“Ministero della truffa” e “Ministero delle bugie”, queste le scritte lasciate dagli attivisti per l’ambiente di “Ultima Generazione – Assemblee Cittadine Ora” sulle pareti del palazzo del dicastero della Transizione Ecologica in via Cristoforo Colombo, durante il blitz avvenuto nella mattinata di martedì 1 febbraio. Già lo scorso ottobre, in occasione del G20 a Roma, attuarono due manifestazioni per chiedere ai leader di invertire la rotta che sta causando il disastro climatico; la prima il 30, giorno di apertura del summit, in cui una cinquantina di attivisti si sdraiarono su via Cristoforo Colombo all’altezza del Ministero, trovando l’opposizione della polizia in tenuta antisommossa; la seconda, il giorno dopo, incatenandosi davanti ai Mercati Traianei, mentre altri manifestanti bloccavano temporaneamente via Nazionale. A dicembre si sono ripetuti fatti analoghi bloccando prima il Grande Raccordo Anulare, poi la tangenziale est, via del Foro Italico, all’altezza dell’uscita Salaria.
Questo progetto nasce all’interno del movimento “Extinction rebellion”, basato sulla disobbedienza civile non violenta e chiede che entro il 2022 il governo italiano istituisca e sia guidato dalle decisioni di un’Assemblea Nazionale straordinaria di Cittadini che possa affrontare l’emergenza climatica, per dare modo anche alle persone comuni di ottenere un cambiamento radicale in una situazione di collasso ecologico sempre più irreversibile. A motivare l’azione intrapresa ci sono 26.000 mail inviate al ministero, definito “di facciata” dai sostenitori della campagna, e ai suoi collaboratori, che non hanno ricevuto alcuna risposta. Un’iniziativa pacifica di disturbo, per cercare di attirare l’attenzione sulle loro richieste, a cui ne seguiranno altre, come hanno già annunciato, se i rappresentanti del governo (Draghi, Carfagna, Patuanelli, Cingolani, Giorgetti, Orlando) non concederanno loro un dibattito pubblico sul futuro del paese e sulla necessità della partecipazione della cittadinanza per fermare l’ecocidio in corso.
Ancora qualche ora di tempo per una raccolta di abiti invernali, coperte e alimenti non deperibili da destinare ai senza fissa dimora. Il termine ultimo è il 3 febbraio. L’iniziativa è partita dall’organizzazione di volontariato Tutti Taxi per Amore ha il patrocinio del Comune di Roma e la collaborazione dell’VIII Municipio. Un viaggio al tempo della solidarietà – come recita il volantino – che coinvolge i tassisti di 12 città italiane. L’Associazione Tutti Taxi per Amore nasce a Roma nel 2015, dall’entusiasmo e la volontà di quattro tassisti che iniziano a dare vita ai primi progetti mirati all’inclusione sociale. Ogni inverno si palesano le solite difficoltà per i senza fissa dimora, per i cosiddetti invisibili, che sovente non hanno un riparo dove passare la notte e sono quindi costretti a rifugi di fortuna o a coprirsi con stracci o cartoni. Le varie organizzazioni del nostro territorio sono spesso in prima linea in opere di solidarietà per i meno abbienti. Alla Comunità di Sant’Egidio si aggiungono diverse realtà quali ad esempio CSOA la Strada, Villetta Social LAB, Casetta Rossa o l’Associazione Cara Garbatella, ma gli sforzi dei volontari, benché notevoli, non riescono sempre a far fronte alle emergenze sociali. Partner dell’iniziativa la Cooperativa di tassisti Samarcanda, Taxicare Network, l’Associazione motociclisti Forze dell’Ordine Onlus, Autoricambi Pian due Torri e FAP Forniture Auto Parti.
Ci sono storie che meritano di essere raccontate, altre che fanno parte della nostra memoria e delle nostre vite. Quella della signora Ines andrebbe bene per entrambi i casi. Ines, classe 1928, è la titolare di una storica tintoria di via Rosa Guarnieri Carducci che dopo 56 anni di attività al servizio del quartiere ha deciso andare in pensione. Nata 94 anni fa a Meduna di Livenza, un paesino di poche anime della provincia di Treviso, attraversato dal fiume omonimo lungo oltre 100 km che sfocia nel golfo di Venezia. Nel dopoguerra Ines decise di scendere a Roma con le sorelle Elda e Regina “perché dalle mie parti, nel freddo nord-est, non era come adesso, non si viveva bene”. Erano in tanti i veneti che per sfuggire alla miseria, o semplicemente da un territorio tutt’altro che ricco e lontanissimo dallo sviluppo degli ultimi decenni, lasciarono la propria terra per andare altrove; molti raggiunsero le Americhe, altri si spostarono nelle grandi città: Milano, Torino, Bologna e naturalmente la Capitale.
La notizia della prossima pensione per Ines è stata inaspettata perché, nonostante l’età che avanza, – ci si perdoni la sottolineatura – lei e la sua tintoria da più di mezzo secolo hanno rappresentato quasi una figura leggendaria, un’istituzione di cui una comunità non potrà farne a meno facilmente. Perché quando si voleva avere un indumento perfetto o semplicemente rinfrescato si andava da lei. Qualsiasi capo di abbigliamento le si fosse consegnato, poteva trattarsi di una camicia, di un piumino o di una semplice vestaglia, questo tornava quasi d’incanto come nuovo o semplicemente immacolato. Quando si è sparsa la voce che la bottega avrebbe chiuso i battenti, anche in virtù di un cartello che invitava a “ritirare i capi entro il 31 gennaio per cessazione attività”, sono stati moltissimi i cittadini che si sono recati al negozio, come se si trattasse di una sorta di pellegrinaggio; sono andati per dirle semplicemente grazie per il lavoro svolto con competenza e onestà, per gli indumenti consegnati sempre puliti e profumati e con puntualità, come puntuale lo era il rumore divenuto familiare della serranda che al mattino presto veniva tirata su. Gli stessi ringraziamenti sono poi arrivati da tutto il Municipio che venerdì 28 gennaio ha consegnato non senza un po’ di commozione – per mano del Presidente Amedeo Ciacchieri e dell’assessora Alessandra Aluigi – una targa ricordo in cui si sottolineavano i 56 anni di attività.
Alcuni abitanti giunti proprio per la consegna della targa e per le foto di rito, qualcuno a sua volta per consegnare dei doni, si sono dilungati in racconti, aneddoti e peculiarità. Tra queste la memoria incredibile di Ines che ricordava perfettamente a chi appartenesse ogni capo che le era stato affidato. Niente numeretti, né ricevute con i nomi, tutto perfettamente mnemonico. Non si è mai sposata, né ha avuto figli, ma tiene a precisare che ha moltissimi nipoti che l’aspettano in alto Italia.Ha mantenuto vive le sue radici e lo si sente anche dalla cadenza dialettale; nonostante tutti gli anni passati a Roma le è restato addosso il senso di appartenenza alla sua terra dove tornerà per riposarsi. Tuttavia non tornerà subito al paese natio, ma per almeno un mese si recherà in una sartoria di Via Chiabrera, dove i titolari hanno intenzione di avviare anche un servizio di stireria. “Andrò ad insegnare il mio metodo”, dice con orgoglio Ines.
È stata Edith Bruck, scampata al campo di sterminio di Auschwitz, la protagonista dell’iniziativa organizzata al teatro Palladium dalla Fondazione Museo della Shoah con il patrocinio dell’università Roma Tre, in occasione del Giorno della Memoria. L’attore Stefano Massini ha aperto la serata con un monologo sulle atrocità del nazismo diventate “realtà quotidiana” e forse per questo ancora più assurde e ingiustificabili.
La scrittrice di nazionalità ungherese, intervistata dalla giornalista Francesca Nocerino, ha ricordato i terribili episodi della sua prigionia vissuti insieme alla sorella ed il peggio è stato proprio dopo il 27 gennaio, quando i nazisti hanno deciso di far sparire le prove della loro crudeltà. Le due sorelle ebree hanno infatti subito una deportazione a piedi da un campo di concentramento ad un altro, per poi essere di nuovo riportate al punto di partenza, ma solo dopo aver fatto a piedi più di mille chilometri e aver visto morire tante donne, bambine e anziane per gli stenti e il freddo.
È anche intervenuto il noto giornalista Furio Colombo, che ha spiegato la genesi della legge istitutiva del Giorno della Memoria approvata nel 2000. La serata è stata allietata dall’omaggio di due calciatori, Mathias Oliveira della Roma e Danilo Castaldi della Lazio che hanno offerto ciascuno la propria maglia alla signora Bruck, che le ha accolte molto divertita. L’attrice Micol Pavoncello ha letto alcune poesie di Edith Bruck , intervallandole con brani musicali della brava cantante Miriam Meghnagi, accompagnata alla chitarra dal musicista Nicola Puglielli. Presenti all’iniziativa il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, il Rettore di Roma Tre Luca Pietromarchi e il presidente dell’VIII Municipio Amedeo Ciaccheri.
