spiegato l’autore, “per me i fantasmi sono crepe della realtà, cioè assenze, ricordi, incertezze.”

Si tratta dunque di fantasmi reali, che vivono tra noi e anzi sono parte di noi, e che popolano soprattutto la prima parte della raccolta. Nella seconda, è l’elemento fantastico a esplodere, tramite storie di donne che si trasformano negli “altri animali” suggeriti dal titolo. “La metamorfosi, che da Ovidio ad Apuleio fino a Kafka ha una lunga tradizione letteraria, nella mia raccolta permette alle protagoniste di affrontare un dolore e di andare avanti” ha proseguito l’autore. “Alla base di questo libro c’è molta letteratura argentina, autori come Borges, Casares e Cortazar. E poi la lettura di Marquez, che ha cambiato profondamente il mio stile.”

Solo lo stile, però. Le idee, invece, per Ronzani nascono non dalla letteratura ma sempre da elementi di vita vissuta. “Per esempio un animale, una strada, uno sconosciuto che incontro o un articolo di cronaca che leggo” ci ha spiegato. Il legame con la cronaca è particolarmente evidente nel primo racconto, che affronta il tema dei desaparecidos argentini e dei militari che fuggirono in Europa dopo la caduta del regime di Videla. Ma per questo racconto, che dall’Argentina approda alla Garbatella, anche le strade e i lotti della Borgata Giardino hanno rappresentato fonte di ispirazione continua.

Ronzani e la Garbatella

Garbatella non solo è il quartiere in cui Ronzani vive, ma anche luogo di incontro e stimoli culturali, ispirazione e riflessione. “Un quartiere molto poetico” l’ha descritto, “qui a Garbatella anche le persone umili trasmettono un grado di poesia altissimo. Il legame col quartiere” ha concluso, “è particolarmente evidente nel primo racconto. Per la protagonista Garbatella è come un vestito, e sarebbe impossibile immaginarla in un altro contesto. La sua visione del mondo è il riflesso dei luoghi in cui vive.”

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Bo ed Eva, cinquecento firme per i due cani dell’Istituto Garibaldi

Chi potrebbe pensare che il destino di due cani diventi un caso politico e mobiliti oltre cinquecento persone? È quello che è accaduto per Bo ed Eva, i due cani che vivevano nel maneggio abbandonato nell’aria circostante all’istituto agrario Garibaldi. La situazione inizia ad emergere lo scorso novembre, quando il Preside segnala lo stato di abbandono del maneggio, distrutto in un incendio nel 2014, e fa rimuovere la recinzione che lo circonda. A questo punto scendono in campo i rappresentanti locali di Forza Italia, che a febbraio entrano nell’area e, constatandone lo stato di degrado, sollecitano l’intervento dell’Asl.

Due forze politiche e la petizione su change.org

“È una situazione assolutamente inaccettabile, perché rappresenta un pericolo per la salute e la sicurezza delle centinaia di studenti che frequentano la scuola” scrivono i consiglieri FI Caterina Benetti e Matteo Bruno in una lettera al primo cittadino di Roma Roberto Gualtieri. “Al momento” spiegava Benetti a fine febbraio a Roma Today, “non abbiamo ancora ricevuto una risposta dal sindaco, ma non c’è più tempo. Nell’area si trovano anche due cani di grossa taglia.”

Il maneggio abbandonato aveva tutto l’aspetto di una discarica: rifiuti abbandonati e carcasse di animali. In questo contesto, accanto a una colonia felina regolarmente registrata, vivevano anche Bo ed Eva che, a seguito di un sopralluogo dell’Asl, sarebbero stati portati al canile di Muratella. Ma così non è stato.

A intervenire è la consigliera della lista Calenda Simonetta Novi, che a febbraio mette su un gruppo di volontari per curare i due animali e in seguito contatta la garante per i diritti degli animali, Patrizia Prestipino, nominata lo scorso marzo dal sindaco Gualtieri.

Quando arriva la notizia che gli animali sarebbero stati portati a Muratella, su iniziativa della consigliera Novi parte una petizione su change.org che in meno di ventiquattr’ore raggiunge le 500 firme. “I cittadini hanno proposto di realizzare a proprie spese un recinto tutto per loro, per evitare qualunque problematica con i cani di famiglia che passeggiano regolarmente dentro l’Istituto Agrario” si legge nel testo della petizione. “I due cani adesso vivono nel cortile di una volontaria” ci ha spiegato la Novi, “purtroppo sono anziani e non sono abituati a vivere in un appartamento, quindi è molto difficile trovare qualcuno disposto ad adottarli. La volontaria ci ha fatto sapere che rifiutano di mangiare a causa dell’improvviso trasferimento a cui sono stati sottoposti, e comunque la sistemazione attuale è solo temporanea.”

L’alternativa, comunque, non è più spedirli a Muratella, “in una gabbia di cemento di tre metri quadrati” come si legge nella petizione. La consigliera Novi fa sapere che i due animali potrebbero essere trasferiti in un rifugio di volontari nel basso Lazio. Ma la petizione chiede di più. Prima di tutto che si avvii la pratica per riconoscere Bo ed Eva come cani di quartiere o cani liberi accuditi, come prevede l’articolo 4 della legge regionale 1997 ottobre numero 34. In secondo luogo, che Bo ed Eva diventino “mascotte dell’istituto”, come prosegue il testo della petizione. Per il momento il loro destino è ancora incerto, ma sono tante le persone che l’hanno a cuore.

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Palla al centro e in alto i cuori. Coppa Ago 2024!

DI Claudio D’Aguanno

Le squadre di tre Licei, il sole che batte sul campo di pallone, striscioni e cori, il tifo sugli spalti e il trofeo Roma Junior Club 1972 di nuovo in palio. E’ l’edizione 2024 della Coppa Ago in onda lunedì 13, calcio d’inizio ore 9, sul rettangolo verde di via Costantino 5. Edizione questa numero sei che conferma, dopo gli anni grigi del covid, la forza dell’affetto portato al capitano dai ragazzi con i docenti delle scuole coinvolte, il positivo sostegno di tutto il Municipio di Roma VIII e in particolare del suo presidente Amedeo Ciaccheri, l’impegno di tante persone unite nel ricordo di Agostino ragazzo, cresciuto tra Tor Marancia e Garbatella tra campi sterrati e d’Oratorio.

A sinistra: la squadra del Borromini al RJC 1972.  A destra: Coppa Ago 2023 Ubaldo Righetti consegna la Coppa RJC 1972 a Sofia Bosman del Liceo Socrate

“La memoria –si ripete spesso nei quartieri popolari- è un ingranaggio collettivo” e la tradizione di questo torneo, il suo racconto, lo conferma. Ma senza la passione e la competenza di Massimo Pelliccia questa coppa non avrebbe mai ripreso luce. È stata infatti sua la riscoperta del trofeo dimenticato, finito abbandonato e dismesso in un corridoio secondario del Liceo Caravaggio, ultimo domicilio conosciuto del Borromini, l’istituto superiore frequentato da Agostino nei suoi anni giovani.

Ed è sempre a Massimo Pelliccia, con il concorso attivo di Luca Di Bartolomei, che si deve l’invenzione del torneo e la forma che ha preso nel tempo. Doveva essere, quello del 2016, appuntamento unico e irripetibile. Una partita secca tra Liceo Socrate e l’Artistico Caravaggio sul campo ex OMI di via Giangiacomo con formazione vincitrice pronta a riconsegnare alla famiglia Di Bartolomei la coppa ritrovata. “E’ una coppa che appartiene a voi studenti –commenta però sulla scena, al momento delle premiazioni, Luca Di Bartolomei- E’ vostra. Rimettetela in palio ogni anno che viene e sempre nel nome di Agostino”.

Agostino Di Bartolomei in una foto inedita archivio di Cara Garbatella
Agostino Di Bartolomei durante un allenamento con la Roma al campo delle Tre Fontane. (Foto inedita, archivio Cara Garbatella)

Di qui la felice epifania d’una competizione che sempre Massimo Pelliccia si preoccupa ogni volta di rinnovare e organizzare. La formula viene da sé: tre scuole convocate, girone semplice all’italiana, partite secche e classifica scritta da scontri diretti e differenza reti. E chi vince festeggia tra gli olè, tiene la coppa in bacheca per un anno per poi, quasi una Rimet di quartiere, rimetterla in concorso la volta successiva.

Quella di quest’anno è appunto l’edizione numero sei. In quelle passate oltre le due scuole d’esordio si sono viste correre anche le maglie orange dell’Itis Armellini, istituto tecnico di buone tradizioni calcistiche, quest’anno sostituito dal Liceo Majorana. Una volta l’ha spuntata il Caravaggio e ben quattro sono stati i successi del Liceo Socrate. Il regolamento prevede che tra gli undici schierati a lottare su ogni pallone ci sia la presenza di una giocatrice. L’anno scorso fu Sofia Bosman del Liceo Socrate, con la fascia di capitana al braccio, a sollevare il trofeo.

Non mancheranno comunque come sempre le presenze romaniste ad arricchire il richiamo della competizione. Dopo i volti di Odoacre Chierico, di Paolo Alberto Faccini, di Ubaldo Righetti e di Giulia Anzalone, questa volta toccherà a Franco Peccenini premiare i vincitori. E toccherà soprattutto alla straordinaria verve di Federica Cicchinelli del “Roma Club Fornaci Agostino Di Bartolomei”, ormai compagna di ventura e salda collaboratrice del torneo, accompagnare questa edizione verso il suo esito più positivo, festa piena di sport e di colori giallorossi.

Programma della giornata – Lunedì 13 maggio

Ore 8:00 Ritrovo al Campo G. Fiorini di via Costantino 5

Ore 8:30 Accesso del pubblico. Presentazione della manifestazione da parte di Massimo Pelliccia.

Saluto di un docente per ognuna delle tre scuole.

Il Liceo Socrate riconsegna la Coppa Ago vinta nella scorsa edizione.

Ore 9:00 Inizio partite.

Ore 12:00 Cerimonia di premiazione a cura di Massimo Pelliccia, Amedeo Ciaccheri, Federica Cicchinelli e l’ospite d’onore Franco Peccenini

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Anche quest’anno il Municipio VIII alla Race for the cure al Circo Massimo

Continua la corsa contro il tumore al seno, e non solo in senso figurato. Domenica 12 maggio il Circo Massimo ospiterà la venticinquesima edizione di Race for the cure, la manifestazione di beneficenza organizzata da Komen Italia per la prevenzione e la cura del tumore al seno. Come gli anni passati, il Municipio VIII parteciperà con una sua squadra. “Abbiamo fatto circolare l’invito anche tra i politici e i dipendenti municipali, ma l’iscrizione è aperta a tutti” ha precisato l’assessora Maya Vetri. Basta andare sul sito: https://www.raceforthecure.it//race/team/23/join/4153/O67EVJ.

