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CineMaOltre: incontro con Nanni Moretti ed Emanuele Crialese (Servizio video)

Servizio video a cura di Paola Borghesi & Giuliano Marotta. Commento di Stefano Baiocchi.

Giunto alla quarta edizione, torna alla Garbatella il Palladium Film Festival – CineMaOltre. Sei giornate dedicate interamente al cinema e all’audiovisivo con un programma denso di attività.

Ospite della prima giornata Nanni Moretti, il regista ha presentato la versione restaurata del film Sogni D’oro, opera del 1981 ben accolta dal pubblico e ha ricevuto il premio Palladium per la sua straordinaria carriera.
Nella seconda serata è stata la volta di Emanuele Crialese, per l’occasione, il regista romano, ha presentato il suo film del 2006 Nuovomondo.
L’evento, organizzato dal Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’Università Roma Tre in collaborazione con la Fondazione Roma Tre Teatro Palladium, ha visto la partecipazione anche di altri ospiti importanti come: Gabriele Mainetti, i Manetti Bros e i registi esordienti Lydia Patitucci, Alessandro Marzullo e Alain Perroni.

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Moretti, Mainetti, Crialese e i Manetti Bros al Palladium Film Festival

Giunto alla sua quarta edizione, torna alla Garbatella il “Palladium Film Festival – CineMaOltre”. Sei giornate, dal 18 al 23 novembre, dedicate interamente al cinema e all’audiovisivo con un programma denso di attività dal primo pomeriggio fino alla sera.

Non mancheranno ospiti d’eccezione noti al grande pubblico del calibro di Nanni Moretti, che aprirà le danze sabato alle 20.30 con la celebre pellicola “Sogni d’oro”, seguito nei giorni successivi dagli altrettanto celebri registi Emanuele Crialese, Gabriele Mainetti, autore di “Freaks Out” e “Lo Chiamavano Jeeg Robot” e i Manetti Bros, che parleranno della loro filmografia.

Inoltre, saranno presentate le opere prime dei registi esordienti Lydia Patitucci, Alessandro Marzullo e Alain Perroni e ci sarà spazio per i giovani autori del Dams e dell’Istituto Cine-Tv R. Rosellini con i loro cortometraggi.

L’evento, organizzato dal Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’Università Roma Tre in collaborazione con la Fondazione Roma Tre Teatro Palladium, è a ingresso gratuito.

Il programma completo

Sabato 18 novembre

Ore 15.00 Corti dei laboratori di filmmaking del Dams Roma Tre
Ore 17.00 “Come pecore in mezzo ai lupi” di Lydia Patitucci, incontro con la regista
Ore 20.30 “Sogni d’oro” di Nanni Moretti, incontro con il regista

Domenica 19 novembre

Ore 16.00 Corti fuori concorso
Ore 18.00 Concerto degli Okiees e incontro con i membri del collettivo
Ore 20.00 “Nuovomondo” di Emanuele Crialese, incontro con il regista

Lunedì 20 novembre

Ore 15.00 Concorso cortometraggi “Carta bianca Dams”
Ore 17.00 “Non credo in niente” di Alessandro Marzullo, incontro con il regista
Ore 20.30 Incontro con i Manetti Bros

Martedì 21 novembre

Ore 15.00 Concorso cortometraggi “Carta bianca Dams”
Ore 17.00 “Una sterminata domenica” di Alain Perroni, incontro con il regista
Ore 20.30 “Basette” e “Tiger boy” di Gabriele Mainetti, incontro con il regista

Mercoledì 22 novembre

Ore 15.00 Concorso cortometraggi “Carta bianca Dams”
Ore 18.00 “Male Nostrum” di Fabio Masi
Ore 21.00 Teorie, pratiche e testi delle serie audiovisive

Giovedì 23 novembre

Ore 15.00 Concorso cortometraggi “Carta bianca Dams”
Ore 17.00 Presentazione delle attività e delle produzioni dell’Istituto Cine-tv R. Rossellini
Ore 21.00 Teorie, pratiche e testi delle serie audiovisive

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“Questa non è una riqualificazione”. Lo sdegno dei residenti di Piazza dei Navigatori

Nel corso degli ultimi mesi Piazza dei Navigatori ha cambiato volto. Il giardino che si trova in corrispondenza degli edifici storici non presenta più quattro ingressi e uno spiazzo centrale dotato di panchine: adesso a collegare via delle Sette Chiese e la fermata dell’autobus su via Cristoforo Colombo è una strada di quattro metri di larghezza che taglia a metà l’area verde.

Nel testo della deliberazione municipale la costruzione di questo collegamento è intesa come “un forte attrattore sociale” inserito all’interno di una “redistribuzione degli spazi da destinare ad aree verdi e percorsi” che di conseguenza “determina una gerarchia di percorsi e spazi di sosta.” Ma molti cittadini sono rimasti perplessi dalla portata e dall’apparente mancanza di criterio degli interventi.

Disappunto di residenti e tassisti

La “gerarchia di percorsi” promessa dalla deliberazione non esiste – lamentano i residenti – perché la strada adesso è una sola, e sicuramente non opera da attrattore sociale in quanto collega un mercato semideserto (quello in via delle Sette Chiese vicino a largo Bompiani) con una via di scorrimento come la Cristoforo Colombo.

Il percorso in questione, privo di segnaletica o dissuasori, risulta inoltre eccessivamente largo per un passaggio pedonale, talmente largo che molti autisti in passato l’hanno scambiato per una strada carrozzabile, usandolo come scorciatoia e addirittura parcheggiando in mezzo al giardino. Dopo l’intervento della polizia municipale l’episodio non si è ripetuto.

Questi lavori di “riqualificazione” – sono in molti a mostrare perplessità sull’utilizzo di questo termine – sono iniziati lo scorso 24 febbraio, e sarebbero dovuti terminare circa due mesi dopo, il 26 aprile, anche se tuttora mancano le panchine, l’illuminazione a pavimento e i tombini che erano stati previsti dalla deliberazione del Municipio. Alcuni residenti dei palazzi storici, inoltre, assicurano che durante gli interventi due pini sono stati rimossi, diverse piante di oleandro sono state estirpate e che è diminuito anche il numero dei lampioni; già alle diciotto, difatti, la piazza è quasi completamente al buio.

Le principali criticità

“Ci hanno avvisati da un giorno all’altro, chiamando riqualificazione quella che è un totale stravolgimento dell’impianto del giardino” ci ha raccontato Alessandra De Cesare, promotrice di una petizione che al momento ha raccolto circa quattrocento firme con l’obiettivo di proporre il ripristino della configurazione originale dell’area. “Pensavamo che riqualificare un’area verde significasse piantare alberi, sistemare le aiuole, rimettere le panchine che erano rotte. Invece hanno stravolto tutto, peggiorando la situazione.”

A suscitare indignazione è soprattutto la costruzione della strada che taglia a metà il giardino e che, correndo parallela ai palazzi, isola questi ultimi rispetto a via delle Sette Chiese e soprattutto dalla fruizione del giardino stesso. Per accedere all’area verde, infatti, adesso bisogna passare per la nuova piazzola dei taxi, recentemente introdotta in sostituzione di una fermata già presente nella strada adiacente.

Attualmente però quest’area viene usata come posteggio dai residenti, perché il parcheggio dei taxi – che non dispone ancora della colonnina – non è entrato in funzione. Ma le criticità riscontrate riguardo questa nuova sistemazione per i taxi sembrano essere già due. Da una parte la difficoltà per gli autisti di mantenere l’ordine di arrivo in un parcheggio a spina di pesce; d’altra parte la pericolosità della piazzola situata in mezzo a un giardino buio. “Un tassista ci ha già detto che qui il turno di notte non lo farà mai” ci ha confermato Rossella Chiossi, una residente della zona. “Lo ritiene pericoloso perché l’accesso alla piazzola è unico.

Si entra e si esce dallo stesso varco. Pertanto, se quest’unico ingresso viene bloccato da un malintenzionato, i tassisti non potrebbero uscire e dunque si troverebbero in una situazione di pericolo.”

Il degrado aumenta

A questa situazione di disagio si unisce il degrado. Spazzatura abbandonata nelle aiuole, tubi e tombini sporgenti, addirittura delle siringhe che i residenti affermano di aver trovato nel nuovo parcheggio, tra una macchina e l’altra. “Qui dietro si può nascondere chiunque” ha continuato Alessandra De Cesare. “Con le macchine disposte nel posteggio parallelamente alla strada, in modo da coprire la vista, questa di notte è diventata una piazza pericolosa.”

Dunque scomodità, pericolo, disagio, ma anche un problema di ordine estetico. Se prima il giardino era abbandonato, sporco e pieno di erbacce – e quindi bisognoso di una riqualificazione – è anche vero che adesso ospita un parcheggio.

E se prima gli edifici affacciavano su un parco – lamentano i residenti – adesso molti appartamenti danno su una spianata di cemento. La mancanza di un fazzoletto verde sotto le finestre è un problema particolarmente sentito da quando i residenti hanno scoperto che a breve, nell’area prospicente il giardino, verrà edificata la Foresta Romana, il progetto di architettura sperimentale che comprenderà edifici di oltre dieci piani, i quali toglieranno panorama, aria e luce ai palazzi storici.

“I parcheggi, poi, da quando sono iniziati i lavori stanno diventando un problema” ha proseguito Rossella Chiossi. In vista dell’edificazione della Foresta Romana, un intero marciapiede è stato transennato. “E chi ha la macchina dove la mette? A volte sono costretta a non uscire di casa perché, al ritorno, non so dove parcheggiare” ha concluso la residente. Solo uno degli edifici affacciati sul largo, infatti, è provvisto di parcheggio interno.

In conclusione

La piazza che da anni per molti cittadini era un luogo di incontro e aggregazione, con i propri punti di riferimento e i frequentatori abituali, adesso al massimo è una zona di passaggio.

La speranza di vedere quel giardino più pulito, verde e frequentato sembra essere sfumata definitivamente. “Quando abbiamo letto che avrebbe fatto una riqualificazione abbiamo festeggiato” ha concluso Alessandra De Cesare. “Speravamo in un miglioramento, con più alberi e panchine, magari anche un’illuminazione migliore. Ma sicuramente non immaginavamo niente di tutto questo.”

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Basta chiacchiere! Agire contro la violenza di genere

“Basta chiacchiere! Agire contro la violenza di genere” è il titolo della serie di conferenze il 9 novembre si è svolto l’ultimo appuntamento, in via del Porto Fluviale 35. Nel corso dei tre incontri che si sono svolti dallo scorso 28 settembre, il tema della violenza sulle donne è stato affrontato da diverse prospettive. Ieri è stata la volta del rapporto tra migrazione e questione di genere.

Quando si parla di migranti di solito non si pensa alle donne vittime di tratta, alle ragazze obbligate a matrimoni forzati, alle mogli costrette a stare a casa. Da questa premessa è partita la discussione cui hanno partecipato Angela D’Alessandro, responsabile della casa delle donne Lucha y siesta, Tiziana del Pra, attivista e fondatrice dell’associazione Trama di Terre, ed Enrica Rigo, professoressa associata di Filosofia del diritto dell’Università Roma Tre, autrice del libro edito da Carocci “La straniera. Migrazione, asilo, sfruttamento in una prospettiva di genere.”

Gli interventi

“Nel corso di questi quattro incontri” ha dichiarato l’assessore alla cultura Maya Vetri, “abbiamo affrontato aspetti intersezionali del tema della violenza di genere. Oggi parliamo di buone pratiche legate al tema delle donne migranti. Il tema della violenza è complicato da affrontare. C’è desiderio di contrastare, ma è difficile affrontare quest’argomento in maniera completa. Di fatto la violenza parte da una base culturale – ha continuato l’assessore – motivo per cui parliamo di buone pratiche, nella speranza di presentare e condividere modelli corretti.”

“Noi abbiamo pensato a questo incontro alla luce della connessione tra teoria e pratiche” ha proseguito Francesca De Masi, attivista della cooperativa sociale BeFree, “come del resto ci ha insegnato il movimento femminista. È impossibile parlare di teorie senza pratica quotidiana ma la pratica quotidiana diventa aridità se priva di riferimenti teorici, ed è per questo che partiremo da una discussione del testo La straniera della professoressa Enrica Riga.”

Durante la conferenza la disquisizione teorica si è alternata ai racconti delle esperienze personali delle attiviste, che ogni giorno entrano in contatto con donne sopravvissute alla violenza, con le loro storie e le loro difficoltà.