Anche l’VIII Municipio celebra la Giornata della Memoria. A margine del cavalcavia stradale che unisce i quartieri Ostiense e Garbatella si è svolta la cerimonia in ricordo di Settimia Spizzichino presso il ponte a lei intitolato. Venuta a mancare a luglio del 2000, all’età di 79 anni, fu l’unica donna sopravvissuta alla deportazione nazista del ghetto ebraico di Roma avvenuta il 16 ottobre 1943. Quel giorno furono rastrellati 1022 ebrei romani, che furono poi fatti partire dalla stazione Tiburtina in condizioni disumane, stipati in 18 vagoni piombati, verso il campo di sterminio di Auschwitz. Fecero ritorno solo 16 persone, tra cui Settimia e nessun bambino. Tornata in Italia, senza la madre, il padre, il fratello, due sorelle e una nipotina di 18 mesi, dedicò la sua vita al racconto e alla testimonianza di cosa è stato l’olocausto.
L’iniziativa, nata al fine di sensibilizzare le nuove generazioni, ha visto la partecipazione degli studenti della scuola media Giuseppe Moscati, che hanno letto poesie e loro scritti sull’argomento. Durante la cerimonia è stata ricordata anche Carla Di Veroli, nipote di Settimia Spizzichino ed esponente della comunità ebraica di Roma, venuta a mancare lo scorso anno. Erano presenti all’evento e sono intervenuti: il vice presidente della Regione Lazio, Daniele Leodori, il presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri, il presidente provinciale dell’Anpi, Fabrizio De Sanctis, l’assessore alla memoria della comunità ebraica di Roma, Massimo Finzi, Miriam Spizzichino, nipote di Settimia ed Elio Limentani, storico della Shoah, che citando Primo Levi ha ricordato la motivazione essenziale dell’incontro: “Se comprendere è impossibile conoscere è necessario”.
Chi non ha memoria non ha futuro. Lo hanno capito i numerosi cittadini, le associazioni del quartiere, l’Anpi e gli amministratori locali, che venerdì 21 hanno partecipato con emozione e orgoglio all’iniziativa Memorie d’Inciampo a Roma, promossa dall’associazione Arte in Memoria.
Il Municipio VIII ha pagato un tributo spaventoso alla Lotta di liberazione dal nazifascismo. Ai 335 uomini trucidati alle Fosse Ardeatine – dove va subito la memoria dell’eccidio – si aggiungono le decine di deportati nei campi di sterminio, i bombardamenti dell’Ostiense del marzo del 1944 e gli scontri armati contro la Wermacht, all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre alla Montagnola e a Porta San Paolo.
Il primo appuntamento della mattinata si è svolto in via Percoto5, davanti al Terzo albergo, ultima dimora di Enrico Mancini, ricorda una targa di marmo del 1947. Antifascista e abile ebanista – come ha ricordato il pronipote Jacopo Smeriglio – aderente al Partito d’Azione dal 1942, con l’8 settembre entrò nella Resistenza. La sua attività terminò con l’arresto il 7 marzo del 1944, il giorno dei bombardamenti dell’Ostiense e della Garbatella, nel suo ufficio al centro di Roma, dove aveva aperto una nuova attività di commerciante di prodotti agricoli.
Condotto alla Pensione Oltremare, vicino alla stazione Termini, venne torturato dagli sgherri fascisti della banda Koch e successivamente trasferito alla Pensione Iaccarino, altro luogo di detenzione e tortura gestito dai fascisti italiani.
Il 18 marzo fu rinchiuso a Regina Coeli in attesa di processo, dove riuscì a far pervenire alla famiglia un biglietto. Fu prelevato dal carcere il 24 marzo e trasportato alle Fosse Ardeatine, dove morì assassinato all’età di 47 anni, lasciando la moglie e sei figli.
Estremamente toccante è stata anche la deposizione della pietra d’inciampo in Piazza Ricoldo da Montecroce, dove i nazisti il 9 maggio del 1944 prelevarono Emma Di Porto. Per la misera somma di 400 lire intascate da un delatore, fu arrestata mentre usciva di casa per andare a sfamare la sua gallina, unica fonte di sostentamento della famiglia.
La signora Di Porto, 45 anni, cittadina romana di religione ebraica, era nota nel quartiere per la sua generosità e la sua mitezza. Era conosciuta nei lotti Icp anche perché era solita accompagnare le giovani puerpere al parto.
Dopo l’arresto venne internata nel campo di smistamento di Fossoli vicino Modena, gestito dai fascisti di Salò, da dove fu fatta salire su un carro bestiame e spedita ad Auschwitz per essere assassinata il 30 giugno dello stesso anno. Il tragico destino toccato alla signora Di Porto è stato molto simile a quello di tanti altri cittadini romani di religione ebraica finiti nelle camere a gas di Auschwitz–Birkenau, traditi e venduti da persone abominevoli.
L’ultimo appuntamento della mattinata è stato quello in via Antonio Rubino, proprio davanti alla casa che aveva ospitato i fratelli Giuseppe e Francesco Cinelli, nati rispettivamente nel 1902 e nel 1899. Il ricordo dei Cinelli è toccato ad un emozionato Giancarlo Proietti, direttore editoriale di Cara Garbatella e memoria storica della Sinistra del quartiere.
Francesco era dipendente della Romana Gas e forse il meno impegnato politicamente, mentre Giuseppe era comunista e facchino ai Mercati Generali. Dopo l’8 settembre ebbe un ruolo di spessore nella Resistenza presso il comando della Settima Brigata Garibaldi di zona. Noto come sovversivo, molto prima dell’occupazione nazista, ormai latitante, tornò a dormire per una sera nella sua casa di Via Rubino insieme al fratello. Una scelta incauta, ma probabilmente dettata da cause di forza maggiore. Catturati la sera del 22 marzo furono torturati dalle SS di Kappler e Priebke nella prigione di via Tasso prima di essere assassinati alle Fosse Ardeatine.
A Giuseppe Cinelli, dopo il 4 giugno del 1944 all’indomani della liberazione di Roma, fu intitolata la sezione dei comunisti della Garbatella, la Villetta. La posa in opera delle pietre d’inciampo dedicate ai fratelli Cinelli è stata richiesta dagli abitanti del Lotto dove vivevano, come ha sottolineato l’Assessora alla memoria Maya Vetri, che nel rammentare la figura dei due martiri ha sottolineato: “Ricordare è un atto etico e rendere pubblica una memoria privata apreuno spazio laico di riflessione. Le pietre d’inciampo sono proprio questo: un antidoto al revisionismo, uno stimolo attivo verso la ricerca storica, un’opera d’arte senza fine che punta alla diffusione territoriale della memoria. Un inciampo fisico e visivo che fa conoscere”.
Tutto parte da un progetto dell’artista tedesco Gunter Demnig -progetto cominciato nel 1992 a Colonia – che consiste nel depositare nel selciato stradale delle città europee, dove è stata forte la presenza della barbarie nazifascista, dei blocchi di pietra ricoperti da una piastra di ottone sulla faccia superiore con il nome e le date di nascita e morte delle vittime di deportazioni o di omicidio politico. La pietra, grande pressappoco quanto un sampietrino, circa 10 x 10 cm, viene posta davanti all’ultima dimora abitata dal condannato. L’espressione “inciampo” viene dunque usata non in senso letterale, ma visivo: vuole indurre il passante a notare le pietre di diverso materiale e farlo fermare a riflettere su quanto accaduto, per poi ricordarlo. A Roma l’associazione Arte in memoria dal 2010 ne ha già deposte più di 300. Coltivare la Memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare (Liliana Segre).
Un itinerario a tappe nell’ex quartiere industriale quello del primo cittadino di Roma Roberto Gualtieri, che ieri pomeriggio, insieme al Presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri e agli assessori capitolini Sabrina Alfonsi, Ornella Segnalini, Eugenio Patané, Tobia Zevi, ha incontrato gli abitanti e fatto visita a diverse realtà del territorio, “con le sue eccellenze – scrive il Sindaco sulla sua pagina Facebook – ed anche alcune criticità che ci impegniamo a sanare”.
Il giro è iniziato al Bibliopoint aperto presso il coworking Industrie Fluviali. È proseguito al Giardino Antonio Pisino di Via Pellegrino Matteucci, che necessita di interventi di manutenzione e al Centro Anziani ex Mercati generali di Ostiense, un importante luogo di aggregazione per la terza età, dove c’è un problema di acquisizione e manutenzione. Ultima tappa al Polo Museale Atac di via Bartolomeo Bossi n. 7, del quale Cara Garbatella ha raccolto l’sos già un mese fa.
