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Consultorio di largo delle Sette Chiese: una battaglia che continua

“I consultori non si toccano” così recita lo striscione che campeggia sull’edificio di Largo delle Sette Chiese. Continua infatti la battaglia per il ripristino dei servizi del consultorio familiare. Lo scorso primo settembre – a causa della mancanza di personale – l’Asl Roma 2 aveva trasferito i servizi di ginecologia, ostetricia, supporto psicologico e consulenze per i genitori nella sede di Tormarancia in via dei Lincei 93, trasformando l’edificio della Garbatella in un centro adibito alla vaccinazione dei neonati.

In quell’occasione su Cara Garbatella era uscita una lunga dichiarazione di Stella Liberato, che esprime la propria indignazione a nome dei genitori del quartiere.

Oggi il tema sembra più scottante che mai. Alla luce degli ultimi episodi in tema di violenza di genere, un gruppo di cittadini sottolinea l’importanza del consultorio come presidio sociale.

L’occupazione simbolica

Oggi 22 novembre, tramite un’occupazione simbolica, il Collettivo per la Difesa del Consultorio ha sottolineato la centralità dei punti di ascolto e di aiuto rivolti alle frange più deboli della cittadinanza.

“Il lavoro dei consultori – rivendica il Collettivo – non si limita alla cura ma consiste anche e soprattutto nella prevenzione delle problematiche, tramite i servizi dedicati ai bambini e alle mamme e il sostegno psicologico per gli adolescenti.

L’occupazione è dunque una manifestazione di sdegno. Le organizzatrici della mobilitazione non concepiscono come in tutto il Municipio VIII di circa 130 mila abitanti  non ci sia più un consultorio degno di questo nome, cioè un luogo che non si limiti a offrire assistenza sanitaria ma affronti un ampio spettro di problematiche sociali, ruolo che per oltre dieci anni è stato ricoperto dalla struttura di Largo delle Sette Chiese”.

Le mobilitazioni

Il prossimo 25 novembre, in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, i membri del collettivo parteciperanno alla manifestazione che partirà dal Circo Massimo e arriverà a Piazza San Giovanni, rimarcando il legame che corre tra la presenza di validi consultori familiari e la lotta alla violenza di genere. Il 6 dicembre alle ore 17:00, invece, verrà organizzato un presidio davanti al palazzo della Regione, in piazza Oderico da Pordenone alla Garbatella.

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CineMaOltre: incontro con Nanni Moretti ed Emanuele Crialese (Servizio video)

Servizio video a cura di Paola Borghesi & Giuliano Marotta. Commento di Stefano Baiocchi.

Giunto alla quarta edizione, torna alla Garbatella il Palladium Film Festival – CineMaOltre. Sei giornate dedicate interamente al cinema e all’audiovisivo con un programma denso di attività.

Ospite della prima giornata Nanni Moretti, il regista ha presentato la versione restaurata del film Sogni D’oro, opera del 1981 ben accolta dal pubblico e ha ricevuto il premio Palladium per la sua straordinaria carriera.
Nella seconda serata è stata la volta di Emanuele Crialese, per l’occasione, il regista romano, ha presentato il suo film del 2006 Nuovomondo.
L’evento, organizzato dal Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’Università Roma Tre in collaborazione con la Fondazione Roma Tre Teatro Palladium, ha visto la partecipazione anche di altri ospiti importanti come: Gabriele Mainetti, i Manetti Bros e i registi esordienti Lydia Patitucci, Alessandro Marzullo e Alain Perroni.

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Nanni Moretti inaugura al Palladium il Festival Cinema Oltre

Al via la prima serata del Festival Cinema Oltre 2023 al teatro Palladium, gremito di giovani universitari del Dams di Roma Tre e di tanti appassionati del cinema.

Cara Garbatella in omaggio a “Caro Diario”

Ospite d’onore della rassegna, ideata da Vito Zagarrio, è stato il regista Nanni Moretti, che ha presentato la versione restaurata del suo film “Sogni d’oro”. Lo abbiamo fotografato, seduto nel foyer del Teatro in attesa di intervenire, mentre sfoglia l’ultimo numero del nostro giornale Cara Garbatella, il cui nome fu scelto proprio in omaggio al suo film “Caro Diario” e alle bellissime scene girate tra le strade del nostro quartiere.

L’intervento di Nanni Moretti

“Il mio lavoro – ha dichiarato il regista alla platea – mi piace molto, ma mi piace più farlo che analizzarlo. Confesso di non essere un esperto dei miei film e più passa il tempo meno riesco a teorizzare sulle pellicole che ho girato”.

Ha scelto di presentare Sogni d’oro perché ne ha appena curato il restauro insieme alla Cineteca Nazionale. E’ un film del 1981, scritto quando ancora non aveva trent’anni, pieno di allegorie, di sogni che irrompono nella realtà, di ironia e autoironia. Riguardo al rapporto con gli attori Moretti ha sottolineato : “ A quel tempo gli attori per me erano un po’ delle pedine che io decidevo come far muovere. Adesso non la penso più così ”.

E’ il pubblico che decide

Moretti ha raccontato anche come sia stato sorprendente per lui il successo di Ecce Bombo, che ha preceduto Sogni d’oro. “Ero convinto di aver fatto un film tragico per una ristretta fascia di spettatori – dice sorridendo – e invece la risposta del pubblico lo ha trasformato in un film comico per tutti. Questo equivoco mi ha permesso di girarne molti altri”.

 Regista e Cittadino

Circa il suo pensiero politico Moretti ha sottolineato che ha sempre voluto tenerlo separato dal cinema e che, quando vent’anni fa ha partecipato al movimento dei girotondi, non ha mai pensato di filmare le manifestazioni, tralasciando per oltre un anno il suo lavoro di regista. Quello di cui parla nei suoi film è la sua visione di cittadino.  Non intende in alcun modo imporsi come faro da seguire e gli fa piacere essere riconosciuto come persona attenta al presente più che come premonitore del futuro.

   

Il Premio Palladium

Al termine dell’incontro gli è stata consegnata dagli organizzatori Vito Zagarrio e Christian Uva la targa “Premio Palladium” tra gli applausi entusiastici del pubblico e le acclamazioni dei ragazzi del Dams.

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Moretti, Mainetti, Crialese e i Manetti Bros al Palladium Film Festival

Giunto alla sua quarta edizione, torna alla Garbatella il “Palladium Film Festival – CineMaOltre”. Sei giornate, dal 18 al 23 novembre, dedicate interamente al cinema e all’audiovisivo con un programma denso di attività dal primo pomeriggio fino alla sera.

Non mancheranno ospiti d’eccezione noti al grande pubblico del calibro di Nanni Moretti, che aprirà le danze sabato alle 20.30 con la celebre pellicola “Sogni d’oro”, seguito nei giorni successivi dagli altrettanto celebri registi Emanuele Crialese, Gabriele Mainetti, autore di “Freaks Out” e “Lo Chiamavano Jeeg Robot” e i Manetti Bros, che parleranno della loro filmografia.

Inoltre, saranno presentate le opere prime dei registi esordienti Lydia Patitucci, Alessandro Marzullo e Alain Perroni e ci sarà spazio per i giovani autori del Dams e dell’Istituto Cine-Tv R. Rosellini con i loro cortometraggi.

L’evento, organizzato dal Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’Università Roma Tre in collaborazione con la Fondazione Roma Tre Teatro Palladium, è a ingresso gratuito.

Il programma completo

Sabato 18 novembre

Ore 15.00 Corti dei laboratori di filmmaking del Dams Roma Tre
Ore 17.00 “Come pecore in mezzo ai lupi” di Lydia Patitucci, incontro con la regista
Ore 20.30 “Sogni d’oro” di Nanni Moretti, incontro con il regista

Domenica 19 novembre

Ore 16.00 Corti fuori concorso
Ore 18.00 Concerto degli Okiees e incontro con i membri del collettivo
Ore 20.00 “Nuovomondo” di Emanuele Crialese, incontro con il regista

Lunedì 20 novembre

Ore 15.00 Concorso cortometraggi “Carta bianca Dams”
Ore 17.00 “Non credo in niente” di Alessandro Marzullo, incontro con il regista
Ore 20.30 Incontro con i Manetti Bros

Martedì 21 novembre

Ore 15.00 Concorso cortometraggi “Carta bianca Dams”
Ore 17.00 “Una sterminata domenica” di Alain Perroni, incontro con il regista
Ore 20.30 “Basette” e “Tiger boy” di Gabriele Mainetti, incontro con il regista

Mercoledì 22 novembre

Ore 15.00 Concorso cortometraggi “Carta bianca Dams”
Ore 18.00 “Male Nostrum” di Fabio Masi
Ore 21.00 Teorie, pratiche e testi delle serie audiovisive

Giovedì 23 novembre

Ore 15.00 Concorso cortometraggi “Carta bianca Dams”
Ore 17.00 Presentazione delle attività e delle produzioni dell’Istituto Cine-tv R. Rossellini
Ore 21.00 Teorie, pratiche e testi delle serie audiovisive

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“Questa non è una riqualificazione”. Lo sdegno dei residenti di Piazza dei Navigatori

Nel corso degli ultimi mesi Piazza dei Navigatori ha cambiato volto. Il giardino che si trova in corrispondenza degli edifici storici non presenta più quattro ingressi e uno spiazzo centrale dotato di panchine: adesso a collegare via delle Sette Chiese e la fermata dell’autobus su via Cristoforo Colombo è una strada di quattro metri di larghezza che taglia a metà l’area verde.

Nel testo della deliberazione municipale la costruzione di questo collegamento è intesa come “un forte attrattore sociale” inserito all’interno di una “redistribuzione degli spazi da destinare ad aree verdi e percorsi” che di conseguenza “determina una gerarchia di percorsi e spazi di sosta.” Ma molti cittadini sono rimasti perplessi dalla portata e dall’apparente mancanza di criterio degli interventi.

Disappunto di residenti e tassisti

La “gerarchia di percorsi” promessa dalla deliberazione non esiste – lamentano i residenti – perché la strada adesso è una sola, e sicuramente non opera da attrattore sociale in quanto collega un mercato semideserto (quello in via delle Sette Chiese vicino a largo Bompiani) con una via di scorrimento come la Cristoforo Colombo.

Il percorso in questione, privo di segnaletica o dissuasori, risulta inoltre eccessivamente largo per un passaggio pedonale, talmente largo che molti autisti in passato l’hanno scambiato per una strada carrozzabile, usandolo come scorciatoia e addirittura parcheggiando in mezzo al giardino. Dopo l’intervento della polizia municipale l’episodio non si è ripetuto.

Questi lavori di “riqualificazione” – sono in molti a mostrare perplessità sull’utilizzo di questo termine – sono iniziati lo scorso 24 febbraio, e sarebbero dovuti terminare circa due mesi dopo, il 26 aprile, anche se tuttora mancano le panchine, l’illuminazione a pavimento e i tombini che erano stati previsti dalla deliberazione del Municipio. Alcuni residenti dei palazzi storici, inoltre, assicurano che durante gli interventi due pini sono stati rimossi, diverse piante di oleandro sono state estirpate e che è diminuito anche il numero dei lampioni; già alle diciotto, difatti, la piazza è quasi completamente al buio.

Le principali criticità

“Ci hanno avvisati da un giorno all’altro, chiamando riqualificazione quella che è un totale stravolgimento dell’impianto del giardino” ci ha raccontato Alessandra De Cesare, promotrice di una petizione che al momento ha raccolto circa quattrocento firme con l’obiettivo di proporre il ripristino della configurazione originale dell’area. “Pensavamo che riqualificare un’area verde significasse piantare alberi, sistemare le aiuole, rimettere le panchine che erano rotte. Invece hanno stravolto tutto, peggiorando la situazione.”

A suscitare indignazione è soprattutto la costruzione della strada che taglia a metà il giardino e che, correndo parallela ai palazzi, isola questi ultimi rispetto a via delle Sette Chiese e soprattutto dalla fruizione del giardino stesso. Per accedere all’area verde, infatti, adesso bisogna passare per la nuova piazzola dei taxi, recentemente introdotta in sostituzione di una fermata già presente nella strada adiacente.

