Premio Fantasia a Moby Dick. Al centro la famiglia
di Ilaria Proietti Mercuri
Un evento racchiuso in una sola giornata, ma con tanta
ambizione: sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della famiglia.
Questo l’obiettivo dell’associazione Il Tempo Ritrovato, che anche quest’anno
ha organizzato il Premio Fantasia della Garbatella, svolto il 20 Novembre
presso la biblioteca culturale Moby Dick. Una data non casuale. Il 20 Novembre
del 1989 infatti, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvava la
Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. E, proprio a
trent’anni dal trattato, Mirella Arcidiacono fondatrice del Tempo Ritrovato
vuole sottolineare l’importanza della famiglia per una sana crescita sociale
nell’evolversi dei tempi. Una famiglia che, come ha spiegato la psicologa e
psicoterapeuta Giulia Giannone durante l’evento, non si riferisce più solamente
a quella “tradizionale” che prevede una chiara distinzione di ruoli tra donne e
uomini. Da tempo infatti si sono affermate anche le “nuove famiglie”,
omogenitoriali, coppie di fatto e monoparentali. “Per la mia esperienza
lavorativa”, ha spiegato Giannone, “non c’è un nucleo familiare migliore di un
altro. Ho visto coppie di genitori omogenitoriali molto presenti ed amorevoli
con i propri figli tanto quanto coppie eterosessuali. Credo che la differenza
sia nella consapevolezza e nella scelta sentita di diventare genitori, non
perché va fatto.”
Presenti poi all’evento anche l’assessora alle politiche
educative Francesca Vetrugno e l’attrice Rossana Di Lorenzo, entrambe
incaricate di consegnare i premi.
Chi sono stati quest’anno i premiati? Si è partiti con il
regista Luca Arcidiacono, per il suo corto Aggrappati a me. Girato tra i vicoli
della Garbatella ha come protagonista Alice, una bambina di 8 anni affetta
dalla sindrome di down. Con il suo corto Luca, attraverso gli occhi della
bambina ha voluto mostrare un nuovo mondo distante e diverso dal nostro:
riuscendo così ad abbattere il muro dei pregiudizi e dell’ignoranza nei
confronti della diversità.
Altro premio è spettato a Fabio Gui della comunità di
Sant’Egidio, per aver creato La scuola della Pace. Centri gratuiti che hanno
come obiettivo integrare i bambini più a rischio: dall’emarginazione sociale,
dall’analfabetismo, dal lavoro precoce o dall’abbandono della famiglia. Un
lavoro non facile quello di imparare a vivere insieme, ma che rappresenta la
prima arma contro il razzismo.
La Garbatella ha poi voluto premiare Paola De Benedectis, per
aver organizzato la mostra di foto antiche chiamata “Il profumo della storia”.
Scatti che catturano le vicende di Garbatella e Tormarancio, creando così un
racconto che permette di gettare un occhio alla storia di questi due quartieri.
Premiata anche Alessandra Lorenzetti, per aver donato una targa
in memoria del pittore Carlo Acciari. Scomparso recentemente, Acciari è
cresciuto alla Garbatella dove è conosciuto per i suoi dipinti. Per anni ha
infatti ritratto scene del quartiere sottolineando l’umanità dei luoghi
attraverso lo stile impressionista.
Interessante poi il riconoscimento a Fabrizio Franceschelli,
della trasmissione Chi L’ha visto, premiato per la ricerca sull’eccidio delle
Donne del Ponte di Ferro, secondo cui nel 1944 dieci donne furono uccise dopo
essere state sorprese dai soldati tedeschi a rubare il pane e la farina.
Per concludere, un premio anche a Santina Gallinari Leonzi,
Presidente Nazionale e fondatrice del Movimento Italiano Casalinghe dal 1982.
Autrice di numerose pubblicazioni sulla condizione femminile, decise di fondare
questo movimento per spronare le donne versol’emancipazione.
Insomma, grazie al Premio Fantasia della
Garbatella si è potuto ricordare ciò che ogni giorno tra i mille impegni,
dimentichiamo un po’ tutti: l’importanza della famiglia, la prima cellula
essenziale della società umana.
Nasce l’Assoimprese di Garbatella.Il 27 novembre, infatti,
dopo mesi di discussioni, confronti e proposte, è stata fondata un’organizzazione che riunisce diversi settori
dell’imprenditoria e che coinvolge commercianti, artigiani e imprese di servizi
raggruppando quindi ristoratori e baristi, parrucchieri, ma anche gommisti,
cartolai e meccanici e altre numerose realtà presenti sul territorio.
L’idea è nata dopo il progetto presentato dalla CNA al
Palladium il 1° giugno scorso, che ha portato a novembre alla presentazione di
un lavoro svolto di concerto con il Municipio Roma VIII e con il contributo la
Camera di Commercio, lavoro culminato con un prontuario sui comportamenti
virtuosi da adottare e di una cartina di Garbatella in cui sono contrassegnati
i luoghi di maggior interesse.
Tra i vari punti dello Statuto dell’Associazione legata
fortemente da una sinergia tra gli iscritti, troviamo il miglioramento delle
condizioni di vita del territorio, la determinazione nell’organizzare iniziative
di solidarietà e d’inclusione, l’unione delle varie anime del quartiere e il
decoro dello stesso. A tale proposito, considerando la presenza di sporcizia
sulle strade e sui marciapiedi, ogni aderente s’impegna a fondo nella pulizia
dello spazio antistante alla propria bottega; in quest’ambito assume una
particolare rilevanza anche il cosiddetto “Obiettivo cicche zero”, ovverosia la
raccolta dei mozziconi di sigaretta in appositi posacenere collocati sui
marciapiedi delle arterie principali, a disposizione dei fumatori più
distratti.
La prima prova in cui l’Associazione si sta cimentando in
questi giorni, è l’installazione di luminarie per le festività, un modo per
uniformare gli abbellimenti e le decorazioni del periodo natalizio nelle strade
e nelle piazze. Questa iniziativa ha visto per il momento l’adesione di
moltissimi esercenti, l’ambizione è raccoglierne 180.
Tra le molte iniziative legate al centenario, in cantiere c’è
la creazione delle bandiere con il logo del centenario, l’idea di istituire dei
parcheggi convenzionati nelle numerose autorimesse per chi verrà a visitare il
quartiere durante i festeggiamenti e l’intenzione di installare sui marciapiedi
dei pannelli espositivi con le foto delle famiglie o dei propri cari che hanno
abitato la Garbatella, coinvolgendo quindi una larghissima fetta della
cittadinanza. Su questo fronte c’è anche il desiderio di creare – in luoghi
strategici – quattro pedane con stand informativi e un palcoscenico che
ospiterà esibizioni di teatro, danza e concerti musicali. L’idea è anche quella
di chiamare in causa – nei mesi di maggio e giugno – le scuole che sono alle
prese con i saggi di fine anno.
Molto interessante è anche il progetto di una sfilata in costume, accompagnata
da una banda musicale, per le strade del quartiere dove la moda sarà assoluta
protagonista dal 1920 ai giorni nostri.
I dodici soci fondatori dell’Associazione Imprese
Garbatella, che hanno eletto Presidente Alessandra Di Gregorio, giovane libraia
di circonvallazione Ostiense e già attiva nella CNA, si sono prefissati il raggiungimento
di 200 soci, un traguardo ambizioso, ma non particolarmente arduo da
raggiungere.
Scatti d’epoca e polaroid in
mostra nei lotti 24 e 29
Guardando alcune vecchie foto sembra di esser tornati così tanto
indietro nel tempo, poi ti soffermi su quelle più recenti, e noti come siano
cambiati volti e nomi ma lo spirito, quello di Garbatella, rimane sempre lo
stesso. Di cosa stiamo parlando? Della mostra fotografica esposta alla Garbatella
dal 5 al 20 dicembre con scatti d’epoca ma anche contemporanei. Scoprire
vecchie storie del quartiere, emozionarsi nel vedere da quanto quei negozi
sulla Circonvallazione fanno parte di noi, attimi racchiusi in quasi cento anni
di storia di questa borgata. La mostra si può trovare dislocata nei lotti storici 24 e 29 e presso Via san Lorenzo da Brindisi, 10b, dal lunedì al venerdì ore
11-13 e 15-18.
Dietro a questo lavoro ci sono la storica dell’arte Sara
Alberani, con la direzione artistica di Francesco Zizola e la collaborazione di
Gianni Rivolta, Claudio D’Aguanno e Francesca Romana Stabile. Non manca poi la
parte video, creata con la collaborazione del Municipio VIII e con contenuti
inediti del regista italo-egiziano Mohamed Hossameldin e dalla giovane
videomaker Claudia De Nicolò, entrambi cresciuti alla Garbatella.
Ma non finisce qui: il 14 e 15 dicembre sono previste anche le
visite guidate virtuali dei lotti con le voci dei residenti. Un paio di cuffie
basteranno per rendere presenti tante storie passate. Anche qui l’appuntamento
sarò in Via San Lorenzo da Brindisi 10b o alle 11:30 o alle 15:00.
Insomma, un lavoro fatto di ricordi che vi sedurrà dal primo
all’ultimo scatto.
In via Alessandro Severo si
riaprono i cancelli dell’ex deposito Atac che diventa “San Paolo District”. Quasi un anno fa l’Atac aveva approvato il
progetto di rigenerazione urbana
temporanea di tre depositi dismessi proposto dalla società Urban Value.
E così, nel corso dei mesi, hanno avuto nuova vita prima l’ex deposito Vittoria
trasformato in Prati Bus District e poi
l’ex rimessa Tuscolana che adesso si chiama Ragusa Off. Per ultimo è arrivato
il turno dell’ex deposito San Paolo.
Il nastro l’hanno tagliato la
sindaca Virginia Raggi insieme al presidente del Municipio VIII Amedeo
Ciaccheri.
La storica struttura, costruita alla
fine degli anni venti del secolo scorso, dopo tanti anni di abbandono è
diventata quindi uno spazio per eventi aperto ai cittadini del quartiere.
