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L’oscar dei corti in ricordo di Francesco Valdiserri

Ancora un’iniziativa in ricordo di Francesco Valdiserri, il ragazzo scomparso l’anno scorso a seguito di un tragico incidente sulla Cristoforo Colombo. Stavolta a parlare di lui sarà il cinema, tramite un concorso organizzato dall’associazione culturale Controchiave in collaborazione con i genitori del ragazzo, Paola Di Caro e Luca Valdiserri.

Il bando

Il concorso è rivolto ai giovani tra i 16 e i 23 anni, che avranno la possibilità di presentare entro il 15 febbraio un cortometraggio di massimo 10 minuti a tema libero ma con filo conduttore la propria generazione, inviandolo all’indirizzo 24framealsecondo@controchiave.it.

“Non abbiamo voluto imporre un tema fisso” ci ha spiegato Marcello dell’associazione, “proprio per dare libero spazio ai ragazzi.” L’iniziativa rientra nell’ambito delle attività cinematografiche gestite da Controchiave con nuovo slancio nel corso degli ultimi due anni, dopo un lungo periodo di pausa.

Dall’anno scorso infatti viene organizzato “24 frame al secondo”, un cineforum con cinque proiezioni su un tema stabilito – nel 2023 è stato il lavoro, nel 2024 sarà la crescita. Il concorso dei cortometraggi nasce dallo stesso spirito, ci ha spiegato Marcello. “Il nostro intento è di mettere a confronto i lavori di giovani senza esperienza e i film di successo, quest’anno sul tema della crescita, dell’evoluzione dall’infanzia all’età adulta.”

Modalità di svolgimento

Per mettere in luce il confronto, i lavori dei ragazzi verranno proiettati in cinque date – 20 gennaio, 3 e 17 febbraio, 2 e 16 marzo – prima del film in programma nella rassegna, all’interno della sede in via Gaspare Gozzi 153. A seguire, dibattiti e approfondimenti con esperti del settore.

Una giuria presieduta dal regista Paolo Virzì sarà quindi incaricata di scegliere i 10 migliori cortometraggi, tra i quali verrà nominato un vincitore nel corso di una serata speciale che si terrà il 13 aprile; le categorie premiate saranno il miglior film, il soggetto più originale, la migliore realizzazione tecnico-artistica, insieme a un premio speciale dedicato alla memoria di Francesco. Al vincitore assoluto verrà consegnato un voucher per un viaggio in una capitale europea; gli altri premi consisteranno in corsi di aggiornamento, abbonamenti, materiale per approfondimento cinematografico.

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Anche il Socrate è occupato

Virgilio, Tasso, Mamiani e adesso anche il Socrate. Alle undici scuole occupate a Roma, da qualche giorno si è aggiunto il liceo classico e scientifico della Garbatella. L’occupazione, promossa dal collettivo Dante Di Nanni ma condivisa da molti altri studenti, ha avuto luogo martedì mattina.

Il comunicato del preside

“Nella mattinata del 12 dicembre la sede centrale del Liceo Socrate è stata occupata da una minoranza di studenti che arbitrariamente si sono introdotti nell’Istituto”: così inizia il comunicato del preside disponibile sul sito dell’istituto. “L’atto è già stato denunciato alle forze dell’ordine a cui è stato chiesto lo sgombero immediato della sede.”

Il liceo al momento è ancora occupato e lunedì gli studenti parteciperanno a un consiglio di istituto straordinario col preside Carlo Firmani, al fine di mostrare le loro proposte.

Le motivazioni degli studenti: la riforma Valditara

“La nostra occupazione viene dopo quella di altri istituti” ci hanno spiegato gli studenti, “ma ci teniamo a specificare che la nostra mobilitazione è indipendente, anche se le motivazioni possono essere simili”.

Tra le ragioni di una presa di posizione così forte, l’avversione alla politica conservatrice perseguita dal Governo attuale, soprattutto nel campo dell’istruzione. Come spiega il comunicato degli studenti pubblicato sulle pagine social del collettivo, la riforma dell’istruzione proposta dal ministro Giuseppe Valditara è considerata inaccettabile.

Meritocrazia e voto in condotta

Tra i molti punti affrontati, la meritocrazia e i nuovi parametri per l’assegnazione del voto in condotta e della sospensione.

“Al momento si rischia la bocciatura se all’interno di una scuola si infrange il codice penale” ci ha spiegato Laura, una studentessa. “Con questa riforma, invece, basta l’infrazione del regolamento d’istituto per essere sospesi per quindici giorni e quindi essere bocciati. È chiaramente un modello educativo basato sulla paura. Le scuole dovrebbero istruire, non punire.”

Quanto al merito, si tratta di un criterio che, a detta degli studenti, crea disuguaglianze classiste in una società in cui non tutti partono con le stesse possibilità.

Alternanza scuola-lavoro

Altra questione centrale è il PCTO (alternanza scuola-lavoro) introdotto dalla riforma Giannini della “Buona scuola” nel 2015 e implementato nella nuova proposta di riforma.

Gli occupanti considerano l’alternanza scuola-lavoro un modo per subordinare la scuola alle necessità del mercato. L’aumento delle ore lavorative negli istituti tecnici e l’inserimento di figure professionali aziendali tra i professori sono altri punti nevralgici. Gli studenti ritengono inoltre inaccettabile la riduzione degli anni di scuola a quattro negli istituti tecnici, considerata un provvedimento classista volto a creare scuole di serie A e di serie B.

“La scuola che dovrebbe essere un luogo di formazione culturale e personale – sottolinea in più punti il comunicato degli occupanti – non un sistema finalizzato al lavoro e che prepara allo sfruttamento.”

Sulla violenza di genere

Nel comunicato gli studenti toccano anche temi di scottante attualità come la violenza sulle donne e la guerra in Ucraina e il conflitto Israele-Palestina.

Sulla violenza di genere tengono a specificare che non ha senso affrontare la questione alla luce di un episodio mediaticamente eclatante come il terribile omicidio di Giulia Cecchettin, ma che bisogna considerare il problema nella sua totalità. Secondo i dati ISTAT sono oltre cento i femminicidi avvenuti quest’anno, un numero preoccupante che spinge gli studenti a interrogarsi sui valori trasmessi da questa società. È il maschilismo inteso come problema culturale che è al centro dei loro dibattiti da anni – chiariscono nel comunicato.

Sulle guerre in corso

“Soldi alla scuola non alla guerra”: questo è lo slogan degli occupanti, che auspicano l’aumento dei finanziamenti destinati all’istruzione e la cessazione dell’invio di armi in Ucraina.

A fronte dei conflitti che da mesi insanguinano le più disparate latitudini del globo, gli studenti hanno un obiettivo concreto. Proporranno la sottoscrizione di una dichiarazione che attesti la contrarietà del Socrate all’intervento dell’Italia nelle guerre.

“Sarebbe la prima volta che una scuola prende una posizione così netta” ha continuato Laura. “Si tratta di manifestare una posizione morale prima che politica.” La proposta verrà avanzata lunedì durante un consiglio di istituto straordinario concesso dal preside Firmani agli studenti.

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Le premiazioni di “Corri forte cresci bene”

Arrivano le premiazioni per l’iniziativa “Corri forte cresci bene”. I giovani partecipanti alla maratona della Garbatella – bambini al di sotto dei 10 anni – sono invitati a presentarsi per la consegna delle medaglie il prossimo giovedì 14 dicembre.

Il grande successo della maratona

Domenica 26 novembre si è svolta con successo la ventinovesima edizione di CorriallaGarbatella, la storica gara podistica della Borgata Giardino organizzata, come ogni anno, dall’associazione sportiva e culturale Rione Garbatella.

Circa 300 i bambini che hanno aderito alla sezione non competitiva “Corri forte cresci bene”. Il successo di questa edizione, la più partecipata degli ultimi anni, ha sorpreso gli stessi organizzatori.

Giovedì 14 dicembre

Come preannunciato, il presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri e l’assessore alle Politiche Scolastiche Francesca Vetrugno incontreranno i piccoli atleti il prossimo giovedì alle 16:30 presso l’Agenzia Allianz in Circonvallazione Ostiense 171. Verrà consegnata a ogni bambino una medaglia di partecipazione.

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“Un piano per la pace” a Garbatella

“Facciamo risuonare l’armonia della musica contro ogni guerra, contro ogni forma di violenza. Una piazza, un pianoforte non serve altro”

Un piano per la pace è un’iniziativa delle Associazioni Controchiave e Villetta Social Lab, che, con il patrocinio del Municipio VIII, lanciano un invito a tutti i pianisti “che volessero metterci la faccia, anzi le mani, per manifestare contro l’orrore della guerra”.

A questo proposito un pianoforte verrà messo a disposizione a Largo delle Sette Chiese, a Garbatella, a partire dalle ore 11 di martedì 19 dicembre.

Come si può aderire

Chi vorrà testimoniare la propria voglia di pace potrà scrivere a comunicazione@controchiave.it per essere messi in scaletta e regalare un brano suonato dal vivo.

A seconda delle adesioni che arriveranno, “Un piano per la pace” potrebbe proseguire fino al 23 dicembre.

Le prime adesioni

Tra i primi ad annunciare la propria presenza due illustri musicisti, Pasquale Innarella e Paolo Cintio in duo.

Si spera in una partecipazione numerosa per far risuonare tante note contro il rumore delle guerre.

 

 

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All’Arcipelago presentato l’ultimo romanzo di Paolo Di Paolo

Lo scorso giovedì 7 dicembre alle ore 17:30 è stato presentato alla biblioteca Arcipelago “Romanzo senza umani”, l’ultimo lavoro di Paolo Di Paolo. “Siamo contenti di proseguire con questi incontri” ha dichiarato l’assessore alla Cultura Maya Vetri in apertura. “Questo è un luogo a cui teniamo molto, abbiamo a cuore la promozione della lettura e degli incontri con gli autori. Con la biblioteca Arcipelago c’è una grande intesa, l’abbiamo eletta quasi a laboratorio culturale del Municipio.

Tra l’altro da poco ha aperto un’altra biblioteca, in via Costantino. Posso dire che stiamo costruendo qualcosa di nuovo, anche se il lavoro da fare è ancora tanto.” Nella sala quasi piena, tappezzata di librerie e animata anche dalle lucette di un albero di Natale, l’atmosfera era cordiale e distesa.

Gli interventi

Dopo le parole di Rita Santolamazza del gruppo di lettura “Leggere in circolo”, che ha messo in evidenza alcuni temi del libro– la solitudine, lo scorrere devastante del tempo, la glaciazione della natura e il congelamento dell’anima – il critico letterario Andrea Di Consoli, ha sottolineato la complessità dell’opera, dovuta all’andamento serpeggiante della narrazione e alla densità di stile. Inoltre ha rimarcato l’importanza e la poeticità dell’immagine iniziale del lago ghiacciato, specchio dei “congelamenti, cambi di stagione, improvvisi rovesci della nostra vita.”

Il gelo e la memoria, visti come i veri protagonisti del romanzo, danno voce alle inquietudini del nostro tempo, alla freddezza delle relazioni, alla mancanza di stimoli, all’assenza di introspezione. “Noi stiamo vivendo una stagione di congelamento” ha ragionato Di Consoli. “La nostra è una piccola era glaciale in cui tutti sono infelici e tutti hanno paura di pronunciare la parola infelicità. Io credo che mai gli italiani siano stati così tristi e soli.”

Dal circolo di lettura

I membri del circolo di lettura hanno inoltre letto e commentato passaggi significativi del romanzo chiedendo pareri e chiarimenti all’autore. Gli interventi hanno affrontato i temi dei ricordi archiviati, della diversità dei punti di vista che non coincidono mai, dell’idea imperfetta che abbiamo di noi e che trasmettiamo agli altri in forma ancora più imperfetta; tutte riflessioni molto sentite e interiorizzate dai lettori.