Attualmente però quest’area viene usata come posteggio dai residenti, perché il parcheggio dei taxi – che non dispone ancora della colonnina – non è entrato in funzione. Ma le criticità riscontrate riguardo questa nuova sistemazione per i taxi sembrano essere già due. Da una parte la difficoltà per gli autisti di mantenere l’ordine di arrivo in un parcheggio a spina di pesce; d’altra parte la pericolosità della piazzola situata in mezzo a un giardino buio. “Un tassista ci ha già detto che qui il turno di notte non lo farà mai” ci ha confermato Rossella Chiossi, una residente della zona. “Lo ritiene pericoloso perché l’accesso alla piazzola è unico.

Si entra e si esce dallo stesso varco. Pertanto, se quest’unico ingresso viene bloccato da un malintenzionato, i tassisti non potrebbero uscire e dunque si troverebbero in una situazione di pericolo.”

Il degrado aumenta

A questa situazione di disagio si unisce il degrado. Spazzatura abbandonata nelle aiuole, tubi e tombini sporgenti, addirittura delle siringhe che i residenti affermano di aver trovato nel nuovo parcheggio, tra una macchina e l’altra. “Qui dietro si può nascondere chiunque” ha continuato Alessandra De Cesare. “Con le macchine disposte nel posteggio parallelamente alla strada, in modo da coprire la vista, questa di notte è diventata una piazza pericolosa.”

Dunque scomodità, pericolo, disagio, ma anche un problema di ordine estetico. Se prima il giardino era abbandonato, sporco e pieno di erbacce – e quindi bisognoso di una riqualificazione – è anche vero che adesso ospita un parcheggio.

E se prima gli edifici affacciavano su un parco – lamentano i residenti – adesso molti appartamenti danno su una spianata di cemento. La mancanza di un fazzoletto verde sotto le finestre è un problema particolarmente sentito da quando i residenti hanno scoperto che a breve, nell’area prospicente il giardino, verrà edificata la Foresta Romana, il progetto di architettura sperimentale che comprenderà edifici di oltre dieci piani, i quali toglieranno panorama, aria e luce ai palazzi storici.

“I parcheggi, poi, da quando sono iniziati i lavori stanno diventando un problema” ha proseguito Rossella Chiossi. In vista dell’edificazione della Foresta Romana, un intero marciapiede è stato transennato. “E chi ha la macchina dove la mette? A volte sono costretta a non uscire di casa perché, al ritorno, non so dove parcheggiare” ha concluso la residente. Solo uno degli edifici affacciati sul largo, infatti, è provvisto di parcheggio interno.

In conclusione

La piazza che da anni per molti cittadini era un luogo di incontro e aggregazione, con i propri punti di riferimento e i frequentatori abituali, adesso al massimo è una zona di passaggio.

La speranza di vedere quel giardino più pulito, verde e frequentato sembra essere sfumata definitivamente. “Quando abbiamo letto che avrebbe fatto una riqualificazione abbiamo festeggiato” ha concluso Alessandra De Cesare. “Speravamo in un miglioramento, con più alberi e panchine, magari anche un’illuminazione migliore. Ma sicuramente non immaginavamo niente di tutto questo.”

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“La prudenza delle farfalle”: presentazione del libro di Francesca Nacca e Luca Valeri

Da un po’ di tempo a Garbatella si respira un’aria nuova, più colorata, più vivace. Chissà se il motivo è legato al fatto che il quartiere è considerato un punto nevralgico di condivisioni artistiche e socio-culturali. 

Ed è proprio per questo che il 19 Novembre presso l’Atelier d.isagio di Isa Giovannozzi in via delle Sette Chiese 108, si terrà la presentazione del libro “La prudenza delle farfalle”, scritto a quattro mani da Francesca Nacca e Luca Valeri. Questo evento sarà speciale perché vi riporterà indietro nel tempo, in un’epoca lontana, in cui si investivano energie per dibattere sulla filosofia, sulla poesia e su interessi comuni. Tutta un’altra cosa rispetto alla velocità ed alla frenesia in cui si è immersi oggi.

Come sarà organizzata la presentazione?  

Innanzitutto dalle 17:00 troverete gli autori del romanzo, la casa editrice Arbor Libri ed uno spazio dedicato a the e biscotti per addolcire una domenica autunnale. Inoltre, durante l’incontro sarà possibile ascoltare le confidenze degli autori, ma in esclusiva ecco qualche inedito della scrittrice Francesca Nacca.

 Come è nata la vostra idea di scrivere insieme “La prudenza delle farfalle?”

Per il desiderio di condividere l’arte. Crediamo che essa abbia un linguaggio universale, che unisca gli artisti, gli scrittori tra loro e questi ultimi con i lettori: l’importante è individuare la frequenza giusta, la sintonia. 

Io e Luca abbiamo cercato nell’altro ciò che ci mancava da soli: a me il coraggio di esplorare mondi onirici, di volare davvero alto, a lui mancavano le radici per orchestrare i suoi orizzonti metafisici con il mondo reale, terreno.

 Come mai avete selezionato proprio Atelier d.isagio di Isa Giovannozzi?

Mi riallaccio alla risposta precedente: l’arte che unisce. Mi ha sempre affascinato l’idea di opera d’arte totale. Due o più forme di talento, se correlate, si arricchiscono e creano sfumature straordinarie. Riguardo la scelta dell’atelier D.isagio, che ospita il nostro romanzo, mi piace pensare che se è vero che il lettore riscrive la storia che legge, così una donna possa ridare vita a un capo, indossandolo.

 Il capitolo più difficile da mettere nero su bianco? E quello a cui tieni di più?

L’inizio del romanzo è stato “rognosetto”. Le prime pagine. Il panico dello scrittore di fronte al foglio bianco. Per me è tutta lì la difficoltà, poi si entra nel flusso e tutto è ispirazione e rapsodia.

La fine invece mi ha emozionato. E un po’ mi emoziona ancora quando la rileggo.

 Aneddoti accaduti in fase di scrittura ed ideazione? 

Abbiamo litigato parecchio, soprattutto in fase di ideazione. Siamo stati più complici rispetto alla scelta di stile di prosa invece, stimiamo molto la penna l’uno dell’altra. Però poi ci siamo sempre rincontrati: una volta cedeva l’uno, una volta l’altra. E ci siamo anche divertiti. Tanto emozionati, insieme.

 Qualche curiosità sulle farfalle? 

Te ne dico due le quali mi piace sempre raccontare. Una più lirica, l’altra più concreta: 

Nella cultura greca “Psyché “è il termine utilizzato per designare la farfalla e l’anima. Per questo simbolicamente la farfalla viene associata – in diverse culture, non solo in quella greca – all’anima di qualcuno che non c’è più. C’è una letteratura densissima a riguardo. Nel romanzo è riportata una dolce leggenda giapponese sul tema. Però non te la racconto, perché sarebbe uno spoiler! E poi la farfalla è anche considerata un messo d’amore, mi piace questa sfumatura romantica. Sono affezionata a una prosa montaliana, in cui viene descritta una farfallina color zafferano che fa visita al poeta che fa colazione al bar della piazza di Dinard. Vola da lui a portargli notizie della donna amata. E il poeta la attende e si chiede se tornerà ancora e ancora; 

Questa seconda curiosità è frutto delle ricerche fatte in fase di stesura del libro: ho imparato che le farfalle, durante l’accoppiamento, dispongono le ali in modo da disegnare con i loro colori il volto di un rapace. Lo fanno per spaventare gli eventuali predatori, che in questo modo non disturberanno la copula amorosa. La perfezione della natura è sempre stupefacente.

 Il testo somiglia ad una sceneggiatura, potrebbe subire un cambiamento simile, come una serie televisiva oppure un film? Vi piacerebbe come evoluzione? E se sì a quale regista lo affideresti e perché?

 Abbiamo cominciato a scrivere il romanzo subito dopo aver guardato insieme la serie “Il Miracolo” di Niccolò Ammaniti, scrittore da me molto amato. Ci siamo detti: scriviamo qualcosa che un domani qualcuno trasformerà in sceneggiatura. Quindi il fatto che tu ci dica questo significa che un pochino siamo riusciti nell’intento.

 La migliore ricetta per scrivere un libro?

Non esiste secondo me. Ti rispondo così: occorrono scintille, più che ingredienti.

 La prima persona a cui hai fatto leggere il romanzo?

Il mio compagno. Perché se lo merita.

 Dove ti rifugi per scrivere? 

Ovunque si può scrivere, purché il momento sia propizio. Mi è capitato di scrivere alcune pagine persino sull’autobus. Altre ad una mostra al Vittoriano, anche se non ricordo di chi. L’unica condizione necessaria è riuscire a soffiare la mia bolla invalicabile da abitare per il tempo necessario.
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Basta chiacchiere! Agire contro la violenza di genere

“Basta chiacchiere! Agire contro la violenza di genere” è il titolo della serie di conferenze il 9 novembre si è svolto l’ultimo appuntamento, in via del Porto Fluviale 35. Nel corso dei tre incontri che si sono svolti dallo scorso 28 settembre, il tema della violenza sulle donne è stato affrontato da diverse prospettive. Ieri è stata la volta del rapporto tra migrazione e questione di genere.

Quando si parla di migranti di solito non si pensa alle donne vittime di tratta, alle ragazze obbligate a matrimoni forzati, alle mogli costrette a stare a casa. Da questa premessa è partita la discussione cui hanno partecipato Angela D’Alessandro, responsabile della casa delle donne Lucha y siesta, Tiziana del Pra, attivista e fondatrice dell’associazione Trama di Terre, ed Enrica Rigo, professoressa associata di Filosofia del diritto dell’Università Roma Tre, autrice del libro edito da Carocci “La straniera. Migrazione, asilo, sfruttamento in una prospettiva di genere.”

Gli interventi

“Nel corso di questi quattro incontri” ha dichiarato l’assessore alla cultura Maya Vetri, “abbiamo affrontato aspetti intersezionali del tema della violenza di genere. Oggi parliamo di buone pratiche legate al tema delle donne migranti. Il tema della violenza è complicato da affrontare. C’è desiderio di contrastare, ma è difficile affrontare quest’argomento in maniera completa. Di fatto la violenza parte da una base culturale – ha continuato l’assessore – motivo per cui parliamo di buone pratiche, nella speranza di presentare e condividere modelli corretti.”

“Noi abbiamo pensato a questo incontro alla luce della connessione tra teoria e pratiche” ha proseguito Francesca De Masi, attivista della cooperativa sociale BeFree, “come del resto ci ha insegnato il movimento femminista. È impossibile parlare di teorie senza pratica quotidiana ma la pratica quotidiana diventa aridità se priva di riferimenti teorici, ed è per questo che partiremo da una discussione del testo La straniera della professoressa Enrica Riga.”

Durante la conferenza la disquisizione teorica si è alternata ai racconti delle esperienze personali delle attiviste, che ogni giorno entrano in contatto con donne sopravvissute alla violenza, con le loro storie e le loro difficoltà.

La registrazione completa dell’incontro è disponibile sulla pagina facebook di Industrie Fluviali, e a breve verrà anche inserita sulle piattaforme del Comune di Roma.

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“Io sono l’uomo nero” a Moby Dick

Una serie Tv in onda su Rai 1, un libro, due parchi in VIII municipio. Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, le due ragazze della Montagnola, vittime del tragico fatto del 1975, passato alla cronaca nera come il “massacro del Circeo, a distanza di 48 anni continuano a parlarci e a interrogarci.

Da martedì 14 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, la Rai trasmetterà la serie tv Circeo, diretta dal regista e sceneggiatore Andrea Molaioli, con gli attori Greta Scarano, Ambrosia Caldarelli, Angelo Spagnoletti, Benedetta Cimatti, Guglielmo Poggi, Pia Lanciotti ed Enrico Ianniello.

Due giorni dopo, il 16 novembre, alle ore 18,00 l’associazione Il Tempo Ritrovato presenterà all’hub culturale Moby Dick, nell’edificio degli ex Bagni pubblici della Garbatella in via Edgardo Ferrati, il libro “Io sono l’uomo nero”, scritto dalla giornalista di radio Rai 2 Ilaria Amenta.

