Estate Romana – Da questa sera, fino a domenica 10 luglio, Piazza Sauli ospiterà Tutta la Garbatella brillava al Sole. Pasolini in piazza, una manifestazione culturale gratuita che comprende: proiezioni, passeggiate, mostre e dibattiti dedicati all’intellettuale bolognese e il rapporto con la città e la periferia, nel centenario della sua nascita.
Fotogramma del film Una vita violenta, l’attore Franco Citti a Piazza Sauli
Il programma
Il primo giorno è dedicato alla proiezione del film d’esordio alla regia di Pier Paolo Pasolini, Accattone del 1961, interpretato da Franco Citti in cui Pasolini inserisce al centro della storia i ragazzi delle borgate romane e la loro derelitta quotidianità.
Prima della visione, Gianluca Curti di Minerva Pictures, presenta la rassegna cinematografica, poi i convenevoli saluti da parte del Municipio e dell’europarlamentare Massimiliano Smeriglio, inoltre tutti i film saranno introdotti dal critico cinematografico Boris Sollazzo.
Sabato 2 luglio alle ore 19:00, in collaborazione con Silvio Parrello, si potrà partecipare alla passeggiata letteraria nei luoghi della Garbatella presenti nel film Una vita violenta, del 1962 dei registi Paolo Heusch e Brunello Rondi. La pellicola tratta dall’omonimo romanzo di Pasolini con Franco Citti e Serena Vergano, è poi in programma nella stessa serata alle ore 21:30.
Nell’ultimo giorno, dopo un’esposizione fotografica dedicata al rapporto tra Pasolini e la città, sono previste le proiezioni al pubblico del cortometraggio Le mura di San’a ambientato nello Yemen nel 1971, il mediometraggio La Ricotta con Orson Welles e in chiusura La Rabbia di Pasolini un film di montaggio del 2008 di Giuseppe Bertolucci.
L’appuntamento è giovedì 16 GIUGNO ore 15,30 NELL’EX CASA DEL CUSTODE DELLA SCUOLA DEI BIMBI.
L’Approdo è un servizio bibliotecario nella storica Casa dei Bimbi a via G.B. Magnaghi, 12 alla Garbatella, inaugurato nel febbraio dello scorso anno . Ma “Approdo”, come dice il termine stesso, vuole essere anche un “porto sicuro”, uno spazio dedicato all’accoglienza, contro l’isolamento sociale. E quindi la sua qualifica corretta è “Biblioteca Civica e Porto Culturale Sicuro”.
Qui, giovedì 16 giugno, si riuniranno ragazz* dagli 8 agli 11 anni per un gioco che, più che una caccia al tesoro, sarà una “caccia al libro”, perché… ”anche i libri nascondono segreti”. Gli organizzatori non hanno voluto svelare molto di più per mantenere viva la sorpresa per i partecipanti, ma raccomandano la prenotazione perché ci sono solo 20 posti massimo. E, per la squadra vincitrice, ci sarà un premio finale.
No ai controlli alla manifestazione estiva in programma al Parco Schuster. La maggioranza dell’VIII Municipio ha bocciato la mozione presentata da Lista Civica Calenda Sindaco e dal Movimento 5 Stelle. Una mozione che però non è stata votata dai firmatari del M5S, Marco Merafina e Matteo Bruno. I due consiglieri sono usciti dall’aula per protesta rispetto alla mancata approvazione del terzo atto sul Parco di Tor Marancia presentato dalle opposizioni. Per lo stesso motivo anche i consiglieri di Fratelli d’Italia non hanno partecipato al voto.
L’attacco di Simonetta Novi (Lista Calenda Sindaco)
Commenta Simonetta Novi, capogruppo della Lista Calenda Sindaco: “Nonostante gli organizzatori abbiano recintato il doppio dello spazio rispetto all’edizione invernale, occupandone la quasi totalità, e nonostante il programma pubblicato preveda concerti fino alle 2 di notte, anche infrasettimanali, la maggioranza di VIII Municipio ha bocciato la nostra mozione in cui evidenziavamo le prime irregolarità e chiedevamo controlli”. E continua: “Gli organizzatori, associazione Remuria, già nell’edizione invernale autorizzata come manifestazione di intrattenimento e non di concerto, hanno mostrato grande disinvoltura non montando la pista di pattinaggio prevista. Ma nessuno ha controllato evidentemente, perché altrimenti sarebbe stata chiusa subito”. “Un conto – prosegue Novi – è avere sotto casa ragazzi che si divertono con una pista di pattinaggio, un conto sono i concerti e Dj Set a tutto volume oltre le 2 di notte”. “Ora, dai primi di giugno a fine settembre – aggiunge Novi – i residenti si ritroveranno a convivere con la stessa bolgia di questo inverno, tra alcol e schiamazzi”.
A seguito di altre interrogazioni presentate, la giunta in inverno aveva promesso “governo e controllo” rispetto all’edizione estiva. “Oggi – rileva Novi – anche di fronte all’evidenza, la maggioranza ha bocciato proprio la richiesta di attuare quanto promesso”. La Lista ricorda anche che gli organizzatori sono gli stessi della manifestazione “Scalo Playground” del II Municipio, con la direzione di quest’ultimo che ha poi imposto un termine dei concerti alle 22.30, ed ora ha addirittura revocato l’autorizzazione. “Rimaniamo basiti – conclude Novi – dalla giunta e dalla maggioranza dell’VIII Municipio, che prima promettono controlli e poi rifuggono dalle proprie responsabilità. Secondo i dettami del bando di gara, gli organizzatori non pagano l’occupazione di suolo pubblico e ricevono un contributo economico, in cambio di eventi gratuiti e stand di mescita e vendita. Ma ai residenti di San Paolo la salute e il diritto al riposo chi lo restituisce?”.
Il disagio per gli abitanti della zona
Alcuni cittadini, rimarcando la situazione di disagio in occasione dei concerti al Parco Schuster, hanno sottolineato che vi sono situazioni più gravose per la tranquillità. “Gli schiamazzi davanti alla Basilica di San Paolo sono all’ordine del giorno, anzi della notte”, si lamenta una coppia a spasso con i figli. “Ogni mattina facciamo lo slalom tra i vetri e le bottiglie per terra, abbiamo chiamato i vigili ma non si è mai visto nessuno”. Un signore che abita a ridosso dell’università lamenta “i rumori legati ai locali frequentati dagli studenti che si attardano fino a notte fonda”. “Un caos a cui non ci si abitua mai” fa eco la moglie.
La replica della maggioranza
Per conto della maggioranza la replica non si è fatta attendere. “La mozione presentata ricalca alcuni avvenimenti pregressi, per cui è fuori luogo prevedere cosa possa accadere nelle prossime settimane”. Così Maya Vetri, assessora alle Politiche Culturali dell’VIII Municipio. “Noi come municipio ci teniamo a precisare che dopo due anni di isolamento, solitudine e di stop alle attività culturali, il territorio torna ad essere impreziosito dalla tutela dell’aggregazione e dalla socialità”. “In ogni caso – prosegue Vetri – saremo vigili e scrupolosi sulle applicazioni delle regole previste sia dal bando dell’Estate Romana sia da quelle del buon senso”. “È nostra intenzione mantenere un livello qualitativo dell’offerta culturale”, tiene a precisare l’assessora. “Saremo quindi meticolosi nel far rispettare la pulizia delle strade e del verde, senza tralasciare la questione legata al rumore per il rispetto della tranquillità dei cittadini, anche su questa questione ci siamo confrontati con gli organizzatori”, conclude Vetri.
Bambola gonfiabile Garbatella – <<Stavo andando a prendere mia figlia a scuola, avevo parcheggiato a Piazza Vallauri vicino la metro vecchia, quando mi sono ritrovata una bambola gonfiabile davanti ai piedi>>, ci racconta una ragazza del quartiere. <<Era quasi inquietante, per non parlare di quanto possa inquinare>>.
Non è la prima volta
L’estate scorsa a Piazza Marco da Tomba, zona molto popolare della Garbatella, era stata trovata un’altra bambola gonfiabile. Almeno quella, era poggiata ad un cassonetto.
Insomma, più passa il tempo e più descrivere la situazione dei rifiuti a Roma diventa surreale. E forse, incolpare le amministrazioni, i sindaci e i politici, comincia a diventare un po’ ridicolo finché i cittadini continuano a gettare rifiuti, o bambole, ovunque.
Quando ci è stata proposta l’idea di aiutare l’associazione Zampe nel Cuore Onlus, che si occupa di trovare una casa a quei pelosi che ancora non ne hanno una, non potevamo di certo perder tempo a rifletterci. L’idea di aiutare questi animali, e magari rendere felice qualche famiglia, vale più di qualunque altra notizia. Così eccoci qui, ad iniziare la collaborazione tra Cara Garbatella e l’associazione di Zampe nel Cuore, che si trova a Guglionesi, in provincia di Campobasso.
Per chiunque sia amante degli animali, o intento ad adottare un cagnolino, siamo pronti a togliervi qualsiasi curiosità.
Zampe nel Cuore Onlus
La storia dell’associazione
Come ci racconta Kisela Romolo, una delle più esperte volontarie, tutto è nato da un gruppo di signore che già praticavano volontariato, ma senza alcuna associazione alle spalle. Solitamente, quello che potevano fare, era girare per il Paese sfamando i cani randagi e aiutando i numerosi cuccioli che trovavano. <<Così abbiamo deciso nel 2017 di aprire un’associazione, che con il tempo ha accolto altri soci, ma soprattutto molti cani>>.
Adottare un cane: come?
I cani, per chi volesse adottarne uno, possono essere visti tramite foto, video, o perchè no, andare direttamente in sede. Per chi non può recarsi in sede invece, e volesse adottare un peloso, partono delle staffette di volontari che girano tutta l’Italia fino al nuovo proprietario.
