Riparte la serie televisiva più amata della Garbatella. I Cesaroni, giunti ormai alla settima stagione, torneranno a giugno nella Borgata Giardino, dopo 10 anni di assenza. Ad annunciarlo è Antonello Fassari, interprete del ruolo di Cesare, in un’intervista rilasciata a La Repubblica il 14 gennaio.
La dichiarazione di Fassari
“A giugno tornerò sul set alla Garbatella, ma non so molto altro, per ora” ha dichiarato l’attore a La Repubblica, per poi perdersi nei ricordi legati al successo delle prime trasmissioni: “I Cesaroni sono stati un fenomeno fortissimo. Con Max Tortora ci dicevamo: uno va per strada, si sente come se fosse i Beatles, poi torna a casa e mangia da solo davanti alle piastrelle di maiolica. Una schizofrenia totale.”
Le prime voci di corridoio, però, circolano già da ottobre scorso quando Claudio Amendola, ospite a Verissimo, aveva accennato a Silvia Toffanin un possibile ritorno della serie. “Belli i Cesaroni, eh…? Mah, chissà…” aveva spifferato in tono enigmatico, toccandosi bocca, orecchie e occhi come per dire di non sapere altro.
Riprese al bar dei Cesaroni nel 2008
L’enorme successo della serie
Con sei stagioni e otto milioni di spettatori, I Cesaroni sono una delle serie più seguite degli ultimi anni, un vero e proprio fenomeno di costume. La storia è quella di due famiglie – i Cesaroni e i Liguori – raccontata con i toni vivaci e ironici della romanità più verace. L’idea di ricominciare nasce proprio dall’enorme popolarità del format. Da quando la serie è stata inserita su piattaforme streaming come Netflix e Prime Video, infatti, i 142 episodi che la compongono hanno vissuto un vero e proprio revival.
“Per noi I Cesaroni come Un Medico in Famiglia sono due serie tv importantissime che al momento stanno vivendo una seconda vita e vorremmo accontentare i nostri fan” ha dichiarato a Tvserial.it Verdiana Bixio, presidente della casa di produzione Publispei. “Il nostro obiettivo è emozionare il pubblico con storie che appassionino, proprio per questo con un brand come I Cesaroni ci vuole una storia forte e unica.”
Il cast della prossima stagione
Le riprese cominceranno il prossimo giugno, ma le informazioni sul cast e sulla data di trasmissione dei nuovi episodi sono ancora limitate. Sembrano confermati Antonello Fassari, Claudio Amendola e Max Tortora, mentre è da escludere la partecipazione di Alessandra Mastronardi – nella serie Eva Cudicini – e di Elena Sofia Ricci – alias Lucia Liguori – che hanno declinato pubblicamente l’invito a tornare sul set. Le novità nei personaggi saranno molte, in parte dovute ai 10 anni che sono trascorsi dalla loro ultima comparsa. “Quando partimmo nel 2006 avevo 54 anni, oggi ne ho 71” ha proseguito Fassari intervistato da La Repubblica, “per forza cambierà qualcosa anche nel personaggio. Gli spagnoli (I Cesaroni è basato sul format spagnolo Los Serrano, ndr) furono intelligenti a inventarsi un cinquantenne così, tirchio e vergine. Il tormentone che amarezza invece è mio, che poi non è una battuta, è più una sentenza filosofica.”
Insomma, tra ricordi e aspettative, per ora agli appassionati non resta che attendere.
La lunga battaglia per la difesa del consultorio di largo delle Sette Chiese ha avuto un seguito. Tutto inizia lo scorso 1° settembre, quando l’Asl Roma 2 sposta i servizi di ginecologia nella sede di Tor Marancia in via dei Lincei 93.
Il trasferimento definitivo delle ginecologhe, che prima si dividevano tra le due sedi, aveva l’obiettivo di ottimizzare le risorse, ma ha suscitato malumore e proteste tra numerose donne della Garbatella che lo scorso 22 novembre hanno organizzano un’occupazione simbolica per sottolineare l’importanza sociale dei consultori. In queste ultime settimane una svolta sembra venire dall’Assemblea Capitolina, che il 12 gennaio ha approvato una mozione per chiedere un’interlocuzione con la Regione, responsabile dei servizi sanitari. L’istanza è stata portata in aula Giulio Cesare dalla consigliera Michela Cicculli, presidente della Commissione per le Pari Opportunità.
Le parole di Michela Cicculli
“L’approvazione della mozione è il segno tangibile di un indirizzo politico” ha commentato Michela Cicculli. “È necessario che l’Assemblea Capitolina si faccia portavoce delle istanze del Municipio VIII, e in generale dei problemi legati ai consultori in molti altri quartieri di Roma, per esempio a Centocelle.
È necessaria un’attenzione maggiore per potenziarli risolvendo il problema centrale della carenza di personale.” Sono criticità che in Italia si riscontrano a tutte le latitudini. L’ultimo censimento ufficiale risale 2019, quando si contavano 1.800 consultori, circa il 60% in meno dello standard minimo previsto per legge – riporta La Repubblica in un articolo dell’8 gennaio – ma già dal 2007 si registrava un calo costante, che ha fatto sì che in dodici anni almeno 300 strutture andassero perse.
“A largo delle Sette Chiese non c’è il rischio di una chiusura” ha continuato Cicculli. “Si tratta di una situazione provvisoria dettata dalla mancanza del personale. Mancano le ginecologhe e il servizio di accoglienza.” La consigliera di Sinistra Civica ha quindi sottolineato l’importanza di valorizzare le strutture e di coinvolgere maggiormente i territori, oltre che intervenire nelle situazioni emergenziali. “Il mio personale auspicio è che questi servizi rimangano pubblici e laici” ha concluso, “senza interferenze con associazioni ultracattoliche che minano la libertà di scelta delle donne.”
I tre atti municipali e le dichiarazioni della consigliera Simonetta Novi
Con l’Amministrazione regionale al momento il Comune di Roma non ha tavoli aperti sulla questione. Dalla Regione dipendono i concorsi per il reperimento di personale e lo stanziamento di risorse. Anche il Municipio VIII è sceso in campo, approvando nel corso degli ultimi mesi tre atti per la valorizzazione del Consultorio.
La prima proposta di risoluzione risale al 2 ottobre dello scorso anno e dà mandato al presidente e agli assessori di promuovere un tavolo di confronto tra l’amministrazione Regionale e il “Coordinamento delle assemblee delle donne e libere soggettività dei Consultori del Lazio”, un comitato fondamentale, come ha sottolineato la consigliera Simonetta Novi. “Ai tempi dell’amministrazione Zingaretti l’Assemblea delle donne era presente ufficialmente al tavolo istituzionale della Regione Lazio, per fare monitoraggio sulla situazione dei consultori. Raccoglieva dati e riportava le criticità dovute alla presenza degli obiettori di coscienza. In passato ha anche ottenuto l’assunzione di 100 medici e operatori sanitari nel Lazio. Si tratta di un soggetto qualificato che la Regione riconosceva come interlocutore, ma col cambio di amministrazione il tavolo non è stato più aperto.”
L’8 novembre scorso, invece, le forze di maggioranza del Consiglio Municipale hanno messo all’ordine del giorno la situazione di largo delle Sette Chiese, con l’auspicio che “il Presidente e la Giunta della Regione Lazio si attivino con gli uffici e le strutture preposte al fine di istituire un tavolo di lavoro tra l’istituzione regionale, Asl Roma 2, le Assemblee del Coordinamento dei Consultori, il Municipio Roma VIII e gli enti del terzo settore.”
“A seguito di queste prime due mozioni, il presidente Ciaccheri e le assessore Vetri e Aluigi hanno incontrato i responsabili dell’Asl Roma 2 Magliocchetti e Mastromattei” ha continuato la consigliera Novi. Nella riunione della Commissione Politiche Sociali del 21 novembre scorso, Maya Vetri ha riportato le tre proposte di intervento fatte alla Regione – l’assunzione di personale attivo nell’ambito del privato, di studenti specializzandi o medici in pensione – tutte soluzioni emergenziali di cui si è già fatta esperienza negli anni della pandemia. “Il problema riscontrato è che queste figure non sono disposte ad affrontare lavori così impegnativi a fronte di compensi bassi, c’è un problema di base relativo alla retribuzione del personale sanitario” ha sottolineato l’assessora Vetri il 21 novembre.
L’ultimo passo risale allo scorso 10 gennaio, quando il Consiglio Municipale ha approvato una terza mozione, proposta dalla Lista Civica Calenda, in cui si chiede al presidente e agli assessori competenti di farsi promotori presso il sindaco della richiesta di far scorrere tutte le graduatorie esistenti, al fine di rafforzare i servizi offerti dal consultorio. “Dalla Regione è stata riportata la difficoltà di reperire personale” ha concluso Simonetta Novi, “ma con la nostra terza mozione abbiamo voluto sottolineare che le graduatorie del settore sanitario, non risentendo del tetto massimo del 20 per cento, possono essere fatte scorrere fino in fondo per reperire professionisti qualificati.”
L’intervento dell’assessora Alessandra Aluigi
“Bisogna valorizzare i consultori anche in nome della lotta politica e culturale che essi rappresentano” ha commentato Alessandra Aluigi, assessore alle Politiche Sociali e alla Sanità. “Abbiamo approvato questi tre atti che ci impegnano a farci portavoce di questa istanza presso il sindaco e la Regione, con la quale il presidente Ciaccheri sta cercando di interloquire.” La pressione politica resta infatti l’unica forma di intervento possibile per Comune e Municipi.
Tommy, così era chiamato da amici e compagni, aveva 70 anni. Instancabile lettore e diffusore della stampa anarchica arrivò nel circolo di via Vettor Fausto, 3, nel lotto 13 dietro gli ex Bagni pubblici, nei primi anni Settanta, quando era ancora un giovane studente del liceo scientifico di Via Libetta. In quegli anni è stato tra i più assidui collaboratori del settimanale Umanità Nova in via dei Taurini a San Lorenzo e nella stampa del giornale con Attilio Paratore, Veraldo Rossi, Anna Pietroni, Ferro Piludu prima che la redazione fosse spostata a Milano.
Fu un assiduo organizzatore della Piccola Biblioteca anarchica del Circolo, ricca di testi e di materiale di controinformazione, ma si impegnò alacremente anche nelle lotte popolari per le autoriduzioni delle bollette elettriche tra le famiglie dei lotti Iacp, nelle lotte studentesche ed internazionaliste.
Fu tra i primi sostenitori dell’innocenza di Giuseppe Pinelli, il ferroviere anarchico del circolo del Ponte della Ghisolfa, che fu ingiustamente accusato, nei giorni seguenti quel 12 dicembre del 1969, di aver messo la bomba nella Banca dell’Agricoltura in Piazza Fontana e che tragicamente, qualche giorno, dopo volò dalla finestra del quarto piano della Questura di Milano, schiantandosi a terra.
Tommaso, giovane studente libertario, era stato il trade union tra quella nuova generazione ribelle e i vecchi anarchici degli anni Trenta, che subirono anni e anni di confino e controllo poliziesco durante il regime fascista. Questi dopo la Liberazione fondarono il circolo di via Vettor Fausto.
Un giorno di alcuni anni fa, dopo che scrissi un testo sugli anarchici della Collina Volpi, mi raccontò la fondazione del Circolo in una intervista.
“Il Cafiero ufficialmente nasce più o meno intorno al 1946. Ci fu una grande assemblea al Cinema Palladium nel ’45 nella quale intervennero tre persone evidentemente abili oratori, o forse piu` noti nel quartiere, che però non mi risultano nomi di persone conosciute. Le persone a me note come fondatori sono Vito Leonetti, l’intestatario della sede, Italo Di Pascali confinato e Antonio Di Pascali, suo fratello, anch’egli confinato. Infine Andrea Mancini, che forse fu anche in Spagna nella guerra civile e Perugia che prevalentemente attaccava Umanità Nova, l’Adunata dei Refrattari, l’Internazionale (una bella targa abbombata con la scritta liberty, divelta dai fascisti nel 1992 in un raid contro le insegne del PSI), là fuori in via Edgardo Ferrati davanti ai Bagni pubblici”.
L’appuntamento per salutare Tommaso è previsto per domani mattina, lunedì 15 gennaio, alle ore 11,30 in piazza Bartolomeo Romano 7, davanti alla storica targa del Cafiero. Un corteo lo ricorderà attraversando le strade di Garbatella fino allo Spazio Anarchico 19 Luglio, in via Rocco da Cesinale 18 nei pressi degli Alberghi suburbani.
Una mattinata all’insegna della memoria in via Guglielmo Massaia, nel cuore della Garbatella dove, in presenza di due classi delle scuole medie Moscati e Macinghi Strozzi, sono state installate due nuove pietre d’inciampo al civico 22 e 65, dedicate al ricordo di Libero De Angelis e Giuseppe Felici, giovani partigiani uccisi dai soldati tedeschi durante la Resistenza.
