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Il ricordo di Carlo Lizzani a dieci anni dalla sua scomparsa

Riceviamo e pubblichiamo queste toccanti parole della scrittrice Maria Iatosti, a dieci anni dalla scomparsa del regista Carlo Lizzani, il 5 ottobre 2013. Carlo era anche un nostro amico e amico della Garbatella. Aveva accettato con piacere di scrivere l’introduzione alla prima edizione di “Garbatella tra storia e leggenda” e partecipato con entusiasmo alla serata al cinema Palladium, gremito di cittadini, per la presentazione del libro. Insieme a Maria, tutta la redazione di Cara Garbatella si stringe intorno ai figli Francesco e Flaminia, in ricordo del loro amato padre (g.r.)

CIAO, CARLO

Tu parli, parli, io ti ascolto… Amavamo l’America, il cinema, la rivoluzione, i libri. Un libro ci ha fatto incontrare. 1949, Libertas Film, Salita del Grillo, via Nazionale, Roma. Io vent’anni, mollato studi e progetti paterni, abbracciata la lotta, mi conquistavo pane e libertà a centoventi mensili nel seminterrato tappezzato di manifesti filmici d’oltrecortina o sovietici. Salivo di corsa sempre in ritardo la scalinatella e, fiatone e guance rosse, la testa a parole e concetti nuovi come découpage, montaggio, flashback, piano sequenza, a decrittare la calligrafia minuta e rapida sulle pagine fitte fitte mi sedevo alla macchina per scrivere della tua storia del Cinema italiano Fuori orario, per duecento lire. Che regalo! Guadagnare per imparare tutte quelle cose, da Camerini e Blasetti a Rossellini e De Santis, da Lyda Borelli a Anna Magnani, da La corona di ferro a Roma città aperta… Il cinema, io ce l’avevo nel sangue. Nascosta nei bagni del Centro Sperimentale avevo svolto il tema di ammissione per conto di mia sorella maggiore, bellissima ma poco incline all’arte dello scrivere, dilungandomi sulla famosa corsa della Magnani: Francesco! Francesco!

Francesco, come tuo figlio che ha il tuo volto, le tue mani, la tua voce, la serena, pacata lucidità del tuo parlare di uomo sapiente e politico puro, e spacca il cuore con le parole, là, di fronte alla bara nuda, spartana, con tutta la gente intorno, attonita, gli occhi gonfi, la gola chiusa, il cuore stretto a pugno… Io seduta fra Antonella Lualdi e Carla Fracci, Francesco che affabula di un re malato di malinconia che cercava la felicità… E i ricordi si sbrigliano, viaggiano, veloci, scombinati: immagini, lampi. 1963: Milano del miracolo. Le serate con Ugo, i suoi risotti mitici, il suo vitalismo, i giri nella città impazzita, che corre a precipizio verso il boom… Ugo che fa la parte di Luciano, Ricki che fa la parte che Marcello non ha voluto fare e Giovanna che fa la parte di Anna –e vuole che le spieghi, le racconti com’era davvero la vita, davvero così agra, o no? Il Derby, il mio amico Jannacci che canta con la chitarra sotto il mento, la faccia stralunata, nella latteria dei morti-di fame e degli artisti… e il Pirellone che alla fine esplode, sì, ma senza bombe, e addio rivoluzione, addio sogni…

Amavamo l’America di Ombre rosse e di Ragazzo negro. Odiavamo l’America della CIA, di Sacco e Vanzetti, del maccartismo, della guerra fredda, ma ci nutrivamo ingordamente di pellicole e di romanzi d’oltreoceano, anche quelli tenuti in sospetto da una cultura di parte, di stampo zdanoviano e neorealista. Il neorealismo! Che scoperta! Che rivoluzione! Spazzando via frivolezze, leziosità e telefoni bianchi, in mezzo a mille difficoltà il neorealismo portava nel cinema, ma anche in pittura, in letteratura, il bisogno di libertà, la voglia e il coraggio di guardare al mondo dalla parte del popolo. Le tue lezioni appassionate! Le discussioni, gli scontri, le polemiche anche interne al grande partito – Guttuso-Turcato, Vittorini-Togliatti –. “II neorealismo, dicevi, è una rivoluzione formale non semplicemente di contenuti, ma, di coscienza linguistica, di linguaggio: un modo nuovo di muovere la macchina…”. “Basta con la bella immagine, la bella pagina! Fate parlare gli uomini, i fatti, compagni! ti accaloravi. “Basta fiori, paesaggi, monumenti, Esistono le fabbriche, le case dense di dramma della nostra provincia… C’è il Sud, che preme per il riscatto dal folklore C’è la storia, quella vera, senza retorica, che attende ancora un’interpretazione……”. Tutto il tuo cinema testimonierà un interesse profondo per la storia. Ne avevi precocemente dato prova in quegli anni nei tuoi filmati sull’eccidio di Modena, sull’Emilia rossa, sulle terre insanguinate dalle lotte contadine, sul risveglio del Mezzogiorno, dai sassi di Matera ai bassi di Napoli.

Carlo Lizzani riceve da Vittorio De Sica a Saint Vincent la Grolla d’ oro per il film ” Cronaca di poveri amanti”, come migliore regia del 1954.

I tuoi primi film: Achtung! Banditi!, Cronache di poveri amanti: Maciste in croce sul sagrato di san Lorenzo!– Genova, la cooperativa dei partigiani, appoggiata dal partito e finanziata anche dal popolo. Cinquecento lire per una quota. Mi offristi di entrarci, ma chi le aveva mai viste cinquecento lire! Quattro mesi di stipendio, quando c’era! Finito il lavoro alla Libertas e successivamente alla Federazione dei Circoli del Cinema, ero approdata al Sindacato Edili, in piazza dell’Esquilino, a due passi dal Viminale di Scelba e da «Vie Nuove», rotocalco culturale del partito che la domenica diffondevo per le strade del mio quartiere insieme a «l’Unità».

E intanto c’era la storia, c’erano le lotte, la fatica quotidiana, la politica, l’amore – io sempre innamorata, i sogni… Volevo fare la rivoluzione e diventare giornalista, scrittrice. Anche scrivendo si può affrancare l’umanità dall’ingiustizia, mi dicevo convinta. E ci provavo. C’erano stati già un mio esordio narrativo sul «Lavoro» di Gianni Toti, e i primi quattro versi su «Pattuglia» di Gillo Pontecorvo compagno direttore e già attore – l’operaio Pietro fucilato insieme a te, parroco Camillo lungo lungo magro magro in abito talare, ne Il sole sorge ancora – film girato tra mille difficoltà tra la bella primavera della Liberazione e l’autunno del ’46. A Milano.

La nostra Milano, dove ci siamo ritrovati dopo anni. Milano dei miei furori e dei tuoi banditi romantici, oggi così perduta nella sua dissennata smania di cementificazione, con le sue torri fantasma, i suoi residence spettrali, deliri miliardari di architetti e urbanisti rampanti che ne hanno devastato il cuore, mutato il volto, stravolto l’armonia razionale, sapiente e compatta, tradendo la vocazione, la “religione laica del fare”, di questa città concreta, pragmatica, orgogliosa.

La nostra Milano viva del dopoguerra: esperienza fondamentale per quelli come noi: con pochissimi soldi in tasca e tante idee, tanto entusiasmo; il mondo che cambia, che sogna la luna, la scoperta dell’amicizia e della solidarietà, la conoscenza di tanti giovani intellettuali, letterati, artisti, pittori, fotografi squattrinati come noi che frequentavano gli stessi mitici luoghi: Brera, il Giamaica, la latteria delle sorelle Pirovini, san Marco, corso Garibaldi, via Solferino, il Carcano, il Piccolo… Milano operosa, socialista. Milano delle fabbriche, della ricostruzione, delle case editrici, di Feltrinelli e dell’Umanitaria, dei treni del Sud, delle battaglie, dei grandi scioperi. Milano di Dario Fo, lo svitato. E poi ancora Milano del miracolo, di nuovo ritrovati, il passo allentato, spenti i furori rivoluzionari, qualche lira in più, il benessere, la fama, la frenesia, la sbornia del “boom”, con quello che di insidioso, di subdolo vi si annidava, e che pochi – Pasolini, Bianciardi, Mastronardi –intuirono.

Carlo Lizzani il 19 gennaio 2010 presso il teatro Palladium alla presentazione del libro “Garbatella tra storia e leggenda”

 

È un mattino di sole d’inverno romano, la folla ossessa di consumatori prenatalizi invade i vialoni squadrati del tuo rione dei Prati. Ho pigiato il bottone lucido del citofono e tu scendi, attraversi l’androne maestoso con la grande pianta e sei nel cortile dove ti aspetto… Quel cortile che oggi, 5 ottobre 2013 hai scelto come estremo approdo. Sto lavorando e lo sento alla tivù. Un colpo. Il cuore che si ferma. La ragione che si rifiuta: non ci credo, non è possibile, non deve essere… Ma quelli insistono.

Hai staccato la chiave, dicono. Ecco, è una bugia, è sbagliato: la chiave non si stacca, è la spina che si stacca, c’è qualcosa di stridente, di sfasato, di irreale… Non puoi averlo scritto… Non tu, che nelle parole credi, ne conosci il valore e il peso, da uomo e da scrittore.

È quasi Natale e c’è il sole. Davanti a un tavolo d’osteria con la tovaglietta a scacchi bianchi e rossi, tu parli, evochi, racconti, spieghi, io chiedo, ascolto, prendo appunti, e il nostro viaggio ha inizio. Roma, Milano, qualche lettera, qualche chiacchierata, i libri che ci siamo scambiati. I miei, i tuoi con le amorose dediche… la tua dolcezza giovane, la tua sapienza, la tua lucidità, il tuo esserci sempre: gentile, empatico, attento, generoso… Ti era piaciuta una mia lettera di Capodanno, “da conservare insieme a quella di Pertini” … La tua delusione, la tua frustrazione. Ho tanti progetti, ma non mi fanno lavorare più, neanche quelli di Rai tre… Avevo un sogno: fare un film su Di Vittorio. Raccontare la storia di Di Vittorio, e della CGIL, significa ripercorrere un secolo di lotte anche sanguinose, di conquiste, di trasformazioni radicali… Ne avevo parlato con lui una sera di quasi cinquant’anni fa, in casa sua…”.

Il film su Di Vittorio non lo farai. Non farai il progettato viaggio in Italia con Francesco, non sarai come avresti voluto alla mia prossima presentazione, e alla mia domanda sullo stato generale delle nostre sorti e della tua salute non soltanto fisica, mi risponderai con un sorriso lieve, solo un po’ malinconico, come quella mattina di quasi Natale a via dei Gracchi, citando Woody Allen: “Dio è morto, Marx pure, e anch’io non sto molto bene.”. E te ne andrai. E io ti aspetterò. Ciao, Carlo.

Maria Jatosti, Roma, quattro ottobre 2023

 

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Il Festival dell’Architettura torna nell’VIII Municipio

Partirà domani da San Paolo il Festival dell’Architettura di Roma, giunto quest’anno alla sua quinta edizione e che vede per la seconda volta consecutiva la partecipazione dell’VIII Municipio. L’evento, organizzato dall’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia, consiste in una serie di iniziative itineranti, tra cui lezioni, talk, proiezioni e laboratori per adulti e bambini, che si svolgeranno a partire dal 5 ottobre alle ore 15,00 a Largo Leonardo Da Vinci, per poi spostarsi nei giorni successivi nei Municipi XI e XII, fino alla conclusione, domenica 8 ottobre, nella sede della Casa dell’Architettura presso l’edificio dell’Acquario Romano in piazza Manfredo Fanti 47, nel quartiere Esquilino.

La dichiarazione dei presidenti del Municipio VIII, XI, XII

“Ringraziamo l’Ordine degli Architetti per l’opportunità e per aver valorizzato i nostri Municipi all’interno di un progetto sperimentale che riguarda l’intera città di Roma”. Dichiarano in una nota congiunta i presidenti del Municipio Roma VIII, XI e XII, Amedeo Ciaccheri, Gianluca Lanzi e Elio Tomassetti. “Stiamo già lavorando con le comunità locali su tre temi – prosegue – le comunità educanti, l’eredità culturale e la promozione della cultura e dell’arte di strada. Dal 5 all’8 ottobre – conclude la nota – ci uniremo all’Ordine degli Architetti per svolgere iniziative diffuse al fine di riprogettare gli spazi urbani, favorire e coinvolgere le comunità locali e costruire esperienze di trasformazione temporanea per valorizzare il territorio e renderlo all’avanguardia per i cittadini”.