In un mondo in cui le relazioni sono congelate dall’imbarazzo, la fuga nasce dal contesto o da se stessi? La fuga è un errore o una necessità? La difficoltà di comunicazione del protagonista nasce da sé o dagli altri? È lui per primo che non sa cosa trasmettere? È lui per primo che non riesce a comunicare con se stesso?

“Questo libro ci è piaciuto molto e ne abbiamo discusso a lungo” ha aggiunto la Santolamazza, quasi a voler giustificare la complessità delle osservazioni proposte. “All’interno del circolo ci sono stati dibattiti anche molto accesi.”

Da Proust ai poeti del secolo scorso

Si è anche parlato degli innovativi espedienti sintattico-grafici del romanzo. L’autore interrompe bruscamente un capitolo per poi completare il periodo in quello successivo, dando al lettore un forte senso di spaesamento e quindi spunti di riflessione. “La sperimentazione grafica è un esercizio che ho ripetuto spesso” ha spiegato Paolo Di Paolo. “In alcune pagine di Mandami tanta vita, per esempio, ho inserito i caratteri tipografici dei giornali.

La segmentazione dei periodi in Romanzo senza umani sembra un elemento accessorio, invece è una caratteristica fondamentale che deriva dall’abitudine alla lettura della poesia del Novecento, che ha una componente grafica non trascurabile.”

In chiusura la poetessa Antonietta Tiberia ha sfiorato il tema del ricordo in Proust, che l’autore ha sviluppato in questo modo: “Il ricordo è un tema centrale nel mio romanzo. Anche io, come molti, sono rimasto affascinato dal grande organismo narrativo della Recherche. Nel mio libro, però, c’è un tentativo di liquidazione quasi giocosa dell’opera di Proust. Mentre il romanziere francese cerca – o almeno finge di cercare – la memoria involontaria, il mio protagonista è ossessionato dalla necessità di ricostruire il ricordo. In Marcel Proust c’è un atteggiamento incantato nei confronti del passato, che si ripropone spontaneamente. Qui invece il ricordo è una conquista faticosa e non sempre possibile.”

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Due appuntamenti per ritiro Ingombranti e carta d’identità elettronica

Raccolta gratuita rifiuti ingombranti

Domenica 10 dicembre raccolta gratuita rifiuti ingombranti nell’area di parcheggi sottostante al ponte Spizzichino verso l’Ostiense. La raccolta è dedicata solo ad utenze domestiche. Rifiuti accettati: oggetti in legno, metallo ingombranti (divani, materassi), apparecchiature elettriche ed elettroniche, lampade, batterie auto, pile, vernici solventi, olio vegetale, toner. Non sono accettati rifiuti inerti, calcinacci, olio motore.

Rilascio delle carte di identità

Sabato 16 dicembre dalle ore 15.00 alle ore 21.00 apertura straordinaria per rilascio delle carte di identità elettroniche alla cittadinanza residente nel Municipio Roma VIII.  Per prenotare l’appuntamento (fino ad esaurimento posti) chiamare il giorno 11/12/2023 dalle ore 14.45 alle ore 16.45 i numeri 0669611410 – 0669611661.

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Al Palladium ritorna il Centenario in memoria di Luciano Bianciardi (Servizio video)

Servizio video di Stefano BAIOCCHI & Giuliano MAROTTA

Per il secondo anno consecutivo, al Teatro Palladium alla Garbatella, si rende omaggio a Luciano Bianciardi. Lo scrittore maremmano venuto a mancare prematuramente a Milano nel 1971, con la sua opera di traduttore, i suoi saggi e i suoi romanzi, in particolare La vita agra, ha contribuito a fornire un’attenta analisi dei costumi sociali nell’Italia del boom economico, evidenziandone tutte le contraddizioni.

Quest’anno Bianciardi avrebbe compiuto 101 anni e la scrittrice Maria Jatosti, sua ex compagna di vita ha voluto ricordarlo nuovamente al Palladium, un luogo per lei caro e legato al suo passato. Sul palco si sono alternati inoltre: il filosofo Donato di Stasi, la professoressa Monica Venturini e il regista Francesco Piccolo.

In chiusura è andato in scena Amore Donne Guerre e Disastri (da Foggia a Ribolla) uno spettacolo musicale e teatrale tratto da vari testi di Luciano Bianciardi, a cura di Maria Jatosti, con l’attrice Giuliana Adezio, Pierre Bresolin e al violoncello Benny Penazzi.

L’evento patrocinato dal Municipio Roma VIII ha visto la partecipazione anche dell’associazione Cara Garbatella che ha contribuito alla realizzazione dell’evento e alla proiezione di video e foto storiche sul tema della manifestazione.

Foto di Giorgio GUIDONI

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Torneo di Basket 1 contro 1

Al via la quarta edizione del Torneo di Basket del GarbaPlayground.

Il 9 e il 10 dicembre la giovane comunità cestistica della Garbatella organizza due giornate intense di sport e aggregazione.

Si tratta di una realtà nata poco più di un anno fa e che oggi coinvolge ragazzi di età differenti provenienti da tutto il territorio del Municipio VIII, e non solo.

Dove si svolge

Il Torneo sarà strutturato su due diversi playground, con i giocatori suddivisi per fasce di età: al Parco Garbatella, nel campo da gioco di Via Rosa Raimondi Garibaldi, i canestri saranno dedicati ai giocatori under 14; per i più grandi sarà quello di Via Malfante, inaugurato meno di un anno fa vicino Piazza dei Navigatori.

Iscrizioni e gioco 1vs1

A cavallo del Viale Cristoforo Colombo si batteranno, dunque, i migliori cestisti di zona, in una serie continua di duelli. Il torneo, infatti, sarà uno contro uno.

Per iscriversi è possibile contattare la mail garba.playground@gmail.com o avere maggiori informazioni attraverso i canali social dell’organizzazione.

Lo spirito dell’iniziativa

“È un’esperienza volta alla promozione dei campi del territorio e della socialità tra i ragazzi del quartiere” dicono gli organizzatori.

“Questi eventi, inoltre, hanno dato e danno aiuto alle organizzazioni e alle società delle zone limitrofe ai campi”. Alcuni premi in palio saranno offerti da associazioni e attività commerciali locali, a dimostrazione dello spirito di comunità che anima l’iniziativa.

Lo sport è un elemento fondamentale per dare vita ai quartieri.

Che vinca il migliore!

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All’Approdo una giornata dedicata alla poesia

Domenica 3 dicembre un gruppo di poeti da tutta Roma si è riunito nel piccolo cortile dell’Approdo – la biblioteca comunale in via Magnaghi 12 – per condividere versi sul tema della pace.

L’iniziativa, che prende il nome di “Radici di pace”, è stata organizzata dalla poetessa romana Ilaria Giovinazzo e ha ricevuto il sostegno di Medici senza Frontiere, a cui saranno devolute le offerte raccolte nel corso dell’incontro durato l’intera giornata.

Radici di pace

“La pace non è un sogno, può diventare realtà.

Ma per costruirla bisogna essere in grado di sognare”: questa riflessione di Nelson Mandela riassume lo spirito dell’evento, organizzato con l’intenzione – come è stato ricordato in apertura – “di far sentire la flebile voce dei poeti su un tema di scottante attualità come quello della guerra”. “Le parole” è stato ribadito nel corso della mattinata, “possono essere dure come pietre. Ma possono anche diventare mattoni per costruire prospettive.”

Sotto la supervisione di Ilaria Giovinazzo e Fabio Sebastiani, i presenti si sono alternati leggendo poesie proprie e dando voce a versi di autori israeliani e palestinesi come Lea Goldberg e Mahmoud Darwish, accanto a opere di grandi poeti del secolo scorso del calibro di Osip Mendel’stam, Anna Achmatova e Wislawa Szymborska.

La poetessa romana Lucia Elia ha sottolineato la differenza tra pace sociale, pace tra Stati e pace interiore, rimarcando l’importanza di quest’ultima. Da qui la lettura di poesie su tematiche personali, come quella di Leila Falà in cui la pace è intesa come riappacificazione di due care amiche dopo un litigio che ha fatto soffrire entrambe. Durante l’incontro è stata inoltre ribadita l’origine del termine pace, che avendo la stessa radice indoeuropea di patto indica una saldatura, un’alleanza a seguito della divisione.


Incontro “Radici di pace” all’Approdo

Le altre iniziative dei poeti romani

Sabato scorso nel giardino della Piramide Cestia si è svolto uno dei molti incontri del Festival della Poesia. Presente il gruppo di Garbatella della Poetanza, che ha letto versi di Vivian Lamarque, premio Strega per la poesia nel 2023, e di Louise Gluck, premio Nobel per la Letteratura nel 2020. I poeti hanno partecipato a coppie leggendo poesie affini per tematica.

L’evento, organizzato col patrocinio della Soprintendente Speciale Daniela Porro e la collaborazione del Drugstore Museum in via Portuense 317, è iniziato a settembre e proseguirà straordinariamente fino a gennaio. “Per questi incontri siamo stati al Tempio di Minerva e nell’area archeologica di Santa Croce in Gerusalemme” ci ha raccontato la poetessa di Garbatella Antonietta Tiberia, “è stato anche un modo per vedere questi siti archeologici animati di poesia, un modo per scoprire angoli nuovi di Roma.”

Gli appuntamenti hanno avuto luogo anche nella villa di Livia lungo la via Flaminia, nel Mausoleo di Sant’Elena in via Casilina e a Tor San Michele a Ostia, con l’obiettivo di riempire di letture e discussioni gli ambienti più disparati della Capitale.

Premiazioni del concorso “Voci di casa”

La Poetanza al concorso “Voci di casa”

Il gruppo della Poetanza ha inoltre ricevuto lo scorso venerdì una menzione d’onore in Campidoglio per la poesia “Guerra? No, grazie” firmata da Antonietta Tiberia.

Presenti in aula in occasione della quindicesima edizione del premio letterario “Voci di casa” Ornella Consalvi, Daniela del Monte, Angela Demma, Ivana Pallavicini, Luciana Prisciandaro, Mattia Broggiati, autori provenienti da tutta Italia che hanno partecipato con un testo di prosa o di poesia.

“Il gruppo di cui facciamo parte è quello delle casalinghe italiane” ci ha spiegato la Tiberia. “Siamo un gruppo di casalinghe e casalinghi che si dedicano alla letteratura. A Garbatella il gruppo si riunisce a Santa Galla; venerdì in Campidoglio eravamo un un buon numero e molto eterogenei: per darvi un’idea, c’era una ragazzina di 13 anni e una signora di 94. È stato bello vedere l’impegno di tutti noi riconosciuto” ha concluso la poetessa.

