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Libera dalle mafie: don Ciotti con le scuole del territorio

Nella mattinata di lunedì 4 marzo oltre duecento studentesse e studenti delle scuole superiori del territorio hanno avuto l’opportunità di incontrare don Luigi Ciotti, fondatore di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. L’evento, che è stato ospitato nelle strutture dell’Università di Roma Tre, ha visto la luce grazie alla collaborazione diretta del Municipio VIII e dell’associazione Libera a Roma. L’incontro è stato propedeutico alla partecipazione delle scuole alla manifestazione Roma città libera che si terrà nella Capitale il 21 marzo.

Da sinistra. Francesca Vetrugno, Don Ciotti, Massimiliano Fiorucci e Amedeo Ciaccheri.

Impegno civile e antimafia sociale

I lavori della mattinata hanno visto la partecipazione del Magnifico Rettore dell’Università di Roma Tre Massimiliano Fiorucci, del Presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri e dell’Assessora alla Scuola del Municipio VIII Francesca Vetrugno.  L’incontro è stato dedicato ai temi dell’impegno civile e dell’antimafia sociale. L’ospite principale, ovviamente, è stato don Luigi Ciotti: un punto di riferimento, a livello nazionale, nella lotta alla mafia e alle organizzazioni criminali, nella lotta per la legalità, per i diritti umani e la giustizia sociale. Lotte portate avanti grazie allo strumento di rivendicazione centrale dell’azione di Libera, ovvero il recupero delle terre e dei beni confiscati alle mafie, trasformabili in risorse utili per le comunità.

Roma città libera: il 21 marzo la manifestazione nazionale

Il 21 marzo è la Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. È una giornata riconosciuta ufficialmente dallo Stato, attraverso la legge n. 20 dell’8 marzo 2017. Per Libera, rappresenta un momento di riflessione fondamentale, ma anche di approfondimento e di incontro, di testimonianze attorno ai familiari delle vittime innocenti delle mafie. Quest’anno, la ricorrenza verrà celebrata a Roma e si riuniranno qui in città i gruppi territoriali di tutta Italia, oltre che scuole e associazioni. All’appello stanno già aderendo diversi istituti del territorio.

 

 

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Per non dimenticare

Di Iacopo Smeriglio

Il corteo del 26 marzo a ottant’anni dall’eccidio delle Fosse Ardeatine attraverserà la Garbatella

Tra le cave di tufo che costeggiano la via Ardeatina, a pochi passi dal cuore del nostro quartiere, dal 24 marzo 1944 è custodito l’animo antifascista e democratico della Repubblica italiana. Una ferita non rimarginabile che ricorda, anno dopo anno, il valore del sacrificio orrendo pagato per la libertà di ognuna e ognuno di noi.

Nell’80° anniversario dell’Eccidio delle Fosse Ardeatine abbiamo come italiani e soprattutto come abitanti del municipio VIII, la responsabilità della memoria. Si vanno affievolendo il racconto e le voci di chi conobbe l’occupazione tedesca e la Resistenza di Roma: dalle bombe che cadevano sulla stazione Ostiense alla battaglia di Porta San Paolo, l’antifascismo dei Mercati Generali e della Romana Gas, i sabotaggi lungo le strade consolari, gli ebrei romani nascosti e quelli deportati da fascisti e nazisti, le torture delle carceri e la violenza delle camicie nere.

Alla Garbatella le Fosse Ardeatine sono una ferita ancora aperta, qualcuno rammenta addirittura i boati delle mine che i nazisti esplosero per nascondere i corpi e chiudere le cave. Alcune famiglie del quartiere hanno pagato con il sacrificio dei propri cari, come i fratelli Giuseppe e Francesco Cinelli, arrestati al lotto 32 e giustiziati nell’eccidio. A Giuseppe, comunista e facchino ai Mercati Generali, venne intitolata dopo la Liberazione la sezione del P.C.I. del quartiere, la Villetta. Enrico Mancini, artigiano e commerciante antifascista, abitava, invece, al Lotto 43, agli alberghi. Entrato nel Partito d’Azione aderì alla Resistenza. Torturato e incarcerato, fu fucilato insieme agli altri alle Fosse Ardeatine. Alla sua memoria e a quella di tutti i 335 martiri, un grande murales ne ritrae il volto in Piazza Bartolomeo Romano, davanti al Palladium.

Mio zio, Riccardo Mancini, figlio di Enrico, è stato uno strenuo testimone praticante dell’antifascismo della memoria: la sua voce empatica e i suoi occhi capaci di emozionarsi hanno educato alla libertà e alla giustizia migliaia di giovani studenti nel corso degli anni. Oggi, il tempo ha consegnato questo testimone a noi, alle generazioni che hanno potuto ascoltare i racconti.

La memoria non è qualcosa che si può delegare alle pagine dei libri storia o alla liturgia delle istituzioni – sempre necessaria, ma mai sufficiente.

Piccoli germogli crescono dalle scuole e negli spazi sociali del nostro Municipio: memoria viva, capace di rinnovare le promesse e di riconnettere le storie antiche con le generazioni presenti. Il patto con l’antifascismo viene rinnovato ogni anno in un corteo colorato che apre la primavera, con i fiori nelle mani e i pugni chiusi nelle strade della Garbatella e di Tor Marancia, con le scuole e le associazioni del territorio, camminando insieme fino al Sacrario.

Quest’anno il corteo sarà la mattina del 26 marzo, mentre il 22 sarà il giorno delle commemorazioni istituzionali.

Tantissimi i laboratori in programma dalla metà di marzo e fino al 24, nelle scuole e nelle associazioni di tutto il territorio: alla Scuola popolare Sciangai, a Casetta Rossa, a Myo Spazio, al Centro Linkiostro, a Villetta Social Lab, al Csoa La Strada e all’Approdo di Via Magnaghi.

Molti gli eventi culturali e storici di approfondimento, soprattutto negli spazi della nuova Biblioteca Joyce Lussu a San Paolo, che ospiterà vari dibattiti a partire da sabato 23 marzo con l’incontro “La Resistenza a Roma e le Fosse Ardeatine” a cura di Paolo Carusi, docente Public History Università degli Studi di Roma Tre e Lidia Piccioni, docente di Storia contemporanea della Sapienza. Un altro incontro, la settimana successiva, tornerà sugli stessi temi, ma dal punto di vista di Giustizia e Libertà e del Partito d’Azione con l’intervento, tra gli altri, di Francesco Albertelli Presidente dell’ANFIM.

Il ciclo di eventi dedicato alla Resistenza si concluderà il 27 aprile con l’intitolazione dell’Aula studio della Biblioteca ai partigiani Lucia Ottobrini e Mario Fiorentini, con la partecipazione di  Marina Pierlorenzi, Presidente dell’ANPI Provinciale di Roma.

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Massimiliano Smeriglio è il candidato di Alleanza Verdi Sinistra alle prossime Europee

dalla Redazione

L’intervista di Cara Garbatella

 

Sabato 8 e domenica 9 giugno siamo chiamati a votare i nostri rappresentanti (76) al Parlamento europeo e lei si ricandida nel collegio dell’Italia Centrale (Toscana, Umbria, Marche e Lazio) non più come indipendente nel Partito democratico, ma con l’Alleanza Verdi Sinistra. In breve può spiegarci questa scelta?

 

È stata una decisione ponderata. Mi ero candidato come indipendente nelle liste del PD durante il periodo di Piazza Grande, di cui sono stato coordinatore nazionale. Questo momento avrebbe dovuto segnare una svolta nella linea politica del partito, aprendolo a diverse sensibilità politiche. Tuttavia, ciò non è avvenuto. Dopo le dimissioni di Zingaretti, seguite da polemiche e conflitti interni, è regnato solo il silenzio.

Ancora oggi, persiste una mancanza di dinamicità determinata da logiche territoriali autoreferenziali, sempre le stesse. A un certo punto ho dovuto constatare con disappunto l’indifferenza verso il lavoro svolto e l’imbarazzo per le battaglie ambientaliste e pacifiste condotte in Europa in questi anni.

Ho preso quindi la difficile decisione, in coerenza con il mio percorso e le mie posizioni parlamentari, di abbandonare la delegazione del Partito Democratico per dedicarmi al consolidamento di un’alleanza a favore della giustizia climatica e sociale, e per promuovere un’Europa promotrice della pace. Nel tempo, la distanza su questioni fondamentali, come la transizione ecologica e la guerra, si è accentuata.

Neanche nel mio ruolo di Coordinatore S&D della Commissione Cultura c’è stata un’interlocuzione con la leadership del partito.

Il tema centrale ora è come ricostruire la credibilità. Nel panorama del Campo democratico, manca una discussione approfondita sul profilo politico-culturale e programmatico. Non c’è stata una riflessione critica sui dieci anni di governi tecnici e di unità nazionale, che hanno profondamente modificato il Paese, favorendo l’ascesa della destra estrema.

Ho votato contro il ritorno al vecchio Patto di Stabilità pre-pandemia, che soffoca persone e enti locali, insieme al Partito Verde Europeo e alla Sinistra. In diverse occasioni ho preso posizioni diverse da quelle del Pd, ad esempio riguardo al massacro di Gaza, la guerra in Ucraina, la corsa al riarmo di 27 Stati, la centralità delle questioni ecologiche e il garantismo, oltre alla pericolosa equiparazione tra fascismo e comunismo.

Nel frattempo AVS è diventata un punto di riferimento per numerose reti, vertenze, conflitti territoriali ed esperienze di governo, come quella di Roma con Gualtieri. La mia scelta è principalmente politica. Voglio ripartire dai concetti fondamentali: giustizia ambientale e sociale, alleanza per il clima, lavoro e reddito al tempo dell’intelligenza artificiale e della predominanza delle piattaforme, difesa del pianeta, gestione limitata delle risorse e loro redistribuzione sociale. E infine, il reddito universale, considerando la contrazione del lavoro e la crescente diffusione del lavoro precario.

Le elezioni europee si caratterizzano per il sistema di voto proporzionale. La frammentazione delle liste preoccupa sempre il popolo della Sinistra. Pensa che l’Avs possa superare la quota di sbarramento del 4% a livello nazionale, che consentirebbe di eleggere dei rappresentanti senza disperdere voti?

Nelle elezioni europee il sistema elettorale è proporzionale. Non esiste il tema delle coalizioni o del cosiddetto voto utile. Le persone saranno libere di esprimere il loro orientamento. I sondaggi al momento sono positivi, e i risultati delle elezioni in Sardegna incoraggianti. AVS può proporsi come un polo attrattivo della sinistra pacifista, antifascista ed ecologista. Con il contributo che potremo dare io, Mimmo Lucano e altre candidature autorevoli nei vari collegi penso che potremo farcela.

Su quali tematiche principali baserà la sua campagna elettorale?

In tutta Europa assistiamo ad una avanzata delle destre sia sul piano comunitario con 12 leader nazionali fra destra estrema e moderata con una forza nelle istituzioni comunitarie sempre più a vantaggio del Consiglio, delle singole nazioni rispetto al Parlamento. Abbiamo avuto avvisaglie importantissime in questo senso nell’ultimo anno: il voto sui pesticidi, quello sul nucleare, quello sugli imballaggi e quelli sul cessate il fuoco a Gaza.

E’ dunque la destra che unifica un campo mettendo insieme il negazionismo climatico ad un’agenda che non è certo un’agenda di pace. I valori della destra vanno dunque dall’avversare l’agenda green ad un’idea di Stato di diritto neocoloniale. Una destra razzista, suprematista, guerrafondaia, omofobica, nazionalista, fossile, patriarcale, autoritaria.

Noi dobbiamo avere il coraggio di costruire un’agenda non temperata ma totalmente opposta, capace di muovere una reazione anche emotiva dei cittadini che il 9 giugno devono scegliere in quale Europa vivere. Io penso che noi dobbiamo lavorare per un’Europa comunitaria, parlamentare, una comunità che possa svolgere il ruolo di agente diplomatico di pace. Un’Europa che rilanci l’agenda green, che sia femminista, ecosolidale. Un’Europa antifascista, solidale accogliente. Un’Europa di Pace.

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La scuola Benedetta Cambiagio compie 90 anni

Di Anna Di Cesare

Considerano l’insegnamento non una professione ma una vocazione. Si accostano ogni giorno ai bambini in nome dell’accoglienza e della comprensione reciproca, come voleva Benedetta Cambiagio, la fondatrice delle suore benedettine della Provvidenza. Questa è la vita delle insegnanti e delle suore dell’istituto omonimo, in via della Moletta 10, che quest’anno festeggia il novantesimo anniversario dalla fondazione. Incastonato tra i palazzi della Garbatella nuova, l’edificio è poco appariscente. Una volta entrati, però, si rimane colpiti dalla vivacità degli ambienti interni, dai lavoretti dei bambini appesi ai muri, dalle pareti colorate, dalle porte con sopra disegnati pesciolini e panda (i due nomi che, al posto delle lettere, stanno ad indicare le due sezioni della scuola dell’infanzia.)

