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Tag: Municipio VIII

In ricordo della giovane donna scampata alla strage del Circeo nel settembre del 1975

Sarà dedicata a Donatella Colasanti l’area verde di via Villa di Lucina a San Paolo

di Ilaria Proietti Mercuri

La memoria è quello strumento che, almeno in teoria, dovrebbe aiutare a non commettere più gli stessi errori. E proprio con questo spirito, il Municipio VIII dedicherà l’area verde della Villa di Lucina in zona San Paolo a Donatella Colasanti, la giovane donna scampata alla strage dei Circeo.

La sua storia, come il suo volto scosso e pieno di sangue, finirono su tutti i giornali quando la sera del 30 Settembre 1975, venne ritrovata ancora viva nel bagagliaio di un’auto, accanto al corpo della sua amica Rosaria Lopez morta invece qualche ora prima. A soli 17 anni infatti Rosaria, venne stuprata e quasi uccisa di botte, dopo essere stata adescata con la scusa di una festa in una villa al Circeo da tre rampolli di alcune agiate famiglie romane. Come si salvò? Perchè ebbe la lucidità di fingersi morta, raccontò poi nei mesi successivi.

Così, dopo il parco alla Montagnola intitolato a Maria Rosaria Lopez, si intitolerà un parco anche alla ragazza che scampò al massacro, ma che venne segnata per tutta la vita.

Ricordare però, non è mai abbastanza. Così anche il quartiere Montagnola non si è tirato indietro. A Via Mario Muschio infatti, una panchina è stata dipinta di rosso e abbellita con un ritratto di Alda Merini e delle due ragazze della strage del Circeo, in memoria di tutte le donne vittime di violenza.

Un progetto, quello della panchina, che era stato avviato anni fa anche alla Garbatella, accanto alla fontana di Carlotta, storico simbolo che porta il nome di una donna. Ma con gli anni la panchina scomparve. Per questo, alcune associazioni del quartiere, tra cui Il Tempo Ritrovato di Mirella Arcidiacono, chiedono alla Regione Lazio e al municipio VIII di posizionarne una in Piazza Ricoldo Da Montecroce.

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Quella Cooperativa di consumo tra i pionieri della Garbatella

Nei primi mesi del 1922 lo spaccio aprì su piazza Benedetto Brin ai civici 4,5 e 7.Nel consiglio di amministrazione Cleobulo Rossi, Biagio Gay, Giovanni Garrasi, Emilio Storti e Gregorio Pietruccini

di Gianni Rivolta

Era il  dicembre del 1921.Fuori porta San Paolo, tra via della Garbatella e piazza Brin si davano gli ultimi ritocchi di calce e vernice alle linde villette della Borgata Giardino Concordia, così l’aveva voluta chiamare Re “Pippetto” per dare un segnale di pace sociale quel 18 febbraio del 1920. La regina madre Margherita, accompagnata dall’impettito ingegner Paolo Orlando, era già venuta in visita al traforo della rupe per il tracciato della ferrovia Roma-Ostia e al borgo di casette in costruzione: quarantaquattro villette decorose per gli operai della zona industriale e del porto fluviale. I pionieri di quella nuova frontiera, circa duecento famiglie, avevano  preso possesso degli appartamenti e sognavano un futuro migliore per i loro figli. Tra loro molti artigiani e qualche tecnico dipendente o collaboratore dell’Icp (1). Anche Paolo Orlando presidente dell’Ente per lo Sviluppo marittimo e industriale di Roma ( che aveva venduto il terreno all’Icp) aveva chiesto di riservare ai suoi impiegati un certo numero di abitazioni (2).    Per loro casa e lavoro, dopo anni di crisi economica e disoccupazione, scioperi e cortei di tranvieri, elettrici,metallurgici, gassisti  e tipografi,  erano finalmente una realtà. Quello che fu chiamato il “biennio rosso” , tra il 1919 e il ’20, era ai titoli di coda. Ammainate le bandiere rosse dai cancelli delle fabbriche il segretario della Cgil Bruno Buozzi aveva spento quella massiccia spallata rivoluzionaria e riportata la lotta dei metallurgici nel tranquillo alveo salariale. Il 10 novembre 1921 ci furono  le ultime scintille di resistenza ai fascisti. A San Lorenzo, a Testaccio, Trastevere e al Trionfale gli arditi del popolo di Argo Secondari e Cencio Baldazzi si erano presi a rivoltellate con i neri di Farinacci e Balbo, giunti a Roma baldanzosi per il loro primo congresso nazionale. Questo era il clima in città. Il fuoco covava sotto la cenere in attesa del divampare dell’incendio.

Nella nuova Borgata Garbatella, disegnata come le città giardino inglesi, i capifamiglia al tramonto dopo il lavoro,si incontravano in piazza Brin per discutere del più e del meno e delle condizioni di lavoro in officina. Nonostante l’aria salubre e qualche bicchiere di buon vino la vita non era facile; nei primi cinque lotti dell’Istituto case popolari si viveva isolati tra orti, vigne e casolari sparsi fuori le Mura. Al di là dello stradone dell’Ostiense la viabilità era limitata alla stretta via delle Sette Chiese, unico collegamento a sud con le tenute agricole dell’agro, a viottoli di campagna come quello della Moletta, via della Garbatella, via delle Statue. Il centro città si raggiungeva solo col tram dal piazzale della Basilica di San Paolo, mancavano rivendite di generi alimentari e verdure e negozi in genere. Così un gruppo di abitanti, in maggioranza artigiani e tecnici, decise di darsi da fare e costituire la “Cooperativa approvvigionamenti e consumi Quartiere Garbatella” aderente alla Lega Nazionale delle cooperative (3)con lo scopo di acquistare, conservare e vendere generi di prima necessità “senza scopi di lucro, cooperando all’economia domestica, al risparmio e alla previdenza”. Un’idea mutualistica in linea con tutto il progetto della città giardino, ispirate dai socialisti utopisti. In barba alle volontà del Re e di Paolo Orlando la Cooperativa non prende il nome “Concordia” come la borgata, ma il più popolare “Garbatella” (come era chiamata la località sui Colli di San Paolo e l’omonima via).La prima sede legale fu quella di via Guglielmotti 31 ( l’abitazione di un socio) per poi trasferirsi a piazza Benedetto Brin 4-5-7, dove fisicamente insisteva lo spaccio e i magazzini. Nel consiglio di amministrazione e nel collegio sindacale compaiono cognomi di note famiglie della prima borgata : Biagio Gay,Giovanni Garrasi, Gregorio Pietruccini,Costantino Mariotti, Emilio Storti, Natale Del Grande, Angelo Melchiorre, Luigi D’Ascenzo, Enrico De Nicola,Andrea Gasparri   e per ultimo  Cleobulo Rossi, sicuramente la personalità più significativa tra i soci fondatori. Socialista della tendenza rivoluzionaria nel dicembre del 1904 il Rossi era stato eletto segretario nazionale della federazione dei gassisti e degli addetti alla illuminazione pubblica e nel 1907 successe a Ernesto Verzi alla guida della Fiom, la federazione degli operai metallurgici, aderente alla Cgil. Insomma una personalità di livello nazionale, anche se nella fase discendente della sua carriera politica e sindacale.

E poi scoppiò l’incendio. La cooperativa di consumo Garbatella di piazza Brin subì, come tante altre strutture mutualistiche, la violenza delle squadracce fasciste: “L’esperienza della cooperativa (……) venne a finire nel 1921,intervennero i camion pieni di squadristi che bastonarono i gestori e li portarono a Via Magnana poli – sostiene Luciano Rossi, nipote di Cleobulo ( in una intervista a Monica Sinatra, autrice  del libro La Garbatella a Roma 1920-1940 ndr)- ….E gli diedero anche l’olio di ricino…diedero fuoco a tutti i materiali della cooperativa, distrussero le cart…”.Probabilmente l’intervistato a distanza di decenni, non collocava precisamente l’accaduto, in quanto la cooperativa fu fondata  proprio in quei giorni, il 13 dicembre del 1921. Il fatto certamente doveva essere avvenuto in un tempo successivo, presumibilmente dopo la Marcia su Roma ( 28 ottobre 1922), quando venne devastato dai fascisti anche il circolo socialista di via del Gazometro all’Ostiense. Quelle gloriose saracinesche chiusero definitivamente negli anni Trenta per lasciare il passo su piazza Benedetto Brin , alla pizzicheria dei Magnani, all’osteria Scafetti e a un piccolo negozietto di  vini e olii, la bottiglieria di D’Antoni. Ma questa è tutta un’altra storia.

Ne abbiamo notizia, infatti, nel 1927 in occasione della pubblicazione del bilancio d’esercizio sul Foglio degli annunci legali della Provincia di Roma e sul Bollettino dell’Opera Nazionale per la protezione della Maternità e l’Infanzia dello stesso anno, dove la Cooperativa Garbatella aderisce con una sottoscrizione di 1.000 lire.In questi ultimi atti il Consiglio di amministrazione è ridotto ai minimi termini.Ne fanno parte Biagio Gay, socio fondatore, Amerigo Bianchini abitante a piazza Brin e come Sindaci revisori Cesare Marotta e G. Caradei. Di questo piccolo, ma significativo esperimento mutualistico non rimane che qualche flebile ricordo.Enrico Casadei, uno dei pionieri della borgata nata sui Colli di San Paolo, insieme ai Del Grande, ai Siccardi, ai  Baronci, Sabatini, Giorgi e altri ancora negli anni Ottanta conservava come una reliquia una piccola medaglietta dorata con la scritta: Cooperativa approvvigionamenti e consumo Garbatella.