Chi adotta un cucciolo non avrà spese, a parte appunto il trasporto. Il costo dipenderà dalla grandezza del cane, ma ci si aggira intorno ai 50/70 € per quelli di taglia più grande.Una volta adottato, i proprietari sono obbligati a sterilizzare gli animali al fine di ridurre il fenomeno del randagismo e il sovraffollamento nei canili. Ma non solo: questo tipo di intervento mira anche a prevenire neoplasie e malattie dell’apparato genitale. <<A meno che, i proprietari non siano fortemente contrari alla sterilizzazione>>, aggiunge Kisela.
Zampe nel Cuore Onlus
Scegliere con consapevolezza
Una volta scelto il cucciolo, consigliato anche dai volontari di Zampe nel Cuore, negli anni a venire l’Associazione rimarrà in contatto con i proprietari. <<Vogliamo evitare che il cane possa non star bene. Ci sono stati molti casi di cani adottati e poi maltrattati, non all’interno della nostra associazione nello specifico, ma in altre realtà. Per questo ci teniamo a sapere che stiano tutti bene>>.
Scegliere un cane non è facile. C’è chi lo fa per gli occhi dolci, chi perchè è una peste che corre ovunque, chi per quella macchiolina che lo rende unico, o chi perchè semplicemente è l’ultimo rimasto della cucciolata. La verità, è che non importa quale sia il motivo, l’importante è farlo con consapevolezza, perché lui si fiderà di voi prima ancora di far parte della vostra famiglia.
Il famoso quotidiano economico londinese ne elogia l’architettura e il modello sociale
Financial Times Garbatella — “Passeggiare per la Garbatella vi farà sentire come in una favola” scrive Davide Ghiglione, corrispondente dall’Italia per il Financial Times, in un lungo articolo illustrato da una serie di scatti fotografici che immortalano alcuni dei luoghi simbolo del quartiere. “Se amate la storia, è come aprire un libro con le pagine perfettamente conservate. Se l’architettura e lo sviluppo urbano sono le vostre passioni, rimarrete sicuramente soddisfatti, mentre i buongustai saranno deliziati dagli affascinanti ristoranti sparsi per questo quartiere verdeggiante”.
Il celebre quotidiano inglese omaggia la Garbatella definendola una delle zone più interessanti di Roma per la sua originalità dal punto di vista urbanistico, per i suoi locali e per l’atmosfera ovattata caratteristica di un paesino che si distacca dal caos della capitale, uno dei pochi quartieri in cui si vive ancora quel senso di comunità appartenente ormai al passato. “È come fare un salto indietro nel tempo, i bambini sono liberi di giocare a calcio nei cortili in attesa delle madri che li chiamano dalla finestra quando il pranzo è pronto”.
Le tappe dell’itinerario alla Garbatella suggerito dal Financial Times
Il tour di Garbatella inizia dall’arco di piazza Benedetto Brin, luogo della fondazione e della posa prima pietra dove tutto ebbe inizio, da cui attraverso via Luigi Orlando è possibile addentrarsi nei lotti, esempi del barocchetto romano degli anni Venti.
La tappa successiva è piazza Bartolomeo Romano, dove prendere il tipico caffè espresso al Bar Foschi per poi passare al teatro Palladium, storico edificio in stile liberty che ospita mostre, concerti e festival cinematografici. Impossibile non menzionare il bar in piazza Giovanni da Triora, reso celebre dalla serie televisiva “I Cesaroni”, mentre per un aperitivo il quotidiano consiglia un prosecco in Piazza di Sant’Eurosia, dove il regista Nanni Moretti in “Caro diario”, rinomato film del 1993, attraversando in Vespa una Roma deserta definisce la Garbatella il suo quartiere preferito.
Infine l’imponente edificio della scuola elementare d’epoca fascista visibile passando da piazza Damiano Sauli e la Fontana Carlotta, dall’omonima statua femminile, tra i simboli più noti del quartiere.
Nella mattinata di ????????ì ?? ??????, ????? ??? ?:?? ???? ??:??, si sono imbattuti in una manifestazione per dire sì alla pace.
Con la migliore arma a loro disposizione, ossia tutto l’entusiasmo della loro età, sono scesi in ?????? ??????? ????? per un flash mob . Non sono mancate poesie, striscioni e canti.
Un’istituzione, il forno più antico, la pizza più buona in assoluto, un mito, uno dei simboli del quartiere. Sono soltanto alcune delle definizioni che i cittadini della Garbatella hanno dato in questi giorni al Forno Maurizi, commentandone la chiusura. Nella pagina di Facebook Sei de Garbatella se… si leggono commenti increduli e stupiti, anche perché in pochi sapevano che quel locale così amato di largo Giovanni Ansaldo, gestito con maestria e passione da Bruno e Loredana, avrebbe chiuso i battenti.
“Io ci sono cresciuta in questo forno quando mio padre Italo – racconta Miria Maurizi – ha cominciato l’attività con l’impegno e l’amore che da sempre caratterizza tutta la famiglia”. Valeria Maurizi si rivolge alla zia: “Hai portato avanti con passione, sacrificio ed impegno un’attività che è stata, non solo un riferimento per il nostro quartiere, ma soprattutto simbolo di grande solidarietà sociale in tanti momenti difficili…. oggi chiude solo la serranda, ma rimarrà per sempre aperto il ricordo di una famiglia che tanto si è prodigata per gli altri e di cui sono orgogliosa di far parte”.
Non era un semplice negozio di alimentari, era un’eccellenza. Pochi scalini, per un ingresso quasi anonimo, ma conosciutissimo, oltre che naturalmente al Lotto 8, in tutte le altre zone del quartiere grazie a quel profumo di pizza e rosette sempre calde che si propagava nell’aria. Era lì dall’immediato dopoguerra, rappresentando un punto di riferimento per moltissimi cittadini.
E quell’esercizio era molto noto anche ai ragazzi che tornavano da scuola, come ha raccontato Simona: “Il mio ricordo va ai primi anni Ottanta, quando frequentavo le scuole elementari, con le orde di scolari famelici scendere dall’autobus 92 o dall’11 davanti alla fermata della Standa e correre fino al forno”. Il pane lì era un’autentica arte, per non parlare degli gnocchi, delle crostate e dei maritozzi con la panna, autentica leccornia, che fino a pochi giorni fa attirava moltissimi golosoni per una colazione più sostanziosa.
Alfredo, un signore distinto, a spasso con la consorte Biancamaria e un bellissimo cocker mentre osserva la serranda abbassata si chiede il perché della chiusura: “La mia famiglia originaria di Trastevere è arrivata alla Garbatella nel 1954, quando non c’era nemmeno la Circonvallazione Ostiense e stavano costruendo la Cristoforo Colombo. Questo forno c’era, e fino a pochi giorni fa l’odore del pane caldo si sentiva indistintamente in tutta la piazza. È un pezzo di storia che se ne va”.
Che Nanni Moretti, dopo l’ultimo bellissimo film Tre Piani, sarebbe da subito tornato sul set lo si era intuito. La conferma è arrivata ai primi di febbraio, quando con un video pubblicato su Instagram, venivano mostrate le foto del prossimo cast insieme ad una carrellata di costumi di scena. Pochi giorni fa , in un altro post sul medesimo social, il regista ha mostrato alcune palazzine costruite appositamente in un’ampia area, di proprietà di Cinecittà, sulla Pontina. Sullo sfondo si intravedono anche un negozio di alimentari e una sezione del P.C.I. .
Il nuovo film, che considerando la scrupolosità di Moretti probabilmente vedrà una lunga gestazione, si chiamerà Il sol dell’avvenire. Tra gli attori, insieme a Margherita Buy, troviamo Mathieu Amalric, Silvio Orlando, Barbora Bobulova e lo stesso Nanni.
Set di Nanni Moretti al vecchio deposito Atac San Paolo
Pochi giorni fa in un divertente videomessaggio inviato al Teatro Petruzzelli di Bari, dove si stava tenendo il Bari International Film Festival, insieme a Margherita Buy si scusava per la mancata presenza nel capoluogo pugliese poiché entrambi impegnati nelle riprese del nuovo film. Proprio in quell’occasione l’attrice avrebbe dovuto ricevere il premio Alida Valli. In questi giorni alcune scene della prossima opera cinematografica, Moretti le sta girando presso il vecchio deposito Atac di Via Alessandro Severo a San Paolo. Anche se l’area è ovviamente inaccessibile, e dalla Sacher Film (la sua casa di produzione) non trapela nulla, alcuni cartelli informavano i cittadini della momentanea sospensione del mercato del fine settimana “per consentire le riprese del film di Nanni Moretti”.
Caro Diario (1993)
Quello del regista romano, per molti abitanti del nostro Municipio, è stato un gradito ritorno a distanza di quasi trent’anni da Caro Diario (1993), uno dei film più apprezzati di sempre, che in alcune scene lo vede a spasso con la Vespa per le strade della Garbatella. Proprio la scelta del nome del nostro giornale, Cara Garbatella, nata da un’intuizione di Andrea Fannini allora segretario della sezione Pds della Villetta, fu un omaggio a Caro Diario, un film che tra l’altro fece conoscere al di fuori del Raccordo Anulare alcuni aspetti nascosti del nostro amato quartiere.
Canti, poesie e proiezioni contro la guerra nel giardino della Villetta, la storica sede della sinistra di Garbatella.