Come si svolgerà la giornata

Alla solita camminata di 2 e alla corsa di 5 chilometri, quest’anno è prevista anche una maratona competitiva sui 10 chilometri. L’appuntamento per tutti i partecipanti è in via Petroselli alle ore 10. Da qui si divideranno i tre gruppi, che seguiranno percorsi diversi per ritrovarsi poi tutti al Circo Massimo. La maratona competitiva arriverà a toccare Piazza del Popolo, per poi tornare per via del Babuino e via dei Serpenti, alle spalle del Colosseo. La passeggiata e la corsa non competitiva, invece, si snoderanno tra piazza Venezia e via dei Fori. Il costo dell’iscrizione a una di queste attività, di quindici euro, servirà a finanziare i 1.500 nuovi progetti avviati da Komen in collaborazione col Policlinico Gemelli, per la prevenzione della malattia e il supporto alle pazienti operate.

murale largo sette chiese
Murale realizzato da Komen nel 2021 a largo delle Sette Chiese

Solo in Italia sono 56 mila le donne che combattono contro un tumore al seno, ma l’attività di Komen non è circoscritta al nostro paese. Fondata nel 1982 a Dallas, l’associazione si è man mano diffusa in tutto il mondo, e solo in Italia la Race for the cure, oltre a Roma, coinvolge cinque città – Bari, Bologna, Brescia, Napoli e Matera. A simboleggiare l’impegno preso dall’associazione è il colore rosa, tipico dei manifesti e delle magliette di Komen; colore che riempirà il Circo Massimo già da oggi 9 maggio, col “Villaggio della Salute”, un presidio che offrirà consulenze e prestazioni specialistiche gratuite, la possibilità di donare sangue e servizi di farmacia. Verranno inoltre organizzate attività per bambini, conferenze, progetti di sensibilizzazione su temi disparati, dalla sana alimentazione alla sicurezza stradale. “In questo ambito, il Municipio segnalerà persone in difficoltà per lo screening mammografico” ha proseguito l’assessora Vetri. “Con Komen abbiamo una lunga collaborazione. Basti pensare al murale di largo delle Sette Chiese, realizzato tre anni fa dall’associazione.”

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Una nidiata di falchi sul palazzo della Regione Lazio

Si aggirano rapaci intorno alla Regione Lazio. Ma, questa volta, non si tratta di politici. Ad aver nidificato sul tetto dell’edificio a vetri di via Cristoforo Colombo è una coppia di falchi pellegrini intercettata dall’associazione Ornis Italica. Il nido si trova sotto un condotto dell’aria condizionata, in corrispondenza della lettera G della scritta che campeggia su via Rosa Raimondi Garibaldi. “Teniamo d’occhio questi due esemplari da qualche anno” ci ha raccontato il ricercatore Giacomo Dell’Omo. “In passato avevano provato a stabilirsi anche sul tetto del Ministero dell’Ambiente in via Cristoforo Colombo 44, ma la pioggia aveva disturbato la cova e non erano nati pulcini.”

L’attività di Ornis Italica

Una certa predilezione per le sedi istituzionali, sembrerebbe. Scherzi a parte, gli spostamenti degli uccelli permettono ai ricercatori di Ornis Italica di studiarne le abitudini e il comportamento. “È un campo di lavoro ancora poco sviluppato” ha proseguito Giacomo Dell’Omo, “siamo un gruppo di ornitologi che cerca di dare il proprio contributo scientifico sulle specie selvatiche.”

Sono oltre 121 le specie di uccelli che vivono nella Capitale, come riportato sul sito di WWF Roma e Area Metropolitana. Non solo piccioni, insomma. Anzi, a causa dell’aumento dei gabbiani, di cui sono preda, i piccioni stanno diminuendo. “Sta invece aumentando il numero di pappagalli, falchi, e degli storni, che dal nord Europa si stanno spostando a sud. I cormorani, poi, popolano le sponde del Tevere e rappresentano la comunità più nutrita d’Europa” ha proseguito Dell’Omo. “La fauna romana, rispetto a trent’anni fa, si è notevolmente arricchita.”

Fauna con cui i romani non sempre convivono pacificamente, come nel caso dei gabbiani che, tra cassonetti presi d’assalto e monumenti danneggiati, sembrano aver invaso la Capitale. Ma non vivevano in riva al mare, una volta? “I gabbiani hanno mutato radicalmente il loro comportamento” ci ha spiegato il ricercatore. “Ormai preferiscono stare in città e, anche nel caso di Roma, si osserva che raramente si avvicinano a Ostia.” Queste osservazioni sono rese possibili da un monitoraggio tramite Gps. A causa dei costi e dei fastidi che il sistema arreca agli animali, ad essere tracciato è un campione ridotto di esemplari da cui Ornis Italica risale alle abitudini dell’intera specie.

Uova di falco sulla Regione Lazio

Ma torniamo ai falchi della Regione. È maggio, il periodo della cova si è quasi concluso e tra gli ornitologi sono aperte le scommesse: le uova sono fertili? Al momento, i genitori stanno ancora covando, e abbandoneranno il nido solo quando si renderanno conto che questa primavera non nasceranno pulcini. “Nei prossimi giorni andremo a verificare lo stato della cova” ha proseguito il ricercatore, “anche se ormai è un po’ tardi per la nascita dei piccoli, che di solito avviene già a inizio aprile.”

pulcino di falco
Pulcino di falco pellegrino

Se la riproduzione non andrà a buon fine, ci si rivedrà l’anno prossimo. Le coppie di falco pellegrino vivono insieme solo nel periodo dell’accoppiamento e delle cure parentali, da febbraio a luglio, quando i pulcini sono in grado di volare e abbandonano il nido. Hanno anche la memoria breve, perché la primavera successiva mal tollereranno la presenza di altri falchi nelle vicinanze, compresi i propri figli. Ma il lavoro di Ornis Italica non si limita a fornire dati scientifici. Attiva da quindici anni, l’associazione ha anche installato delle webcam su nidi di falchi, gheppi, ghiandaie marine e allocchi, per permettere a chiunque di osservare la vita degli animali con un semplice click, andando sul sito birdcam.it. “Le webcam ci sono anche utili per rintracciare gli esemplari, se riusciamo a vedere il numero dell’anello che portano alla zampa” ha concluso Dell’Omo.

L’inanellamento dei pulli

L’inanellamento è dunque un momento importante, il battesimo laico a cui tutti i piccoli di falco (pulli) devono sottoporsi. A una ventina di giorni dalla nascita, prima che imparino a volare e che abbandonino il nido, gli studiosi di Ornis Italica stringono un piccolo anello metallico intorno alla zampa degli animali. “Il numero di anello è l’unico strumento di cui disponiamo per identificare in modo univoco un esemplare” ha spiegato Dell’Omo. “In questo modo, nel caso trovassimo il falco ferito o morto, possiamo risalire ad anno e luogo di nascita per ricostruire gli spostamenti e la causa del decesso.”

torre piezometrica acea via di salone
Torre Acea di Salone

L’ultimo inanellamento è avvenuto lunedì 29 aprile, presso la torre piezometrica Acea in via di Salone. Sullo sfondo campestre di via Collatina, ad essere prelevati dal nido, pesati, misurati e inanellati sono stati quattro pulcini, tutte femmine. A qualche metro dalla sorgente Acqua Vergine, la torre piezometrica interrompe con imponenza il paesaggio piano della campagna. “I falchi nidificano in luoghi alti e in natura prediligono le rupi” ha spiegato Dell’Omo in quell’occasione.

E, in fatto di rupi, il meglio che Roma può offrire sono i cornicioni dei palazzi o al massimo qualche torre isolata. Inizialmente solo i genitori a nutrire i piccoli. In seguito, dopo circa tre mesi di vita, i pulli si lanciano dall’alto e imparano a volare. L’altezza a cui sono nati è destinata a diventare la loro dimensione: i falchi cacciano in aria, picchiando a una velocità di trecento chilometri orari e afferrando la preda esclusivamente in volo. Se si avvicinassero troppo a terra, infatti, rischierebbero di schiantarsi al suolo a causa dell’elevata velocità. Dunque nessun pericolo per chi passa dalle parti della Regione. Anche perché – parliamoci chiaro – in cima agli edifici pubblici sempre meglio un nido di falchi che una schiera di aquile.

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In bici per Gaza. La carovana Ride 4 Sunbirds arriva alla Garbatella

Partita il 25 aprile da Milano, la lunga carovana di bici Ride 4 Sunbirds arriva questo pomeriggio alla Garbatella. È la Ride 4 Sunbirds: 700 km per raccogliere fondi e raccontare la storia dei Gaza Sunbirds, una squadra palestinese di para-ciclisti.

 

Logo di Ride 4 Sunbirds.

Chi sono i Gaza Sunbirds

La squadra nasce nel 2020 grazie ad un’idea di Alaa al-Dali, ciclista professionista che durante le manifestazioni al confine tra Israele e la Striscia di Gaza ha perso una gamba colpito da un cecchino dell’esercito israeliano. Tra il 2018 e il 2019 sono stati migliaia i giovani palestinesi che hanno dovuto subire amputazioni agli arti a causa dei colpi subiti durante le manifestazioni. Dopo aver perso la gamba, Alaa al-Dali ha deciso di fondare una squadra di para-ciclisti, composta da ciclisti professionisti che prima della recente aggressione militare israeliana su Gaza avevano iniziato ad allenarsi per competere alle Paralimpiadi del 2024.

La carovana Ride for Sunbirds

Un gruppo di ciclisti italiani ha deciso di raccontare questa storia. Lo fanno attraversando un pezzo di stivale con le proprie bici: molte tappe in un lungo percorso con l’obiettivo di raccogliere fondi e dare voce alla storia di Alaa e degli altri ragazzi. La carovana si è fermata lungo il percorso a Parma, Bologna, Firenze, San Quirico d’Orcia, Bolsena e, poi, finalmente a Roma. Lo sport diventa così un mezzo potente per costruire ponti di solidarietà e sostenere il sogno di questi ragazzi.

L’arrivo alla Garbatella

Il taglio del nastro finale della carovana è stato fissato in Piazza Santa Maria della Pietà. È, però, alla Garbatella che nel corso di questo pomeriggio e della sera saranno accolti i ciclisti. L’evento, che si svolge tra Piazza Sauli e La Villetta, è stato promosso e organizzato da Assopace Palestina con il patrocinio del Municipio VIII di Roma. Dalle 19:00 il film-documentario Tour de Gaza, di Flavia Cappellini, racconterà negli spazi di Via degli Armatori 3 la storia dei paraciclisti. Tra gli altri, infatti, ad attendere la carovana ci sarà anche il Presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri. Con lui, Meri Calvelli, cooperante italiana di ACS che per anni ha lavorato nella Striscia di Gaza. E ancora ci saranno Hatem Abed Sabra della Comunità palestinese e Daniele Lauri, del Disability Pride Italia.

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Col Pnrr nuovi presidi sanitari nel municipio

E’ sempre alta l’attenzione dei cittadini, in particolare anziani, sulle sorti della sanità territoriale. Martedì 23 aprile, all’interno del centro sociale Pullino, si è parlato di salute: come cambieranno i presidi sanitari del territorio grazie ai fondi del Pnrr? Un argomento che ci tocca da vicino, soprattutto in vista del prossimo 13 maggio, quando alcuni servizi del Cto verranno temporaneamente trasferiti per consentire una radicale ristrutturazione dell’edificio di via San Nemesio. I prelievi, gli ambulatori infermieristici, lo screening del tumore al colon, gli sportelli Cup e i Pdta (Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali), nonché i reparti di cardiologia, dermatologia, diabetologia, ecografia, endocrinologia, neurochirurgia, ortopedia e pneumologia saranno spostati nella Palazzina Liuzzi in via Casal del Merode 8. L’offerta odontoiatrica, invece, verrà garantita in via Marotta 5 e a via di Torrenova 138. Per il momento l’ospedale della Garbatella continuerà a ospitare solo lo studio del dottor Volpi (ecografia), del dottor Farotti (oculistica) e del dottor Zianni (dermatologia). Ma andiamo a vedere perché.