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Basket Serie C Unica. Ottimo avvio per Città Futura e San Paolo Ostiense

Dopo nove giornate di campionato di Serie C Unica, Città Futura e San Paolo Ostiense stanno catturando l’attenzione degli appassionati di basket e si stanno affermando come delle forze da non sottovalutare nella competizione.
La squadra del Città Futura Basket ha raggiunto la Serie C per la prima volta nella sua storia, nonostante l’eliminazione nella finale playoff di Serie D nella stagione precedente. Infatti, a luglio 2023 la società ha acquisito il titolo sportivo di Serie C dalla Nova Basket Ciampino, che ha conquistato la promozione sul campo vincendo la finale playoff di Serie D.
Alla guida della squadra è stato confermato coach Massimo Baralla: “Per come è stata costruita la squadra negli anni, con un occhio a tutti gli equilibri non solo tecnici, è stata una vera favola sportiva, purtroppo con un finale diverso da quello che tutti avevamo idealizzato – si legge in una nota rilasciata dall’allenatore – Però io credo che se fai i passi giusti, prima o poi, la sorte ti è amica e questo è quello che è successo con lo scambio di titoli con Ciampino. Ora siamo dove Città Futura Basket merita di stare e sono orgoglioso di avere ancora la possibilità di guidare la squadra”.
Città Futura, è di casa al Pala Avenali in via dell’Arcadia  108, inserita nel girone B e dopo nove giornate ha conquistato un bottino di 14 punti, a fronte di 7 vittorie e 2 sconfitte, raggiungendo i primi posti della classifica.
Da segnalare l’importante vittoria in rimonta contro New Sport Time (87-81) e contro Cest Civitavecchia (88-78) ottime rivali per le posizioni alte della classifica.
La squadra ha dimostrato una combinazione di talento individuale e gioco di squadra impeccabile, e ha messo in mostra determinazione che ha catturato l’entusiasmo dei tifosi. Qualità acquisite grazie al supporto del capitano Daniele Bonessio che ritorna a casa dopo che l’aveva lasciata poco più che diciottenne, all’inizio di una lunga carriera spesa tra le maggiori Serie cestistiche con Virtus Roma, Fortitudo, Frascati e altre squadre di rilievo.
Gli altri giocatori: Alessio Albenzi, Francesco Argenti, Mattia Giannini, Diego Giuliano, Francesco Ingrillì, Matteo Mordini, Federico Pierantoni, Alessio Ranocchia, Gianluca Vagnini e gli under Simone Camposeo, Giordano Cantoni, Jacopo Conte, Kareem Rady e Tony Singh hanno dimostrato abilità straordinarie sul campo, mettendo a segno tiri precisi, difese solide e una coesione di squadra che promette bene per la stagione.
Città Futura Basket

San Paolo Ostiense Basket

Nel girone A, milita il San Paolo Ostiense, società ormai abituata a questa categoria che ha iniziato questa stagione con il piede giusto, testimonianza del duro lavoro e dell’impegno di tutti coloro coinvolti nel programma, a partire dall’allenatore Carlo Colella.
Il coach ha giocato un ruolo fondamentale nel plasmare la squadra, lavorando sulla strategia di gioco e ispirando i giocatori a dare il massimo in ogni partita.
La sinergia tra allenatore e squadra è evidente, e ha creato un ambiente positivo che si riflette nei risultati sul campo.
Dopo nove giornate il San Paolo è in zona play-in con 12 punti, frutto di 6 vittorie e 3 sconfitte.
Da segnalare l’amara sconfitta contro Vigna Pia (77-75) e l’importante vittoria contro Alfa Omega (93-64), dirette avversarie per un posto ai vertici della classifica.
La squadra è di casa al Palazzetto Claudio Spano, in viale di San Paolo 12.
Agli ordini di coach Colella troviamo il capitano Riccardo Conte poi: Eugenio Amanti, Maurizio Antinori, Andrea Ballin, Federico Conte, Andrea Di Camillo, Gianluca Ferrara, Simone Grasso, Phaul Griffin, Philiph Imbesi, Federico Loi, Gian Marco Miscione, Raul Moldovan, Mario Mugnaioli, Francesco Paolini, Pavlo Petryna, Simone Repaci, Gabriele Sarghini, Lorenzo Sedita, Valerio Terrasini, Tommaso Vettor e Marco Vrancianu.
San-Paolo-Ostiense-Basket-2023

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Seconda Categoria: Virtus Tormarancio obiettivo promozione

Neopromossa in Seconda Categoria, dopo un eccellente finale nella stagione precedente, gli amaranto continuano a convincere e a divertire. Dopo otto giornate di campionato del girone G, la squadra ha totalizzato 19 punti, posizionandosi al terzo posto della classifica, con una partita da recuperare.

I risultati sono di tutto rispetto: un pareggio all’esordio fuori casa contro il Don Bosco Genzano (0-0) poi sei vittorie consecutive, battendo avversari di spessore come l’Atletico San Lorenzo (2-1), il Real 100 Celle (0-2). Ha incassato una sola sconfitta contro l’Atletico Zagarolo 2020 (4-0), ma vanta la seconda miglior difesa del girone con 9 goal subiti.

La Virtus Tormarancio, allenata da Mario Bolletti, ora deve riuscire a dare continuità nelle prestazioni, a gestire le risorse fisiche e dimostrare di avere la capacità di adattarsi alle sfide più difficili che l’aspettano, tutti fattori importanti per una squadra neopromossa che vuole affermarsi nel nuovo campionato.

Per chi vuole seguirla, la squadra è di casa al campo Guglielmo Fiorini in via Costantino 5, l’ingresso alle partite è gratuito e lo spettacolo assicurato.

Terza Categoria: Real San Paolo solo tre punti in sette gare

Presenti nel girone A, i giallo-neri del Real San Paolo dopo le prime sette partite di campionato hanno totalizzato solamente tre punti, figli della vittoria nella prima giornata contro Miracoli Football Club (5-3), poi sei sconfitte consecutive e 35 goal subiti, che li hanno rilegati negli ultimi posti della classifica.

La squadra guidata da mister Giuseppe Rossi paga un po’ l’inesperienza della Categoria essendo formata da elementi molto giovani e anche alcuni infortuni hanno creato difficoltà nella preparazione delle partite.

Questi risultati però non scoraggiano la voglia di giocare e fare sport dei ragazzi, che hanno intenzione di migliorarsi nel girone di ritorno. La società, inoltre, si contraddistingue da sempre per l’impegno sociale attraverso le dinamiche sportive per l’inclusione di giovani che vivono in condizioni di disagio economico o sociale e che non avrebbero i mezzi necessari per la partecipazione a tornei giovanili. Per chi vuole sostenere il team, le partite in casa del Real San Paolo sono in scena sul sintetico del campo Guglielmo Fiorini in via Costantino 5.

Calcio a 5 femminile. Serie D: la Torpedo vince e diverte

Torpedo Roma Calcio

In un’atmosfera carica di determinazione e passione per lo sport, la squadra di Calcio a 5 femminile Oxygene, meglio conosciuta come Torpedo Roma Calcio, ha dimostrato un inizio di stagione straordinario, piazzandosi al quinto posto in classifica, con 12 punti e una partita da recuperare, dopo sei intense giornate di campionato di Serie D, girone A.

Il cammino positivo della squadra ha avuto inizio sin dalle prime giornate di campionato, ottenendo quattro vittorie consecutive. La comunicazione in campo, la tattica ben preparata e l’atteggiamento positivo hanno contribuito a questo primo successo delle ragazze, creando un ambiente in cui ogni giocatrice si sente parte integrante del progetto.

L’unità del gruppo è emersa come elemento fondamentale, dimostrando che il successo non è solo una questione di talento individuale, ma anche di coesione di squadra, merito anche dell’allenatore che ha svolto un ruolo chiave nel motivare e guidare le giocatrici, spronandole a dare sempre il massimo sia durante gli allenamenti sia in partita.

La società di carattere popolare si è impegnata fin dagli esordi a portare avanti un concetto di sport legato a doppio filo con quello di cultura, attraverso la promozione di numerose iniziative tese alla socializzazione e all’autofinanziamento, dimostrando che il perseguimento dei risultati va di pari passo con la promozione di un nuovo concetto di sport.

La squadra, infatti, fa della condivisione, della solidarietà, dell’inclusività e dell’antifascismo la propria bandiera, congiuntamente al principio di democrazia diretta che accompagna ogni scelta dentro e fuori il campo.

Il sostegno appassionato della tifoseria ha contribuito a creare un’atmosfera stimolante durante ogni incontro. Il futuro della squadra si presenta radioso, e la terza posizione attuale è solo un punto di partenza. Con il proseguire del campionato, la Torpedo ha tutte le carte in regola per ambire a traguardi sempre più alti.

Le partite in casa si tengono a venerdì alterni, alle ore 21:00, presso la Polisportiva ex G. Castello in via Alessandro Severo 209.

Gli allenamenti sono sempre aperti a chiunque voglia approcciarsi a questo sport il lunedì 21:00-22:30 e il  mercoledì 20:30-22:00.

La società, infine, è impegnata anche con due squadre amatoriali, la femminile che si allena il lunedì e il giovedì 19:30-21:00 e la maschile solo il giovedì 21:00-22:30.

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Un Natale di speranza e di pace

Tutte le iniziative di solidarietà delle parrocchie e delle associazioni del territorio

dalla redazione

E’ un tripudio di luci scintillanti e scaffali carichi di dolciumi e delizie ad annunciare le prossime festività natalizie e nelle case, tra presepi e alberi decorati, fervono i preparativi per il giorno più atteso dell’anno. Ma è difficile dimenticare la sofferenza delle popolazioni ancora sotto le bombe nella Striscia di Gaza e nei gelidi territori dell’Ucraina dilaniati dalla guerra. Impossibile è anche cancellare tristezza e indignazione per la violenza e i femminicidi che continuano a riempire le cronache quotidiane, non ultimo quello della giovane Giulia Cecchettin.

Per questo vogliamo segnalare ai nostri lettori le numerose iniziative delle parrocchie e delle associazioni del territorio improntate alla solidarietà, alla pace  e alla speranza in un mondo migliore, in una società più civile e rispettosa della persona indipendentemente dalle differenze di razza o di genere.

Buon Natale Garbatella 2023
Buon Natale Garbatella 2023

San Francesco Saverio

A San Francesco Saverio riparte il centro di ascolto per i poveri e un ambulatorio a loro dedicato, dove recarsi per medicazioni e somministrazione di farmaci, il giovedì dalle 15,30 alle 18. Il 21 dicembre, in collaborazione con i Cavalieri di Malta, ci sarà la Festa con una messa, rinfresco e consegna dei pacchi natalizi. Il tradizionale concerto si terrà, invece, sabato 23 alle ore 16,30 con il Coro della Parrocchia.

San Filippo Neri

Anche nella chiesa di San Filippo Neri Padre Piotr ha incrementato la distribuzione dei pacchi per i bisognosi. Ai giorni di lunedì e venerdì organizzati dalla Caritas parrocchiale, si aggiungeranno il martedì e il giovedì, sempre di pomeriggio.

Giochi e regali per bambini e adolescenti che vivono in cinque case famiglia saranno raccolti sempre nella Chiesoletta dall’associazione Progetto Rossano in collaborazione con la libreria Eco di Fata, Gens Nova e  Croce Rossa Comitato Municipio 9 di Roma.

“Un Natale per tutti” è ancora la parola d’ordine della Comunità di Sant’Egidio. Si parte con la raccolta dei regali nelle chiese di San Michele a Tormarancia e a Sant’Eurosia, dove i cittadini potranno portare indumenti, oggetti utili e giochi che verranno distribuiti ai più bisognosi. Anche quest’anno il 25 dicembre verrà servito il tradizionale pranzo al San Michele di piazza Tosti per mettere al centro chi non ha nessuno o vive lontano dai propri cari.

Tombolata, brindisi e rinfresco per tutti il 20 dicembre alle ore 16 presso il centro anziani di via Pullino a Garbatella.

Villetta

Alla Villetta di via degli Armatori domenica 17 dicembre ci sarà un pranzo per la raccolta fondi a sostegno del Social Market “Mompracem-L’isola solidale”, lo spaccio aperto ai tempi della pandemia, che continua ad aiutare le famiglie bisognose del municipio.

Il 22 dicembre dalle 17 presso il Centro sociale La Strada di via Passino si terrà l’esposizione e l’asta di opere d’arte a sostegno del crowfunding Sos Gaza – a cura di Artivismo.

Lo stesso giorno alle ore 16,30 all’Istituto San Michele l’illustratrice e cantautrice Giulia Ananìa metterà in scena “Il Natale è un Accollo”, un evento solidale e felice tra canzoni tradizionali anche in salsa romanesca e con ospiti a sorpresa; a fianco dell’artista molti anziani della casa di riposo contribuiranno attivamente alla riuscita del concerto. Un evento gratuito e unico, dove convergeranno anche alcune iniziative di beneficienza in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio e la Onlus Bimbi con il Sorriso.

