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Tag: vita comune e storia locale

sul campo tre Fontane di Via costantino il triangolare di calcio in memoria del capitano della roma

Il liceo Socrate vince la coppa ago 2019

Troppo forte il Socrate.
Con due vittorie nette il classico della Garbatella si è confermato vincitore della Coppa Ago edizione 2019, il triangolare delle scuole dell’ VIII Municipio.

I ragazzi della professoressa Silvia Acerbi, infatti, sul campo Tre Fontane di via Costantino, nella mattinata del 7 maggio, hanno avuto ragione nella prima partita sul Caravaggio per 2-0 (reti di Sarikaya e Vecchi) e poi sull’ostico Armellini di San Paolo con un tondo 4-2 (2 reti di Mancini, Vecchi e Ranucci).

Nel secondo incontro l’Armellini aveva battuto per 2-0 l’artistico Caravaggio (reti di Moi e Tomasetti). Così per il terzo anno il Socrate si è garantito l’opportunità di tenersi in bacheca la prestigiosa coppa, che Agostino Bartolomei, l’indimenticabile capitano della Roma del secondo scudetto, aveva vinto nel lontano1972 nel Torneo Roma Junior club con la sua scuola: il liceo scientifico Borromini di piazza Oderico da Pordenone.

Il vecchio trofeo era stato abbandonato ed è stato ritrovato da Massimo Pelliccia, l’attuale organizzatore del triangolare, che ha pensato di farlo rivivere tra i giovani calciatori delle scuole del Municipio.
Flavio Moi del tecnico Armellini si è aggiudicato il premio per il miglior calciatore e Giulio Parigi del Caravaggio per il fair play.(g.r)

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Distribuito gratuitamente nei bar del quartiere

“La Buca” è il bimestrale di Tormarancio

di Stefano Baiocchi

Quando chiude un giornale, quando una testata che fa informazione abbassa la saracinesca, quando una Radio spegne per sempre il microfono, comunque la si pensi, è una brutta notizia. E di brutte notizie al riguardo, nella nostra città, ne abbiamo ascoltate molte. Invece, questa volta, abbiamo una buona novella perché a Tor Marancia è nato un nuovo giornale, La Buca.

Composto per ora da pochi fogli, disponibili sia nel cartaceo che nell’edizione digitale, ovverosia in formato Pdf, il giornale nasce per volontà dell’Associazione Parco della Torre di Tormarancia.
La Buca appunto, il luogo dov’era ubicata la vecchia borgata, quella che i nostri zii o le nostre nonne chiamavano Sciangai, perché dopo ogni pioggia o anche un breve temporale, tutta la zona si allagava e il paesaggio finiva per assumere le caratteristiche di un villaggio asiatico invaso dalle acque dopo un monsone.

La Buca non ha particolari velleità, né occulti scopi di lucro; si propone semplicemente di restituire agli abitanti nuovi spunti d’incontro e di discussione, con un’attenzione particolare alla Storia e alle vicende, che hanno contraddistinto la trasformazione del quartiere dalla nascita sino ai nostri giorni.
Il periodico, per ora distribuito gratuitamente in sole 400 copie in tutti i bar di Tor Marancia, ha una cadenza bimestrale e vive grazie al sostegno dell’Associazione.

Si tratta di un foglio aperto a tutti (nel senso che tutti i cittadini sono invitati a parteciparvi), ricco di spunti interessanti, che affronta con scrupolo tutte le vicende del territorio, dando il giusto spazio alla tutela dell’ambiente e alla dignità delle persone.
Per ulteriori informazioni  potete scrivere a parcodellatorre@gmail.com o cercare su Facebook la pagina Parco della Torre di Tormarancia: qui potete anche scaricare o richiedere  il pdf del primo numero.

Ai nostri colleghi de La Buca vanno i migliori auguri di buon lavoro dalla Redazione di Cara Garbatella.

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Verificati i dati di Legambiente e Arpa sulle polveri sottili

Inquinamento: allarme rientrato sulla Circonvallazione ostiense

Prati verdi, palme, roseti e alberi di limoni, chi conosce la Garbatella lo sa, sembra di stare in una valle verde. Chi pensa però di poter vivere alla Heidi tra lotti e giardini, freni il suo impulso. Chi crede che tutto questo quartiere fiorito possa salvarlo dallo smog di Roma, si sbaglia di grosso. 

A farci alzare le antenne per quanto riguarda la situazione smog delle nostre strade sono stati i  dati diffusi recentemente sugli organi di stampa. Con una campagna mirata al monitoraggio delle polveri sottili, i volontari di Legambiente hanno fatto  tappa in varie parti di Roma, tra cui proprio Largo Fochetti, dove la Circonvallazione Ostiense incontra la Colombo,  segnalato come uno dei punti più inquinati della città. “ In realtà il monitoraggio è stato effettuato con misure di 1 ora”, ci spiega Andrea Minutolo, coordinatore di Legambiente, “e vuole essere una fotografia dell’esposizione inconsapevole alle polveri sottili a cui i cittadini spesso sono sottoposti quotidianamente.”

Quali sono stati i risultati? Subito dopo il monitoraggio eravamo tra le zone più inquinate di Roma, ma come? Ci intossichiamo tutti nonostante la nostra valle verde? Ebbene no. Il dato diffuso da Legambiente, innanzitutto, si basa su una sola ora di valutazione della qualità dell’aria. Inoltre, il risultato emerso per quanto riguarda le polveri sottili (Pm10), calcolato durante la mattinata, è stato di 13,2 microgrammi/mc  per media oraria, quando il limite massimo consentito per la salute umana è di 50. Vero, non sono mancati picchi di innalzamento, fino a 123,3; ma “non direi che Garbatella, o Eur, o Tiburtina, sono tra i quartieri più inquinati” ci rassicura Minutolo. 

Non contenti però, siamo andati a verificare  i dati più affidabili dell’Arpa ( Agenzia regionale protezione ambientale), che calcola da 55 stazioni in tutto il Lazio le aree più trafficate tramite sensori inquinanti, in funzione tutti i giorni  dell’anno e  non per una sola ora. Indovinate un po’ cosa è saltato fuori? Prendendo ad esempio il 2018,  seppure i valori sono stati abbastanza elevati, non hanno mai oltrepassato i limiti normativi in tutto l’agglomerato romano. Gli unici superamenti dei valori  massimi  per le polveri sottili sono stati registrati nella Valle del Sacco in Ciociaria. 