Il libro narra dei diari inediti di Angelo Izzo, uno dei massacratori del Circeo, e di come la giornalista ne sia venuta in possesso. Nelle sue pagine si racconta, inoltre, la visita che l’autrice ha fatto, insieme a Roberto Colasanti, fratello di Donatella, ai parchi dell’ottavo municipio dedicati alle due ragazze prima che lo scrivesse.Durante la presentazione del libro la scrittrice dialogherà con il pubblico.

“Rosaria e Donatella ci parlano in silenzio – confida Mirella Arcidiacono presidentessa dell’associazione Il Tempo Ritrovato – basta calpestare il terreno di quei due giardini e guardare i murali a loro dedicati, dipinti dallo street artist romano Paolo Gojo Colasanti. E quello che è scritto sulla targa è chiarissimo – Combattente per la giustizia – ”

A dicembre sempre a Moby Dick si terrà la seconda edizione del tavolo della sorellanza, dove saranno lette alcune poesie di Donatella Colasanti. La prima si realizzò il 24 novembre 2022, pochi giorni dopo lo stupro di una giovane donna, che avvenne a via Valignano alla Garbatella. Il tavolo della sorellanza cerca di coinvolgere più associazioni e istituzioni possibili per prevenire ogni tipo di violenza.

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Addio Direttore

In ricordo di Giovanni Atzori, amato dirigente scolastico della Cesare Battisti

Si è spento il 2 novembre scorso Giovanni Atzori, per vent’anni, tra il 1977 e il 1997, direttore della scuola elementare Cesare Battisti di piazza Damiano Sauli. Aveva 87 anni e lascia la moglie Luciana, i due figli Simone e Alberto e tre nipoti Emma, Ada e Livia.

Giovanni Atzori era un uomo di scuola, rigoroso e competente, rispettoso delle norme e della legislazione, una persona che al primo impatto poteva apparire rigido ed inflessibile, ma sempre molto attento e aperto alle istanze del territorio.

Si trovò a dirigere il plesso di piazza Damiano Sauli dopo la metà degli anni Settanta, nella stagione effervescente dell’approvazione dei decreti delegati (1973/74), che, con l’elezione degli organi collegiali, videro per la prima volta nel Paese il protagonismo e la partecipazione democratica dei genitori nel governo della scuola.

E la Garbatella in quegli anni era un quartiere politicamente assai vivace, un incubatore quotidiano di lotte sociali e per i diritti, segnato dalla tradizionale presenza dei partiti storici della Sinistra (Pci, Psi), ma attraversato anche dei movimenti più radicali, i cosiddetti “gruppi extraparlamentari”. E Giovanni Atzori fu sempre capace di rapportarsi con tutte quelle diverse sensibilità, avendo come principale obiettivo l’educazione dei ragazzi e accogliendo favorevolmente le innovazioni pedagogiche proposte dagli insegnanti più aperti.

Nel salutarlo con affetto, tutta la redazione di Cara Garbatella si stringe attorno alla famiglia Atzori e a sua moglie Luciana Abate, anch’essa volto noto della Garbatella e persona molto impegnata nella vita politica del quartiere.

 

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C’è Movimento in Consiglio municipale

Un’intervista a Marco Merafina, consigliere M5S nel Municipio VIII

Sull’ultimo numero cartaceo di Cara Garbatella abbiamo raccontato alcune manovre che stanno spostando gli equilibri all’interno della sala consiliare di Via Benedetto Croce. Partiamo da qui, per chiarire alcuni passaggi con Marco Merafina, consigliere del Movimento 5 Stelle e Vicepresidente del Consiglio Municipale, in quota di opposizione.

“Io non ho mai pensato e non ho intenzione di uscire dal Movimento 5 Stelle.”

Ci tiene a metterlo subito in chiaro, il consigliere, commentando l’articolo e facendo riferimento ad una smentita già pubblicata dal Foglio a riguardo.

Ma allora come è iniziato tutto?

L’11 settembre abbiamo avuto una riunione del Movimento 5 Stelle a livello nazionale, con Conte. In quella sede ho proposto non di andarmene via, ma di portare il M5S in maggioranza nel Municipio. L’ho fatto poiché ritengo che il nostro Municipio sia uno dei migliori di Roma e che i rapporti che ho costruito in questi cinque anni con le realtà della maggioranza siano ottimi. Sia con il Partito democratico, che con Sinistra civica ecologista. Lavorare su una prospettiva di unità delle forze progressiste è la cosa migliore in vista del 2026. Questa è l’operazione, che è un’operazione politica.

Quindi, in sostanza, non ha mai pensato di cambiare partito?

Cambiare casacca non è nei piani. Voglio dare un contributo al dibattito su Roma. L’VIII potrebbe essere un ottimo laboratorio. Il tempo tuttavia non è maturo, ci sono le europee e Conte ha detto di attendere. L’VIII è, però, il laboratorio giusto perché i rapporti sono positivi. Cambiare casacca minerebbe questo processo e non è mai stato nei miei piani.  

Come spiega, allora, il fatto di aver cambiato posto in Aula, passando dalle sedie dell’opposizione a quelle della maggioranza?

Il M5S fa parte del campo progressista e per questo sono seduto nei banchi che formalmente appartengono alle forze del campo progressista. Ho parlato con il Presidente del Consiglio municipale, Marcucci, che mi ha confermato che l’attribuzione delle sedute è consuetudinaria ed ognuno può sedersi dove meglio crede. Mi sono seduto con la maggioranza perché stare vicino ai colleghi di Forza Italia e Fratelli d’Italia non è nelle mie corde, e per questo ho cambiato posto. Non ho mai negato la mia posizione di sinistra all’interno del Movimento 5 Stelle. Quelli che pensano di non collaborare o addirittura di andare a destra, la transumanza l’hanno già fatta, come avete testimoniato anche nell’articolo precedente.

Qual è l’umore dentro il Movimento riguardo questa sua posizione?

La notizia sul Foglio è stata un colpo basso da parte di chi, nella mia area politica, vuole osteggiare l’operazione. Per me i rapporti con un altro partito sono positivi o negativi a seconda della postura che viene scelta. Personalmente, cerco di trovare i punti di affinità, di essere costruttivo. La politica altrimenti rimane immobile sulle posizioni.

Ecco, parliamo di punti di affinità.

Ce ne sono molti, sia su scala nazionale che su scala locale. Questioni come il salario minimo, per esempio. L’azione sulla Sanità di Zingaretti, per me, al contrario di altri che la ritengono controversa, è stata molto positiva, come d’altronde il lavoro delle due assessore del Movimento 5 Stelle che presero parte alla scorsa Giunta regionale. Lavorare in splendida solitudine favorisce la destra e per questo remano contro questa operazione.

In che senso?

Ci sono forze come quelle della destra che hanno interesse a far sembrare che voglio andarmene altrove. La destra spera nella divisione del campo progressista per eleggere tra le loro fila il prossimo sindaco. Io ho voluto dare il mio singolo contributo parlando con Conte. Se la cosa dovesse propagarsi e a Roma si sciogliesse questo nodo, sarebbe un segnale importante.

E a che punto siamo in Municipio?

È da prima dell’estate che non voto in dissonanza con le forze progressiste, diciamo che c’è identità di vedute. Per me prima vengono gli interessi dei cittadini e poi quello del Movimento. I cittadini vogliono che vengano risolti i problemi, che i giardini siano puliti e che le buche vengano asfaltate, soprattutto in un’istituzione di prossimità questo è fondamentale.   

Ecco, riguardo alle strade. Parliamo delle ciclabili, su cui il M5S ha portato avanti un lungo lavoro in Aula ed anche al Comune con la Giunta Raggi. Lo stesso consigliere Bruno, prima di passare a Forza Italia, aveva spinto molto sul tema.

E ora sono state dimenticate, ma non voglio fare polemiche. Sulla questione delle ciclabili, per esempio, a volte ho preso posizioni che mi hanno messo contro la mia stessa parte politica. Quando Patané (attuale Assessore alla mobilità, ndr) dice che alcune ciclabili, anche fatte nel periodo della Raggi, sono state pensate male, dice la verità. Ma questo non può essere utilizzato per dire che il Pd non vuole le ciclabili, perché non è vero.  Bisogna affrontare la discussione nel merito. Non si può pensare solo al movimento Salva ciclisti, sono 600 persone. Noi, solo nel nostro Municipio, siamo 139mila abitanti. Ci sono i commercianti, gli automobilisti, gli anziani. Scegliere il giusto percorso significa contemperare le esigenze di tutti. Come la ciclabile di Via Giustiniano Imperatore, che va rivista. E questa non è lesa maestà all’ex Assessore dei lavori pubblici al Comune di Roma.

La politica va fatta nell’interesse dei cittadini ed è questa la direzione in cui sto lavorando. La nostra è l’operazione giusta e bisogna costruire consenso. Non è facile ed è anche per questo che la destra vuole farmi le scarpe, per la posizione di Vicepresidente, screditandomi.

Cosa intende?

Per loro è più comodo se cambio partito, piuttosto che portare il M5S in maggioranza. Io lavoro per attuare il programma del Movimento e attraverso il dialogo costruisco i compromessi. Come successo per la battaglia contro la realizzazione del tratto stradale di 800 metri sul parco del Tintoretto, un esempio in cui abbiamo vinto.

 

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“Per i nostri figli vogliamo le strade scolastiche”

Due edifici in mezzo a uno spiazzo sbrecciato: così appare l’ingresso della scuola elementare Leonardo da Vinci. Fuori dal cancello, una sottile striscia di marciapiede separa l’istituto da quella rotatoria che due volte al giorno – in corrispondenza dell’orario di ingresso e di uscita della scuola – si riempie di automobili. Svoltando l’angolo, dopo il benzinaio, si scorge un lungo marciapiede fiancheggiato da una, ma più spesso due file di macchine. Una strada già stretta che, complice lo spartitraffico che riduce la carreggiata, nell’orario di punta si intasa. Qui si trova uno degli ingressi di un altro istituto fondamentale per il quartiere, la scuola elementare e media Principe di Piemonte.

 

La situazione di rumore, di calore provocato dai motori, di puzza e di inquinamento, oltre che di rischio stradale continuo, ha suscitato l’indignazione di alcuni genitori, che vorrebbero per i propri figli strade più sicure, soprattutto in prossimità delle scuole. “È necessario che i bambini possano camminare tranquillamente sui marciapiedi o sugli attraversamenti” ci ha spiegato Valentina Barca, una delle organizzatrici del flash mob, che da due anni a questa parte si svolge ogni venerdì mattina tra la Principe di Piemonte in via Leonardo da Vinci e la Macinghi Strozzi nell’omonima via. “La richiesta di strade scolastiche non è una pretesa astratta. Anzi, rappresentano una necessità per i nostri figli e per tutto il quartiere, dal momento che limitano il rischio di incidenti stradali, peraltro molto alto nella nostra città.”

La mortalità sulle strade romane

Secondo i dati di Asaps.it, infatti, sulle vie romane si contano ben 34 morti dall’inizio dell’anno, una delle percentuali più alte in Italia. “Ma le strade scolastiche servirebbero anche per permetterci di abituare man mano i nostri bambini a una maggiore indipendenza” continua Barca. Secondo gli attivisti, in questa direzione servono azioni radicali e definitive. Non bastano le poche strisce pedonali, i semafori che già ci sono, i cartelli di sosta vietata – spesso non rispettati. E non basta neanche il prezioso contributo degli anziani volontari del Municipio VIII, i quali, per due ore al giorno – in concomitanza con l’ingresso e l’uscita delle scuole – agevolano l’attraversamento delle strade. “I nonni paletta” li chiamano da queste parti.

La giornata europea di Street for kids

Ma in occasione della giornata europea di Street For Kids, una campagna di mobilitazione organizzata dall’associazione Clean Cities con l’obiettivo di sensibilizzare sul tema dell’inquinamento cittadino e della sicurezza stradale, il malcontento prende forma. All’interno della protesta di numerose città europee, si inserisce anche quella dei nostri istituti. “Questa giornata è fondamentale per smuovere qualcosa sul tema della mobilità sostenibile” continua Valentina Barca. “Noi e i nostri figli dobbiamo essere liberi di poterci muovere a piedi o in bicicletta in sicurezza.” Tematica particolarmente sentita a Garbatella, un piccolo quartiere, dove l’utenza delle scuole certamente non arriva dall’altra parte di Roma.