Il programma del 5 ottobre a Largo Leonardo Da Vinci

Ore 15,00 introduzione di Alice Buzzone, direttrice del Festival

Dalle ore 15,00 alle ore 19,00 attività e laboratori per bambini e adolescenti

Ore 19,00 lezione “L’intelligenza artificiale trasforma il dibattito architettonico” a cura di Nir Sivan
Architects

Ore 19,30 lezione “Storia del quartiere e della sua comunità educante” a cura di LIT-Architects

Ore 20,45 intervento del Presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri

Ore 23,00 proiezione dei cortometraggi vincitori del Call Architecture Film Festival e dei progetti Call for
Projects.

I laboratori sono gratuiti e a ingresso libero fino ad esaurimento posti. Per assicurarsi la
partecipazione è possibile scrivere a infofar@architettiroma.it indicando come oggetto della mail il
titolo del laboratorio.

Programma completo dal 5 all’8 ottobre: festivalarchitetturaroma.it

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Vent’anni di Palladium. Il cartellone della prossima stagione

Sono passati vent’anni da quel giorno in cui il Presidente della Repubblica Azeglio Ciampi inaugurò la nuova stagione del Teatro Palladium. Era entrata in campo l’Università Roma Tre, che sotto la guida del Rettore Guido Fabiani aveva scommesso sull’acquisizione dello storico immobile di Piazza Bartolomeo Romano, il cuore culturale-popolare della Garbatella.

Una sfida coraggiosa e lungimirante che sventò una possibile destinazione commerciale dell’edificio di fine anni Venti, targato Innocenzo Sabbatini.

Questa mattina, davanti alle più alte autorità accademiche, a cominciare dal Rettore Massimiliano Fiorucci è stato presentato, in una affollata conferenza stampa, il cartellone della stagione culturale del 2023-2024 e l’iniziativa del 14 ottobre, quando verrà celebrato il ventennale del teatro, insieme ai cittadini e alle associazioni del territorio.

A fare gli onori di casa il professor Luca Aversano presidente della Fondazione Roma Tre-Teatro Palladium che, ha invitato sul palco i protagonisti della programmazione culturale nei vari settori: Cinema, Teatro, Musica classica, Danza.

Di seguito la programmazione completa.

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Le donne e le lotte per i servizi sociali a Roma: continua all’Archivio Flamigni il lavoro del Gruppo Nannaré

L’evento

Roma e i servizi sociali, il protagonismo delle donne: questo il titolo scelto per l’incontro di venerdì 29 settembre, organizzato dal Gruppo NANNARÉ negli spazi dell’Archivio Flamigni in Piazza Bartolomeo Romano, nell’ambito di un ciclo che continuerà anche nei prossimi mesi.

All’origine dei servizi sociali a Roma

Dagli asili nido ai centri anziani, la lotta per l’aborto e la maternità consapevole, le case-famiglia per donne affette da disturbi psichiatrici, gli ambulatori e i consultori, le scuole prefabbricate nei quartieri popolari per combattere la dispersione scolastica: furono conquiste concrete e battaglie frutto delle lotte delle donne.

In prima linea nelle organizzazioni collettive, dalla CGIL alle associazioni e, ovviamente, al PCI, furono protagoniste di una stagione che ha cambiato in meglio la vita delle persone nella nostra città e che produce frutti ancora oggi. Solo che troppo spesso ne ignoriamo le radici.

Una mattinata intensa di lavoro ha aiutato a ritrovarle: moltissime persone, donne in larga maggioranza, si sono confrontate con passione riguardo alle esperienze vissute, di lotta e di amministrazione locale, per ricostruire e condividere pensieri e percorsi relativi alla conquista e alla costruzione dei servizi sociali fondamentali per Roma, a partire dalla fine degli anni ’60.

Il Gruppo NANNARÉ

Il nome del Gruppo NANNARÉ non è certo un caso, e ci tiene a specificarlo in apertura Lucia Di Cicco, moderatrice della giornata di lavoro: un tributo all’attrice Anna Magnani, donna combattiva e coraggiosa, popolana della nostra città.

“Gli incontri sono solo un momento del nostro lavoro” dice Di Cicco. “Vogliamo raccogliere le testimonianze che ognuna di noi custodisce”. L’obiettivo, infatti, ha spiegato, è riunire frammenti di vita e di storia di donne, con la convinzione che queste vite siano testimonianza di come le donne abbiano scritto la storia della città.

“In questo lavoro di ricerca, il dato è la quantità di donne impegnate a cambiare lo stato delle cose e di come le battaglie delle donne siano riconnesse con la rigenerazione della città e per l’innalzamento della qualità di vita di tutti”.

Gli interventi: Franca D’Alessandro Prisco

I lavori della giornata, iniziati con i saluti della giornalista e scrittrice Benedetta Tobagi e della direttrice dell’Archivio Flamigni Ilaria Moroni, sono proseguiti con il preziosissimo contributo di Franca D’Alessandro Prisco, ex senatrice, ma soprattutto, consigliera comunale prima, e assessora poi, ai Servizi sociali, al Personale ed al Decentramento del Comune di Roma nelle giunte rosse guidate dai sindaci Argan, da Vetere e da Petroselli tra gli anni ’70 e gli anni ’80.

Franca D’Alessandro Prisco durante il suo intervento

Una voce autorevole e lucida che ha spiegato, attraverso il racconto della sua esperienza personale, il quadro di rivendicazione, di pratiche e di analisi teorica, che ha sostenuto e dato concretezza alle lotte delle donne comuniste in quegli anni a Roma. Come avvenuto per i centri anziani, luoghi in cui anziani e anziane potevano vivere per sé e non solo per la famiglia, per le scuole nelle periferie (provvisorie all’epoca e spesso ancora oggi in funzione), o per l’apertura degli asili nido.

“Nella nostra esperienza” ha raccontato D’Alessandro Prisco “ci rendemmo conto che bisognava creare unità di intenti ed elaborazione, prima di fare battaglie e iniziative di lotta. Eravamo, per esempio, contro l’idea delle camere di allattamento” – che dovevano essere istituite dai datori di lavoro secondo la Legge 860/1950, “noi volevamo gli asili nido pubblici aperti al quartiere”. Fu una lotta, quella per gli asili nido, passata per il fondamentale coinvolgimento sia della donne lavoratrici, già organizzate, che delle donne casalinghe, cui l’elaborazione e la rivendicazione collettiva fu utile per comprendere che era possibile chiedere che lo Stato si occupasse anche del tempo della propria vita di madre.

“Avevamo un’idea elevata, obiettivi alti di migliorare la città e la sua capacità di essere vicina a tutti gli strati sociali. Volevamo l’impegno del pubblico a fornire servizi innovativi, fino a quel momento appannaggio del privato, laico o religioso che fosse. Lavoravamo per la diffusione su larga scala dei servizi pubblici, che potesse determinare un salto di qualità sociale e politico notevole, e che ha dato, infatti, carattere a tutta l’azione delle giunte di sinistra rispetto ai servizi sociali”.

Altre storie a comporre lo sguardo d’insieme

Altre relatrici hanno preso, poi, parola contribuendo alla mattinata. Tonia Di Cesare, per esempio, riguardo agli interventi relativi ai servizi per la salute mentale, in particolare per le donne affette da disturbi psichiatrici. Il suo intervento ha ricostruito l’esperienza di una casa-famiglia, nata grazie all’occupazione di uno spazio del Comune da parte delle operatrici sanitarie e poi riconosciuta grazie all’interlocuzione politica.

Interessante anche il contributo di Livia Omiccioli, con la sua esperienza in uno dei primi asili nido, ha raccontato l’autorganizzazione delle insegnanti, il rapporto di supporto e rivendicazione di condizioni migliori al fianco delle famiglie, e l’elaborazione di modelli educativi nuovi, che contribuissero al cambiamento della società e dei ruoli di genere, insieme alla consapevolezza che l’apertura degli asili potesse significare anche accesso al lavoro per altre donne.

La versione integrale

Altri ed altrettanto interessanti sono stati gli interventi di tutte le relatrici che si sono alternate.

La versione integrale del lavoro della mattinata dovrebbe essere caricata a breve sul canale You Tube dell’Archivio Flamigni.

Un mosaico di voci, di vite individuali, che inserite in un racconto collettivo restituiscono con chiarezza la determinazione di una generazione di donne che ha cambiato il volto della nostra città e che ha lottato affinché i servizi sociali, pubblici e rivolti a tutti, divenissero diritti, conquistati, e non concessioni.

Una stagione di consapevolezza, di lotta e avanzamento cui dovrebbero guardare tutti gli amministratori locali che hanno a cuore la città di Roma.

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Approvato in Campidoglio il progetto per la trasformazione urbanistica dell’ex Fiera di Roma

È stato approvato, con una delibera di Giunta, l’accordo tra Roma Capitale e il fondo Orchidea Srl che dà l’avvio al percorso per la trasformazione urbana del complesso dell’ex Fiera di Roma.

L’Orchidea Srl ha rilevato nel dicembre del 2021 l’area dalla vecchia proprietà la Investimenti Spa, una società composta quasi interamente da enti pubblici quali: Camera di Commercio (60,75%) Regione Lazio (20,09%) Roma Capitale (19,09%). Una vendita obbligata per la Investimenti Spa, poiché deve risanare il debito di 180 milioni contratto con il gruppo bancario UniCredit, stipulato per la costruzione della Nuova Fiera di Roma.

La nascita di un nuovo quartiere

Ha trovato attuazione il discusso provvedimento del 2016, dell’ex assessore penta stellato Paolo Berdini, che prevedeva una riduzione delle cubature da 67mila a 44mila mq rispetto al piano precedente dell’amministrazione del Sindaco Ignazio Marino.

L’accordo prevede, su un’area complessiva di circa 76mila mq dei quali oltre 12mila di Roma Capitale vincolati a verde pubblico attrezzato, una superficie utile lorda di oltre 44mila mq, così suddivisa:

  • 80% (oltre 35mila mq) destinati a uso abitativo, di cui oltre 7mila mq sono vincolati alla realizzazione di housing sociale;
  • 20% (oltre 8.800 mq) destinato a uso non residenziale, di cui circa 7mila mq a servizi direzionali e 2mila mq a commerciale.
  • 25mila mq di verde pubblico dei quali la metà di dotazione aggiuntiva lungo la fascia di via Cristoforo Colombo;
  • 471 mq per servizi pubblici;
  • 368 mq per parcheggi pubblici e 6.123 mq di parcheggi asserviti all’uso pubblico.
ex Fiera di Roma da via dell’Arcadia

Le dichiarazioni del Sindaco e dell’Assessore all’Urbanistica

“Siamo felici di questa delibera che dà una svolta a un’area che dal 2005 è priva di una funzione – ha dichiarato il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri – siamo, a oggi, in grado di dare attuazione al piano di recupero e far partire il percorso. La prima tappa sarà un concorso internazionale perché i migliori architetti e urbanisti possano realizzare un master plan sulla base degli indirizzi dettati dall’accordo tra Roma Capitale e il fondo Orchidea Srl“.

Anche l’Assessore capitolino all’Urbanistica Maurzio Veloccia esprime soddisfazione: “Il recupero del complesso urbanistico della ex Fiera di Roma – ha spiegato l’Assessore – ha avuto una storia travagliata, ci sono state diverse delibere e abbiamo una grande volontà di partire velocemente. Finalmente ci sono le condizioni per avviare la rigenerazione urbana, restituiremo alla città 7 ettari di housing sociale e 25 ettari di verde attrezzato. Sarà costruito un nuovo quartiere all’avanguardia, con un’attenzione all’integrazione sociale poiché inseriamo cento appartamenti a un canone calmierato, che si aggiungono a quelli di piazza dei Navigatori, in un quartiere molto prestigioso”.