E’ ancora la solidarietà ad ispirare i volontari del Comitato di Quartiere Grotta Perfetta che, domenica 17 dicembre, presso l’ex Campetto di Piero dalle 9,30 alle 13,00, organizzeranno un mercatino per sostenere la “Casa Famiglia Arpjtetto Onlus”.

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Piazza dei Navigatori: una raccolta di firme contro la riqualificazione

di Anna Di Cesare

Al momento sono più di 400 e sembrano destinati ad aumentare. Stiamo parlando dei cittadini indignati per la “riqualificazione” di piazza dei Navigatori. La petizione, promossa da Alessandra De Cesare, circola da inizio ottobre in forma sia cartacea che digitale, mietendo consensi non solo tra gli abitanti dei palazzi storici ma addirittura tra i residenti di altre zone di Roma, che a fronte di questa campagna non riescono a non prendere posizione. Nel corso delle ultime settimane sono apparsi manifesti su pali e colonne del porticato, presso le portinerie e i bar, nei cortili e per le strade. L’appello a chi legge è lo stesso: firmare per proporre una vera riqualificazione dell’area, che a seguito dei lavori durati oltre sei mesi – sono iniziati il 24 febbraio scorso e sarebbero dovuti terminare ad aprile, ma così non è stato – non solo non ha riscontrato miglioramenti ma addirittura un chiaro peggioramento. Il giardino che si trova in corrispondenza degli edifici storici non presenta più quattro ingressi e uno spiazzo centrale dotato di panchine: adesso a collegare via delle Sette Chiese e la fermata dell’autobus su via Cristoforo Colombo è uno stradone di quattro metri di larghezza che taglia a metà l’area verde. Nel testo della deliberazione municipale la costruzione di questo collegamento è intesa come “un forte attrattore sociale” destinato a determinare “una gerarchia di percorsi e spazi di sosta.” Ma sono in molti a restare perplessi di fronte alla portata e dall’apparente mancanza di criterio degli interventi.

Prima di tutto la “gerarchia di percorsi” promessa dalla deliberazione non esiste – lamentano i residenti – perché la strada adesso è una sola, e sicuramente non opera da attrattore sociale in quanto collega un mercato semideserto (quello in via delle Sette Chiese vicino a largo Bompiani) con una via di scorrimento come la Cristoforo Colombo. Il percorso in questione, privo di segnaletica o dissuasori, risulta inoltre eccessivamente largo per un passaggio pedonale, talmente largo che molti autisti in passato l’hanno scambiato per una strada carrozzabile, usandolo come scorciatoia e addirittura parcheggiando in mezzo al giardino. Dopo l’intervento della polizia municipale l’episodio non si è ripetuto.

Riqualificazione piazza Navigatori Roma
Riqualificazione piazza Navigatori Roma

“Ci hanno avvisati da un giorno all’altro, chiamando riqualificazione quella che è un’imponente alterazione dell’impianto del giardino” ci ha raccontato Alessandra De Cesare. “Pensavamo che riqualificare un’area verde significasse piantare alberi, sistemare le aiuole, rimettere le panchine che erano rotte. Invece hanno stravolto tutto.” A suscitare indignazione è soprattutto la costruzione del camminamento che taglia a metà il giardino e che, correndo parallela ai palazzi, isola questi ultimi rispetto a via delle Sette Chiese e soprattutto dalla fruizione del giardino stesso. Per accedere all’area verde adesso bisogna passare per la nuova piazzola dei taxi, recentemente introdotta in sostituzione di una fermata già presente nella strada adiacente.

Attualmente però quest’area viene usata come posteggio dai residenti, perché il parcheggio dei taxi – che non dispone ancora della colonnina – non è entrato in funzione. Ma le criticità riscontrate riguardo questa nuova sistemazione per i taxi sembrano essere già due. Da una parte la difficoltà per gli autisti di mantenere l’ordine di arrivo in un parcheggio a pettine; d’altra parte la pericolosità della piazzola situata in mezzo a un giardino buio. “Un tassista ci ha già detto che qui il turno di notte non lo farà mai” ci ha confermato qualche settimana fa Rossella Chiossi, un’altra residente della zona. “Lo ritiene pericoloso perché l’accesso alla piazzola è unico. Si entra e si esce dallo stesso varco. Pertanto, se quest’unico ingresso viene bloccato da un malintenzionato, i tassisti non potrebbero uscire e dunque si troverebbero in una situazione di pericolo.”

Insostenibile è l’aumento del degrado. Cumuli di spazzatura nelle aiuole, tubi e tombini sporgenti, addirittura delle siringhe che i residenti affermano di aver trovato nel nuovo parcheggio, tra una macchina e l’altra. “Qua dietro si può nascondere chiunque” ha continuato Alessandra De Cesare. “Con le macchine disposte parallelamente alla strada, in modo da coprire la visuale, questa di notte è diventata una zona da evitare.”

Mancano le panchine lungo il viale e i tombini nella piazzola, per non parlare dell’illuminazione a pavimento tanto decantata dalla deliberazione. Alcuni residenti, inoltre, assicurano che durante gli interventi due pini sono stati rimossi, che le piante di oleandro sono state estirpate e che è diminuito anche il numero dei lampioni.

“Ma l’area di verde pubblico è chiaramente aumentata a seguito dei lavori” ha dichiarato l’Assessore alle Politiche Ambientali del Municipio VIII Claudio Mannarino. “Se si guarda la pianta ante e post operam si nota che lo spazio adibito al verde pubblico adesso è maggiore:  erano 2627 metri quadrati, adesso 3047, vale a dire con un aumento di 420 mq di verde. In origine erano presenti diversi percorsi cementificati, che abbiamo eliminato sostituendoli con un’unica strada in mezzo. Il criterio dei nostri interventi è stato quello di ridurre il cemento e restituire ai cittadini aree verdi. Sicuramente persistono alcune problematiche che risolveremo nei prossimi giorni, entro Natale al massimo” ha proseguito l’Assessore. “Entro questa data infatti introdurremo sicuramente panchine, alberi e lampioni, oltre che la colonnina nel nuovo posteggio dei taxi. L’illuminazione sarà a led, il che comporterà una riduzione dei costi e un aumento di luminosità. Prima i lampioni erano 15, a breve saranno 21.” L’assessore ha quindi continuato affrontando una delle tematiche cruciali. “Quanto ai taxi, abbiamo spostato il posteggio per non creare intralcio lungo la strada. In passato capitava che i taxi arrivassero fino a via delle Sette Chiese” ha dichiarato. “Adesso invece hanno tutto un’area a loro disposizione, e il servizio sarà più ordinato e rapido. È vero che l’ingresso è unico, ma se nel parcheggio posteggeranno solo taxi il problema del traffico non dovrebbe sentirsi troppo perché ci sarebbe comunque meno viavai rispetto ad adesso. Tra l’altro l’ingresso è largo 6 metri, sufficiente per garantire il transito di due macchine, una in uscita e una in entrata. Il nostro obiettivo è di restituire ai residenti un’area che prima era fortemente degradata. C’era delinquenza, prostituzione anche a causa della scarsa illuminazione. Noi abbiamo voluto rendere il luogo più fruibile, prima di tutto sistemando la pavimentazione e poi cercando di rendere la piazza più frequentata con la presenza dell’ampio collegamento centrale e della piazzola dei taxi. A breve verranno anche piantumati nuovi alberi ornamentali; eviteremo volontariamente gli oleandri per non creare cespugli troppo folti, aree buie che rendano pericoloso lo snodo. Per ora quindi l’unico vero problema – e in questo i residenti hanno ragione” ha concluso l’Assessore Mannarino, “è la mancanza di arredamento pubblico, ma ripeto che entro Natale questo problema sarà certamente risolto.”

Rimane comunque un problema di ordine estetico molto sentito dai firmatari della petizione. Se prima gli edifici affacciavano su un parco, adesso molti appartamenti danno su un parcheggio. Avere un fazzoletto verde sotto casa per queste persone non è un lusso: è una necessità. Soprattutto con l’amena prospettiva della Foresta Romana, il complesso di architettura sperimentale, di oltre dieci piani, che verrà edificato sul terreno prospicente alla piazza togliendo panorama, aria e luce ai palazzi storici. Insomma, con la Colombo da una parte, la Foresta Romana dall’altra e un parcheggio sotto casa, agli abitanti di piazza dei Navigatori, per citare una nota pellicola di Benigni, “non resta che piangere.”

Quindi cos’è questa piazza, adesso? Un luogo di passaggio, al massimo. Quello che era un prezioso punto di incontro e condivisione, una piccola isola nell’inesorabile routine della vita romana, ha perso ogni valore aggregativo. Mancano i punti di riferimento, non ci sono più i frequentatori abituali. Ma la storia non finisce qui. Forti del consenso di oltre 400 persone, a breve i residenti invieranno una lettera di protesta al Municipio.

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Abbassa le serrande per sempre il Piccolo Bazar

di Giorgio Guidoni

Dopo più di cinquant’anni di attività chiude il negozio di Riad a via Ignazio Persico

Riad
Riad

C’è un piccolo negozio, unico nel suo genere, che per tanti anni ha regalato atmosfere magiche agli abitanti della Garbatella. Rimarrà aperto ancora qualche settimana poi, dopo 54 anni di attività, chiuderà i battenti. È l’inimitabile “Il Piccolo Bazar” di via Ignazio Persico, ideato e gestito per questo lungo periodo dal signor Riad insieme alla moglie Costanza. Alla veneranda età di 88 anni, incitato anche dai suoi tre figli, Riad ha deciso di chiudere l’attività e dedicarsi al meritato riposo. Originario della Siria, appassionato di cinema e televisione, arrivò in Italia nei primi anni sessanta. Frequentò l’Istituto Sperimentale di Cinematografia a Cinecittà e partecipò a un corso presso la Rai sulle tecniche di ripresa televisiva. Nel suo curriculum risulta anche una collaborazione con il famoso regista e sceneggiatore Anton Giulio Majano. A Roma intanto incontrò Costanza, di origini abruzzesi, che diventerà la donna con cui condividerà tutta la sua vita. Non riuscendo a trovare una occupazione stabile decise, insieme a lei, di puntare su una propria attività commerciale. Sul finire degli anni Sessanta si trasferirono nel nostro quartiere e aprirono un negozio crocevia tra giocattoli, articoli da regalo e oggettistica, il tutto condito da un’atmosfera orientale evocata in primis dall’originale insegna.

Riad con la barba, accanto all’attrice Jane Mansfield
Riad con la barba, accanto all’attrice Jane Mansfield

Agli inizi Riad e Costanza meditavano sulla bontà della loro scelta, poiché le vendite non decollavano come sperato. Successivamente decisero di ampliare l’offerta commerciale con articoli dal sapore misterioso ed esotico e al contempo di allestire la vetrina del negozio con scelte originali e fantasiose, divenute in seguito motivo di interesse e curiosità per la collettività. Fu così che gli affari presero la giusta piega e Il Piccolo Bazar divenne un punto di riferimento per il quartiere. Non mancarono piccole disavventure, come quella volta che avevano allestito la vetrina con uno scaffale colmo di articoli e preziose bambole di ceramica di Capodimonte. In quegli anni a Garbatella transitava la linea 11 del tram. Tanti abitanti ricorderanno muri e pareti vibrare al passaggio del pesante veicolo, evento che dava l’impressione di assistere a un piccolo terremoto. Il tram transitava anche a via Persico, proprio di fronte alle vetrine del negozio. Un bel giorno, all’ennesimo passaggio, lo scaffale tremò così a lungo che gran parte della preziosa merce esposta cadde in terra e si frantumò. Grande fu il dispiacere e la delusione per Riad e Costanza che, però, si rimboccarono le maniche e continuarono nella loro avventura. L’allestimento delle vetrine divenne un punto di forza del negozio, complice anche la dismissione della linea del tram 11 a favore del più silenzioso e meno possente autobus. Gli anni Settanta videro arricchire la loro vita con l’arrivo di tre figli. Muna nacque proprio nel 1970, si laureerà in Belle Arti con 110 e lode e bacio accademico: oggi lavora come scenografa alla Rai.