La ristrutturazione del Cto e le tre Case della Salute

I lavori che riguardano il Centro Traumatologico inizieranno a maggio per terminare entro otto mesi al massimo. Ad assicurarlo è il dottor Antonio Mastromattei, direttore del distretto 8 dell’Asl Roma 2. Al termine degli interventi, il piano terra dell’edificio ospiterà una delle tre case di comunità previste sul territorio del Municipio VIII. Si tratta di strutture polifunzionali “che offrono una risposta socio-sanitaria” ha spiegato Mastromattei. Il che, parafrasato, significa che i medici di base lavoreranno gomito a gomito con gli specialisti, per garantire ai pazienti un iter di cura più rapido. Il Cto, in particolare, oltre ai servizi di medicina generale, offrirà anche un punto unico di accesso, vaccinazioni e screening mammografici; la struttura sarà dunque adibita alla prevenzione. La seconda casa di comunità sorgerà a via Malfante 35, mentre la terza, prevista tra via Odescalchi e via Cerbara, occuperà il terreno dove attualmente si erge il cosiddetto “scheletro del San Michele.”

Lo scheletro di cemento armato in via Cerbara

Grandi aspettative per il nuovo Ospedale di comunità

Sembra un sogno che diventa realtà, e non a caso sono alte le aspettative che accompagnano questo progetto di riqualificazione. Lo scheletro di cemento armato appartenente all’Istituto Romano di San Michele, in via Cerbara, versa in stato di abbandono da circa trent’anni. Oltre a una delle tre case di comunità, ospiterà un nuovo ospedale, con un investimento complessivo di sette milioni di euro. Sarà un centro adibito alla breve permanenza di pazienti con patologie croniche, in attesa che possano proseguire la degenza in forma domiciliare. Il transito dei pazienti si prevede rapido, motivo per cui i posti letti non supereranno le venti unità. Saranno inoltre messi a disposizione un ambulatorio medico e uno infermieristico, dando concretezza a un progetto ambizioso i cui primi frutti dovrebbero vedersi già nel 2026.

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Celebrazioni in Municipio VIII per la Festa della Liberazione

Anche quest’anno il Municipio VIII partecipa attivamente alle celebrazioni del 25 aprile, Festa della Liberazione con grande partecipazione dei cittadini e delle cittadine.

La giornata è organizzata dall’ANPI provinciale e inizierà alle 8:30 con l’omaggio ai Martiri delle Fosse Ardeatine. Subito dopo, alle 10:00, partirà da Largo Bompiani un corteo che arriverà a Porta San Paolo.

 

Le adesioni

Il concentramento è previsto a Largo Bompiani e vedrà alla testa le associazioni partigiane e della memoria antifascista ( Aned – Anppia – Anei – Anvrg – Aicvas – Fiap – Anpc – Anfim – Circolo G.Bosio – Prog.Memoria) che apriranno la manifestazione con i loro striscioni, bandiere, medaglieri e labari. Parteciperanno tante associazioni tra cui Libera, Acli, Arci, Casa delle Donne, Famiglie arcobaleno, Mediterranea, Emergency, e anche i sindacati Cgil-Cisl-Uil. Non mancheranno gli studenti con le lore organizzazioni e i partiti politici.

 

Il percorso

Per chi vuole unirsi al corteo, ecco il percorso completo :  via delle Sette Chiese, via di Santa Petronilla, via Rufina, viale di Tor Marancia, piazza Rufino, via Colombo, via Genocchi, piazza Oderico da Pordenone, via Guglielmo Massaia, piazza Bonomelli, viale Massaia, piazza Michele da Carbonara, viale Massaia, piazza Biffi, circonvallazione Ostiense, Ponte Settimia Spizzichino, via Ostiense e arriverà verso le 11 a Porta San Paolo.  Arrivati a Largo delle Sette chiese, una parte del corteo, con l’organizzazione Rete Antifascista Roma Sud, devierà verso Parco Shuster  con lo slogan “ieripartigian* oggi antifascist*” ; nel parco è previsto un pic nic dalle 13:00  e spettacoli per grandi e piccini a partire dalle 16:00

Gli artisti sul palco di Porta San Paolo

Sul palco di Porta San Paolo si alterneranno  “giovani, donne e uomini del mondo del lavoro, dello studio, del volontariato, in un collegamento ideale e forte con le partigiane e i partigiani, e con le associazioni della Resistenza”. Ci sarà tanta musica con Nicola Alesini, la Banda Cecafumo, la BandaJorona, il Coro “Inni e Canti di Lotta” di Giovanna Marini diretto da Sandra Cotronei, Sara Modigliani e Massimo Lella. E anche letture a cura di Andrea Berbetti, Ivan Costantini, Alessia Gabbarrini, Ilaria Patamia, Giovanni Rossi, Teatrullo Antifascista ( Francesco Mariani, Mauro Zannella, Andrea Zijno). “Lo spettacolo per la Resistenza e la Libertà” è ideato dall’architetto Cesare Esposito. “E’ uno spettacolo serale di luci, film storici sulla Resistenza e sulla Liberazione.- spiega Esposito – Canti, poesie nella scena della notte dei tempi della piramide, schermo di pace”. In particolare verrà proiettato il film ‘Mamma Roma’ di Pier Paolo Pasolini con Anna Magnani.

Pomeriggio alla Villetta

In contemporanea, le celebrazioni di Garbatella offrono un ricco calendario di interventi e musica alla Villetta Social Lab – Via degli armatori, 3  dove chi vuole può anche prenotarsi per il pranzo delle ore 13. Il pomeriggio, organizzato dalla scrittrice e regista Maria Jatosti, accoglierà dalle ore 17,00 le esibizioni musicali di “AcousticLane“, Piero Brega, Oretta Orengo, e letture a cura di Antonio Amendola, Tiziana Colusso, Giovanni Fontana, Vittorio Viviani, F.Paolo Memmo e altri, oltre ad interventi della stessa scrittrice e regista Maria Jatosti. Parteciperà sul palco anche Massimo Wertmuller.

Sempre nel pomeriggio, alle 16 a Largo delle Sette Chiese, si svolgerà una cerimonia con rappresentati del Municipio VIII con la deposizione di una corona d’alloro e la presenza delle staffette partigiane presso il monumento dell’architetto Esposito dedicato alle Fosse Ardeatine.

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Il PD dell’VIII municipio incontra i cittadini

Era piena la sala che alle Industrie Fluviali all’Ostiense ha accolto mercoledì 17 aprile il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, con la capogruppo in Campidoglio del Partito Democratico Valeria Baglio e il segretario del PD romano Enzo Foschi. C’era un po’ di timore nell’aria che all’appuntamento si sarebbero presentati soltanto una manciata di militanti e qualche esponente dell’amministrazione municipale. Alla fine, invece, c’erano molti cittadini, alcuni con spirito tutt’altro che amichevole, venuti con la voglia di capire di come la città, non soltanto il PD, si stesse muovendo a due anni e mezzo dall’insediamento della Giunta Gualtieri.
Perché se la politica non esercita più quel fascino di cui si avvaleva fino a trent’anni fa, è anche vero che soprattutto nel nostro territorio, il rapporto con le amministrazioni, gli enti locali e i comitati dei cittadini, ha ancora un legame più o meno stretto.L’intervento del presidente Amedeo Ciaccheri in questo senso, presente per un saluto, ha assunto anche un valore simbolico, tanto che – rimarcando le differenze che vi sono tra il partito di Elly Schlein e l’esperienza della maggioranza all’VIII Municipio – ha ribadito la stretta collaborazione che perdura tra il Campidoglio e la Giunta di via Benedetto Croce.
Lo stesso Ciaccheri ha più volte sottolineato che per lavorare bene ed ottenere risultati, non solo è essenziale un’intesa totale con Sindaco e assessori municipali, ma è fondamentale avere un rapporto ben saldo con i cittadini e con le istanze portate avanti dalle varie associazioni e dalle organizzazioni che agiscono sul territorio.

Roberto Gualtieri, Amedeo Ciaccheri, Valeria Baglio

Anche l’Assessore Luca Gasperini, presente in veste di iscritto al PD, si è espresso sulla lunghezza d’onda di Ciaccheri. “Alla fine, il buon lavoro, lo stare a contatto con i cittadini del Municipio, ti premia”. “Lo abbiamo visto, soltanto per fare un esempio recente, quando abbiamo portato le fioriere in via Baldovinetti, al Serafico, dove anche chi non è dalla tua parte politica si complimenta con te”.
Se il Sindaco ha ribadito per grandi linee i prossimi interventi in cantiere per la città, non dimenticando di annunciare la riapertura del Ponte dell’Industria entro dicembre e l’avvio dei lavori al Ponte di via Giulio Rocco, è stata la capogruppo Valeria Baglio a fare gli onori di casa.

Intervista a Valeria Baglio

Ogni tanto è necessario riscoprire il rapporto tra la politica e i cittadini. Forse dovreste incontrarvi più spesso con il territorio.
“Questa è un’iniziativa del PD di Roma che mette insieme le istituzioni, gli scritti e le realtà del territorio per consentirci di raccontare ma soprattutto di raccogliere le istanze dei cittadini e migliorare nella programmazione, nella realizzazione e nella trasformazione di Roma che stiamo mettendo in campo”. “Una trasformazione che si comincia a vedere dopo due anni di lavoro, che è possibile anche nella capitale d’Italia, e che ci ha visto impegnati non soltanto nell’urbanistica e nei lavori pubblici, ma anche e soprattutto sul tema del sociale della scuola perché nessuno deve essere lasciato indietro, quindi grandi investimenti, aumento dell’occupazione e risposte a chi ne ha più bisogno”.

La percezione è che Gualtieri dopo un momento di incertezza nei primi mesi, adesso si stia dimostrando all’altezza degli interventi di cui Roma ha bisogno.
“Abbiamo trovato la città immobile, senza prospettiva, e questo chiaramente ha messo tutti noi in grande difficoltà, ma con il lavoro attento del Sindaco e con moltissimo impegno siamo riusciti a rifare i bandi pubblici, trovare soluzioni per i rifiuti, lavorare per rendere il trasporto pubblico più efficiente”.

La città è andata spesso in sofferenza anche sul fronte dell’occupazione.

“Con una serie di provvedimenti siamo riusciti ad assumere educatori ed insegnanti, lavorando per l’inclusione dei bambini con difficoltà potenziando il servizio dell’OEPAC e soprattutto abbiamo ridato dignità alle aziende del Comune di Roma trovando una soluzione per scongiurare il fallimento di Roma Metropolitane, abbiamo assorbito, rispondendo a un’esigenza dei lavoratori, la Multiservizi”.

Secondo lei i cittadini devono aspettare ancora a lungo per avere dei risultati tangibili?
“Il nostro è un lavoro che ha richiesto del tempo, ma che sta dando i risultati e questi risultati noi li vogliamo continuare ad offrire nei prossimi tre anni, ma anche per il prossimo mandato perché alcune opere sono di lungo respiro”.

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“La fiera delle Falsità” presentato a Casetta rossa

 “La fiera delle Falsità” presentato a Casetta rossa

 

L’eccidio delle Fosse Ardeatine, tra memoria e falsità, continua a distanza di ottant’anni ad interrogare storici e cittadini. Su questi temi il 18 aprile è stato presentato a Casetta Rossa  La fiera delle falsità, edizioni Donzelli. Il libro è un dialogo tra Lutz Klinkhammer, Vicedirettore dell’Istituto storico germanico in Italia e Alessandro Portelli, uno dei padri fondatori della storia orale, già professore ordinario di Letteratura angloamericana all’Università degli studi di Roma ed autore de “L’Ordine è già stato eseguito”.

L’incontro introdotto da Maya Vetri, assessora alla cultura del Municipio VIII e coordinato da Annabella Gioia, membro del direttivo IRSIFAR,  ha approfondito molti aspetti della percezione dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, cercando di evidenziare le tante mistificazioni che ancora oggi vengono diffuse e di indirizzare sul binario dell’onestà intellettuale il racconto dell’accaduto.