Il primo, socialista delle brigate Matteotti e collaboratore dell’Oss ( i servizi segreti americani), cresciuto nel Lotto 28, venne arrestato in seguito ad una delazione e condotto nel famigerato carcere di via Tasso il 3 aprile del ’44, per poi essere trucidato dai nazisti in fuga insieme ad altri 13 prigionieri sulla via Cassia, in località La Storta. L’eccidio avvenne il 4 giugno, proprio il giorno in cui arrivarono gli alleati a liberare Roma.
Mentre Felici, di cui non rimane nessun familiare in vita, fu una delle 15 vittime del cosiddetto eccidio delle Fosse Reatine. Appena ventenne, dopo aver partecipato nel settembre del ’43 alla difesa di Porta San Paolo, entrò a far parte dei gap comunisti e fu inviato a coordinare la Resistenza in Sabina, territorio d’origine della sua famiglia. Venne catturato dai tedeschi durante un conflitto a fuoco nel comune di Cantalice, nei pressi del Terminillo, nei primi giorni di aprile del ’44 e fucilato il 9, in una località isolata vicino all’aeroporto di Rieti. Due giorni prima, il 7, in quella che fu definita “La Pasqua di sangue” a Leonessa furono fucilati 51 cittadini dopo un maxi-rastrellamento operato dai tedeschi in quello che era stato già dichiarato territorio libero.
Le dichiarazioni di Ciaccheri e Vetri
La posa della pietra d’ottone in memoria di Libero De Angelis è avvenuta in presenza della pronipote Carlotta che, introdotta dal Presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri, gli ha reso omaggio ripercorrendone la storia. “Vogliamo fare in modo che il ricordo – ha detto il minisindaco – sia materia viva e funga da stimolo di approfondimento delle narrazioni, e di ascolto attivo da parte delle nuove generazioni, inserendosi nel tessuto urbano come biografia eterna di ciò che è stato e che la rete di cittadini e istituzioni può impegnarsi a far sì che non si ripeta”.
“E se, come sostiene D.Huberman, – ha ricordato l’assessora Maya Vetri – l’immagine ha più memoria e più avvenire di chi la guarda, le pietre incassate nelle strade andranno a costituire una geografia di identità per rendere giustizia a vite spezzate e, soprattutto, a contrastare la barbarie con la conoscenza, la consapevolezza, la cultura”
I promotori e gli intervenuti
L’iniziativa, a cura di Adachiara Zevi, è un progetto organizzato dall’associazione Arte in Memoria a cui hanno partecipato e sono intervenuti oltre al Presidente del Municipio, l’assessora municipale alla Cultura Maya Vetri, il Sindaco di Leonessa Gianluca Gizzi, Bice Miglia dell’associazione Arte in Memoria, Marco Serafino Fiammelli, vicepresidente dell’associazione nazionale ex deportati e Gianni Rivolta, giornalista e direttore di Cara Garbatella.
Le altre pietre d’inciampo nel quartiere
Le due nuove pietre d’inciampo si aggiungono a quelle già impiantate negli scorsi anni in onore dei martiri delle Fosse Ardeatine Enrico Mancini e dei fratelli Francesco e Giuseppe Cinelli, a quella in memoria delle deportate di religione ebraica Emma Di Porto, situata in piazza Ricoldo da Montecroce, e Fortunata Perugia in piazza Eugenio Biffi.
Ancora due pietre d’inciampo alla Garbatella. Dopo quelle impiantate gli scorsi anni in ricordo dei martiri delle Fosse Ardeatine Enrico Mancini e i fratelli Francesco e Giuseppe Cinelli, martedì 9 gennaio alle ore 9,30 a viale Guglielmo Massaia 22 e a seguire, dopo mezz’ora a poche decine di metri al civico 65, verranno collocati altri due sampietrini dorati per onorare la memoria di Libero De Angelis e Giuseppe Felici.
Libero De Angelis, socialista
Libero De Angelis, cresciuto in una casa del lotto 28 era un meccanico e patriota socialista delle Brigate Matteotti che, durante l’occupazione tedesca, collaborava con l’Oss, il servizio segreto militare alleato. Fu arrestato e condotto a via Tasso il 3 aprile del 1944 e trucidato dai tedeschi il 4 giugno in località La Storta, nella fase di ritirata degli occupanti che si dirigevano al Nord.
Con lui morirono altri 13 patrioti, che furono fatti scendere da un camion, forse in avaria, e assassinati con un colpo di pistola alla testa. Tra loro c’era anche il noto sindacalista ed ex segretario della Confederazione Generale del Lavoro Bruno Buozzi.
A Libero De Angelis fu intitolata la sezione socialista della Garbatella, quando dopo la Liberazione fu spostata da via Carlo Spinola, nelle case dei postelegrafonici, alla più centrale via Edgardo Ferrati davanti ai Bagni Pubblici del quartiere.
Il giovane Giuseppe Felici
Giuseppe Felici, invece, era un giovane radiotecnico e studente di ingegneria che l’8 settembre, il giorno dell’armistizio, si trovò a Roma nella sua casa di viale Massaia 65 in licenza militare per ragioni di studio. Partecipò alla difesa di Porta San Paolo e successivamente, appena ventenne, aderì ai Gap Mise a segno numerose azioni nei quartieri periferici della Capitale e per il suo coraggio fu inviato a coordinare la Resistenza in Sabina, territorio che ben conosceva perché la famiglia era originaria di quelle zone, proprio di Poggio Mirteto.
Su quei monti operava anche una delle formazioni partigiane più temibili e numerose la D’Ercole-Stalin, che con continue incursioni a fuoco creò non pochi problemi alle colonne di automezzi nazisti che si spostavano da e verso Roma. Durante un rastrellamento tedesco sul monte Tancia, il 7 aprile del 1944, Giuseppe fu arrestato e trasportato nel carcere di Rieti.
Due giorni dopo venne fucilato dai tedeschi insieme ad altri 14 partigiani. Felici, dopo la Liberazione, fu insignito del massimo riconoscimento e decorato con la medaglia d’oro al valore militare.
Gli organizzatori
L’iniziativa “Memorie d’inciampo a Roma” è un progetto a cura di Adachiara Zevi, promosso e organizzato da Arte di Memoria e da tante altre sigle come l’Aned, l’Anei, l’Irsifar, la Fondazione Cdec,la Federazione delle Amicizie Ebraico-Cristiane Italiane e dal Museo della Liberazione. Tra l’8 e il 10 gennaio verranno deposte ben 21 pietre d’inciampo nei Municipi di Roma sud-est V,VII,VIII e X.
Le pareti dell’istituto Caravaggio, il liceo artistico di via Odescalchi 75, si arricchiscono di un nuovo murale.
È stato iniziato la settimana scorsa e verrà completato il 5 gennaio dall’artista argentina Agus Rucula, inserita tra le 50 artiste contemporanee essenziali dalla pubblicazione “Street art by women.” L’opera, intitolata “La potenza del lavoro di squadra”, rappresenta una donna e un uomo che si danno le spalle. Tra i due cresce una pianta, simbolo della solidarietà, sullo sfondo di un campo di girasoli.
Le parole di Livia Fabiani
L’opera, presentata oggi 3 gennaio presso il cortile dell’istituto, è stata finanziata dalla Regione Lazio e patrocinata dal Municipio VIII. A organizzare il progetto è scesa in campo l’associazione giovanile VenUs, che si occupa della valorizzazione dei talenti femminili nel campo dell’arte urbana.
“Il nostro obiettivo è sensibilizzare sulla questione di genere all’interno del mondo dell’arte” ci ha raccontato la presidentessa Livia Fabiani. “Nel tempo abbiamo organizzato un ciclo di laboratori in diverse scuole della durata di sei mesi, dove i ragazzi hanno potuto riflettere sulla questione delle pari opportunità. Lavorare con gli studenti delle superiori è fondamentale perché permette di entrare in contatto con un’età cruciale, oltre che sensibilizzare quelli che sono i cittadini del futuro. Per i prossimi anni speriamo di entrare in contatto con qualche scuola media, sarebbe molto importante raggiungere anche i ragazzi più giovani.”
Il progetto svolto all’interno del liceo Caravaggio ha coinvolto per il secondo anno di seguito 15 studenti, come racconta la vicepreside Veronica Toms. “I laboratori si sono divisi in due parti” ha continuato Livia Fabiani. “In una prima parte, più teorica, si è parlato del linguaggio, della violenza di genere, dei Nobel assegnati alle donne nel corso del tempo. Nella seconda parte, invece, si è passati all’opera. Nel corso del mese di dicembre, gli studenti hanno dipinto i murali visibili sul muro esterno dell’istituto.”
Per la realizzazione di queste opere, i ragazzi hanno ideato le immagini, scattato le fotografie che hanno fatto da modello e infine, sotto la supervisione di Agus Rucula, hanno dipinto il muretto esterno in corrispondenza del cortile. “Anche questa volta l’iniziativa ha visto una bella partecipazione” ha confermato la vicepreside Toms. “È già il secondo anno che organizziamo il progetto.”
A dicembre 2022 in collaborazione con l’artista Rame13 è stato infatti completato un altro murale, “Consapevolezza”, che presenta una figura femminile in primo piano circondata da personaggi che reggono stendardi con le parole “equality” e “rights”. Tra le mani della donna, sboccia una pianta che rappresenta l’amore e la crescita. Quest’opera, come del resto il murale proposto quest’anno, mira a far riflettere sui temi dell’uguaglianza, dell’amore e del rispetto.
Murales realizzati dagli studenti del liceo
L’artista Agus Rucula
Agus Rucula è una giovane artista argentina che, dopo aver studiato in un istituto artistico di Buenos Aires, dal 2012 è impegnata nel campo della street art. “L’idea delle due persone che si danno le spalle nasce da una fotografia che avevo già” ci ha raccontato. “Quanto allo sfondo con il campo di girasoli, mi sono ispirata ai paesaggi del sud Italia, in particolar modo della Calabria.
La pianta che cresce tra le due figure invece rappresenta la solidarietà, che non può nascere e prosperare senza la collaborazione di tutte le parti. Mi è piaciuto molto lavorare su una parete così alta perché mi ha dato la possibilità di sviluppare un primo piano e un ampio sfondo” ha continuato. I protagonisti del murale osservano con aria assorta qualcosa che sta al di là della scena rappresentata. “La domanda che sorge è: cosa stanno guardando?” ha proseguito l’artista. “Ho potuto realizzare un’immagine così articolata anche grazie alla configurazione della parete.”
La scelta della scena da rappresentare non è stata immediata. Il progetto originale era diverso: prevedeva una donna in primo piano, china, dallo sguardo molto intenso. Ma in seguito l’artista e l’associazione VenUs hanno optato per un murale che sottolineasse maggiormente il valore della cooperazione.
Il presidente Ciaccheri e alcuni membri di VenUs
Iniziative affini sul territorio del Municipio VIII
Presente all’evento il minisindaco Amedeo Ciaccheri, il quale ha confermato la lunga collaborazione di VenUs con il Municipio VIII. Nell’ambito delle iniziative municipali è centrale anche il ruolo di Toponomastica femminile, un’associazione attiva in tutta Italia con l’obiettivo di intitolare piazze e vie a personaggi femminili di rilievo.
“Da ormai undici anni ci occupiamo di mettere in luce storie di donne che non sempre hanno ricevuto un giusto riconoscimento” ci ha spiegato la presidentessa Maria Pia Ercolini. “Organizziamo poi ogni anno un concorso rivolto alle scuole di ogni ordine e grado, Sulle vie della parità, al quale in passato hanno partecipato anche istituti dall’estero.”
Sul territorio del Municipio VIII bisogna invece ricordare l’iniziativa ‘nDonnamo. Vie libere alle donne, nel quartiere di San Paolo, che ha visto la partecipazione di Toponomastica femminile insieme ad altre due associazioni – Global Shapers e FormaScienza.
Il progetto si è concluso con una visita guidata che ha messo in luce il contributo di sei scienziate: le matematiche Sofja Kovalevskaja, Anna Maria Ciccone, Cornelia Fabri e Margherita Beloch Piazzolla, la virologa Isabel Morgan e la fisica Katherine Johnson. A largo Giuseppe Veratti, a novembre 2022, l’associazione Dominio Pubblico aveva già coinvolto cinque artiste – Rame13, Giulia Ananìa, Martina Cips De Maina, Zara Kiafar e Giusy Guerriero – nella realizzazione di tre murales dedicati a Laura Bassi, la prima donna al mondo a ottenere una cattedra universitaria, la fisica Rosalind Franklin, l’astrofisica Cecilia Payne e la filosofa Ipazia. Queste due iniziative parallele hanno cercato di svelare un altro volto della scienza, in un quartiere in cui le vie sono tutte dedicate a scienziati uomini.
