La memoria è un ingranaggio collettivo e voglio condividere con voi
questo video che si unisce a diverse iniziative che si stanno
moltiplicando sul territorio in queste ore. Torneremo insieme presto ad
attraversare i luoghi che ci hanno reso quello che siamo, convinti
ancora una volta che qua sta scritta la traccia del nostro futuro e la
forza della nostra comunità.
In queste immagini Alessandro Portelli, Gianni Rivolta, Ernesto Nassi ci raccontano quel terribile giorno di 76 anni fa dove per mano dei nazifascisti furono trucidate 335 persone.
Rimaniamo uniti, anche se distanti, nella memoria per combattere ora e sempre ogni rigurgito di odio.
Ringrazio l’assessora Michela Cicculli, Anna Coccoli e tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione di questo video.
Tra i 335 martiri del furore nazista, tre cittadini della Garbatella: i fratelli Giuseppe e Francesco Cinelli ed Enrico Mancini
Il 24 marzo di settantasei anni fa, a poche centinaia di metri dai confini del nostro quartiere, si consumava una delle pagine più tragiche della Resistenza romana: una strage nazista ordinata come rappresaglia all’attentato partigiano di Via Rasella, in cui il giorno prima avevano perso la vita 33 soldati tedeschi.
335 persone di vari ceti sociali, di tutte le età e anche un sacerdote venivano trucidate e gettate in una fossa comune, che altro non era che una vecchia cava di pozzolana vicino all’antica Via Ardeatina. Poi il crollo delle volte della cava, causato dall’esplosione di più cariche di dinamite, davano una ignobile sepoltura a quei corpi ammassati in quella fossa.
Nel libro “La terrazza sulla Garbatella” Adelio Canali, allora poco più che un ragazzo, ci racconta in maniera minuziosa il ricordo di quella sciagurata giornata: “Verso le 16 di quel pomeriggio un improvviso boato ci fece sobbalzare. Ormai eravamo abituati ai bombardamenti aerei, ma guardando in alto non si vedevano velivoli, tanto meno se ne udiva il consueto, sinistro rombo. Neanche il tempo di riprenderci che un secondo e terzo boato, molto più forte ci fecero voltare di scatto. Nei giorni successivi cominciarono a trapelare le prime notizie dell’eccidio e sui tentativi dei tedeschi di chiudere l’ingresso delle cave, prima col lavoro di giovani rastrellati, poi col brillamento di tre cariche di tritolo”. Tra le vittime, c’erano tre abitanti della Garbatella, colpevoli di aver avuto come valore della loro esistenza l’antifascismo e l’amore per la libertà: i fratelli Francesco e Giuseppe Cinelli ed Enrico Mancini.
Francesco e Giuseppe Cinelli, a destra Enrico Mancini
Quest’ultimo, dopo aver frequentato le elementari, aveva prematuramente lasciato lo studio per lavorare. Da apprendista falegname aveva mostrato grandi capacità fino a diventare un ricercato ebanista. Alla fine degli anni Venti il rifiuto di indossare la camicia nera gli costò l’incendio del suo laboratorio. Gli venne assegnata una casa di due stanze in Via Percoto, al Lotto 43 il terzo albergo davanti alla questura. Nel 1942 aderì al Partito d’azione e dall’8 settembre del 1943 prestò un’intensa attività in vari campi d’azione del fronte clandestino, in particolare in quello dei collegamenti tra Roma e l’esterno, all’interno del gruppo “Giustizia e Libertà”. Fu arrestato il 7 marzo del 1944, il giorno dei bombardamenti della Garbatella, nel suo ufficio al centro di Roma, dove svolgeva una nuova attività di commerciante di prodotti agricoli. Fu portato alla Pensione Oltremare vicino alla stazione Termini dove fu torturato dalla banda Koch e successivamente trasferito alla Pensione Iaccarino: due tristi luoghi di sofferenza gestiti da fascisti italiani.
Il 18 marzo fu rinchiuso nel terzo braccio di Regina Coeli in attesa di processo, dove riuscì a far pervenire alla famiglia un biglietto. Fu prelevato dal carcere il pomeriggio del 24 marzo e trasportato alle Fosse Ardeatine insieme ad altri detenuti, verso quell’ultimo e tremendo viaggio. Morì trucidato all’età di 47 anni, lasciando la moglie e sei figli. A lui, durante i festeggiamenti del Centenario, è stato dedicato un gigantesco murales sulla parete del lotto 9 che affaccia su piazza Bartolomeo Romano.
I Fratelli Cinelli abitavano originariamente al quartiere Salario, ma presto dovettero vendere casa a causa delle continue molestie e pressioni da parte dei fascisti. Agli inizi degli anni Trenta fu assegnata alla madre Ludovina una casa popolare alla Garbatella, in Via Antonio Rubino, presso piazza Sant’Eurosia.
Francesco era dipendente della Romana Gas. In quella realtà lavorativa molti operai erano coinvolti nella lotta per la liberazione di Roma.
Nelle officine della Romana Gas si costruivano quelli che venivano chiamati i “chiodi a tre punte”, destinati a squarciare i pneumatici degli automezzi delle truppe d’occupazione. Si fabbricavano ordigni rudimentali, tra l’altro anche quello usato nell’attentato di Via Rasella. Giuseppe Cinelli all’inizio seguì le orme del padre, che era un artigiano calzolaio. Dopo il trasferimento alla Garbatella cessò quest’attività, perché non gli venne concessa la licenza, in quanto era già conosciuto come un noto sovversivo. Riuscì ad entrare come facchino ai Mercati Generali: anche questa struttura lavorativa era piena di compagni antifascisti. Da prima socialista poi comunista Giuseppe ebbe un ruolo importante nella resistenza, presso il comando della Settima Brigata Garibaldi: era Ispettore organizzativo del II battaglione. Giuseppe, ormai latitante, tornò a dormire per una sera nella sua casa di Via Rubino insieme al fratello. Purtroppo questa scelta gli fu fatale. Catturati la sera del 22 marzo vengono torturati nella prigione delle S.S. in via Tasso e portati il 24 marzo nel devastante inferno delle Fosse Ardeatine.
A Giuseppe Cinelli, dopo il 4 giugno del 1944 all’indomani della liberazione di Roma, fu intitolata la sezione dei comunisti della Garbatella, la Villetta. A distanza di settantasei anni e gli inevitabili cambiamenti di nome delle strutture politiche all’interno della Villetta è rimasta l’intitolazione a Giuseppe Cinelli, fortemente voluta dai frequentatori della Villetta. Tutto questo per non dimenticare
Sicurezza. Organizzazione. Prodotti a km 0. Queste le parole chiave dei mercati che nonostante l’emergenza sanitaria riescono ancora a lavorare. Grazie all’organizzazione dell’VIII Municipio e il sostegno della Polizia Locale sono ben 4 i mercati di quartiere che hanno il permesso di esercitare:
Dunque, anche in un’emergenza tanto drammatica, qualche buona notizia c’è. Un’ottima alternativa alle lunghissime code di supermercati, proprio i nostri mercati rionali. <<Al loro interno la cittadinanza potrà trovare percorsi protetti per gli acquirenti, distanziati, e tutti i dispositivi di protezione oltre ad un accesso contingentato. In più gli esercenti hanno messo a disposizione il servizio di spesa a distanza facendo trovare il sacchetto pronto al ritiro all’interno del mercato>>. Descrive così i nostri mercati il Presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri.
Insomma, una spesa in piena sicurezza e con i veri prodotti a km 0. Un’altra alternativa offerta dal territorio, dopo quella del Municipio Solidale, stavolta per evitare le grandi file fuori dai supermercati. Sperando di tornare il più presto possibile a quei mercati pieni di gente, di colori, urla dei commercianti, e con il solito furbo che non rispetta la fila. Che ultimamente con tutte queste file ordinate, ci manca persino lui.
Hashtag e messaggi che invitano a restare a casa li troviamo ovunque in questi giorni. Tutto per salvaguardare noi, i nostri cari e il nostro paese da questa crisi. Si ma, chi una casa non cel’ha? Non manca per fortuna chi si occupa di questi cittadini meno fortunati: stiamo parlando della Caritas Diocesi di Roma.