Memoria Collettiva

Il testo affronta il tema della distorsione della memoria collettiva sulla più grande strage patita dalla città di Roma il 24 marzo 1944. Una questione che è ancora in bilico tra la consapevolezza che la Resistenza fu un’opposizione inevitabile per liberare l’Italia dall’odiosa occupazione nazifascista e revisionismo storico da parte di coloro che non hanno fatto i conti con il passato e che tentano ancora oggi di mettere in discussione il valore fondante della lotta di liberazione. Tutti gli aspetti che hanno portato, a 80 anni dall’evento, a questa falsa percezione di ciò che avvenne, sono trattati nei capitoli del libro.

Bombardamenti “amici”

Uno dei temi toccati durante l’evento è stato quello dei bombardamenti “amici” da parte delle truppe alleate, che fu oggetto di una percezione erronea sia da parte di chi sganciava le bombe non conoscendo la situazione di Roma “Città Aperta”, sia da parte dei cittadini della Capitale che subivano il fuoco di chi doveva liberarli dall’occupante nazista.

Le forme della violenza

Altro tema trattato è stato quello delle forme della violenza usate. Una “violenza calda” fu quella perpetrata dalle milizie che si trovavano sul territorio, che in un primo momento volevano fucilare tutti i civili rastrellati nei paraggi di via Rasella. Una “violenza fredda”, decisa dagli apparati politici per instillare nell’opinione pubblica false credenze.

Memoria e Storia

La discussione si è poi orientata sul rapporto tra memoria, tipicamente il modo in cui le singole persone ricordano e interpretano gli eventi, e storia, che sinteticamente è un racconto degli eventi trascorsi basato su evidenze documentali.

Menzogne e propaganda

Successivamente si è parlato della menzogna propagandata a più riprese secondo la quale i partigiani sarebbero stati a conoscenza del fatto che alla loro azione sarebbe seguita una feroce rappresaglia,
accompagnata dall’ulteriore falso storico che i nazisti avrebbero affisso manifesti chiedendo ai partigiani responsabili dell’attentato di costituirsi.

Conclusioni

In conclusione, la mistificazione operata da membri del governo in carica in relazione ai componenti del battaglione Bozen (obiettivo dell’attentato di via Rasella) e le accuse mosse ai partigiani, propongono una narrazione finalizzata alla costruzione di una memoria collettiva basata su un falso storico.

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Ventotene scoglio d’Europa, presentato il saggio di Cristiana Pumpo

Uno scoglio perso nel Mediterraneo e allo stesso tempo pietra di fondazione dell’Unione Europea: agli occhi di Cristiana Pumpo, autrice del saggio “Ventotene”, l’omonima isola racchiude una storia millenaria ancora in grado di parlare al presente. La presentazione del libro è avvenuta martedì scorso 16 aprile nella cornice della Biblioteca Arcipelago, con interventi di Cristiana Pumpo, Monica Rossi e Alessandra Aluigi del Municipio VIII e Grazia Labate, presidente dell’associazione culturale 7+1 Ottavo colle.

“Tanti diritti cominciano a essere messi in discussione non solo dalle politiche nazionali ma anche tra le persone, nella vita di tutti i giorni” ha esordito l’assessora alle Politiche Sociali Aluigi. “Assistiamo quotidianamente a episodi di intolleranza o anche semplicemente di fastidio. La mia impressione è che abbiamo perso l’orizzonte: perché siamo così spaventati dalla diversità?” ha proseguito. “Oggi più che mai è importante ricordare l’esperienza di Ventotene.”

Una storia millenaria che parla al presente

Ventotene non è né la più grande né la più visitata tra le Pontine. Ma sono proprio la posizione appartata e le piccole dimensioni che ne hanno segnato la storia millenaria. Eletta come luogo di segregazione fin dall’età imperiale, l’isola ospitò il soggiorno forzato di Giulia, Agrippina, Ottavia e Flavia Domitilla, donne vicine alla famiglia regnante e scomode a causa del comportamento immorale o dell’eccessivo interessamento alle questioni politiche. I resti archeologici testimoniano ancora il loro passaggio sull’isola: basta pensare a Punta Eolo, dove sorgeva la villa di Giulia, figlia di Augusto.

Continuamente battuta dai venti, Ventotene ha un aspetto arido che certo non spinge all’ottimismo. “Semplice e ritrosa” la descrive Cristiana Pumpo, che nel corso della presentazione ha ribadito che anche il paesaggio, in casi come questo, serviva a scoraggiare i prigionieri. Dopotutto se le parole “isola” e “isolamento” hanno la stessa radice, un motivo ci sarà. E l’idea di usare le Pontine come carcere naturale non fu solo degli antichi. A partire dal 1930, infatti, Ventotene divenne per tredici anni luogo di confino, proprio a due passi dall’isola di Santo Stefano, sede di un carcere borbonico di massima sicurezza riutilizzato dal regime fascista per la reclusione di criminali comuni ma anche di dissidenti politici. Su queste due isole, separate da uno stretto braccio di mare, passarono prima i protagonisti del Risorgimento e poi quelli della Resistenza, due momenti topici della storia del nostro paese. Da Settembrini a Pertini, tra gli altri, finirono reclusi sulle Pontine Ernesto Rossi e Altiero Spinelli, che nel ’41 stesero il celebre Manifesto di Ventotene, testo federalista alla base dell’odierna Unione Europea. Grazie alla collaborazione di Ada Rossi e Ursula Hirschmann, le loro pagine raggiunsero il continente e vennero divulgare negli ambienti antifascisti, dando vita a quella che allora era un’utopia ma che adesso è diventata storia.

libro Ventotene presentato 16 aprile 2024
Il carcere di Santo Stefano in due acquerelli di Cristiana Pumpo

libro Ventotene presentato 16 aprile 2024

“L’isola di Ventotene trasmette fascino e rispetto allo stesso tempo” ha detto l’autrice Cristiana Pumpo nel corso della presentazione. “Io, personalmente, sono nata in un periodo di pace e di benessere pressoché assoluti, ma non dobbiamo dare nulla per scontato. I diritti di cui oggi godiamo sono frutto di conquiste faticose.”

Ventotene oggi

Ma Ventotene non è solo la sua storia di reclusione, è anche un’isola gioiosa in cui sopravvivono i valori di comunità. A quest’immagine solare sono dedicate le ultime pagine del saggio, che descrivono la festa di Santa Candida, la patrona celebrata il 20 settembre. Se l’isola d’estate viene presa d’assalto dai turisti e d’inverno si spopola, il 20 settembre si riempie dell’entusiasmo dei suoi abitanti, che seguendo metodi antichi e tramandati di padre in figlio costruiscono decine di mongolfiere di carta velina che simboleggiano la pace. Dal 2011 la festa di Santa Candida è Patrimonio d’Italia per la tradizione.

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Sempre più in alto la Capitolina Scherma. Sono in categoria A2 le squadre di fioretto femminile e maschile.

di Fabrizio Fagiani

Grande prestazione delle squadre di fioretto della Capitolina Scherma nei Campionati italiani assoluti di Piacenza.  L’Associazione sportiva dilettantesca, che dal 2008 sta diffondendo la pratica della scherma nel Municipio VIII, ha raggiunto un importante traguardo.

«E sì, è stata una grande emozione» ci ha raccontato Beatrice Salvati, presidente dell’associazione «perché siamo una realtà sportiva che è riuscita a crescere in questi anni grazie soprattutto ad una grande passione per la scherma e alla determinazione e allo spirito di sacrificio che ci hanno animato fin dall’inizio della nostra avventura».

La Capitolina Scherma ha in affidamento il Centro sportivo municipale nell’Istituto comprensivo Salvatore Pincherle e nella Scuola elementare Principe di Piemonte.

Le parole di Beatrice Salvati

«La nostra missione» ha specificato Beatrice Salvati «è quella di diffondere la passione per lo sport nei bambini piccoli già in età pre-scolare insieme all’impegno di rendere accessibile  la pratica sportiva alle persone diversamente abili e agli anziani, anche attraverso l’utilizzo degli specifici voucher che Roma Capitale assegna alle famiglie in difficoltà economiche».

E poi, naturalmente, c’è l’attività agonistica di tante e tanti giovani e meno giovani atlete e atleti che raggiungono sempre più importanti risultati sportivi, come quelli ottenuti partecipando a questi ultimi Campionati italiani assoluti.

A Piacenza la Capitolina Scherma si è presentata nel fioretto con una squadra femminile composta da Caterina De Stefano, Agnese Scarascia Mugnozza, Flaminia Gambino e Claudia Altamura e una quadra maschile  formata da Massimo Inches, Simone Sbracia, Federico Colamarco e Giancarlo Scarascia Mugnozza.

Piacenza, 21-24 Marzo 2024
Campionati Italiani a squadre serie A2-B1-B2, serie C di FM, serie C1 di SPM-SPF
Foto: TRIFILETTI Andrea / Bizzi Team

La bella prova della squadra femminile e l’exploit di quella maschile, promossa in serie A2 .

«Subito protagoniste le nostre ragazze in A2, autrici di un buon girone e che con la vittoria per 45-39 sul Club Scherma Rapallo, hanno ottenuto la conferma nella seconda massima serie nazionale» ci ha raccontato la presidente Salvati «purtroppo per poche stoccate non sono riuscite ad entrare nelle prime otto, perdendo l’assalto dei quarti 42-38 contro il Circolo della Spada Vicenza.

Il giorno dopo è stata la volta dei nostri ragazzi in B1, grandi protagonisti della gara. Infatti hanno concluso il girone con tutte vittorie e solo poche stoccate ricevute, classificandosi in testa dopo il primo turno. L’ottimo risultato ottenuto ha consentito di saltare la prima diretta e vincere in scioltezza l’assalto con il Club Scherma Bentegodi per 45-36 entrando nei primi quattro, ottenendo così di diritto il pass per la serie A2.

Purtroppo hanno perso 45-44 la semifinale ma si sono rifatti subito dopo vincendo la finale 3º-4º posto contro il Circolo Scherma Firenze Raggetti con il risultato di 45-34. Complimenti a tutti quanti ed al nostro maestro Gabriele Anfora che ha seguito le nostre squadre a fondo pedana».

 

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Il consigliere Bruno nominato vice coordinatore romano FI

“È con grande soddisfazione” che Matteo Bruno, consigliere di opposizione del Municipio VIII, annuncia la sua nomina a vice coordinatore romano di Forza Italia. “Sono fiero di assumere questo incarico” continua, “e pronto a dedicarmi con impegno e passione alla causa del nostro partito.” La notizia arriva qualche giorno fa, a seguito della nomina da parte di Luisa Regimenti, assessora regionale e coordinatrice romana di Forza Italia.

Fulminea è la carriera di questo giovane consigliere, se si pensa che fino a settembre scorso militava tra le fila dei grillini. A cosa è dovuto il ripensamento? “A nessun episodio in particolare” ci ha raccontato, “piuttosto a un malcontento generale che mi porto dietro da qualche anno. Non mi ritrovavo più nel partito di Conte, si era persa l’essenza. Al contrario, sono stato accolto da un gruppo serio e organizzato, sotto la guida del segretario Tajani e dell’assessora Regimenti, a cui esprimo la mia gratitudine.” A poco più di sei mesi dall’ingresso in FI, Matteo Bruno vede già ampliarsi il suo raggio d’azione passando da semplice consigliere del Municipio VIII a vice coordinatore romano, carica che gli consente di coadiuvare i coordinatori forzisti dei diversi Municipi e, in generale, di allargare lo sguardo ai problemi dell’intera città. Un balzo in avanti non da poco, se si pensa alle molteplici criticità che presenta la situazione della Capitale. “I problemi di Roma sono i soliti” ha commentato Bruno. “Il trasporto, la gestione dei rifiuti che definirei medievale e l’urbanistica.” Se molte e varie sono le problematiche, netta è la linea di FI: decoro e sicurezza. “Queste sono le nostre priorità per la gestione di una città e anche di un municipio” ha proseguito Bruno, uno che nell’aula di via Benedetto Croce c’è tuttora tra le fila dell’opposizione col ruolo, potremmo dire, di pungolo e stimolo per la maggioranza.