Nonostante i dati non siano allarmanti, vi invitiamo comunque a camminare di più, non solo per inquinare meno, ma anche perché, come diceva Alberto Sordi: “Roma non è una città come le altre. È un grande museo, un salotto da attraversare in punta di piedi”.

di Ilaria Proietti Mercuri

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Uccise dagli occupanti tedeschi il 7 aprile del 1944

In ricordo delle dieci donne assassinate al Ponte di Ferro

di Stefano Baiocchi

Prima la deposizione di una corona al Ponte dell’Industria con le bandiere tricolori e i vessilli dell’Anpi, l’Associazione Partigiani, poi il ricordo al Ponte della Scienza con la banda della Polizia Locale di Roma Capitale, che ha messo il sigillo sulla mattinata con l’Inno di Mameli.
Così l’Ottavo Municipio ha commemorato l’eccidio perpetrato dai nazisti il 7 aprile del 1944, quando dieci donne furono barbaramente assassinate per rappresaglia contro l’assalto al forno Tesei, che riforniva le truppe di occupazione. Furono sorprese dai soldati tedeschi con pane e farina, fatte allineare lungo le transenne del cavalcavia in ferro e fucilate.
Una pagina terribile per la nostra città e per il quartiere Ostiense, caduta per troppo tempo nell’oblio, ma ritornata alla memoria dal 1997 dopo che – per volontà della partigiana dei Gap la Medaglia d’Oro Carla Capponi – l’amministrazione capitolina aveva apposto sul luogo un ceppo commemorativo.

in ricordo delle 10 donne

Sul Ponte della Scienza, inoltre,si sono esibite le studentesse del Liceo Pilo Albertelli in una toccante performance teatrale, nella quale hanno rievocato l’eccidio. Mentre per la prima volta, al fianco delle istituzioni presenti con l’assessora alle Politiche Sociali Alessandra Aluigi e il Presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri, è intervenuta anche l’ambasciata tedesca rappresentata dal capo ufficio culturale Annette Walter. Al loro fianco anche Mario Spagnoli, segretario Anpi della sezione Don Pietro Pappagallo. Il Presidente Ciaccheri ha voluto rimarcare l’importanza della memoria tenuta viva grazie al contributo delle nuove generazioni, che con la loro presenza, le loro iniziative per ricordare la Resistenza e costruire un mondo migliore, hanno comunque bisogno del sostegno delle istituzioni e della società civile.

Presente tra il pubblico Gabriella Gullace, nipote di Teresa Gullace che fu uccisa dai militi nazisti mentre tentava di parlare al marito prigioniero dei tedeschi. La vicenda colpì moltissimo la cittadinanza tanto che Rossellini, nel suo capolavoro “Roma Città Aperta”, volle renderle omaggio con la figura della sora Pina interpretata da una magistrale Anna Magnani. La nipote Gabriella riferendosi alla vicenda di Torre Maura ha voluto porre l’accento sull’importanza della commemorazione perché “in questi giorni in cui c’è della gente che si permette di calpestare il pane era doveroso esserci, dove dieci donne sono state trucidate proprio per salvare il pane”.

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L’evoluzione del paesaggio nella Città Giardino

Come cambia il verde alla Garbatella

di Valter Cecilia

Passeggiando tra le strade, le piazze e nei giardini dei lotti si possono osservare diverse varietà arboree: dagli agrumi agli alberi da frutto, come olivi, ciliegi, albicocchi, nespoli e perfino piante tropicali come avocado e banani. Alzando lo sguardo possiamo ammirare i pini marittimi o i cedri del Libano, che si ergono maestosi. Da un po’ di anni sta accadendo che, in occasione di forti raffiche di vento, cadono diversi alberi, soprattutto pini marittimi che sono tra i più diffusi alla Garbatella.  Altre piante, tra cui un pino di Aleppo e una casuarina, fusto di provenienza australiana molto raro, sono state abbattute per motivi di sicurezza, perché erano situate in prossimità  delle case. La perdita di tutto questo patrimonio  verde, che è avvenuta negli ultimi anni,  è dovuta a vari fattori. In primo luogo il riscaldamento globale sta causando fenomeni metereologici di forte intensità, con venti  che spezzano rami e abbattono alberi, a volte anche causando gravi danni. Inoltre il fatto che gli alberi nell’ambiente urbano crescono  tra  l’asfalto o il cemento, fa sì che le loro radici si ammalino: un segno molto evidente è il sollevamento dell’asfalto vicino ai pini. Un’altra causa inevitabile è l’invecchiamento.

Questo porterà nei prossimi anni a un radicale cambiamento del paesaggio: dai pini e alberi ad alto fusto con altre specie  che sono state saggiamente  scelte di media grandezza e di crescita più lenta, come aceri e cipressi. Negli anni Cinquanta, infatti, furono messe a dimora delle piante di alto fusto creando il paesaggio, che abbiamo goduto fino ad ora, ma che potrebbe inevitabilmente cambiare. D’altronde la natura è sempre in perenne mutamento. E’ possibile immaginare che Tremila anni fa su queste colline e nelle valli dove scorreva l’Almone c’era un continuum di boschi. Poi con la nascita di Roma la città ebbe bisogno di molto legno per le costruzioni e per il riscaldamento, materiale che si prendeva nelle immediate vicinanze. Il disboscamento si praticava anche per favorire la pastorizia e l’agricoltura. Più recentemente, verso la fine del 1800, i dati storici ci dicono che, oltre alla pastorizia, sulle colline di San Paolo e lungo la via delle Sette chiese c’erano vigneti e olivi e nelle vicinanze dell’acqua qualche orto e campi a maggese, che  producevano per i bisogni della città, ora Capitale d’Italia, in rapida crescita. Nel lotto 55, dietro la casa che si affaccia su largo Randaccio, c’è in posizione rialzata un olivo secolare probabilmente testimone di quei giorni.

La natura e il verde fanno parte della bellezza della Garbatella e il cambiamento arboreo, che nei prossimi anni avverrà, sarà per migliorare il connubio tra uomo e natura nel benessere di entrambi. Per contrastare il problema del riscaldamento globale è soprattutto nelle città che dovremo piantare alberi, in grado di assorbire l’anidride carbonica ( CO2 ) lì dove si produce e rilasciare ossigeno, dove viviamo e ne abbiamo bisogno. Essi, inoltre, ci rinfrescano in estate con la loro ombra e ci deliziano con la loro bellezza. Piantare alberi deve essere quindi un impegno prioritario dell’Ater, del Comune e dei cittadini, che insieme dobbiamo assumere  per  la nostra salute e per le generazioni future.

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Più di mille cittadini per le strade di Ottavocolle

Monta la protesta per salvare il Parco del Tintoretto

Di Gianni Rivolta

“ La strada si blocca l’Ortolino non si tocca” “ Il quartiere è una comunità non si divide a metà” “Lotta dura per la verdura”. Con questi slogan più di mille cittadini dietro uno striscione verde “ Salviamo il parco del Tintoretto e l’Ortolino” hanno manifestato democraticamente per le strade di Ottavocolle. La marcia di protesta contro la costruzione della superstrada, che collegherebbe via di Vigna Murata con via del Tintoretto è partita dalla parrocchia di San Vigilio per arrivare agli orti urbani dell’Ortolino, danneggiati dalla costruzione di una rotatoria per facilitare la circolazione.

Gli organizzatori della manifestazione e i politici presenti: dal presidente dell’VIII Municipio Amedeo Ciaccheri al consigliere capitolino di Fratelli d’Italia Andrea De Priamo, hanno preso l’impegno di presentare la richiesta di una convocazione urgente del Consiglio comunale per discutere una proposta di delibera che riveda la convenzione urbanistica già firmata nel dicembre 2017. Un accordo che prevede la costruzione, oltre al collegamento stradale di quattro corsie con tre rotatorie, di un centro commerciale e un palazzo di quattordici piani. Insomma una colata di cemento ritenuta del tutto inutile per il quartiere.

La giornata si è chiusa con la promessa di portare nelle prossime settimane la protesta in piazza del Campidoglio. Hanno aderito i Comitati di quartiere del IX Municipio, Legambiente Garbatella, Italia nostra, l’Associazione Insieme per Ottavocolle, il gruppo municipale di Retake.    