Foto di piazza Brin d’epoca, ( Centenario pag 44 in alto),foto del ponticello che collegava via di S.Emerita con via S.Adautto,  foto della cena sociale ( Garbatella tra storia e leggenda  seconda edizione pag 60).

Note

(1) I fratelli Del Grande, infatti, erano falegnami e avevano a via Guglielmotti 4 il laboratorio dove facevano la manutenzione per l’Icp di porte e finestre,Costantino Mariotti era vetraio e Biagio Gay un geometra che lavorava per l’istituto case popolari.Tra i primi abitanti Enrico Casadei che possedeva la medaglietta dorata della Cooperativa,Giorgi, Baronci, Pietro Siccardi, impiegato al Consorzio del porto fluviale ( di origine ligure abitava al lotto 2 all’angolo con piazza Pantero Pantera)

(2) In una lettera del 23 giugno 1921 è proprio Paolo Orlando ad avanzare la richiesta al presidente delle case popolari: “Parecchi appartamenti del Borgo Concordia sono ultimati ed io mi permetto ricorrere nuovamente a Lei affinchè si compiaccia destinare ai noti funzionari dell’Ente ( Smir n.d.r.) gli appartamenti già da loro scelti in conformità del suggerimento da lei dato.Mi permetto pure ricordarLe che, omesso nel contratto di vendita del terreno la condizione di un diritto di prelazione di nostri funzionari sulle costruende costruzioni di Borgo Concordia, mi affrettai subito dopo la stipula di detto contratto ad ottenere da Lei il verbale impegno per il giustamente richiesto favore ai funzionari dell’Ente”.

(3) Nel 1921 la Lega contava 3.600 cooperative di consumo e 2.700 cooperative di produzione e lavoro.

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Cleobulo Rossi di professione socialista rivoluzionario

Nel 1904 fu eletto segretario nazionale dei gassisti e nel 1907 successe a Ernesto Verzi alla guida della Fiom

di Gianni Rivolta

Cleobulo Rossi nacque a Roma il 27 giugno del 1871, il padre Giuseppe e la madre Annunziata D’Armini lo vollero chiamare come uno dei sette Sapienti dell’antica Grecia. Dopo aver frequentato le scuole elementari divenne elettrotecnico e si coniugò con Maria Buti, dalla quale ebbe quattro figli. Nelle note della Questura è schedato come socialista rivoluzionario. Iscritto fin dagli ultimi anni dell’Ottocento al Partito socialista italiano, nel 1904 è eletto segretario della federazione nazionale dei gassisti e degli addetti alla illuminazione pubblica e membro della Commissione esecutiva della Camera del lavoro di Roma (con 2814 voti), dove fu riconfermato nel luglio del 1907 ( con 1442 voti). In quegli anni il suo nome era legato a Enrico Leone principale teorico, assieme a Arturo Labriola, del sindacalismo rivoluzionario italiano, quando ancora rappresentava l’ala intransigente interna al Psi. Nella componente capitolina dell’azione diretta  Cleobulo Rossi militava con  figure del calibro di Paolo Orano, Alceste De Ambris, Michele Bianchi, Romolo Sabbatini, Paolo Mantica.

 Ma la sua notorietà si deve soprattutto  agli anni in cui con Ernesto Verzi tenne la segreteria della Fiom (1901-1907),che nel 1908 lasciò a Bruno Buozzi.Quando la sede della Fiom fu spostata a Milano,Cleobulo Rossi  si trasferì per motivi sindacali nel capoluogo lombardo. Collaborò all’Avanti!,al Metallurgico e al Sindacato operaio; nel 1906, dopo aver diretto lo sciopero dei tranvieri romani, fu eletto membro del Comitato Nazionale della neonata Confederazione Generale del Lavoro, dove fu riconfermato nel 1910. Diede le dimissioni dalla segreteria della Fiom nel luglio del 1909 a causa dell’opposizione organizzata di alcune sezioni, che dissentivano dagli orientamenti del Comitato centrale sia nell’impostazione delle lotte che nella gestione amministrativa e finanziaria della federazione. E da qui cominciò la sua parabola discendente. Nel 1910, lasciate le cariche sindacali è costretto ad impiegarsi come tecnico elettricista presso alcune officine al nord. Ritorna dopo alcuni mesi a Roma,  la Polizia politica nel 1914 lo dà a Durazzo, in Albania, dove, abbandonata moglie e figli, sarebbe fuggito con un’ amante per aprire un negozio di liquoreria o forse uno stabilimento di saponi e acque gasate (!).Nel 1915 è di nuovo  a Roma dove prende alloggio prima in via Bodoni e poi in via Giovanni Branca a Testaccio. Nel dicembre del 1921 è tra i fondatori della Cooperativa approvvigionamenti e consumo Garbatella con sede in piazza Benedetto Brin, di cui divenne Presidente con nomina del consiglio di amministrazione. Nel marzo del 1926 si iscrive al Partito nazionale fascista e tre anni dopo è cancellato dall’elenco dei sovversivi. Muore a Roma il 9 gennaio 1932 all’età di 61 anni. 

Foto della scheda segnaletica, tessere di Romolo Sabbatini

Archivio Beni Culturali

Sistema Archivistico Nazionale

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L’Atto costitutivo e lo Statuto

di Michela Micocci

L’atto costitutivo di nascita della  Cooperativa Approvvigionamenti e Consumi “Quartiere Garbatella”  viene firmato  il 13 dicembre 1921 di fronte al notaio Arturo Tosatti, nel suo studio di via Torre Argentina; la neonata cooperativa ha per scopo “l’acquisto, la conservazione, la trasformazione e la vendita dei generi di prima necessità, senza scopo di lucro, cooperando all’economia domestica, al risparmio ed alla previdenza”. Sono dodici i soci che per primi aderiscono: Ezio Polonara, Natale Del Grande, Biagio Gay, Cleobulo Rossi, Costantino Mariotti, Enrico De Nicola, Giovanni Garrasi, Emilio Storti, Luigi D’Ascenzo, Gregorio Pietruccini, Angelo Melchiorre e Andrea Gasparri.  Quasi tutti abitano a via Alberto Guglielmotti, tra questi il Rossi che – elettrotecnico e sindacalista  – risiede al numero civico 31, lo stesso indirizzo che risulta essere la sede provvisoria della Cooperativa e che ricopre il ruolo più importante, quello di Presidente. I soci sono falegnami, vetrai, commercianti, geometri, impiegati e pensionati. Ogni azione ha il valore nominale di 100 lire ciascuna ed è stabilito che la Cooperativa abbia una durata di almeno venti anni.

Nuovi soci possono aderire, si legge nell’articolo 7 dello Statuto, pagando una tassa di ammissione di 15 lire, oltre a dover acquistare naturalmente almeno un’azione. Ma sarà il Consiglio di amministrazione ad accettare o meno nuove adesioni, con la possibilità, per chi si veda rifiutato, di far ricorso al Collegio dei sindaci. Gli utili oltre a essere ripartiti tra fondo di riserva, personale stipendiato, capitale azionario e fondo collettivo a disposizione del CdA, vengono distribuiti per il 50 per cento ai consumatori “in proporzione dell’importo degli acquisti fatti nei magazzini della Cooperativa”. Interessante notare come sia possibile recedere solo a seguito del cambio di residenza, a riprova del legame essenziale e necessario con la Garbatella: tutti i soci abitano nel quartiere e chi vuole uscire dalla Cooperativa può farlo soltanto andando a vivere altrove. La società di via Guglielmotti inoltre aderisce alla Lega nazionale delle Cooperative: un’antica istituzione nata nel 1886, forzatamente sciolta durante il Ventennio e “sostituita” dall’Ente nazionale fascista delle Cooperative.

La convocazione delle assemblee deve essere effettuata tramite un avviso da pubblicarsi sul Messaggero e con una raccomandata spedita ai soci. Dell’organo più importante della Cooperativa, vale a dire il Consiglio di amministrazione, sono chiamati a far parte cinque membri, tra i quali viene nominato un presidente – che rappresenta la società – , un vice presidente, un cassiere e un segretario.

La loro carica dura un anno, con la possibilità di rielezione. Qualche anno più tardi, nel 1927 la Cooperativa risulta tra i sostenitori dell’Opera Nazionale per la protezione della Maternità e Infanzia con una elargizione di 1.000 lire ( art.14 dello Statuto) e l’anno dopo, nel 1928, il presidente non è più Cleobulo Rossi. Dal Foglio degli Annunzi Legali della Provincia di Roma che pubblica il bilancio di esercizio della Cooperativa approvvigionamenti e consumi “Quartiere Garbatella” si legge che tale carica è ricoperta da Biagio Gay, già socio fondatore ( nel Cda compare anche  Amerigo Bianchini). Nel frattempo la società ha cambiato sede: non più via Guglielmotti 31 ( quella legale), ma piazza Benedetto Brin 4,5 e 7, dove insiste la rivendita commerciale e i magazzini.  A quella data il bilancio si chiude con un utile di lire 10. 141,40. Documento che attesta, soprattutto, che nel 1928 la Cooperativa è ancora attiva. Oggi quei civici di piazza Brin sono occupati al 5 dalla Trattoria il Moschino e il 7 è stato murato.