Le tempistiche

L’area di Tor Marancia sta vivendo un periodo di profonda trasformazione urbanistica e sociale, oltre al progetto sull’ex Fiera di Roma, ci sono altri piani di lavoro in azione che dovrebbero concludersi entro la fine del 2025, quali: la costruzione del complesso di grattacieli adibiti ad alloggi di lusso in Piazza Navigatori denominati la Foresta Romana con annessa area commerciale e il Centro Culturale coabitato dalle scuole del Teatro dell’Opera e dagli spazi civici.

Per quanto riguarda l’ex Fiera di Roma, il bando di concorso internazionale per progettare il piano di lavoro sarà pubblicato entro la fine di quest’anno, il progetto vincitore entro la primavera del 2024. L’obiettivo è aprire i cantieri nel 2025.

La storia della Fiera tra gioie e dolori

La storia dello spazio espositivo nasce nel 1948 per volontà dell’imprenditore Edoardo Squadrilli, il quale sottoscrive un impegno di 26 milioni di lire per costruire il Centro fieristico, finanziato dalla Banca della Cooperazione. Bisognerà però attendere il 1959 per l’inaugurazione sui terreni in via Cristoforo Colombo.

Dopo decenni di prestigio nel 1998 nasce la Fiera di Roma SpA, fondata dalla Camera di Commercio di Roma, dal Comune di Roma e dalla Regione Lazio.
Nel 2001 sono nominati nuovi amministratori che hanno lo scopo di gestire la realizzazione di uno del nuovo polo fieristico che nascerà sull’autostrada Roma-Fiumicino nei pressi di Ponte Galeria.
Il 21 aprile 2004, si aprono i lavori per la realizzazione del nuovo centro fieristico, voluto dalla Giunta Veltroni, un progetto da 400 milioni di euro.

La nuova Fiera è inaugurata nel 2006 e nel tempo non riscontra il successo voluto. Fin da subito è accertato che le fondamenta di alcuni padiglioni sorgono su terreni paludosi che richiedono costante manutenzione, inoltre per i partecipanti si riscontrano molte difficoltà per raggiungere il luogo, sia con mezzi pubblici sia con quelli privati.

Nel frattempo, dal 2005 i vecchi padiglioni di via Cristoforo Colombo vengono utilizzati per tutt’altri scopi: depositi delle schede elettorali e di divise dei vigili del fuoco, alloggi temporanei per alcune famiglie in difficoltà a causa della straordinaria nevicata dell’inverno del 2012 e nello stesso anno per ospitare le montagne di sale che sotto la Giunta Alemanno erano state acquistate per l’emergenza neve.

Nel 2009 alcuni comitati e cittadini della zona rivolgono all’ex Sindaco Walter Veltroni diverse proposte per rigenerare l’area abbandonata. È avallata quella di far nascere La città dei bambini un luogo per i piccoli e le famiglie, con negozi di giocattoli, campi sportivi, spettacoli, ma anche accoglienza per bambini in difficoltà e strutture residenziali per le loro famiglie. Un progetto all’avanguardia ma non molto redditizio, per cui è abbandonato per lasciar spazio al mattone.

Solo oggi, dopo diversi anni di contrattazioni, sono riusciti a mettere un punto a quest’annosa storia. Una vicenda che purtroppo non accontenta tutti gli abitanti del luogo, i quali speravano in qualcosa di meglio rispetto all’ennesima colata di cemento.

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Palladium: vent’anni di gestione Roma tre

 

Quando

Era il 15 ottobre del 2003 quando l’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi arrivò in piazza Bartolomeo Romano, accolto dal Rettore dell’Ateneo Guido Fabiani, per inaugurare la collaborazione dell’Università Roma Tre con lo storico teatro progettato dall’architetto Innocenzo Sabbatini nel 1927. Dopo aver attraversato diverse fasi nel corso del secolo scorso sino alla chiusura nell’estate del 2000, tre anni più tardi, in seguito ad un accurato restauro, il vecchio cinema della Garbatella cominciò a ospitare innumerevoli eventi, spettacoli e iniziative culturali, scongiurando il triste destino a cui sarebbe andato incontro l’edificio, quello di diventare una sala bingo o un’attività prettamente commerciale.

Il ventennale

Oggi, per celebrare i vent’anni di gestione dell’Ateneo, il 14 ottobre è prevista una giornata di festa all’insegna della storia del teatro e del suo rapporto con la Garbatella, in cui verrà mostrato il materiale documentario d’archivio che ha raccolto la Fondazione Roma Tre Teatro Palladium negli ultimi mesi tramite i cittadini e le associazioni del territorio. Il secondo appuntamento verrà realizzato presumibilmente nel mese di aprile alla chiusura della stagione 2023.

Inoltre, da ottobre ripartiranno tutti i progetti della nuova stagione. Tra quelli già noti, dopo il successo degli scorsi anni, si rinnova l’appuntamento con la terza edizione di “Audience Revolution”, un percorso di laboratori e di incontri per le nuove generazioni articolato intorno a quattro spettacoli teatrali che si svolgeranno rispettivamente il 26 ottobre e il 5, 11 e 30 novembre. L’obiettivo dell’iniziativa, realizzata con il sostegno del Ministero della Cultura, è quello di rendere i giovani spettatori dei soggetti attivi e consapevoli, partecipi dell’esperienza teatrale come momento di costruzione personale e di aggregazione sociale. “Audience Revolution è l’utopia di un teatro più partecipativo e meno esclusivo, che vuole riavvicinarsi alla comunità e soprattutto ai più giovani”. Afferma Alessandra De Luca, ideatrice e direttrice artistica del progetto. “Vogliamo scardinare gli stereotipi che si sono costruiti intorno al teatro – spiega – anche per colpa del teatro stesso e cerchiamo di accompagnare gli spettatori con una lente di ingrandimento nelle intercapedini della scena, per far toccare con mano quanto essa può essere non tanto la rappresentazione della realtà – conclude De Luca – quanto l’idea di una realtà possibile che ci parla e ci tocca da vicino”.

Sempre nel campo teatrale, per il secondo anno consecutivo torna “Overground”, la rassegna che riunisce varie compagnie teatrali indipendenti in un unico palinsesto dedicato alle produzioni giovanili, per dare spazio alle proposte artistiche dei gruppi che si muovono fuori dai circuiti ufficiali, portando così il pubblico in un viaggio all’interno della scena emergente romana. Per quanto riguarda il cinema e la musica, invece, è prevista la terza edizione del premio “Movie to Music”, che intende valorizzare i migliori film di argomento musicale, la quinta edizione di “Vite in Musica”, una serie di incontri e proiezioni introdotte da compositori, autori e critici del settore e la terza edizione del “Dams Music Festival”. Infine, a dicembre, in occasione del centenario della nascita di Maria Callas, il teatro proporrà il progetto “Callas cantata” per omaggiare la celebre soprano.

Per maggiori informazioni sulla programmazione è possibile visitare il sito teatropalladium.uniroma3.it

 

Programma inaugurazione

MERCOLEDÌ

15 ottobre 2003

Intervento del Presidente della Repubblica all’inaugurazione del Teatro Palladium ed al successivo concerto del Romaeuropa Festival 2003

19.05

I componenti il Seguito presidenziale lasciano in pulmino il Palazzo del Quirinale (Palazzina) per recarsi al Teatro Palladium (Piazza Bartolomeo Romano, 8), ove giunti vengono accompagnati in una sala di rappresentanza
Pulmino del seguito: Prof.ssa DECARO, Cons. SECHI, Prefetto Dott. ROMANO, Ufficio Stampa.

19.15

Il Presidente della Repubblica e la Signora Ciampi lasciano in auto il Palazzo del Quirinale (Palazzina) per recarsi al Teatro Palladium. La vettura presidenziale è seguita da un’auto con a bordo il Segretario generale della Presidenza della Repubblica.

19.30

Il corteo presidenziale giunge al Teatro Palladium. Disceso dalla vettura all’ingresso del Teatro, il Capo dello Stato è accolto dal Rettore dell’Università degli Studi Roma Tre, Prof. Guido Fabiani, e dal Presidente della Fondazione Romaeuropa, On. Giovanni Pieraccini. Dopo una breve sosta in un salotto di rappresentanza, dove ha luogo l’incontro con il Sindaco di Roma, On. Walter Veltroni, il Presidente della Repubblica e la Signora Ciampi fanno ingresso nella platea del Teatro e prendono posto nelle poltrone loro riservate: indirizzo di saluto del Rettore dell’Università degli Studi Roma Tre, Prof. Guido Fabiani; indirizzo di saluto del Presidente della Fondazione Romaeuropa, On. Giovanni Pieraccini.

19.40

Ha inizio la rappresentazione dell’opera “La Frontière”, in sintesi

LA FRONTIÈRE (Estratti)
Opera per sei voci, nove musicisti ed elettronica. Musica: Philippe Manoury; Libretto: Daniela Langer; Regia: Yoshi Oïda; Pianoforte: Alain Planès. Ensemble Ictus, diretto da Philippe Monoury. Soprano: Virginie Pochon; Contralto: Doris Lamprecht; Baritono: Romain Bischoff; Controtenore: Robert Expert; Baritono: Nigel Smith; Basso: Vincent Le Texier.

20.10

Dopo aver preso congedo dalle Personalità presenti, il Presidente della Repubblica e la Signora Ciampi lasciano il Teatro Palladium per fare rientro in auto al Palazzo del Quirinale. La vettura presidenziale è seguita da un’auto con a bordo il Segretario generale della Presidenza della Repubblica. Subito dopo, i componenti il Seguito presidenziale lasciano a loro volta il Teatro Palladium per fare ritorno in pulmino al Palazzo del Quirinale (Palazzina).

20.25

Il Capo dello Stato e la Signora Ciampi giungono al Palazzo del Quirinale (Palazzina).

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Cambi di casacca nell’aula di via Benedetto Croce. Si dimette Zulli subentra Lucidi

Un nuovo consigliere ha preso posto tra gli scranni dell’aula, un nuovo gruppo si è costituito all’opposizione e qualcuno sta facendo prove generali per passare in maggioranza. Insomma, si muovono le acque in Consiglio municipale.

C’è chi si alza e cambia posto per guardare l’aula da una visuale differente e chi si dimette per fare spazio a nuove energie. Alcuni provano addirittura ad attraversare la sala e vedere cosa succede passando da uno schieramento all’altro, dall’opposizione alla maggioranza. Anche se, poi, prendendo in prestito le parole da un classico della letteratura italiana, tutto cambia perché nulla cambi: per ora, nessuno di questi spostamenti ha determinato terremoti in grado di cambiare i solidi equilibri che tengono allineata a sinistra la maggioranza dell’assemblea che sostiene il Presidente Ciaccheri in Municipio VIII.

Ma andiamo con ordine e partiamo dalla maggioranza.

Enrico Zulli, eletto nella lista di Sinistra Civica Ecologista, ha rassegnato le dimissioni per via di un’importante opportunità lavorativa, che non può conciliarsi con lo svolgimento della consiliatura, per lui che, tra le altre cose, ricopriva la carica di capogruppo. Lascia l’attività di rappresentanza, ma rimarrà comunque un punto di riferimento per il territorio di Roma 70, in cui è cresciuto e ha svolto anni di militanza politica, culturale e sociale. Al suo posto entra Massimo Lucidi, il maestro di Judo della Garbatella nella storica palestra di via Percoto, la Yubikai: fucina di talenti delle arti marziali e grande scuola di vita e di disciplina, con una vocazione ancora fortemente popolare. Un testimone, quindi, che verrà raccolto certamente con la professionalità e la serietà di chi si impegna ogni giorno nelle attività sportive e sociali del territorio, crescendo generazioni di piccoli e grandi atleti. Il ruolo di capogruppo sarà affidato, invece, con ogni probabilità, a Michele Marini, il consigliere che custodisce il suo zoccolo duro di consenso a Largo Veratti, a San Paolo.

Dall’altra parte dell’aula, tra le sedie dell’opposizione, la situazione è tesa.