La congregazione delle Suore della Provvidenza, fondata nel 1838, si dimostra ogni giorno fedele alla sua missione: essere vicina ai bambini e ben ancorata alla realtà. Benedetta Cambiagio, del resto, è stata una suora un po’ sopra le righe. Sposata nel 1816 con un uomo fortemente cattolico, che la sostenne sempre, comprese di essere destinata ad aiutare i meno fortunati. Così i due decisero congiuntamente di separare le proprie strade e prendere i voti. Nel 1827 Benedetta Cambiagio fondò a Pavia la prima scuola popolare della città, con l’obiettivo di accogliere ragazze abbandonate e restituire loro dignità. E nel 1934, proprio cent’anni fa, lo spirito di questa missione sbarcava alla Garbatella, un quartiere povero e popolare, dove spesso i bambini venivano lasciati a se stessi.

“La nostra scuola si caratterizza per apertura e accoglienza, vogliamo che i bambini siano felici di venire qui” spiega suor Paolina, la direttrice dell’istituto, percorrendo il corridoio che collega le aule. Nelle stanze i banchi non solo disposti in file orizzontali, ma accostati uno accanto all’altro, lungo le pareti laterali o a spina di pesce. “Questa organizzazione dello spazio serve a coinvolgere di più i bambini e permette di farli lavorare in gruppo” spiega un’insegnante. Nella scuola le maestre laiche lavorano gomito a gomito con le religiose. “Sono sempre stata una cattolica anomala” dice la maestra Mariangela Topa, “ho sempre diffidato dei religiosi, ma negli anni di lavoro in questa scuola ho scoperto un carisma diverso: le religiose dell’ordine” prosegue, “non vivono avulse dalla realtà, come spesso accade quando si sceglie il convento, ma calate nella vita del quartiere, dei bambini, delle famiglie con le quali e per le quali affrontano le avversità di cui ogni storia è colma in ogni tempo.”

La scuola non rimane confinata entro le quattro mura di via Moletta – che comunque si sono allargate nel tempo, intorno agli anni ’50, sviluppando una seconda ala a fronte della richiesta crescente – ma si muove nel quartiere e nella città. Ha come punto di riferimento la parrocchia di Santa Galla, sulla Circonvallazione Ostiense, per la messa, il catechismo e le recite scolastiche, che si svolgono nel teatrino “In portico” della parrocchia. Sempre nell’ottica di restare ancorato alla realtà, le suore della Provvidenza organizzano per i bambini gite all’estero, una o due uscite didattiche al mese in giro per Roma, corsi pomeridiani di inglese e di musica. “Siamo anche entrati in contatto col teatro Orione in via Tortona” conclude suor Paolina. “Una classe è stata coinvolta nel progetto di imparare le arie della Tosca, insegnate ai bambini da un cantante del teatro che viene qui nell’istituto. Il nostro obiettivo è anche trasmettere qualcosa di importante che però altrove si sta perdendo: quanti bambini conoscono l’opera?”

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Lavori pubblici: tanti i cantieri aperti nell’Ottavo municipio

di Stefano BAIOCCHI

Dovrebbero partire a breve, alla Garbatella, i lavori di rifacimento del ponte di via Giulio Rocco.
Si tratta di una strada importante che sovrappassando le due linee ferroviarie, la Metro B e la Metro Mare, collega via Alessandro Cialdi con la via Ostiense.

L’appalto è cofinanziato al 50% da Roma Capitale e Regione Lazio per un importo totale di 4,8 milioni di euro. In virtù di un accordo con la Regione gli interventi saranno eseguiti da Astral Spa.
I lavori prevedono la completa ristrutturazione dell’infrastruttura con la demolizione delle due attuali campate in cemento armato e della pila centrale presente tra i due fasci di binari. In un secondo momento sarà realizzato un nuovo impalcato in acciaio costituito da una unica campata.

Per una migliore fruibilità stradale e pedonale è previsto l’allargamento delle attuali sedi passando da 6,40 metri a 8 per la piattaforma stradale, e da 1 metro a 2 per ciascuno dei marciapiedi presenti sul ponte. Per ciò che riguarda i tempi di realizzazione dell’opera, si considerano preliminarmente circa 2 mesi per lo spostamento di tutti i sottoservizi presenti sul ponte e successivamente 7 mesi per la demolizione del vecchio impalcato e per la ricostruzione del nuovo.

“Dopo un iter travagliato che ha lasciato sospesa un’opera strategica per la qualità della vita dei cittadini di Ostiense, San Paolo e Garbatella – dichiara il presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri – il via libera da Astral per la partenza del cantiere del nuovo ponte di via Giulio Rocco è una notizia importante. Voglio ringraziare l’assessora Segnalini che dal primo giorno ha preso in carico l’esigenza del territorio nel vedere avviata questa indispensabile opera. Adesso attendiamo con emozione l’avvio del cantiere che ristabilirà una connessione viaria fondamentale”. Il ponte di via Giulio Rocco era rimasto danneggiato dopo gli eventi sismici del 2016, tanto che la forte scossa di terremoto della mattina del 30 ottobre ne aveva determinato l’interdizione al transito dei veicoli.
A proposito di ponti, procedono senza sosta gli interventi al Ponte dell’Industria chiuso dopo l’incendio dell’ottobre del 2021.
Il cantiere legato alle opere per il Giubileo, salvo imprevisti, sarà chiuso nel settembre di quest’anno. Tutto il traffico resta deviato su ponte Testaccio o su Ponte Marconi, mentre i pedoni possono naturalmente continuare ad usufruire del Ponte della Scienza.
Nel frattempo, per una serie di lavori di scavo legati all’alta tensione, resta chiusa nei due sensi la corsia preferenziale della via Ostiense tra la Basilica di San Paolo e la Piramide. Gli autobus sono quindi deviati sulle corsie solitamente riservate alle auto. Secondo quanto riferitoci da negozianti e cittadini che abitano nella zona, ciò sta rallentando il traffico soprattutto nelle ore di punta aumentando l’inquinamento atmosferico e i tempi di percorrenza per il trasporto pubblico.
Intanto i lavori di riqualificazione e ammodernamento in viale Guglielmo Massaia stanno procedendo più o meno secondo la tabella stabilita, ricevendo il plauso degli abitanti per la sistemazione dei marciapiedi e delle alberature. Tuttavia, alcuni cittadini del lotto 28 si sono mobilitati perché preoccupati dalla scomparsa dei posti auto. La creazione di due rotatorie, una all’intersezione con via Roberto de Nobili, l’altra in corrispondenza di via San Lorenzo da Brindisi, e quindi un allargamento dei marciapiedi, secondo quanto riportato, avrebbe ridotto la possibilità di parcheggiare.
Alcuni di loro hanno scritto anche al nostro giornale lamentando, inoltre, lo scarso coinvolgimento degli abitanti della zona.
Mercoledì 13 marzo l’assessore ai lavori pubblici Luca Gasperini si è incontrato con una rappresentanza degli abitanti della zona per affrontare i nodi più difficili della questione.
In questo incontro è emerso che le normative, alle quali le città italiane devono adeguarsi al più presto, prevedono che nell’approssimarsi all’intersezione stradale non debbano essere presenti veicoli parcheggiati. Non è affatto da escludere che in un futuro prossimo gran parte delle intersezioni e degli incroci stradali della città andranno incontro a questo tipo di interventi strutturali.  Tornando al nostro caso specifico, se da un lato di risolve e si riqualifica un’area di pregio del nostro municipio, dall’altro emerge quindi il problema della restrizione dei posti auto.
I cittadini hanno quindi proposto di rendere alcune strade percorribili a senso unico di marcia in modo ridisegnare i posti auto a spina di pesce, aumentando la capienza dei parcheggi.
Ciò naturalmente dovrà essere valutato dall’assessorato e dovrà avvenire di concerto con gli uffici tecnici del Comune e con la Polizia Locale.

All’Ardeatino proseguono i lavori di riqualificazione totale di via Attilio Ambrosini, si tratta di un’importante arteria del municipio che collega piazza del Caravaggio con Viale Pico della Mirandola. Gli interventi, che stanno ricevendo l’approvazione della cittadinanza locale, riguardano il completo rifacimento della sede stradale su entrambe le carreggiate, la ricostruzione e riedificazione delle cosiddette tazze alberate e dello square centrale.
Alcuni abitanti della zona avevano lamentato più volte il dissesto della sede stradale che è causa, oltre che di pericolosi allagamenti in caso di piogge, anche della vibrazione dei palazzi durante il passaggio di autobus o veicoli pesanti. Questi interventi andranno avanti ancora per circa un mese.
Al Tintoretto dovrebbero mancare una ventina di giorni per il termine dei lavori in via Andrea del Castagno, dove è in corso il rifacimento completo dei marciapiedi, la pulizia accurata e approfondita delle caditoie, nonché il rifacimento totale della segnaletica orizzontale e verticale e – cosa molto importante – l’abbattimento delle barriere architettoniche. Successivamente sarà la volta di via Benozzo Gozzoli con le medesime opere.

 

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Basket Serie C: Città Futura e San Paolo Ostiense qualificate ai play-in

Si è conclusa la Regular Season della Serie C Unica laziale di pallacanestro, San Paolo Ostiense e Città Futura si sono entrambe qualificate ai play-in, proponendo prestazioni di buon livello e attirando così l’entusiasmo del pubblico che dagli spalti risponde con un tifo appassionato.
Ora arrivano gli incontri cruciali e le cose si fanno più impegnative: le squadre posizionate nelle prime sei posizioni dei due gironi, si giocheranno la fase play-in, per determinare l’accesso ai play-off.
Le dodici squadre qualificate andranno a formare un unico girone e si sfideranno, in incontri di sola andata, contro le formazioni del girone opposto. La nuova classifica sarà determinata dalla somma dei punti acquisiti durante la fase play-in più i punti acquisiti nella Regular Season contro le altre squadre qualificate del proprio girone.

San Paolo Ostiense e Città Futura rispettivamente prima del girone A e terza del B, si sono qualificate e pertanto si sfideranno in un derby che regalerà sicuramente emozioni a tutti gli amanti della palla a spicchi.


San Paolo Ostiense Basket di casa al Palazzetto Claudio Spano, in viale di San Paolo n. 12, chiude al primo posto con 32 punti, frutto di 16 vittorie e 6 sconfitte. Di questi unicamente 12 punti torneranno utili per la classifica play-in conquistati contro: Alfa Omega (93-64/61-74), Lasalle Roma (66-49), Pass Roma (86-66), Basket Cassino (80-69) e Vigna Pia Roma (72-67).

Il coach Carlo Colella, nonostante la sconfitta nell’ultima partita della prima fase, contro Pallacanestro Sora (82-89), si ritiene soddisfatto: “Innanzitutto complimenti a Sora perché ha fatto veramente un’ottima partita; alla fine fortunatamente, non per nostro merito, il risultato non influisce sulla classifica – ci racconta Colella – Ora ci poniamo l’obiettivo di finire nella posizione più alta possibile per accedere ai play-off, noi partiamo a 6 vittorie, ma c’è chi sta meglio. Siamo una buona squadra, esperta, ci giocheremo le nostre carte fino alla fine. Abbiamo una formazione con 6 seniores e alcuni under 19 e 17, l’interazione tra le categorie ha funzionato. I seniores sono stati eccezionali sia per impegno sia per esempio per i giocatori più giovani. Quest’ultimi hanno fatto campionati di Eccellenza molto impegnativi, con trasferte lunghe, però sono sempre stati disponibili e hanno dato una grossa mano nei risultati”. Tra i giocatori in evidenza in questa prima fase, c’è il capitano Riccardo Conte e Gian Marco Miscione che si stanno rivelando tra i migliori realizzatori della Serie.

Città Futura Basket

Dall’altro lato della via Cristoforo Colombo, al Pala Avenali in via dell’Arcadia 108, a gioire per il passaggio alla seconda fase, c’è Città Futura Basket, la squadra neopromossa si è rivelata un’ottima concorrente, conquistando il terzo posto in classifica, alle spalle di Frassati Ciampino a 36 punti e Tiber Basket Roma a 32. Città Futura ha totalizzato 28 punti a fronte di 14 vittorie e 8 sconfitte. Di questi soltanto 6  torneranno utili per la classifica play-in, ossia quelli ottenuti contro: Rim Sport Cerveteri (84-86), Fonte Roma (67-50), Club Basket Frascati (73-74).

