Al via la quarta edizione del Torneo di Basket del GarbaPlayground.
Il 9 e il 10 dicembre la giovane comunità cestistica della Garbatella organizza due giornate intense di sport e aggregazione.
Si tratta di una realtà nata poco più di un anno fa e che oggi coinvolge ragazzi di età differenti provenienti da tutto il territorio del Municipio VIII, e non solo.
Dove si svolge
Il Torneo sarà strutturato su due diversi playground, con i giocatori suddivisi per fasce di età: al Parco Garbatella, nel campo da gioco di Via Rosa Raimondi Garibaldi, i canestri saranno dedicati ai giocatori under 14; per i più grandi sarà quello di Via Malfante, inaugurato meno di un anno fa vicino Piazza dei Navigatori.
Iscrizioni e gioco 1vs1
A cavallo del Viale Cristoforo Colombo si batteranno, dunque, i migliori cestisti di zona, in una serie continua di duelli. Il torneo, infatti, sarà uno contro uno.
Per iscriversi è possibile contattare la mail garba.playground@gmail.com o avere maggiori informazioni attraverso i canali social dell’organizzazione.
Lo spirito dell’iniziativa
“È un’esperienza volta alla promozione dei campi del territorio e della socialità tra i ragazzi del quartiere” dicono gli organizzatori.
“Questi eventi, inoltre, hanno dato e danno aiuto alle organizzazioni e alle società delle zone limitrofe ai campi”. Alcuni premi in palio saranno offerti da associazioni e attività commerciali locali, a dimostrazione dello spirito di comunità che anima l’iniziativa.
Lo sport è un elemento fondamentale per dare vita ai quartieri.
Tratto da una storia vera, il primo romanzo di Donato Montesano – “Chi ha polvere spara”, edito da Eretica e presentato il 25 novembre al pub La Ragnatela Hop 501 in via Girolamo Benzoni 31 – ha quasi il carattere di un’epopea. Racconta la storia di Pancrazio Chiruzzi, giovane lucano trasferitosi a Torino negli anni sessanta in cerca di una vita migliore. Il romanzo è un affresco dell’Italia del dopoguerra, delle disparità economiche tra nord e sud, dei pregiudizi che gravavano sui migranti meridionali, ma soprattutto è la storia privata di un uomo che trova la forza di reagire.
La Trama del libro
Dopo essere stato espulso dalla scuola per aver risposto agli atti di bullismo rivolti a un suo compagno, dopo essere finito in riformatorio a causa di una bravata dei suoi amici, Pancrazio matura una profonda trasformazione. Come il famoso Jean Valjean dei Miserabili di Hugo, è proprio a seguito dei soprusi subiti in carcere che Pancrazio inizia ad affilare il proprio ingegno, a controllare il proprio istinto e a mettere la propria lucidissima intelligenza a servizio del crimine.
“Chi ha polvere spara” – proverbio di origine meridionale – fa proprio riferimento a questo: alla forza incontenibile, quasi una deflagrazione, di chi finalmente esterna ciò che pensa. Se prima Pancrazio si limitava a subire violenze e insulti, adesso è passato all’attacco in una sfida continua rivolta non solo ai suoi nemici personali ma alla società intera. Pancrazio non è più il ragazzino goffo e timido appena arrivato nella città più industrializzata d’Italia: è un uomo consapevole della propria forza, con un saldo senso del rispetto per i compagni e soprattutto, a seguito della reclusione, consapevolezza del valore della libertà.
Mette su una banda, il primo colpo consiste nello svaligiare il furgone blindato che contiene gli stipendi degli operai della fabbrica dove lui stesso aveva lavorato, quella fabbrica in cui nemmeno gli operai conoscevano la funzione dei pezzi di ricambio che assemblavano. Il lavoro era usurante, le umiliazioni continue, e la banda di Pancrazio decide di iniziare con la rapina alla fabbrica come forma di vendetta nei confronti del padrone. Se in Viaggio al termine della notte di Céline la catena di montaggio viene implicitamente accostata alla brutalità della guerra, qui è posta in alternativa al crimine: in una società violenta e respingente, o ci si rassegna a subire o si alza la testa e si commette il male. E tra le due alternative, Pancrazio e i suoi compagni, che hanno già sofferto molto, non esitano a scegliere la seconda.
I colpi hanno subito successo, anche grazie alla lucidità quasi scientifica con cui vengono preparati. Ciononostante, i protagonisti sembrano mantenere un’innocenza di fondo che sopravvive ad anni di reati e avventure incredibili; un po’ come nei romanzi picareschi, in cui a un personaggio buono, candido capita di tutto senza scalfirlo. La banda di Pancrazio non tradisce mai i suoi valori cardine: il rispetto per chiunque e soprattutto per la parola data. Difatti la caratteristica più straordinaria di questa organizzazione è di aver portato a termine furti straordinari, in Italia e all’estero, senza mai sparare un colpo di pistola. A una donna svenuta durante una rapina, i ladri fanno recapitare un mazzo di rose. Con un direttore di banca sorseggiano amichevolmente whisky prima di intimargli di mostrar loro la cassaforte.
La loro natura di ladri-gentiluomini è evidente anche nei rapporti sentimentali, che rimangono sempre forti. Pancrazio ha una grande considerazione dell’amore, e si mantiene sempre fedele al ricordo della “donna della sua vita”.
Il romanzo infatti intende raccontare, oltre al rapinatore, l’uomo. I legami parentali, le amicizie e gli amori occupano uno spazio centrale fin dalla prima pagina, nella scena in cui il protagonista solleva il fratello sull’altare della Vergine con un gesto che, molti anni dopo, gli ricorderà la donna amata.
Gli affetti sono una costante, un filo rosso che si dipana all’interno della trama come una guida. Il ricavato dei primi furti, per esempio, viene impiegato per fare regali al fratello, così come niente addolora Pancrazio – il rapinatore incallito – quanto la perdita di un vecchio amico d’infanzia. Fondamentale è anche il legame col nonno fuochista, scomparso quado Pancrazio è ancora bambino a seguito di un’esplosione nella fabbrica di polvere pirica. Questa morte dolorosa e inaspettata segna profondamente il protagonista e ne determina il trasferimento al nord.
La scena della morte del vecchio Salomone – questo il nome del nonno – è anche indicativa di un’altra caratteristica del romanzo: la costruzione a incastro che ricorda quasi il montaggio cinematografico. La scomparsa dell’artificiere ha un ruolo fondamentale nel romanzo ma non viene raccontata direttamente, e in questo modo lo scrittore, prendendo le distanze dall’evento, è come se ne rimarcasse la drammaticità.
Le scene che si susseguono in questo romanzo fluviale accompagnano il lettore seguendo diversi punti di vista. L’opera ricorda un film anche per la natura visiva della maggior parte delle azioni che parlano da sole, senza commento del narratore. Ci sono scene monumentali, come quella iniziale del falco – simbolo del destino – che sorvola i campi su cui giocano i protagonisti, ancora bambini. Le immagini si alternano con grande vivacità, le avventure del protagonista sembrano i fotogrammi di un film western: inseguimenti, rapine, addirittura l’assalto a un treno in corsa; avventure che toccano non solo contesti diversi, ma anche diverse zone d’Italia, lasciandone un ricordo indimenticabile. Milano è definita “una donna che seduce tutti e non si concede a nessuno”, la Liguria è rappresentata “a strapiombo sul mare, con le case che sembrano un prolungamento delle rocce.”
Ma il cinema non è solo un elemento strutturale: ha anche un ruolo contenutistico rilevante; prova ne sono le numerose citazioni fatte dagli stessi protagonisti, tutti appassionati del grande schermo. Il cinema americano per loro è lo stimolo che li spinge a fare meglio, a cercare una vita migliore, ma è anche un oggetto di emulazione vana, rispetto al quale, in ultima analisi, la vita vera si rivela sempre più brutale e insensata (“Perché nei film americani i carcerati cantano sempre e noi non possiamo?).
Le dichiarazioni dell’autore
“Il contesto sociale ha influenzato moltissimo quest’individuo e la sua vita criminale, molti episodi hanno cambiato la sua percezione del mondo” ci ha raccontato l’autore Donato Montesano. “Per esempio se avesse avuto degli insegnanti che anziché condannarlo l’avessero aiutato probabilmente avrebbe avuto tutt’altra vita. Questo è il personaggio. D’altro canto c’è l’uomo che ho conosciuto” ha proseguito lo scrittore. “Il protagonista del romanzo non è un supereroe, anzi per certi aspetti è anche un perdente. Non si percepisce molto la sua forza interiore, però l’uomo – il Pancrazio Chiruzzi che ho conosciuto e con cui ho parlato molto prima di scrivere il romanzo – sì, lui per me è un supereroe. Ho conosciuto un uomo che si è fatto 35 anni di carcere duro e dopo, quando è uscito, aveva ancora la forza di un ragazzino. Per me un uomo così è straordinario, dopo tutto quello che gli è successo ha conservato un amore per la vita così forte che è quasi impossibile trovare altrove.”
Una folla molto eterogenea per età e per genere si è stretta intorno ad una nuova panchina in Piazza Bartolomeo Romano, sul marciapiede davanti all’ingresso dell’Archivio Flamigni.
Donne, di ogni età, i bambini dell’Istituto Macinghi Strozzi, le forze dell’ordine e il Municipio VIII, una rappresentanza dell’Archivio Flamigni e le donne del Gruppo Nannaré, riuniti per l’inaugurazione di una panchina rossa contro la violenza di genere e per la promozione dei servizi di supporto sul territorio.
La cerimonia di inaugurazione
La panchina contro la violenza di genere, decorata di rosso per l’occasione, è stata inaugurata in una intensa e commossa cerimonia che ha dedicato pensieri e parole a Giulia Cecchettin e a tutte le donne uccise a causa della violenza maschile.
Decine di palloncini rossi sono stati lasciati volare in aria dai bambini e ragazzi dell’Istituto Macinghi Strozzi.
Un momento di particolare raccoglimento è stata la lettura di Ilaria Moroni, direttrice dell’Archivio Flamigni, che ha scelto la poesia Se domani non torno di Cristina Torres Caceres nella sua versione integrale.
L’appuntamento di domani e il valore dei servizi territoriali
Maya Vetri, assessora alla Cultura del Municipio VIII, ha presenziato l’inaugurazione dando particolare rilievo alla scelta di inserire sulla panchina una placca su cui sono stati riportati tutti i servizi territoriali che intervengono sulla violenza di genere.
Contatti, informazioni, nomi e indirizzi dei centri antiviolenza, delle associazioni attive sul territorio e dei servizi attivi del Municipio.
Un piccolo elemento, che dà senso alla memoria e diventa strumento di consapevolezza e intervento per la cittadinanza. In chiusura, è stato rinnovato l’appuntamento per tutte le donne del territorio.
“Domani alle 14.00 ci troveremo alla stazione di Metro Garbatella” ha detto Vetri “per raggiungere tutte insieme la manifestazione di Non una di meno al Circo Massimo”.
I servizi del territorio sulla panchina
Segnalati i contatti e gli indirizzi sulla panchina dei servizi del territorio contro la violenza di genere, come il Centro antiviolenza Nilde Iotti, quello dell’Università Roma Tre Sara Di Pietrantonio, lo sportello municipale LGBTQ+ e gli altri sportelli legali e di sostegno offerti dal Municipio, le associazioni e i circoli di riferimento per la fuoriuscita da dinamiche di violenza.
Sulla placca, realizzata in collaborazione con Archivio Flamigni, è stato segnalato anche il numero nazionale antiviolenza e stalking 1522 e realizzato un QR code interattivo per ottenere maggiori informazioni riguardo i servizi segnalati.
L’importanza delle scuole del territorio
“La scuola del territorio è sensibile per quanto riguarda i diritti” dice Rosa Tortorici, insegnante dell’Istituto Macinghi Strozzi. “I colori della Pace sono sulle mura della nostra struttura e nel nostro cortile ci sono tre panchine colorate.