La campagna #vorreimanonposso
Sono ben oltre 8mila i senza fissa dimora in tutta Roma. Immaginate di dover affrontare un momento simile in strada, o forse peggio ancora accalcato in qualche centro di accoglienza senza alcuna distanza di sicurezza. <<Ecco perché voglio invitarvi a sostenere la campagna #vorreimanonposso, attraverso cui la Caritas Diocesi di Roma chiede il sostegno dei cittadini per poter occuparsi degli invisibili delle nostre città e per acquistare mascherine, guanti, termometri e disinfettanti>>. Con queste parole il minisindaco Amedeo Ciaccheri invita tutti noi cittadini, chi può nel suo piccolo, ad aiutare chi ha ancora più bisogno di aiuto in questo momento.
Come sostenere la campagna
Obiettivo della Caritas è quello di trasformare le sue strutture di accoglienza notturna in spazi protetti funzionanti 24 ore su 24. Inoltre organizzare un servizio di mensa attraverso la distribuzione di cibo da asporto.
Per sostenere la campagna #vorreimanonposso: IBAN: IT 50 F 07601 03200 001021945793 Per visitare il sito basta cliccare qui.
È morto Pierluigi Pasqualetti. Per tanti anni responsabile della tipografia al Messaggero
Il ricordo di Giorgio Guidoni
Gigi era uno dei “grandi”. Era il fratello maggiore di Leonardo, amico da sempre del lotto 8, con cui abbiamo condiviso momenti indimenticabili della giovinezza. Tutti noi della generazione fine anni cinquanta avevamo sorelle o fratelli più grandi di età che guardavamo con ammirazione e rispetto: lavoravano, avevano la macchina, erano fidanzati, andavano in vacanza senza genitori e noi cercavamo di carpire da loro i segreti della vita dei “grandi”. Gigi era una fonte di ispirazione, il fratello generoso che ci prestava la sua BMW (a volte a sua insaputa…) con cui noi andavamo in giro increduli e con i finestrini abbassati sperando di farci notare. Gigi è andato via troppo presto, a soli 68 anni, strappato all’affetto dei suoi cari, l’amata moglie Giuliana e i figli Carlo e Franco, in poco tempo da un male vigliacco, in questo momento storico che ci fa riflettere sui veri valori e sul senso della vita. Gigi era una persona generosa, sempre presente, con una verve romanesca indiscussa. Ti scrutava con sguardo serio e poi se ne usciva con una battuta fulminante seguita da una risata che metteva tutte le cose a posto. Romano e Romanista fino al midollo, amante della vita, amante dei motori, riservato ma partecipe, grande lavoratore, sempre pronto ad aiutare gli altri, anche nelle piccole cose. Aveva iniziato a lavorare a 19 anni al Messaggero come tipografo, nel tempo era diventato responsabile di tutta la tipografia. Il papà gestiva un alimentari a piazza Giovanni da Triora e Gigi, che già lavorava, nel periodo natalizio prendeva ferie e andava al negozio per aiutarlo, coinvolgendo anche i suoi amici per le consegne. Per chi resta, la morte ha il terribile potere di far viaggiare nel tempo e riportare alla luce ricordi rimasti sopiti troppo a lungo. E Gigi è un ricordo bello, forte, elegante, con quel sorriso sornione di chi conosceva quali sono le cose importanti a cui dare valore.
#iorestoacasa è la chiave. Probabilmente l’unico modo per salvare l’Italia da quest’emergenza sanitaria. Non è una scelta, forse neanche un obbligo, la definirei più un’occasione. Eppure, c’è chi rischia di non poter più restare a casa. Di chi stiamo parlando? Di tutte quelle famiglie nel nostro territorio che già da tempo avevano in programma gli sfratti per i prossimi giorni.
La richiesta del Presidente Ciaccheri alla Sindaca di Roma
Sono tante le famiglie coinvolte, lasciate nell’impossibilità di tutelarsi ma anche di tutelare il resto della cittadinanza per l’esposizione al Coronavirus. Il nostro Presidente dell’VIII Municipio Amedeo Ciaccheri però, non ha perso tempo, chiedendo un intervento urgente per bloccare tutte le procedure di sfratto, almeno per il momento.
<<Nella
settimana passata abbiamo scritto alla Sindaca di Roma e alla Prefetta di Roma
per sollecitare un’immediata sospensione di tutti gli sfratti, visto che ne
esistono diversi già in programma per numerose famiglie del nostro territorio e
di tutta la città.>> Ha dichiarato Ciaccheri.
Nonostante siano giorni difficili per il Paese, la
salvaguardia dei cittadini rimane una priorità. Continua poi il minisindaco
<<Appare urgente e non eludibile la necessità di
intervenire anche su un tema assai delicato come quello dell’emergenza
abitativa, in particolare per quel che concerne gli sfratti programmati da qui
ai prossimi giorni>>.
Staremo a vedere come risponderanno dal Campidoglio. Nel frattempo, ricordiamo a tutti di stare a casa, per proteggere i nostri cari, le nostre città, i nostri amici. Mai come ora si è mai vista un’Italia così unita. Una capacità di reagire assieme che, lo sapete sì? Ci sta invidiamo il mondo intero. Forza.
Non si può pensare ad un’architettura senza pensare alla gente. E possiamo dire che Innocenzo Sabbatini, ideatore degli Alberghi Suburbani, ci aveva pensato eccome. Palazzine che tra loro formano campi da calcio, scuole al piano terra, lavanderie e maternità, il tutto tra forme equilibrate e scorci di luce dai soffitti.
Gli Alberghi Suburbani nacquero come appoggio provvisorio per le famiglie sfollate alla fine degli anni ’20. Poi ci furono gli anni nel fascismo. Lì gli Alberghi diventarono quasi delle case-prigioni. Provate ad immaginare la portineria di casa vostra dove un uomo con il suo fucile vi controlla ogni volta che entrate o uscite di casa. Oggi invece, sono delle semplici palazzine. Semplici si fa per dire, perché hanno mille sfaccettature e vale veramente la pena visitarle.
Dubbio amletico. Perché ogni albergo ha un colore? La risposta è semplice. Dipende dal colore dell’intonaco di ognuno di loro. Come avrete dedotto quindi: questo è l’Albergo Bianco di nome e di fatto. È delimitato da viale G. Massaia, Via Ignazio Persico e Via Luigi Lasagna.
Una delle particolarità di queste palazzine è la pianta: sempre a forma di Y. Inoltre gli alberghi erano provvisti di tutte le necessità. In quello bianco ad esempio c’era la maternità. Ancora oggi nel quartiere c’è chi racconta <<Ao mi madre m’ha partorito qua sotto. Sì sì, proprio nel palazzo dove abito ancora>>.
Gli Alberghi Suburbani – Albergo Rosso
Cosa c’è al mondo di esteticamente perfetto? Secondo il filoso francese Chartier: l’orologio. Un elemento affascinante. Riesce a rendere concreta una cosa astratta come il tempo. E forse, ciò che rende particolare l’Albergo Rosso è proprio il suo orologio.
Per anni questo monumento della Garbatella ha segnato le ore
11:25. Non a caso, l’orario preciso in cui il 7 Marzo del ’43 inziarono i
bombardamenti nell’intera zona. Dopo più di mezzo secolo, ha ripreso a
funzionare.
L’Albergo Rosso si trova a Piazza Eugenio Biffi, delimitato
anche da Viale G. Massaia e la
Circonvallazione Ostiense. La pianta è sempre ad Y, ma a differenza degli
altri alberghi si chiude formando un cortile interno. All’epoca ospitava la
maternità, la scuola elementare e persino alcune botteghe.
Non appena arriverete a visitare questo albergo però, vi consigliamo di non rimanere incantati a fissarlo solo da fuori. Il bello è anche dentro; le scalinate, il ballatoio, le ringhiere. Per non parlare di quando alzate gli occhi e si vede il grande lucernario dalle scale a chiocciola.
Gli Alberghi Suburbani – Albergo Beige
Qui ci troviamo nel lotto XLIII, delimitato da Via S. Carcereri e Via. G M. Percoto. L’Albergo Beige è il più grande di tutti per ampiezza. Anche lui ha una pianta ad Y e proprio uno dei bracci confina con l’Albergo Rosso. Il loro incontro forma un grande spiazzo che era utilizzato come campo da gioco. Insomma, Sabbatini fin dall’inizio aveva previsto un luogo da vivere sia all’interno che all’esterno. E il concetto di spazio aperto andava di pari passo con quello di condivisione. Tutt’ora infatti, vedere ragazzi che si sfidano a pallone tra i lotti, o anziane che giocano a carte all’aperto, qui alla Garbatella, è un’abitudine.