Il nostro obiettivo è stato raggiunto brillantemente, quello di qualificarci alla fase play-in e mantenere la categoria – ci racconta il coach Massimo Baralla I ragazzi sono stati bravi, non abbiamo mai sbagliato le partite fondamentali, quelle che dovevamo vincere per metterci in sicurezza. Adesso in queste 6 partite che giocheremo, 3 in casa e 3 in trasferta, cercheremo di recuperare punti fin da subito. Ora viene il bello, non abbiamo più pressione sulle spalle e sono certo che tutti si impegneranno per non sfigurare. Affronteremo anche San Paolo Ostiense, purtroppo in trasferta, in un campo difficile, con una squadra che ha sempre lottato per i vertici della categoria, sarà dura ma daremo il meglio. Ci rammarichiamo un po’ per la formula di questa seconda fase, poiché siamo arrivati terzi con 28 punti e ora ce ne ritroviamo solo 6, al cospetto di altre squadre come Cerveteri ad esempio, che si è piazzata quarta, ma che ora gli sono riconosciuti il doppio dei punti rispetto a noi”.
Tra i giocatori di Città Futura, nota di merito per il capitano Daniele Bonessio, sempre pronto a incoraggiare i compagni e a Federico Pierantoni tra i migliori realizzatori della Serie.

La fase play-in inizia il 23/24 marzo e terminerà il 4/5 maggio, le prime otto squadre classificate saranno ammesse ai play-off per poi giocarsi un posto in Serie B Interregionale.

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La Regina Viarum patrimonio dell’umanità

A luglio arriverà la decisione della commissione Unesco

Con oltre 600 km di lunghezza e quattro regioni attraversate, l’Appia Antica merita davvero il nome che le diedero i romani: Regina Viarum. Il prossimo luglio arriverà il verdetto della commissione UNESCO che sta valutando di nominare il sito patrimonio dell’umanità. Un patrimonio universale che però ha radici nell’VIII Municipio di Roma, dove all’interno del Parco dell’Appia Antica corre un tratto particolarmente notevole di questo tracciato.

“Bisogna ricordare che il Parco dell’Appia Antica rappresenta la porzione maggiore del Municipio VIII” ha detto il capogruppo municipale del PD Flavio Conia.

Ebbene sì: il 70 per cento del Parco appartiene a questo municipio, mentre solo il restante 30 per cento cade nel VII. “Se l’amministrazione locale avesse l’autonomia decisionale di una media città italiana” ha proseguito Conia, “potremmo fare molto per valorizzare questa immensa ricchezza. Al momento mancano persone e risorse.”

Ma manca anche altro. Non esiste un ingresso ampio che permetta ai cittadini di accedere comodamente all’area, come quello di largo Tacchi Venturi nel Municipio VII, il giusto riconoscimento del valore dei resti archeologici: la villa di Massenzio, per esempio, non partecipa alla notte dei musei, perché priva di illuminazione e vincolata all’orario di apertura e chiusura dei parchi pubblici. “A fronte di queste problematiche, il Municipio non deve lasciar carta bianca agli enti” ha ribadito Flavio Conia. “Dobbiamo giocare una partita alta com’è alta la posta in gioco.”

E la posta in gioco è davvero ambiziosa. Se il verdetto della commissione UNESCO sarà positivo, l’Appia Antica diventerà un patrimonio mondiale, meta di turismo anche internazionale. Tutto inizia il 5 maggio 2022, quando l’allora ministro Dario Franceschini avvia l’iter per la candidatura. Nel febbraio 2023, un ulteriore passo: viene depositato a Parigi un dossier con i requisiti del sito, in parte redatti dalla Sovrintendenza capitolina e dagli uffici tecnici dei Municipi I, VII e VIII. Dal 10 al 30 settembre scorso il dottor Sanjin Mihelic, delegato dell’ICOMOS (International Council on Monuments and Sites), ha effettuato sopralluoghi lungo i 22 tratti più rappresentativi dell’antica via, tra Puglia, Basilicata, Campania e Lazio, per terminare nel Parco dell’Appia Antica, che i residenti del Municipio VIII hanno proprio dietro casa.

A luglio si attende il verdetto, ma c’è ancora molta strada da fare

“Nella delibera Caput Mundi del Ministero della Cultura sono previsti interventi coi fondi Pnrr sul parco dell’Appia Antica” ha ricordato Monica Rossi, presidentessa della commissione cultura, “tra cui la valorizzazione del parco degli acquedotti, della villa di Capo di Bove, della dimora grande e piccola sulla basilica di San Sebastiano.”

È stata anche promossa una piattaforma digitale (MuviAppia) con una mappa interattiva dei siti di maggiore interesse. L’intenzione è dare nuova vita alle catacombe, agli scavi archeologici, alle ville, ai mausolei e anche alle Fosse Ardeatine, che si trovano lungo il perimetro del parco.

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“La memoria delle Emozioni” Tappa romana al Teatro Palladium

Quanti hanno sentito parlare del Paese Ritrovato ? “La memoria delle emozioni” è un docufilm che racconta di questo posto speciale.  E sabato 9 marzo p.v. il Teatro Palladium accoglierà la proiezione di questa opera cinematografica presentata al Festival di Venezia ed ora candidata ai David di Donatello.

L’evento è stato organizzato in collaborazione con l’associazione Alzheimer Uniti Roma Aps ed è patrocinato dal Municipio VIII del Comune di Roma.

Il tema del docufilm

“Ne La memoria delle emozioni sono approfondite, grazie a filmati, interviste e storie inedite, le vicende di alcuni residenti del Paese Ritrovato, un villaggio vicino Monza dove vivono persone con Alzheimer – spiega il regista Marco Falorni – Queste persone, con  grande umanità, ci fanno conoscere la loro vita che attraversa momenti di fragilità ed altri più sereni e divertenti.”

Oltre al racconto in prima persona dei residenti, ci sono testimonianze di familiari e di persone che si occupano di chi vive al Paese Ritrovato.

Viene anche coinvolta una voce autorevole come quella del professore Marco Trabucchi e intervengono, con le proprie esperienze familiari, personalità dello spettacolo come  Giulio Scarpati e Diego Dalla Palma.

Tra i protagonisti del documentario c’è anche Enrico Ruggeri con la sua musica. Ruggeri, infatti, ha voluto ambientare proprio al Paese Ritrovato il videoclip del suo ultimo brano “Dimentico”, realizzato da Libero Produzioni e ispirato ad una persona con Alzheimer.

La produzione è di Rai Documentari insieme a Libero Produzioni.

Il tour

La Memoria delle Emozioni sta compiendo un tour in tutta Italia. E’ già stato presentato in diverse città come Milano, Venezia, Monza, Bergamo, Varese.

Inoltre la produzione ha attivato un sito sul quale si possono vedere date e luoghi futuri e  proporre nuove location dove proiettarlo.

E’ un modo per sensibilizzare le persone al tema della malattia e a superare lo stigma che porta i malati e le loro famiglie all’isolamento dalla società.

Il Paese Ritrovato

Il Paese Ritrovato è un progetto che rivoluziona la cultura della cura – spiega Marco Fumagalli della Cooperativa La Meridiana – E’ un villaggio alle porte di Monza che accoglie 64 persone con Alzheimer, una vera e propria cittadina con strade, giardini, cinema, teatro e negozi, come il parrucchiere e il bar, e c’è anche un orto”.

Il villaggio è stato inaugurato nel 2018 grazie al lavoro della Cooperativa La Meridiana che da oltre 45 anni si occupa di assistere e curare le persone anziane, ma anche grazie all’aiuto di cittadini, imprese, enti, associazioni, istituzioni.

La tavola rotonda

Subito dopo la proiezione è prevista una tavola rotonda con il regista , rappresentanti della Cooperativa La Meridiana, di Libero Produzioni, Rai Documentari e altri ospiti.

Parteciperanno, tra gli altri, il Dr Paolo Marin, Presidente dell’Associazione Alzheimer Uniti Roma Aps, e la Prof Luisa Bartorelli, che esporrà il progetto “Garbatella, Comunità amica delle persone con demenza”, sostenuto dal Presidente del Municipio VIII, Amedeo Ciaccheri, per una comunità attenta ai bisogni dei più deboli.

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Nello ‘scheletro di cemento’ di via Cerbara un Ospedale e una Casa di Comunità

Si apre il cantiere nell’area abbandonata del cosiddetto ‘scheletro in cemento armato’ in via Giuseppe Cerbara a Tor Marancia, di proprietà dell’Istituto Romano di San Michele. Lo spazio è stato individuato dalla Asl Rm 2 per la realizzazione di una Casa di Comunità di 750 metri quadrati e un Ospedale di Comunità di altrettanti 1.800.
Si tratta di un investimento da sette milioni di euro, finanziato con i fondi del Pnrr. Il cantiere dovrebbe chiudersi entro il 31 dicembre 2025, per essere inaugurato agli abitanti nel 2026.

Cosa sono la Casa e l’Ospedale di Comunità?

Per Casa e Ospedale di Comunità si intendono delle strutture sanitarie di ricovero della rete di assistenza territoriale che svolgono una funzione intermedia tra il domicilio e il ricovero ospedaliero.
Sono rivolte a pazienti che, a seguito di un episodio di acuzie minore o per la riacutizzazione di patologie croniche, necessitano di interventi sanitari a bassa intensità clinica potenzialmente erogabili a domicilio, ma che necessitano di assistenza e sorveglianza sanitaria infermieristica continuativa, anche notturna, non erogabile a domicilio o in mancanza di idoneità del domicilio stesso (strutturale o familiare).
Prevedono un modello di intervento multidisciplinare e al suo interno si troveranno équipe multiprofessionali composte da medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali, infermieri e psicologi.

Le dichiarazioni di Libanori il Presidente dell’Asp San Michele

Un passo avanti per il potenziamento dell’assistenza territoriale. Contribuiamo in modo significativo al rilancio e allo sviluppo delle attività socio-sanitarie-assistenziali del territorio – Lo dichiara Giovanni Libanori il Presidente dell’Asp San Michele – Il progetto in questione è finanziato con le risorse del Pnrr, consiste nella realizzazione di un’importante struttura socio-sanitaria all’interno del Comprensorio Istituzionale dell’Asp, da ultimare entro il 31 dicembre 2025.
Le recenti interlocuzioni tra l’Asp e la Asl Rm 2, finalizzate al raggiungimento di un accordo sul completamento delle opere e alla contestuale riconversione della destinazione d’uso originaria dell’opera, hanno condotto prima alla stipula di un protocollo d’intesa e successivamente alla sottoscrizione di un contratto di comodato d’uso gratuito di durata trentennale dell’area ove realizzare la nuova struttura sanitaria.
L’intervento per il recupero della struttura in cemento armato va sempre più nella direzione di una reale integrazione e risulta funzionale e strategico anche rispetto alla mission dell’Asp, ovvero quella di assicurare una migliore qualità della vita alla nostra comunità. Grazie a questo accordo, – conclude il Presidente Libanori – dunque, oltre alle prestazioni che vengono già erogate direttamente dal San Michele, che gestisce una Rsa e una Casa di Riposo per complessivi 120 posti, fino al 2053 i cittadini potranno avvalersi anche di ulteriori servizi all’interno del Comprensorio. Un passo avanti per il potenziamento dell’assistenza territoriale”.

La  storia incompiuta dello scheletro

Nel novembre del 1977 l’amministrazione dell’immenso patrimonio delle Ipab (Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza) passa dallo Stato alle Regioni. Di questi beni fa parte anche l’istituto Romano di San Michele oggi Azienda pubblica di Servizi alla Persona, un complesso edilizio che si estende su un’area di 120 mila metri quadri, con dodici palazzine, un teatro, una chiesa e un centro sportivo.
Nell’area di via Cerbara nel 1988 si avvia un progetto per costruire una residenza sanitaria assistenziale per anziani disabili con trentadue posti letto; nel 1993, grazie ad un finanziamento regionale di circa due miliardi di lire, partono i lavori ma, nel 1998, a causa di un contenzioso con la ditta edile, i lavori vengono interrotti.
Nel frattempo cambiano le disposizioni per la costruzione e i finanziamenti sono improvvisamente insufficienti alla realizzazione della Rsa.
È così che il quartiere si è ritrovato con un’ulteriore struttura incompiuta, che ancora oggi è visibile in via Giuseppe Cerbara, dove uno scheletro di cemento armato abbandonato da quasi trent’anni ci ricorda che danni può fare una improvvida gestione delle risorse pubbliche.

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La biblioteca Lussu incontra il territorio

Come promuovere la lettura sul territorio? Come avvicinare bambini e ragazzi ai libri senza risultare pesanti o addirittura noiosi? Queste sono le domande su cui ieri 14 febbraio i rappresentanti del Municipio VIII e alcune associazioni del quartiere si sono interrogati presso la biblioteca Joyce Lussu, inaugurata in via Costantino lo scorso ottobre.