Ieri sera, dopo l’introduzione di Francesca Mollo, si è esibito il trio Scena Corsara con la lettura di poesie tra cui “Generale”, “La guerra che verrà” di Bertolt Brecht e ‘L’odio’ di W. Szymborska. Il trio ha anche eseguito brani musicali quali “Generale” di De Gregori, “La guerra di Piero” di De Andrè e tanti altri. È quindi intervenuto il coro Sbarbatello diretto da Nora Tigges, che ha toccato il cuore di tutti cantando “Gorizia maledetta”, la “Ninna nanna de la guerra” di Trilussa, “E più non canto” oltre ad altre canzoni della tradizione popolare intonate da tutti i presenti.
La Villetta – Garbatella
Al calare della sera l’atmosfera è diventata ancora più suggestiva grazie alle immagini evocative di pace proiettate sulla fiancata dell’edificio stesso. Intanto oggi, dopo due settimane, riprendono in Turchia le trattative fra le delegazioni Ucraina e Russa e si continua a sperare nella fine dei bombardamenti e della guerra.
Un sole caldo illumina lo stadio del Guglielmo Fiorini, lasciando assaporare i primi giorni di primavera ai tanti spettatori accorsi a vedere il derby tra Virtus Tormarancio e Vis Garbatella, valido per la dodicesima giornata del girone C di Terza Categoria. Una partita molto sentita tra gli abitanti dei due quartieri, divisi solamente dalla via Cristoforo Colombo, che non assistevano al derby da molti anni.
Sul sintetico di via Costantino, a scaldare gli animi però, ci pensano soprattutto le due formazioni autrici di un rocambolesco pari, in cui i giocatori non hanno risparmiato energie.È il Tormarancio a fare la partita, nel primo tempo è padrone del campo in tutti i reparti e non lascia spazi agli avversari, che tentano le ripartenze in contropiede ma peccano nei passaggi.
Dopo due traverse, il Tormarancio continua l’assalto all’area avversaria e trova il primo goal al minuto 31’: sugli sviluppi di un fallo laterale Galieti è bravo ad anticipare di testa gli avversari. Passano dieci minuti e da un calcio di punizione per il Garbatella, la palla colpisce la mano di un giocatore in barriera, per l’arbitro il tocco è avvenuto in area e decreta il rigore; a niente valgono le proteste dei giocatori che reclamano il fallo fuori area. Il capitano Marrella dal dischetto non fallisce e porta le squadre all’intervallo sull’1-1.
Il rigore del 2-1 trasformato da Provenzani
Rientro dagli spogliatoi
Al rientro dagli spogliatoi sono ancora gli sciangaini a dettare i tempi della partita e al 9’ minuto passano in vantaggio su calcio di rigore con Provenzani che spiazza il portiere Longo 2-1. Nella metà del secondo tempo il Tormarancio abbassa i ritmi di gioco e il Garbatella ne approfitta, da una mischia in area il fischio dell’arbitro decreta un ulteriore calcio di rigore, anche questo per un dubbio tocco di mano. Marrella dal dischetto segna ancora e pareggia i conti 2-2.
Giostre di sostituzioni, due espulsioni per entrambe le formazioni e al minuto 39’ il Garbatella passa in vantaggio con Marini, bravo a finalizzare un cross dalla sinistra. Il Tormarancio recupera le ultime energie e tenta l’arrembaggio finale, con il subentrato D’Agostino a trascinare i compagni, che in pieno recupero trovano con Federico il pareggio a chiudere la partita sul 3-3.
Gli uomini di mister Bolletti avrebbero meritato la vittoria per quanto costruito durante tutta la partita, recriminano le decisioni arbitrali sui rigori e rimpiangono di non aver sfruttato al meglio le tante occasioni che gli si sono presentate, a differenza del Garbatella cinica e risolutiva. La squadra di mister Scapigliati si è svegliata troppo tardi ed è apparsa per troppo tempo in balia del gioco avversario, a salvarla ci pensa Marrella che con questa doppietta, torna in cima alla classifica marcatori del girone. Secondo pareggio consecutivo per entrambe le formazioni, un punto a testa che non smuove la classifica. Il Garbatella resta saldo al quinto posto, mentre il Tormarancio è fermo in nona posizione.
La catena della solidarietà verso il popolo ucraino non si ferma, e passa anche per la tavola. Proprio il ristorante Il Girasole alla Garbatella, conosciuto per la sua carbonara strepitosa, ha infatti deciso di raccogliere medicinali, coperte e giochi che verranno poi consegnate alla chiesa ortodossa di Santa Sofia di Boccea.
Per consegnare i beni potete recarvi presso il ristorante che si trova in Via Rosa Raimondi Garibaldi, 26/28.
Troverete aperto dal Lunedì al Sabato dalle 9:00 alle 16:30
Sta diventando un appuntamento tradizionale quello della premiazione del Concorso Indovina la Foto, lanciato ormai da qualche mese sulle pagine del nostro periodico cartaceo. Sono sempre più numerose e pronte, infatti, le risposte che pervengono alla Redazione di Cara Garbatella sulle immagini proposte e da individuare. Questo ci testimonia il profondo legame della nostra testata nella comunità di quartiere e l’affetto che i lettori ci dimostrano numero dopo numero.
Ieri sera alle 18,30 in Villetta è stata la volta della premiazione del numero di dicembre. La Redazione, per mano del direttore responsabile, ha potuto premiare quindi il maestro della Cesare Battisti Andrea Pioppi secondo classificato (sostituito da una collega che ha ritirato una copia del libro “Dalla Villetta ai gazometri”), mentre Maria Principato, terza classificata, ha incassato una copia di “Garbatella 100.Il racconto di un secolo”, l’Almanacco predisposto lo scorso anno in occasione del Centenario del quartiere. Non era presente il primo vincitore. Nell’occasione tutta la Redazione di Cara Garbatella si è scambiata gli auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo, che estendiamo naturalmente a tutti i cittadini della Garbatella e del Municipio VIII.
I ricordi di Pierina Solaini, 92 anni e di Giovanni Unfer, scampati ai tedeschi che occupavano Roma
Di Giorgio Guidoni
Pierina è una ragazzina di quattordici anni. Ci sarebbe poco da essere allegri nella Roma del ‘43, ma la vita vista con gli occhi di un’adolescente, anche in tempo di guerra, ha sempre i colori forti della gioia e della fantasia. La famiglia di Pierina abita in via delle Sette Chiese 212, in un caseggiato basso a forma di elle con una piccola corte interna, davanti al cancello d’entrata della Tenuta dei Santambrogio, ex Nicolai. Condividono il vicinato con altri due nuclei familiari, gli Unfer e i Giammarini.
In casa ci sono papà Virgilio Solaini, classe 1894, già combattente nella Prima Guerra Mondiale, lui lavora in un cantiere stradale che sta realizzando la via Imperiale, quella che sarà la Cristoforo Colombo. Mamma Marianna Paladini è una bella donna alta, che in quel periodo di stenti e rinunce pesa a malapena 45 chili. Con loro ci sono anche i due fratelli, Piero del 1921 e l’ultimo maschietto Aldo del ‘37. L’altra famiglia di vicini è composta da Giovanni Unfer, dalla moglie Franca e dal nipote Dante. Gli Unfer sono originari di Timau, una piccola frazione in provincia di Udine dove, sin dal medioevo, si parla un particolare dialetto carinziano simile al tedesco. Loreto Giammarini, che lavora con Virgilio e fa il guardiano del cantiere stradale, è il terzo inquilino del fabbricato.
Il rifugio antiaereo
È il 9 settembre 1943, ieri la radio aveva annunciato che la guerra era finita, ma papà aveva invece detto che a Roma la guerra era appena cominciata. Oggi spari, scoppi di bombe a mano, confusione. Per Pierina è come un gioco uscire di casa con le altre persone dell’abitato e correre al riparo in un anfratto poco fuori casa a lato dl cortile: una vecchia grotta accessibile scendendo una ventina di gradini, originariamente utilizzata come cantina per il vino ed ora adibita a rifugio antiaereo. Nella grotta-rifugio si ritrovano la famiglia Solaini con la famiglia Unfer, non c’è invece Loreto Giammarini, rimasto a sorvegliare il cantiere. Tutti in silenzio, il fiato sospeso, il respiro al minimo, le orecchie tese a cercare di capire cosa stia accadendo all’esterno. Là fuori la Storia gira come una mola implacabile che passa e frantuma tutto ciò che incontra. Ora sono vicinissimi, si odono spari e voci di soldati tedeschi che urlano nella loro lingua incomprensibile. Tutte le persone nel rifugio restano mute e impaurite. Tutte tranne Giovanni Unfer il quale, ha capito che i tedeschi hanno intimato loro di uscire immediatamente dalla grotta altrimenti avrebbero lanciato bombe a mano al suo interno. Con calma si alza e sale i venti gradini che separano la quiete apparente dalla guerra reale. Fuori trova i militari con i mitra puntati. Giovanni avanza con le mani in alto e con il suo dialetto, simile alla lingua tedesca, si fa capire. Spiega con calma e sangue freddo che di sotto ci sono soltanto i suoi familiari, chiede pietà per quelle vite umane innocenti. Riesce ad essere convincente, a calmare la furia dei nazisti che, addirittura, lo consigliano di tornare giù di sotto, perché è un posto più sicuro della strada, dove infuria una battaglia senza esclusione di colpi. Giovanni torna giù e tranquillizza gli altri rimasti all’interno col fiato sospeso, ignari di cosa potesse accadere. Il tono più pacato delle voci aveva fatto loro intuire che le cose si erano messe per il verso giusto. Per tutti, tranne che per Loreto Giammarini, uno dei primi caduti nella battaglia della Montagnola e della presa di Roma. Il povero Loreto, sorpreso dagli eventi, tenta di nascondersi con dei rami sul ciglio della strada nel pratone di fronte all’attuale ex Fiera di Roma. I soldati tedeschi che avanzano dall’Eur verso il centro, probabilmente gli stessi che poi giungeranno al bunker, vedono un movimento sospetto e rispondono con una sventagliata di mitra. Colpito alle gambe Loreto sarà in un primo momento trasportato dai sacerdoti della Parrocchia all’ospedaletto mobile tedesco in località Decima. Ma i militi tedeschi rifiutano di prestare assistenza al ferito, che dunque verrà trasferito all’infermeria del Forte Ostiense, dove purtroppo morirà dissanguato alle prime ore dell’11 settembre 1943.