Piccolo bazar
Piccolo bazar

Sausan la secondogenita arrivò nel 1973, conseguirà una laurea in Giurisprudenza; attualmente opera come avvocato negli studi di Cinecittà. Omar, l’ultimo dei tre che venne al mondo nel 1975, intraprese quella carriera che era stata il sogno di papà Riad: oggi è uno stimato cameraman freelance, che vanta tra le sue collaborazioni l’aver lavorato nello staff di Roberto Giacobbo (tra l’altro sono nati lo stesso giorno, ndr). Come da tradizione anche quest’anno, con l’avvicinarsi del Natale, Il Piccolo Bazar ha allestito la sua vetrina con un presepe. Per grandi e piccini ci sarà un’altra ultima occasione per fermarsi di fronte al negozio, ammirare Re Magi e Bambinello, fantasticare su doni magici provenienti dall’Oriente Misterioso, porgere un saluto a Riad. Anche noi di Cara Garbatella lo ringraziamo per aver portato nel quartiere la sua atmosfera accogliente colma di colori, profumi, rispetto e delicatezza.

 

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E’ nata la Comunità energetica territoriale

di Stefano Baiocchi

E’ nata la Comunità energetica territoriale

“Il futuro entra in noi, per trasformarsi in noi, molto prima che accada”, sentenziava il celebre poeta e scrittore Rainer Maria Rilke.
E il futuro sta inesorabilmente arrivando, sia per necessità ineluttabile sia perché il mondo dell’energia, che è ciò che muove le cose, sta cambiando rapidamente.
Parliamo proprio di energia, di fonti rinnovabili, di autosufficienza. In un futuro prossimo, si spera, ogni edificio sarà autosufficiente, senza la necessità di ricorrere a fonti esterne per riscaldare ambienti e acqua, per cucinare e per illuminare le nostre abitazioni.

Pannelli solari 2023
Pannelli solari 2023

Il nostro territorio sarà uno dei primi ad intraprendere la strada dell’autosufficienza tanto che nei mesi scorsi l’Università Roma Tre e il Municipio Roma VIII hanno promosso la costituzione di una Comunità Energetica Rinnovabile.
Lo scopo, molto ambizioso, è quello di installare nuovi impianti fotovoltaici in tutte le sedi disponibili finanziati da investimenti pubblici, coinvolgendo comunità locale e accademici.
Si tratta della prima esperienza in cui due enti pubblici si sono uniti per dare vita a  una cosiddetta CER (comunità energetica rinnovabile) con la partecipazione di piccole e medie imprese, associazioni e nuclei familiari del territorio. Iniziativa ambiziosa, se si considera che la nuova Comunità Energetica prevede la realizzazione di nuovi impianti fotovoltaici nella gran parte delle sedi dell’ateneo romano e delle scuole municipali, per una potenza totale di 3,7 MWp e una produzione di 5,2 gigawattora e un “risparmio” di emissioni in atmosfera di circa 2.200 tonnellate di CO2 l’anno.

Un’esperienza che ora diventa un vero e proprio modello per le altre amministrazioni, come dimostrato nel gruppo di lavoro ospitato al Rettorato di Roma Tre, “Comunità Energetiche Rinnovabili: il ruolo delle amministrazioni locali”, alla presenza anche di Andrea Catarci, assessore capitolino alle Politiche del Personale, al Decentramento, Partecipazione e Servizi al Territorio.

Soddisfatto dell’iniziativa il Rettore Massimiliano Fiorucci: “Roma Tre si è fatta da subito promotrice convinta di questa iniziativa altamente innovativa, prevedendo un investimento di cinque milioni di euro per la realizzazione di nuovi impianti fotovoltaici. La Comunità Energetica conferma la nostra natura di Ateneo attento alla sostenibilità sociale e ambientale e al territorio. Il nostro impegno non si limita all’energia: grazie alla CER potremo finanziare importanti progetti di ricerca e un nuovo master altamente specialistico, focalizzati su questa esperienza”.
Il Direttore Generale dello stesso Ateneo, Alberto Attanasio, ha seguito da vicino i lavori propedeutici alla costituzione della Comunità Energetica: “Partendo dalla necessità di far fronte all’aumento dei costi dell’energia, ci siamo dati un obiettivo molto più ambizioso. Stiamo completando tutte le procedure per far partire i cantieri per la realizzazione di circa 8 mila pannelli fotovoltaici sulle nostre sedi. La prossima sfida, su cui siamo già al lavoro, è quella di sviluppare sistemi di accumulo che, grazie alla ricerca dei nostri Dipartimenti, ci diano la possibilità di essere sempre più autosufficienti sul piano energetico”.

“Il nostro – spiega il presidente del Municipio Roma VIII, Amedeo Ciaccheri – è un progetto rivoluzionario e insieme all’Università Roma Tre e al Comune di Roma abbiamo costruito una grande Comunità Energetica Territoriale, che avrà come baricentro le sedi dell’università e le sedi delle scuole del territorio. Il motore sono quindi i luoghi della formazione e le comunità educanti che oggi trainano proprio questa rivoluzione  pensata e immaginata con l’assessora municipale alle Politiche educative Francesca Vetrugno. Si apre – conclude Ciaccheri – una fase nuova su cui abbiamo speso energia e intelligenza più giusta e sostenibile come chiedono i ragazzi e le ragazze delle nostre scuole”.

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Quella ragazza della Garbatella tra Togliatti e Rita Hayworth

di Maria Jatosti

Riceviamo e pubblichiamo un articolo della scrittrice e poetessa Maria Jatosti, nostra concittadina per tutti gli anni della sua giovinezza. In occasione del ventennale del Cinema Palladium, Maria ci racconta le sue prime volte al “Garbatella” quando da ragazza inseguiva i sogni delle star americane e le prime pellicole impegnate contro la guerra e la discriminazione razziale. Il ricordo del quartiere ha ispirato molti dei suoi scritti, a partire dal primo romanzo, “Il confinato”, dedicato al padre, maestro elementare, spedito al confino per il suo antifascismo.
A breve uscirà un nuovo romanzo, che andrà ad aggiungersi alla sua già ampia produzione: “Tutto d’un fiato”, “Matrioska”, un libro di filastrocche per bambini, testi teatrali e molte raccolte di poesie. Apprezzata traduttrice di opere straniere, è molto impegnata nell’organizzazione di manifestazioni culturali. (G.R.)

 

Vasco Butini

Negli anni Quaranta il Cinema Teatro Garbatella non si chiamava Palladium. Era semplicemente il nostro cinema di quartiere. Quanto al teatro, non ho memoria di attività teatrali di sorta. Forse venne dopo, quando io non c’ero più da tempo. Una mattina d’inverno del Cinquantacinque ero salita su un treno del Nord, via dal quartiere, via dalla Garbatella, via da Roma.

Cinema Garbatella poi Palladium
Cinema Garbatella poi Palladium

Il cinema, specialmente quello d’Oltreoceano, noi ce l’avevamo nel sangue, nella pelle, fin dall’infanzia. Le ragazzine della mia età vestivamo come Shirley Temple “riccioli d’oro”, le sorelle maggiori spasimavano per Tyrone Power, soffrivano per Greta Garbo “Karenina”, imitavano Ginger Rogers e Fred Astair. Finita la guerra, tagliate le trecce, allungati i pantaloni, nutriti a pane bianco e scatolette, tornammo al cinema. Inchiodati alle seggiole di legno, sgranocchiando bruscolini, ci lasciavamo sedurre dalle coreografie acquatiche di Ester Williams, imitavamo Rita Hayworth “Gilda”, canticchiavamo i blues di Sinatra e Dean Martin… James Dean e Marlon Brando li scoprimmo più tardi. Cresciuti e fanatici adoravamo i film americani, il teatro americano, i romanzi americani, le canzonette americane, il jazz, lo swing e il boogie woogie. La mattina a Via Veneto sfidando i manganelli di Scelba urlavamo “Giù le mani dalla Corea”, contestando l’America amara di Sacco e Vanzetti, dei Rosenberg, della CIA, del Ku Klux Klan,  ma la sera, smessi il lavoro e l’impegno politico, tutti al cinema a battere i piedi nelle cariche del 7° Cavalleggeri di John Wayne, parteggiando per i pellirossa o a trattenere il fiato con i  thriller di Hitchcock, mentre il bacio di Cary Grant e Ingrid Bergman ci faceva cercare la mano di chi ci era accanto nel buio.

Passioni. Cinema. Politica.

Ne avevo da poco compiuti Diciannove quando, in occasione delle prime elezioni politiche dell’Italia Repubblicana – 18 aprile 1948 – fui invitata al Cinema Garbatella a rappresentare le “ragazze democratiche del quartiere” nella manifestazione di apertura della campagna elettorale. Da piazza Odorico da Pordenone, primo lotto Incis, dove dal 1942, tornati a Roma dal confino di mio padre comunista, abitavo con la mia famiglia,

c’era un bel po’ di strada per raggiungere il Cinema, e quella domenica il caldo cominciava a farsi sentire. Presi di buon passo da Sant’Eurosia alla Scuola elementare, giù giù fino alla piazza dove girava largo il tram. Quando arrivai affannata, fuori c’era un mare di gente con bandiere e cartelli e, dentro, la sala era già gremita.

Sul palco, dietro un grande tavolo coperto di rosso, tre o quattro compagni, tra cui Vasco Butini, segretario–metalmeccanico, parlottano infervorati. Una compagna anziana guarda il soffitto e fuma. Chissà cosa pensa… Ed io. Eccomi qui, di fronte a duemila persone. Vedo mio padre, seduto in prima fila, teso, la testa reclina da un lato e gli occhi stretti di quando fa il maestro in cattedra. Nelle orecchie mi ronzano le parole dell’annuncio… Diamo il benvenuto a una giovane sostenitrice del Fronte Popolare e della Lista n.1, Vota Garibaldi. Sono io: è il mio momento. Afferro con tutt’e due le mani l’asta del microfono. “A nome delle ragazze democratiche del quartiere, eccetera eccetera”… La voce mi viene dalla testa, ma ce l’ho fatta, sto parlando… La sala mi fissa attenta, a tratti qualcuno qua e là applaude, qualcuno grida “Brava compagna!”. Ora le parole arrivano da sole, erompono come un torrente in piena. Quando scroscia l’applauso e vedo sul viso sciupato gli occhi chiari arrossarsi di commozione, mi vengono le lacrime.

 

Dopo arrivarono tutti a dirmi brava, complimenti… Ma tu chi sei, non ti ho mai vista, da quant’è che sei iscritta…?

Non sono iscritta…

Non ero iscritta. Avevo in tasca la tessera delle Brigate garibaldine, quella dei Comitati per la Pace, quella dell’URI, Unione Ragazze Italiane, ma nel Partito non c’ero ancora entrata.

Poster politici
Poster politici

Non ha senso! Cosa aspetti? il nemico è potente e agguerrito e abbiamo bisogno di forze nuove… Tu, che parli bene, che hai le parole che colpiscono e arrivano al cuore, puoi svolgere un lavoro prezioso, specialmente tra le masse femminili arretrate e soggette alla Chiesa… ma anche nella difficile realtà sociale delle borgate come Tormarancia. La sai Tormarancia?

Vuoi dire Shangai? Figurati, non è lontano da casa mia, oltre i prati, le case rapide…

Brava.  Lì c’è tanto da fare. E in provincia, anche. Il 18 aprile è vicino. Di’, ci verresti a fare il lavoro della provincia con me?

Io, veramente… L’idea c’è, in casa siamo comunisti da sempre. Ma, insomma… devo studiare, prendere il diploma… E poi non credo di essere matura per impegnarmi.