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Altrevie Programma di Aprile 2019

Venerdì 5  – ” BLACKKKLANSMAN”
regia:  Spike Lee

Anni 70. Ron Stallworth, poliziotto afroamericano di Colorado Springs, deve indagare come infiltrato sui movimenti di protesta black. Ma Ron ha un’altra idea per il suo futuro: spacciarsi per bianco razzista e infiltrarsi nel Ku Klux Klan.
Con Francesco Castracane
Via Caffaro 10 – ore 20.30 apericena – ore 21 spettacolo
Contributo con tessera annuale €4

Sabato 6 aprile “Il canto dei popoli”
” Vele Latine”  

un viaggio nel mediterraneo tra storie e aneddoti musicali attraverso il filo
conduttore delle danze moresche presenti, in modi e forme diverse, in tutta l’area del mare nostrum
con
nando citarella voce e tamburi a cornice
raffaele mallozzi organetti
cristina majnero clarinetti
daniele ercoli contrabbasso

Contributo € 10

Prenotazione consigliata: paolo.faiella.58@gmail.com
Ore 21.00 | Via Caffaro 10

Domenica 7 aprile
La musica sacra di J.S.Bach (1685–1750)
“La passione secondo Matteo”( parte 1)

La Passione secondo Matteo è una composizione sacra di Johann Sebastian Bach. Si tratta della trasposizione musicale dei capitoli 26 e 27 del Vangelo secondo Matteo nella traduzione tedesca di Martin Lutero, inframezzata da corali e arie su libretto di Picander.

Prosegue il nostro viaggio musicale in compagniadi GIOVANNI LA TORRE.

ingresso gratuito        Ore 10.30 Via Caffaro 10

Venerdì 12 aprile  Insyriated ”   
      Regia di‎: ‎Philippe Van Leeuw

Mentre la guerra infuria in Siria, una madre di Damasco tenta di tenere unita e proteggere la propria famiglia mentre un cecchino si posiziona fuori dalla loro casa, costringendo i protagonisti ad una esistenza claustrofobica.

con Francesco Castracane

Via Caffaro 10 – ore 20.30 apericena – ore 21.00 spettacolo

Contributo con tessera annuale € 4

Domenica 14 aprile
La musica sacra di J.S.Bach (1685–1750)
“La passione secondo Matteo”  (parte 2)

La Passione secondo Matteo è una composizione sacra di Johann Sebastian Bach. Si tratta della trasposizione musicale dei capitoli 26 e 27 del Vangelo secondo Matteo nella traduzione tedesca di Martin Lutero, inframezzata da corali e arie su libretto di Picander.

Con “La Passione” si conclude  “guida all’ascolto”  il nostro viaggio musicale in compagnia di 

GIOVANNI LA TORRE
…….. arrivederci a ottobre 2019

ingresso gratuito        Ore 10,30 Via Caffaro 10

Venerdì 19  ” Maria by Callas ”
Regia di‎: Tom Volf

Violetta fragile, Gilda risoluta, Norma autoritaria, Alceste vibrante, Medea incandescente, Amina incantevole, Aida toccante, Lucia leggendaria, Ifigenia sontuosa, Imogene travolgente, Lady Macbeth unica, Tosca sbalorditiva, Maria Callas è stata tutte, è stata tutto e ben altro ancora. Fu da principio il mistero di una voce. Infinitamente plastica, alle volte cruda, sempre anarchica. Una voce che oggi è una referenza assoluta.

con Francesco Castracane

Via Caffaro 10 – ore 20.30 apericena – ore 21 spettacolo

Contributo con tessera annuale €4

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PRESENTAZIONE in Villetta di “reload Glossario minimo di riGenerazione politica”

Smeriglio rilancia il vocabolario per una nuova cultura politica di sinistra

di Gianni RIVOLTA

Il rilancio di un ragionamento in libertà, la costruzione di una cultura politica autonoma intorno ad alcune parole chiave. L’obiettivo è quello di buttare nella mischia le parole non dette o quelle mal pronunciate: A come apprendimento, C come comune e conoscenza, E come ecologia ed europa, F come femminismo, G come generazioni, M come mutuo soccorso, S come social. E’ questa la sfida che Massimiliano Smeriglio, vicepresidente della Regione Lazio e braccio sinistro di Nicola Zingaretti, insieme ad altri 14 autori, ha voluto lanciare alla storica Villetta della Garbatella con la prima presentazione di Reload, Glossario minimo di rigenerazione politica (Bordeaux edizioni, 143 pagine, 12 euro).

“Siamo preoccupati del clima generale nel paese- ha detto Smeriglio-, della deriva razzista, nazionalista, omofoba e maschilista di questo governo. Zingaretti va sostenuto con un impianto politico e culturale di sinistra, lo sosterremo da esterni al Pd, un partito oggi molto povero nell’elaborazione. Ma certamente — ha concluso tra le mura di casa non saremo noi questa volta a frammentare il campo della sinistra, sarebbe drammatico. Lavoreremo per portare nella lista delle europee biografie democratiche e qualificate come quelle di Giuliano Pisapia, di Mimmo Lucano ex sindaco di Riace. E Reload potrà essere utile anche dopo le primarie per misurare lo stato di avanzamento del programma del nuovo centrosinistra”.

Attorno a Smeriglio, coordinatore nazionale di Piazza Grande, quattordici voci rileggono altrettante parole per tracciare il percorso verso il campo largo della Sinistra. Sono autori di generazioni e storie politiche molto diverse: da Amedeo Ciaccheri, il giovane presidente del Municipio VIII a Franco Giordano, ex segretario di Rifondazione comunista, da Marta Bonafoni consigliera della Regione Lazio a Livia Turco, ex ministra e femminista storica, da Giulia Lorenzon, giovanissima consigliera di Labico, un paesino della provincia di Roma, a Enrico Parisio, creativo ed esperto di immagine del Coworking di Garbatella. Le parole che sono state declinate in Villetta sono quelle di Internet e dell’uso dei Social, di Europa, di Generazione, di Conoscenza, Scuola e Formazione, di Comunicazione e Immagine. Tutti uniti nell’impegno per provare a disegnare, parola per parola il tracciato di un progetto politico, che sfugga alla frammentazione a sinistra e all’inconsistenza politica, prima che rimangano solo le macerie e non ci sia più niente da mettere insieme di fronte alla deriva nazionalista e populista.

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NELLA SCUOLA elementare di Via alessandro ValiGnano

Ancora i soliti ignoti alla Alonzi: svaligiato il deposito della mensa

di Franceca VITALINI

I recenti fatti di cronaca che vedono protagonista l’elementare “Aurelio Alonzi” sono ben noti: quattro furti si sono succeduti in appena ventiquattro giorni. L’ultimo in ordine di tempo è stato messo a segno nella notte tra il 21 e il 22 febbraio con un ricco bottino composto da derrate alimentari, sottratte dalla dispensa della mensa. Nelle incursioni precedenti, invece, sono stati presi di mira i distributori automatici di merendine e bevande, ora rimossi. Non è ovviamente l’unica scuola romana a subire, con una certa ciclicità, attacchi di questo tipo, ma la “generale” frequenza di razzie e vandalismi negli edifici scolastici del territorio capitolino non elimina quel senso di “particolare” frustrazione, spaesamento ed insicurezza che nasce quando ad essere colpito è il welfare locale, ossia quel servizio di prossimità vissuto quotidianamente dalle tante famiglie del quartiere come la scuola sotto casa. Un senso di spaesamento e fragilità che accomuna tutti i rappresentanti di tale microcosmo: dirigenza scolastica, insegnanti, personale interno alla struttura, genitori e bambini, sui quali si riversano, ahinoi, le principali conseguenze di distruzioni e trafugamenti di un ambiente che dovrebbe essere confortevole e sereno per il loro benessere.