Gli Alberghi Suburbani – Albergo Giallo
Spazi, luci, forme. Tutto calcolato. Tranne l’Albergo Giallo. Quest’ultimo infatti fu aggiunto successivamente. Pensate sia stato un problema per l’architetto Sabbatini? Certo che no. Nonostante non fosse previsto nella sua composizione iniziale, anch’esso si adatta perfettamente a tutto ciò che era già stato pianificato.
L’Albergo Giallo si affaccia su Viale G. Massaia, Via G. M. Percoto e Via F. O. Bennabilli. Ha il
solito impianto ad Y, la cupoletta che fa da lucernario all’interno e il volume
movimentato. La particolarità di quest’albergo sta in uno dei suoi bracci, che
si allunga di più rispetto agli altri perché serviva per ospitare una grande
sala da pranzo. Anche se aggiunto dopo quindi, non sono mancate quelle forme
adatte perfettamente allo stile di vita del quartiere.
Insomma, alla fine sono bastati un pò di calcestruzzo, acciaio e tanta fantasia per tirare su questi storici Alberghi. Cosa aspettate a visitarli?
Roma è un riassunto di storia dell’arte. Da dove cominciare a visitarla è impossibile da capire. Se però volete qualche consiglio su cosa vedere vicino Garbatella, ecco qualche consiglio.
Cosa vedere vicino Garbatella – I murales di Tor Marancia
Benvenuti nel quartiere popolare della Street Art. Siamo a Tor Marancia, quartiere a pochi passi dalla Garbatella. Vi basterà attraversare la Cristoforo Colombo per imbattervi in straordinari murales realizzati da 22 artisti internazionali.
Se pensate che sia stato facile per la Streeet Art sbarcare qui vi sbagliate di grosso. Immaginate le anziane signore di Viale Tor Marancia quando hanno iniziato a vedersi imbrattare i loro muri. <<A regazzì che stai a fa?>>. Non ci è voluto molto poi però per rendersi conto che da lì a poco sarebbe diventato il quartiere più colorato di Roma.
Cosa vedere vicino Garbatella – La Basilica di San Paolo
Passeggiate nel grande parco Schuster, in Via Ostiense. Fermatevi in un chioschetto, buttatevi sul grande prato o sedetevi su qualche panchina. Insomma fate un po’ voi tanto, da qualunque prospettiva sarete, potrete ammirare la Basilica di San Paolo fuori le Mura. 130 metri, larga 65 e alta 29 rappresenta la seconda delle quattro basiliche papali di Roma per grandezza. Però, considerando che vederla solo da fuori non rende l’idea, vi consigliamo di prenotare una visita all’interno della grande chiesa.
Cosa vedere vicino Garbatella – La Piramide Cestia
Dall’alto di questa piramide più di 20 secoli di storia ci guardano. Un monumento che, direte voi, cosa ci sta a fare vicino a Garbatella? La storia di questa piramide alta ben 36 metri è semplice. Tra il 18 e il 21 a.C. l’imperatore Gaio Cestio dichiarò di volere la sua tomba proprio come quella degli antichi Egizi. Si poteva dire di no ad un imperatore? Dubito. Così nacque la famosa Piramide Cestia. Molto semplice da raggiungere in quanto si trova proprio davanti la fermata Piramide della metro B. Vale veramente la pena vederla. Anche perché l’alternativa sarebbe un volo fino al Cairo, bello ma poco conveniente.
Cosa vedere vicino Garbatella – Il Gazometro
Difficile trovare una struttura curiosa come il Gazometro. Tubi d’acciaio incastrati l’uni agli altri che vanno a creare un enorme cilindro alto più di novanta metri. Per arrivarci bisogna recarsi nel quartiere Ostiense, in Via del Commercio. Oggi rappresenta uno dei simboli di Roma nonostante non sia più in funzione. Il Gazometro infatti serviva per immagazzinare il gas da utilizzare poi in usi domestici e illuminazione.
Cosa vedere vicino Garbatella – Terme di Caracalla
Vi siete mai chiesti come vivevano gli antichi romani? Be’ qui è il modo migliore per scoprirlo. Duemila anni di storia da ammirare. Le Terme di Caracalla, situate sulla via Appia, sono uno dei più grandi esempi della Roma imperiale. E’ ancora possibile vedere quelli che una volta erano gli spogliatoi, le sale da bagno, le palestre, le piscine. Insomma un vero e proprio tuffo nella storia.
Qualche spunto su cosa vedere vicino Garbatella ve lo abbiamo dato. Ora, serve altro per convincervi ad andare? Ovviamente, prima, fate un salto anche alla Garbatella. (Vedi Cosa vedere alla Garbatella)
Dopo il decreto governativo sul Coronavirus il Municipio VIII ha voluto mettere a disposizione dei cittadini una serie di servizi per tutti i cittadini. Quali? Andiamo a vederli insieme.
Per risolvere un’emergenza sanitaria improvvisa come questa, ognuno deve fare la propria parte. E il Municipio VIII non si tira indietro. “In un momento difficile per tutte e tutti noi, possiamo sentirci vicini anche a distanza”, sostiene il minisindaco Amedeo Ciaccheri. A tal fine è nata una piattaforma online di informazioni, servizi, messaggi di condivisione e lezioni per i ragazzi.
Si tratta dunque di un sostegno a tutti i cittadini, rivolto sia a chi ne voglia usufruire sia a quei commercianti i quali vogliano aderire. (Basta mandare una mail a info@municipio-solidale.it.)
Amedeo Ciaccheri presenta la campagna Il Municipio Solidale
Rimanere connessi. Questo è uno degli obiettivi del portale. Nel sito quindi è stato creato un numero a cui potersi rivolgere per supporto psicologico, lo 06 40060606. Attivo dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18 dal lunedì al venerdì. Un servizio per lo più rivolto a quegli anziani che si trovano soli ad affrontare le lunghe giornate.
Municipio solidale è anche farmaci a domicilio. Qui infatti potrete trovare alcuni indirizzi di farmacie disposte a consegnarvi farmaci a casa. Da Garbatella a Montagnola fino a Roma70. Per ora sono undici le farmacie che dispongono di tale servizio.
In fondo si sa, nonostante l’emergenza che ci troviamo ad affrontare, rimaniamo pur sempre il paese della pasta e della pizza. E così si sono uniti tanti di coloro che lavorano nella ristorazione e nei supermercati per aiutare la loro clientela.
E per i più piccoli? Il municipio ha pensato anche a loro. In questo momento delicato in cui non si può frequentare la scuola è stata lanciata anche l’iniziativa “Scuola di Territorio”. Lezioni alternative, intrattenimento e piccole attività come fare un quadro senza pennelli o cucinare biscotti.
A piazza Biffi la cerimonia del Municipio VIII nell’anno del Centenario
Garbatella non si ferma. Oggi 7 marzo nell’anno del Centenario, a 76 anni di distanza, in piazza Eugenio Biffi è stata scoperta una targa in ricordo dei bombardamenti del 1944, che colpirono l’Albergo bianco e il servizio di Maternità. Proprio davanti a questo luogo simbolo del quartiere il presidente dell’VIII Municipio Amedeo Ciaccheri e il consigliere di opposizione Maurizio Buonincontro hanno voluto ricordare quei giorni drammatici di guerra, quando gli aerei alleati, in un raid aereo alle 11,25 del mattino, scaricarono sull’Ostiense, sulla stazione ferroviaria e sugli impianti industriali della Capitale una grande quantità di bombe. Purtroppo alcuni ordigni caddero sul lotto 41 e sotto le macerie furono ritrovati 50 corpi di abitanti dell’Albergo, tra cui alcuni bimbi della Maternità. Il tragico elenco delle vittime fu minuziosamente compilato da don Teocle Bianchi, primo parroco della parrocchia di Santa Galla, sul suo diario, che è stato ritrovato nell’archivio della chiesa. Alla cerimonia erano presenti alcune suore delle Figlie della Carità, che alla Maternità, fin dagli anni Trenta, svolgevano un prezioso servizio assistenziale.