La registrazione completa dell’incontro è disponibile sulla pagina facebook di Industrie Fluviali, e a breve verrà anche inserita sulle piattaforme del Comune di Roma.

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“Io sono l’uomo nero” a Moby Dick

Una serie Tv in onda su Rai 1, un libro, due parchi in VIII municipio. Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, le due ragazze della Montagnola, vittime del tragico fatto del 1975, passato alla cronaca nera come il “massacro del Circeo, a distanza di 48 anni continuano a parlarci e a interrogarci.

Da martedì 14 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, la Rai trasmetterà la serie tv Circeo, diretta dal regista e sceneggiatore Andrea Molaioli, con gli attori Greta Scarano, Ambrosia Caldarelli, Angelo Spagnoletti, Benedetta Cimatti, Guglielmo Poggi, Pia Lanciotti ed Enrico Ianniello.

Due giorni dopo, il 16 novembre, alle ore 18,00 l’associazione Il Tempo Ritrovato presenterà all’hub culturale Moby Dick, nell’edificio degli ex Bagni pubblici della Garbatella in via Edgardo Ferrati, il libro “Io sono l’uomo nero”, scritto dalla giornalista di radio Rai 2 Ilaria Amenta.

Il libro narra dei diari inediti di Angelo Izzo, uno dei massacratori del Circeo, e di come la giornalista ne sia venuta in possesso. Nelle sue pagine si racconta, inoltre, la visita che l’autrice ha fatto, insieme a Roberto Colasanti, fratello di Donatella, ai parchi dell’ottavo municipio dedicati alle due ragazze prima che lo scrivesse.Durante la presentazione del libro la scrittrice dialogherà con il pubblico.

“Rosaria e Donatella ci parlano in silenzio – confida Mirella Arcidiacono presidentessa dell’associazione Il Tempo Ritrovato – basta calpestare il terreno di quei due giardini e guardare i murali a loro dedicati, dipinti dallo street artist romano Paolo Gojo Colasanti. E quello che è scritto sulla targa è chiarissimo – Combattente per la giustizia – ”

A dicembre sempre a Moby Dick si terrà la seconda edizione del tavolo della sorellanza, dove saranno lette alcune poesie di Donatella Colasanti. La prima si realizzò il 24 novembre 2022, pochi giorni dopo lo stupro di una giovane donna, che avvenne a via Valignano alla Garbatella. Il tavolo della sorellanza cerca di coinvolgere più associazioni e istituzioni possibili per prevenire ogni tipo di violenza.

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Addio Direttore

In ricordo di Giovanni Atzori, amato dirigente scolastico della Cesare Battisti

Si è spento il 2 novembre scorso Giovanni Atzori, per vent’anni, tra il 1977 e il 1997, direttore della scuola elementare Cesare Battisti di piazza Damiano Sauli. Aveva 87 anni e lascia la moglie Luciana, i due figli Simone e Alberto e tre nipoti Emma, Ada e Livia.

Giovanni Atzori era un uomo di scuola, rigoroso e competente, rispettoso delle norme e della legislazione, una persona che al primo impatto poteva apparire rigido ed inflessibile, ma sempre molto attento e aperto alle istanze del territorio.

Si trovò a dirigere il plesso di piazza Damiano Sauli dopo la metà degli anni Settanta, nella stagione effervescente dell’approvazione dei decreti delegati (1973/74), che, con l’elezione degli organi collegiali, videro per la prima volta nel Paese il protagonismo e la partecipazione democratica dei genitori nel governo della scuola.

E la Garbatella in quegli anni era un quartiere politicamente assai vivace, un incubatore quotidiano di lotte sociali e per i diritti, segnato dalla tradizionale presenza dei partiti storici della Sinistra (Pci, Psi), ma attraversato anche dei movimenti più radicali, i cosiddetti “gruppi extraparlamentari”. E Giovanni Atzori fu sempre capace di rapportarsi con tutte quelle diverse sensibilità, avendo come principale obiettivo l’educazione dei ragazzi e accogliendo favorevolmente le innovazioni pedagogiche proposte dagli insegnanti più aperti.

Nel salutarlo con affetto, tutta la redazione di Cara Garbatella si stringe attorno alla famiglia Atzori e a sua moglie Luciana Abate, anch’essa volto noto della Garbatella e persona molto impegnata nella vita politica del quartiere.

 

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A Roma Tre una giornata su stragi e terrorismo

L’Università di Roma Tre dedicherà un’intera giornata alla memoria e allo studio di una delle vicende più complesse nella storia della Prima Repubblica del nostro paese: gli anni delle stragi e del terrorismo, a partire da quel 12 dicembre del 1969 in cui furono fatti esplodere sette chili di tritolo all’interno della Banca Nazionale dell’Agricoltura a Milano e altri tre ordigni a Roma. Inoltre si parlerà del caso Pinelli e dei numerosi attentati terroristici che si susseguirono in tutta la penisola fino agli inizi degli anni Ottanta. Fu il periodo noto come gli anni di piombo, nome derivato dall’omonima pellicola tedesca del 1981 diretta da Margarethe von Trotta. L’iniziativa si terrà giovedì 9 novembre, dalle ore 10.00 alle 18.00, presso il Dipartimento di Scienze Politiche, in via Chiabrera 199.

Il programma

Alle 10.00 sono previsti i saluti istituzionali di Massimiliano Fiorucci, Rettore dell’Ateneo, della Prorettrice Anna Lisa Tota e della Direttrice del Dipartimento di Scienze Politiche Emilia Fiandra.

Alle 11.00 si svolgeranno due “lectio magistralis”: la prima a cura del giornalista e scrittore Paolo Borrometi, condirettore dell’Agi, esperto di criminalità organizzata e vittima di numerose aggressioni per la sua attività professionale, mentre la seconda lezione sarà a cura di Benedetta Tobagi, figlia di Walter Tobagi, giornalista vittima dei terroristi, assassinato a Milano nel 1980.

Dopo la pausa pranzo, le attività riprenderanno alle 14.30 con la tavola rotonda “La memoria pubblica delle stragi: le testimonianze delle associazioni dei familiari delle vittime”. Il prof. Antonio D’Alessandri introdurrà il dibattito a cui parteciperanno i rappresentanti delle associazioni dei familiari delle vittime delle stragi della stazione di Bologna, del rapido 904, di piazza della Loggia a Brescia e di Piazza Fontana a Milano. Interverranno tra gli altri Paolo Bolognesi, Rosaria Manzo, Manlio Milani, Federico Sinicato e Claudia Pinelli, figlia di Giuseppe morto misteriosamente nella notte tra il 15 e il 16 dicembre nella Questura di Milano.

Infine, alle 16.30 il prof. Paolo Carusi, direttore del gruppo di lavoro Pub Hi/Pub Me di Roma Tre, presenterà il dibattito “Studiare, insegnare, comunicare la storia della strategia della tensione” con la partecipazione di Francesco Barilli, Alex Boschetti, Ilaria Jovine, Roberto Mariotti, Giovanni Mario Ceci, Lia Luchetti e Ilaria Moroni.

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C’è Movimento in Consiglio municipale

Un’intervista a Marco Merafina, consigliere M5S nel Municipio VIII

Sull’ultimo numero cartaceo di Cara Garbatella abbiamo raccontato alcune manovre che stanno spostando gli equilibri all’interno della sala consiliare di Via Benedetto Croce. Partiamo da qui, per chiarire alcuni passaggi con Marco Merafina, consigliere del Movimento 5 Stelle e Vicepresidente del Consiglio Municipale, in quota di opposizione.

“Io non ho mai pensato e non ho intenzione di uscire dal Movimento 5 Stelle.”

Ci tiene a metterlo subito in chiaro, il consigliere, commentando l’articolo e facendo riferimento ad una smentita già pubblicata dal Foglio a riguardo.

Ma allora come è iniziato tutto?

L’11 settembre abbiamo avuto una riunione del Movimento 5 Stelle a livello nazionale, con Conte. In quella sede ho proposto non di andarmene via, ma di portare il M5S in maggioranza nel Municipio. L’ho fatto poiché ritengo che il nostro Municipio sia uno dei migliori di Roma e che i rapporti che ho costruito in questi cinque anni con le realtà della maggioranza siano ottimi. Sia con il Partito democratico, che con Sinistra civica ecologista. Lavorare su una prospettiva di unità delle forze progressiste è la cosa migliore in vista del 2026. Questa è l’operazione, che è un’operazione politica.

Quindi, in sostanza, non ha mai pensato di cambiare partito?

Cambiare casacca non è nei piani. Voglio dare un contributo al dibattito su Roma. L’VIII potrebbe essere un ottimo laboratorio. Il tempo tuttavia non è maturo, ci sono le europee e Conte ha detto di attendere. L’VIII è, però, il laboratorio giusto perché i rapporti sono positivi. Cambiare casacca minerebbe questo processo e non è mai stato nei miei piani.  

Come spiega, allora, il fatto di aver cambiato posto in Aula, passando dalle sedie dell’opposizione a quelle della maggioranza?

Il M5S fa parte del campo progressista e per questo sono seduto nei banchi che formalmente appartengono alle forze del campo progressista. Ho parlato con il Presidente del Consiglio municipale, Marcucci, che mi ha confermato che l’attribuzione delle sedute è consuetudinaria ed ognuno può sedersi dove meglio crede. Mi sono seduto con la maggioranza perché stare vicino ai colleghi di Forza Italia e Fratelli d’Italia non è nelle mie corde, e per questo ho cambiato posto. Non ho mai negato la mia posizione di sinistra all’interno del Movimento 5 Stelle. Quelli che pensano di non collaborare o addirittura di andare a destra, la transumanza l’hanno già fatta, come avete testimoniato anche nell’articolo precedente.

Qual è l’umore dentro il Movimento riguardo questa sua posizione?

La notizia sul Foglio è stata un colpo basso da parte di chi, nella mia area politica, vuole osteggiare l’operazione. Per me i rapporti con un altro partito sono positivi o negativi a seconda della postura che viene scelta. Personalmente, cerco di trovare i punti di affinità, di essere costruttivo. La politica altrimenti rimane immobile sulle posizioni.

Ecco, parliamo di punti di affinità.

Ce ne sono molti, sia su scala nazionale che su scala locale. Questioni come il salario minimo, per esempio. L’azione sulla Sanità di Zingaretti, per me, al contrario di altri che la ritengono controversa, è stata molto positiva, come d’altronde il lavoro delle due assessore del Movimento 5 Stelle che presero parte alla scorsa Giunta regionale. Lavorare in splendida solitudine favorisce la destra e per questo remano contro questa operazione.

In che senso?

Ci sono forze come quelle della destra che hanno interesse a far sembrare che voglio andarmene altrove. La destra spera nella divisione del campo progressista per eleggere tra le loro fila il prossimo sindaco. Io ho voluto dare il mio singolo contributo parlando con Conte. Se la cosa dovesse propagarsi e a Roma si sciogliesse questo nodo, sarebbe un segnale importante.

E a che punto siamo in Municipio?

È da prima dell’estate che non voto in dissonanza con le forze progressiste, diciamo che c’è identità di vedute. Per me prima vengono gli interessi dei cittadini e poi quello del Movimento. I cittadini vogliono che vengano risolti i problemi, che i giardini siano puliti e che le buche vengano asfaltate, soprattutto in un’istituzione di prossimità questo è fondamentale.   

Ecco, riguardo alle strade. Parliamo delle ciclabili, su cui il M5S ha portato avanti un lungo lavoro in Aula ed anche al Comune con la Giunta Raggi. Lo stesso consigliere Bruno, prima di passare a Forza Italia, aveva spinto molto sul tema.

E ora sono state dimenticate, ma non voglio fare polemiche. Sulla questione delle ciclabili, per esempio, a volte ho preso posizioni che mi hanno messo contro la mia stessa parte politica. Quando Patané (attuale Assessore alla mobilità, ndr) dice che alcune ciclabili, anche fatte nel periodo della Raggi, sono state pensate male, dice la verità. Ma questo non può essere utilizzato per dire che il Pd non vuole le ciclabili, perché non è vero.  Bisogna affrontare la discussione nel merito. Non si può pensare solo al movimento Salva ciclisti, sono 600 persone. Noi, solo nel nostro Municipio, siamo 139mila abitanti. Ci sono i commercianti, gli automobilisti, gli anziani. Scegliere il giusto percorso significa contemperare le esigenze di tutti. Come la ciclabile di Via Giustiniano Imperatore, che va rivista. E questa non è lesa maestà all’ex Assessore dei lavori pubblici al Comune di Roma.