Alcune interrogazioni dell’opposizione municipale

Risale a lunedì scorso un’interrogazione – l’ultima di una lunga serie – presentata da Matteo Bruno e Caterina Bonetti in consiglio municipale circa le telecamere di San Paolo. Si tratta di undici telecamere destinate al sottopassaggio della fermata metro B, all’interno del bilancio partecipativo del 2018. Il problema è che questi apparecchi, che dovrebbero sorvegliare uno snodo cruciale per cittadini e turisti, non sembrano essere ancora entrati in funzione. “La sicurezza è una questione centrale” ha ribadito Bruno, “soprattutto in vista del giubileo dell’anno prossimo, quando la basilica sarà una delle mete principali. Il sottopassaggio risulta sporco, insicuro e danneggiato da scritte vandaliche.” Alle interrogazioni precedenti la giunta del Municipio VIII aveva risposto – in data 10 maggio e 2 agosto 2023 – che le telecamere erano in fase di attivazione.

Non serve spostasti di molto per incappare in un altro problema, cavallo di battaglia del consigliere Bruno: i murales realizzati nel 2021 e cancellati per sbaglio appena tre mesi dopo. I residenti di San Paolo non possono non ricordarli: due lunghe immagini azzurre, con pale eoliche e un enorme volto umano, che dovevano simboleggiare l’energia rinnovabile, settimo goal dell’agenda 2030. A firmare le opere erano giovani artisti dell’associazione Street Art for Rights, con la collaborazione di “Retake Roma” che aveva predisposto le pareti dipingendole di verde. Realizzata a dicembre 2021, a febbraio dell’anno successivo una delle due pareti già non esisteva più. Gli operai di una ditta municipale, nel corso di opere di ristrutturazione, l’avevano imbiancata per errore, scambiando l’opera di street art per graffiti vandalici. In quell’occasione, il consigliere Bruno aveva dichiarato che “è inaccettabile vedere il murale coperto di vernice bianca, si tratta di un insensato spreco di denaro pubblico”, presentando un’interrogazione al presidente Amedeo Ciaccheri.

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Marciapiede transennato da anni a via della Moletta

Mentre ai quattro angoli del Municipio VIII si procede da mesi con lavori di riqualificazione, il marciapiede di via della Moletta cade a pezzi. A fare la segnalazione è una signora del civico 58, preoccupata per lo stato precario in cui versa la strada ormai da qualche anno. All’altezza di via Ciriaco D’Ancona, infatti, corre una crepa sul marciapiede che si estende per una decina di metri, davanti all’ingresso di negozi e condomini. A questa si aggiunge una voragine risalente a circa un mese fa: sotto ai piedi di un passante si aprì un buco nel cemento che gli inghiottì la gamba, secondo la testimonianza di una residente presente il giorno dell’accaduto. A soccorrerlo furono i passanti.

La parola ai residenti

“La situazione è a dir poco drammatica” lamenta la signora del civico 58. “Parlo a nome di tutti i condòmini del palazzo. Siamo molto preoccupati e ci piacerebbe avere un riscontro dall’amministrazione” ha proseguito. “Non solo stiamo letteralmente sprofondando, ma le transenne, che sono state introdotte dai vigili del fuoco ormai molti anni fa, bloccano il marciapiede e costringono ad attraversare.”

via della moletta 46 (aprile 2024)
All’altezza del civico 46

via della moletta 46 (aprile 2024)

A sentire in prima persona il disagio sono soprattutto gli anziani e i disabili; ma anche chi, camminando tranquillamente per strada, sente il cemento cedere sotto i propri piedi e poi si ritrova con una gamba bloccata in una voragine. È ciò che è accaduto circa un mese fa a un signore soccorso dai passanti. Sul posto sono intervenuti i Vigili Urbani e i Vigili del Fuoco, i quali rivedendo la crepa e le transenne si sono stupiti non poco. A questo punto la storia rischia di diventare paradossale. “Una delle vigilesse intervenute a seguito dell’incidente” racconta la residente, “era la stessa che anni prima aveva transennato la strada. Si è domandata come mai in tutto questo tempo non si sia fatto niente per risolvere il problema.”

La risposta dell’assessore Gasperini

È la domanda che, in via della Moletta, si fanno un po’ tutti. E noi l’abbiamo girata all’assessore municipale Luca Gasperini, responsabile dei Lavori Pubblici. “Come Municipio non possiamo fare altro che sollecitare un sopralluogo dell’Acea, che interviene in questi casi per verificare che le crepe non siano dovute a problemi di tubature” ha spiegato. “Stiamo premendo da tempo e continueremo a sollecitare. Disagi come questo a Roma sono all’ordine del giorno, purtroppo. Noi comunque continueremo a impegnarci.”

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“Controversie per un massacro”, il libro di Dino Messina presentato a Moby Dick

C’è ancora molto interesse, voglia di capire, ma anche di ribadire da che parte stare. Ovverosia dalla parte dell’umanità e della libertà, contro la barbarie.
Per questo c’erano tanti cittadini all’hub culturale Moby Dick, lunedì 8 aprile, in occasione della presentazione del libro “Controversie per un massacro”, scritto da Dino Messina, giornalista del Corriere della Sera, ed edito da Solferino.
Un libro che mette un punto finale ricostruendo, anche sulla base di nuove testimonianze, l’intera storia della più feroce rappresaglia, fino ad allora mai compiuta dai tedeschi contro la popolazione civile in una città dell’Europa occidentale, quella delle Fosse Ardeatine.
Presenti anche Francesco Albertelli, presidente dell’ANFIM, il giornalista del Corriere della Sera Paolo Conti, la professoressa Michela Ponzani, storica presso l’università di Tor Vergata e volto noto in TV anche per la trasmissione Il tempo e la storia, mentre Amedeo Ciaccheri ha portato il saluto dell’VIII Municipio che ha patrocinato l’iniziativa.

Dino Messina

Il comunicato nazista all’indomani dell’azione di via Rasella

«Nel pomeriggio del 23 marzo 1944, elementi criminali hanno eseguito un attentato con lancio di bombe contro una colonna tedesca in transito per via Rasella. In seguito all’imboscata, trentadue uomini della polizia tedesca sono stati uccisi e parecchi feriti. Il comando tedesco ha ordinato che per ogni tedesco ammazzato siano fucilati dieci criminali comunisti badogliani.»
Questo comunicato degli occupanti nazisti è l’inizio della storia ufficiale di uno degli episodi più clamorosi della Resistenza italiana.
Un sacrificio che avrebbe richiesto una narrazione corale, ma che ha registrato invece nel corso del tempo un fitto intreccio di polemiche e liti giudiziarie iniziate dopo gli avvenimenti e proseguite fino ad oggi. Ma chi svolse e decise l’azione partigiana? Come si schierò il Cln? La rappresaglia fu inevitabile? Perché nessun partigiano si consegnò? Pio XII ne fu informato? Perché non intervenne?
A ottant’anni esatti dagli eventi, Dino Messina ha dunque messo in ordine, con dovizia di particolari, con documenti e prove, tutti gli accadimenti, raccontando anche i processi ai responsabili della rappresaglia, Kesselring, Mälzer, Mackensen, Kappler e Priebke. E le dispute politiche ancora scottanti, dall’intervento di Norberto Bobbio negli anni Settanta alle più recenti dichiarazioni di esponenti della maggioranza di governo.
“L’azione militare di via Rasella, fu un legittimo atto di guerra, quello che non fu legale – lo ha ribadito la professoressa Ponzani – fu la rappresaglia dei nazisti, anche perché nessuna norma internazionale l’autorizzava”.

 

L’assessora Maya Vetri: “In cantiere altre iniziative per coltivare la memoria”

Al nostro giornale l’assessora Maya Vetri ha ribadito che “il periodo tra il 23 marzo e il 25 aprile è un momento utile per un esercizio di democrazia nei nostri territori”.
“Come municipio abbiamo messo in pratica una serie di iniziative che prevede presentazioni di libri, incontri nelle scuole, momenti di riflessioni e che vuole riportare all’attenzione della cittadinanza e delle associazioni, non soltanto i tragici episodi dell’epoca, ma anche il ruolo centrale delle testimonianze”.
“Questo è un tratto fondamentale delle nostre politiche di cura e di tutela della memoria – conclude Vetri – tanto che ci sono in cantiere altri appuntamenti che culmineranno il 27 aprile con l’intitolazione dell’aula studio della biblioteca Joyce Lussu di via Costantino a due partigiani, Lucia Ottobrini e Mario Fiorentini”.

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Alla scoperta delle Catacombe di Santa Tecla (Servizio video)

Al civico 42 di via Silvio D’Amico, nel quartiere San Paolo, si cela uno dei luoghi più misteriosi e affascinanti dell’archeologia sacra romana: le Catacombe di Santa Tecla.
Scoperte casualmente nel 1961 durante la costruzione degli odierni edifici, questo ipogeo custodisce la memoria della martire Tecla e preziosi cicli pittorici, risalenti al III secolo d. C.
Grazie ai recenti restauri, è possibile ammirare e apprezzare le vivide tonalità degli affreschi che ricoprivano quasi interamente i cubicoli.
L’Associazione Culturale Post Scriputm, in collaborazione con la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, organizza ciclicamente delle visite guidate, per poter permettere al pubblico di apprezzare alcune delle manifestazioni pittoriche più rilevanti della Roma cristiana antica e di immergersi nei valori e nelle consuetudini dei primi cristiani.

Per conoscere le date di apertura al pubblico consultare il sito: https://www.asscultpostscriptum.com

Servizio video a cura di Stefano Baiocchi & Giuliano Marotta.
©Archivio Fotografico PCAS.

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“Lo Spazio Anarchico 19 Luglio non si chiude”

Presidio democratico contro la chiusura della biblioteca

Non hanno nessuna intenzione di intonare le note di “Addio Lugano bella…” gli anarchici della Garbatella, minacciati dal tentativo di chiusura dello Spazio libertario 19 luglio di via Rocco da Cesinale al lotto 60. La direzione dell’Ater, proprietaria dell’immobile, non ha voluto addivenire ad una intesa con gli affittuari, che avevano precedentemente concordato una rateizzazione della morosità oggetto del contenzioso e ha annunciato lo sgombero dell’immobile da parte della forza pubblica.

Il giorno dell’azione di forza è previsto per il 17 aprile, proprio una settimana prima del 25, festa della Liberazione dai nazifascisti, ma gli affittuari si appellano a tutti i democratici per respingere questo tentativo di sfratto con un presidio davanti alla sede e l’organizzazione di una conferenza stampa.

La storia del gruppo anarchico C.Cafiero

“L’anno prossimo il Gruppo Anarchico C. Cafiero FAI Roma festeggerà il suo ottantesimo compleanno – ci ha confidato un’attivista -. Nel mese di giugno del 1945 fu annunciata la fondazione del gruppo e la sua inaugurazione a Garbatella durante un convegno dedicato proprio al leader libertario. In quella piccola cantina di via Vettor Fausto 3, al lotto 13 piantarono la bandiera rossa e nera il gruppo guidato da Vito Leonetti e dal falegname Carlo Zani di origini romagnole

.