Per le sue caratteristiche
architettoniche e per la sua posizione San Paolo District ospiterà in modo prevalente mercati di diversa tipologia. Enogastronomia e
artigianato soprattutto.
“Con questo progetto si conclude
un’importante operazione di riqualificazione urbana” ha detto la sindaca Raggi
“che ha consentito il recupero del terzo deposito Atac dismesso, dopo quelli di
piazza Bainsizza e piazza Ragusa, trasformati in spazi per iniziative sociali,
culturali, imprenditoriali, che hanno già ospitato oltre trecentomila
cittadini”.
E i tanti cittadini presenti
all’inaugurazione di San Paolo District hanno trovato un grande “Farmer’s
Market” di produttori agricoli a chilometro zero, che sarà aperto tutti i
sabato e domenica, arricchito da uno spazio ristoro dove gustare i prodotti
degli espositori. Oltre al mercato
contadino, negli 8.000 metri quadrati della struttura saranno organizzati
eventi per la promozione dell’agroalimentare italiano e dell’artigianato e
l’abbigliamento made in Italy.
“La rigenerazione urbana del
patrimonio” ha commentato il presidente Ciaccheri “è un processo che va
costruito quotidianamente con l’impegno di tutte le istituzioni e il supporto
delle cittadine e dei cittadini. A San Paolo l’ex deposito Atac testimonia come
sia possibile recuperare uno spazio urbano in disuso, trasformandolo in un’
occasione per il quartiere e la città. Come Municipio abbiamo sostenuto la
realizzazione di questo spazio dedicato
alla promozione dei prodotti agricoli tipici e locali che vivrà nei fine
settimana all’interno degli immensi padiglioni. Un utilizzo temporaneo che può
diventare l’occasione per aprire un progetto complessivo di rigenerazione
pubblica dell’ex deposito Atac per il futuro”.
Ogni martedì l’Ape della Cooperativa Garibaldi si reca presso la sede del Municipio Roma VIII per la vendita dei prodotti coltivati e raccolti dai ragazzi lavoratori della Garibaldi. La Cooperativa, che ha sede all’interno dell’Istituto Tecnico Agrario di via di Vigna Murata, dal 2010 è divenuta la sede sperimentale di nuovi percorsi di abilitazione e avviamento al lavoro; il luogo in cui per la prima volta anche giovani adulti con Autismo con bisogno di supporto intensivo si affacciano al mondo del lavoro, e lo fanno con un successo inaspettato.
E’ proprio il caso di dire: “dal produttore al consumatore” e ragazzi sono i soggetti principali che rivestono il ruolo di coltivatori e venditori. Questo avviene anche grazie alla sensibilità e la disponibilità del Municipio VIII. (G.P.)
“C’è chi i libri li brucia e chi vuole farne
mattoni per costruire una città più giusta.” Con queste parole il mini sindaco
Amedeo Ciaccheri, proprio qualche giorno fa, ha annunciato l’arrivo di nuove
biblioteche nei quartieri di Montagnola e San Paolo.
A tre anni
dall’inaugurazione del centro culturale Moby Dick, si è concluso un importante
accordo con Biblioteche di Roma, che permetterà l’arrivo di altri due poli
bibliotecari nel nostro Municipio. Per metà Dicembre 2019 infatti si attiverà
un centro culturale a Montagnola, utilizzando l’auditorium situato nella sede
di via Benedetto Croce 50. Ma questo è solo il primo passo verso un Municipio ricco
di cultura. D’altronde le cose o si fanno bene o non si fanno proprio. Il
progetto infatti si allargherà anche a San Paolo, nello stesso complesso
immobiliare che ospita la piscina della SS Lazio Nuoto. Proprio qui oltre 500
mq di immobili recuperati in Via Costantino si aggiungeranno alla struttura di
Montagnola. Un’ultima ma non meno importante novità: proprio nell’area di San Paolo
sarà compreso anche uno spazio di lettura per i più piccoli. Cosa non da poco
per chi vive nell’era di tablet e telefonini, dove aprire l’immaginazione dei nostri
bambini è sempre più difficile, ma a volte basta un bel libro.
Insomma, un passo fondamentale per i cittadini, raggiunto
grazie anche all’ex Assessore Claudio Marotta, al Vicesindaco di Roma Luca
Bergamo e al Presidente di Biblioteche di Roma Paolo Fallai. L’obiettivo è
concludere i lavori entro il 2020.
Sarà
affidato al Teatro dell’Operail centro culturale ex Mafai
di Giuliano Marotta
Sarà il Teatro dell’Opera
a gestire il futuro centro culturale di Tor Marancia, lo ha deciso il Comune di
Roma. I finanziamenti per la costruzione dell’edificio ammontano a circa 5,5
milioni di euro e provengono da una parte degli oneri di costruzione del palazzo
di vetro di Piazza dei Navigatori e dell’albergo bianco il cosidetto “bidet” di
San Paolo. Inizialmente i soldi erano stanziati per la riqualificazione
dell’edificio a via di Grotta Perfetta 309, poiché il progetto ha ricevuto più
voti rispetto a quello di Tor Marancia nel concorso online #RomaDecide. Ma non
si è potuto procedere poiché parte dello stabile è ancora abitato da
famiglie in attesa della realizzazione
di un progetto di auto-recupero. Con la memoria di giunta del 17 settembre 2019
l’amministrazione comunale ha quindi deciso di spostare i fondi su Tor
Marancia.
La struttura che si andrà
a comporre sarà circa di 2.800 metri quadrati incluso il giardino: di questi
1.735 per le scuole di danza e il coro del Teatro dell’Opera, 500 per il centro culturale a disposizione della
cittadinanza e infine 640 metri quadrati
di spazi condivisi tra cui il teatro.
Questa suddivisione delle
aree, in favore dell’ente gestionale, ha creato vivaci contestazioni durante il
percorso partecipato, recentemente concluso, in cui gli abitanti del Municipio
Roma VIII, hanno potuto dare la propria opinione e fare proposte su quello che
sarà il futuro centro culturale. Alcuni cittadini e il comitato promotore del
progetto, lamentano oltre all’iniqua divisione degli spazi, il fatto che il
teatro dell’opera non sia l’ente più idoneo per la gestione di un centro
culturale locale. E’ un ente esclusivo inserito in un contesto popolare, i
corsi di danza e coro sono molto costosi e a numero chiuso, difficilmente
saranno accessibili al quartiere. La
scelta del gestore doveva essere condivisa e non imposta, così sembra più un
regalo al Teatro dell’Opera che la ricompensazione alla cittadinanza.
La giunta municipale dal
canto suo esprime soddisfazione, in quanto
il Teatro dell’Opera è un ente di garanzia nazionale e internazionale,
già protagonista l’estate scorsa nelle piazze del municipio VIII con l’Opera
Camion, ed è l’unico che si è offerto per garantire la gestione di tutta la
struttura. Tor Marancia ritornerà ben presto a poter usufruire di spazi per
attività culturali e ricreative. Tra le proposte inserite nel Centro ex Mafai,
durante il percorso partecipato, ci sono: sale prove di musica, una palestra
popolare gestita dagli abitanti del quartiere, sale espositive e luoghi dove
riunirsi, oltre ad un’area esterna.
Al civico 103 in viale di
Tor Marancia si sono succedute dal 1963 la scuola elementare Raimondi e il
liceo artistico Mafai, fino al 2012 quando la scuola è stata chiusa e due anni
dopo ridotta in uno scheletro. Oggi quel luogo, così centrale nel quartiere, è
una delle tante manifestazioni dell’abbandono di beni pubblici. Entro la
prossima primavera saranno spesi i primi 700 mila euro, già in bilancio, per la
demolizione e la bonifica dell’area, una priorità che non si può più rimandare.
Nonostante tutto gli
abitanti di Tor Marancia e Navigatori ne escono penalizzati, l’esperimento del
concorso online #RomaDecide, voluto dal Comune di Roma, è risultato
fallimentare, oltre alla scarsa partecipazione (meno del 2% della popolazione
del municipio), il quadrante interessato dalla cementificazione, non ha
ottenuto nessuna ricompensa in termini di servizi. La concessione a poter
costruire gli edifici, che oggi vediamo, era stata permessa a fronte di opere
pubbliche che non saranno mai realizzate, tra cui un sottopassaggio per
autovetture sulla Cristoforo Colombo, un asilo, un parco e dei parcheggi
pubblici. Inoltre ben presto s’innalzerà a piazza dei Navigatori un altro
mostro di cemento, simile a quello già presente.
Tutti al campetto di Piero domenica 15 dicembre in via Granai di Nerva angolo via di Grottaperfetta. Dalle 9,30 del mattino fino alle 13,30 i volontari del Comitato di quartiere Grottaperfetta illustreranno il progetto, diventato finalmente esecutivo, presentato lo scorso anno per la riqualificazione dell’area.sportiva. Abbandonato al degrado per oltre dieci anni il campetto di Piero era stato ripulito dal Cdq insieme ai cittadini e riportato all’attenzione delle istituzioni sollecitandone il recupero.
In passato era stato occupato dagli abitanti e gestito per alcuni anni da Piero, proprietario del bar di Roma 70 da cui prese il nome, ed è stato per anni un punto di aggregazione per i ragazzi del quartiere, che lì si incontravano, giocavano a calcetto e trascorrevano insieme i loro anni più belli. Un risultato importante, dunque, per tutti i cittadini e una grande soddisfazione per il Comitato di quartiere che ha portato avanti con tenacia questa battaglia.
Durante la manifestazione di domenica 15, patrocinata dal Municipio VIII, sarà organizzata anche una raccolta fondi, che sarà devoluta interamente all’Associazione “Casamica Onlus”, attraverso oggetti messi a disposizione dai volontari del Cdq.