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L’antica “Moletta” sul fiume sacro Almone

L’OMONIMO VICOLO FIN DAI PRIMI ANNI DELL’800 COLLEGAVA L’OSTIENSE CON VIA DELLE SETTE CHIESE ATTRAVERSANDO I COLLI DI SAN PAOLO

di Giorgio GUIDONI

Alla Garbatella c’è una piccola via, in posizione decentrata rispetto ai tradizionali lotti popolari, che ha una rilevanza storica di grande interesse: via della Moletta. Abbiamo ragione di pensare che la zona, quella che diventerà l’odierna Garbatella,in passato era molto probabilmente individuata proprio con questo toponimo: vediamo perché. Attualmente è una traversa che congiunge via Gerolamo Benzoni con piazza Giovanni da Verrazzano, situata nella parte nord del quartiere, a qualche centinaia di metri dal complesso di Eataly. Ma nei primi decenni dell’Ottocento, la strada registrata nella toponomastica dell’epoca come vicolo della Moletta (figura 1) deviava da via Ostiense e si congiungeva con via delle Sette Chiese, l’importante collegamento tra la Basilica di San Paolo e quella di San Sebastiano sull’Appia Antica.

A quei tempi la zona era aperta campagna, con dolci colline e diffuse coltivazioni di vigneti e orti per tutta l’area. E dove oggi si trova l’incrocio tra la via Ostiense e la Circonvallazione omonima ( ponte Settimia Spizzichino), dal lato ex Mercati Generali, si collocava allora l’antica Moletta. Questa, così denominata anche sul registro catastale, era di proprietà del Principe Camillo Borghese(1), ed era l’ultima di una decina di mole e di valche, alimentate dalle acque del fiume Almone, anche detto marrana dell’Acquataccia. (figura 2, figura 3). Le mole erano usate per la macinatura del grano, mentre le valche erano usate per il lavaggio dei tessuti e della lana. Ma da quanto tempo esisteva questo piccolo impianto di molitura? La testimonianza più antica che siamo riusciti a rintracciare risale al 1469, nella mappa di Pietro del Massaio (figura 4), in cui è chiaramente visibile la costruzione sopra il fiume sacro ai romani con alla destra un ponticello; sullo sfondo c’è la Basilica di San Paolo, sulla sinistra si nota la rupe su cui si trova oggi la scuola Principe di Piemonte.

La Moletta continua ad esser l’unica costruzione di rilievo tra la Porta Ostiense, la Piramide e la Basilica, anche sulla cartina realizzata da Giovanni Antonio Dosio nel 1561 (figura 5). Nella legenda della pianta il fiume Almone è segnalato come Acqua Daccia (poi Acquataccia). Alla destra della Moletta si scorge sempre il ponticello allora esistente sopra l’ Ostiense. La strada che porta il suo nome, vicolo della Moletta, risulta ancora sul Catasto Gregoriano del 1818. In seguito, grazie alle informazioni riportate sullo Stato delle Anime (una sorta di censimento) della Basilica di San Paolo, sappiamo che dal 1835, il vicolo della Moletta cede il nome a vicolo della Garbatella (figura 6), e tutta la zona assumerà questo toponimo sino ai giorni nostri. È legittimo pensare che se per più di tre secoli nella zona l’unica costruzione di rilievo tra la Porta Ostiense e la Basilica era questa piccola mola, tanto da dare il nome al vicolo che portava da via Ostiense a via delle Sette Chiese, molto probabilmente la zona a quei tempi era appellata “della Moletta”.

 

Oggi di questo antico impianto idraulico non ci sono più tracce. Sino ai primi anni Duemila c’erano testimonianze dei resti di una piccola mola di pietra dislocati a fianco della trattoria collocata sotto il ponte Spizzichino, ma oggi non è rimasto nulla di visibile. Tutto ciò che resta è una piccola via che tiene accesa la memoria e la curiosità, con un nome che evoca un passato secolare, quando la zona dell’Agro Ostiense altro non era che aperta campagna, fuori dalle mura dell’Urbe. (1) Don Camillo Filippo Ludovico Borghese, duca di Guastalla, VI principe di Sulmona e VII di Rossano (Roma, 19 luglio 1775 — Firenze, 9 maggio 1832), grazie al suo matrimonio con Paolina Bonaparte, divenne cognato dell’Imperatore Napoleone Bonaparte.

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L’iniziativa del Cdq Grottaperfetta e dell’associazione Parco della Torre di Tor Marancia

A Natale “Adotta un negozio”

In un momento difficile e incerto come questo, in cui molti negozianti sono costretti ad abbassare la serranda o arrancano per arrivare alla fine del mese, sono i piccoli gesti a fare la differenza, come le iniziative solidali messe in campo da due realtà del  Municipio VIII: il CdQ Grotta Perfetta e l’Associazione Parco della Torre di Tormarancia. Entrambe si prefiggono l’obiettivo di arginare il pericolo d’inaridimento nel tessuto commerciale e lavorativo di prossimità.

La prima iniziativa di “Adotta un negozio” coinvolge i quartieri di: Grotta Perfetta, Roma 70, Rinnovamento, l’Annunziatella e il Sogno ed è patrocinata dal Municipio VIII; si tratta di sostenere l’acquisto di prodotti e servizi, oppure di buoni solidali da 20, 50 o 100 euro (da utilizzare entro il 31 gennaio 2021), nelle attività del quartiere che hanno aderito, riconoscibili dalla locandina affissa.

Con le stesse motivazioni è nata anche il progetto “Regala Tor Marancia”, promosso dall’Associazione Parco della Torre. Daniele dell’associazione ci racconta: Abbiamo creato dei buoni spesa da usare durante le feste natalizie nelle attività che sono vitali per un quartiere. Il buono è rappresentato da una cartolina postale, con immagini del passato e del presente di Tor Marancia”. Abbiamo distribuito le cartoline nei negozi che hanno aderito all’iniziativa, chiunque può recarsi in uno di questi e scegliere l’importo che preferisce. Io ad esempioconclude Danieleho pensato di regalare ad una mia amica una cartolina da 10 euro da spendere al bar all’angolo della strada e a mia madre una da 20 euro dal parrucchiere sotto casa. Sono dei regali utili e solidali con il quartiere, in più resta la cartolina come ricordo”.

Per scoprire quali sono le attività commerciali che hanno aderito all’iniziativa, visitate la pagina Facebook: “Parco della Torre di Tormarancia o cercate la locandina affissa all’entrata dei negozi.

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Montagnolapp, un quartiere a portata di click

Da oggi sarà più facile cercare dal tuo smartphone in tempo reale un negozio, un professionista o un artigiano della Montagnola. Sarà infatti on line una nuova app da scaricare che consentirà di ricevere offerte commerciali, conoscere orari e servizi di uffici e agenzie. Con un solo clic si possono ottenere tutte le informazioni che servono. Cerchi un negozio, un professionista, un artigiano?Scarica Montagnolapp.

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Parte il primo progetto “Dopo di Noi”

“Oggi per Massimo, Maria, Gabriele, Roberta e Maria Grazia e per le loro famiglie è un giorno importante. Oggi per tutto il nostro territorio è un giorno importante.” Esordisce così l’Assessora Alessandra Aluigi sui social, per annunciare l’apertura del primo progetto residenziale di Dopo di Noi a Roma, in Piazza Dei Navigatori.

Un progetto che è partito nel lontano 2004, con l’obiettivo di far sperimentare periodi di autonomia ai ragazzi e ragazze con disabilità. Oggi, grazie ad una legge straordinaria che all’ora ancora non esisteva si sono potute aprire le porte a questo progetto. “Quello di oggi è un risultato importante, ottenuto in anni di lavoro e con la determinazione di persone che fino ad oggi si sono passate il testimone di questa scommessa. Inoltre quello di oggi non è un punto di arrivo, è solo un inizio” conclude l’Assessora Aluigi.

Insomma, un giorno di festa che però, come sostiene il Presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri, l’emergenza sanitaria non ci permette di festeggiare. Ma ci tiene comunque a sottolineare: “Sono tante le persone da ringraziare per essere arrivati qua, ad aprire insieme le porte di questo cancello. Ognuna di queste che siano familiari, operatori sociali, amministratori e dipendenti municipali ha fatto un passo per arrivare a questa porta. Nello spirito di una legge straordinaria per cui una cara amica ha combattuto a lungo, oggi tiriamo una linea e apriamo un’altra storia. Ringrazio l‘Assessora Alessandra Aluigi per l’impegno, la passione, la tenacia, con cui abbiamo raggiunto un risultato che raccontiamo con orgoglio. Nelle prossime settimane altre due esperienze simili e differenti apriranno progetti di autonomia grazie al Dopo di Noi ancora qua, in Ottavo Municipio. Per una città che sa riconoscere i diritti, che può diventare migliore, che include e non esclude, abbiamo aperto una porta e adesso di nuovo a lavoro perché questa non sia una goccia nel mare, ma un’idea di futuro per la Roma che vogliamo costruire.”

Di Ilaria Proietti Mercuri

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Finalmente un bando pubblico per il Centenario del quartiere

di Giorgio Guidoni

L’ATTO AMMINISTRATIVO EMANATO IL 4 SETTEMBRE DAL CAMPIDOGLIO

Meglio tardi che mai. Infatti, a distanza di sei mesi dalla fatidica data del 18 febbraio 2020, anniversario della fondazione della Garbatella, il Comune di Roma ha pubblicato un bando per la realizzazione di progetti dedicati alla celebrazione del centenario della nascita del quartiere. La Giunta Capitolina vorrebbe contribuire a finanziare “iniziative che valorizzino ed esaltino la varietà e la complessità del tessuto sociale della Garbatella ricercando un equilibrio tra il suo passato e la sua contemporaneità e che coinvolgano il pubblico in una esperienza di scoperta e riscoperta del quartiere in occasione della celebrazione del centenario della sua nascita anche raccontandone e condividendone la memoria e la storia.”