Aereo Alleato
Qualche settimana dopo Roma è occupata dai tedeschi e si trova nell’insolita posizione di doppio assedio, interno degli occupanti ed esterno da parte delle forze Alleate. Pierina è fuori casa con le sue amichette, non pensa alla guerra e a tutte le tristezze che porta con sé, stanno ascoltando rapite i racconti che Dante elargisce per volare con la mente lontano dalla terribile realtà. Non fa caso a un rombo in lontananza che si avvicina minaccioso, basse frequenze che vibrano direttamente nel ventre e generano uno strano senso di paura: è un aereo delle forze Alleate proveniente dalla direzione di via di Tormarancia, che si sta avvicinando a Roma per un’azione di guerra. Pierina nota che il velivolo si sta abbassando di quota, ma è immersa nel racconto di Dante. Ode la voce dalla madre che le intima perentoriamente di tornare dentro casa. Pierina risponde svogliatamente, indugia, non vorrebbe andare. La mamma la sollecita nuovamente, lei alla fine si congeda dalle altre amiche e si alza per andare verso casa. Ci sono pochi metri di strada da fare. Arrivata a metà del percorso sopraggiunge Dante che la spinge giù con forza, cadono tutti e due per terra, proprio mentre l’aereo sceso di quota inizia a mitragliare, con la sventagliata che passa a pochi metri da loro immobili. Gli Alleati che avevano visto qualcosa muoversi a terra non erano andati tanto per il sottile, fortunatamente senza colpire nessuno.
Le Fosse Ardeatine,24 marzo 1944
Pierina, vive in prima persona quel drammatico momento storico. La loro casa si trova proprio sulla via delle Sette Chiese, una delle strade che portano alle catacombe di Domitilla e alla Basilica di San Sebastiano, nei pressi della via Ardeatina. Quel pomeriggio del 24 marzo 1944, tutti notano il passaggio sospetto di alcuni camion, coperti dai teli scuri, che vanno avanti e indietro, e si interrogano su cosa stia accadendo. Poco dopo, da dietro la collinetta, arrivano alle loro orecchie i rumori lugubri di raffiche di spari, netti, distinti, con quel maledetto suono secco e metallico, ta-ta-ta-ta-ta, mitragliate che lacerano il silenzio della campagna. I rumori vanno avanti fino a sera. Poi arriva un enorme botto e niente più. Qualche giorno dopo da dietro la collinetta arriva il boato di un’altra ultima grande esplosione. La gente comincia a chiedersi che cosa sia successo. Le voci si spargono, arrivano persone da varie zone di Roma, i famigliari di persone scomparse si domandano cosa sia successo ai loro cari, nel terribile dubbio che i loro congiunti siano stati assassinati. Anche Pierina e gli altri ragazzini si fanno coraggio e si incamminano verso il luogo, superano la collinetta e arrivano: di fronte a loro è una confusione indicibile, dove oggi hanno costruito una grande lastra, proprio lì c’è un piazzaletto pieno di gente che entra ed esce. Entrano anche loro. Ci sono tante piccole gallerie occupate a destra e a sinistra da bare di vittime già riconosciute con nome e cognome sopra. I ragazzini vedono poi mucchi di cadaveri, altri morti sparsi per terra, altre bare. Alla fine di una di queste gallerie c’è la Fossa, una buca enorme profonda, colma di cadaveri e una donna disperata che urla “è mio figlio tiratelo fuori! È mio figlio, è mio figlio”. Un grido che ancora oggi risuona nelle orecchie di Pierina, un ricordo indelebile, impossibile da cancellare.
Pierina ha vissuto alla Garbatella sino al 1962, anno in cui si sposò e si trasferì in Toscana. La casa a forma di elle, dove abitava, è stata abbattuta. Non esiste più nemmeno il civico 212, si trovava a pochi passi dall’attuale pizzeria “Il secchio e l’olivaro”ed era a qualche decina di metri dalla storica osteria dell’Ardito. Oggi quel tratto di via delle Sette Chiese è una stradina interrotta dalla trafficata e rumorosa via Cristoforo Colombo, un frammento della Garbatella più antica. Pierina ha 92 anni, è una bella signora vispa e ricca di ricordi, sia di quei terribili momenti vissuti con un pizzico di incoscienza, sia dei tanti anni trascorsi con semplicità e gioia nel quartiere, luogo sempre portato nel cuore, memorie appassionate che ancora oggi le illuminano gli occhi.
È stata inaugurata la nuova stagione del Teatro Garbatella, piazza G. da Triora n. 15. Prossimo appuntamento lo spettacolo teatrale “60w” che affronta la drammaticità dell’Alzheimer
Musica, divertimento, ballo, bar e cucina! È stata inaugurata sabato 16 ottobre la nuova stagione del Teatro Garbatella, piazza G. da Triora n. 15, con il live di “Greg and the Frigidaires” e il loro rock’n’roll anni ’50, proposto con dissacrante ironia in un mix di brani originali in italiano e classici del genere.
L’attività culturale continua con lo spettacolo teatrale “60w” il 21, 22 e 23 ottobre alle ore 21.
Di e con Siddhartha Prestinari, regia di Ilza Prestinari, con il sostegno della Rete Artisti Spettacolo per l’Innovazione, 60w affronta la drammaticità dell’Alzheimer raccontando la favola di un’amicizia tra una donna e una lampadina, in un confronto tra ciò che cela la luce e ciò che rivela il buio. Un buio che lentamente inghiotte i ricordi e che, con la complicità della luce, fa interrogare sull’importanza della memoria che, come una sinapsi, si accende e si spegne correndo sul filo elettrico di una lampadina.
Si accompagnerà la protagonista nel suo disordinato ed emozionante viaggio dentro se stessa, in un linguaggio che vede la mimesi tra la prosa, il mimo e la danza, per raccontare il legame surreale di queste due esistenze, in un cortocircuito tra suoni, musica ed emozioni.
Al Teatro Garbatella saranno attivi cocktail bar e cucina con ristorante tapas dal martedì alla domenica, dalle 19, gestiti da Raffaele De Vita, bar manager, e Bernardo Limiti, chef.
Da fine novembre sarà inoltre aperto il ristorante, per un ritrovo artistico-musicale, per uno scambio culturale in una commistione di linguaggi artistici, passando per il food.
Info e prenotazioni per lo spettacolo teatrale: Teatro Garbatella cell +39 366 200 3502 –
Un brutto ferragosto per le dieci famiglie costrette allo sgombero
Sgomento, paura, rabbia, ma anche rassegnazione. È ciò che serpeggia tra gli abitanti di via Vettor Fausto 32, nel cuore della Garbatella. Giovedì scorso le crepe all’esterno della palazzina risalente ai primi anni ’30 del Lotto 16 avevano fatto temere il peggio, tanto che l’arrivo dei Vigili del Fuoco e della Polizia Locale – messi in allarme dagli stessi inquilini dello stabile ATER – era stato tempestivo. Dopo un rapido sopralluogo è stato deciso di evacuare le famiglie, dieci in tutto, residenti nelle scale A e B. Alcuni, quelli più fortunati, hanno scelto di essere ospitati da parenti e amici, altri sono stati trasferiti in alcune pensioni presso la Stazione Termini. Il palazzo, completamente recintato, è finito sotto sequestro, ma l’indomani è stato consentito agli inquilini di recuperare alcuni effetti personali o di valore. In un primo momento, in merito alla comparsa delle nuove crepe, erano balenate diverse ipotesi quali lo spostamento di un muro portante o la rimozione di una colonna dopo alcuni lavori di ristrutturazione. Ma per ora non c’è alcun riscontro oggettivo, bisognerà attendere ulteriori sopralluoghi da parte dei tecnici e degli ingegneri, mentre alcune voci raccolte nel Lotto parlano di problemi alle fondamenta. Le persone più anziane che abitano nei dintorni, o quelle con più memoria, ricordano che da almeno quarant’anni quella palazzina ha dato problemi di stabilità, tanto è vero che sono ancora evidenti alcuni interventi di tamponatura quali l’inserimento di catene e tondini tra la facciata di via Vettor Fausto e il retro che affaccia sul cortile interno. Inoltre è emerso che da oltre dieci anni gli abitanti della palazzina lamentavano di finestre che si chiudevano male o rimanevano bloccate a causa di dislivelli, o dagli stipiti delle porte che non ne consentivano il serraggio. Le ultime crepe comparse di recente, e ben visibili sopra l’ingresso di uno dei negozi dismessi da tempo, hanno quindi alzato ulteriormente il livello di attenzione.
La memoria non può non andare alla tragedia del Portuense quando uno stabile di via di Vigna Jacobini nella notte del 16 dicembre del 1998 si sbriciolò letteralmente inghiottendo 27 persone. Il procedimento penale che ne seguì accertò che il crollo dell’edificio fu causato da errori progettuali e dalla scarsa qualità ed estrema disomogeneità del calcestruzzo.