Guarda che nel nostro grande partito la modestia non è una virtù. Il compagno Stalin dice… ma questo te lo spiego un’altra volta. Comunque, per potersi migliorare e andare avanti, per conquistare la rossa primavera, il sol dell’avvenire, essere consapevoli delle proprie capacità è fondamentale, anche dei propri limiti, si capisce… Stasera alla Villetta c’è la Commissione Stampa e Propaganda. Viene un compagno della Federazione. Lo sai dov’è la Villetta, vero?

Figurati! Sono anni che la frequento, insieme ai miei fratelli più grandi. Mia madre dice che abbiamo perso la strada di casa.

Ma allora, lo vedi che ho ragione: ti manca solo la tessera. Dai, Maria, guarda che ti aspetto, è molto importante. Non mancare.

A casa la mamma stava ai fornelli. Com’è andata? chiese senza voltarsi. Un trionfo, risposi orgogliosa. All’inizio mi tremava la voce, è naturale, ma poi è stato come se la folla non esistesse più e che ad ascoltarmi ci fosse una persona sola. Non so spiegartelo, ma era bellissimo… Il segretario dice che sarebbe ora di iscrivermi. Ho capito. Adesso finirai anche tu come i tuoi fratelli. Chi li vede più! Studio, lavoro, famiglia: più niente! Non esiste che la politica. Il partito, il partito, il partito… Tutta colpa di vostro padre che vi ha messo in testa queste idee pazze…

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Quelle scorribande nella Garbatella sotterranea

Una rete di cunicoli e catacombe da Villa 9 Maggio alla rupe di San Paolo

di Giorgio Guidoni

1. il primo graffito della lingua volgare NON DICERE
1. il primo graffito della lingua volgare NON DICERE

Per capire meglio il valore storico di un luogo bisogna andare oltre la superficie. È quello che faremo scavando tra impronte di antiche catacombe e testimonianze di grotte e cunicoli di una suggestiva e misteriosa Garbatella sotterranea. “NON DICERE ILLE SECRITA A BBOCE” è l’iscrizione presente nelle catacombe di Commodilla, accanto all’affresco dei martiri Felice e Adautto, il primo graffito che testimonia la nascita della lingua volgare. Risalente al IX secolo d.C., è un’esortazione a “non pronunciare le parole (segrete) a voce (alta)”, per non rischiare la vita. Si riferisce probabilmente al destino di Adautto, un giovanetto che dichiarò la sua fede cristiana durante il martirio di Felice, e per questo fu anch’egli decapitato.
Nessuno dei presenti conosceva il suo nome, perciò fu appellato martire “aggiunto”, dal latino “adiuctus”. E quella seconda B di BBOCE, aggiunta probabilmente in un momento successivo, fa pensare a un primo vagito di pronuncia romanesca.
Nascoste sotto la via delle Sette Chiese in corrispondenza dell’incrocio con via della Garbatella, le Catacombe di Commodilla, nate riutilizzando a scopo funerario alcune gallerie di una preesistente cava arenaria, sono un affascinante labirinto di antichi cimiteri cristiani risalenti al periodo tra il II e il V secolo dopo Cristo.
Ristrutturate e riaperte al pubblico recentemente e visitabili solo su prenotazione, rivelano al loro interno affreschi pregevoli e uno spazio noto con il nome di “Basilichetta”, dedicato al culto dei martiri Felice, Adautto, Merita e Nemesio. La pianta mostra chiaramente che le Catacombe di Commodilla si ramificano anche sotto le abitazioni del Lotto 2, facendo intuire che buona parte di questa area nasconde nel sottosuolo una storia antica di quasi duemila anni. Non ci sono evidenze archeologiche di comunicazione con le altre catacombe in prossimità, da quella di Timoteo sotto la Rocca di San Paolo, a quella di Tecla in via Silvio d’Amico, a quelle più importanti di via delle Sette Chiese (Domitilla, San Calisto, San Sebastiano).

2 Pianta Catacombe Commodilla - in alto a sin ramificazione sotto Lotto 2
2 Pianta Catacombe Commodilla – in alto a sin ramificazione sotto Lotto 2

Resta viva, tuttavia, l’ipotesi di una rete viaria sotterranea che permetteva in tempi remoti collegamenti veloci, nascosti e sicuri tra punti strategici della zona. Facciamo ora un salto temporale e atterriamo a metà XX secolo. La guerra appena terminata ha lasciato dietro di sé macerie e ferite ancora visibili. C’è però tanta voglia di voltare pagina, lasciarsi in fretta il recente passato alle spalle, ricostruire una nuova vita. La testimonianza che segue è fornita da Roberto Pomanti, classe 1935, al tempo un ragazzino del lotto 14.
Con i suoi coetanei, cresciuti tra i soprusi degli occupanti nazifascisti e i bombardamenti degli Alleati, nel primo Dopoguerra il ragazzo trascorreva il tempo per strada sfidando la vita, cercando cibo e “scansando la paura”. Ogni giorno era una conquista, ogni giorno un’avventura, una scoperta. “Il nostro ritrovo era la piazza della scuola (piazza Damiano Sauli, ndr), da lì partivano le spedizioni, sassaiole tra i lotti, uno monta la luna, becca-e-tirace (meglio noto come il gioco della Nizza). Gioco vietatissimo che spesso terminava dopo aver frantumato il vetro di una finestra. Una volta costruimmo un pallone con vecchi pedalini, calze di nylon, stracci consumati e andammo a provarlo al pratone accanto alla Villa IX Maggio (1). Correvamo dietro al pallone quando il terreno divenne soffice sino a sprofondare e formò una grossa buca del diametro di un paio di metri. Incuriositi dallo strano evento ci avvicinammo per vedere meglio e, con grande sorpresa, scorgemmo all’interno della buca una specie di corridoio. Chissà dove conduceva? Magrolini, senza pensarci due volte, cinque o sei di noi si calarono all’interno, che era buio pesto, umido e silenzioso. Non si vedeva granché ma, scostando la terra rossa, ci sembrò di scorgere un tunnel ben scavato (2). Fatti pochi passi, a causa della totale oscurità, ritornammo indietro.
La scoperta aveva solleticato la nostra sete di avventura, così decidemmo di tornare il giorno seguente armati di torce rudimentali. Per prima cosa ci procurammo dei bastoni. Poi, in uno dei tanti negozi di biciclette presenti all’epoca, recuperammo dei vecchi copertoni ormai inutilizzabili e li fissammo sulla sommità dei bastoni: le fiaccole erano pronte. Bastava solo accenderle. Tornammo sul pratone, ci calammo nuovamente giù e appiccammo il fuoco ai copertoni. Facevano un po’ di fumo, puzzavano di gomma bruciata, ma illuminavano sufficientemente il cammino. Cercavamo di camminare velocemente per lasciarci l’odoraccio e il fumo alle spalle. Incoscienti del pericolo procedevamo spediti ed eccitati, pronti a tutto. Continuammo a seguire il percorso a passo sostenuto.

3-A-sinistra-Roberto-Pomanti-in-via-Massaia
3-A-sinistra-Roberto-Pomanti-in-via-Massaia

Dopo circa una quindicina di minuti interminabili, in fondo intravvedemmo una luce. Eravamo arrivati quasi alla fine del camminamento. Allungammo il passo, l’uscita era ormai vicina e, con essa, avremmo ritrovato la luce, l’aria e la libertà. Finalmente fummo fuori: eravamo arrivati alla grande grotta della rocca di San Paolo, a pochi passi dalla Basilica (3). Uscì dalle nostre gole un grido liberatorio e ci stringemmo insieme in un abbraccio per l’impresa compiuta. Gettammo tra le frasche le torce ormai consumate, ritornammo a casa a piedi su per la via delle Sette Chiese. Passammo davanti al “varecchinaro”, poi sotto il ponticello di legno che oggi non c’è più, poi di gran corsa fino a piazza Sauli. Chi arrivava ultimo pagava da bere per tutti “dar nasone”. Di questa avventura conservo ancora un ricordo vivissimo.
E di Garbatella porto nel cuore il ricordo dell’aria profumata e il colore bianco come la neve delle fioriture dei biancospini e degli oleandri.” Qui termina il racconto del vivace lucidissimo Roberto, che non dimostra affatto gli 88 anni compiuti. Ci proponiamo di proseguire la nostra ricerca di ulteriori testimonianze sull’esistenza di grotte e cunicoli nel sottosuolo di Garbatella. Se, pertanto, tra i nostri lettori più anziani riaffiorassero ricordi simili saremo ben lieti di approfondire il tema insieme.

Note

  1.  Il complesso di Villa IX Maggio si trova sopra una collinetta alla fine dell’attuale via Carlo Spinola. Fu edificata da Angiolo Mazzoni nel 1935-37 su incarico del Senatore Roberto De Vito, allora Presidente dell’Istituto di Assicurazione e Previdenza per i Postelegrafici  e chiamata così per ricordare la data di fondazione dell’Impero di Etiopia. Fino al 1977 fu sede del Convitto femminile Vittorio Locchi, oggi è un bene di pregio sottoposto a vincolo monumentale.
  2.  In un nostro precedente articolo sui simboli di guerra avevamo segnalato l’esistenza di ben due rifugi costruiti proprio intorno alla Villa IX Maggio. Una Galleria Antiaerea Pubblica più strutturata, lunga più di 300 metri, era presente alle pendici della collinetta a ridosso della villa. Ricavata da ambienti utilizzati in passato per scavi, accessibile attraverso un portale in muratura con un piccolo arco, doveva servire principalmente da ricovero per gli abitanti degli Alberghi suburbani situati nelle vicinanze. A 50 metri di distanza da questo rifugio ce n’era un secondo privato, di pertinenza della famiglia del Senatore Roberto De Vito, sottosegretario al Ministero delle Poste durante il ventennio.
  3.  Sotto la rocca di San Paolo c’erano altre tre grotte adibite a rifugio antiaereo. In una di queste viveva Ermenegildo Lombardi, la cui storia è raccontata in un precedente articolo di Cara Garbatella.
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“La verità sull’eccidio del Ponte di Ferro” il libro di Giorgio Guidoni

di Riccardo Cervellini

Con l’uscita di “La verità sull’eccidio del Ponte di Ferro” di Giorgio Guidoni si diradano le nebbie su un episodio che la storiografia della Resistenza ha da sempre collocato tra quelli controversi, attraversati da dubbi e riscontri indefiniti, a causa dell’assenza di tracce documentali certe sia di stampa che archivistiche sull’uccisione di quelle dieci donne romane. L’unica fonte che racconta quella drammatica mattina è un saggio storico del giornalista e scrittore Cesare De Simone, ormai deceduto, uscito nelle librerie nel 1994, cinquant’anni dopo l’accaduto. De Simone descrive sotto forma di diario i nove mesi di occupazione nazista a Roma con dovizia di particolari e rimandi alle fonti, ma proprio su questo specifico episodio non fornisce documentazione a tutt’oggi riscontrabile. Riporta solo di aver visto personalmente un mattinale della Questura dell’aprile del ’44 depositato presso l’Archivio Centrale dello Stato, tuttavia irreperibile.

La verita sull'eccidio del Ponte di Ferro
La verita sull’eccidio del Ponte di Ferro

Era la mattina del 7 aprile 1944 quando – secondo De Simone – dieci donne vennero portate a forza sul Ponte dell’Industria sul Tevere e uccise brutalmente a raffiche di mitra, colpevoli di aver assaltato insieme ad una folla affamata il deposito del pane adiacente al ponte, lato via Antonio Pacinotti, che faceva da base di rifornimento ai tedeschi. Altri assalti a forni e ai cascherini si erano verificati in quei mesi in altri luoghi della città, dopo la decisione di diminuire la razione di pane giornaliera prevista dalle tessere annonarie.