Benvenuti nel nuovo anno, tra buoni propositi e speranze, lasciamo che a guidarci siano anche le stelle, come navigatori solitari tra le onde del mare, o come poeti ispirati dalla volta celeste stellata.
Nei cieli dell’Europa Boreale dal 28 dicembre scorso è in corso un’intensa attività di pioggia di meteore che prende il nome di Quadrantidi e verso la mezzanotte di giovedì 4 gennaio avrà il suo picco massimo, con una stima di duecento meteore l’ora. Lo sciame di meteore sarà comunque visibile fino al 12 gennaio.
Meteoriti, comete e asteroidi
È difficile confondersi sui termini astronomici, per quel che ci riguarda basta sapere che i meteoroidi sono corpi celesti che, quando entrano a contatto con l’atmosfera vengono chiamate meteore, altrimenti se riescono a toccare il suolo sono detti meteoriti.
Questi sono tutti frammenti di asteroidi, ammassi rocciosi grandi da pochi centimetri fino a centinaia di chilometri e si differenziano dalle comete perché non sono composti di ghiaccio.
Lo sciame di meteore delle Quadrantidi
Le Quadrantidi prendono il nome da un’antica costellazione, oggi obsoleta, chiamata Quadrans Muralis, inventata alla fine del XVIII secolo dall’astronomo francese Joseph Jérôme de Lalande e commemorava il quadrante a muro dell’osservatorio che l’astronomo utilizzava per misurare la posizione delle stelle.
In seguito il Quadrante Murale è andato a occupare la parte settentrionale della costellazione del Boote, vicino all’estremità del manico del Grande Carro o alla punta della coda dell’Orsa Maggiore.
Dove vedere le stelle nel Municipio Roma VIII
Le terrazze e i tetti dei palazzi sono dei luoghi dove poter tentare di osservare il cielo, magari con il supporto di un telescopio. Altrimenti, per fuggire dall’inquinamento luminoso, bisogna addentrarsi all’interno dei parchi, come la Tenuta di Tor Marancia, la Caffarella, il parco delle Rane a Montagnola, oppure lungo l’Appia Antica dopo il mausoleo di Cecilia Metella.
Per scoprire quando il flusso di meteore è più intenso, nella posizione in cui ci si trova, possono essere di supporto alcune applicazioni per smartphone come SkyTonight; dopo averla scaricata, basta attivare la geolocalizzazione e digitare Quadrantidi nella scheda di ricerca.
Il cielo ci regala sempre dei fenomeni astronomici che valgono la pena di essere osservati, per conoscere tutti gli eventi dell’anno che ci aspettano, è possibile consultare questo sito internet: https://starwalk.space/it/news/astronomy-calendar-2024 Il Quadrante Murale rappresentato in alto a sinistra. Immagine tratta da Urania’s Mirror
Non è già più tempo di tombolate ed estenuanti trattative al Mercante in Fiera per il Lattante o, la Pagoda. L’Ottavo Municipio per queste feste natalizie e di fine anno mette in campo una ricca programmazione culturale che mette a dura prova anche i più pigri. Dopo il concerto di Mirkoeilcane, introdotto dal noto critico musicale Ernesto Assante, alla Centrale Montemartini, gioiello dell’archeologia industriale e dell’arte classica, l’iniziativa “Natale in Ottavo” ci dà appuntamento giovedì 28 dicembre alle ore 16 in piazza del Gazometro ad Ostiense con “L’Elfo volante + la voce del Natale” che si ripeterà il giorno dopo alla stessa ora a via Baldovinetti angolo via Di Dono e ancora sabato 30 dalle 10 alle 12 sulla Circonvallazione Ostiene, di fronte alla Chiesa di Santa Galla.
Nel pomeriggio alla scalinata tra via Chiabrera e via Valeriano è la volta di “Singing Santa Claus+ Big Soul Mama Gospel” e domenica 31 alle 10 a piazza Lante , nel quartiere di Tormarancio, ci sarà “La Ritmoteca+ Olli & Malù”
.La rassegna organizzata dal Municipio Roma VIII in collaborazione con Biblioteche di Roma, Musei in Comune, Zètema e Musica per Roma continua il primo gennaio presso le Biblioteche Lussu e Arcipelago con le iniziative alle ore 16,30 dal titolo “Ponti di carta, Libri e arte per la pace” – letture e laboratori dai 4 anni e la proiezione del docufilm “Semidei” di Alessandra Cataleta e Fabio Mollo.
La chiusura della manifestazione è prevista, invece, per sabato 6 gennaio in piazza Caduti della Montagnola dalle ore 10 alle ore 12 con l’evento “La Ritmoteca + BubbleXMas”.
L’animazione di strada è a cura dell’Associazione Alt Academy.
In ricordo di Alvaro Amici al Palladium
Per gli amanti della canzone romana non è da perdere “La cantata per l’anno che verrà”, il concerto dell’Accademia Alvaro Amici, che si terrà il 29 dicembre alle ore 17 al Teatro Palladium in piazza Bartolomeo Romano.
Gli interventi di Amedeo Ciaccheri e Maya Vetri
“L’idea – commenta Amedeo Ciaccheri, presidente Municipio Roma VIII – è quella di portare eventi culturali diffusi sul territorio che possano far trascorrere delle vacanze piacevoli ai bambini e bambine e alle loro famiglie. Ce ne sarà per tutti i gusti e per coloro dai più piccoli ai più grandi che vorranno assistere a giochi, musica e balli all’insegna della magia del Natale”.
“All’animazione territoriale – dichiara Maya Vetri, assessora alla Cultura del Municipio Roma VIIII – abbiamo voluto affiancare un momento musicale dedicato a ragazze e ragazzi di un artista della Garbatella. Mirkoeilcane è un giovane cantautore che ha partecipato anche a Sanremo nella sezione nuove proposte e ha collaborato con artisti del calibro di Alex Britti, Daniele Silvestri, Clementino e Max Gazzè”.
Ancora un’iniziativa in ricordo di Francesco Valdiserri, il ragazzo scomparso l’anno scorso a seguito di un tragico incidente sulla Cristoforo Colombo. Stavolta a parlare di lui sarà il cinema, tramite un concorso organizzato dall’associazione culturale Controchiave in collaborazione con i genitori del ragazzo, Paola Di Caro e Luca Valdiserri.
Il bando
Il concorso è rivolto ai giovani tra i 16 e i 23 anni, che avranno la possibilità di presentare entro il 15 febbraio un cortometraggio di massimo 10 minuti a tema libero ma con filo conduttore la propria generazione, inviandolo all’indirizzo 24framealsecondo@controchiave.it.
“Non abbiamo voluto imporre un tema fisso” ci ha spiegato Marcello dell’associazione, “proprio per dare libero spazio ai ragazzi.” L’iniziativa rientra nell’ambito delle attività cinematografiche gestite da Controchiave con nuovo slancio nel corso degli ultimi due anni, dopo un lungo periodo di pausa.
Dall’anno scorso infatti viene organizzato “24 frame al secondo”, un cineforum con cinque proiezioni su un tema stabilito – nel 2023 è stato il lavoro, nel 2024 sarà la crescita. Il concorso dei cortometraggi nasce dallo stesso spirito, ci ha spiegato Marcello. “Il nostro intento è di mettere a confronto i lavori di giovani senza esperienza e i film di successo, quest’anno sul tema della crescita, dell’evoluzione dall’infanzia all’età adulta.”
Modalità di svolgimento
Per mettere in luce il confronto, i lavori dei ragazzi verranno proiettati in cinque date – 20 gennaio, 3 e 17 febbraio, 2 e 16 marzo – prima del film in programma nella rassegna, all’interno della sede in via Gaspare Gozzi 153. A seguire, dibattiti e approfondimenti con esperti del settore.
Una giuria presieduta dal regista Paolo Virzì sarà quindi incaricata di scegliere i 10 migliori cortometraggi, tra i quali verrà nominato un vincitore nel corso di una serata speciale che si terrà il 13 aprile; le categorie premiate saranno il miglior film, il soggetto più originale, la migliore realizzazione tecnico-artistica, insieme a un premio speciale dedicato alla memoria di Francesco. Al vincitore assoluto verrà consegnato un voucher per un viaggio in una capitale europea; gli altri premi consisteranno in corsi di aggiornamento, abbonamenti, materiale per approfondimento cinematografico.
Virgilio, Tasso, Mamiani e adesso anche il Socrate. Alle undici scuole occupate a Roma, da qualche giorno si è aggiunto il liceo classico e scientifico della Garbatella. L’occupazione, promossa dal collettivo Dante Di Nanni ma condivisa da molti altri studenti, ha avuto luogo martedì mattina.
Il comunicato del preside
“Nella mattinata del 12 dicembre la sede centrale del Liceo Socrate è stata occupata da una minoranza di studenti che arbitrariamente si sono introdotti nell’Istituto”: così inizia il comunicato del preside disponibile sul sito dell’istituto. “L’atto è già stato denunciato alle forze dell’ordine a cui è stato chiesto lo sgombero immediato della sede.”
Il liceo al momento è ancora occupato e lunedì gli studenti parteciperanno a un consiglio di istituto straordinario col preside Carlo Firmani, al fine di mostrare le loro proposte.
Le motivazioni degli studenti: la riforma Valditara
“La nostra occupazione viene dopo quella di altri istituti” ci hanno spiegato gli studenti, “ma ci teniamo a specificare che la nostra mobilitazione è indipendente, anche se le motivazioni possono essere simili”.
Tra le ragioni di una presa di posizione così forte, l’avversione alla politica conservatrice perseguita dal Governo attuale, soprattutto nel campo dell’istruzione. Come spiega il comunicato degli studenti pubblicato sulle pagine social del collettivo, la riforma dell’istruzione proposta dal ministro Giuseppe Valditara è considerata inaccettabile.
Meritocrazia e voto in condotta
Tra i molti punti affrontati, la meritocrazia e i nuovi parametri per l’assegnazione del voto in condotta e della sospensione.
“Al momento si rischia la bocciatura se all’interno di una scuola si infrange il codice penale” ci ha spiegato Laura, una studentessa. “Con questa riforma, invece, basta l’infrazione del regolamento d’istituto per essere sospesi per quindici giorni e quindi essere bocciati. È chiaramente un modello educativo basato sulla paura. Le scuole dovrebbero istruire, non punire.”
Quanto al merito, si tratta di un criterio che, a detta degli studenti, crea disuguaglianze classiste in una società in cui non tutti partono con le stesse possibilità.
Alternanza scuola-lavoro
Altra questione centrale è il PCTO (alternanza scuola-lavoro) introdotto dalla riforma Giannini della “Buona scuola” nel 2015 e implementato nella nuova proposta di riforma.
Gli occupanti considerano l’alternanza scuola-lavoro un modo per subordinare la scuola alle necessità del mercato. L’aumento delle ore lavorative negli istituti tecnici e l’inserimento di figure professionali aziendali tra i professori sono altri punti nevralgici. Gli studenti ritengono inoltre inaccettabile la riduzione degli anni di scuola a quattro negli istituti tecnici, considerata un provvedimento classista volto a creare scuole di serie A e di serie B.
“La scuola che dovrebbe essere un luogo di formazione culturale e personale – sottolinea in più punti il comunicato degli occupanti – non un sistema finalizzato al lavoro e che prepara allo sfruttamento.”
Sulla violenza di genere
Nel comunicato gli studenti toccano anche temi di scottante attualità come la violenza sulle donne e la guerra in Ucraina e il conflitto Israele-Palestina.
Sulla violenza di genere tengono a specificare che non ha senso affrontare la questione alla luce di un episodio mediaticamente eclatante come il terribile omicidio di Giulia Cecchettin, ma che bisogna considerare il problema nella sua totalità. Secondo i dati ISTAT sono oltre cento i femminicidi avvenuti quest’anno, un numero preoccupante che spinge gli studenti a interrogarsi sui valori trasmessi da questa società. È il maschilismo inteso come problema culturale che è al centro dei loro dibattiti da anni – chiariscono nel comunicato.
Sulle guerre in corso
“Soldi alla scuola non alla guerra”: questo è lo slogan degli occupanti, che auspicano l’aumento dei finanziamenti destinati all’istruzione e la cessazione dell’invio di armi in Ucraina.
A fronte dei conflitti che da mesi insanguinano le più disparate latitudini del globo, gli studenti hanno un obiettivo concreto. Proporranno la sottoscrizione di una dichiarazione che attesti la contrarietà del Socrate all’intervento dell’Italia nelle guerre.
“Sarebbe la prima volta che una scuola prende una posizione così netta” ha continuato Laura. “Si tratta di manifestare una posizione morale prima che politica.” La proposta verrà avanzata lunedì durante un consiglio di istituto straordinario concesso dal preside Firmani agli studenti.
Arrivano le premiazioni per l’iniziativa “Corri forte cresci bene”. I giovani partecipanti alla maratona della Garbatella – bambini al di sotto dei 10 anni – sono invitati a presentarsi per la consegna delle medaglie il prossimo giovedì 14 dicembre.