“È stata quasi un’escalation– racconta Mauro abitante pochi metri distante – perché questa vicenda va avanti da tantissimo tempo. Ero andato a portare le medicine a mia sorella quando improvvisamente sono arrivati i Vigili del Fuoco; prima o poi ce lo aspettavamo, sono diversi gli stabili del quartiere che presentano non pochi problemi. Recentemente al Lotto 8 è stato necessario intervenire sulle fondamenta. Il pensiero va in primo luogo alle famiglie sgomberate che abitano qui da una vita, ci conosciamo tutti”.
C’è preoccupazione anche tra gli inquilini della adiacente scala C dove la palazzina presenta evidenti segni di ammaloramento e dove comunque c’è poca voglia di parlare. Qualcuno ricorda le numerose richieste di intervento ai Vigili del Fuoco per verificare lo stato della struttura e delle successive relazioni consegnate a cui l’ATER sembra non abbia dato seguito.
Intanto anche il forno, l’unica attività commerciale presente in quella porzione di strada, è stato costretto a chiudere.
Sabato scorso stavo passeggiando per piazza Benedetto Brin e, attratto da un sonoro vociare, sono entrato nel giardino che si trova sulla destra, camminando in direzione di via delle Sette Chiese. Sgranando gli occhi sono rimasto affascinato da alcuni ciclisti, armati di mazze, che rincorrevano una pallina nella pista cementata all’interno del parco. Così mi sono avvicinato, per capire meglio di cosa si trattasse. Ho chiesto ad uno dei ragazzi che stava giocando e mi ha riferito che stavano praticando il Bike Polo, una disciplina sportiva che da sette anni l’ASD Roma Bike Polo, l’unica nella capitale, esercita nel quartiere della Garbatella.
Sono rimasto a guardarli per un’oretta mentre sorseggiavo una birra e mi godevo l’aria che spirava dal pincetto della Garbatella. Due squadre composte da tre persone che, in sella a delle biciclette, rincorrono una pallina tentando di segnare nella porta avversaria. Il nitrito del cavallo è così sostituito dallo stridio dei freni e invece dei lord inglesi in sella a dei purosangue, potrete ammirare uomini e donne, provenienti da tutti gli angoli della città, che con le loro biciclette si sgolano e non risparmiano colpi di mazza per aggiudicarsi la partita.
Anche se non può sembrare il Bike Polo è uno sport antico, inventato nel 1891dal ciclista e scrittore irlandese Richard J. Mecredy e diffusosi celermente in tutto l’Occidente e in India, tant’è che nel 1908 fu portato come sport dimostrativo alle Olimpiadi di Londra e fu proprio l’Irlanda ad aggiudicarsi la medaglia d’oro battendo in finale la Germania. Nel primo secolo di vita si praticava su un manto di erba verde, successivamente si è evoluto in uno sport da strada, prediligendo il cemento ed un nuovo nome: Hardcourt Bike Polo.
In un momento di pausa, preso dalla curiosità, ho chiesto ad uno dei ragazzi di prestarmi la sua bicicletta e la sua mallet (termine tecnico per indicare la mazza) per poter fare una prova. Giusto il tempo di prendere un minimo di confidenza con il mezzo e seguendo le istruzioni degli esperti ho tentato di rincorre la pallina, mantenendo una traiettoria lineare per poi scagliare qualche colpo in porta. Naturalmente, essendo un primo approccio, sono risultato un po’ goffo nei movimenti, ma l’atmosfera e la passione della squadra mi ha divertito ed entusiasmato.
L’ASD Roma ha recentemente organizzato un torneo dove atleti da tutto il mondo si sono riuniti per aggiudicarsi il Single Player Tournament 2021, una gara individuale dove si acquisiscono punti in base a delle prove. Il torneo è stato vinto da un ragazzo milanese detto Gatto, ma anche i giocatori della squadra della capitale si sono distinti per le loro prestazioni. Ora sono in programma altri due tornei nazionali a Pescara e Catania.
Nel frattempo, l’ASD Roma continua ad allenarsi tutti i martedì e i sabato; inoltre la maggior parte dei giocatori lavora come corriere o come meccanico delle due ruote, sono perciò esperti e pronti a dispensare consigli sulle riparazioni o sugli acquisti.
Al bike polo può giocare chiunque, senza distinzione di sesso o di età, e la squadra è disponibile sia se volete passare a conoscerla sia per fare una prova, potete trovarli al Parco Brin oppure contattarli su Facebook tramite la pagina “Roma Bike Polo“.
Dalla Garbatella degli anni ‘70 una lunga e appassionante carriera di maestro di canto corale, tuttora titolare della cattedra di Direzione di Coro al Conservatorio Statale di Musica Lorenzo Perosi (CB). Un professionista e un amico unico e sincero con il quale ho condiviso oltre quarant’anni di vita.
Maestro Barchi, raccontaci i tuoi esordi musicali.
L’Oratorio della Chiesoletta è stato un’occasione di esperienze che, nel tempo, ha fatto sbocciare passioni giovanili e poi carriere professionali. Io, come altri, dopo i canonici calci al pallone mi ritrovavo nella “caverna” dell’Oratorio in compagnia della mia chitarra e di ragazzi che, in seguito, hanno fatto della musica la loro vita: il batterista Gabriele Anastasi, il chitarrista Claudio Monteleoni, il compositore Pino Cangialosi. Ho studiato chitarra classica col maestro Riccardo Fiori, anche lui della Garbatella. Poi con altri amici (tra cui l’intervistatore) iniziammo a sperimentare quelli che all’epoca chiamavamo semplicemente “controcanti”. Così, dai Led Zeppelin, passai a sonorità acustiche come quelle degli Inti-Illimani e, soprattutto, della Nuova Compagnia di Canto Popolare che mi fece scoprire ed amare la musica rinascimentale.
Da qui, dunque, la tua passione per il canto corale. Come hai mosso i primi passi in questa carriera?
Nonostante mio padre fosse attore, i miei spingevano per l’impiego “sicuro”. Cercai consigli anche da Padre Guido: “devi seguire le tue passioni, devi studiare musica!” disse perentoriamente. Per spronarmi concretamente mi affidò un gruppo di bambini, da lui battezzati “le cicale” e poi, nel 1980, mi affidò l’insegnamento di Educazione Musicale alle medie del Cesare Baronio.
Nel novembre del 1978, con alcuni amici “intonati”, eseguimmo dei canti polivocali per un’ordinazione sacerdotale a seguito della quale il responsabile dei concerti della Sala Borromini ci propose un concerto: il 7 aprile 1979 esordiva ufficialmente la “Corale San Filippo” che sotto la mia direzione eseguiva un programma di musica sacra e profana. Nel frattempo avevo conosciuto Marco Frisina, altro talentuoso Garbatellaro DOC, studente di Composizione a Santa Cecilia, un Bruce Springsteen della musica liturgica. Fu con lui che mi innamorai di quel genere musicale e nel 1979 entrai al Pontificio Istituto di Musica Sacra.
Il Maestro Fabrizio Barchi
Vanti molteplici successi in concorsi italiani e in tutta Europa. Vuoi raccontarcene qualcuno?
Negli anni d’insegnamento al Baronio, per coinvolgere gli allievi in musica d’insieme, formai, tra gli altri, il “Coro delle voci bianche” con cui, nel 1992, partecipammo ad un concorso regionale fra corali di scuole medie. Fu la prima indimenticata vittoria!
Nel 1999 il Coro Giovanile San Filippo, rimpolpato con gli studenti più appassionati provenienti dai licei Platone e Primo Levi, dove avevo formato dei cori scolastici, divenne l’attuale Coro Musicanova con cui abbiamo vinto molteplici concorsi anche a livello internazionale tra cui, nel 2017, quello di Tours (Francia) che ci fece accedere di diritto al Gran Premio Europeo di Maribor (Slovenia), una sorta di Champions League della coralità. Non vincemmo, ma la soddisfazione per il coronamento di un sogno nato quarant’anni prima all’oratorio della Garbatella è stata immensa!
Sei tu stesso compositore e non solo di musica colta ma anche di commedie e musica popolare.
Probabilmente ho ereditato da mio padre Alfredo la passione per il teatro dialettale, da lui recitato per anni al Rossini e al Teatro De Servi anche con il grande Checco Durante e di cui conservo gelosamente alcune locandine.
Con i miei gruppi corali, ho voluto sperimentare la commistione tra canto e teatro popolare romanesco recitato. “A Roma se racconta che…” è un lavoro del quale vado molto fiero e che ci ha dato, nel 2005, la grande soddisfazione di aggiudicarci il primo premio al Festival Internazionale di Canto Popolare di Arezzo, unico coro italiano ad ottenere questo risultato in oltre sessanta edizioni. Nel giugno del 2019 lo abbiamo portato con successo anche al Teatro Palladium. Io stesso recito nel ruolo di un prete indossando, orgogliosamente, la tonaca originale di Padre Guido che lui stesso mi ha donato.
I giovani e la scuola sono stati il tuo bacino privilegiato. Che risposte hai avuto dalle ragazze e dai ragazzi che hai iniziato alla musica corale?
La proposta di cantare in un coro è spesso vista con scetticismo, perché non si tratta di X Factor e non si diventa famosi. Poi però si cominciano ad apprezzare i valori propri del fare musica insieme: ascoltarsi senza sovrastarsi, placare l’esuberanza caratteriale o uscire dalle timidezze. Il coro è un gruppo sociale ideale che contrasta la prepotente proposta individualista dei nostri tempi. “Nessuno si salva da solo” hanno detto autorevolmente il Papa e il Presidente della Repubblica: la polifonia insegna questo, a fare squadra. Poi s’impara il “bello”. Pochi giorni fa il mio gruppo giovanile “Iride”, ha registrato dei brani corali del ‘600 a San Luigi dei Francesi, davanti alla cappella Cottarelli che conserva tre splendide opere di Caravaggio: ciò che si ascoltava e si vedeva era una rappresentazione plastica di quella “bellezza” che può salvare il mondo di cui parla il principe Myškin ne L’idiota di Dostoevskij. I giovani devono conoscere e frequentare la bellezza per un mondo migliore.