Giorgio Guidoni, un appassionato di storia locale (lo stesso che dopo anni di ricerche ha svelato il mistero dell’attribuzione del toponimo Garbatella al quartiere),  partendo dai dieci nomi stilati da De Simone è riuscito a ricostruire, attraverso un accurato lavoro d’archivio e testimonianze dirette dei parenti, le loro biografie scoprendo ciò che neanche lui si sarebbe aspettato. “Il mio obiettivo iniziale di dare rilievo e dignità a queste dieci donne si è trasformato nella scoperta, incredibile quanto incidentale, che queste persone non hanno avuto alcun collegamento con l’eccidio del Ponte dell’Industria. Con questa ricerca – spiega l’autore del libro –  sono riuscito a ricostruire un’identità ben definita per ognuna delle presunte vittime, verificando inoltre che, per un errore di trascrizione, una di loro era in realtà un uomo, mentre  Clorinda Falsetti risultava ancora viva nell’aprile del 2022. Le altre persone elencate – prosegue – a parte la bambina di quattro anni uccisa dai tedeschi il 7 giugno del ‘44 in località Pratarelle di Vicovaro, sono stati tutti esempi di grande patriottismo, coraggio e partecipazione attiva alla cacciata dell’invasore durante i nove mesi di occupazione tedesca, ma nessuna di loro  risulta essere tra le dieci donne trucidate dai nazisti in quel fatidico 7 aprile.”

C’è da sottolineare, inoltre, che un lavoro di approfondimento sull’ eccidio del Ponte di Ferro è stato eseguito anche dall’autorevole storico Gabriele Ranzato, che nel 2019 con “La liberazione di Roma” dedica alcune pagine a questo episodio, collocandolo tra quei fatti incerti non corredati da documenti o testimonianze.

Il lavoro di Guidoni, dunque, non è assolutamente un testo negazionista. Anzi, pur essendo possibilista sulla veridicità dell’accaduto il 7 aprile 1944, ne contesta esclusivamente i nomi delle protagoniste, mettendole in una nuova luce. Quelle donne non erano genericamente delle popolane affamate che lottavano per la sopravvivenza delle loro famiglie, ma nella maggioranza furono, come altre romane, direttamente impegnate nella Resistenza in ruoli decisivi. Questo tragico fatto, noto come l’eccidio del Ponte dell’Industria, viene celebrato annualmente con la deposizione di una corona alla memoria sulla lapide che porta i nomi delle dieci donne, cerimonia che deve continuare nel tempo per testimoniare comunque il ruolo che le donne ebbero nella Resistenza romana.

(La verità sull’eccidio del Ponte di Ferro, di Giorgio Guidoni, Amazon Italia- Cara Garbatella, euro 16,50)

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Bronzo ai mondiali di karate per Clio Ferracuti

Dopo l’argento ai Giochi Europei ancora un podio per l’atleta della Garbatella

Clio Ferracuti

Ennesimo successo per Clio Ferracuti, la karateka originaria della Garbatella, atleta della Nazionale Fijlkam (Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali). Alla ventiseiesima edizione dei Campionati Mondiali di karate – ospitati nella capitale ungherese dal 24 al 29 ottobre – la campionessa romana ha partecipato, sia in squadra che individualmente, conquistando una medaglia di bronzo a seguito della vittoria sulla kazaka Sofya Berultseva. La Ferracuti era già salita sul terzo gradino del podio in occasione dei Campionati Europei, che si sono svolti nel mese di marzo a Guadalajara in Spagna, e aveva vinto una medaglia d’argento ai Giochi Europei di fine giugno in Polonia.

Successi straordinari, insomma, a fronte dei quali viene da chiedersi quando e come è nata questa passione. “Avevo quattro anni quando ho iniziato- ha spiegato l’atleta – ovviamente a quei tempi facevo ancora degli esercizi preparatori, era troppo presto per accostarsi alla disciplina vera e propria.” Si allenava con suo padre, che lavorava al Fitness Center di via Benzoni 49, “una storica palestra della Garbatella particolarmente sensibile al reclutamento di giovani talenti – ci ha raccontato la campionessa – tant’è vero che di recente ha anche introdotto promozioni rivolte ai bambini al fine di favorirne la partecipazione.”

Con la Garbatella Clio ha sempre mantenuto un legame molto forte. Del quartiere di origine conserva un ottimo ricordo, legato ai primi passi mossi sul tatami. “Sono originaria del lotto 12, quello del Palladium, e i miei genitori insegnano tuttora karate in via Benzoni” ci ha raccontato. “Ho frequentato le scuole elementari alla Cesare Battisti e le medie alla Baronio. Fin da allora mi dedicavo completamente allo sport, ero sempre presa dal karate. Ricordo comunque attorno a me un quartiere molto accogliente. – ha proseguito – Per esempio frequentavo piazza Damiano Sauli e da piccola mi piaceva andare a vedere le riprese dei Cesaroni.”

Ma l’infanzia della Ferracuti è scandita da un impegno che si fa via via più intenso. Gli allenamenti si susseguono dai quattro ai dodici anni, quando l’atleta in erba inizia a brillare nella pratica del combattimento (kumite), destinata a diventare la sua specializzazione. “A questo punto sono entrata nelle Fiamme Oro – continua a raccontare- il gruppo sportivo della Polizia di Stato. Visto che ero ancora molto giovane, facevo parte della sezione giovanile, un gruppo preparatorio che serve a rifornire di nuove leve la squadra ufficiale.”

Già in questa fase iniziale, però, i grandi traguardi non mancano. Dopo aver conseguito due vittorie ai Campionati Europei under 21 nel 2015 a Zurigo e nel 2017 a Sofia, la giovanissima karateka riceve la proposta di entrare a far parte della Polizia di Stato, per continuare ad allenarsi nella squadra ufficiale delle Fiamme Oro. Da qui la sua carriera subisce la svolta decisiva che la porterà sempre più in alto fino a toccare, quest’anno, le vette delle competizioni europee e mondiali.

Clio Ferracuti
Clio Ferracuti

Come ha affrontato le ultime competizioni?
Io sono una grande sostenitrice dell’importanza della salute mentale. Ogni atleta ha bisogno di un accompagnamento costante, un sostegno psicologico per affrontare sanamente le proprie insicurezze, soprattutto quando si è molto giovani. Col tempo ho imparato a far scaturire del bene dalla paura, perciò riesco ad affrontare tutte le competizioni, anche quelle importanti, positivamente.

Quali emozioni hanno accompagnato le vittorie?
Emozioni stupende. Cavalcare “tatami” internazionali per me è stata fonte di grande orgoglio, anche perché con la mia presenza ho rappresentato prima di tutto la Garbatella, poi la Polizia di Stato e le Fiamme Oro, non ultima la Nazionale. Ho provato una grande gioia.

Quali sono i suoi progetti per il futuro?
Il mio lavoro è essere un’atleta, totalmente. Finita una competizione, se ne prepara un’altra. A maggio ci sono i prossimi europei.

Come si sta preparando?
Con un allenamento continuo. In previsione degli Europei si svolgeranno delle gare preparatorie, sempre appartenenti a circuiti internazionali. La prossima è l’Open di Parigi che si terrà a fine gennaio. Per ora l’obiettivo è quello, poi si riprogrammerà tutto.

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Presentato al pub La Ragnatela “Chi ha polvere spara”, il romanzo di Donato Montesano

di Anna Di Cesare

Tratto da una storia vera, il primo romanzo di Donato Montesano – “Chi ha polvere spara”, edito da Eretica e presentato il 25 novembre al pub La Ragnatela Hop 501 in via Girolamo Benzoni 31 – ha quasi il carattere di un’epopea. Racconta la storia di Pancrazio Chiruzzi, giovane lucano trasferitosi a Torino negli anni sessanta in cerca di una vita migliore. Il romanzo è un affresco dell’Italia del dopoguerra, delle disparità economiche tra nord e sud, dei pregiudizi che gravavano sui migranti meridionali, ma soprattutto è la storia privata di un uomo che trova la forza di reagire.

La Trama del libro

Dopo essere stato espulso dalla scuola per aver risposto agli atti di bullismo rivolti a un suo compagno, dopo essere finito in riformatorio a causa di una bravata dei suoi amici, Pancrazio matura una profonda trasformazione. Come il famoso Jean Valjean dei Miserabili di Hugo, è proprio a seguito dei soprusi subiti in carcere che Pancrazio inizia ad affilare il proprio ingegno, a controllare il proprio istinto e a mettere la propria lucidissima intelligenza a servizio del crimine.

“Chi ha polvere spara” – proverbio di origine meridionale – fa proprio riferimento a questo: alla forza incontenibile, quasi una deflagrazione, di chi finalmente esterna ciò che pensa. Se prima Pancrazio si limitava a subire violenze e insulti, adesso è passato all’attacco in una sfida continua rivolta non solo ai suoi nemici personali ma alla società intera. Pancrazio non è più il ragazzino goffo e timido appena arrivato nella città più industrializzata d’Italia: è un uomo consapevole della propria forza, con un saldo senso del rispetto per i compagni e soprattutto, a seguito della reclusione, consapevolezza del valore della libertà.

Mette su una banda, il primo colpo consiste nello svaligiare il furgone blindato che contiene gli stipendi degli operai della fabbrica dove lui stesso aveva lavorato, quella fabbrica in cui nemmeno gli operai conoscevano la funzione dei pezzi di ricambio che assemblavano. Il lavoro era usurante, le umiliazioni continue, e la banda di Pancrazio decide di iniziare con la rapina alla fabbrica come forma di vendetta nei confronti del padrone. Se in Viaggio al termine della notte di Céline la catena di montaggio viene implicitamente accostata alla brutalità della guerra, qui è posta in alternativa al crimine: in una società violenta e respingente, o ci si rassegna a subire o si alza la testa e si commette il male. E tra le due alternative, Pancrazio e i suoi compagni, che hanno già sofferto molto, non esitano a scegliere la seconda.

I colpi hanno subito successo, anche grazie alla lucidità quasi scientifica con cui vengono preparati. Ciononostante, i protagonisti sembrano mantenere un’innocenza di fondo che sopravvive ad anni di reati e avventure incredibili; un po’ come nei romanzi picareschi, in cui a un personaggio buono, candido capita di tutto senza scalfirlo. La banda di Pancrazio non tradisce mai i suoi valori cardine: il rispetto per chiunque e soprattutto per la parola data. Difatti la caratteristica più straordinaria di questa organizzazione è di aver portato a termine furti straordinari, in Italia e all’estero, senza mai sparare un colpo di pistola.  A una donna svenuta durante una rapina, i ladri fanno recapitare un mazzo di rose. Con un direttore di banca sorseggiano amichevolmente whisky prima di intimargli di mostrar loro la cassaforte.

La loro natura di ladri-gentiluomini è evidente anche nei rapporti sentimentali, che rimangono sempre forti. Pancrazio ha una grande considerazione dell’amore, e si mantiene sempre fedele al ricordo della “donna della sua vita”.

Il romanzo infatti intende raccontare, oltre al rapinatore, l’uomo. I legami parentali, le amicizie e gli amori occupano uno spazio centrale fin dalla prima pagina, nella scena in cui il protagonista solleva il fratello sull’altare della Vergine con un gesto che, molti anni dopo, gli ricorderà la donna amata.

Gli affetti sono una costante, un filo rosso che si dipana all’interno della trama come una guida. Il ricavato dei primi furti, per esempio, viene impiegato per fare regali al fratello, così come niente addolora Pancrazio – il rapinatore incallito – quanto la perdita di un vecchio amico d’infanzia. Fondamentale è anche il legame col nonno fuochista, scomparso quado Pancrazio è ancora bambino a seguito di un’esplosione nella fabbrica di polvere pirica. Questa morte dolorosa e inaspettata segna profondamente il protagonista e ne determina il trasferimento al nord.

La scena della morte del vecchio Salomone – questo il nome del nonno – è anche indicativa di un’altra caratteristica del romanzo: la costruzione a incastro che ricorda quasi il montaggio cinematografico. La scomparsa dell’artificiere ha un ruolo fondamentale nel romanzo ma non viene raccontata direttamente, e in questo modo lo scrittore, prendendo le distanze dall’evento, è come se ne rimarcasse la drammaticità.