La Garbatella si avvia a compiere i suoi primi 100 anni e lo farà, come ormai tutti sanno, il 18 febbraio del 2020. E’ passato un secolo, da quel giorno in cui il Re Vittorio Emanuele III, insieme a Paolo Orlando e al presidente dell’Istituto case popolari di Roma dell’epoca, fondarono la Borgata Giardino Concordia, il primo nucleo intorno a piazza Benedetto Brin, dal quale ebbe inizio l’edificazione del quartiere. E noi di Cara Garbatella come potevamo festeggiare questo importante traguardo? Lo facciamo con la modalità che ci è più consona.
Nei primi giorni di Ottobre abbiamo organizzato l’ennesima edizione del Garbatella Jazz Festival nel giardino della Villetta, un tradizionale appuntamento annuale, che diventa sempre più partecipato dagli amanti del jazz, ma non solo. A dicembre, e precisamente lunedì 16 alle ore 18 al Palladium di piazza Bartolomeo Romano, presenteremo alla cittadinanza e alla stampa “Garbatella 100.Il racconto di un secolo”. Si tratta di un vero e proprio album di famiglia, un diario che ci farà rivivere la storia e i personaggi che hanno reso la Garbatella uno dei quartieri più affascinanti e conosciuti della Capitale. Ma entriamo più nel dettaglio del volume, frutto di una coedizione tra Cara Garbatella e la Iacobelli editori, che sarà disponibile da metà dicembre in poi in tutte le librerie di Roma e nelle edicole del territorio dell’VIII Municipio.
Si tratta di un’opera unica, che tutti vorrebbero avere nella propria biblioteca personale: 360 pagine, corredate da tantissime fotografie d’epoca, alcune delle quali inedite. Il racconto di un secolo, oltre alla prefazione del Presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri e a un contributo dell’eurodeputato Massimiliano Smeriglio, si apre con una ricerca di Giorgio Guidoni, collaboratore del nostro giornale, che finalmente svela il segreto sulla vera origine del nome del quartiere. Vi assicuro che quello che è stato raccontato finora sulla presenza in zona di una ostessa “garbata e bella” è del tutto infondato. Ma per saperne di più dovrete comprare il libro. Non sarò certo io a svelare prematuramente l’arcano. Seguono altri due scritti di Flavio Conia e di Francesca Romana Stabile, il primo sulla situazione delle proprietà fondiarie prima della nascita della Garbatella e l’altro sul progetto di Paolo Orlando per lo sviluppo dell’area industriale dell’Ostiense, di cui la borgata giardino Concordia ( Garbatella) faceva parte. Il corpo centrale del libro è costituito, invece, dal racconto dei cento anni divisi in decenni, a partire dalla fondazione fino ad oggi, ad opera di Gianni Rivolta, Claudio D’Aguanno, Francesca Sperati, Andrea Catarci, Giuliano Marotta, Floriana Mariani e Claudio Marotta. Infine nella parte finale Giancarlo Proietti, Cosmo Barbato, Sandra Girolami, Paolo Moccia e Simonetta Greco ci racconteranno la storia dei sacerdoti che hanno lasciato un segno nel quartiere, ma anche la testimonianza delle “suore cappellone”, della comunità di Sant’Egidio, della presenza ebraica e dei protestanti di via Pullino. A completrae il volume ci sarà un preziosissimo indice dei nomi, che ne faciliterà la lettura. Non perdete,dunque, questo interessante appuntamento con la storia. Vi aspettiamo il 16 dicembre alle ore 18 al teatro Palladium. L’ingresso è libero fino ad esaurimento posti.
Passi in avanti per il rilancio del Traumatologico della Garbatella
di Sandra Girolami
Ampliamento,
messa a norma del reparto e raddoppio
degli attuali posti letto: a questo
serviranno i 635 mila euro stanziati della Giunta regionale per la Asl Roma 2 e
destinati all’Unità Spinale dell’Ospedale Traumatologico. “ Una vera
rivoluzione – ha dichiarato l’Assessore Alessio D’Amato- per rilanciare la vocazione ortopedica e
riabilitativa della struttura. Si tratta di un potenziamento molto importante, che permetterà al CTO di fare un deciso passo
in avanti sia da un punto di vista di erogazione dei servizi di assistenza sia
per la qualità e gli standard offerti all’utenza”.
L’Unità Spinale
dell’Ospedale di via San Nemesio è un reparto di alta specialità, che opera dal
1995 per curare e riabilitare i pazienti colpiti da lesioni al midollo spinale, intervenendo
tempestivamente e accompagnandoli fino al raggiungimento della massima
autonomia possibile. I ricoveri in questa struttura sono di lunga durata: in
media si prevedono 180 giorni per i tetraplegici e 120 per i paraplegici, un
tempo incredibilmente lungo, ma necessario per rendere il più possibile autosufficienti i malati. Ad oggi l’Unità spinale dispone
soltanto di 16 posti letto attivi, che diventeranno 32 come previsto dall’Atto Aziendale e dal Piano
Sanitario regionale. Con questo nuovo
finanziamento e l’aumento della capacità ricettiva del reparto diminuiranno anche i tempi di attesa, soprattutto per i malati
più gravi.
“Il CTO, che ho visitato
di recente, – conclude l’Assessore D’Amato –
sta subendo una vera e propria rivoluzione. E’ entrata in funzione una
risonanza magnetica di ultimissima generazione e sono in fase di completamento
i lavori per le nuove sale operatorie. Una struttura sempre più moderna che
stiamo rilanciando nella sua vocazione ortopedica e riabilitativa”
Era stato piantumato molto prima dell’edificazione della Garbatella
Poteva essere una tragedia, ma per fortuna così non è stato. Giovedì 17 ottobre di pomeriggio, verso le 16, improvvisamente un grosso ramo del pino secolare della Villetta si è staccato dal tronco e si è schiantato a terra, occupando tutta la carreggiata di via Passino. Il crollo ha danneggiato il muretto di cinta, i cassonetti dell’Ama, ma nessun passante o automobile in sosta.
Si tratta dell’ennesimo crollo di alberature che interessa da qualche anno la Garbatella, ma questa volta non è stato determinato da straordinari eventi atmosferici. Quel pomeriggio dell’ottobrata romana, che pervade la città da qualche settimana, non c’era un alito di vento e la pioggia solo un lontano ricordo.
il pino secolare caduto alla Villetta
Che tipo di pino era quello della Villetta, la storica casa del popolo della Sinistra garbatellana? Si tratta di un “pinus pinea” più che secolare, sicuramente piantumato accanto a quella casetta di campagna prima dell’edificazione del quartiere, avvenuta tra gli anni Venti e Trenta. E a questo proposito ci sono alcuni scatti fotografici aerei che lo testimoniano.
A dirla tutta i pini erano due, il secondo, se lo ricordano i frequentatori più anziani della Villetta, era situato sull’ex campo di pallavolo dal lato di via Montuori. Purtroppo, una quindicina di anni fa, fu interessato da un incendio alla base e così venne abbattuto perchè pericolante. Con l’intervento dei Vigili del fuoco e di una ditta specializzata anche quest’albero è stato completamente abbattuto e rimosso.
Naturalmente col pino se ne va un pezzo di storia della Villetta e del quartiere. Era ammiratissimo per la sua mole gigantesca durante le visite guidate e pare che negli anni ruggenti della Villetta sotto la sua chioma si riunissero “quelli del Pino”, i dissidenti dalla linea ortodossa del Pci locale .(g.r.)
Facciamo un gioco, un viaggio nel tempo. Chiudete gli occhi. Immaginate di essere nel 1926, anno della prima foto, e fingete di trovarvi al centro della piazza.
Ora cercate percepire le sensazioni che vi ritornano dallo stare al centro della piazza. Aria pulita, profumo di terra battuta, il sole caldo vi accarezza, ci sono alcune persone che stazionano e curiosano intorno a dei banchetti, la Garbatella è nata da poco ed è un paesotto poco fuori Roma, da lontano si possono ascoltare i treni che transitano per la Stazione Ostiense, il resto sono rumori naturali, il vento, le parole che ascoltate vi danno la sensazione di quanto sono distanti le persone che le pronunciano, la campana della chiesa, li passeracci so’ usignoli.
foto 1 – piazza pantero pantera, 1926
E ora passiamo ai giorni nostri. Febbraio 2019. Dovete fare attenzione a dove collocarvi, nella piazza non c’è molto spazio libero.
I palazzi originali sono ancora lì, alcuni hanno le stesse finestre aperte (lasciamo l’attento lettore indovinare quali sono), ma ci ritorna una sensazione di chiuso, di profanazione, di spazi occupati abusivamente dalle troppe vetture che inquinano non solo l’aria ma anche l’armonia di uno spiazzo pensato e nato per altri scopi.
foto 2 – la stessa piazza nel 2019
Piazza Pantero Pantera è oggi un luogo da cui fuggire. Un luogo dove, oltre alle vetture, ci sono sulla sinistra (anche se non visibili nella foto) una sfilza di cassettoni per l’immondizia, collocati a bella posta, a rovinare definitivamente il luogo sia con la loro forma sia con il loro olezzo. Che non è olezzo de li fiori, che ti confonde, e lo sguardo non si perde tra le fronne. Tra “Roma Capoccia” e “Nina si voi dormite” ci siamo noi che vediamo questa Roma e questa Garbatella come è e la immaginiamo come vorremo che fosse.
Fate anche voi le vostre considerazioni, scrivete in redazione quali sensazioni vi danno le due fotografie, quali ricordi affiorano, come vorreste che fosse oggi Piazza Pantero Pantera.