Ognuna ha un diverso significato: quella rossa, contro la violenza sulle donne, quella gialla, contro il bullismo e quella blu e gialla, che riprende i colori del maglione che indossava Stefano Cucchi. Sul territorio e nella scuola, le nostre attività mirano a stimolare grande sensibilità ogni giorno”, conclude la professoressa.
È ora di fare rumore
Un commento a margine è quello di Lucia Di Cicco, del Gruppo Nannaré, che ha promosso l’iniziativa. “Questa panchina è un simbolo” dice “ora dobbiamo stringerci tutti insieme intorno al problema della violenza, che è enorme per tutti. È inaccettabile, nel 2023, che muoiano ancora così tante donne per mano della violenza maschile.
È ora di fare rumore.
La violenza colpisce la dignità umana e per questo bisogna educare le nostre comunità, a partire dalle scuole, al rispetto”.
“I consultori non si toccano” così recita lo striscione che campeggia sull’edificio di Largo delle Sette Chiese. Continua infatti la battaglia per il ripristino dei servizi del consultorio familiare. Lo scorso primo settembre – a causa della mancanza di personale – l’Asl Roma 2 aveva trasferito i servizi di ginecologia, ostetricia, supporto psicologico e consulenze per i genitori nella sede di Tormarancia in via dei Lincei 93, trasformando l’edificio della Garbatella in un centro adibito alla vaccinazione dei neonati.
In quell’occasione su Cara Garbatella era uscita una lunga dichiarazione di Stella Liberato, che esprime la propria indignazione a nome dei genitori del quartiere.
Oggi il tema sembra più scottante che mai. Alla luce degli ultimi episodi in tema di violenza di genere, un gruppo di cittadini sottolinea l’importanza del consultorio come presidio sociale.
L’occupazione simbolica
Oggi 22 novembre, tramite un’occupazione simbolica, il Collettivo per la Difesa del Consultorio ha sottolineato la centralità dei punti di ascolto e di aiuto rivolti alle frange più deboli della cittadinanza.
“Il lavoro dei consultori – rivendica il Collettivo – non si limita alla cura ma consiste anche e soprattutto nella prevenzione delle problematiche, tramite i servizi dedicati ai bambini e alle mamme e il sostegno psicologico per gli adolescenti.
L’occupazione è dunque una manifestazione di sdegno. Le organizzatrici della mobilitazione non concepiscono come in tutto il Municipio VIII di circa 130 mila abitanti non ci sia più un consultorio degno di questo nome, cioè un luogo che non si limiti a offrire assistenza sanitaria ma affronti un ampio spettro di problematiche sociali, ruolo che per oltre dieci anni è stato ricoperto dalla struttura di Largo delle Sette Chiese”.
Le mobilitazioni
Il prossimo 25 novembre, in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, i membri del collettivo parteciperanno alla manifestazione che partirà dal Circo Massimo e arriverà a Piazza San Giovanni, rimarcando il legame che corre tra la presenza di validi consultori familiari e la lotta alla violenza di genere. Il 6 dicembre alle ore 17:00, invece, verrà organizzato un presidio davanti al palazzo della Regione, in piazza Oderico da Pordenone alla Garbatella.
Da un po’ di tempo a Garbatella si respira un’aria nuova, più colorata, più vivace. Chissà se il motivo è legato al fatto che il quartiere è considerato un punto nevralgico di condivisioni artistiche e socio-culturali.
Ed è proprio per questo che il 19 Novembre presso l’Atelier d.isagio di Isa Giovannozzi in via delle Sette Chiese 108, si terrà la presentazione del libro “La prudenza delle farfalle”, scritto a quattro mani da Francesca Nacca e Luca Valeri. Questo evento sarà speciale perché vi riporterà indietro nel tempo, in un’epoca lontana, in cui si investivano energie per dibattere sulla filosofia, sulla poesia e su interessi comuni. Tutta un’altra cosa rispetto alla velocità ed alla frenesia in cui si è immersi oggi.
Come sarà organizzata la presentazione?
Innanzitutto dalle 17:00 troverete gli autori del romanzo, la casa editrice Arbor Libri ed uno spazio dedicato a the e biscotti per addolcire una domenica autunnale. Inoltre, durante l’incontro sarà possibile ascoltare le confidenze degli autori, ma in esclusiva ecco qualche inedito della scrittrice Francesca Nacca.
Come è nata la vostra idea di scrivere insieme “La prudenza delle farfalle?”
Per il desiderio di condividere l’arte. Crediamo che essa abbia un linguaggio universale, che unisca gli artisti, gli scrittori tra loro e questi ultimi con i lettori: l’importante è individuare la frequenza giusta, la sintonia.
Io e Luca abbiamo cercato nell’altro ciò che ci mancava da soli: a me il coraggio di esplorare mondi onirici, di volare davvero alto, a lui mancavano le radici per orchestrare i suoi orizzonti metafisici con il mondo reale, terreno.
Come mai avete selezionato proprio Atelier d.isagio di Isa Giovannozzi?
Mi riallaccio alla risposta precedente: l’arte che unisce. Mi ha sempre affascinato l’idea di opera d’arte totale. Due o più forme di talento, se correlate, si arricchiscono e creano sfumature straordinarie. Riguardo la scelta dell’atelier D.isagio, che ospita il nostro romanzo, mi piace pensare che se è vero che il lettore riscrive la storia che legge, così una donna possa ridare vita a un capo, indossandolo.
Il capitolo più difficile da mettere nero su bianco? E quello a cui tieni di più?
L’inizio del romanzo è stato “rognosetto”. Le prime pagine. Il panico dello scrittore di fronte al foglio bianco. Per me è tutta lì la difficoltà, poi si entra nel flusso e tutto è ispirazione e rapsodia.
La fine invece mi ha emozionato. E un po’ mi emoziona ancora quando la rileggo.
Aneddoti accaduti in fase di scrittura ed ideazione?
Abbiamo litigato parecchio, soprattutto in fase di ideazione. Siamo stati più complici rispetto alla scelta di stile di prosa invece, stimiamo molto la penna l’uno dell’altra. Però poi ci siamo sempre rincontrati: una volta cedeva l’uno, una volta l’altra. E ci siamo anche divertiti. Tanto emozionati, insieme.
Qualche curiosità sulle farfalle?
Te ne dico due le quali mi piace sempre raccontare. Una più lirica, l’altra più concreta:
Nella cultura greca “Psyché “è il termine utilizzato per designare la farfalla e l’anima. Per questo simbolicamente la farfalla viene associata – in diverse culture, non solo in quella greca – all’anima di qualcuno che non c’è più. C’è una letteratura densissima a riguardo. Nel romanzo è riportata una dolce leggenda giapponese sul tema. Però non te la racconto, perché sarebbe uno spoiler! E poi la farfalla è anche considerata un messo d’amore, mi piace questa sfumatura romantica. Sono affezionata a una prosa montaliana, in cui viene descritta una farfallina color zafferano che fa visita al poeta che fa colazione al bar della piazza di Dinard. Vola da lui a portargli notizie della donna amata. E il poeta la attende e si chiede se tornerà ancora e ancora;
Questa seconda curiosità è frutto delle ricerche fatte in fase di stesura del libro: ho imparato che le farfalle, durante l’accoppiamento, dispongono le ali in modo da disegnare con i loro colori il volto di un rapace. Lo fanno per spaventare gli eventuali predatori, che in questo modo non disturberanno la copula amorosa. La perfezione della natura è sempre stupefacente.
Il testo somiglia ad una sceneggiatura, potrebbe subire un cambiamento simile, come una serie televisiva oppure un film? Vi piacerebbe come evoluzione? E se sì a quale regista lo affideresti e perché?
Abbiamo cominciato a scrivere il romanzo subito dopo aver guardato insieme la serie “Il Miracolo” di Niccolò Ammaniti, scrittore da me molto amato. Ci siamo detti: scriviamo qualcosa che un domani qualcuno trasformerà in sceneggiatura. Quindi il fatto che tu ci dica questo significa che un pochino siamo riusciti nell’intento.
La migliore ricetta per scrivere un libro?
Non esiste secondo me. Ti rispondo così: occorrono scintille, più che ingredienti.
La prima persona a cui hai fatto leggere il romanzo?
Il mio compagno. Perché se lo merita.
Dove ti rifugi per scrivere?
Ovunque si può scrivere, purché il momento sia propizio. Mi è capitato di scrivere alcune pagine persino sull’autobus. Altre ad una mostra al Vittoriano, anche se non ricordo di chi. L’unica condizione necessaria è riuscire a soffiare la mia bolla invalicabile da abitare per il tempo necessario.
Una serie Tv in onda su Rai 1, un libro, due parchi in VIII municipio. Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, le due ragazze della Montagnola, vittime del tragico fatto del 1975, passato alla cronaca nera come il “massacro del Circeo, a distanza di 48 anni continuano a parlarci e a interrogarci.
Da martedì 14 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, la Rai trasmetterà la serie tv Circeo, diretta dal regista e sceneggiatore Andrea Molaioli, con gli attori Greta Scarano, Ambrosia Caldarelli, Angelo Spagnoletti, Benedetta Cimatti, Guglielmo Poggi, Pia Lanciotti ed Enrico Ianniello.
Due giorni dopo, il 16 novembre, alle ore 18,00 l’associazione Il Tempo Ritrovato presenterà all’hub culturale Moby Dick, nell’edificio degli ex Bagni pubblici della Garbatella in via Edgardo Ferrati, il libro “Io sono l’uomo nero”, scritto dalla giornalista di radio Rai 2 Ilaria Amenta.
Il libro narra dei diari inediti di Angelo Izzo, uno dei massacratori del Circeo, e di come la giornalista ne sia venuta in possesso. Nelle sue pagine si racconta, inoltre, la visita che l’autrice ha fatto, insieme a Roberto Colasanti, fratello di Donatella, ai parchi dell’ottavo municipio dedicati alle due ragazze prima che lo scrivesse.Durante la presentazione del libro la scrittrice dialogherà con il pubblico.
“Rosaria e Donatella ci parlano in silenzio – confida Mirella Arcidiacono presidentessa dell’associazione Il Tempo Ritrovato – basta calpestare il terreno di quei due giardini e guardare i murali a loro dedicati, dipinti dallo street artist romano Paolo Gojo Colasanti. E quello che è scritto sulla targa è chiarissimo – Combattente per la giustizia – ”
A dicembre sempre a Moby Dick si terrà la seconda edizione del tavolo della sorellanza, dove saranno lette alcune poesie di Donatella Colasanti. La prima si realizzò il 24 novembre 2022, pochi giorni dopo lo stupro di una giovane donna, che avvenne a via Valignano alla Garbatella. Il tavolo della sorellanza cerca di coinvolgere più associazioni e istituzioni possibili per prevenire ogni tipo di violenza.
In ricordo di Giovanni Atzori, amato dirigente scolastico della Cesare Battisti
Si è spento il 2 novembre scorso Giovanni Atzori, per vent’anni, tra il 1977 e il 1997, direttore della scuola elementare Cesare Battisti di piazza Damiano Sauli. Aveva 87 anni e lascia la moglie Luciana, i due figli Simone e Alberto e tre nipoti Emma, Ada e Livia.
Giovanni Atzori era un uomo di scuola, rigoroso e competente, rispettoso delle norme e della legislazione, una persona che al primo impatto poteva apparire rigido ed inflessibile, ma sempre molto attento e aperto alle istanze del territorio.
Si trovò a dirigere il plesso di piazza Damiano Sauli dopo la metà degli anni Settanta, nella stagione effervescente dell’approvazione dei decreti delegati (1973/74), che, con l’elezione degli organi collegiali, videro per la prima volta nel Paese il protagonismo e la partecipazione democratica dei genitori nel governo della scuola.