Prontamente avvertiti le forze dell’ordine e gli uffici tecnici, ora l’Alonzi si trova a fare i conti dei danni subiti, come i costi per il reintegro della merce rubata, le riparazioni da sostenere nel più breve tempo possibile, gli interventi necessari per il miglioramento della sicurezza dell’istituto, la disinfestazione dei locali, che si sommano alle spese ordinarie e straordinarie della gestione di una struttura così complessa. “Operazioni non semplici perché la scuola è una pubblica amministrazione sui generis ed ogni volta c’è di mezzo una burocrazia molto articolata, composta come ricorda Patrizia Martinelli, responsabile del plesso – da tanti attori pubblici e privati, che dovrebbero dialogare tra loro per il benessere della stessa scuola con modalità rapide ed efficaci, cercando di evitare conflitti di competenza”. Un frazionamento di responsabilità e di intervento, frutto di un imperfetto decentramento amministrativo, che non facilita un obiettivo caro a tutti i protagonisti coinvolti nella vicenda: il miglioramento della vita scolastica.

La rappresentanza dei genitori, dal proprio canto, scongiurando lungaggini ed immobilismi vorrebbe essere rassicurata, oltre che su un tempestivo intervento dell’amministrazione pubblica nei confronti dei bisogni strutturali di sicurezza del plesso, anche sulla definitiva sistemazione dell’impianto termico (con la sostituzione e il collaudo della caldaia prima dell’inizio del nuovo anno scolastico), già messo a dura prova da un guasto tecnico, che aveva lasciato (unica scuola del Municipio VIII) le classi al freddo al ritorno delle vacanze natalizie con sospensione dell’attività didattica per alcuni giorni. La scuola di via Alessandro Valignano ospita attualmente 317 studenti delle elementari ed è situata in una zona densamente popolata, quella della Circonvallazione Ostiense. Vide la luce nel lontano 1935, verosimilmente come progetto di Angiolo Mazzoni, architetto futurista, sotto la proprietà dell’Istituto Postelegrafonici (IPOST), come scuola annessa e integrata a un convitto per orfane di dipendenti delle Poste. Solo alla fine degli anni Settanta divenne un edificio scolastico pubblico.

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riceviamo da G. M. Arcidiacono e volentieri pubblichiamo

L’ultimo saluto al vetraio
della Garbatella e a un angelo del 118

Alberto Casagrande
Alberto Casagrande e Mirella Arcidiacono alla fontana di carlotta

Mentre La Garbatella festeggia i suoi 99 anni con tante belle iniziative è colpita dalla perdita di due carissime persone.

Il 17 febbraio se n’è andato Alberto Casagrande, il famoso vetraio di Circonvallazione ostiense. Con i suoi disegni e le  sue foto antiche è stato un grande collaboratore dell’associazione il Tempo  ritrovato. Alberto, tra l’altro, era compagno di scuola di Carlo Acciari, che  disegnava e dipingeva anche lui in modo completamente diverso, partecipava ogni anno ai presepi di Piazza del Popolo con la sua opera in vetro. Nato il 12 novembre del 1927, come dono ha lasciato a coloro che gli hanno dato l’estremo saluto un suo disegno, che rappresenta la fontana Carlotta. Ci piace pensare che  ora rincontrando Carlo, il suo compagno delle elementari, stiano insieme in  Paradiso a dipingere. L’ultimo saluto ad Alberto Casagrande è stato dato da Don  Franco Amatori, ex Parroco di Santa Galla, presso la chiesa di Nostra Signora di  Lourdes a Tormarancia.

Un altro grande lutto è quello che ha colpito piazza Caterina Sforza 6, con l’improvvisa morte di Antonio Carnevale, infermiere  sensibilissimo dell’ARES 118 e volontario fin da giovanissimo della Comunità di  Sant’ Egidio. Antonio era molto conosciuto per la sua bontà e disponibilità sia sul lavoro che nell’opera instancabile di volontariato. Lo ha ricordato nell’omelia il  sacerdote in una affollatissima chiesa di Santa Maria in Trastevere. Alle famiglie  Casagrande e Carnevali Ramaglia le più sentite condoglianze dalla Garbatella tutta

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I LAVORI sbloccati con fondi municipali

Riaperta la palestra della scuola media moscati

di anna BREDICE

Finalmente il 15 febbraio è stata riaperta la palestra della scuola media Moscati, in via Padre Semeria, alla Garbatella. E’ rimasta chiusa un anno a causa delle infiltrazioni dal tetto, con disagi notevoli per i ragazzi, i tantissimi studenti, circa seicento che frequentano l’istituto, i quali hanno dovuto svolgere l’ora di educazione fisica all’aperto, nel campo giochi attiguo donato dall’associazione intitolata all’artista Giaime Fiumanò.

Esattamente un anno fa le infiltrazioni avevano interdetto l’accesso alla grande palestra, e i ripetuti appelli al Comune di Roma per un intervento urgente non hanno trovato risposta immediata. E’ finito l’anno scolastico senza nessuna novità, e alla riapertura, a settembre, ancora la palestra era interdetta. E’ stato l’intervento della Giunta del Municipio, della Commissione scuola e dell’Ufficio tecnico a sbloccare l’impasse. “Non potevamo aspettare oltre – spiega l’assessore alla scuola del Municipio VIII Francesca Vitrugno – abbiamo autorizzato i lavori con i fondi a disposizione del Municipio, quelli chiesti al Comune, circa 400 mila euro per il rifacimento del tetto, non sono mai arrivati”.

Oltre ad essere una palestra molto grande e attrezzata per i 600 studenti, è da anni anche il luogo dove si svolgono il pomeriggio e la sera corsi di ballo, basket e pallavolo, rivolti agli adulti. Per gli studenti della Moscati da tempo sono previsti anche dei corsi pomeridiani di pallavolo, che durante la chiusura della palestra si sono svolti in quella del Liceo Socrate, a pochi metri dalla scuola media. Ma ora, per fortuna, i ragazzi possono frequentare la loro palestra senza dover uscire dall’Istituto.

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COL VENTO delle ultime settimane immondizia dappertutto

Strade e marciapiedi sempre più sporchi

di stefano BAIOCCHI

Scoramento. È il sentimento più diffuso tra gli abitanti del Municipio che ogni giorno sono costretti a degli autentici esercizi fisici per non incappare in cumuli d’immondizia e che di recente hanno dovuto ulteriormente alzare il livello di attenzione. Dall’Ostiense all’Eur, dall’Ardeatino alla Garbatella, il vento di questi giorni, che normalmente spazza l’aria non soltanto dal famigerato PM10 (particelle di particolato), ma che porta via umidità e altri effluvi nocivi rendendo tutto molto più nitido e salubre, stavolta non ha fatto altro che aggravare lo stato deprimente in cui versano marciapiedi e strade dei nostri quartieri. Non basta la raccolta della mondezza che funziona a singhiozzo (per usare un eufemismo), né la negligenza di molti cittadini poco inclini a separare organico da plastiche e vetro, né tantomeno gli abusivi, quelli che di notte ti scaricano davanti ai cassonetti cantine appena svuotate o stanze da letto intere.