Dopo una iniziale deviazione per il gruppo misto, un altro consigliere di Roma 70 ha preso la scena compiendo pochi, ma decisivi passi, tra le sedie dell’opposizione. Matteo Bruno, eletto tra le fila del Movimento 5 Stelle e animato da sempre da grande entusiasmo e passione civica, ha seguito un’interessante migrazione, che sta avvenendo anche a livello cittadino, ed è approdato tra le accoglienti braccia di Forza Italia. Non è il solo grillino, infatti, a camminare su questa strada, che sta portando via varie stelle alla compagine M5S romana. Il partito che fu di Silvio Berlusconi, ha lanciato una serrata campagna acquisti sui territori riscuotendo un certo consenso. E in Municipio VIII, non è finita qui.

Un’altra consigliera, infatti, ha seguito un percorso differente, per arrivare nel medesimo punto. E’ Caterina Benetti, eletta nella Lista Calenda, che ha abbandonato la sua postazione, per fondare, insieme a Bruno, il nuovo gruppo di Forza Italia in Municipio VIII. Sarà lei a tenerne le redini in qualità di capogruppo.

Un salto di qualità per la destra del nostro territorio, che dimostra forza attrattiva per le giovani leve del Consiglio municipale. Vedremo ora come questo passaggio inciderà sulla loro attività di opposizione. Per esempio, riguardo alle tematiche ambientali e di viabilità, i progetti ciclabili, su cui nel tempo non avevano mancato di dare battaglia e che ora, stando alla linea nazionale del partito di Tajani -non esattamente ecologista- non dovranno più essere tra le loro priorità.

Indiscrezioni e rumors nell’aula di via Benedetto Croce sibilano che un altro rappresentante del M5S, sia in procinto di lasciare il Movimento per passare con la maggioranza. Se così fosse, a poco meno di metà mandato, il partito di Giuseppe Conte si troverebbe a non avere più rappresentanti nell’assemblea municipale.

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Quel cinema-teatro, il gioiello della Garbatella

Un teatro, un cinema, una sala per musica dal vivo: in quasi un secolo di attività il Palladium ha cambiato mille volti, proprio come lo storico quartiere che tuttora gli gravita attorno.

Edificato nel 1929 su progetto dell’architetto Innocenzo Sabbatini, il monumentale edificio in stile liberty si inserisce all’interno di una borgata in piena espansione. Nello stesso anno vengono infatti completati i Bagni Pubblici e piazza Bartolomeo Romano, il salotto buono della Garbatella, si anima di una serie di storiche attività commerciali come il barbiere Zamiol, l’edicola della sora Amelia, la pompa di benzina e la tabaccheria Scialanga, il bar Foschi. “Fu proprio la compagnia teatrale di mio bisnonno Umberto Capece, dove aveva esordito il giovane Totò – ci racconta in occasione del Centenario del quartiere l’eurodeputato Massimiliano Smeriglio – a debuttare al cinema Garbatella. Capece era Pulcinella e con lui recitò anche la moglie Elodia Gaglioni”.

Sembrano lontani i tempi in cui la borgata giardino si limitava a cinque lotti a ridosso di Piazza Benedetto Brin, un agglomerato di abitazioni senza nemmeno un toponimo definitivo (Concordia? Remuria? come suggeriva il regime, o forse il più diffuso e ormai popolare Garbatella?). Adesso in piazza Bartolomeo Romano corre la prima linea di tram – cui se ne aggiungerà un’altra alla fine degli anni ’40 – e il cinema-teatro già rappresenta un luogo nodale di aggregazione, l’unico centro culturale a disposizione di una comunità che anno dopo anno si fa sempre più viva e coesa.

Le proiezioni domenicali sono un evento. I ragazzi vengono anche da Tormarancia, una folla di lavoratori, bambini e famiglie si dirige verso l’unico svago disponibile in un quartiere gravato da lunghe giornate lavorative, condizioni economiche precarie, abitazioni senza bagni.

È in un ambiente sociale come questo che nasce l’orientamento politico che ha sempre caratterizzato la borgata giardino: basta pensare che il giorno stesso dell’inaugurazione del cinema-teatro Garbatella, si levano dalla platea fischi di protesta nei confronti del propagandistico cinegiornale Luce. Lo stesso giorno un gruppo di giovani fascisti non ottiene dal direttore di entrare gratis alla proiezione e lo minacciano di ritorsioni, di domarlo come hanno fatto con la Garbatella. Nei confronti del Duce fioriscono le manifestazioni di scontento – vengono rinvenuti in quegli anni manifesti inneggianti Matteotti, copie clandestine dell’Unità – che si intensificano a causa del giro di vite rappresentato dall’emanazione delle leggi speciali del ’26.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre, i sentimenti antifascisti deflagrano. Attività partigiane ripetute rendono Garbatella e Ostiense tra i quartieri più resistenti di Roma: lo stesso Palladium rimane coinvolto. Il 6 dicembre 1943 dal tetto della sala, aperto per consentire il ricambio d’aria, piovono volantini del movimento comunista Bandiera Rossa. Poco dopo, il 3 aprile 1944, a seguito di un’anonima delazione, viene scoperto un deposito d’armi proprio dietro lo storico teatro, all’interno del lotto 12. Al termine del conflitto mondiale l’atmosfera si distende, anche se solo in apparenza. Da una parte proliferano i cantieri lungo via Ostiense e via Cristoforo Colombo, conferendo a Garbatella l’aspetto che oggi conosciamo e inserendola a pieno titolo nella tessitura metropolitana dell’Urbe. D’altra parte, il Palladium diventa testimone muto di una delle giornate più pregnanti nella storia collettiva del quartiere. Il 26 maggio 1970, mentre all’Eur è convocato il consiglio generale della Nato, mentre nel mondo cresce la protesta contro la guerra in Vietnam, una manifestazione guidata dai movimenti dell’estrema sinistra si spinge fino a piazza Bartolomeo Romano. Gli scontri hanno luogo proprio davanti all’armoniosa architettura del teatro, coinvolgendo attivamente anche numerosi cittadini.

Intanto cresce il disagio. È un periodo difficile, segnato dalla piaga dell’eroina e del degrado. Il Palladium è declassato prima a cinema a luci rosse, emblema dello squallore e dell’abbandono delle periferie, poi a sala per musica dal vivo. Ciononostante, non demorde. Non perde il suo valore aggregativo: è qui che i cittadini si riuniscono, è qui che si riconoscono. Come il 6 maggio 1988, quando oltre mille persone si riuniscono all’interno dello storico teatro per discutere il problema del degrado delle abitazioni e degli affitti. Poco dopo, nel ’91, entra in vigore una legge regionale che mette in vendita 2.350 alloggi Iacp (Istituto Autonomo Case Popolari), dando una svolta alla vita di molti “garbatellani”.

Il Palladium ha attraversato il secolo scorso quasi per intero e ne ha rappresentato, di riflesso, i momenti salienti. Il 4 dicembre 2001 si chiude un intero capitolo della sua storia. E se ne apre un altro: lo storico teatro di Garbatella passa alla Terza Università romana, sotto il rettorato di Guido Fabiani, ospitando attività rivolte all’ateneo e alla cittadinanza.

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Quel ponticello di legno su via delle Sette Chiese

di Giorgio Guidoni

Comparazione 1930 – 2023 - lotto 4, ponticello e, sullo sfondo, lotto 6
Comparazione 1930 – 2023 – lotto 4, ponticello e, sullo sfondo, lotto 6

La storia

C’era una volta un piccolo ponte di legno. Era stato costruito nel 1923, subito dopo la realizzazione delle cosiddette “Case rapide” – i lotti 6 e 7 di via Sant’ Adautto – per collegarli con la piazza principale della Borgata Concordia Garbatella intitolata a Benedetto Brin, attraverso il lotto 4, uno di quelli abbattuti alla fine degli anni Cinquanta. Più che un ponte era una passerella pedonale transitabile solo a piedi, costruita sopra via delle Sette Chiese, l’antica via dei pellegrini. Era la continuazione di via Santa Emerita, nota anche come Merita, la vergine romana martirizzata durante la persecuzione dell’imperatore Valeriano (253-260 d.c.), venerata nel vicino cimitero paleocristiano di Commodilla.

Il ponticello accompagnò la vita degli abitanti per diversi decenni e superò indenne anche le insidie della seconda guerra mondiale. Durante l’occupazione dei tedeschi, le memorie di Libero Natalini, uomo di punta della Resistenza locale, raccontano che “Lella” Chiatti, l’infermiera che abitava in via di Santa Emerita in una casa con loggetta a ridosso e con vista proprio sul ponte, riuscì ad avvisare Libero di allontanarsi immediatamente. Lo fece proprio da quel benedetto ponticello, sbracciandosi alla vista del partigiano che si avvicinava. Qualche ora prima gli sgherri della banda Koch, dopo la cantata sotto tortura di un arrestato, erano stati a cercarlo a casa, avevano interrogato e minacciato la portiera del lotto 4, dove abitava. Libero Natalini rientrava dalla riunione della sera prima del gruppo operativo della settima zona dei GAP (Gruppi di Azione Patriottica – un’organizzazione dell’epoca combattente contro i nazifascisti), a casa della suocera di Gastone Mazzoni, detto “Er Cipolla”. Aveva dormito fuori casa proprio perché era stato avvisato di movimenti di tedeschi alla Garbatella da Alberto Polimanti, un patriota della Garbatella. Un altro ricercato dai tedeschi era Reval Romani, il facchino dei mercati generali, amico di Libero che abitava in quei lotti su via delle Sette Chiese.

Il dopoguerra

Nel dopoguerra il ponticello continuò ad esistere fino al 1959-1960, quando l’Istituto Autonomo per le Case Popolari si accordò con il Banco di Santo Spirito per vendere nuove villette di lusso agli impiegati dell’Istituto di Credito, abitazioni che sarebbero sorte nelle aree in cui erano edificati i pittoreschi lotti 1,2 e 4. I proventi di tale speculazione, circa 9 miliardi di lire dell’epoca, sarebbero stati utilizzati dallo IACP per costruire nuove abitazioni in zona Pietralata. La realizzazione del progetto ebbe inizio con gli sfratti dei residenti. Gli abitanti dei lotti furono invitati, anche con minacce e intimidazioni anonime, a lasciare i loro alloggi per trasferirsi in altre zone della città. Lo IACP cominciò a murare le finestre delle villette e poi a demolirle, così il ponticello perse il suo ruolo di collegamento e cadde in disuso. Gli abitanti di zona e le forze di sinistra, però, protestarono vivacemente, tanto che la notizia arrivò al Principe Torlonia, erede di quella famiglia che era stata espropriata dei propri terreni dall’Ente Marittimo e Industriale di Paolo Orlando, per edificare abitazioni ad uso edilizia popolare, destinate agli operai della nascente zona industriale. Il Principe fece ricorso ed ebbe la meglio, cosicché lo IACP dovette bloccare il progetto.

La famiglia Natalini sul ponticello di legno, sullo sfondo edificio ex lotto 4
La famiglia Natalini sul ponticello di legno, sullo sfondo edificio ex lotto 4

Anni sessanta

Nei primi anni Sessanta il ponticello ormai inutilizzato, coperto dai rovi e divenuto pericolante in assenza di manutenzione, fu abbattuto. Fu solo nel 1994 che la superficie dei lotti demoliti fu destinata a giardini, con la realizzazione di un parco pubblico e di una pista di pattinaggio. Oggi l’area è sede di importanti eventi culturali all’aperto, soprattutto durante il periodo estivo. Agli inizi del 2000, quando Walter Veltroni era sindaco di Roma, si parlò della ricostruzione del vecchio ponticello. Il Sindaco ed altri membri della giunta capitolina effettuarono un sopralluogo per valutare, insieme ai residenti, la fattibilità dell’intervento. Furono proprio gli abitanti della zona a non essere d’accordo, per evitare un transito indesiderato all’interno di quest’area amena, come sospesa su una nuvola, lontana dai rumori del traffico. Oggi di quel ponticello non rimangono che i ricordi degli abitanti più anziani e qualche reperto fotografico. Nel 1990 via di Santa Emerita venne ufficialmente eliminata dalla toponomastica di Roma perché non più utilizzata. La targa con il nome della strada è tuttavia rimasta ed è visibile ancora oggi nello stesso luogo in cui era stata posta quasi un secolo fa, all’angolo con via Sant’ Adautto.