La cifra stanziata è di quarantamila euro ed ogni progetto selezionato sarà finanziato per un massimo di ottomila, con un sostegno pari all’85% del totale. L’iniziativa sembra interessante, la scadenza di presentazione è stata il 30 settembre scorso per iniziative che dovranno tenersi tra il 24 ottobre e il 31 dicembre di questo anno. Non la pensa così Amedeo Ciaccheri, il minisindaco del Municipio VIII, che, con un tempismo da manuale, fece uscire un comunicato il giorno 3 settembre (data della Determina Dirigenziale in Comune), in cui si scagliava contro la sindaca di Roma, Virginia Raggi, giunta all’ultimo anno del suo mandato. Ciaccheri afferma che “in Comune si svegliano a scoppio ritardato e fanno uscire un bando per attività culturali dedicate al centenario con un semestre di ritardo.” E continua segnalando correttamente che “nei mesi passati, il Municipio, nella totale assenza del Comune, ha organizzato celebrazioni che hanno coinvolto il quartiere, le scuole, la rete delle imprese locali, il quotidiano la Repubblica con la sua guida dedicata al quartiere, l’Ater di Roma, la Regione Lazio, l’Università degli studi Roma Tre, artisti, poeti, attori, studiosi.” Ciaccheri rincara la dose, elencando tutte le problematiche aperte nel quartiere di competenza del Comune, rimaste a tutt’oggi senza una risposta: la chiusura del mercato coperto di via Passino da parte dell’assessorato competente, le cabine elettriche Acea che deturpano da anni piazza Bartolomeo Romano, la situazione di degrado dei parchi pubblici in carico al Dipartimento Ambiente..

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Tra luci e ombre la scuola è ripartita

di Francesca Vitaliani

MANCANO ANCORA I BANCHI MONOUSO E MOLTI INSEGNANTI

La scuola è ormai aperta da un mese, ma non mancano i problemi e le criticità in tempi di pandemia. Su tutti l’insufficienza dei banchi monoposto, promessi dal Ministro della Pubblica istruzione per garantire il distanziamento tra gli studenti ed evitare il contagio. Nelle scuole di ogni ordine e grado di Garbatella questo, insieme alla mancanza dei professori, sembra essere l’oggetto del desiderio.
“Alla Moscati siamo molto contenti dell’attività preparatoria e dell’impegno degli insegnanti, ma non sono ancora arrivati i nuovi banchi per garantire il distanziamento— ci racconta Marcella Chichi, rappresentante di classe della terza O — . Per questo motivo, i ragazzi sono disposti uno sul lato lungo, l’altro su quello corto dei vecchi banchi, una modalità che noi genitori non riteniamo efficace, efficiente, neanche dal punto di vista ergonomico”. Inoltre, nella media di via Padre Semeria preoccupa l’apertura delle finestre delle aule per consentire il ricambio d’aria, ulteriore norma di sicurezza per contrastare il contagio da Covid: “Capiamo quanto sia importante far arieggiare gli ambienti nella normalità e in questa particolare fase — dice Marcella Chichi – ma pensiamo che con l’arrivo del freddo con la brutta stagione sia importante proteggere i ragazzi anche da raffreddori e mal di gola”.

Inoltre la tardiva nomina degli insegnanti sta creando non pochi disagi “non è più possibile dividere i ragazzi in altre classi per garantire la sicurezza e il distanziamento — continua la rappresentante dei genitori -, quindi, gli studenti vengono rimandati a casa prima della fine delle lezioni o entrano alla seconda ora con gravi disagi per le famiglie ”.
Stesso copione alla scuola elementare Alonzi di via Valignano dove mancano alcuni degli strumenti di base per un lavoro scolastico ottimale e per mantenere il necessario distanziamento. Pare che dovrebbero arrivare 300 banchi monouso per tutto l’Istituto comprensivo di piazza Damiano Sauli, nettamente insufficienti per le esigenze dei vari plessi scolastici. Anche in mensa, oltre che in alcune aule, non è stato garantito, dall’apertura della scuola, il distanziamento statico e dinamico.

Al classico Socrate, gli Uffici del Commissario Domenico Arcuri, sollecitati dal liceo romano, non hanno risposto con tempistiche certe alla richiesta dei banchi monoposto, tant’è che in attesa, l’istituto di via Padre Reginaldo Giuliani si è dotato, come ci racconta Maria Antonietta Pedacchio, rappresentante dei genitori in consiglio d’istituto, “di sedie con ribaltine in faggio perché i banchi, molto vecchi, non si sarebbero potuti segare come hanno fatto in altre scuole”.
E questo non è stato il solo acquisto del liceo di Garbatella: “si è provveduto a comprare supporti multimediali in entrambe le sedi e a riparare quelli esistenti grazie ad un programma operativo nazionale finanziato dai fondi strutturali europei.
Si è provveduto ad acquistare la segnaletica di sicurezza, i termometri, le visiere, gli igienizzanti, i presidi medico chirurgici per l’igiene degli ambienti.

Sono state riparate le finestre per garantire il ricambio d’aria, è stato rinnovato e potenziato l’abbonamento per la piattaforma per la didattica e le attività online, nonostante sia l’unico liceo romano a garantire una didattica completamente in presenza, ed è stato attivato il contratto più potente possibile con la compagnia telefonica alla quale siamo abbonati” -ha spiegato Pedacchio.
Dunque, la scuola è aperta da un mese con grande gioia ed entusiasmo dei ragazzi, ma c’è ancora molto da fare.

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Rimpasto in Municipio: Paola Angelucci entra in Giunta

di Anna Bredice

LA NEO ASSESSORA ASSUME LE DELEGHE SUI LAVORI PUBBLICI E LA LOTTA ALL’ABUSIVISMO

Torna in giunta municipale Paola Angelucci, con lo stesso incarico che aveva ricoperto alcuni anni fa con l’ex presidente Andrea Catarci: assessora ai lavori pubblici, a cui si uniscono questa volta le deleghe alla lotta all’abusivismo e alla cura del territorio, che per l’amministratrice è uno degli obiettivi più importanti da realizzare.
Ciò significa, racconta in una conversazione con Cara Garbatella, “andare a intercettare i bisogni delle persone, intervenire su alcune necessità prima che diventino delle criticità, essere quindi un’amministrazione attenta e questo si può fare solo se si riesce a stare dentro al reticolo dei rapporti nelle comunità”. Per spiegare meglio fa un esempio: “vuol dire riuscire a collocare una panchina, là dove si sa che si riuniscono alcuni anziani, oppure riparare una fontanella perché da lì si sa che passano studenti e ragazzi”. Un modo di lavorare che la neo assessora sintetizza così: “per me i lavori pubblici non sono solo le buche da riparare, ma anche rendere migliore la vita delle persone”.

E Paola Angelucci il territorio e la sua comunità li conosce molto bene: nata e cresciuta a Garbatella, si è fatta promotrice anni fa della lotta per salvare la scuola Alonzi di via Valignano e cura ancora uno sportello di ascolto sulle politiche abitative. C’è poi la sua attività politica che svolge da quando era giovanissima, sempre a sinistra. Quando è nato il Pd decise di non aderire al nuovo partito, costituendo invece il movimento di Sinistra democratica, di cui è stata tra le fondatrici a livello locale. E’ entrata in consiglio municipale per la prima volta nel 2006. Una lunga esperienza che l’ha portata a ricoprire già nel 2013 l’incarico di assessora ai lavori pubblici. Ci torna ora con una giunta presieduta da Amedeo Ciaccheri e composta da persone conosciute e stimate, ma con una città cambiata e non in meglio: “il senso di vuoto e di abbandono sono cresciuti insieme alla crisi economica e sociale e il tutto è aggravato dalla pandemia”. Non sono infatti mesi facili per negozi e attività economiche, tanto più con il timore per la risalita dei contagi. “Per questo è così importante che il municipio sia sempre più vicino ai bisogni delle persone. E’ il primo passo per il benessere sociale”, spiega Paola Angelucci, che sostituisce Patrizia Ricci entrata a far parte del comitato scientifico di Liberare Roma.
La delega all’Urbanistica, invece, è rimasta nelle mani di Amedeo Ciaccheri legata alle questioni delle opere rimaste incompiute oppure da smantellare: dal destino dei palazzi a Piazza dei Navigatori, all’ex Fiera di Roma fino ai Mercati generali di via Ostiense. Ma il municipio può far ben poco, le scelte, la “partita grossa”, dice Paola Angelucci, è nelle mani del Campidoglio, “noi possiamo rappresentare il volano per le esigenze dei cittadini, possiamo proporci nell’ascolto, come abbiamo fatto incontrando la cittadinanza, ma quello, aggiunge riferendosi ai mercati generali, è un ‘vuoto urbano’ che non può essere abbandonato in quel modo, diventa un luogo di degrado, così come l’abbandono in cui si trova l’ ex Fiera. Per Piazza dei Navigatori, spiega ancora Angelucci, abbiamo ottenuto gli oneri concessori che abbiamo utilizzato per istituire il bilancio partecipativo rivolto ai cittadini della zona e poi per altri lavori di riqualificazione alla Montagnola, in via di Tor Marancia e Casal de Merode. Rimane l’amarezza per il fatto che si tratta di fondi ottenuti in cambio di opere così invasive, a poca distanza dal Parco archeologico più grande del mondo”.