Ebbene ora ci si è messo anche il grecale a disperdere ovunque detriti e materiali da discarica. Proprio il vento forte, oltre a danneggiare ancora una volta il patrimonio arboreo carente di manutenzione, ha parzialmente distrutto l’opera lignea a firma Luigi Gheno in Largo Angelo Fochetti all’incrocio tra la Circonvallazione Ostiense e via Cristoforo Colombo. L’opera fu costruita dallo scultore vicentino in occasione di Italia 90, i famigerati mondiali di calcio. È impressionante ciò che si vede anche in Piazzale 12 ottobre 1492 all’Ostiense, dove nelle adiacenze dei marciapiedi giacciono i materiali più disparati, di cui si ignora la provenienza e, soprattutto, non si comprende come siano potuti giungere fin lì. Parliamo di materassi, sedie da ufficio, stracci e vestiario. Se in città ormai siamo abituati a convivere con la sporcizia di qualsiasi tipo oltre a rami caduti e lasciati li da mesi, il colpo d’occhio peggiore si ha mentre si percorrono le consolari o le rampe che conducono al Raccordo Anulare e alle altre arterie cittadine, dove cumuli di rifiuti di ogni tipo fanno da contorno al bucolico panorama della periferia.

Cartacce, sacchi neri persi da chissà quale camion, contenitori di altri colori abbandonati dall’incivile di turno, bottiglie di plastica o di vetro. Il problema — che ogni giorno sembra aggravarsi – affligge Roma ormai da qualche anno e coinvolge tutti i quartieri della Capitale, da Ottavia a Ostia, dall’Aurelio al Prenestino e naturalmente anche il nostro Municipio. Nel frattempo da Ama fanno sapere che ammontano a circa 140 le tonnellate di rifiuti urbani consegnati dai cittadini nei municipi dispari di Roma nel corso del secondo appuntamento dell’anno con la campagna “Il tuo quartiere non è una discarica”. In ventisei siti (si tratta di diciannove ecostazioni allestite per l’occasione e di sette centri di raccolta fissi) è stato possibile raccogliere i normali rifiuti ingombranti quali ad esempio mobilio, sedie o materassi, i cosiddetti Raee (apparecchiature elettriche ed elettroniche, computer, televisori ecc.) e altri materiali particolari quali vernici, solventi e olii esausti. L’iniziativa tornerà domenica 17 marzo e coinvolgerà questa volta i municipi pari, quindi anche l’Ottavo.

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Grazie a Leroy Merlin aperta una nuova officina in Via ardeatina 930

Un laboratorio per il fai da te all’isola solidale

di Ilaria PROIETTI MERCURI

Uscire da un carcere non sempre vuol dire libertà, si esce dalla galera sì, ma non dalla condanna. Reintegrarsi nella società diventa una sfida ancora più difficile rispetto a quella del sopravvivere in una cella. Ma, per fortuna, c’è chi sostiene che ricominciare una nuova vita è possibile: sono i ragazzi dell’Isola Solidale. Una struttura che da anni ospita fino a 40 detenuti o ex carcerati, chi si trova agli arresti domiciliari, chi ha scontato la pena ma non ha più riferimenti familiari o una condizione economica sufficiente.

Perché abbiamo deciso di andare a conoscerli proprio ora? Perché hanno una novità da raccontarci, che può tornare utile a tutto il territorio. Ma prima vi parliamo un po’ di loro. Ad accoglierci all’ingresso, in via Ardeatina 930 prima del Raccordo anulare, c’è Sergio, direttore del centro. Fin da subito mentre spiega le varie attività e ci presenta i ragazzi, che indaffarati fanno avanti e indietro, gli si legge nello sguardo quanto ami questo lavoro. Eppure, i problemi non mancano: “È molto difficile reintegrarli, a volte ce la facciamo, ultimamente siamo riusciti a far ottenere lavoro ad uno di loro. Altre volte invece, dopo che hanno scontato ed escono da qui, ricominciano a fare quello che facevano prima.” Sergio poi ci fa strada per tutto il centro, dall’orto alla falegnameria e, passando per il pollaio, ci presenta anche le due oche da guardia, che però non ci accolgono con molta ospitalità… allora decidiamo di lasciarle ai loro schiamazzi e continuare il giro.

Qui ognuno ha il suo compito da svolgere, chi fa il cuoco, chi il falegname, chi si occupa degli animali e, se hanno bisogno, si supportano tra loro. Non manca nulla e, quando giungiamo al campetto da calcio, Sergio esclama ridendo: “ci manca solo la piscina!” Poi aggiunge: “scherzo per carità, poi non mi lavora più nessuno qui.” E a proposito di lavoro: è proprio qui la novità di cui volevamo parlarvi. Il 14 febbraio è stato inaugurato l’Emporio Fai Da Noi, promosso da Leroy Merlin, si tratta di uno spazio che pian piano sta prendendo forma con attrezzature varie, macchinari, utensili.

« E’un luogo di condivisione di materiale, dove le persone o le famiglie in difficoltà che necessitano di effettuare lavori di piccola manutenzione, ristrutturazioni o lavori di pittura possono utilizzare gratuitamente gli utensili necessari. “Rivendiamo il materiale che ci passa Leroy Merlin a prezzo di costo, così da rispettare l’accordo”, ci spiega Sergio. In Italia ci sono già altri centri che hanno aderito a questa iniziativa, ma a Roma sono proprio loro, i ragazzi dell’Isola Solidale, i primi a promuoverla. Noi vi consigliamo di farci un giro, con cautela però, che le oche sono pericolose!

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Viale L. da Vinci: ripristinata la viabilità originaria. Approvato il progetto del Municipio

Viale L. da Vinci: ripristinata la viabilità originaria.
Approvato il progetto del Municipio

di fabrizio FAGIANI

Sul tratto del viale Leonardo da Vinci, compreso tra via Giovannipoli e la piazza omonima, si tornerà finalmente alla viabilità a senso unico su ogni carreggiata.

Era una delle più pressanti richieste fatte dai cittadini del quartiere dopo che tutta l’area, dove sarebbe dovuto essere realizzato un contestato parcheggio sotterraneo previsto dal Piano Urbano Parcheggi, era stata riconsegnata al Comune. Infatti la viabilità, messa in atto in seguito alla rimozione del cantiere del parcheggio mai costruito, si è dimostrata assolutamente inadeguata alle caratteristiche della circolazione automobilistica di quel tratto di viale.

E i cittadini, con il comitato di quartiere “Insieme per San Paolo” e il comitato “No PUP indignati”, hanno con tenacia segnalato al Campidoglio gli incidenti che si susseguivano, soprattutto nell’incrocio con via Costantino, a causa del doppio senso di marcia nella carreggiata sinistra. Segnalazioni raccolte anche dalla Polizia Municipale dell’Ottavo gruppo, che ha pure inviato una nota al Dipartimento Mobilità del Comune per sollecitare il ripristino della viabilità originaria.

Ma dal Campidoglio non arrivava nessuna risposta e allora si è attivato il Municipio VIII. «Appena insediati» ha detto Michele Centorrino, assessore municipale alla mobilità «abbiamo raccolto le necessità dei cittadini che da tempo chiedevano il ripristino della viabilità a senso unico su entrambi i lati, la messa in sicurezza delle scuole e l’aumento dei parcheggi».

Cosi, constatato il ritardo del Comune, il Municipio ha preso l’iniziativa di proporre la realizzazione della risistemazione del viale secondo un progetto messo a punto dai suoi uffici. «Il nostro progetto» ha annunciato con soddisfazione l’assessore Centorrino «è stato vagliato e perfezionato dall’agenzia della mobilità, in collaborazione con l’assessorato capitolino, è stato firmato e con esso anche la necessaria determinazione dirigenziale del traffico è stata emessa. Quindi aspettiamo solo che il Comune inizi i lavori».