Le richieste dei genitori

Le richieste sono poche e concrete. Per la Principe di Piemonte, si auspica l’introduzione di alberi intorno alla scuola, il rispetto della zona 30 già esistente, l’introduzione di rastrelliere per le bici. Per quanto riguarda la Leonardo da Vinci, invece, il tema più scottante è la fatidica pista ciclabile di via Giustiniano Imperatore – di cui si intravedevano possibilità di realizzazione già tre anni fa, poi scongiurata da una petizione di negozianti e cittadini, i quali avrebbero perso una novantina di posti auto – e il completamento della ciclabile sulla via Ostiense, fondamentale per il secondo ingresso della scuola media. “Le altre città europee si stanno muovendo in questa direzione, ma Roma sembra lontana anni luce da certi standard di sostenibilità” continua Barca, sottolineando la centralità della questione ambientale nelle loro manifestazioni.

La qualità dell’aria nel municipio

Eh sì, certamente Roma non è nota per l’alta qualità dell’aria. Secondo una statistica della campagna NO2 no grazie, attiva fino allo scorso marzo, i dati relativi al nostro municipio sono raccapriccianti. Il punto di osservazione è posto in prossimità della Centrale Montemartini, e mostra una concentrazione di NO2 pari a 56 microgrammi al metro cubo, mentre la cifra dovrebbe risultare inferiore a 20. Ma quello della qualità dell’aria – e dunque della nostra salute – è solo uno della miriade di problematiche derivanti dal traffico. Le code di automobili bloccano spesso ambulanze e mezzi di trasporto pubblico – assicurano i genitori di zona – per esempio l’autobus 715, che riscontra continui problemi nella svolta tra via Costantino e via Leonardo da Vinci.

Ma la corsa del 715 è nota per essere parecchio travagliata, anche in altri tratti. “Vorremmo bloccare il passaggio delle automobili, e consentirlo solo all’autobus” ci ha raccontato Alessandra Grassi, la referente di Street for Kids per l’istituto Malaspina, “il 715 manterrà la possibilità di transitare, ma quanto alle automobili vorremmo introdurre un blocco.”

Per ora si è giunti a un compromesso: in via Antonino Pio, nel tratto prospicente la scuola elementare, sarà a breve impedita la sosta dei veicoli, con l’inserimenti di fioriere o, nella migliore delle ipotesi, l’allargamento del marciapiede. “Il sindaco Gualtieri ha già individuato 110 scuole della capitale in cui è possibile introdurre strade scolastiche” prosegue Grassi, “adesso sta al Municipio dare l’ok per la loro realizzazione.”

È dunque al minisindaco Ciaccheri che le manifestazioni sono rivolte.

“Ma il presidente” assicura Grassi, “ha già istituito un tavolo di lavoro su questo tema, di cui io faccio parte. Il dibattito è dunque molto attivo, e ci auguriamo che a breve si possa arrivare a qualche risultato.” Infine, per la scuola media Macinghi Strozzi abbiamo parlato con la referente Federica Falasca: “Per questo plesso vorremmo strisce pedonali più visibili e segnalate, oltre che multe serrate a chi parcheggia in doppia fila.” Questo attraversamento, infatti, risulta fondamentale non solo per gli studenti del plesso, ma anche per chi si dirige all’ospedale CTO, che si trova sulla parallela via S. Nemesio.

Il corteo delle biciclette

Ed è proprio dal plesso Macinghi Strozzi che oggi venerdì 27 ottobre, in occasione della giornata europea di Street for Kids, un gruppo di una quarantina tra attivisti, genitori e bambini è partito a piedi o in bicicletta, diretto all’ingresso della Principe di Piemonte percorrendo via delle Sette Chiese e via Giovannipoli.

Il corteo, accompagnato da musica e striscioni, ha sollevato l’attenzione dei passanti, e ha ostacolato per qualche minuto il traffico. Alle ore 8.30, il flash mob è terminato. Tutto pronto per il suono della campanella: una coda di bambini in bicicletta è sparita scampanellando dietro il cancello della scuola.

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Nasce il Memorial Emiliano Scorzoni

Poeta, artista, fiero cantore di Garbatella ma anche allenatore di calcio, vicepresidente della Nazionale Italiana Poeti e tanto altro ancora, questo era Emiliano Scorzoni un uomo, un padre che ha perso la vita il 31 dicembre 2022 a causa della Sla, la sclerosi laterale amiotrofica a soli cinquantuno anni.

Gli amici e i familiari lo vogliono ricordare con un pomeriggio di festa, domenica 22 ottobre alle ore 16:30, all’impianto sportivo Tre Fontane in via Costantino 5, dedicandogli una partita di calcio tra la sua Nazionale Italiana Poeti e la Asd Robur Garbatella.

Durante l’incontro verranno lette alcune poesie di Emiliano Scorzoni e quelle di tutti i poeti che vorranno partecipare con le proprie liriche in una giornata di sport e cultura da condividere. L’evento è gratuito e alla fine della partita verrà offerto al pubblico un rinfresco.

Nazionale Italiana Poeti

L’artista Emiliano Scorzoni

Una poetica narrativa quella di  Scorzoni, gentile al cuore e all’orecchio, in cui le parole sono legate da un’armonia emotiva:  “Fresco è il vento/che mi sveglia/dal sopir della notte/Fuori il giorno albeggia/mentre le nuvole/si allontanano veloci” per citare uno dei suoi versi della sua ultima opera Il tempo dei miei giorni.

Con semplicità riesce a trasmettere una melodia in cui le parole imprimono suono e ritmo alle frasi, che suscitano emozioni sincere nel lettore: “Vorrei essere un filo d’erba/volare leggero su campi dorati/di spighe al vento/sopra l’azzurro incantato del mare”, recitano i versi iniziali della poesia Il tuo profumo.

Non solo poeta ma anche ideatori di molteplici iniziative culturali, da ricordare nel 2016 Contaminazioni poetiche realizzata insieme a Fabio Giardinetti, un format dove artisti di vario genere si contaminano con l’arte, attraverso l’utilizzo di spazi pubblici quali parchi, piazze e luoghi recuperati a favore della comunità.

Da segnalare anche nel 2021, l’organizzazione del laboratorio emozionale nel carcere di Velletri, da cui è scaturita una raccolta scritta dai ragazzi del circondariale dal titolo “Evasione poetica”.

Per la carriera artistica, la  forza e il coraggio con cui ha combattuto durante la malattia, è stato nominato nel 2023 Presidente Onorario de Le Nove Muse, uno dei premi di letteratura più importanti nel panorama intercontinentale.

Emiliano Scorzoni, 2017

 Le opere pubblicate

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L’appello delle donne: “non chiudete il consultorio di Largo Sette Chiese”

Il consultorio di Largo delle Sette Chiese, da più di dieci anni un punto di riferimento per gli abitanti di Garbatella e San Paolo, non offrirà più servizi di ginecologia e ostetricia. Ad annunciarlo un cartello di avviso all’utenza affisso al cancello principale. La struttura, inaugurata alla fine del 2012, rimane aperta solo ed esclusivamente per le vaccinazioni dei bambini con meno di un anno. A quei servizi, che verranno trasferiti e accorpati al consultorio di Tor Marancia in via dei Lincei 93, fanno anche riferimento i programmi di screening oncologici, lo spazio giovani, i corsi pre parto e le consulenze per neo genitori come l’assistenza e il confronto sull’allattamento. La decisione ha subito scatenato le proteste dei cittadini, in particolare di un gruppo di donne del territorio, che attraverso una petizione su change.org hanno già raggiunto più di cento firme in poche ore contro l’accorpamento e lo smantellamento della struttura.

“Questa protesta nasce da una chat che abbiamo creato con i genitori di zona, dal nome Spazio Spaziale, in cui ci scambiamo informazioni, progetti e quant’altro di utile per il quartiere e suoi abitanti. Quando abbiamo saputo la notizia della chiusura del consultorio e del conseguente accorpamento con quello di Tor Marancia c’è sta grande indignazione tra tutti” – afferma Stella Liberato, a nome del gruppo dei genitori del quartiere. “A Garbatella – spiega – il consultorio di largo delle Sette Chiese poteva anche essere raggiunto a piedi da chi non è munito di mezzi di trasporto propri. Purtroppo nella nostra città prendere gli autobus con il passeggino è diventato molto complicato e non poter usufruire di una struttura del genere a due passi da casa è inaccettabile. Il problema certamente non riguarda solo le mamme ma tutte le donne – aggiunge. Nel corso del tempo tutte noi abbiamo avuto bisogno di trovare la porta del consultorio aperta e togliendo questo riferimento si priva una fetta della popolazione di un servizio fondamentale. Inoltre – conclude Liberato – ieri c’è stata una riunione tra le donne del quartiere per affrontare la problematica e sono state raccolte già più di cento firme nella petizione che abbiamo lanciato. Chiediamo alla cittadinanza il maggior supporto possibile per non far chiudere questo luogo così prezioso per il Municipio”.

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Rifiuti, si rincorre sempre l’emergenza

Un lieve miglioramento, rispetto ad un anno fa, c’è stato senz’altro. Ma stando ai cittadini del municipio e soprattutto ai romani la strada è ancora lunga. La bocciatura del sistema rifiuti è uno dei principali verdetti emersi dall’ultima indagine sulla qualità della vita realizzata da Acos, l’Agenzia per il controllo di Roma Capitale, che periodicamente raccoglie il parere dei cittadini romani sullo stato dei servizi pubblici della Capitale. L’annosa questione immondizia continua infatti ad affliggere i cittadini della Capitale e tutti i municipi nessun escluso, compreso il nostro.
Basta girare a piedi alcune zone del territorio. All’Ostiense, ad esempio, via Pellegrino Matteucci è invasa dai rifiuti, non soltanto quelli traboccanti dai cassonetti dovuti a una raccolta ancora insufficiente. I marciapiedi, rifatti di recente, sono coperti da cartacce, cartoni di vino e bottiglie di birra. L’incuria divora il piccolo giardino Antonio Pisino, dove la raccolta della sporcizia è demandata a qualche volontario. La piccola area verde al confine con via Girolamo Benzoni ha l’aspetto di una discarica. Per non parlare della stessa via Benzoni. Così molte altre strade della Garbatella, di San Paolo, dell’Ardeatino, di Tor Marancia, della Montagnola, dove alla trascuratezza diffusa si somma l’accumulo di sporcizia.
Se al mancato conferimento da parte dei cittadini e alla maleducazione imperante è complicato porre un freno, sull’operatività di AMA se ne potrebbe ancora discutere a lungo. Anche perché nessuno a memoria ricorda più le squadre di operatori ecologici a piedi armate di ramazze e precedute da uno di quei mezzi con gli spazzoloni rotanti.

 

L’iniziativa del presidente Ciaccheri e dell’Ama

Nel frattempo il presidente Amedeo Ciaccheri e il direttore generale dell’Ama, Alessandro Filippi sono tornati sabato scorso a Garbatella per verificare lo stato delle condizioni di pulizia del territorio.
La scorsa estate un comitato di cittadini a via da Pennabilli aveva lanciato con una manifestazione una protesta sostituendosi all’Ama nella pulizia del territorio. In quell’occasione Ciaccheri aveva chiesto a Filippi di incontrare i cittadini e dare riscontro del lavoro di ristrutturazione dell’azienda municipalizzata dei rifiuti.
“Come da impegno preso – ha detto il presidente Amedeo Ciaccheri – abbiamo  incontrato di nuovo i cittadini e verificato il miglioramento della situazione sul territorio di tutto il Municipio e non solo a via da Pennabilli o a Garbatella e abbiamo preso un nuovo impegno. Il prossimo 18 novembre  ci sarà un incontro con tutte le realtà sociali  che ci permetterà di condividere un nuovo modello di rapporti tra Municipio, Ama e Comitati che verifichi puntualmente il servizio di raccolta dei rifiuti e di decoro di questo Municipio come sperimentazione valida per tutta la città”.
“Era importante oggi esserci per dare riscontro del lavoro fatto in questi mesi e di quello che abbiamo intenzione di mettere in campo nei prossimi, mantenendo aperto il dialogo con le realtà del territorio e i cittadini, perché solo insieme riusciremo a centrare gli obiettivi per una città sempre più vicina vivibile e pulita”, ha concluso il direttore generale di Ama, Alessandro Filippi.