L’incontro e le proposte

L’incontro si è tenuto in una sala distaccata del polo bibliotecario con la partecipazione di Maya Vetri e Monica Rossi del Municipio VIII. “Roma Capitale ha sottoscritto un Patto per la lettura” ha ricordato l’assessore alla cultura in apertura. “È la lettura che deve incontrare le persone, noi siamo qui per vedere cosa possiamo fare a livello municipale.” Sono quindi intervenuti i rappresentanti delle associazioni culturali con le loro proposte, delineando un 2024 ricco di iniziative.

incontro associazioni biblioteca Lussu 14 02 2024

Il “Centro Olistico Essenzia”, con sede in via Francesco Giangiacomo 20, proporrà la lettura di poesie. “La voce di Rita”, invece, organizzerà quattro dibattiti proprio all’interno della biblioteca – il primo marzo, il 5 aprile, il 3 maggio e il 5 giugno. “Di’gayproject” è particolarmente sensibile alle tematiche LGBT, e proporrà degli incontri sul tema. Molte sono le associazioni che si rivolgono ai bambini, come “Sahajayoga” o “Il tempo ritrovato”.

È intervenuta anche Anna Maria Baiocchi di Legambiente, che da quattro anni all’interno dell’area verde degli orti urbani propone, oltre ad incontri di approfondimento sulla questione ambientale, presentazione di libri pubblicati da piccoli editori, grazie alla collaborazione della scrittrice Serena D’Arbela. “Abbiamo notato che lo spazio all’aperto attira molte persone, soprattutto dopo la pandemia” ha detto la Baiocchi. “Potrebbe essere un modo per avvicinare i bambini ai nostri progetti culturali.” Da qui è iniziato il confronto tra le associazioni. Tra le altre proposte, quella di avvicinare i giovani alla lettura tramite l’arte, la musica e i fumetti.

In ricordo del consultorio com’era

In chiusura l’assessore Vetri ha ricordato la situazione del consultorio in largo delle Sette Chiese, depotenziato dall’Asl a causa di carenza di personale. “È importante conservare memoria di quello che il consultorio ha rappresentato fino a poco tempo fa, per trasmetterlo alle giovani generazioni che spesso non sanno neanche cosa sia un consultorio familiare” ha detto l’assessore. Per chiunque abbia del materiale a disposizione sulla storia di questo luogo, il Municipio si è mostrato disponibile a raccoglierlo in vista di un’eventuale esposizione. “La memoria è alla base dell’azione politica” ha continuato Vetri. “Noi continueremo a batterci per il consultorio, ma è importante anche ricordare la storia che ci precede.”

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In ricordo del partigiano della Garbatella Libero Natalini

Dopo l’installazione delle due pietre d’inciampo in via Massaia per i patrioti Libero De Angelis e Giuseppe Felici, nella storica sede del Circolo dei Socialisti in via Edgardo Ferrati 12, si è tenuta una giornata commemorativa in ricordo di “Gregorio”. Così veniva chiamato sul campo di battaglia Libero Natalini, figura di spicco della Resistenza romana e figlio della Garbatella, alla cui memoria il Municipio ha già dedicato una targa a piazza Benedetto Brin, nelle vicinanze della sua dimora.

L’evento, organizzato da Cara Garbatella con l’associazione culturale Forum Terzo Millennio e il patrocinio del Municipio, ha visto la partecipazione dei due figli Giulio e Sandro, che con commozione hanno ricordato la figura di Libero, venuto a mancare nell’ottobre del 2003. “Nostro padre ci ha trasmesso l’amore per la democrazia, la libertà e la giustizia sociale. Per noi è un atto dovuto onorare la sua memoria”.

La relazione di Gianni Rivolta

Durante la conferenza, accompagnato da immagini d’archivio selezionate da Giancarlo Proietti direttore editoriale di Cara Garbatella, il giornalista Gianni Rivolta ha ripercorso la biografia del partigiano, soffermandosi anche su due episodi inediti, ricavati da una raccolta di interviste a Libero Natalini del 1986 rilasciate ad Aldo Santini, militante del Pci della Villetta prematuramente scomparso. Il primo risale al 13 marzo del ’44, quando al mattino, dopo una riunione del gruppo operativo della Garbatella, Libero viene avvertito da Raffaella Chiatti, la sora Lella, della presenza di un gruppo di tedeschi nei pressi della sua casa in via di Sant’Emerita al lotto 4. Fortunatamente “Gregorio” riuscirà a scappare e a rifugiarsi a casa dello zio in vicolo del Cinque a Trastevere. Il secondo risale al 3 aprile, quando avviene l’arresto da parte di Veronesi, maresciallo delle SS italiane, di Pietro Asdrubalini gerente dei bagni pubblici della Garbatella e appartenente al Partito Socialista clandestino. Quest’ultimo, nonostante conoscesse il repubblichino che lavorava per l’Icp, venne comunque portato nella prigione-lagher di via Tasso e, dopo essere passato per le torture dei tedeschi, confessò i nomi dei partigiani più in vista della Settima zona con cui teneva i contatti clandestini e rivelò i luoghi dei depositi delle loro armi. Tuttavia, la moglie dell’Asdrubalini sora Bice cercò di organizzare un incontro con Libero per avvisarlo di essere ricercato dai tedeschi. Dopo questi fatti la Settima zona dei Gap subì una forte battuta d’arresto nelle azioni di sabotaggio contro gli occupanti tedeschi e nelle attività di propaganda.

Gli intervenuti

All’incontro sono intervenuti Giovanna Mirella Arcidiacono, presidente dell’associazione culturale “Il Tempo Ritrovato”, che ha ricordato l’impegno e il supporto di Vera Rocchi, moglie di Libero Natalini, nell’attività partigiana e nella vita politica anche dopo la liberazione, l’ex dirigente Anpi Aladino Lombardi e il Presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri. “Insieme ai cittadini stiamo facendo un lavoro che esce dalle maglie della formalità istituzionale” ha affermato il mini sindaco. “Nell’VIII Municipio – prosegue – il tema della memoria è fortemente radicato nel territorio e nella coscienza di tutte quelle donne e quegli uomini che negli anni hanno contribuito a mantenere solidi e a trasmettere alle nuove generazioni i valori su cui si fonda la storia resistenziale, antifascista e democratica di questa zona. Le biografie dei partigiani – conclude Ciaccheri – sono un patrimonio di cui abbiamo la necessità e il dovere di prenderci cura per continuare a coltivare un senso di appartenenza, coscienza e consapevolezza dei luoghi in cui viviamo”.

La biografia

Libero Natalini nasce a Genazzano il 9 febbraio 1916. Si traferisce da giovanissimo con la famiglia alla Garbatella, nel primo nucleo di case Icp intorno a Piazza Benedetto Brin. Abita in quei lotti fino ai primi anni ’60, quando gli edifici verranno demoliti e Libero si traferirà in via Antonio Rubino. Nel 1934, durante il servizio militare a Civitavecchia, si avvicina alle idee comuniste e inizia la vita cospirativa rendendosi subito attivo nei quartieri operai e nelle università. Dall’8 settembre ’43, giorno dell’armistizio, combatte contro i tedeschi sulla via Ostiense, a porta San Paolo e organizza i Gap di zona Garbatella, Ostiense, San Paolo, Tormarancia, Testaccio e San Saba. In seguito, con il nome di battaglia di “Gregorio”, collaborerà anche ai Gap centrali. E per il suo impegno antifascista e l’attività partigiana gli sarà conferita la Croce al Merito di guerra. Il 4 giugno del ’44, quando gli americani stanno per entrare in città, Libero fa parte del gruppo di persone che occupa l’ex casa del fascio in via Passino, l’odierna Villetta. La struttura, un vecchio casale di campagna, da allora sarà la sezione storica dei comunisti del quartiere, di cui egli più avanti sarà anche segretario. Nel 1957, dopo l’entrata dei carri armati sovietici a Budapest in Ungheria, decide di
lasciare il Pci e aderire al Partito Socialista, mantenendo per anni il suo impegno politico e sindacale nella Cgil.

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“Il tempo è salute”: la campagna dello Spi-Cgil sulle liste d’attesa nella sanità pubblica

Volantinaggi a tappeto degli iscritti allo Spi-Cgil partiranno nel mese di febbraio e si estenderanno a tutti i municipi della Capitale. Il 13 saranno in via di San Nemesio, davanti all’ingresso del Cto della Garbatella, per informare i cittadini su come evitare le lunghe liste d’attesa per ottenere una visita specialistica o un’indagine diagnostica con carattere di urgenza. “Il tempo è salute, combattiamo insieme per il diritto alle cure” è questo il titolo di un manifestino che verrà distribuito in centinaia di copie anche il 21 a piazza Tosti 4 al Distretto della Asl Rm2 e il 27 a via Malfante, dietro piazza Navigatori davanti agli ambulatori.

 

Le motivazioni della protesta

“Sappiamo che l’utenza più fragile, gli anziani e i più deboli, quelli che hanno la pensione minima – ha detto Caterina Serra, segretaria della Lega 8 dello Spi-Cgil- davanti alle interminabili liste di attesa spesso rinunciano alle cure.

Quindi noi vogliamo spiegare ai cittadini tutti i loro diritti”.” Se il servizio prenotazioni non rispetta l’urgenza, gli utenti possono andare in intramoenia a pagamento e fare domanda di rimborso. Abbiamo già preparato i moduli appositi – ha continuato Nadia Pagano, della Segreteria di zona-. Ma ancora prima di chiedere il rimborso, se il medico curante ha previsto la priorità U e B, si può chiedere al Cup di essere iscritto nelle liste di garanzia. In questo caso è la Asl che deve richiamare l’utente e trovargli la prestazione il più possibile nei tempi e all’interno del territorio di competenza.”

E’ sotto gli occhi di tutti come dopo il Covid siano stati compressi i finanziamenti per la sanità pubblica, molti medici sono andati in pensione e non sono stati reintegrati col turnover, lasciando i servizi, in particolare la medicina d’urgenza, sotto organico, danneggiando l’utenza. Forse pensano di ridurre le liste di attesa estendendo le convenzioni con i privati” sottolineano al Sindacato pensionati.

 

Volantinaggi in tutta Roma

Quindi la campagna per l’accesso dei cittadini del Lazio alle prestazioni sanitarie, promossa dallo Spi-Cgil, interesserà tutti i municipi romani, per informarli su come esigere l’erogazione delle prestazioni in tempi certi e per aprire una interlocuzione forte con le istituzioni sanitarie pubbliche.

I quadri e i militanti dello Spi-Cgil, in ognuno dei tre giorni di febbraio previsti dalla mobilitazione, saranno davanti ad oltre 75 strutture tra ospedali, poliambulatori pubblici, distretti sanitari.

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“Quella strage non è avvenuta”. Alla Casa della Memoria un incontro sull’Eccidio del Ponte di Ferro tra tradizione e verità storica.

“Quelle dieci donne, ricordate sulla stele sul Ponte dell’Industria, non trovarono la morte lì il 7 aprile del 1944 per mano dei tedeschi” ha assicurato Giorgio Guidoni nell’incontro su “L’eccidio del Ponte di ferro tra tradizione e verità storica” del 6 febbraio scorso alla Casa della Memoria e della Storia, organizzato dall’Istituto Ferruccio Parri e dall’Istituto Romano per la Storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza (Irsifar).

“Tra l’altro, ripercorrendo le vite di queste donne ho scoperto che una, Clorinda Farsetti classe 1929, è ancora in vita, un’altra era stata scambiata con un uomo e un’altra ancora era una bambina di quattro anni.

Gran parte di loro erano comunque delle patriote ed ebbero un ruolo nella Resistenza contro gli occupanti tedeschi, ma morirono in altri frangenti, prima o dopo quel fatidico 7 aprile 1944”- rinforza l’autore del volume “La verità sull’eccidio del ponte di Ferro”, edito dall’associazione culturale Cara Garbatella.

Le affermazioni di Cesare De Simone

L’episodio era stato citato per la prima volta, cinquant’anni esatti dopo l’accaduto, dallo scrittore e giornalista Cesare De Simone nel 1994 nella sua pubblicazione “Roma città prigioniera – i 271 giorni dell’occupazione nazista: 8 settembre 1943 – 4 giugno 1944”.

De Simone fu il primo a denunciare l’uccisione, da parte delle forze di occupazione tedesche, di dieci donne inermi sorprese ad assaltare un forno presso il Ponte dell’Industria all’Ostiense.

Nonostante De Simone, che pure elencò puntualmente i nomi e i cognomi delle vittime, non avesse prodotto documenti a supporto delle sue affermazioni, l’efferatezza del presunto evento sconvolse l’opinione pubblica, generando un’accettazione incondizionata del racconto.

A partire dal 1997, anno dell’apposizione della stele commemorativa nei pressi del ponte, infatti, rappresentanti del Comune di Roma, del Municipio VIII e dell’Ambasciata di Germania, ogni 7 aprile, hanno periodicamente reso omaggio alle vittime con una cerimonia commemorativa.