La politica va fatta nell’interesse dei cittadini ed è questa la direzione in cui sto lavorando. La nostra è l’operazione giusta e bisogna costruire consenso. Non è facile ed è anche per questo che la destra vuole farmi le scarpe, per la posizione di Vicepresidente, screditandomi.

Cosa intende?

Per loro è più comodo se cambio partito, piuttosto che portare il M5S in maggioranza. Io lavoro per attuare il programma del Movimento e attraverso il dialogo costruisco i compromessi. Come successo per la battaglia contro la realizzazione del tratto stradale di 800 metri sul parco del Tintoretto, un esempio in cui abbiamo vinto.

 

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“Per i nostri figli vogliamo le strade scolastiche”

Due edifici in mezzo a uno spiazzo sbrecciato: così appare l’ingresso della scuola elementare Leonardo da Vinci. Fuori dal cancello, una sottile striscia di marciapiede separa l’istituto da quella rotatoria che due volte al giorno – in corrispondenza dell’orario di ingresso e di uscita della scuola – si riempie di automobili. Svoltando l’angolo, dopo il benzinaio, si scorge un lungo marciapiede fiancheggiato da una, ma più spesso due file di macchine. Una strada già stretta che, complice lo spartitraffico che riduce la carreggiata, nell’orario di punta si intasa. Qui si trova uno degli ingressi di un altro istituto fondamentale per il quartiere, la scuola elementare e media Principe di Piemonte.

 

La situazione di rumore, di calore provocato dai motori, di puzza e di inquinamento, oltre che di rischio stradale continuo, ha suscitato l’indignazione di alcuni genitori, che vorrebbero per i propri figli strade più sicure, soprattutto in prossimità delle scuole. “È necessario che i bambini possano camminare tranquillamente sui marciapiedi o sugli attraversamenti” ci ha spiegato Valentina Barca, una delle organizzatrici del flash mob, che da due anni a questa parte si svolge ogni venerdì mattina tra la Principe di Piemonte in via Leonardo da Vinci e la Macinghi Strozzi nell’omonima via. “La richiesta di strade scolastiche non è una pretesa astratta. Anzi, rappresentano una necessità per i nostri figli e per tutto il quartiere, dal momento che limitano il rischio di incidenti stradali, peraltro molto alto nella nostra città.”

La mortalità sulle strade romane

Secondo i dati di Asaps.it, infatti, sulle vie romane si contano ben 34 morti dall’inizio dell’anno, una delle percentuali più alte in Italia. “Ma le strade scolastiche servirebbero anche per permetterci di abituare man mano i nostri bambini a una maggiore indipendenza” continua Barca. Secondo gli attivisti, in questa direzione servono azioni radicali e definitive. Non bastano le poche strisce pedonali, i semafori che già ci sono, i cartelli di sosta vietata – spesso non rispettati. E non basta neanche il prezioso contributo degli anziani volontari del Municipio VIII, i quali, per due ore al giorno – in concomitanza con l’ingresso e l’uscita delle scuole – agevolano l’attraversamento delle strade. “I nonni paletta” li chiamano da queste parti.

La giornata europea di Street for kids

Ma in occasione della giornata europea di Street For Kids, una campagna di mobilitazione organizzata dall’associazione Clean Cities con l’obiettivo di sensibilizzare sul tema dell’inquinamento cittadino e della sicurezza stradale, il malcontento prende forma. All’interno della protesta di numerose città europee, si inserisce anche quella dei nostri istituti. “Questa giornata è fondamentale per smuovere qualcosa sul tema della mobilità sostenibile” continua Valentina Barca. “Noi e i nostri figli dobbiamo essere liberi di poterci muovere a piedi o in bicicletta in sicurezza.” Tematica particolarmente sentita a Garbatella, un piccolo quartiere, dove l’utenza delle scuole certamente non arriva dall’altra parte di Roma.

Le richieste dei genitori

Le richieste sono poche e concrete. Per la Principe di Piemonte, si auspica l’introduzione di alberi intorno alla scuola, il rispetto della zona 30 già esistente, l’introduzione di rastrelliere per le bici. Per quanto riguarda la Leonardo da Vinci, invece, il tema più scottante è la fatidica pista ciclabile di via Giustiniano Imperatore – di cui si intravedevano possibilità di realizzazione già tre anni fa, poi scongiurata da una petizione di negozianti e cittadini, i quali avrebbero perso una novantina di posti auto – e il completamento della ciclabile sulla via Ostiense, fondamentale per il secondo ingresso della scuola media. “Le altre città europee si stanno muovendo in questa direzione, ma Roma sembra lontana anni luce da certi standard di sostenibilità” continua Barca, sottolineando la centralità della questione ambientale nelle loro manifestazioni.

La qualità dell’aria nel municipio

Eh sì, certamente Roma non è nota per l’alta qualità dell’aria. Secondo una statistica della campagna NO2 no grazie, attiva fino allo scorso marzo, i dati relativi al nostro municipio sono raccapriccianti. Il punto di osservazione è posto in prossimità della Centrale Montemartini, e mostra una concentrazione di NO2 pari a 56 microgrammi al metro cubo, mentre la cifra dovrebbe risultare inferiore a 20. Ma quello della qualità dell’aria – e dunque della nostra salute – è solo uno della miriade di problematiche derivanti dal traffico. Le code di automobili bloccano spesso ambulanze e mezzi di trasporto pubblico – assicurano i genitori di zona – per esempio l’autobus 715, che riscontra continui problemi nella svolta tra via Costantino e via Leonardo da Vinci.

Ma la corsa del 715 è nota per essere parecchio travagliata, anche in altri tratti. “Vorremmo bloccare il passaggio delle automobili, e consentirlo solo all’autobus” ci ha raccontato Alessandra Grassi, la referente di Street for Kids per l’istituto Malaspina, “il 715 manterrà la possibilità di transitare, ma quanto alle automobili vorremmo introdurre un blocco.”

Per ora si è giunti a un compromesso: in via Antonino Pio, nel tratto prospicente la scuola elementare, sarà a breve impedita la sosta dei veicoli, con l’inserimenti di fioriere o, nella migliore delle ipotesi, l’allargamento del marciapiede. “Il sindaco Gualtieri ha già individuato 110 scuole della capitale in cui è possibile introdurre strade scolastiche” prosegue Grassi, “adesso sta al Municipio dare l’ok per la loro realizzazione.”

È dunque al minisindaco Ciaccheri che le manifestazioni sono rivolte.

“Ma il presidente” assicura Grassi, “ha già istituito un tavolo di lavoro su questo tema, di cui io faccio parte. Il dibattito è dunque molto attivo, e ci auguriamo che a breve si possa arrivare a qualche risultato.” Infine, per la scuola media Macinghi Strozzi abbiamo parlato con la referente Federica Falasca: “Per questo plesso vorremmo strisce pedonali più visibili e segnalate, oltre che multe serrate a chi parcheggia in doppia fila.” Questo attraversamento, infatti, risulta fondamentale non solo per gli studenti del plesso, ma anche per chi si dirige all’ospedale CTO, che si trova sulla parallela via S. Nemesio.

Il corteo delle biciclette

Ed è proprio dal plesso Macinghi Strozzi che oggi venerdì 27 ottobre, in occasione della giornata europea di Street for Kids, un gruppo di una quarantina tra attivisti, genitori e bambini è partito a piedi o in bicicletta, diretto all’ingresso della Principe di Piemonte percorrendo via delle Sette Chiese e via Giovannipoli.

Il corteo, accompagnato da musica e striscioni, ha sollevato l’attenzione dei passanti, e ha ostacolato per qualche minuto il traffico. Alle ore 8.30, il flash mob è terminato. Tutto pronto per il suono della campanella: una coda di bambini in bicicletta è sparita scampanellando dietro il cancello della scuola.

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Riapre la biblioteca del Casale Ceribelli

di Anna Di Cesare

Quello che prima era un magazzino inutilizzato, adesso è una biblioteca a disposizione dei cittadini. Stiamo parlando di un locale al primo piano del Casale Ceribelli, il centro anziani di Via Pico della Mirandola 36, che negli ultimi anni è stato oggetto di un lungo lavoro di pulizia e catalogazione fino all’inaugurazione il 14 novembre scorso, resa possibile grazie all’impegno di Rossana Pantano, Cristiana Petrucci e alla collaborazione del presidente Mimmo De Matteis. Il locale è aperto al pubblico il lunedì mattina dalle ore 10:30 e il giovedì pomeriggio dalle 17:00 alle 19:00. È possibile consultare o prendere in prestito libri e, sul modello delle biblioteche comunali, partecipare a lezioni pubbliche, organizzate con l’ambizione rendere questo luogo un centro di incontro e di cultura viva.

L’anno scorso si sono tenuti incontri sul cinema e sulla scrittura, ma quest’anno verrà proposto un programma molto più ricco. La scrittrice Anna Cantagallo tratterà il tema del rapporto tra donne e potere, il 16 gennaio e il 14 febbraio. Il professore Marco Petrucci terrà quattro lezioni sul cinema – il 13 dicembre, il 13 marzo, il 24 aprile e il 15 maggio – parlando di autori sia italiani sia stranieri, da Federico Fellini ad Alfred Hitchcock. Il 29 novembre sarà la volta della filosofia: il tema della certezza e dell’incertezza verrà affrontato dal professore Danilo Scappaticci. Non mancheranno le giornate dedicate all’arte, come il 21 febbraio e il 29 maggio, con la partecipazione del professore Ubaldo Mosiello, che parlerà di Picasso e di Piero della Francesca. Il prossimo incontro – sulla storia della scrittura – è previsto per il 15 novembre e prevede la partecipazione del professore Antonino de Bella. Tutti gli appuntamenti avranno luogo dalle 17:00 alle 19:00.

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Roma 70 spegne 50 candeline

Era il 1973 quando furono approvati i lavori per la costruzione del quartiere Roma 70 e cinquanta anni dopo è tempo di festeggiare e ricordare. Così domenica 22 ottobre, presso la Tenuta di Tor Marancia ingresso da viale Londra, si susseguiranno diverse attività per adulti e piccini, dalla mattina al tramonto. Il tutto è stato organizzato dall’attivissimo Comitato di Quartiere di Grotta Perfetta, con il patrocinio del Municipio Roma VIII.

Il programma

Per festeggiare le nozze d’oro il Cdq Grotta Perfetta, ha organizzato una raccolta di fotografie tra gli abitanti del quartiere che raccontano la storia di Roma 70; immagini che saranno esposte nella mostra allestita domenica nella Tenuta.

Domenica 22 ottobre, dalle 10:30 fino alle 16:00 si alterneranno spettacoli di danza, esibizioni circensi e giochi per bambini. Saranno presenti un angolo per la lettura e un punto ristoro con cibo e bevande il tuo allietato da buona musica.

La nascita negli anni ‘70

Nel 1973 la Delibera Regionale n. 229 del 27 febbraio e la Delibera Municipale n. 7669 del 7 dicembre, avviavano le procedure per la costruzione del nuovo quartiere da parte dell’Ente Cooperativo Roma 70.

Entrambe le delibere facevano riferimento al Piano di Zona n. 39 Grotta Perfetta e rientravano nella Legge n. 167 che prevedeva le disposizioni per favorire l’acquisizione di aree per l’edilizia economica e popolare.

I palazzi sorsero dove c’era la campagna romana, un’area incontaminata costellata da casali agricoli, ai confini della tenuta di Tor Marancia, nei pressi del Forte Ardeatino, della chiesa dell’Annunziatella, dell’Istituto Agrario “Giuseppe Garibaldi” lungo la via Ardeatina e del fosso di Grotta Perfetta. A pochi passi, lungo la via Ardeatina sorgeva dal 1960, anche il Centro Residenziale per la Riabilitazione “Oasi”, l’attuale Clinica Santa Lucia che, all’inizio della propria attività, prestava assistenza ai neuromotulesi della Seconda Guerra Mondiale.

Sulla delibera regionale del 1973 era espressa la considerazione “che i fabbricati siano disposti in maniera tale da consentire la visibilità del notevole panorama dei Colli Albani e che l’altezza degli edifici non superi i 14,50 metri”.