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Addio ad Augusta, storica cuoca de “La nuova cantinetta”

C’era tantissima gente ai funerali di Augusta a Dragona, dove abitava insieme alla sua famiglia. E c’erano anche molti di quei cittadini della Garbatella che frequentano abitualmente o saltuariamente la trattoria romana di via Basilio Brollo.

Augusta, la cuoca storica de La Nuova Cantinetta, se ne è andata il 17 settembre dopo una breve e implacabile malattia.
Nata nel 1941 a Montefortino (in provincia di Fermo, all’epoca provincia di Ascoli Piceno) nelle “Marche zozze” – come amava raccontare con un sottile sarcasmo tipico di chi aveva affrontato l’esistenza duramente – in una numerosissima famiglia di contadini, la vita l’aveva portata prima a Configno, frazione di Amatrice, per poi giungere nella Capitale. Anche al Testaccio, dove aveva vissuto per diversi anni, insieme alla sua famiglia, era amata e conosciuta.

Ogni giorno, dal 1997, è sempre stata ai fornelli di quella piccola cucina, nel cuore della Garbatella, da dove aveva sfornato i migliori piatti della tradizione romana con cura e maestria.
Con la sua arte aveva cominciato da subito a far parlare di sé, tanto che i suoi rigatoni con la pajata, o la sua amatriciana o la sua gricia, erano conosciuti un po’ in tutta Roma.
I commensali della trattoria la ricordano anche perché aveva un sorriso per tutti, non soltanto per chi si affacciava in cucina per farle i complimenti o semplicemente per porgerle un rapido saluto mentre era al lavoro.

Alla figlia Jolanda, al genero Paolo e al nipote Pietro le condoglianze della redazione di Cara Garbatella.

 

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Rievocato il bicentenario dell’incendio della Basilica di San Paolo fuori le mura

Quando

In una notte d’estate di duecento anni fa bruciava la Basilica di San Paolo. Tra il 15 e il 16 luglio del 1823, infatti, andò a fuoco il tetto del tempio più grande di Roma dopo quello di San Pietro in Vaticano, provocando danni ingenti alla struttura religiosa. Nel luglio scorso è stata proprio l’Università Roma Tre a rievocare il bicentenario del catastrofico rogo con una conferenza “San Paolo infiamma” nel giardino del Parco Schuster, a poche decine di metri dall’imponente chiesa.

Il disastro, all’epoca, impressionò anche il poeta Giacomo Leopardi, che parlò di “ una disgrazia veramente europea”; l’incendio, infatti, si consumò in poche ore e arrecò gravi e ingenti danni alla chiesa.

Chi ne parlò all’epoca

Della sciagura parlò persino Stendhal nelle sue Passeggiate romane. Patrizia Burdi, nella sua Storia della Basilica di San Paolo fuori le mura, riporta quanto annotava lo scrittore francese, amante del Bel Paese, all’indomani  dell’immane rogo: “ Io visitai San Paolo il giorno dopo l’incendio. Ne ebbi un’impressione di severa beltà, triste quanto la musica di Mozart. Erano ancora vive le vestigia dolorose e terribili della sciagura; la chiesa era ancora ingombra di nere travi fumanti, semibruciate; i fusti delle colonne, spaccati per tutta la loro lunghezza, minacciavano a ogni istante di cadere. I romani costernati, erano andati in massa a vedere la chiesa incendiata. E’ uno dei più grandiosi spettacoli che io abbia mai visto”.

Delle fiamme si accorse un vaccaro, Domenico Perna, mentre portava le sue mucche al pascolo (la zona dove sorgeva la Basilica era all’epoca tutta campagna). Egli udì un boato molto forte, si spostò per vedere e, scorgendo l’imponente chiesa avvolta dalle fiamme, dette l’allarme.

Purtroppo i soccorsi arrivarono con un ritardo di circa tre ore e il forte vento che quella notte tirava alimentò ulteriormente l’incendio.

Il tetto della Basilica andò completamente a fuoco; si salvarono solo il transetto, la tela di Arnolfo Di Cambio, il ciborio medievale e l’abside.

Al Papa Pio VII, già gravemente malato, non si disse nulla dell’accaduto, tanto che egli morì di lì a poco senza sapere niente.

Il cardinale Enrico Consalvi, segretario di Stato, dopo la morte del Papa, ereditò il gravoso compito di indagare sulle cause del rogo e su chi lo avesse provocato.

Le origini dell’incendio

Sulle origini dell’incendio furono formulate molte ipotesi, alcune alquanto fantasiose, ma nessuna di esse si rivelò completamente convincente. Le cronache del tempo liquidarono la questione attribuendo la causa del rogo alla negligenza di alcuni stagnini, che stavano restaurando il tetto della Basilica e che avrebbero fatto cadere inavvertitamente il fuoco di alcuni fornelli utilizzati per riscaldare ferri che servivano per liquefare lo stagno.

Secondo l’architetto Marcello Zalonis, puntiglioso studioso della storia del territorio di San Paolo,  questa ipotesi sarebbe priva di sostanziale fondamento, perché nel mese di luglio si faceva notte tardi e gli operai avevano presumibilmente lasciato le impalcature alle ore  venti, mentre l’ incendio si sarebbe verificato alle ore quattro del mattino successivo.

I fornelli usati dagli “stagnini” erano alimentati con il carbone di legna, materiale che bruciava senza fiamma per un tempo limitato ( da una a due ore). Il fuoco, quindi, non avrebbe potuto covare per circa otto ore ( tempo intercorso  dal momento che gli operai avevano lasciato il lavoro e quello in cui l’ incendio era divampato), a meno che ci fosse stata “una manina sacrilega” che lo avesse deliberatamente acceso.

Chi erano i sospettati

Zalonis faceva una considerazione importante al riguardo: gli operai non avrebbero avuto interesse a far scoppiare l’incendio per non perdere il lavoro e rischiare di finire per tutta la vita nelle galere papali. L’ipotesi più probabile potrebbe essere quella che a compiere l’atto fosse stato un gruppo di neo-Carbonari, provenienti dal Nord, che si erano infiltrati nella Roma papalina.

Molti di loro, infatti, erano stati arrestati e avevano giurato di vendicarsi, tanto più che il papa Pio VII nel 1821 aveva emanato la bolla “Ecclesiam a Jesu Cristo”, con la quale si mettevano in guardia i fedeli dal credere alle parole di costoro (Carbonari), che “si presentavano come agnelli mentre erano lupi rapaci”. Essi appartenevano a società segrete, odiavano profondamente la Chiesa ed erano capeggiati dal Rettore e dal Gran Maestro.

Probabilmente i Carbonari avevano appiccato il fuoco alla Basilica a scopo dimostrativo,  avevano scelto il momento in cui la Chiesa veniva restaurata e quindi erano presenti i ponteggi su cui ci si poteva arrampicare. Inoltre, in quella stagione, l’imponente edificio religioso era quasi deserto, perché  i preti erano quasi tutti partiti per le vacanze. Gli attentatori forse pensarono che l’incendio sarebbe stato domato in breve tempo; resisi  conto in seguito dell’enormità dei danni provocati, fuggirono lontano senza rivendicare l’azione.

L’inchiesta

Il cardinale Consalvi e la Commissione d’inchiesta nominata ad hoc, sulla base delle indagini svolte, pur avendo probabilmente la convinzione che dietro l’incendio ci fosse stato un attentato, decisero di attribuirlo all’imperizia di alcuni operai.

Questa fu la scelta dettata dal momento più che delicato per il Papato, sede vacante per la morte di Pio VII. La Chiesa temeva, inoltre, le influenze politiche da parte delle potenze europee, e il dilagare dell’indignazione dei fedeli particolarmente affezionati alla Basilica.

Il nuovo pontefice Leone XII prese in mano la situazione e decise di chiamare a raccolta i cristiani per una colletta universale finalizzata alla ricostruzione della Basilica.  A questo scopo il 25 gennaio 1825, giorno di festa per la ricorrenza della conversione di San Paolo, emanò l’enciclica “Ad Plurimas” .

La ricostruzione

Quasi per miracolo i contributi arrivarono da ogni dove, anche da parte di musulmani e di persone di altre fedi. Alcune di queste donazioni furono di grande pregio, come le finestre e le colonne di alabastro offerte dal re d’Egitto Fouad I e dal vicerè Mohammed Alì, e i blocchi di malachite e lapislazzuli devoluti dallo zar di Russia, Nicola I.

Tra l’altro nell’anno 1825 a Roma ricorreva anche il Giubileo. I lavori di ricostruzione durarono parecchi anni.  La Basilica di San Paolo fu riconsacrata il 10 dicembre 1854 da Papa Pio IX. E’ interessante notare che solo due giorni prima di tale data ( 8 dicembre) lo stesso Papa aveva proclamato il dogma dell’Immacolata Concezione con la bolla “Inneffabilis Deus”.

La storia dell’incendio della Basilica potrebbe apparire come un evento eccezionale , ma questa convinzione è stata fugata di recente per  il rogo che ha interessato la chiesa di “Notre Dame” a Parigi.  Anche in questo caso i danni sono stati molto ingenti e le cause  non sono state ancora accertate, a testimonianza di quanto le grandi opere artistiche possono essere stupende ma contemporaneamente anche molto fragili.

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Cantieri aperti in VIII municipio

RESTYLING A VIALE MASSAIA, PIAZZA BARTOLOMEO ROMANO E A VIA DELLE CONCE

di Stefano Baiocchi

Procedono secondo tabella i lavori di rifacimento e riqualificazione di viale Guglielmo Massaia storica arteria della Garbatella che collega Piazza Michele da Carbonara con piazza Oderico da Pordenone. Già da adesso, soprattutto per i pedoni e gli abitanti della zona, il viale ha decisamente un aspetto più sicuro.

La novità, oltre all’ampliamento in corrispondenza degli attraversamenti pedonali, è stata la realizzazione di moli di fermata per i mezzi pubblici. Quando termineranno gli interventi sui marciapiedi, si andrà avanti con la risistemazione delle alberature.
In ultimo si provvederà al rifacimento totale del fondo stradale e dell’asfalto e all’istallazione di una nuova e moderna segnaletica orizzontale. Il cantiere dovrebbe chiudersi intorno a metà gennaio, in caso di maltempo, cosa non affatto escluse considerando novembre e dicembre, l’ultimazione dei lavori potrebbe slittare di qualche giorno. Il costo dell’opera si aggira intorno ai 720 mila euro.

Sono in dirittura d’arrivo i lavori in Piazza Bartolomeo Romano dove si sta provvedendo alla creazione di una rotatoria al centro della piazza. Un intervento molto apprezzato dai cittadini e dai residenti della zona che ogni giorno, ma soprattutto nei fine settimana, si trovano l’area invasa dalle auto parcheggiate maldestramente. Spesso la sosta selvaggia – come nel nostro caso – rende pericolosissima la circolazione per automobilisti, motociclisti e pedoni. Lo spiazzo davanti al Palladium è stato spesso teatro di incidenti, anche gravi, legati spesso all’imprudenza e all’eccessiva velocità, ma anche alla scarsa visibilità determinata dalle auto lasciate in sosta dai numerosi frequentatori dei locali della zona.
A breve l’area avrà senz’altro un aspetto migliore, più ordinato e più sicuro.

Gli interventi in Piazza Bartolomeo Romano – costati intorno ai 220 mila euro – hanno visto anche la creazione di canali di scolo sui marciapiedi in modo da evitare la formazione di pericolose pozze in caso di pioggia. Non si è trattato quindi di piazzare un “semplice rotatoria”, ma di ristrutturare anche i marciapiedi e allargando anche una parte della carreggiata all’intersezione con via Edgardo Ferrati.