E allora che cosa prevede questa tanto attesa risistemazione? Prima di tutto il ripristino della vecchia viabilità, con il senso unico su ognuna delle due carreggiate, che saranno ristrette rispetto a quelle originarie con l’istituzione dei parcheggi a spina di pesce su entrambi i lati. Con questa nuova sistemazione si impedirà il parcheggio tra gli alberi del giardino spartitraffico del viale, che sarà ristrutturato con un intervento successivo. Il restringimento delle carreggiate consentirà il transito di una sola autovettura e quindi si eviterà il fenomeno della irregolare sosta in doppia fila.

Poi è stata prestata massima attenzione alla sicurezza degli attraversamenti pedonali in prossimità degli ingressi della scuola primaria Principe di Piemonte e della scuola dell’infanzia Leonardo da Vinci. Per un tratto del viale verrà per questo istituito un limite di velocità di 30 chilometri orari e saranno realizzate strisce a rilievo sulla carreggiata per provocare il rallentamento dei veicoli. Non sarà possibile realizzare attraversamenti pedonali rialzati, come previsto nel progetto del Municipio, perché il viale Leonardo da Vinci fa parte della viabilità principale.

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Davanti ai negozi di San Paolo

Nuovi contenitori colorati per la differenziata

di Giorgio Guidoni

Le strade di San Paolo si sono colorate. Ma non per i disegni sulle saracinesche dei negozi, né per i coriandoli del Carnevale. Di fronte ai principali esercizi commerciali sono comparsi i nuovi secchi per la raccolta differenziata dei rifiuti. Questi contenitori presentano un coperchio variamente colorato, a seconda del tipo di rifiuto da smaltire.

Colori che seguono una normativa recepita in tutta Italia. Così, da Tignes a Petralia Sottana, dalle Alpi giù per tutti gli Appennini, riconoscerete immediatamente dentro quale secchio gettare il vostro scarto. Ma quali colori sono usati per la nuova raccolta?

Cambiano leggermente rispetto a quelli già noti, ma andiamo ad analizzarli uno ad uno. C’è il grigio, colore neutro e anonimo per i rifiuti indifferenziati. Il verde, colore dei prati e della natura, per il vetro. Il giallo, allegro e fantasioso, per la plastica e il metallo. Il blu, dipinto di blu, felice di stare lassù, per la carta, cartone e cartoncino. Il marrone, colore della terra, per gli scarti alimentari e i rifiuti organici.

Questi nuovi contenitori utilizzeranno un processore elettronico che traccerà la quantità di materiali
smaltiti da ogni singola utenza. L’assalto tecnologico che ha rivoluzionato le nostre vite è giunto quindi anche alla “monnezza”.
Per l’esposizione dei contenitori, che dovranno essere rimossi appena svuotati, ci sarà anche un calendario specifico, con giorni e orari. Presto la nuova modalità coinvolgerà anche le utenze residenziali; ma ci sono forti dubbi sulla raccolta PAP (porta a porta), per via della difficoltà oggettiva a far rispettare i turni di raccolta, come già purtroppo sperimentato nei Municipi VI e X.

Le nostre strade torneranno pulite e profumate? I gabbiani torneranno a bazzicare i pescherecci in mare e non più le buste con i rifiuti incautamente lasciati in terra? È ancora troppo presto per dirlo. Un dato di fatto è che maggiore è il livello di raccolta differenziata maggiore è il risparmio dei cittadini, anche in termini di impatto ambientale. E sarà bello poter rivedere le piazzette e le stradine della Garbatella libere dai malandati cassonetti di vecchia generazione.

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c’è una domus romana tra la stazione ostiense e eataly. rendiamola visitabile ai cittadini

Cinque anni fa rivolsi un appello all’ VIII Municipio, a Eataly, alla Rete Ferroviaria Italiana ed alla Soprintendenza Archeologica
di Roma per rendere di nuovo fruibile l’accesso ai resti di un muraglione di una residenza romana con ben sette absidi, ritrovata durante gli scavi degli anni Novanta per la costruzione del sottopasso, che faceva accedere dalla Stazione Ostiense all’allora Terminal Ostiense.

Si tratta probabilmente solo di una piccola parte di una residenza denominata Horti Serviliani, come ha ipotizzato la dottoressa Barbara Roggio, che è stata la prima a cercare di ricomporre il puzzle di tutte le testimonianze esistenti. Secondo lei Ostiense e
Garbatella non erano solo territori fuori della città desolati e utilizzati solo per le sepolture.

Questi resti archeologici per motivi di igiene e sicurezza non sono più accessibili dalla parte dei sottopassaggi della stazione ferroviaria Ostiense che collegavano il binario 8 con il binario 15 ed il Terminal Ostiense, in quanto gli accessi sono stati completamente tombati.

La chiusura di quei sottopassi fu dettata dalla necessità di impedire, che continuassero ad essere solo degli immensi dormitori con evidenti criticità sanitarie. Occorre però ricordare che il contratto di compravendita del 2006 tra la Rete Ferroviaria Italiana e la Geal srl, attuale proprietaria del Terminal, prevedeva la riattivazione del sottopasso ed anche altre servitù di stazione.

Ora nessuno, neanche noi abbiamo interesse alla riapertura di tutto quel sottopassaggio, anche perché le criticità in termini di sicurezza e sanitarie, potrebbero ripresentarsi. Crediamo però che con buona volontà sarebbe ancora possibile l’accesso dal piano inferiore del fabbricato del Terminal, che ora ospita Eataly, all’ambiente sotterraneo dove sono conservati i reperti archeologici e le absidi per consentirne la visione e la visita.

Questo anzi sarebbe un ulteriore motivo di richiamo verso Eataly per romani e turisti italiani e non. Basta ricordare il grande effetto di immagine e l’appeal che ha avuto la presenza di reperti archeologici all’apertura della sede della Rinascente in via del Tritone. In noi, che come associazione abbiamo avuto la possibilità e l’onore nel 2001 di renderla per un solo giorno visitabile, è rimasto impresso il ricordo dell’iscrizione del Prefetto Settimio Mnasea, che amava come noi il posto dove viveva al punto che aveva contribuito, a proprie spese, al restauro ed abbellimento di un edificio nelle vicinanze.

Sensibilizziamo quindi chi di dovere a rendere di nuovo fruibili a tutti queste importanti testimonianze di come era il nostro territorio tanti secoli fa. Speriamo che questo nuovo appello trovi riscontro.
Fulvio De Pascale
per Associazione Insieme per Ostiense

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PER I FESTEGGIAMENTI del 99° compleanno del Quartiere

In migliaia a Piazza Sauli col Muro del Canto

di Claudio D’AGUANNO

“C’è chi fa Sanremo e chi fa X Factor, noi facciamo la Garbatella”.

Con queste parole Alessandro Pieravanti, batterista e voce narrante del gruppo del Muro del Canto, ha aperto in piazza Sauli il concerto per la festa dei 99 anni del quartiere.

E’ domenica 24 sul calendario, febbraio pieno, eppure a scaldare la folla che trabocca tra il palco e la cancellata della Cesare Battisti c’è il miglior sole d’una straordinaria invernata romana.

E sono almeno cinquemila, ma anche di più, le persone di ogni età come di diversa memoria folk-rockettara, venute dai sette angoli della città a cantare, assieme a Daniele Coccia e gli altri, i versi dei loro lavori più conosciuti o a saltare sul posto seguendo le note nuove de “L’Amore Mio Non More”. Questo infatti il titolo dell’ultimo disco firmato dal gruppo romano che pare calzare a pennello come dedica, la più appropriata e tenera, al compleanno d’una borgata giardino battezzata Concordia nel 1920 ma cresciuta ribelle e forte col nome di Garbatella.