L’incontro dei cittadini con Amedeo Ciaccheri e Alessandro Filippi

L’opposizione di Calenda non ci sta

Simonetta Novi capogruppo della Lista Calenda attacca frontalmente Ciaccheri: “Piuttosto che incontrare in modo semi clandestino encomiabili cittadini volontari che puliscono pezzi di marciapiede del nostro territorio, il Presidente Ciaccheri farebbe bene ad avviare quell’Osservatorio Rifiuti annunciato il 4 luglio 2022 e da allora mai costituito”.
“Non è proponibile – conclude Novi – una narrazione in cui si tende a normalizzare, grazie al ruolo della cittadinanza attiva, uno stato di degrado che non è normale. Va ricordato che l’VIII Municipio è l’unico, insieme al I°, che non ha un’isola ecologica dove andare a conferire i rifiuti speciali e ingombranti”

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Apre la biblioteca “Joice Lussu” a via Costantino

A seguito di un lungo iter, rallentato in parte anche dalla pandemia, i lavori per il polo bibliotecario in via Costantino 49 sono in dirittura d’arrivo. Finalmente è ufficiale: martedì 17 ottobre aprirà la nuova biblioteca, intitolata alla partigiana e scrittrice Joyce Lussu.

All’inaugurazione, in programma per le ore 11:00, parteciperanno anche il presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. “Questo nuovo polo bibliotecario – il terzo dell’VIII Municipio, insieme all’Approdo e alla Biblioteca Arcipelago – servirà a coprire un vuoto” ha dichiarato Monica Rossi, presidente della commissione cultura del Municipio. “Ogni volta che si inaugura uno spazio destinato alla cultura è un buon traguardo.”

La biblioteca appartiene al circuito Biblioteche di Roma, che offre servizi di prestito di libri e documenti multimediali, mette a disposizione sale studio, organizza numerose attività rivolte alla cittadinanza.

 

L’apertura della nuova biblioteca, inoltre, si inserisce all’interno di un piano più ampio per la promozione di attività culturali nel quartiere, come conferma Monica Rossi. Una delibera capitolina, infatti, ha ultimamente proposto di riqualificare l’edificio occupato di fronte al Rettorato di Roma Tre per dare vita in futuro a un secondo polo bibliotecario.

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Ciao Cesare

In questi giorni ci ha lasciato per sempre Cesare Bartolucci, uno dei figli della Garbatella popolare e antifascista, quella degli Alberghi. Aveva 80 anni e vogliamo ricordarlo con quel suo carattere di romano verace, sarcastico, sempre pronto alla battuta seduto al bar di piazza Biffi o tra gli amici di piazza Michele da Carbonara.

La sua famiglia di origine era stata trasferita, come tante altre, dal centro storico in quei palazzoni, all’epoca senza servizi che erano gli Alberghi suburbani.

Un giorno mi disse: “Quando mio padre Armando venne ad abitare al lotto 41, il Bianco, stavano in dieci in una stanza. Con mia madre Giovanna c’erano già sei figli e i miei zii Aldo e Renato. Erano tempi magri – continua il racconto Cesare- , mi ricordo che alcune volte nel dopoguerra si svoltava mangiando uccelli, ranocchie e “ruelle” ( dei pesci di acqua dolce) che mia madre e mio padre pescavano nelle “marane” qui intorno. Mi ricordo molto bene anche di mia nonna, Angela Tordeschi, che morì inferma sotto i bombardamenti del 7 marzo del “44 all’Albergo Bianco. L’hanno tirata fuori dopo sette giorni, con mio padre che scavava le macerie con le mani”.

Cesare era figlio di Armando Bartolucci “er manciola”, stimato comunista della Garbatella. Ci teneva a sottolineare che: “tra i patrioti che il giorno prima della Liberazione di Roma, occuparono la Villetta c’era anche mio padre. E sono orgoglioso che il suo nome venga ricordato su una lapide che oggi campeggia in quel cortile.”

Ai figli Francesca e Simone le condoglianze di tutta la redazione e dell’associazione Cara Garbatella.

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Letture ed incontri per il centenario di Italo Calvino

Cento anni fa, a Cuba, nasceva quello che sarebbe diventato uno dei più importanti intellettuali e narratori italiani del novecento. Stiamo parlando di Italo Calvino, protagonista di una serie di iniziative diffuse in tutta Roma a cui il Municipio VIII aggiungerà il proprio contributo da domani venerdì 13 ottobre. “L’obiettivo è quello di non ricordare l’autore solo nel giorno della sua nascita” ha commentato Monica Rossi, presidente della commissione cultura del Municipio VIII, “ma celebrarlo nel corso di un anno, evidenziando via via i vari aspetti della produzione.”

L’anno calviniano terminerà a giugno 2024. Il Municipio VIII, man mano che le attività sul proprio territorio verranno definite, avrà cura di comunicare la programmazione.

Il programma

Il programma, elaborato dall’assessore Maya Vetri in collaborazione con le associazioni culturali del municipio, per ora prevede cinque incontri finalizzati ad evidenziare aspetti diversi della produzione letteraria di Calvino. “La partecipazione delle associazioni del municipio è stata davvero importante” ci ha raccontato Monica Rossi, sottolineando che grazie a questo sforzo collettivo si è riusciti a coprire quasi tutto il territorio municipale, proponendo attività rivolte a tutte le fasce di età.

Si parte domani alle ore 16:30 al parco del Tintoretto, con l’intitolazione di un albero e letture tratte dal “Barone Rampante”, romanzo scritto nel 1957, tuttora di grande significato e soprattutto molto usato nelle scuole. L’iniziativa infatti, rivolta principalmente ai bambini, è stata organizzata in collaborazione con 7+1 Ottavo Colle in prossimità dell’istituto Montezemolo dopo la fine dell’orario scolastico, proprio per permettere la piena partecipazione degli studenti.

Si proseguirà sabato 14 ottobre presso la Libreria Eco di Fata in via Tamburini 10, con il “Caffè dei destini di sabbia”, una narrazione di Daniele Aristarco ispirata all’opera di Calvino “Il castello dei destini incrociati”, accompagnata da musica e proiezioni.

Sono in programma anche due lezioni del critico Dario Pontuale, che in passato ha curato edizioni di molti classici italiani e stranieri e si è occupato, tra gli altri, anche di Pier Paolo Pasolini.

La prima lezione è prevista per lunedì 30 ottobre presso la Biblioteca Arcipelago, con la partecipazione delle associazioni Italia Nostra e Donne di Carta; il secondo intervento è in programma per sabato 11 novembre, al Giardino Samuel Hahnemann (viale Marconi) sul libro “La speculazione edilizia”.

Pubblici diversi, dunque, ma anche argomenti disparati. Si parte da Calvino, dalla letteratura ma si arriverà a parlare di storia, teatro, arte: martedì 24 e 31 ottobre presso lo Spazio Creativo Cosarte in via Nicolò da Pistoia 18, a Garbatella, verrà allestita una mostra collettiva ispirata al “Sentiero dei Nidi di Ragno” e accompagnata da letture a cura del Gruppo di Lettura Cavallo Pazzo Legge.

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Il ricordo di Carlo Lizzani a dieci anni dalla sua scomparsa

Riceviamo e pubblichiamo queste toccanti parole della scrittrice Maria Iatosti, a dieci anni dalla scomparsa del regista Carlo Lizzani, il 5 ottobre 2013. Carlo era anche un nostro amico e amico della Garbatella. Aveva accettato con piacere di scrivere l’introduzione alla prima edizione di “Garbatella tra storia e leggenda” e partecipato con entusiasmo alla serata al cinema Palladium, gremito di cittadini, per la presentazione del libro. Insieme a Maria, tutta la redazione di Cara Garbatella si stringe intorno ai figli Francesco e Flaminia, in ricordo del loro amato padre (g.r.)

CIAO, CARLO

Tu parli, parli, io ti ascolto… Amavamo l’America, il cinema, la rivoluzione, i libri. Un libro ci ha fatto incontrare. 1949, Libertas Film, Salita del Grillo, via Nazionale, Roma. Io vent’anni, mollato studi e progetti paterni, abbracciata la lotta, mi conquistavo pane e libertà a centoventi mensili nel seminterrato tappezzato di manifesti filmici d’oltrecortina o sovietici. Salivo di corsa sempre in ritardo la scalinatella e, fiatone e guance rosse, la testa a parole e concetti nuovi come découpage, montaggio, flashback, piano sequenza, a decrittare la calligrafia minuta e rapida sulle pagine fitte fitte mi sedevo alla macchina per scrivere della tua storia del Cinema italiano Fuori orario, per duecento lire. Che regalo! Guadagnare per imparare tutte quelle cose, da Camerini e Blasetti a Rossellini e De Santis, da Lyda Borelli a Anna Magnani, da La corona di ferro a Roma città aperta… Il cinema, io ce l’avevo nel sangue. Nascosta nei bagni del Centro Sperimentale avevo svolto il tema di ammissione per conto di mia sorella maggiore, bellissima ma poco incline all’arte dello scrivere, dilungandomi sulla famosa corsa della Magnani: Francesco! Francesco!

Francesco, come tuo figlio che ha il tuo volto, le tue mani, la tua voce, la serena, pacata lucidità del tuo parlare di uomo sapiente e politico puro, e spacca il cuore con le parole, là, di fronte alla bara nuda, spartana, con tutta la gente intorno, attonita, gli occhi gonfi, la gola chiusa, il cuore stretto a pugno… Io seduta fra Antonella Lualdi e Carla Fracci, Francesco che affabula di un re malato di malinconia che cercava la felicità… E i ricordi si sbrigliano, viaggiano, veloci, scombinati: immagini, lampi. 1963: Milano del miracolo. Le serate con Ugo, i suoi risotti mitici, il suo vitalismo, i giri nella città impazzita, che corre a precipizio verso il boom… Ugo che fa la parte di Luciano, Ricki che fa la parte che Marcello non ha voluto fare e Giovanna che fa la parte di Anna –e vuole che le spieghi, le racconti com’era davvero la vita, davvero così agra, o no? Il Derby, il mio amico Jannacci che canta con la chitarra sotto il mento, la faccia stralunata, nella latteria dei morti-di fame e degli artisti… e il Pirellone che alla fine esplode, sì, ma senza bombe, e addio rivoluzione, addio sogni…

Amavamo l’America di Ombre rosse e di Ragazzo negro. Odiavamo l’America della CIA, di Sacco e Vanzetti, del maccartismo, della guerra fredda, ma ci nutrivamo ingordamente di pellicole e di romanzi d’oltreoceano, anche quelli tenuti in sospetto da una cultura di parte, di stampo zdanoviano e neorealista. Il neorealismo! Che scoperta! Che rivoluzione! Spazzando via frivolezze, leziosità e telefoni bianchi, in mezzo a mille difficoltà il neorealismo portava nel cinema, ma anche in pittura, in letteratura, il bisogno di libertà, la voglia e il coraggio di guardare al mondo dalla parte del popolo. Le tue lezioni appassionate! Le discussioni, gli scontri, le polemiche anche interne al grande partito – Guttuso-Turcato, Vittorini-Togliatti –. “II neorealismo, dicevi, è una rivoluzione formale non semplicemente di contenuti, ma, di coscienza linguistica, di linguaggio: un modo nuovo di muovere la macchina…”. “Basta con la bella immagine, la bella pagina! Fate parlare gli uomini, i fatti, compagni! ti accaloravi. “Basta fiori, paesaggi, monumenti, Esistono le fabbriche, le case dense di dramma della nostra provincia… C’è il Sud, che preme per il riscatto dal folklore C’è la storia, quella vera, senza retorica, che attende ancora un’interpretazione……”. Tutto il tuo cinema testimonierà un interesse profondo per la storia. Ne avevi precocemente dato prova in quegli anni nei tuoi filmati sull’eccidio di Modena, sull’Emilia rossa, sulle terre insanguinate dalle lotte contadine, sul risveglio del Mezzogiorno, dai sassi di Matera ai bassi di Napoli.