All’Ostiense dovrebbero partire entro la fine di ottobre i lavori di riqualificazione di via delle Conce, importante strada di collegamento con il primo municipio e nello specifico con il Testaccio. Oltre al fondo e all’asfalto si provvederà al rifacimento completo dei marciapiedi.
Parliamo di un tratto di circa 250 metri di strada che collega via del Porto Fluviale con Piazza Vittorio Bottego.
Una piccola porzione di via delle Conce, come è noto, è oltrepassata dal ponte della linea ferroviaria tirrenica. Alcuni interventi – fa sapere Luca Gasperini, assessore ai lavori pubblici dell’VIII Municipio – si concentreranno proprio nel tunnel del ponte ferroviario, dove sarà messo in completa sicurezza il passaggio pedonale anche con il rifacimento totale della segnaletica. Inoltre saranno disposte delle reti anti piccione, considerando che in alcuni orari la zona non è fruibile dai pedoni a causa delle deiezioni di questi volatili.

Nonostante l’interruzione del Ponte dell’Industria – la cui chiusura si protrarrà sino a settembre 2024 – e l’aumento sensibile del flusso dei veicoli che come alternativa utilizzano Ponte Testaccio, questi lavori non avranno nessun impatto negativo per la viabilità poiché non è prevista l’interruzione, anche parziale, della strada.

 

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Certi amori non finiscono: il Città Futura Basket annuncia il ritorno di Daniele Bonessio

di Iacopo Smeriglio

Era il dicembre 2004 e Daniele Bonessio esordiva in Serie A di Basket con la maglia della Virtus Roma. Capitani coraggiosi crescono. Con queste parole Gianni Rivolta, sulle pagine del nostro giornale, raccontava il salto di categoria di una giovanissima promessa della Garbatella. Il sogno di giovane cestista diventava realtà. Oggi, quasi vent’anni dopo, il giocatore classe ’88 torna a calcare il campo, ed è quello della sua prima casa.

“Il Città Futura Basket è lieto di annunciare che Daniele Bonessio sarà un nuovo giocatore della Serie C Unica allenata da coach Massimo Baralla per la stagione sportiva 2023/2024”.

Il comunicato ufficiale è arrivato dalla pagina Facebook della squadra a metà settembre.

Una lunga carriera iniziata proprio su questo parquet, da giovanissimo. Erano i tempi del Pool Eurobasket, quando nel 2002, nemmeno quindicenne, portava a canestro ben 42 punti contro la Scavolini Pesaro accendendo i riflettori su di sé, in una finale nazionale giocata a Verona.

Di lì a poco, quel ragazzo dalla stoffa differente, alto quasi due metri, entrava in campo con la maglia della Virtus Roma, scelto fra tanti per rafforzare le fila del settore giovanile della squadra all’epoca guidata da coach Bucchi. Un legame indissolubile, però, l’ha sempre tenuto stretto al nostro territorio e agli spalti del Pala Avenali. Imola, Jesi, Ostuni, Barcellona Pozzo di Gotto, Bari, Casalpusterlengo, Matera. Questi sono solo alcuni dei parquet in cui una lunga carriera l’ha portato ad indossare i colori di molte squadre di livello.

“L’emozione di tornare a vestire la mia prima maglia è indescrivibile. In tutta la mia carriera – ha raccontato Daniele Bonessio in una dichiarazione rilasciata sui social dopo l’annuncio – ho sempre portato il Città Futura Basket sulla mia pelle e credo che non ci sia cosa più bella di tornare a casa. Negli ultimi due anni ho desiderato tanto scendere in campo con i protagonisti della nostra Serie D. Sono grato a loro e a coach Baralla per aver riportato un grande pubblico sugli spalti del Pala Avenali”.

Non si risparmia, insomma, e definisce subito obiettivi chiari per la stagione appena cominciata. Immancabili, poi, in chiusura i ringraziamenti alla famiglia. “Ora c’è un nuovo capitolo da scrivere. Sarà un campionato lungo e con una formula che non ti permette passi falsi, ma credo che potremo dire la nostra. Ci tengo a ringraziare la mia famiglia per tutti i sacrifici fatti per questo club e sono sicuro che i miei nonni da lassù saranno felici di vedermi con la 17 biancorossa e come sempre saranno i primi tifosi del Città Futura”.

L’esperienza di un pivot che ha giocato nei palazzetti della Serie A2 e della Serie B per un’intera carriera, servirà non poco ai ragazzi della squadra salita lo scorso anno in C Unica, dopo una stagione intensa e con un tifo al cardiopalma, che ha riempito il palazzetto partita dopo partita.

“La presenza di Bonny” – dice, infatti, il coach Massimo Baralla in una nota rilasciata dalla società – “sarà da stimolo per tutto il nostro ambiente, che potrà tifare e vedere da vicino il proprio campione e amico. Il suo entusiasmo sarà un grande esempio per i ragazzi del Settore Giovanile. Oltre a caricarsi sulle spalle il ruolo di leader, Daniele ci darà una dimensione interna importante e con le sue doti di passatore può regalare grandi opportunità a tutti gli altri”.

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Si ritorna sui banchi di scuola tra vecchi e nuovi disagi

di Giuliano Marotta (ottobre 2023).

A Roma 310 mila tra studenti e studentesse e circa 50 mila docenti, sono rientrati in classe dopo la pausa estiva. Abbiamo contattato la collettività che ruota intorno ai giovani delle scuole primarie e secondarie di primo grado di alcuni istituti pubblici del Municipio Roma VIII: “Come è iniziato quest’anno scolastico?

Genitori: aumento dei libri di testo

Arriva settembre e ricomincia la spasmodica attività del gruppo WhatsApp dei genitori che, per chi ha almeno un figlio a scuola, è croce e delizia fra annunci di compleanni, malattie che girano e richieste di compiti vari. Nella top tre degli argomenti più dibattuti di questo inizio anno c’è sicuramente l’aumento smisurato dei prezzi dei libri di testo e della cancelleria, che segna in media un 20% in più sul bilancio casalingo.

Molto apprezzata è invece l’iniziativa Back to the School promossa dall’Atac, che permette a tutti i minori di 19 anni di usufruire di un abbonamento annuale per viaggiare sui mezzi pubblici al costo di cinquanta euro.

Per la gioia degli studenti, ma un po’ meno per chi si occupa di loro, nel primo mese di scuola non si è svolto il tempo pieno. A causa della mancata assegnazione delle cattedre e della carenza del personale Ata, molti genitori si sono dovuti organizzare per sopperire all’orario ridotto.

Crea ancora difficoltà la mancanza di alcuni assistenti alla comunicazione e all’autonomia, figure professionali assegnate dalla Regione Lazio, che forniscono supporto agli studenti con disabilità sensoriale, psico-fisica o disturbo dello spettro autistico.

Insegnanti: inadeguatezza degli ambienti scolastici

Dal confronto con i docenti emerge tra le maggiori difficoltà riscontrate, l’inadeguatezza degli ambienti scolastici, che nella maggior parte dei casi presentano problemi strutturali mai risolti. Nelle scuole Macinghi Strozzi, di Piazza Damiano Sauli (Garbatella) e Carlo Alberto Dalla Chiesa (Grotta Perfetta) ci hanno riferito del livello di manutenzione insufficiente e dello stato in cui versano le strutture: plafoniere senza luci, acqua che gocciola dai soffitti quando piove, muri scrostati, serrande rotte e incuria degli spazi aperti. Gli insegnanti, inoltre, sono costretti ad organizzare collette per l’acquisto di numerosi materiali scolastici fondamentali.

A fronte di questo stato di necessità in cui si trovano varie scuole, la dirigenza dovrà presentare un piano spese finalizzato all’uso dei finanziamenti del Pnrr per il progetto Scuola 4.0, che sono però destinati ad interventi per garantire innovazione tecnologica. Molte scuole del Municipio, infatti, riceveranno un finanziamento di circa 150 mila euro per l’acquisto di materiali informatici e per la progettazione di ambienti di apprendimento innovativi.

Amministrazione

Via Antonino Pio, la strada che costeggia l’Istituto Malaspina nel quartiere San Paolo, per una mattina si è trasformata in una grande isola pedonale, a seguito di un’iniziativa municipale volta a promuovere la sostenibilità e la sicurezza stradale, che presto verrà replicata negli spazi antistanti altri plessi scolastici. Francesca Vetrugno, l’assessora municipale alle Politiche Scolastiche ed Educative, sta lavorando per la riqualificazione degli ingressi scolastici del liceo Caravaggio, della succursale del Socrate a Tor Marancia e della Poggiali Spizzichino a Montagnola, affinché questi spazi possano essere vissuti come luoghi di aggregazione sicuri e non solo come passaggi di transito circondati da autovetture.

Per quanto riguarda le strutture, durante l’estate l’assessorato ha avviato i lavori nella scuola Principe di Piemonte, per una spesa di circa un milione di euro. La ristrutturazione ha interessato perlopiù l’impianto fognario ed elettrico.

Alla Poggiali Spizzichino plesso Raimondi, invece, stanno terminando i lavori di manutenzione di tutti gli ambienti scolastici, con la trasformazione di un magazzino polveroso in una spaziosa biblioteca. Un avamposto culturale dedicato a Don Andrea Gallo, che ben presto verrà aperto a tutto il territorio.

Associazionismo: le Scuole popolari

La scuola e i genitori possono fare affidamento su una rete territoriale di volontari che si occupa gratuitamente dei giovani in orari extrascolastici. Un esempio virtuoso è la Scuola Popolare Sciangai a Tor Marancia, che quest’anno festeggia il sesto anno di attività; nelle ex aule della scuola  dell’infanzia Mappamondo in viale Odescalchi, il martedì e il venerdì pomeriggio sono dedicati all’assistenza allo studio, a laboratori formativi e a passeggiate conoscitive del territorio, cui partecipano circa quaranta bambini e bambine delle scuole primarie e secondarie di primo grado.

Nota di merito anche per le attività svolte dal Circolo Che Guevara a Montagnola, che propone diversi corsi d’italiano per stranieri (sia adulti sia minori) e quotidianamente, in orario pomeridiano, uno sportello per l’aiuto compiti.

Sempre a Montagnola è presente il Gruppo Orto Solidale degli Orti Urbani Tre Fontane, che all’interno degli spazi della Poggiali Spizzichino di via Benedetto Croce, svolge tutti i venerdì pomeriggio, supporto allo studio per chi frequenta le elementari e in contemporanea insegna alle madri straniere la lingua italiana.

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È scaccomania a La Villetta della Garbatella

Serie tv, libri e giochi online, negli ultimi anni gli scacchi sono tornati di moda e hanno reclutato sempre più estimatori, soprattutto tra i più giovani.
La passione per gli scacchi trova sfogo anche alla Garbatella, dove c’è chi tra quelle sessantaquattro caselle bianche e nere impara a muovere i pezzi e nuove strategie. Nello spazio esterno de la Villetta, infatti, tutti i martedì (dalle 16:45 alle 18:15) l’Asd Quattro Torri tiene un apprezzato corso per bambini/e e ragazzi/e.
Gli istruttori si districano tra i tavoli spiegando i segreti del gioco sia ai principianti che ai più esperti. Alla fine di ogni lezione, a partire dalle ore 19:00 e per poco più di un paio d’ore, la Villetta apre le porte a tutti gli appassionati ed appassionate del gioco di qualsiasi età e Garbatella Scacchi organizza dei tornei che alternano di settimana in settimana varie cadenze di gioco (5′, 10′ o 5’+3″).

Torneo di scacchi a La Villetta

Oltre a divertire, il gioco favorisce le abilità cognitive e agisce come modificatore di alcune aree cerebrali che amplia la capacità di ragionamento, pianificazione e attenzione. Qualità apprezzate dalle scuole che inseriscono sempre di più questa disciplina tra le attività curriculari o tra quelle pomeridiane, riscontrando buone ripercussioni anche sullo sviluppo emotivo, etico e sociale, soprattutto rispetto alle relazioni tra pari.