La nascita del quartiere – fonte

La storia antica

Roma 70 ha una storia ben più antica, che risale a circa duemila anni fa, quando l’imperatore romano Marco Cocceio Nerva Cesare Augusto, semplicemente conosciuto come Nerva (30 – 98 d.C.) decise di concentrare in questa zona dei granai horrea romane, per la conservazione di merci, di cui purtroppo non abbiamo più testimonianze.

La zona inoltre era usata anche come luogo di sepoltura: durante i lavori di sterro, nel 1980 nell’attuale via dei Granai di Nerva, fu ritrovato un sarcofago, che giaceva in una cella funeraria sotterranea e oggi conservato al  Museo Nazionale Romano (inventario numero 310683). Invece, nei primi anni del 2000, all’altezza del civico 550 di via di Grotta Perfetta, furono scoperti alcuni ambienti di una villa romana, cinque sepolture a fossa terragna e una diramazione di una cava di pozzolana, scavata in antico nel banco di tufo. Purtroppo reperti non visitabili e che con il tempo sono stati dimenticati.

Sarcofago di Grotta Perfetta – fonte

Il quartiere negli ultimi anni

Ritornando a tempi recenti, Roma 70 è stato considerato a lungo un quartiere dormitorio, anche perché il primo nucleo abitativo era in pratica sprovvisto di servizi e attività che progressivamente sorsero per soddisfare le esigenze dei cittadini.

Alla fine degli anni 80 inizia la cementificazione di altre parti della campagna romana, sorgono i quartieri limitrofi di Rinnovamento, il Sogno, il complesso di via Ballarin e il quartiere Fotografia. Una svolta avviene nel 1992 quando finalmente viene inaugurato il Centro Commerciale I Granai, uno dei primi in Italia che all’interno ospita un ufficio postale e altri servizi pubblici. A poche centinaia di metri, inoltre, apre il mercato rionale. Anche sul versante del verde attrezzato negli ultimi anni sono stati fatti diversi passi avanti come l’apertura della Tenuta di Tor Marancia sui versanti di viale Londra e di via di Grotta Perfetta, all’inaugurazione del nuovo campetto di Piero e alla sistemazione del Parco Ardeatino.

Grazie alle attività del Comitato di Quartiere e di alcune associazioni come Nessun Dorma, il quartiere sta uscendo dall’anonimato, anche se sono ancora presenti alcune questioni irrisolte, solo per citarne alcune: la riapertura del Forte Ardeatino, la riqualificazione del Punto Verde Qualità a via Calderon della Barca, la sistemazione della palestra a via Brogi e il rapporto con il nuovo quartiere I-60; tutte inadempienze e minacce che se sbrogliate in tempi ragionevoli renderanno il quartiere ancora più vivo e vivibile.

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L’appello delle donne: “non chiudete il consultorio di Largo Sette Chiese”

Il consultorio di Largo delle Sette Chiese, da più di dieci anni un punto di riferimento per gli abitanti di Garbatella e San Paolo, non offrirà più servizi di ginecologia e ostetricia. Ad annunciarlo un cartello di avviso all’utenza affisso al cancello principale. La struttura, inaugurata alla fine del 2012, rimane aperta solo ed esclusivamente per le vaccinazioni dei bambini con meno di un anno. A quei servizi, che verranno trasferiti e accorpati al consultorio di Tor Marancia in via dei Lincei 93, fanno anche riferimento i programmi di screening oncologici, lo spazio giovani, i corsi pre parto e le consulenze per neo genitori come l’assistenza e il confronto sull’allattamento. La decisione ha subito scatenato le proteste dei cittadini, in particolare di un gruppo di donne del territorio, che attraverso una petizione su change.org hanno già raggiunto più di cento firme in poche ore contro l’accorpamento e lo smantellamento della struttura.

“Questa protesta nasce da una chat che abbiamo creato con i genitori di zona, dal nome Spazio Spaziale, in cui ci scambiamo informazioni, progetti e quant’altro di utile per il quartiere e suoi abitanti. Quando abbiamo saputo la notizia della chiusura del consultorio e del conseguente accorpamento con quello di Tor Marancia c’è sta grande indignazione tra tutti” – afferma Stella Liberato, a nome del gruppo dei genitori del quartiere. “A Garbatella – spiega – il consultorio di largo delle Sette Chiese poteva anche essere raggiunto a piedi da chi non è munito di mezzi di trasporto propri. Purtroppo nella nostra città prendere gli autobus con il passeggino è diventato molto complicato e non poter usufruire di una struttura del genere a due passi da casa è inaccettabile. Il problema certamente non riguarda solo le mamme ma tutte le donne – aggiunge. Nel corso del tempo tutte noi abbiamo avuto bisogno di trovare la porta del consultorio aperta e togliendo questo riferimento si priva una fetta della popolazione di un servizio fondamentale. Inoltre – conclude Liberato – ieri c’è stata una riunione tra le donne del quartiere per affrontare la problematica e sono state raccolte già più di cento firme nella petizione che abbiamo lanciato. Chiediamo alla cittadinanza il maggior supporto possibile per non far chiudere questo luogo così prezioso per il Municipio”.

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Festival delle passeggiate di Dominio Pubblico

Oltre venti opere di street art per raccontare tre quartieri del Municipio VIII: Montagnola, San Paolo e Tormarancia. Ad occuparsene, nel corso degli ultimi cinque anni, è stata l’associazione culturale Dominio Pubblico, che dal 20 al 29 ottobre organizzerà il Festival delle Passeggiate: sei incontri per mostrare e spiegare ai cittadini questi originali esempi di arte urbana.

 

Il programma

“La scelta dei luoghi è ricaduta su quartieri meno visibili, da mettere in luce evidenziandone l’identità e la storia” ci ha spiegato Tiziano Panici, direttore artistico dell’associazione. Le passeggiate, a partecipazione gratuita previa prenotazione, tratteranno tematiche legate al territorio. Per esempio la visita di Montagnola, prevista per domenica 22 e venerdì 27 ottobre, avrà come tema la resistenza, un elemento fondante per la memoria collettiva del quartiere. Domenica 29 si andrà invece a largo Veratti, dove le opere di street art rappresentano un omaggio a figure femminili fondamentali del mondo della scienza, in una zona in cui le vie sono intitolate a scienziati uomini. Infine Tormarancia, sede del primo museo di arte urbana a Roma, sarà protagonista delle passeggiate del 20 e del 28 ottobre.

Nell’iniziativa verranno coinvolte anche realtà attive sul territorio, come l’Asp Sant’Alessio, l’istituto Romano di San Michele e il liceo Caravaggio a Montagnola: “la nostra intenzione è di costruire un percorso narrativo che racconti i quartieri per intero” ha proseguito Tiziano Panici.

E a raccontare la complessità di questi quartieri, compresi i loro aspetti più poetici e meno conosciuti, va il contributo della cantautrice e poetessa Giulia Anania, illustratrice di una serie di “cartoline poetiche” per dare rilievo a luoghi che solitamente non figurano nelle cartoline ufficiali di Roma. Il mare nel cortile è il titolo della prima cartolina, associata all’uscita prevista per il 20 ottobre. Con questo titolo l’autrice ha voluto rappresentare il senso di immensità che si prova a Tormarancia quando, entrando in un semplice cortile condominiale, ci si trova davanti a un immenso murale. L’arte dei tramonti è invece il titolo della seconda illustrazione, in riferimento ai bellissimi tramonti che si osservano dal ponte Guglielmo Marconi, complice anche la facciata dorata della basilica di San Paolo. A ogni passeggiata è associata una “cartolina poetica”, che verrà distribuita gratuitamente ai partecipanti. “In questo modo” ha concluso Tiziano, “vogliamo offrire la possibilità di scrivere un pensiero, di condividere quest’esperienza con qualcun altro.”

Per il programma completo: http://www.dominiopubblicoteatro.it/festival-delle-passeggiate/

La Redazione

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Apre la biblioteca “Joice Lussu” a via Costantino

A seguito di un lungo iter, rallentato in parte anche dalla pandemia, i lavori per il polo bibliotecario in via Costantino 49 sono in dirittura d’arrivo. Finalmente è ufficiale: martedì 17 ottobre aprirà la nuova biblioteca, intitolata alla partigiana e scrittrice Joyce Lussu.

All’inaugurazione, in programma per le ore 11:00, parteciperanno anche il presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. “Questo nuovo polo bibliotecario – il terzo dell’VIII Municipio, insieme all’Approdo e alla Biblioteca Arcipelago – servirà a coprire un vuoto” ha dichiarato Monica Rossi, presidente della commissione cultura del Municipio. “Ogni volta che si inaugura uno spazio destinato alla cultura è un buon traguardo.”

La biblioteca appartiene al circuito Biblioteche di Roma, che offre servizi di prestito di libri e documenti multimediali, mette a disposizione sale studio, organizza numerose attività rivolte alla cittadinanza.

 

L’apertura della nuova biblioteca, inoltre, si inserisce all’interno di un piano più ampio per la promozione di attività culturali nel quartiere, come conferma Monica Rossi. Una delibera capitolina, infatti, ha ultimamente proposto di riqualificare l’edificio occupato di fronte al Rettorato di Roma Tre per dare vita in futuro a un secondo polo bibliotecario.

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Letture ed incontri per il centenario di Italo Calvino

Cento anni fa, a Cuba, nasceva quello che sarebbe diventato uno dei più importanti intellettuali e narratori italiani del novecento. Stiamo parlando di Italo Calvino, protagonista di una serie di iniziative diffuse in tutta Roma a cui il Municipio VIII aggiungerà il proprio contributo da domani venerdì 13 ottobre. “L’obiettivo è quello di non ricordare l’autore solo nel giorno della sua nascita” ha commentato Monica Rossi, presidente della commissione cultura del Municipio VIII, “ma celebrarlo nel corso di un anno, evidenziando via via i vari aspetti della produzione.”

L’anno calviniano terminerà a giugno 2024. Il Municipio VIII, man mano che le attività sul proprio territorio verranno definite, avrà cura di comunicare la programmazione.

Il programma

Il programma, elaborato dall’assessore Maya Vetri in collaborazione con le associazioni culturali del municipio, per ora prevede cinque incontri finalizzati ad evidenziare aspetti diversi della produzione letteraria di Calvino. “La partecipazione delle associazioni del municipio è stata davvero importante” ci ha raccontato Monica Rossi, sottolineando che grazie a questo sforzo collettivo si è riusciti a coprire quasi tutto il territorio municipale, proponendo attività rivolte a tutte le fasce di età.

Si parte domani alle ore 16:30 al parco del Tintoretto, con l’intitolazione di un albero e letture tratte dal “Barone Rampante”, romanzo scritto nel 1957, tuttora di grande significato e soprattutto molto usato nelle scuole. L’iniziativa infatti, rivolta principalmente ai bambini, è stata organizzata in collaborazione con 7+1 Ottavo Colle in prossimità dell’istituto Montezemolo dopo la fine dell’orario scolastico, proprio per permettere la piena partecipazione degli studenti.

Si proseguirà sabato 14 ottobre presso la Libreria Eco di Fata in via Tamburini 10, con il “Caffè dei destini di sabbia”, una narrazione di Daniele Aristarco ispirata all’opera di Calvino “Il castello dei destini incrociati”, accompagnata da musica e proiezioni.

Sono in programma anche due lezioni del critico Dario Pontuale, che in passato ha curato edizioni di molti classici italiani e stranieri e si è occupato, tra gli altri, anche di Pier Paolo Pasolini.

La prima lezione è prevista per lunedì 30 ottobre presso la Biblioteca Arcipelago, con la partecipazione delle associazioni Italia Nostra e Donne di Carta; il secondo intervento è in programma per sabato 11 novembre, al Giardino Samuel Hahnemann (viale Marconi) sul libro “La speculazione edilizia”.

Pubblici diversi, dunque, ma anche argomenti disparati. Si parte da Calvino, dalla letteratura ma si arriverà a parlare di storia, teatro, arte: martedì 24 e 31 ottobre presso lo Spazio Creativo Cosarte in via Nicolò da Pistoia 18, a Garbatella, verrà allestita una mostra collettiva ispirata al “Sentiero dei Nidi di Ragno” e accompagnata da letture a cura del Gruppo di Lettura Cavallo Pazzo Legge.