Da due anni, infatti, da quando è iniziata la pandemia, l’area espositiva all’aperto è interdetta al pubblico ed è stata recentemente deturpata da anonimi writers, che si sono introdotti nella struttura ed hanno scarabocchiato i vagoni di due treni storici.
FOTO del Comitato Polo Museale Atac
Il sindaco Gualtieri ha riconosciuto l’alto valore storico del parco, dichiarando: “Lavoreremo per valorizzarlo e soprattutto riaprirlo al più presto, con tutte le attività culturali annesse”. Grande apprezzamento da parte del ComitatoPolo MusealeAtacper le parole del primo cittadino: “È il riconoscimento del ruolo del nostro Comitato, rappresentato da Caterina Isabella, la consacrazione del Polo come un importante spazio per la città. Continueremo a lavorare con la Regione Lazio, Roma Capitale, Astral, Municipio VIII ed Atac per la sua valorizzazione e riapertura, restituendo questo patrimonio alla collettività e vegliando anche sulla destinazione d’uso sociale e culturale dell’area”.
Ostiense è un quartiere molto vivo della città, e proprio qui, ha ricordato il primo cittadino, verrà sviluppato uno dei progetti del Recovery Plan: il Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare (PINQuA), per la valorizzazione in chiave green del patrimonio pubblico edilizio con interventi di riduzione dei fenomeni di emarginazione e degrado sociale, per una rigenerazione urbana più sostenibile ed inclusiva. Il progetto “Porto Fluviale RecHouse” consiste nel recupero e nella trasformazione di un edificio di archeologia industriale vincolato, l’ex Direzione magazzini commissariato di via del Porto Fluviale, occupato dal 2003. L’edificio, che ospita attualmente 60 nuclei familiari, verrà restaurato nel rispetto dei più elevati requisiti di efficientamento energetico e in parte trasformato in alloggi da destinare ad Edilizia Residenziale Pubblica. Su strada saranno previsti servizi di pubblica utilità, servizi in cohousing e il cortile diventerà uno spazio pubblico aperto al quartiere.
Gli altri due progetti comunali del programma PINQuA ammessi a finanziamento sono a Tor Bella Monaca e Cardinal Capranica.
“Creare cultura insieme” è questo l’obiettivo dichiarato dall’assessora Maya Vetri a tutte le associazioni del settore presenti martedì pomeriggio nella sala della Biblioteca Arcipelago a Via Benedetto Croce e in collegamento a distanza. “Le realtà censite nell’albo sono 140, e a queste se ne aggiungono altre non rilevate – ha detto l’assessore-. Sarà nostra cura entrare in contatto con tutte e cercare di mettere quanto più possibile a fattor comune le idee, le esperienze, gli stimoli e le proposte delle associazioni culturali. E lo faremo in una prima fase con una newsletter condivisa”. “Infine- continua la Vetri – il supporto alle associazioni si svilupperà in tre fasi: avvio, comunicazione, sostegno, con particolare riferimento all’agevolazione dell’accesso alle risorse.”
Il minisindaco Ciaccheri ha assicurato la disponibilità del primo cittadino di Roma Roberto Gualtieri alla programmazione condivisa in ambito culturale e anche la presidentessa delle Biblioteche di Roma, dottoressa Senofonte, ha dichiarato il suo supporto al rafforzamento di quelle presenti sul territorio. Anche Cara Garbatella ha esposto la pluriennale presenza sul territorio tramite l’agenzia di informazione online e l’approfondimento cartaceo trimestrale, che ha ricevuto e continua a riscuotere ampli consensi in tutto il Municipio.
Continua il braccio di ferro sull’ettaro della discordia tra la Cooperativa Garibaldi e l’omonimo Istituto agrario di via di Vigna Murata. Anche se la convocazione di un Tavolo interistituzionale, previsto per il 10 gennaio, nella sede del Municipio VIII a via Benedetto Croce, sembra delineare una via d’uscita concordata e finalizzata alla stesura di una nuova convenzione tra le parti interessate. In questi giorni, mentre i trattori dell’Agrario distruggevano i campi coltivati dai soci della Cooperativa, sono continuate le dimostrazioni di solidarietà nei confronti di una delle più virtuose esperienze di inclusione dei ragazzi autistici nella città di Roma. Dal Campidoglio, oggi, è stata votata all’unanimità ( quindi anche dall’opposizione di Fratelli d’Italia) una mozione a firma Pd, Roma Futura, Sinistra civica ecologista e Europa Verde che impegna il Sindaco Gualtieri “ a richiedere l’istituzione di un Tavolo presso il Municipio VIII, che veda coinvolti Comune, Città Metropolitana, Regione Lazio e Asl al fine di facilitare la predisposizione di una nuova convenzione e garantisca il prosieguo dell’esperienza della Coop. Garibaldi all’interno dell’Istituto Agrario in sinergia con la scuola stessa”
Anche la deputata del Partito democratico Patrizia Prestipino, eletta nel collegio Lazio 8 “auspica la sospensione dello sgombero, il rinnovo della convenzione e l’affidamento dei terreni alla Cooperativa Garibaldi per proseguire le attività”. Non è di meno il Comitato di quartiere di Grottaperfetta che in una nota “conferma e rinforza il suo sostegno alla Cooperativa Sociale Integrata Agricola Giuseppe Garibaldi”.
Tra le iniziative promosse per rinnovare la magia del Natale anche in un periodo difficile e particolare come questo, segnaliamo quella della Compagnia ArgillaTeatri, realizzato dal Comune di Roma insieme al nostro Municipio, che presenterà il 30 dicembrelo spettacolo itinerante: “Un Presepe Vivente”.
Si svolgerà quindi per le strade della Garbatella, la rievocazione del viaggio dei Re Magi seguendo la stella cometa verso la capanna dove Gesù viene al mondo. Lospettacolo sarà realizzato alla maniera di questa giovane compagnia teatrale e cioè attraverso un presepe e i suoi personaggi in movimento lungo strade e piazze al suono di canti e musiche popolari, ma anche con trampolieri e personaggi fantastici per emozionarci ancora una volta con le atmosfere e le immagini di questa festa e riflettere allo stesso tempo sul momento che stiamo vivendo e sulle nostre speranze.
Appuntamento giovedì 30 dicembre al mattino alle 11,30 con animazione e spettacoli in via Caffaro, Circonvallazione Ostiense, viale G. Massaia, Piazza B. Romano e piazza E. Biffi.
Poi dalle 15,30 il Presepe Vivente, con la parata che prevede il percorso da Largo delle Sette Chiese a Piazza Oderico da Pordenone fino alla Chiesa di San Filippo Neri.
Si apre qualche spiraglio positivo sui terreni coltivati dai ragazzi autistici della Cooperativa Garibaldi minacciati dall’omonimo Istituto agrario, che vorrebbe rientrarne in possesso. Oggi si è svolto un incontro tra le parti in questione col presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri, nel quale si è stabilito di mettere intorno al tavolo per il 28 dicembre tutti i soggetti interessati: l’ex Provincia di Roma, che in questi giorni sta eleggendo i suoi organi politici, il Comune, oltre alla Cooperativa integrata e all’Istituto agrario.
La vicenda che tiene col fiato sospeso le famiglie dei ragazzi e i cittadini degli Orti in adozione è ormai nota. La convenzione che affidava i terreni alla cooperativa è scaduta e non è stata rinnovata, così i ragazzi autistici perderebbero una parte consistente della terra a disposizione, sulla quale vengono coltivati i prodotti da vendere nei mercatini ambulanti e che riforniscono la trattoria sociale. La questione è arrivata in Campidoglio, dove nei prossimi giorni le forze politiche presenteranno una mozione che impegnerebbe il Sindaco Gualtieri ad intervenire, e forse bloccare i trattori che spianerebbero i campi ancora pieni di ortaggi di stagione. Anche l’ex sindaca Virginia Raggi, oggi capogruppo del Movimento 5 Stelle è intervenuta: “Dopo aver incontrato nei giorni scorsi il presidente della cooperativa integrata Maurizio Ferraro oggi è stata la volta del preside dell’Istituto agrario Andrea Pontarelli.Il confronto è stato sicuramente positivo e apre importanti spiragli per il futuro prossimo.
Ci stiamo impegnando perché si arrivi ad una soluzione condivisa che possa venire incontro agli interessi di tutti e garantire la tutela e la valorizzazione di queste due vere eccellenze per il territorio. Il dirigente scolastico- ha rassicurato l’ex Sindaca- si è impegnato a rinnovare la convenzione entro gennaio”.Ma è proprio qui il nodo da sciogliere. Quale ruolo avranno i ragazzi autistici e la cooperativa nella nuova convenzione? Ed era proprio indispensabile dimezzare il terreno a disposizione della Cooperativa Garibaldi per piantumarci il grano ( l’istituto agrario dispone di 50 ettari)?