Pur non essendoci ad oggi, alcuna indicazione di eventuali restrizioni da parte delle autorità locali – Roma e Lazio – riteniamo che sia importante adottare misure per evitare la diffusione del Covid-19 e ulteriori misure di contenimento e poter organizzare la proiezione in un clima più sicuro.
Riteniamo quindi ANNULLARE la proiezione del mediometraggio in programma per Domenica 8 marzo presso il teatro Altamura.
“All’ultimo piano ci sono le infiltrazioni. I puntelli escono dai muri delle abitazioni. Crepe e calcinacci in vista. Ma sono anni che ci sono questi problemi. Mia suocera ha 93 anni e vive lì, lo so bene.” Preoccupata, la signora Ida, vuole denunciare un problema che da tempo mette in pensiero i residenti dell’Albergo Bianco, in Via Ignazio Persico 2. Una questione che non è di certo una novità per i residenti. “Sono già venuti più volte quelli dell’Ater e anche i vigili del Fuoco. Hanno fatto le foto e poi non sono più tornati.” Continua la signora Ida.
Le responsabilità
Ma da cosa deriva tale degrado? Il
problema principale è questo: non si trovano né le cause né un responsabile.
L’Albergo Bianco infatti è in parte di proprietà dell’Ater, ci sono molti dei
residenti ancora in affitto. E poi c’è anche chi ha le abitazioni di proprietà.
Insomma, l’Ater scarica le responsabilità al condominio, che a sua volta le
rimbalza all’Ater. A rimetterci però sono sempre i residenti.
“Ho sentito che con il centenario della Garbatella stanno facendo molti lavori di manutenzione. Nell’Albergo Bianco però non vogliono farli. La motivazione? Perché dall’Ater ci rispondono che questo è un condominio.” Ci racconta Ida. Molti dei lavori di ristrutturazione negli ultimi anni infatti sono stati effettuati privatamente da coloro che hanno comprato i vari appartamenti. Ma c’è ancora molto da fare qui. Sia nella scala B che C i residenti ci hanno segnalato crepe sui muri. Gli appartamenti dell’ultimo piano hanno i puntelli che spuntano dal muro scoperto. La terrazza condominiale dell’ultimo piano è da ristrutturare per le inflitrazioni. Terrazzi e sottoscala perciolanti. Impianti elettrici fuori norma. Il tutto a complicare la quotidianità di chi ci vive.
Qualche residente può continuare
a tamponare a piccole fasi alcuni dei problemi. Ma senza dubbio, serve un
progetto complessivo per recuperare questo storico palazzo nel cuore della
Garbatella.
Si comincia dai locali più storici della Garbatella. Why Not è uno di questi. Pareti colorate, foto e locandine di film decorano il pub. Why Not si trova in Via Luigi Fincati 2, alle spalle di uno dei principali punti più movimentati del quartiere, Piazza Bartolomeo Romano. Il locale offre birre, cocktail e snack fino a tarda sera. Da provare sono senza dubbio i cocktail allo zenzero e cioccolato.
Se cercate qualcosa di un po’ più raffinato e attento al dettaglio c’è il nuovo Bistrot Biffi. Progettato con un’ampia vetrata da dove si può scorgere il famoso Albergo Rosso. Passando di fronte al locale, a Piazza Eugenio Biffi, non puoi non notarlo. Luci e lucette decorano l’ingresso e i tavoli all’esterno. Merita una visita.
Un’altra oasi per bere alla Garbatella è La Latteria. Bellissimo giardino, vino, cocktail, e cibi sfiziosi. Cosa rende speciale questo posto? La Latteria non solo è tra i 50 migliori bar d’Italia, ma si preoccupa anche all’ambiente. E’ stata infatti ristrutturata con materiali ecocompatibili. Potete trovarla a Piazza Geremia Bonomelli. Non rimarrete delusi.
Dove bere alla Garbatella, il vino? A La Mescita. Enoteca con tavoli sia all’aperto che all’interno. Situato nel cuore della Garbatella, in Via Luigi Fincati 44. Oltre alla notevole scelta di vini troverete anche soddisfacenti aperitivi sfiziosi.
<<Tutti noi abbiamo bisogno di credere in qualcosa: io credo che tra poco mi farò una birra>>
Così esordisce Homer Simpson in una delle puntate della più amata sitcom americana. E se anche voi come Homer amate la birra, vi consigliamo di fare un salto in Via delle Sette Chiese 56. Tra schiuma bianca, sapori amari o dolci, colori chiari o scuri, sarete rapiti dalla varietà di birre del Public House. Non mancheranno taglieri, olive, cibo messicano e dolci fatti in casa.
Arredi vintage, pavimento a scacchi, luci suffuse. In Via Roberto de Nobili 3b, a pochi passi dal famoso Bar dei Cesaroni, vi aspetta l’Otium Club. Principalmente vineria, ma troverete anche cocktail e soprattutto buonissimi taglieri.
Insomma, serve altro per convincervi a bere alla Garbatella? Noi non possiamo che augurarvi una buona serata. Nel dubbio non sappiate cosa fare prima o dopo la bevuta, ecco qualche consiglio: Cosa mangiare alla Garbatella Cosa vedere alla Garbatella
Da quando avete pensato di venire a visitare la città-giardino, c’è un dubbio che vi assale e non riuscite a trovare una risposta. Una volta arrivati, dove parcheggiare alla Garbatella? Vagherò un’ora senza speranza per poi tornarmene deluso a casa? Be’ non abbattetevi. Basta leggere queste poche righe dove vi sveleremo dove parcheggiare alla Garbatella senza diventare pazzi.
Premettiamo che se non si conoscono i vicoli di questa borgata, tra giardini, palme e sensi unici, non non solo non è semplice come arrivarci, ma anche come trovare parcheggio. Quindi, prendete il vostro navigatore e segnatevi alcune vie che potrebbero esservi utili.
Piazza Giancarlo Vallauri
Questa Piazza di trova a pochi passi dalla metro Garbatella. Non è semplice scovarla per chi non la conosce. Coperta da alberi ci si arriva da Via Lorenzo Pietrasanta, che costeggia parco il Parco Caduti del Mare. In questo piazzale potreste trovare qualche posto. Strisce bianche e nessun pagamento.
Metro Garbatella
Un piccolo trucchetto è quello di mettere la macchina al parcheggio della metro. Si trova all’incrocio tra Via Badoero e Via G. Pullino. Non è molto grande, ma se siete fortunati potete beccare qualcuno che torna proprio con la metro e riprende la macchina lasciata lì.
Circonvallazione Ostiense
La Circonvallazione Ostiense è la lunga Via che collega tra loro la Garbatella con i quartieri circostanti. Negozi, uffici, bar e ristoranti fanno si che sia sempre movimentata. Proprio per questo però, potrete trovare chi entra, chi esce e chi magari vi lascia un bel parcheggio.
Dove parcheggiare alla Garbatella – Garage
Se volete invece andare sul sicuro vi consigliamo alcuni parcheggi ad ore. All’aperto, al chiuso, recintanti, ma comunque tutti custoditi e videosorvegliati.
Via Ostiense, 5481. Si tratta di un grande parcheggio all’aperto nel quartiere Ostiense, a 5 minuti a piedi dalla Metro Garbatella.
Dopo questi piccoli ma utili consigli vi auguriamo una buona passeggiata. E se volete, possiamo aiutarvi anche qui, basta cliccare su Cosa vedere alla Garbatella.
Volentieri riceviamo e pubblichiamo un contributo audio per Radio Popolare sulla cerimonia del Centenario di Garbatella il 18 febbraio 2020. Il servizio è stato montato da Anna Bredice, collaboratrice di Cara Garbatella.
Nata come borgata popolare nel 1920, oggi la Garbatella è uno tra i quartieri più in tendenza. E se non l’aveste ancora mai visitata, dovete sapere che la maggior parte dei turisti concordano su due fattori. Il primo è che, una volta qui, rimangono incantati dai vicoli di quest’angolo di Roma così autentico. Il secondo invece è che prima di arrivare, si perdono tutti. Ecco quindi una breve guida su come arrivare alla Garbatella.