Paola Angelucci ricoprirà questo incarico per i mesi che mancano alle nuove elezioni amministrative di Roma. Tra le questioni generali e politiche c’è anche quella del rapporto tra Campidoglio e municipi, un decentramento che la neo assessora giudica imperfetto. “Si potrebbe gestire meglio il municipio con un bilancio autonomo e poteri più ampi”, spiega, facendo l’esempio della pulizia delle strade. “Noi abbiamo competenza sulla pulizia delle caditoie, ma poi è l’Ama che deve raccogliere l’immondizia e le foglie che intasano i pozzi e gli scarichi e se non lo fa le caditoie sono presto nuovamente ostruite. Noi possiamo solamente sollecitare e accompagnare”.

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Toponomastica coloniale

di Claudio D’Aguanno

UNA RICERCA SUI NOMI DELLE STRADE DEDICATE AI MISSIONARI

Un popolo di Santi e missionari, di naviganti e uomini di mare, di capitani coraggiosi e di virtuosi della fede. E anche, ahinoi, di colonizzatori e inquisitori in tonaca e crocefisso nonché di “portatori di civiltà” a mano armata. Questo infatti il quadro dei rimandi storici che viene fuori da un’attenta lettura della toponomastica della Garbatella la cui prima sistemazione risale ai primi anni del regime fascista.

Come informa un documento firmato dal Regio Commissario Filippo Cremonesi – Cav di Gr Cr la raffica di consonanti dei suoi titoli in sigla- datato 30 luglio 1925 la riqualificazione delle strade del Suburbio Ostiense zona Garbatella divideva “l’aprico quartiere” in due porzioni con la linea di separazione segnata dall’asse piazza Sauli — via Giovan Battista Magnaghi. Al di qua della linea, verso l’Ostiense, si celebravano gli armatori, gli scrittori di cose navali, gli ingegneri nautici. Al di là della stessa, nel versante che saliva lungo via delle Sette Chiese in direzione dell’Appia, si santificava invece il ricordo “dei Missionari italiani i quali —recita il testo regio- contribuirono a diffondere insieme al Vangelo la civiltà mentre i più moderni di essi contribuirono all’incremento della nostra cultura e del sentimento patriottico sia nelle Colonie che all’Estero”. Ed è su questa “bella sintesi” di Vangelo e “moderna” civiltà, di sentimento patriottico e cultura coloniale, che alcuni nomi si staccano dagli altri. Le dediche, riportate nelle targhe, sono scarne e ormai opache per il secolo trascorso ma inevitabilmente, una volta scosse dalla sensibilità dei tempi correnti, appaiono più che bisognose di una sana rimessa in discussione.

Il primo nome è Giovanni da Capistrano. Uomo del XV secolo, definito “missionario e Nunzio”, gode d’una viuzza che da Viale Guglielmo Massaia sbuca davanti la fontana Carlotta. Il colpo d’occhio sulla scalinata disegnata da Innocenzo Sabbatini è particolare ma con la bellezza del posto stride il curriculum vitae di quel figlio d’un barone tedesco fattosi frate e poi diventato inquisitore e quindi santo per “zelo a combattere l’eresia, perseguitare gli ebrei e debellare fraticelli e hussiti”. Facendo un salto di secoli arriviamo all’epoca delle esplorazioni geografiche e delle missioni apostoliche in terra d’Africa dove sempre labile è il confine tra spinte alla conoscenza e mire espansionistiche. “Esplorare prima di combattere” ammoniva Manfredo Camperio, eroe risorgimentale protagonista delle cinque giornate di Milano, fervido sostenitore del diritto italiano a piantare “la bandiera, pacifica e civilizzatrice, così nei mari lontani come nelle terre tutt’ora inesplorate, ove aprire nuovi mercati ai commerci”. Le parole sono del 1887 e si trovano nel suo libro di memorie “Da Assab a Dogali. Guerre Abissine”. E, per tanto merito, una via col suo nome, all’altezza di Santa Galla, sbuca proprio sulla Circonvallazione Ostiense, riva opposta alla sagoma dell’Albergo rosso.
E’ qui che del resto si incontrano alcuni nomi che hanno incrociato sul loro percorso i territori della primissima espansione coloniale italiana. Importante appare la figura del Cardinal Guglielmo Massaia, frate cappuccino presente per oltre quarant’anni nel corno d’Africa, attivo nella diffusione del vaccino contro il vaiolo e degno promotore di opere di bene presso i Galla eppure portavoce di Cavour, e dei suoi successori, nel negoziare con i re locali, principi abissini e signori del Tigrè, la possibile penetrazione commerciale del tricolore sabaudo da quelle parti. Più marcata invece, al confronto, quella di Padre Michele da Carbonara, primo prefetto apostolico in Eritrea e protagonista di un lavoro intenso speso alla riorganizzazione dell’attività missionaria al fine di integrarla con l’esercizio dell’autorità coloniale.

Un nome però che sfugge ad ogni possibile doppia interpretazione è piuttosto quello di Giuseppe Sapeto. La piazza a lui dedicata s’apre tra i lotti 28 e 32 e chiude la spina di quel “quartiere dei sbaraccati” disegnato dall’estro di Giovan Battista Trotta, tra Sant’Eurosia e la scalinata di Carlotta. E’ una piazza piena di luce e storia, anche cinematografica, che però stride con le vicende di cui fu protagonista il personaggio. Missionario dell’Ordine di San Lazzaro, il Sapeto, intorno alla metà del XIX secolo seppe ben conciliare la sua attività di evangelizzatore con quella di esploratore svolgendo missioni anche per conto di Napoleone III. Dopo diverse escursioni nelle regioni dei Mensa, dei Bogos e degli Habab, al ritorno in patria fece poi la sua scelta di vita, abbandonando la Propaganda Fide per dedicarsi alla causa della nostra penetrazione coloniale nel Continente Nero. E’ ricordato per aver dato all’Italia il suo primo porto africano, quello della baia di Assab, che nel 1869 fece acquistare a Raffaele Rubattino, proprietario della famosa Compagnia di Navigazione di Genova, che poi nel marzo 1882 il Governo italiano riscatterà per impiantare qui la sua prima testa di ponte “imperiale” sul Mar Rosso.

Il quadro della toponomastica coloniale si completa “in gloria”, almeno per quanto riguarda Garbatella, con il nome di Padre Reginaldo Giuliani. La sua biografia è un inno al protagonismo cattolico di forte impronta fascista: ardito nel primo conflitto mondiale, sacerdote e predicatore antisocialista, è con d’Annunzio a Fiume alla testa degli squadristi cattolici delle Fiamme Bianche. Arcitifoso di Mussolini, cappellano delle Camicie Nere e sostenitore fomentato dei Fasci italiani di combattimento, il Giuliani a 48 anni si arruola volontario nella guerra d’Etiopia, partendo nell’aprile 1935 quale centurione prete del Primo Gruppo Battaglioni Camicie Nere d’Eritrea sotto il comando del generale Filippo Diamanti. Troverà, da “sacerdote crociato” la morte nel gennaio del 1936 nella battaglia di Passo Uarieu entrando così, di diritto, “nel pantheon dei caduti della rivoluzione fascista”. Il regime fascista del resto non mancherà mai di considerarlo nella propria propaganda e spendendolo poi non tanto come martire cristiano quanto come “perfetto milite fascista, obbediente, spartano, fideisticamente convinto della bontà e del successo della causa nazionale”. La figura di un Padre Giuliani tanto ben marcata finirà dunque per accompagnare tutte le nefande avventure del Fascismo più turpe: dai massacri nella guerra coloniale alla collaborazione col golpe di Franco in Spagna, dalla guerra al fianco di Hitler alla repressione antipartigiana guidata dai repubblichini di Salò.

Oggi via Padre Reginaldo Giuliani, offuscato il dovere della memoria, è solo un taglio d’asfalto che riga il quartiere tra gli Alberghi e la Colombo. Pur tuttavia è l’indirizzo di un liceo come il Socrate, istituto di salde tradizioni democratiche e antifasciste, scuola del tutto inserita nel clima di accoglienza e tolleranza di un quartiere come Garbatella. E a 75 anni dalla Liberazione una assegnazione del genere è, prima che un anacronismo incredibile, un insulto al buon senso e alla storia di questa parte della città.

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L’EDIFICIO RURALE APPARTENEVA ALLA TENUTA DEI 12 CANCELLI DI MONSIGNOR NICOLAI. ACCATASTATO GIÀ NEL 1818.

di Giorgio Guidoni

Quell’antica Villetta

La Villetta è probabilmente il luogo più iconico della Garbatella. Situata sulla salita di via Francesco Passino, al civico 26, poco prima della piazza Damiano Sauli, si staglia silenziosa e distintiva rispetto all’architettura tipica dei palazzi vicini. Osservandola in silenzio, il suo esterno con i quattro piccoli bastioni laterali, trasmette un certo timore reverenziale: tutte le sue mura trasudano storia.