So che vai fiero anche delle collaborazioni con eccellenti cantanti e compositori.
La mia attività mi ha regalato molteplici incontri, artisti come Andrea Bocelli, Josè Carreras, Leo Brouwer, Mina, Branduardi, Antonella Ruggiero. Aggiungo l’orgoglio di aver cantato le musiche composte dal m.o Frisina per la serie di film sulla Bibbia prodotte dalla Rai e in un film su San Filippo Neri (guarda caso!). Sullo schermo Michele Placido, Gigi Proietti, Gerard Depardieu, Robin Williams e, nel commento musicale, le nostre voci: è stata una soddisfazione incredibile per me e i ragazzi dell’Oratorio San Filippo Neri!
E infine fammi ricordare la collaborazione dal 1994 al 2000 con un gitante del calibro di Ennio Morricone.
Pur se in piena forma sei prossimo alla pensione. Hai ancora progetti musicali?
Dopo 40 anni di insegnamento, dai quali sono stato ripagato ampiamente, lascerò la scuola, ma per quanto concerne l’attività concertistica vorrei continuare ancora per un bel po’ e poi… ho sempre la chitarra lì pronta: se qualcuno volesse coinvolgermi in una jam session ho ancora tanto rock che scorre nelle vene!
Quei giochi di una volta: nizza, nascondarella, figurine e palline di coccio
Di Paola Borghesi
Nell’era del digitale videogiochi, tablet e smartphone hanno soppiantato da anni i passatempi all’aria aperta, le partitelle a pallone, a palla prigioniera o la classica campana. Facciamo un salto indietro, nel passato. E proviamo ad immaginare il lotto 8, quello progettato dall’architetto Plinio Marconi, al tempo della guerra, nei primi anni Quaranta. Tra via Fincati e via Ansaldo non c’erano cancellate ( il ferro serviva alla patria per farne cannoni) nè giardini fioriti. In ogni piccolo appezzamento gli inquilini ricavavano orti di guerra per autoprodurre insalate, zucchine e pomodori. Ma anche in quei minuscoli quadrati di terra i bambini di allora trovavano il modo di divertirsi scavando in mezzo alle verdure piccoli circuiti dove far scorrere a schicchere le palline di coccio. Obiettivo arrivare primi al traguardo individuato nella zucca più grande o vicino alla pianta di cetrioli. E giocavano accucciati fino a che non arrivava qualche adulto urlando: “Disgraziati… se ve pijo” e allora era un fuggi fuggi generale tra grida, risate e confusione. Si perché i bambini del lotto 8 negli anni Quaranta erano parecchi, una trentina circa tra le 100 famiglie che abitavano nelle sette scale. C’erano Bruno, Gastone e Robertino – ricorda un vecchio abitante del lotto-un trio inseparabile. Scorrazzavano tutto il giorno dentro e fuori lo stabile alla ricerca di cibo da mangiare, cose semplici tipo i cardi, di cui divoravano l’interno come se fosse una leccornia, tanta era la fame. Con la tessera avevano diritto a una “ciriola” al giorno, mentre quella che ricevevano a scuola, insieme alla minestra, dovevano portarla a casa per dividerla con il resto della famiglia. Ma giocando riuscivano anche a dimenticarsi della fame almeno per un po’, e allora via a fare gare di “nizza” , dei piccoli pezzi di legno lanciati con dei bastoni ricavati dai rami più bassi. “A chi lancia più lontano !” E che goduria prendere di mira quello che chiamavano “er federale” sempre rigidamente in divisa, che abitava al secondo piano della scala D. E quando qualcuno riusciva a colpirlo, al furente “Chi è stato?” rispondeva un coro di trenta pernacchie dai vari nascondigli in mezzo al lotto.
La prima magnolia, quella di fronte alla scala E, all’epoca era ancora bassa e per quanto fosse vietatissimo, qualcuno ogni tanto riusciva ad arrampicarsi almeno sui primi rami, finché una delle madri dalla finestra urlava : “Scenni giù che se te fai male te ce meno sopra”. A calcio non si poteva giocare, ma i maschietti non resistevano, il pallone se lo facevano da soli con gli stracci che rubavano in casa, e ogni tanto una partitella era assicurata. Certo, arrivava il portiere che sequestrava quella povera palla e cacciava via tutti. Le bambine invece si mettevano a giocare tra la scala B e la scala C , ognuna portava la sua bambola e non l’abbandonava nemmeno quando si decideva di giocare a campana sui lastroni, che sembravano proprio messi lì per quel gioco.
A nascondino poi partecipavano tutti senza distinzioni di età e di sesso. Si poteva andare avanti per ore prima di sentir gridare “tana libera tutti”, tanti erano i nascondigli possibili. E quando suonava la sirena e si sentiva il rombo degli aerei i ragazzini si chiamavano tra loro a raccolta e si precipitavano sotto alla scala D, alle fontane, che diventavano il rifugio antiaereo per gli abitanti dello stabile Icp. Intorno al lotto 8 all’epoca non c’era niente, nessun’altra abitazione. Ogni tanto si usciva a frotte per andare a vedere la locomotiva a vapore che trainava i vagoni verso i mercati generali, sull’Ostiense, fino a via Pellegrino Matteucci, dove c’era il vigile che bloccava i pedoni per far passare il treno. Che gioia quando il macchinista, per far contenti i ragazzini tirava la corda che faceva partire un fiotto di vapore con un fortissimo fischio.
E quando alla Garbatella arrivarono gli americani, da una jeep fermatasi davanti alla farmacia lanciarono una manciata di gomme da masticare ai bambini del lotto accorsi a curiosare. “Ma quale masticare…noi se le semo magnate tutte…erano così dolci…”
Facciamo un salto di una ventina d’anni. Siamo ora nella metà degli anni ’60, in pieno baby boom. E infatti i ragazzini dello stabile di via Luigi Fincati sono diventati 70 ! Ne citiamo solo alcuni : Bibi, Wilma, Plinio, Maria Grazia, Roberto, Nicola, Massimiliano, Laura, Cristina, Francesca, Roberta, Bruno, Antonella e le sue sorelle, Pierpaolo, Gianluca e infine Giorgio che nel lotto 8 ci è nato e che con entusiasmo ci racconta dei giochi della sua infanzia:
Immaginiamo che cosa può diventare la “nasconnarella” quando si è così tanti ! La “tana” era una pietra rettangolare che stava tra la scala B e la “Teti” il portone di legno, sempre chiuso, punto di riferimento per tutti (“se vedemo alla Teti”). Sulla tana si faceva la conta, con Ponte Ponente e ponte pi, tappe tapperugia… E chi “s’accecava” contava fino a 10 per ogni ragazzino, più 10 per la tana…avoja a contà….. Le scale ancora non avevano portoni, era tutto aperto; gli scantinati erano accessibili e ottimi come nascondigli, che erano bui e misteriosi. Chi, dopo ore, faceva “tana libera tutti” era l’eroe del giorno.
Si continuava a non poter giocare a pallone, ma i vari portieri il Sor Alfredo, il Sor Giulio, ecc. che si sono avvicendati, continuavano a sequestrare palloni di carta e scotch, che regolarmente ricomparivano dopo pochi giorni. Il Sor Giulio era particolarmente inflessibile con i ragazzini perché era un ottimo giardiniere orgoglioso delle sue piante, e mai il lotto 8 è stato così fiorente come durante il suo portierato. Però chiudeva un occhio se la palla veniva usata per giocare a “palla prigioniera”.
Alle 19, massimo 19,30 il fischietto del portiere era il segnale della fine dei giochi, ognuno doveva salutare gli amici e rientrare a casa propria.
Mentre a campana si giocava sulle piattaforme di marmo ai lati della scala D e davanti alla scala B, dall’altra parte del cortile, davanti al gradino della “Teti”, si giocava a “lecco”, con le figurine. Ogni ragazzino metteva 10 figurine con sopra un lecco (un pezzo di mattonella) : 4 ragazzini, un pacchetto di 40 figurine; poi con una piastrella ognuno a turno tirava per spostare il lecco, e chi si avvicinava di più con la sua piastrella al lecco vinceva le figurine. Sempre con le figurine si giocava a PAH!! : consisteva in un’alitata sulle figurine al grido di “Pha!” appunto; se le figurine si rigiravano erano tue.
Ai tempi del Sor Giulio il gioco della nizza era stato bandito perché troppe erano state le finestre rotte dai pezzi di legno battuti con forza “a chi tira più lontano”. Ma altri giochi fervevano, e in tutto lo stabile riecheggiava: “Regina reginella quanti passi devo fare per arrivare al tuo castello con la fede e con l’anello?” Oppure, un po’ più in là c’era il gruppetto che giocava a “uno , due, tre…stella!”.
E nelle giornate di primavera ci si organizzava a squadre e si facevano “le olimpiadi” che consistevano in gare di corsa e di salto in lungo. Nei pomeriggi d’estate invece ogni tanto si organizzava “il pranzetto”, che era in realtà una merenda a cui ognuno partecipava portando qualcosa : un pugno di olive, i pescetti di liquirizia, un cartoccio di fusaje. Le fusaje si compravano dal tizio che ogni tanto passava e le vendeva a 10 lire al cartoccio, una schedina di totocalcio usata (erano tempi in cui l’igiene aveva un significato diverso). Quando il tizio si affacciava al portone gridando “Fusajeeee!!”, un coro di ragazzini rispondeva “Màgnatele!”, ma poi correvano dalle madri a farsi dare 10 lire per un cartoccio e partecipare al “pranzetto”.