Il grande successo della maratona
Domenica 26 novembre si è svolta con successo la ventinovesima edizione di CorriallaGarbatella, la storica gara podistica della Borgata Giardino organizzata, come ogni anno, dall’associazione sportiva e culturale Rione Garbatella.
Circa 300 i bambini che hanno aderito alla sezione non competitiva “Corri forte cresci bene”. Il successo di questa edizione, la più partecipata degli ultimi anni, ha sorpreso gli stessi organizzatori.
Giovedì 14 dicembre
Come preannunciato, il presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri e l’assessore alle Politiche Scolastiche Francesca Vetrugno incontreranno i piccoli atleti il prossimo giovedì alle 16:30 presso l’Agenzia Allianz in Circonvallazione Ostiense 171. Verrà consegnata a ogni bambino una medaglia di partecipazione.
Lo scorso giovedì 7 dicembre alle ore 17:30 è stato presentato alla biblioteca Arcipelago “Romanzo senza umani”, l’ultimo lavoro di Paolo Di Paolo. “Siamo contenti di proseguire con questi incontri” ha dichiarato l’assessore alla Cultura Maya Vetri in apertura. “Questo è un luogo a cui teniamo molto, abbiamo a cuore la promozione della lettura e degli incontri con gli autori. Con la biblioteca Arcipelago c’è una grande intesa, l’abbiamo eletta quasi a laboratorio culturale del Municipio.
Tra l’altro da poco ha aperto un’altra biblioteca, in via Costantino. Posso dire che stiamo costruendo qualcosa di nuovo, anche se il lavoro da fare è ancora tanto.” Nella sala quasi piena, tappezzata di librerie e animata anche dalle lucette di un albero di Natale, l’atmosfera era cordiale e distesa.
Gli interventi
Dopo le parole di Rita Santolamazza del gruppo di lettura “Leggere in circolo”, che ha messo in evidenza alcuni temi del libro– la solitudine, lo scorrere devastante del tempo, la glaciazione della natura e il congelamento dell’anima – il critico letterario Andrea Di Consoli, ha sottolineato la complessità dell’opera, dovuta all’andamento serpeggiante della narrazione e alla densità di stile. Inoltre ha rimarcato l’importanza e la poeticità dell’immagine iniziale del lago ghiacciato, specchio dei “congelamenti, cambi di stagione, improvvisi rovesci della nostra vita.”
Il gelo e la memoria, visti come i veri protagonisti del romanzo, danno voce alle inquietudini del nostro tempo, alla freddezza delle relazioni, alla mancanza di stimoli, all’assenza di introspezione. “Noi stiamo vivendo una stagione di congelamento” ha ragionato Di Consoli. “La nostra è una piccola era glaciale in cui tutti sono infelici e tutti hanno paura di pronunciare la parola infelicità. Io credo che mai gli italiani siano stati così tristi e soli.”
Dal circolo di lettura
I membri del circolo di lettura hanno inoltre letto e commentato passaggi significativi del romanzo chiedendo pareri e chiarimenti all’autore. Gli interventi hanno affrontato i temi dei ricordi archiviati, della diversità dei punti di vista che non coincidono mai, dell’idea imperfetta che abbiamo di noi e che trasmettiamo agli altri in forma ancora più imperfetta; tutte riflessioni molto sentite e interiorizzate dai lettori.
In un mondo in cui le relazioni sono congelate dall’imbarazzo, la fuga nasce dal contesto o da se stessi? La fuga è un errore o una necessità? La difficoltà di comunicazione del protagonista nasce da sé o dagli altri? È lui per primo che non sa cosa trasmettere? È lui per primo che non riesce a comunicare con se stesso?
“Questo libro ci è piaciuto molto e ne abbiamo discusso a lungo” ha aggiunto la Santolamazza, quasi a voler giustificare la complessità delle osservazioni proposte. “All’interno del circolo ci sono stati dibattiti anche molto accesi.”
Da Proust ai poeti del secolo scorso
Si è anche parlato degli innovativi espedienti sintattico-grafici del romanzo. L’autore interrompe bruscamente un capitolo per poi completare il periodo in quello successivo, dando al lettore un forte senso di spaesamento e quindi spunti di riflessione. “La sperimentazione grafica è un esercizio che ho ripetuto spesso” ha spiegato Paolo Di Paolo. “In alcune pagine di Mandami tanta vita, per esempio, ho inserito i caratteri tipografici dei giornali.
La segmentazione dei periodi in Romanzo senza umani sembra un elemento accessorio, invece è una caratteristica fondamentale che deriva dall’abitudine alla lettura della poesia del Novecento, che ha una componente grafica non trascurabile.”
In chiusura la poetessa Antonietta Tiberia ha sfiorato il tema del ricordo in Proust, che l’autore ha sviluppato in questo modo: “Il ricordo è un tema centrale nel mio romanzo. Anche io, come molti, sono rimasto affascinato dal grande organismo narrativo della Recherche. Nel mio libro, però, c’è un tentativo di liquidazione quasi giocosa dell’opera di Proust. Mentre il romanziere francese cerca – o almeno finge di cercare – la memoria involontaria, il mio protagonista è ossessionato dalla necessità di ricostruire il ricordo. In Marcel Proust c’è un atteggiamento incantato nei confronti del passato, che si ripropone spontaneamente. Qui invece il ricordo è una conquista faticosa e non sempre possibile.”
Domenica 10 dicembre raccolta gratuita rifiuti ingombranti nell’area di parcheggi sottostante al ponte Spizzichino verso l’Ostiense. La raccolta è dedicata solo ad utenze domestiche. Rifiuti accettati: oggetti in legno, metallo ingombranti (divani, materassi), apparecchiature elettriche ed elettroniche, lampade, batterie auto, pile, vernici solventi, olio vegetale, toner. Non sono accettati rifiuti inerti, calcinacci, olio motore.
Rilascio delle carte di identità
Sabato 16 dicembre dalle ore 15.00 alle ore 21.00 apertura straordinaria per rilascio delle carte di identità elettroniche alla cittadinanza residente nel Municipio Roma VIII. Per prenotare l’appuntamento (fino ad esaurimento posti) chiamare il giorno 11/12/2023 dalle ore 14.45 alle ore 16.45 i numeri 0669611410 – 0669611661.
Servizio video di Stefano BAIOCCHI & Giuliano MAROTTA
Per il secondo anno consecutivo, al Teatro Palladium alla Garbatella, si rende omaggio a Luciano Bianciardi. Lo scrittore maremmano venuto a mancare prematuramente a Milano nel 1971, con la sua opera di traduttore, i suoi saggi e i suoi romanzi, in particolare La vita agra, ha contribuito a fornire un’attenta analisi dei costumi sociali nell’Italia del boom economico, evidenziandone tutte le contraddizioni.
Quest’anno Bianciardi avrebbe compiuto 101 anni e la scrittrice Maria Jatosti, sua ex compagna di vita ha voluto ricordarlo nuovamente al Palladium, un luogo per lei caro e legato al suo passato. Sul palco si sono alternati inoltre: il filosofo Donato di Stasi, la professoressa Monica Venturini e il regista Francesco Piccolo.
In chiusura è andato in scena Amore Donne Guerre e Disastri (da Foggia a Ribolla) uno spettacolo musicale e teatrale tratto da vari testi di Luciano Bianciardi, a cura di Maria Jatosti, con l’attrice Giuliana Adezio, Pierre Bresolin e al violoncello Benny Penazzi.
L’evento patrocinato dal Municipio Roma VIII ha visto la partecipazione anche dell’associazione Cara Garbatella che ha contribuito alla realizzazione dell’evento e alla proiezione di video e foto storiche sul tema della manifestazione.
Al via la quarta edizione del Torneo di Basket del GarbaPlayground.
Il 9 e il 10 dicembre la giovane comunità cestistica della Garbatella organizza due giornate intense di sport e aggregazione.
Si tratta di una realtà nata poco più di un anno fa e che oggi coinvolge ragazzi di età differenti provenienti da tutto il territorio del Municipio VIII, e non solo.
Dove si svolge
Il Torneo sarà strutturato su due diversi playground, con i giocatori suddivisi per fasce di età: al Parco Garbatella, nel campo da gioco di Via Rosa Raimondi Garibaldi, i canestri saranno dedicati ai giocatori under 14; per i più grandi sarà quello di Via Malfante, inaugurato meno di un anno fa vicino Piazza dei Navigatori.
Iscrizioni e gioco 1vs1
A cavallo del Viale Cristoforo Colombo si batteranno, dunque, i migliori cestisti di zona, in una serie continua di duelli. Il torneo, infatti, sarà uno contro uno.
Per iscriversi è possibile contattare la mail garba.playground@gmail.com o avere maggiori informazioni attraverso i canali social dell’organizzazione.
Lo spirito dell’iniziativa
“È un’esperienza volta alla promozione dei campi del territorio e della socialità tra i ragazzi del quartiere” dicono gli organizzatori.
“Questi eventi, inoltre, hanno dato e danno aiuto alle organizzazioni e alle società delle zone limitrofe ai campi”. Alcuni premi in palio saranno offerti da associazioni e attività commerciali locali, a dimostrazione dello spirito di comunità che anima l’iniziativa.
Lo sport è un elemento fondamentale per dare vita ai quartieri.
Domenica 3 dicembre un gruppo di poeti da tutta Roma si è riunito nel piccolo cortile dell’Approdo – la biblioteca comunale in via Magnaghi 12 – per condividere versi sul tema della pace.
L’iniziativa, che prende il nome di “Radici di pace”, è stata organizzata dalla poetessa romana Ilaria Giovinazzo e ha ricevuto il sostegno di Medici senza Frontiere, a cui saranno devolute le offerte raccolte nel corso dell’incontro durato l’intera giornata.
Radici di pace
“La pace non è un sogno, può diventare realtà.
Ma per costruirla bisogna essere in grado di sognare”: questa riflessione di Nelson Mandela riassume lo spirito dell’evento, organizzato con l’intenzione – come è stato ricordato in apertura – “di far sentire la flebile voce dei poeti su un tema di scottante attualità come quello della guerra”. “Le parole” è stato ribadito nel corso della mattinata, “possono essere dure come pietre. Ma possono anche diventare mattoni per costruire prospettive.”
Sotto la supervisione di Ilaria Giovinazzo e Fabio Sebastiani, i presenti si sono alternati leggendo poesie proprie e dando voce a versi di autori israeliani e palestinesi come Lea Goldberg e Mahmoud Darwish, accanto a opere di grandi poeti del secolo scorso del calibro di Osip Mendel’stam, Anna Achmatova e Wislawa Szymborska.
La poetessa romana Lucia Elia ha sottolineato la differenza tra pace sociale, pace tra Stati e pace interiore, rimarcando l’importanza di quest’ultima. Da qui la lettura di poesie su tematiche personali, come quella di Leila Falà in cui la pace è intesa come riappacificazione di due care amiche dopo un litigio che ha fatto soffrire entrambe. Durante l’incontro è stata inoltre ribadita l’origine del termine pace, che avendo la stessa radice indoeuropea di patto indica una saldatura, un’alleanza a seguito della divisione.
Incontro “Radici di pace” all’Approdo
Le altre iniziative dei poeti romani
Sabato scorso nel giardino della Piramide Cestia si è svolto uno dei molti incontri del Festival della Poesia. Presente il gruppo di Garbatella della Poetanza, che ha letto versi di Vivian Lamarque, premio Strega per la poesia nel 2023, e di Louise Gluck, premio Nobel per la Letteratura nel 2020. I poeti hanno partecipato a coppie leggendo poesie affini per tematica.
L’evento, organizzato col patrocinio della Soprintendente Speciale Daniela Porro e la collaborazione del Drugstore Museum in via Portuense 317, è iniziato a settembre e proseguirà straordinariamente fino a gennaio. “Per questi incontri siamo stati al Tempio di Minerva e nell’area archeologica di Santa Croce in Gerusalemme” ci ha raccontato la poetessa di Garbatella Antonietta Tiberia, “è stato anche un modo per vedere questi siti archeologici animati di poesia, un modo per scoprire angoli nuovi di Roma.”
Gli appuntamenti hanno avuto luogo anche nella villa di Livia lungo la via Flaminia, nel Mausoleo di Sant’Elena in via Casilina e a Tor San Michele a Ostia, con l’obiettivo di riempire di letture e discussioni gli ambienti più disparati della Capitale.
Premiazioni del concorso “Voci di casa”
La Poetanza al concorso “Voci di casa”
Il gruppo della Poetanza ha inoltre ricevuto lo scorso venerdì una menzione d’onore in Campidoglio per la poesia “Guerra? No, grazie” firmata da Antonietta Tiberia.
Presenti in aula in occasione della quindicesima edizione del premio letterario “Voci di casa” Ornella Consalvi, Daniela del Monte, Angela Demma, Ivana Pallavicini, Luciana Prisciandaro, Mattia Broggiati, autori provenienti da tutta Italia che hanno partecipato con un testo di prosa o di poesia.