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A tavola in piazza con Slow Food e Municipio

In occasione della giornata mondiale dell’alimentazione, questa domenica il quartiere si riunirà a tavola in un pranzo popolare organizzato dall’VIII Municipio per assaporare i migliori piatti offerti dai ristoratori locali. L’evento, in collaborazione con Slow Food Roma, Coldiversa e Ostissimi, si svolgerà a Circonvallazione Ostiense, nel piazzale tra via Manfredo Camperio e via Carlo Citerni. Per quanto riguarda pranzo, l’appuntamento è alle 12:30 ma prima, alle ore 11:00, è previsto un talk coordinato dalla giornalista e direttrice del magazine Radio Food Giusy Ferraina, a cui parteciperanno e interverranno il presidente dell’VIII Municipio Amedeo Ciaccheri, l’assessora alla Cultura Maya Vetri, Francesca Rocchi di Slow Food Roma, Mannino Bordet e Fabio Bruni degli Orti Urbani Garbatella, Paolo Guadagno, autore del libro “Banchetti romano”, l’autrice e giornalista Laura Bonasera e Kamar Kazal, consulente internazionale del progetto FAO SoLaWise e della gestione sostenibile dei sistemi agricoli. Sempre alle 11:00, allo stesso orario, è previsto un laboratorio per bambini a cura di Slow Food Roma.

La dichiarazioni di Maya Vetri, assessora alla Cultura del Municipio VIII

“Domenica sarà una mattinata di formazione e di informazione all’insegna della convivialità, con un’attenzione particolare alla qualità del cibo che è nei nostri piatti. L’iniziativa, organizzata insieme a Slow Food e in collaborazione con Ostissimi e Coldiversa, riguarda il tema del cibo declinato in tutte le sue forme”. Dichiara Maya Vetri, assessora alla Cultura del Municipio VIII. “Il cibo come lavoro, come socialità e condivisione – prosegue – che porta tradizioni, cultura e identità in una comunità che ne sente un grande bisogno. Per questo – aggiunge l’assessora – la mattina, oltre ai laboratori di formazione per bambine e bambini, abbiamo immaginato un talk in cui si misureranno e si confronteranno varie esperienze, sia al livello locale che internazionale. A seguire – conclude – si terrà il pranzo popolare che vedrà il coinvolgimento dei ristoratori locali, i quali offriranno un piatto a loro scelta per integrare il menù. Ci aspettiamo grande partecipazione, l’invito è esteso a tutta la cittadinanza”.

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Il ricordo di Carlo Lizzani a dieci anni dalla sua scomparsa

Riceviamo e pubblichiamo queste toccanti parole della scrittrice Maria Iatosti, a dieci anni dalla scomparsa del regista Carlo Lizzani, il 5 ottobre 2013. Carlo era anche un nostro amico e amico della Garbatella. Aveva accettato con piacere di scrivere l’introduzione alla prima edizione di “Garbatella tra storia e leggenda” e partecipato con entusiasmo alla serata al cinema Palladium, gremito di cittadini, per la presentazione del libro. Insieme a Maria, tutta la redazione di Cara Garbatella si stringe intorno ai figli Francesco e Flaminia, in ricordo del loro amato padre (g.r.)

CIAO, CARLO

Tu parli, parli, io ti ascolto… Amavamo l’America, il cinema, la rivoluzione, i libri. Un libro ci ha fatto incontrare. 1949, Libertas Film, Salita del Grillo, via Nazionale, Roma. Io vent’anni, mollato studi e progetti paterni, abbracciata la lotta, mi conquistavo pane e libertà a centoventi mensili nel seminterrato tappezzato di manifesti filmici d’oltrecortina o sovietici. Salivo di corsa sempre in ritardo la scalinatella e, fiatone e guance rosse, la testa a parole e concetti nuovi come découpage, montaggio, flashback, piano sequenza, a decrittare la calligrafia minuta e rapida sulle pagine fitte fitte mi sedevo alla macchina per scrivere della tua storia del Cinema italiano Fuori orario, per duecento lire. Che regalo! Guadagnare per imparare tutte quelle cose, da Camerini e Blasetti a Rossellini e De Santis, da Lyda Borelli a Anna Magnani, da La corona di ferro a Roma città aperta… Il cinema, io ce l’avevo nel sangue. Nascosta nei bagni del Centro Sperimentale avevo svolto il tema di ammissione per conto di mia sorella maggiore, bellissima ma poco incline all’arte dello scrivere, dilungandomi sulla famosa corsa della Magnani: Francesco! Francesco!

Francesco, come tuo figlio che ha il tuo volto, le tue mani, la tua voce, la serena, pacata lucidità del tuo parlare di uomo sapiente e politico puro, e spacca il cuore con le parole, là, di fronte alla bara nuda, spartana, con tutta la gente intorno, attonita, gli occhi gonfi, la gola chiusa, il cuore stretto a pugno… Io seduta fra Antonella Lualdi e Carla Fracci, Francesco che affabula di un re malato di malinconia che cercava la felicità… E i ricordi si sbrigliano, viaggiano, veloci, scombinati: immagini, lampi. 1963: Milano del miracolo. Le serate con Ugo, i suoi risotti mitici, il suo vitalismo, i giri nella città impazzita, che corre a precipizio verso il boom… Ugo che fa la parte di Luciano, Ricki che fa la parte che Marcello non ha voluto fare e Giovanna che fa la parte di Anna –e vuole che le spieghi, le racconti com’era davvero la vita, davvero così agra, o no? Il Derby, il mio amico Jannacci che canta con la chitarra sotto il mento, la faccia stralunata, nella latteria dei morti-di fame e degli artisti… e il Pirellone che alla fine esplode, sì, ma senza bombe, e addio rivoluzione, addio sogni…

Amavamo l’America di Ombre rosse e di Ragazzo negro. Odiavamo l’America della CIA, di Sacco e Vanzetti, del maccartismo, della guerra fredda, ma ci nutrivamo ingordamente di pellicole e di romanzi d’oltreoceano, anche quelli tenuti in sospetto da una cultura di parte, di stampo zdanoviano e neorealista. Il neorealismo! Che scoperta! Che rivoluzione! Spazzando via frivolezze, leziosità e telefoni bianchi, in mezzo a mille difficoltà il neorealismo portava nel cinema, ma anche in pittura, in letteratura, il bisogno di libertà, la voglia e il coraggio di guardare al mondo dalla parte del popolo. Le tue lezioni appassionate! Le discussioni, gli scontri, le polemiche anche interne al grande partito – Guttuso-Turcato, Vittorini-Togliatti –. “II neorealismo, dicevi, è una rivoluzione formale non semplicemente di contenuti, ma, di coscienza linguistica, di linguaggio: un modo nuovo di muovere la macchina…”. “Basta con la bella immagine, la bella pagina! Fate parlare gli uomini, i fatti, compagni! ti accaloravi. “Basta fiori, paesaggi, monumenti, Esistono le fabbriche, le case dense di dramma della nostra provincia… C’è il Sud, che preme per il riscatto dal folklore C’è la storia, quella vera, senza retorica, che attende ancora un’interpretazione……”. Tutto il tuo cinema testimonierà un interesse profondo per la storia. Ne avevi precocemente dato prova in quegli anni nei tuoi filmati sull’eccidio di Modena, sull’Emilia rossa, sulle terre insanguinate dalle lotte contadine, sul risveglio del Mezzogiorno, dai sassi di Matera ai bassi di Napoli.

Carlo Lizzani riceve da Vittorio De Sica a Saint Vincent la Grolla d’ oro per il film ” Cronaca di poveri amanti”, come migliore regia del 1954.

I tuoi primi film: Achtung! Banditi!, Cronache di poveri amanti: Maciste in croce sul sagrato di san Lorenzo!– Genova, la cooperativa dei partigiani, appoggiata dal partito e finanziata anche dal popolo. Cinquecento lire per una quota. Mi offristi di entrarci, ma chi le aveva mai viste cinquecento lire! Quattro mesi di stipendio, quando c’era! Finito il lavoro alla Libertas e successivamente alla Federazione dei Circoli del Cinema, ero approdata al Sindacato Edili, in piazza dell’Esquilino, a due passi dal Viminale di Scelba e da «Vie Nuove», rotocalco culturale del partito che la domenica diffondevo per le strade del mio quartiere insieme a «l’Unità».

E intanto c’era la storia, c’erano le lotte, la fatica quotidiana, la politica, l’amore – io sempre innamorata, i sogni… Volevo fare la rivoluzione e diventare giornalista, scrittrice. Anche scrivendo si può affrancare l’umanità dall’ingiustizia, mi dicevo convinta. E ci provavo. C’erano stati già un mio esordio narrativo sul «Lavoro» di Gianni Toti, e i primi quattro versi su «Pattuglia» di Gillo Pontecorvo compagno direttore e già attore – l’operaio Pietro fucilato insieme a te, parroco Camillo lungo lungo magro magro in abito talare, ne Il sole sorge ancora – film girato tra mille difficoltà tra la bella primavera della Liberazione e l’autunno del ’46. A Milano.

La nostra Milano, dove ci siamo ritrovati dopo anni. Milano dei miei furori e dei tuoi banditi romantici, oggi così perduta nella sua dissennata smania di cementificazione, con le sue torri fantasma, i suoi residence spettrali, deliri miliardari di architetti e urbanisti rampanti che ne hanno devastato il cuore, mutato il volto, stravolto l’armonia razionale, sapiente e compatta, tradendo la vocazione, la “religione laica del fare”, di questa città concreta, pragmatica, orgogliosa.

La nostra Milano viva del dopoguerra: esperienza fondamentale per quelli come noi: con pochissimi soldi in tasca e tante idee, tanto entusiasmo; il mondo che cambia, che sogna la luna, la scoperta dell’amicizia e della solidarietà, la conoscenza di tanti giovani intellettuali, letterati, artisti, pittori, fotografi squattrinati come noi che frequentavano gli stessi mitici luoghi: Brera, il Giamaica, la latteria delle sorelle Pirovini, san Marco, corso Garibaldi, via Solferino, il Carcano, il Piccolo… Milano operosa, socialista. Milano delle fabbriche, della ricostruzione, delle case editrici, di Feltrinelli e dell’Umanitaria, dei treni del Sud, delle battaglie, dei grandi scioperi. Milano di Dario Fo, lo svitato. E poi ancora Milano del miracolo, di nuovo ritrovati, il passo allentato, spenti i furori rivoluzionari, qualche lira in più, il benessere, la fama, la frenesia, la sbornia del “boom”, con quello che di insidioso, di subdolo vi si annidava, e che pochi – Pasolini, Bianciardi, Mastronardi –intuirono.

Carlo Lizzani il 19 gennaio 2010 presso il teatro Palladium alla presentazione del libro “Garbatella tra storia e leggenda”

 

È un mattino di sole d’inverno romano, la folla ossessa di consumatori prenatalizi invade i vialoni squadrati del tuo rione dei Prati. Ho pigiato il bottone lucido del citofono e tu scendi, attraversi l’androne maestoso con la grande pianta e sei nel cortile dove ti aspetto… Quel cortile che oggi, 5 ottobre 2013 hai scelto come estremo approdo. Sto lavorando e lo sento alla tivù. Un colpo. Il cuore che si ferma. La ragione che si rifiuta: non ci credo, non è possibile, non deve essere… Ma quelli insistono.

Hai staccato la chiave, dicono. Ecco, è una bugia, è sbagliato: la chiave non si stacca, è la spina che si stacca, c’è qualcosa di stridente, di sfasato, di irreale… Non puoi averlo scritto… Non tu, che nelle parole credi, ne conosci il valore e il peso, da uomo e da scrittore.

È quasi Natale e c’è il sole. Davanti a un tavolo d’osteria con la tovaglietta a scacchi bianchi e rossi, tu parli, evochi, racconti, spieghi, io chiedo, ascolto, prendo appunti, e il nostro viaggio ha inizio. Roma, Milano, qualche lettera, qualche chiacchierata, i libri che ci siamo scambiati. I miei, i tuoi con le amorose dediche… la tua dolcezza giovane, la tua sapienza, la tua lucidità, il tuo esserci sempre: gentile, empatico, attento, generoso… Ti era piaciuta una mia lettera di Capodanno, “da conservare insieme a quella di Pertini” … La tua delusione, la tua frustrazione. Ho tanti progetti, ma non mi fanno lavorare più, neanche quelli di Rai tre… Avevo un sogno: fare un film su Di Vittorio. Raccontare la storia di Di Vittorio, e della CGIL, significa ripercorrere un secolo di lotte anche sanguinose, di conquiste, di trasformazioni radicali… Ne avevo parlato con lui una sera di quasi cinquant’anni fa, in casa sua…”.