Da quando è nata la Garbatella, la Villetta è sempre stata il baricentro di attività e di storie che hanno caratterizzato la vita del quartiere. Già nel 1931 fu sede del fascio femminile ( visitato dal Duce il 6 gennaio che si era recato anche alla scuola elementare Michele Bianchi oggi Cesare Battisti) e dal 1940 del gruppo rionale fascista Ostiense-Garbatella . Conquistata armi in pugno della notte tra il 3 e 4 giugno del 1944 da patrioti e partigiani, accolse la sezione del Partito Comunista, e fu intitolata a Giuseppe Cinelli, martire delle Fosse Ardeatine. Divenne nei decenni successivi un centro politico e culturale di riferimento della zona. Politici di statura nazionale, come Enrico Berlinguer, Giuseppe Di Vittorio facevano qui tappa per un comizio elettorale o un raduno di rilievo; grandi artisti e intellettuali, come Luchino Visconti e Pier Paolo Pasolini, presenziavano per un dibattito culturale o una rappresentazione teatrale. Ancora oggi la Villetta è un riferimento per gli abitanti della zona con le sue proposte culturali, festival musicali, acquisti solidali, corsi di musica, coro, corsi di scacchi. La Villetta è una realtà importante che dà vita e lustro alla Garbatella. Ma da quanto tempo esiste questa costruzione? Sicuramente La Villetta è preesistente al quartiere Garbatella. La sua architettura particolare, che nulla ha a che vedere con il tipico barocchetto, ricorda una casa ben più antica, forse un casolare di origine medievale. Anche dalla piantina aerea si nota che non è allineata con la via Passino come lo sono le altre case dei lotti di fronte.

Da una recente visualizzazione dal sito google maps si può apprezzare il suo particolare posizionamento. (vedi figura 1)
Siamo andati a investigare all’archivio di Stato e, tra mappe e registri catastali, abbiamo potuto ricostruire le sue origini. La mappa di riferimento è quella del Catasto Gregoriano, risalente al 1818. Dalle immagini sottostanti si può apprezzare la zona della Garbatella e la costruzione già esistente che presenta la stessa forma e l’orientamento dell’ attuale Villetta.

L’immagine catastale riporta il numero 358: ma a chi apparteneva questa casa nel 1818?
Il registro catastale (vedi figura 2) riporta che, per gli appezzamenti che vanno dal 356 al 365 (incluso quindi il 358) il possidente è Nicolaj Maria Nicolai Monsig. qdam (qdam è la contrazione di “quondam”, locuzione latina usata davanti al nome di un defunto di cui si menziona il figlio, come l’italiano “fu”) Antonio enfiteuta perpetuo delli monaci di S. Alessio, del convento di S. Maria in Via, di Negroni Conte Antonio, di Barigione Francesco e di Paracciani Mon di S. Giovanni; il vocabolo è Via delle Sette Chiese, mentre il possedimento è composto da Vigna con Casa e Orto, Bosco Forte e Vasca con Acqua Piovana.
Ecco quindi che la casa menzionata è la Villetta della nostra ricerca. Monsignor Nicola Maria Nicolai nato nel 1756 e morto nel 1833, fu un prelato erudito con molti interessi, esperto agronomo, scrisse importanti trattati sulla bonifica delle paludi malariche e sui metodi di coltivazione della vite; era il possidente della famosa Tenuta dei 12 cancelli che spaziava su quella che sarebbe diventata l’odierna Garbatella e si estendeva sino a Tormarancia. Di quei dodici cancelli oggi ne rimane soltanto uno ancora visibile sulla via delle Sette Chiese, in prossimità di via Cristoforo Colombo.Possiamo quindi affermare con certezza che la Villetta è una delle costruzioni più antiche della Garbatella, che avrà subito ristrutturazioni nel corso degli ultimi duecento anni, ma la sua base e la pianta confermano che esisteva molto probabilmente anche prima dell’anno 1818.

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Apre un nuovo supermercato a Via Caffaro Amarcord Standa

di Ilaria Proietti Mercuri

C’è chi si scrive tutta la lista della spesa sul foglietto di carta, per poi lasciarlo sul tavolo in cucina. Chi invece, arrivato al supermercato, gira disperatamente tra gli scaffali al telefono con la moglie, senza capire bene cosa prendere. Quelli che poi entrano pensando di acquistare solo due cose e finiscono per uscire con tre buste piene di roba, dimenticando ovviamente quelle due cose. Insomma, ormai è così, una vita spesa a fare la spesa e ogni volta inciampiamo negli stessi errori trasformando quei momenti in uno stress infinito.

Ma è sempre stato così? La risposta la troviamo facendo un piccolo salto nel passato. Sbirciando tra gli anni sessanta, settanta, fino alla fine degli anni novanta, quando fare la spesa era forse uno dei momenti migliori della settimana. Soprattutto se si andava alla Standa di Via Caffaro. Già, perché lì anche i bambini impazzivano e se le donne volevano veramente fare compere, allora conveniva lasciare i figli a casa. Negozi di giocattoli, signorine vestite bene e sorridenti dietro ogni bancone, insomma andare alla Standa era un modo innovativo e divertente di fare la spesa. Ma quel grande magazzino è stato per anni anche il luogo privilegiato davanti al quale si sono avvicendati banchetti di raccolta firme e volantinaggi di gruppi e partiti politici sui temi di attualità del momento. Con gli anni, tra cambi di gestione e periodi di crisi, la storica Standa chiuse definitivamente. Negli ultimi giorni però, proprio in quello stesso edificio, molti residenti si sono accorti che qualcosa si stava muovendo. Così, curiosi come i passanti, siamo entrati facendoci largo tra operai al lavoro, scatoloni e scaffali ancora da riempire. Lì abbiamo conosciuto il direttore del nuovo supermercato, Luigi Zenobio, che sta riportando in vita quel luogo abbandonato da decenni. “Aprire un supermercato qui è un po’ una sfida”, ha esordito il responsabile del punto vendita. “Perché, a dirla tutta, i negozi non mancano alla Garbatella. Però puntiamo ad avere un format nuovo, più moderno e tutto improntato sul fresco.

E poi faremo anche cibo da asporto, un’occasione per chi non abita nei dintorni o per le persone più anziane.” E per quanto sia consapevole di non essere legati commercialmente alla vecchia Standa, essendo loro gruppo Gross, il direttore sa dell’importanza di questo posto per gli abitanti del quartiere. “Mi rendo conto di aver abbracciato un locale storico perché molti clienti sono passati e tutti mi ripetono la stessa cosa: finalmente si riapre. Proprio per questo ho voluto richiamare la tradizione del quartiere utilizzando come logo i 100 anni di Garbatella.”
Insomma, nonostante il periodo di crisi, c’è chi dimostra che si può sempre fare qualcosa. Se poi questo qualcosa riaccende anche i ricordi e gli animi di chi ha vissuto la Garbatella da anni, ancora meglio.

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RIFACIMENTO DEI MARCIAPIEDI, SEGNALETICA STRADALE E POTATURE STRAORDINARIE

Nuovo look a viale Giustiniano Imperatore

di Enrico Recchi

Cantieri aperti a viale Giustiniano Imperatore importante asse di collegamento tra la Cristoforo Colombo e l’Ostiense . I lavori fanno parte di una serie di interventi per la manutenzione ordinaria di diverse strade dei nostri quartieri come a Via Casal de Merode, in Via Perna angolo Via Vedana, in via Badia di Cava e presto sono previsti interventi anche a Viale Tormarancia, da Piazzale Lotto a Largo Rufino.

Nello specifico il progetto prevede, per il tratto  dall’incrocio con Via di Villa In Lucina fino a quello con Viale L. da Vinci, il rifacimento del manto dei marciapiedi di entrambi i lati, per i quali è stata tolta la vecchia copertura, rifatto il massetto e l’asfalto. Allo stesso tempo si è provveduto a potare gli alberi valutati pericolosi o malati e stavolta sono state rimosse anche le ceppaie, ovvero la parte del tronco che spesso resta inspiegabilmente nel terreno dopo l’abbattimento, (come possiamo ancora vedere per esempio a Via di Villa in Lucina nel tratto di fianco al muro dell’ospedale CTO). Sul lato del viale dove sono ubicati due complessi scolastici sarà, inoltre, data la massima attenzione al rifacimento della segnaletica verticale ed orizzontale. Infine sono state sistemate le caditoie e questo dovrebbe impedire allagamenti in caso di forti temporali. Via quindi sia le ceppaie che le radici dei vecchi fusti. Questo spazi, che tecnicamente prendono il nome di “tazze”, saranno pronti così ad accogliere la messa a dimora di nuovi alberi scelti dal Dipartimento di Tutela Ambientale del Comune di Roma, che ha individuato nell’acero campestre la tipologia adatta allo scopo. Questo, infatti, è un albero molto indicato nell’arredo urbano anche a contrasto dell’inquinamento, per l’alta capacità di assorbimento dell’anidride carbonica e delle polveri sottili ed è  un prezioso  amico delle api, che lo visitano per il polline e per il nettare.  

Si tratta quindi di un lavoro complesso svolto dall’Assessorato ai Lavori Pubblici dell’VIII Municipio assieme ai Dipartimenti interessati del Comune. “Scopo di questa campagna di interventi di manutenzione ordinaria è riaffermare la centralità della persona anche negli aspetti che riguardano i meri lavori stradali” ci ha detto la neo assessora Paola Angelucci. ”Il nostro obiettivo è rompere la monocrazia dell’automobile e favorire, seguendo le indicazioni nazionali ed europee, la mobilità leggera fatta di biciclette, monopattini, ma soprattutto il semplice passeggiare, il tutto nella massima sicurezza. Vogliamo che il lavoro pubblico, in questo caso stradale, lasci la semplice e mera esecuzione di un opera per svilupparsi,  in un senso più nobile, come  servizio alla comunità” ha concluso Angelucci, che ha  voluto sottolineare il valido supporto ricevuto dal suo staff tecnico.