E la Garbatella in quegli anni era un quartiere politicamente assai vivace, un incubatore quotidiano di lotte sociali e per i diritti, segnato dalla tradizionale presenza dei partiti storici della Sinistra (Pci, Psi), ma attraversato anche dei movimenti più radicali, i cosiddetti “gruppi extraparlamentari”. E Giovanni Atzori fu sempre capace di rapportarsi con tutte quelle diverse sensibilità, avendo come principale obiettivo l’educazione dei ragazzi e accogliendo favorevolmente le innovazioni pedagogiche proposte dagli insegnanti più aperti.
Nel salutarlo con affetto, tutta la redazione di Cara Garbatella si stringe attorno alla famiglia Atzori e a sua moglie Luciana Abate, anch’essa volto noto della Garbatella e persona molto impegnata nella vita politica del quartiere.
Un’intervista a Marco Merafina, consigliere M5S nel Municipio VIII
Sull’ultimo numero cartaceo di Cara Garbatella abbiamo raccontato alcune manovre che stanno spostando gli equilibri all’interno della sala consiliare di Via Benedetto Croce. Partiamo da qui, per chiarire alcuni passaggi con Marco Merafina, consigliere del Movimento 5 Stelle e Vicepresidente del Consiglio Municipale, in quota di opposizione.
“Io non ho mai pensato e non ho intenzione di uscire dal Movimento 5 Stelle.”
Ci tiene a metterlo subito in chiaro, il consigliere, commentando l’articolo e facendo riferimento ad una smentita già pubblicata dal Foglio a riguardo.
Ma allora come è iniziato tutto?
L’11 settembre abbiamo avuto una riunione del Movimento 5 Stelle a livello nazionale, con Conte. In quella sede ho proposto non di andarmene via, ma di portare il M5S in maggioranza nel Municipio. L’ho fatto poiché ritengo che il nostro Municipio sia uno dei migliori di Roma e che i rapporti che ho costruito in questi cinque anni con le realtà della maggioranza siano ottimi. Sia con il Partito democratico, che con Sinistra civica ecologista. Lavorare su una prospettiva di unità delle forze progressiste è la cosa migliore in vista del 2026. Questa è l’operazione, che è un’operazione politica.
Quindi, in sostanza, non ha mai pensato di cambiare partito?
Cambiare casacca non è nei piani. Voglio dare un contributo al dibattito su Roma. L’VIII potrebbe essere un ottimo laboratorio. Il tempo tuttavia non è maturo, ci sono le europee e Conte ha detto di attendere. L’VIII è, però, il laboratorio giusto perché i rapporti sono positivi. Cambiare casacca minerebbe questo processo e non è mai stato nei miei piani.
Come spiega, allora, il fatto di aver cambiato posto in Aula, passando dalle sedie dell’opposizione a quelle della maggioranza?
Il M5S fa parte del campo progressista e per questo sono seduto nei banchi che formalmente appartengono alle forze del campo progressista. Ho parlato con il Presidente del Consiglio municipale, Marcucci, che mi ha confermato che l’attribuzione delle sedute è consuetudinaria ed ognuno può sedersi dove meglio crede. Mi sono seduto con la maggioranza perché stare vicino ai colleghi di Forza Italia e Fratelli d’Italia non è nelle mie corde, e per questo ho cambiato posto. Non ho mai negato la mia posizione di sinistra all’interno del Movimento 5 Stelle. Quelli che pensano di non collaborare o addirittura di andare a destra, la transumanza l’hanno già fatta, come avete testimoniato anche nell’articolo precedente.
Qual è l’umore dentro il Movimento riguardo questa sua posizione?
La notizia sul Foglio è stata un colpo basso da parte di chi, nella mia area politica, vuole osteggiare l’operazione. Per me i rapporti con un altro partito sono positivi o negativi a seconda della postura che viene scelta. Personalmente, cerco di trovare i punti di affinità, di essere costruttivo. La politica altrimenti rimane immobile sulle posizioni.
Ecco, parliamo di punti di affinità.
Ce ne sono molti, sia su scala nazionale che su scala locale. Questioni come il salario minimo, per esempio. L’azione sulla Sanità di Zingaretti, per me, al contrario di altri che la ritengono controversa, è stata molto positiva, come d’altronde il lavoro delle due assessore del Movimento 5 Stelle che presero parte alla scorsa Giunta regionale. Lavorare in splendida solitudine favorisce la destra e per questo remano contro questa operazione.
In che senso?
Ci sono forze come quelle della destra che hanno interesse a far sembrare che voglio andarmene altrove. La destra spera nella divisione del campo progressista per eleggere tra le loro fila il prossimo sindaco. Io ho voluto dare il mio singolo contributo parlando con Conte. Se la cosa dovesse propagarsi e a Roma si sciogliesse questo nodo, sarebbe un segnale importante.
E a che punto siamo in Municipio?
È da prima dell’estate che non voto in dissonanza con le forze progressiste, diciamo che c’è identità di vedute. Per me prima vengono gli interessi dei cittadini e poi quello del Movimento. I cittadini vogliono che vengano risolti i problemi, che i giardini siano puliti e che le buche vengano asfaltate, soprattutto in un’istituzione di prossimità questo è fondamentale.
Ecco, riguardo alle strade. Parliamo delle ciclabili, su cui il M5S ha portato avanti un lungo lavoro in Aula ed anche al Comune con la Giunta Raggi. Lo stesso consigliere Bruno, prima di passare a Forza Italia, aveva spinto molto sul tema.
E ora sono state dimenticate, ma non voglio fare polemiche. Sulla questione delle ciclabili, per esempio, a volte ho preso posizioni che mi hanno messo contro la mia stessa parte politica. Quando Patané (attuale Assessore alla mobilità, ndr) dice che alcune ciclabili, anche fatte nel periodo della Raggi, sono state pensate male, dice la verità. Ma questo non può essere utilizzato per dire che il Pd non vuole le ciclabili, perché non è vero. Bisogna affrontare la discussione nel merito. Non si può pensare solo al movimento Salva ciclisti, sono 600 persone. Noi, solo nel nostro Municipio, siamo 139mila abitanti. Ci sono i commercianti, gli automobilisti, gli anziani. Scegliere il giusto percorso significa contemperare le esigenze di tutti. Come la ciclabile di Via Giustiniano Imperatore, che va rivista. E questa non è lesa maestà all’ex Assessore dei lavori pubblici al Comune di Roma.
La politica va fatta nell’interesse dei cittadini ed è questa la direzione in cui sto lavorando. La nostra è l’operazione giusta e bisogna costruire consenso. Non è facile ed è anche per questo che la destra vuole farmi le scarpe, per la posizione di Vicepresidente, screditandomi.
Cosa intende?
Per loro è più comodo se cambio partito, piuttosto che portare il M5S in maggioranza. Io lavoro per attuare il programma del Movimento e attraverso il dialogo costruisco i compromessi. Come successo per la battaglia contro la realizzazione del tratto stradale di 800 metri sul parco del Tintoretto, un esempio in cui abbiamo vinto.
Due edifici in mezzo a uno spiazzo sbrecciato: così appare l’ingresso della scuola elementare Leonardo da Vinci. Fuori dal cancello, una sottile striscia di marciapiede separa l’istituto da quella rotatoria che due volte al giorno – in corrispondenza dell’orario di ingresso e di uscita della scuola – si riempie di automobili. Svoltando l’angolo, dopo il benzinaio, si scorge un lungo marciapiede fiancheggiato da una, ma più spesso due file di macchine. Una strada già stretta che, complice lo spartitraffico che riduce la carreggiata, nell’orario di punta si intasa. Qui si trova uno degli ingressi di un altro istituto fondamentale per il quartiere, la scuola elementare e media Principe di Piemonte.
La situazione di rumore, di calore provocato dai motori, di puzza e di inquinamento, oltre che di rischio stradale continuo, ha suscitato l’indignazione di alcuni genitori, che vorrebbero per i propri figli strade più sicure, soprattutto in prossimità delle scuole. “È necessario che i bambini possano camminare tranquillamente sui marciapiedi o sugli attraversamenti” ci ha spiegato Valentina Barca, una delle organizzatrici del flash mob, che da due anni a questa parte si svolge ogni venerdì mattina tra la Principe di Piemonte in via Leonardo da Vinci e la Macinghi Strozzi nell’omonima via. “La richiesta di strade scolastiche non è una pretesa astratta. Anzi, rappresentano una necessità per i nostri figli e per tutto il quartiere, dal momento che limitano il rischio di incidenti stradali, peraltro molto alto nella nostra città.”
La mortalità sulle strade romane
Secondo i dati di Asaps.it, infatti, sulle vie romane si contano ben 34 morti dall’inizio dell’anno, una delle percentuali più alte in Italia. “Ma le strade scolastiche servirebbero anche per permetterci di abituare man mano i nostri bambini a una maggiore indipendenza” continua Barca. Secondo gli attivisti, in questa direzione servono azioni radicali e definitive. Non bastano le poche strisce pedonali, i semafori che già ci sono, i cartelli di sosta vietata – spesso non rispettati. E non basta neanche il prezioso contributo degli anziani volontari del Municipio VIII, i quali, per due ore al giorno – in concomitanza con l’ingresso e l’uscita delle scuole – agevolano l’attraversamento delle strade. “I nonni paletta” li chiamano da queste parti.
La giornata europea di Street for kids
Ma in occasione della giornata europea di Street For Kids, una campagna di mobilitazione organizzata dall’associazione Clean Cities con l’obiettivo di sensibilizzare sul tema dell’inquinamento cittadino e della sicurezza stradale, il malcontento prende forma. All’interno della protesta di numerose città europee, si inserisce anche quella dei nostri istituti. “Questa giornata è fondamentale per smuovere qualcosa sul tema della mobilità sostenibile” continua Valentina Barca. “Noi e i nostri figli dobbiamo essere liberi di poterci muovere a piedi o in bicicletta in sicurezza.” Tematica particolarmente sentita a Garbatella, un piccolo quartiere, dove l’utenza delle scuole certamente non arriva dall’altra parte di Roma.
Le richieste dei genitori
Le richieste sono poche e concrete. Per la Principe di Piemonte, si auspica l’introduzione di alberi intorno alla scuola, il rispetto della zona 30 già esistente, l’introduzione di rastrelliere per le bici. Per quanto riguarda la Leonardo da Vinci, invece, il tema più scottante è la fatidica pista ciclabile di via Giustiniano Imperatore – di cui si intravedevano possibilità di realizzazione già tre anni fa, poi scongiurata da una petizione di negozianti e cittadini, i quali avrebbero perso una novantina di posti auto – e il completamento della ciclabile sulla via Ostiense, fondamentale per il secondo ingresso della scuola media. “Le altre città europee si stanno muovendo in questa direzione, ma Roma sembra lontana anni luce da certi standard di sostenibilità” continua Barca, sottolineando la centralità della questione ambientale nelle loro manifestazioni.
La qualità dell’aria nel municipio
Eh sì, certamente Roma non è nota per l’alta qualità dell’aria. Secondo una statistica della campagna NO2 no grazie, attiva fino allo scorso marzo, i dati relativi al nostro municipio sono raccapriccianti. Il punto di osservazione è posto in prossimità della Centrale Montemartini, e mostra una concentrazione di NO2 pari a 56 microgrammi al metro cubo, mentre la cifra dovrebbe risultare inferiore a 20. Ma quello della qualità dell’aria – e dunque della nostra salute – è solo uno della miriade di problematiche derivanti dal traffico. Le code di automobili bloccano spesso ambulanze e mezzi di trasporto pubblico – assicurano i genitori di zona – per esempio l’autobus 715, che riscontra continui problemi nella svolta tra via Costantino e via Leonardo da Vinci.
Ma la corsa del 715 è nota per essere parecchio travagliata, anche in altri tratti. “Vorremmo bloccare il passaggio delle automobili, e consentirlo solo all’autobus” ci ha raccontato Alessandra Grassi, la referente di Street for Kids per l’istituto Malaspina, “il 715 manterrà la possibilità di transitare, ma quanto alle automobili vorremmo introdurre un blocco.”