Carlo Lizzani riceve da Vittorio De Sica a Saint Vincent la Grolla d’ oro per il film ” Cronaca di poveri amanti”, come migliore regia del 1954.

I tuoi primi film: Achtung! Banditi!, Cronache di poveri amanti: Maciste in croce sul sagrato di san Lorenzo!– Genova, la cooperativa dei partigiani, appoggiata dal partito e finanziata anche dal popolo. Cinquecento lire per una quota. Mi offristi di entrarci, ma chi le aveva mai viste cinquecento lire! Quattro mesi di stipendio, quando c’era! Finito il lavoro alla Libertas e successivamente alla Federazione dei Circoli del Cinema, ero approdata al Sindacato Edili, in piazza dell’Esquilino, a due passi dal Viminale di Scelba e da «Vie Nuove», rotocalco culturale del partito che la domenica diffondevo per le strade del mio quartiere insieme a «l’Unità».

E intanto c’era la storia, c’erano le lotte, la fatica quotidiana, la politica, l’amore – io sempre innamorata, i sogni… Volevo fare la rivoluzione e diventare giornalista, scrittrice. Anche scrivendo si può affrancare l’umanità dall’ingiustizia, mi dicevo convinta. E ci provavo. C’erano stati già un mio esordio narrativo sul «Lavoro» di Gianni Toti, e i primi quattro versi su «Pattuglia» di Gillo Pontecorvo compagno direttore e già attore – l’operaio Pietro fucilato insieme a te, parroco Camillo lungo lungo magro magro in abito talare, ne Il sole sorge ancora – film girato tra mille difficoltà tra la bella primavera della Liberazione e l’autunno del ’46. A Milano.

La nostra Milano, dove ci siamo ritrovati dopo anni. Milano dei miei furori e dei tuoi banditi romantici, oggi così perduta nella sua dissennata smania di cementificazione, con le sue torri fantasma, i suoi residence spettrali, deliri miliardari di architetti e urbanisti rampanti che ne hanno devastato il cuore, mutato il volto, stravolto l’armonia razionale, sapiente e compatta, tradendo la vocazione, la “religione laica del fare”, di questa città concreta, pragmatica, orgogliosa.

La nostra Milano viva del dopoguerra: esperienza fondamentale per quelli come noi: con pochissimi soldi in tasca e tante idee, tanto entusiasmo; il mondo che cambia, che sogna la luna, la scoperta dell’amicizia e della solidarietà, la conoscenza di tanti giovani intellettuali, letterati, artisti, pittori, fotografi squattrinati come noi che frequentavano gli stessi mitici luoghi: Brera, il Giamaica, la latteria delle sorelle Pirovini, san Marco, corso Garibaldi, via Solferino, il Carcano, il Piccolo… Milano operosa, socialista. Milano delle fabbriche, della ricostruzione, delle case editrici, di Feltrinelli e dell’Umanitaria, dei treni del Sud, delle battaglie, dei grandi scioperi. Milano di Dario Fo, lo svitato. E poi ancora Milano del miracolo, di nuovo ritrovati, il passo allentato, spenti i furori rivoluzionari, qualche lira in più, il benessere, la fama, la frenesia, la sbornia del “boom”, con quello che di insidioso, di subdolo vi si annidava, e che pochi – Pasolini, Bianciardi, Mastronardi –intuirono.

Carlo Lizzani il 19 gennaio 2010 presso il teatro Palladium alla presentazione del libro “Garbatella tra storia e leggenda”

 

È un mattino di sole d’inverno romano, la folla ossessa di consumatori prenatalizi invade i vialoni squadrati del tuo rione dei Prati. Ho pigiato il bottone lucido del citofono e tu scendi, attraversi l’androne maestoso con la grande pianta e sei nel cortile dove ti aspetto… Quel cortile che oggi, 5 ottobre 2013 hai scelto come estremo approdo. Sto lavorando e lo sento alla tivù. Un colpo. Il cuore che si ferma. La ragione che si rifiuta: non ci credo, non è possibile, non deve essere… Ma quelli insistono.

Hai staccato la chiave, dicono. Ecco, è una bugia, è sbagliato: la chiave non si stacca, è la spina che si stacca, c’è qualcosa di stridente, di sfasato, di irreale… Non puoi averlo scritto… Non tu, che nelle parole credi, ne conosci il valore e il peso, da uomo e da scrittore.

È quasi Natale e c’è il sole. Davanti a un tavolo d’osteria con la tovaglietta a scacchi bianchi e rossi, tu parli, evochi, racconti, spieghi, io chiedo, ascolto, prendo appunti, e il nostro viaggio ha inizio. Roma, Milano, qualche lettera, qualche chiacchierata, i libri che ci siamo scambiati. I miei, i tuoi con le amorose dediche… la tua dolcezza giovane, la tua sapienza, la tua lucidità, il tuo esserci sempre: gentile, empatico, attento, generoso… Ti era piaciuta una mia lettera di Capodanno, “da conservare insieme a quella di Pertini” … La tua delusione, la tua frustrazione. Ho tanti progetti, ma non mi fanno lavorare più, neanche quelli di Rai tre… Avevo un sogno: fare un film su Di Vittorio. Raccontare la storia di Di Vittorio, e della CGIL, significa ripercorrere un secolo di lotte anche sanguinose, di conquiste, di trasformazioni radicali… Ne avevo parlato con lui una sera di quasi cinquant’anni fa, in casa sua…”.

Il film su Di Vittorio non lo farai. Non farai il progettato viaggio in Italia con Francesco, non sarai come avresti voluto alla mia prossima presentazione, e alla mia domanda sullo stato generale delle nostre sorti e della tua salute non soltanto fisica, mi risponderai con un sorriso lieve, solo un po’ malinconico, come quella mattina di quasi Natale a via dei Gracchi, citando Woody Allen: “Dio è morto, Marx pure, e anch’io non sto molto bene.”. E te ne andrai. E io ti aspetterò. Ciao, Carlo.

Maria Jatosti, Roma, quattro ottobre 2023

 

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Vent’anni di Palladium. Il cartellone della prossima stagione

Sono passati vent’anni da quel giorno in cui il Presidente della Repubblica Azeglio Ciampi inaugurò la nuova stagione del Teatro Palladium. Era entrata in campo l’Università Roma Tre, che sotto la guida del Rettore Guido Fabiani aveva scommesso sull’acquisizione dello storico immobile di Piazza Bartolomeo Romano, il cuore culturale-popolare della Garbatella.

Una sfida coraggiosa e lungimirante che sventò una possibile destinazione commerciale dell’edificio di fine anni Venti, targato Innocenzo Sabbatini.

Questa mattina, davanti alle più alte autorità accademiche, a cominciare dal Rettore Massimiliano Fiorucci è stato presentato, in una affollata conferenza stampa, il cartellone della stagione culturale del 2023-2024 e l’iniziativa del 14 ottobre, quando verrà celebrato il ventennale del teatro, insieme ai cittadini e alle associazioni del territorio.

A fare gli onori di casa il professor Luca Aversano presidente della Fondazione Roma Tre-Teatro Palladium che, ha invitato sul palco i protagonisti della programmazione culturale nei vari settori: Cinema, Teatro, Musica classica, Danza.

Di seguito la programmazione completa.

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Le donne e le lotte per i servizi sociali a Roma: continua all’Archivio Flamigni il lavoro del Gruppo Nannaré

L’evento

Roma e i servizi sociali, il protagonismo delle donne: questo il titolo scelto per l’incontro di venerdì 29 settembre, organizzato dal Gruppo NANNARÉ negli spazi dell’Archivio Flamigni in Piazza Bartolomeo Romano, nell’ambito di un ciclo che continuerà anche nei prossimi mesi.

All’origine dei servizi sociali a Roma

Dagli asili nido ai centri anziani, la lotta per l’aborto e la maternità consapevole, le case-famiglia per donne affette da disturbi psichiatrici, gli ambulatori e i consultori, le scuole prefabbricate nei quartieri popolari per combattere la dispersione scolastica: furono conquiste concrete e battaglie frutto delle lotte delle donne.

In prima linea nelle organizzazioni collettive, dalla CGIL alle associazioni e, ovviamente, al PCI, furono protagoniste di una stagione che ha cambiato in meglio la vita delle persone nella nostra città e che produce frutti ancora oggi. Solo che troppo spesso ne ignoriamo le radici.

Una mattinata intensa di lavoro ha aiutato a ritrovarle: moltissime persone, donne in larga maggioranza, si sono confrontate con passione riguardo alle esperienze vissute, di lotta e di amministrazione locale, per ricostruire e condividere pensieri e percorsi relativi alla conquista e alla costruzione dei servizi sociali fondamentali per Roma, a partire dalla fine degli anni ’60.

Il Gruppo NANNARÉ

Il nome del Gruppo NANNARÉ non è certo un caso, e ci tiene a specificarlo in apertura Lucia Di Cicco, moderatrice della giornata di lavoro: un tributo all’attrice Anna Magnani, donna combattiva e coraggiosa, popolana della nostra città.

“Gli incontri sono solo un momento del nostro lavoro” dice Di Cicco. “Vogliamo raccogliere le testimonianze che ognuna di noi custodisce”. L’obiettivo, infatti, ha spiegato, è riunire frammenti di vita e di storia di donne, con la convinzione che queste vite siano testimonianza di come le donne abbiano scritto la storia della città.

“In questo lavoro di ricerca, il dato è la quantità di donne impegnate a cambiare lo stato delle cose e di come le battaglie delle donne siano riconnesse con la rigenerazione della città e per l’innalzamento della qualità di vita di tutti”.

Gli interventi: Franca D’Alessandro Prisco

I lavori della giornata, iniziati con i saluti della giornalista e scrittrice Benedetta Tobagi e della direttrice dell’Archivio Flamigni Ilaria Moroni, sono proseguiti con il preziosissimo contributo di Franca D’Alessandro Prisco, ex senatrice, ma soprattutto, consigliera comunale prima, e assessora poi, ai Servizi sociali, al Personale ed al Decentramento del Comune di Roma nelle giunte rosse guidate dai sindaci Argan, da Vetere e da Petroselli tra gli anni ’70 e gli anni ’80.

Franca D’Alessandro Prisco durante il suo intervento

Una voce autorevole e lucida che ha spiegato, attraverso il racconto della sua esperienza personale, il quadro di rivendicazione, di pratiche e di analisi teorica, che ha sostenuto e dato concretezza alle lotte delle donne comuniste in quegli anni a Roma. Come avvenuto per i centri anziani, luoghi in cui anziani e anziane potevano vivere per sé e non solo per la famiglia, per le scuole nelle periferie (provvisorie all’epoca e spesso ancora oggi in funzione), o per l’apertura degli asili nido.

“Nella nostra esperienza” ha raccontato D’Alessandro Prisco “ci rendemmo conto che bisognava creare unità di intenti ed elaborazione, prima di fare battaglie e iniziative di lotta. Eravamo, per esempio, contro l’idea delle camere di allattamento” – che dovevano essere istituite dai datori di lavoro secondo la Legge 860/1950, “noi volevamo gli asili nido pubblici aperti al quartiere”. Fu una lotta, quella per gli asili nido, passata per il fondamentale coinvolgimento sia della donne lavoratrici, già organizzate, che delle donne casalinghe, cui l’elaborazione e la rivendicazione collettiva fu utile per comprendere che era possibile chiedere che lo Stato si occupasse anche del tempo della propria vita di madre.

“Avevamo un’idea elevata, obiettivi alti di migliorare la città e la sua capacità di essere vicina a tutti gli strati sociali. Volevamo l’impegno del pubblico a fornire servizi innovativi, fino a quel momento appannaggio del privato, laico o religioso che fosse. Lavoravamo per la diffusione su larga scala dei servizi pubblici, che potesse determinare un salto di qualità sociale e politico notevole, e che ha dato, infatti, carattere a tutta l’azione delle giunte di sinistra rispetto ai servizi sociali”.