Ad aiutarvi a raggiungere la città-giardino uno dei mezzi più comodi è proprio la metro. La Garbatella infatti è una delle stazioni della Linea B. Una metro che parte da stazione Laurentina per finire a Rebibbia, collegando Roma Sud-Ovest a Roma Est. Per quanto riguarda gli orari, la metro B è attiva tutti i giorni dalle 03:10 alle 23:30. Sabato e Domenica invece da 0:00 alle 23:30. Dove ferma? Su Via G. Pullino, alle spalle degli ex Mercati Generali di Roma. Una volta usciti dalla metro vi troverete sulla Circonvallazione Ostiense, la via più animata del quartiere, con negozi, bancarelle, bar, pizzerie e ristoranti.
Come arrivare alla Garbatella – Treno
Comodo e veloce, soprattutto se venite dall’aereoporto di Fiumicino è il treno FL1 che dal terminal aereoportuale arriva alla stazione Ostiense in soli 25 minuti. Il prezzo del biglietto è tra i 7€ e i 9€. La fermata Ostiense si trova affianco alla sede dello store Eataly più grande del mondo. Una buona occasione per fare una sosta e degustare i migliori prodotti del made in Italy. Terminata la pausa, sarete a pochi passi dalla metro Garbatella, dal mercato del quartiere, o dalla Circonvallazione Ostiense.
Come arrivare alla Garbatella – Bus
Le principali linee bus che passano per Garbatella sono il 650, il 670, il 715, 716, e il 669. Le fermate bus in questa zona area sono invece Piazza B. Romano. Poi Massaia, Licata, Macinghi Strozzi. Se volete maggiori informazioni basta consultare il sito o l’app di Moovit.
Come arrivare a Garbatella – Macchina
Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a guidare.. alla Garbatella. Proprio così, se doveste capitare da queste parti con la macchina saranno due le principali difficoltà che incontrerete. Innanzitutto i sensi unici. Garbatella è ancora il quartiere dei cortili, dei ragazzini che giocano a pallone, delle palme e delle casette basse. Imbattersi quindi in piccole stradine senza via d’uscita o a senso unico sarà molto semplice.
Secondo ma risolvibile problema è trovare parcheggio. Coraggio, non demoralizzatevi: ecco alcuni posti dove potrete trovarlo un po’ più facilmente. (Dove parcheggiare alla Garbatella)
Come arrivare a Garbatella – Enjoy o Taxi
Arriverete con il taxi o l’enjoy e non sapete dove farvi lasciare? Mettetevi comodi e segnatevi qualche nome. Sono tante le piazze o gli angoli storici della Garbatella da dove potete iniziare a scoprire questo quartiere. Farsi rapire dall’architettura locale è un attimo. Ovunque ti giri credi di essere arrivato nel punto giusto. Quindi, il primo consiglio che vi diamo è non fermatevi. Esplorate, perdetevi e alzate sempre gli occhi al cielo. Tra i luoghi principali da dove poter partire ci sono senza dubbio Piazza Benedetto Brin, Piazza Bartolomeo Romano, Fontana Carlotta. O ancora gli Alberghi Suburbani, la chiesa di San Filippo Neri proseguendo per Via delle Sette Chiese.
Può esservi d’aiuto Cosa vedere alla Garbatella. Detto ciò, non possiamo che augurarvi buona passeggiata, e soprattutto, buon divertimento. Dev’essere bello guardare Garbatella con gli occhi di uno straniero.
Perché si chiama Garbatella? A svelarlo è una ricerca pubblicata nel libro Garbatella 100. Ed ecco, dopo anni di leggende, il vero motivo.
Perche si chiama Garbatella: Le leggende negli anni
E’ da decenni che scrittori, ricercatori, professori, cercano una risposta ad una delle leggende più diffuse di Roma Sud: perché si chiama Garbatella? Fino ad ora, il racconto più convincente, è sempre stato quello dell’ostessa Garbata. Passeggiando per i vicoli infatti, capita spesso di incontrare guide turistiche con la loro bandierina alzata che si avvicinano a Fontana Carlotta raccontando questa storia. “Qui viveva una locandiera di nome Carlotta che gestiva un’osteria. Era molto bella e garbata, così il quartiere prese il nome di Garbatella.” Interessante. Anche credibile. Ma non è questo il vero motivo del nome.
Seconda ipotesi accreditata per anni è stata quella della coltivazione tipica di questa zona. Prima dello sviluppo del quartiere infatti, la coltivazioneche utilizzavano era chiamata “garbata” o “barbata”. Una volta nato il quartiere poi, questo avrebbe preso il nome dalla coltivazione. Ma la vera ragione del nome, ahimè, non è neanche questa.
Terza teoria, ma qui entriamo nel misterioso, narrava di un cadavere. Secondo cui una ragazza era stata trovata morta vicino ad un fiume lì vicino. Alla ragazza poi, bella e garbata, avevano dedicato il nome Garbatella.
Perche si chiama Garbatella: Un documento e svanisce il mistero
Dopo cento anni di leggende, proprio in occasione del centenario, viene pubblicato il libro “Garbatella 100 il racconto di un secolo”. Sfogliando le prime pagine si fa capo ad uno studio del 2006 condotto dalla professoressa dell’Università di Roma Tre Rita D’Errico. Studio approfondito poi da Giorgio Guidoni grazie al quale siamo potuti entrare nel vivo della questione. Da questa ricerca infatti viene fuori un documento decisivo. Un bollettino parrocchiale della Basilica di San Paolo del 1932. Nel documento oltre che la storia della parrocchia, si spiega il perché del nome Garbatella.
Perche si chiama Garbatella: La vera storia del nome
Abbiamo detto che il mistero si è svelato? Ebbene si. Partiamo da lei. Maddalena Eusebi, romana, madre di una bimba chiamata Clementina, nel 1797 rimane vedova di suo marito Antonio Eusebi. Clementina cresce e a 17 anni incontra Giovanbattista Cascapera. I due si sposano nel 1815. Giobatta, così era chiamato, era un vignaiolo. Decide così dopo il matrimonio di trasferirsi nell’Agro Ostiense e prendere in gestione una vigna chiamata Sabatini. Giobatta accetta di portare con se anche Maddalena, la madre di sua moglie rimasta sola. I tre rimangono nella vigna fino al 1822.
Qui state attenti. Cosa succede? Nel registro parrocchiale dell’epoca, sul nome di Maddalena risulta ancora il cognome del defunto marito Eusebi. L’anno seguente la basilica andò a fuoco. Quando venne scritto il nuovo registro nel 1823 risultavano, Clementina Eusebi, Givanbattista Cascaera, le tre figlie e indovinate un po’? Maddalena Garbata. Cognome che aveva probabilmente prima di sposarsi. Da lì nacque un semplice gioco di parole: Garbata la madre, Garbatella la figlia. Una vita passata insieme che le ha portate non solo al gioco di parole, ma anche a dare il nome a questo storico quartiere.
Al via i festeggiamenti per l’anniversario più atteso. Ecco il calendario delle iniziative in tutto il Municipio
di Paola Borghesi
Ormai da diversi giorni, in giro per la Garbatella, si respira un’aria di attesa. Sia al forno, che al bar o in fila al supermercato, può capitare di sentire persone interrogarsi tra di loro: “Ma allora, si sa quando cominciano i festeggiamenti?”, “Pare si inizi a Piazza Brin”, “ Dicono che poi c’è musica al Palladium, aperta a tutti”.
Ebbene sì, ci siamo, Garbatella compirà 100 anni esattamente il 18 febbraio 2020: infatti lo stesso giorno di 100 anni fa il re Vittorio Emanuele III pose la prima pietra proprio a Piazza Brin. E, proprio da lì, il quartiere e il Municipio tutto daranno il via ai festeggiamenti per il Centenario. Si inizierà alle 10,30 con il saluto del Presidente dell’VIII Municipio, Amedeo Ciaccheri, del Presidente della Regione Nicola Zingaretti e di altre cariche Istituzionali (è stata invitata anche la Sindaca Raggi, che ancora non ha confermato la presenza), seguiti dalle note festose della banda dei Vigili Urbani.
In contemporanea, intorno ai sei Istituti Comprensivi del Municipio, ci saranno animazioni dei ragazzi. In particolare, alle 10,30 quelli di Padre Semeria organizzeranno un flash mob tra il Pincetto e la scalinata di Via Giulio Rocco, formando un unico cuore rosso, simbolo di Garbatella 100; replica due ore dopo a piazza Damiano Sauli con gli studenti della Cesare Battisti: il tutto verrà ripreso da droni, per la realizzazione di un video-racconto che comprenderà anche i back-stage.