Oreste Ricci ricorda quei giorni drammatici visti da un ragazzo
di Oreste Ricci
Era una
mattina di marzo del 1943. Il tempo non prevedeva niente di buono, infatti
qualcosa stava per accadere. Noi ragazzi della Garbatella andavamo a scuola o
alla Michele Bianchi, oggi Cesare Battisti, oppure alla Niccolò Tommaseo; io
andavo alla Tommaseo.Quella triste mattina anziché mandarci in classe, il
direttore ci fece radunare in cortile. Con le lacrime agli occhi ci annunciò
che la scuola a causa dei prossimi bombardamenti chiudeva e quella
probabilmente sarebbe stata l’ultima volta che ci saremmo visti. Dio solo sa
quanto di vero c’era in quelle parole. Il cielo si fece ancora più buio,
nessuno di noi riuscì a dire una parola; solo le lacrime cominciarono a
scorrere sulle nostre guance. Il futuro ci atterriva: “i bombardamenti” cosa
poteva far più paura a noi ragazzi. Pian piano cominciammo a uscire dalla
scuola tristi e smarriti; cominciò così la nostra nuova vita. Non molto tempo
dopo i bombardamenti cominciarono; inizialmente lontano da Roma e per noi
ragazzi fu facile farlo diventare un gioco, perché cominciarono a suonare le sirene
che ne annunciavano il pericolo. Ricordo che con mia sorella più grande di otto
anni, facevamo a gara tra una sirena e l’altra, per arrivare alle catacombe che
erano in fondo alla strada, le Catacombe di Domitilla, questo era il nostro
rifugio antiaereo. Il Comune le aveva aperte e ne consentiva l’uso proprio per
questo motivo. Anche questo noi ragazzi lo facemmo diventare un divertimento, i
nostri commenti e pensieri in mezzo a tutti quei loculi completi di scheletri
con teschi e ossa; erano svariati e ognuno ci metteva del suo.
7 marzo 1944 le bombe sganciate dai marauder sugli obiettivi dello scalo ferroviario dell’Ostiense.
Cominciò il
passa parola fra noi, perché c’erano posti più divertenti dove radunarci e fare
i nostri giochi. Nel boschetto dei frati di Largo delle Sette Chiese si era
insediato un bel gruppo di ragazzi, dove si giocava a carte, a dama ed a tanti
altri giochi. Sempre accompagnato da mia sorella ci andavo, ma non mi trovai
bene perché erano tutti più grandi di me ed in parte li conoscevo. C’era
Luciano “Pa-pa-ra-pa” (detto così perché suonava la tromba), il ciò-ciò (per il
suo modo di camminare), Pirozzi detto il “Palletta” perché era un fenomeno con
le palle da tennis, con le quali riusciva non so quante volte a palleggiare tra
testa e muro, il “Tigre”, Alberto detto “Beby”, Giancarlo “Succhiadito” (…ovvio
l’appellativo).Alla fine decisi di trasferirmi sulle scale della Basilica di
San Paolo dove imparai tutti i giochi di carte possibili. Questo periodo non
durò molto perché l’Italia piegata nonostante il coraggio su tutti i campi di
battaglia e colpita al cuore in casa, si arrese agli alleati con un armistizio;
era l’8 settembre del 1943.I tedeschi non la presero bene, ci considerarono dei
traditori e voltarono immediatamente le loro armi contro di noi. Già la sera si
sentiva la battaglia che si stava combattendo tra la Cecchignola e la
Montagnola e durò tutta la notte. Per noi ragazzi, che la guerra la conoscevamo
solo per quello che ci facevano vedere sui film, fu spaventoso. La mattina
sembrò tutto calmarsi, poi capimmo perché. Quello che rimaneva dei Granatieri di
Sardegna cominciò a ripiegare nella Garbatella; erano uomini feriti che si
sorreggevano l’un l’altro, erano uomini insanguinati ma non piegati nell’orgoglio. I
tedeschi ci misero due o tre giorni prima di pianificare, occupando con le loro
armate i punti chiave della città. Questo diede tempo e modo alla gente della
Garbatella (non so se dietro un disegno predisposto da qualche comitato), di
organizzarsi per assaltare i più grandi centri alimentari. Ne fecero le spese
la Locatelli, chiamata da tutti la “Caciara”, i Mercati Generali e altri grandi
magazzini di generi vari. La Garbatella si trasformò in un enorme saccheggio e
si videro scene inimmaginabili; persone che camminavano con una forma di
formaggio sulle spalle ed un’altra che facevano rotolare scalciandola,
facendosi aiutare dai ragazzi della famiglia. Qualcuno pagò con la vita questo
saccheggio perché le celle dove stavano i formaggi erano inondati di ammoniaca
per conservarli. Ai Mercati Generali io e mia sorella fummo “protagonisti
insoddisfatti”; quando decidemmo di partecipare all’evento, ci mettemmo nella
lunga fila di gente che andava ai Mercati mentre incrociavamo l’altra fila che
tornava. Come le formiche c’era quella che andava a prendere e quella che
tornava con quello che aveva potuto raccattare. Quando entrammo nei mercati ci
rendemmo conto che eravamo arrivati tardi; una cosa però attirò la nostra
curiosità, un vagone aperto ma sorvegliato da un giovane soldato tedesco. Mia
sorella non si scoraggiò, ci avviammo verso il carro che era circondato da
gente incuriosita e arrivati nei pressi vidi mia sorella avvicinarsi decisa al
soldato e in un tedesco scolastico gli
ordinò di colpire una cassa con il calcio del fucile per romperla; io per primo
ero allibito da tanto coraggio ed anche la gente intorno era attonita. Incredibilmente
il soldato ubbidì! Quando la cassa fu aperta anche la gente che era intorno si
buttò sulla cassa travolgendomi e mandandomici sopra. Ben presto si ritirarono
delusi e quando potei vedere capii perché; la cassa era piena di chiodoni per
scarpe da montagna. I tedeschi imposero il coprifuoco, perciò era pericoloso
girare anche di giorno in alcuni orari. Ci pensarono gli americani a rendere la
situazione ancora più difficile, intensificando i bombardamenti alla Stazione
Ostiense; capitò così di vedere cose sconvolgenti come quello che successe a
mia sorella Velia, la più grande. Mentre correva in via Girolamo Benzoni per
sfuggire alle schegge e spezzoni delle bombe, si vide quasi superare da una
persona che poco dopo crollò a terra in un lago di sangue; era stato decapitato
da uno spezzone mentre correva. Questa era la realtà che si viveva in
quell’epoca.
4 giugno 1944 ingresso degli americani a Roma
Molti morti
si ebbero agli Alberghi Bianco e Rosso ed anche alla Maternità, dove sono nato
e che fu visitata da Gandhi durante la sua visita a Roma nel 1931. Ci furono
fino a 9 morti per famiglia, lo si poteva notare contando le stellette che si
mettevano su una fascia nera da lutto.
Ci pensavamo
noi ragazzi a rendere le giornate più divertenti. Due dei più grandi, Fulvio
Carnevali e Primo Roncarà andando in cerca di distrazioni, avevano adocchiato
un paio di stivali che un tedesco teneva legati sul sellino posteriore della
motocicletta. Il tedesco si assentò per comprarsi una pagnottella nello storico
negozio di alimentari di Tempra in Via Ottaviano Scoto; ai nostri due intrepidi
bastò uno sguardo d’intesa e gli stivali presero il volo. Al tedesco uscito con
la sua brava pagnottella, il boccone gli andò di traverso notando che gli
stivali non c’erano più e bestemmiando si mise a sparare solo in aria per
fortuna. I nostri eroi una volta che il tedesco fu ripartito, iniziarono a
prendere in considerazione la situazione; gli stivali erano due, ma erano due
anche loro e nessuno aveva intenzione di
cedere la sua parte (…erano i più tosti del gruppo). Fu una discussione lunga,
ma alla fine raggiunsero il più dissennato accordo possibile… fecero uno
stivale per uno! Tante storie, tante leggende di una Garbatella cresciuta con
la guerra. Una, la più amara, avvenne il giorno che doveva essere il più bello
e il più felice per tutti, il 4 giugno 1944.
Mentre tutta
la popolazione si riversava nelle strade per festeggiare l’arrivo degli
americani, mia madre veniva colpita da un proiettile vagante, ma non da un
proiettile qualsiasi; era di carro armato che non esplodendo limitò i danni
alla sola mia madre. Quella tragica domenica erano presenti con noi anche gli zii.
Eravamo nove persone in tutto sul terrazzo della nostra casa per festeggiare
l’evento. Mia madre fu portata all’ospedale ma dopo qualche giorno morì.
Pian piano
la vita riprese a scorrere nel giusto verso ed io terminai le elementari dalle
suore dove la “mitica” Suor Carla, insegnò nella mia classe; era il suo primo
mandato. Per le medie fui iscritto nelle classi gestite dai Filippini di S.
Eurosia, guidati in tutto e per tutto da una leggenda, PADRE MELANI inserito
poi nella “Lista dei Giusti” da Israele per i molti ebrei salvati nascondendoli
ai tedeschi.
E
ricominciarono le avventure a volte pericolose con gli amici del “Lotto 9”.
Insieme agli
altri più coraggiosi iniziammo a visitare le grandi grotte di cui una enorme
sotto la collina dei frati, vicino a Largo Giovannipoli. Entravamo in 6 o 7 e
con le lampadine provavamo ad andare dentro il più possibile; si diceva che
quella grotta arrivasse a Frascati! Accadde naturalmente qualche piccolo dramma
(la strada di ritorno non si ritrovava…), ma tutto andò sempre bene!
Una volta,
usciti di scuola proposi ai compagni di andarci a prenderei finocchi piantati
nell’orto dei frati; mentre cercavamo di prendere i più grandi arrivarono i
guardiani del campo che riuscirono ad afferrare il mio amico William, chiamato
da tutti “Lillo”. Sgomento di ciò e non sapendo cosa fare, raccolsi la cartella
di Lillo ed andai a casa; nascosi la cartella in giardino per evitare domande
indiscrete e rimasi in attesa degli eventi. Passava il tempo ma di Lillo non si
sapeva nulla, l’angoscia aumentava sempre più. Ad un tratto sentii il fischio
di Lillo, era il fischio che usavamo tra di noi; mi precipitai in strada e mi
trovai Lillo tutto sorridente e carico di finocchi. Correndogli incontro gli
chiesi: “Ma che è successo”?!? Come risposta ricevetti una grande risata, ma io
non capivo. Finalmente si spiegò dicendomi che quando fu preso e portato al
casale, Lillo iniziò la recita. Si mise in ginocchio e piangendo disse che a
casa non avevano niente da mangiare e: “ho cercato di portare a casa qualche
finocchio…”. Le persone che erano intorno a lui si guardarono e si dettero un
cenno di intesa. Lillo era tornato carico di bei finocchi e con due grandi
pagnotte di pane casareccio… non aggiungo altro, che dire di un talento
naturale per la recita!?! Lillo poi partì insieme alla famiglia per la
Colombia. Tornò molto tempo dopo a Roma per fare visita ai parenti e dimostrò
quanto aveva migliorato le sue “doti”… non vi dico le avventure impossibili che
raccontò, pareva il racconto di alcuni film di Tom Cruise (si sarebbe detto
oggigiorno).