Altre storie a comporre lo sguardo d’insieme

Altre relatrici hanno preso, poi, parola contribuendo alla mattinata. Tonia Di Cesare, per esempio, riguardo agli interventi relativi ai servizi per la salute mentale, in particolare per le donne affette da disturbi psichiatrici. Il suo intervento ha ricostruito l’esperienza di una casa-famiglia, nata grazie all’occupazione di uno spazio del Comune da parte delle operatrici sanitarie e poi riconosciuta grazie all’interlocuzione politica.

Interessante anche il contributo di Livia Omiccioli, con la sua esperienza in uno dei primi asili nido, ha raccontato l’autorganizzazione delle insegnanti, il rapporto di supporto e rivendicazione di condizioni migliori al fianco delle famiglie, e l’elaborazione di modelli educativi nuovi, che contribuissero al cambiamento della società e dei ruoli di genere, insieme alla consapevolezza che l’apertura degli asili potesse significare anche accesso al lavoro per altre donne.

La versione integrale

Altri ed altrettanto interessanti sono stati gli interventi di tutte le relatrici che si sono alternate.

La versione integrale del lavoro della mattinata dovrebbe essere caricata a breve sul canale You Tube dell’Archivio Flamigni.

Un mosaico di voci, di vite individuali, che inserite in un racconto collettivo restituiscono con chiarezza la determinazione di una generazione di donne che ha cambiato il volto della nostra città e che ha lottato affinché i servizi sociali, pubblici e rivolti a tutti, divenissero diritti, conquistati, e non concessioni.

Una stagione di consapevolezza, di lotta e avanzamento cui dovrebbero guardare tutti gli amministratori locali che hanno a cuore la città di Roma.

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Approvato in Campidoglio il progetto per la trasformazione urbanistica dell’ex Fiera di Roma

È stato approvato, con una delibera di Giunta, l’accordo tra Roma Capitale e il fondo Orchidea Srl che dà l’avvio al percorso per la trasformazione urbana del complesso dell’ex Fiera di Roma.

L’Orchidea Srl ha rilevato nel dicembre del 2021 l’area dalla vecchia proprietà la Investimenti Spa, una società composta quasi interamente da enti pubblici quali: Camera di Commercio (60,75%) Regione Lazio (20,09%) Roma Capitale (19,09%). Una vendita obbligata per la Investimenti Spa, poiché deve risanare il debito di 180 milioni contratto con il gruppo bancario UniCredit, stipulato per la costruzione della Nuova Fiera di Roma.

La nascita di un nuovo quartiere

Ha trovato attuazione il discusso provvedimento del 2016, dell’ex assessore penta stellato Paolo Berdini, che prevedeva una riduzione delle cubature da 67mila a 44mila mq rispetto al piano precedente dell’amministrazione del Sindaco Ignazio Marino.

L’accordo prevede, su un’area complessiva di circa 76mila mq dei quali oltre 12mila di Roma Capitale vincolati a verde pubblico attrezzato, una superficie utile lorda di oltre 44mila mq, così suddivisa:

  • 80% (oltre 35mila mq) destinati a uso abitativo, di cui oltre 7mila mq sono vincolati alla realizzazione di housing sociale;
  • 20% (oltre 8.800 mq) destinato a uso non residenziale, di cui circa 7mila mq a servizi direzionali e 2mila mq a commerciale.
  • 25mila mq di verde pubblico dei quali la metà di dotazione aggiuntiva lungo la fascia di via Cristoforo Colombo;
  • 471 mq per servizi pubblici;
  • 368 mq per parcheggi pubblici e 6.123 mq di parcheggi asserviti all’uso pubblico.
ex Fiera di Roma da via dell’Arcadia

Le dichiarazioni del Sindaco e dell’Assessore all’Urbanistica

“Siamo felici di questa delibera che dà una svolta a un’area che dal 2005 è priva di una funzione – ha dichiarato il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri – siamo, a oggi, in grado di dare attuazione al piano di recupero e far partire il percorso. La prima tappa sarà un concorso internazionale perché i migliori architetti e urbanisti possano realizzare un master plan sulla base degli indirizzi dettati dall’accordo tra Roma Capitale e il fondo Orchidea Srl“.

Anche l’Assessore capitolino all’Urbanistica Maurzio Veloccia esprime soddisfazione: “Il recupero del complesso urbanistico della ex Fiera di Roma – ha spiegato l’Assessore – ha avuto una storia travagliata, ci sono state diverse delibere e abbiamo una grande volontà di partire velocemente. Finalmente ci sono le condizioni per avviare la rigenerazione urbana, restituiremo alla città 7 ettari di housing sociale e 25 ettari di verde attrezzato. Sarà costruito un nuovo quartiere all’avanguardia, con un’attenzione all’integrazione sociale poiché inseriamo cento appartamenti a un canone calmierato, che si aggiungono a quelli di piazza dei Navigatori, in un quartiere molto prestigioso”.

Le tempistiche

L’area di Tor Marancia sta vivendo un periodo di profonda trasformazione urbanistica e sociale, oltre al progetto sull’ex Fiera di Roma, ci sono altri piani di lavoro in azione che dovrebbero concludersi entro la fine del 2025, quali: la costruzione del complesso di grattacieli adibiti ad alloggi di lusso in Piazza Navigatori denominati la Foresta Romana con annessa area commerciale e il Centro Culturale coabitato dalle scuole del Teatro dell’Opera e dagli spazi civici.

Per quanto riguarda l’ex Fiera di Roma, il bando di concorso internazionale per progettare il piano di lavoro sarà pubblicato entro la fine di quest’anno, il progetto vincitore entro la primavera del 2024. L’obiettivo è aprire i cantieri nel 2025.

La storia della Fiera tra gioie e dolori

La storia dello spazio espositivo nasce nel 1948 per volontà dell’imprenditore Edoardo Squadrilli, il quale sottoscrive un impegno di 26 milioni di lire per costruire il Centro fieristico, finanziato dalla Banca della Cooperazione. Bisognerà però attendere il 1959 per l’inaugurazione sui terreni in via Cristoforo Colombo.

Dopo decenni di prestigio nel 1998 nasce la Fiera di Roma SpA, fondata dalla Camera di Commercio di Roma, dal Comune di Roma e dalla Regione Lazio.
Nel 2001 sono nominati nuovi amministratori che hanno lo scopo di gestire la realizzazione di uno del nuovo polo fieristico che nascerà sull’autostrada Roma-Fiumicino nei pressi di Ponte Galeria.
Il 21 aprile 2004, si aprono i lavori per la realizzazione del nuovo centro fieristico, voluto dalla Giunta Veltroni, un progetto da 400 milioni di euro.

La nuova Fiera è inaugurata nel 2006 e nel tempo non riscontra il successo voluto. Fin da subito è accertato che le fondamenta di alcuni padiglioni sorgono su terreni paludosi che richiedono costante manutenzione, inoltre per i partecipanti si riscontrano molte difficoltà per raggiungere il luogo, sia con mezzi pubblici sia con quelli privati.

Nel frattempo, dal 2005 i vecchi padiglioni di via Cristoforo Colombo vengono utilizzati per tutt’altri scopi: depositi delle schede elettorali e di divise dei vigili del fuoco, alloggi temporanei per alcune famiglie in difficoltà a causa della straordinaria nevicata dell’inverno del 2012 e nello stesso anno per ospitare le montagne di sale che sotto la Giunta Alemanno erano state acquistate per l’emergenza neve.

Nel 2009 alcuni comitati e cittadini della zona rivolgono all’ex Sindaco Walter Veltroni diverse proposte per rigenerare l’area abbandonata. È avallata quella di far nascere La città dei bambini un luogo per i piccoli e le famiglie, con negozi di giocattoli, campi sportivi, spettacoli, ma anche accoglienza per bambini in difficoltà e strutture residenziali per le loro famiglie. Un progetto all’avanguardia ma non molto redditizio, per cui è abbandonato per lasciar spazio al mattone.

Solo oggi, dopo diversi anni di contrattazioni, sono riusciti a mettere un punto a quest’annosa storia. Una vicenda che purtroppo non accontenta tutti gli abitanti del luogo, i quali speravano in qualcosa di meglio rispetto all’ennesima colata di cemento.

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Quel cinema-teatro, il gioiello della Garbatella

Un teatro, un cinema, una sala per musica dal vivo: in quasi un secolo di attività il Palladium ha cambiato mille volti, proprio come lo storico quartiere che tuttora gli gravita attorno.

Edificato nel 1929 su progetto dell’architetto Innocenzo Sabbatini, il monumentale edificio in stile liberty si inserisce all’interno di una borgata in piena espansione. Nello stesso anno vengono infatti completati i Bagni Pubblici e piazza Bartolomeo Romano, il salotto buono della Garbatella, si anima di una serie di storiche attività commerciali come il barbiere Zamiol, l’edicola della sora Amelia, la pompa di benzina e la tabaccheria Scialanga, il bar Foschi. “Fu proprio la compagnia teatrale di mio bisnonno Umberto Capece, dove aveva esordito il giovane Totò – ci racconta in occasione del Centenario del quartiere l’eurodeputato Massimiliano Smeriglio – a debuttare al cinema Garbatella. Capece era Pulcinella e con lui recitò anche la moglie Elodia Gaglioni”.

Sembrano lontani i tempi in cui la borgata giardino si limitava a cinque lotti a ridosso di Piazza Benedetto Brin, un agglomerato di abitazioni senza nemmeno un toponimo definitivo (Concordia? Remuria? come suggeriva il regime, o forse il più diffuso e ormai popolare Garbatella?). Adesso in piazza Bartolomeo Romano corre la prima linea di tram – cui se ne aggiungerà un’altra alla fine degli anni ’40 – e il cinema-teatro già rappresenta un luogo nodale di aggregazione, l’unico centro culturale a disposizione di una comunità che anno dopo anno si fa sempre più viva e coesa.

Le proiezioni domenicali sono un evento. I ragazzi vengono anche da Tormarancia, una folla di lavoratori, bambini e famiglie si dirige verso l’unico svago disponibile in un quartiere gravato da lunghe giornate lavorative, condizioni economiche precarie, abitazioni senza bagni.

È in un ambiente sociale come questo che nasce l’orientamento politico che ha sempre caratterizzato la borgata giardino: basta pensare che il giorno stesso dell’inaugurazione del cinema-teatro Garbatella, si levano dalla platea fischi di protesta nei confronti del propagandistico cinegiornale Luce. Lo stesso giorno un gruppo di giovani fascisti non ottiene dal direttore di entrare gratis alla proiezione e lo minacciano di ritorsioni, di domarlo come hanno fatto con la Garbatella. Nei confronti del Duce fioriscono le manifestazioni di scontento – vengono rinvenuti in quegli anni manifesti inneggianti Matteotti, copie clandestine dell’Unità – che si intensificano a causa del giro di vite rappresentato dall’emanazione delle leggi speciali del ’26.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre, i sentimenti antifascisti deflagrano. Attività partigiane ripetute rendono Garbatella e Ostiense tra i quartieri più resistenti di Roma: lo stesso Palladium rimane coinvolto. Il 6 dicembre 1943 dal tetto della sala, aperto per consentire il ricambio d’aria, piovono volantini del movimento comunista Bandiera Rossa. Poco dopo, il 3 aprile 1944, a seguito di un’anonima delazione, viene scoperto un deposito d’armi proprio dietro lo storico teatro, all’interno del lotto 12. Al termine del conflitto mondiale l’atmosfera si distende, anche se solo in apparenza. Da una parte proliferano i cantieri lungo via Ostiense e via Cristoforo Colombo, conferendo a Garbatella l’aspetto che oggi conosciamo e inserendola a pieno titolo nella tessitura metropolitana dell’Urbe. D’altra parte, il Palladium diventa testimone muto di una delle giornate più pregnanti nella storia collettiva del quartiere. Il 26 maggio 1970, mentre all’Eur è convocato il consiglio generale della Nato, mentre nel mondo cresce la protesta contro la guerra in Vietnam, una manifestazione guidata dai movimenti dell’estrema sinistra si spinge fino a piazza Bartolomeo Romano. Gli scontri hanno luogo proprio davanti all’armoniosa architettura del teatro, coinvolgendo attivamente anche numerosi cittadini.