Prima delle canzoni sono state comunque le parole del presidente Amedeo Ciaccheri a ricordare la qualità sociale del “secolo breve” di queste parti, rivendicando la cultura dell’accoglienza, le virtù dell’antifascismo e del rifiuto del razzismo, cresciute nei lotti e coltivate di generazione in generazione.

Col saluto a Riace è poi partito il tour sonoro che in oltre due ore e mezza ha offerto il meglio della produzione artistica firmata Muro del Canto. Ouverture d’obbligo per Reggime er Gioco, prima traccia del nuovo disco, racconto d’una Roma zingara e smarrita dove però c’è sempre spazio per un’altra chance, per un’altra occasione di riscossa: “Reggime er gioco ancora / Come è stato tanti anni fa —invoca la voce del gruppo- Che a noi nun ce mettono in riga…”

Pasolini e Lando Fiorini, Gadda e Gabriella Ferri, Giuseppe Gioacchino Belli e Ennio Morricone, forse Remo Remotti o Victor Cavallo: non sono certo i riferimenti letterari alti, come pure i rimandi alla musica più di consumo, a fare difetto in pezzi come Novecento o come il recitato Roma Maledetta, come Cella 33 o L’Anima de li Mejo, irriverente e beffarda dichiarazione d’amore e sfida alla “commare secca” ovvero alla vita che della morte è complice e rivale.

La periferia e la fame che te fa “pija’ d’aceto”, l’infanzia e il carcere, il tradimento, gli amori, la morte ancora e soprattutto il tempo che scorre, sono i temi che, una canzone dietro l’altra, giocano con le sonorità più diverse, alternando nei respiri della fisarmonica o nei passaggi al piano come nel ritmo delle percussioni, l’aria d’Irlanda al western, il rock ruvido al vigore gitano. E di ogni cosa il dialetto romanesco, sempre curato e mai banale, lingua meticcia e ormai universale, è sintesi d’espressione e garanzia di qualità.

Garbatella, la sua gente e la fresca giovinezza dei suoi anni, non poteva trovare cantori più appropriati. E il coro generale che nel finale accompagna le note de La Vita è Una -ultimo pezzo reclamato nei bis finali- vale appunto come una dichiarazione d’affetto per i suoi figli ovvero di risposta, ferma e serena, urlata in faccia ai profeti delle passioni tristi o a chi nel rancore trascina i suoi giorni.

“Tu ridi sogni e questa vita te la bevi / tutta de un sorso senza manco ripijà fiato…

Quasi nun senti come passeno quest’anni… e te ricordi solo chi te vole bene / la vita è una c’hai ragione e nun conviene / campa’ cor sangue amaro pe ste quattro iene…”

E così, ridendo d’amore, con le luci del tramonto che spengono le candeline sulla torta, sale ancora l’ultimo grido d’uno straordinario compleanno: lunga vita a Garbatella!

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COL NUOVO BANDO IN PERICOLO LA STORICA GESTIONE DELLA PISCINA DI VI A G . IMPERATORE

“La lazio nuoto non si tocca!”
sit in dei biancocelesti sotto il campidoglio


di Gianni RIVOLTA

continua la protesta della S.S. Lazio Nuoto contro la decisione del Comune di mettere a bando, a concessione scaduta, la gestione della piscina di via Giustiniano Imperatore.

Dopo l’incontro-scontro, organizzato dal Municipio nell’aula di via Benedetto Croce con l’assessore Daniele Frongia e il presidente della Commissione sport Angelo Diario, i biancocelesti sabato 28 hanno lanciato le loro grida fin sotto le finestre del Campidoglio.

Qualche centinaio di ragazzi, genitori, istruttori e vecchie glorie, infatti, si sono sgolati all’inverosimile dando fiato a trombe, fischietti e megafono.

Un bandierone della Lazio, striscioni biancocelesti e magliette stampate per l’occasione non lasciavano dubbi ai passanti curiosi, che affollavano, come ogni fine settimana, la storica piazza. “ I cittadini della Garbatella non rinunciano alla Lazio””L’offerta economica al rialzo, capacità di gestione al ribasso”” La S.S. Lazio Nuoto non si tocca”.

Queste le frasi che sintetizzano la protesta. Al megafono si sono alternati i dirigenti della società sportiva biancoceleste: “Auspichiamo delle modifiche concrete al bando di gara – ha detto Massimo Moroli, presidente della sezione Nuoto- innanzitutto perché su 11 parametri, descritti nel nuovo Regolamento degli  impianti sportivi di Roma Capitale, nel bando pubblico se ne tengono in considerazione solo 3 e poi perché assegnando 30 punti su 100 all’offerta economica si favoriscono le società più ricche a scapito di quelle storiche, come noi che abbiamo più esperienza tecnica e gestionale. Insomma si favorisce una impostazione privatistica e commerciale e poi che fine faranno i 45 operatori della piscina?”.

Ma ci sono state voci ancora più spinte nell’attesa che si consegnassero al protocollo del Comune di Roma le 1.400 firme raccolte dalla società sportiva contro la decisione del Campidoglio : “ Quando stasera andremo allo stadio per il derby di calcio Lazio-Roma abbiamo il coro pronto – Frongia vai a casa!” e ancora “ E’ una vergogna! A Roma ci sono decine di impianti con la concessione scaduta e il primo bando riguarda proprio noi che abbiamo 120 anni di storia nella pallanuoto e nei vari sport abbiamo vinto più di 250 titoli assoluti in Italia”.

In piazza c’era tutta la dirigenza della Polisportiva: dal presidente Antonio Buccioni al vice Federico Eichberg, ma anche tanti rappresentanti politici dell’opposizione tra cui la consigliera capitolina Valeria Baglio del Pd e i consiglieri regionali Eugenio Patanè e Marta Leonori. Non mancavano i rappresentanti dell’VIII Municipio da quelli della maggioranza di centrosinistra come Fabio Cantoni e Fabiana Bernabei a Simone Foglio di Forza Italia in rappresentanza  dell’opposizione.

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Screening della salute in Municipio VIII

L’ Assessorato alle Politiche sociali, assieme alla Asl Rm2, organizza la presentazione del progetto di promozione della salute e sugli screening citologici in Municipio VIII.

Martedi 12 Marzo 2019 dalle ore 16,00 presso la Sala Consiliare del Municipio VIII in Via Benedetto Croce, 50.

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Sconcerto tra i cittadini della Garbatella sul futuro del nosocomio

Ospedale Cto: rilancio, o inarrestabile declino?

di Sandra Girolami

Il vecchio ospedale ortopedico di via San Nemesio è divorato dall’osteoporosi? Sembra proprio di si,  visto il progressivo rosicchiamento dei posti letto e il declassamento del Pronto Soccorso. E’ incredibile, ma i circa 160 mila cittadini che abitano nell’VIII Municipio, pur avendo un nosocomio a due passi da casa, quando si rivolgono al pronto soccorso del Cto per emergenze diverse da ferite, fratture od ossa rotte vengono dirottati al San Giovanni, al San Camillo o al Sant’Eugenio. Inutile dire che, a volte, la vita della gente è legata a un filo e mezz’ora di tempo può anche essere fatale. Eppure un cartello ben visibile all’esterno indica proprio “Pronto Soccorso”, con tanto di rampa dedicata per accedervi. In realtà si tratta solo di un punto di primo intervento, tant’è vero che le ambulanze non ci arrivano più da diverso tempo. Manca tuttavia un’adeguata informazione ai cittadini, molti dei quali continuano a recarsi al Cto anche per problemi gravi non ortopedici, che richiedono un servizio di primo livello, senza naturalmente poter ricevere assistenza.