Ed eccoci ai mondiali di calcio del 1970. La gara è farsi comprare dalle madri una maglietta azzurra e cucirci sopra ognuno per sé il numero del calciatore preferito, usando rimasugli si stoffa e similpelle. E che gioia sfoggiare le magliette per il lotto e gridare tutti insieme “Forza Italia!!”
Ormai sono tutti un po’ più grandi, hanno fatto amicizia con quelli del lotto 9 con i quali si vedono alla fontanella davanti a Foschi, al grido: “Annamo da nasone, pago da bere a tutti”
Nella foto 1 due “regazzini” al tempo di guerra posano davanti alla farmacia (datata 1944) Nella foto 2 la famiglia Guidoni della scala D è in posa sulla terrazza del lotto 8 (datata tra il 1935 e il 1937). Le bambole sono di diritto nella foto di famiglia, e anche le racchette da ping pong, impugnate dai due bambini in prima fila.
Individuata la posizione dello stabile ritratto nel dipinto di Odoardo Ferretti pubblicato sul libro “Garbatella mia”. La tragica storia di Ermenegildo Lombardi.
di Giorgio Guidoni
Camminare è un’arte. Osservare il mondo che ci circonda, alla ricerca di storie del passato, può essere un’avventura da vivere anche nelle strade di Garbatella, di cui, apparentemente, conosciamo tutto. Ma solo apparentemente. Oggi vedremo quali segreti si celano nel tratto iniziale della via delle Sette Chiese.
C’è un’importante pubblicazione dedicata al nostro quartiere, una monografia ricca di storie e fotografie d’epoca: parliamo del volume Garbatella Mia, edito da La Campanella nel 2003, oggi fuori catalogo e difficilmente reperibile sul mercato. All’interno di questo libro, precisamente a pagina 31, sulla traccia di un dipinto di Odoardo Ferretti che risale approssimativamente all’anno 1925 (vedi fig.1), si formula un’ipotesi sull’identità della Garbatella.
Foto1
La tecnica pittorica dell’artista è volutamente poco definita, ricorda i tratti tipici dell’Impressionismo: i dettagli rimangono sfocati e lasciati all’immaginazione dell’osservatore. Il dipinto ritrae una costruzione a due piani su una strada in leggera salita, alle spalle una collinetta con una parete verticale di natura tufacea. Dai comignoli della costruzione esce del fumo e c’è una scritta sopra la porta in basso a destra su cui si legge “Osteria dalla Maria”. Di fronte alla casa si osservano una strada con una staccionata in salita e un traliccio in legno, probabile supporto per la linea elettrica; sul retro una spalletta in muratura che si attesta sulla collinetta; infine, sulla destra del dipinto, l’impronta di una stradina sterrata. Nel libro citato si ipotizza che la Maria di questa osteria fosse la donna che tutti chiamavano Garbatella, che avrebbe dato il nome alla zona e poi al Quartiere. Studi e pubblicazioni successive riveleranno non solo l’esatta identità della donna, di nome Clementina Eusebi, morta nel 1861, ma anche la posizione della famosa osteria, situata al bivio tra via Ostiense e l’attuale via degli Argonauti, e la genesi del nome Garbatella (vedi le pubblicazioni di Jacobelli Editore “Garbatella tra Storia e Leggenda” di Gianni Rivolta e il recente “Garbatella 100” a cura di Gianni Rivolta).
Il quadro del pittore Ferretti ha stuzzicato la nostra fantasia e ci ha indotti ad esplorare la zona, lasciandoci guidare dalle sensazioni che ci regala una camminata per le strade di Garbatella. Cercando di immaginare come potesse essere il luogo un secolo fa, abbiamo cercato l’esatta collocazione dell’edificio in via delle Sette Chiese, confrontando il paesaggio attuale con quello ritratto nel dipinto. La casa con osteria in questione, che si trovava dove oggi è il bivio tra via delle Sette Chiese e via Alessandro Cialdi, non esiste più: fu abbattuta e sostituita da due case adiacenti, alle quali si è in seguito aggiunta la piccola officina di un fabbro che oggi si è trasferito in altra sede. Nell’immagine sottostante, una recente vista da Google Maps, è possibile apprezzare il gruppo delle due case e dell’officina (foto 2).
Foto 2
Lo stesso gruppo di case è ripreso nelle prossime due foto (figura 3 e figura 4) scattate dal balcone di un appartamento sito proprio di fronte alla collinetta: vi si notano chiaramente la spalletta in muratura e la stradina che gira intorno alla collinetta presenti nel quadro. Questa stradina, già esistente nelle mappe della zona del 1800, era via dei Serafini, che prende il nome da una famiglia che all’inizio del secolo scorso era proprietaria di una importante vaccheria e di diversi terreni coltivati a vite. Sulla sommità della collinetta troviamo le case colorate dei lotti 6 e 7, raggiungibili percorrendo via Adautto.
Foto 3Foto 4
All’inizio della nostra ricerca credevamo che la costruzione con la sua osteria si trovasse all’inizio di via delle Sette Chiese, subito dopo il bivio cha lascia la via Ostiense sotto la rocca di San Paolo, sulla cui sommità si trova oggi la Scuola Principe di Piemonte, cosicché, lo confessiamo, proprio da lì abbiamo iniziato la ricerca. Questo tratto, oggi transennato e di difficile esplorazione, mostra una conformazione orografica simile alla collinetta del dipinto, con una parete verticale tufacea e una folta vegetazione naturale. Osservando attentamente le porzioni visibili di questa parete abbiamo fatto un paio di scoperte molto interessanti. All’interno degli arbusti selvatici sono evidenti un paio di anfratti che rivelano l’esistenza di grotte naturali (foto 5).
Foto 5
Sulla parete di tufo sono ancora evidenti tracce di alloggiamenti a sezione quadrata che probabilmente accoglievano una struttura in legno che fungeva da tettoia. Al centro, sotto i fori a sezione quadrata, è chiaramente visibile una colata di cemento o altro materiale edile che chiude l’ampio ingresso di una grotta (foto 6).
Foto 6
Confrontando la dislocazione di queste tracce con la guida ai bunker di Roma della Seconda guerra mondiale di Lorenzo Grassi (disponibile sul suo bel sito web www.lorenzograssi.it) scopriamo che in effetti questi anfratti naturali erano usati durante il periodo bellico come rifugi antiaerei, contrassegnati con il numero 5-16. La stessa guida segnala un secondo bunker posizionato proprio al bivio con la via Ostiense, marcato con il numero 5-18. (vedi foto 7 in basso a destra).
Foto 7
In effetti poco in basso, arrivando quasi in prossimità del bivio con la via Ostiense, si rileva un’altra grotta, ora chiusa da una colata di cemento, sulla cui parete è ancora presente la scritta in azzurro “LOMBARDI ERMENEGIRDI XX DELLE XEX CHIXX”, nella quale abbiamo sostituito con X le lettere non leggibili. Dalla ricerca che è seguita è emerso che al nome di Ermenegildo Lombardi è associata una storia che vale la pena raccontare. (vedi figura 8).
Foto 8
Chi era questo carneade e cosa accadde? Le notizie che siamo riusciti a recuperare ci parlano di un episodio registrato nel settembre 1953, cui diedero rilievo diversi quotidiani nazionali, tra cui Il Messaggero, il Corriere della Sera, L’Unità, La Stampa, L’Avanti. Nel primo dopoguerra la grotta in questione risultava di proprietà del Comune di Roma ed era abitata da un bottaio che aveva ceduto, dietro regolare pagamento, una parte del locale a un pensionato della Previdenza Sociale, tale Ermenegildo Lombardi di anni 63. Nel 1951 il bottaio muore, il Lombardi continua ad abitare la grotta riconoscendo la quota di affitto pattuita agli eredi, i quali tuttavia, vista l’esigua quota riscossa, decidono di trasformare il locale in una officina meccanica. Richiedono e ottengono l’autorizzazione comunale ed iniziano le pratiche per lo sfratto del pensionato. Ermenegildo Lombardi, conosciuto in tutta la zona come uomo mite, puntuale nei pagamenti, onesto, che non aveva mai creato problemi, con ottimi rapporti con il vicinato, viene a sapere delle intenzioni degli eredi. Il pensionato non si perde d’animo, convinto che si possa trovare una soluzione. Riesce a contattare l’avvocato che rappresenta gli eredi e tramite costui tenta di raggiungere un accordo per continuare ad abitare nella grotta, fiducioso che la questione possa risolversi in maniera positiva. Nel pomeriggio del 3 settembre l’avvocato, Francesco Pirugino di 43 anni, si reca dal Lombardi per comunicargli che gli eredi non accettano soluzione diversa dallo sfratto. Il Lombardi a quel punto si sente perso: sarà sfrattato, ha solo due giorni per raccogliere le sue cose, lasciare la grotta e ritrovarsi sul lastrico. Il mondo gli crolla addosso, non vede prospettive, perde la testa, inizia ad inveire contro l’incolpevole avvocato. Alcuni testimoni riporteranno che inizia a gridare “Sono solo un povero vecchio! Se mi sfrattate adesso mi rovinate!”. Poi entra nella grotta, brandisce un fucile da caccia da cui parte un colpo che raggiunge l’avvocato ferendolo a una gamba e scaraventandolo a terra. Il legale, prontamente soccorso, viene trasferito al Policlinico dove i medici lo giudicano guaribile in dieci giorni, mentre il Lombardi è arrestato dagli agenti di zona, prontamente allertati dalla piccola folla di curiosi e vicini che hanno assistito al fatto, Sarà tradotto al carcere di Regina Coeli, la sua nuova casa che lo ospiterà per qualche tempo. Un istante di follia che fortunatamente non ha causato vittime, ma ha stravolto la vita del povero pensionato fino ad allora conosciuto come uomo solo, mite e benvoluto dai vicini e conoscenti. La grotta sarà poi trasformata in officina, ma successivamente sarà chiusa per inagibilità, insieme alle altre grotte vicine, oggi inibite al transito, visibili soltanto oltre le transenne.