“Il gruppo di cui facciamo parte è quello delle casalinghe italiane” ci ha spiegato la Tiberia. “Siamo un gruppo di casalinghe e casalinghi che si dedicano alla letteratura. A Garbatella il gruppo si riunisce a Santa Galla; venerdì in Campidoglio eravamo un un buon numero e molto eterogenei: per darvi un’idea, c’era una ragazzina di 13 anni e una signora di 94. È stato bello vedere l’impegno di tutti noi riconosciuto” ha concluso la poetessa.
Al momento sono più di 400 e sembrano destinati ad aumentare. Stiamo parlando dei cittadini indignati per la “riqualificazione” di piazza dei Navigatori. La petizione, promossa da Alessandra De Cesare, circola da inizio ottobre in forma sia cartacea che digitale, mietendo consensi non solo tra gli abitanti dei palazzi storici ma addirittura tra i residenti di altre zone di Roma, che a fronte di questa campagna non riescono a non prendere posizione. Nel corso delle ultime settimane sono apparsi manifesti su pali e colonne del porticato, presso le portinerie e i bar, nei cortili e per le strade. L’appello a chi legge è lo stesso: firmare per proporre una vera riqualificazione dell’area, che a seguito dei lavori durati oltre sei mesi – sono iniziati il 24 febbraio scorso e sarebbero dovuti terminare ad aprile, ma così non è stato – non solo non ha riscontrato miglioramenti ma addirittura un chiaro peggioramento. Il giardino che si trova in corrispondenza degli edifici storici non presenta più quattro ingressi e uno spiazzo centrale dotato di panchine: adesso a collegare via delle Sette Chiese e la fermata dell’autobus su via Cristoforo Colombo è uno stradone di quattro metri di larghezza che taglia a metà l’area verde. Nel testo della deliberazione municipale la costruzione di questo collegamento è intesa come “un forte attrattore sociale” destinato a determinare “una gerarchia di percorsi e spazi di sosta.” Ma sono in molti a restare perplessi di fronte alla portata e dall’apparente mancanza di criterio degli interventi.
Prima di tutto la “gerarchia di percorsi” promessa dalla deliberazione non esiste – lamentano i residenti – perché la strada adesso è una sola, e sicuramente non opera da attrattore sociale in quanto collega un mercato semideserto (quello in via delle Sette Chiese vicino a largo Bompiani) con una via di scorrimento come la Cristoforo Colombo. Il percorso in questione, privo di segnaletica o dissuasori, risulta inoltre eccessivamente largo per un passaggio pedonale, talmente largo che molti autisti in passato l’hanno scambiato per una strada carrozzabile, usandolo come scorciatoia e addirittura parcheggiando in mezzo al giardino. Dopo l’intervento della polizia municipale l’episodio non si è ripetuto.
Riqualificazione piazza Navigatori Roma
“Ci hanno avvisati da un giorno all’altro, chiamando riqualificazione quella che è un’imponente alterazione dell’impianto del giardino” ci ha raccontato Alessandra De Cesare. “Pensavamo che riqualificare un’area verde significasse piantare alberi, sistemare le aiuole, rimettere le panchine che erano rotte. Invece hanno stravolto tutto.” A suscitare indignazione è soprattutto la costruzione del camminamento che taglia a metà il giardino e che, correndo parallela ai palazzi, isola questi ultimi rispetto a via delle Sette Chiese e soprattutto dalla fruizione del giardino stesso. Per accedere all’area verde adesso bisogna passare per la nuova piazzola dei taxi, recentemente introdotta in sostituzione di una fermata già presente nella strada adiacente.
Attualmente però quest’area viene usata come posteggio dai residenti, perché il parcheggio dei taxi – che non dispone ancora della colonnina – non è entrato in funzione. Ma le criticità riscontrate riguardo questa nuova sistemazione per i taxi sembrano essere già due. Da una parte la difficoltà per gli autisti di mantenere l’ordine di arrivo in un parcheggio a pettine; d’altra parte la pericolosità della piazzola situata in mezzo a un giardino buio. “Un tassista ci ha già detto che qui il turno di notte non lo farà mai” ci ha confermato qualche settimana fa Rossella Chiossi, un’altra residente della zona. “Lo ritiene pericoloso perché l’accesso alla piazzola è unico. Si entra e si esce dallo stesso varco. Pertanto, se quest’unico ingresso viene bloccato da un malintenzionato, i tassisti non potrebbero uscire e dunque si troverebbero in una situazione di pericolo.”
Insostenibile è l’aumento del degrado. Cumuli di spazzatura nelle aiuole, tubi e tombini sporgenti, addirittura delle siringhe che i residenti affermano di aver trovato nel nuovo parcheggio, tra una macchina e l’altra. “Qua dietro si può nascondere chiunque” ha continuato Alessandra De Cesare. “Con le macchine disposte parallelamente alla strada, in modo da coprire la visuale, questa di notte è diventata una zona da evitare.”
Mancano le panchine lungo il viale e i tombini nella piazzola, per non parlare dell’illuminazione a pavimento tanto decantata dalla deliberazione. Alcuni residenti, inoltre, assicurano che durante gli interventi due pini sono stati rimossi, che le piante di oleandro sono state estirpate e che è diminuito anche il numero dei lampioni.
“Ma l’area di verde pubblico è chiaramente aumentata a seguito dei lavori” ha dichiarato l’Assessore alle Politiche Ambientali del Municipio VIII Claudio Mannarino. “Se si guarda la pianta ante e post operam si nota che lo spazio adibito al verde pubblico adesso è maggiore: erano 2627 metri quadrati, adesso 3047, vale a dire con un aumento di 420 mq di verde. In origine erano presenti diversi percorsi cementificati, che abbiamo eliminato sostituendoli con un’unica strada in mezzo. Il criterio dei nostri interventi è stato quello di ridurre il cemento e restituire ai cittadini aree verdi. Sicuramente persistono alcune problematiche che risolveremo nei prossimi giorni, entro Natale al massimo” ha proseguito l’Assessore. “Entro questa data infatti introdurremo sicuramente panchine, alberi e lampioni, oltre che la colonnina nel nuovo posteggio dei taxi. L’illuminazione sarà a led, il che comporterà una riduzione dei costi e un aumento di luminosità. Prima i lampioni erano 15, a breve saranno 21.” L’assessore ha quindi continuato affrontando una delle tematiche cruciali. “Quanto ai taxi, abbiamo spostato il posteggio per non creare intralcio lungo la strada. In passato capitava che i taxi arrivassero fino a via delle Sette Chiese” ha dichiarato. “Adesso invece hanno tutto un’area a loro disposizione, e il servizio sarà più ordinato e rapido. È vero che l’ingresso è unico, ma se nel parcheggio posteggeranno solo taxi il problema del traffico non dovrebbe sentirsi troppo perché ci sarebbe comunque meno viavai rispetto ad adesso. Tra l’altro l’ingresso è largo 6 metri, sufficiente per garantire il transito di due macchine, una in uscita e una in entrata. Il nostro obiettivo è di restituire ai residenti un’area che prima era fortemente degradata. C’era delinquenza, prostituzione anche a causa della scarsa illuminazione. Noi abbiamo voluto rendere il luogo più fruibile, prima di tutto sistemando la pavimentazione e poi cercando di rendere la piazza più frequentata con la presenza dell’ampio collegamento centrale e della piazzola dei taxi. A breve verranno anche piantumati nuovi alberi ornamentali; eviteremo volontariamente gli oleandri per non creare cespugli troppo folti, aree buie che rendano pericoloso lo snodo. Per ora quindi l’unico vero problema – e in questo i residenti hanno ragione” ha concluso l’Assessore Mannarino, “è la mancanza di arredamento pubblico, ma ripeto che entro Natale questo problema sarà certamente risolto.”
Rimane comunque un problema di ordine estetico molto sentito dai firmatari della petizione. Se prima gli edifici affacciavano su un parco, adesso molti appartamenti danno su un parcheggio. Avere un fazzoletto verde sotto casa per queste persone non è un lusso: è una necessità. Soprattutto con l’amena prospettiva della Foresta Romana, il complesso di architettura sperimentale, di oltre dieci piani, che verrà edificato sul terreno prospicente alla piazza togliendo panorama, aria e luce ai palazzi storici. Insomma, con la Colombo da una parte, la Foresta Romana dall’altra e un parcheggio sotto casa, agli abitanti di piazza dei Navigatori, per citare una nota pellicola di Benigni, “non resta che piangere.”
Quindi cos’è questa piazza, adesso? Un luogo di passaggio, al massimo. Quello che era un prezioso punto di incontro e condivisione, una piccola isola nell’inesorabile routine della vita romana, ha perso ogni valore aggregativo. Mancano i punti di riferimento, non ci sono più i frequentatori abituali. Ma la storia non finisce qui. Forti del consenso di oltre 400 persone, a breve i residenti invieranno una lettera di protesta al Municipio.
Dopo più di cinquant’anni di attività chiude il negozio di Riad a via Ignazio Persico
Riad
C’è un piccolo negozio, unico nel suo genere, che per tanti anni ha regalato atmosfere magiche agli abitanti della Garbatella. Rimarrà aperto ancora qualche settimana poi, dopo 54 anni di attività, chiuderà i battenti. È l’inimitabile “Il Piccolo Bazar” di via Ignazio Persico, ideato e gestito per questo lungo periodo dal signor Riad insieme alla moglie Costanza. Alla veneranda età di 88 anni, incitato anche dai suoi tre figli, Riad ha deciso di chiudere l’attività e dedicarsi al meritato riposo. Originario della Siria, appassionato di cinema e televisione, arrivò in Italia nei primi anni sessanta. Frequentò l’Istituto Sperimentale di Cinematografia a Cinecittà e partecipò a un corso presso la Rai sulle tecniche di ripresa televisiva. Nel suo curriculum risulta anche una collaborazione con il famoso regista e sceneggiatore Anton Giulio Majano. A Roma intanto incontrò Costanza, di origini abruzzesi, che diventerà la donna con cui condividerà tutta la sua vita. Non riuscendo a trovare una occupazione stabile decise, insieme a lei, di puntare su una propria attività commerciale. Sul finire degli anni Sessanta si trasferirono nel nostro quartiere e aprirono un negozio crocevia tra giocattoli, articoli da regalo e oggettistica, il tutto condito da un’atmosfera orientale evocata in primis dall’originale insegna.
Riad con la barba, accanto all’attrice Jane Mansfield
Agli inizi Riad e Costanza meditavano sulla bontà della loro scelta, poiché le vendite non decollavano come sperato. Successivamente decisero di ampliare l’offerta commerciale con articoli dal sapore misterioso ed esotico e al contempo di allestire la vetrina del negozio con scelte originali e fantasiose, divenute in seguito motivo di interesse e curiosità per la collettività. Fu così che gli affari presero la giusta piega e Il Piccolo Bazar divenne un punto di riferimento per il quartiere. Non mancarono piccole disavventure, come quella volta che avevano allestito la vetrina con uno scaffale colmo di articoli e preziose bambole di ceramica di Capodimonte. In quegli anni a Garbatella transitava la linea 11 del tram. Tanti abitanti ricorderanno muri e pareti vibrare al passaggio del pesante veicolo, evento che dava l’impressione di assistere a un piccolo terremoto. Il tram transitava anche a via Persico, proprio di fronte alle vetrine del negozio. Un bel giorno, all’ennesimo passaggio, lo scaffale tremò così a lungo che gran parte della preziosa merce esposta cadde in terra e si frantumò. Grande fu il dispiacere e la delusione per Riad e Costanza che, però, si rimboccarono le maniche e continuarono nella loro avventura. L’allestimento delle vetrine divenne un punto di forza del negozio, complice anche la dismissione della linea del tram 11 a favore del più silenzioso e meno possente autobus. Gli anni Settanta videro arricchire la loro vita con l’arrivo di tre figli. Muna nacque proprio nel 1970, si laureerà in Belle Arti con 110 e lode e bacio accademico: oggi lavora come scenografa alla Rai.
Piccolo bazar
Sausan la secondogenita arrivò nel 1973, conseguirà una laurea in Giurisprudenza; attualmente opera come avvocato negli studi di Cinecittà. Omar, l’ultimo dei tre che venne al mondo nel 1975, intraprese quella carriera che era stata il sogno di papà Riad: oggi è uno stimato cameraman freelance, che vanta tra le sue collaborazioni l’aver lavorato nello staff di Roberto Giacobbo (tra l’altro sono nati lo stesso giorno, ndr). Come da tradizione anche quest’anno, con l’avvicinarsi del Natale, Il Piccolo Bazar ha allestito la sua vetrina con un presepe. Per grandi e piccini ci sarà un’altra ultima occasione per fermarsi di fronte al negozio, ammirare Re Magi e Bambinello, fantasticare su doni magici provenienti dall’Oriente Misterioso, porgere un saluto a Riad. Anche noi di Cara Garbatella lo ringraziamo per aver portato nel quartiere la sua atmosfera accogliente colma di colori, profumi, rispetto e delicatezza.