Questi lavori poi dovranno integrarsi con quelli del Comune previsti sempre sulla stessa strada per la realizzazione della pista ciclabile, che nei progetti collegherà la stazione metro San Paolo con la Cristoforo Colombo. Resta quindi da vedere come sarà sistemato lo spazio centrale del viale, che dovrebbe ospitare il percorso protetto. Attualmente lì sono a dimora pini molto alti e sono presenti anche utilissimi parcheggi.

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Dal Portico d’Ottavia a Garbatella

Una targa ricordo di Vittorio Sacerdoti e Giuseppe Rizzi medici del Fatebenefratelli

Vittorio Emanuele Sacerdoti e Giuseppe Rizzi: due medici che sono rimasti nel cuore degli abitanti della Garbatella.Oggi,nel 77° anniversario della deportazione degli ebrei dal ghetto di Roma, è stata scoperta una targa alla loro memoria. Alla manifestazione che si è tenuta in via Roberto de Nobili 11, dove negli anni Cinquanta il dottor Sacerdoti aprì uno studio medico, hanno partecipato Massimo Finzi delegato alla memoria della comunità ebraica di Roma, Amedeo Ciaccheri presidente dell’VIII municipio, l’assessora Michela Cicculli e alcune famiglie ebraiche del quartiere. Proprio da Settimio Limentani e da Rina Perugia sono state raccontate le storie più commoventi di quei terribili giorni dell’ottobre del 1943 e la grande solidarietà degli abitanti della Garbatella, che li hanno nascosti, sostenuti e sfamati durante i nove mesi di occupazione nazista della città. Ma chi era Vittorio Sacerdoti?Era un medico di religione ebraica che esercitava nel nosocomio di Ancona.A seguito delle leggi razziali fu espulso dall’ospedale e dovette rinunciare alla professione.

Grazie all’interessamento di un parente e del primario del Fatebenefratelli dottor Giovanni Borgomeo, antifascista, nel 1941fu chiamato a collaborare presso l’ospedale dell’isola Tiberina. Quì sotto falso nome lavorò con dedizione insieme ad altri colleghi e salvò tante vite di ebrei nascosti nel famoso “reparto del morbo K” . Si trattava di una malattia e di un virus inventato dai dottori Adriano Ossicini e Giovanni Borgomeo per ricoverare sotto falso nome ebrei e polacchi; questi restavano qualche giorno fino a quando da una tipografia non arrivavano clandestinamente falsi documenti di identità che permettessero la fuga dopo essere stati dichiarati morti con il loro vero nome.Naturalmente i tedeschi si guardavano bene di entrare in quel reparto per paura di essere contagiati.

di Gianni Rivolta

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Crolla ponte sulla Via Laurentina

Via Laurentina, proprio alla fine di Via Benedetto Croce ai confini del quartiere Montagnola, questa mattina è crollato il ponte della ciclabile. L’episodio è avvenuto intorno alle 10 quando un camion, accidentalmente, durante una manovra nel tratto sottostante la strada ha colpito il ponte.

Non c’è stato nessun ferito. Il crollo è però avvenuto allo svincolo che porterebbe sulla Roma Fiumicino, strada strategica per molti abitanti del quartiere, creando così un lungo tratto di traffico. 

Tecnici e polizia, avvertiti da alcuni passanti, sono giunti sul posto per mettere in sicurezza l’area e fare chiarezza su quanto accaduto. 

Di Ilaria Proietti Mercuri

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Casi Covid in VIII Municipio

Il SERESMI, Servizio Regionale per l’epidemiologia, sorveglianza e controllo delle malattie infettive, ha aggiornato la mappa romana dei contagi Covid-19 al 5 Ottobre 2020. Attraverso le mappe si vuole descrivere l’incidenza cumulativa dell’epidemia a Roma e nel Lazio.

I dati parlano di 8703 casi nella capitale con un tasso di incidenza di poco più di 30 casi ogni 10mila abitanti. Di questi, 354 casi sono nell’VIII Municipio. A Garbatella sono presenti 153 casi ad oggi (con un tasso di incidenza di circa 34 casi ogni 10mila abitanti), 95 a Tormarancia, 29 a Grotta Perfetta, 11 a Navigatori e 13 a Valco San Paolo.Nel resto della capitale, i Municipi che stanno registrando il maggiore numero di casi sono il settimo (913 e un tasso di 29.68), il quinto (874 con un tasso del 35.29) e il sesto (755 e un tasso del 29.16). 

Di Francesca Vitalini

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Stefano Cucchi: Il Municipio 8 lo ricorda così

Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della sua persona”. È con questa frase, dell’Articolo Tre della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, e con un albero che rappresenta la vita, che il Municipio 8 vuole ricordare Stefano Cucchi. Proprio ieri infatti avrebbe compiuto 42 anni.

Chi era Stefano? Ormai tutti lo sappiamo. Per noi è sempre stato uno dei più grandi casi di ingiustizia. Ma per mamma Rita e papà Giovanni? E per la sorella Ilaria? Per loro, continua ad essere il figlio e il fratellino che non hanno mai più potuto riabbracciare. Ma nonostante il dolore, mai si sono dati per vinti, e con gli anni hanno sempre spazzato via il silenzio con il coraggio.

E se Ilaria è questo che ha sempre voluto, giustizia e  ricordo, il Municipio 8 non può che fare la sua piccola parte. “Abbiamo raccolto l’appello lanciato da Ilaria di aderire al Memorial Stefano Cucchi con un simbolo di rinascita nel giorno del compleanno di Stefano.”  Ha dichiarato il Presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri.

Con un’iniziativa costruita assieme all’Associazione Casetta Verde, si è piantato un albero davanti all’ingresso della Biblioteca Comunale Arcipelago di Montagnola.
E non finisce qui. Aggiunge poi Ciaccheri: “Torneremo nelle prossime settimane a raccontare la storia di Stefano assieme a Ilaria Cucchi e al suo avvocato Fabio Anselmo per una staffetta di memoria, verità e giustizia. Lo dobbiamo a Stefano.”

Di Ilaria Proietti Mercuri

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Quando il baccalà diventa una festa

Ogni regione d’Italia può vantarne una diversa ricetta. Al forno? Una golosa esplosione di morbidezza. Fritto? Un’esperienza sensoriale meravigliosa. Di cosa stiamo parlando? Del pesce nordico per antonomasia, il baccalà. Il perchè ve lo spieghiamo subito.

Roma Baccalà

Dal 10 al 13 settembre, dalle 12 alle 24, in Piazza Damiano Sauli alla Garbatella ci sarà l’iniziativa Roma Baccalà. Quattro giorni di cultura, dibattiti, visioni sul baccalà per festeggiare 100 anni di quartiere. L’ingresso sarà gratuito.

Si sa, a Roma il baccalà occupa un posto sul podio tra le ricette più popolari, anche in versione street food. Saranno infatti tante le ricette che potrete gustare nei coloratissimi camioncini in giro per il quartiere. Dal baccalà sott’olio a quello sotto sale, fritto, gratinato. Insomma, basterà solo sbizzarrirsi un po’ con i gusti.

Laboratori e seminari

Nessuno può agire bene, se prima non ha mangiato bene. E allora, dopo esservi imbattuti tra un assaggio e l’altro, Roma baccalà vi offrirà anche divertenti laboratori e seminari. Imparerete così i trucchi per riconoscere il buon pesce nella fase di acquisto per poi saperlo cucinare alla perfezione.

Un ospite speciale

Tra divertimento, qualità e tradizione, perchè no anche un ospite speciale? Roma Baccalà apre le porte all’Ambasciatore della Norvegia che sarà presente con il racconto di un popolo che si identifica nel rapporto tra comunità e pesca.

Insomma questo pesce povero, ma allo stesso tempo così amato, vi aspetta alla Garbatella per sbizzarrirvi tra una ricetta e l’altra.

Di Ilaria Proietti Mercuri

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Abitare alla Garbatella

Amate la vita da quartiere? Allora siete nel posto giusto. Dai mercati rionali, alle migliori osterie, luoghi storici ma anche moderni bistrot, il tutto incorniciato da una magnifica città giardino. Qui si può conoscere il vero spirito romano, e in più si vive anche bene. Ecco qualche consiglio utile per chi si sta chiedendo: e se andassi ad abitare alla Garbatella?

Zone

Questo quartiere, non possiamo negarlo, è amato da tutti. Incanta, affascina, ogni suo angolo ti conquista. Il bello della Garbatella qual è? Ha tutto. Sia che vogliate fare un tuffo nel passato dell’architettura Barocca, o che vogliate passare una serata in un locale moderno. L’importante è conoscere bene i suoi vicoli. Dunque, vediamo insieme cosa distingue la zona di Garbatella vecchia da quella nuova.

Garbatella vecchia

Se passassimo con un elicottero sopra la Garbatella vedremmo un complesso di villine di pochi piani, ossia i Lotti. Piccoli archi e scalinate ne disegnano gli accessi. Prati verdi e palme ne colorano i dintorni. Proprio per questo la Garbatella viene chiamata città giardino. Quella dei Lotti possiamo definirla come la parte della vecchia Garbatella.

A vivere nei Lotti ci sono per la maggior parte le vecchie famiglie insediatesi durante il fascismo. Gli appartamenti sono piccoli, solitamente sui 50 o 70 m quadri. Molti dei quali però, non possono essere messi in vendita, poiché di proprietà dell’Ater. Ma non temete! Basta spostarsi di poco, e nella zona della Garbatella Nuova c’è un po’ di tutto.