Gli intervenuti alla Casa della Memoria

Al tavolo della Casa della memoria si sono alternati storici e ricercatori di primo piano.Studio e ricerca del passato sono fondamentali per comprendere il nostro presente, perché la Storia è sempre contemporanea” ha affermato Miguel Gotor, assessore alla Cultura del Comune di Roma che ha aperto i lavori introducendo il contesto temporale dell’avvenimento. La parola è poi passata a Paola Carucci, presidente dell’Irsifar, che ha riassunto i punti salienti dello studio di Guidoni, sollevando diversi dubbi sulla veridicità dell’evento. Dubbi ripresi nel successivo intervento dal professore di Storia Contemporanea Gabriele Ranzato.

Nel suo testo “La Liberazione di Roma”, edito nel 2019, l’autore aveva già avanzato forti perplessità sulla veridicità dell’accaduto, in virtù del fatto che negli archivi e sulla stampa clandestina non era stato possibile reperire alcun tipo di documentazione a supporto del racconto di De Simone.

Tra l’altro nemmeno i parenti delle presunte vittime, anche dopo la Liberazione, hanno mai rivendicato i corpi di quelle donne. Per gli stessi motivi, e per la scarsa attendibilità degli elementi del contesto, in base al principio di verosimiglianza, magistralmente evocato durante l’incontro, Ranzato ha affermato che “è arrivato il momento di riconsiderare questa commemorazione”.

A conclusione dell’incontro il presidente dell’Istituto Parri, Paolo Pezzino, ha dichiarato: “Finalmente oggi, alla luce del nuovo studio appena pubblicato, possiamo affermare che quel fatto non è mai accaduto. Provvederemo pertanto a cancellarlo dall’elenco degli episodi dubbi presenti nel nostro atlante delle stragi nazifasciste perpetrate in Italia nel periodo 1943-1945”.

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Una raccolta firme per la palestra comunale di via Brogi

Continua la raccolta firme per il ripristino dei servizi della palestra di via Brogi 80, tra via della Fotografia e vicolo dell’Annunziatella. Domani mattina10 febbraio, al mercato Grotta Perfetta di Roma 70, il Comitato di Quartiere incontrerà i cittadini interessati a sottoscrivere l’istanza. Durante la mattinata, inoltre, si svolgeranno iniziative carnevalesche rivolte ai bambini, organizzate dalla direzione del mercato. Ci saranno musica, maschere, giochi per i più piccoli, ma soprattutto sarà l’occasione per i cittadini di incontrarsi e far sentire la propria voce.

La palestra di via Brogi

La palestra di via Brogi risulta al momento chiusa alla cittadinanza. Dal 2008 al 2020, infatti, il centro sportivo era gestito dalla società Sporting Roma. Ma quattro anni fa, scaduta la concessione, è stato pubblicato un nuovo bando con regole così restrittive da tagliar fuori i vecchi gestori dalla partecipazione. Il Comune ha quindi affidato la struttura alla FGI (Federazione Ginnastica d’Italia), una società finalizzata alla preparazione dei migliori ginnasti italiani.

Non solo agonismo, dunque, ma anche ad alti livelli. La struttura è stata sottratta alla cittadinanza, i corsi sportivi per i bambini e i ragazzi del quartiere sono stati interrotti. “È un atteggiamento di chiusura totale dei confronti dei bisogni dei cittadini. Dedicare una struttura alla preparazione dei campioni ed escludere i cittadini è inaccettabile” ha commentato Mario Semeraro, presidente del Comitato di Quartiere che tre anni fa ha anche fatto ricorso al Tar. Nel dicembre 2021 è arrivata la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale: essendo i fondatori del Comitato un numero insufficiente per rappresentare un intero quartiere, il ricorso non può essere accolto. Ma il Comitato di Quartiere non si è arreso, e nel corso del 2022 ha fatto esposto all’Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione) e alla giunta comunale; l’istanza non ha avuto seguito.

“Il Tar non ha accettato il nostro ricorso perché ha considerato solo i fondatori del Comitato, una quindicina, che non sono una cifra significativa. Il criterio è fuorviante, non siamo così pochi” ha proseguito Mario Semeraro. “Non abbiamo una lista di soci ufficiali ma ci sono centinaia di persone che ci sostengono, e con questa petizione vogliamo fornire i numeri, far sentire quanti siamo.” La raccolta firme va avanti da diversi mesi. Se raggiungeranno almeno 500 firmatari, i cittadini faranno un secondo ricorso alla giunta comunale.

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Ex Fiera di Roma: ecco il bando per la rigenerazione

È stato pubblicato il bando per la realizzazione del masterplan per la ex Fiera di Roma di via Cristoforo Colombo.
Per masterplan si intende l’insieme degli elaborati di pianificazione urbanistica utili a fornire uno schema concettuale ed ordinatore capace di definire lo sviluppo dell’area; riguarda il collegamento e le relazioni tra gli spazi pubblici e privati ed i relativi edifici, con i contesti sociali e gli ambienti circostanti; può includere analisi, raccomandazioni e proposte per la popolazione, l’economia, l’alloggio, i trasporti, le strutture della comunità e l’uso dell’area.
Il concorso, che costituirà la base del successivo piano urbanistico attuativo per la trasformazione dell’area, consiste in una selezione che avverrà in un’unica fase con l’individuazione del progetto vincitore e di altre quattro migliori proposte.
Il valore complessivo dei premi è pari ad euro 80 mila al netto dell’iva e degli oneri previdenziali, così suddivisi: 40 mila euro alla proposta vincitrice e 10 mila a ciascuna delle prime quattro proposte segnalate dopo la vincitrice.

I termini dell’accordo

L’accordo firmato il 22 gennaio 2024, tra Roma Capitale e il fondo Orchidea Srl dà l’avvio al percorso per la trasformazione urbana del complesso dell’ex Fiera di Roma, una vasta area quasi in completo disuso dal 2006, quando venne inaugurato il nuovo polo lungo l’autostrada Roma Fiumicino, nei pressi di Ponte Galeria.
L’Orchidea Srl ha rilevato nel dicembre del 2021 l’area dalla vecchia proprietà la Investimenti Spa e prevede, su un’area complessiva di circa 76 mila mq:
– l’80 % a uso abitativo, di cui oltre 7 mila mq vincolati alla realizzazione di housing sociale;
– il 20% a uso non residenziale, di cui circa 7 mila mq a servizi direzionali e 2 mila a commerciale.
È prevista, inoltre:
– una dotazione complessiva di verde pubblico attrezzato pari a circa 25 mila mq;
– 9.500 mq circa per servizi pubblici;
– oltre 2 mila mq per parcheggi pubblici e 6mila mq di parcheggi asserviti all’uso pubblico.

Le dichiarazioni dell’Assessore comunale Veloccia

Esprime soddisfazione l’Assessore Comunale all’Urbanistica Maurizio Veloccia, in una nota rilasciata dall’ufficio stampa capitolino afferma: “Come promesso il percorso di riconversione della ex Fiera di Roma va avanti. Dopo anni di abbandono e incertezze sul futuro di questo sito, oggi parte il concorso per la realizzazione del Masterplan che ci consegnerà un luogo riqualificato con spazi per la socialità, abitazioni anche a canone calmierato, e un parco. Il tutto in un luogo strategico e centrale della città, all’interno di quadrante protagonista di un importante processo di rigenerazione urbana: a poca distanza, infatti, è ripartita la convenzione urbanistica di Piazza dei Navigatori e i lavori sono attualmente in corso”

Ciaccheri ci aspettiamo risultato di alta qualità

Da oggi in gara per disegnare il futuro del complesso dell’area dell’ex Fiera di Roma – afferma in una nota il presidente del Municipio Roma VIII, Amedeo Ciaccheri – Dodicimila metri quadrati in meno di asfalto da consegnare al nuovo verde per questo quadrante della città. E accanto alla parte residenziale funzioni pubbliche destinate prevalentemente a infanzia e adolescenza. Da oggi sarà possibile partecipare al concorso internazionale di progettazione”.
“Ci aspettiamo un risultato di altissima qualità e pienamente integrato per un quadrante che ha scontato per questi anni un’attesa drammatica e a fronte di un progetto di recupero così pesante per la città, la qualità più alta possibile per restituire al quartiere e alla città una funzione di primissimo livello. L’auspicio è che si configuri un parco pubblico accessibile e innovativo assieme a strutture per la ricerca e la didattica che in collaborazione con Comune di Roma e Università Roma Tre possano configurare un complesso da destinare ai bambini e alle bambine della città e a chiunque a livello nazionale voglia trovare un centro di eccellenza a Roma che voglia occuparsi di pedagogia e didattica”.

Il termine per la presentazione delle proposte è di sessanta giorni naturali e consecutivi dalla data di pubblicazione del bando, ossia entro mezzogiorno del 5 aprile 2024, mentre l’avvio dei lavori è previsto nel 2025, dopo la conclusione della realizzazione del complesso edificatorio di Piazza dei Navigatori.

mappa viabilità
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Arriva il Carnevale Antirazzista. Quest’anno è dedicato alla Palestina

Giunto alla sua XV edizione il Carnevale Antirazzista di Roma Sud è pronto a scendere in strada e a sfilare per le vie dell’VIII Municipio. Una grande parata colorata e festante si è data appuntamento sabato 10 febbraio, alle ore 10:00, all’occupazione abitativa di Casale De Merode a Tor Marancia per salutarsi poi a Porto Fluviale.

La dedica al popolo palestinese

L’evento promosso dall’associazione Controchiave e dalla Rete Roma Sud, con il patrocinio del Municipio Roma VIII, “quest’anno è dedicato ai bambini e alle bambine di Gaza – si legge in una nota degli organizzatori – per auspicare un futuro di pace e di speranza; provando ad illuminare con la nostra energia e la nostra bellezza il buio della guerra”.
Ad ispirare questa edizione sono i versi della poesia Pensa agli altri dello scrittore e poeta palestinese Mahmoud Darwish (1941-2008).

Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
non dimenticare il cibo delle colombe.

Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri,
non dimenticare coloro che chiedono la pace.

Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri,
coloro che mungono le nuvole.

Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri,
non dimenticare i popoli delle tende.

Mentre dormi contando i pianeti, pensa agli altri,
coloro che non trovano un posto dove dormire.

Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri,
coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.

Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso,
e di’: magari fossi una candela in mezzo al buio
.

Oltre ai tipici travestimenti di carnevale ci saranno tanti aquiloni e maschere a forma di anguria. Il frutto da anni è diventato un simbolo poiché combina le stesse tinte della bandiera palestinese: il rosso della polpa, il nero dei semi e il bianco-verde della buccia.
L’esposizione della bandiera dello Stato di Palestina è stata proibita dallo Stato di Israele all’interno dei suoi confini in alcuni periodi della sua storia o in specifici contesti o situazioni.
L’utilizzo dell’anguria in sua sostituzione, come simbolo di sostegno e protesta, è quindi in atto da decenni, anche perché si tratta di un frutto ampiamente coltivato nella regione palestinese.

Laboratori in preparazione del Carnevale

Il percorso della sfilata

L’appuntamento è alle ore 10:00 in via del Casale De Merode 6A a Tor Marancia, la sfilata poi proseguirà per Garbatella, fino a concludersi, verso ora di pranzo all’occupazione di Porto Fluviale.
La parata sarà animata da giocolieri, trampolieri, artisti e artiste, dai balli delle murge e dalle musiche di Fanfaroma, Fanfaretta e Samba Precari.
Di seguito le tappe del  percorso:

  • via del Casale De Merode 6A
  • via Flavia Tiziana
  • via Marco e Marcelliano
  • viale di Tor Marancia
  • piazza Elio Rufino
  • via Cristoforo Colombo
  • via Giovanni Genocchi
  • piazza Oderico da Pordenone
  • via Alessandra Macinghi Strozzi
  • largo delle Sette Chiese
  • via Enrico Cravero
  • piazza Bartolomeo Romano
  • via Edgardo Ferrati
  • via Giovanni Battista Licata
  • piazza Augusto Albini
  • via Giacinto Pullino
  • via Girolamo Benzoni
  • via Pellegrino Matteucci
  • via Ostiense
  • via del Porto Fluviale 12.
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Romano Prodi a Roma Tre per l’inaugurazione dell’Anno Accademico

Lectio magistralis su “Crisi mondiale e crisi europea”  

È stata una cerimonia speciale quella per l’inaugurazione dell’anno accademico 2023/2024 dell’Università Roma Tre, tenutasi venerdì 2 Febbraio presso l’Aula Magna di Via Ostiense, con la presenza eccezionale del Professor Romano Prodi.