Accenni di storia sugli scacchi

Quello degli scacchi è un gioco antichissimo, nato presumibilmente in India intorno all’800 d.C. e diffusosi poco tempo dopo nell’Europa meridionale, grazie all’influenza degli arabi.
In Italia, come riportano testimonianze dei secoli precedenti, il primo scacco al re non fu certo quello che Gaetano Bresci nel 1900 rifilò al cuore di Umberto I di Savoia. Ce lo confermano il Codice 38 di Ivrea, il più antico documento europeo scritto nel quale si discorre di scacchi, ed i Pezzi di Venafro, undici tozzi di osso di animale rinvenuti in Molise che erano utilizzati per un gioco da tavola simile agli scacchi risalanti all’alto Medioevo.
Per informazioni e iscrizioni: scacchigarbatella@gmail.com oppure Instagram: @garbatellascacchi

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“Sogno di una notte di fine estate”

Anna Di Cesare

Otto band sul palco e una folla di giovani nell’enorme spiazzo di Propaganda Schuster. Questa è la scena che si è svolta ieri, 29 settembre, quando intorno alle 19:30 dal parco di San Paolo si sono levate le note di un concerto in ricordo di Francesco Valdiserri, il diciottenne morto lo scorso 19 ottobre a seguito di un incidente stradale sulla Cristoforo Colombo, all’altezza di via Giustiniano Imperatore. Francesco stava camminando sul marciapiede quando una macchina, sbandando, lo investì: una vicenda che si è fatta emblema della pericolosità delle nostre strade. Da quel doloroso momento le commemorazioni non si contano, anche grazie all’impegno dei genitori Paola e Luca.

Gli interventi

Durante la serata – che, parafrasando la nota opera di Shakespeare, prende il nome di “Sogno di una notte di fine estate” – sono salite sul palco sette band giovanili locali – Neue Ara, Sutura, Rapacio Band, Cosmonauti Borghesi, Purple Light, Cateepp, 16jpegCBR320 – e non potevano mancare gli Origami Smiles, il gruppo musicale fondato dallo stesso Francesco.

“Voglio ringraziare i ragazzi sul palco” è intervenuta a metà concerto Paola Di Caro, madre di Francesco. “Noi non saremmo qui se loro non ci avessero trasmesso la vita di cui avevamo bisogno.In certi momenti o ti arriva qualcosa che ti fa guardare il futuro o ti fermi.”

“Di serate a Propaganda Schuster ne ho viste tantissime, ma questa è particolarmente emozionante” ha proseguito Amedeo Ciaccheri, presidente del Municipio VIII. “È da tanto tempo che io, Luca e Paola immaginiamo questa serata, con tanto amore e soprattutto so che c’è anche tanto amore vostro” ha continuato, rivolgendosi al giovane pubblico, tra cui molti amici, compagni di scuola e conoscenti del ragazzo.

“Noi questa sera siamo qui per ricordare un ragazzo la cui vita è stata falciata all’improvviso, come farlo?” sono infine le parole di Miguel Gotor, assessore alla cultura del Comune di Roma. “Il modo migliore è attraverso la sua passione, che è stata e sempre sarà la musica. Paola e Luca” ha concluso, “stanno cercando di trasformare un dolore indicibile attraverso il loro impegno quotidiano e attraverso la musica, che secondo me è la cosa umana che più unisce il finito all’infinito.”

Foto di Paola Borghesi

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Un murales per Rosaria Lopez

“Per non dimenticare”: a 48 anni da quel tragico fatto passato alla cronaca nera come il “massacro del Circeo” il 29 settembre alle ore 17,00 sarà presentato alla cittadinanza un murales dedicato a Rosaria Lopez, nel parco a lei dedicato alla Montagnola, dove verrà piantumato anche un albero di melograno donato dal Municipio.

L’autore dell’opera è Paolo Colasanti, lo stesso artista che ha realizzato quello intitolato a Donatella Colasanti, che riuscì a scampare a quei giorni di sevizie e torture perpetrati con estrema crudeltà da parte dei tre rampolli della Roma bene, nonché neofascisti: Andrea Ghira, Angelo Izzo e Gianni Guido.

Rosaria Lopez

Il giorno dopo alla stessa ora l’associazione Il Tempo ritrovato e il Comitato delle Fate replicheranno la manifestazione con la lettura delle poesie di Donatella Colasanti al parco situato tra via di Villa di Lucina e viale Giustiniano Imperatore. Parteciperà in rappresentanza del Municipio VIII l’assessora alla Cultura Maya Vetri.

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Cambi di casacca in Municipio: Matteo Bruno e Caterina Benetti passano a Forza Italia

Di Iacopo Smeriglio

Forza Italia fa campagna acquisti tra le fila dell’opposizione nell’aula del Consiglio Municipale di via Benedetto Croce. A cambiare casacca, in questi giorni, sono stati Matteo Bruno, eletto in quota Movimento 5 Stelle, e Caterina Benetti, della Lista Calenda. Nonostante le diverse provenienze, infatti, hanno ufficializzato in una conferenza stampa congiunta il passaggio tra le fila di Forza Italia. A quanto si apprende, sarà poi Caterina Benetti a svolgere il ruolo di capogruppo.

Non cambieranno di molto gli equilibri dell’assemblea municipale, poiché entrambi già sedevano tra gli scranni dell’opposizione. È, tuttavia, un segnale politico importante: la destra si rafforza accaparrandosi due giovani consiglieri e dimostrando di saper ancora avvicinare nuove leve. In questa direzione sono andate le parole di Matteo Bruno, in una nota a margine della conferenza stampa, che ha visto la partecipazione del Ministro degli Esteri Antonio Tajani, oggi Segretario Nazionale del partito che un tempo fu di Silvio Berlusconi.

“Forza Italia in questo processo di rinnovamento si conferma una forza attrattiva per giovani e amministratori locali. La nostra stella polare sarà Antonio Tajani, leader serio, preparato, capace e competente.”

Ringraziamenti ai dirigenti di Forza Italia sono arrivati anche da Caterina Benetti, che si è detta felice di collaborare a questa nuova esperienza al fianco, tra gli altri, del Commissario romano e Senatore Maurizio Gasparri.

Tra i ringraziamenti, tuttavia, non poteva mancare una menzione speciale da parte di entrambi nei confronti di Simone Foglio, vecchia conoscenza del Municipio VIII e che, presente alla conferenza stampa al fianco di Tajani, sicuramente ha messo più di uno zampino nella riuscita di questa operazione politica.

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La scienza a portata di mano all’Università Roma Tre

Scienza, ricerca e tecnologia accessibili a tutti. È questo l’obiettivo dell’Università degli Studi Roma Tre che, come ormai da tradizione, l’ultimo venerdì di settembre rinnova l’appuntamento con la Notte Europea dei Ricercatori e delle Ricercatrici aprendo al pubblico le porte della sua sede in via della Vasca Navale 107/109, dalle ore 19,00 fino alla mezzanotte. L’evento, organizzato da “Frascati Scienza”, si inserisce in una settimana di iniziative, che va dal 23 al 30 settembre, in cui attraverso visite ai laboratori di ricerca e interviste ai ricercatori, mostre, attività interattive e approfondimenti per i più appassionati, si vuole portare la scienza tra i cittadini e i curiosi di ogni
età. In particolare venerdì 29 settembre ci sarà una serata ricca di spunti nella quale i docenti dell’Ateneo si susseguiranno per trattare diverse tematiche, dal multiverso, passando per la crittografia, fino ad arrivare ai robot e molto altro. La serata sarà aperta dalla conferenza di benvenuto che si terrà alle ore 19,00 nella sala congressi in via Vito Volterra 62, presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale, Elettronica e Meccanica.

Le dichiarazioni di Massimiliano Fiorucci, rettore dell’Università Roma Tre

“La Notte Europea dei Ricercatori e delle Ricercatrici con il tempo è diventata uno dei momenti salienti nel calendario delle attività dell’ateneo”. Dichiara Massimiliano Fiorucci, rettore dell’Università Roma Tre. “Lo scopo – prosegue – è quello di mettere in comunicazione la cittadinanza con l’università e la comunità scientifica, che in questa occasione smette di ricoprire un ruolo unicamente istituzionale e si fa viva, interagendo e accogliendo nei suoi spazi tutti coloro che hanno voglia di conoscere, ascoltare e sperimentare, con l’auspicio di seminare una produttiva e contagiosa curiosità. Si tratta di un’iniziativa ormai consolidata – spiega il rettore – durante la quale le cittadine e i cittadini possono entrare in contatto diretto con diversi ambiti della scienza partecipando ad attività interattive, approfondimenti, nonché giochi e laboratori adatti anche ai più piccoli. L’ateneo – conclude Fiorucci – aprirà le sue porte mettendo in campo i saperi e condividendoli con il territorio creando così quello scambio che è alla base della missione dell’università: generare cultura e diffonderla”.

Il programma

20:00 “Nanomat intorno a noi” Iole Venditti (Dipartimento di Scienze)

20:00 “Scappa scappa topino!” Luca Biasco (Dipartimento di Matematica e Fisica)

20:30 “A tu per tu con ChatGPT e l’IA generativa” Riccardo Torlone (Dipartimento di Ingegneria
Civile, Informatica e delle Tecnologie Aeronautiche)

21:00 “Crittografia: i codici segreti” Francesca Tartarone (Dipartimento di Matematica e Fisica)

21:10 “Lingue e comunicazione nella sfida globale dell’emergenza climatica” Monica Palmerini
(Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Straniere

21:50 “Il multiverso: fra scienza, filosofia e fiction” Matteo Morganti (Dipartimento di Filosofia,
Comunicazione e Spettacolo)

22:30 “Come fanno i robot a muoversi?” Federica Pascucci (Dipartimento di Ingegneria Civile,
Informatica e delle Tecnologie Aeronautiche)

23:15 “Alla ricerca della Nuova Fisica” Vittorio Lubicz (Dipartimento di Matematica e Fisica)

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Garbatella effetto notte

Quando

Sabato 28 ottobre, ore 18.00
Via Edgardo Ferrati 3a

Sara Reale dialoga con:
Amedeo Ciaccheri

Modera:
Marianna Balfour

Letture di:
Paola Barite
Davide Ansanelli

Descrizione

Garbatella-Effetto-Notte
Garbatella-Effetto-Notte

Nella luce apparente della Garbatella, e nella sua quiete, si nasconde una notte oscura. Un omicidio scuote il vivace quartiere in una città già piegata dalla pandemia. Lo smarrimento e la sensazione di pericolo spingeranno Giulia, Mina e i suoi compagni di fughe notturne a reagire – e proprio come insegna il commissario Antonucci – a guardare oltre la superficie delle cose.

Garbatella Effetto Notte è un racconto appassionato delle fragilità di Roma. Un atto d’amore per un quartiere autentico, e per tutti coloro che lo abitano. Un ritratto colorato dell’adolescenza, e della sua urgenza di riscatto.

Autore

Sara Reale

dopo la laurea in Giurisprudenza a Roma si appassiona al tema dei diritti umani e consegue un dottorato in Diritto Internazionale e dell’Unione Europea. Lavora per il gruppo parlamentare del PD alla Camera dei Deputati per il quale segue la commissione Affari Costituzionali. Nel tempo libero legge, ascolta musica e tanti podcast. Appassionata di teatro, fa parte della compagnia dell’Associazione Culturale Controchiave. Garbatella Effetto Notte è il suo primo romanzo.

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In Municipio il primo appuntamento del tavolo sulla mobilità sostenibile

Si è riunito martedì 12 settembre all’VIII Municipio il primo appuntamento del tavolo municipale sulla mobilità sostenibile. Alla presenza del presidente Amedeo Ciaccheri, con l’assessore municipale alla Mobilità, Luca Gasperini hanno partecipato il Comitato Mobilità Sostenibile VIII Municipio, Legambiente Garbatella, Salvaiciclisti e Fiab Ruota Libera. Il tavolo per la mobilità si è costituito per programmare azioni congiunte tra associazioni locali e amministrazione municipale sul tema della sicurezza stradale e della promozione della cultura della mobilità sostenibile a partire dal tema della ciclabilità.
Nel corso della discussione è emersa la necessità di rivedersi e di calendarizzare quindi i prossimi incontri. Il prossimo appuntamento in Municipio è per mercoledì 11 ottobre.