Nel pomeriggio alle 16, al Parco di
via Pullino, si terrà lo spettacolo “Nonna Garbatella”, realizzato
dall’Associazione Itaca, con premiazione finale della Nonna dell’anno.
Ma i festeggiamenti del compleanno più atteso dai garbatellani non finisce qui. Alle 17,30 al Palladium per la presentazione della Guida “Roma Garbatella” del quotidiano Repubblica saliranno sul palco artisti a sorpresa.
Alle 19, sempre davanti al teatro, la “Stradabanda” farà da richiamo per l’evento che seguirà alle ore 20: il concerto dell’Orchestra multietnica di Piazza Vittorio, con la partecipazione di ragazzi delle scuole a completamento di un progetto di valorizzazione dell’integrazione, iniziato dall’assessore Vetrugno già da diversi mesi. L’entrata è gratuita fino ad esaurimento posti.
Il
19 alle ore 17,30 presso l’Hub culturale Moby Dick verrà presentato il progetto
di una casa delle memorie di Garbatella a cura di Gabriella De Angelis con
l’introduzione di Sandro Portelli. E sempre il 19 in serata, l’associazione Itaca
presenterà all’oratorio di San Filippo Neri “Roma campioni, immagini della
Garbatella e della tifoseria degli scudetti”.
Venerdì 21 presso Moby Dick verrà inaugurata la mostra “GARBATELLA 20/20. La città e la memoria” un lavoro coordinato dalle professoresse Francesca Romana Stabile, Elisabetta Pallottino, Paola Porretta del Dipartimento di Architettura dell’Università Roma Tre.
Quasi in contemporanea, presso i locali Ater del lotto 8, si aprirà una esposizione “GARBATELLA 1920-2020: la borgata giardino attraverso i documenti dell’Archivio Storico dell’Ater”, curato da Nicoletta Stasio. Le sere del 21 e 22 staremo tutti con il naso all’insù perché verrà proiettato un video mapping sugli edifici di Piazza B. Romano: “Fortgefut” prodotto dall’associazione Spell Bound; il video, della durata di dieci minuti, verrà ripetuto ad intervalli consecutivi. Sabato 21 la festa continuerà con la “Notte bianca dello shopping” con animazioni di artisti di strada e momenti musicali lungo via Caffaro e Circonvallazione Ostiense dalle ore 21 alla mezzanotte. Tra i protagonisti anche la Galleria d’Arte Cosarte di via Nicolò da Pistoia,18 con la mostra d’arte denominata“ I cortili dell’anima”.
Il 22 alle ore 11,30 da Moby Dick partirà
la visita guidata “VENTI tappe per GARBATELLA
20/20”, organizzata dal Dipartimento
di Architettura dell’Università Roma Tre.
Il
programma continua domenica 23 con il Carnevale del Municipio VIII:
l’associazione Controchiave animerà il parco accanto a Piazza S. Eurosia con
una mattinata di giochi e laboratori vari per i bambini. Per l’occasione si
esibirà di nuovo la Banda dei Vigili Urbani.
Liberare
Roma. Con questo nome parte dal Presidente dell’Ottavo municipio un progetto di
risveglio della sinistra, allargata e progressista, che guarda direttamente
alle prossime amministrative. A Roma si voterà tra un anno e mezzo e, se per ora Ciaccheri si schermisce e dice
che è troppo presto per fare nomi, è però evidente che lui sarà tra i protagonisti della politica romana in grado di
sfidare la destra e quel che rimane dei Cinque stelle dopo l’amministrazione
Raggi. Con il Movimento fondato da Grillo Ciaccheri è molto chiaro: “si può
aprire una interlocuzione con i Cinque stelle solo se si fanno i conti con la
chiusura dell’esperienza di Virginia Raggi”, ritenuta fallimentare. L’obiettivo
è di arrivare al Campidoglio con una giunta di centrosinistra, il più aperta
possibile alle realtà sociali e alle esperienze diffuse nel territorio. Il
minisindaco dell’VIII Municipio lo
definisce un progetto di ascolto, il cui nome è già un programma: Liberare
Roma. Si tratta di una struttura già organizzata (con pagine Facebook, un logo
con la figura di un bambino su uno sfondo multicolore, spillette e adesivi) con
un fitto programma di iniziative da
realizzare nei quindici municipi della
Capitale da qui alle elezioni del 2021. Saranno le primarie a scegliere chi sarà il candidato del
centrosinistra a Roma. Un recente sondaggio realizzato da un quotidiano
cittadino pone il presidente della Giunta del nostro municipio al terzo posto,
con il 9,1%, dopo Carlo Calenda e Roberto Morassut.
La campagna “Liberare Roma” punta a costruire una coalizione democratica e progressista che possa vincere per poter “riaprire spazi e ridare una speranza a questa città affaticata”. Sono queste le parole di Amedeo Ciaccheri intervistato da Cara Garbatella . “Sono contento di poter dare un contributo per questo progetto alternativo alla destra, che passi attraverso le primarie – dice Ciaccheri – non è una questione di nomi, prima di quelli bisogna mettere in campo un processo democratico”. E quello del minisindaco e della sua squadra è “una coalizione che vede nel Partito democratico il soggetto centrale, ma che comprenda anche tutte le esperienze, da quelle radicali a quelle più moderate, per prepararsi ad una sfida con la destra, che si dovrà vincere sia nel Paese che a Roma.
I Cinque stelle stanno affrontando una discussione interna che deve chiudersi con una scelta: se posizionarsi nel campo delle forze democratiche o mantenere l’ambiguità che in passato li ha caratterizzati nell’alleanza con i partiti sovranisti e populisti”.Per Amedeo Ciaccheri quindi il governo a Palazzo Chigi non apre direttamente le porte ad un’alleanza immediata con il Movimento di Grillo. Il progetto, a cui il presidente del Municipio sta lavorando, è quello che ha in mente anche Zingaretti quando parla di un partito nuovo, aperto nella società. “Nel Municipio – spiega ancora Ciaccheri – abbiamo provato a dare un contributo allo spirito che Zingaretti rappresenta bene: pur non essendo del Pd mi trovo a guidare una coalizione che tiene dentro tanti pezzi, da quelli organizzati come il Partito democratico, alle esperienze civiche, giovani e fresche, che rappresentano istanze radicali e sociali dei territori”. E se a Roma dovesse vincere un disegno di questa portata nel 2021, potrà essere un esempio positivo per le successive elezioni politiche.
Per chi
vincerà le elezioni a Roma ci sarà, tra l’altro, la grande sfida del prossimo
Giubileo del 2025. “Roma ha perso molte occasioni negli ultimi anni- conclude
Ciaccheri – che potevano essere un motore di sviluppo e di investimenti per
affrontare questo importante appuntamento, ma oggi è una città purtroppo distrutta
nella sua quotidianità. Roma dovrà innanzitutto
essere una città dell’accoglienza con un municipalismo diffuso, con l’obiettivo
di confrontarsi al livello più alto con capitali come Berlino, Londra e Madrid.”
Rimarrà chiuso il mercato dei produttori di via Passino
Di Ilaria Proeitti Mercuri
“Volete sapere l’ultima? Rimarrà
chiuso nell’anno del centenario di Garbatella il Farmer’s Market di via
Passino”. Con un post su facebook ha avvertito così i cittadini il minisindaco
Amedeo Ciaccheri. Un mercato che era stato inaugurato nel 2013 per sostituire
quello a km 0 di Testaccio. Una quarantina di banchi con carni locali,
formaggi, pane e pizza, frutta e verdura, produzioni tipiche e specialità
locali. Un vero punto di ritrovo per tutti quei clienti che amano i sapori
tradizionali, i colori, le mille forme. Dove amavano andare gli anziani non solo per
risparmiare, ma anche per chiacchierare un po’ dei loro ricordi tra le battute
di chi vende e i sorrisi di chi compra.
Ma tra una mela comprata e il profumo
di un’arancia, lo scorso Novembre il Comune aveva sbarrato le porte del mercato
perchè non era partita in tempo la gara di assegnazione.