Arrivò
l’estate e con l’estate si aprirono nuovi scenari per noi ragazzi riguardo ai
divertimenti. Cominciarono le ricerche dei posti dove fare il bagno; ce n’erano
diversi e il più conosciuto era la Ruota Rossa, il punto dove il fiume Almone
uscendo dal Parco della Caffarella passava sotto il “Quo Vadis”. Il medesimo
posto dove Alberto Sordi girò la scena della lotta con il coccodrillo nel film
“Un americano a Roma”. Un altro posto che chiamammo “Ostia da 40”, perché
servivano 20 lire all’andata e 20 lire al ritorno, per raggiungerlo bisognava
prendere l’autobus fino al fosso dove si faceva il bagno (passando attraverso
il Villaggio Giuliano). Era chiamato “Ponte Buttero” quel fosso, che grazie ad
una chiusa oltre a formare un trampolino formava un laghetto. Li vidi una scena
inimmaginabile, un ragazzo che si tuffava con gli altri… ma una volta riemerso
mostrò come era costretto a nuotare… gli mancavano entrambi gli avambracci. Mi
dissero che gli erano saltati per lo scoppio di un proiettile che aveva provato
ad aprire per recuperare la polvere da sparo (Ne accaddero diversi di questi
fatti). Questi sono i vari volti della guerra , lo stupore per il coraggio e la
tenacia e una profonda pena per lui. Poi c’era il punto più comodo da
raggiungere, era un fosso che venendo dalle terre di Ciribelli, passava sotto
alla Cristoforo Colombo grazie ad un collettore ed all’uscita formava un
laghetto. Essendo il più vicino alla Garbatella era anche il più frequentato e
li si esibivano i novelli “Tarzan”.
Questa era
la vita che negli anni 44-50 ci servì da scuola durante la quale ho corso non
so quanti pericoli, ma sono qui a raccontarli; ero un timido e pian piano mi
trasformai in un trascinatore. Una volta partecipai alla più grande sassaiola
che si possa immaginare (andava molto di moda sfidarsi a sassate in quel
periodo…), una cinquantina di ragazzi per parte, di Tormarancia e della
Garbatella si scontravano per contendersi il campo che era ed è ancora dinanzi
alla vecchia Fiera di Roma. Non so come finì, perché me la diedi a gambe prima
della fine e quindi ne ignoro il risultato. Uno dei giochi più pericolosi che
capitò di fare con i miei compagni lo facemmo nel cantiere dove stava nascendo
l’Ospedale CTO. Il gioco, se così vogliamo chiamarlo, consisteva nel togliere
il freno al carrello che serviva a scaricare la terra nella sottostante vallata
per poi metterlo più lontano. Naturalmente il carrello una volta presa velocità
saltava il freno e andò a precipitare giù nello scarico. Al rumore dello
schianto del carrello uscirono i guardiani che ci rincorsero per tutta la
Garbatella; ci andò bene, eravamo troppo veloci per loro!
E arrivò il
momento in cui la Garbatella ci sembrò troppo piccola; ci sentimmo tutti
insieme per progettare qualcosa di nuovo. Io feci la mia proposta, scartammo
l’EUR… troppo pericoloso, c’era
addirittura un soldato tedesco, un povero giovane di 18 anni ucciso sul posto e
sotterrato sotto una croce con i suoi dati anagrafici. Mi venne un’idea… avevo
una zia che andavo a trovare molto spesso, abitava a Via Adda, la strada che
confinava con la villa diventata famosa perché all’angolo con la Via Salaria è
stato ucciso 20 anni fa circa Massimo D’Antona il consulente del Ministero del
Lavoro. Presa Via Adda come base, fu uno scherzo correre a Villa Borghese; alle
spalle delle scuderie reali, passate poi alla P.S., vi era un grande prato che
veniva usato dai soldati americani come campo di baseball. Vi era però un
inconveniente, il campo era circondato da alberi altissimi e le palle colpite
con le mazze sparivano spesso tra le
fronde. Gli americani pensarono bene di reclutarci e ci promisero 50 lire per
ogni palla recuperata; fu molto faticoso e pericoloso, ci siamo divertiti ma
non lo ripetemmo più. Altro gioco che per un breve periodo fu praticato dai
ragazzi della Garbatella furono i combattimenti con la cerbottana; ci sfidavamo
tra Lotti. Bisognava colpire con il cartoccetto l’avversario, che veniva così
eliminato. Ancora ricordo una ragazza
che combatteva meglio di un maschio; tuffi e salti per evitare di essere
colpita dal cartoccetto, uno spettacolo!
Pian piano
le nostre attrattive cambiarono radicalmente; la guerra, quasi un ricordo
lontano… Alla “Chiesoletta” iniziarono i tornei di calcio a 7 organizzati da
Padre Melani, dove si affermarono diversi campioni, uno su tutti AGOSTINO Di
Bartolomei!
Ho accettato
tutto dalla vita: gioie, dolori, delusioni ma le rivivrei 100 volte, perché
quella vita avventurosa se vogliamo spensierata è la scuola della vita. Storie
e leggende di una Garbatella nata e cresciuta nel periodo peggiore della
guerra, tra bombe e pericoli di ogni genere; ma se si voleva vivere bisognava
crescere in fretta. Bambini e ragazzi, forse nessuno lo notò, si unirono ed
aiutarono tra di loro per sopravvivere; io che ero tra i più piccoli (9 anni)
non sfuggii, perché fui molto aiutato dai più grandi e di loro ancor oggi ne
serbo un caro ricordo.
Esce in libreria la Guida sui comignoli di Piero Patacci
di Gianni Rivolta
“Ode al raffreddore”, “Malfidati”, “Non spingete”, “Wanda” sono solo alcuni dei nomi che Piero Patacci, l’autore della Guida ai comignoli della Garbatella, ha affibbiato ai piccoli fumaioli sui tetti delle case popolari.
Nomi di fantasia naturalmente, ma se avete l’occasione di camminare per la Città giardino con questo libricino in mano e sollevate lo sguardo verso il cielo, vi accorgerete che non sono per niente campati per aria. Anzi, della somiglianza c’è. Potete farlo seguendo due percorsi, il rosso e il verde e seguire una mappa dettagliata dei lotti Iacp.
A corredare l’opera, edita dalla casa editrice Luoghi Interiori ( 12,00 euro),c’è anche un utile allegato con una breve scheda sui maggiori architetti, che hanno lasciato un segno a Garbatella e una tabella molto ben strutturata sugli edifici popolari. Sulla Garbatella in questi ultimi quindici anni è stato scritto di tutto, sia dal punto di vista architettonico che da quello sociale e politico.
Ma qualcuno che pensasse di nobilitare questo quartiere, che si avvia a festeggiare il centenario della sua nascita (18 febbraio 1920), a partire dai fumaioli ancora non si era presentato. La tesi dell’autore è molto ambiziosa: il comignolo è la firma apposta dall’architetto a conclusione della progettazione dell’edificio, siano essi villini con orto annesso o case rapide, semintensivi o case padiglione.
Già è stato più volte scritto che la Garbatella, nella sua costruzione, che si può quasi del tutto attribuire al decennio 1920-1930, è un laboratorio di stili e tipologie edilizie che hanno risposto alle diverse emergenze abitative. Si è passati dai villini economici della Borgata giardino Concordia a piazza Brin costruiti per ospitare gli operai della zona industriale alle case rapide per gli sfrattati, fino agli alberghi suburbani, sorti intorno a piazza Michele da Carbonara per dare un alloggio provvisorio (una sola stanza per famiglia), ai baraccati o ai nuclei espulsi dal centro città a seguito degli sventramenti operati dal fascismo.
Insomma Piero Patacci distingue il comigolo di Innocenzo Sabbatini da quello di Plinio Marconi, quello di Camillo Palmerini da quello di Giovanni Battista Trotta e ci invita a farlo almeno una volta, camminando per le strade di questo meraviglioso quartiere con gli occhi all’insù, lasciando a terra tutti i pensieri e le preoccupazioni quotidiane.
L’iniziativa si ripete ogni venerdì sera a Casetta rossa
di Stefano Baiocchi
Mangiare e leggere. E’ questa l’alchimia delle cene del venerdì a Casetta rossa.Nel noto spazio sociale autogestito di via Magnaghi, infatti, da agosto ad ogni tavolo, insieme alla gricia e alla carbonara, vengono serviti dei libri in omaggio. Luciano Ummarino, uno degli attivisti dello Spazio Sociale di via Magnaghi, ci racconta che l’idea del libro come regalo è nata durante un’iniziativa con Paco Ignacio Taibo. Il suo racconto delle Brigate Culturali ha ispirato l’iniziativa di “fomento alla lettura”. Non si tratta di un incentivo, o di un cadeau per attirare la clientela. Non ne hanno bisogno, giacché il ristorante è sempre pieno. Da quando la trattoria è in funzione, la filosofia è quella dello slow-food, ovverosia consumare e vivere il pasto soprattutto come un piacere, rifiutando la frenesia e naturalmente il cosiddetto cibo spazzatura. A Casetta Rossa non c’è fretta quando ci si siede, perché ci si può alzare anche dopo diverse ore, senza che nessuno ti porti forzatamente il conto e ti costringa a lasciare il tavolo ad altri commensali.