“Il futuro entra in noi, per trasformarsi in noi, molto prima che accada”, sentenziava il celebre poeta e scrittore Rainer Maria Rilke.
E il futuro sta inesorabilmente arrivando, sia per necessità ineluttabile sia perché il mondo dell’energia, che è ciò che muove le cose, sta cambiando rapidamente.
Parliamo proprio di energia, di fonti rinnovabili, di autosufficienza. In un futuro prossimo, si spera, ogni edificio sarà autosufficiente, senza la necessità di ricorrere a fonti esterne per riscaldare ambienti e acqua, per cucinare e per illuminare le nostre abitazioni.
Pannelli solari 2023
Il nostro territorio sarà uno dei primi ad intraprendere la strada dell’autosufficienza tanto che nei mesi scorsi l’Università Roma Tre e il Municipio Roma VIII hanno promosso la costituzione di una Comunità Energetica Rinnovabile.
Lo scopo, molto ambizioso, è quello di installare nuovi impianti fotovoltaici in tutte le sedi disponibili finanziati da investimenti pubblici, coinvolgendo comunità locale e accademici.
Si tratta della prima esperienza in cui due enti pubblici si sono uniti per dare vita a una cosiddetta CER (comunità energetica rinnovabile) con la partecipazione di piccole e medie imprese, associazioni e nuclei familiari del territorio. Iniziativa ambiziosa, se si considera che la nuova Comunità Energetica prevede la realizzazione di nuovi impianti fotovoltaici nella gran parte delle sedi dell’ateneo romano e delle scuole municipali, per una potenza totale di 3,7 MWp e una produzione di 5,2 gigawattora e un “risparmio” di emissioni in atmosfera di circa 2.200 tonnellate di CO2 l’anno.
Un’esperienza che ora diventa un vero e proprio modello per le altre amministrazioni, come dimostrato nel gruppo di lavoro ospitato al Rettorato di Roma Tre, “Comunità Energetiche Rinnovabili: il ruolo delle amministrazioni locali”, alla presenza anche di Andrea Catarci, assessore capitolino alle Politiche del Personale, al Decentramento, Partecipazione e Servizi al Territorio.
Soddisfatto dell’iniziativa il Rettore Massimiliano Fiorucci: “Roma Tre si è fatta da subito promotrice convinta di questa iniziativa altamente innovativa, prevedendo un investimento di cinque milioni di euro per la realizzazione di nuovi impianti fotovoltaici. La Comunità Energetica conferma la nostra natura di Ateneo attento alla sostenibilità sociale e ambientale e al territorio. Il nostro impegno non si limita all’energia: grazie alla CER potremo finanziare importanti progetti di ricerca e un nuovo master altamente specialistico, focalizzati su questa esperienza”.
Il Direttore Generale dello stesso Ateneo, Alberto Attanasio, ha seguito da vicino i lavori propedeutici alla costituzione della Comunità Energetica: “Partendo dalla necessità di far fronte all’aumento dei costi dell’energia, ci siamo dati un obiettivo molto più ambizioso. Stiamo completando tutte le procedure per far partire i cantieri per la realizzazione di circa 8 mila pannelli fotovoltaici sulle nostre sedi. La prossima sfida, su cui siamo già al lavoro, è quella di sviluppare sistemi di accumulo che, grazie alla ricerca dei nostri Dipartimenti, ci diano la possibilità di essere sempre più autosufficienti sul piano energetico”.
“Il nostro – spiega il presidente del Municipio Roma VIII, Amedeo Ciaccheri – è un progetto rivoluzionario e insieme all’Università Roma Tre e al Comune di Roma abbiamo costruito una grande Comunità Energetica Territoriale, che avrà come baricentro le sedi dell’università e le sedi delle scuole del territorio. Il motore sono quindi i luoghi della formazione e le comunità educanti che oggi trainano proprio questa rivoluzione pensata e immaginata con l’assessora municipale alle Politiche educative Francesca Vetrugno. Si apre – conclude Ciaccheri – una fase nuova su cui abbiamo speso energia e intelligenza più giusta e sostenibile come chiedono i ragazzi e le ragazze delle nostre scuole”.
Riceviamo e pubblichiamo un articolo della scrittrice e poetessa Maria Jatosti, nostra concittadina per tutti gli anni della sua giovinezza. In occasione del ventennale del Cinema Palladium, Maria ci racconta le sue prime volte al “Garbatella” quando da ragazza inseguiva i sogni delle star americane e le prime pellicole impegnate contro la guerra e la discriminazione razziale. Il ricordo del quartiere ha ispirato molti dei suoi scritti, a partiredal primo romanzo, “Il confinato”, dedicato al padre, maestro elementare, spedito al confino per il suo antifascismo. A breve uscirà un nuovo romanzo, che andrà ad aggiungersi alla sua già ampia produzione: “Tutto d’un fiato”, “Matrioska”, un libro di filastrocche per bambini, testi teatrali e molte raccolte di poesie. Apprezzata traduttrice di opere straniere, è molto impegnata nell’organizzazione di manifestazioni culturali. (G.R.)
Vasco Butini
Negli anni Quaranta il Cinema Teatro Garbatella non si chiamava Palladium. Era semplicemente il nostro cinema di quartiere. Quanto al teatro, non ho memoria di attività teatrali di sorta. Forse venne dopo, quando io non c’ero più da tempo. Una mattina d’inverno del Cinquantacinque ero salita su un treno del Nord, via dal quartiere, via dalla Garbatella, via da Roma.
Cinema Garbatella poi Palladium
Il cinema, specialmente quello d’Oltreoceano, noi ce l’avevamo nel sangue, nella pelle, fin dall’infanzia. Le ragazzine della mia età vestivamo come Shirley Temple “riccioli d’oro”, le sorelle maggiori spasimavano per Tyrone Power, soffrivano per Greta Garbo “Karenina”, imitavano Ginger Rogers e Fred Astair. Finita la guerra, tagliate le trecce, allungati i pantaloni, nutriti a pane bianco e scatolette, tornammo al cinema. Inchiodati alle seggiole di legno, sgranocchiando bruscolini, ci lasciavamo sedurre dalle coreografie acquatiche di Ester Williams, imitavamo Rita Hayworth “Gilda”, canticchiavamo i blues di Sinatra e Dean Martin… James Dean e Marlon Brando li scoprimmo più tardi. Cresciuti e fanatici adoravamo i film americani, il teatro americano, i romanzi americani, le canzonette americane, il jazz, lo swing e il boogie woogie. La mattina a Via Veneto sfidando i manganelli di Scelba urlavamo “Giù le mani dalla Corea”, contestando l’America amara di Sacco e Vanzetti, dei Rosenberg, della CIA, del Ku Klux Klan, ma la sera, smessi il lavoro e l’impegno politico, tutti al cinema a battere i piedi nelle cariche del 7° Cavalleggeri di John Wayne, parteggiando per i pellirossa o a trattenere il fiato con i thriller di Hitchcock, mentre il bacio di Cary Grant e Ingrid Bergman ci faceva cercare la mano di chi ci era accanto nel buio.
Passioni. Cinema. Politica.
Ne avevo da poco compiuti Diciannove quando, in occasione delle prime elezioni politiche dell’Italia Repubblicana – 18 aprile 1948 – fui invitata al Cinema Garbatella a rappresentare le “ragazze democratiche del quartiere” nella manifestazione di apertura della campagna elettorale. Da piazza Odorico da Pordenone, primo lotto Incis, dove dal 1942, tornati a Roma dal confino di mio padre comunista, abitavo con la mia famiglia,
c’era un bel po’ di strada per raggiungere il Cinema, e quella domenica il caldo cominciava a farsi sentire. Presi di buon passo da Sant’Eurosia alla Scuola elementare, giù giù fino alla piazza dove girava largo il tram. Quando arrivai affannata, fuori c’era un mare di gente con bandiere e cartelli e, dentro, la sala era già gremita.
Sul palco, dietro un grande tavolo coperto di rosso, tre o quattro compagni, tra cui Vasco Butini, segretario–metalmeccanico, parlottano infervorati. Una compagna anziana guarda il soffitto e fuma. Chissà cosa pensa… Ed io. Eccomi qui, di fronte a duemila persone. Vedo mio padre, seduto in prima fila, teso, la testa reclina da un lato e gli occhi stretti di quando fa il maestro in cattedra. Nelle orecchie mi ronzano le parole dell’annuncio… Diamo il benvenuto a una giovane sostenitrice del Fronte Popolare e della Lista n.1, Vota Garibaldi. Sono io: è il mio momento. Afferro con tutt’e due le mani l’asta del microfono. “A nome delle ragazze democratiche del quartiere, eccetera eccetera”… La voce mi viene dalla testa, ma ce l’ho fatta, sto parlando… La sala mi fissa attenta, a tratti qualcuno qua e là applaude, qualcuno grida “Brava compagna!”. Ora le parole arrivano da sole, erompono come un torrente in piena. Quando scroscia l’applauso e vedo sul viso sciupato gli occhi chiari arrossarsi di commozione, mi vengono le lacrime.
Dopo arrivarono tutti a dirmi brava, complimenti… Ma tu chi sei, non ti ho mai vista, da quant’è che sei iscritta…?
Non sono iscritta…
Non ero iscritta. Avevo in tasca la tessera delle Brigate garibaldine, quella dei Comitati per la Pace, quella dell’URI, Unione Ragazze Italiane, ma nel Partito non c’ero ancora entrata.
Poster politici
Non ha senso! Cosa aspetti? il nemico è potente e agguerrito e abbiamo bisogno di forze nuove… Tu, che parli bene, che hai le parole che colpiscono e arrivano al cuore, puoi svolgere un lavoro prezioso, specialmente tra le masse femminili arretrate e soggette alla Chiesa… ma anche nella difficile realtà sociale delle borgate come Tormarancia. La sai Tormarancia?
Vuoi dire Shangai? Figurati, non è lontano da casa mia, oltre i prati, le case rapide…
Brava. Lì c’è tanto da fare. E in provincia, anche. Il 18 aprile è vicino. Di’, ci verresti a fare il lavoro della provincia con me?
Io, veramente… L’idea c’è, in casa siamo comunisti da sempre. Ma, insomma… devo studiare, prendere il diploma… E poi non credo di essere matura per impegnarmi.
Guarda che nel nostro grande partito la modestia non è una virtù. Il compagno Stalin dice… ma questo te lo spiego un’altra volta. Comunque, per potersi migliorare e andare avanti, per conquistare la rossa primavera, il sol dell’avvenire, essere consapevoli delle proprie capacità è fondamentale, anche dei propri limiti, si capisce… Stasera alla Villetta c’è la Commissione Stampa e Propaganda. Viene un compagno della Federazione. Lo sai dov’è la Villetta, vero?
Figurati! Sono anni che la frequento, insieme ai miei fratelli più grandi. Mia madre dice che abbiamo perso la strada di casa.
Ma allora, lo vedi che ho ragione: ti manca solo la tessera. Dai, Maria, guarda che ti aspetto, è molto importante. Non mancare.
A casa la mamma stava ai fornelli. Com’è andata? chiese senza voltarsi. Un trionfo, risposi orgogliosa. All’inizio mi tremava la voce, è naturale, ma poi è stato come se la folla non esistesse più e che ad ascoltarmi ci fosse una persona sola. Non so spiegartelo, ma era bellissimo… Il segretario dice che sarebbe ora di iscrivermi. Ho capito. Adesso finirai anche tu come i tuoi fratelli. Chi li vede più! Studio, lavoro, famiglia: più niente! Non esiste che la politica. Il partito, il partito, il partito… Tutta colpa di vostro padre che vi ha messo in testa queste idee pazze…
Una rete di cunicoli e catacombe da Villa 9 Maggio alla rupe di San Paolo
di Giorgio Guidoni
1. il primo graffito della lingua volgare NON DICERE
Per capire meglio il valore storico di un luogo bisogna andare oltre la superficie. È quello che faremo scavando tra impronte di antiche catacombe e testimonianze di grotte e cunicoli di una suggestiva e misteriosa Garbatella sotterranea. “NON DICERE ILLE SECRITA A BBOCE” è l’iscrizione presente nelle catacombe di Commodilla, accanto all’affresco dei martiri Felice e Adautto, il primo graffito che testimonia la nascita della lingua volgare. Risalente al IX secolo d.C., è un’esortazione a “non pronunciare le parole (segrete) a voce (alta)”, per non rischiare la vita. Si riferisce probabilmente al destino di Adautto, un giovanetto che dichiarò la sua fede cristiana durante il martirio di Felice, e per questo fu anch’egli decapitato.