Garbatella nuova

I Lotti hanno qualcosa di magico. Ma la parte moderna della Garbatella non ha nulla da invidiare ai verdi villini. Soprattutto perché qui, non manca nulla. Per chi decidesse di trasferirsi alla Garbatella, le migliori zone sono Circonvallazione Ostiense, Piazza E. Biffi, la Zona del Teatro Palladium. A pochi passi dalla metro, si è collegati a tutta Roma, e poi non mancano di certo supermercati, bar, negozi, pub, storici calzolai e rinnovati bistrot.

Collegamenti

I vantaggi di chi abita alla Garbatella? Tra questi ci sono senza dubbio i collegamenti al resto della città. Linee bus, Enjoy, ma soprattutto la metro.

Metro

Garbatella infatti è una delle stazioni della Metro B, che collega Roma Sud-Ovest a Roma Est. In pochi minuti si può comodamente arrivare anche in centro, che dista a soli 4 km.
(Vedi Come arrivare alla Garbatella)

Al confine del quartiere inoltre troviamo la Via Cristoforo Colombo, che collega Roma al mare, precisamente ad Ostia. È una delle Vie principali della Capitale assieme alla tangenziale Est e al Grande Raccordo Anulare.

Servizi

Scuole

Se decidete di venire ad abitare alla Garbatella, non mancheranno di certo le scelte su dove mandare i vostri figli a scuola. Dagli asili nido, alle elementari, medie e anche licei. Tra i più conosciuti troviamo il Liceo Socrate, in Via Padre Reginaldo Giuliani 15, che pur essendo situato nei pressi nella Circonvallazione Ostiense, area centrale e molto trafficata, è circondato da una tranquilla zona verde e recintata.

Dove mangiare alla Garbatella

Dal pesce alla carne, passando per i forni a legna sempre pronti a sfornare squisite pizze bollenti, fino alle migliori osterie romane. Per chi volesse venire ad abitare alla Garbatella, state certi che con il cibo andrete a colpo sicuro. Troverete locali accoglienti e i proprietari saranno tra i vostri più cari amici già dalla prima cena. Se volete qualche consiglio in più su dove mangiare, date un’occhiata qui: Mangiare alla Garbatella.

Dove bere alla Garbatella

Si comincia dal vino? Oppure un bel cocktail? Sullo sfondo della città giardino qualunque cosa vogliate fare la sera la troverete. I locali notturni, soprattutto negli ultimi anni, stanno sempre più popolando questo quartiere. Enoteche, birrerie, pub decorati da luci che illuminano i vicoli, nuovi locali che in pochissimo tempo sono divenuti conosciuti anche al di fuori della Garbatella. Perchè? Andate a provarli e lo scoprirete. Dove bere alla Garbatella.

Di Ilaria Proietti Mercuri

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Basilica San Paolo fuori le Mura

  • LA STORIA

La storia

Nella splendida cornice del Parco Schuster, vicino il Tevere, si erge con i suoi 131 metri di lunghezza, 65 di larghezza e 29,790 di altezza la Basilica San Paolo fuori le Mura. Ma prima di diventare così imponente, questa Chiesa, ha subito una serie di ricostruzioni.

La prima volta infatti venne consacrata nel lontano 324 per volere di Costantino. All’epoca, secondo alcune ricostruzioni, era una semplice chiesa a Tre Navate che ospitava la tomba di San Paolo.

Negli anni però, proprio grazie al fatto che la chiesa ospitasse il sarcofago di San Paolo, tantissimi pellegrini accorrevano a visitarla. Così, sotto il regno di Tre Imperatori, Teodosio I, Graziano e Valentiano II, verso la fine del 300, la struttura venne ricostruita e ingrandita. Rimase così fino al 1823. Perché venne di nuovo ricostruita? Questo lo scoprirete tra le curiosità.  

Tre curiosità che forse non sapevi

Scoprire un luogo è un po’ come vedere un film. La prima volta ti sfugge sempre qualcosa. Poi ti capita di rivederlo e allora scopri dettagli nuovi, curiosità che ti erano sfuggite. Be’, pensate che non vi sia scappato nulla su una delle più grandi basiliche di Roma? Ecco tre curiosità sulla Basilica di San Paolo che forse non sapevi.

È resistita ad un gravissimo incendio

Avete presente quando cercate di risolvere un problema, ma finite per crearne il doppio? Ecco, più o meno è quello che accadde nell’incendio della Basilica San Paolo. Era il Luglio del 1823, ed erano in corso una serie di lavori per cercare di risolvere il problema delle infiltrazioni d’acqua all’interno della Basilica. Una sera, uno stagnaio, lasciò acceso il fuoco che aveva utilizzato per farsi luce durante i lavori. E indovinate un po’?

Puf. In pochissimo tempo tutta la Basilica divampò. I monaci corsero fuori facendosi largo tra i fumo e i soccorsi arrivarono con i tempi dell’800. Le fiamme durarono ben cinque ore prima di essere spente totalmente.

La ricostruzione avvenne nel 1825 per volere di Papa Leone XII dopo aver invitato i fedeli ad una raccolta di offerte. Non sia mai avessero avuto pochi soldi.

È patrimonio dell’Unesco

Pasta, pizza e mandolino. Così ci vedono all’estero. Si d’accordo ma, quando si tratta di Arte, italiani, alzate il mento e siate fieri del vostro paese. Sapevate che Italia e Cina sono le nazioni con il maggior numero di siti inclusi tra i patrimoni dell’umanità? Eppure, la Cina è grande più di trenta volte rispetto all’Italia. Insomma, non abbiamo nulla da invidiare a nessuno.

E tra i patrimoni dell’Unesco c’è proprio lei, la Basilica San Paolo, che dal 1980 è entrata a far parte della lista deI patrimoni dell’umanità.

La festa di San Paolo

Più di duecento bancarelle, musica popolare, e fuochi d’artificio. Sapevate che ben dal 1985, questa festa, ha sempre colorato il Quartiere San Paolo? Ogni 29 Giugno, tra il Parco Schuster e Via Giulio Rocco la strada prende vita e i festeggiamenti vanno ad oltranza per tutta la notte. Famiglie, giovani, anziani, e il bello della festa di San Paolo forse è proprio questo. Ritrovare a fine serata, ogni generazione con gli occhi al cielo a guardare assieme i fuochi d’artificio.

Di Ilaria Proietti Mercuri

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Il progetto Dopo di Noi arriva alla Montagnola

Da settembre parte Dopo di Noi nel Municipio Roma VIII. Un progetto di aiuto verso tutte quelle persone con gravi disabilità, ma anche per sostenere le loro famiglie.

Da dove nasce il progetto Dopo Di Noi

Cosa sarà di nostro figlio, quando non ci saremo più noi ad assisterlo?”. Questa è la domanda che tormenta la vita dei genitori di ogni ragazzo disabile. E la politica ha voluto rispondere con la legge sul Dopo di Noi approvata nel 2016. Si tratta di un testo contenente le disposizioni per affrontare il futuro di questi ragazzi dopo la morte dei loro parenti. Uno sportello di consulenza, progetti di vita, convivenza assistita, sono vari i temi che affronta questa legge.

E indovinate un po’, il Municipio VIII non si fa trovare impreparato. “Siamo pronti per il Dopo di Noi” ha dichiarato su un post di Fb il minisindaco Amedeo Ciaccheri. In che modo? Vediamolo insieme.

Dopo Di Noi a Montagnola

Da settembre parte il Dopo di Noi nel Municipio Roma VIII con l’apertura della casa di via Leonori a Montagnola e poi altre due pronte a breve, per ospitare un progetto d’autonomia per persone con disabilità grave”. Un piano, quello di dare priorità a questa legge, che è sempre stato uno dei principali obiettivi da perseguire da parte della giunta Municipale. E finalmente oggi, grazie al Municipio Roma VIII, l’ASL Roma 2, la Regione Lazio, l’ASP Asilo Savoia, si apre una nuova porta verso il Dopo di Noi.

Come già detto, non sarà l’unica struttura dedicata alle famiglie, presto ne nasceranno altre due. Per ora però, siamo già a un buon inizio.

Di Ilaria Proietti Mercuri

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Quattro nuove classi per la Scuola d’Infanzia Casa dei Bimbi

Il valore di un’idea sta nel metterla in pratica. E così è accaduto alla Scuola d’infanzia Casa dei Bimbi. L’obiettivo era quello di ricavare nuove classi, in modo da avere maggiori spazi in vista di un Settembre colmo di dubbi e perplessità per quel che riguarda la scuola. Ma il problema era, da dove ricavare le nuove aule? Perché non dall’ex alloggio del custode.

Proprio così, in tempi di Covid allargare gli spazi e farsi trovare pronti per Settembre è un obiettivo difficile da raggiungere. Eppure, a poche settimane dalla riapertura delle scuole, all’istituto della Garbatella una soluzione l’hanno trovata. Uno spazio che da tempo era abbandonato, quello dell’ex alloggio del custode, si è deciso di riqualificarlo e dare vita a nuovi spazi. Qualche lavoro di manutenzione, una verniciata qua e là, ed ecco ben 4 nuove classi per i piccoli del quartiere.

“Il 14 settembre riapriranno le nostre scuole e dovremo garantire che riprenderanno in sicurezza e dando centralità a un progetto pedagogico, dentro e fuori le mura dei nostri istituti.” Ci tiene a spiegare il mini-sindaco del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri. Un progetto che ha particolare importanza soprattutto in un periodo come questo, dove le difficoltà sono raddoppiate, e valorizzare la scuola è fondamentale.

Di Ilaria Porietti Mercuri

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