Da lì sono passate generazioni di anarchici, gruppi, collettivi, associazioni, redazioni di giornali e riviste, compagnie teatrali e gruppi musicali, artisti, poeti. Insomma un microcosmo locale connesso con le esperienze culturali e politiche autogestite ed autorganizzate nelle lotte del movimento antiautoritario internazionale in una prospettiva concreta di libertà e solidaristica dal basso in Italia e in altre parti del mondo”.

Nel 2011 il Gruppo Cafiero ha avuto la necessità di duplicare la sua presenza nel quartiere e ampliarsi con lo Spazio 19 Luglio vicino agli Alberghi suburbani, oggi minacciato di chiusura, per dare maggiore spazio e voce ad un progetto di biblioteca popolare e di archivio. Oltre a conservare libri e documenti propri, lo Spazio di via Rocco da Cesinale, sta ospitando nella sua biblioteca fondi appartenenti anche a collezioni private più recenti.

Animatore di questa nuova iniziativa è stato Tommaso Aversa di Garbatella, conosciuto per la sua militanza nel movimento anarchico durata oltre cinquant’anni e deceduto nel gennaio scorso.

 

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Lavori in corso nella palestra del liceo Socrate

Continuano i lavori al Socrate, il liceo classico e scientifico di via Padre Reginaldo Giuliani 15. Obiettivo del cantiere è ristrutturare le due palestre che ogni settimana ospitavano centinaia di studenti, prima che a gennaio risultassero inagibili. “Gli interventi sono iniziati a metà marzo e finiranno entro fine aprile” ha assicurato l’ex vicepreside Silvia Acerbi, docente di scienze motorie. “Per l’ultimo mese di scuola i ragazzi potranno riprendere regolarmente le lezioni e organizzare una serie di attività sportive, tra cui l’attesissimo torneo di pallavolo.”

Come procedono i lavori

Ad essere coinvolta è tutta l’area che ruota attorno alle palestre, con uno stanziamento di oltre 130 mila euro da parte di Città Metropolitana. Non verranno rinnovati solo l’impianto idraulico ed elettrico, ma anche i bagni, gli spogliatoi e soprattutto la pavimentazione, che è rimasta quella del 1971, anno di edificazione del liceo, e al momento rappresenta l’urgenza principale. È da vent’anni che la scuola avanza richieste di ristrutturazione.

lavori socrate marzo aprile 2024
Le due palestra durante i lavori

lavori socrate marzo aprile 2024

“Come per molti altri istituti di Roma, lo stabile del Socrate è stato costruito in gran fretta a seguito del boom demografico degli anni Sessanta” ha spiegato la professoressa Acerbi. “Si tratta di un prefabbricato che a quei tempi serviva a far fronte a un grande aumento di iscrizioni ma che ha iniziato a manifestare fin da subito i primi problemi.”

Il sopralluogo del delegato Daniele Parrucci

Martedì 26 marzo, prima della chiusura pasquale, il delegato dell’edilizia scolastica della Città Metropolitana Daniele Parrucci ha effettuato un sopralluogo. Erano presenti anche la consigliera comunale Valeria Baglio e il dirigente scolastico dell’istituto, Carlo Firmani. “Il delegato è venuto per monitorare lo stato di avanzamento dei lavori” ha raccontato Silvia Acerbi, “e per ascoltare il Preside, che ha esposto le necessità della scuola.”

La palestra, infatti, sembra essere solo la punta di un iceberg. Anche i bagni dell’intero edificio e le guaine dei solai necessiterebbero di interventi. “Parrucci ha assicurato che farà tutto il possibile, ma purtroppo le risorse sono limitate” ha proseguito la professoressa. “Per ora bisogna procedere con piccoli interventi, i più urgenti.”

Disagi e problematiche legate all’edificio

Da circa un mese la palestra è chiusa e gli insegnanti fanno del loro meglio per continuare a svolgere le lezioni di educazione fisica. A questo scopo sono ricorsi al cortile esterno, attrezzato con un campo da basket e tavoli da pingpong. Ma l’area utilizzabile è ridotta. Da quando sono stati costruiti il parcheggio e l’ala dei laboratori, infatti, il giardino dell’istituto ha subito un notevole ridimensionamento. Poi l’erba alta ha fatto il resto.

cortile del socrate
L’area usata per le lezioni all’esterno

L’assenza di un cortile ampio e curato è solo una delle problematiche emerse negli ultimi mesi. Gli studenti del Socrate lamentano lo stato precario del soffitto, che spesso genera infiltrazioni, le disfunzioni del sistema di riscaldamento e i frequenti blackout. “Più volte le classi del nostro plesso si sono trovate a dover svolgere lezioni in aule alternative perché quelle ufficiali erano allagate o riportavano danni al soffitto” raccontano i ragazzi del collettivo Dante Di Nanni. “Inoltre in passato, nelle giornate piovose, non è stato possibile andare in palestra perché si allagava.”

Di fronte a questi continui disagi, gli studenti hanno preso il toro per le corna. Consapevoli che la competenza è di Città Metropolitana, i ragazzi del collettivo ha presentato al Presidente dell’ente un portfolio che attesta la condizione in cui versa il prefabbricato. “La risposta è stata classica: mancanza di fondi” hanno raccontato. “Ma qualcosa si è mosso. A seguito della nostra richiesta sono stati programmati i primi lavori di riqualificazione della struttura del liceo. Il problema dei fondi” hanno proseguito, “come sappiamo bene, non è responsabilità del nostro dirigente scolastico, ma è una spada che affligge l’intera istruzione pubblica in Italia dagli anni ’70.”

Le parole di Francesca Vetrugno

A commentare la situazione è Francesca Vetrugno, assessora all’Edilizia Scolastica del Municipio VIII. Le sue prime parole sono dedicate all’importanza del Socrate nel territorio municipale: “Questo liceo, classico e scientifico, rappresenta un polo formativo centrale. Proprio per questo motivo” ha proseguito, “come giunta municipale, circa cinque anni fa, ci siamo subito preoccupati di individuare una succursale.” Circa i lavori alla palestra, è intensa la collaborazione tra Municipio VIII e Città Metropolitana. Risale a due anni fa il sopralluogo preliminare dell’assessora Vetrugno, del presidente Ciaccheri, della consigliera Baglio e del delegato Parrucci.

Messa in sicurezza, dunque, ma anche sostenibilità. In questa prospettiva, la giunta municipale ha proposto di rendere il Socrate una comunità energetica autonoma. Del progetto, che prevede la sostituzione dei vecchi pannelli solari con un sistema fotovoltaico più efficiente, si occupa attualmente l’Ufficio Clima del Comune di Roma. Quando l’iter verrà portato a termine, il liceo di Garbatella diventerà a pieno titolo il secondo istituto green del Municipio, dopo la scuola media Moscati.

Interventi negli altri istituti del Municipio VIII

Intanto sono in corso lavori di ristrutturazione anche su altri istituti del territorio municipale, come il liceo artistico Caravaggio, l’istituto tecnico Armellini e il Confalonieri-De Chirico in via Alessandro Severo. Sotto diretta responsabilità del Municipio, i cantieri di adeguamento antincendio e climatico, finanziati dal Pnrr, prevedono l’introduzione del cappotto termico nelle scuole elementari Antonio Raimondi e Principe di Piemonte, dove gli interventi rispondono anche a problematiche “storiche” come il rinnovamento dell’impianto fognario e la riapertura del padiglione esterno degli “Ulivi”, chiuso dal 2017.

“I lavori di manutenzione sono una priorità” ha commentato l’assessora Vetrugno. “A questi si aggiungono gli interventi per introdurre i condizionatori negli asili nido, per consentirne l’apertura anche d’estate.”

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Tenuta di Tor Marancia: riapre il punto informativo a viale Londra

È in arrivo Narciso, l’anticiclone nordafricano pronto ad espandersi nei prossimi giorni su tutta la penisola italiana, portando con sé un primo accenno d’estate.
Un tempo per passeggiare, stare all’aria aperta, ma anche un’occasione per scoprire la  storia  di nuovi luoghi, come la Tenuta di Tor Marancia: duecento ettari di campagna romana che dal 2002 sono sotto tutela ambientale e facenti parte del Parco Regionale dell’Appia Antica.
Si tratta di un’area incontaminata che costeggia diversi quartieri del Municipio Roma VIII, divisa in ambiti funzionali di attuazione (più noti con la sigla Afa),  con diversi ingressi accessibili e punti informativi, come quello di viale Londra, inaugurato nel giugno del 2018 nell’area denominata Afa 2.

Le prossime domeniche

Dal 7 aprile, tutte le domeniche dalle ore 10:00 alle ore 12:00, i volontari del Comitato di quartiere di Grotta Perfetta si metteranno a disposizione per fornire informazioni e dépliant sulle tante attività organizzate dall’Ente Parco Regionale Appia Antica, sia all’interno della Tenuta sia nel più vasto territorio del Parco.
Sarà possibile iscriversi o rinnovare al costo di 5 euro, l’iscrizione annuale alla Carta Amici, che dà diritto a partecipare alle visite guidate dei programmi primaverili e autunnali, ed ottenere riduzioni su eventi e altre attività svolte dalle associazioni e altri soggetti “amici”, oltre a sconti presso tutte le strutture del parco e ricevere subito in omaggio la guida turistica della zona.

Afa 2 viale Londra, in primo piano i ruderi dei vecchi casali

Le attività del CdQ Grotta Perfetta

Durante le aperture domenicali sarà possibile conoscere e partecipare attivamente al Comitato di quartiere Grotta Perfetta, che dal 2016 offre attraverso il volontariato, un contributo significativo per la valorizzazione del territorio e propone soluzioni alle criticità che lo affliggono.
Le principali istanze aperte riguardano anche la Tenuta di Tor Marancia, infatti, sul versante di viale Londra sono presenti due antichi casali, ormai ridotti a ruderi, che andrebbero demoliti o ristrutturati, per favorire la creazione di spazi aggregativi pubblici e per evitare considerevoli rischi di cedimenti delle murature.
Purtroppo per questi casolari non è ancora previsto un progetto, al contrario di quelli presenti sul versante di via Aristide Sartorio e nell’area centrale del parco.
La Tenuta presenta ancora delle particelle catastali private, che impediscono l’accesso al pubblico ad alcune parti del parco. Un tema importante per tutti gli abitanti di Roma, che potrebbero fruire di quella che diventerebbe l’area verde pubblica più vasta della Capitale.
A seguito del recente recupero dai privati, dei  6 ettari e mezzo di terreno, tra piazza Lante e via dei Numisi, è stato aperto un cantiere per la realizzazione di un’area attrezzata, però questi lavori sono stati giudicati da molte persone dannosi e inutili. Le cause principali sono l’abbattimento di molti alberi e il rischio di rendere la Tenuta troppo antropizzata a discapito della biodiversità.
Le altre questioni irrisolte, di cui il CdQ si sta occupando, sono: la riapertura del Forte Ardeatino, la riqualificazione del Punto Verde Qualità in via Calderon della Barca, il rapporto con il nuovo quartiere I-60, infine, il ripristino della palestra a via Brogi, su quest’ultima vicenda è aperta una petizione cittadina che potrà essere firmata presso il punto informativo di viale Londra.

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Il racconto della Palestina nelle strade e sui muri dell’Ottavo Municipio

Handala è un bambino palestinese con le mani incrociate dietro la schiena, i piedi nudi, i capelli appuntiti, i vestiti strappati e lo sguardo rivolto verso il suo paese, di cui restano solo polvere e macerie. Un’immagine simbolo disegnata dal vignettista Naji Al-Ali, che racchiude in sé tutta la sofferenza di un popolo davanti alla guerra.
L’autore palestinese nato nel 1937 ad Asciagiara, un piccolo villaggio nell’alta Galilea fra Nazareth e il lago di Tiberiade, ricevette numerose minacce a causa dei suoi disegni di satira e denuncia verso il Governo israeliano, minacce che lo costrinsero a diversi spostamenti tra Palestina, Kuwait e Libano, fino a giungere a Londra, dove fu assassinato nel 1987.