“I libri che regaliamo sono salvati
dal macero e diventano un semplice ma prezioso dono che vi facciamo a fine
cena; per ora abbiamo un accordo con la Casa Editrice Feltrinelli, ma sono
moltissimi i cittadini che portano qui dei libri nuovi da regalare”.
“Promuovere la lettura significa sostenere cittadinanza attiva; chi legge tanto
spalanca il cuore, apre i porti, non li chiude”.
Tra le innumerevoli attività
che Casetta Rossa svolge nel quartiere, vale la pena ricordare quella del
cosiddetto “Pasto Sospeso”. Insieme a Chef Rubio ed Erri De Luca, nel febbraio del 2017 è stata lanciata una
campagna che riprende l’antica usanza napoletana del “Caffè Sospeso” e trasforma questa
pratica di solidarietà e mutualismo nel dono di un vero e proprio pasto con
l’obiettivo di contribuire a migliorare le condizioni di vita di
tante persone in difficoltà. Il “Pasto Sospeso” consiste nella
possibilità di offrire uno o più pasti, ognuno per il valore di 5 euro, con
donazione diretta presso Casetta Rossa.
Persone del quartiere, uomini e donne senza una casa e migranti hanno
potuto mangiare grazie alla generosità di tanti cittadini.
Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra- che già viviamo- e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi.
L’iniziativa dell’Associazione Itaca. Ecco i punti di raccolta
di Ilaria Proietti Mercuri
L’Italia è una terra d’olio a tutto tondo. Diciannove regioni legittimate all’ulivo autarchia. Basterebbe un filo d’olio e anche la più sciapa delle insalate può trasformarsi in un pranzo perfetto. Senza dubbio, è apprezzato in tutto il mondo, ma una volta utilizzato sapete quanto può inquinare? Un solo litro, può formare una pellicola inquinante grossa quanto un campo da calcio. Ora pensate a quante volte dopo averlo utilizzato, lo avete gettato nel lavandino. Non sappiamo esattamente quanti danni ambientali ed economici al giorno riusciamo a provocare a causa dell’olio.
Il progetto è promosso dall’associazione I.T.AC.A. e gemmabile gratuitamente a tutti i comitati di quartiere o associazioni che desiderano aderirvi, è sufficiente inviare una mail a: itaca.associazione@gmail.com
Nel nostro Municipio, grazie al Comitato di quartiere La Garbatella, possiamo smaltirlo gratuitamente in alcuni spazi adibiti. L’olio va prima conservato in bottiglie di plastica per poi essere conferito nei contenitori posizionate nelle stazioni raccolta o nei condomini che ne faranno richiesta.
Nel nostro Municipio i punti chiave sono l’Oratorio S. Filippo Neri, in via delle Sette Chiese n. 101, dalle ore 16.00 alle 19.30; il ristorante A Casa della Chef, via R. R. Garibaldi n. 2; il gommista Paparusso, circonvallazione Ostiense n. 198/a, dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00, mentre, il sabato dalle 9.00 alle 12.00 e, ancora, presso la Scuola Paritaria Vincenza Altamura, via David Salinieri n. 5, in orario scolastico.
Dunque non si scappa, i nostri quartieri hanno messo il loro, ora tocca a voi. A meno che non vogliate contribuire a formare immense pellicole inquinanti per tutti gli oceani.
Lo sport fa bene alla salute! Quante volte abbiamo sentito
questa frase. Sì, d’accordo, ma quale sport scegliere. Basta guardarsi intorno
e ce n’è per tutti i gusti e le età. Ma guardando ancora meglio si vanno a
scoprire alcune attività sportive delle quali non eravamo davvero a conoscenza.
Quanti di voi hanno sentito parlare dell’Hockey Subacqueo?
Non Hockey su Ghiaccio e nemmeno Hockey su Prato e tantomeno Hockey a
rotelle…ma subacqueo. Incredibile, eppure esiste davvero.
E’ uno sport riconosciuto dall’establishment nazionale ed
internazionale e associato alla FIPSAS (Federazione Italiana Pesca Sportiva ed
Attività Subacquee) e quindi al CONI.
E c’è una squadra romana, l’Altitudo Roma, che ha vinto sia
il Campionato Italiano che e la Coppa Italia negli anni 2017-2018-2019.
Tra i suoi giocatori un figlio della Garbatella: Giacomo
Recchi.
Giacomo, che ha sempre praticato sport, è arrivato all’Hockey
Sub nel 2015 dopo tanti anni di nuoto in piscina e di basket.
Sentiamo Giacomo:
Giacomo ma come hai
scoperto questo sport?Per caso. Una sera a cena con
amici accanto a noi c’era una tavolata di ragazzi e ragazze con la maglia
dell’Altitudo e da lì è iniziato tutto…
Quali sono le regole
basilari di questo sport?
Si pratica nelle
piscine con una profondità tra 1,80 e 3 metri. Il giocatore si muove in apnea,
con maschera e boccaglio ed indossa le pinne e una calottina colorata per
riconoscere i compagni. In una mano si tiene una mazzetta di circa 30 cm. con
la quale si trasporta un disco sul fondo della piscina con l’obiettivo di
segnare nella porta avversaria. In acqua ci sono sei giocatori per squadra e
quattro sono le riserve che possono entrare in qualsiasi momento. Si giocano
due tempi di 15 minuti ciascuno per un totale di 30 minuti.
E’ uno sport duro? Quante
volte a settimana vi allenate?
E’ molto faticoso, sono
tutte apnee veloci e dinamiche e i contatti sott’acqua, anche duri, ci sono
eccome! Ci alleniamo in piscina due volte a settimana. Naturalmente l’allenamento
è la sera a fine giornata, perché tutti noi lavoriamo o studiamo.
E’ vero che le squadre
sono miste, ovvero maschi e femmine giocano assieme?
E’ uno sport
relativamente nuovo più diffuso nel mondo anglosassone, dove è nato, ma ancora
poco nel resto del mondo. Di conseguenza i praticanti non sono molti e per
formare una squadra competitiva maschi e femmine giocano assieme. Questo è un
altro dei punti di forza di questo sport: integrazione e parità ad ogni
livello.
E a settembre 2018
avete partecipato alla manifestazione di premiazione nazionale nel Palazzo del
Coni?
Sì è stata una bella
sorpresa. Avendo vinto il Campionato Italiano, ogni membro della squadra ha
ricevuto la Medaglia di Bronzo al Valore Sportivo assieme a tanti altri
campioni di sport più conosciuti. Adesso aspettiamo la premiazione di
quest’anno.
Programmi per il futuro?
Innanzitutto continuare ad allenarsi e
divertirsi insieme ai compagni. E poi mirare ad altri traguardi. L’anno scorso
abbiamo partecipato alla Coppa dei Campioni in Spagna, sarebbe bellissimo
vincerla un giorno.
Intervista a Massimo Moroli presidente biancazzurro sull’esito della gara
di Ilaria Proietti Mercuri
Saranno stati i tanti
anni nel mondo dello sport ad averlo reso così testardo, e Massimo Moroli,
presidente della Lazio Nuoto, dopo aver perso il bando per la piscina di Via
Giustiniano Imperatore non ci sta. Dopo 33 anni di gestione biancazzurra i
giochi passano nelle mani della Juventus Nuoto. Ma la voglia di ribaltare la
situazione non manca: “In questo bando non esiste meritocrazia, e noi ci
batteremo fino alla fine.” Pochi giorni dopo l’esito della gara, siamo andati a
trovarlo.
Come è diventato presidente della Lazio? E da dove è nata questa grande passione?
“Mio zio materno
era stato Presidente della Lazio nel 1939. E quindi nella nostra famiglia c’è
sempre stato un particolare affiatamento con i colori biancazzurri. Sono quelle
passioni che ti vengono da bambino e poi pensi che mai possano cambiare. Per me
questa società è come una religione, se nasci cattolico quando mai diventi
mussulmano? Ci nasci, ci credi, ti ci affezioni, diventa un’abitudine di vita.
Quando poi ho iniziato a nuotare sapevo che la Lazio già all’epoca era una
squadra forte, e quindi ne sono entrato a far parte. E da lì prima come nuotatore,
poi pallanuotista, ho anche giocato in Nazionale. Ma a 21 anni, mentre ci
preparavamo per le Olimpiadi del 1954 ho avuto un incidente alla spalla, ed è
finita la mia carriera. Però mi è rimasta dentro tanta passione, che non ero
riuscito ad esprimere a pieno come atleta. Così ho iniziato ad insegnare nuoto,
poi formai una squadra di pallanuoto che successivamente si fuse con la Lazio,
entrai nel consiglio direttivo, poi diventai vicepresidente. Quando purtroppo
ci lasciò Renzo Nostini nel 2005 subentrai io.”
Perché dopo 33 anni di gestione, la Lazio Nuoto è stata messa a bando?
“Ecco questa è
una cosa strana. Quando la nostra concessione stava per scadere parlai con il
Presidente della commissione Sport del Comune di Roma per presentare un project
financing. Improvvisamente come se niente fosse a due mesi dalla fine della
concessione è stato sparato dagli uffici questo bando. Premetto che in giro ci
sono un centinaio di impianti dove la concessione è scaduta da anni, sono
abbandonati, senza controlli e nessuno fa niente. Quello che c’è stato verso di
noi io lo ritengo un vero e proprio accanimento.”
Lei già qualche mese fa aveva dichiarato: “così come è impostata la gara, non vincerà il migliore”, perché?
“Perché in questo
bando non esiste meritocrazia. Basta vedere i risultati, dove una società come
la Lazio che ha 120 anni di storia gloriosa, 220 titoli italiani assoluti di
nuoto, la migliore società di pallanuoto su Roma, campioni olimpici e
paraolimpici. La nostra scuola nuoto è un modello per tutti. Infatti sul piano
tecnico abbiamo avuto un punteggio maggiore rispetto a loro. Ma la vittoria è
stata determinata dall’offerta economica. Ed io avrei potuto offrire anche più
di loro, ma con tutti i costi che ci sono da coprire, soprattutto nell’attività
agonistica, avremmo dovuto smettere di fare quello che facciamo, non saremmo
più stati la Lazio Nuoto. E il Comune accettando la loro offerta, è vero
guadagna di più, ma ammazza questi imprenditori di impianti sportivi che
destinano tutti i soldi al valore sociale.”