Per ora si è giunti a un compromesso: in via Antonino Pio, nel tratto prospicente la scuola elementare, sarà a breve impedita la sosta dei veicoli, con l’inserimenti di fioriere o, nella migliore delle ipotesi, l’allargamento del marciapiede. “Il sindaco Gualtieri ha già individuato 110 scuole della capitale in cui è possibile introdurre strade scolastiche” prosegue Grassi, “adesso sta al Municipio dare l’ok per la loro realizzazione.”
È dunque al minisindaco Ciaccheri che le manifestazioni sono rivolte.
“Ma il presidente” assicura Grassi, “ha già istituito un tavolo di lavoro su questo tema, di cui io faccio parte. Il dibattito è dunque molto attivo, e ci auguriamo che a breve si possa arrivare a qualche risultato.” Infine, per la scuola media Macinghi Strozzi abbiamo parlato con la referente Federica Falasca: “Per questo plesso vorremmo strisce pedonali più visibili e segnalate, oltre che multe serrate a chi parcheggia in doppia fila.” Questo attraversamento, infatti, risulta fondamentale non solo per gli studenti del plesso, ma anche per chi si dirige all’ospedale CTO, che si trova sulla parallela via S. Nemesio.
Il corteo delle biciclette
Ed è proprio dal plesso Macinghi Strozzi che oggi venerdì 27 ottobre, in occasione della giornata europea di Street for Kids, un gruppo di una quarantina tra attivisti, genitori e bambini è partito a piedi o in bicicletta, diretto all’ingresso della Principe di Piemonte percorrendo via delle Sette Chiese e via Giovannipoli.
Il corteo, accompagnato da musica e striscioni, ha sollevato l’attenzione dei passanti, e ha ostacolato per qualche minuto il traffico. Alle ore 8.30, il flash mob è terminato. Tutto pronto per il suono della campanella: una coda di bambini in bicicletta è sparita scampanellando dietro il cancello della scuola.
A seguito di un lungo iter, rallentato in parte anche dalla pandemia, i lavori per il polo bibliotecario in via Costantino 49 sono in dirittura d’arrivo. Finalmente è ufficiale: martedì 17 ottobre aprirà la nuova biblioteca, intitolata alla partigiana e scrittrice Joyce Lussu.
All’inaugurazione, in programma per le ore 11:00, parteciperanno anche il presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. “Questo nuovo polo bibliotecario – il terzo dell’VIII Municipio, insieme all’Approdo e alla Biblioteca Arcipelago – servirà a coprire un vuoto” ha dichiarato Monica Rossi, presidente della commissione cultura del Municipio. “Ogni volta che si inaugura uno spazio destinato alla cultura è un buon traguardo.”
La biblioteca appartiene al circuito Biblioteche di Roma, che offre servizi di prestito di libri e documenti multimediali, mette a disposizione sale studio, organizza numerose attività rivolte alla cittadinanza.
L’apertura della nuova biblioteca, inoltre, si inserisce all’interno di un piano più ampio per la promozione di attività culturali nel quartiere, come conferma Monica Rossi. Una delibera capitolina, infatti, ha ultimamente proposto di riqualificare l’edificio occupato di fronte al Rettorato di Roma Tre per dare vita in futuro a un secondo polo bibliotecario.
Cento anni fa, a Cuba, nasceva quello che sarebbe diventato uno dei più importanti intellettuali e narratori italiani del novecento. Stiamo parlando di Italo Calvino, protagonista di una serie di iniziative diffuse in tutta Roma a cui il Municipio VIII aggiungerà il proprio contributo da domani venerdì 13 ottobre. “L’obiettivo è quello di non ricordare l’autore solo nel giorno della sua nascita” ha commentato Monica Rossi, presidente della commissione cultura del Municipio VIII, “ma celebrarlo nel corso di un anno, evidenziando via via i vari aspetti della produzione.”
L’anno calviniano terminerà a giugno 2024. Il Municipio VIII, man mano che le attività sul proprio territorio verranno definite, avrà cura di comunicare la programmazione.
Il programma
Il programma, elaborato dall’assessore Maya Vetri in collaborazione con le associazioni culturali del municipio, per ora prevede cinque incontri finalizzati ad evidenziare aspetti diversi della produzione letteraria di Calvino. “La partecipazione delle associazioni del municipio è stata davvero importante” ci ha raccontato Monica Rossi, sottolineando che grazie a questo sforzo collettivo si è riusciti a coprire quasi tutto il territorio municipale, proponendo attività rivolte a tutte le fasce di età.
Si parte domani alle ore 16:30 al parco del Tintoretto, con l’intitolazione di un albero e letture tratte dal “Barone Rampante”, romanzo scritto nel 1957, tuttora di grande significato e soprattutto molto usato nelle scuole. L’iniziativa infatti, rivolta principalmente ai bambini, è stata organizzata in collaborazione con 7+1 Ottavo Colle in prossimità dell’istituto Montezemolo dopo la fine dell’orario scolastico, proprio per permettere la piena partecipazione degli studenti.
Si proseguirà sabato 14 ottobre presso la Libreria Eco di Fata in via Tamburini 10, con il “Caffè dei destini di sabbia”, una narrazione di Daniele Aristarco ispirata all’opera di Calvino “Il castello dei destini incrociati”, accompagnata da musica e proiezioni.
Sono in programma anche due lezioni del critico Dario Pontuale, che in passato ha curato edizioni di molti classici italiani e stranieri e si è occupato, tra gli altri, anche di Pier Paolo Pasolini.
La prima lezione è prevista per lunedì 30 ottobre presso la Biblioteca Arcipelago, con la partecipazione delle associazioni Italia Nostra e Donne di Carta; il secondo intervento è in programma per sabato 11 novembre, al Giardino Samuel Hahnemann (viale Marconi) sul libro “La speculazione edilizia”.
Pubblici diversi, dunque, ma anche argomenti disparati. Si parte da Calvino, dalla letteratura ma si arriverà a parlare di storia, teatro, arte: martedì 24 e 31 ottobre presso lo Spazio Creativo Cosarte in via Nicolò da Pistoia 18, a Garbatella, verrà allestita una mostra collettiva ispirata al “Sentiero dei Nidi di Ragno” e accompagnata da letture a cura del Gruppo di Lettura Cavallo Pazzo Legge.
Riceviamo e pubblichiamo queste toccanti parole della scrittrice Maria Iatosti, a dieci anni dalla scomparsa del regista Carlo Lizzani, il 5 ottobre 2013. Carlo era anche un nostro amico e amico della Garbatella. Aveva accettato con piacere di scrivere l’introduzione alla prima edizione di “Garbatella tra storia e leggenda” e partecipato con entusiasmo alla serata al cinema Palladium, gremito di cittadini, per la presentazione del libro. Insieme a Maria, tutta la redazione di Cara Garbatella si stringe intorno ai figli Francesco e Flaminia, in ricordo del loro amato padre (g.r.)
CIAO, CARLO
Tu parli, parli, io ti ascolto… Amavamo l’America, il cinema, la rivoluzione, i libri. Un libro ci ha fatto incontrare. 1949, Libertas Film, Salita del Grillo, via Nazionale, Roma. Io vent’anni, mollato studi e progetti paterni, abbracciata la lotta, mi conquistavo pane e libertà a centoventi mensili nel seminterrato tappezzato di manifesti filmici d’oltrecortina o sovietici. Salivo di corsa sempre in ritardo la scalinatella e, fiatone e guance rosse, la testa a parole e concetti nuovi come découpage, montaggio, flashback, piano sequenza, a decrittare la calligrafia minuta e rapida sulle pagine fitte fitte mi sedevo alla macchina per scrivere della tua storia del Cinema italiano Fuori orario, per duecento lire. Che regalo! Guadagnare per imparare tutte quelle cose, da Camerini e Blasetti a Rossellini e De Santis, da Lyda Borelli a Anna Magnani, da La corona di ferro a Roma città aperta… Il cinema, io ce l’avevo nel sangue. Nascosta nei bagni del Centro Sperimentale avevo svolto il tema di ammissione per conto di mia sorella maggiore, bellissima ma poco incline all’arte dello scrivere, dilungandomi sulla famosa corsa della Magnani: Francesco! Francesco!
Francesco, come tuo figlio che ha il tuo volto, le tue mani, la tua voce, la serena, pacata lucidità del tuo parlare di uomo sapiente e politico puro, e spacca il cuore con le parole, là, di fronte alla bara nuda, spartana, con tutta la gente intorno, attonita, gli occhi gonfi, la gola chiusa, il cuore stretto a pugno… Io seduta fra Antonella Lualdi e Carla Fracci, Francesco che affabula di un re malato di malinconia che cercava la felicità… E i ricordi si sbrigliano, viaggiano, veloci, scombinati: immagini, lampi. 1963: Milano del miracolo. Le serate con Ugo, i suoi risotti mitici, il suo vitalismo, i giri nella città impazzita, che corre a precipizio verso il boom… Ugo che fa la parte di Luciano, Ricki che fa la parte che Marcello non ha voluto fare e Giovanna che fa la parte di Anna –e vuole che le spieghi, le racconti com’era davvero la vita, davvero così agra, o no? Il Derby, il mio amico Jannacci che canta con la chitarra sotto il mento, la faccia stralunata, nella latteria dei morti-di fame e degli artisti… e il Pirellone che alla fine esplode, sì, ma senza bombe, e addio rivoluzione, addio sogni…
Amavamo l’America di Ombre rosse e di Ragazzo negro. Odiavamo l’America della CIA, di Sacco e Vanzetti, del maccartismo, della guerra fredda, ma ci nutrivamo ingordamente di pellicole e di romanzi d’oltreoceano, anche quelli tenuti in sospetto da una cultura di parte, di stampo zdanoviano e neorealista. Il neorealismo! Che scoperta! Che rivoluzione! Spazzando via frivolezze, leziosità e telefoni bianchi, in mezzo a mille difficoltà il neorealismo portava nel cinema, ma anche in pittura, in letteratura, il bisogno di libertà, la voglia e il coraggio di guardare al mondo dalla parte del popolo. Le tue lezioni appassionate! Le discussioni, gli scontri, le polemiche anche interne al grande partito – Guttuso-Turcato, Vittorini-Togliatti –. “II neorealismo, dicevi, è una rivoluzione formale non semplicemente di contenuti, ma, di coscienza linguistica, di linguaggio: un modo nuovo di muovere la macchina…”. “Basta con la bella immagine, la bella pagina! Fate parlare gli uomini, i fatti, compagni! ti accaloravi. “Basta fiori, paesaggi, monumenti, Esistono le fabbriche, le case dense di dramma della nostra provincia… C’è il Sud, che preme per il riscatto dal folklore C’è la storia, quella vera, senza retorica, che attende ancora un’interpretazione……”. Tutto il tuo cinema testimonierà un interesse profondo per la storia. Ne avevi precocemente dato prova in quegli anni nei tuoi filmati sull’eccidio di Modena, sull’Emilia rossa, sulle terre insanguinate dalle lotte contadine, sul risveglio del Mezzogiorno, dai sassi di Matera ai bassi di Napoli.
Carlo Lizzani riceve da Vittorio De Sica a Saint Vincent la Grolla d’ oro per il film ” Cronaca di poveri amanti”, come migliore regia del 1954.
I tuoi primi film: Achtung! Banditi!,Cronache di poveri amanti: Maciste in croce sul sagrato di san Lorenzo!– Genova, la cooperativa dei partigiani, appoggiata dal partito e finanziata anche dal popolo. Cinquecento lire per una quota. Mi offristi di entrarci, ma chi le aveva mai viste cinquecento lire! Quattro mesi di stipendio, quando c’era! Finito il lavoro alla Libertas e successivamente alla Federazione dei Circoli del Cinema, ero approdata al Sindacato Edili, in piazza dell’Esquilino, a due passi dal Viminale di Scelba e da «Vie Nuove», rotocalco culturale del partito che la domenica diffondevo per le strade del mio quartiere insieme a «l’Unità».