Il film su Di Vittorio non lo farai. Non farai il progettato viaggio in Italia con Francesco, non sarai come avresti voluto alla mia prossima presentazione, e alla mia domanda sullo stato generale delle nostre sorti e della tua salute non soltanto fisica, mi risponderai con un sorriso lieve, solo un po’ malinconico, come quella mattina di quasi Natale a via dei Gracchi, citando Woody Allen: “Dio è morto, Marx pure, e anch’io non sto molto bene.”. E te ne andrai. E io ti aspetterò. Ciao, Carlo.

Maria Jatosti, Roma, quattro ottobre 2023

 

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Il Festival dell’Architettura torna nell’VIII Municipio

Partirà domani da San Paolo il Festival dell’Architettura di Roma, giunto quest’anno alla sua quinta edizione e che vede per la seconda volta consecutiva la partecipazione dell’VIII Municipio. L’evento, organizzato dall’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia, consiste in una serie di iniziative itineranti, tra cui lezioni, talk, proiezioni e laboratori per adulti e bambini, che si svolgeranno a partire dal 5 ottobre alle ore 15,00 a Largo Leonardo Da Vinci, per poi spostarsi nei giorni successivi nei Municipi XI e XII, fino alla conclusione, domenica 8 ottobre, nella sede della Casa dell’Architettura presso l’edificio dell’Acquario Romano in piazza Manfredo Fanti 47, nel quartiere Esquilino.

La dichiarazione dei presidenti del Municipio VIII, XI, XII

“Ringraziamo l’Ordine degli Architetti per l’opportunità e per aver valorizzato i nostri Municipi all’interno di un progetto sperimentale che riguarda l’intera città di Roma”. Dichiarano in una nota congiunta i presidenti del Municipio Roma VIII, XI e XII, Amedeo Ciaccheri, Gianluca Lanzi e Elio Tomassetti. “Stiamo già lavorando con le comunità locali su tre temi – prosegue – le comunità educanti, l’eredità culturale e la promozione della cultura e dell’arte di strada. Dal 5 all’8 ottobre – conclude la nota – ci uniremo all’Ordine degli Architetti per svolgere iniziative diffuse al fine di riprogettare gli spazi urbani, favorire e coinvolgere le comunità locali e costruire esperienze di trasformazione temporanea per valorizzare il territorio e renderlo all’avanguardia per i cittadini”.

Il programma del 5 ottobre a Largo Leonardo Da Vinci

Ore 15,00 introduzione di Alice Buzzone, direttrice del Festival

Dalle ore 15,00 alle ore 19,00 attività e laboratori per bambini e adolescenti

Ore 19,00 lezione “L’intelligenza artificiale trasforma il dibattito architettonico” a cura di Nir Sivan
Architects

Ore 19,30 lezione “Storia del quartiere e della sua comunità educante” a cura di LIT-Architects

Ore 20,45 intervento del Presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri

Ore 23,00 proiezione dei cortometraggi vincitori del Call Architecture Film Festival e dei progetti Call for
Projects.

I laboratori sono gratuiti e a ingresso libero fino ad esaurimento posti. Per assicurarsi la
partecipazione è possibile scrivere a infofar@architettiroma.it indicando come oggetto della mail il
titolo del laboratorio.

Programma completo dal 5 all’8 ottobre: festivalarchitetturaroma.it

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Vent’anni di Palladium. Il cartellone della prossima stagione

Sono passati vent’anni da quel giorno in cui il Presidente della Repubblica Azeglio Ciampi inaugurò la nuova stagione del Teatro Palladium. Era entrata in campo l’Università Roma Tre, che sotto la guida del Rettore Guido Fabiani aveva scommesso sull’acquisizione dello storico immobile di Piazza Bartolomeo Romano, il cuore culturale-popolare della Garbatella.

Una sfida coraggiosa e lungimirante che sventò una possibile destinazione commerciale dell’edificio di fine anni Venti, targato Innocenzo Sabbatini.

Questa mattina, davanti alle più alte autorità accademiche, a cominciare dal Rettore Massimiliano Fiorucci è stato presentato, in una affollata conferenza stampa, il cartellone della stagione culturale del 2023-2024 e l’iniziativa del 14 ottobre, quando verrà celebrato il ventennale del teatro, insieme ai cittadini e alle associazioni del territorio.

A fare gli onori di casa il professor Luca Aversano presidente della Fondazione Roma Tre-Teatro Palladium che, ha invitato sul palco i protagonisti della programmazione culturale nei vari settori: Cinema, Teatro, Musica classica, Danza.

Di seguito la programmazione completa.

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Le donne e le lotte per i servizi sociali a Roma: continua all’Archivio Flamigni il lavoro del Gruppo Nannaré

L’evento

Roma e i servizi sociali, il protagonismo delle donne: questo il titolo scelto per l’incontro di venerdì 29 settembre, organizzato dal Gruppo NANNARÉ negli spazi dell’Archivio Flamigni in Piazza Bartolomeo Romano, nell’ambito di un ciclo che continuerà anche nei prossimi mesi.

All’origine dei servizi sociali a Roma

Dagli asili nido ai centri anziani, la lotta per l’aborto e la maternità consapevole, le case-famiglia per donne affette da disturbi psichiatrici, gli ambulatori e i consultori, le scuole prefabbricate nei quartieri popolari per combattere la dispersione scolastica: furono conquiste concrete e battaglie frutto delle lotte delle donne.

In prima linea nelle organizzazioni collettive, dalla CGIL alle associazioni e, ovviamente, al PCI, furono protagoniste di una stagione che ha cambiato in meglio la vita delle persone nella nostra città e che produce frutti ancora oggi. Solo che troppo spesso ne ignoriamo le radici.

Una mattinata intensa di lavoro ha aiutato a ritrovarle: moltissime persone, donne in larga maggioranza, si sono confrontate con passione riguardo alle esperienze vissute, di lotta e di amministrazione locale, per ricostruire e condividere pensieri e percorsi relativi alla conquista e alla costruzione dei servizi sociali fondamentali per Roma, a partire dalla fine degli anni ’60.

Il Gruppo NANNARÉ

Il nome del Gruppo NANNARÉ non è certo un caso, e ci tiene a specificarlo in apertura Lucia Di Cicco, moderatrice della giornata di lavoro: un tributo all’attrice Anna Magnani, donna combattiva e coraggiosa, popolana della nostra città.

“Gli incontri sono solo un momento del nostro lavoro” dice Di Cicco. “Vogliamo raccogliere le testimonianze che ognuna di noi custodisce”. L’obiettivo, infatti, ha spiegato, è riunire frammenti di vita e di storia di donne, con la convinzione che queste vite siano testimonianza di come le donne abbiano scritto la storia della città.

“In questo lavoro di ricerca, il dato è la quantità di donne impegnate a cambiare lo stato delle cose e di come le battaglie delle donne siano riconnesse con la rigenerazione della città e per l’innalzamento della qualità di vita di tutti”.

Gli interventi: Franca D’Alessandro Prisco

I lavori della giornata, iniziati con i saluti della giornalista e scrittrice Benedetta Tobagi e della direttrice dell’Archivio Flamigni Ilaria Moroni, sono proseguiti con il preziosissimo contributo di Franca D’Alessandro Prisco, ex senatrice, ma soprattutto, consigliera comunale prima, e assessora poi, ai Servizi sociali, al Personale ed al Decentramento del Comune di Roma nelle giunte rosse guidate dai sindaci Argan, da Vetere e da Petroselli tra gli anni ’70 e gli anni ’80.

Franca D’Alessandro Prisco durante il suo intervento

Una voce autorevole e lucida che ha spiegato, attraverso il racconto della sua esperienza personale, il quadro di rivendicazione, di pratiche e di analisi teorica, che ha sostenuto e dato concretezza alle lotte delle donne comuniste in quegli anni a Roma. Come avvenuto per i centri anziani, luoghi in cui anziani e anziane potevano vivere per sé e non solo per la famiglia, per le scuole nelle periferie (provvisorie all’epoca e spesso ancora oggi in funzione), o per l’apertura degli asili nido.

“Nella nostra esperienza” ha raccontato D’Alessandro Prisco “ci rendemmo conto che bisognava creare unità di intenti ed elaborazione, prima di fare battaglie e iniziative di lotta. Eravamo, per esempio, contro l’idea delle camere di allattamento” – che dovevano essere istituite dai datori di lavoro secondo la Legge 860/1950, “noi volevamo gli asili nido pubblici aperti al quartiere”. Fu una lotta, quella per gli asili nido, passata per il fondamentale coinvolgimento sia della donne lavoratrici, già organizzate, che delle donne casalinghe, cui l’elaborazione e la rivendicazione collettiva fu utile per comprendere che era possibile chiedere che lo Stato si occupasse anche del tempo della propria vita di madre.

“Avevamo un’idea elevata, obiettivi alti di migliorare la città e la sua capacità di essere vicina a tutti gli strati sociali. Volevamo l’impegno del pubblico a fornire servizi innovativi, fino a quel momento appannaggio del privato, laico o religioso che fosse. Lavoravamo per la diffusione su larga scala dei servizi pubblici, che potesse determinare un salto di qualità sociale e politico notevole, e che ha dato, infatti, carattere a tutta l’azione delle giunte di sinistra rispetto ai servizi sociali”.

Altre storie a comporre lo sguardo d’insieme

Altre relatrici hanno preso, poi, parola contribuendo alla mattinata. Tonia Di Cesare, per esempio, riguardo agli interventi relativi ai servizi per la salute mentale, in particolare per le donne affette da disturbi psichiatrici. Il suo intervento ha ricostruito l’esperienza di una casa-famiglia, nata grazie all’occupazione di uno spazio del Comune da parte delle operatrici sanitarie e poi riconosciuta grazie all’interlocuzione politica.

Interessante anche il contributo di Livia Omiccioli, con la sua esperienza in uno dei primi asili nido, ha raccontato l’autorganizzazione delle insegnanti, il rapporto di supporto e rivendicazione di condizioni migliori al fianco delle famiglie, e l’elaborazione di modelli educativi nuovi, che contribuissero al cambiamento della società e dei ruoli di genere, insieme alla consapevolezza che l’apertura degli asili potesse significare anche accesso al lavoro per altre donne.

La versione integrale

Altri ed altrettanto interessanti sono stati gli interventi di tutte le relatrici che si sono alternate.

La versione integrale del lavoro della mattinata dovrebbe essere caricata a breve sul canale You Tube dell’Archivio Flamigni.

Un mosaico di voci, di vite individuali, che inserite in un racconto collettivo restituiscono con chiarezza la determinazione di una generazione di donne che ha cambiato il volto della nostra città e che ha lottato affinché i servizi sociali, pubblici e rivolti a tutti, divenissero diritti, conquistati, e non concessioni.

Una stagione di consapevolezza, di lotta e avanzamento cui dovrebbero guardare tutti gli amministratori locali che hanno a cuore la città di Roma.

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Approvato in Campidoglio il progetto per la trasformazione urbanistica dell’ex Fiera di Roma

È stato approvato, con una delibera di Giunta, l’accordo tra Roma Capitale e il fondo Orchidea Srl che dà l’avvio al percorso per la trasformazione urbana del complesso dell’ex Fiera di Roma.

L’Orchidea Srl ha rilevato nel dicembre del 2021 l’area dalla vecchia proprietà la Investimenti Spa, una società composta quasi interamente da enti pubblici quali: Camera di Commercio (60,75%) Regione Lazio (20,09%) Roma Capitale (19,09%). Una vendita obbligata per la Investimenti Spa, poiché deve risanare il debito di 180 milioni contratto con il gruppo bancario UniCredit, stipulato per la costruzione della Nuova Fiera di Roma.

La nascita di un nuovo quartiere

Ha trovato attuazione il discusso provvedimento del 2016, dell’ex assessore penta stellato Paolo Berdini, che prevedeva una riduzione delle cubature da 67mila a 44mila mq rispetto al piano precedente dell’amministrazione del Sindaco Ignazio Marino.