Nella figura 9 i ritagli di giornale dell’epoca che riportano l’evento.
Foto 9
In poche centinaia di metri, lungo la via delle Sette Chiese, abbiamo scoperto dove si situava l’Osteria dalla Maria alla Garbatella dipinta da Odoardo Ferretti, ritrovato tracce di rifugi antiaerei naturali utilizzati durante il periodo bellico, scoperto una storia che ci parla di miseria, precarietà e disperazione. Ermenegildo Lombardi, con quella sua scritta sul muro che ancora oggi ci parla sommessamente, voleva comunicare al mondo che anche lui aveva una casa. E la storia ci ricorda che soltanto 70 anni fa vivere in una grotta poteva essere un sogno, un’ambizione.
Piazza Benedetto Brin si rimette a nuovo. Nell’ambito delle iniziative legate al centenario della Garbatella, nella giornata di giovedì 10 giugno è stato portato a termine un notevole intervento di recupero e riqualificazione dell’area che ha dato origine al quartiere. In serata c’è stata l’inaugurazione che ha raccolto la presenza molti cittadini, nonostante la pioggia e le limitazioni imposte dalla pandemia in corso. Già agli inizi degli anni Novanta, grazie all’impegno dell’allora consiglio circoscrizionale, dei cittadini del quartiere e dell’allora Partito Democratico della Sinistra, tutta quell’area venne riqualificata – con l’inaugurazione tra l’altro del parco – tanto da diventare, oltre ad un’arena per il cinema all’aperto e per altre attività, anche un set per la realizzazione di spot pubblicitari, nonché un luogo ambito da diversi registi del cinema italiano. A fare gli onori di casa in una serata piena di entusiasmo – che ha visto tra l’altro lo spettacolo con i canti del coro Sgarbatello diretto da Nora Tigges e la poesia di Emiliano Scorzoni – il Presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri accompagnato dall’Assessora Paola Angelucci, che ha tenuto a ribadire quanto: “Piazza Brin sia una delle piazze storiche più belle del Municipio e molto importante per la città, frequentata da persone di tutte le età, una sorta di salotto di quartiere, quasi un biglietto da visita”. Piazza Benedetto Brin è un luogo simbolo, perché è (anche) il luogo della prima pietra, dove – si legge nella targa di marmo – il Re Vittorio Emanuele diede il via alla creazione della futura Garbatella.
Dopo la realizzazione del nuovo impianto di illuminazione pubblica, la pavimentazione dell’area è stata rinnovata con nuovo asfalto omogeneo su tutta la superficie calpestabile della piazza, sistemati i tombini e le caditoie in modo da consentire un miglioramento nello smaltimento delle acque piovane. Sono stati sistemati i cigli in marmo intorno alle quattro aiuole, con la pulizia completa della fontana e la riparazione delle perdite d’acqua, si è quindi provveduto ad una serie di interventi di pulizia e di sistemazione della scalinata che conduce verso via Alessandro Cialdi e via Guglielmotti. Un impegno che ha visto il Municipio Roma VIII protagonista con la preziosa collaborazione di ARETI, società del Gruppo Acea, che ha fornito il nuovo impianto di illuminazione, e di UNIDATA per la pavimentazione. L’intenzione, fanno sapere da Via Benedetto Croce, è quella di accelerare e di procedere progressivamente calendarizzando altri interventi di ristrutturazione dei numerosi angoli del quartiere.
Qual’è la stagione più attesa dell’anno? Per i bambini senza dubbio è l’Estate! E dopo un anno e mezzo ormai di pandemia, si meritano davvero qualche mese di sole e divertimento. Per questo il Progetto Rossano, l’associazione che ha sede alla Garbatella in Via Rosa Raimondi Garibaldi 44, ha deciso di avviare un centro estivo per bambini e ragazzi dai 6 ai 13 anni. Un punto di incontro che sarà un momento di svago, di gioco e di approfondimento per i bimbi del quartiere e dintorni.
Dove e quando
Il centro estivo si svolgerà dal 9 giugno al 2 luglio presso l’orto di Progetto Rossano, dalle 8.30 alle 16.30.
Questo grazie a Orti Urbani Tre Fontane, I Giardini del Tao e Croce Rossa C.L. 9 Roma per aver contribuito a questo progetto con le loro attività.
Attività
Verranno svolte diverse attività. La maggior parte senza dubbio nell’orto. Dal birdwatching al riciclo creativo, i laboratori didattici con le api, l’educazione alimentare e attività motoria di qigong svolta da professionisti del settore.
Purtroppo si potranno accettare solo 15 bambini a settimana, la quota di iscrizione settimanale è di €110, compresa la merenda.
Quando la chiamiamo per proporle un’intervista, Flavia Bianchi, la campionessa italiana di atletica allievi negli 800 metri, ci risponde così: “Scusi, finisco la video lezione e la richiamo”. Eh si perché nonostante abbia solo 17 anni e frequenti ancora il terzo liceo, è davvero una tipa tosta. Il 2020 è stato un anno speciale per la ragazza allenata da Emilio De Bonis. Gareggiando con la società Atletica Roma Acquacetosa, ha vinto due campionati Italiani, outdoor e indoor. Non contenta, nel 2021 si è portata a casa il terzo oro ai campionati italiani di Ancona con il tempo di 2:15.54.
Perché abbiamo deciso di intervistarla? Innanzitutto perché Flavia è nata e cresciuta alla Garbatella. Ma soprattutto, le sue parole in questo periodo di Covid, potrebbero supportare tutti quei ragazzi che scoraggiati stanno abbandonando lo sport. Ecco cosa ci ha raccontato Flavia con voce un po’ emozionata:
Flavia Bianchi
Ciao Flavia, finita la video lezione?
Ciao eccomi! Sì sì ci sono.
Visto che siamo in tema, che liceo frequenti? E quali altre scuole hai frequentato?
Vado al liceo Artistico Caravaggio, a Tor Marancia, sono in terzo liceo. Ho frequentato le elementari alla Principe di Piemonte, in zona San Paolo, e le medie alla Moscati, quindi alla Garbatella.
Hai già un’idea di quale università ti piacerebbe fare?
Si, mi piacerebbe fare o architettura o scienze motorie.
Hai le idee chiare, non è da tutti alla tua età. Passiamo al tuo sport, a che età hai iniziato a correre? E quante volte ti alleni ora?
Ho iniziato a fare atletica all’età di 5 anni. Iniziai perché mio fratello grande la faceva, e quindi prendendo esempio da lui, ho iniziato anche io. Ora che la pratico a livello agonistico mi alleno 7 giorni su 7.
Hai già vinto tre campionati italiani, quali sono i prossimi obiettivi?
Sicuramente gli italiani outdoor 2021 che ci saranno a Luglio. Poi per quest’anno purtroppo non ci saranno europei per la mia categoria, ma spero di rientrare in qualche manifestazione internazionale l’anno prossimo.
Allora a Luglio tiferemo per te. Un’ultima domanda, cosa ti senti di dire a tutti quei ragazzi che in questo periodo di Covid stanno perdendo la voglia di allenarsi?
Che questo periodo, per quanto possa sembrare brutto, in realtà è buono per allenarsi meglio e prepararsi a dovere anche per gare più importanti. Ci si può allenare sicuramente con più tranquillità. Bisogna sempre trovare un lato positivo per ogni cosa. E anche per lo studio vale lo stesso discorso, è un periodo in cui ci si può prendere più tempo per farlo. Poi come tutti, spero sempre che questo periodo finisca presto.
Grazie Flavia, ci risentiremo sicuramente a Luglio.
Certo mi fa piacere aggiornarvi sulle prossime gare, e grazie a voi per l’opportunità!
Non c’è pace per il parco Caduti del Mare di via Giacinto Pullino, uno dei polmoni verdi della Garbatella, tornato all’antico degrado dopo l’impegno del Comitato di quartiere, che si era dato da fare con mezzi e risorse proprie per rilanciare l’area e renderla di nuovo fruibile ai residenti. Lo scorso febbraio, infatti, il restyling sembrava quasi ultimato, e si pensava di dedicare l’anfiteatro interno agli artisti romani.
L’imprevisto
Poi, l’imprevisto, a inizio marzo: una voragine nel terreno e conseguente smottamento che ha imposto la chiusura del parco per motivi di sicurezza. La voragine è stata richiusa, ma come sempre avviene in questi casi, la riapertura non è celere. E nel frattempo l’area verde si è riempita di spazzatura, bottiglie vuote e l’erba infestante è cresciuta rigogliosa, tanto che sarebbe urgente un’operazione di pulizia e sfalcio. Le panchine si sono ammalorate, e nelle aree per cani che sono comunque rimaste aperte e fruibili dall’entrata di via David Salinieri, si è creato un pertugio: una domenica sono state avvistate persone passarvi per fare ginnastica all’interno del parco, con tanto di musica.
Le reazioni dei residenti
I residenti della zona iniziano ad essere esacerbati da questa situazione, e fanno presente che, con l’arrivo del caldo a Roma, non tutti possiedono l’aria condizionata in casa. L’area verde rappresentava una e vera e propria boccata d’ossigeno per chi poteva sostarvi, oltre che un importante punto di socialità del quartiere. Si attende, così, l’intervento del Dipartimento ambiente, gestore del parco, affinché venga finalmente ripulito e riaperto.
Di Stefano Baiocchi
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