E intanto c’era la storia, c’erano le lotte, la fatica quotidiana, la politica, l’amore – io sempre innamorata, i sogni… Volevo fare la rivoluzione e diventare giornalista, scrittrice. Anche scrivendo si può affrancare l’umanità dall’ingiustizia, mi dicevo convinta. E ci provavo. C’erano stati già un mio esordio narrativo sul «Lavoro» di Gianni Toti, e i primi quattro versi su «Pattuglia» di Gillo Pontecorvo compagno direttore e già attore – l’operaio Pietro fucilato insieme a te, parroco Camillo lungo lungo magro magro in abito talare, ne Il sole sorge ancora – filmgirato tra mille difficoltà tra la bella primavera della Liberazione e l’autunno del ’46. A Milano.
La nostra Milano, dove ci siamo ritrovati dopo anni. Milano dei miei furori e dei tuoi banditi romantici, oggi così perduta nella sua dissennata smania di cementificazione, con le sue torri fantasma, i suoi residence spettrali, deliri miliardari di architetti e urbanisti rampanti che ne hanno devastato il cuore, mutato il volto, stravolto l’armonia razionale, sapiente e compatta, tradendo la vocazione, la “religione laica del fare”, di questa città concreta, pragmatica, orgogliosa.
La nostra Milano viva del dopoguerra: esperienza fondamentale per quelli come noi: con pochissimi soldi in tasca e tante idee, tanto entusiasmo; il mondo che cambia, che sogna la luna, la scoperta dell’amicizia e della solidarietà, la conoscenza di tanti giovani intellettuali, letterati, artisti, pittori, fotografi squattrinati come noi che frequentavano gli stessi mitici luoghi: Brera, il Giamaica, la latteria delle sorelle Pirovini, san Marco, corso Garibaldi, via Solferino, il Carcano, il Piccolo… Milano operosa, socialista. Milano delle fabbriche, della ricostruzione, delle case editrici, di Feltrinelli e dell’Umanitaria, dei treni del Sud, delle battaglie, dei grandi scioperi. Milano di Dario Fo, lo svitato. E poi ancora Milano del miracolo, di nuovo ritrovati, il passo allentato, spenti i furori rivoluzionari, qualche lira in più, il benessere, la fama, la frenesia, la sbornia del “boom”, con quello che di insidioso, di subdolo vi si annidava, e che pochi – Pasolini, Bianciardi, Mastronardi –intuirono.
Carlo Lizzani il 19 gennaio 2010 presso il teatro Palladium alla presentazione del libro “Garbatella tra storia e leggenda”
È un mattino di sole d’inverno romano, la folla ossessa di consumatori prenatalizi invade i vialoni squadrati del tuo rione dei Prati. Ho pigiato il bottone lucido del citofono e tu scendi, attraversi l’androne maestoso con la grande pianta e sei nel cortile dove ti aspetto… Quel cortile che oggi, 5 ottobre 2013 hai scelto come estremo approdo. Sto lavorando e lo sento alla tivù. Un colpo. Il cuore che si ferma. La ragione che si rifiuta: non ci credo, non è possibile, non deve essere… Ma quelli insistono.
Hai staccato la chiave, dicono. Ecco, è una bugia, è sbagliato: la chiave non si stacca, è la spina che si stacca, c’è qualcosa di stridente, di sfasato, di irreale… Non puoi averlo scritto… Non tu, che nelle parole credi, ne conosci il valore e il peso, da uomo e da scrittore.
È quasi Natale e c’è il sole. Davanti a un tavolo d’osteria con la tovaglietta a scacchi bianchi e rossi, tu parli, evochi, racconti, spieghi, io chiedo, ascolto, prendo appunti, e il nostro viaggio ha inizio. Roma, Milano, qualche lettera, qualche chiacchierata, i libri che ci siamo scambiati. I miei, i tuoi con le amorose dediche… la tua dolcezza giovane, la tua sapienza, la tua lucidità, il tuo esserci sempre: gentile, empatico, attento, generoso… Ti era piaciuta una mia lettera di Capodanno, “da conservare insieme a quella di Pertini” … La tua delusione, la tua frustrazione. Ho tanti progetti, ma non mi fanno lavorare più, neanche quelli di Rai tre… Avevo un sogno: fare un film su Di Vittorio. Raccontare la storia di Di Vittorio, e della CGIL, significa ripercorrere un secolo di lotte anche sanguinose, di conquiste, di trasformazioni radicali… Ne avevo parlato con lui una sera di quasi cinquant’anni fa, in casa sua…”.
Il film su Di Vittorio non lo farai. Non farai il progettato viaggio in Italia con Francesco, non sarai come avresti voluto alla mia prossima presentazione, e alla mia domanda sullo stato generale delle nostre sorti e della tua salute non soltanto fisica, mi risponderai con un sorriso lieve, solo un po’ malinconico, come quella mattina di quasi Natale a via dei Gracchi, citando Woody Allen: “Dio è morto, Marx pure, e anch’io non sto molto bene.”. E te ne andrai. E io ti aspetterò. Ciao, Carlo.
Sono passati vent’anni da quel giorno in cui il Presidente della Repubblica Azeglio Ciampi inaugurò la nuova stagione del Teatro Palladium. Era entrata in campo l’Università Roma Tre, che sotto la guida del Rettore Guido Fabiani aveva scommesso sull’acquisizione dello storico immobile di Piazza Bartolomeo Romano, il cuore culturale-popolare della Garbatella.
Una sfida coraggiosa e lungimirante che sventò una possibile destinazione commerciale dell’edificio di fine anni Venti, targato Innocenzo Sabbatini.
Questa mattina, davanti alle più alte autorità accademiche, a cominciare dal Rettore Massimiliano Fiorucci è stato presentato, in una affollata conferenza stampa, il cartellone della stagione culturale del 2023-2024 e l’iniziativa del 14 ottobre, quando verrà celebrato il ventennale del teatro, insieme ai cittadini e alle associazioni del territorio.
A fare gli onori di casa il professor Luca Aversano presidente della Fondazione Roma Tre-Teatro Palladium che, ha invitato sul palco i protagonisti della programmazione culturale nei vari settori: Cinema, Teatro, Musica classica, Danza.
Roma e i servizi sociali, il protagonismo delle donne: questo il titolo scelto per l’incontro di venerdì 29 settembre, organizzato dal Gruppo NANNARÉ negli spazi dell’Archivio Flamigni in Piazza Bartolomeo Romano, nell’ambito di un ciclo che continuerà anche nei prossimi mesi.
All’origine dei servizi sociali a Roma
Dagli asili nido ai centri anziani, la lotta per l’aborto e la maternità consapevole, le case-famiglia per donne affette da disturbi psichiatrici, gli ambulatori e i consultori, le scuole prefabbricate nei quartieri popolari per combattere la dispersione scolastica: furono conquiste concrete e battaglie frutto delle lotte delle donne.
In prima linea nelle organizzazioni collettive, dalla CGIL alle associazioni e, ovviamente, al PCI, furono protagoniste di una stagione che ha cambiato in meglio la vita delle persone nella nostra città e che produce frutti ancora oggi. Solo che troppo spesso ne ignoriamo le radici.
Una mattinata intensa di lavoro ha aiutato a ritrovarle: moltissime persone, donne in larga maggioranza, si sono confrontate con passione riguardo alle esperienze vissute, di lotta e di amministrazione locale, per ricostruire e condividere pensieri e percorsi relativi alla conquista e alla costruzione dei servizi sociali fondamentali per Roma, a partire dalla fine degli anni ’60.
Il Gruppo NANNARÉ
Il nome del Gruppo NANNARÉ non è certo un caso, e ci tiene a specificarlo in apertura Lucia Di Cicco, moderatrice della giornata di lavoro: un tributo all’attrice Anna Magnani, donna combattiva e coraggiosa, popolana della nostra città.
“Gli incontri sono solo un momento del nostro lavoro” dice Di Cicco. “Vogliamo raccogliere le testimonianze che ognuna di noi custodisce”. L’obiettivo, infatti, ha spiegato, è riunire frammenti di vita e di storia di donne, con la convinzione che queste vite siano testimonianza di come le donne abbiano scritto la storia della città.
“In questo lavoro di ricerca, il dato è la quantità di donne impegnate a cambiare lo stato delle cose e di come le battaglie delle donne siano riconnesse con la rigenerazione della città e per l’innalzamento della qualità di vita di tutti”.
Gli interventi: Franca D’Alessandro Prisco
I lavori della giornata, iniziati con i saluti della giornalista e scrittrice Benedetta Tobagi e della direttrice dell’Archivio Flamigni Ilaria Moroni, sono proseguiti con il preziosissimo contributo di Franca D’Alessandro Prisco, ex senatrice, ma soprattutto, consigliera comunale prima, e assessora poi, ai Servizi sociali, al Personale ed al Decentramento del Comune di Roma nelle giunte rosse guidate dai sindaci Argan, da Vetere e da Petroselli tra gli anni ’70 e gli anni ’80.
Franca D’Alessandro Prisco durante il suo intervento
Una voce autorevole e lucida che ha spiegato, attraverso il racconto della sua esperienza personale, il quadro di rivendicazione, di pratiche e di analisi teorica, che ha sostenuto e dato concretezza alle lotte delle donne comuniste in quegli anni a Roma. Come avvenuto per i centri anziani, luoghi in cui anziani e anziane potevano vivere per sé e non solo per la famiglia, per le scuole nelle periferie (provvisorie all’epoca e spesso ancora oggi in funzione), o per l’apertura degli asili nido.
“Nella nostra esperienza” ha raccontato D’Alessandro Prisco “ci rendemmo conto che bisognava creare unità di intenti ed elaborazione, prima di fare battaglie e iniziative di lotta. Eravamo, per esempio, contro l’idea delle camere di allattamento” – che dovevano essere istituite dai datori di lavoro secondo la Legge 860/1950, “noi volevamo gli asili nido pubblici aperti al quartiere”. Fu una lotta, quella per gli asili nido, passata per il fondamentale coinvolgimento sia della donne lavoratrici, già organizzate, che delle donne casalinghe, cui l’elaborazione e la rivendicazione collettiva fu utile per comprendere che era possibile chiedere che lo Stato si occupasse anche del tempo della propria vita di madre.
“Avevamo un’idea elevata, obiettivi alti di migliorare la città e la sua capacità di essere vicina a tutti gli strati sociali. Volevamo l’impegno del pubblico a fornire servizi innovativi, fino a quel momento appannaggio del privato, laico o religioso che fosse. Lavoravamo per la diffusione su larga scala dei servizi pubblici, che potesse determinare un salto di qualità sociale e politico notevole, e che ha dato, infatti, carattere a tutta l’azione delle giunte di sinistra rispetto ai servizi sociali”.
Altre storie a comporre lo sguardo d’insieme
Altre relatrici hanno preso, poi, parola contribuendo alla mattinata. Tonia Di Cesare, per esempio, riguardo agli interventi relativi ai servizi per la salute mentale, in particolare per le donne affette da disturbi psichiatrici. Il suo intervento ha ricostruito l’esperienza di una casa-famiglia, nata grazie all’occupazione di uno spazio del Comune da parte delle operatrici sanitarie e poi riconosciuta grazie all’interlocuzione politica.
Interessante anche il contributo di Livia Omiccioli, con la sua esperienza in uno dei primi asili nido, ha raccontato l’autorganizzazione delle insegnanti, il rapporto di supporto e rivendicazione di condizioni migliori al fianco delle famiglie, e l’elaborazione di modelli educativi nuovi, che contribuissero al cambiamento della società e dei ruoli di genere, insieme alla consapevolezza che l’apertura degli asili potesse significare anche accesso al lavoro per altre donne.