Ma questa non è la sola questione  che affligge la popolazione, angustiata nel vedere svuotato quel bellissimo impianto, che tutt’oggi ammiriamo e che ricorda la sperimentazione finlandese del sanatorio di Paimio, progettato dai coniugi Alvar  e Aino Aalto negli anni Trenta. La sua costruzione fu un’opera poderosa durata quattro anni e fu il primo nosocomio non strutturato in padiglioni separati, bensì composto da reparti tutti comunicanti  tra loro.  Nato come ospedale ortopedico e inaugurato nel giugno del 1957 alla presenza del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi,  il Cto si era arricchito negli anni di altre specialità: urologia, neurologia, oculistica, cardiologia, rianimazione, tutte di ottimo livello. Oggi non c’è più nulla di tutto questo. Per giunta le divisioni di ortopedia si sono ridotte da quattro a due, di cui una week: chiude il venerdì e riapre il lunedì successivo. I posti letto sono passati da circa 430 a 100 e la lista di attesa per un’operazione all’anca, quando va bene, supera i sei mesi; la rianimazione, che aveva dodici posti letto, ora ne ha 6 solo di post acuzie.

E non è finita qui: il reparto di Unità spinale per i medullolesi (fratture alla colonna vertebrale), fiore all’occhiello dell’Ospedale Traumatologico della Garbatella, quando aprì i battenti sotto la direzione del manager prematuramente scomparso Andrea Alesini aveva 38 posti letto, ora ne sono rimasti solo 16, esclusivamente per la riabilitazione. Ferma anche la Gamma Unit, l’apparecchio in grado di bombardare i tumori cerebrali. E’ funzionante, ma non utilizzata perchè le eliambulanze non vi atterrano più, l’elisuperfice costata quattrocento milioni nel 1992  e realizzata dalla Asl per il decollo e l’atterraggio degli elicotteri per i ricoveri di emergenza: un’area  di 35 metri quadrati per 50, con un gruppo elettrogeno in grado di garantire il suo funzionamento anche di notte in assenza di alimentazione di rete.

Intanto, dal dicembre 2013 il Cto ospita una Filiale del Centro Protesi di Vigorso di Budrio realizzata dall’Inail per rispondere alla domanda di prestazioni sanitarie protesiche e per garantire una maggiore diffusione del servizio sul territorio nazionale. Autorizzata dalla Regione Lazio, eroga prestazioni protesico-riabilitative in regime residenziale, semiresidenziale non ospedaliero e  ambulatoriale.  La Filiale, che  si avvale di personale altamente specializzato e di attrezzature e tecnologie all’avanguardia, realizza e fornisce protesi personalizzate, eroga il training riabilitativo per un migliore utilizzo dei presidi  insieme a trattamenti di rieducazione funzionale per infortunati sul lavoro nel periodo di inabilità temporanea assoluta. Dal settembre 2015 la struttura include il Punto di assistenza, che fornisce a infortunati sul lavoro e tecnopatici dispositivi e ausili personalizzati per la cura e l’igiene personale, la mobilità, la comunicazione e gli adattamenti della casa. 

Ma i cittadini continuano ad interrogarsi su quale sarà la fine della storia, che ne sarà dei reparti chiusi e del Pronto Soccorso. Oggi che, grazie alle politiche della Regione Lazio e alla lotta agli sprechi, il deficit  sanitario sembrerebbe  rientrato, la speranza è che si cominci di nuovo a ragionare sul futuro del Cto e che non sembri  una semplice utopia pensare a un  rilancio di questa storica struttura, che può tornare ad essere  un punto di riferimento vitale  per un grosso bacino di utenza, sia a livello locale  che per tutto il  Centro sud. Noi vogliamo avere l’ardire, quanto meno, di  sollecitare questa riflessione.

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Ancora vandali a via Valignano alla Garbatella

È da oggi a terra l’indicazione stradale per via Alessandro Valignano.  Palo divelto ed abbandonato nel terrapieno, targa marmorea distrutta a mostrare, questa volta, non più un luogo ma un senso di degrado e di incuria.

Forse un atto vandalico?

Ciò che è certo è che ancora una volta, alla distanza di pochi giorni, si assiste alla distruzione del bene e della memoria pubblica. In questo caso, di una certosina opera di toponomastica con valenza storica ed urbanistica (f.v.). 

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Gabriele Anastasi detto Lele

Il sogno

di (Gabriele) Lele Anastasi

Questo racconto nasce una sera, in macchina con alcuni amici colleghi, durante un tour di Zarrillo in Sicilia. Oggi, a distanza di oltre 10 anni, eccolo a presentarlo.

Un racconto apparentemente leggero, in cui la sofferenza d’amore è palpabile. In cui il desiderio e la passione per le donne è irrefrenabile. Il sentimento vero e la delusione d’amore spariscono volutamente per oltre 100 pagine per poi riemergere, prepotenti, nel finale, così forti da spazzare via tutto il resto. Persino la morte!

AUTORE

Gabriele Anastasi, ma per tutti Lele. Classe 1963. Nasce alla Garbatella. Musicista, da sempre. Ha collaborato con innumerevoli artisti. Tra i primi, Antonello Venditti, Gianni Morandi, Umberto Tozzi, Michele Zarrillo, Phil Collins, Craig David e tanti altri. Oltre a fare e a scrivere musica, scrive racconti da sempre. Si emoziona nel leggere storie che rispecchiano la sua vita.

Ama l’amore ed essere innamorato.  Adora il genere femminile quale dimostrazione più concreta dell’esistenza di Dio, semmai un Dio ci fosse.

Con i suoi racconti, spesso autobiografici, cerca di dare corpo alle innumerevoli situazioni che ha vissuto in giro per il mondo e di dare un finale a storie della sua vita rimaste irrisolte.

Il sogno di Lele Anastasi
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Festeggiato l’8 marzo al Centro anziani Ostiense

 

di Stefano Baiocchi

È stato un pomeriggio di festa quello dell’otto marzo al Centro Anziani Ostiense. Non poteva esserci migliore occasione, per inaugurare la piccola biblioteca, che la Giornata Internazionale della Donna per ricordare le tante protagoniste nel mondo attraverso i racconti e le recite di tre giovanissime studentesse dell’Istituto Macinghi Strozzi, sostenute dall’insegnante Federica Novelli.

Moltissima gente, superiore alle attese, perché non c’era soltanto il nutrito gruppo di anziani che solitamente frequenta il Centro, ma si sono visti anche tanti volti giovani.

Ester Semeraro, Giordana Garau e Nour Ferjani ci hanno deliziato e fatto riflettere con racconti e poesie di moltissime donne che hanno contribuito con la loro lotta e la loro dignità, al progresso e allo sviluppo della società in ogni angolo del mondo.

Così le loro narrazioni si sono intrecciate con le parole di Frida Kahlo, Alda Merini, Rosa Parks, Eva Gore-Booth, ma anche con quelle dell’attivista statunitense Rachel Corrie il cui coraggio finì in Palestina schiacciato da un bulldozer dell’esercito israeliano.

Non poteva mancare il ricordo della giornalista russa Anna Politkovskaja (L’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede), dell’attivista curda Avesta Harun, della sociologa brasiliana Marielle Franco, uccisa per la sua lotta a fianco degli abitanti delle favelas di Rio De Janeiro, e infine della Partigiana Carla Capponi, medaglia d’oro al valor militare.

L’Assessora alle Politiche Sociali Alessandra Aluigi e il Presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri hanno infine portato il saluto delle istituzioni.  

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I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
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