Nessuno dei presenti conosceva il suo nome, perciò fu appellato martire “aggiunto”, dal latino “adiuctus”. E quella seconda B di BBOCE, aggiunta probabilmente in un momento successivo, fa pensare a un primo vagito di pronuncia romanesca.
Nascoste sotto la via delle Sette Chiese in corrispondenza dell’incrocio con via della Garbatella, le Catacombe di Commodilla, nate riutilizzando a scopo funerario alcune gallerie di una preesistente cava arenaria, sono un affascinante labirinto di antichi cimiteri cristiani risalenti al periodo tra il II e il V secolo dopo Cristo.
Ristrutturate e riaperte al pubblico recentemente e visitabili solo su prenotazione, rivelano al loro interno affreschi pregevoli e uno spazio noto con il nome di “Basilichetta”, dedicato al culto dei martiri Felice, Adautto, Merita e Nemesio. La pianta mostra chiaramente che le Catacombe di Commodilla si ramificano anche sotto le abitazioni del Lotto 2, facendo intuire che buona parte di questa area nasconde nel sottosuolo una storia antica di quasi duemila anni. Non ci sono evidenze archeologiche di comunicazione con le altre catacombe in prossimità, da quella di Timoteo sotto la Rocca di San Paolo, a quella di Tecla in via Silvio d’Amico, a quelle più importanti di via delle Sette Chiese (Domitilla, San Calisto, San Sebastiano).
2 Pianta Catacombe Commodilla – in alto a sin ramificazione sotto Lotto 2
Resta viva, tuttavia, l’ipotesi di una rete viaria sotterranea che permetteva in tempi remoti collegamenti veloci, nascosti e sicuri tra punti strategici della zona. Facciamo ora un salto temporale e atterriamo a metà XX secolo. La guerra appena terminata ha lasciato dietro di sé macerie e ferite ancora visibili. C’è però tanta voglia di voltare pagina, lasciarsi in fretta il recente passato alle spalle, ricostruire una nuova vita. La testimonianza che segue è fornita da Roberto Pomanti, classe 1935, al tempo un ragazzino del lotto 14.
Con i suoi coetanei, cresciuti tra i soprusi degli occupanti nazifascisti e i bombardamenti degli Alleati, nel primo Dopoguerra il ragazzo trascorreva il tempo per strada sfidando la vita, cercando cibo e “scansando la paura”. Ogni giorno era una conquista, ogni giorno un’avventura, una scoperta. “Il nostro ritrovo era la piazza della scuola (piazza Damiano Sauli, ndr), da lì partivano le spedizioni, sassaiole tra i lotti, uno monta la luna, becca-e-tirace (meglio noto come il gioco della Nizza). Gioco vietatissimo che spesso terminava dopo aver frantumato il vetro di una finestra. Una volta costruimmo un pallone con vecchi pedalini, calze di nylon, stracci consumati e andammo a provarlo al pratone accanto alla Villa IX Maggio (1). Correvamo dietro al pallone quando il terreno divenne soffice sino a sprofondare e formò una grossa buca del diametro di un paio di metri. Incuriositi dallo strano evento ci avvicinammo per vedere meglio e, con grande sorpresa, scorgemmo all’interno della buca una specie di corridoio. Chissà dove conduceva? Magrolini, senza pensarci due volte, cinque o sei di noi si calarono all’interno, che era buio pesto, umido e silenzioso. Non si vedeva granché ma, scostando la terra rossa, ci sembrò di scorgere un tunnel ben scavato (2). Fatti pochi passi, a causa della totale oscurità, ritornammo indietro.
La scoperta aveva solleticato la nostra sete di avventura, così decidemmo di tornare il giorno seguente armati di torce rudimentali. Per prima cosa ci procurammo dei bastoni. Poi, in uno dei tanti negozi di biciclette presenti all’epoca, recuperammo dei vecchi copertoni ormai inutilizzabili e li fissammo sulla sommità dei bastoni: le fiaccole erano pronte. Bastava solo accenderle. Tornammo sul pratone, ci calammo nuovamente giù e appiccammo il fuoco ai copertoni. Facevano un po’ di fumo, puzzavano di gomma bruciata, ma illuminavano sufficientemente il cammino. Cercavamo di camminare velocemente per lasciarci l’odoraccio e il fumo alle spalle. Incoscienti del pericolo procedevamo spediti ed eccitati, pronti a tutto. Continuammo a seguire il percorso a passo sostenuto.
3-A-sinistra-Roberto-Pomanti-in-via-Massaia
Dopo circa una quindicina di minuti interminabili, in fondo intravvedemmo una luce. Eravamo arrivati quasi alla fine del camminamento. Allungammo il passo, l’uscita era ormai vicina e, con essa, avremmo ritrovato la luce, l’aria e la libertà. Finalmente fummo fuori: eravamo arrivati alla grande grotta della rocca di San Paolo, a pochi passi dalla Basilica (3). Uscì dalle nostre gole un grido liberatorio e ci stringemmo insieme in un abbraccio per l’impresa compiuta. Gettammo tra le frasche le torce ormai consumate, ritornammo a casa a piedi su per la via delle Sette Chiese. Passammo davanti al “varecchinaro”, poi sotto il ponticello di legno che oggi non c’è più, poi di gran corsa fino a piazza Sauli. Chi arrivava ultimo pagava da bere per tutti “dar nasone”. Di questa avventura conservo ancora un ricordo vivissimo.
E di Garbatella porto nel cuore il ricordo dell’aria profumata e il colore bianco come la neve delle fioriture dei biancospini e degli oleandri.” Qui termina il racconto del vivace lucidissimo Roberto, che non dimostra affatto gli 88 anni compiuti. Ci proponiamo di proseguire la nostra ricerca di ulteriori testimonianze sull’esistenza di grotte e cunicoli nel sottosuolo di Garbatella. Se, pertanto, tra i nostri lettori più anziani riaffiorassero ricordi simili saremo ben lieti di approfondire il tema insieme.
Note
Il complesso di Villa IX Maggio si trova sopra una collinetta alla fine dell’attuale via Carlo Spinola. Fu edificata da Angiolo Mazzoni nel 1935-37 su incarico del Senatore Roberto De Vito, allora Presidente dell’Istituto di Assicurazione e Previdenza per i Postelegrafici e chiamata così per ricordare la data di fondazione dell’Impero di Etiopia. Fino al 1977 fu sede del Convitto femminile Vittorio Locchi, oggi è un bene di pregio sottoposto a vincolo monumentale.
In un nostro precedente articolo sui simboli di guerra avevamo segnalato l’esistenza di ben due rifugi costruiti proprio intorno alla Villa IX Maggio. Una Galleria Antiaerea Pubblica più strutturata, lunga più di 300 metri, era presente alle pendici della collinetta a ridosso della villa. Ricavata da ambienti utilizzati in passato per scavi, accessibile attraverso un portale in muratura con un piccolo arco, doveva servire principalmente da ricovero per gli abitanti degli Alberghi suburbani situati nelle vicinanze. A 50 metri di distanza da questo rifugio ce n’era un secondo privato, di pertinenza della famiglia del Senatore Roberto De Vito, sottosegretario al Ministero delle Poste durante il ventennio.
Sotto la rocca di San Paolo c’erano altre tre grotte adibite a rifugio antiaereo. In una di queste viveva Ermenegildo Lombardi, la cui storia è raccontata in un precedente articolo di Cara Garbatella.
Dopo l’argento ai Giochi Europei ancora un podio per l’atleta della Garbatella
Clio Ferracuti
Ennesimo successo per Clio Ferracuti, la karateka originaria della Garbatella, atleta della Nazionale Fijlkam (Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali). Alla ventiseiesima edizione dei Campionati Mondiali di karate – ospitati nella capitale ungherese dal 24 al 29 ottobre – la campionessa romana ha partecipato, sia in squadra che individualmente, conquistando una medaglia di bronzo a seguito della vittoria sulla kazaka Sofya Berultseva. La Ferracuti era già salita sul terzo gradino del podio in occasione dei Campionati Europei, che si sono svolti nel mese di marzo a Guadalajara in Spagna, e aveva vinto una medaglia d’argento ai Giochi Europei di fine giugno in Polonia.
Successi straordinari, insomma, a fronte dei quali viene da chiedersi quando e come è nata questa passione. “Avevo quattro anni quando ho iniziato- ha spiegato l’atleta – ovviamente a quei tempi facevo ancora degli esercizi preparatori, era troppo presto per accostarsi alla disciplina vera e propria.” Si allenava con suo padre, che lavorava al Fitness Center di via Benzoni 49, “una storica palestra della Garbatella particolarmente sensibile al reclutamento di giovani talenti – ci ha raccontato la campionessa – tant’è vero che di recente ha anche introdotto promozioni rivolte ai bambini al fine di favorirne la partecipazione.”
Con la Garbatella Clio ha sempre mantenuto un legame molto forte. Del quartiere di origine conserva un ottimo ricordo, legato ai primi passi mossi sul tatami. “Sono originaria del lotto 12, quello del Palladium, e i miei genitori insegnano tuttora karate in via Benzoni” ci ha raccontato. “Ho frequentato le scuole elementari alla Cesare Battisti e le medie alla Baronio. Fin da allora mi dedicavo completamente allo sport, ero sempre presa dal karate. Ricordo comunque attorno a me un quartiere molto accogliente. – ha proseguito – Per esempio frequentavo piazza Damiano Sauli e da piccola mi piaceva andare a vedere le riprese dei Cesaroni.”
Ma l’infanzia della Ferracuti è scandita da un impegno che si fa via via più intenso. Gli allenamenti si susseguono dai quattro ai dodici anni, quando l’atleta in erba inizia a brillare nella pratica del combattimento (kumite), destinata a diventare la sua specializzazione. “A questo punto sono entrata nelle Fiamme Oro – continua a raccontare- il gruppo sportivo della Polizia di Stato. Visto che ero ancora molto giovane, facevo parte della sezione giovanile, un gruppo preparatorio che serve a rifornire di nuove leve la squadra ufficiale.”
Già in questa fase iniziale, però, i grandi traguardi non mancano. Dopo aver conseguito due vittorie ai Campionati Europei under 21 nel 2015 a Zurigo e nel 2017 a Sofia, la giovanissima karateka riceve la proposta di entrare a far parte della Polizia di Stato, per continuare ad allenarsi nella squadra ufficiale delle Fiamme Oro. Da qui la sua carriera subisce la svolta decisiva che la porterà sempre più in alto fino a toccare, quest’anno, le vette delle competizioni europee e mondiali.
Clio Ferracuti
Come ha affrontato le ultime competizioni? Io sono una grande sostenitrice dell’importanza della salute mentale. Ogni atleta ha bisogno di un accompagnamento costante, un sostegno psicologico per affrontare sanamente le proprie insicurezze, soprattutto quando si è molto giovani. Col tempo ho imparato a far scaturire del bene dalla paura, perciò riesco ad affrontare tutte le competizioni, anche quelle importanti, positivamente.
Quali emozioni hanno accompagnato le vittorie? Emozioni stupende. Cavalcare “tatami” internazionali per me è stata fonte di grande orgoglio, anche perché con la mia presenza ho rappresentato prima di tutto la Garbatella, poi la Polizia di Stato e le Fiamme Oro, non ultima la Nazionale. Ho provato una grande gioia.
Quali sono i suoi progetti per il futuro? Il mio lavoro è essere un’atleta, totalmente. Finita una competizione, se ne prepara un’altra. A maggio ci sono i prossimi europei.
Come si sta preparando? Con un allenamento continuo. In previsione degli Europei si svolgeranno delle gare preparatorie, sempre appartenenti a circuiti internazionali. La prossima è l’Open di Parigi che si terrà a fine gennaio. Per ora l’obiettivo è quello, poi si riprogrammerà tutto.
Tratto da una storia vera, il primo romanzo di Donato Montesano – “Chi ha polvere spara”, edito da Eretica e presentato il 25 novembre al pub La Ragnatela Hop 501 in via Girolamo Benzoni 31 – ha quasi il carattere di un’epopea. Racconta la storia di Pancrazio Chiruzzi, giovane lucano trasferitosi a Torino negli anni sessanta in cerca di una vita migliore. Il romanzo è un affresco dell’Italia del dopoguerra, delle disparità economiche tra nord e sud, dei pregiudizi che gravavano sui migranti meridionali, ma soprattutto è la storia privata di un uomo che trova la forza di reagire.
La Trama del libro
Dopo essere stato espulso dalla scuola per aver risposto agli atti di bullismo rivolti a un suo compagno, dopo essere finito in riformatorio a causa di una bravata dei suoi amici, Pancrazio matura una profonda trasformazione. Come il famoso Jean Valjean dei Miserabili di Hugo, è proprio a seguito dei soprusi subiti in carcere che Pancrazio inizia ad affilare il proprio ingegno, a controllare il proprio istinto e a mettere la propria lucidissima intelligenza a servizio del crimine.