Le scene che si susseguono in questo romanzo fluviale accompagnano il lettore seguendo diversi punti di vista. L’opera ricorda un film anche per la natura visiva della maggior parte delle azioni che parlano da sole, senza commento del narratore. Ci sono scene monumentali, come quella iniziale del falco – simbolo del destino – che sorvola i campi su cui giocano i protagonisti, ancora bambini. Le immagini si alternano con grande vivacità, le avventure del protagonista sembrano i fotogrammi di un film western: inseguimenti, rapine, addirittura l’assalto a un treno in corsa; avventure che toccano non solo contesti diversi, ma anche diverse zone d’Italia, lasciandone un ricordo indimenticabile. Milano è definita “una donna che seduce tutti e non si concede a nessuno”, la Liguria è rappresentata “a strapiombo sul mare, con le case che sembrano un prolungamento delle rocce.”

Ma il cinema non è solo un elemento strutturale: ha anche un ruolo contenutistico rilevante; prova ne sono le numerose citazioni fatte dagli stessi protagonisti, tutti appassionati del grande schermo. Il cinema americano per loro è lo stimolo che li spinge a fare meglio, a cercare una vita migliore, ma è anche un oggetto di emulazione vana, rispetto al quale, in ultima analisi, la vita vera si rivela sempre più brutale e insensata (“Perché nei film americani i carcerati cantano sempre e noi non possiamo?).

Le dichiarazioni dell’autore

“Il contesto sociale ha influenzato moltissimo quest’individuo e la sua vita criminale, molti episodi hanno cambiato la sua percezione del mondo” ci ha raccontato l’autore Donato Montesano. “Per esempio se avesse avuto degli insegnanti che anziché condannarlo l’avessero aiutato probabilmente avrebbe avuto tutt’altra vita. Questo è il personaggio. D’altro canto c’è l’uomo che ho conosciuto” ha proseguito lo scrittore. “Il protagonista del romanzo non è un supereroe, anzi per certi aspetti è anche un perdente. Non si percepisce molto la sua forza interiore, però l’uomo – il Pancrazio Chiruzzi che ho conosciuto e con cui ho parlato molto prima di scrivere il romanzo – sì, lui per me è un supereroe. Ho conosciuto un uomo che si è fatto 35 anni di carcere duro e dopo, quando è uscito, aveva ancora la forza di un ragazzino. Per me un uomo così è straordinario, dopo tutto quello che gli è successo ha conservato un amore per la vita così forte che è quasi impossibile trovare altrove.”

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Una panchina contro la violenza di genere in piazza Barolomeo Romano

Una folla molto eterogenea per età e per genere si è stretta intorno ad una nuova panchina in Piazza Bartolomeo Romano, sul marciapiede davanti all’ingresso dell’Archivio Flamigni.

Donne, di ogni età, i bambini dell’Istituto Macinghi Strozzi, le forze dell’ordine e il Municipio VIII, una rappresentanza dell’Archivio Flamigni e le donne del Gruppo Nannaré, riuniti per l’inaugurazione di una panchina rossa contro la violenza di genere e per la promozione dei servizi di supporto sul territorio.

La cerimonia di inaugurazione

La panchina contro la violenza di genere, decorata di rosso per l’occasione, è stata inaugurata in una intensa e commossa cerimonia che ha dedicato pensieri e parole a Giulia Cecchettin e a tutte le donne uccise a causa della violenza maschile.

Decine di palloncini rossi sono stati lasciati volare in aria dai bambini e ragazzi dell’Istituto Macinghi Strozzi.

Un momento di particolare raccoglimento è stata la lettura di Ilaria Moroni, direttrice dell’Archivio Flamigni, che ha scelto la poesia Se domani non torno di Cristina Torres Caceres nella sua versione integrale.

L’appuntamento di domani e il valore dei servizi territoriali

Maya Vetri, assessora alla Cultura del Municipio VIII, ha presenziato l’inaugurazione dando particolare rilievo alla scelta di inserire sulla panchina una placca su cui sono stati riportati tutti i servizi territoriali che intervengono sulla violenza di genere.

Contatti, informazioni, nomi e indirizzi dei centri antiviolenza, delle associazioni attive sul territorio e dei servizi attivi del Municipio.

Un piccolo elemento, che dà senso alla memoria e diventa strumento di consapevolezza e intervento per la cittadinanza. In chiusura, è stato rinnovato l’appuntamento per tutte le donne del territorio.

“Domani alle 14.00 ci troveremo alla stazione di Metro Garbatella” ha detto Vetri “per raggiungere tutte insieme la manifestazione di Non una di meno al Circo Massimo”.

I servizi del territorio sulla panchina

Segnalati i contatti e gli indirizzi sulla panchina dei servizi del territorio contro la violenza di genere, come il Centro antiviolenza Nilde Iotti, quello dell’Università Roma Tre Sara Di Pietrantonio, lo sportello municipale LGBTQ+ e gli altri sportelli legali e di sostegno offerti dal Municipio, le associazioni e i circoli di riferimento per la fuoriuscita da dinamiche di violenza.

Sulla placca, realizzata in collaborazione con Archivio Flamigni, è stato segnalato anche il numero nazionale antiviolenza e stalking 1522 e realizzato un QR code interattivo per ottenere maggiori informazioni riguardo i servizi segnalati.

L’importanza delle scuole del territorio

“La scuola del territorio è sensibile per quanto riguarda i diritti” dice Rosa Tortorici, insegnante dell’Istituto Macinghi Strozzi. “I colori della Pace sono sulle mura della nostra struttura e nel nostro cortile ci sono tre panchine colorate.

Ognuna ha un diverso significato: quella rossa, contro la violenza sulle donne, quella gialla, contro il bullismo e quella blu e gialla, che riprende i colori del maglione che indossava Stefano Cucchi. Sul territorio e nella scuola, le nostre attività mirano a stimolare grande sensibilità ogni giorno”, conclude la professoressa.

È ora di fare rumore

Un commento a margine è quello di Lucia Di Cicco, del Gruppo Nannaré, che ha promosso l’iniziativa. “Questa panchina è un simbolo” dice “ora dobbiamo stringerci tutti insieme intorno al problema della violenza, che è enorme per tutti. È inaccettabile, nel 2023, che muoiano ancora così tante donne per mano della violenza maschile.

È ora di fare rumore.

La violenza colpisce la dignità umana e per questo bisogna educare le nostre comunità, a partire dalle scuole, al rispetto”.

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Corri alla Garbatella

Parte la ventinovesima edizione di “Corri alla  Garbatella”, la storica gara podistica della borgata giardino. Dopo quattro anni di pausa dovuti anche alla pandemia, si tornerà a correre tra le meravigliose strade di uno dei quartieri più suggestivi di Roma. Il Trofeo Donna quest’anno verrà intitolato all’atleta romana Elisabetta Betrame, precocemente scomparsa lo scorso marzo; il Trofeo Uomo invece verrà dedicato al maratoneta Sergio Agnoli (1926-2001).

Corsa competitiva e amatoriale

La maratona – organizzata dall’associazione culturale e sportiva “Rione Garbatella” e patrocinata dal Municipio VIII oltre che dalla Federazione Italiana di Atletica Leggera – avrà luogo domenica 26 novembre, ma le iscrizioni per la sezione competitiva si chiudono domani giovedì 23 (per iscrizioni consultare il sito www.rionegarbatella.it). Per chi invece corre per passione e non è interessato a gareggiare, ci sarà anche una sezione amatoriale. La maratona comprenderà 9,8 km, e la quota d’iscrizione per la partecipazione è di 10 euro. La novità di quest’anno è la possibilità di farvi accompagnare dai vostri amici a quattro zampe.

Per i bambini

Gratis invece è l’iscrizione dei bambini al di sotto dei 10 anni, i quali potranno partecipare a una corsa non competitiva di 650 metri che prende il nome di “Corri forte e cresci bene”, giunta ormai alla terza edizione. L’iscrizione si può effettuare sul sito di Rione Garbatella o presso gli istituti scolastici della zona.

Su suggerimento del minisindaco Ciaccheri e dell’assessora Francesca Vetrugno, inoltre, i bambini avranno la possibilità di presentare un proprio elaborato (un disegno o un pensiero sul tema della maratona). Il miglior lavoro verrà premiato in occasione del 104° anniversario del quartiere, il prossimo febbraio.

La parole di Walter Graziani

“La gara podistica CorriallaGarbatella” spiega Walter Graziani, presidente dell’associazione “Rione Garbatella” e del Comitato Organizzatore CorriallaGarbatella 2023, “ritornata dopo anni di forzata assenza, sta dimostrando che il forte senso di appartenenza al quartiere consente di promuovere iniziative di coesione e di integrazione sociale. Nel corso degli anni si è acquisita competenza grazie alla condivisione di abilità e alla partecipazione di tanti, a tutti i livelli. Lavoriamo tutto l’anno affinché questo evento Sia soprattutto “amato”, piuttosto che semplicemente partecipato”.

L’appuntamento di domenica 26

Il punto di raccolta per tutti gli iscritti è alle ore 8:00 in corrispondenza del civico 31 di viale G. Massaia. Gli adulti – sia sezione competitiva sia amatoriale – partiranno alle ore 9:30; i bambini invece cominceranno alle ore 9:00. A tutti i partecipanti, infine, verrà consegnato un pacco regalo comprendente una tazza commemorativa dell’evento e un calendario 2024.

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Consultorio di largo delle Sette Chiese: una battaglia che continua

“I consultori non si toccano” così recita lo striscione che campeggia sull’edificio di Largo delle Sette Chiese. Continua infatti la battaglia per il ripristino dei servizi del consultorio familiare. Lo scorso primo settembre – a causa della mancanza di personale – l’Asl Roma 2 aveva trasferito i servizi di ginecologia, ostetricia, supporto psicologico e consulenze per i genitori nella sede di Tormarancia in via dei Lincei 93, trasformando l’edificio della Garbatella in un centro adibito alla vaccinazione dei neonati.

In quell’occasione su Cara Garbatella era uscita una lunga dichiarazione di Stella Liberato, che esprime la propria indignazione a nome dei genitori del quartiere.

Oggi il tema sembra più scottante che mai. Alla luce degli ultimi episodi in tema di violenza di genere, un gruppo di cittadini sottolinea l’importanza del consultorio come presidio sociale.

L’occupazione simbolica

Oggi 22 novembre, tramite un’occupazione simbolica, il Collettivo per la Difesa del Consultorio ha sottolineato la centralità dei punti di ascolto e di aiuto rivolti alle frange più deboli della cittadinanza.

“Il lavoro dei consultori – rivendica il Collettivo – non si limita alla cura ma consiste anche e soprattutto nella prevenzione delle problematiche, tramite i servizi dedicati ai bambini e alle mamme e il sostegno psicologico per gli adolescenti.

L’occupazione è dunque una manifestazione di sdegno. Le organizzatrici della mobilitazione non concepiscono come in tutto il Municipio VIII di circa 130 mila abitanti  non ci sia più un consultorio degno di questo nome, cioè un luogo che non si limiti a offrire assistenza sanitaria ma affronti un ampio spettro di problematiche sociali, ruolo che per oltre dieci anni è stato ricoperto dalla struttura di Largo delle Sette Chiese”.

Le mobilitazioni

Il prossimo 25 novembre, in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, i membri del collettivo parteciperanno alla manifestazione che partirà dal Circo Massimo e arriverà a Piazza San Giovanni, rimarcando il legame che corre tra la presenza di validi consultori familiari e la lotta alla violenza di genere. Il 6 dicembre alle ore 17:00, invece, verrà organizzato un presidio davanti al palazzo della Regione, in piazza Oderico da Pordenone alla Garbatella.

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I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
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