La versione integrale
Altri ed altrettanto interessanti sono stati gli interventi di tutte le relatrici che si sono alternate.
La versione integrale del lavoro della mattinata dovrebbe essere caricata a breve sul canale You Tube dell’Archivio Flamigni.
Un mosaico di voci, di vite individuali, che inserite in un racconto collettivo restituiscono con chiarezza la determinazione di una generazione di donne che ha cambiato il volto della nostra città e che ha lottato affinché i servizi sociali, pubblici e rivolti a tutti, divenissero diritti, conquistati, e non concessioni.
Una stagione di consapevolezza, di lotta e avanzamento cui dovrebbero guardare tutti gli amministratori locali che hanno a cuore la città di Roma.
Otto band sul palco e una folla di giovani nell’enorme spiazzo di Propaganda Schuster. Questa è la scena che si è svolta ieri, 29 settembre, quando intorno alle 19:30 dal parco di San Paolo si sono levate le note di un concerto in ricordo di Francesco Valdiserri, il diciottenne morto lo scorso 19 ottobre a seguito di un incidente stradale sulla Cristoforo Colombo, all’altezza di via Giustiniano Imperatore. Francesco stava camminando sul marciapiede quando una macchina, sbandando, lo investì: una vicenda che si è fatta emblema della pericolosità delle nostre strade. Da quel doloroso momento le commemorazioni non si contano, anche grazie all’impegno dei genitori Paola e Luca.
Gli interventi
Durante la serata – che, parafrasando la nota opera di Shakespeare, prende il nome di “Sogno di una notte di fine estate” – sono salite sul palco sette band giovanili locali – Neue Ara, Sutura, Rapacio Band, Cosmonauti Borghesi, Purple Light, Cateepp, 16jpegCBR320 – e non potevano mancare gli Origami Smiles, il gruppo musicale fondato dallo stesso Francesco.
“Voglio ringraziare i ragazzi sul palco” è intervenuta a metà concerto Paola Di Caro, madre di Francesco. “Noi non saremmo qui se loro non ci avessero trasmesso la vita di cui avevamo bisogno.In certi momenti o ti arriva qualcosa che ti fa guardare il futuro o ti fermi.”
“Di serate a Propaganda Schuster ne ho viste tantissime, ma questa è particolarmente emozionante” ha proseguito Amedeo Ciaccheri, presidente del Municipio VIII. “È da tanto tempo che io, Luca e Paola immaginiamo questa serata, con tanto amore e soprattutto so che c’è anche tanto amore vostro” ha continuato, rivolgendosi al giovane pubblico, tra cui molti amici, compagni di scuola e conoscenti del ragazzo.
“Noi questa sera siamo qui per ricordare un ragazzo la cui vita è stata falciata all’improvviso, come farlo?” sono infine le parole di Miguel Gotor, assessore alla cultura del Comune di Roma. “Il modo migliore è attraverso la sua passione, che è stata e sempre sarà la musica. Paola e Luca” ha concluso, “stanno cercando di trasformare un dolore indicibile attraverso il loro impegno quotidiano e attraverso la musica, che secondo me è la cosa umana che più unisce il finito all’infinito.”
“Per non dimenticare”: a 48 anni da quel tragico fatto passato alla cronaca nera come il “massacro del Circeo” il 29 settembre alle ore 17,00 sarà presentato alla cittadinanza un murales dedicato a Rosaria Lopez, nel parco a lei dedicato alla Montagnola, dove verrà piantumato anche un albero di melograno donato dal Municipio.
L’autore dell’opera è Paolo Colasanti, lo stesso artista che ha realizzato quello intitolato a Donatella Colasanti, che riuscì a scampare a quei giorni di sevizie e torture perpetrati con estrema crudeltà da parte dei tre rampolli della Roma bene, nonché neofascisti: Andrea Ghira, Angelo Izzo e Gianni Guido.
Rosaria Lopez
Il giorno dopo alla stessa ora l’associazione Il Tempo ritrovato e il Comitato delle Fate replicheranno la manifestazione con la lettura delle poesie di Donatella Colasanti al parco situato tra via di Villa di Lucina e viale Giustiniano Imperatore. Parteciperà in rappresentanza del Municipio VIII l’assessora alla Cultura Maya Vetri.
Pasquale se n’è andato per sempre quest’estate, ad agosto, con la città vuota e l’asfalto bollente. Non stava bene da tempo e un male incurabile lo ha portato via dalla sua famiglia, da Tania sua moglie con cui ha condiviso 50 anni di vita insieme, dai suoi figli Francesco e Carlo e dai suoi quattro amati nipoti.
Pasquale Zaffina, era un apprezzato architetto, ma anche un uomo garbato, con una sua riservatezza e una dolcezza rare. Calabrese di nascita, arrivò a Roma nei primi anni Settanta, per laurearsi e farsi un futuro tra studio e lavoro. Nel 1973 si sposa con Tania, insegnante di scuola media (Via Padre Semeria) e si stabilisce alla Garbatella.
È alla Villetta che Pasquale incontra la politica nel Partito comunista italiano e si fa apprezzare per il suo modo serio e competente di affrontare i problemi, in quegli anni difficili per il Paese tra terrorismo e strategia della tensione. Nei primi anni Ottanta è una figura di rilievo nella sezione comunista della Garbatella, membro del Comitato direttivo e poi consigliere circoscrizionale in Undicesima (oggi VIII Municipio). Seguirà la svolta di Occhetto e la nascita del Pds, ma dopo la drammatica stagione della diaspora a sinistra, lascerà la vita politica attiva per dedicarsi alla professione e impegnandosi nell’Ordine degli architetti.
Nell’ambito della sua attività professionale, si è battuto, tra proposte e progetti, per migliorare la sicurezza negli ambienti di lavoro, nel coordinamento delle squadre di architetti nei luoghi terremotati dove era spesso presente. Si occupò della progettazione di un camper automatizzato per portatori di handicap, nello spirito di aiutare e rispettare le persone in difficoltà, perché questo era uno dei suoi principi.
Tra tanti incarichi, è stato presidente dell’ACT Italia (Associazione Campeggiatori Turistici d’Italia), battendosi per migliorare la sicurezza dei camper. E, con il proprio, ha viaggiato senza sosta, sempre affiancato dalla moglie, curioso del sapere e di conoscere il mondo e i suoi popoli. È stato l’uomo del fare e della solidarietà, basando i rapporti umani sul rispetto, sui principi etici. Sempre sorridente e disponibile, senza mai vantarsi del suo operato. Così vogliamo ripensare a Pasquale, come ce lo ricordiamo in Villetta anche nei momenti cruciali e divisivi di quel grande partito comunista. Ai suoi familiari il nostro abbraccio e le condoglianze della redazione e di tutta l’associazione Cara Garbatella.
Visionaria Urban Fest 2023 è pronta per tornare a dar vita al laboratorio sociale La Villetta in Via degli Armatori 3. Già sabato 2 settembre ci sarà un’anteprima, poi una settimana di eventi che inizieranno lunedì 4, per proseguire fino a sabato 9 settembre.
Impronte è il titolo di questa edizione, la sesta dal 2018, uno spazio pubblico animato dal dibattito a sinistra: un luogo di riflessione culturale, politica e sociale. È il giro di boa che ogni settembre segna l’inizio di un nuovo ciclo di attività per le associazioni del quartiere.
Un appuntamento che, anno dopo anno, si afferma come punto di riferimento per la Garbatella, grazie al programma fitto di incontri, dibattiti, musica e cultura gratuita e fruibile nella splendida cornice che, da sempre, rappresenta il cuore dell’attivazione sociale e politica del quartiere.
Venerdì 8 un’ospite internazionale d’eccezione porterà tutti gli occhi della sinistra cittadina sul palco di Visionaria. A prendere parola sarà Yolanda Diaz, già Ministra del Lavoro e Vicepresidente del Governo Sanchez in Spagna negli ultimi anni. Yolanda Diaz è anche la leader e portavoce di Sumar, la coalizione di sinistra che è stata capace di tessere un nuovo consenso nelle difficili elezioni appena passate contribuendo alla battuta di arresto dell’estrema destra di Vox.
Attesi sul palco, durante il corso della festa, saranno gli attori Massimo Wertmuller e Monica Guerritore, scrittori, cantanti e immancabili ospiti politici come Nicola Fratoianni e Nichi Vendola.
Il B.A.R. di Giuliaparla
Per tutta la durata della festa, al fianco dell’Osteria di Massimone, sarà in funzione il B.A.R., il Bar Autistici Rivoluzionari organizzato dall’associazione Giuliaparla, che permette l’inserimento in un contesto lavorativo di persone autistiche. Un bellissimo progetto, attivo tutto l’anno, che valorizza le attività sociali del luogo. Uno dei dibattiti pomeridiani sarà curato proprio dall’associazione.
Un programma fitto di eventi
Maria Jatosti aprirà le danze sabato 2 settembre con una serata all’insegna della musica e della tradizione di canti di resistenza e di lotta, accompagnata sul palco dallo storico Alessandro Portelli, dalla cantante Sara Modigliani e l’Ensamble Sonate.
In uno speaker corner e due momenti principali, uno pomeridiano ed uno serale, si alterneranno sul palco gli ospiti e gli eventi. Ci sarà anche una performance di stand-up comedy con Giuditta Cambieri nella serata di martedì. Tra i libri che verranno presentati, venerdì pomeriggio sul palco ci sarà Resistere a Mafiopoli di Giovanni Impastato, fratello di Peppino.
Di seguito, un’ampia selezione di eventi che caratterizzeranno le giornate di Visionaria 2023.
Il programma integrale ed aggiornato è invece disponibile sul sito www.visionaria-urban-fest.it e sulle pagine social.
Lunedì 4 settembre
L’inaugurazione della festa, che si aprirà con un brindisi, sarà affidata ad un monologo dell’attore romano Massimo Wertmuller e un dj-set musicale. Lunedì, poi, l’attenzione del dibattito sarà concentrata sulle realtà municipali. Un passo in più per Roma con l’assessore municipale Rino Fabiano, del Municipio II, e le assessore municipali Francesca Vetrugno, del Municipio VIII e Paola Angelucci, del Municipio IX per una discussione intorno all’operato delle amministrazioni di prossimità.
A concludere la giornata, Monica Guerritore e la regista Cristina Ducci, accompagneranno la proiezione dei cortometraggi dell’outsider Garbatella Film Fest, festival di cinema sordo e non convenzionale.
Martedì 5 settembre
A proposito di prossimità, i dibattiti del pomeriggio di martedì saranno incentrati sull’accesso alla cultura nei quartieri: sul palco si alterneranno libraie come Katia Sardo (ex Odradek) e Barbara Pieralice della Libreria Nuova Europa, Sandro Feltri dell’Editore E/O e Ilaria Milana di Confcommercio Roma, che dialogheranno con Sandro Luparelli, consigliere e membro della commissione cultura del Comune di Roma, e Maya Vetri, assessora alla cultura del Municipio VIII.
Alle 19:00 verrà poi presentato il Polo Sociale e Sportivo del Municipio VIII con il Presidente Amedeo Ciaccheri, Stefano Iozzi e gli allenatori della Team Boxe Roma XI Italo Mattioli e Gigi Ascani.
Il dibattito del tardo pomeriggio, alle 19:15, dal titolo Caput Mundi: prospettive e sguardi per Roma vedrà confrontarsi sul palco Pasquale Tridico, economista ed ex presidente dell’INPS, con vari ospiti, tra cui Don Mattia di Mediterranea Saving Humans, la scrittrice Valentina Farinaccio, l’attrice Simona Senzacqua, il professor Celata della Sapienza, Patrizia Sentinelli e Andrea Catarci, assessore del Comune di Roma.
Alle 21:00 la serata sarà conclusa dalle performance di stand-up comedy di C’è figa e di Giuditta Cambieri.