L’ex Presidente della Commissione Europea, due volte Presidente del Consiglio e più di recente inviato per l’Unione Europea per i rapporti con il continente Africano, ha catturato l’attenzione della comunità accademica dell’ateneo romano con una Lectio Magistralis su un argomento di estrema attualità: la “Crisi mondiale e crisi europea”.

L’evento è stato trasmesso anche in diretta streaming e con un servizio di interpretariato LIS (Lingua Italiana dei Segni)

Tra il pubblico molte le presenze istituzionali del territorio: il Parlamentare Europeo Massimiliano Smeriglio, il Direttore della Camera di Commercio di Roma Lorenzo Tagliavanti, il Presidente della Fondazione Teatro Palladium professor Luca Aversano e il Presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri.

Presenti in sala anche figure di spicco del management pubblico italiano, primo fra tutti il noto banchiere ed ex ad di Tim Franco Bernabè.

 

Il tema della lectio magistralis

Il professor Prodi si è intrattenuto sulle origini storiche e sulla profondità della crisi politica ed economica in cui versa l’attuale bipolarismo mondiale tra USA e Cina; per poi soffermarsi sul ruolo che può svolgere l’Europa per difendere il futuro democratico delle nuove generazioni, rivolgendosi in particolare agli studenti che gremivano l’Aula Magna dell’Ateneo.

A fronte di una globalizzazione e internazionalizzazione dei commerci, avviatasi nei primi anni Novanta dopo la caduta del Muro di Berlino e al suo apice nel 2001 con l’ingresso della Cina nel Word Trade Organization, si è generato, nelle nazioni occidentali, uno schiacciamento dei salari sui livelli imposti dai bassi costi di produzione della nuova fabbrica del mondo, la Cina, con un conseguente impoverimento della classe media e un crescente malcontento popolare di massa verso i governi occidentali.

Tali tensioni economiche e sociali stanno sfociando in crescenti tensioni internazionali con inversione del processo di globalizzazione e la ricomparsa di strumenti di politica industriale quali dazi, sanzioni, sovvenzioni economiche ad imprese e persone. Strumenti che, negli ultimi 30 anni di puro liberismo imperante, erano diventati anacronistici.

Lo sviluppo di alta tecnologia e dell’intelligenza artificiale padroneggiati dalle grandi imprese di rete (Apple, Google, Amazon, Alibabà, talmente potenti da superare i confini degli stati nazione) hanno acuito tali tensioni e le connesse sperequazioni nella ripartizione del reddito tra i pochi ricchi e tutti gli altri individui, classe media compresa.

A ciò si è aggiunta l’evidenza che la forma democratica di governo di paesi occidentali non può essere esportata: si veda il fallimento delle guerre in Iraq e Afghanistan.

Il ruolo dell’Europa

L’Europa in questo scenario è stata, secondo il professor Prodi, un esempio positivo almeno fino alla metà dei primi anni Duemila per il processo di unificazione avviato. A seguito, tuttavia, della bocciatura nel 2005 della Costituzione Europea da parte del popolo francese e della successiva crisi finanziaria tra il 2008-2011, affrontata dall’Europa non come comunità ma come somma di 28 singoli stati (27 dopo la Brexit), l’Unione ha perso di credibilità come attore internazionale ed anche come dimensione economica.

Secondo il professor Prodi, affinché l’Europa torni ad essere un esempio positivo di democrazia e benessere economico, è indispensabile che l’Unione abolisca il diritto di veto nei propri processi decisionali, per potersi dare agevolmente un’efficace politica estera e di difesa e tornare ad essere un soggetto internazionale autorevole.

A tal proposito il Professore sottolinea che sarebbe anche opportuno che la Francia, Paese peraltro dotato dell’arma nucleare, rinunciasse generosamente al proprio diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

 

Gli altri interventi

La Lezione del Professor Prodi è stata accompagnata, oltre che dalla relazione annuale del Rettore professor Massimiliano Fiorucci, dai saluti dell’Assessore alla cultura di Roma Capitale, Miguel Gotor e del Presidente del Consiglio Regionale del Lazio, Antonello Aurigemma, dall’intervento dello studente Antonio Iuliano in rappresentanza della comunità degli studenti iscritti all’Università, da Simona Sconti in rappresentanza del Personale tecnico amministrativo e bibliotecario.

Al termine degli interventi, il Rettore ha proclamato l’Apertura dell’Anno Accademico 2023-2024 dell’Università degli Studi Roma Tre.

La cerimonia, che era stata aperta dal corteo accademico dell’Ateneo, è stata impreziosita anche dagli apprezzati intermezzi musicali dell’Orchestra di Roma Tre.

 

L’offerta formativa e le iniziative di Roma Tre

Come riportato anche dall’ufficio comunicazione dell’ente, l’Università degli Studi Roma Tre è l’ateneo che ha registrato l’incremento maggiore di iscrizioni tra le università del Lazio: +36% dall’anno pre-Covid allo scorso anno accademico e conta oltre 34mila iscritti e più di 122mila laureati dalla fondazione ad oggi.

L’offerta formativa è fornita da circa mille tra docenti, ricercatrici e ricercatori tramite 13 Dipartimenti di cui 4 riconosciuti di eccellenza dal MIUR (tra cui quello di Giurisprudenza che ha conseguito il primo posto nazionale nella graduatoria dell’Area delle Scienze giuridiche), con 86 corsi tra lauree triennali, magistrali e a ciclo unico, 69 corsi post lauream e 24 dottorati di ricerca. Infine, 3 corsi di laurea magistrale sono insegnati interamente in inglese.

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Non mancano proteste sulla riqualificazione del parco di Tor Marancia

Proseguono i lavori nella porzione della tenuta di Tor Marancia che affaccia su piazza Lante, ma le proteste dei residenti già si fanno sentire. Gli interventi, giudicati troppo dannosi per la biodiversità del parco, sono iniziati lo scorso ottobre e continuano interessando la zona Afa1, che verrà dotata di sentieri pedonali, una zona per i bambini e un’area cani, quest’ultima in corrispondenza dell’ingresso di via dei Numisi.

Perplessità dei residenti

Un gruppo di abitanti della zona ritiene che volto del parco sta cambiando completamente. Lungo via Belloni, della folta vegetazione presente fino a qualche mese fa non rimane più nulla, a causa degli interventi di bonifica preliminari. Il perimetro dell’Afa 1 è stato infatti identificato come “area con forte presenza di vegetazione infestante.” Ne consegue che molti alberi e arbusti sono stati abbattuti, suscitando stupore se non vera e propria indignazione nei residenti.

tor marancia prima degli interventi
All’altezza di via Francesco Belloni, la scorsa estate
Tor marancia dopo gli interventi
All’altezza di via Francesco Belloni, lo scorso dicembre

“Parlare di specie infestanti nei parchi naturali è improprio” ci ha raccontato Mario, un biologo che abita da quelle parti. “Per specie infestante si intende una pianta inutile all’obiettivo per cui il terreno è predisposto” ha continuato, “le specie infestanti sono le erbacce che crescono nei campi coltivati, per esempio, o le piante che danneggiano le infrastrutture. Ma in un parco naturale non esistono specie infestanti.”

Il biologo ha proseguito spiegando che nei parchi le specie dannose sono chiamate aliene invasive, come i fichi d’India e gli ailanti, che non sempre sono stati colpiti da questi interventi di bonifica. “Sono invece stati distrutti habitat preziosissimi e abbattute piante autoctone come ginestre, olmi, pruni, allori e rovi, questi ultimi una vera e propria miniera di biodiversità, fondamentale per la composizione della macchia mediterranea. È impensabile che un’area naturale così ricca venga privata in questo modo del suo valore ambientale, per essere ridotta a un semplice giardino come ce ne sono tanti, senza alcun valore naturalistico.”

Parco di Tor Marancia prima degli interventi
Aironi presenti nel parco fino all’estate scorsa

La tenuta di Tor Marancia si distingueva per una biodiversità sorprendente, davvero eccezionale per un parco naturale inserito in una cornice urbana. “Erano presenti falchi, merli, civette, volpi, tassi, istrici e altre specie selvatiche” ci ha assicurato Mario, “mentre adesso stanno avanzando cornacchie, ratti e scarafaggi, animali attirati dalla presenza umana. Le specie selvatiche, insomma, sono scomparse.” Fino allo scorso dicembre, nell’aria prospiciente via Belloni erano ancora presenti ciclamini selvatici, “una specie che cresce solo in condizioni di quasi totale oscurità” ha spiegato Mario. “Sono una testimonianza importante perché dimostrano come questa zona fosse completamente ricoperta di vegetazione, mentre adesso è una spianata di detriti ed erba secca.”

Ciclamini selvatici ancora presenti lo scorso dicembre
Ciclamini selvatici

Ma il problema principale è che essendo una riserva naturale, già parte del parco regionale dell’Appia Antica, la tenuta di Tor Marancia è soggetta a una stretta regolamentazione. Per l’abbattimento degli alberi la domanda deve essere presentata all’Ente forestale competente. “Bisognerebbe valutare l’abbattimento albero per albero, mentre loro sono arrivati con le ruspe, distruggendo terreno e vegetazione” ha raccontato il residente. Per capire meglio, un gruppo di cittadini ha richiesto l’accesso agli atti, senza ottenerlo. Al momento stanno preparando un esposto ai carabinieri forestali, al quale allegheranno una relazione sulla biodiversità compromessa firmata da un professore dell’Università Roma Tre.

Le dichiarazioni dell’assessore municipale all’Ambiente Mannarino

Non si è fatta attendere la risposta delle istituzioni. Come spiega l’assessore all’Ambiente del Municipio VIII Mannarino, le zone Afa sono porzioni di parco che gli interventi in corso mirano a rendere giù accessibili. “La gestione della tenuta avviene in collaborazione col Comune di Roma e richiede la partecipazione dei cittadini che avranno il compito di usufruirne nel pieno rispetto dell’ambiente.” Dopo l’apertura dell’Afa2 e Afa3 due anni fa, i lavori in corso mirano a riqualificare i 6 ettari e mezzo che si estendono da via di Tor Marancia a via Ardeatina, a ridosso di via Aristide Sartorio. “Il nostro obiettivo” ha proseguito Mannarino, “è di aprire il parco alla cittadinanza, permettendo di poterne usufruire in piena sicurezza.” Il progetto è stato presentato dal presidente Ciaccheri lo scorso 21 novembre, presso l’Istituto di San Michele, in un incontro pubblico che ha visto la partecipazione di associazioni ambientaliste come Italia Nostra e Legambiente.

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Migranti e Migrazioni in una mostra a Via Candeo

Un’originale mostra sul tema dell’immigrazione, quella che si è svolta ieri 26 gennaio in via Giuseppe Candeo 18. Ventuno artisti hanno partecipato all’esposizione delle proprie opere sotto la supervisione delle organizzatrici Raffaela Bucci e Amelia Mutti. Il locale, che dallo scorso aprile si riempie di quadri e iniziative a scadenza più o meno regolare, prende il nome di “Area M, arte e architettura” e ha l’obiettivo di promuovere le arti visive nel territorio del Municipio VIII.

opere sulla migrazione in via candeo 18

La mostra Migranti e migrazioni

Ciò che colpisce al primo sguardo è la varietà delle opere esposte. Non solo le tecniche sono diverse – dagli acquerelli agli inchiostri, dalle rielaborazioni fotografiche alla scultura in gesso o in legno – ma anche gli stili e la prospettiva da cui è osservato il fenomeno migratorio. Accanto a opere che raffigurano le migrazioni naturali, vale a dire quelle degli uccelli e delle altre specie animali, quadri drammatici che rappresentano tragedie umanitarie, come il naufragio a Cutro o la storia di Samia Yusuf Omar, l’atleta somala che nel 2012 è morta nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l’Europa per partecipate ai giochi olimpici di Londra.

“Il mediterraneo è un continente liquido, attraversato da chi fugge dalle guerre o da chi vuole semplicemente migliorare la propria condizione di vita” ha ricordato l’assessora Maya Vetri in apertura. “Questo è un tema molto importante, soprattutto in prospettiva dei diritti civili. Nelle scuole accade che ragazzi nati in Italia da genitori stranieri non hanno le stesse possibilità dei loro compagni. Due ragazzi cresciuti insieme si trovano, a diciotto anni, in condizioni completamente diverse: uno può votare, l’altro no.”

mostra in via candeo 18

Diversi aspetti del fenomeno

Il tema della migrazione è stato trattato anche dalla prospettiva degli affetti familiari: una madre che abbraccia la figlia dopo una lunga separazione, una donna che accompagna i suoi bambini lungo una strada tortuosa e deserta. Il tema del lavoro ha avuto il proprio spazio, in un dipinto di Caterina Mulieri che mette a confronto la condizione degli stranieri nei cantieri di oggi e le traversie affrontate dagli emigranti italiani nel primo Novecento, disposti ad accettare condizioni lavorative spesso disumane e consapevoli di rischiare ogni giorno la vita. Un pericolo reale, come testimoniano le tragedie della fabbrica di Triangle e nella miniera di Marcinelle.