L’accordo prevede, su un’area complessiva di circa 76mila mq dei quali oltre 12mila di Roma Capitale vincolati a verde pubblico attrezzato, una superficie utile lorda di oltre 44mila mq, così suddivisa:

  • 80% (oltre 35mila mq) destinati a uso abitativo, di cui oltre 7mila mq sono vincolati alla realizzazione di housing sociale;
  • 20% (oltre 8.800 mq) destinato a uso non residenziale, di cui circa 7mila mq a servizi direzionali e 2mila mq a commerciale.
  • 25mila mq di verde pubblico dei quali la metà di dotazione aggiuntiva lungo la fascia di via Cristoforo Colombo;
  • 471 mq per servizi pubblici;
  • 368 mq per parcheggi pubblici e 6.123 mq di parcheggi asserviti all’uso pubblico.
ex Fiera di Roma da via dell’Arcadia

Le dichiarazioni del Sindaco e dell’Assessore all’Urbanistica

“Siamo felici di questa delibera che dà una svolta a un’area che dal 2005 è priva di una funzione – ha dichiarato il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri – siamo, a oggi, in grado di dare attuazione al piano di recupero e far partire il percorso. La prima tappa sarà un concorso internazionale perché i migliori architetti e urbanisti possano realizzare un master plan sulla base degli indirizzi dettati dall’accordo tra Roma Capitale e il fondo Orchidea Srl“.

Anche l’Assessore capitolino all’Urbanistica Maurzio Veloccia esprime soddisfazione: “Il recupero del complesso urbanistico della ex Fiera di Roma – ha spiegato l’Assessore – ha avuto una storia travagliata, ci sono state diverse delibere e abbiamo una grande volontà di partire velocemente. Finalmente ci sono le condizioni per avviare la rigenerazione urbana, restituiremo alla città 7 ettari di housing sociale e 25 ettari di verde attrezzato. Sarà costruito un nuovo quartiere all’avanguardia, con un’attenzione all’integrazione sociale poiché inseriamo cento appartamenti a un canone calmierato, che si aggiungono a quelli di piazza dei Navigatori, in un quartiere molto prestigioso”.

Le tempistiche

L’area di Tor Marancia sta vivendo un periodo di profonda trasformazione urbanistica e sociale, oltre al progetto sull’ex Fiera di Roma, ci sono altri piani di lavoro in azione che dovrebbero concludersi entro la fine del 2025, quali: la costruzione del complesso di grattacieli adibiti ad alloggi di lusso in Piazza Navigatori denominati la Foresta Romana con annessa area commerciale e il Centro Culturale coabitato dalle scuole del Teatro dell’Opera e dagli spazi civici.

Per quanto riguarda l’ex Fiera di Roma, il bando di concorso internazionale per progettare il piano di lavoro sarà pubblicato entro la fine di quest’anno, il progetto vincitore entro la primavera del 2024. L’obiettivo è aprire i cantieri nel 2025.

La storia della Fiera tra gioie e dolori

La storia dello spazio espositivo nasce nel 1948 per volontà dell’imprenditore Edoardo Squadrilli, il quale sottoscrive un impegno di 26 milioni di lire per costruire il Centro fieristico, finanziato dalla Banca della Cooperazione. Bisognerà però attendere il 1959 per l’inaugurazione sui terreni in via Cristoforo Colombo.

Dopo decenni di prestigio nel 1998 nasce la Fiera di Roma SpA, fondata dalla Camera di Commercio di Roma, dal Comune di Roma e dalla Regione Lazio.
Nel 2001 sono nominati nuovi amministratori che hanno lo scopo di gestire la realizzazione di uno del nuovo polo fieristico che nascerà sull’autostrada Roma-Fiumicino nei pressi di Ponte Galeria.
Il 21 aprile 2004, si aprono i lavori per la realizzazione del nuovo centro fieristico, voluto dalla Giunta Veltroni, un progetto da 400 milioni di euro.

La nuova Fiera è inaugurata nel 2006 e nel tempo non riscontra il successo voluto. Fin da subito è accertato che le fondamenta di alcuni padiglioni sorgono su terreni paludosi che richiedono costante manutenzione, inoltre per i partecipanti si riscontrano molte difficoltà per raggiungere il luogo, sia con mezzi pubblici sia con quelli privati.

Nel frattempo, dal 2005 i vecchi padiglioni di via Cristoforo Colombo vengono utilizzati per tutt’altri scopi: depositi delle schede elettorali e di divise dei vigili del fuoco, alloggi temporanei per alcune famiglie in difficoltà a causa della straordinaria nevicata dell’inverno del 2012 e nello stesso anno per ospitare le montagne di sale che sotto la Giunta Alemanno erano state acquistate per l’emergenza neve.

Nel 2009 alcuni comitati e cittadini della zona rivolgono all’ex Sindaco Walter Veltroni diverse proposte per rigenerare l’area abbandonata. È avallata quella di far nascere La città dei bambini un luogo per i piccoli e le famiglie, con negozi di giocattoli, campi sportivi, spettacoli, ma anche accoglienza per bambini in difficoltà e strutture residenziali per le loro famiglie. Un progetto all’avanguardia ma non molto redditizio, per cui è abbandonato per lasciar spazio al mattone.

Solo oggi, dopo diversi anni di contrattazioni, sono riusciti a mettere un punto a quest’annosa storia. Una vicenda che purtroppo non accontenta tutti gli abitanti del luogo, i quali speravano in qualcosa di meglio rispetto all’ennesima colata di cemento.

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Quel cinema-teatro, il gioiello della Garbatella

Un teatro, un cinema, una sala per musica dal vivo: in quasi un secolo di attività il Palladium ha cambiato mille volti, proprio come lo storico quartiere che tuttora gli gravita attorno.

Edificato nel 1929 su progetto dell’architetto Innocenzo Sabbatini, il monumentale edificio in stile liberty si inserisce all’interno di una borgata in piena espansione. Nello stesso anno vengono infatti completati i Bagni Pubblici e piazza Bartolomeo Romano, il salotto buono della Garbatella, si anima di una serie di storiche attività commerciali come il barbiere Zamiol, l’edicola della sora Amelia, la pompa di benzina e la tabaccheria Scialanga, il bar Foschi. “Fu proprio la compagnia teatrale di mio bisnonno Umberto Capece, dove aveva esordito il giovane Totò – ci racconta in occasione del Centenario del quartiere l’eurodeputato Massimiliano Smeriglio – a debuttare al cinema Garbatella. Capece era Pulcinella e con lui recitò anche la moglie Elodia Gaglioni”.

Sembrano lontani i tempi in cui la borgata giardino si limitava a cinque lotti a ridosso di Piazza Benedetto Brin, un agglomerato di abitazioni senza nemmeno un toponimo definitivo (Concordia? Remuria? come suggeriva il regime, o forse il più diffuso e ormai popolare Garbatella?). Adesso in piazza Bartolomeo Romano corre la prima linea di tram – cui se ne aggiungerà un’altra alla fine degli anni ’40 – e il cinema-teatro già rappresenta un luogo nodale di aggregazione, l’unico centro culturale a disposizione di una comunità che anno dopo anno si fa sempre più viva e coesa.

Le proiezioni domenicali sono un evento. I ragazzi vengono anche da Tormarancia, una folla di lavoratori, bambini e famiglie si dirige verso l’unico svago disponibile in un quartiere gravato da lunghe giornate lavorative, condizioni economiche precarie, abitazioni senza bagni.

È in un ambiente sociale come questo che nasce l’orientamento politico che ha sempre caratterizzato la borgata giardino: basta pensare che il giorno stesso dell’inaugurazione del cinema-teatro Garbatella, si levano dalla platea fischi di protesta nei confronti del propagandistico cinegiornale Luce. Lo stesso giorno un gruppo di giovani fascisti non ottiene dal direttore di entrare gratis alla proiezione e lo minacciano di ritorsioni, di domarlo come hanno fatto con la Garbatella. Nei confronti del Duce fioriscono le manifestazioni di scontento – vengono rinvenuti in quegli anni manifesti inneggianti Matteotti, copie clandestine dell’Unità – che si intensificano a causa del giro di vite rappresentato dall’emanazione delle leggi speciali del ’26.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre, i sentimenti antifascisti deflagrano. Attività partigiane ripetute rendono Garbatella e Ostiense tra i quartieri più resistenti di Roma: lo stesso Palladium rimane coinvolto. Il 6 dicembre 1943 dal tetto della sala, aperto per consentire il ricambio d’aria, piovono volantini del movimento comunista Bandiera Rossa. Poco dopo, il 3 aprile 1944, a seguito di un’anonima delazione, viene scoperto un deposito d’armi proprio dietro lo storico teatro, all’interno del lotto 12. Al termine del conflitto mondiale l’atmosfera si distende, anche se solo in apparenza. Da una parte proliferano i cantieri lungo via Ostiense e via Cristoforo Colombo, conferendo a Garbatella l’aspetto che oggi conosciamo e inserendola a pieno titolo nella tessitura metropolitana dell’Urbe. D’altra parte, il Palladium diventa testimone muto di una delle giornate più pregnanti nella storia collettiva del quartiere. Il 26 maggio 1970, mentre all’Eur è convocato il consiglio generale della Nato, mentre nel mondo cresce la protesta contro la guerra in Vietnam, una manifestazione guidata dai movimenti dell’estrema sinistra si spinge fino a piazza Bartolomeo Romano. Gli scontri hanno luogo proprio davanti all’armoniosa architettura del teatro, coinvolgendo attivamente anche numerosi cittadini.

Intanto cresce il disagio. È un periodo difficile, segnato dalla piaga dell’eroina e del degrado. Il Palladium è declassato prima a cinema a luci rosse, emblema dello squallore e dell’abbandono delle periferie, poi a sala per musica dal vivo. Ciononostante, non demorde. Non perde il suo valore aggregativo: è qui che i cittadini si riuniscono, è qui che si riconoscono. Come il 6 maggio 1988, quando oltre mille persone si riuniscono all’interno dello storico teatro per discutere il problema del degrado delle abitazioni e degli affitti. Poco dopo, nel ’91, entra in vigore una legge regionale che mette in vendita 2.350 alloggi Iacp (Istituto Autonomo Case Popolari), dando una svolta alla vita di molti “garbatellani”.

Il Palladium ha attraversato il secolo scorso quasi per intero e ne ha rappresentato, di riflesso, i momenti salienti. Il 4 dicembre 2001 si chiude un intero capitolo della sua storia. E se ne apre un altro: lo storico teatro di Garbatella passa alla Terza Università romana, sotto il rettorato di Guido Fabiani, ospitando attività rivolte all’ateneo e alla cittadinanza.

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Quel ponticello di legno su via delle Sette Chiese

di Giorgio Guidoni

Comparazione 1930 – 2023 - lotto 4, ponticello e, sullo sfondo, lotto 6
Comparazione 1930 – 2023 – lotto 4, ponticello e, sullo sfondo, lotto 6

La storia

C’era una volta un piccolo ponte di legno. Era stato costruito nel 1923, subito dopo la realizzazione delle cosiddette “Case rapide” – i lotti 6 e 7 di via Sant’ Adautto – per collegarli con la piazza principale della Borgata Concordia Garbatella intitolata a Benedetto Brin, attraverso il lotto 4, uno di quelli abbattuti alla fine degli anni Cinquanta. Più che un ponte era una passerella pedonale transitabile solo a piedi, costruita sopra via delle Sette Chiese, l’antica via dei pellegrini. Era la continuazione di via Santa Emerita, nota anche come Merita, la vergine romana martirizzata durante la persecuzione dell’imperatore Valeriano (253-260 d.c.), venerata nel vicino cimitero paleocristiano di Commodilla.

Il ponticello accompagnò la vita degli abitanti per diversi decenni e superò indenne anche le insidie della seconda guerra mondiale. Durante l’occupazione dei tedeschi, le memorie di Libero Natalini, uomo di punta della Resistenza locale, raccontano che “Lella” Chiatti, l’infermiera che abitava in via di Santa Emerita in una casa con loggetta a ridosso e con vista proprio sul ponte, riuscì ad avvisare Libero di allontanarsi immediatamente. Lo fece proprio da quel benedetto ponticello, sbracciandosi alla vista del partigiano che si avvicinava. Qualche ora prima gli sgherri della banda Koch, dopo la cantata sotto tortura di un arrestato, erano stati a cercarlo a casa, avevano interrogato e minacciato la portiera del lotto 4, dove abitava. Libero Natalini rientrava dalla riunione della sera prima del gruppo operativo della settima zona dei GAP (Gruppi di Azione Patriottica – un’organizzazione dell’epoca combattente contro i nazifascisti), a casa della suocera di Gastone Mazzoni, detto “Er Cipolla”. Aveva dormito fuori casa proprio perché era stato avvisato di movimenti di tedeschi alla Garbatella da Alberto Polimanti, un patriota della Garbatella. Un altro ricercato dai tedeschi era Reval Romani, il facchino dei mercati generali, amico di Libero che abitava in quei lotti su via delle Sette Chiese.