Il quartiere come ha preso questa situazione?
“Quando hanno
saputo del rischio che andasse via la Lazio Nuoto c’è stata un’insurrezione, una petizione alla Sindaca Raggi con 1600
firme. Poi una protesta in Campidoglio dove hanno partecipato centinaia di
persone. Ti dirò di più, quando è uscito il bando le migliori società italiane
mi hanno chiamato chiedendomi se noi avevamo intenzione di partecipare. Alla
nostra risposta affermativa allora mi hanno garantito che loro non avrebbero
partecipato. Questo per dirti che c’è anche un certo rispetto tra società. E
quindi alla fine ci siamo ritrovati a concorrere noi, la Juventus nuoto gestita
da Maximo arl, ed una terza concorrente. Ma la Maximo è una società fantasma,
che vincendo su una società storica come la nostra, ha dimostrato la stranezza
di questo bando.”
A proposito della nuova Società, che rapporti avete con il Presidente della Maximo Luca Lanzetti?
“Ci siamo
incontrati e riconosco che dopo la sua vittoria si è comportato bene nei nostri
confronti. E’ stato disponibile a farci concludere la stagione sportiva e
soprattutto ci ha rassicurati che il personale rimarrà lo stesso. Però ammetto,
ci sono rimasto male che la sua società sia venuta a colpire proprio noi.”
E ora? Avete intenzione di fare ricorso o lasciare tutto in mano alla nuova società?
“Noi facciamo
ricorso, certamente! Dobbiamo capire perché succedono queste cose. Sul piano
logico non può esistere quello che è accaduto, e sul piano giuridico ci sono
degli elementi che ci portano a pensare che possiamo rivoltare la questione. In
più le conclusioni di questo bando sono completamente contrarie all’interesse
pubblico. Quindi noi ci batteremo fino alla fine.”
ADEGUAMENTO DEGLI EDIFICI MENSE E ASSISTENZA AI DISABILI I PROBLEMI ANCORA IRRISOLTI
Di Stefano BAIOCCHI
Tutti pronti al suono della prima campanella. Come ogni anno, a metà settembre, apriranno i battenti delle scuole di ogni ordine e grado, ma l’apertura delle mense, l’assistenza ai disabili e l’adeguamento degli edifici rimangono ancora i problemi più urgenti sul tappeto. E così anche nel nostro Municipio, migliaia di studenti il 16 ricominceranno daccapo; lo stesso faranno gli insegnanti, il personale non docente e gli autisti di autobus, che saranno frastornati dall’incontenibile vociare o da autentici schiamazzi, soprattutto quando i mezzi pubblici saranno presi d’assalto all’uscita dalla scuola. Intanto lunedì 2 settembre i Nidi hanno già iniziato le attività didattiche, ma proprio nel pomeriggio di quel giorno, durante un violento nubifragio sulla Capitale, un fulmine ha colpito il “Bruco Verde” di via Cerbara, a Tormarancia, provocandone la chiusura in attesa dei lavori di messa in sicurezza.
Mentre da tre anni il Nido “La Filastrocca” di Via Tarso a San Paolo continua a restare chiuso per problemi strutturali. Si tratta di una situazione molto grave poiché parliamo del più grande asilo nido del Municipio, capace di ospitare fino a 89 bambini. Molte scuole dell’Ottavo continuano a presentare diverse mancanze strutturali e sono oggetto di lavori o di adeguamento alle normative antincendio. Problemi irrisolti anche sul fronte delle mense scolastiche e dell’assistenza ai bambini disabili, il che potrebbe comportare, in questi giorni, ulteriori disagi per il loro inserimento. I Sindacati sono sul piede di guerra tanto che hanno indetto, tra i lavoratori delle mense, due giornate di sciopero per il 16 e il 17 di settembre, che fanno seguito alla mobilitazione del 30 maggio scorso, quando i bambini dei nidi e delle scuole dell’infanzia rimasero senza pasto.
Ciò che operatori e genitori contestano è il bando del Comune di Roma per la refezione scolastica, che metterebbe a rischio le garanzie occupazionali e la qualità del servizio destinato ai bambini. Infatti il prezzo medio a pasto proposto dalle aziende si aggira tra i 4,30 e i 4,40 euro. CGIL CISL e UIL spiegano che nella cifra è compreso il costo degli ammortamenti delle attrezzature, dei lavoratori e del cibo, tanto che secondo le stime dei sindacati “i bambini mangeranno con 1,80 euro circa a pasto“. Naturalmente a preoccuparsi sono soprattutto i genitori che s’interrogano sulla qualità e sulla genuinità di un vitto dal costo così basso. A proposito di genitori, l’anno appena trascorso ha visto alcuni di essi impegnarsi in diverse forme di protesta e in una raccolta di firme per la riparazione di una copiosa perdita d’acqua all’ingresso della Cesare Battisti.
Nel medesimo plesso, che ospita la Scuola dell’Infanzia Coccinella, genitori volontari si sono armati di vernice e pennelli per ridipingere le porte e le mostre e dare una rinfrescata generale ai muri delle aule. Gli stessi genitori si sono ingegnati per sistemare anche i giochi da giardino. Un annoso problema restano ancora i laboratori della Scuola Primaria, utilizzati soltanto sporadicamente per mancanza di organico, poiché il personale docente è prevalentemente impegnato nella didattica frontale ed è letteralmente impossibilitato a organizzare altre attività.
Sempre tra i genitori serpeggia il timore della mancata consegna della cosiddetta cedola libraria, che consente il ritiro gratuito dei libri di scuola presso i negozi convenzionati. In alcune scuole, lo scorso anno, le cedole sono state distribuite addirittura alla fine di ottobre, per cui diversi insegnanti sono stati costretti a ovviare con le fotocopie. Per quanto riguarda i “Buoni Libro” destinati agli alunni delle scuole secondarie di I e II grado, residenti nel territorio del Comune di Roma, fino al 30 novembre 2019 è possibile richiedere online i buoni per ottenere la gratuità totale o parziale dei libri di testo. La domanda, destinata a nuclei familiari con indicatore ISEE non superiore a 10.632,94 euro, va inoltrata online sul portale di Roma Capitale.
Tutte le informazioni sul sito del Comune di Roma. Proprio in previsione dell’inizio dell’Anno scolastico 2019-20 la Commissione Lavori Pubblici dell’Ottavo Municipio si è adoperata per la riqualificazione di numerose aree prossime o adiacenti agli edifici scolastici. Si è, infatti, intervenuti per sistemare marciapiedi, attraversamenti pedonali e ripristinare la segnaletica stradale. La prima pausa per studenti e lavoratori della scuola ci sarà nel periodo natalizio, dal 23 dicembre al 6 gennaio, cui seguirà quella legata alle festività pasquali dal 9 al 14 aprile.
Nel frattempo la Garbatella si prepara ad accogliere la V edizione del “Meet Film Festival”, rassegna internazionale di cinema sulla scuola e sui giovani. Sarà un’occasione importante per visionare e contemplare i cortometraggi provenienti da varie aree del mondo e che saranno proiettati in diverse strade e piazze del quartiere. I temi spazieranno dal Cinema come settima arte per intrecciarsi con la scuola, la didattica e la formazione dei giovani e con il loro approccio alla società. La scuola è senz’altro impegno, dedizione e sacrificio, ma spesso è anche divertimento. Per fortuna.
CHIUSURA SERALE ANTICIPATA ALLE 21 E PER ALCUNI WEEK END
Di Stefano BAIOCCHI
Tre mesi di difficoltà per chi si sposta a Roma con la linea B della metropolitana. Atac ha infatti annunciato che dal 9 settembre si comincerà a fare sul serio per la realizzazione dell’interscambio con la linea C e per la costruzione della nuova stazione Fori Imperiali.
Ciò comporterà che fino al 7 di dicembre — data prevista per l’ultimazione dei lavori – la chiusura del servizio sarà anticipata alle 21.00. Naturalmente sono previsti degli autobus sostitutivi, che copriranno la tratta chiusa e che saranno in strada dalle 21.00 alle 23.30, prolungando però l’orario fino all’1.30 il venerdì e il sabato. In alcuni fine settimana, invece, l’intera tratta Castro Pretorio – Laurentina sarà completamente chiusa: i cittadini troveranno sbarrate 13 fermate, alcune decisamente cruciali per la mobilità cittadina perché, oltre a quelle centrali quali Colosseo, Cavour, Circo Massimo, utilizzate soprattutto dai turisti, raggiungere la Stazione Termini o gli interscambi con la Roma-Lido e con la stazione Ostiense (Piramide), potrà comportare qualche problema. Per il momento sono stati calendarizzati per la chiusura totale i fine-settimana di settembre del 21-22, 28-29 e quindi i week end di ottobre del 5-6, 12-13 e 26-27.
La navetta sostitutiva, in questi casi, sarà in servizio il sabato dalle 5.30 all’1.30 e la domenica dalle 5.30 alle ore 23.30. Ma saranno soprattutto i cittadini del Municipio a dover fare i conti con l’interruzione del servizio, poiché dopo il Centro Storico proprio l’Ottavo è la zona maggiormente servita dalla metro B. Considerando, come detto, l’importanza della Stazione di Piramide, il nostro territorio vanta le fermate di Garbatella, San Paolo, Marconi lambendo quelle di EUR Magliana e di Laurentina. Un bel grattacapo per studenti e pendolari che rientrano la sera.
DAL NOVEMBRE 1969 SVETTAVA SUL CENTRO DEL MOBILE DELLA CRISTOFORO COLOMBO
di Giorgio GUIDONI
“Panoramico, Luminoso, appartamento 100 mq, Colombo, altezza Habitat, Vendesi.” “Regalo Cucina, buono stato, trasporto e smontaggio a carico acquirente, situata in Circonvallazione Ostiense, altezza Habitat.” Quante volte ci siamo imbattuti in inserzioni di questo tipo?