“Bisogna soprattutto ricordare che la storia italiana è una storia di migrazioni, migrazioni verso l’estero e anche all’interno delle stesse regioni d’Italia, dal sud al nord” ha commentato Grazia Labate in chiusura. “Noi stessi siamo un popolo in continuo spostamento. Il grande sviluppo tecnologico americano, per esempio, sarebbe impensabile senza le braccia degli emigrati italiani che nel primo Novecento sono andati negli Stati Uniti alla ricerca di una vita migliore.”

mostra in via candeo 18

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Arte e salute: incontro al centro congressi S. Lucia

Mercoledì 24 gennaio alle 17:00 al Centro congressi della Fondazione IRCCS S. Lucia si parlerà di arte e salute. L’incontro è organizzato dall’associazione culturale 7+1 Ottavo Colle per presentare un lavoro diretto da Grazia Labate e Amelia Mutti e vincitore del bando del Ministero della Cultura 2023. Alla pubblicazione hanno contribuito diciotto esperti tra professori, ricercatori, artisti, filosofi e medici. Uno sforzo collettivo finalizzato a ricordarci che, come confermano i dati dell’OMS, l’arte può avere ricadute positive sulla nostra salute, in senso sia preventivo sia curativo.

Come si svolgerà la presentazione

Ad aprire l’incontro sarà il professor Carlo Caltagirone, direttore scientifico dell’istituto S. Lucia e autore di un contributo presente nella pubblicazione. A seguire, i saluti istituzionali del presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri e della presidente della Commissione Cultura Monica Rossi. Dopo l’introduzione di Grazia Labate e Amelia Mutti, prenderanno la parola tutti gli autori che hanno partecipato alla pubblicazione, tra cui i professori della Sapienza Ruggero Lenci e Franco Purini; i ricercatori Marco Iosa e Massimo D’Angelo; il pittore Francesco Astiaso Garcia; i filosofi Giorgio Mele e Padre Manto; la dottoressa Assunta Lombardi.

Gli architetti Emanuela Valle e Stefano Tagliati, in particolare, parleranno degli esperimenti condotti nel reparto di pediatria del policlinico Umberto I e presso la scuola media Montezemolo sul territorio del Municipio VIII. Concluderà l’evento il professor Tommaso Strinati, docente dell’Università La Sapienza e critico d’arte.

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Una mozione capitolina per potenziare il consultorio di largo delle Sette Chiese

La lunga battaglia per la difesa del consultorio di largo delle Sette Chiese ha avuto un seguito. Tutto inizia lo scorso 1° settembre, quando l’Asl Roma 2 sposta i servizi di ginecologia nella sede di Tor Marancia in via dei Lincei 93.

Il trasferimento definitivo delle ginecologhe, che prima si dividevano tra le due sedi, aveva l’obiettivo di ottimizzare le risorse, ma ha suscitato malumore e proteste tra numerose donne della Garbatella che lo scorso 22 novembre hanno organizzano un’occupazione simbolica per sottolineare l’importanza sociale dei consultori. In queste ultime settimane una svolta sembra venire dall’Assemblea Capitolina, che il 12 gennaio ha approvato una mozione per chiedere un’interlocuzione con la Regione, responsabile dei servizi sanitari. L’istanza è stata portata in aula Giulio Cesare dalla consigliera Michela Cicculli, presidente della Commissione per le Pari Opportunità.

Le parole di Michela Cicculli

“L’approvazione della mozione è il segno tangibile di un indirizzo politico” ha commentato Michela Cicculli. “È necessario che l’Assemblea Capitolina si faccia portavoce delle istanze del Municipio VIII, e in generale dei problemi legati ai consultori in molti altri quartieri di Roma, per esempio a Centocelle.

È necessaria un’attenzione maggiore per potenziarli risolvendo il problema centrale della carenza di personale.” Sono criticità che in Italia si riscontrano a tutte le latitudini. L’ultimo censimento ufficiale risale 2019, quando si contavano 1.800 consultori, circa il 60% in meno dello standard minimo previsto per legge – riporta La Repubblica in un articolo dell’8 gennaio – ma già dal 2007 si registrava un calo costante, che ha fatto sì che in dodici anni almeno 300 strutture andassero perse.

“A largo delle Sette Chiese non c’è il rischio di una chiusura” ha continuato Cicculli. “Si tratta di una situazione provvisoria dettata dalla mancanza del personale. Mancano le ginecologhe e il servizio di accoglienza.” La consigliera di Sinistra Civica ha quindi sottolineato l’importanza di valorizzare le strutture e di coinvolgere maggiormente i territori, oltre che intervenire nelle situazioni emergenziali. “Il mio personale auspicio è che questi servizi rimangano pubblici e laici” ha concluso, “senza interferenze con associazioni ultracattoliche che minano la libertà di scelta delle donne.”

Lo scorso 22 novembre un gruppo di donne ha occupato il consultorio di largo delle sette chiese
Occupazione del consultorio lo scorso 22 novembre

I tre atti municipali e le dichiarazioni della consigliera Simonetta Novi

Con l’Amministrazione regionale al momento il Comune di Roma non ha tavoli aperti sulla questione. Dalla Regione dipendono i concorsi per il reperimento di personale e lo stanziamento di risorse. Anche il Municipio VIII è sceso in campo, approvando nel corso degli ultimi mesi tre atti per la valorizzazione del Consultorio.

La prima proposta di risoluzione risale al 2 ottobre dello scorso anno e dà mandato al presidente e agli assessori di promuovere un tavolo di confronto tra l’amministrazione Regionale e il “Coordinamento delle assemblee delle donne e libere soggettività dei Consultori del Lazio”, un comitato fondamentale, come ha sottolineato la consigliera Simonetta Novi. “Ai tempi dell’amministrazione Zingaretti l’Assemblea delle donne era presente ufficialmente al tavolo istituzionale della Regione Lazio, per fare monitoraggio sulla situazione dei consultori. Raccoglieva dati e riportava le criticità dovute alla presenza degli obiettori di coscienza. In passato ha anche ottenuto l’assunzione di 100 medici e operatori sanitari nel Lazio. Si tratta di un soggetto qualificato che la Regione riconosceva come interlocutore, ma col cambio di amministrazione il tavolo non è stato più aperto.”

L’8 novembre scorso, invece, le forze di maggioranza del Consiglio Municipale hanno messo all’ordine del giorno la situazione di largo delle Sette Chiese, con l’auspicio che “il Presidente e la Giunta della Regione Lazio si attivino con gli uffici e le strutture preposte al fine di istituire un tavolo di lavoro tra l’istituzione regionale, Asl Roma 2, le Assemblee del Coordinamento dei Consultori, il Municipio Roma VIII e gli enti del terzo settore.”

“A seguito di queste prime due mozioni, il presidente Ciaccheri e le assessore Vetri e Aluigi hanno incontrato i responsabili dell’Asl Roma 2 Magliocchetti e Mastromattei” ha continuato la consigliera Novi. Nella riunione della Commissione Politiche Sociali del 21 novembre scorso, Maya Vetri ha riportato le tre proposte di intervento fatte alla Regione – l’assunzione di personale attivo nell’ambito del privato, di studenti specializzandi o medici in pensione – tutte soluzioni emergenziali di cui si è già fatta esperienza negli anni della pandemia. “Il problema riscontrato è che queste figure non sono disposte ad affrontare lavori così impegnativi a fronte di compensi bassi, c’è un problema di base relativo alla retribuzione del personale sanitario” ha sottolineato l’assessora Vetri il 21 novembre.

L’ultimo passo risale allo scorso 10 gennaio, quando il Consiglio Municipale ha approvato una terza mozione, proposta dalla Lista Civica Calenda, in cui si chiede al presidente e agli assessori competenti di farsi promotori presso il sindaco della richiesta di far scorrere tutte le graduatorie esistenti, al fine di rafforzare i servizi offerti dal consultorio. “Dalla Regione è stata riportata la difficoltà di reperire personale” ha concluso Simonetta Novi, “ma con la nostra terza mozione abbiamo voluto sottolineare che le graduatorie del settore sanitario, non risentendo del tetto massimo del 20 per cento, possono essere fatte scorrere fino in fondo per reperire professionisti qualificati.”

L’intervento dell’assessora Alessandra Aluigi

“Bisogna valorizzare i consultori anche in nome della lotta politica e culturale che essi rappresentano” ha commentato Alessandra Aluigi, assessore alle Politiche Sociali e alla Sanità. “Abbiamo approvato questi tre atti che ci impegnano a farci portavoce di questa istanza presso il sindaco e la Regione, con la quale il presidente Ciaccheri sta cercando di interloquire.” La pressione politica resta infatti l’unica forma di intervento possibile per Comune e Municipi.

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L’addio di Garbatella anarchica a Tommaso Aversa

La mattina del 12 gennaio è venuto a mancare Tommaso Aversa, noto esponente del Gruppo Anarchico Carlo Cafiero di Garbatella.

Tommy, così era chiamato da amici e compagni, aveva 70 anni. Instancabile lettore e diffusore della stampa anarchica arrivò nel circolo di via Vettor Fausto, 3, nel lotto 13 dietro gli ex Bagni pubblici, nei primi anni Settanta, quando era ancora un giovane studente del liceo scientifico di Via Libetta. In quegli anni è stato tra i più assidui collaboratori del settimanale Umanità Nova in via dei Taurini a San Lorenzo e nella stampa del giornale con Attilio Paratore, Veraldo Rossi, Anna Pietroni, Ferro Piludu prima che la redazione fosse spostata a Milano.

Fu un assiduo organizzatore della Piccola Biblioteca anarchica del Circolo, ricca di testi e di materiale di controinformazione, ma si impegnò alacremente anche nelle lotte popolari per le autoriduzioni delle bollette elettriche tra le famiglie dei lotti Iacp, nelle lotte studentesche ed internazionaliste.

Fu tra i primi sostenitori dell’innocenza di Giuseppe Pinelli, il ferroviere anarchico del circolo del Ponte della Ghisolfa, che fu ingiustamente accusato, nei giorni seguenti quel 12 dicembre del 1969, di aver messo la bomba nella Banca dell’Agricoltura in Piazza Fontana e che tragicamente, qualche giorno, dopo volò dalla finestra del quarto piano della Questura di Milano, schiantandosi a terra.

Tommaso, giovane studente libertario, era stato il trade union tra quella nuova generazione ribelle e i vecchi anarchici degli anni Trenta, che subirono anni e anni di confino e controllo poliziesco durante il regime fascista. Questi dopo la Liberazione fondarono il circolo di via Vettor Fausto.

Un giorno di alcuni anni fa, dopo che scrissi un testo sugli anarchici della Collina Volpi, mi raccontò la fondazione del Circolo in una intervista.

“Il Cafiero ufficialmente nasce più o meno intorno al 1946. Ci fu una grande assemblea al Cinema Palladium nel ’45 nella quale intervennero tre persone evidentemente abili oratori, o forse piu` noti nel quartiere, che però non mi risultano nomi di persone conosciute. Le persone a me note come fondatori sono Vito Leonetti, l’intestatario della sede, Italo Di Pascali confinato e Antonio Di Pascali, suo fratello, anch’egli confinato. Infine Andrea Mancini, che forse fu anche in Spagna nella guerra civile e Perugia  che prevalentemente attaccava Umanità Nova, l’Adunata dei Refrattari, l’Internazionale (una bella targa abbombata con la scritta liberty, divelta dai fascisti nel 1992 in un raid contro le insegne del PSI), là fuori in via Edgardo Ferrati davanti ai Bagni pubblici”.

L’appuntamento per salutare Tommaso è previsto per domani mattina, lunedì 15 gennaio, alle ore 11,30 in piazza Bartolomeo Romano 7, davanti alla storica targa del Cafiero. Un corteo lo ricorderà attraversando le strade di Garbatella fino allo Spazio Anarchico 19 Luglio, in via Rocco da Cesinale 18 nei pressi degli Alberghi suburbani.

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Altre due pietre d’inciampo alla Garbatella, in memoria di Libero De Angelis e Giuseppe Felici

Una mattinata all’insegna della memoria in via Guglielmo Massaia, nel cuore della Garbatella dove, in presenza di due classi delle scuole medie Moscati e Macinghi Strozzi, sono state installate due nuove pietre d’inciampo al civico 22 e 65, dedicate al ricordo di Libero De Angelis e Giuseppe Felici, giovani partigiani uccisi dai soldati tedeschi durante la Resistenza.