 

La soddisfazione dei vertici dell’VIII Municipio

“Abbiamo condiviso – ha commentato il presidente Ciaccheri – lo stato dell’arte su alcune operazioni infrastrutturali importanti quale la ciclabile su via Ostiense e tutto questo avviene in preparazione della Settimana della Mobilità [dal 16 al 23 settembre n.d.r.] che si svolgerà in tutta Roma”.
“Anche l’VIII Municipio – prosegue Ciaccheri – darà seguito ad appuntamenti diffusi per la condivisione dei progetti programmati dall’amministrazione locale insieme all’amministrazione centrale su strade scolastiche, ciclabilità e promozione di interventi di qualità sullo spazio pubblico che si aggiungono alla promozione sociale già avviata a partire dal progetto ‘Nonni paletta’”.
“Il tavolo è andato molto bene – ha dichiarato l’assessore municipale Luca Gasperini – perché ha avuto grosso riscontro tra le associazioni del territorio e insieme abbiamo definitivo la programmazione di progetti di promozione sul territorio per implementare la cultura della mobilità alternativa agli autoveicoli e sostenere un programma diffuso di promozione culturale proprio sul tema della sicurezza stradale”.

 

Salvaciclisti invita la cittadinanza a mobilitarsi

L’associazione Salvaiciclisti, rappresentata al tavolo da Alessandra Grasso, ha chiesto di affrontare con scrupolo proprio l’argomento della sicurezza stradale e di intervenire sulle cosiddette strade scolastiche e sulla salvaguardia delle strisce pedonali e delle fermate dei bus spesso occupate da auto in sosta. Per i prossimi appuntamenti ha auspicato la presenza della Polizia Locale e dei Mobility Manager del territorio. Il Mobility Manager di un’azienda ha il compito di analizzare le esigenze di mobilità dei dipendenti ed individuare soluzioni puntuali ed efficaci. Ha in pratica l’obbiettivo di ridurre l’uso dei mezzi di trasporto individuali a favore dei trasporti collettivi, ma anche di favorire la diffusione di mezzi di trasporto a minimo impatto ambientale.
Nel frattempo – proprio in occasione della Settimana Europea della Mobilità – Salvaciclisti organizza per domenica 17 settembre una biciclettata per i sette colli della città eterna, al grido “Fuori Roma dal fossile!”
Per una città libera dall’inquinamento dell’aria causato dal carburante fossile – si legge nella loro pagina Facebook – per promuovere la mobilità attiva e per restituire spazio alle persone e scoprire i famosi sette colli!
Ad ogni partecipante sarà consegnata una cartolina da vidimare ad ogni tappa/colle. L’arrivo sarà di nuovo a Piramide, dove verrà distribuito un simbolico ricordo della partecipazione a questa importante giornata. L’appuntamento è a partire dalle ore 10:00 presso il gazebo in via del Campo Boario (Piramide).

Il manifesto di Salvaiciclisti per l’iniziativa del 17 settembre
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Tor Marancia: inaugurata la biblioteca dedicata a Don Gallo

Suona la campanella! Un nuovo anno scolastico inizia. Tra cartelle, libri e la gioia di rincontrarsi con gli insegnanti e i compagni, all’Istituto Poggiali Spizzichino a Tor Marancia, c’è stata la sorpresa di trovare anche una biblioteca. Infatti, al civico 73 di viale Odescalchi, tra il plesso Raimondi e il liceo Caravaggio, è stata inaugurata la biblioteca Don Andrea Gallo, un nuovo avamposto culturale, nato in uno spazio che fino a qualche mese fa era adibito a magazzino polveroso.

L’inaugurazione si è tenuta giovedì mattina davanti tanti e tante bambine, la dirigenza scolastica ed esponenti istituzionali. è proseguita nel pomeriggio, con il taglio del nastro eseguito da Amedeo Ciaccheri presidente dell’VIII Municipio e dal segretario della Cgil Maurizio Landini, storico amico di Don Andrea Gallo.

Ciaccheri e Landini inaugurano la biblioteca

La Biblioteca

La biblioteca, si presenta con un’ampia sala, al centro tavoli circolari e tante librerie perimetrali. Le pareti, ancora scarne di disegni e arredi, saranno occasione per i ragazzi e le ragazze di poterle decorare con pitture e scritte, magari coadiuvati dalle volontarie della Scuola Popolare Sciangai, anche loro presenti all’inaugurazione, che si adoperano gratuitamente, da circa sette anni, nell’assistenza allo studio e in attività laboratoriali con i tanti minori del quartiere.

Per adesso, lo spazio sarà a disposizione solo per chi frequenta l’Istituto, però il Municipio sta lavorando affinché si possa aprire a tutto il territorio e collegare la struttura al circuito delle Biblioteche di Roma, che nel frattempo sta arricchendo gli scaffali con molti volumi.

I lavori di ristrutturazione nella scuola

Oltre a trovare una biblioteca, chi frequenta l’Istituto Poggiali Spizzichino, quest’anno, troverà anche un ambiente ristrutturato. L’assessora alle politiche scolastiche ed educative Francesca Vetrugno, si è adoperata per far ripulire e verniciare il teatro, la sala mensa, i corridoi e le aule dell’edificio.

L’ufficio del consigliere municipale Roberto Falasca e il Coordinamento Centrale al decoro invece, si sono attivati per imbiancare il muro esterno e sistemare le ringhiere della biblioteca e del liceo Caravaggio. Per andare, poco dopo, a rimuovere una vergognosa svastica che capeggiava sul monumento ai Caduti della Montagnola.

Biblioteca Don Andrea Gallo

Il ricordo di Don Gallo prosegue a La Villetta

La giornata è proseguita a La Villetta a Garbatella. Tante e tanti ospiti si sono avvicendati per ricordare il prete di strada, militante antifascista e libero pensatore Don Andrea Gallo.

L’attrice e scrittrice Francesca Fornario ha aperto il dibattito, spiegando con ironia e rispetto l’importanza della Costituzione Italiana. Gli hanno fatto seguito, Domenico “Megu” Chionetti della comunità San Benedetto al Porto, Caterina Pozzi presidente del Cnca, il presidente nazionale dell’Arci Walter Massa, Emiliano Manfredonia presidente nazionale Acli e l’avvocato Anna Falcone, tutte e tutti hanno raccontato aneddoti sul prete ligure e sull’importanza di “Vivere in sana e robusta Costituzione” citando le sue parole.

Don Gallo si è distinto per essere andato controcorrente rispetto ad alcuni temi che la Chiesa da sempre respinge, come i matrimoni omosessuali, partecipando addirittura al Gay Pride, le posizioni sull’uso dei contraccettivi e sull’aborto. Nel  2001 fu in prima linea negli eventi sanguinosi del G8 di Genova, criticando aspramente l’operato del Governo Berlusconi. Nel 2006, invece, per porre l’attenzione sulla legalizzazione della cannabis, si fece multare per aver fumato uno spinello in pubblico.

Il 7 ottobre lungo “La via maestra”

In chiusura, il segretario della Cigl Maurizio Landini, nel suo intervento a La Villetta, ha ricordato Don Gallo per essere stato vicino ai lavoratori e la sua partecipazione a tante manifestazioni per i diritti degli operai delle  fabbriche.

Infine, invita a seguire “La via maestra” segnata proprio dal prete ligure, e a scendere in piazza a San Giovanni a Roma il 7 ottobre: per il lavoro, contro la precarietà, per la difesa e l’attuazione della Costituzione, contro l’autonomia differenziata e lo stravolgimento della nostra Repubblica parlamentare.

Dibattito a La Villetta
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Con l’Aperossa alla Centrale Montermartini

A concludere l’estate romana, nel piazzale della Centrale Montemartini di via Ostiense, da martedì 12 settembre è tornato il tradizionale appuntamento con l’Aperossa, l’iniziativa ideata e promossa dall’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico. Ormai da diversi anni, attraverso il caratteristico cinemobile a tre ruote, l’Archivio dissemina cultura nell’VIII Municipio proponendo laboratori gratuiti, passeggiate, visite guidate, spettacoli dal vivo e naturalmente proiezioni di film e documentari. Si spegneranno i motori sabato 16 settembre, dopo cinque giorni densi di attività dalle ore 17,00 fino alla mezzanotte. Il primo giorno di apertura si è svolto in memoria del regista e documentarista Ugo Adilardi, ex presidente e fondamentale figura di riferimento per l’Aamod, mentre la serata di mercoledì 13 settembre è stata dedicata alla giovane regista avellinese scomparsa lo scorso anno, Chiara Rigione, da tempo impegnata con la sua associazione nella promozione e diffusione della cultura cinematografica.

Il programma giornaliero

Ogni pomeriggio si inizia con i Cinelab Kids, laboratori indirizzati a ragazze e ragazzi dai 7 ai 14 anni, allo scopo di introdurli in maniera interattiva ai processi di lavorazione della pellicola cinematografica e ai meccanismi della moviola. Per i più grandi, in accordo con il Museo della Centrale Montemartini e con la guida di esperti appartenenti all’associazione Vita Romana, c’è la possibilità di visitare gratuitamente l’ex centrale termoelettrica dismessa nel 1963 che oggi, dopo il restauro della struttura avvenuto nel 1997, ospita il secondo polo dei Musei Capitolini oltre che la sede dell’Aamod. Inoltre, nel tardo pomeriggio, a cura dell’Associazione culturale Marmorata169, si svolgono passeggiate ed esplorazioni, sempre gratuite, di circa un’ora e mezza nelle aree adiacenti al Gazometro, in cui sono ammessi un numero massimo di quaranta partecipanti ed è possibile prenotarsi contattando l’associazione stessa (tel.06.57305447). La sera, invece, il gran finale riservato alla musica e alla sperimentazione artistica. Si esibiranno dal vivo grandi interpreti e musicisti italiani, da Gabriella Aiello a Paolo Fresu, passando per Francesco Diodati e molti altri, interagendo con i film d’archivio proiettati sul grande schermo. Verranno anche proiettate le recenti opere vincitrici del Premio Zavattini e della residenza artistica Suoni e Visioni, dedicata al cinema d’archivio e alla sperimentazione musicale.

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Tor Marancia: intitolato a don Gallo il bibliopoint della Raimondi

A dieci anni dalla scomparsa di don Andrea Gallo avvenuta il 22 maggio 2013, quando il sacerdote genovese aveva ottantaquattro anni, l’VIII Municipio intitolerà a suo nome la biblioteca della scuola primaria Antonio Raimondi di Tor Marancia. L’inaugurazione, presso l’istituto in viale Carlo Tommaso Odescalchi 73, avverrà giovedì 14 settembre alle ore 17,00 alla presenza della dirigenza scolastica, di esponenti del Municipio e delle volontarie della Scuola Popolare Sciangai che dal 2018 svolgono attività di supporto allo studio gratuito nel quartiere e che daranno forza al progetto culturale, con lo scopo di aprire le porte della biblioteca non solo alla scuola ma a tutto il territorio. Farà seguito alle 17,30 un’iniziativa pubblica alla Villetta Social Lab, in via degli Armatori 3, a cui parteciperanno il segretario generale della Cgil Maurizio Landini e tanti altri ospiti. Oltre al presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri, prenderanno parte all’evento anche Domenico “Megu” Chionetti della comunità San Benedetto al Porto, Caterina Pozzi, presidente del Cnca, l’assessora alle Politiche educative e culturali Francesca Vetrugno, il presidente nazionale dell’Arci Walter Massa, Emiliano Manfredonia presidente nazionale Acli, l’avvocato Anna Falcone e la scrittrice, attrice e conduttrice radiofonica Francesca Fornario. Lo stesso giorno, nel corso della mattinata verrà presentato il progetto che coinvolge le alunne e gli alunni dell’I.C. Poggiali Spizzichino (plesso Raimondi).

Le dichiarazioni di Amedeo Ciaccheri

“Questa intitolazione della Bibliopoint avviene nel pieno di un progetto di rivalutazione culturale del quartiere di Tor Marancia”. Così Amedeo Ciaccheri, presidente del Municipio VIII. “La figura di don Gallo – prosegue – è assolutamente centrale e deve essere un modello per dare sostegno e forza alle realtà che agiscono sul territorio come l’istituto formativo Poggiali Spizzichino, che oggi svolge un ruolo da protagonista nella coesione unitaria del quartiere. L’incontro in nome di don Gallo – conclude Ciaccheri – e l’esperienza della comunità San Benedetto al Porto sono un valore aggiunto nell’integrazione della comunità scolastica con la dimensione territoriale”.

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I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
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