Gli appelli per un cessate il fuoco

Il personaggio Handala è stato creato nel 1969, ma lo scenario che si vede oggi in Palestina non è molto diverso. La Palestina è sull’orlo di una catastrofe umanitaria, gli abitanti della Striscia di Gaza sono sottoposti a continui bombardamenti e a privazioni di acqua, cibo e medicine.
Si contano oltre 33 mila vittime, e 80 mila feriti, di cui la maggior parte bambini e bambine innocenti.
Gli appelli per il cessate il fuoco si moltiplicano giorno dopo giorno, l’ultimo anche da parte dell’Onu. Josep Borrell, capo della diplomazia dell’Unione Europea, ha affermato che Israele sta usando la fame come arma di guerra e sta producendo un disastro umanitario impedendo l’ingresso degli aiuti.
Parole che però restano inascoltate e non fermano il Governo Sionista che, con la complicità degli Stati Uniti, principali alleati e fornitori di armi, continua a perpetrare un crimine che di questo passo porterà alla sparizione di un popolo.
Anche la posizione dell’Unione Europea risulta estremamente compiacente e si fa fatica a comprendere come gli Stati membri, compresa l’Italia, si battano con tanto vigore nel sostenere l’Ucraina, condannando l’Esercito Russo e facciano invece così fatica a riconoscere l’Esercito Israeliano quale invasore e colpevole di un vero e proprio genocidio ai danni della popolazione palestinese.
Passeggiando per l’Ottavo Municipio, sono diverse le testimonianze di vicinanza al popolo palestinese prodotte in questi anni, che raccontano con immagini e scritte alcune delle storie di chi ha dedicato la vita a combattere per la libertà di una terra da troppo tempo oppressa.

Largo delle Sette Chiese a sinisitra Handala, a destra il monumento per Dax e Rachel Corrie

Handala alla Garbatella

Handala è tornato a rivivere a Garbatella in un’installazione permanente realizzata da Yalla Roma e dalla Rete Roma Sud, in largo delle Sette Chiese per essere, come scrivono gli ideatori in un comunicato: “Un’icona contro le guerre e contro ogni forma di oppressione fascista e sionista”.
L’opera è stata realizzata il 16 marzo, giorno in cui ricorrono gli anniversari della morte di Davide Dax Cesare e Rachel Corrie a cui, sempre in largo delle Sette Chiese, da alcuni anni è presente una targa in loro memoria.
Dax, accoltellato a morte da alcuni fascisti a Milano nel 2003 e nello stesso anno Rachel Corrie, volontaria dell’International Solidarity Movement fu brutalmente schiacciata all’età di 23 anni, da un bulldozer corazzato dell’Esercito Israeliano a Rafah, mentre con il suo corpo impediva la demolizione di alcune abitazioni palestinesi.
Sull’opera campeggia la scritta: “Cuori spezzati abbiate fede nei vostri morti. Essi non soltanto sono radici sotto le pietre macchiate di sangue, ma le loro bocche mordono ancora esplosivo e vanno all’attacco come oceani di ferro. E ancora i loro pugni levati smentiscono la morte”.

a sx murale per Shireen Abu Akleh in via Valco San Paolo, a dx l’ulivo in v.le L. Da Vinci

I murales

La drammaticità della situazione di Gaza è anche difficile da documentare; da ottobre 2023 il sindacato dei giornalisti ufficiale palestinese Pjs rapporta il triste dato di 128 cronisti uccisi, oltre a centinaia di feriti e stazioni radio rase al suolo, situazioni che rendono sempre più arduo fare informazione.
Giornalisti e reporter da sempre rischiano quotidianamente la vita in territori così difficili, e proprio in memoria di una di loro, in via del Valco di San Paolo, un murale ricorda la storia di Shireen Abu Akleh, uccisa nel 2022 mentre svolgeva il suo lavoro, in un campo profughi in Cisgiordania.
Un altro murale, sui muri esterni della metro San Paolo, ricorda un altro giornalista, scrittore e attivista italiano, Vittorio Arrigoni, rapito e poi ucciso nel 2011 a Gaza. Insieme al suo volto è impressa con la vernice anche la sua celebre frase Restiamo umani, un invito a ricordarsi che la natura dell’uomo rifiuta la barbarie.

Il simbolo dell’anguria

In viale Leonardo Da Vinci, nello spartitraffico che divide l’ingresso della scuola primaria Principe di Piemonte e le abitazioni, è stato piantato un ulivo dedicato alle bambine e ai bambini di Gaza e affissa una targa con disegnata un’anguria. Questo frutto, infatti, da anni è diventato un simbolo palestinese, avendo gli stessi colori della sua bandiera: il rosso della polpa, il nero dei semi e il bianco-verde della buccia.
L’anguria è anche un frutto, ampiamente coltivato in Palestina, utilizzato come simbolo di sostegno e protesta, ogni qual volta Israele proibiva l’esposizione della bandiera dello Stato di Palestina.
Infine, sui muri dell’ex Fiera di Roma, lungo viale di Tor Marancia, da diversi anni la scritta Palestina libera, affiancata dal disegno di una fionda, sollecita ancora una volta il ricordo di una terra colonizzata e martoriata.
Queste sono tutte opere che vogliono sensibilizzare le persone sul tema della guerra, per non rassegnarsi e soprattutto per non abituarsi alle immagini terribili di morte e distruzione che ci giungono fin dentro casa, affinché non diventino foto e video qualunque ma che siano sempre condannate, e parlano anche di una terra da troppo tempo è sotto il controllo di un altro Stato, terra che nasceva libera e così vuole ritornare.

a sx il murale per Vittorio Arrigoni a metro S. Paolo, a dx il murale in viale di Tor Marancia
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Presentato alla libreria “Le storie” il primo romanzo di Claudia Origoni

Tratto da un fatto di cronaca nera degli anni ’20, “Non escludo il ritorno” è il primo romanzo di Claudia Origoni e si presenta fin da subito come un libro molto enigmatico. Primo enigma: che si tratti veramente di un romanzo. Difatti la trama si basa su una storia vera, tuttora molto inquietante e controversa: l’assassinio della giovane Vanda Serra avvenuto il 7 gennaio 1925 in un paesino dell’entroterra sardo. L’autrice ricostruisce la dinamica del delitto e i fatti immediatamente successivi sulla base delle fonti documentarie dell’epoca e di moderne banche dati. Qual è dunque il confine tra realtà e finzione?

Un controverso caso di cronaca nera

Immaginario è sicuramente il nome del paesino sardo scenario dell’omicidio: Aitadei, “aiuto di Dio”, nome devoto e un po’ beffardo vista la piega che presero gli eventi. “La località reale si chiama Aidomaggiore” ha spiegato Claudia Origoni nel corso della presentazione dello scorso 23 marzo presso la libreria di Garbatella Le Storie. “Trattandosi di un caso tuttora controverso, ho sentito la necessità di riformulare almeno il nome del paese” ha proseguito. “Il ricordo del delitto lì è ancora vivo, prova ne è che l’abitazione della vittima è stata recentemente murata.”

libro di claudia origoni

Ma perché una narratrice esordiente sceglie di cimentarsi proprio con una storia così lontana nel tempo e, paradossalmente, così scottante? Per capirlo bisogna riavvolgere il nastro a qualche anno fa, quando Claudia Origoni entra in possesso di un fascicolo ministeriale modello 27 bis, una richiesta di grazia per un certo don Giovanni Spanu dispersa tra le anticaglie di piazza Fontanella Borghese. Questa vicenda un po’ manzoniana – il rinvenimento di un vecchio documento – stimola la curiosità dell’autrice al punto da indurla ad approfondire. “Sono sempre stata un’appassionata di ricerche storiche” ha raccontato Claudia Origoni, “e allo stesso tempo mi domando quante storie siano state dimenticate, quante è possibile riportare alla luce.”

I documenti le sono giunti per vie traverse e talvolta grazie a straordinarie, quasi fatali coincidenze. Questa enorme quantità di dati, che sembrano quasi accumularsi da soli, guida la penna dell’autrice per le vie tortuose di un dramma che però si conclude in maniera inaspettata, dimostrando l’innocenza del presunto assassino: don Giovanni Spanu.

La storia di don Spanu riportata alla luce

Chi era don Giovanni Spanu? Un giovane costretto a prendere i voti, un prete depravato, un presunto assassino. Oltre a ciò, un disgraziato condannato alla reclusione al Santo Stefano, carcere borbonico di massima sicurezza a largo del mar Tirreno in cui a loro tempo furono rinchiusi anche Luigi Settembrini, Gaetano Bresci e Sandro Pertini. Nelle condizioni disumane di una galera che l’Origoni paragona al castello d’If, don Spanu godette di un trattamento parzialmente privilegiato, in virtù dell’abito che indossava, fino alla grazia ricevuta nel 1943.

A questo punto è facile concludere che i religiosi siano i soliti raccomandati, membri privilegiati di una casta chiusa che fa di tutto per proteggere i suoi rappresentanti. Ma non la pensa così l’autrice, che anzi è convinta dell’innocenza del prete e riesce infine a scagionarlo. Il romanzo – “un teatro delle ombre illuminato da una torcia elettrica”, com’è definito in chiusura – ha questo grande obiettivo morale: riabilitare la memoria di un uomo. Un uomo la cui tonaca certamente non era immacolata, ma forse neanche sporca di sangue, come si è creduto per quasi un secolo.

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A 80 anni dalle Fosse Ardeatine, le iniziative per tenere viva la memoria

Note musicali e fiori. Anche questo può servire a risvegliare la memoria: è ciò che accadrà il 24 e 26 marzo alla Garbatella per commemorare le vittime delle Fosse Ardeatine. Domenica 24 sarà presente in Villetta un autore del calibro di Daniele Silvestri, che con le sue canzoni inviterà il pubblico alla riflessione sui temi del potere e del male. Il 26, invece, un corteo di giovani partirà da piazza Sant’Eurosia per deporre un fiore al Mausoleo sull’Ardeatina.

Il programma

Quando si parla di simboli tutto assume significato. Ed è per questo che il prossimo 24 marzo, anniversario dello sterminio di 335 antifascisti ed ebrei alle Fosse Ardeatine, si terrà una commemorazione proprio alla Villetta di via Passino 26, storica sede del partito comunista dopo la Liberazione. Proprio in questo luogo pregno di memoria, domenica prossima dalle 17:00 alle 19:00, saranno le parole del cantautore Daniele Silvestri a rievocare il passato. Particolare attenzione verrà prestata al ricordo dei fratelli Cinelli, Francesco e Giuseppe – il primo dipendente del gas, mentre al secondo, facchino ai Mercati Generali, è intitolata la sezione del PCI. Entrambi comunisti, vennero arrestati il 22 marzo 1944 da un gruppo di tedeschi e fascisti guidati dalla spia Federico Scarpato. Dopo due giorni trascorsi nelle mani degli aguzzini di via Tasso, vennero condotti alle Fosse Ardeatine dove trovarono la morte; a ricordarli, adesso, è una pietra di inciampo in via Antonio Rubino, davanti al lotto in cui trascorsero gli ultimi attimi di libertà.

A sinistra Francesco, al centro Giuseppe Cinelli

Spostandosi a piazza Sant’Eurosia, martedì 26 marzo alle 9:30, si osserverà un lungo corteo scarlatto: sono i ragazzi delle scuole medie e superiori della zona – in testa il liceo Socrate – che porteranno un fiore rosso, simbolo della resistenza, al Mausoleo di via Ardeatina. Un gesto simbolico per trasmettere il valore della memoria anche alle nuove generazioni.