“Chi ha polvere spara” – proverbio di origine meridionale – fa proprio riferimento a questo: alla forza incontenibile, quasi una deflagrazione, di chi finalmente esterna ciò che pensa. Se prima Pancrazio si limitava a subire violenze e insulti, adesso è passato all’attacco in una sfida continua rivolta non solo ai suoi nemici personali ma alla società intera. Pancrazio non è più il ragazzino goffo e timido appena arrivato nella città più industrializzata d’Italia: è un uomo consapevole della propria forza, con un saldo senso del rispetto per i compagni e soprattutto, a seguito della reclusione, consapevolezza del valore della libertà.
Mette su una banda, il primo colpo consiste nello svaligiare il furgone blindato che contiene gli stipendi degli operai della fabbrica dove lui stesso aveva lavorato, quella fabbrica in cui nemmeno gli operai conoscevano la funzione dei pezzi di ricambio che assemblavano. Il lavoro era usurante, le umiliazioni continue, e la banda di Pancrazio decide di iniziare con la rapina alla fabbrica come forma di vendetta nei confronti del padrone. Se in Viaggio al termine della notte di Céline la catena di montaggio viene implicitamente accostata alla brutalità della guerra, qui è posta in alternativa al crimine: in una società violenta e respingente, o ci si rassegna a subire o si alza la testa e si commette il male. E tra le due alternative, Pancrazio e i suoi compagni, che hanno già sofferto molto, non esitano a scegliere la seconda.
I colpi hanno subito successo, anche grazie alla lucidità quasi scientifica con cui vengono preparati. Ciononostante, i protagonisti sembrano mantenere un’innocenza di fondo che sopravvive ad anni di reati e avventure incredibili; un po’ come nei romanzi picareschi, in cui a un personaggio buono, candido capita di tutto senza scalfirlo. La banda di Pancrazio non tradisce mai i suoi valori cardine: il rispetto per chiunque e soprattutto per la parola data. Difatti la caratteristica più straordinaria di questa organizzazione è di aver portato a termine furti straordinari, in Italia e all’estero, senza mai sparare un colpo di pistola. A una donna svenuta durante una rapina, i ladri fanno recapitare un mazzo di rose. Con un direttore di banca sorseggiano amichevolmente whisky prima di intimargli di mostrar loro la cassaforte.
La loro natura di ladri-gentiluomini è evidente anche nei rapporti sentimentali, che rimangono sempre forti. Pancrazio ha una grande considerazione dell’amore, e si mantiene sempre fedele al ricordo della “donna della sua vita”.
Il romanzo infatti intende raccontare, oltre al rapinatore, l’uomo. I legami parentali, le amicizie e gli amori occupano uno spazio centrale fin dalla prima pagina, nella scena in cui il protagonista solleva il fratello sull’altare della Vergine con un gesto che, molti anni dopo, gli ricorderà la donna amata.
Gli affetti sono una costante, un filo rosso che si dipana all’interno della trama come una guida. Il ricavato dei primi furti, per esempio, viene impiegato per fare regali al fratello, così come niente addolora Pancrazio – il rapinatore incallito – quanto la perdita di un vecchio amico d’infanzia. Fondamentale è anche il legame col nonno fuochista, scomparso quado Pancrazio è ancora bambino a seguito di un’esplosione nella fabbrica di polvere pirica. Questa morte dolorosa e inaspettata segna profondamente il protagonista e ne determina il trasferimento al nord.
La scena della morte del vecchio Salomone – questo il nome del nonno – è anche indicativa di un’altra caratteristica del romanzo: la costruzione a incastro che ricorda quasi il montaggio cinematografico. La scomparsa dell’artificiere ha un ruolo fondamentale nel romanzo ma non viene raccontata direttamente, e in questo modo lo scrittore, prendendo le distanze dall’evento, è come se ne rimarcasse la drammaticità.
Le scene che si susseguono in questo romanzo fluviale accompagnano il lettore seguendo diversi punti di vista. L’opera ricorda un film anche per la natura visiva della maggior parte delle azioni che parlano da sole, senza commento del narratore. Ci sono scene monumentali, come quella iniziale del falco – simbolo del destino – che sorvola i campi su cui giocano i protagonisti, ancora bambini. Le immagini si alternano con grande vivacità, le avventure del protagonista sembrano i fotogrammi di un film western: inseguimenti, rapine, addirittura l’assalto a un treno in corsa; avventure che toccano non solo contesti diversi, ma anche diverse zone d’Italia, lasciandone un ricordo indimenticabile. Milano è definita “una donna che seduce tutti e non si concede a nessuno”, la Liguria è rappresentata “a strapiombo sul mare, con le case che sembrano un prolungamento delle rocce.”
Ma il cinema non è solo un elemento strutturale: ha anche un ruolo contenutistico rilevante; prova ne sono le numerose citazioni fatte dagli stessi protagonisti, tutti appassionati del grande schermo. Il cinema americano per loro è lo stimolo che li spinge a fare meglio, a cercare una vita migliore, ma è anche un oggetto di emulazione vana, rispetto al quale, in ultima analisi, la vita vera si rivela sempre più brutale e insensata (“Perché nei film americani i carcerati cantano sempre e noi non possiamo?).
Le dichiarazioni dell’autore
“Il contesto sociale ha influenzato moltissimo quest’individuo e la sua vita criminale, molti episodi hanno cambiato la sua percezione del mondo” ci ha raccontato l’autore Donato Montesano. “Per esempio se avesse avuto degli insegnanti che anziché condannarlo l’avessero aiutato probabilmente avrebbe avuto tutt’altra vita. Questo è il personaggio. D’altro canto c’è l’uomo che ho conosciuto” ha proseguito lo scrittore. “Il protagonista del romanzo non è un supereroe, anzi per certi aspetti è anche un perdente. Non si percepisce molto la sua forza interiore, però l’uomo – il Pancrazio Chiruzzi che ho conosciuto e con cui ho parlato molto prima di scrivere il romanzo – sì, lui per me è un supereroe. Ho conosciuto un uomo che si è fatto 35 anni di carcere duro e dopo, quando è uscito, aveva ancora la forza di un ragazzino. Per me un uomo così è straordinario, dopo tutto quello che gli è successo ha conservato un amore per la vita così forte che è quasi impossibile trovare altrove.”
Una folla molto eterogenea per età e per genere si è stretta intorno ad una nuova panchina in Piazza Bartolomeo Romano, sul marciapiede davanti all’ingresso dell’Archivio Flamigni.
Donne, di ogni età, i bambini dell’Istituto Macinghi Strozzi, le forze dell’ordine e il Municipio VIII, una rappresentanza dell’Archivio Flamigni e le donne del Gruppo Nannaré, riuniti per l’inaugurazione di una panchina rossa contro la violenza di genere e per la promozione dei servizi di supporto sul territorio.
La cerimonia di inaugurazione
La panchina contro la violenza di genere, decorata di rosso per l’occasione, è stata inaugurata in una intensa e commossa cerimonia che ha dedicato pensieri e parole a Giulia Cecchettin e a tutte le donne uccise a causa della violenza maschile.
Decine di palloncini rossi sono stati lasciati volare in aria dai bambini e ragazzi dell’Istituto Macinghi Strozzi.
Un momento di particolare raccoglimento è stata la lettura di Ilaria Moroni, direttrice dell’Archivio Flamigni, che ha scelto la poesia Se domani non torno di Cristina Torres Caceres nella sua versione integrale.
L’appuntamento di domani e il valore dei servizi territoriali
Maya Vetri, assessora alla Cultura del Municipio VIII, ha presenziato l’inaugurazione dando particolare rilievo alla scelta di inserire sulla panchina una placca su cui sono stati riportati tutti i servizi territoriali che intervengono sulla violenza di genere.
Contatti, informazioni, nomi e indirizzi dei centri antiviolenza, delle associazioni attive sul territorio e dei servizi attivi del Municipio.
Un piccolo elemento, che dà senso alla memoria e diventa strumento di consapevolezza e intervento per la cittadinanza. In chiusura, è stato rinnovato l’appuntamento per tutte le donne del territorio.
“Domani alle 14.00 ci troveremo alla stazione di Metro Garbatella” ha detto Vetri “per raggiungere tutte insieme la manifestazione di Non una di meno al Circo Massimo”.
I servizi del territorio sulla panchina
Segnalati i contatti e gli indirizzi sulla panchina dei servizi del territorio contro la violenza di genere, come il Centro antiviolenza Nilde Iotti, quello dell’Università Roma Tre Sara Di Pietrantonio, lo sportello municipale LGBTQ+ e gli altri sportelli legali e di sostegno offerti dal Municipio, le associazioni e i circoli di riferimento per la fuoriuscita da dinamiche di violenza.
Sulla placca, realizzata in collaborazione con Archivio Flamigni, è stato segnalato anche il numero nazionale antiviolenza e stalking 1522 e realizzato un QR code interattivo per ottenere maggiori informazioni riguardo i servizi segnalati.
L’importanza delle scuole del territorio
“La scuola del territorio è sensibile per quanto riguarda i diritti” dice Rosa Tortorici, insegnante dell’Istituto Macinghi Strozzi. “I colori della Pace sono sulle mura della nostra struttura e nel nostro cortile ci sono tre panchine colorate.
Ognuna ha un diverso significato: quella rossa, contro la violenza sulle donne, quella gialla, contro il bullismo e quella blu e gialla, che riprende i colori del maglione che indossava Stefano Cucchi. Sul territorio e nella scuola, le nostre attività mirano a stimolare grande sensibilità ogni giorno”, conclude la professoressa.
È ora di fare rumore
Un commento a margine è quello di Lucia Di Cicco, del Gruppo Nannaré, che ha promosso l’iniziativa. “Questa panchina è un simbolo” dice “ora dobbiamo stringerci tutti insieme intorno al problema della violenza, che è enorme per tutti. È inaccettabile, nel 2023, che muoiano ancora così tante donne per mano della violenza maschile.
È ora di fare rumore.
La violenza colpisce la dignità umana e per questo bisogna educare le nostre comunità, a partire dalle scuole, al rispetto”.
Parte la ventinovesima edizione di “Corri alla Garbatella”, la storica gara podistica della borgata giardino. Dopo quattro anni di pausa dovuti anche alla pandemia, si tornerà a correre tra le meravigliose strade di uno dei quartieri più suggestivi di Roma. Il Trofeo Donna quest’anno verrà intitolato all’atleta romana Elisabetta Betrame, precocemente scomparsa lo scorso marzo; il Trofeo Uomo invece verrà dedicato al maratoneta Sergio Agnoli (1926-2001).
Corsa competitiva e amatoriale
La maratona – organizzata dall’associazione culturale e sportiva “Rione Garbatella” e patrocinata dal Municipio VIII oltre che dalla Federazione Italiana di Atletica Leggera – avrà luogo domenica 26 novembre, ma le iscrizioni per la sezione competitiva si chiudono domani giovedì 23 (per iscrizioni consultare il sito www.rionegarbatella.it). Per chi invece corre per passione e non è interessato a gareggiare, ci sarà anche una sezione amatoriale. La maratona comprenderà 9,8 km, e la quota d’iscrizione per la partecipazione è di 10 euro. La novità di quest’anno è la possibilità di farvi accompagnare dai vostri amici a quattro zampe.
Per i bambini
Gratis invece è l’iscrizione dei bambini al di sotto dei 10 anni, i quali potranno partecipare a una corsa non competitiva di 650 metri che prende il nome di “Corri forte e cresci bene”, giunta ormai alla terza edizione. L’iscrizione si può effettuare sul sito di Rione Garbatella o presso gli istituti scolastici della zona.
Su suggerimento del minisindaco Ciaccheri e dell’assessora Francesca Vetrugno, inoltre, i bambini avranno la possibilità di presentare un proprio elaborato (un disegno o un pensiero sul tema della maratona). Il miglior lavoro verrà premiato in occasione del 104° anniversario del quartiere, il prossimo febbraio.
La parole di Walter Graziani
“La gara podistica CorriallaGarbatella” spiega Walter Graziani, presidente dell’associazione “Rione Garbatella” e del Comitato Organizzatore CorriallaGarbatella 2023, “ritornata dopo anni di forzata assenza, sta dimostrando che il forte senso di appartenenza al quartiere consente di promuovere iniziative di coesione e di integrazione sociale. Nel corso degli anni si è acquisita competenza grazie alla condivisione di abilità e alla partecipazione di tanti, a tutti i livelli. Lavoriamo tutto l’anno affinché questo evento Sia soprattutto “amato”, piuttosto che semplicemente partecipato”.
L’appuntamento di domenica 26
Il punto di raccolta per tutti gli iscritti è alle ore 8:00 in corrispondenza del civico 31 di viale G. Massaia. Gli adulti – sia sezione competitiva sia amatoriale – partiranno alle ore 9:30; i bambini invece cominceranno alle ore 9:00. A tutti i partecipanti, infine, verrà consegnato un pacco regalo comprendente una tazza commemorativa dell’evento e un calendario 2024.
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I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
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