Anche i rappresentanti municipali e comunali di Azione Lista Calenda sono entrati con i piedi nel piatto con un comunicato stampa: “Quello che il Preside distrugge il Sindaco può difendere, aspettiamo Gualtieri alla cooperativa Garibaldi- hanno titolato le consigliere municipali Simonetta Novi e Caterina Benetti”
“Togliere un ettaro su due alla Cooperativa Garibaldi non significa solo dimezzare le risorse economiche che sostengono una comunità educante unica a Roma in cui 20 giovani adulti con autismo e disabilità intellettiva praticano tutti i giorni un percorso di inclusione sociale- ha sostenuto Flavia De Gregorio, capogruppo in Campidoglio-. Significa anche minare nel profondo una progettualità che dal 2005 ha costruito nel tempo una trattoria sociale, un agriturismo, una casa per il Dopo di Noi, una produzione orticola, la vendita itinerante dei prodotti con una ape car, un pollaio,una serra, arnie e tanti progetti di alternanza scuola lavoro”.
Si sono presentati, questa mattina, coi trattori per smantellare gli orti dei ragazzi autistici della Cooperativa Garibaldi. Più di un ettaro di broccoli, cavoli, cicoria e finocchi, insieme ai prodotti degli Orti in Adozione gestiti dai cittadini, sarebbero andati in fumo. L’azione è partita dal preside dell’Istituto agrario di Via di Vigna Murata, che invece di rinnovare la convenzione di affidamento per altri 9 anni, come era previsto sulle carte, ha preferito passare alle maniere forti. La netta opposizione dei soci della cooperativa, degli operatori, delle famiglie dei ragazzi autistici e la solidarietà del Municipio VIII, ha permesso per ora di rimandare lo sgombero. Ma tutto è rimandato a pochi giorni.
“Ad aprile di quest’anno il nuovo Dirigente Scolastico dell’ITA G. Garibaldi- precisa Maurizio Ferraro, presidente della Cooperativa- ci ha notificato la scadenza della convenzione, che prevedeva alla fine dei primi nove anni un ulteriore rinnovo per i successivi nove. La Provincia di Roma, con un atto deliberativo recepì la convenzione in quanto ente proprietario dell’area, condividendone le linee progettuali. Mentre i ragazzi erano in attesa di rinnovare la convenzione con Scuola e Provincia con atto unilaterale, il Preside ha comunicato alla Cooperativa l’esigenza di rientrare in possesso di uno dei due ettari di terreno coltivati ad orto inseriti nella convenzione, da piantumare a grano (la scuola insiste su un’area di 60 ettari)”. Eppure non si tratta di una gestione privata.
Da circa quindici anni un gruppo di giovani adulti con autismo grave, ex studenti dell’ITA Giuseppe Garibaldi hanno dato vita ad una delle esperienze di comunità educante tra le più attive della città. Da quindici anni l’Università Sapienza e l’Istituto Superiore di Sanità monitorano le attività, gli operatori e i ragazzi e sono partecipi della programmazione del progetto di inclusione di questi giovani. Tutta questa esperienza è nata all’interno dell’Istituto Agrario tra di via di Vigna Murata e via Ardeatina, dai progetti educativi individuali (PEI), dal mettere a sistema l’assistenza domiciliare, quella educativa e il sostegno scolastico. Ora sembra andare tutto in fumo.
Da lunedì 20 dicembre la Cooperativa Garibaldi potrebbe diventare un’azienda zoppa, privata di una fetta importante del suo spazio produttivo. I ragazzi vedranno difatti azzerata la possibilità di portare i prodotti del loro orto in giro per il quartiere con l’ “A.P.E. Che gira”, limitando il progetto inclusivo e riabilitativo.
Eccoci di nuovo con il Concorso Indovina la foto, che continua a riscuotere l’attenzione dei lettori di Cara Garbatella. Pubblichiamo qui di seguito la classifica dei primi tre vincitori del concorso del numero 54 di dicembre 2021.
1° Classificato Daniela Ricci ( risposta pervenuta il 9 dicembre alle ore 19,20)
2°Classificato Andrea Pioppi ( risposta pervenuta il 10 dicembre alle ore 8,45)
3° Classificato Maria Principato ( risposta pervenuta il 10 dicembre alle ore 9,08)
Sono pervenute alla Redazione diverse altre risposte esatte e non, ma seguenti in ordine cronologico alle prime tre esatte. La premiazione si terrà alle ore 18,30 di lunedì 20 dicembre alla Villetta via degli Armatori, 3, dove verranno consegnati i volumi messi in palio, editi da Cara Garbatella.
Il freddo ha già fatto la sua prima vittima a Roma: venerdì scorso un uomo di ventisette anni è deceduto vicino la stazione Termini. Ogni anno l’abbassamento delle temperature miete vite tra i senza fissa dimora, la popolazione più fragile che vive in strada, e che diventa sempre più numerosa, purtroppo, a causa della crisi economica e sanitaria che stiamo attraversando.
In tutta la città sono partiti i servizi per l’accoglienza, proprio per impedire che il freddo colga queste persone mentre si trovano in giacigli di fortuna. Nel Municipio Roma VIII, per il quarto anno consecutivo, si sono aperte le porte dell’Istituto Romano San Michele, in piazzale Tosti a Tor Marancia. Il centro è stato preso in gestione, tramite bando pubblico, dalla Cooperativa Sociale Ambiente e Lavoro e può ospitare dalle 18:30 alle 9:00 un massimo di venti persone, e offrire loro oltre ad un letto e la possibilità di lavarsi, un pasto caldo e la colazione. L’accesso alla struttura avviene tramite la Sala Operativa Sociale, le segnalazioni delle associazioni di volontariato e della rete dei Servizi Sociali.
Le dichiarazioni dell’assessora Alessandra Aluigi
All’inaugurazione era presente anche Barbara Funari, la nuova assessora alle politiche sociali della giunta Gualtieri, che nella sua storia personale ha collaborato per anni con la Comunità di Sant’Egidio e ha ricoperto il ruolo di coordinatrice romana di Demos.
Si trovava con lei anche l’assessora municipale Alessandra Aluigi, che ha dichiarato: “Il progetto s’inserisce in un piano più ampio del Comune di Roma, abbiamo lavorato in sinergia con il dipartimento attraverso una regia condivisa che ha messo in campo una rete di servizi ben strutturata” ci spiega Aluigi, “all’interno del San Michele non ci si limita a dare un tetto sulla testa nei periodi invernali, ma cerchiamo di fare un lavoro di reinserimento sociale, intercettando i bisogni delle persone e a orientarle verso servizi mirati; le persone sono guidate da figure professionali, possono accedere a screening sanitari e interfacciarsi con psicologi” conclude: “Cerchiamo di fare il massimo possibile, con l’intenzione che questi percorsi siano solo l’inizio per una nuova opportunità per le persone che vi entrano”.
E’ un grido d’allarme quello che arriva dal comitato del Polo museale Atac di Porta San Paolo in via Bartolomeo Bossi 7. Da due anni, da quando è iniziata la pandemia, l’area espositiva è interdetta al pubblico e ora ci si sono messi pure i vandali a devastare il parco delle vetture storiche. Anonimi writers, infatti, nelle scorse settimane hanno scarabocchiato i vagoni del treno 070 del 1907 che percorreva la via verso i Castelli e il tram del 1932, denominato il “tram del cinema”.
La notizia degli atti vandalici è pervenuta alla stampa dal Comitato del Polo Museale Atac, che si è costituito da un anno per la difesa e l’apertura dell’unica area museale dedicata al trasporto pubblico in gestione dell’Azienda Atac di Roma. L’allarme è arrivato anche in Campidoglio. A sostenere le ragioni del Comitato è stata Svetlana Celli, neopresidente dell’Assemblea capitolina, che ha portato in discussione alla Commissione Mobilità l’accaduto. Ma c’è ancora molto da fare: “Non abbiamo ricevuto il sostegno di Atac SPA e del Municipio Roma VIII- lamentano quelli del Comitato- su due aspetti che ci premono: la chiarezza delle responsabilità sugli atti vandalici, ossia, chi doveva sorvegliare l’area e dovrebbe continuare a farlo, e la riapertura del Polo”.
La zona, infatti, è ancora chiusa al pubblico dall’inizio della pandemia, nonostante sia all’aperto e sia sempre stata punto di riferimento delle scuole e di associazioni del territorio, e del Centro anziani dei Mercati Generali. Su tale aspetto si era già espresso il Municipio Roma VIII nell’agosto del 2020, quando votò a favore della mozione n. 19/2020“Salvaguardia delle funzioni e dello sviluppo del Polo Museale dell’Atac”.
L’area museale di Via B.Bossi è un luogo che negli anni è diventato snodo sinergico di diverse esperienze cittadine e territoriali, spazio aperto alla cittadinanza e importantissimo per il suo valore storico e di testimonianza della città di Roma con i suoi tram d’epoca, i suoi cimeli storici e le tecnologie del trasporto e dei mestieri, la documentazione dell’epoca.