A dicembre poi, una luce di speranza
per i produttori. Sempre il Comune aveva lanciato il bando per un nuovo
affidamento. Come è finita? Il Campidoglio lo ha annullato impedendo la
riapertura per tutto il 2020. “Nonostante le mie ripetute e costanti
sollecitazioni il Campidoglio è riuscito anche in questo caso a dare prova
della loro specialità: chiudere, abbassare le serrande e abbandonare la
questione.” Ha continuato Ciaccheri nel suo post. I produttori nel frattempo, che erano stati spostati nell’ex deposito Atac di San
Paolo, non si sono mai arresi. Ma a nulla sono servite le proteste, i
richiami al Campidoglio, la raccolta firme, poi il ricorso al Tar che avevano
perso. E ora, si sono visti strappare via anche quest’ennesima speranza. Errori
delle amministrazioni si, ma a rimetterci sono sempre loro: i venditori e gli
amanti dei sapori tradizionali.
Auspicabile una regolamentazione sugli edifici di pregio architettonico
di Giorgio Guidoni
“Pronto?”
“Pronto, alla TV non se vedono più i canali” “Da quando?” “Da ieri pomeriggio.
Prima se vedeva Primo, Secondo, Terzo, Rete Quattro, Canale Cinque, Italia Uno,
La Sette, Otto, Nove…” “Va beh, basta così, non dirne più, ho capito” “Quando
vieni ad aggiustarla?” “Ma’, vengo più tardi, nel pomeriggio.” “Bene, grazie
tanto, bellodemamma”. Mi fa sempre sorridere quando mi chiama così. Nel
pomeriggio arrivo a casa di mia madre, abita al terzo piano di uno dei lotti
più belli della Garbatella, prendo le chiavi della terrazza, che si trova al
piano subito sopra, salgo su. Due rampe di scale, cento ricordi. La terrazza
condominiale è sempre stata uno spazio particolare. Era simbolo e luogo di
sole, di aria, di luce, di libertà. Spesso nelle riunioni domenicali tutta la
famiglia andava su in terrazza per la foto ricordo, poi si restava a parlare, a
respirare un’aria diversa, mentre i bambini scorrazzavano felici in lungo e in
largo. Click, clack, apro la porta, l’impatto è immediato e traumatico: una
sfilza di antenne e parabole satellitari occupano tutti i pali portanti dei
fili per stendere, la vista del panorama è compromessa, bisogna intrufolarsi
tra gli spazi liberi per dare un’occhiata ai palazzi adiacenti e anche di
fronte lo spettacolo non muta.
Arrivo
all’antenna di mia madre e scopro che il suo cavo è stato staccato ed è stato
occupato da un altro cavo proveniente dall’appartamento al secondo piano,
proprio quello sotto di lei. Per fortuna abbiamo un doppio miscelatore
inutilizzato, ricollego il cavo dell’antenna di mia madre e lascio collegato
anche il cavo intruso dell’usurpatore. Torno giù da mia madre che, tutta felice,
sta nuovamente guardando i suoi programmi preferiti, a ottantacinque anni
suonati la televisione è una grande compagnia. Missione compiuta, la saluto, ma
prima passerò al secondo piano per le dovute spiegazioni: perché collegare
l’antenna del proprio televisore ad un’altra senza nemmeno informarsi e
chiedere il permesso? Perché comportarsi in un modo inurbano in questa società
così pregna di amore e rispetto per il prossimo? Eccomi di fronte alla porta
del condomino del secondo piano, inspiro bene, non conosco chi ci abita, hanno
traslocato recentemente. Driiin. Driiin. Non si percepiscono rumori all’interno
della casa. Nessuno viene ad aprire. Forse è meglio così, non mi piace
discutere, riproverò la prossima volta. Decido di fare una passeggiata per il
quartiere e guardare in alto incuriosito dalle antenne. Camminando con il naso
all’insù, purtroppo vedo che moltissime palazzine sono deturpate da antenne,
parabole satellitari e cavi che scendono direttamente dalla facciata.
Mi
torna in mente il tipo del secondo piano, l’usurpatore di antenne altrui. In
fondo il suo è stato un tentativo di razionalizzare le antenne sul terrazzo,
una sorta di antenna centralizzata in due. Un piccolo passo spontaneo per
arrivare a diminuire il numero delle antenne. Ci vorrebbero delle azioni
concrete e regolamentate per la centralizzazione delle antenne e la liberazione
dei tetti dalle brutture arrugginite e forse anche inutilizzate. Nel 2015 c’era
stata a Roma un’ordinanza che elargiva incentivi per quei condomini che investivano
nelle antenne centralizzate praticamente finanziando i costi per i nuovi
impianti. Purtroppo questa delibera è scaduta a fine 2017 e non è stata più
rinnovata. Tra l’atro il problema non è circoscritto alla Garbatella ma è
presente in tutta Roma. Provate a spostarvi dal Pincetto al Pincio, dalla
scalinata di Carlotta alla scalinata di Trinità dei Monti, da via Caffaro a via
Cavour e vedrete che la sostanza non cambia: antenne, parabole, fili che
scendono in casa direttamente dalle facciate, split di condizionatori a bella
vista. La mia passeggiata volge al termine, sono arrivato a piazza Brin a
gustarmi la bella vista e il tramonto. Mi fermo a osservare la prima pietra
posata dal Re il 18 febbraio 1920, tra poco compie cento anni. La scritta è in ottimo
stato. Entro nel passaggio che porta a via della Garbatella e noto all’interno
dell’arco accanto un piccolo graffito sotto lo stucco. Lo libero un po’ dalla
polvere, sembra una scritta molto antica. Gratto via i residui e finalmente
riesco a leggere, a malapena: “Quant’è bello barocchetto, deturpato tuttavia,
chi vuol esser lieto sia, niente antenne sopra il tetto.”
I difetti saranno presto eliminati dalla ditta costruttrice
di Daniele Ranieri
Un piccolo borgo colorato. Così appare il nuovissimo mercato
di Rosa Raimondi Garibaldi aperto all’inizio dello scorso Dicembre. A ricordare ciò che c’era prima
giacciono, nell’area che diventerà il parcheggio del nuovo mercato, mucchi di
lamiera arrugginita e calcinacci che a breve verranno portati via. Al loro
posto, oltre il nuovo posteggio, si restituirà al vicino Orto urbano parte del
terreno reso nuovamente coltivabile.
Un miglioramento indiscutibile. Se non fosse che dopo due
mesi la struttura del mercato mostra qualche problema. Niente di grave ci dice
il Presidente degli esercenti, dietro il suo ordinato bancone di
macelleria. Al primo forte acquazzone in
4 box sui 33 occupati, sono iniziate a scendere dalle coperture prima qualche
goccia d’acqua e poi dei rivoletti sempre più consistenti inzuppando i banconi.
Probabilmente si tratta di un difetto strutturale di fabbricazione o di
montaggio. Un altro problema lo hanno
creato le coperture tra un box e l’altro, quelle che offrono un riparo alla
clientela. Si tratta di teli
impermeabili che sotto la pioggia battente si incurvano, lasciando scoperti
degli spazi intorno agli stand, costringendo i clienti a fare la spesa con gli
ombrelli aperti. Come se non bastasse, anche solo con l’umidità notturna,
accade che scenda l’acqua dai pali in legno che reggono le coperture di tela
formando delle pozze d’acqua, che ristagnano per buona parte della mattinata
con il rischio di bagnarsi le scarpe o peggio di scivolare.
Il Presidente ha già provveduto a programmare un intervento
definitivo, a spese dei proprietari dei box, eliminando i teli e installando
delle coperture più ampie in materiale simile a quello con cui sono costruiti i
box, robusto e leggero.
Avvertito dei problemi si è mosso anche il Municipio VIII.
Ha già inviato, il 23 Gennaio, i propri tecnici, insieme a quelli della Ditta
costruttrice, che è stata incaricata di eliminare gli inconvenienti in breve
tempo.
L’impegno della Ditta non ha però rassicurato gli addetti.
Sembra sia opinione diffusa tra i venditori del mercato che l’impresa
costruttrice guardi più al risparmio che al risultato.
Il Presidente, e il Municipio, confidano che gli
inconvenienti discendano dall’inevitabile periodo di rodaggio che ogni nuova
struttura affronta e che il mercato, che già raccoglie un buon gradimento
rispetto al passato, divenga al più presto un punto di riferimento per tutti gli
abitanti della zona.
Buongiorno Garbatella, anche
oggi come ti ha dipinta bella il sole. Eppure, cento anni non sono poch, ma te
li porti benei. I racconti custoditi in un secolo hanno tracciato piano piano
la tua storia, le tue pagine più belle.