Il primo, socialista delle brigate Matteotti e collaboratore dell’Oss ( i servizi segreti americani), cresciuto nel Lotto 28, venne arrestato in seguito ad una delazione e condotto nel famigerato carcere di via Tasso il 3 aprile del ’44, per poi essere trucidato dai nazisti in fuga insieme ad altri 13 prigionieri sulla via Cassia, in località La Storta. L’eccidio avvenne il 4 giugno, proprio il giorno in cui arrivarono gli alleati a liberare Roma.

Mentre Felici, di cui non rimane nessun familiare in vita, fu una delle 15 vittime del cosiddetto eccidio delle Fosse Reatine. Appena ventenne, dopo aver partecipato nel settembre del ’43 alla difesa di Porta San Paolo, entrò a far parte dei gap comunisti e fu inviato a coordinare la Resistenza in Sabina, territorio d’origine della sua famiglia. Venne catturato dai tedeschi durante un conflitto a fuoco nel comune di Cantalice, nei pressi del Terminillo, nei primi giorni di aprile del ’44 e fucilato il 9, in una località isolata vicino all’aeroporto di Rieti. Due giorni prima, il 7, in quella che fu definita “La Pasqua di sangue” a Leonessa furono fucilati 51 cittadini dopo un maxi-rastrellamento operato dai tedeschi in quello che era stato già dichiarato territorio libero.

                                       

Le dichiarazioni di Ciaccheri e Vetri

La posa della pietra d’ottone in memoria di Libero De Angelis è avvenuta in presenza della pronipote Carlotta che, introdotta dal Presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri, gli ha reso omaggio ripercorrendone la storia. “Vogliamo fare in modo che il ricordo – ha detto il minisindaco – sia materia viva e funga da stimolo di approfondimento delle narrazioni, e di ascolto attivo da parte delle nuove generazioni, inserendosi nel tessuto urbano come biografia eterna di ciò che è stato e che la rete di cittadini e istituzioni può impegnarsi a far sì che non si ripeta”.

“E se, come sostiene D.Huberman, – ha ricordato l’assessora Maya Vetri – l’immagine ha più memoria e più avvenire di chi la guarda, le pietre incassate nelle strade andranno a costituire una geografia di identità per rendere giustizia a vite spezzate e, soprattutto, a contrastare la barbarie con la conoscenza, la consapevolezza, la cultura”

I promotori e gli intervenuti

L’iniziativa, a cura di Adachiara Zevi, è un progetto organizzato dall’associazione Arte in Memoria a cui hanno partecipato e sono intervenuti oltre al Presidente del Municipio, l’assessora municipale alla Cultura Maya Vetri, il Sindaco di Leonessa Gianluca Gizzi, Bice Miglia dell’associazione Arte in Memoria, Marco Serafino Fiammelli, vicepresidente dell’associazione nazionale ex deportati e Gianni Rivolta, giornalista e direttore di Cara Garbatella.

Le altre pietre d’inciampo nel quartiere

Le due nuove pietre d’inciampo si aggiungono a quelle già impiantate negli scorsi anni in onore dei martiri delle Fosse Ardeatine Enrico Mancini e dei fratelli Francesco e Giuseppe Cinelli, a quella in memoria delle deportate di religione ebraica Emma Di Porto, situata in piazza Ricoldo da Montecroce, e Fortunata Perugia in piazza Eugenio Biffi.

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Le pietre d’inciampo per Libero De Angelis e Giuseppe Felici

Ancora due pietre d’inciampo alla Garbatella. Dopo quelle impiantate gli scorsi anni in ricordo dei martiri delle Fosse Ardeatine Enrico Mancini e i fratelli Francesco e Giuseppe Cinelli, martedì 9 gennaio alle ore 9,30 a viale Guglielmo Massaia 22 e a seguire, dopo mezz’ora a poche decine di metri al civico 65, verranno collocati altri due sampietrini dorati per onorare la memoria di Libero De Angelis e Giuseppe Felici.

Libero De Angelis, socialista

Libero De Angelis, cresciuto in una casa del lotto 28 era un meccanico e patriota socialista delle Brigate Matteotti che, durante l’occupazione tedesca, collaborava con l’Oss, il servizio segreto militare alleato. Fu arrestato e condotto a via Tasso il 3 aprile del 1944 e trucidato dai tedeschi il 4 giugno in località La Storta, nella fase di ritirata degli occupanti che si dirigevano al Nord.

Con lui morirono altri 13 patrioti, che furono fatti scendere da un camion, forse in avaria, e assassinati con un colpo di pistola alla testa. Tra loro c’era anche il noto sindacalista ed ex segretario della Confederazione Generale del Lavoro Bruno Buozzi.

A Libero De Angelis fu intitolata la sezione socialista della Garbatella, quando dopo la Liberazione fu spostata da via Carlo Spinola, nelle case dei postelegrafonici, alla più centrale via Edgardo Ferrati davanti ai Bagni Pubblici del quartiere.

Il giovane Giuseppe Felici

Giuseppe Felici, invece, era un giovane radiotecnico e studente di ingegneria che l’8 settembre, il giorno dell’armistizio, si trovò a Roma nella sua casa di viale Massaia 65 in licenza militare per ragioni di studio. Partecipò alla difesa di Porta San Paolo e successivamente, appena ventenne, aderì ai Gap Mise a segno numerose azioni nei quartieri periferici della Capitale e per il suo coraggio fu inviato a coordinare la Resistenza in Sabina, territorio che ben conosceva perché la famiglia era originaria di quelle zone, proprio di Poggio Mirteto.

Su quei monti operava anche una delle formazioni partigiane più temibili e numerose la D’Ercole-Stalin, che con continue incursioni a fuoco creò non pochi problemi alle colonne di automezzi nazisti che si spostavano da e verso Roma. Durante un rastrellamento tedesco sul monte Tancia, il 7 aprile del 1944, Giuseppe fu arrestato e trasportato nel carcere di Rieti.

Due giorni dopo venne fucilato dai tedeschi insieme ad altri 14 partigiani. Felici, dopo la Liberazione, fu insignito del massimo riconoscimento e decorato con la medaglia d’oro al valore militare.

 Gli organizzatori

L’iniziativa “Memorie d’inciampo a Roma” è un progetto a cura di Adachiara Zevi, promosso e organizzato da Arte di Memoria e da tante altre sigle come l’Aned, l’Anei, l’Irsifar, la Fondazione Cdec,la Federazione delle Amicizie Ebraico-Cristiane Italiane  e dal Museo della Liberazione. Tra l’8 e il 10 gennaio verranno deposte ben 21 pietre d’inciampo nei Municipi di Roma sud-est V,VII,VIII e X.

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“La potenza del lavoro di squadra”, presentato il nuovo murale del liceo artistico Caravaggio

Le pareti dell’istituto Caravaggio, il liceo artistico di via Odescalchi 75, si arricchiscono di un nuovo murale.

È stato iniziato la settimana scorsa e verrà completato il 5 gennaio dall’artista argentina Agus Rucula, inserita tra le 50 artiste contemporanee essenziali dalla pubblicazione “Street art by women.” L’opera, intitolata “La potenza del lavoro di squadra”, rappresenta una donna e un uomo che si danno le spalle. Tra i due cresce una pianta, simbolo della solidarietà, sullo sfondo di un campo di girasoli.

Le parole di Livia Fabiani

L’opera, presentata oggi 3 gennaio presso il cortile dell’istituto, è stata finanziata dalla Regione Lazio e patrocinata dal Municipio VIII. A organizzare il progetto è scesa in campo l’associazione giovanile VenUs, che si occupa della valorizzazione dei talenti femminili nel campo dell’arte urbana.

“Il nostro obiettivo è sensibilizzare sulla questione di genere all’interno del mondo dell’arte” ci ha raccontato la presidentessa Livia Fabiani. “Nel tempo abbiamo organizzato un ciclo di laboratori in diverse scuole della durata di sei mesi, dove i ragazzi hanno potuto riflettere sulla questione delle pari opportunità. Lavorare con gli studenti delle superiori è fondamentale perché permette di entrare in contatto con un’età cruciale, oltre che sensibilizzare quelli che sono i cittadini del futuro. Per i prossimi anni speriamo di entrare in contatto con qualche scuola media, sarebbe molto importante raggiungere anche i ragazzi più giovani.”

Il progetto svolto all’interno del liceo Caravaggio ha coinvolto per il secondo anno di seguito 15 studenti, come racconta la vicepreside Veronica Toms. “I laboratori si sono divisi in due parti” ha continuato Livia Fabiani. “In una prima parte, più teorica, si è parlato del linguaggio, della violenza di genere, dei Nobel assegnati alle donne nel corso del tempo. Nella seconda parte, invece, si è passati all’opera. Nel corso del mese di dicembre, gli studenti hanno dipinto i murali visibili sul muro esterno dell’istituto.”

Per la realizzazione di queste opere, i ragazzi hanno ideato le immagini, scattato le fotografie che hanno fatto da modello e infine, sotto la supervisione di Agus Rucula, hanno dipinto il muretto esterno in corrispondenza del cortile. “Anche questa volta l’iniziativa ha visto una bella partecipazione” ha confermato la vicepreside Toms. “È già il secondo anno che organizziamo il progetto.”

A dicembre 2022 in collaborazione con l’artista Rame13 è stato infatti completato un altro murale, “Consapevolezza”, che presenta una figura femminile in primo piano circondata da personaggi che reggono stendardi con le parole “equality” e “rights”. Tra le mani della donna, sboccia una pianta che rappresenta l’amore e la crescita. Quest’opera, come del resto il murale proposto quest’anno, mira a far riflettere sui temi dell’uguaglianza, dell’amore e del rispetto.

Murales realizzati dagli studenti del liceo

L’artista Agus Rucula

Agus Rucula è una giovane artista argentina che, dopo aver studiato in un istituto artistico di Buenos Aires, dal 2012 è impegnata nel campo della street art. “L’idea delle due persone che si danno le spalle nasce da una fotografia che avevo già” ci ha raccontato. “Quanto allo sfondo con il campo di girasoli, mi sono ispirata ai paesaggi del sud Italia, in particolar modo della Calabria.

La pianta che cresce tra le due figure invece rappresenta la solidarietà, che non può nascere e prosperare senza la collaborazione di tutte le parti. Mi è piaciuto molto lavorare su una parete così alta perché mi ha dato la possibilità di sviluppare un primo piano e un ampio sfondo” ha continuato. I protagonisti del murale osservano con aria assorta qualcosa che sta al di là della scena rappresentata. “La domanda che sorge è: cosa stanno guardando?” ha proseguito l’artista. “Ho potuto realizzare un’immagine così articolata anche grazie alla configurazione della parete.”

La scelta della scena da rappresentare non è stata immediata. Il progetto originale era diverso: prevedeva una donna in primo piano, china, dallo sguardo molto intenso. Ma in seguito l’artista e l’associazione VenUs hanno optato per un murale che sottolineasse maggiormente il valore della cooperazione.

Il presidente Ciaccheri e alcuni membri di VenUs

Iniziative affini sul territorio del Municipio VIII

Presente all’evento il minisindaco Amedeo Ciaccheri, il quale ha confermato la lunga collaborazione di VenUs con il Municipio VIII. Nell’ambito delle iniziative municipali è centrale anche il ruolo di Toponomastica femminile, un’associazione attiva in tutta Italia con l’obiettivo di intitolare piazze e vie a personaggi femminili di rilievo.

“Da ormai undici anni ci occupiamo di mettere in luce storie di donne che non sempre hanno ricevuto un giusto riconoscimento” ci ha spiegato la presidentessa Maria Pia Ercolini. “Organizziamo poi ogni anno un concorso rivolto alle scuole di ogni ordine e grado, Sulle vie della parità, al quale in passato hanno partecipato anche istituti dall’estero.”

Sul territorio del Municipio VIII bisogna invece ricordare l’iniziativa ‘nDonnamo. Vie libere alle donne, nel quartiere di San Paolo, che ha visto la partecipazione di Toponomastica femminile insieme ad altre due associazioni – Global Shapers e FormaScienza.

Il progetto si è concluso con una visita guidata che ha messo in luce il contributo di sei scienziate: le matematiche Sofja Kovalevskaja, Anna Maria Ciccone, Cornelia Fabri e Margherita Beloch Piazzolla, la virologa Isabel Morgan e la fisica Katherine Johnson. A largo Giuseppe Veratti, a novembre 2022, l’associazione Dominio Pubblico aveva già coinvolto cinque artiste – Rame13, Giulia Ananìa, Martina Cips De Maina, Zara Kiafar e Giusy Guerriero – nella realizzazione di tre murales dedicati a Laura Bassi, la prima donna al mondo a ottenere una cattedra universitaria, la fisica Rosalind Franklin, l’astrofisica Cecilia Payne e la filosofa Ipazia. Queste due iniziative parallele hanno cercato di svelare un altro volto della scienza, in un quartiere in cui le vie sono tutte dedicate a scienziati uomini.

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