“Siamo molto preoccupati – ci raccontano dal Comitato – temiamo che un posto tanto ricco per la cittadinanza venga abbandonato all’incuria e al degrado”.
Quaranta anni fa, il 13 giugno 1981, si consumava a Vermicino, vicino Frascati, la tragedia che vedeva un bambino di appena sei anni cadere in un pozzo abusivo lasciato incustodito e trovarvi la morte.
Fu un evento che colpì tutti gli italiani perché, forse per la prima volta, la Tv nazionale e tutti i media si appropriarono di una disgrazia ancora non compiuta per farla arrivare in diretta nelle nostre case. Le dirette televisive degli infruttuosi tentativi di salvataggio del bimbo continuarono per giorni, anche di notte, sfiorando il morboso e trasformando il dramma di una famiglia in quello di una nazione intera.
Alfredino cadde nel pozzo il 10 giugno e vi rimase vivo per tre giorni ad una profondità di 60 metri.
Subito si cercò in tutti i modi possibili di riportarlo in superficie con l’intervento dei Vigili del Fuoco, ma anche di volontari che si infilarono nella cavità dove il bambino era rimasto bloccato, nel tentativo di raggiungerlo. Tanta la buona volontà ma vennero commessi anche degli errori.
Fu uno spettacolo atroce che è rimasto vivo nella nostra memoria e che ultimamente è tornato di attualità per due ragioni.
La prima è stata la recente scomparsa di Angelo Licheri, un tipografo di origine sarda dal corpo esile all’epoca di trentasei anni, che calato nel pozzo raggiunse il povero Alfredino senza però riuscire ad agganciarlo. La seconda è stato il lancio della raccolta fondi in sua memoria, da parte di una cittadina della Garbatella, Stella Liberato, in accordo con la Onlus creata dalla famiglia Rampi. Una parte dei fondi raccolti sarà destinata alla realizzazione di un murale sulla storia di Alfredino e il resto sarà invece devoluto all’associazione.
Il fine del murale è quello di ricordare innanzitutto l’importanza della solidarietà. Nel 1992, circa dieci anni dopo la tragedia di Vermicino, venne istituita la Protezione Civile con il compito di intervenire in tempi brevi e in modo coordinato nelle situazioni di emergenza collettive, ma anche in vicende come quella di Vermicino. Se all’epoca fosse esistito il Dipartimento della Protezione Civile con i moderni mezzi attualmente a disposizione, ma soprattutto con le competenze dei suoi tecnici, ora forse saremmo a raccontare una storia diversa.
E’ stato calcolato che saranno necessari circa 20 mila euro per creare il murale sui muri della Garbatella o comunque dell’VIII Municipio. “L’opera promuoverà i valori fondamentali della legalità, solidarietà, soccorso e competenze” leggiamo sulla raccolta lanciata da Stella Liberato sulla piattaforma GoFundMe ed è stato creato anche un gruppo su Facebook “Memorial Alfredino Rampi”.
In questo modo il murale in oggetto si andrebbe ad aggiungere agli altri di tematica sociale e civile già presenti sul territorio.
Tragedia questa mattina all’Ostiense quando intorno alle 10:00 un incendio è improvvisamente divampato in un appartamento del civico 162, proprio di fronte all’Università. I vigili del fuoco accorsi sul posto a sirene spiegate, dopo che una serie di telefonate al 115 e al numero unico di emergenza 112 avevano segnalavano del fumo uscire da una finestra, hanno rapidamente domato l’incendio. Purtroppo nel letto della propria camera è stato rivenuto, dalla figlia, il corpo parzialmente carbonizzato di una signora novantenne.
Durante l’intervento dei Vigili del Fuoco una piccola folla, composta soprattutto da studenti universitari, si era radunata nelle vicinanze della palazzina con la vana speranza che non ci fossero vittime.
Le cause dell’incendio, che oltre al comodino e al letto ha parzialmente danneggiato la stanza, sono al vaglio degli inquirenti che nel pomeriggio stavano ancora ricostruendo quanto avvenuto stamane. Mentre la salma della signora deceduta è stata messa a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Per fortuna il rogo non ha compromesso l’edificio né gli appartamenti attigui. Il traffico sulla via Ostiense è rimasto a tratti bloccato con ripercussioni nella zona e deviazioni.
È finita 3 a 2 per l’Unione Tifosi Romanisti, che hanno sfidato al campo Tre Fontane i giornalisti tifosi giallorossi, la partita organizzata nel ricordo di Luisa Petrucci, storica tifosa della Roma. Nota in curva sud per l’ombrellino giallorosso che aveva sempre con sè in ogni occasione, Luisa Petrucci era conosciuta da tutti i tifosi soprattutto per la passione e la presenza costante sia nelle partite casalinghe sia in quelle in trasferta. La gara è stata dominata dall’UTR – in completo giallorosso – che ha agevolmente messo in cassaforte il risultato con un rotondo 3 a 0. Poi l’orgoglio dei giornalisti – in divisa completamente bianca – ma anche con una certa esperienza tecnica acquisita nelle passate edizioni del Memorial, ha consentito loro di accorciare sul 3-2, riaccendendo la gara prima del triplice fischio.
La sedicesima edizione del Memorial, che è stata anche una festa, terminata con pizza, mortadella e spumante per tutti, ha raccolto la presenza di molti cittadini romani finendo per attirare al campo di via Costantino altrettanti abitanti della Garbatella e numerosi esponenti della classe politica cittadina. Tra questi il vice segretario del PD regionale Enzo Foschi, il neo assessore Andrea Catarci, la consigliera capitolina Valeria Baglio e naturalmente il Presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri. Una targa ricordo, non senza un pizzico di commozione, è stata consegnata ai nipoti di Luisa Petrucci da Antonio Calicchia vicepresidente dell’VIII Municipio.
Presenti a bordocampo l’attore Massimo Wertmüller, Roberto Baiocchi, presidente della Commissione Bilancio dell’IX Municipio e Ubaldo Righetti, storico difensore della Roma di Nils Liedholm con più di cento presenze tra campionato e coppe.
L’annuncio del sindaco Roberto Gualtieri e il plauso di Amedeo Ciaccheri
Il Ponte dell’Industria dovrebbe riaprire tra circa 10 giorni. La novità battuta dalle agenzie è arrivata nel primo pomeriggio di venerdì 3 dicembre quando l’esito delle indagini ha evidenziato che la struttura non ha subìto danni rilevanti tali da renderlo inagibile e quindi non percorribile dalle auto. Il rogo scoppiato nella notte tra il 2 e il 3 ottobre, oltre ad averne causato l’interruzione al traffico veicolare, aveva danneggiato la banchina sottostante, la passerella in ferro occupata dai cavi elettrici e uno dei due marciapiedi. La buona notizia ha destato un certo stupore – considerati i tempi lunghissimi che si paventavano per la riapertura – non soltanto tra gli abitanti del Municipio, ma soprattutto tra tutti quei cittadini che giornalmente, prima dell’incendio, attraversavano il Tevere tra l’Ostiense e Marconi. Un passaggio quasi obbligato quello di via del Porto Fluviale, considerando che le alternative rimangono tutt’ora Ponte Testaccio e Ponte Marconi. “Entro 10 giorni – ha detto il Sindaco Gualtieri – prevediamo che il Ponte potrà essere restituito alla città. Un plauso va alle strutture del Comune che hanno fatto il massimo sforzo possibile per ridurre i tempi e riconsegnare ai cittadini un’opera strategica per la viabilità”.
“Il transito – precisa l’Assessora ai Lavori Pubblici Ornella Segnalini – avverrà alle stesse condizioni e nella stessa configurazione del ponte prima dell’incendio, con la sola esclusione del marciapiede danneggiato che non potrà essere utilizzato dai pedoni. Resterà naturalmente in vigore il divieto di transito ai veicoli di peso superiore alle 3,5 tonnellate. Servono ancora alcuni giorni per eseguire dei lavori necessari ad evitare l’accesso al marciapiede danneggiato e le necessarie asfaltature della strada di raccordo con viale Marconi. Ma il nostro intervento non si ferma qui- ha aggiunto l’amministratrice-. Abbiamo già avviato un tavolo di confronto con la Soprintendenza Speciale di Roma per far sì che il Ponte dell’Industria, sottoposto a tutela ed esempio di archeologia industriale, venga restaurato anche per adeguarlo alle vigenti norme sulle opere in ferro e, con accorgimenti che non vadano ad impattare sulla struttura ottocentesca”.