Mercoledì 6 settembre
Il pomeriggio di mercoledì sarà aperto da un interessante dibattito curato dall’associazione Giuliaparla, con molti ospiti che discuteranno intorno ai temi dell’autismo e degli interventi educativi da mettere in pratica sul territorio. Il titolo della discussione, che inizierà alle 18:00, è Vagabondi efficaci.
Alle 19:00, con la consigliera comunale Michela Cicculli, una discussione affronterà i temi della guerra e della pace tra i popoli, mettendo a confronto esperienze e conflitti differenti.
Dalle 21:30 il concerto dei The Pungitors e un dj-set concluderanno la giornata.
Giovedì 7 settembre
Il principale dibattito pomeridiano sarà concentrato, alle 18:00, sulla ricerca delle parole dell’alternativa, con il contributo di Nichi Vendola, l’attivista Sara Tossini ed il consigliere della Regione Lazio Claudio Marotta.
Alle 19:00, invece, lo sguardo sarà indirizzato alla dimensione internazionale ed europea, nel dibattito Europa anno zero. Gli eurodeputati S&D Massimiliano Smeriglio e Pietro Bartolo, l’eurodeputata verde Ana Maria Miranda Paz e l’eurodeputato di The Left Manu Pineda, si confronteranno guidati da Simona Maggiorelli, direttrice della rivista Left, intorno al clima, la guerra e la giustizia sociale.
La giornata sarà conclusa con la proiezione del documentario (Non vogliamo essere) Ultima Generazione, con la partecipazione di un attivista di Ultima Generazione e del regista Riccardo Pittaluga.
Venerdì 8 settembre
La giornata di venerdì, che inizierà con il dibattito organizzato da Marilena Grassadonia, Coordinatrice Ufficio Diritti LGBT+ di Roma Capitale, proseguirà alle 19:00 con la presentazione del libro di Giovanni Impastato, il fratello di Peppino Impastato, dal titolo Resistere a Mafiopoli.
Alle 20:00 l’evento più atteso. Sul palco di Visionaria 2023 salirà Yolanda Diaz, la leader di Sumar, la coalizione elettorale di sinistra capace di ricucire la storia della tradizione comunista e socialista, democratica spagnola, conseguendo buoni risultati alle urne nelle difficili elezioni appena passate.
In serata, invece, ci sarà l’interessante proiezione del film Erasmus in Gaza che racconta l’esperienza di un giovane studente italiano di Medicina che decide di affrontare l’Erasmus nella Striscia di Gaza, uno dei luoghi più inaccessibili al mondo, scontrandosi con la realtà dell’occupazione militare. Per una discussione sul tema saranno presenti Luisa Morgantini, i registi Chiara Avesani e Matteo Delbò e Maya Issa, portavoce dei giovani palestinesi di Roma. L’evento inizierà alle ore 21:00.
Sabato 9 settembre
La festa si conclude in grande stile con un evento del Circolo Lua di Scrittura e Cultura Autobiografica Clara Sereni alle 18:00, per poi lasciare la scena ad un dialogo a più voci moderato da Anita Pirovano, Presidente del Municipio 9 di Milano, a cui prenderanno parte Amedeo Ciaccheri, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e Francesca Ghirra.
La sera alle 21:00 il palco ospiterà la Nuove Risposte Jazz Orchestra diretta da Pasquale Innarella in concerto.
Il ministero dell’Economia e delle Finanze pochi giorni fa ha rilasciato le statistiche nazionali riguardanti la dichiarazione 2022 (anno fiscale 2021), da cui emerge un reddito medio a Roma (considerati quelli da lavoro e non da immobili) di 25.990 euro a dichiarante, in cui al primo posto ci sono i residenti del quartiere Parioli con un reddito medio di 72.090 euro.
Le zone più povere, invece, sono risultate quelle oltre il Raccordo Anulare nella parte est di Roma corrispondenti a Tor Vergata, Tor Bella Monaca, Rocca Cencia, Villaggio Prenestino, con un reddito che si aggira intorno ai 18 mila euro a contribuente, mentre a Ostia Antica risalta il dato medio di 16.392 euro e ben il 52,91% dei contribuenti con un reddito annuo inferiore a 10 mila euro, uno squilibrio notevole rispetto ai Parioli.
Gli abitanti del Municipio Roma VIII distribuiti in percentuale secondo le fasce dichiarate nel 2022 (redditi 2021)
Nel Municipio Roma VIII c’è sostanzialmente un livello medio/alto generale. Infatti, circa un terzo della popolazione, ha dichiarato un reddito tra i 26 e i 55 mila euro, dove spicca il dato di 39,3% nei quartieri con cap 00142 ovvero Grotta Perfetta, Tintoretto, Baldovinetti, Tre Fontane, Vigna Murata, circa 10 punti percentuali in più rispetto ai contribuenti di San Paolo, Ostiense, Valco San Paolo, Marconi (cap 00146). Quest’ultima zona è anche risultata quella in cui si riscontrano maggiori tassi di povertà, infatti circa il 28% ha dichiarato di aver percepito meno di 10 mila euro annui.
Tra i super ricchi invece, ossia quelli che hanno dichiarato di aver percepito tra i 75 mila e i 120 mila euro, ci sono gli abitanti della zona dell’Appia Antica direzione Ardeatina (cap 00147), che corrispondono al 6,32% dei contribuenti, con una punta del 3% oltre i 120 mila euro. C’era da aspettarselo da chi vive in ville con piscine tra i ruderi romani; gli fa da contrasto la zona della Garbatella (cap 00154) in cui i super ricchi sono l’1,51%, mentre un quarto degli abitanti dichiara meno di 10 mila euro annui.
“Mediamente Cerami” è il titolo di un’iniziativa organizzata dall’Università Roma Tre per commemorare l’autore del film di Mario Monicelli “Un borghese piccolo piccolo” a dieci anni dalla sua scomparsa. Martedì scorso in serata si è tenuto, infatti, al Palladium il terzo e ultimo appuntamento all’insegna della rievocazione: letture, aneddoti e ricordi per far rivivere uno dei narratori più importanti del secolo scorso.
Gli interventi
In un’atmosfera resa ancora più suggestiva dagli interventi musicali di Giulio Carlo Pantalei, gli studenti di Italianistica di Roma Tre e il professore Ugo Fracassa hanno letto passi scelti dalle opere di Vincenzo Cerami. Romanzi, racconti, opere teatrali, nel tentativo di sintetizzare in una serata la quantità e varietà della sua produzione.Intanto, tra un intervento e l’altro, Matteo Cerami ha tratteggiato un ritratto del padre ripercorrendo le fasi più significative della sua vita.
Dalla morte prematura del fratellino Vincenzo di cui Cerami portava con imbarazzo il nome, alla difterite che lo colpì in età infantile e lo costrinse alla cecità per più di un anno. Dalle storie che inventava camminando per le vie di Ciampino, alla timidezza che a scuola gli impediva perfino di rispondere all’appello. E intanto una necessità che cresce: scrivere per sfuggire da un mondo in cui non ci si trova, inventare storie finte per parlare di cose vere, descrivere se stessi nascondendosi in una trama.
In questo senso fu decisivo l’incontro con il docente di lettere in prima media, un “professore simpatico, diverso dagli altri” ha raccontato Matteo Cerami dando voce ai ricordi del padre, “un professore che ci portava a giocare a pallone sull’Appia Antica, ma poi in cattedra tornava serio, ci faceva capire che la cultura è una cosa importante. Un docente che ci leggeva i poeti viventi, anche giovani a quei tempi, come Caproni, Bertolucci e Penna, accanto ai classici. Studiando Dante ci parlava di Ungaretti e leggendo Ungaretti ci parlava di Dante.Ho scoperto la poesia attraverso questa figura speciale.” Un professore che si chiamava Pier Paolo Pasolini.
Cerami e il cinema da Pasolini a Benigni
Pasolini non fu solo il primo a comprendere il potenziale dei “temi liberi” svolti dal giovane Cerami, ma fu anche il primo a coinvolgerlo nell’attività cinematografica in qualità di assistente volontario. “Come assistente volontario non beccavi una lira” ha proseguito Matteo Cerami rievocando le esperienze paterne, “ma serviva per imparare, anche se all’inizio non stavo vicino al regista, agli attori, anzi fermavo le macchine e vedevo da lontano le luci del set”.
Ma la collaborazione tra i due non finisce qui. Vincenzo Cerami in seguito lavorò per Pasolini come aiuto regista durante le riprese di “Comizi d’amore”, “Uccellacci e uccellini” e l’episodio “Le streghe” di “La terra vista dalla luna.”La fiducia accordatagli dal famoso regista è ancor più importante se si considerano le difficoltà vissute da Cerami in quegli anni.
“Riuscivo a scrivere fino a quaranta pagine al giorno, perché mi pagavano a cottimo. Una sceneggiatura solitamente è lunga 180 pagine, io arrivai a scriverne 500”: così Matteo Cerami rievoca gli esordi del padre nel campo della sceneggiatura, un percorso lungo e fecondo, che nel 1999 lo porterà a vincere il Premio Oscar per “La vita è bella”, regia di Roberto Benigni.
Cher ami. Storie di un incontro
Questo è il titolo complessivo degli interventi di Nicola Piovani, Giovanni e Sandro Veronesi. Tre amici di Cerami che ne hanno rievocato sfumature caratteriali, aneddoti e curiosità. Lo scrittore Sandro Veronesi ha sottolineato la generosità, la fiducia che Cerami accordava gratuitamente al prossimo; “fino a quel momento una persona così non l’avevo incontrata” ha detto, “avevo sì la voglia, il bisogno di scrivere, ma non avevo mai incontrato qualcuno che mi facesse credere in ciò che facevo”.
Suo fratello Giovanni, sceneggiatore e regista, ha raccontato le peripezie che l’hanno visto protagonista insieme agli amici Vincenzo Cerami e Francesco Nuti, dopo il successo di “Tutta colpa del Paradiso”. Infine ha preso la parola Nicola Piovani, il quale ha tratteggiato dell’amico un ritratto leggermente caricaturale e allo stesso tempo pieno d’affetto: un Vincenzo Cerami che, tra tensione e scaramanzia, si appresta a recitare in “Canti di scena”, esperimento teatrale che poi otterrà un enorme successo e verrà replicato per sei stagioni.
A conclusione della serata è stato proiettato il film di Vincenzo e Matteo Cerami “Tutti al mare”.
Stupore: sulla Treccani questo termine viene definito come “meraviglia, sconcerto, sorpresa”. Ed è probabile che sarà accolta con meraviglia e sorpresa l’iniziativa che si svolgerà il 28 e il 29 maggio in piazza Damiano Sauli, organizzata dalla Treccani, con il patrocinio del Comune di Roma e la collaborazione tra gli altri del Municipio VIII e dell’Università Roma tre. Una iniziativa il cui titolo è proprio “Stupore, le parole valgono”. È il festival della lingua italiana della Treccani, ma ci sarà molto altro.
A Garbatella, quel titolo – le parole valgono – evocano un’altra frase iconica del cinema di Nanni Moretti: “le parole sono importanti”. E a 30 anni dalla prima di Caro Diario, verrà proiettato in piazza Sauli il film di Nanni Moretti che immortalò la Garbatella. Ma non c’è solo questo, nei due giorni si alterneranno molte iniziative interessanti: sabato mattino i saluti e l’apertura dell’evento con lo storico Massimo Bray e il presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri, si prosegue con due dibattiti: “Stupore e meraviglia nell’arte povera” e “Bellezza e stupore”.
Nel pomeriggio un dibattito sui 100 anni di Italo Calvino, si parlerà poi di traduzione da Swift a Joyce e la sera, sempre nella piazza, un concerto di sinfonie di Mozart. Il giorno dopo si parlerà dello stupore nel teatro di Shakespeare, e poi dei 100 di Don Lorenzo Milani, il prete della scuola di Barbiana, lo stupore nella musica di Lucio Battisti e poi per finire Caro Diario. In caso di pioggia gli eventi si terranno presso la biblioteca Moby Dick.