Il dopoguerra

Nel dopoguerra il ponticello continuò ad esistere fino al 1959-1960, quando l’Istituto Autonomo per le Case Popolari si accordò con il Banco di Santo Spirito per vendere nuove villette di lusso agli impiegati dell’Istituto di Credito, abitazioni che sarebbero sorte nelle aree in cui erano edificati i pittoreschi lotti 1,2 e 4. I proventi di tale speculazione, circa 9 miliardi di lire dell’epoca, sarebbero stati utilizzati dallo IACP per costruire nuove abitazioni in zona Pietralata. La realizzazione del progetto ebbe inizio con gli sfratti dei residenti. Gli abitanti dei lotti furono invitati, anche con minacce e intimidazioni anonime, a lasciare i loro alloggi per trasferirsi in altre zone della città. Lo IACP cominciò a murare le finestre delle villette e poi a demolirle, così il ponticello perse il suo ruolo di collegamento e cadde in disuso. Gli abitanti di zona e le forze di sinistra, però, protestarono vivacemente, tanto che la notizia arrivò al Principe Torlonia, erede di quella famiglia che era stata espropriata dei propri terreni dall’Ente Marittimo e Industriale di Paolo Orlando, per edificare abitazioni ad uso edilizia popolare, destinate agli operai della nascente zona industriale. Il Principe fece ricorso ed ebbe la meglio, cosicché lo IACP dovette bloccare il progetto.

La famiglia Natalini sul ponticello di legno, sullo sfondo edificio ex lotto 4
La famiglia Natalini sul ponticello di legno, sullo sfondo edificio ex lotto 4

Anni sessanta

Nei primi anni Sessanta il ponticello ormai inutilizzato, coperto dai rovi e divenuto pericolante in assenza di manutenzione, fu abbattuto. Fu solo nel 1994 che la superficie dei lotti demoliti fu destinata a giardini, con la realizzazione di un parco pubblico e di una pista di pattinaggio. Oggi l’area è sede di importanti eventi culturali all’aperto, soprattutto durante il periodo estivo. Agli inizi del 2000, quando Walter Veltroni era sindaco di Roma, si parlò della ricostruzione del vecchio ponticello. Il Sindaco ed altri membri della giunta capitolina effettuarono un sopralluogo per valutare, insieme ai residenti, la fattibilità dell’intervento. Furono proprio gli abitanti della zona a non essere d’accordo, per evitare un transito indesiderato all’interno di quest’area amena, come sospesa su una nuvola, lontana dai rumori del traffico. Oggi di quel ponticello non rimangono che i ricordi degli abitanti più anziani e qualche reperto fotografico. Nel 1990 via di Santa Emerita venne ufficialmente eliminata dalla toponomastica di Roma perché non più utilizzata. La targa con il nome della strada è tuttavia rimasta ed è visibile ancora oggi nello stesso luogo in cui era stata posta quasi un secolo fa, all’angolo con via Sant’ Adautto.

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Addio ad Augusta, storica cuoca de “La nuova cantinetta”

C’era tantissima gente ai funerali di Augusta a Dragona, dove abitava insieme alla sua famiglia. E c’erano anche molti di quei cittadini della Garbatella che frequentano abitualmente o saltuariamente la trattoria romana di via Basilio Brollo.

Augusta, la cuoca storica de La Nuova Cantinetta, se ne è andata il 17 settembre dopo una breve e implacabile malattia.
Nata nel 1941 a Montefortino (in provincia di Fermo, all’epoca provincia di Ascoli Piceno) nelle “Marche zozze” – come amava raccontare con un sottile sarcasmo tipico di chi aveva affrontato l’esistenza duramente – in una numerosissima famiglia di contadini, la vita l’aveva portata prima a Configno, frazione di Amatrice, per poi giungere nella Capitale. Anche al Testaccio, dove aveva vissuto per diversi anni, insieme alla sua famiglia, era amata e conosciuta.

Ogni giorno, dal 1997, è sempre stata ai fornelli di quella piccola cucina, nel cuore della Garbatella, da dove aveva sfornato i migliori piatti della tradizione romana con cura e maestria.
Con la sua arte aveva cominciato da subito a far parlare di sé, tanto che i suoi rigatoni con la pajata, o la sua amatriciana o la sua gricia, erano conosciuti un po’ in tutta Roma.
I commensali della trattoria la ricordano anche perché aveva un sorriso per tutti, non soltanto per chi si affacciava in cucina per farle i complimenti o semplicemente per porgerle un rapido saluto mentre era al lavoro.

Alla figlia Jolanda, al genero Paolo e al nipote Pietro le condoglianze della redazione di Cara Garbatella.

 

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Rievocato il bicentenario dell’incendio della Basilica di San Paolo fuori le mura

Quando

In una notte d’estate di duecento anni fa bruciava la Basilica di San Paolo. Tra il 15 e il 16 luglio del 1823, infatti, andò a fuoco il tetto del tempio più grande di Roma dopo quello di San Pietro in Vaticano, provocando danni ingenti alla struttura religiosa. Nel luglio scorso è stata proprio l’Università Roma Tre a rievocare il bicentenario del catastrofico rogo con una conferenza “San Paolo infiamma” nel giardino del Parco Schuster, a poche decine di metri dall’imponente chiesa.

Il disastro, all’epoca, impressionò anche il poeta Giacomo Leopardi, che parlò di “ una disgrazia veramente europea”; l’incendio, infatti, si consumò in poche ore e arrecò gravi e ingenti danni alla chiesa.

Chi ne parlò all’epoca

Della sciagura parlò persino Stendhal nelle sue Passeggiate romane. Patrizia Burdi, nella sua Storia della Basilica di San Paolo fuori le mura, riporta quanto annotava lo scrittore francese, amante del Bel Paese, all’indomani  dell’immane rogo: “ Io visitai San Paolo il giorno dopo l’incendio. Ne ebbi un’impressione di severa beltà, triste quanto la musica di Mozart. Erano ancora vive le vestigia dolorose e terribili della sciagura; la chiesa era ancora ingombra di nere travi fumanti, semibruciate; i fusti delle colonne, spaccati per tutta la loro lunghezza, minacciavano a ogni istante di cadere. I romani costernati, erano andati in massa a vedere la chiesa incendiata. E’ uno dei più grandiosi spettacoli che io abbia mai visto”.

Delle fiamme si accorse un vaccaro, Domenico Perna, mentre portava le sue mucche al pascolo (la zona dove sorgeva la Basilica era all’epoca tutta campagna). Egli udì un boato molto forte, si spostò per vedere e, scorgendo l’imponente chiesa avvolta dalle fiamme, dette l’allarme.

Purtroppo i soccorsi arrivarono con un ritardo di circa tre ore e il forte vento che quella notte tirava alimentò ulteriormente l’incendio.

Il tetto della Basilica andò completamente a fuoco; si salvarono solo il transetto, la tela di Arnolfo Di Cambio, il ciborio medievale e l’abside.

Al Papa Pio VII, già gravemente malato, non si disse nulla dell’accaduto, tanto che egli morì di lì a poco senza sapere niente.

Il cardinale Enrico Consalvi, segretario di Stato, dopo la morte del Papa, ereditò il gravoso compito di indagare sulle cause del rogo e su chi lo avesse provocato.

Le origini dell’incendio

Sulle origini dell’incendio furono formulate molte ipotesi, alcune alquanto fantasiose, ma nessuna di esse si rivelò completamente convincente. Le cronache del tempo liquidarono la questione attribuendo la causa del rogo alla negligenza di alcuni stagnini, che stavano restaurando il tetto della Basilica e che avrebbero fatto cadere inavvertitamente il fuoco di alcuni fornelli utilizzati per riscaldare ferri che servivano per liquefare lo stagno.

Secondo l’architetto Marcello Zalonis, puntiglioso studioso della storia del territorio di San Paolo,  questa ipotesi sarebbe priva di sostanziale fondamento, perché nel mese di luglio si faceva notte tardi e gli operai avevano presumibilmente lasciato le impalcature alle ore  venti, mentre l’ incendio si sarebbe verificato alle ore quattro del mattino successivo.

I fornelli usati dagli “stagnini” erano alimentati con il carbone di legna, materiale che bruciava senza fiamma per un tempo limitato ( da una a due ore). Il fuoco, quindi, non avrebbe potuto covare per circa otto ore ( tempo intercorso  dal momento che gli operai avevano lasciato il lavoro e quello in cui l’ incendio era divampato), a meno che ci fosse stata “una manina sacrilega” che lo avesse deliberatamente acceso.

Chi erano i sospettati

Zalonis faceva una considerazione importante al riguardo: gli operai non avrebbero avuto interesse a far scoppiare l’incendio per non perdere il lavoro e rischiare di finire per tutta la vita nelle galere papali. L’ipotesi più probabile potrebbe essere quella che a compiere l’atto fosse stato un gruppo di neo-Carbonari, provenienti dal Nord, che si erano infiltrati nella Roma papalina.

Molti di loro, infatti, erano stati arrestati e avevano giurato di vendicarsi, tanto più che il papa Pio VII nel 1821 aveva emanato la bolla “Ecclesiam a Jesu Cristo”, con la quale si mettevano in guardia i fedeli dal credere alle parole di costoro (Carbonari), che “si presentavano come agnelli mentre erano lupi rapaci”. Essi appartenevano a società segrete, odiavano profondamente la Chiesa ed erano capeggiati dal Rettore e dal Gran Maestro.

Probabilmente i Carbonari avevano appiccato il fuoco alla Basilica a scopo dimostrativo,  avevano scelto il momento in cui la Chiesa veniva restaurata e quindi erano presenti i ponteggi su cui ci si poteva arrampicare. Inoltre, in quella stagione, l’imponente edificio religioso era quasi deserto, perché  i preti erano quasi tutti partiti per le vacanze. Gli attentatori forse pensarono che l’incendio sarebbe stato domato in breve tempo; resisi  conto in seguito dell’enormità dei danni provocati, fuggirono lontano senza rivendicare l’azione.

L’inchiesta

Il cardinale Consalvi e la Commissione d’inchiesta nominata ad hoc, sulla base delle indagini svolte, pur avendo probabilmente la convinzione che dietro l’incendio ci fosse stato un attentato, decisero di attribuirlo all’imperizia di alcuni operai.

Questa fu la scelta dettata dal momento più che delicato per il Papato, sede vacante per la morte di Pio VII. La Chiesa temeva, inoltre, le influenze politiche da parte delle potenze europee, e il dilagare dell’indignazione dei fedeli particolarmente affezionati alla Basilica.

Il nuovo pontefice Leone XII prese in mano la situazione e decise di chiamare a raccolta i cristiani per una colletta universale finalizzata alla ricostruzione della Basilica.  A questo scopo il 25 gennaio 1825, giorno di festa per la ricorrenza della conversione di San Paolo, emanò l’enciclica “Ad Plurimas” .

La ricostruzione

Quasi per miracolo i contributi arrivarono da ogni dove, anche da parte di musulmani e di persone di altre fedi. Alcune di queste donazioni furono di grande pregio, come le finestre e le colonne di alabastro offerte dal re d’Egitto Fouad I e dal vicerè Mohammed Alì, e i blocchi di malachite e lapislazzuli devoluti dallo zar di Russia, Nicola I.

Tra l’altro nell’anno 1825 a Roma ricorreva anche il Giubileo. I lavori di ricostruzione durarono parecchi anni.  La Basilica di San Paolo fu riconsacrata il 10 dicembre 1854 da Papa Pio IX. E’ interessante notare che solo due giorni prima di tale data ( 8 dicembre) lo stesso Papa aveva proclamato il dogma dell’Immacolata Concezione con la bolla “Inneffabilis Deus”.

La storia dell’incendio della Basilica potrebbe apparire come un evento eccezionale , ma questa convinzione è stata fugata di recente per  il rogo che ha interessato la chiesa di “Notre Dame” a Parigi.  Anche in questo caso i danni sono stati molto ingenti e le cause  non sono state ancora accertate, a testimonianza di quanto le grandi opere artistiche possono essere stupende ma contemporaneamente anche molto fragili.

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