Una storia che parte dall’idea della città giardino, passando per la
lotta contro il fascismo dei ribelli degli Alberghi Suburbani. Poi generazioni
di bambini cresciuti all’oratorio. Quel cinema della domenica che oggi è
diventato un teatro e i pullman pieni di turisti pronti a invadere le piazzette
e la fontana di Carlotta. Cento anni ci sono voluti per disegnare tutti i tuoi
vicoli. Quelle stradine dove non ci cammini ma ti ci imbatti. Quei lotti che
consentono ancora oggi ai bambini di giocare a pallone invece che con l’iphone.
Ma vi chiedete mai come siamo
arrivati fin qui? Facciamo un piccolo passo indietro, a quel 18 febbraio 1920,
giorno in cui viene posta la prima pietra della Garbatella. Era un mercoledì,
il cielo azzurro non lasciava spazio neanche ad una nuvola. A Piazza Benedetto
Brin c’erano signori vestiti bene e con l’immancabile coppola in testa, madri
con in braccio i più piccoli, ragazzi che cercavano di farsi spazio tra
marescialli, onorevoli e consiglieri. Alle 10 in punto arrivò lui, re Vittorio
Emanuele III. Con i suoi baffi bianchi scese dall’auto tra applausi e bandiere
tricolore. Dopo essere salito su un palco ha esaminato il piano del nuovo quartiere.
Un progetto nato soprattutto grazie agli architetti Gustavo Giovannoni e Innocenzo Sabbatini, attento ad attenersi
allo stile barocchetto e con l’idea di creare una “città giardino”come quelle
inglesi e tedesche. Poco dopo che il re aveva visionato il progetto, arrivò il
momento tanto atteso: la posa della prima pietra. Il tutto avvenne sullo sfondo
della zampillante fontana recuperata nei magazzini del Comune di Roma. Su
quella collina hanno cominciato a sorgere i primi lotti, le case
dai tetti spioventi, le piazzette con gli archi, le palme, scale e scalette, la
contrapposizione tra recinzioni rustiche e i particolari in pietra costruiti
minuziosamente.
Sono passati cento anni
dall’inizio di questa favola chiamata Garbatella. Eppure, chi vive qui fin da
ragazzino se ne sarà accorto no? Certe cose non sono mai cambiate. Tipo quei
panni stesi lungo i fili in mezzo ai lotti. O le anziane che giocano a carte su
tavoli arroccati proprio vicino a quelle lenzuola al vento. Per non parlare
dell’oratorio di San Filippo Neri, che si ostina a tenere quelle altalene
arrugginite su cui intere generazioni si sono sfidate e continuano a farlo.
E tutto questo ci ricorda che Garbatella non è un quartiere come gli altri, ma un museo da attraversare in punta di piedi. Un luogo da respirare con dettagli da scoprire e riscoprire. Non so voi, ma io ogni volta mi ci perdo ed è come rinascere.
Ecco, siamo arrivati alla fatidica data del Centenario. Questa occasione speciale ci consente, tra i tanti festeggiamenti, una pausa di riflessione per chiederci com’è cambiata la Garbatella nel corso del suo primo secolo di vita.
La borgata-giardino Concordia era nata nei primi decenni del Novecento, intorno a piazza Brin, per ospitare gli “artefici del rinascimento economico della Capitale” e cioè gli operai della zona industriale dell’Ostiense, che nei progetti dell’ingegner Paolo Orlando, il suo fondatore, avrebbe dovuto competere con le ciminiere e gli opifici delle città del nord come Milano, Torino e Genova.Ma pochi anni dopo la situazione cambiò radicalmente. Dopo la fatidica marcia su Roma il fascismo di Mussolini prese il potere e l’Ente per lo Sviluppo Marittimo e Industriale di Roma, già nel 1923, fu messo in liquidazione. Svanirono così i sogni avveniristici del suo Presidente.
La zona della Garbatella consentì, invece, all’Istituto delle Case popolari di edificare immediatamente su terreni periferici e poco costosi le case rapide per gli sfrattati e le prime palazzine. Solo qualche anno più tardi vennero costruiti gli alberghi suburbani. Gli enormi fabbricati futuristi, che dovevano dare stanze provvisorie ai baraccati e alle famiglie deportate dal centro storico, in seguito agli sventramenti operati dal piccone del Duce. Insomma tra gli anni Venti e primi anni Trenta la Garbatella diventò la risposta alle più urgenti emergenze abitative, che si affacciavano al Governatorato di Roma e il raccoglitore di lavoratori salariati ai livelli più bassi della produzione: facchini dei mercati generali, addetti ai forni delle officine del gas quando questo si estraeva dalla combustione del carbon coke, manovali nell’edilizia, venditori ambulanti, operai delle vetrerie ecc…
Il tessuto sociale, proprio per la contiguità con la zona industriale dell’Ostiense, rimase proletario ed operaio per altri decenni a venire; anche quando, dopo la Liberazione, i partiti di massa,Democrazia cristiana e Partito comunista, si contesero il consenso popolare sul territorio a suon di tessere, campagne elettorali, manifesti e diffusione della stampa. Entrambe le forze in campo furono delle vere e proprie agenzie educative, dove germogliarono, tra l’oratorio di Sant’Eurosia e la Villetta di via Passino, intere generazioni di ragazzi e ragazze
Dopo la stagione del centrismo e dei Sindaci democristiani sul libro paga dei palazzinari, gli operai in tuta blu entrarono a testa alta nell’aula Giulio Cesare, i quartieri popolari e i borghetti periferici divennero la linfa della rigenerazione democratica della città e la Garbatella non è stata da meno. Qui, infatti, fin dalle prime elezioni i partiti della sinistra ebbero sempre percentuali superiori alla media cittadina. Negli anni Sessanta e Settanta, con la scolarizzazione di massa e l’apertura dei licei sul territorio, entrò in campo una nuova schiera di giovani. Gli studenti presero in mano il loro destino diventando protagonisti nella vita sociale e politica. Poi ci fu la grande delusione, il riflusso e la devastazione dell’eroina. Il crollo del muro di Berlino e i magistrati di “mani pulite” spazzarono via i partiti tradizionali della prima Repubblica e iniziò qualche lustro di berlusconismo . Quello che rimaneva della tradizione comunista, il Pds prima e i Ds poi, insieme a Rifondazione, faticavano a tenere insieme un blocco sociale e culturale che faceva i conti con le televisioni commerciali, l’entrata in campo della rivoluzione informatica, il lavoro virtuale , le crisi industriali, le delocalizzazioni, il mercato globale.
La Garbatella in quegli anni si doveva misurare con grossi mutamenti, che avrebbero potuto cambiare pelle all’intero quartiere. A metà degli anni Ottanta l’ex Istituto delle case popolari cominciò un programma di vendita di 10 mila alloggi agli inquilini, che via via divennero proprietari.
Qualche anno più tardi, recuperando le aree industriali degradate o abbandonate del quadrante Ostiense-San Paolo-Marconi, fu istituita l’Università Roma Tre; ai suoi confini si è trasferito il gruppo Repubblica –Espresso e nell’ex Terminal dell’Ostiense ha aperto il mega-store del food di qualità Eataly. Una profonda crisi economica e un esodo biblico di immigrati invadeva intanto Roma e le grandi città del nostro Paese. Altri rioni come Trastevere, Testaccio, San Lorenzo, con lo stesso passato storico e popolare, sono stati investiti e trasformati dallo tsunami dei brand nazionali e internazionali, da fenomeni di gentrificazione ( aumento degli affitti, insediamento di ceti sociali abbienti, anonimato commerciale).
Garbatella non è stata stravolta dai cambiamenti, si è difesa. Lo ha potuto fare per la sua particolare struttura urbanistica e per un intelligente intervento delle istituzioni pubbliche ( Regione, Comune, Municipio VIII, Ater e Università Roma Tre). E’ riuscita a resistere senza rinunciare al suo carattere genuino e combattivo, a riqualificare spazi pubblici, a non chiudersi nel provincialismo o cedere al folclore di bassa lega. Grazie a una caparbia squadra di giovani amministratori locali e a una diffusa rete associativa che si è rinnovata nel tempo , ancora oggi rimane uno dei quartieri più belli e accoglienti di Roma, dove ognuno vorrebbe venire ad abitare.
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I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
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