“Un’ottima notizia la stesura della relazione tecnica che attendevamo, dopo l’incendio del Ponte di Ferro, – — non nasconde l’entusiasmo il presidente dell’VIII Municipio Ciaccheri-che ci permette oggi di prevedere la riapertura al transito di questo tratto cruciale per il nostro territorio, finalmente ricucendo due quadranti cittadini che erano tagliati in due. Un lavoro di straordinaria delicatezza e attenzione, di cui voglio ringraziare l’Assessora Segnalini e il Gabinetto del Sindaco Gualtieri, per averci aggiornati costantemente sulle sorti del Ponte dell’Industria. Saranno garantite le attenzioni al ripristino di tutte le caratteristiche di questo simbolo di Roma. Ma già oggi, il fatto che i lavori possano avvenire avendo riaperto il ponte è un’ottima notizia per tutte le romane e i romani e per i nostri quartieri.
Per le studentesse e gli studenti dell’VIII Municipio, l’Assessore Francesca Vetrugno ha annunciato un open day che si terrà sabato 11 dicembre dalle ore 9.30 nell’area eventi Gig’s del Parco Schuster a San Paolo.
Sarà la giornata dello Scuola Expo del Municipio in cui conoscere l’enorme patrimonio educativo del territorio e confrontarsi con i docenti di Istituti tecnici, cinematografici, aeronautici, licei classici, scientifici, artistici e scienze umane. “Tutte le scuole superiori del territorio – dichiara la Vetrugno – saranno presenti con personale pronto ad illustrare la propria offerta formativa e a rispondere alle domande delle ragazze e dei ragazzi, aiutandoli così a scegliere quale Scuola Superiore frequentare”.
Davvero un momento importante sia per loro che per le loro famiglie che si spera colgano questa opportunità e partecipino numerosi e con curiosità a questo evento.
Una mattinata di sport, passione, tifo e soprattutto di commemorazione quella che sabato 4 dicembre si vivrà al Tre Fontane di Via Costantino 5 di fronte alla ex Fiera di Roma di via Cristoforo Colombo per il sedicesimo Memorial Luisa Petrucci. L’occasione vedrà sfidarsi sul campo di calcio una selezione dell’Unione Tifosi Romanisti e una rappresentativa di giornalisti giallorossi.
Storica tifosa romanista, Luisa Petrucci è ricordata non soltanto per l’ombrellino giallorosso che aveva sempre con sè in ogni occasione quando la sua amata squadra scendeva in campo, ma anche per la passione che trasmetteva ai tifosi più giovani sia nelle partite casalinghe sia in quelle in trasferta. Conosciuta da tutto il tifo popolare giallorosso – era cresciuta nel quartiere romano di San Lorenzo – il padre, noto come “Ramponcino”, era uno dei soci vitalizi del Club. Nel nome e nel ricordo di Luisa Petrucci, pochi mesi dopo la morte il quotidiano Il Romanista lanciò una raccolta fondi destinata all’acquisto di un’ambulanza per essere donata al S.O.S. (Settore Operativo per il Soccorso), una Onlus nata alla Garbatella.
L’appuntamento è alle 10.30 mentre l’inizio della partita è fissato per le 11.00 mentre sul sito dell’AICS (Associazione Italiana Cultura e Sport) sarà possibile assistere all’evento tramite una diretta streaming.
Al termine dell’evento è prevista una colazione a base di pizza con la mortadella e uno spumante rigorosamente giallorosso, saranno presenti rappresentanti delle Istituzioni della Regione Lazio, del Comune di Roma e dell’VIII Municipio, mentre non è esclusa la presenza di qualche vecchia gloria della Roma.
I ricordi di Pierina Solaini, 92 anni e di Giovanni Unfer, scampati ai tedeschi che occupavano Roma
Di Giorgio Guidoni
Pierina è una ragazzina di quattordici anni. Ci sarebbe poco da essere allegri nella Roma del ‘43, ma la vita vista con gli occhi di un’adolescente, anche in tempo di guerra, ha sempre i colori forti della gioia e della fantasia. La famiglia di Pierina abita in via delle Sette Chiese 212, in un caseggiato basso a forma di elle con una piccola corte interna, davanti al cancello d’entrata della Tenuta dei Santambrogio, ex Nicolai. Condividono il vicinato con altri due nuclei familiari, gli Unfer e i Giammarini.
In casa ci sono papà Virgilio Solaini, classe 1894, già combattente nella Prima Guerra Mondiale, lui lavora in un cantiere stradale che sta realizzando la via Imperiale, quella che sarà la Cristoforo Colombo. Mamma Marianna Paladini è una bella donna alta, che in quel periodo di stenti e rinunce pesa a malapena 45 chili. Con loro ci sono anche i due fratelli, Piero del 1921 e l’ultimo maschietto Aldo del ‘37. L’altra famiglia di vicini è composta da Giovanni Unfer, dalla moglie Franca e dal nipote Dante. Gli Unfer sono originari di Timau, una piccola frazione in provincia di Udine dove, sin dal medioevo, si parla un particolare dialetto carinziano simile al tedesco. Loreto Giammarini, che lavora con Virgilio e fa il guardiano del cantiere stradale, è il terzo inquilino del fabbricato.
Il rifugio antiaereo
È il 9 settembre 1943, ieri la radio aveva annunciato che la guerra era finita, ma papà aveva invece detto che a Roma la guerra era appena cominciata. Oggi spari, scoppi di bombe a mano, confusione. Per Pierina è come un gioco uscire di casa con le altre persone dell’abitato e correre al riparo in un anfratto poco fuori casa a lato dl cortile: una vecchia grotta accessibile scendendo una ventina di gradini, originariamente utilizzata come cantina per il vino ed ora adibita a rifugio antiaereo. Nella grotta-rifugio si ritrovano la famiglia Solaini con la famiglia Unfer, non c’è invece Loreto Giammarini, rimasto a sorvegliare il cantiere. Tutti in silenzio, il fiato sospeso, il respiro al minimo, le orecchie tese a cercare di capire cosa stia accadendo all’esterno. Là fuori la Storia gira come una mola implacabile che passa e frantuma tutto ciò che incontra. Ora sono vicinissimi, si odono spari e voci di soldati tedeschi che urlano nella loro lingua incomprensibile. Tutte le persone nel rifugio restano mute e impaurite. Tutte tranne Giovanni Unfer il quale, ha capito che i tedeschi hanno intimato loro di uscire immediatamente dalla grotta altrimenti avrebbero lanciato bombe a mano al suo interno. Con calma si alza e sale i venti gradini che separano la quiete apparente dalla guerra reale. Fuori trova i militari con i mitra puntati. Giovanni avanza con le mani in alto e con il suo dialetto, simile alla lingua tedesca, si fa capire. Spiega con calma e sangue freddo che di sotto ci sono soltanto i suoi familiari, chiede pietà per quelle vite umane innocenti. Riesce ad essere convincente, a calmare la furia dei nazisti che, addirittura, lo consigliano di tornare giù di sotto, perché è un posto più sicuro della strada, dove infuria una battaglia senza esclusione di colpi. Giovanni torna giù e tranquillizza gli altri rimasti all’interno col fiato sospeso, ignari di cosa potesse accadere. Il tono più pacato delle voci aveva fatto loro intuire che le cose si erano messe per il verso giusto. Per tutti, tranne che per Loreto Giammarini, uno dei primi caduti nella battaglia della Montagnola e della presa di Roma. Il povero Loreto, sorpreso dagli eventi, tenta di nascondersi con dei rami sul ciglio della strada nel pratone di fronte all’attuale ex Fiera di Roma. I soldati tedeschi che avanzano dall’Eur verso il centro, probabilmente gli stessi che poi giungeranno al bunker, vedono un movimento sospetto e rispondono con una sventagliata di mitra. Colpito alle gambe Loreto sarà in un primo momento trasportato dai sacerdoti della Parrocchia all’ospedaletto mobile tedesco in località Decima. Ma i militi tedeschi rifiutano di prestare assistenza al ferito, che dunque verrà trasferito all’infermeria del Forte Ostiense, dove purtroppo morirà dissanguato alle prime ore dell’11 settembre 1943.
Aereo Alleato
Qualche settimana dopo Roma è occupata dai tedeschi e si trova nell’insolita posizione di doppio assedio, interno degli occupanti ed esterno da parte delle forze Alleate. Pierina è fuori casa con le sue amichette, non pensa alla guerra e a tutte le tristezze che porta con sé, stanno ascoltando rapite i racconti che Dante elargisce per volare con la mente lontano dalla terribile realtà. Non fa caso a un rombo in lontananza che si avvicina minaccioso, basse frequenze che vibrano direttamente nel ventre e generano uno strano senso di paura: è un aereo delle forze Alleate proveniente dalla direzione di via di Tormarancia, che si sta avvicinando a Roma per un’azione di guerra. Pierina nota che il velivolo si sta abbassando di quota, ma è immersa nel racconto di Dante. Ode la voce dalla madre che le intima perentoriamente di tornare dentro casa. Pierina risponde svogliatamente, indugia, non vorrebbe andare. La mamma la sollecita nuovamente, lei alla fine si congeda dalle altre amiche e si alza per andare verso casa. Ci sono pochi metri di strada da fare. Arrivata a metà del percorso sopraggiunge Dante che la spinge giù con forza, cadono tutti e due per terra, proprio mentre l’aereo sceso di quota inizia a mitragliare, con la sventagliata che passa a pochi metri da loro immobili. Gli Alleati che avevano visto qualcosa muoversi a terra non erano andati tanto per il sottile, fortunatamente senza colpire nessuno.