FOSSE ARDEATINE. CIACCHERI: REVISIONISMO STORICO MELONI SCHIAFFO A DECENZA
(DIRE) Roma, 24 mar. – “Da presidente del Municipio di Roma che ha l’onore di ospitare il Mausoleo delle Fosse Ardeatine e che da anni svolge un onere quotidiano di condivisione territoriale del valore della memoria e di racconto e ricerca storica sugli eventi che hanno segnato la nostra comunità e la vita di troppe famiglie segnate dalla tragedia dell’occupazione nazifascista, voglio dire alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni che la sua operazione di revisionismo storico è uno schiaffo alla decenza”.
Così in una nota il presidente del Municipio Roma VIII ed esponente di Sinistra Civica Ecologista, Amedeo Ciaccheri.
“La storia- continua Ciaccheri- ci consegna una verità chiara, il senso della patria fu rappresentato proprio da quegli italiani che pagarono con la propria vita il sacrificio di fronte alla dittatura di altri italiani, alla persecuzione e alla delazione del regime fascista, che si macchiò anche del crimine di collaborare attivamente con l’occupante nazista. I martiri delle Ardeatine furono assassinati perché oppositori politici, perché indesiderati, perché socialmente, politicamente e religiosamente nemici dell’occupazione nazifascista e non furono solo italiani. Con questa affermazione sulle Fosse Ardeatine- conclude Ciaccheri- la premier dimostra di non rispettare la responsabilità che incarna con il proprio ruolo di governo, quella cioè di rappresentare l’Italia e non indistintamente tutti gli italiani, ma quelli che ieri come oggi credono nella Costituzione, che ha una genesi chiara: quella antifascista”.
335 spine nel cuore, così recitava uno dei tanti striscioni portati alla manifestazione di mercoledì 23 marzo. Un corteo variopinto – composto soprattutto da migliaia di giovani e dagli studenti delle scuole dell’VIII Municipio – quello che ha attraversato alcune strade del territorio per raggiungere il sacrario delle Fosse Ardeatine, dove il 24 marzo del 1944 la furia e la ferocia dell’occupante nazista compì la più ignominiosa delle stragi nella capitale.
Una manifestazione voluta dalla giunta di via Benedetto Croce a cui hanno partecipato anche amministratori di altri municipi, tra cui Paola Angelucci, in rappresentanza del IX Municipio, oltre ad esponenti di molti partiti politici, delle associazioni di quartiere, dell’ANED, dell’ANFIM e dell’ANPI.
L’intervento del presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri
L’appuntamento alle 9:30 a piazza Sant’Eurosia ha visto da subito una nutrita partecipazione di giovani. Le note della banda della Polizia Locale di Roma Capitale hanno dato il via alla manifestazione a cui è seguito l’intervento del presidente Amedeo Ciaccheri. Il minisindaco ha ricordato che “la strage delle Fosse Ardeatine è raccontata in tutti i libri di storia delle scuole europee”. “In questo momento storico, in cui la guerra torna ad affacciarsi quotidianamente nelle nostre vite, la memoria è una leva e un testimone di pace per chiedere che le democrazie in Europa si impegnino per riportare la pace nel vecchio continente e non solo”.
Uno dei tanti striscioni presenti alla corteo
Le dichiarazioni del capogruppo PD Flavio Conia
Il capogruppo del PD Flavio Conia era presente in piazza con gli altri consiglieri: “Anche quest’anno la comunità dell’VIII Municipio si è ritrovata per un percorso della memoria verso le Fosse Ardeatine per ricordarne i martiri, che sono il nostro punto di rifermento valoriale per tutto il territorio e per tutta la comunità politica”. “Questa giornata – ha sottolineato Conia – incarna una prassi che tutte le amministrazioni dovrebbero seguire, ovverosia guidare la comunità educante e l’intera comunità territoriale in un percorso di costante ricordo della memoria del nostro Paese”.
Il corteo sotto il palazzo della Regione Lazio
Il fiore del partigiano
In testa al corteo – che è andato via via crescendo nel percorrere via Macinghi Strozzi e le strade di Tor Marancia – lo striscione del Municipio: Corteo per la memoria e per la pace. Ricordando l’eccidio delle Fosse Ardeatine.
C’era molta voglia di manifestare, non soltanto per ricordare quanto accaduto 79 anni fa. Era importante ritrovarsi anche all’indomani degli ultimi episodi di antisemitismo a cui abbiamo assistito durante l’ultimo derby capitolino, senza dimenticare che pochi giorni prima in alcune zone della città erano stati affissi degli striscioni in ricordo niente di meno che del terrorista e assassino neofascista Pierluigi Concutelli recentemente scomparso.
Molti ragazzi avevano in mano dei fiori (Il fiore del partigiano, ci ha fatto notare una liceale) oltre a tanti palloncini colorati a rimarcare la differenza con un mondo in grigio scuro, che appartiene soltanto al passato.
Il Consiglio del Municipio Roma VIII prende parola sul caso di Alfredo Cospito e lo fa con una mozione che richiama i diritti fondamentali dell’uomo. La speranza espressa è quella di tutelare la vita del detenuto, le cui condizioni di salute stanno rapidamente deteriorando.
Oggi tutti sappiamo chi è Alfredo Cospito: un nome diventato familiare ai più, rimbalzando dalle scritte sui muri fino ai telegiornali. Un anarchico, detenuto da più di dieci anni nelle carceri italiane, entrato in sciopero della fame quando il Tribunale ha disposto per lui l’applicazione del art. 41 bis dell’ordinamento penitenziario, comunemente conosciuto come carcere duro. Uno strumento di detenzione particolarmente coercitivo, concepito negli anni della guerra alla mafia stragista come strumento eccezionale, mirato a contrastare la capacità dei boss di comunicare con l’esterno delle strutture carcerarie e che oggi riguarda più di settecento persone private della libertà personale. Alcuni di questi, come Cospito, estranei ad organizzazioni criminali di stampo mafioso.
Con una mozione presentata a prima firma del consigliere Enrico Zulli (SCE), dai gruppi della maggioranza Sinistra Civica Ecologista, Partito Democratico e Lista Civica Gualtieri, il Consiglio del Municipio Roma VIII ha espresso l’importanza di tutelare la salute del detenuto che ha fatto istanza di revoca del regime di 41 bis. La mozione ha richiamato l’importanza fondamentale di applicare l’art.27 della Costituzione italiana, secondo cui le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere sempre alla rieducazione del condannato.
Le parole della maggioranza
La mozione dell’8 febbraio 2023 è stata approvata con i voti favorevoli della maggioranza. L’opposizione ha abbandonato l’aula, eccezion fatta per la consigliera Simonetta Novi della Lista Calenda, che ha stimolato il dibattito ed espresso la sua contrarietà nei confronti dell’atto, sottolineando l’importanza della separazione dei poteri e l’indipendenza di quello giudiziario.
“La politica deve fare un passo indietro ed attendere le decisioni del sistema giudiziario” ha detto Novi nel corso della discussione dell’atto. Ha aggiunto che questo deve essere fatto anche nella speranza di evitare strumentalizzazioni politiche.
Intervenendo nella discussione in Aula, il consigliere del PD Flavio Conia ha portato l’attenzione sull’importanza della tutela da parte dello Stato dei diritti delle persone private dalla libertà personale, senza tuttavia voler mettere in dubbio il corso delle vicende processuali. Ha, poi, rivendicato l’importanza dell’atto dei parlamentari del Partito Democratico Serracchiani e Orlando, che nelle scorse settimane hanno visitato il detenuto per verificarne le condizioni di salute.
“La vicenda di Alfredo Cospito” dice il consigliere Lorenzo Giardinetti, della Lista Sinistra Civica Ecologista, in una nota “ci interroga su un piano ben più profondo della già complessa questione sull’istituto del 41-bis, che è quello della salute della Democrazia. Uno Stato è in salute quando esercita l’autorevolezza e non l’autorità, ma soprattutto quando si dimostra migliore di chi condanna”.
La dichiarazione di Amedeo Ciaccheri
Il Presidente del Municipio Roma VIII Amedeo Ciaccheri, commentando la mozione, ha dichiarato: “anche il nostro Municipio, come altre amministrazioni in Italia, esprime con un atto istituzionale la propria posizione sul caso Cospito. Siamo dentro una spirale drammatica di fronte al rischio della morte di un uomo”. Ha concluso auspicando una necessaria riflessione generale sulla situazione carceraria in Italia e auspicando un intervento simile anche da parte del Consiglio comunale.
La nota di Umanità Nova
Nel frattempo, sui muri della Garbatella, come da sempre accade, possiamo leggere le pagine di Umanità Nova, storico settimanale anarchico, fondato nel 1920 da Errico Malatesta e aderente alla F.A.I. ovvero la Federazione Anarchica Italiana, di lunga tradizione e che, vale la pena ricordarlo in questi tempi confusi, ha molto poco a che vedere, invece, con la Fai (Federazione anarchica informale) di cui Cospito è accusato di essere uno degli elementi apicali.
Più volte, negli anni, la Commissione di Corrispondenza della F.A.I. ha preso le distanze dagli attentati attribuiti o rivendicati dagli anarchici informali, dichiarando la presenza attiva degli anarchici federati nei movimenti sociali e nel sindacalismo di base. La solidarietà ad Alfredo Cospito, però, è arrivata fin dai primi giorni dello sciopero della fame.
In una nota del 22 novembre denunciano come, ai loro occhi, “di fatto nei confronti del movimento anarchico viene applicato quel “diritto penale del nemico” sulla base del quale si viene giudicati non tanto per le azioni commesse ma quanto per le proprie idee”.
Le pene, d’altronde, vengono applicate in un contesto carcerario, come quello italiano, che in passato è stato sanzionato perfino dalla Corte europea dei diritti dell’uomo e in cui, più volte, le modalità applicative del 41 bis sono state sottoposte a giudizio della Corte costituzionale.
“Sospendere il 41-bis”, si legge in un corsivo pubblicato sull’ultimo numero di gennaio di Umanità Nova, che prende in prestito le parole del dottore Angelica Milia, medico di fiducia di Cospito.
“Ministro di giustizia e presidente del Consiglio dei ministri sono responsabili della vita dell’ostaggio nelle loro mani” continua, appunto, Umanità Nova. “Dimostrino che hanno conservato un briciolo di umanità, e non reagiscano come cani rabbiosi quando sentono parlare di anarchia”
Si scaldano i motori in vista della chiusura della campagna elettorale per le regionali del Lazio. I tre candidati che si giocano la poltrona di Presidente il 12 e il 13 febbraio e cioè Francesco Rocca per il centrodestra, Alessio D’Amato centrosinistra e Donatella Bianchi del Movimento 5 Stelle fanno scelte diverse. L’ex assessore alla Sanità, forse consigliato dal coordinatore del comitato elettorale e vicesegretario regionale dei Dem Enzo Foschi, si gioca le ultime carte nella roccaforte della sinistra alla Garbatella.
Tutti i big, infatti, in rappresentanza delle liste che sostengono D’Amato, come il presidente uscente Nicola Zingaretti, il segretario Pd del Lazio Bruno Astorre, Carlo Calenda per Azione, Angelo Bonelli e Massimiliano Smeriglio per l’Alleanza Verdi Sinistra, si sono dati appuntamento venerdi 10 febbraio alle ore 17,00 a piazza Damiano Sauli, nel cuore del quartiere Ater. “E’ una piazza che contiene 2-3 mila persone- dicono gli organizzatori- e siamo sicuri che la riempiremo”.
Movimento 5 Stelle e Centrodestra
Diversa la scelta dei 5 Stelle che preferiscono chiudere la campagna elettorale per Donatella Bianchi in periferia e precisamente al Cinema Aquila al Pigneto. La coalizione di centrodestra per Francesco Rocca, invece, si dà appuntamento nel più centrale Auditorium della Conciliazione, dove saranno presenti nientedimeno che Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi.
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