Intanto cresce il disagio. È un periodo difficile, segnato dalla piaga dell’eroina e del degrado. Il Palladium è declassato prima a cinema a luci rosse, emblema dello squallore e dell’abbandono delle periferie, poi a sala per musica dal vivo. Ciononostante, non demorde. Non perde il suo valore aggregativo: è qui che i cittadini si riuniscono, è qui che si riconoscono. Come il 6 maggio 1988, quando oltre mille persone si riuniscono all’interno dello storico teatro per discutere il problema del degrado delle abitazioni e degli affitti. Poco dopo, nel ’91, entra in vigore una legge regionale che mette in vendita 2.350 alloggi Iacp (Istituto Autonomo Case Popolari), dando una svolta alla vita di molti “garbatellani”.

Il Palladium ha attraversato il secolo scorso quasi per intero e ne ha rappresentato, di riflesso, i momenti salienti. Il 4 dicembre 2001 si chiude un intero capitolo della sua storia. E se ne apre un altro: lo storico teatro di Garbatella passa alla Terza Università romana, sotto il rettorato di Guido Fabiani, ospitando attività rivolte all’ateneo e alla cittadinanza.

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Addio ad Augusta, storica cuoca de “La nuova cantinetta”

C’era tantissima gente ai funerali di Augusta a Dragona, dove abitava insieme alla sua famiglia. E c’erano anche molti di quei cittadini della Garbatella che frequentano abitualmente o saltuariamente la trattoria romana di via Basilio Brollo.

Augusta, la cuoca storica de La Nuova Cantinetta, se ne è andata il 17 settembre dopo una breve e implacabile malattia.
Nata nel 1941 a Montefortino (in provincia di Fermo, all’epoca provincia di Ascoli Piceno) nelle “Marche zozze” – come amava raccontare con un sottile sarcasmo tipico di chi aveva affrontato l’esistenza duramente – in una numerosissima famiglia di contadini, la vita l’aveva portata prima a Configno, frazione di Amatrice, per poi giungere nella Capitale. Anche al Testaccio, dove aveva vissuto per diversi anni, insieme alla sua famiglia, era amata e conosciuta.

Ogni giorno, dal 1997, è sempre stata ai fornelli di quella piccola cucina, nel cuore della Garbatella, da dove aveva sfornato i migliori piatti della tradizione romana con cura e maestria.
Con la sua arte aveva cominciato da subito a far parlare di sé, tanto che i suoi rigatoni con la pajata, o la sua amatriciana o la sua gricia, erano conosciuti un po’ in tutta Roma.
I commensali della trattoria la ricordano anche perché aveva un sorriso per tutti, non soltanto per chi si affacciava in cucina per farle i complimenti o semplicemente per porgerle un rapido saluto mentre era al lavoro.

Alla figlia Jolanda, al genero Paolo e al nipote Pietro le condoglianze della redazione di Cara Garbatella.

 

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Certi amori non finiscono: il Città Futura Basket annuncia il ritorno di Daniele Bonessio

di Iacopo Smeriglio

Era il dicembre 2004 e Daniele Bonessio esordiva in Serie A di Basket con la maglia della Virtus Roma. Capitani coraggiosi crescono. Con queste parole Gianni Rivolta, sulle pagine del nostro giornale, raccontava il salto di categoria di una giovanissima promessa della Garbatella. Il sogno di giovane cestista diventava realtà. Oggi, quasi vent’anni dopo, il giocatore classe ’88 torna a calcare il campo, ed è quello della sua prima casa.

“Il Città Futura Basket è lieto di annunciare che Daniele Bonessio sarà un nuovo giocatore della Serie C Unica allenata da coach Massimo Baralla per la stagione sportiva 2023/2024”.

Il comunicato ufficiale è arrivato dalla pagina Facebook della squadra a metà settembre.

Una lunga carriera iniziata proprio su questo parquet, da giovanissimo. Erano i tempi del Pool Eurobasket, quando nel 2002, nemmeno quindicenne, portava a canestro ben 42 punti contro la Scavolini Pesaro accendendo i riflettori su di sé, in una finale nazionale giocata a Verona.

Di lì a poco, quel ragazzo dalla stoffa differente, alto quasi due metri, entrava in campo con la maglia della Virtus Roma, scelto fra tanti per rafforzare le fila del settore giovanile della squadra all’epoca guidata da coach Bucchi. Un legame indissolubile, però, l’ha sempre tenuto stretto al nostro territorio e agli spalti del Pala Avenali. Imola, Jesi, Ostuni, Barcellona Pozzo di Gotto, Bari, Casalpusterlengo, Matera. Questi sono solo alcuni dei parquet in cui una lunga carriera l’ha portato ad indossare i colori di molte squadre di livello.

“L’emozione di tornare a vestire la mia prima maglia è indescrivibile. In tutta la mia carriera – ha raccontato Daniele Bonessio in una dichiarazione rilasciata sui social dopo l’annuncio – ho sempre portato il Città Futura Basket sulla mia pelle e credo che non ci sia cosa più bella di tornare a casa. Negli ultimi due anni ho desiderato tanto scendere in campo con i protagonisti della nostra Serie D. Sono grato a loro e a coach Baralla per aver riportato un grande pubblico sugli spalti del Pala Avenali”.

Non si risparmia, insomma, e definisce subito obiettivi chiari per la stagione appena cominciata. Immancabili, poi, in chiusura i ringraziamenti alla famiglia. “Ora c’è un nuovo capitolo da scrivere. Sarà un campionato lungo e con una formula che non ti permette passi falsi, ma credo che potremo dire la nostra. Ci tengo a ringraziare la mia famiglia per tutti i sacrifici fatti per questo club e sono sicuro che i miei nonni da lassù saranno felici di vedermi con la 17 biancorossa e come sempre saranno i primi tifosi del Città Futura”.

L’esperienza di un pivot che ha giocato nei palazzetti della Serie A2 e della Serie B per un’intera carriera, servirà non poco ai ragazzi della squadra salita lo scorso anno in C Unica, dopo una stagione intensa e con un tifo al cardiopalma, che ha riempito il palazzetto partita dopo partita.

“La presenza di Bonny” – dice, infatti, il coach Massimo Baralla in una nota rilasciata dalla società – “sarà da stimolo per tutto il nostro ambiente, che potrà tifare e vedere da vicino il proprio campione e amico. Il suo entusiasmo sarà un grande esempio per i ragazzi del Settore Giovanile. Oltre a caricarsi sulle spalle il ruolo di leader, Daniele ci darà una dimensione interna importante e con le sue doti di passatore può regalare grandi opportunità a tutti gli altri”.

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Si ritorna sui banchi di scuola tra vecchi e nuovi disagi

di Giuliano Marotta (ottobre 2023).

A Roma 310 mila tra studenti e studentesse e circa 50 mila docenti, sono rientrati in classe dopo la pausa estiva. Abbiamo contattato la collettività che ruota intorno ai giovani delle scuole primarie e secondarie di primo grado di alcuni istituti pubblici del Municipio Roma VIII: “Come è iniziato quest’anno scolastico?

Genitori: aumento dei libri di testo

Arriva settembre e ricomincia la spasmodica attività del gruppo WhatsApp dei genitori che, per chi ha almeno un figlio a scuola, è croce e delizia fra annunci di compleanni, malattie che girano e richieste di compiti vari. Nella top tre degli argomenti più dibattuti di questo inizio anno c’è sicuramente l’aumento smisurato dei prezzi dei libri di testo e della cancelleria, che segna in media un 20% in più sul bilancio casalingo.

Molto apprezzata è invece l’iniziativa Back to the School promossa dall’Atac, che permette a tutti i minori di 19 anni di usufruire di un abbonamento annuale per viaggiare sui mezzi pubblici al costo di cinquanta euro.

Per la gioia degli studenti, ma un po’ meno per chi si occupa di loro, nel primo mese di scuola non si è svolto il tempo pieno. A causa della mancata assegnazione delle cattedre e della carenza del personale Ata, molti genitori si sono dovuti organizzare per sopperire all’orario ridotto.

Crea ancora difficoltà la mancanza di alcuni assistenti alla comunicazione e all’autonomia, figure professionali assegnate dalla Regione Lazio, che forniscono supporto agli studenti con disabilità sensoriale, psico-fisica o disturbo dello spettro autistico.

Insegnanti: inadeguatezza degli ambienti scolastici

Dal confronto con i docenti emerge tra le maggiori difficoltà riscontrate, l’inadeguatezza degli ambienti scolastici, che nella maggior parte dei casi presentano problemi strutturali mai risolti. Nelle scuole Macinghi Strozzi, di Piazza Damiano Sauli (Garbatella) e Carlo Alberto Dalla Chiesa (Grotta Perfetta) ci hanno riferito del livello di manutenzione insufficiente e dello stato in cui versano le strutture: plafoniere senza luci, acqua che gocciola dai soffitti quando piove, muri scrostati, serrande rotte e incuria degli spazi aperti. Gli insegnanti, inoltre, sono costretti ad organizzare collette per l’acquisto di numerosi materiali scolastici fondamentali.

A fronte di questo stato di necessità in cui si trovano varie scuole, la dirigenza dovrà presentare un piano spese finalizzato all’uso dei finanziamenti del Pnrr per il progetto Scuola 4.0, che sono però destinati ad interventi per garantire innovazione tecnologica. Molte scuole del Municipio, infatti, riceveranno un finanziamento di circa 150 mila euro per l’acquisto di materiali informatici e per la progettazione di ambienti di apprendimento innovativi.

Amministrazione

Via Antonino Pio, la strada che costeggia l’Istituto Malaspina nel quartiere San Paolo, per una mattina si è trasformata in una grande isola pedonale, a seguito di un’iniziativa municipale volta a promuovere la sostenibilità e la sicurezza stradale, che presto verrà replicata negli spazi antistanti altri plessi scolastici. Francesca Vetrugno, l’assessora municipale alle Politiche Scolastiche ed Educative, sta lavorando per la riqualificazione degli ingressi scolastici del liceo Caravaggio, della succursale del Socrate a Tor Marancia e della Poggiali Spizzichino a Montagnola, affinché questi spazi possano essere vissuti come luoghi di aggregazione sicuri e non solo come passaggi di transito circondati da autovetture.

Per quanto riguarda le strutture, durante l’estate l’assessorato ha avviato i lavori nella scuola Principe di Piemonte, per una spesa di circa un milione di euro. La ristrutturazione ha interessato perlopiù l’impianto fognario ed elettrico.

Alla Poggiali Spizzichino plesso Raimondi, invece, stanno terminando i lavori di manutenzione di tutti gli ambienti scolastici, con la trasformazione di un magazzino polveroso in una spaziosa biblioteca. Un avamposto culturale dedicato a Don Andrea Gallo, che ben presto verrà aperto a tutto il territorio.

Associazionismo: le Scuole popolari

La scuola e i genitori possono fare affidamento su una rete territoriale di volontari che si occupa gratuitamente dei giovani in orari extrascolastici. Un esempio virtuoso è la Scuola Popolare Sciangai a Tor Marancia, che quest’anno festeggia il sesto anno di attività; nelle ex aule della scuola  dell’infanzia Mappamondo in viale Odescalchi, il martedì e il venerdì pomeriggio sono dedicati all’assistenza allo studio, a laboratori formativi e a passeggiate conoscitive del territorio, cui partecipano circa quaranta bambini e bambine delle scuole primarie e secondarie di primo grado.

Nota di merito anche per le attività svolte dal Circolo Che Guevara a Montagnola, che propone diversi corsi d’italiano per stranieri (sia adulti sia minori) e quotidianamente, in orario pomeridiano, uno sportello per l’aiuto compiti.

Sempre a Montagnola è presente il Gruppo Orto Solidale degli Orti Urbani Tre Fontane, che all’interno degli spazi della Poggiali Spizzichino di via Benedetto Croce, svolge tutti i venerdì pomeriggio, supporto allo studio per chi frequenta le elementari e in contemporanea insegna alle madri straniere la lingua italiana.

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