Le Fosse Ardeatine,24 marzo 1944
Pierina, vive in prima persona quel drammatico momento storico. La loro casa si trova proprio sulla via delle Sette Chiese, una delle strade che portano alle catacombe di Domitilla e alla Basilica di San Sebastiano, nei pressi della via Ardeatina. Quel pomeriggio del 24 marzo 1944, tutti notano il passaggio sospetto di alcuni camion, coperti dai teli scuri, che vanno avanti e indietro, e si interrogano su cosa stia accadendo. Poco dopo, da dietro la collinetta, arrivano alle loro orecchie i rumori lugubri di raffiche di spari, netti, distinti, con quel maledetto suono secco e metallico, ta-ta-ta-ta-ta, mitragliate che lacerano il silenzio della campagna. I rumori vanno avanti fino a sera. Poi arriva un enorme botto e niente più. Qualche giorno dopo da dietro la collinetta arriva il boato di un’altra ultima grande esplosione. La gente comincia a chiedersi che cosa sia successo. Le voci si spargono, arrivano persone da varie zone di Roma, i famigliari di persone scomparse si domandano cosa sia successo ai loro cari, nel terribile dubbio che i loro congiunti siano stati assassinati. Anche Pierina e gli altri ragazzini si fanno coraggio e si incamminano verso il luogo, superano la collinetta e arrivano: di fronte a loro è una confusione indicibile, dove oggi hanno costruito una grande lastra, proprio lì c’è un piazzaletto pieno di gente che entra ed esce. Entrano anche loro. Ci sono tante piccole gallerie occupate a destra e a sinistra da bare di vittime già riconosciute con nome e cognome sopra. I ragazzini vedono poi mucchi di cadaveri, altri morti sparsi per terra, altre bare. Alla fine di una di queste gallerie c’è la Fossa, una buca enorme profonda, colma di cadaveri e una donna disperata che urla “è mio figlio tiratelo fuori! È mio figlio, è mio figlio”. Un grido che ancora oggi risuona nelle orecchie di Pierina, un ricordo indelebile, impossibile da cancellare.
Pierina ha vissuto alla Garbatella sino al 1962, anno in cui si sposò e si trasferì in Toscana. La casa a forma di elle, dove abitava, è stata abbattuta. Non esiste più nemmeno il civico 212, si trovava a pochi passi dall’attuale pizzeria “Il secchio e l’olivaro”ed era a qualche decina di metri dalla storica osteria dell’Ardito. Oggi quel tratto di via delle Sette Chiese è una stradina interrotta dalla trafficata e rumorosa via Cristoforo Colombo, un frammento della Garbatella più antica. Pierina ha 92 anni, è una bella signora vispa e ricca di ricordi, sia di quei terribili momenti vissuti con un pizzico di incoscienza, sia dei tanti anni trascorsi con semplicità e gioia nel quartiere, luogo sempre portato nel cuore, memorie appassionate che ancora oggi le illuminano gli occhi.
Forti del ritorno alla piena capienza, i luoghi di cultura e spettacolo del Municipio VIII presentano a dicembre un cartellone con diverse proposte, per riscoprire la tradizione natalizia e non, tra musica, prosa, teatro-ragazzi e tanto divertimento, che coinvolgerà gli spettatori di ogni età.
Ricordando che per entrare sarà necessario il Green Pass valido, tranne per i minori di 12 anni, e occorrerà mantenere sempre indossata la mascherina, ecco qui una piccola rassegna del nostro territorio.
TEATRO MONGIOVINO
Per il mese di dicembre che profuma di feste in famiglia, il Teatro Mongiovino ha preparato un cartellone ricco di spettacoli per bambini…di tutte le età.
Si comincia il weekend dell’11 e 12 dicembre con un grande classico “Riccioli D’Oro”, messa in scena per attori e marionette che narra una delle più antiche fiabe anglosassoni: un vecchio astronomo sta osservando l’Orsa Maggiore e l’Orsa Minore e finisce col trattare, attraverso le vicende della piccola Riccioli d’Oro e dei tre orsetti, temi importanti come quello dell’integrazione. (Biglietti: adulti e bambini sopra i 9 anni: € 11,00; Bambini 2-9 anni: € 9,00).
Il 18, 19 e 26 dicembre sarà presentata una delle storie di Natale più amate, il “Canto di Natale”. Dal romanzo di Charles Dickens pubblicato nel 1843, uno spettacolo che, utilizzando le tecniche del Teatro d’attore, del Teatro delle marionette e delle figure, ripercorrerà le atmosfere, le emozioni e i significati di uno dei racconti sul Natale più belli e commoventi. (Biglietti: adulti e bambini sopra i 9 anni: € 11,00; bambini 2-9 anni: € 9,00).
Si fa festa anche a Capodanno con un programma ricchissimo, come da tradizione, per coinvolgere tutti, fino a tarda notte, per salutare il vecchio anno e applaudire l’arrivo del nuovo fra spettacoli, musica, canti e balli. (Biglietti: € 20,00 per bambini fino a 10 anni; € 25,00 per adulti e ragazzi al di sopra di 10 anni).
PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI Teatro Mongiovino Tel. 06 5131492 www.accettellateatro.it mongiovino@accettellateatro.it prenotazioni@accettellateatro.it
TEATRO PALLADIUM
Prima di sospendere la programmazione per la pausa natalizia, il Teatro Palladium di piazza B. Romano propone dal 16 al 19 dicembre Edoardo Siravo che, diretto da Patrick Rossi Gastaldi, rivive il dramma di colui che donò il fuoco agli uomini, “Prometeo”, l’eroe confinato in un sistema di valori arcaici dove l’ambizione a quel “di più” è considerata un atto di intollerabile superbia: un destino a cui l’uomo ancora oggi non sembra riuscire a sfuggire. Infine, il 20 dicembre, nel centenario dalla morte di Dante, in programma Dante Immortale – 700 anni di vita: sul palco, coordinati da Giuseppe Manfridi, Dario Pisano e Maria Teresa Martuscelli si alternano nel raccontare due diversi modi di ‘convivere’ con l’autore di quello che Borges ha definito il più bel libro che essere umano abbia mai scritto.
PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI Teatro Palladium Piazza B. Romano, n. 8 biglietteria.palladium@uniroma3.it Tel. 06 57 332772
TEATRO GARBATELLA
Al teatro di piazza Giovanni da Triora, saranno due gli spettacoli portati in scena che spazieranno dal comico al farsesco, per tante risate intelligenti.
Dal 13 al 19 dicembre“Il Calapranzi” di Harold Pinter, una commedia teatrale surreale di un atto scritta nel 1957 e messa in scena la prima volta al Hampstead Theatre di Londra il 21 gennaio 1960, qui diretta ed interpretata dall’attore comico Claudio GREG Gregori e Simone Colombari in un mood di cinismo e autoironia.
L’azione si sviluppa in un seminterrato spoglio e desolato dove due uomini, Ben e Gus sono in attesa di qualcosa. Nel corso delle battute si scopre che sono due killer professionisti che attendono istruzioni da un misterioso capo, che sembra comunicare con loro tramite un calapranzi, dal quale vengono fatti scendere oggetti e messaggi.
Il 22 dicembre andrà in scena “Le intellettuali di Piazza Vittorio”, liberamente tratto da Moliére, una nuova produzione della Compagnia Valdrada Teatro, che trasforma la famiglia di mecenati descritta dal genio francese in una famiglia italo-iraniana, trasferitasi in Italia dopo la Rivoluzione Islamica del ’79. Ecco, allora, che le due sorelle, Henriette e Armande, si trasformano in Laleh (in italiano “tulipano”, interpretata da Giorgia Conteduca) e Azadeh (in italiano “libera”, interpretata da Chiara Becchimanzi), e così gli altri personaggi, che sono comici, a volte farseschi, ma galleggiano su un territorio tragico. La messa in scena teatrale è contaminata da altre forme d’arte: installazioni, performance, videoproiezioni, pittura, scultura, musica per uno spettacolo corale, divertente ed emozionante, nel quale gli eventi narrati hanno esiti del tutto imprevedibili. La regia è di Augusto Fornari con Cinzia Leone e Stefano Fresi, quest’ultimo in videochiamata.
Per il dopo teatro saranno attivi cocktail bar e cucina da giovedì alla domenica, con giovedì serata Jam Session, venerdì e sabato dj-set.
PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI Teatro Garbatella Piazza Giovanni da Triora 15 – Roma +39 366 2003502 Biglietti Do It Yourself – 060406
SPAZIO ROSSELLINI
Il 18 Dicembre alle 19.00 lo Spazio Rossellini, all’interno dell’Istituto Cine-Tv Roberto Rossellini, propone “La bestia dentro”, un’opera lirica da camera scritta dal compositore Francesco Leineri su libretto di Martina Tiberti. È una storia di crescita, desiderio e insoddisfazione, raccontata tramite l’esperienza della protagonista, la giovane Teresa. Fa da sfondo una città nella quale non sorge più il sole, popolata da gente assorta in una fallace bolla di normalità, quasi fiabesca: una sarta, un cuoco, una fioraia. Vittima e carnefice di sé stessa, spinta dalle circostanze ma pervasa come da un’emotività del niente, Teresa si innamora di un uomo enigmatico, una presenza invisibile: come se l’accadimento squarciasse un velo, così l’opera nella celebrazione del rito di un amore snoda il percorso interiore dei quattro personaggi nell’incontro con i propri desideri. Ora riconoscibili nelle proprie diverse sfaccettature, sveleranno l’impellente necessità e la vacua impossibilità di addentare la vita così per com’è. Ensamble: Musica Necessaria.
PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI Via della Vasca Navale, 58 Tel. 345 2978091 Info: 06 45426996 info@spaziorossellini.it
CINEMA MADISON
IL famoso cinema di San Paolo ha anticipato a Cara Garbatella i film che con molta probabilità programmeranno nel periodo natalizio: Diabolik, West Side Story, È stata la mano di Dio, House of Gucci, Spider man – no way home e Sing 2.
INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI CINEMA MADISON Via G. Chiabrera n. 121 Telefono: 06 5417926 info@cinemamadison.it
L’annuncio del sindaco Roberto Gualtieri fa ben sperare i cittadini di Ostiense e Testaccio
Di Stefano Baiocchi e Enrico Recchi
Il Ponte dell’Industria dovrebbe riaprire tra circa 10 giorni. La novità battuta dalle agenzie è arrivata nel primo pomeriggio di venerdì 3 dicembre quando l’esito delle indagini ha evidenziato che la struttura non ha subìto danni rilevanti tali da renderlo inagibile e quindi non percorribile dalle auto. Il rogo scoppiato nella notte tra il 2 e il 3 ottobre, oltre ad averne causato l’interruzione al traffico veicolare, aveva danneggiato la banchina sottostante, la passerella in ferro occupata dai cavi elettrici e uno dei due marciapiedi. La buona notizia ha destato un certo stupore – considerati i tempi lunghissimi che si paventavano per la riapertura – non soltanto tra gli abitanti del Municipio, ma soprattutto tra tutti quei cittadini che giornalmente, prima dell’incendio, attraversavano il Tevere tra l’Ostiense e Marconi. Un passaggio quasi obbligato quello di via del Porto Fluviale, considerando che le alternative rimangono tutt’ora Ponte Testaccio e Ponte Marconi. “Entro 10 giorni – ha detto il Sindaco Gualtieri – prevediamo che il Ponte potrà essere restituito alla città. Un plauso va alle strutture del Comune che hanno fatto il massimo sforzo possibile per ridurre i tempi e riconsegnare ai cittadini un’opera strategica per la viabilità”.
“Il transito – precisa l’Assessora ai Lavori Pubblici Ornella Segnalini – avverrà alle stesse condizioni e nella stessa configurazione del ponte prima dell’incendio, con la sola esclusione del marciapiede danneggiato che non potrà essere utilizzato dai pedoni. Resterà naturalmente in vigore il divieto di transito ai veicoli di peso superiore alle 3,5 tonnellate. Servono ancora alcuni giorni per eseguire dei lavori necessari ad evitare l’accesso al marciapiede danneggiato e le necessarie asfaltature della strada di raccordo con viale Marconi. Ma il nostro intervento non si ferma qui- ha aggiunto l’amministratrice-. Abbiamo già avviato un tavolo di confronto con la Soprintendenza Speciale di Roma per far sì che il Ponte dell’Industria, sottoposto a tutela ed esempio di archeologia industriale, venga restaurato anche per adeguarlo alle vigenti norme sulle opere in ferro e, con accorgimenti che non vadano ad impattare sulla struttura ottocentesca”.
La storia
Nel 1856 il papa regnante Pio IX vedeva realizzato il primo troncone di ferrovia nello Stato Pontificio: la linea Roma-Frascati. Si passò poi a costruire la linea Roma-Civitavecchia che aveva la sua stazione romana presso il porto di Ripa Grande (oggi non esiste più ma era all’altezza di Porta Portese). Fino ad allora i pontefici non avevano visto di buon occhio la innovativa “strada ferrata” per paura che, oltre a favorire il trasporto delle merci, incoraggiasse anche quello di idee sovversive.
La prima corsa della Roma-Civitavecchia venne effettuata il 25 marzo 1859 in meno di tre ore e fu anche l’occasione per far arrivare al tavolo del Papa, noto buongustaio, un carico di pesce freschissimo.
Si creò poi la necessità di congiungere questa linea con la nuova stazione centrale che sarebbe sorta di lì a pochi anni, nel 1865, all’Esquilino e che sarebbe stata chiamata Stazione Termini. Quindi la linea per Civitavecchia doveva necessariamente attraversare il Tevere.
La struttura venne progettata dall’ingegnere francese Polonceau e posta in opera tra il 1862 e il 1863 da una società belga. Le varie parti vennero costruite in Inghilterra e poi trasportate attraverso l’Europa fino a destinazione per il montaggio.
Possiamo considerare questa sorta di costruzione Lego ante litteram, uno dei primi prodotti della cooperazione europea con ben quattro nazioni coinvolte a vario titolo.
Il ponte, in origine chiamato San Paolo per la vicinanza alla Basilica Ostiense, è a tre luci con travate metalliche, la sua struttura ha arcate in ferro e ghisa che poggiano su piloni di ghisa riempiti di calcestruzzo. Le sue misure sono 131,20 m. di lunghezza e 7,25 m. di larghezza. Meraviglia tecnica per l’epoca fu il previsto sollevamento della parte centrale del ponte per permettere il passaggio di imbarcazioni con alta alberatura. La manovra di movimentazione della sezione mobile poteva essere compiuta da otto uomini nel tempo spettacolare di dodici minuti.
Le prove tecniche e di carico vennero effettuate in luglio e il 24 settembre 1863 il Papa Pio IX inaugurò ufficialmente il ponte alla presenza delle autorità cittadine e del corpo diplomatico internazionale. Ecco la testimonianza dello storico Raffaele De Cesare presente: “…Era un’impressione indimenticabile quella che si aveva al momento in cui il treno traversava lentamente il ponte sul Tevere. Il vedersi librati in aria sul fiume, e sopra un ponte che si apriva per far passare i navigli, impressionava talmente, che pochi da principio osavano affacciarsi agli sportelli…”
Grazie alle due linee per Frascati e Civitavecchia le gite in collina e al mare dei romani erano assicurate. Salvo però che per andare a Civitavecchia si doveva avere l’autorizzazione della Direzione Generale di Polizia e se si restava in stazione oltre le ventiquattro ore ci si doveva procurare la carta di soggiorno (sic!).
Nel 1910, essendo cambiato il tracciato della linea ferroviaria Roma-Civitavecchia, il percorso del treno fu deviato su un vicino nuovo ponte in muratura (quello che sovrasta via Ostiense) e il vecchio cambiò nome in Ponte dell’Industria a rimarcare l’impronta produttiva della zona voluta dall’amministrazione comunale di allora e dall’ingegnere Paolo Orlando a capo di alcuni comitati tra imprenditori e banche cittadine. In seguito, nei primi anni Venti del Novecento, il progetto di sviluppo industriale del quartiere Ostiense venne molto ridimensionato, anche se per decenni in quell’area a ridosso del Tevere funzionarono i maggiori impianti tecnologici e di servizi della città: dalle Officine del Gas alla centrale elettrica Montemartini, dai Magazzini generali al Mercato ortofrutticolo, alla Vetreria San Paolo, al Consorzio agrario, ai Molini Biondi, alla Mira Lanza e tante altre piccole e medie attività produttive. Il Ponte dell’Industria negli anni perse anche di importanza, venne trasformato in attraversamento viario per il passaggio degli automezzi con la costruzione di passerelle pedonali laterali. Si eliminò la parte centrale mobile e la struttura venne utilizzata per il passaggio del gasdotto.
Nonostante il “Ponte di ferro”, così lo chiamano i romani, non sia più utilizzato per lo scopo per il quale fu costruito, rimane pur sempre un importante asse di collegamento per il quadrante sud-ovest e un simbolo per la città, essendo legato profondamente alla sua storia e alla memoria. Qui, infatti, come testimoniato da una epigrafe marmorea, avvenne l’ignobile eccidio delle dieci donne romane ad opera dei tedeschi nell’aprile del 1944.
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