“Nel corso della mattinata verranno esposti anche i lavori di ragazzi e bambini eseguiti con le associazioni culturali del territorio” ha spiegato l’organizzatore Lorenzo Giardinetti, consigliere municipale, “i temi trattati sono le Fosse Ardeatine e la Costituzione. Questo corteo si fa ormai da più di cinque anni” ha proseguito, “ma stavolta la partecipazione si prevede massiccia. Abbiamo esteso l’invito a tutte le scuole del quartiere, le quali ci hanno risposto positivamente promettendo di inviare delegazioni di studenti.”

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Presentazione del libro “Diario delle molestie nella vita di una donna”

Il 21 Marzo alle ore 18:30, nel cuore della Garbatella, presso l’Atelier d.IsaGio di Isa Giovannozzi in Via delle Sette Chiese 108 si terrà la presentazione del libro “E’ capitato anche a me. Diario delle molestie nella vita di una donna” di e con la presenza di Cristina Formica, casa editrice Red star press.

Da dove nasce l’idea di questo libro? 

Il pensiero di scriverlo deriva da un percorso che sto facendo da molti anni. Ho sempre svolto attività e politiche legate alle donne. Poi, la scorsa estate ho letto una pubblicazione a cura di Laura Volpato, “Raccontare le molestie sessuali. Un’indagine empirica “(Edizioni Rosemberg&Sellier), in cui un capitolo è dedicato totalmente al racconto delle molestie subite dalle migliaia di persone che hanno risposto alla ricerca, fatta all’Università degli Studi Milano-Bicocca. Ho iniziato a ripensare a cosa mi era capitato, ed ho iniziato a scrivere degli episodi di violenza e molestie sessuali che avevo subito.

L’idea di strutturare l’opera in forma di “diario” ti ha aiutata ad approfondire una tematica così toccante oppure per cercare di coinvolgere maggiormente il lettore?

La scelta della scrittura in forma di diario mi è venuta istintivamente, ho voluto scrivere con uno stile asciutto ma che esprimesse le emozioni, i contesti, a partire dalla descrizione del fatto. In un mese, ho ricostruito tanti piccoli e grandi episodi che avevano inciso sulla mia vita, sulle mie scelte, su ciò che sceglievo di essere e di fare; allo stesso tempo, parlando con altre donne, mi sono resa conto di quanto fossero vicende comuni nella vita di noi tutte. Chi non è mai stata seguita da un uomo in macchina e non ha provato timore? Il mio libro è un diario che potrebbe aver scritto anche un’altra donna, con racconti magari diversi, ma penso che gli avvenimenti che racconto non sono capitati solo a me. Mi ha fatto bene ripensare a quanto accaduto, scriverlo e parlarne: mi ha rafforzato ancora di più nella convinzione che bisogna cambiare questo stato di cose.

In che modo possono difendersi le donne?

Dobbiamo e possiamo combattere perché le molestie sessuali non accadano più a nessuna donna. È un problema culturale che riguarda gli uomini. Il genere femminile può agire perché questa cultura sia cambiata, a partire dai commenti che sentiamo, dai ragionamenti, piccole azioni, dall’educazione nelle scuole. Credo che come donne dobbiamo chiedere alla politica di occuparsi di noi, siamo la metà della popolazione e dobbiamo esigere più asili nido, il potenziamento dei Consultori Familiari pubblici, protestare per il problema di differenti salari a parità di mansione lavorativa con gli uomini. Sappiamo difenderci, ma dobbiamo solidarizzare tra donne; secondo me bisogna battersi perché le altre donne, soprattutto le più giovani, vivano in un mondo che non le molesti più.

Perché la rassegnazione è così comune?

Purtroppo è considerato normale che un uomo sia sessualmente insistente con una donna; è difficile riconoscere che si sta subendo una molestia, soprattutto se intorno a te non c’è solidarietà, attenzione. Io mi sono spesso vergognata e non ho raccontato, però ho avuto l’appoggio della mia famiglia quando potevo entrare in una relazione malata. È importante ribaltare l’ottica che la colpa della violenza non riguarda il costume; perciò, descrivo il mio abbigliamento negli anni in cui avvenivano le molestie che subivo e come ero vestita non giustifica assolutamente quello che avveniva, ero un obiettivo perché ero una donna.

 Il concetto di “solidarietà” esiste? 

 È fondamentale come concetto per alimentare una comunità umana. Ci sono tantissime esperienze che lavorano perché la società italiana, sia più giusta, attenta alle differenze, solidale con le donne e con gli altri popoli. Dobbiamo essere solidali, coltivare la gentilezza. Quale essere umano vorrebbe vivere in un mondo in guerra, che affama, che violenta. Credo fortemente nella testimonianza individuale, con il mio libro vorrei contribuire a una discussione e all’azione collettiva.

In quale modo il tuo operato è in grado di aiutare generazioni?

 Per la gioventù futura spero, come ho detto prima, che vivano e crescano in un cosmo in cui non debbano difendersi da tali crudeltà. Parlarne è importante, anche per coinvolgere in questo cambiamento gli uomini. E ‘importante che anche il maschile partecipi a cambiare la cultura patriarcale. Con questo libro vorrei proporre discussioni e ragionamenti collettivi, che portino a fare e richiedere politiche più giuste anche per le donne.

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Consultorio e Centro per la salute mentale: a rischio i presidi sanitari del Municipio VIII

La salute non è un optional. E non stiamo solo parlando del consultorio di largo delle Sette Chiese, con una lunga storia di depotenziamenti e proteste dei cittadini. Ad aggravare la situazione è la condizione precaria del TSMREE di via Leonardo da Vinci 98. Si tratta di due punti di riferimento per la zona. “Il primo assorbiva un’utenza varia, costituita anche di donne incinte o neomamme che vi si recavano per i servizi di ginecologia. Non offriva solo servizi sanitari, ma rappresentava una battaglia sociale” commenta l’assessora municipale ai servizi sociali Alessandra Aluigi.

La seconda struttura, invece, si rivolge a bambini e adolescenti con problemi psicologici. TSMREE è un acronimo: centro di Tutela della Salute Mentale e Riabilitazione dell’Età Evolutiva. “Anche questo un presidio imprescindibile” conferma Alessandra Aluigi.

La situazione del Consultorio familiare

Breve riassunto delle puntate precedenti. A inizio settembre il consultorio di largo delle Sette Chiese viene depotenziato, i servizi di ginecologia vengono trasferiti in via dei Lincei 93, un collettivo di donne del quartiere lancia una petizione su change.org che già a ottobre superava le mille firme. Il 22 novembre il collettivo occupa il consultorio. Striscioni e cartelli ribadiscono che “i consultori non si toccano.” Parallelamente si muove il Municipio VIII, che nel corso degli ultimi mesi ha approvato tre atti con l’obiettivo di promuovere un tavolo di confronto con la Regione. La terza mozione, risalente al 10 gennaio, richiede lo scorrimento di tutte le graduatorie esistenti per il reperimento di personale. “I concorsi di ambito sanitario prevedono tre prove: questo dimostra che anche gli idonei non vincitori sono professionisti motivati e preparati” commenta la consigliera Simonetta Novi della Lista Calenda, promotrice della mozione. “Per le professioni sanitarie non esiste neanche il tetto massimo del venti per cento per lo scorrimento delle graduatorie. Tutti gli idonei possono essere chiamati, se è necessario.”

Coworking millepiani
Simonetta Novi, Alessandra Aluigi e Maya Vetri al Coworking Millepiani

Quale è stata la risposta della Regione? Se n’è parlato anche lo scorso 14 marzo nel corso di un’assemblea al Coworking Millepiani, con la partecipazione del minisindaco Ciaccheri, l’assessora alle politiche di genere Maya Vetri, la consigliera capitolina Michela Cicculli e il consigliere regionale Claudio Marotta, oltre ai rappresentanti dell’Asl, della Cgil e di associazioni territoriali come il Collettivo per la difesa del consultorio e il Coordinamento delle donne e delle libere soggettività del Lazio. È stata scritta e diffusa una lettera indirizzata al presidente Rocca: “chiediamo all’amministrazione che presiede di fornirci i tempi e le modalità del ripristino del servizio” si legge nel testo, che prosegue: “ci preme evidenziare che la difficoltà ad accedere alle informazioni sulle prestazioni offerte svantaggia la fruizione del servizio.”

Le risposte della Regione

“Per ora non c’è nessun annuncio di ripristino dei servizi” continua Simonetta Novi, “il consultorio rimane un polo pediatrico vaccinale, senza servizi di ginecologia e sostegno alla famiglia.”

Una piccola svolta sembra venire, invece, per il centro di salute mentale (TSMREE) di via Leonardo da Vinci.

Sì, perché la situazione è diventata precaria anche lì, dopo che lo scorso dicembre quaranta ragazzi in terapia di gruppo e quindici in psicoterapia hanno assistito all’improvvisa sospensione dei servizi di cui usufruivano. Si tratta di un centro con una grande utenza – circa 3500 le cartelle cliniche attive e oltre 400 i nuovi accessi all’anno – in cui operano solo dodici professionisti tra psicologi, assistenti sociali, infermieri, terapisti e logopedisti.

“Sono dodici sulla carta” ha puntualizzato la consigliera Novi. “Di fatto, al momento, sono operativi solo un neuropsichiatra e due psicologhe. Numeri decisamente insufficienti per far fronte alle necessità delle famiglie del territorio.”

Il Centro per la Salute Mentale

La prima a lanciare l’allarme è stata la consigliera regionale dem Eleonora Mattia, con un’interrogazione al presidente Rocca. Questa volta la risposta della Regione non si è fatta attendere. È stato annunciato che a breve verranno pubblicati i risultati di due graduatorie concorsuali sul Burl (bollettino ufficiale Regione Lazio), con i nomi di cento professionisti tra vincitori e idonei. Verrebbe da tirare un sospiro di sollievo, se la consigliera della Lista Calenda non riprendesse fiato per scagliarsi anche contro questo provvedimento, ritenuto ampiamente insufficiente.

“Finalmente hanno fatto scorrere le graduatorie, come noi della Lista Calenda abbiamo chiesto” ha proseguito Simonetta Novi, “ma il risultato è che, di cento vincitori, solo dodici verranno assunti dall’Asl Roma2, che dispone di ben sei centri di salute mentale su tutto il territorio. In media si avrà un aumento di due professionisti in ogni centro che, visti i numeri delle cartelle attive, è chiaramente insufficiente.”

L’assessore Alessandra Aluigi assicura che la situazione verrà monitorata affinché il personale necessario giunga effettivamente e nel minor tempo possibile nel TSMREE del Municipio VIII.

Un problema più ampio

Ma c’è ancora molto da fare, soprattutto perché i presidi sanitari di competenza dell’Asl Roma2, che abbraccia anche il VI, il VII e il IX Municipio, risultano essere i più in difficoltà. Lo scorso dicembre i rispettivi minisindaci hanno infatti denunciato carenza di personale anche per i TSMREE di via di Pietralata 457, via degli Eucalipti 14, via di Torrenova 20, viale Bruno Rizzieri 226 e via Ignazio Silone 100.

“Noi del Municipio VIII affronteremo queste due problematiche – consultorio e TSMREE – parallelamente” ha concluso la consigliera Novi. “Non sono problemi diversi, bensì il risultato del medesimo disinteresse da parte della Regione ai servizi sanitari di prossimità. Questo governo parla tanto di famiglia, ma poi la prima cosa che fa è depotenziare proprio i servizi alla famiglia.”

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