Quanti appartamenti abbiamo comprato o affittato “altezza Habitat”? Quante volte, dopo aver chiesto indicazioni stradali, ci sentivamo rispondere “Prendi la Colombo, poi all’altezza del palazzo Habitat gira a destra?”. Qualsiasi sia la vostra risposta, dal 6 settembre 2019 la pagina si è voltata. La scritta Habitat è stata rimossa.
Quella scritta che campeggiava, si stagliava, troneggiava sin dal lontano novembre 1969, oggi non c’è più. Mezzo secolo fa i favolosi anni sessanta volgevano al termine regalandoci comunque importanti eventi: Woodstock, i Beatles di Abbey Road, i Pink Floyd di Ummagumma, l’uomo sulla luna per ben due volte, Giacinto Pannella detto Marco che iniziava uno sciopero della fame, la famiglia Grilli che apriva il Centro Mondiale del Mobile con un palazzo di otto piani caratterizzato dalla enorme scritta Habitat.
Questa scritta che ha caratterizzato l’immaginario dei romani e che li ha molto aiutati a definire con precisione un luogo che altrimenti non sapevi come spiegare, non esiste più. La famiglia Grilli, nel mercato del commercio mobili sin dal 1903, vuoi per un mercato fiacco, vuoi per una concorrenza feroce, vuoi per una lentezza a rispondere a nuovi modelli commerciali è stata costretta a mettere in liquidazione il palazzone di otto piani e a rimuovere la storica scritta.
E come faremo da oggi? Dare informazioni tipo “vicino al Ministero dell’Ambiente”, oppure “hai presente dove viene interrato il fiume Almone?”, ovvero “vicino alla Necropoli di Padre Semeria” sembrano poco pratiche, poco percorribili, poco utilizzabili dai pigri romani. Scenari imprevedibili si aprono.
Un nuovo imprenditore di mobili potrebbe rilevare il palazzo e chiamarlo “Garbamobili”? Oppure un albergatore intraprendente potrebbe rilevare la struttura e rinominarla “Garbalbergo”? Nessuno può dirlo. Certo è che continueremo a ricordare Habitat, come ricordiamo la Lampada Osram, la spina del Borgo, la Meta Sudans, Piazza Montanara, il Septizonio. Con un pizzico di nostalgia e malinconia.
DAL 25 AL 27 SETTEMBRE LA QUINTA EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DI CINEMA PER LA SCUOLA E I GIOVANI
di Ilaria PROIETTI MERCURI
I film nascono nella testa, finiscono su una carta, poi prendono vita grazie ad una pellicola e infine vengono proiettati alla Garbatella. Proprio così, alla Garbatella e non solo.
Tra cortometraggi, work-shop e dibattiti, studenti e registi si incontreranno dal 23 al 27 Settembre per la quinta edizione del Meet Film Festival. Un incontro internazionale di cinema per la scuola e i giovani. E diciamo la verità: quale arte meglio del cinema può colpire la coscienza e scuotere le emozioni?
Per questo la scuola media “G. Tuccimei” di Acilia, la scuola media “via Mar dei Caraibi” di Ostia e l’IIS “De Amicis-Cattaneo”, hanno deciso di lanciare i propri ragazzi in una sfida a colpi di Ciak, si gira! Di cosa tratta questa competizione? Dunque, il cinema è quella cosa dove tu stai seduto a guardare, mentre il regista ha già fatto tutto il suo lavoro. Questa volta, invece, i ruoli saranno invertiti: sarà il regista a sedere sulla poltrona pronto ad esaminare il tuo cortometraggio. È proprio quello che accadrà agli studenti che hanno aderito a questo progetto.
Nei primi due giorni di manifestazione, infatti, ci si tufferà nei lavori dei finalisti dei tre istituti, con accanto vari registi pronti a dare qualche dritta ai ragazzi. Vedremo chi vincerà questa gara, in cui la macchina da presa non ha solo il compito di registrare, ma soprattutto quello di far crescere i giovani.
Già, “perché – come ci tiene a sottolineare il Presidente del Festival Claudio Federico- la conoscenza del linguaggio audiovisivo è fondamentale per tutti. I ragazzi spesso sono immersi in questo mondo, ma non sempre lo dominano. A volte i messaggi gli sono catapultati addosso, ma non sono loro stessi i protagonisti.” E conclude: “L’idea di mettere in contatto il mondo del cinema con quello della scuola ha proprio questo obiettivo, sviluppare contenuti e materiali audiovisivi nel settore dell’educazione.”
E per far si che questo accada, tutto partirà da lunedì 23 Settembre dalle ore 9 alle ore 12 al Teatro Ostia Lido, con le proiezioni dei finalisti della scuola del litorale. Il 24 invece, sempre stesso orario, toccherà agli allievi delle scuole “Calderini-Tuccimei” di Acilia e “De Amici-Cattaneo” di Testaccio nelle rispettive sedi. Noi, tutto ciò che possiamo consigliarvi è di mettervi seduti e farvi illuminare dagli schermi colmi di fantasia di questi giovani studenti. Non importa cosa guarderete. Una cosa che hanno in comune tutti i film è la capacità di trasportarvi altrove. Fermi tutti però! Non fatevi trascinare troppo lontano, che il festival non finisce qui. Dal 25 settembre infatti, ci sposteremo alla Garbatella.
Eh… la Garbatella. Ma quante pellicole negli anni hanno visto questo quartiere come protagonista? Da “C’eravamo tanto amati” di Ettore Scola, a Nanni Moretti con “Caro Diario”, fino a quando ci ritrovavamo pullman pieni di turisti pronti ad assalire il bar dei Cesaroni. Insomma, il quartiere dei lotti e dei giardini fiabeschi non si fa sfuggire l’evento e, dal 25 al 27 Settembre, inizieranno un susseguirsi di appuntamenti: il 25 dalle ore 9 alle 16 in IC Piazza Sauli tra proiezioni, dibattiti e Workshop di Cine Animazione.
Dalle 18 alle 22 ci si sposterà in Via Caffaro n.10 nel circolo cinematografico Zero in Condotta con la proiezione dei film finalisti. Infine dalle 21 alle 23 in Via F. Passino n.26 alla Villetta, dove si affronterà in particolar modo il tema dei bambini in guerra e l’immigrazione, fenomeni tanto globali quanto attuali. Il 26 si ripartirà nuovamente da IC Piazza Sauli dalle 9 alle 16, nel pomeriggio il Teatro Garbatella inaugurerà altre proiezioni dalle 17 alle 18:30 e la giornata si concluderà nuovamente nel circolo Zero in Condotta dalle 18 alle 22.
Il Festival, invece, terminerà il 27 Settembre con una giornata super impegnativa: dopo il terzo incontro in IC Piazza Sauli dalle 9 alle 13, l’associazione Millepiani Coworking in Via Nicolò Odero n.13 vi aspetta dalle 15 alle 17 per l’incontro tra studenti insegnanti e registi. La giornata finirà con la proiezione dei film in concorso dalle 15 alle 19:30 al Teatro Garbatella e con l’annuncio del vincitori in Villetta dalle 21 alle 23.
Insomma, c’è molto da vedere. E noi ci aspettiamo moltissimo da questi ragazzi, che attraverso il loro linguaggio, possono insegnarci una nuova visione della vita.
Sembra rimandato a data da destinarsi lo sgombero degli ex uffici di viale del Caravaggio 105. Fino a qualche settimana fa l’occupazione era in cima alla classifica della “circolare Salvini”, rilasciata ad inizio estate dalla Prefettura di Roma, che prevedeva lo sgombero di 22 realtà romane tra spazi sociali e occupazioni abitative, senza offrire valide alternative per chi resta per strada. La tenacia degli occupanti di Caravaggio, che resistono nella proprietà Armellini da aprile 2013, grazie anche alla solidarietà del quartiere e forse al nuovo clima politico nazionale, hanno ottenuto al momento una sospensione dello sgombero.
Ora l’aria che si respira è quella dell’incertezza, una condizione che non rende facile la vita già sventurata dei 380 occupanti (di cui 80 minori), molti dei quali disoccupati o con un passato difficile alle spalle. Con la precarietà del lavoro oggi chi può permettersi l’acquisto di una casa? O di pagare un affitto?
Basta scorrere i siti internet degli annunci immobiliari, per rendersi conto delle cifre che vengono richieste a Tor Marancia e dintorni. Difficile per una famiglia comprare un bilocale a meno di 230 mila euro e ancora più difficile trovare l’anticipo e le garanzie per la banca. Un affitto di un modesto appartamento non si trova a meno di 700 euro al mese, mentre il prezzo di un posto letto in una stanza condivisa si aggira intorno ai 300 euro mensili. A ciò bisogna aggiungere le bollette, la caparra e gli anticipi dovuti. Come ai tempi della borgata Shangai, la baraccopoli costruita dal fascismo a TorMarancia, la città esclude i precari e i più poveri, costretti ad emigrare o a spostarsi in periferia, lontano dai servizi, da legami costruiti nel tempo e, nel caso di minori, anche dalla scuola frequentata fino all’anno precedente. Solo che il centro avanza e mangia le periferie che fino a ieri disprezzava.
A Roma si contano almeno 200 mila persone senza casa, dato purtroppo destinato a crescere, e si calcolano un ugual numero di appartamenti sfitti, oltre migliaia di strutture abbandonate e per le quali i costruttori non sono tenuti a pagare nessuna imposta. È tempo di avviare un processo di rigenerazione urbana, di una pianificazione per la costruzione di case popolari e di stemperare il clima di conflitto sociale venutosi a creare. Senza ulteriori tentennamenti, è compito della politica porre rimedio a questa annosa questione. Questi e altri saranno i temi in discussione il 14 settembre all’assemblea nazionale pubblica dei movimenti per la casa, che si svolgerà proprio nell’occupazione di Caravaggio.
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